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	<title>4-commento &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "4-commento"</description>
	<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 03:44:00 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Al V-Day ci sei o non ci sei]]></title>
<link>http://elemento33.wordpress.com/?p=124</link>
<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 11:48:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>As</dc:creator>
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<description><![CDATA[L’8 settembre al V-day non c’ero, il 25 aprile sì. Per chi ha letto i giornali, ecco come è an]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">L’8 settembre al V-day non c’ero, il <strong>25 aprile</strong> sì. Per chi ha letto i giornali, ecco <strong>come è andata realmente</strong>. Per chi ha guardato i telegiornali, ecco come è andata, semplicemente.</p>
<p class="MsoNormal">***</p>
<p>Arrivo alle 4, un’ora dopo l’orario di inizio. Mi perdo così i vaffanculo ai nuovi, e vecchi, condannati in Parlamento. Ma faccio in tempo ad ascoltare il discorso di Beppe Grillo sul “<strong>fascismo dell’informazione</strong>”, quello che priva i cittadini della libertà di scegliere consapevolmente da chi farsi governare, riducendo le elezioni a un rito insignificante. Questa è la <strong>linea rossa</strong> che guida ogni intervento: questa informazione disinforma, è uno <strong>strumento nelle mani del potere</strong>, a cui volentieri molti giornalisti si piegano. E quindi, la prima cosa da fare, è informare. Ecco allora che sul palco si susseguono<strong> diversi interventi</strong>, ciascuno volto a far conoscere <strong>istanze che non hanno voce </strong>nei giornali e nelle televisioni, se non per essere zittite. O, come è successo nel Vaffanculo Day after, semplicemente non considerate, non ascoltate, non riportate. <strong>Censurate</strong>. Quelle dei rappresentanti dei comitati <strong><a href="http://www.nodalmolin.it/" target="_blank">No Dal Molin</a> e <a href="http://www.notav.it/" target="_blank">No Tav</a></strong>, strenui e informati oppositori del raddoppio della base americana di Vicenza e della costruzione della linea Tav in Val di Susa. Censurate. Quelle di <strong>Davide Bazzini dell’associazione <a href="http://www.comunivirtuosi.org/" target="_blank">Comuni virtuosi</a></strong>, che riunisce i comuni in cui si costruiscono solo edifici con la certificazione di efficienza energetica, in cui l’acqua in bottiglia è messa al bando, in cui la mobilità passa per il car sharing, il car pooling e il bicibus, in cui non c’è bisogno di inceneritori perché la raccolta differenziata è all’80%, in cui le decisioni sono prese con la partecipazione attiva dei cittadini. Censurate. Quelle di <strong>Paul Connett</strong>, professore dell’Università di New York, che racconta come sia possibile, e doveroso, perseguire la politica del <a href="http://www.zerowaste.org/index.htm" target="_blank"><strong>Zero Waste</strong></a>, e che sottolinea che negli Usa non si costruiscono inceneritori dal 1995. Censurate. Quelle dell’<strong>operaio Bazzani </strong>- cui Beppe Grillo dà la parola dopo avere recitato un suo amaro e commovente componimento sulle morti sul lavoro - che ricorda che in Italia ci sono solo 1950 tecnici delle Ausl addetti ai controlli sui posti di lavoro a fronte di 5 milioni di aziende. Censurate. Quelle della <strong>moglie di Aldo</strong>, arrestato perché coltivava marijuana, e poi <strong>pestato a morte in cella</strong>, “scientemente ucciso con tecnica militare” secondo il rapporto dei medici legali. Censurate. Quella della <strong>madre di Ida, abbandonata dallo Stato</strong> per aver scelto di stare vicino alla sua bambina malata. Censurate. Quelle dell’<strong>avvocato Vassalle</strong>, difensore dei risparmiatori nelle cause <strong>contro le banche</strong> che li hanno convinti ad investire nei bond argentini, che denuncia a chiara voce il potere delle banche e la complicità dell’informazione nel conservarlo. Censurate. Quelle di <strong>Beppe Scienza</strong>, professore di Matematica al Politecnico di Torino e autore del libro “Il risparmio tradito”, che distrugge, facendo nomi e cognomi, l’attendibilità dei <strong>giornalisti economici, così definiti “perché costa poco corromperli”</strong>. Censurate. Quelle di <a href="http://it.youtube.com/user/Studio1staff" target="_blank"><strong>Daniele</strong> </a><strong><a href="http://it.youtube.com/user/Studio1staff" target="_blank">Martinelli</a></strong>, giornalista “in quota internet”, che parla della politica di <strong>affossamento dell’emittenza locale</strong> portata avanti dal governo Berlusconi. Censurate. Quelle dell’emozionatissimo <strong>ingegnere Palazzeri</strong>, inventore del sistema di <strong>autoproduzione e messa in rete dell’energia</strong> prodotta da parte dei singoli. Censurate. Quelle di <strong>Travaglio</strong>, che fornisce <a href="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1885366.html" target="_blank">chiari e inoppugnabili motivi</a> per firmare la proposta di legge popolare per l’abrogazione dell’Ordine dei giornalisti, del finanziamento pubblico all’editoria di partito, della legge Gasparri. Censurate. E poi tutte <a href="http://www.beppegrillo.it/" target="_blank">quelle di Beppe Grillo</a>, compreso l’elogio dei<strong> “militi ignoti dell’informazione”</strong>, quelli che nemmeno sappiamo esistano per colpa di “un sistema che ci fa conoscere solo i servi”. Censurate.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Giornali e tv</strong> non hanno fatto che attaccare Grillo, mentendo su ciò che è successo in piazza San Carlo a Torino il 25 aprile, di fronte a 120mila persone. <strong>O, semplicemente, ignorandolo. </strong>Il problema è che molto probabilmente non c'erano. Probabilmente, temevano che qualcuno li mandasse a'ffa'n'culo. E allora <strong>sono stati a casa</strong>, e hanno scritto di qualcosa che non conoscevano, che non avevano vissuto. E si sono concentrati su quella parola, Vaffanculo. <strong>Per tacere la sostanza, hanno parlato della forma</strong>. Ma, ancora una volta (vedi post <a href="http://elemento33.wordpress.com/2007/09/28/il-grillo-parlante/" target="_blank">Il Grillo parlante</a>), la forma è sostanza. E ha un significato che va ben oltre il significante. E allora vi giro la domanda che ha posto Natalino Balasso in conclusione del suo intervento: "Si consumeranno prima <strong>le lingue dei servi</strong>, o <strong>i culi dei padroni</strong>?". Domanda, inutile dirlo, censurata.</p>
<p>***</p>
<p>Postilla, per chi ha pretestuosamente usato come argomento contro il V-Day la scelta del 25 aprile:</p>
<p>"<strong><em>La libertà di informazione è un diritto fondamentale dell'uomo e la pietra di paragone di tutte le libertà</em></strong>"<br />
(Assemblea generale delle Nazioni Unite, Risoluzione 59, 14 dicembre 1946)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La speranza è l'ultima a morire. Ma muore.]]></title>
<link>http://elemento33.wordpress.com/?p=118</link>
<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 10:56:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>As</dc:creator>
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<description><![CDATA[
immagine tratta da megachip.info
Ho atteso fino ad oggi. Fino all’ultimo. Sperando che avrebbe, a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img style="vertical-align:top;border:10px solid black;margin:10px;" src="http://www.megachip.info/satira2/bianiDUBBIO.gif" alt="" width="400" height="429" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;">immagine tratta da megachip.info</p>
<p class="MsoNormal">Ho atteso fino ad oggi. Fino all’ultimo. Sperando che avrebbe, <strong>almeno in extremis</strong>, detto “qualcosa (davvero) di sinistra”, che si sarebbe pronunciato nettamente sul <strong>conflitto di interessi</strong>, sulla <strong>libertà di informazione</strong>, sulla <strong>giustizia</strong>. Sui temi, insomma, che i girotondini prima, i grillini (in forme e modi differenti) poi, avevano portato all’attenzione dell’opinione pubblica, sollevando una <strong>questione civile di democrazia</strong>, tanto fondamentale quanto colpevolmente trascurata. Una <strong>questione di libertà </strong>- quella vera, non quella del “Facciamo un po’ come cazzo ci pare” propugnata dal “principale esponente dello schieramento a me avverso”. Invece, silenzio.</p>
<p class="MsoNormal">Al contempo, ho atteso fino all’ultimo che dimostrasse di essere <strong>diverso</strong> da quel che è sempre stato: un <strong>“piazzista”</strong>, come lo definì Montanelli, un <strong>“jester”</strong>, come lo ha definito di recente <em>The Economist</em>. Basta battute da Bagaglino, basta elogio dell’evasione fiscale, basta autocelebrazione. Basta con la minaccia del <strong>pericolo comunista</strong>, con i brogli, le menzogne. E basta con il <strong>falso vittimismo</strong> del tipo “le mie aziende sono sempre state penalizzate da tutti i governi”. “la stragrande maggioranza della stampa è di sinistra”, “le mie televisioni sono le mie principali oppositrici”, “Sono l’editore più liberale della storia”. Insomma,<strong> basta con le cazzate</strong>. Invece, non è bastato.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">In silenzio voterò per il primo, contando che le parole non dette trovino voce nei fatti. E sperando, fino all’ultimo, che il Paese non faccia la cazzata di ascoltare il secondo.</p>
<p class="MsoNormal">***</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Sul silenzio di Veltroni</strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Perché Veltroni</strong><strong> ha taciuto</strong> su conflitto di interessi e pluralismo televisivo? Per lo stesso motivo per cui non ha mai nominato Berlusconi: <strong>annullare l’avversario</strong>. Se non affronti temi che lo riguardano in prima persona, non lo coinvolgi in uno scontro frontale. Se non lo nomini, non esiste. Nient’altro che una <strong>strategia comunicativa</strong>, quindi. Resasi necessaria dalla riscontrata necessità di uscire dal labirinto in cui è stata chiusa negli ultimi 14 anni la sinistra italiana: l’<strong>antiberlusconismo</strong>. Veltroni e il suo staff avranno fatto dei sondaggi, e saranno giunti alla conclusione che nel Paese è diffusa, soprattutto tra gli indecisi, la <strong>percezione di una sinistra priva di contenuti</strong>, capace solo di stringersi intorno alla minaccia del pericolo Berlusconi. E di conseguenza hanno scelto di correre da soli, senza alleati e senza quel nemico. Per farlo, hanno dovuto <strong>pagare dazio</strong>: non essere più sinistra, e non essere più, paradossalmente, portatori di valori democratici. Perché quello che loro chiamano antiberlusconismo, per quanto possa essere visto dalla gente comune in questi termini spicci e <strong>distorti</strong>, è in realtà una questione basilare di democrazia. <strong>Il controllo dei mezzi di informazione non è compatibile con la corsa a cariche politiche e di governo.</strong> E’ evidente che crea una distorsione nella competizione elettorale e, in ultima istanza, nella forma democratica di un Paese.</p>
<p class="MsoNormal">***</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Sulle parole di Berlusconi</strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Perchè Berlusconi non è cambiato</strong>, ed ha condotto una campagna elettorale identica alle sue precedenti, con battute, bugie e minacce? Perché <strong>il suo popolo lo vuole così</strong>: ricco, scaltro, cazzone. Non importa l’etica, non importa la serietà, non importa la civiltà. <strong>Ciò che conta è solo lui</strong>, il nostro presidente. Meno male che Silvio c’è.</p>
<p class="MsoNormal">***</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Conclusione</strong></p>
<p class="MsoNormal">Mentre Berlusconi si è rivolto solo al suo elettorato, Veltroni ha indirizzato buona parte della sua campagna elettorale a convincere a votare per lui l’<strong>elettorato indeciso</strong>: quello che a priori non è né contro nè pro Berlusconi, quello cattolico <strong>moderato ma non integralista</strong>, quello indeciso ma non qualunquista. Così facendo, Veltroni ha trascurato la <strong>componente più radicale della sinistra</strong>, che sarà tentata di dare il proprio voto alla Sinistra Arcobaleno. Probabilmente, fatti due conti, ha valutato che il gioco valeva candela, che saranno poche le persone di sinistra che daranno, legittimamente e comprensibilmente, un <strong>voto ideologico ed emotivo</strong>, anziché razionale. Per le altre, avrà pensato, prevarrà una fredda <strong>lucidità politica</strong>. Forse. Probabilmente, tuttavia,  non sarà a lui che molti daranno il proprio voto. Ancora una volta, infatti, voteranno contro Berlusconi e la sua <strong>impresentabile</strong> <strong>squadra neroverde</strong>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ahi, povera Italia]]></title>
<link>http://elemento33.wordpress.com/?p=113</link>
<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 18:37:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>As</dc:creator>
<guid>http://elemento33.it.wordpress.com/2008/04/06/tra-incubo-e-realta/</guid>
<description><![CDATA[Tre giorni, tre notizie. Un solo pensiero: ahi, povera Italia.
1. Irlanda: il primo ministro annunci]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Tre giorni, tre notizie. Un solo pensiero: <strong>ahi, povera Italia</strong>.</p>
<p>1.<strong> Irlanda</strong>: il primo ministro annuncia le sue dimissioni perché <strong>sospettato </strong>di avere ricevuto<strong> tangenti</strong> nei primi <strong>anni Novanta</strong>.</p>
<p>2. <strong>Turchia</strong>: il partito di governo sarà processato per <strong>"attività antilaiche"</strong> per provvedimenti che minano il principio di secolarità, sancito dalla <strong>costituzione turca</strong>.</p>
<p>3. <strong>Zimbawe</strong>: il presidente uscente Mugabe rifiuta la sconfitta alle elezioni, e cerca di <strong>ritardare il verdetto</strong> bloccando la commissione elettorale che deve annunciare i risultati.</p>
<p>***</p>
<p>Le riflessioni che queste tre brevi notizie stimolano sulla situazione italiana sono evidenti. I <strong>nessi</strong> sono immediati, amari, <strong>stridenti</strong>. Mentre in Irlanda un primo ministro si dimette perchè sospettato di corruzione, in Italia lo stesso reato (accertato), così come reati analoghi, risulta <strong>titolo preferenziale </strong>per governare il Paese. Mentre in Turchia, nazione spesso tacciata di fondamentalismo islamico, la Cassazione difende la Costituzione e la laicità dello Stato anche contro il partito di governo, in Italia non si fa una legge senza l'approvazione del Papa, e guai a chi parla di <strong>stato confessionale</strong>.</p>
<p>Per trovare <strong>analogie</strong>, e non differenze, con l'Italia, dobbiamo andare in Zimbawe, dove un presidente uscente fa di tutto per non riconoscere la propria sconfitta. Su questo punto vorrei soffermarmi due righe di più. Il primo pensiero che ci attraversa la mente leggendo la notizia è infatti quello di <strong>Berlusconi</strong> che grida ai brogli nel 2006 (lo fa tutt'ora, sono passati due anni...), sostiene un sostanziale pareggio, proclama la vittoria al Senato. Ovvio. Ma già in precedenza era successo qualcosa di analogo, e forse peggiore.</p>
<p>2005, <strong>elezioni regionali</strong>. L'Unione vince in 12 Regioni su 14, strappandone 6 alla Casa della Libertà. Una <strong>sconfitta clamorosa</strong> per il centrodestra, coalizione di governo. Bisogna <strong>nascondere</strong> la portata dell'evento, e ritardarne l'annuncio il più possibile. I <strong>vertici di Mediaset e Rai</strong>, compresi direttore generale e direttori di Rai1, Tg1 e Tg2, sono chiamati alle armi. Ci sono <strong>intercettazioni</strong> che palesano l'<strong>attività coordinata </strong>delle due aziende nel fare l'interesse del centrodestra. L'interesse di Mugabe, pardon: di Berlusconi, a ritardare il verdetto elettorale. Con un'arma in più: i <strong>mezzi di informazione</strong>, i propri e quelli pubblici. Che poi, finchè c'è lui in circolazione, sono la stessa cosa. Nessun<strong> conflitto di interessi</strong>, ci mancherebbe: lavorano entrambi per lui. (Ma non va detto. Non ora, in campagna elettorale, o Veltroni perderà. E chissà che mezzi userà lui per non farcelo sapere. C'è chi dice l'aereo, per scappare laggiù, in Africa.)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Motori cinesi]]></title>
<link>http://elemento33.wordpress.com/?p=58</link>
<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 11:48:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>As</dc:creator>
<guid>http://elemento33.it.wordpress.com/2006/07/27/motori-cinesi/</guid>
<description><![CDATA[Mi si è chiesto un commento alla notizia secondo cui Amnesty International ha denunciato Google, Mi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Mi si è chiesto un commento alla notizia secondo cui <b>Amnesty International ha denunciato Google, Microsoft e Yahoo! </b>per collaborazione con il regime cinese, attuata sottoponendo a censura blog e siti di coloro che per il regime sono “dissidenti”. Yahoo! si è spinto ancora più in là, fornendo i riferimenti di alcune persone che sono così state catturate e imprigionate.<br />
Appena letta la notizia, ho pensato “Mi sembrava strano che tre colossi come le suddette aziende fossero pulite…”, pensiero incalzato subito da un commento su Amnesty, che (ancora una volta si direbbe, se non si conoscessero i risultati che ottiene) si fa paladina di una <b>causa persa</b>. Un commento che porta con sé una specie di disturbo, insofferenza, della serie “e cheppalle”. Un istante, un riflesso quasi (tristemente) incondizionato.<br />
Di fronte a una notizia del genere, la prima reazione è di <b>fastidio</b>, non per gli accusati, ma per chi accusa, perché accusa. Sono quasi certo che altri, forse tutti, abbiano avuto una reazione del genere, salvo forse non riconoscerne poi il paradosso, e suffragarla con un ragionevole argomento che suona più o meno: “un’azienda, specie di quelle dimensioni, non può certo stare a fare le pulci a questi cani (è proprio il caso di dirlo). Il loro scopo è guadagnare, non fare del moralismo, o, meglio (o peggio?) ancora, politica”. Sbaglio? Spero, ma dubito.<br />
Da un ragionamento del genere consegue che non si tratta nemmeno di stabilire se queste tre aziende facciano bene o male. Fanno e basta. A loro conviene così, e nel mondo dell’economia, del resto, questo conta: la convenienza, il rientro economico. Economia…mai parola fu più fraudolenta, in suo nome si accetta tutto, e ci si prona, chi di fronte ad adorarla, chi di schiena a soddisfarla, suo malgrado. E allora Amnesty, Commercio equo, Banca etica, Turismo responsabile, sono <b>parole al vento</b>, incomprensibili per chi non cerca altri sentieri, e segue la linea bianca (più che tratteggiata: il sorpasso è incentivato, specie se ottenuto senza mettere la freccia) che indica la strada sulla via maestra. Hai ragione tu: se guardi a questo mondo, quello che viviamo, l’unico che conosciamo e concepiamo (con il nostro cervello da post primati) è indiscutibilmente così: la denuncia di Amnesty non è che un’inutile scocciatura, tanto più fastidiosa quanto più sterile.<br />
Che collabori pure con i censori cinesi Google, la cui dichiarata mission è “organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili” (sito Google). E che assista pure il regime Yahoo!, che fornisce agli utenti del Web quelle “ informazioni che mettano in primo piano il loro patrimonio nazionale e linguistico” (sito Yahoo!), per poi informarne chi comanda, quando quel “patrimonio nazionale”, fatto di ingiustizie e soprusi, viene messo in discussione. E che non si dica niente di Microsoft, che non fa che cercare di aiutare tutti noi a attuare le nostre potenzialità. La sua “mission: permettere alle persone di arrivare sempre più lontano e raggiungere obiettivi che non avrebbero mai ritenuto possibili”(sito Microsoft). Fosse per loro, regalerebbero ai cinesi aerei per superare montagne e navi per attraversare oceani. E appena possono, li intrappolano nella rete.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Costituzione incostituzionale/2]]></title>
<link>http://elemento33.wordpress.com/?p=61</link>
<pubDate>Tue, 20 Jun 2006 12:04:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>As</dc:creator>
<guid>http://elemento33.it.wordpress.com/2006/06/20/costituzione-incostituzionale2/</guid>
<description><![CDATA[Quel poco che vedo in tv è scandaloso. Vorrei chiarire alcune cose.
Con il sistema parlamentare, l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Quel poco che vedo in tv è <b>scandaloso</b>. Vorrei chiarire alcune cose.<br />
Con il <b>sistema parlamentare</b>, l’esecutivo è espressione della maggioranza parlamentare, deriva da essa, non viceversa: quando si vota, si vota per la formazione del Parlamento, e solo indirettamente per il Governo, che sarà scelto dalla maggioranza parlamentare che si formerà. E’ funzione precipua del Parlamento determinare la vita o la morte del Governo.<br />
Fino al 1994, vigente un sistema integralmente <b>proporzionale</b>, cosa succedeva? Si andava alle urne e si votava il <b>partito</b>. Dopodichè, il presidente della repubblica effettuava le consultazioni per vedere quale maggioranza fosse possibile, e dava l’incarico a una persona di formare il governo. La coalizione di governo quindi, si formava DOPO e non prima delle elezioni.<br />
Dal 1994, data emblematica per l’inizio della <b>video politica</b>, cambia il sistema elettorale, per ¾ maggioritario e per ¼ proprorzionale. Si sceglie di fatto la <b>coalizione di governo</b> e, implicitamente, il capo del governo, PRIMA delle elezioni. Non è obbligatorio, non è previsto in costituzione che sia questo il procedimento, che anzi è quello descritto sopra. Tant’è che è possibile che cambi il governo senza che si torni alle urne, come di fatto è avvenuto nel 1995 dopo la caduta del primo governo berlusconi, e come sempre è avvenuto in passato. E’ normale e funzionale che il Parlamento si riassetti autonomamente, senza necessità di ricorrere a nuove elezioni. Questo perché <b>il Parlamento è autonomo</b>, una volta eletto deve autogestirsi, pena un’instabilità costante ingestibile.<br />
L’argomentazione del governo, e del capo del governo, scelto dal popolo, è fraudolenta: è il sistema elettorale che porta a una scelta fra due coalizioni, non il sistema istituzionale. Basterebbe un sistema elettorale che garantisca un <b>governo stabile</b> per risolvere il problema, fermo restando che in casi di problemi sarebbe il Parlamento a riposizionarsi: le persone sarebbero le stesse elette dal famigerato popolo, e la coalizione potrebbe in parte modificarsi. E in questo non ci sarebbe niente di straordinario: quando si vota, si vota un partito. Il fatto che oggi sia all’interno di una coalizione dipende dal sistema elettorale, che fa sì che sia più conveniente fare delle coalizioni prima, e non dopo le elezioni, come è sempre avvenuto in Italia fino al 1994, e come avviene tutt’ora in tutti i sistemi parlamentari europei, persino in quelli, come Inghilterra, in cui il capo del governo è più forte: se lo è, è perché il sistema è bipartitico, ossia ci sono due forti partiti che si spartiscono l’elettorato, non ci sono i “<b>partitini ricatto</b>”, come invece ci sono in Italia (sempre grazie a un pessimo sistema elettorale).<br />
La riforma che si voterà il 25 e 26 giugno, trasforma il sistema parlamentare, senza dichiararlo, in altro, un <b>ibrido inesistente in dottrina</b>, perché non si passa a un sistema presidenziale, come quello statunitense (presidente eletto dal popolo, dopo le PRIMARIE, con potere esecutivo, mentre il Congresso, AUTONOMO dal presidente, legifera, tanto che i due, presidente e congresso, hanno durate differenti), né a un semipresidenzialismo, come in Francia (presidente della repubblica e capo del governo eletti, disgiuntamente, dal popolo, e con poteri bilanciati: di fatto governano insieme). Questa riforma <b>annulla il potere di controllo del Parlamento sul Governo</b>, invertendone la forza: mentre ora il Parlamento ha lo strumento della sfiducia per sostituire il governo, o singoli ministri, con la riforma la sfiducia del Parlamento porterebbe alle dimissioni del capo del governo con conseguente scioglimento della Camera, e ritorno al voto. E’ ovvio che questo sistema impone un ricatto del premier sul Parlamento, che ci penserà due volte prima di affossarlo, pena il ritorno alle urne.<br />
Ecco perché si dice che con questo tipo di premier il governo è più stabile, perché il premier ha più forza del Parlamento. Ma sarebbe sufficiente una legge elettorale che non sia una “porcata”, come chi l’ha firmata, l’abominevole Calderoli l’ha definita, e che produca un sistema politico bipartitico - attenzione: bipartitico significa che ci sono due partiti forti, e pochi altri minori; bipolare significa invece che ci sono due poli contrapposti, come ora, con un numero indefinito di partiti, ognuno con un suo peso, anche minimo, determinante, e quindi con un grande “<b>potenziale di ricatto</b>”(termine tecnico).<br />
Insomma, non so quanti di coloro che leggono sanno queste cose, né so quante persone in Italia lo sappiano. Saperle è essenziale per valutare la riforma costituzionale (e non è nemmeno sufficiente), non saperle significa andare a votare sulla base di ciò che la politica, che nulla ha a che vedere con la costituzione, ci racconta.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Costituzione incostituzionale/1]]></title>
<link>http://elemento33.wordpress.com/?p=60</link>
<pubDate>Sat, 17 Jun 2006 11:59:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>As</dc:creator>
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<description><![CDATA[Come avevo previsto (nessuna dote di preveggenza nè di chiara visione della politica, semplice buon]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Come avevo previsto (nessuna dote di preveggenza nè di chiara visione della politica, semplice buon senso) la <b>campagna referendaria per il sì</b> utilizza due argomenti principali, denotando la solita mentalità populista (e fraudolenta).<br />
1 - La riduzione del numero dei parlamentari. Peccato che se ne parli a partire dal 2016, quando buona parte dell'attuale establishement sarà, dio volendo, defunto (la speranza è che lo sia almeno politicamente).<br />
2 - L'elezione diretta del premier. Questo discorso va un po' approfondito.<br />
Qual è la tesi pro elezione diretta? Che è il <b>popolo</b> a scegliere chi lo deve governare (e quale esempio più alto di democrazia di questo è possibile?). C'è un piccolo problema: se il popolo sovrano non ha gli<b> strumenti</b> (informazioni e conoscenza) per potere stabilire a chi sia più giusto affidare il potere, si rischia una deriva plebiscitaria. Sartori scriveva: "La nuova democrazia prefigurata dalla nuova costituzione non è nuova: i costituenti di Philadelphia la chiamavano dispotismo elettivo, e poi è stata chiamata <b>democrazia plebiscitaria</b>. E non è democrazia: nel conservarne le forme, la costituzione ne elimina la sostanza, è incostituzionale." Pensiamo poi ad alcune contraddizioni: premier eletto dal popolo con enormi poteri, non controbilanciati, e norme antiribaltone (è il terrore di berlusconi). Un semplice discorso logico: se è giusto che non ci siano ribaltoni (vale a dire che non cambi la maggioranza in corso d'opera) perchè andrebbero contro la volontà espressa dal popolo (benchè questa sia la natura del sistema parlamentare, che deve provvedere a risolvere eventuali crisi senza ricorrere continuamente al voto), come è possibile che il premier si dimetta, o che venga deposto e sostituito da un altra persona della coalizione di maggioranza? Non è questo andare contro al volere popolare, che ha scelto proprio lui come premier, dandogli direttamente il suo voto? Mistero. Questo è solo un esempio, come tanti se ne potrebbero fare, ma concludo.<br />
Noi non siamo costituzionalisti, non possiamo dare altro che un giudizio politico su questa riforma. E <b>il mio giudizio</b> è questo: una riforma<b> propugnata dalla lega</b>, che in caso di vittoria del no minaccia di tornare alla secessione per ottenere quei risultati che il nuovo testo della costituzone gli garantirebbe, non può che essere sbagliata, quando non eversiva; una riforma <b>attuata da questa classe politica</b>, in particolare quella che ha effettuato le modifiche, che ha governato per 5 anni a colpi di fiducia e seguendo interessi particolaristici (eufemismo), non può che essere costruita su valori che nulla hanno a che vedere con l'interesse comune, nè con il tanto sbandierato interesse nazionale; una riforma che<b> modifica l'assetto istituzionale</b>, in nome, ci dicono, di un ammodernamento (ora o mai più, è lo slogan) delle regole del sistema, andando a cambiare punti che nulla hanno a che vedere con la modernità (non vedo cosa ci sia di moderno nell'elezione diretta del premier, se non il volere cavalcare la video politica degli ultimi 10 anni), non può che riservare spiacevoli sorprese.<br />
Ma la Costituzione, per l'importanza non solo simbolica che riveste, non può essere soggetta a una riflessione meramente politica. Mi sono informato e ho valutato le ragioni del sì e quelle del no, e soprattutto chi propugna le une, chi le altre. Il grosso dei costituzionalisti si è espresso: 60 su 63 valutano negativamente la riforma.<br />
Io voterò no.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'oggettività]]></title>
<link>http://elemento33.wordpress.com/2006/06/07/loggettivita/</link>
<pubDate>Wed, 07 Jun 2006 11:30:58 +0000</pubDate>
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<description><![CDATA[«Il ministro degli Esteri, Massimo D&#8217;Alema ha detto di ritenere i nostri militari come truppe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>«Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema ha detto di ritenere i nostri militari come truppe di pace. Questo è un dato oggettivo. Bisogna ammettere che i nostri militari non sono truppe di occupazione». Gianfranco Fini</p>
<p>pace: condizione di un popolo o d uno stato che non sia in guerra con altri popoli o altri stati e NON ABBIA SITUAZIONI DI LOTTA ARMATA AL SUO INTERNO.</p>
<p>guerra: LOTTA ARMATA TRA DUE O PIU' STATI O TRA FAZIONI DI UNO STESSO STATO</p>
<p>occupazione: invasione e CONTROLLO MILITARE di un territorio.</p>
<p>oggettivo: che concerne o che HA PER FONDAMENTO LA REALTA' PER SE STESSA.</p>
<p>i soldati italiani in Iraq sono stati fino a qualche mese fa circa 3000, oggi sono sui 2300.</p>
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