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	<title>9-maggio-2008 &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/9-maggio-2008/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "9-maggio-2008"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 06:04:09 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[9 maggio 2008: in corteo per Peppino 30 anni dopo]]></title>
<link>http://milzaefegato.wordpress.com/?p=34</link>
<pubDate>Thu, 15 May 2008 09:39:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>milza e fegato</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Chiunque sia stato almeno una volta a Cinisi ricorderà il lungo corso principale che taglia a met]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35" src="http://milzaefegato.wordpress.com/files/2008/05/peppinoimpastato19782008.jpg" alt="" width="450" height="130" /></p>
<p>Chiunque sia stato almeno una volta a Cinisi ricorderà il lungo corso principale che taglia a metà il paese. Coincidenza ha voluto che questo taglio fosse anche simbolico: <strong>da un lato</strong> c'è la casa di Felicia Bartolotta - la mamma di Peppino Impastato - <strong>dall'altro</strong> c'è la casa di Tano Badalamenti, mandante dell'omicidio di Peppino.</p>
<p>Da un lato c'è una casa ormai chiusa, ormai sotto sequestro, prossima alla confisca. <strong>Dall'altro c'è una casa sempre aperta</strong>, traboccante di testimonianze della lotta contro la mafia di Peppino, di mamma Felicia e di tutti coloro che a Cinisi vanno per capire, per conoscere, per riflettere. Due anime distinte, dunque convivono divise da una strada. È una metafora ma è anche la realtà di Cinisi.</p>
<p>Nel tardo pomeriggio del 9 maggio 2008 <strong>la linea di demarcazione scompare per qualche ora</strong>: viene inghiottita dall'enorme corteo che, partito dalla sede storica di Radio Aut - a Terrasini - ha ripercorso il tragitto compiuto 30 anni fa da Peppino.</p>
<p>Peppino, il 9 maggio 1978, non arrivò mai a casa. Il corteo invece sfila, sosta davanti alla "casa memoria" e prosegue fino alla piazza, la piazza del municipio, la piazza di "Mafiopoli" come la chiamavano a Radio Aut. 7.000, 8.000 forse anche 10.000 persone sfilano in corteo. I numeri sono davvero poco importanti quando vedi un sacco di gente, <strong>una distesa di volti e di voci provenienti da tutta Italia</strong>, che attraversano il corso di Cinisi. Davvero impressionante.</p>
<p>Certo, è un momento: una sospensione del tempo che interferisce solo per un attimo con la silenziosa e rassegnata omertà degli altri 360 giorni a Cinisi. Pochi abitanti del paese hanno partecipato al corteo ma, certamente, molti saranno stati dietro le persiane a vederlo passare, o comunque a sentirne gli slogan. Come ai tempi di Radio Aut, che entrava nelle case dove <strong>nessuno vedeva, nessuno parlava, ma tutti ascoltavano</strong>.</p>
<p>Migliaia e migliaia di persone in corteo, dunque, ma non è questo il dato che mi ha personalmente colpito: mi ha invece piacevolmente meravigliato la folta presenza agli incontri che, per 4 giorni, hanno animato il<strong> <a href="http://www.kom-pa.org/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=138&#38;Itemid=1" target="_blank">Forum Sociale Antimafia</a></strong>.</p>
<p>Un sacco di gente anche lì: giovanissimi e adulti, del sud e del nord, hanno condiviso storie e riflessioni e, soprattutto, hanno precisato che la lotta alla mafia la fa chi difende i propri territori, chi oppone alla prepotenza politica, economica, sociale progettualità politica, economica e sociale.</p>
<p>Non c'erano, a Cinisi, i politici di professione. Non sono venuti, hanno solo sbirciato "l'andazzo" dal corteo. È così lontana questa politica dalla gente? A mio parere, rispondono i fatti e a Cinisi, in questa settimana di maggio, c'era troppa voglia di occuparsi di contenuti per potere guardare alle assenze...</p>
<p>Peppino è morto, è morto 30 anni fa, ma fortunatamente le idee sono "volatili" ed aleggiano ancora nell'aria di Sicilia. <strong>E non solo.</strong></p>
<p><strong><span style="color:#ff0000;">Dario</span></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Fritzl, fare sesso con mia figlia era una mania]]></title>
<link>http://wildgreta.wordpress.com/?p=1066</link>
<pubDate>Sat, 10 May 2008 00:59:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>wildgreta</dc:creator>
<guid>http://wildgreta.wordpress.com/?p=1066</guid>
<description><![CDATA[Nuove rivelazioni sulla vicenda di Amstetten. A parlare ancora Josef Fritzl, l&#8217;uomo che ha seg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nuove rivelazioni sulla vicenda di Amstetten. A parlare ancora Josef Fritzl, l'uomo che ha segregato e stuprato la figlia per 24 anni. "E' stato una specie di circolo vizioso, dal quale non c'era nessuna via d'uscita né per Elisabeth né per me: avere rapporti sessuali con lei era come una mania. Non ho stuprato mia figlia da quando aveva 11 anni, non sono un uomo che abusa di bambini piccoli".<br />
Sembra inoltre che l'uomo abbia ammesso di aver progettato la prigionia della figlia Elisabeth già da qualche anno. E' vero, dev'essere stato il 1981 o il 1982, quando cominciai a trasformare la mia cantina in una cella, chiudendola con una pesante porta in cemento armato telecomandata. Poi ho creato l'isolamento acustico del bunker e ho installato una toilette e un lavandino, ci ho messo anche un letto, un fornello e un frigorifero.<br />
Quello che Fritzl chiama "circolo vizioso" è il motivo, secondo lui, che lo ha portato a commettere i ripetuti abusi sulla figlia. E aggiunge: "Con ogni settimana, in cui tenevo prigioniera mia figlia, la mia situazione è diventata più folle e, veramente, ho pensato tante volte di lasciarla libera. Ho avuto paura di essere arrestato e paura che la mia famiglia e tutti gli altri sapessero del mio crimine".<br />
Comunque Fritzl sapeva che quello che stava facendo costituiva una violenza nei confronti della figlia che non era per nulla intenzionata ad accettare la situazione. Eppure Fritzl non riusciva a resistere all'impulso. Ha inoltre affermato di aver desiderato i figli che poi la figlia ha partorito tant'è che quando nacque il primo figlio di questi abusi, nel 1988, nella cantina-bunker c'erano già pronti asciugamani, disinfettanti, pannolini e dei libri di medicina perché la figlia potesse documentarsi. "Ero contento della nascita del bambino, perché per me è stato bello avere anche in cantina una famiglia vera, con una donna e con alcuni bambini".<br />
Alessio Morrone</p>
<p>IL Giustiziere degli angeli</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Per Di Pietro non c'è posto sotto "l'Ombrellone"]]></title>
<link>http://wildgretapolitics.wordpress.com/?p=507</link>
<pubDate>Sat, 10 May 2008 00:27:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>wildgreta</dc:creator>
<guid>http://wildgretapolitics.wordpress.com/?p=507</guid>
<description><![CDATA[
Di Wildgreta
La spiegazione data da Veltroni all&#8217;esclusione di Di Pietro dallo shadow cabinet]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://wildgretapolitics.wordpress.com/files/2008/05/ombrellone-messico.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-509" src="http://wildgretapolitics.wordpress.com/files/2008/05/ombrellone-messico.jpg?w=224" alt="" width="224" height="300" /></a><a href="http://wildgretapolitics.wordpress.com/files/2008/05/ombrellone-con-uomo.jpg"></a></p>
<p><strong>Di Wildgreta</strong></p>
<p>La spiegazione data da Veltroni all'esclusione di Di Pietro dallo shadow cabinet, è stata che Di Pietro ha costituito un gruppo a sè e, di conseguenza, il PD ha organizzato l'opposizione all'interno del proprio gruppo parlamentare. In effetti, è un po' come se un gruppo di amici decidesse di andare in vacanza a Rimini e prima di partire prenotasse un ombrellone al "bagno 55". Una volta sul posto, però una parte del gruppo, constatando che il "Bagno 55" è troppo affollato, decide di andare al "Bagno 56", da Gino, dove c'è più spazio fra una fila e l'altra di ombrelloni. Questo non significa che gli amici abbiano litigato; infatti faranno il bagno insieme, si vedranno la sera e magari prenoteranno anche un'uscita  in pedalò. Del resto, alloggiano nello stesso albergo e questo non può fare altro che cementare la loro amicizia. Se alla fine non dovessero divertirsi comunque, la prossima volta, oltre allo stabilimento, cambieranno anche destinazione.</p>
<p><strong> PD: E' NATO IL GOVERNO OMBRA<!--more--></strong></p>
<p>Veltroni ha definito il suo ‘controgoverno' come "una squadra molto qualificata con personalità rilevanti"; eppure le personalità di rilievo escluse da questo governo-ombra sono più di una. Non solo Massimo D'Alema, ma anche Arturo Parisi, Beppe Fioroni.</p>
<p>La grande esclusa è però l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. "Con loro non c'è nessuna tensione - precisa subito Veltroni -; loro non fanno parte di questa squadra perché l'Idv ha costituito il proprio gruppo parlamentare".</p>
<p>Riguardo all'esclusione di D'Alema, Veltroni ha spiegato che l'ex ministro degli Esterei, "ha detto di no perché insieme abbiamo discusso del ruolo importante che lui deve svolgere". Per Veltroni, in questa fase giudica "il lavoro della fondazione Italianieuropei" (presieduta da D'Alema) "un lavoro nell'interesse del Pd, di approfondimento. Ogni apporto di idee, anche critiche, è un arricchimento. D'Alema mi ha detto dall'inizio che voleva occuparsi di questo".</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[9 maggio - E' anche la Festa dell'Europa]]></title>
<link>http://bloguepol.wordpress.com/?p=239</link>
<pubDate>Fri, 09 May 2008 19:55:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fab-Blogue Pol</dc:creator>
<guid>http://bloguepol.wordpress.com/?p=239</guid>
<description><![CDATA[ 
Oggi, 9 maggio, è il giorno in cui si ricorda l’uccisione di Aldo Moro, lo statista il cui cad]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 12pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Oggi, 9 maggio, è il giorno in cui <strong><span style="color:#808080;"><a title="si ricorda Aldo Moro (corriere.it)" href="http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_09/moro_anniversario_morte_1ed014ca-1d9a-11dd-a82d-00144f486ba6.shtml" target="_blank"><span style="color:#808080;text-decoration:none;">si ricorda l’uccisione di Aldo Moro</span></a></span></strong>, lo statista il cui cadavere fu trovato il 9 maggio 1978, esattamente 30 anni fa. </span><span style="font-size:10pt;color:#000000;font-family:Verdana;">Questa data ha assunto una valenza simbolica per commemorare le vittime del terrorismo ed oggi si celebra per la prima volta, al Quirinale, il <strong>«Giorno della memoria»</strong>, istituito lo scorso anno “al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”.</span><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Sembra doveroso ricordarle.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Ma oggi, 9 maggio, è anche una giornata celebrativa "al positivo" e di cui gli organi di informazione parlano poco, la “<strong>Giornata dell’ Europa</strong>”, che quest’anno è incentrata sul <strong><span style="color:#808080;"><a title="sito dell'anno europeo del dialogo interculturale" href="http://www.interculturaldialogue2008.eu/477.html?L=9" target="_blank"><span style="color:#808080;text-decoration:none;">dialogo interculturale</span></a></span></strong>, un concetto preso male alla lettera dal Ministro Bossi in una <strong><span style="color:#808080;"><a title="querelle Bossi-Calderoli e la Libia (lastampa.it)" href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200805articoli/32633girata.asp" target="_blank"><span style="color:#808080;text-decoration:none;">querelle con la Libia.</span></a> <span> </span><span> </span></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<h3 class="MsoNormal" style="margin:0 0 12pt;"><span>Europe</span><span> Day </span></h3>
<p><a title="Festa dell'Europa (© Comunità europee, 1995-2008, ec.europa.eu)" href="http://ec.europa.eu/italia/media/image/jpeg/119cd447f5e.jpg" target="_blank"></a></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:11pt;">On the <strong>9th of May 1950</strong>, <strong>Robert Schuman</strong> presented his proposal on the creation of an organised Europe, indispensable to the maintenance of peaceful relations. This proposal, known as the "<strong>Schuman declaration</strong>", is considered to be the beginning of the creation of what is now the <strong>European Union</strong>. Today, the 9th of May has become a European symbol (Europe Day) which, along with the flag, the anthem, the motto and the single currency (the euro), identifies the political entity of the European Union. <strong>Europe Day</strong> is the occasion for activities and festivities that bring Europe closer to its citizens and peoples of the Union closer to one another. </span><span style="font-size:11pt;">(fonte: <strong><span style="color:#808080;"><a title="comunicato stampa per european-genda.com" href="http://www.european-agenda.com/events/20005.php" target="_blank"><span style="color:#808080;text-decoration:none;">European-agenda.com</span></a></span></strong>)<strong></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Cade oggi la ricorrenza della <strong>dichiarazione Schuman</strong>, atto progenitore del processo d’integrazione comunitaria che ha dato vita all’Unione europea. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Un <strong>tema molto trascurato nel dibattito pubblico e politico</strong> più provincialistico, anche pre-elettorale, un’istituzione a volte denigrata, più o meno esplicitamente, nelle parole del di nuovo premier <strong>Silvio Berlusconi</strong>, che vede spesso l’Unione europea come un ostacolo alla sua concezione limitata della politica estera e internazionale. D’altronde lo stesso panorama dell’informazione dà prevalenza alle notizie sulla formazione dei nomi del governo e la <strong><span style="color:#808080;"><a title="lista dei ministri Governo Berlusconi IV (corriere.it)" href="http://www.corriere.it/politica/08_maggio_07/governo_berlusconi_schede_ministri_f6a8fb9c-1c63-11dd-a20b-00144f486ba6.shtml" target="_blank"><span style="color:#808080;text-decoration:none;">lista dei ministri del Berlusconi IV</span></a> </span></strong>o sul “governo ombra” del Pd, segno che <strong>la politica e l’informazione in Italia sono ben lontane dall’assumere un profilo più alto e di cultura moderna al di fuori dei propri confini</strong>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Per cenni storici che hanno preceduto l’istituzione della <strong><span style="color:#808080;"><a title="cos'è la Festa dell'Europa (portale Europa europa.eu)" href="http://europa.eu/abc/symbols/9-may/euday_it.htm" target="_blank"><span style="color:#808080;text-decoration:none;">Festa dell’Europa</span></a></span></strong>, rinvio al <a title="post Blogue Pol " href="http://bloguepol.wordpress.com/2007/05/09/9-maggio-festa-dell-europa-2/" target="_blank"><strong><span style="color:#808080;">post</span> </strong></a><strong>dello scorso anno su questo spazio.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Qui voglio segnalare gli <strong><span style="color:#808080;"><a title="eventi Giornata dell'Europa (Commissione europea in Italia - ec.europa.eu/italia)" href="http://ec.europa.eu/italia/news/119c28d6b6e.html" target="_blank"><span style="color:#808080;text-decoration:none;">eventi nazionali messi a punto per la giornata europea</span></a></span></strong> e gli <strong><span style="color:#808080;"><a title="eventi locali Festa dell'Europa (Commissione europea in Italia - ec.europa.eu/italia)" href="http://ec.europa.eu/italia/attualita/eventi/" target="_blank"><span style="color:#808080;text-decoration:none;">eventi locali</span></a></span></strong> organizzati per oggi e per i prossimi giorni dalle antenne d’informazione sul territorio "<a title="centri Europe Direct (Commissione Europea in Italia - ec.europa.eu)" href="http://ec.europa.eu/italia/centri_reti/europe_direct/" target="_blank"><span style="color:#808080;"><strong>Europe Direct</strong></span></a>". </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Per spirito di condivisione europea, essendo una Festa celebrata in tutti gli Stati dell’Ue, reputo interessante indicare anche un sito in lingua francese sulla <em><strong>Journée de l’Europe</strong></em>, “<strong><span style="color:#808080;"><a title="le site de la Journée de l'Europe" href="http://www.feteleurope.fr/" target="_blank"><span style="color:#808080;text-decoration:none;">Fête l’Europe</span></a></span></strong>”, in cui si riportano eventi continentali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">E, a livello locale, il <strong><span style="color:#800000;">convegno per la Festa dell’Europa che si terrà domani a Napoli</span></strong>: “<strong><span style="color:#808080;"><a title="convegno a Napoli per la Festa dell'Europa 2008 (mezzogiornoeuropa.it)" href="http://www.mezzogiornoeuropa.it/admin/files_upl/080430110403%20festaeuropa.pdf" target="_blank"><span style="color:#808080;text-decoration:none;">Il Parlamento Europeo e la Democrazia nell’Unione</span></a></span></strong>”, presso Città della Scienza, promosso dalla Fondazione Mezzogiorno Europa e dalla Fondazione IDIS con il sostegno delle istituzioni regionale e europea.</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[PD: DI PIETRO, VELTRONI LEADER ALLEANZA MA ESCA DA ISOLAMENTO]]></title>
<link>http://wildgretapolitics.wordpress.com/?p=499</link>
<pubDate>Fri, 09 May 2008 16:31:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>wildgreta</dc:creator>
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<description><![CDATA[(AGI) - Roma, 8 mag. - &#8220;Veltroni per noi e&#8217; stato ed e&#8217; il leader dell&#8217;allea]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>(AGI) - Roma, 8 mag. - "Veltroni per noi e' stato ed e' il leader dell'alleanza e ci dispiace constatare che ogni giorno dice di voler stare da solo, ben sapendo che da solo non ha il 51 per cento". Lo afferma il leader Idv, Antonio Di Pietro, che aggiunge: "Con amarezza, ma anche con preoccupazione, stiamo assistendo a questa insistenza all'isolamento che Veltroni persegue". Anche per quel che riguarda il futuro ‘governo ombra', che per Veltroni deve essere rigorosamente targato Pd: "E' ovvio - commenta Di Pietro - che non ci si puo' sposare se uno dei due non vuole e noi di Idv e' ormai da troppo tempo che insistiamo nel voler lavorare con i riformisti".<!--more-->Quindi, un consiglio al segretario del Pd: "Veltroni superi questo buonismo di facciata e, al piu' presto, si occupi di fare opposizione vera, altrimenti del governo ombra rischia di rimanere solo l'ombra". Infine, quanto alle richieste di Idv in merito agli incarichi in Parlamento, l'ex pm chiarisce: "Non abbiamo chiesto niente e nessuno ci ha mai chiesto di condividere ruoli e responsabilita', che e' un diritto di chi sta all'opposizione. Ma per rivendicarlo - conclude - serve un interlocutore che ora non c'e', sia nell'opposizione che nella maggioranza". (AGI)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[VERONA, RAGAZZO MORTO DI BOTTE]]></title>
<link>http://lasintesi.wordpress.com/?p=10</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 13:28:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara Jato</dc:creator>
<guid>http://lasintesi.wordpress.com/?p=10</guid>
<description><![CDATA[VERONA - Nicola Tommasoli, 29 anni, è morto il 5 maggio, ucciso dai calci alla testa di cinque raga]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>VERONA - Nicola Tommasoli, 29 anni, è morto il 5 maggio, ucciso dai calci alla testa di cinque ragazzi. Il movente: una sigaretta negata. I ragazzi, tutti arrestati, sono skinheads.</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Visto da sinistra &lt;)))]]></title>
<link>http://lasintesi.wordpress.com/?p=9</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 13:26:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara Jato</dc:creator>
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<description><![CDATA[VERONA, L’EDUCAZIONE DI UN NEONAZISTA, La Repubblica - 8 maggio 2008
(Giuseppe D’Avanzo)
Nicola ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>VERONA, L’EDUCAZIONE DI UN NEONAZISTA, La Repubblica</strong> - 8 maggio 2008<br />
(Giuseppe D’Avanzo)</p>
<p>Nicola e Raffaele - Nicola dieci anni prima di Raffaele, dieci anni prima di essere ucciso da Raffaele - hanno studiato nello stesso liceo, lo "Scipione Maffei", fiero di essere il più antico liceo d'Italia. Nato nel 1804, promosso da Bonaparte, il "Maffei" è orgoglioso della sua storia bicentenaria, ma anche delle virtù custodite, generazione dopo generazione, in una carta dei valori che onora "lo spirito critico; la laboriosità; la legalità; l'assunzione di responsabilità; la coscienza dei diritti e dei doveri".<!--more--><br />
È un impegno che si respira nelle aule dell'antico convento domenicano annesso alla Chiesa di Santa Anastasia, a due passi da Piazza Erbe, da Piazza dei Signori, dal cuore storico di Verona. Il liceo non è un luogo abitato da svuotati, sprecati. Né è attraversato dall'"analfabetismo emotivo", dalla "follia morale", dall'"ospite inquietante" del nichilismo, o come più vi piace definire l'infelice condizione giovanile del nostro Paese. Al "Maffei" si discute molto. Si lavora molto. Si impara a dare forma di parola alle emozioni, nutrimento e argomenti per le passioni e le idee.<br />
Qui è radicata la consapevolezza che la democrazia sia "ars dubiae". Si ha fiducia "nella tolleranza, nel rispetto, in una solidarietà generosamente disponibile, in un reale e radicale rispetto di se stessi e degli altri". Sono pratiche quotidiane e non predicazione (gli studenti, per dire, si tassano ogni anno di 250 euro e quest'anno hanno deciso spontaneamente di aumentare l'obolo di solidarietà). E allora bisogna chiedersi dove nasce la muffa aggressiva che ha rovinato i giorni di Raffaele e spezzato la vita di Nicola?<br />
"Ce lo siamo chiesti - dice con "doloroso stupore" il preside Francesco Butturini - e ancora ci interrogheremo con i docenti, gli studenti, i genitori. Ci siamo chiesti se abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere per educare gli studenti alla buona cittadinanza. Noi crediamo di aver sempre cercato attraverso l'insegnamento quotidiano e le attività educative complementari, che qui non sono poche, di inculcare negli allievi i principi della civile convivenza. Non è stato sufficiente per insegnare a Raffaele ciò che è lecito, ciò che non lo è, ciò che non è nemmeno pensabile o ipotizzabile. Mi sento sconfitto, come ho detto ai ragazzi, ma non complice. Non siamo stati né indifferenti né distratti. Quando Raffaele si rifiutò di entrare in sinagoga durante un viaggio di studio; quando affrontò il presidente dell'associazione vittime della strage di Bologna rivendicando l'innocenza di Luigi Ciavardini, segnalammo quell'atteggiamento alla famiglia. Al contrario, la questura non ci informò che Raffaele era indagato da un anno. Avremmo potuto fare di più e continueremo a farlo nel dialogo e nel confronto con i ragazzi. Senza dimenticare Raffaele. Non intendiamo abbandonarlo in questo momento e speriamo che Raffaele accolga il nostro invito; comprenda il suo tragico errore; accetti di incamminarsi su una strada radicalmente differente da quella finora seguita". </p>
<p>Il preside non vuole e forse non può dire di più. Il deficit del circuito istituzionale e mediatico (perché la Digos non allertò la scuola? perché i giornali cittadini non diedero conto, come d'abitudine, dei nomi degli indagati?) descrive un'occasione perduta di "recupero", di disvelamento, ma non spiega le ragioni della "caduta" di Raffaele in un "rito della crudeltà", per nulla occasionale o impulsivo, che nel tempo si è esercitato nel cuore di Verona contro "i negri"; i capelluti "comunisti" dei centri sociali; tre paracadutisti delle Folgore nati al Sud; un povero cristo con la maglia del Lecce; un tipo che mangiava un kebab; un ragazzino maldestro nell'usare lo skateboard. Pedina, "soldatino" - Raffaele - di una cerchia che, visitata dai poliziotti, disponeva di manganelli, pugnali, coltelli, un'accetta e di libri che negavano l'Olocausto, di bandiere con la croce uncinata, di foto di Hitler e Mussolini. L'aula della II E, che Raffaele frequenta (o frequentava), è al di là dell'antico chiostro in fondo al corridoio. I compagni e le compagne di Raffaele hanno come il muso. In questi giorni i giornalisti, protestano, hanno manipolato le loro opinioni, le hanno rimaneggiate per creare uno sciocco sensazionalismo. Non vogliamo difendere Raffaele, dicono, perché quel che ha fatto è gravissimo e se ne deve assumere tutto il peso, ma se ci chiedete se fosse un mostro, allora no, noi dobbiamo rispondere che non lo era, che non si è mai comportato da mostro. Era in modo radicale di destra e discuteva con chi non lo era, o era di sinistra, senza aggressività. Si è rifiutato di entrare in sinagoga, ma siamo abbastanza certi che, se avesse avuto un compagno di banco ebreo, non lo avrebbe maltrattato o deriso a scuola, dove il suo comportamento è stato sempre corretto. Questo vuol dire, chiedono, assolvere Raffaele? Vuol dire raccontare, dicono, quel che sappiamo di lui. Che non era tutto. Purtroppo. </p>
<p>Accanto alla fontana senz'acqua del chiostro, Giulia Tombari e Simone D'Ascola provano a ragionare - ancora una volta, in questi giorni - su quei perché. Come è potuto accadere a un loro compagno di scuola? Giulia è minuta, nervosa, stanca. Dice parole secche e sincere. Le accompagna con un gesto. Indica il grande arco che dà sulla strada. "Qui non c'è spazio per l'ignoranza che produce l'ottusa violenza senza scopo di Raffaele. Raffaele è stato travolto da quel che c'è là fuori, oltre quel cancello. Se un responsabile e una responsabilità si deve cercare, va trovata non in questo liceo, ma nella città. In quella Verona dove può capitare - e capita spesso - che si senta dire in autobus "non siedo qui, accanto a questo negro" e nessuno che, intorno, disapprovi o censuri quelle parole... Magari chi le ascolta, non oserebbe mai pronunciarle, ma le giustifica". Simone è alto, allampanato, meno disinvolto di Giulia. Come Giulia, ha idee lucide e asciutte. "In questa storia, si usano le parole per nascondere quel che è accaduto e ancora può accadere. Si dice: Raffaele era un bullo. Non lo era. Si dice: è un delinquente. Non lo era. Si dice: è solo una mela marcia, è un caso isolato. È falso che sia la sola mela marcia del cesto, il caso non è isolato ma addirittura, nella sua assurdità, ordinario. Si dice: la politica non c'entra. E invece, c'entra, eccome, se politica è l'odio per il diverso, se politica è un'ideologia diffusa là fuori - anche Simone indica l'arco, il cancello, la strada - che legittima chi vuole liberarsi di chi non è uguale a te, per colore della pelle, per convinzioni, per religione, per la lunghezza dei capelli. Tutto questo ha un nome: razzismo, xenofobia. Se si usano le parole appropriate, le ragioni della morte di Nicola - e di quel ha combinato Raffaele con i suoi amici - saranno evidenti. È quel che dovreste fare: chiamare le cose con il proprio nome". </p>
<p>Chiamare le cose con il loro nome. È naturale pensare che sia un buon consiglio mentre si risale via Massalongo e poi corso Santa Anastasia verso Piazza Erbe. Come appare necessario rimettere insieme la realtà di un corpo sociale che solitamente si offre frammentata, sconnessa, quasi in penombra, occultata da parole accortamente ambigue. Chiamare le cose con il loro nome, dunque. Le violenze e i pestaggi nel cuore di Verona sono comuni e ritualizzati. Piazza Viviani, via Mazzini, Veronetta, Volto San Luca, Corso Cavour, piazza Erbe ne sono state le scene negli ultimi mesi.<br />
Puoi essere picchiato per un nonnulla. Puoi prendere una bottigliata in testa per un amen. Non importa la ragione occasionale. Non è quello che conta. Non è per lo spino rifiutato che muore Nicola. Nicola muore, dicono, "perché ha il codino", perché dunque è diverso, perché "non è conforme" e gli (improvvisati o professionali) addetti al futuro della città e alla custodia del suo passato e delle sue risorse escludono i diversi: "diverso - dice il procuratore Guido Papalia - è non solo il diverso per razza, ma diverso perché si comporta il mondo diverso; pensa diversamente; ha un atteggiamento diverso; si veste in modo diverso e quindi non può convivere nel centro della città che i razzisti vogliono chiusa ai diversi". In uno stato di smarrimento sociale, si radunano per difendersi le persone spaventate - la paura è coltivata con sapienza a Verona che molto ha faticato per raggiungere il benessere di oggi. Passano all'azione in nome di "un'identità minacciata". Identità, insegna Zygmunt Bauman, è un concetto agonistico. È come un grido di battaglia. Fragile e perversamente "coraggioso", Raffaele sente quel grido, lasciata l'aula del "Maffei" e le fatiche democratiche di "maffeiano".<br />
Lo sente allo stadio dove impiccano il fantoccio di un calciatore "negro". Lo ascolta forte nella propaganda dei "nazistoni" del "Blocco studentesco". Lo intende nello stile di vita dei suoi compagni di bevute e di scorribande notturne tra le stradine della città. Afferra quel sentimento nella pianificazione del prossimo pestaggio, nelle risate, nella soddisfazione che segue. Raffaele avverte soprattutto che quel che fa, quel che pensa è condiviso perché in città c'è un sentimento che non lo biasima e non lo biasimerà. Hanno ragione Giulia e Simone.<br />
È "politico" tutto questo? Quale ipocrita può negarlo: certo che lo è. E non vuol dire che ci sia un partito politico, una fazione di un partito politico, un gruppuscolo che organizza o programma quelle violenze. Vuol dire che c'è a Verona una "cultura" dell'esclusione che irrigidisce e sorveglia il confine tra "noi" e "loro" e "loro" diventano anche quei veronesi - moltissimi, e tra i moltissimi Nicola - che rifiutano o non avvertono il "potere seduttivo" di quell'"appartenenza".<br />
Chiamare le cose con il loro nome. È difficile contestare che il sindaco di Verona, Flavio Tosi, alimenti la "naturalezza" di quel grido di battaglia "identitario". Che diffonda il presupposto che "si appartiene per effetto della nascita". Non per altro, qualsiasi cosa tu sia e faccia. Flavio Tosi non è un fascista. È un leghista che ama i fascisti, li coccola, li asseconda, forse cinicamente se ne serve. Oggi che la tragedia si è consumata, è evasivo, a volte frivolo, a volte ringhioso quando gli si ricorda che appena in dicembre ha sfilato accanto a nazisti del Veneto Fronte Skinheads; che appena qualche anno fa (11 settembre 2005) offrì le sue parole solidali - con una visita in carcere - a cinque giovani fascisti che avevano massacrato e accoltellato due ragazzi di sinistra, frequentatori di un centro sociale.<br />
Tosi ha grandi ambizioni politiche (sarà il nuovo governatore del Veneto nel 2010?) e questa storia tragica, da cui non riesce a uscire senza danno pubblico o con un alleato in meno, può azzopparlo. L'opposizione gli ha chiesto che si scusi di quelle spensieratezze. Tosi non ha trovato ancora la forza di farlo. Chiamare le cose con il proprio nome. Verona - città straordinariamente generosa nella solidarietà e nel volontariato - assiste al suo incrudelimento distratta, indifferente, senza rimorso o colpa. Guarda da un'altra parte per non vedere, per non vedersi, per non interrogarsi. Come il vescovo, monsignor Giuseppe Zenti. Scrive ai giovani della città. Immagina di inviare sms per conto di Nicola. Scrive: "Abbiate fiducia nelle grandi vette. Valorizzate i giorni della giovinezza. Fatevi onore. Fateci vedere quanto valete. Realizzate una vita di grande qualità, degna dell'essere giovani".<br />
Come se esistessero soltanto le scelte personali e non anche le responsabilità collettive, i modelli culturali, i quadri pubblici, l'assenza della benché minima opera di manutenzione sociale (senso civico, legalità). Come se Nicola e Raffaele non fossero caduti su quella "trincea profonda e invalicabile scavata in città tra il "fuori" e il "dentro" di un territorio e di una comunità". Al portone del Bra, ricorda Francesco Butturini, è scolpita una frase dell'Amleto: "Non c'è mondo, fuori di questa città". C'è a Verona chi sembra crederlo per davvero. Raffaele lo ha creduto. Troppo facile ora dirlo solo un delinquente. Troppo ingiusto dire, la morte di Nicola, "un caso isolato". </p>
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<title><![CDATA[Visto da destra (((&gt;]]></title>
<link>http://lasintesi.wordpress.com/?p=8</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 13:16:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara Jato</dc:creator>
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<description><![CDATA[IL DEMONE DELLA VENDETTA – Il Giornale, 6 maggio 2008
(Michele Brambilla)
Chissà da quale profond]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IL DEMONE DELLA VENDETTA – Il Giornale</strong>, 6 maggio 2008</p>
<p>(Michele Brambilla)</p>
<p>Chissà da quale profondo mistero arriva la violenza che porta cinque ragazzi a massacrare un uomo di 29 anni solo perché si è rifiutato di dar loro una sigaretta. Certo non arriva dai facili schemi con cui da un paio di giorni si cerca di spiegare l’accaduto: il fascismo, il razzismo, la Verona leghista. Sono tempi in cui la politica cerca di strumentalizzare ogni cosa, e in questo non ci sono innocenti né a sinistra né a destra. <!--more-->Ma davvero dovrebbero esserci dei limiti per rendere improponibili certe dichiarazioni che offendono più l’intelligenza di chi le pronuncia che quella di chi le ascolta. Un ex ministro come Paolo Ferrero ha tirato in ballo perfino la recente campagna elettorale: «I linguaggi bellici e le discriminazioni possono portare voti ma seminano odio». E purtroppo anche Veltroni, che è un uomo intelligente e solitamente misurato, è caduto nella trappola: «Siamo davanti a un’aggressione di tipo neofascista che non può e non deve essere sottovalutata».<br />
Chiunque avesse sfogliato un po’ di fretta i giornali di ieri mattina, si sarebbe così convinto che la vittima dell’aggressione di Verona è un immigrato, oppure un gay, oppure ancora uno di sinistra. Insomma un «diverso» o un «nemico», a seconda di come titolavano i giornali. Solo chi ha avuto la pazienza di entrare nelle righe degli articoli si è accorto che l’aggredito è un italiano; un italiano di Santa Maria di Negrar, provincia di Verona; un italiano che con la politica non c’entra niente, ma proprio niente. Eppure la confusione è andata avanti tutto il giorno, anche una tv eccellente nell’informazione come Sky ha lanciato un sondaggio per chiedere agli italiani se il fatto di Verona è un segnale allarmante di una nuova «ondata di intolleranza». Ma intolleranza verso chi e che cosa? Verso chi non offre sigarette?<br />
Molto opportunamente, invece, Lucia Annunziata ha messo insieme, su La Stampa, il fattaccio di Verona con quello di Torino, dove alcuni vigili sono stati aggrediti in pieno centro, piazza Vittorio Veneto, a poche decine di metri dalla casa del sindaco Chiamparino. Se a Verona è stata una sigaretta a scatenare la violenza, a Torino è stata una multa: chi l’ha presa ha sferrato un pugno in faccia a un vigile, è stato arrestato, ma almeno duecento persone sono intervenute in sua difesa lanciando pietre e bottiglie contro gli agenti. Sono due storie diverse: ma in comune c’è un’esplosione di violenza che pare immotivata, comunque non proporzionata alla causa scatenante. Lucia Annunziata ha avuto dunque il merito di non cadere nella semplificazione retorica dell’antifascismo, e ha colto giustamente in questi episodi il segno di un’inquietudine generale. Ma il motivo di questa inquietudine è difficilmente afferrabile. Lucia Annunziata lo attribuisce alla rottura del patto di fiducia tra istituzioni e cittadini, e c’è senz’altro del vero. Però basta l’antipolitica a spiegare la violenza di Verona? Che è stata cieca e gratuita come quella di Arancia Meccanica? Che è stata violenza per la violenza, male per il male? Basta, o la risposta è nell’uomo, nella sua essenza più intima?<br />
Per la prima volta nella storia, in Europa non ci sono guerre fra Stati da oltre sessant’anni; i conflitti sociali permangono, ma sono infinitamente meno gravi che in passato. Eppure l’aggressività riemerge ciclicamente. I primi ventenni senza guerra hanno dato vita al Sessantotto, e poi ai terribili anni Settanta, quasi a dimostrare che non c’è generazione che non abbia desiderio di menare le mani. La violenza rialza sempre la testa, hanno persino cancellato i soldatini e le pistole dai giocattoli dei bambini, i quali oggi smanettano con videogames di inaudita ferocia.<br />
L’origine della violenza è all’interno di ciascuno di noi, nasce come reazione ad aspettative che vanno deluse. La cultura, l’educazione, a volte le convinzioni politiche e religiose ci frenano nella stragrande maggioranza delle situazioni. Ma da qualche parte il mostro riemerge, e a volte s’organizza in bande in cui l’ideologia - così come la fede calcistica per quanto riguarda gli ultrà - è solo un pretesto, una divisa. Non è un caso se spesso queste bande, come quella di Verona, attingono soprattutto ai simboli e alle idee che la storia ha sconfitto: la violenza ha bisogno, per nutrirsi e per alimentarsi, di rancori e di rabbia. Ecco perché nessuno crea una «Brigata Royal Air Force» o «Us Army», ma ci si rasa la testa e ci si mette una croce uncinata da qualche parte prima di ammazzare uno che non ti dà una sigaretta.</p>
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<title><![CDATA[BERLUSCONI IV - Visto da sinistra &lt;)))]]></title>
<link>http://lasintesi.wordpress.com/?p=7</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 13:01:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara Jato</dc:creator>
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<description><![CDATA[UN UOMO SOLO AL COMANDO - La Repubblica, 8 maggio 2008
(Massimo Giannini)
Un governo proprietario, m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>UN UOMO SOLO AL COMANDO - La Repubblica</strong>, 8 maggio 2008<br />
(Massimo Giannini)</p>
<p>Un governo proprietario, ma "a responsabilità limitata". Il quarto esecutivo di Silvio Berlusconi, che ieri ha ricevuto l'incarico dal capo dello Stato, è un governo forte, perché il "padrone" conta. E insieme anche leggero, perché i "soci" partecipano ma non non pesano. Stavolta il Cavaliere non ci ha stupito con effetti speciali. Non ha neanche provato a mettere insieme un "dream team". Non ci sono i Lamberto Dini prelevati dalla Banca d'Italia (come nel 1994) o i Renato Ruggiero precettati dal Wto (come nel 2001).<!--more--><br />
 La squadra che oggi giurerà nelle mani del presidente della Repubblica è tagliata a misura della biografia personale del premier, che dopo quindici anni di leaderismo avventuroso ma fatalmente bellicoso, coincide ormai a tutti gli effetti con la biografia della nazione. Non ci sono sorprese nella gerarchia dei ministri né invenzioni nella distribuzione degli incarichi. Non ci sono grandi personalità della politica né brillanti innesti dalla società civile. C'è un uomo solo al comando. E questo basta. Come un altro Cavaliere, lo Jedi difensore della pace della Repubblica Galattica nelle Guerre stellari di George Lucas, Berlusconi ha capito qual è il "lato oscuro della forza". Per il suo governo, stavolta, la forza non risiede nell'autorevolezza, ma nell'affidabilità. Non risiede nel prestigio, ma nella compattezza.<br />
 Lo Jedi di Arcore, evidentemente, ha capito la lezione della legislatura che finì nel 2006: schierò in campo i leader dei partiti dell'allora Cdl e finì per logorarsi in un negoziato permanente, ricco di conflitti e povero di riforme. E ha capito la tensione della legislatura che sta per cominciare: a dispetto della luna di miele post-elettorale, avrà qualche difficoltà a smerciare prebende sociali e sgravi fiscali con un ciclo economico a crescita zero. Se dovrà inevitabilmente gestire un problema di consenso reale dentro il Paese, stavolta preferisce evitare qualunque dissenso potenziale dentro il governo.<br />
Se si guarda alla geografia politica, la lista dei ministri riflette fedelmente la nuova mappa post-elettorale, che premia il Pdl ma non esclude del tutto le vecchie logiche spartitorie deflagrate nelle complesse trattative di questi giorni. C'è tanta Forza Italia (12 dicasteri su 21), partito personale ma sempre più nazionale. C'è molta Lega Nord (i 4 dicasteri previsti) e in particolare molta rappresentanza trasversale del mitico Nord-Est. C'è un po' di "Lega Sud" (i 2 ministri siciliani Alfano e Prestigiacomo, il napoletano Vito e il pugliese Fitto).<br />
C'è altrettanta Alleanza nazionale (che ottiene le 4 poltrone richieste, anche se una di queste non contempla l'ambito "portafoglio"). Ci sono meno donne del previsto, solo 4, anche se con due curiosi esordi, Gelmini e Meloni. E c'è anche uno strapuntino offerto in premio alla fedeltà post-democristiana, con l'attuazione del programma affidata a Rotondi.<br />
Insomma, c'è la fotografia puntuale di quella nuova "destra corporata" (come l'ha efficacemente definita Edmondo Berselli) che ha stravinto il 13 aprile e che, sia pure con sfumature e accenti diversi, si riconosce nel suo leader, indiscusso e incontrastato, federatore di tutti i suoi simboli e conciliatore di tutte le sue identità.<br />
Se si guarda all'alchimia politica, non si può non notare che i fedelissimi del capo, e non per caso, coprono tutti i ruoli-chiave. O per provata e riconosciuta competenza, come nel caso di Giulio Tremonti all'economia. O paradossalmente per il suo esatto contrario, come nel caso di Angelino Alfano alla Giustizia. Nel confronto delicato con i contribuenti, come nello scontro avvelenato con i magistrati, non c'è spazio per personalità autonome, o esterne all'inner circle del Cavaliere. Anche a costo di scelte francamente fiacche e discutibili, com'è appunto quella di Alfano. Probabilmente non sa niente di Csm e di snellimento del processo civile, anche se evidentemente deve sapere molto delle urgenze processuali del suo "principale".<br />
Ma allo stesso tempo, non si può non notare che i ministeri cruciali sui quali si giocherà la legislatura, le Riforme e gli Interni, sono in mano al Carroccio. Umberto Bossi avrà le leve della nuova legge elettorale (probabilmente imposta dal referendum voluto dal popolo sovrano) e del nuovo federalismo fiscale (sicuramente preteso dal popolo padano). Roberto Maroni avrà in mano le leve della sicurezza e dell'immigrazione, i due nervi più sensibili per i cittadini-elettori, sui quali si è giocato l'esito della partita elettorale appena conclusa. Questa impronta leghista, al di là della natura presidenzialista e quasi "cesarista" di questo governo, è destinata a influire non poco, sui possibili esiti della legislatura e sui futuri equilibri della maggioranza.<br />
Ma il potere è il miglior cemento per un centrodestra che ha vinto con 11 punti di vantaggio sul centrosinistra. E la sensazione, nonostante i potenziali conflitti che pure ci saranno a Palazzo Chigi e fuori, è che stavolta l'uomo di Arcore, solo al comando, vorrà davvero provare ad incarnare un'era di "bipolarismo morbido", inedita per il Paese, e di "populismo mite", inconsueta per il leader. E il governo che da oggi comincerà la sua navigazione rispecchierà queste intenzioni. Oscillerà tra surplace e fine tuning. Qualche strappetto riformatore qua e là (soprattutto sul federalismo e sulla Pubblica amministrazione) e per il resto un po' di benevola "manutenzione" (soprattutto sui conti pubblici e sulle tasse).<br />
È ancora presto per dire se sarà davvero una legislatura costituente (anche se le premesse, e le promesse, ci sarebbero tutte). Ma una cosa è sicura. Berlusconi non si metterà in guerra con nessuno. Né con l'opposizione, né meno che mai con il Paese. È una metamorfosi funzionale ai suoi corsi anagrafici e ai soprattutto ai suoi percorsi politici. Ha 72 anni. Vuole passare alla storia, da statista repubblicano. E punta dritto al Quirinale, la sua "magnifica ossessione". Questo governo, così piatto eppure resistente, per l'Italia può anche non servire granché. Ma per il Cavaliere sembra proprio un perfetto trampolino di lancio, costruito proprio con quell'unico scopo: il grande salto verso il Colle. Visti i dolorosi tormenti del Pd, stavolta non si vede chi possa fermarlo. </p>
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<title><![CDATA[BERLUSCONI IV - visto da destra (((&gt;]]></title>
<link>http://lasintesi.wordpress.com/?p=6</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 12:58:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara Jato</dc:creator>
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<description><![CDATA[SENZA RISERVE - Il Giornale, 8  maggio 2008
(Mario Giordano)
Diventa ministro una ragazza nata nel 1]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>SENZA RISERVE - Il Giornale</strong>, 8  maggio 2008</p>
<p>(Mario Giordano)</p>
<p>Diventa ministro una ragazza nata nel 1977. Giorgia Meloni ha 31 anni, tre in meno del nostro Giornale, non è mai andata a nanna dopo Carosello e quando è crollato il muro di Berlino frequentava appena le medie. Anche questo è un piccolo segno di rottura col passato. Ce ne sono tanti, per la verità, a salutare il battesimo del governo Berlusconi. Quasi come una conferma di quella voglia di novità espressa dagli elettori il 13-14 aprile. <!--more-->È nuovo il metodo scelto dal premier, cioè quello di accettare l’incarico senza riserve e leggere la lista dei ministri subito dopo l’incontro col Capo dello Stato. È nuova la decisione di ridurre il numero delle poltrone (dalle 103 di Prodi alle 60). E sono nuovi anche molti dei volti che entrano nell’esecutivo: ben 13 new entry e quattro ministri che non hanno ancora compiuto 40 anni. A uno di loro, Angelino Alfano, fra l’altro è affidato uno dei compiti più difficili, quello della Giustizia. Una scelta coraggiosa. È stata coraggiosa anche la scelta di altri due giovani Luca Zaia (40 anni appena compiuti) e Mariastella Gelmini, in settori strategici come l’Agricoltura e l’Istruzione. Sono due sgobboni, tosti, tenaci, cresciuti sul territorio e dunque al di fuori di ogni logica di palazzo. Sapranno portare una ventata di freschezza dentro quelle stanze troppo spesso infestate da burocrazie e clientele. È forte anche la squadra economica: Tremonti è una garanzia, Scajola quasi, se eviterà le chiacchiere coi giornalisti, Matteoli ha sempre dato buona prova e Sacconi era il meglio che si potesse pensare per il Welfare. Certo, non mancano alcuni dubbi: nove ministeri senza portafoglio, per esempio, sono troppi. E alcune duplicazioni di poltrone sembrano inventate più per accontentare le persone che le esigenze del Paese. Tanto per dire: c’era proprio bisogno di un ministro per l’attuazione del programma, oltre che uno per le riforme e uno per la semplificazione? Ma si tratta, per il momento, di dettagli. Nella sostanza il governo sembra fatto apposta per governare: vi parrà strano, ma non è stato sempre così. Anzi, forse è questo il primo vero e proprio governo Berlusconi, davvero senza riserve (e non solo per il protocollo del Quirinale): senza riserve mentali, senza riserve politiche, senza riserve personali. Un governo che mantiene le promesse, completa la svolta chiesta dagli elettori e dunque aumenta le responsabilità di chi lo guida. Speriamo per il Paese che aumenti pure le sue possibilità di successo.  Tratto da: <a href="http://www.ilgiornale.it">www.ilgiornale.it</a><!--more--></p>
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