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	<title>3-livello-ccnl-telecomunicazioni &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "3-livello-ccnl-telecomunicazioni"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 03:56:31 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[2-Il domani è in gran parte figlio dell’oggi (ed oggi è stata una buona giornata).]]></title>
<link>http://eremoletterario.wordpress.com/?p=187</link>
<pubDate>Wed, 07 May 2008 16:45:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Daino</dc:creator>
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<description><![CDATA[Aristide  Ore 2 e 45 di notte di una settimana prima.
119 buonasera, in cosa posso esserle utile? E]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h2><strong><img class="alignright size-full wp-image-188" style="float:right;margin-left:3px;" src="http://eremoletterario.wordpress.com/files/2008/05/foto-di-ray-smithers.jpg" alt="foto di ray smithers" width="268" height="300" />Aristide  Ore 2 e 45 di notte di una settimana prima.</strong></h2>
<p><em>119 buonasera, in cosa posso esserle utile?</em> Era cominciata così quella conversazione, una settimana prima. Il guadagno per telefonata avviene con almeno 2 minuti e 40 secondi, quindi di solito, superata questa durata, butti giù, tanto guadagnerai sempre lo stesso, ma quella notte, invece era rimasto a parlare a lungo. Del resto le telefonate non arrivavano mica, ormai s'era rassegnato. Un po' si vergognava del suo nome, Aristide, e allora aveva detto, a quella donna dalla voce così bella, che si chiamava Alan, gli sembrava un nome figo, Alan. A dire la verità, neanche quella aveva un nome troppo alla moda, si chiamava Concetta, ed era la persona più simile a lui con cui avesse mai parlato.</p>
<p>Concetta abitava a Canicattì e si era appena separata dal marito, un uomo che per gelosia nei suoi confronti spesso diventava violento. Ma non le andava di parlare di quelle cose quella notte. Si sentiva molto sola e non riusciva prendere sonno, così aveva telefonato, aveva sentito di gente che lo fa ed aveva provato anche lei. I due si erano trovati subito, avevano parlato di mille cose. Sembrava a tutti e due di conoscersi da una vita. Poi si era fatta quasi l'alba ed era ora di staccare, di lasciare libera la postazione ad un altro operatore che arrivava, ma i due ormai si erano messi a sognare, così, per gioco, un Natale insieme, a Roma. Un Natale con la neve. Come doveva essere bella Piazza Navona il 25 dicembre, con la neve poi! Ma lui come avrebbe fatto a riconoscerla, se fosse venuta? Beh, visto che era Natale lei si sarebbe presentata vestita completamente di rosso, e poi aveva questa ciocca di capelli bianchi che le era spuntata in testa dopo che il marito una volta l'aveva fatta cadere con la testa all'indietro e si era pure messa i punti, 5, per l'esattezza. Non poteva proprio sbagliarsi. Clic. La linea era caduta. Fuori non c'era ancora il sole e di colpo si era sentito le ossa molli di sonno. Il suo turno era finito. Aristide si era alzato dalla sedia e si era avviato verso casa. Avrebbe potuto ritrovare il numero di Concetta e telefonarle, magari potevano davvero incontrarsi. Ma no, dai! Una volta un suo vicino di casa aveva conosciuto per sbaglio una tizia sul cellulare e quella non lo mollava più, certi messaggi gli mandava!</p>
<p>Si era infilato sotto le coperte col rumore degli autobus che ricominciavano a circolare e aveva pensato che erano anni che non chiacchierava così a lungo con qualcuno, pensò anche che aveva risposto solo ad una telefonata in tutta la notte, quella di Concetta per l'appunto. Già guadagnava poco, se si metteva pure a fare queste scemenze...<!--more continua a leggere...--></p>
<h2>Bruno Cortona. Mancano 4 ore e 33 minuti.</h2>
<p>Nonostante un paio di abbondanti sorsate di Whisky, a Bruno la rabbia non era ancora passata. Anche se l'alcol gli aveva regalato una prospettiva diversa sulle cose: adesso gli sembrava un'ingiustizia che stesse lì dentro il giorno di Natale, invece di passarlo con la moglie e la figlia. Si sentiva derubato di qualcosa. Perché se n'era andato via. In fondo poteva darsi malato e sarebbero tornati tutti a casa. Invece no. Come doveva essere sembrato ridicolo quando si era alzato e aveva detto, <em>io devo andare a lavoro</em>. A fargli perdere definitivamente le staffe era stato l'arrivo di un condomino di suo suocero, accompagnato dalla moglie, la quale lavorava per il vecchio. Avevano fatto gli auguri al vecchio regalandogli una bottiglia di spumante certo migliore di quella che aveva preso lui. "Ah questa la beviamo subito" aveva detto soddisfatto il tiranno. Il condomino lo trattava con grande deferenza, gli aveva chiesto come erano andate le vendite di pasta all'uovo in mattinata. "Magnificamente. Sa cosa dico sempre io ai miei dipendenti e soci? Il domani è in buona parte figlio dell'oggi e oggi è stata una buona giornata". Nel dirlo aveva spizzato con lo sguardo proprio Bruno. Sua moglie doveva aver capito tutto perché aveva sospirato facendogli cenno di non farci caso. "Parole sante" aveva commentato il condomino. Bruno non sarebbe riuscito a mangiare un raviolo di più, si era alzato e, salutati frettolosamente i commensali, era uscito di casa. Ora che era lì non gli importava nemmeno che chiamassero. Bruno stava ingollando l'ennesimo sorso di Whisky, mentre un cliente in linea aveva appena avviato il suo computer per l'istallazione, quando, con la vista ancora annebbiata dall'alcol, si accorse dell'ingresso di un nuovo operatore in ufficio, aveva un viso che gli era familiare.</p>
<h2>Marilena. Mancano 3 ore e 57 minuti.</h2>
<p>Marilena aveva fatto solo due rampe di scala, ma aveva il fiatone come se avesse salito a piedi tutto il palazzo. Era troppo emozionata e anche un po' spaventata. Si risistemò la giacca, lei che era tra le poche a vestirsi in modo elegante tutti i giorni. Del resto per un'ATS era veramente il minimo. Gli operatori si vestivano sempre male, tranne Bruno Cortona, ma a lei, uno che viene a rispondere al telefono in giacca e cravatta e con la valigetta 24 ore, gli era sempre sembrato un po' ridicolo. Ecco qua. L'ufficio era vuoto. C'erano solo una montagna di panettoni e una dozzina di bottiglie di spumante, e una donna delle pulizie, doveva essere rumena, avrà avuto una quarantina d'anni e toglieva controvoglia la polvere da una scrivania. "Scusi, ma dov'è il project leader?"  La donna aveva risposto scorbutica "Non c'è nessuno qui" " Ma come? Non ha visto Mario? Un bell'uomo, è il capo, dovrei fargli gli auguri di Natale" Doveva avere una faccia molto preoccupata Marilena, perché la donna rumena tolse l'espressione dura e la guardò comprensiva, quasi impietosita "Stamattina, salutato tutti e poi andato via mi dispiace" Marilena sempre più in ansia " Ma questa roba allora?" La donna rispose "portata io quando sono arrivata, da sola, a mano, dal piano terra a qui"</p>
<p>Beh del resto Mario aveva diritto ad un giorno di riposo, almeno a Natale, che diamine! Così pensava Marilena mentre con la rumena portava di sotto i panettoni. Uno alla volta Marilena, perché aveva i tacchi, quattro alla volta la rumena. Quando ebbero finito, la donna le aveva augurato buon Natale, ma Marilena non aveva risposto e chissà pure se quell'augurio l'aveva sentito, la sua testa era completamente nel pallone.</p>
<h2>Aristide. Mancano 3 ore e 41 minuti.</h2>
<p>Aristide aveva visto entrare due carabinieri, avevano la faccia di chi non sa che pesci pigliare. Con loro c'era Concetta. Le lacrime le avevano rovinato il trucco. "C'è qui un certo Alan? La signora cerca un certo Alan, dice di aver parlato con lui una settimana fa e di essersi data appuntamento qui il giorno di Natale!" Ovviamente nessuna risposta. Aristide era rimasto immobile ad osservare, avrebbe voluto nascondersi, andare al bagno, ma avrebbe dato troppo nell'occhio. Di cosa si preoccupava? Non poteva mica riconoscerlo, eppure il cuore gli batteva di paura. I carabinieri dissero alla donna di seguirli in questura, le avrebbero trovato il modo di riportarla a casa. Giunta sull'uscio la donna si voltò e disse, straziata "Alan, lo so che sei qui, ti prego!" Poi era scomparsa. Tra poco il turno di Aristide sarebbe finito, sarebbe tornato a casa, o magari si sarebbe rassegnato ad andare dai genitori. Walter si voltò verso di lui e gli disse qualcosa sulla cattiveria di certa gente che lavorava lì. Aristide voleva piangere, non gli uscivano le lacrime, ma ne aveva un gran voglia. Invece era squillato il telefono. Era un tizio che era sotto col credito di 400 euro, ma non lo sapeva e non doveva saperlo, ordine dell'azienda. "È la quarta ricarica che faccio, ma sto sempre a zero, che devo fare? " Aristide se lo sentiva sin da quando era entrato a lavoro quel giorno, lo stavano controllando, ce l'avevano tutti con lui. Eppure non se ne preoccupò, prese fiato e si decise a rivelare al cliente dall'altro capo della cornetta, la verità che non si poteva rivelare: <em>Getti via la sua scheda, mi creda, è inutile che continua a fare ricariche da 10 euro, lei è sotto di più di 400 euro, di solito anche se il suo credito è terminato la fanno telefonare. Faccia come le ho detto è l'unico modo, si fidi. Buon Natale.</em> Aristide riattaccò e fece un lungo respiro ad occhi chiusi. Walter si girò verso di lui e gli sorrise approvando il suo gesto. Aristide fece una smorfia che voleva essere un sorriso di risposta. Se avevano il suo telefono sotto controllo lo avrebbero sicuramente licenziato, ma in quel momento non gli importava. Quel giorno non sarebbe uscito da lì, alla fine del turno mancavano ancora 3 ore e 41 minuti, ma lui si sarebbe fatto anche quello successivo. Le regole lì fuori erano troppo complicate. Dentro il call center invece, le regole erano sbagliate, ma facili da capire. Lì dentro non poteva accadergli nulla.</p>
<h2><strong>Walter. Mancano 3 ore e 2 minuti.</strong></h2>
<p>Quando finalmente la pazza isterica che cercava Alan era uscita, Walter si era voltato verso Aristide e aveva commentato "Ce ne stanno di bastardi qua dentro, mamma mia" Ma quello non gli aveva risposto niente, aveva gli occhi lucidi, gli chiese se si sentiva bene, ma vide che gli arrivava una telefonata proprio in quel momento. Beato lui, a lui non arrivavano da 28 minuti.</p>
<p>Nello zaino Walter aveva tre pacchi di vermi. Quando vide Marilena che gli portava panettone e spumante, ma che doveva mangiare e bere da solo nella sua celletta, decise che era troppo, li trattavano veramente male! Marilena era definitivamente impazzita, da un po' non si faceva neanche vedere più alle riunioni del collettivo. Forse era in odore di promozione. Comunque uno scherzetto alla direzione ci stava tutto. Pazienza se era uno scherzetto adolescenziale, da studente delle scuole superiori, era cresciuto in una società che gli aveva impedito di crescere, peso a parte. Aristide, di fianco a lui, aveva rivelato ad un cliente che stava sotto credito, consigliandolo di gettare la scheda. Era diventato un sabotatore persino Aristide! Senza mettere in stand by  il programma, uscì dall'ufficio con lo zaino in spalla. Poi notò dei volantini appesi a decine per i corridoi. Quello che c'era scritto era tremendo. Erano dei bastardi. Erano chi? Non li aveva mai visti. Decise di avvisare Nico. Il quale, non appena lo vide, gli domandò <em>Perché vai al cesso con lo zaino?  <a href="http://eremoletterario.wordpress.com/2008/ 05/05/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi1">1&#60;&#60;&#60;</a></em><em> - </em><em><a href="http://eremoletterario.wordpress.com/2008/05/09/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi3/">&#62;&#62;&#62;3</a></em></p>
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</item>
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<title><![CDATA[1-Il domani è in gran parte figlio dell’oggi (ed oggi è stata una buona giornata).]]></title>
<link>http://eremoletterario.wordpress.com/?p=179</link>
<pubDate>Mon, 05 May 2008 20:39:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Daino</dc:creator>
<guid>http://eremoletterario.wordpress.com/?p=179</guid>
<description><![CDATA[Aristide. Mancano 5 ore e 53 minuti
Il turno del pomeriggio è cominciato da poco quando Aristide To]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h2><strong><a rel="attachment wp-att-182" href="http://eremoletterario.wordpress.com/2008/05/05/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi1/dummy/"><img class="alignleft size-full wp-image-182" style="float:left;margin-right:3px;" src="http://eremoletterario.wordpress.com/files/2008/05/dummy.jpg" alt="" width="320" height="202" /></a>Aristide</strong>. <strong>Mancano 5 ore e 53 minuti</strong></h2>
<p>Il turno del pomeriggio è cominciato da poco quando Aristide Toscano ritorna in ufficio dal bagno, sta per risedersi nella sua postazione, poi si infilerà nuovamente le cuffie e riprenderà il suo lavoro. È tra i pochi, lì, dentro il call center, a mettere il programma in stand by quando si assenta, lo fa perché teme di essere controllato e pensa che quella inadempienza lo possa far licenziare. Perderebbe un lavoro del cavolo, lo sa, ma è troppo pigro per cercarne un altro. Anche lui, come gli altri, ha pensato bene di andare a lavorare il giorno di Natale, perché gli hanno detto che di solito arrivano tante telefonate, ma fino ad adesso ne sono arrivate poche. Come capita nei giorni normali, sempre più spesso, da qualche mese a questa parte. Ma non è solo per questo che è andato lì quel giorno. Aristide vive solo, non ha né moglie e né figli, inoltre con quel lavoro non potrebbe permetterselo. Non gli piace andare a pranzo dai genitori, perciò tanto valeva passare il pomeriggio lì. Non si siede Aristide Toscano, qualcosa lo distrae, c'è una strana confusione, ci sono alcuni colleghi in piedi affacciati alla finestra che guardano curiosi verso il basso. Fra meno di un'ora sarà buio. È un Natale grigio, come l'asfalto che separa gli stabilimenti di Cinecittà dal palazzo dove Aristide lavora, una strada cinerea di macchine vuote, ferme, fredde. Aristide si affaccia pure lui. Nel parcheggio c'è una donna che reclama qualcosa ad alta voce. Sembra una donna non più bella, ma che lo è stata, nemmeno troppo tempo fa. Ha con sé un trolley, tiene in mano il cappotto e continua a fare gesti verso i piani alti dell'edificio da cui si affacciano gli operatori. La donna è vestita completamente di rosso, anche il cappotto è rosso e anche il trolley. L'uomo nota anche un altro particolare, sotto il cappellino, rosso, indossato dalla donna, si intravede una ciocca di capelli bianchi, ben distinta dal resto della folta massa corvina. Mentre gli altri restano affacciati, Aristide Toscano invece si affretta a risedersi al suo tavolo, infila le cuffie giusto in tempo per ricevere una telefonata: <em>119 buonasera, in cosa posso esserle utile?<!--more continua a leggere...--><br />
</em></p>
<h2>Marilena. Mancano 5 ore e 49 minuti.</h2>
<p>Certi giorni apri la posta e sono successe almeno tre miliardi di cose! Oggi Mario, il capo di Marilena, le aveva scritto ricordandole di non dare troppa corda agli operatori, deve ragionare da ATS, non da operatore. Non era la prima volta che le veniva mossa quella critica. Aveva già risposto che, se lo faceva, era per immedesimarsi con loro e poterli così assistere meglio. Nessuna mail di commento. Che cavolo vuol dire ragionare come un operatore? Per cosa sta la sigla ATS? Perché lei, che è un' ATS da ben sei mesi, non ancora lo sapeva? Gli operatori, tranne Aristide, quello che non parla mai con nessuno, erano tutti affacciati fuori dalla finestra, avrebbe dovuto richiamarli, ma immaginava già i mugugni al suo indirizzo. Sperava si risedessero al più presto di loro spontanea volontà.</p>
<p>Marilena aveva promesso ad Enrico, l'uomo che aveva sposato da un anno, che durante il periodo natalizio non sarebbe andata al call center. Del resto ormai che senso aveva, a Marzo le scadeva il contratto e ad Aprile partivano per la California, dove suo marito aveva vinto un prestigioso assegno di ricerca. Eppure quel giorno era andata a lavorare. Perché? Perché a Mario, il suo capo, avrebbe fatto piacere, l'avrebbe apprezzata. Mario. Aveva 35 anni, come lei e come Enrico, ma era proprio un uomo carismatico, un bell'uomo, lo si capiva anche da come scriveva le mail. Un complimento e un rimprovero, una carezza ed uno schiaffo. Comunque la mail di oggi diceva che sopra, all'ultimo piano, c'erano spumanti e panettoni da offrire agli operatori. Marilena si alzò per andare a prendere quella roba. All'ultimo piano non c'era mai stata. Avrebbe fatto gli auguri di Natale a Mario di persona. Aveva fatto proprio bene ad andare a lavorare quel giorno, pensa se quella fortuna fosse toccata ad un'altra e non a lei. Suo marito si era arrabbiato molto perché lei lavorava il giorno di Natale, si era detto perfino geloso di Mario. Marilena però rideva di questa gelosia, anche perché lei, Mario, non lo aveva mai visto.</p>
<h2>Bruno.  Mancano 5 ore e 43 minuti.</h2>
<p>Bruno Cortona non aveva mai nemmeno pensato che a 56 anni si potesse passare il Natale così. Adesso però la cosa non gli sembrava più tanto strana. Quello che lo innervosiva, semmai, era il fatto che la cosa non gli sembrasse strana. Non era contento di stare lì, ma proprio non ce l'aveva fatta. A pranzo dai genitori della moglie, i nonni di sua figlia, i suoi suoceri insomma, Bruno dopo un po' non aveva retto più alle punzecchiature di Maurizio Impallomeni, da quarant'anni la migliore pasta all'uovo della Tuscolana, come amava ricordare almeno una dozzina di volte ogni volta che si mangiava al suo tavolo. Sua moglie, il fatto che praticamente vivessero solo con lo stipendio di lei, non glielo faceva pesare mai, men che meno sua figlia Sara, che però lui non guardava in faccia ormai da un paio di anni. Troppa la vergogna di essere un padre che guadagna quattrocento euro al mese. Ma suo suocero, che aveva regalato a Sara, la vacanza studio estiva a Brighton, non esitava a rimarcare, ogni volta che ne aveva occasione, che lui certe cose, certe vite che non erano andate da nessuna parte, certi uomini, proprio non li capiva. Se Bruno faceva buon viso, a cattivissimo gioco, era solo per non dare dispiaceri a sua moglie. Altrimenti... Così era venuto a lavorare, quasi una sorta di penitenza, la sua. Le telefonate ai clienti a cui doveva spiegare come installare un software gli fruttavano 1 euro e 70 per tre quarti d'ora di spiegazioni. 1 euro e 70.  <em>Adesso vada sulla barra degli strumenti e clicchi su impostazioni. Bene, ora...</em> Di solito beveva quando usciva da lavoro, non troppo, altrimenti sua moglie se ne sarebbe accorta e, appunto, non voleva darle dispiaceri. Ma quel giorno proprio non ce l'aveva fatta, si era portato la bottiglia lì dentro e quando tutti i colleghi si erano voltati a guardare dalla finestra una poveraccia venuta fin lì per cercare un operatore con cui aveva parlato tutta una notte, Bruno aveva ingollato quasi mezza bottiglia di Whisky, trafugata dalla credenza di suo suocero, che, ovviamente, si proclamava astemio. Impallomeni aveva 69 anni e due mesi prima si era corso pure la maratona di New York. Ma quando crepava quello!<em> </em></p>
<h2>Walter.  Mancano 5 ore ed un minuto.</h2>
<p>Il coraggio, sempre quello, il coraggio. A Walter era sempre mancato. Anche quando Laura lo aveva lasciato gli aveva detto queste parole "Ti lascio perché non hai il coraggio di farlo tu". Beh, insomma. A lui non è che mancava il coraggio, più che altro mancava la voglia, comunque doveva riconoscere che la ragazza aveva trovato un bel modo per scaricarlo. E così era diventato oversize, insonne, aveva lasciato l'università e dopo il servizio civile (a Pian degli Archi, qualcuno sa dov'è?) aveva cominciato a lavorare nel call center. E qui, quando le cose non andavano più bene, quando i telefoni squillavano ogni venti minuti, 18 ad andar bene, il coraggio di fare qualcosa era venuto pure a lui. Ma non era servito a nulla. Aveva protestato per la riduzione del guadagno per telefonata di 10 centesimi, gli era stato risposto che era un errore di stampa. Un errore di stampa che non veniva corretto da 16 mesi ormai. L'estate scorsa aveva protestato per l'eccessivo calore negli uffici, non riusciva a smettere di sudare e si era presentato in direzione con in mano un termometro. La colonnina di mercurio indicava 34 gradi. Aveva detto solo "Che volemo fa?"  Ma la risposta era stata sempre la stessa, se non gli andava bene non era obbligato a star lì, poteva andarsene. Carta canta, sul contratto era scritto chiaramente e lui aveva firmato. A forza di tirarla sempre di più, la corda prima o poi si spezza. Così oggi gli era venuta in mente una cosa. Voleva fare un bel regalo di Natale ai dirigenti del call center, ce l'aveva nello zaino.</p>
<h2>Nico. Mancano 4 ore e 58 minuti.</h2>
<p>Nico ci aveva provato a cambiare lavoro, tutti rigorosamente in nero: pony express, scaricatore di merci in un supermercato (peraltro Coop), rappresentante di aspirapolvere, meccanico, camionista, spazzino, elettricista, ecc. un mese qua, una settimana là, due giorni così. Nessuna professionalità acquisita, l'unico requisito veramente necessario per diventare un lavoratore precario del call center. Però aveva diritto ad un lavoro fatto in condizioni decenti. Non aveva mai abbassato il capo in vita sua, proprio come gli aveva insegnato suo padre, una vita da sindacalista fino a che, i miasmi che aveva respirato nella fabbrica dove aveva lavorato per 20 anni, non glielo avevano portato via. Non avrebbe abbassato la testa lì dentro. L'assemblea che aveva organizzato con gli altri si era rivelata un successo, quasi il 90 per cento degli impiegati vi avevano aderito, perfino alcuni ATS. Si era tolto la soddisfazione di mandare a quel paese quei sindacalisti fantoccio che avevano saputo dire solo " chi semina vento, raccoglie tempesta", in un tripudio di cori e applausi che sembravano non finire più. Che soddisfazione! Adesso veniva il difficile, sarebbero davvero cambiate le cose? Era venuto a lavorare il giorno di Natale perché, si sa, la gente si regala i telefonini e ci sono le nuove tariffe, promozioni, omaggi, ricariche regalo ecc. e arrivano parecchie telefonate, invece se agli altri ne erano arrivate poche, a lui non ne era arrivata neanche una. "Loro" potevano gestire lo smistamento delle chiamate e avevano deciso di metterlo a dura prova quel giorno. Nico l'aveva capito, altrochè, ma cercava di rimanere tranquillo, rilassato, gli costava tanta fatica darsi quel contegno, ma lui era forte, anche se da un po' aveva preso a tremargli il sopracciglio. Walter, compagno di lotta e amico, gli si era avvicinato, aveva uno zaino sulle spalle ed era pallido in viso <em>Hai visto i volantini appesi qui fuori? </em><a href="http://eremoletterario.wordpress.com/2008/ 05/07/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi2/"> &#62;&#62;&#62;2</a></p>
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