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	<title>a-futura-memoria &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "a-futura-memoria"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 16:48:06 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA["I Maiali sono più uguali degli altri"]]></title>
<link>http://solomnibuslucet.wordpress.com/?p=1182</link>
<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 14:49:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>chicca</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono la Chicca. Come è accaduto altre volte, scrivo sul blog della Giulia mentre lei se ne sta all]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Sono la Chicca. Come è accaduto altre volte, scrivo sul blog della Giulia mentre lei se ne sta all’estero, in vacanza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Io e molti amici siamo stati alla <a href="http://solomnibuslucet.wordpress.com/2008/06/29/contro-le-leggi-canaglia/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><span style="color:#99ccff;">manifestazione di piazza Navona</span></span></a> dell’8 luglio contro le “leggi-canaglia” e in difesa della Costituzione. La Julie non c'era fisicamente perchè era  <a href="http://solomnibuslucet.wordpress.com/2008/07/06/finalmente-si-parte/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">già partita</span></span></a>,  ma era con  noi idealmente  condividendo pienamente  il bisogno di  essere contro quanto sta  illegalmente  accadendo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Di tale manifestazione, naturalmente l’informazione ne ha dato una immagine sfigurata oppure l’ha snobbata. Al Tappone l’ha definita “monnezza”.<br />
Invece è stato un successo.<br />
“Per la prima volta <strong>si sono fuse in una cinque piazze</strong> che finora si erano soltanto sfiorate: quella di <strong>Di Pietro</strong>, quella di molti <strong>elettori del Pd</strong>, quella della <strong>sinistra cosiddetta radicale</strong>, quella dei <strong>girotondi</strong> e quella dei <strong>grillini</strong>, non sempre sovrapponibili. E un minimo di rigetto era da mettere in conto. Ma è stata una bella piazza plurale, sia sotto che sopra il palco: idee, linguaggi, culture, sensibilità, mestieri diversi, uniti da un solo obiettivo. <strong>Cacciare il Caimano</strong>.” (M. Travaglio, <a href="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1966218" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><em><span style="text-decoration:underline;">Piazza Navona e le cose che non si possono dire</span></em></span></a>)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">A partire dalla manifestazione di Navona e ricordando il famoso romanzo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_fattoria_degli_animali" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">La <span> </span><em>fattoria degli animali</em></span></span></a> di George Orwell, il caro Travaglio ha coniato un altro slogan molto efficace riguardo la nostra attuale situazione: "I Maiali sono più uguali degli altri". Come non condividerlo?!<br />
Il suo intervento di ieri a “<a href="http://www.beppegrillo.it/iniziative/passaparola/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">Passaparola</span></span></a>” prende in considerazione i possibili sviluppi della parola chiave di questi tempi: <strong>immunità</strong>. Vale, come sempre, la pena di ascoltarlo o leggerlo.<br />
Lo riporto:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/zlUKsxsfnJ8'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/zlUKsxsfnJ8&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Il testo dell’intervento:</span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;">Buongiorno a tutti</span></em><span style="font-family:Verdana;">. Questa è stata un'altra grande settimana per l'<strong>informazione italiana</strong>. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona c'era poca gente, mentre Piazza Navona era piena l'8 luglio.<br />
</span><!--more--><span style="font-family:Verdana;"> Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona si è fatto un grosso favore a Berlusconi, poi Berlusconi ha smentito chiamando spazzatura chi ha manifestato contro di lui. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona si è insultato e vilipeso il Capo dello Stato, il capo di uno Stato straniero cioè Papa Ratzinger, il povero Veltroni. Invece ci si è dimenticati di parlare dell'argomento che aveva dato il via alla manifestazione cioè le <strong>leggi canaglia</strong> e, in realtà come tutti sanno, si è parlato quasi esclusivamente di Berlusconi, del Caimano e delle sue leggi canaglia e se si è parlato di altri è perchè gli altri sono i suoi volontari o involontari alleati e aiutano meglio a spiegare la sua resistibile terza ascesa o meglio seconda resurrezione. Ci hanno raccontato che la gente scappava spaventata da Piazza Navona invece non se n'è andato nessuno. Che la gente non applaudiva, mentre in realtà <strong>applaudiva entusiasta</strong>. E alla fine ci hanno raccontato che per il cittadino italiano le priorità non sono queste, il cittadino italiano se ne infischia della giustizia, della legalità, della legge uguale per tutti. E' indifferente al lodo Alfano sull'immunità delle quattro cariche dello Stato o meglio a seguire Berlusconi, che definisce le manifestazioni "spazzatura", le alte discariche dello Stato. Poi, per fortuna, è uscito, molto nascosto sul Corriere della Sera, con un titoletto piccolo, un sondaggio di Renato Mannheimer che dimostra quanto segue: gli italiani, per <strong>il 29.4%, hanno condiviso la manifestazione</strong>. Badate che gli italiani rispondevano non su quello che è effettivamente accaduto perchè i telegiornali e i giornali non hanno raccontato quello che è effettivamente accaduto ma quello che volevano far credere che fosse accaduto. Bene, anche su quell'immagine completamente distorta di un'orgia di insulti, di attacchi, di violenze, di oltraggi alla democrazia e alle istituzioni, un terzo degli italiani si è detto favorevole. La cosa più stupefacente è che di questo terzo degli italiani che erano favorevoli alla manifestazione così com'è stata presentata ci sono un elettore del Partito Democratico su due - il 48% - e solo un terzo degli elettori del Partito Democratico ha seguito Veltroni nella sua dissociazione totale - tra l'altro non si capisce bene da cosa si dissocia perchè non si è mai associato, questi qua che prendono le distanze senza mai essere stati vicini fanno abbastanza ridere. Ma addirittura che quella piazza, quella manifestazione contro le leggi canaglia, <strong>contro l'immunità per le alte cariche</strong>, contro la legge bavaglio sulle intercettazioni e la libertà di stampa, contro il blocca processi, è piaciuta al 22% degli elettori leghisti - un elettore leghista su cinque - ed è piaciuta al 12% degli elettori del Popolo delle Libertà, cioè del partito di Berlusconi e di Fini. La piazza, a differenza dei leader del centrosinistra, è riuscita a parlare a una parte importante e a convincere una parte importante degli elettori del centrodestra. Questa è la realtà rispetto alle fantasie, agli incantesimi messi in moto dal sistema mediatico alla greppia dei partiti. Abbiamo, per fortuna, affermato che in questa democrazia malfamata, sempre più menomata, c'è qualcuno che vuole ancora esercitare fino in fondo non il suo diritto all'insulto - perchè nessun insulto è stato lanciato - ma il suo diritto alla critica anche forte come avviene nelle democrazie: più alta è la poltrona dove il politico si siede, più ampio è il diritto-dovere di critica che hanno i cittadini, gli intellettuali, gli scrittori, i comici, i falegnami, i salumieri o chiunque voglia esercitarlo. La libertà di parola non è stata conquistata al prezzo del sangue per <strong>applaudire il potere</strong>, perchè quel tipo di libertà di parola c'è anche nelle tirannidi. La libertà di parola è stata conquistata al prezzo del sangue per poter criticare il potere e la satira, con il suo linguaggio, può fare molto di più rispetto alla critica - magari spesso paludata - dei professori, degli intellettuali e dei giornalisti. La satira si è sempre potuta permettere ciò che gli altri non si potevano permettere, proprio perchè <strong>la satira è la satira</strong>. Come dice Daniele Luttazzi, la satira fa esattamente quel cazzo che le pare, l'unico limite è il codice penale. Insomma, abbiamo affermato il diritto di critica e lo abbiamo esercitato fino in fondo. E' il contrario del diritto all'applauso ed è la ragione per cui le democrazie si distinguono dalle dittature, dove è possibile parlare per applaudire il potere ma non per criticarlo. Nelle democrazie si possono fare entrambe le cose senza, in teoria, subire conseguenze. Che cosa è accaduto? Questo sondaggio <strong>non ha suscitato nessun dibattito</strong>, è stato immediatamente accantonato perchè gli elettori, quando si dimostrano maturi, debbono essere criminalizzati, occultati, bisogna fare in modo che la gente non sappia di essere un popolo matura, quando si comporta in maniera matura. Quindi quando arrivano buone notizie dai sondaggi, per i cittadini, vengono nascoste. La teoria è sempre la stessa: <strong>i partiti hanno sempre ragione</strong>, la gente se segue i partiti bene se no ha torto, non capisce, va educata. Va educata al culto dell'impunità, della legge diseguale per tutti, delle violazioni della Costituzione. Va abituata, poco alla volta. Va tenuta in uno stato di torpore per evitare che si svegli, che capisca, che reagisca e anche che si incazzi visto quello che sta succedendo. Da questo punto di vista è spettacolare quello che accade a meno di una settimana dalla manifestazione, cioè che i partiti sono tornati a fare esattamente quello che facevano due-tre anni fa prima dell'uscita del libro "La Casta", prima del V-Day, prima di tutta la polemica salita dal basso nei confronti di una classe dirigente ormai chiusa, autoreferenziale, che parla soltanto a se stessa e di se stessa... </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Ne è dimostrazione questo spettacolare convegno indetto da Massimo D'Alema, questo <strong>Andreotti perdente</strong>, che ritorna continuamente, ciclicamente dalle sue ceneri ma non riesce mai a vincere un'elezione a differenza di Andreotti che, se non altro, le elezioni le sapeva vincere. Questo è un Andreotti, perchè è eterno, ma è un perdente perchè non ha mai vinto niente. Ora ha lanciato un'idea davvero da leccarsi le dita: partire con un bel dibattito sulla <strong>riforma elettorale alla tedesca</strong>! Un tema appassionante: chiunque frequenti bar, cinema, metropolitane, autobus sente un chiacchiericcio, la gente non parla d'altro! "A quando un sistema tedesco? Evvai, finalmente! Torna D'Alema e ci darà il sistema tedesco!" E tutti a parlare del sistema tedesco come se fosse il problema numero uno del Paese. Perchè? Perchè costoro ritengono che, dato il salvacondotto a Berlusconi con il lodo incostituzionale Alfano, lodo che ancora prima di essere firmato già ci hanno fatto sapere dal Quirinale che verrà firmato, anche se tutti scrivono e sanno che è incostituzionale, adesso la Casta si può rimettere comoda. Perchè? Per il passo successivo. Ne parlano già i giornali, c'è un altro genio del centrosinistra, tale Mantini... bisogna <strong>dare l'immunità anche agli altri</strong>. Perchè soltanto a Berlusconi e agli altri no? Tra l'altro oggi hanno arrestato Del Turco con mezza giunta della regione abruzzese. Anche questo è ciclico: già nel '93 fu arrestata in blocco e l'andarono a prendere con l'accalappiacani, li portarono tutti in galera per abuso d'ufficio e infatti si dovette depenalizzare l'abuso d'ufficio per tirarli fuori dal processo. Purtroppo uno restò dentro lo stesso. Era il presidente Salini, aveva anche una condanna per falso, non solo per abuso, e dato che con la condanna non poteva più fare il presidente della regione, nemmeno il consigliere regionale ma neanche il sindaco del suo paese, il presidente della sua provincia, nemmeno il consigliere circoscrizionale, si decise di promuoverlo in Parlamento. Voi sapete che con una bella condanna <strong>non si può più entrare negli enti locali</strong> ma nel Parlamento nazionale si. Quindi tornò trionfalmente in Parlamento da pregiudicato, perchè non gli era mai capitato da incensurato. Ce lo portò Forza Italia, poi Mastella lo vide e, invidioso - voi sapete che Mastella quando vede un pregiudicato in un altro partito gli viene subito voglia di abbracciarlo e di portarlo da se - riuscì a convincerlo e a portarlo nell'Udeur. Adesso hanno arrestato Del Turco, degno successore di questo Salini. Non sappiamo ovviamente come andrà il processo, si parla addirittura di una tangente di 6 milioni di euro - cosa volete che sia? Sarebbe il caso di bruciare le tappe. Tanto lo sappiamo che se dovessero, sventuratamente, condannarlo o dichiararlo colpevole ma salvo per prescrizione come spesso è accaduto - Andreotti, Berlusconi, D'Alema stesso sono tutti prescritti eccellenti - poi lo porterebbero in Parlamento per premiarlo. Allora, io direi: <strong>è inutile fare il process</strong>o. Invece di processarlo, rinviarlo a giudizio, fare le indagini, fare le udienze che costano un sacco di soldi, facciamo così: dichiariamolo immediatamente parlamentare di diritto. Evitiamo questa lunga fase di perdita di tempo che è il processo: quando uno viene arrestato per tangenti va di diritto al Parlamento nazionale. Potrebbe essere una riforma che snellisce le procedure giudiziarie, libera i magistrati da questi processi inutili che vengono fatti ai pubblici amministratori e ai politici, tanto lo sappiamo che se lo condannano lo promuovono al Parlamento. E' inutile aspettare: <strong>promuoviamolo subito</strong>! Diamolo già per condannato e promuoviamolo subito, visto che la sanzione accessoria in caso di condanna per tangenti di solito è un seggio sicuro alla Camera o al Senato. L'alternativa, naturalmente, è il ritorno all'immunità parlamentare come ai bei tempi di Tangentopoli, quando i parlamentari se ne stavano trincerati nel loro castello, alzavano tutti i ponti levatoi onde evitare che potessero entrare Carabinieri, Polizia o Guardia di Finanza: non sia mai che le forze dell'ordine o il magistrato violino il sacro suolo del Parlamento e quindi gettavano olio bollente sotto forma di dinieghi dell'autorizzazione a procedere ai magistrati che volevano perseguire i parlamentari per reati comuni. Questo sarebbe il replay di <strong>una scena già vista</strong> e già se ne sta parlando. A questo punto io dico: ma perchè limitare l'immunità parlamentare soltanto a mille uomini politici, quelli che hanno avuto la fortuna di autonominarsi nell'ultima legislatura? Perchè tener fuori, ad esempio, i presidenti delle regioni? Abbiamo Del Turco in carcere, Cuffaro che, poveretto, è dovuto scappare quando è stato condannato per favoreggiamento di alcuni mafiosi e quindi ha trovato rifugio al Senato, abbiamo Bassolino che è stato rinviato a giudizio per lo <strong>scandalo della monnezza</strong>, abbiamo un altro ex presidente di regione, Fitto, che poco prima che chiedessero il suo arresto ha trovato scampo alla Camera e adesso è anche ministro - perchè non ci facciamo mancare nulla -, abbiamo il presidente della Regione Lombardia Formigoni ancora imputato - hanno proprio chiesto la sua condanna pochi giorni fa per lo scandalo della fondazione Bussolera Branca. Altri magari ne verranno, non poniamo limiti alla Provvidenza: abbiamo indagato anche il Presidente della Regione Basilicata nelle indagini di De Magistris, abbiamo una Regione come la Calabria che ha 33 consiglieri su 50 sotto inchiesta, sotto processo o già condannati - sono il 66% - compreso il Presidente Loiero, anche lui pluriindagato. Allora facciamo così: facciamo <strong>un'immunità parlamentare extra-large</strong> che abbracci anche tutti gli amministratori locali. Si potrebbe arrivare addirittura al numero di 400.000: voi sapete che, secondo il libro "La Casta", coloro che vivono di politica in Italia fra incarichi elettivi, incarichi di giunta e consulenze, sono <strong>400.000</strong> le persone che vivono a spese nostre di politica. Potremmo stabilire che queste 400.000 persone possono fare o aver fatto tutto quello che vogliono ma il patentino di politici gli regala l'immunità, così almeno non si parlerà più di privilegi per quelle quattro alte cariche, tre delle quali tra l'altro ancora non hanno processi e quindi non si è capito per quale motivo vengano immunizzate. Così facendo, si farebbe qualcosa di un po' più equo perchè effettivamente è un po' poco ripristinare l'immunità soltanto per mille parlamentari lasciando tutti gli altri alla mercè dei magistrati. In fondo, come il Cavaliere ha bisogno di serenità, di tranquillità e anche di tempo per potersi fare i cazzi suoi senza che i magistrati lo disturbino con dei processi, è giusto che anche un sindaco, un presidente di circoscrizione, un consigliere provinciale abbiano la giusta serenità e il giusto tempo per farsi a loro volta i cazzi propri derubandoci. <strong>Rendiamoli immuni tutti</strong>, creiamo una categoria di immunodeficienti acquisiti o immunodelinquenti acquisti. Come diceva il grande Claudio Rinaldi su L'Espresso, l'autorizzazione a procedere, in Italia, diventa immediatamente autorizzazione a delinquere. Sappiamolo, che se vogliamo delinquere tranquillamente dobbiamo almeno arraffare un posticino in un consiglio comunale, altrimenti pazienza: ci rassegniamo a fare il ruolo dei derubati, che tra l'altro è il ruolo che esercita ciascuno di noi da decine e decine di anni a seconda della nostra data di nascita. Ecco, l'importante è sapere - e lo stanno già facendo - che quando ci verranno a raccontare di una volta, ai tempi belli, quando la Costituzione veniva rispettata c'era l'immunità parlamentare che metteva al riparo i parlamentari dalle indagini, mentono. Nel senso che l'immunità parlamentare come la raccontano loro <strong>non è mai esistita</strong>. L'immunità parlamentare intesa come scudo spaziale che protegge il parlamentare dalle indagini non è mai esistita nel Parlamento italiano. Esisteva un'altra cosa, molto diversa, molto più limitata che era l'<strong>autorizzazione a procedere</strong>. Cosa vuol dire? Che un magistrato, prima di poter indagare su un politico doveva chiedere al Parlamento se avesse nulla in contrario. Il Parlamento non poteva bloccare l'indagine: aveva il dovere di concedere l'autorizzazione a procedere, salvo un caso eccezionale, cioè che ci fossero le prove che quell'indagine a un parlamentare aveva finalità politiche. Cioè, non c'erano elementi di accusa - non avevano trovato soldi, non avevano trovato prove, non avevano testimoni, non avevano collaboratori, non avevano chiamate in correità - ma avevano semplicemente un teorema che faceva pensare a una persecuzione. Cioè non c'erano i soldi a Mills, non c'era la lettera di Mills che dice "<strong>Mr. B. mi ha dato i soldi</strong>", non c'erano le telefonate di Berlusconi a Saccà che mercanteggia ragazze in cambio di soldi o di senatori che fanno il ribaltone, non c'erano telefonate di politici che scalavano banche. Ecco, non c'era niente se non, appunto, un'invenzione di un magistrato probabilmente politicizzato che voleva colpire questo parlamentare per finalità politiche. Su chi era ritagliata questa norma? Era ritagliata su eventuali esponenti dell'opposizione che, magari, avessero fatto qualche gesto un po' estremo: una denuncia pubblica un po' esagerata, un blocco stradale, un'occupazione delle terre, un picchettaggio, uno sciopero, una manifestazione in ferrovia per bloccare i treni a fini dimostrativi, un'obiezione di coscienza in piazza come quelle di Pannella che distribuiva gli spinelli contro il proibizionismo. Cose di questo genere: indagini su reati politici magari fatti da magistrati che, si temeva nel '46-'48 da parte dei <strong>Padri Costituenti</strong>, fossero talmente omologati, asserviti alla cultura, al ceto sociale del potere, del governo da poter fare un servizio al governo per liberarlo da qualche oppositore scomodo. Questa era la "ratio" di questa norma. Tant'è che finchè il Parlamento è stata una cosa seria questa norma è stata usata con estrema prudenza. Poi si cominciò a svaccare: negli anni Settanta e Ottanta, quando partirono seriamente le indagini sulla corruzione, sui rapporti mafia-politica, quell'autorizzazione a procedere cominciò a essere negata noi in quei casi eccezionale, quando la Costituzione prevedeva che potesse essere negata, ma quasi automaticamente, quasi sempre per coprire indagini che di persecutorio e politico non avevano niente ma in compenso avevano i soldi, i <strong>rapporti con la mafia</strong>, tutte le accuse, tutte le prove e i riscontri. Si diceva che c'era comunque un fumus persecutionis e si negava l'autorizzazione a procedere. Lo scandalo era tale che la gente non ne poteva più, tant'è che nel '92 questi signori erano asserragliati nel Palazzo non solo per proteggersi dai giudici ma anche per proteggersi dai loro stessi elettori che, avendo scoperto come usavano il potere, volevano fargli la pelle. Qualcuno ricorderà degli episodi molto spiacevoli come <strong>lanci di monetine</strong>, politici inseguiti per le strade al grido di "ladro! ladro!". Fu l'ultimo momento felice di una democrazia dove i cittadini ancora avevano a cuore le sorti del proprio futuro e andavano a dire quello che pensavano direttamente ai loro rappresentanti. A quel punto, nel tentativo di recuperare un minimo di credibilità, il Parlamento si spogliò di quell'istituto che era diventato abusivo. Un po' come adesso che votano per il loro vicino - fanno i pianisti - e fanno una legge per impedirsi di votare per il loro vicino. Si rendevano conto che la tentazione era troppo forte: o facevano una legge per tagliarsi le mani oppure quelle mani avrebbero continuato ad usarle per rendersi immuni. Quindi, con legge Costituzionale, fu abrogata l'autorizzazione a procedere per le indagini. Rimase, naturalmente, per l'arresto - non si può arrestare nessun parlamentare senza il consenso del Parlamento -: <strong>il Parlamento non da mai il consenso</strong>. Proprio l'altro giorno il Parlamento ha negato l'autorizzazione all'arresto per il senatore del Popolo delle Libertà Nicola De Girolamo, eletto nella circoscrizione Europa candidandosi all'estero e dichiarando di essere residente in Belgio, mentre non era per niente vero. Cioè, si è travestito da straniero mentre risiedeva assolutamente non in Belgio. Stiamo parlando di una truffa agli elettori, se fosse dimostrata, ma essendo lui stato eletto non può essere arrestato. Quindi, per l'arresto la negano sempre perchè ci vuole ancora l'autorizzazione a procedere. Per le intercettazioni la negano sempre perchè ci vuole ancora. D'altra parte, a nessun magistrato verrebbe in mente di avvertire un parlamentare dicendo "guarda, ti stiamo per intercettare, tant'è che chiediamo a te e ai tuoi amici o compari il permesso di intercettarti". O si fa a sorpresa o non si fa. Idem per quanto riguarda le perquisizioni. Rimase, quindi, l'autorizzazione salvo che per fare le indagini. Poi rimase un ambito di insindacabilità quando parli nell'ambito delle tue funzioni o quando voti nell'esercizio delle tue funzioni. Non ti posso processare perchè hai votato in un modo anzichè in un altro, in Parlamento, e non ti posso processare nemmeno quando hai parlato da parlamentare, facendo una denuncia, un esposto, un'interrogazione parlamentare. Anche di questo si è stra-abusato facendo rientrare nelle esternazione nell'esercizio delle funzioni tutta una serie di insulti - pensate a Sgarbi mentre insulta mezzo mondo: finchè era parlamentare si piccava di essere immune dalle conseguenze degli insulti. Lui insulta un cittadino e quello non può avere giustizia. Il cittadino critica lui e lui lo querela, perchè "<strong>io so' io e voi non siete un cazzo</strong>", come diceva giustamente il Marchese del Grillo citando Gioacchino Belli. Ecco, questa immunità c'è in quasi tutti i Paesi solo che per le parole dette e per i voti espressi, mentre l'immunità che vogliono ripristinare è pessima, nel senso che mette al riparo, preventivamente, il parlamentare da indagini che possono riguardare reati comuni, reati legati alla funzione, reati commessi durante l'esercizio del mandato parlamentare ma anche prima. E' quindi l'autorizzazione a delinquere, <strong>l'incentivo a delinquere</strong> e poi a buttarsi in Parlamento. Oppure, l'incentivo a quelli che già stanno in Parlamento a delinquere impunemente perchè tanto poi si nega l'autorizzazione a procedere. Il fatto che la vogliano ripristinare e che abbiano dichiarato di volerla ripristinare perchè così non sarebbe nemmeno necessario il lodo Alfano, in quanto Berlusconi verrebbe coperto dall'immunità anche retroattivamente per i processi già cominciati prima - che si bloccherebbero insieme a quelli di Dell'Utri, di Cuffaro, di tutti gli esponenti di centrodestra e centrosinistra che abbiamo raccontato nel libro "Se li conosci li eviti" - vuol dire che non vogliono ripristinare quello che i Padri Costituenti avevano istituito, cioè quella possibilità eccezionale di bloccare le indagini persecutorie per fini politici. Vogliono ripristinarne la versione che loro avevano trasformato in un abuso, quella che automaticamente bloccava i processi. Perchè evidente che mai, nemmeno col vecchio articolo 68 della Costituzione abolito nel '93, si sarebbe potuto pensare di bloccare il processo Mills o il processo Saccà. Per quale motivo? Perchè il processo Saccà è pieno di prove e le hanno fornite proprio Berlusconi e Saccà con le loro telefonate, non c'è ombra di politica in tutto quello perchè sono loro che parlano! Dove sta il <strong>fumus persecutionis</strong>? Sono loro che si sono incastrati da soli con le loro parole. Allo stesso modo mai il processo Mills potrebbe essere bloccato in base all'articolo 68 reintegrato com'era prima del '93 perchè nel processo Mills c'è la confessione di Mills al suo commercialista nella quale dice appunto "Mr. B. mi ha fatto avere 600.000$ in cambio della mia testimonianza falsa o reticente". Quella che loro vogliono ripristinare non è la norma dei nostri Padri Costituenti, che oggi non ha più nessun senso perchè per fortuna non abbiamo più una magistratura asservita al governo che potrebbe colpire uomini dell'opposizione, ma abbiamo l'esatto contrario. Un governo che vorrebbe bloccare le indagini della magistratura contro membri del governo, non contro membri dell'opposizione. Una magistratura accusata di essere troppo indipendente dal governo e dalle maggioranze del momento. Prepariamoci, naturalmente, perchè io credo che ci proveranno e probabilmente ci riusciranno: c'è un ampio consenso trasversale, credo che finora soltanto Di Pietro abbia detto che dell'<strong>immunità non se ne parla</strong> neanche mentre nel centrosinistra ci sono vaste aree di permeabilità a questo richiamo della foresta. Tutti immuni e non se ne parla più. Tant'è che il PD vuole allearsi con l'UDC che viene sempre presentato come il partito dell'avvenente Casini e ci si dimentica che l'UDC non esisterebbe se non avesse <strong>Cuffaro e i suoi amici degli amici</strong> in Sicilia e se non ci fosse quell'altra praeclara figura di moralità pubblica che è Lorenzo Cesa, leader dell'UDC molto attivo - come voi sapete - anche in Calabria, vedi indagini di De Magistris che adesso stanno smontando i suoi cosiddetti colleghi. Quindi, parlano di legge elettorale tedesca, parlano di dialogo con l'UDC, preparano un'immunità urbi et orbi, plenaria in secula seculorum. Come se il libro "La Casta" non fosse uscito, come se i V-Day non ci fossero mai stati per la classe politica. Per fortuna, come abbiamo detto, per i cittadini "La Casta" è un libro importante, <strong>il V-Day è una cosa importante</strong>, manifestazioni come quelle di Piazza Navona sono applaudite da un terzo degli italiani, dalla metà degli elettori del PD e addirittura da un quinto degli elettori della Lega e da un decimo di quelli del centrodestra. Insomma, gli elettori sono qualche chilometro più avanti della nostra classe dirigente, basta semplicemente non farli sentire soli e non farli sentire stupidi. Fargli capire che pensare così e sentire così è cosa buona e non cosa di cui vergognarsi. Come al solito, passate parola e prepariamoci a un autunno di referendum. Grazie. (<a href="http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1970247.html" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">QUI</span></span></a>)<br />
</span></p></blockquote>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"> </span></p>
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<div style="text-align:center;"><img src="http://solomnibuslucet.wordpress.com/files/2008/02/brown.jpg" alt="brown.jpg" /></div>
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<title><![CDATA[CVD (Come Volevasi Dimostrare)]]></title>
<link>http://solomnibuslucet.wordpress.com/?p=1164</link>
<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 21:45:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>julie</dc:creator>
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<description><![CDATA[Eccoci qui.
I conti cominciano a tornare. Nei giorni scorsi quell’innominabile che sta a capo del ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Eccoci qui.<br />
I conti cominciano a tornare.</span><span style="font-family:Verdana;"> Nei giorni scorsi quell’innominabile che sta a capo del governo andava blaterando che pm, giudici e magistratura erano il cancro del paese, da qualche parte ho letto anche che ha affermato che erano la “metastasi della democrazia”.<br />
Ora si inizia a capire il perchè s'è dato tanto da fare.<br />
<em>L’Espresso</em> pubblica oggi certe intercettazioni, che stando al decreto sulla sicurezza fra un po’ non dovrebbero più essere pubblicate.<br />
Prima che qualcuno le faccia scomparire, meglio che me le riporti interamente sul blog, a futura memoria di un cialtrone e i suoi compari.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Da <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Silvio-segreto/2030911&#38;ref=hpstr1" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><em><span style="text-decoration:underline;">L’Espresso</span></em></span></a>:</span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-family:Verdana;">Silvio segreto</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">di Marco Lillo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-family:Verdana;">Gli scambi politico-affaristici con il dirigente Rai Saccà.  La supervisione sulle scelte Mediaset.  Dalle intercettazioni di Napoli emergono le trame riservate di Berlusconi</span></strong><strong><span style="font-family:Verdana;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-family:Verdana;">TUTTE LE TELEFONATE:</span></strong><span style="font-family:Verdana;"> <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Le-intercettazioni:-leggi-e-ascolta/2031023" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>LEGGI E ASCOLTA</strong></span></span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Le-intercettazioni:-leggi-e-ascolta/2031023"><strong></strong></a>Non è possibile che il produttore di fiction Valsecchi ha 50 milioni di euro di contratto quadro e lui niente. Ma insomma, qui si tratta di fare un contratto quadro che per lo meno sia di 30 milioni di euro all'anno per tre anni anche a Guido De Angelis...".</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">A parlare così in un'intercettazione telefonica agli atti della Procura di Napoli non è il direttore della fiction di Mediaset, Giancarlo Scheri. Nemmeno il direttore generale del gruppo Alessandro Salem. L'uomo che sta spiegando come suddividere la torta tra i produttori di serie televisive per Mediaset, riequilibrando le quote tra loro, è uno dei membri dell'Autorità garante delle Comunicazioni, Giancarlo Innocenzi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">E il suo interlocutore, il destinatario di quel consiglio, come lui stesso racconta al telefono, è Silvio Berlusconi. E sarà poi lo stesso Cavaliere a mettere in pratica quel suggerimento, girandolo a suo figlio Piersilvio e a Salem in un incontro ad Arcore. Queste intercettazioni, che smontano la teoria di Berlusconi sul suo totale disinteresse sulla gestione di Mediaset, fanno parte delle 9 mila telefonate depositate nell'inchiesta napoletana per corruzione contro il Cavaliere e il direttore di Rai fiction, Agostino Saccà. 'L'espresso' ha visto una parte di questo materiale e ha scoperto uno scenario di scambi segreti, complotti e raccomandazioni. Il tutto scandito nelle telefonate intercettate, quelle che in futuro potrebbero essere oscurate dalla legge che imbavaglia l'informazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><!--more--><span style="font-family:Verdana;">Si parte dall'intercettazione inedita (<a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2030912" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>LEGGI</strong></span></span></a>) nella quale il Cavaliere prega il direttore di RaiFiction Agostino Saccà di fare lavorare l'attrice <strong>Antonella Troise</strong> perché "sta diventando pericolosa". È il 12 settembre del 2007 quando il leader di Forza Italia chiama dalla sua residenza romana il telefonino di Saccà. Dopo un commento sulla nomina di Fabiano Fabiani (successivamente uscito di scena) a consigliere Rai ("Ho un buon rapporto con lui ", dice Silvio, "non è una sciagura") il Cavaliere entra nel vivo: "Quella pazza della Antonella Troise si è messa in testa che io la odio. Che io ho bloccato la sua carriera artistica, ed è andata in giro a dire delle cose pazzesche... Ti chiedo questa cortesia di farle una telefonata... Perché sta diventando pericolosa". Cosa possa avere di tanto pericoloso per l'uomo più potente d'Italia una giovane senza lavoro è davvero un mistero. E lo resterà fino a quando la Procura di Napoli non depositerà tutti i nastri, compresi quelli delle utenze delle ragazze, che pur non essendo indagate sono state intercettate dalla Guardia di Finanza di Napoli. Al momento i pm napoletani Paolo Mancuso e Vincenzo Piscitelli non hanno depositato quelle telefonate perché ritenute non rilevanti: probabilmente seguirà uno stralcio dagli atti e la loro distruzione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">I rapporti con le ragazze, comunque, si inseriscono in uno scenario dove le raccomandazioni sono un mezzo e non un fine. Saccà, secondo la Procura, usa il suo ruolo nella televisione pubblica e piazza le attrici segnalate per ricevere dal Cavaliere un aiuto nella sua futura attività privata ("Agostino, ti contraccambierò quando sarai imprenditore"). E anche per Berlusconi talvolta il fine ultimo sarebbe quello di convincere un politico di sinistra a passare dalla sua parte: quella che lui chiamava"operazione libertaggio".</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Se i pubblici ministeri hanno chiesto il rinvio a giudizio per Berlusconi non è certo perché raccomandava cinque attrici: oltre alla Troise, sono indicate <strong>Evelina Manna</strong>, <strong>Elena Russo</strong>, <strong>Camilla Ferranti</strong> ed <strong>Eleonora Gaggioli</strong>. Ma perché "nella sua duplice veste di leader politico e di maggiore imprenditore privato italiano del settore televisivo prometteva al direttore di RaiFiction il sostegno economico alle iniziative private che Saccà si apprestava a intraprendere".</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">"Il gioco grosso", lo definisce al telefono Saccà, quello che doveva riportare Berlusconi a Palazzo Chigi, grazie alla spallata contro Romano Prodi di un manipolo di senatori transfughi del centrosinistra. L'uomo chiave di questo 'gioco grosso' finora è rimasto nell'ombra. Si chiama Giancarlo Innocenzi , è stato sottosegretario alle Comunicazioni nel governo Berlusconi e prima ancora dirigente di Mediaset. Poi è stato nominato membro dell'Autorità garante delle Comunicazioni, ma più che un arbitro sembra un giocatore. Nell'agosto del 2007, quando il governo Prodi comincia a scricchiolare, Innocenzi entra in campo e comincia a lavorare ai fianchi il senatore del centrosinistra Willer Bordon (a sua volta intercettato durante un colloquio con Saccà per difendere la fiction di De Angelis 'Incantesimo' a rischio chiusura). Bordon ha una moglie attrice con un buon curriculum, si chiama Rosa Ferraiolo: Innocenzi mette in pista il suo amico produttore cinematografico De Angelis per farla lavorare. È lui stesso a raccontarlo il 2 agosto ad Agostino Saccà (<a href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/2444353/1/6" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>ASCOLTA</strong></span></span></a>). A stopparli è il direttore di RaiUno, Fabrizio Del Noce, per un problema di costi. E Saccà si preoccupa, teme che il capo di RaiUno racconti la vicenda della moglie di Bordon: "Perché possono capire che c'è un gioco più grosso".</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Parallelamente al 'gioco grosso', prosegue anche quello piccolo. Berlusconi raccomanda amiche per parti minori nelle fiction Rai e trova finalmente una sponda proprio nel produttore Guido De Angelis che manda a casa una attrice selezionata per merito, <strong>Sara Zanier</strong>, per fare spazio alla raccomandata del Cavaliere ("Una figura di merda", chiosa De Angelis). Ma Berlusconi apprezza. Vuole conoscere De Angelis e lo invita a pranzo per il 25 ottobre. Ma prima tocca al 'gioco grosso', a 'Inox' e 'Tex', i nomi in codice usati nelle conversazioni intercettate per definire rispettivamente Innocenzi e Willer Bordon . Subito dopo un incontro con Berlusconi, Innocenzi chiama De Angelis al telefono e racconta quello che ha detto al Cavaliere: "Dovete fare a Guido un contratto quadro che sia per lo meno di 30 milioni all'anno. Guarda c'era anche Willer". Frasi che riportano in primo piano la questione del conflitto di interessi, tanto più perché riferite a un membro dell'Authority che dovrebbe controllare Mediaset. Non solo: alla scena assisterebbe, se è vero quello che dice Innocenzi, anche un senatore dell'opposizione, Willer Bordon <strong>(<a href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/2444353/1/7" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">ASCOLTA</span></span></a>).</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Il giorno dopo tocca a De Angelis incontrare Berlusconi. Per il produttore trattamento di prima classe: pranzo a due, chiacchiere amichevoli e impegno a rivedersi al più presto ad Arcore, stavolta per discutere di lavoro. De Angelis in gioventù è stato un cantante famoso. Con il fratello ha creato il gruppo degli Oliver Onions, celebri per le colonne sonore di sceneggiati e film, come 'Sandokan' e 'Trinità'. Complice la passione della musica nasce un idillio. Guido regala il suo ultimo disco e il Cavaliere ricambia. A sera si scambiano i pareri. Con De Angelis che commenta: "Ho sentito il tuo disco. Allora, le canzoni che preferisco sono in ordine: 'Il fantasma di un amore'. 'Mi dici addio'... E tre, 'L'ultimo amore'. Sono belle. Prendono. Sono toccanti, sono...". Berlusconi è più prosaico: "Grazie; io invece ho messo su il tuo disco... e sono stato strappato dall'ascolto dalle terribili telefonate che mi venivano ieri sera dal Senato, dove li abbiamo messi sotto per ben sette volte". Poi il leader del centrodestra va al sodo e segnala un'attrice: "Se potete fare una telefonata oggi a questa Evelina Manna, perché è in uno stato di frustrazione assoluta... Se puoi chiamarla tu personalmente... dicendole che io sono intervenuto". Insomma i due si capiscono al volo. (<a href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/2444353/1/2" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><strong>ASCOLTA</strong></span></a>)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Il 6 novembre, Berlusconi fa salire De Angelis sul suo aereo personale da Ciampino a Linate poi lo porta ad Arcore in elicottero: lì parlano con i vertici di Mediaset. Pranzano insieme in quattro con il direttore generale di Mediaset, Alessandro Salem, e il vicepresidente Piersilvio Berlusconi. Il Cavaliere dice: "Dopo Valsecchi, la priorità va a Guido", Piersilvio e Salem acconsentono. Perché tutta questa attenzione? Guido De Angelis è diventato un personaggio fondamentale in entrambi i giochi che stanno cuore al Cavaliere. Il 4 novembre Berlusconi lo chiama per dirgli: "Senti, per le fanciulle mie, ti ringrazio, le avete convocate credo, tutte quelle che vi ho dato?". E lui risponde: "Sì, tutte tranne una. Perché ti volevo chiedere l'impegno... Sai queste vogliono fare tutte le dive". Ma non è solo quell'aspetto a intrigare il Cavaliere. La sera prima del meeting di Arcore, il 5 novembre 2007, Giancarlo Innocenzi racconta a Guido De Angelis che il presidente lo ha chiamato a mezzanotte e mezza per sapere se riusciranno a convincere Tex Willer. Tanta fatica per nulla. A far cadere il governo, poi, ci penserà da solo Clemente Mastella (<a href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/2444353/1/4" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>ASCOLTA</strong></span></span></a>).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">(26 giugno 2008 )</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://solomnibuslucet.wordpress.com/files/2008/02/brown.jpg" alt="brown.jpg" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ARRESTATECI TUTTI!]]></title>
<link>http://solomnibuslucet.wordpress.com/?p=1145</link>
<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 16:57:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>julie</dc:creator>
<guid>http://solomnibuslucet.wordpress.com/?p=1145</guid>
<description><![CDATA[
In ritardo, come al solito, perché lo guardo sul pc quando mi va, ho visto Ballarò.
Sono rimasta ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><a href="http://solomnibuslucet.files.wordpress.com/2008/06/berlumostri.jpg" target="_blank"><img src="http://solomnibuslucet.files.wordpress.com/2008/06/berlumostri.jpg" alt="" width="475" height="322" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">In ritardo, come al solito, perché lo guardo sul pc quando mi va, ho visto <a href="http://www.raiclicktv.it/raiclickpc/secure/stream.srv?id=36312&#38;idCnt=75410&#38;pagina=1&#38;path=RaiClickWeb^Home^Notizie^Politica#1" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">Ballarò</span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Sono rimasta impressionata dalla boriosità di Gasparri, che come niente fosse ha dato dell’imbecille a Di Pietro e ha più volte ripetuto che mandassero un’ambulanza per lui, come dire che era impazzito, per la sua (giusta) animosità contro le ormai intollerabili decisioni di questo governo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">L’ha fatto, il Gasparri, con assoluta nonchalance, sicuro di poter ormai permettersi, lui e la sua banda di ………….., tutto ciò che vogliono.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Non tanto di maniera, si tratta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Vediamo un po’: dialogo con l’opposizione finito, decreto salva Rete4, esercito nelle città, decreto sulla sicurezza con divieto di intercettazioni e bavaglio all’informazione, più <span> </span>emendamento (per il quale pure <a href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-9/ira-napolitano/ira-napolitano.html?ref=search" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">Napolitano s'è adirato</span></span></a>) che impedisce il processo in corso davanti al Tribunale di Milano per corruzione in atti giudiziari a carico, manco a dirlo, di Silvio Berlusconi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Se non è dittatura questa!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Io sto con Travaglio: <span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1941013.html" target="_blank"><span style="color:#99ccff;">ARRESTATECI TUTTI</span></a>.</span></span></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1942258.html" target="_blank"><img class="aligncenter" src="http://voglioscendere.go.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/48512/intercettazioni_08.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-family:Verdana;">Arrestateci Tutti</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-family:Verdana;">di Marco Travaglio</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;">l'Unità, 15 giugno 2008</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">L’altro giorno, fingendo di avanzare un’”ipotesi di dottrina”, <strong>Giovanni Sartori </strong>ha messo in guardia sulla Stampa dai ”<strong>dittatori democratici</strong>” e ha spiegato: “Con Berlusconi il nostro resta un assetto costituzionale in ordine, la Carta della Prima Repubblica non è stata abolita. Perché non c’è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall’interno. <strong>Si impacchetta la Corte costituzionale, si paralizza la magistratura…</strong> si può lasciare tutto intatto, tutto il meccanismo di pesi e contrappesi. E di fatto impossessarsene, occuparne ogni spazio. Alla fine rimane un <strong>potere ‘transitivo’ che traversa tutto il sistema politico e comanda da solo</strong>”. Non poteva ancora sapere quel che sarebbe accaduto l’indomani: il governo non solo paralizza la magistratura, ma <strong>imbavaglia anche l’informazione abolendo quella giudiziaria</strong>. E, per chi non avesse ancora capito che <strong>si sta instaurando un regime</strong>, sguinzaglia pure <strong>l’esercito per le strade</strong>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><!--more--><span style="font-family:Verdana;">Nei giorni scorsi abbiamo illustrato i danni che il ddl Berlusconi-Ghedini-Alfano sulle intercettazioni provocherà sulle indagini e i processi. Ora è il caso di occuparci di noi giornalisti e di voi cittadini, cioè dell’<strong>informazione</strong>. Che ne esce a pezzi, fino a scomparire, per quanto riguarda le inchieste della magistratura. Il tutto <strong>nel silenzio spensierato e irresponsabile </strong>delle vestali del liberalismo e del garantismo un tanto al chilo. Che, anzi, non di rado plaudono alle nuove norme liberticide. <strong>Non si potrà più raccontare nulla</strong>, ma proprio nulla, fino all’inizio dei processi. Cioè <strong>per anni e anni</strong>. Nemmeno le notizie “non più coperte da segreto”, perché anche su quelle cala un tombale “divieto di pubblicazione” che riguarda non soltanto gli atti e le intercettazioni, ma anche il loro “contenuto”. <strong>Non si potrà più riportarli né testualmente né “per riassunto”</strong>. Nemmeno se non sono più segreti perché notificati agli indagati e ai loro avvocati. Niente di niente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">L’inchiesta sulla <strong>premiata macelleria Santa Rita</strong>, con la nuova legge, non si sarebbe mai potuta fare. Ma, anche se per assurdo si fosse fatta lo stesso, i giornali avrebbero dovuto limitarsi a comunicare che erano stati arrestati dei manager e dei medici: <strong>senza poter spiegare il perché</strong>, con quali accuse, con quali prove. Anche l’Italia, come i regimi totalitari sudamericani, conoscerà il fenomeno dei <strong>desaparecidos</strong>: la gente finirà in galera, ma non si saprà il perché. Così, <strong>se le accuse sono vere</strong>, le vittime non ne sapranno nulla (i famigliari dei pazienti uccisi nella clinica milanese, che stanno preparando una <strong>class action </strong>contro i medici assassini, sarebbero ignari di tutto e lo resterebbero fino all’apertura del processo, campa cavallo). <strong>Se le accuse invece sono false</strong> (come nel caso di <strong>Rignano Flaminio</strong>, smontato dalla libera stampa), l’opinione pubblica non potrà più sapere che qualcuno è stato ingiustamente arrestato, né come si difende: insomma <strong>verrà meno il controllo democratico dei cittadini sulla Giustizia amministrata in nome del popolo italiano</strong>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Chi scrive qualcosa è punito con<strong> l’arresto da 1 a 3 anni </strong>e con l’ammenda fino a 1.032 euro per ogni articolo pubblicato. Le due pene - detentiva e pecuniaria - non sono alternative, ma congiunte. Il che significa che il carcere è sempre previsto e, anche in un paese dov’è difficilissimo finire dentro (condizionale fino a 2 anni, pene alternative fino a 3), <strong>il giornalista ha ottime probabilità di finirci</strong>: alla seconda o alla terza condanna per violazione del divieto di pubblicazione (non meno di 9 mesi per volta), si superano i 2 anni e si perde la condizionale; alla quarta o alla quinta si perde anche l’accesso ai servizi sociali e non resta che la cella. Checchè ne dica <strong>l’ignorantissimo ministro ad personam Angelino Alfano</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">E non basta, perché i giornalisti rischiano grosso anche <strong>sul fronte disciplinare</strong>: appena uno viene indagato per aver informato troppo i suoi lettori, la Procura deve avvertire l’Ordine dei giornalisti affinchè lo sospenda per 3 mesi dalla professione. Su due piedi, durante l’indagine, prim’ancora che venga eventualmente condannato. <strong>A ogni articolo che scrivi, smetti di lavorare per tre mesi</strong>. Se scrivi quattro articoli, non lavori per un anno, e così via. <strong>Così ti passa la voglia d’informare</strong>. Anche perché, oltre a pagare la multa, finire dentro e smettere di lavorare, rischi pure di essere licenziato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">D’ora in poi le aziende editoriali dovranno premunirsi contro eventuali pubblicazioni di materiale vietato, con appositi modelli organizzativi, perché il “nuovo” reato vien fatto rientrare nella<strong> legge 231 sulla responsabilità giuridica delle società</strong>. Significa che l’editore, per non vedere condannata anche la sua impresa, deve dimostrare di aver adottato tutte le precauzioni contro le violazioni della nuova legge. Come? <strong>Licenziando i cronisti </strong>che pubblicano troppo <strong>e i direttori </strong>che glielo consentono. <strong>Così usciranno solo le notizie che interessano agli editori</strong>: quelle che danneggiano i loro concorrenti o i loro nemici (nel qual caso l’editore si sobbarca volentieri la multa salatissima prevista dalla nuova legge, <strong>da 50 mila a 400 mila euro per ogni articolo</strong>, e accetta di buon grado il rischio di veder finire in tribunale la sua società). La libertà d’informazione dipenderà dalle guerre per bande politico-affaristiche tra grandi gruppi. <strong>E tutte le notizie non segrete non pubblicate?</strong> Andranno ad alimentare un sottobosco di ricatti incrociati e di estorsioni legalizzate: o paghi bene, o ti sputtano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-family:Verdana;">Ultima chicca</span></strong><span style="font-family:Verdana;">: il sacrosanto diritto alla rettifica di chi si sente danneggiato o diffamato, già previsto dalla legge attuale, viene modificato nel senso che <strong>la rettifica dovrà uscire senza la replica del giornalista</strong>. Se Tizio, dalla cella di San Vittore, scrive al giornale che non è vero che è stato arrestato, il giornalista non può nemmeno rispondere che invece è vero, infatti scrive da San Vittore.<strong> A notizia vera si potrà opporre notizia falsa</strong>, senza che il lettore possa più distinguere l’una dall’altra. Tutto ciò, s’intende, se i giornalisti si lasceranno imbavagliare senza batter ciglio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-family:Verdana;">Personalmente, annuncio fin d’ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so</span></strong><span style="font-family:Verdana;">. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d’indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò <strong>disobbedienza civile </strong>a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato. Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la <strong>illegittimità della nuova legge rispetto all’articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali</strong> (“Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche…”, con possibili restrizioni solo in caso di notizie “riservate” o dannose per la sicurezza e la reputazione).<strong> Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me</strong> e che la Federazione della Stampa, l’Unione Cronisti, l’associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. <strong>Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti</strong>.</span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"> Aggiungo anche questo di oggi, da <a href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-9/mauro-volto-cavaliere/mauro-volto-cavaliere.html" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">Repubblica.it</span></span></a>:<br />
</span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-family:Verdana;">Il vero volto del Cavaliere</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><em><span style="font-family:Verdana;">di EZIO MAURO</span></em></strong><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Nel mezzo della luna di miele che la maggioranza degli italiani credeva di vivere con il nuovo governo, la vera natura del berlusconismo emerge prepotente, uguale a se stessa, dominata da uno stato personale di necessità e da un'emergenza privata che spazzano via in un pomeriggio ogni camuffamento istituzionale e ogni travestimento da uomo di Stato del Cavaliere. No. Berlusconi resta Berlusconi, pronto a deformare lo Stato di diritto per salvaguardia personale, a limitare la libertà di stampa per sfuggire alla pubblicazione di dialoghi telefonici imbarazzanti, a colpire il diritto dell'opinione pubblica a essere informata sulle grandi inchieste e sui reati commessi, pur di fermare le indagini della magistratura.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">La Repubblica vive un'altra grave umiliazione, con le leggi ad personam che ritornano, il governo del Paese ridotto a scudo privato del premier, la maggioranza parlamentare trasformata in avvocato difensore di un cittadino indagato che vuole sfuggire al suo legittimo giudice, deformando le norme. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">In un solo giorno - dopo la strategia del sorriso, il dialogo, l'ambizione del Quirinale - Silvio Berlusconi ha chiamato a raccolta i suoi uomini per operare una doppia azione di sfondamento alla normalità democratica del nostro sistema costituzionale. Sotto attacco, la libertà di informazione da un lato, e l'obbligatorietà dell'azione penale dall'altro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Per la prima volta nella storia repubblicana, il governo e la sua maggioranza entrano nel campo dell'azione penale per stravolgerne le regole e stabilire una gerarchia tra i reati da perseguire. Uno stravolgimento formale delle norme sulla fissazione dei ruoli d'udienza, che tuttavia si traduce in un'alterazione sostanziale del principio di obbligatorietà dell'azione penale. Principio istituito a garanzia dell'effettiva imparzialità dei magistrati e dell'uguaglianza dei cittadini. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">La nuova norma berlusconiana (presentata come un emendamento al decreto-sicurezza, firmato direttamente dai Presidenti della I e II commissione di Palazzo Madama) obbliga i giudici a dare "precedenza assoluta" ai procedimenti relativi ad alcuni reati, ma questa precedenza serve soprattutto a mascherare il vero obiettivo dell'intervento: la sospensione "immediata e per la durata di un anno" di tutti i processi penali relativi ai fatti commessi fino al 31 dicembre 2001 che si trovino "in uno stato compreso tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado". </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">È esattamente la situazione in cui si trova Silvio Berlusconi nel processo in corso davanti al Tribunale di Milano per corruzione in atti giudiziari: con l'accusa di aver spinto l'avvocato londinese Mills a dichiarare il falso sui fondi neri della galassia Fininvest all'estero. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Quel processo è arrivato al passo finale, mancano due udienze alla sentenza. Si capisce la fretta, il conflitto d'interessi, l'urgenza privata, l'emergenza nazionale che ne deriva, la vergogna di una nuova legge ad personam. Bisogna ad ogni costo bloccare quei giudici, anche se operano "in nome del popolo italiano", anche se il caso non riguarda affatto la politica, anche se il discredito internazionale sarà massimo. Bisogna con ogni mezzo evitare quella sentenza, guadagnare un anno, per dar tempo all'avvocato Ghedini (difensore privato del Cavaliere e vero Guardasigilli-ombra del suo governo) di ripresentare quel lodo Schifani che rende il premier non punibile, e che la Consulta ha già giudicato incostituzionale, perché viola l'uguaglianza dei cittadini: un peccato mortale, in democrazia, qualcosa che un leader politico non dovrebbe nemmeno permettersi di pensare, e che invece in Italia verrà presentato in Parlamento per la seconda volta in pochi anni, a tutela della stessa persona, dalla stessa moderna destra che gli italiani hanno scelto per governare il Paese. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Con ogni evidenza, per l'uomo che guida il governo non è sufficiente vincere le elezioni, e nemmeno stravincerle: non gli basta avere una grande maggioranza alle Camere, parlamentari tutti scelti di persona e imposti agli elettori, una forte legittimazione popolare, mano libera nel dispiegare legittimamente la sua politica. No. Ancora una volta a Berlusconi serve qualcosa di illegittimo, che trasformi la politica in puro strumento di potere, il Parlamento in dotazione personale, le istituzioni in materia deformabile, come le leggi, come i poteri della magistratura. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">È una coazione a ripetere, rivelatrice di una cultura politica spaventata, di una leadership fuggiasca anche quando è sul trono, di un sentimento istituzionale che abita la Repubblica da estraneo, come se fosse un usurpatore, e non riesce a farsi Stato, vivendo il suo stesso trionfo come abusivo. Col risultato di vedere il Capo dell'esecutivo chiedere aiuto al potere legislativo per bloccare il giudiziario. Qualcosa a cui l'Occidente non è abituato, un abuso di potere che soltanto in Italia non scandalizza, e che soltanto l'establishment italiano può accettare banalizzandolo, per la nota e redditizia complicità dei dominati con l'ordine dominante, che è a fondamento di ogni autoritarismo popolare e di ogni democrazia demagogica, come ci avviamo purtroppo a diventare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Questo uso esclusivo delle istituzioni e della norma, porta fatalmente il Premier ad un conflitto con il Capo dello Stato, garante della Costituzione. Napolitano era già intervenuto, nelle forme proprie del suo ruolo, contro il tentativo di introdurre la norma anti-prostitute nel decreto sicurezza, spiegando che non si vedeva una ragione d'urgenza. Poi aveva preso posizione per la stessa ragione contro l'ingresso nel decreto della norma che porta i soldati in strada a svolgere compiti di polizia. Oggi si trova di fronte un emendamento che addirittura sospende per un anno i processi penali e ordina ai magistrati come devono muoversi di fronte ai reati, una norma straordinaria inserita come "correzione" in un decreto che parla di tutt'altro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Che c'entra la sospensione dei processi con la sicurezza? Qual è il carattere di urgenza, davanti ai cittadini? L'unica urgenza - come l'unica sicurezza - è quella privatissima e inconfessabile del premier. Una stortura che diventa un abuso, e anche una sfida al Capo dello Stato, che non potrà accettarla. Come non può accettarla il Partito Democratico, che ieri con Veltroni ha accolto la proposta di Scalfari: il dialogo sulle riforme non può continuare davanti a questi "strappi" della destra, perché non si può parlare di regole con chi le calpesta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Nello stesso momento, mentre blocca i magistrati e ferma il suo processo, Berlusconi interviene anche sulla libertà di cronaca. Il disegno di legge sulle intercettazioni presentato ieri dal governo, infatti, non impedisce solo la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, con pene fino a 3 anni (e sospensione dalla professione) per il cronista autore dell'articolo e fino a 400 mila euro per l'editore. Le nuove norme vietano all'articolo 2 la pubblicazione "anche parziale o per riassunto" degli atti delle indagini preliminari "anche se non sussiste più il segreto", fino all'inizio del dibattimento. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Questo significa il silenzio su qualsiasi notizia di inchiesta giudiziaria, arresto, interrogatorio, dichiarazione di parte offesa, argomenti delle difese, conclusioni delle indagini preliminari, richiesta di rinvio a giudizio. Tutto l'iter investigativo e istruttorio che precede l'ordinanza del giudice dell'udienza preliminare è ora coperto dal silenzio, anche se è un iter che nella lentezza giudiziaria italiana può durare quattro-sei anni, in qualche caso dieci. In questo spazio muto e segreto, c'è ora l'obbligo (articolo 12) di "informare l'autorità ecclesiastica" quando l'indagato è un religioso cattolico, mentre se è un Vescovo si informerà direttamente il Cardinale Segretario di Stato del Vaticano, con un inedito privilegio per il Capo del governo di uno Stato straniero, e per i cittadini-sacerdoti, più cittadini degli altri. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Se il diritto di cronaca è mutilato, il diritto del cittadino a sapere e a conoscere è fortemente limitato. Con questa norma, non avremmo saputo niente dello spionaggio Telecom, del sequestro di Abu Omar, della scalata all'Antonveneta, della scalata Unipol alla Bnl, del default Parmalat, della vicenda Moggi, della subalternità di Saccà a Berlusconi, dei "pizzini" di Provenzano, della disinformazione organizzata da Pollari e Pompa, e infine degli orrori della clinica Santa Rita di Milano. Ma non c'è solo l'ossessione privata di Berlusconi contro i magistrati e i giornalisti (alcuni).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">C'è anche il tentativo scientifico di impedire la formazione di quel soggetto cruciale di ogni moderna democrazia che è la pubblica opinione, un'opinione consapevole proprio in quanto informata, e influente perché organizzata come attore cosciente della moderna agorà. No alla pubblica opinione (che non sappia, che non conosca) a favore di opinioni private, meglio se disorientate e spaventate, chiuse in orizzonti biografici e in paure separate, convinte che non esista più un'azione pubblica efficace, una risposta collettiva a problemi individuali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">A questo insieme di individui - di cui certo fanno parte anche gli sconfitti della globalizzazione, la nuova plebe della modernità - il populismo berlusconiano chiede solo una vibrazione di consenso, un'adesione a politiche simboliche, una partecipazione di stati d'animo, che si risolve nella delega. La cifra che lega il tutto è l'emergenza, intesa come orizzonte delle paure e fine del conformismo, del politicamente corretto, delle regole e degli equilibri istituzionali. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Conta decidere (non importa come), agire (non conta con che efficacia), trasformare l'eccezione in norma. Il governo, a ben guardare, non sta militarizzando le strade o le discariche, ma le sue decisioni e la sua politica. Meglio, sta militarizzando il senso comune degli italiani, forzandolo in un contesto emergenziale continuo, con l'esecutivo trasformato per conseguenza da organo ordinario in straordinario, che opera in uno stato d'eccezione perenne. Così Silvio Berlusconi può permettersi di venire allo scoperto in serata, scrivendo in una lettera a Schifani che la norma blocca-processi "è a favore di tutta la collettività", anche se si applica "a uno tra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica".</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">È il preannuncio di una ricusazione, in una giornata come questa, vergognosa per la democrazia, con il premier imputato che rifiuta il suo giudice mentre ne blocca l'azione. A dimostrazione che Berlusconi è pronto a tutto. Dovremmo prepararci al peggio: se non fosse che il peggio, probabilmente, lo stiamo già vivendo.</span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"> </span></p>
<p style="text-align:center;"><img src="http://solomnibuslucet.wordpress.com/files/2008/02/brown.jpg" alt="brown.jpg" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Emergenza rifiuti in Campania]]></title>
<link>http://solomnibuslucet.wordpress.com/?p=1104</link>
<pubDate>Sun, 25 May 2008 21:56:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>julie</dc:creator>
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<description><![CDATA[Documentario &#8220;Vietato Respirare&#8221; di Riccardo Farina, Pietro Menditto, Diego Fabricio, in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Documentario "<a href="http://video.google.com/googleplayer.swf?docid=1392597283469037633&#38;hl=it" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">Vietato Respirare</span></span></a>" di Riccardo Farina, Pietro Menditto, Diego Fabricio, interviste di Piero Ricca.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">[googlevideo=http://video.google.com/googleplayer.swf?docid=1392597283469037633&#38;hl=it]</span></p>
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<div style="text-align:center;"><img src="http://solomnibuslucet.wordpress.com/files/2008/02/brown.jpg" alt="brown.jpg" /></div>
</div>
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</item>
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<title><![CDATA[Siamo tutti Marco Travaglio]]></title>
<link>http://solomnibuslucet.wordpress.com/?p=1074</link>
<pubDate>Thu, 15 May 2008 18:36:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>julie</dc:creator>
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<description><![CDATA[L&#8217;articolo di Dario Fo sull&#8217;azione bipartisan lo distingue, come sempre.
Copia incolla p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo di Dario Fo sull'azione bipartisan lo distingue, come sempre.<br />
Copia incolla pari pari da <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/" target="_blank"><strong><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">MicroMega</span></span></strong></a>:</p>
<blockquote>
<div id="apertura">
<div id="apertura1of1">
<div class="post-apertura1of1 articles"><a class="sx" title="Siamo tutti Marco Travaglio (se siamo ancora democratici)" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/siamo-tutti-marco-travaglio-se-siamo-ancora-democratici/"></a></p>
<h4><img style="float:left;cursor:pointer;width:150px;height:221px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://solomnibuslucet.files.wordpress.com/2008/05/travaglio-vauro.gif" border="0" alt="" />Il Regime contro la libera informazione</h4>
<h2><a title="Siamo tutti Marco Travaglio (se siamo ancora democratici)" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/siamo-tutti-marco-travaglio-se-siamo-ancora-democratici/" target="_blank"><strong>Siamo tutti Marco Travaglio (se siamo ancora democratici)</strong></a></h2>
<div class="summary"><em>di Paolo Flores d’Arcais</em></div>
<div class="summary2">- Interventi audio di:<br />
<img src="http://temi.repubblica.it/UserFiles/Image/micromega/Foto%20collaboratori/fo_ss.jpg" alt="" width="30" height="30" align="absmiddle" /> <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/dario-fo-siamo-tutti-marco-travaglio-audio/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Dario Fo</strong></span></span></a> <img src="http://temi.repubblica.it/UserFiles/Image/micromega/lucarelli_ss.jpg" alt="" width="30" height="30" align="absmiddle" /> <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/carlo-lucarelli-siamo-tutti-marco-travaglio-audio/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><span style="color:#99ccff;"><strong>Carlo Lucarelli</strong><br />
<img src="http://temi.repubblica.it/UserFiles/Image/micromega/MoniOvadia_ss.jpg" alt="" width="30" height="30" align="absmiddle" /> </span></span></a> <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/moni-ovadia-%e2%80%9csiamo-tutti-marco-travaglio%e2%80%9d-audio/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Moni Ovadia</strong></span></span></a> <img src="http://temi.repubblica.it/UserFiles/Image/micromega/ravera_ss.jpg" alt="" width="30" height="30" align="absmiddle" /> <strong><a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/lidia-ravera-%e2%80%9csiamo-tutti-marco-travaglio%e2%80%9d-audio/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><span style="color:#99ccff;">Lidia Ravera</span></span></a><br />
</strong><br />
<img src="http://temi.repubblica.it/UserFiles/Image/micromega/Foto%20collaboratori/sabina_guzzanti_ss.jpg" alt="" width="30" height="30" align="absmiddle" /> <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/sabina-guzzanti-solidarieta-a-marco-travaglio-video/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Sabina Guzzanti: "Solidarietà a Marco Travaglio"</strong></span></span></a> (VIDEO)<br />
<img src="http://temi.repubblica.it/UserFiles/Image/micromega/Foto%20collaboratori/pancho_pardi_ss.jpg" alt="" width="30" height="30" align="absmiddle" /> <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/pancho-pardi-perche-sostengo-marco-travaglio-video/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Pancho Pardi: "Perchè sostengo Marco Travaglio"</strong></span></span></a> (VIDEO)<br />
- <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/cosa-rivela-e-cosa-nasconde-la-crocifissione-di-marco-travaglio-intervista-a-peter-gomez/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>La crocifissione di Marco Travaglio. Intervista a Peter Gomez</strong></span></span></a><br />
- <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/le-nuove-accuse-di-davanzo-e-la-nuova-replica-di-travaglio/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Le nuove accuse di D’Avanzo e la nuova replica di Travaglio</strong></span></span></a><br />
- <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-caso-travaglio-criterio-di-verita-contra-criterio-di-opportunita/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Criterio di verità contro criterio di opportunità</strong></span></span></a> <em>di Marco Alloni</em><br />
- <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/caso-schifani-le-accuse-di-davanzo-e-la-replica-di-travaglio/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Caso Schifani, le accuse di D'Avanzo e la replica di Travaglio</strong></span></span></a><br />
- Schifani story: il <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/schifany-story/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>profilo</strong></span></span></a> del neo presidente del Senato da "Se li conosci li eviti" di Gomez e Travaglio, il <strong><a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/una-vita-da-schifani-il-dossier-de-lespresso-agosto-2002/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">dossier</span></span></a> </strong>de L'Espresso ("Una vita da Schifani", agosto 2002) e la <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/schifany-story-2/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>recensione</strong></span></span></a> di Travaglio a "I Complici" di Lirio Abbate e Peter Gomez<br />
- <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-travaglio-dell%e2%80%99opposizione-di-carlo-cornaglia/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>"Il travaglio dell’Opposizione" di Carlo Cornaglia</strong></span></span></a><br />
- <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/dario-fo-contro-travaglio-unazione-bipartisan/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Dario Fo: "Contro Travaglio un’azione bipartisan"</strong><br />
</span></span></a>- <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/anch%e2%80%99io-sono-marco-travaglio-di-alessandro-brescia/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Alessandro Brescia: "Anch’io sono Marco Travaglio"</strong></span></span></a><br />
- <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/presidente-paramafioso-perche-no/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Renzo Butazzi: Presidente paramafioso? Perché no?</strong></span></span></a><br />
- <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/beppe-grillo-%c2%a1que-viva-franco/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Beppe Grillo: "¡Que viva Franco!"</strong></span></span></a><br />
- <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/pancho-pardi-solidarieta-a-marco-travaglio/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Pancho Pardi: "Solidarietà a Marco Travaglio"</strong></span></span></a><br />
- <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-mattino-si-vede-dal-buon-giorno-%c2%abtravagliato%c2%bb/" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>don Farinella: Il mattino si vede dal buon giorno "travagliato"</strong></span></span></a><br />
- Travaglio a "Che Tempo che fa": <a href="http://www.youtube.com/watch?v=YIv_8e2FiwQ" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>1 ° parte</strong></span></span></a> - <a href="http://www.youtube.com/watch?v=9fIAUaUyEgc" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>2° parte</strong></span></span></a> - <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6VrdfV0Q34o" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>3° parte</strong></span></span></a> (VIDEO)<br />
- <a href="http://video.google.it/videoplay?docid=6417547571663984170&#38;q=lirio+abbate&#38;ei=GYYnSLf7I4vWigKBrezeCQ" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Lirio Abbate presenta "I Complici"</strong></span></span></a> (VIDEO)</div>
</div>
</div>
</div>
</blockquote>
<div class="summary2" style="text-align:center;">
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<div style="text-align:center;"><img src="http://solomnibuslucet.wordpress.com/files/2008/02/brown.jpg" alt="brown.jpg" /></div>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La peggio gioventù]]></title>
<link>http://solomnibuslucet.wordpress.com/?p=1058</link>
<pubDate>Fri, 09 May 2008 15:30:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>julie</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nel 2006 con la mia famiglia ho abitato per un po’ di mesi in provincia di Verona.
La mia mamma è]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><img alt="" /><a href="http://www.rai.tv/mppopupvideo/0,,RaiDue-Annozero-Puntate%5E0%5E82959,0.html" target="_blank"><img style="float:left;cursor:pointer;width:200px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://solomnibuslucet.files.wordpress.com/2008/05/annozero_la-peggio-gioventu_8-05-08.jpg" border="0" alt="" /></a><span style="font-family:Verdana;">Nel 2006 con la mia famiglia ho abitato per un po’ di mesi in provincia di Verona.<br />
La mia mamma è (era. Non mi abituerò mai ad usare il passato) originaria di Verona.<br />
Questa città è balzata all’attenzione della cronaca nazionale di recente per un gravissimo episodio di violenza assolutamente gratuita, il massacro di <a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-verona/due-fermati/due-fermati.html?ref=search" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">Nicola Tommasoli</span></span></a>.<br />
Di questa città, in base a quello che io ho potuto conoscere personalmente e alla sua storia recente, vorrei dire a chiare lettere quello che molti fanno fatica a dire e che invece io penso, e cioè che Verona è una città a connotazione chiaramente fascista e xenofoba. </span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;">Fra i vari articoli che si sono succeduti in questi giorni, ne segnalo uno, da Repubblica.it, che vale la pena leggere.<br />
<a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-verona-2/pestaggio-verona-2/pestaggio-verona-2.html" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"> Questo</span></span></a>:</span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal"><em><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Nella antica scuola della città, dove studiavano la vittima e il carnefice<br />
Viaggio in una comunità che si specchia nei suoi giovani alla ricerca delle radici dell'odio</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size:14pt;">Raffaele e le anime nere di Verona<br />
educazione di un neonazista</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">dal nostro inviato GIUSEPPE D'AVANZO</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-family:Verdana;">VERONA - </span></strong><span style="font-family:Verdana;">Nicola e Raffaele - Nicola dieci anni prima di Raffaele, dieci anni prima di essere ucciso da Raffaele - hanno studiato nello stesso liceo, lo "Scipione Maffei", fiero di essere il più antico liceo d'Italia. Nato nel 1804, promosso da Bonaparte, il "Maffei" è orgoglioso della sua storia bicentenaria, ma anche delle virtù custodite, generazione dopo generazione, in una carta dei valori che onora "lo spirito critico; la laboriosità; la legalità; l'assunzione di responsabilità; la coscienza dei diritti e dei doveri".</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><!--more--><span style="font-family:Verdana;">È un impegno che si respira nelle aule dell'antico convento domenicano annesso alla Chiesa di Santa Anastasia, a due passi da Piazza Erbe, da Piazza dei Signori, dal cuore storico di Verona. Il liceo non è un luogo abitato da svuotati, sprecati. Né è attraversato dall'"analfabetismo emotivo", dalla "follia morale", dall'"ospite inquietante" del nichilismo, o come più vi piace definire l'infelice condizione giovanile del nostro Paese. Al "Maffei" si discute molto. Si lavora molto. Si impara a dare forma di parola alle emozioni, nutrimento e argomenti per le passioni e le idee. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Qui è radicata la consapevolezza che la democrazia sia "ars dubiae". Si ha fiducia "nella tolleranza, nel rispetto, in una solidarietà generosamente disponibile, in un reale e radicale rispetto di se stessi e degli altri". Sono pratiche quotidiane e non predicazione (gli studenti, per dire, si tassano ogni anno di 250 euro e quest'anno hanno deciso spontaneamente di aumentare l'obolo di solidarietà). E allora bisogna chiedersi dove nasce la muffa aggressiva che ha rovinato i giorni di Raffaele e spezzato la vita di Nicola? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">"Ce lo siamo chiesti - dice con "doloroso stupore" il preside Francesco Butturini - e ancora ci interrogheremo con i docenti, gli studenti, i genitori. Ci siamo chiesti se abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere per educare gli studenti alla buona cittadinanza. Noi crediamo di aver sempre cercato attraverso l'insegnamento quotidiano e le attività educative complementari, che qui non sono poche, di inculcare negli allievi i principi della civile convivenza. Non è stato sufficiente per insegnare a Raffaele ciò che è lecito, ciò che non lo è, ciò che non è nemmeno pensabile o ipotizzabile. Mi sento sconfitto, come ho detto ai ragazzi, ma non complice. Non siamo stati né indifferenti né distratti. Quando Raffaele si rifiutò di entrare in sinagoga durante un viaggio di studio; quando affrontò il presidente dell'associazione vittime della strage di Bologna rivendicando l'innocenza di Luigi Ciavardini, segnalammo quell'atteggiamento alla famiglia. Al contrario, la questura non ci informò che Raffaele era indagato da un anno. Avremmo potuto fare di più e continueremo a farlo nel dialogo e nel confronto con i ragazzi. Senza dimenticare Raffaele. Non intendiamo abbandonarlo in questo momento e speriamo che Raffaele accolga il nostro invito; comprenda il suo tragico errore; accetti di incamminarsi su una strada radicalmente differente da quella finora seguita".</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Il preside non vuole e forse non può dire di più. Il deficit del circuito istituzionale e mediatico (perché la Digos non allertò la scuola? perché i giornali cittadini non diedero conto, come d'abitudine, dei nomi degli indagati?) descrive un'occasione perduta di "recupero", di disvelamento, ma non spiega le ragioni della "caduta" di Raffaele in un "rito della crudeltà", per nulla occasionale o impulsivo, che nel tempo si è esercitato nel cuore di Verona contro "i negri"; i capelluti "comunisti" dei centri sociali; tre paracadutisti delle Folgore nati al Sud; un povero cristo con la maglia del Lecce; un tipo che mangiava un kebab; un ragazzino maldestro nell'usare lo skateboard. Pedina, "soldatino" - Raffaele - di una cerchia che, visitata dai poliziotti, disponeva di manganelli, pugnali, coltelli, un'accetta e di libri che negavano l'Olocausto, di bandiere con la croce uncinata, di foto di Hitler e Mussolini. L'aula della II E, che Raffaele frequenta (o frequentava), è al di là dell'antico chiostro in fondo al corridoio. I compagni e le compagne di Raffaele hanno come il muso. In questi giorni i giornalisti, protestano, hanno manipolato le loro opinioni, le hanno rimaneggiate per creare uno sciocco sensazionalismo. Non vogliamo difendere Raffaele, dicono, perché quel che ha fatto è gravissimo e se ne deve assumere tutto il peso, ma se ci chiedete se fosse un mostro, allora no, noi dobbiamo rispondere che non lo era, che non si è mai comportato da mostro. Era in modo radicale di destra e discuteva con chi non lo era, o era di sinistra, senza aggressività. Si è rifiutato di entrare in sinagoga, ma siamo abbastanza certi che, se avesse avuto un compagno di banco ebreo, non lo avrebbe maltrattato o deriso a scuola, dove il suo comportamento è stato sempre corretto. Questo vuol dire, chiedono, assolvere Raffaele? Vuol dire raccontare, dicono, quel che sappiamo di lui. Che non era tutto. Purtroppo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Accanto alla fontana senz'acqua del chiostro, Giulia Tombari e Simone D'Ascola provano a ragionare - ancora una volta, in questi giorni - su quei perché. Come è potuto accadere a un loro compagno di scuola? Giulia è minuta, nervosa, stanca. Dice parole secche e sincere. Le accompagna con un gesto. Indica il grande arco che dà sulla strada. "Qui non c'è spazio per l'ignoranza che produce l'ottusa violenza senza scopo di Raffaele. Raffaele è stato travolto da quel che c'è là fuori, oltre quel cancello. Se un responsabile e una responsabilità si deve cercare, va trovata non in questo liceo, ma nella città. In quella Verona dove può capitare - e capita spesso - che si senta dire in autobus "non siedo qui, accanto a questo negro" e nessuno che, intorno, disapprovi o censuri quelle parole... Magari chi le ascolta, non oserebbe mai pronunciarle, ma le giustifica". Simone è alto, allampanato, meno disinvolto di Giulia. Come Giulia, ha idee lucide e asciutte. "In questa storia, si usano le parole per nascondere quel che è accaduto e ancora può accadere. Si dice: Raffaele era un bullo. Non lo era. Si dice: è un delinquente. Non lo era. Si dice: è solo una mela marcia, è un caso isolato. È falso che sia la sola mela marcia del cesto, il caso non è isolato ma addirittura, nella sua assurdità, ordinario. Si dice: la politica non c'entra. E invece, c'entra, eccome, se politica è l'odio per il diverso, se politica è un'ideologia diffusa là fuori - anche Simone indica l'arco, il cancello, la strada - che legittima chi vuole liberarsi di chi non è uguale a te, per colore della pelle, per convinzioni, per religione, per la lunghezza dei capelli. Tutto questo ha un nome: razzismo, xenofobia. Se si usano le parole appropriate, le ragioni della morte di Nicola - e di quel ha combinato Raffaele con i suoi amici - saranno evidenti. È quel che dovreste fare: chiamare le cose con il proprio nome".</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Chiamare le cose con il loro nome. È naturale pensare che sia un buon consiglio mentre si risale via Massalongo e poi corso Santa Anastasia verso Piazza Erbe. Come appare necessario rimettere insieme la realtà di un corpo sociale che solitamente si offre frammentata, sconnessa, quasi in penombra, occultata da parole accortamente ambigue. Chiamare le cose con il loro nome, dunque. Le violenze e i pestaggi nel cuore di Verona sono comuni e ritualizzati. Piazza Viviani, via Mazzini, Veronetta, Volto San Luca, Corso Cavour, piazza Erbe ne sono state le scene negli ultimi mesi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Puoi essere picchiato per un nonnulla. Puoi prendere una bottigliata in testa per un amen. Non importa la ragione occasionale. Non è quello che conta. Non è per lo spino rifiutato che muore Nicola. Nicola muore, dicono, "perché ha il codino", perché dunque è diverso, perché "non è conforme" e gli (improvvisati o professionali) addetti al futuro della città e alla custodia del suo passato e delle sue risorse escludono i diversi: "diverso - dice il procuratore Guido Papalia - è non solo il diverso per razza, ma diverso perché si comporta il mondo diverso; pensa diversamente; ha un atteggiamento diverso; si veste in modo diverso e quindi non può convivere nel centro della città che i razzisti vogliono chiusa ai diversi". In uno stato di smarrimento sociale, si radunano per difendersi le persone spaventate - la paura è coltivata con sapienza a Verona che molto ha faticato per raggiungere il benessere di oggi. Passano all'azione in nome di "un'identità minacciata". Identità, insegna Zygmunt Bauman, è un concetto agonistico. È come un grido di battaglia. Fragile e perversamente "coraggioso", Raffaele sente quel grido, lasciata l'aula del "Maffei" e le fatiche democratiche di "maffeiano".</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Lo sente allo stadio dove impiccano il fantoccio di un calciatore "negro". Lo ascolta forte nella propaganda dei "nazistoni" del "Blocco studentesco". Lo intende nello stile di vita dei suoi compagni di bevute e di scorribande notturne tra le stradine della città. Afferra quel sentimento nella pianificazione del prossimo pestaggio, nelle risate, nella soddisfazione che segue. Raffaele avverte soprattutto che quel che fa, quel che pensa è condiviso perché in città c'è un sentimento che non lo biasima e non lo biasimerà. Hanno ragione Giulia e Simone.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">È "politico" tutto questo? Quale ipocrita può negarlo: certo che lo è. E non vuol dire che ci sia un partito politico, una fazione di un partito politico, un gruppuscolo che organizza o programma quelle violenze. Vuol dire che c'è a Verona una "cultura" dell'esclusione che irrigidisce e sorveglia il confine tra "noi" e "loro" e "loro" diventano anche quei veronesi - moltissimi, e tra i moltissimi Nicola - che rifiutano o non avvertono il "potere seduttivo" di quell'"appartenenza".</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Chiamare le cose con il loro nome. È difficile contestare che il sindaco di Verona, Flavio Tosi, alimenti la "naturalezza" di quel grido di battaglia "identitario". Che diffonda il presupposto che "si appartiene per effetto della nascita". Non per altro, qualsiasi cosa tu sia e faccia. Flavio Tosi non è un fascista. È un leghista che ama i fascisti, li coccola, li asseconda, forse cinicamente se ne serve. Oggi che la tragedia si è consumata, è evasivo, a volte frivolo, a volte ringhioso quando gli si ricorda che appena in dicembre ha sfilato accanto a nazisti del Veneto Fronte Skinheads; che appena qualche anno fa (11 settembre 2005) offrì le sue parole solidali - con una visita in carcere - a cinque giovani fascisti che avevano massacrato e accoltellato due ragazzi di sinistra, frequentatori di un centro sociale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Tosi ha grandi ambizioni politiche (sarà il nuovo governatore del Veneto nel 2010?) e questa storia tragica, da cui non riesce a uscire senza danno pubblico o con un alleato in meno, può azzopparlo. L'opposizione gli ha chiesto che si scusi di quelle spensieratezze. Tosi non ha trovato ancora la forza di farlo. Chiamare le cose con il proprio nome. Verona - città straordinariamente generosa nella solidarietà e nel volontariato - assiste al suo incrudelimento distratta, indifferente, senza rimorso o colpa. Guarda da un'altra parte per non vedere, per non vedersi, per non interrogarsi. Come il vescovo, monsignor Giuseppe Zenti. Scrive ai giovani della città. Immagina di inviare sms per conto di Nicola. Scrive: "Abbiate fiducia nelle grandi vette. Valorizzate i giorni della giovinezza. Fatevi onore. Fateci vedere quanto valete. Realizzate una vita di grande qualità, degna dell'essere giovani".</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Come se esistessero soltanto le scelte personali e non anche le responsabilità collettive, i modelli culturali, i quadri pubblici, l'assenza della benché minima opera di manutenzione sociale (senso civico, legalità). Come se Nicola e Raffaele non fossero caduti su quella "trincea profonda e invalicabile scavata in città tra il "fuori" e il "dentro" di un territorio e di una comunità". Al portone del Bra, ricorda Francesco Butturini, è scolpita una frase dell'Amleto: "Non c'è mondo, fuori di questa città". C'è a Verona chi sembra crederlo per davvero. Raffaele lo ha creduto. Troppo facile ora dirlo solo un delinquente. Troppo ingiusto dire, la morte di Nicola, "un caso isolato".</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span> </span>(<em>8 maggio 2008</em>)</span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"> </span></p>
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<div style="text-align:center;"><img src="http://solomnibuslucet.wordpress.com/files/2008/02/brown.jpg" alt="brown.jpg" /></div>
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<title><![CDATA[Mangano è un eroe]]></title>
<link>http://solomnibuslucet.wordpress.com/?p=1015</link>
<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 11:44:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>julie</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ci mancava solo questa!
Mi chiedo se certe persone credono che la gente sia del tutto rincoglionita ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Ci mancava solo <a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-18/berlusconi-toghe/berlusconi-toghe.html" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">questa</span></span></a>!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Mi chiedo se certe persone credono che la gente sia del tutto rincoglionita oppure, peggio ancora, se realmente siamo tutti rincoglioniti da permettere che si giunga a tanto.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Riporto due articoli, uno di Marco Travaglio e l’altro di Marco Del Gaudio.</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="font-family:Verdana;">Scartafacci</span></strong><br />
<span style="font-family:Verdana;">di Marco Travaglio, <em><span>l'Unità,</span></em> 12 aprile 2008</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Visto com'è ridotto, il Cainano avrebbe bisogno di qualcuno che gli misuri la pressione e la febbre, gli metta la camicia di forza, gli levi lo scolapasta dal capino e soprattutto gli spieghi la differenza tra un eroe e un mafioso, tra un politico e un delinquente, cose così. Invece è circondato di servi, perlopiù sciocchi, che appena spara una cazzata - ormai al ritmo di tre al minuto - s'affrettano a complimentarsi per l'idea geniale, dopodiché la sistematizzano, la corredano di glosse e note a pie' di pagina, dichiarano che da secoli non si ascoltava un pensiero tanto profondo. A quel punto il Cainano, passata la crisi, rientra momentaneamente in sé, e smentisce la cazzata con servi incorporati. I quali fan "sì sì" con la testina, come i cani di plastica sui cruscotti di certe vecchie Fiat 850. Due anni fa, penultima campagna elettorale, Bellachioma stava illustrando i crimini del comunismo, quando improvvisamente gli partì l'embolo e prese a raccontare di come, nella Cina di Mao, si bollissero i neonati per farne concime per i campi. Una balla talmente grossa da mettere a disagio il più servile dei servi, ma non <strong>Renato Farina</strong> e il poveraccio biondo con le mèches che scrive sul <strong>Giornale</strong>: i due riempirono colonne di piombo per dimostrare con riferimenti storici (ovviamente inventati) la bollitura degli infanti per ordine di Mao. Ora Farina entra in <strong>Parlamento</strong>. Il poveretto biondo con le mèches, invece, continua a scrivere sul Giornale con la penna intinta nella saliva. Ieri aveva un compito particolarmente arduo: salvare la faccia a <strong>Berlusconi</strong> e <strong>Dell'Utri </strong>dopo la beatificazione del mafioso <strong>Mangano</strong>. </span><!--more--><span style="font-family:Verdana;">Arduo - si capisce - per un giornalista che deve confrontarsi con i fatti. Ma non per un servo che non vede al di là della sua lingua. Infatti il poveretto, anziché prendersela con i suoi padroni che si tenevano in casa un mafioso e se ne vantano pure, attacca chi lo racconta. Rilancia la solita balla della falsa laurea di <strong>Di Pietro</strong> (lui deve averla presa nello stesso posto, se scrive che <strong>Grillo</strong> è "un ecologista con yacht"...). Poi mi accusa di citare "una vecchia intervista di <strong>Borsellino</strong>" (ne citerei volentieri di più recenti, ma purtroppo Borsellino è morto ammazzato dagli amici dell'"eroe" Mangano). E soprattutto di essermi inventato un'intercettazione tra Mangano e Dell'Utri: "E' falso, Borsellino chiarisce che Mangano parlava con un membro della famiglia <strong>Inzerillo.</strong> Capito? Falso. La telefonata non vi fu". Ora, Borsellino non s'è mai sognato di smentire la telefonata Mangano-Dell'Utri: ha semplicemente detto che in un'altra coeva, fra Mangano e Inzerillo, si parlavano di cavalli per dire droga. Ma la telefonata Mangano-Dell'Utri, intercettata dalla Criminalpol il 14 febbraio 1980, ore 15.44, esiste in audio originale e trascrizione ufficiale agli atti del processo Dell'Utri, ben nota a tutti i giornalisti che sanno di che parlano. Il che spiega come mai il poveraccio biondo con le mèches non ne sa nulla. Casomai fosse interessato: Mangano chiama dall'hotel Duca di York di Milano, Dell'Utri risponde da casa dell'amico <strong>Filippo Alberto Rapisarda</strong> (allora latitante in Venezuela presso il clan <strong>Cuntrera Caruana</strong>). Il boss dice all'amico Marcello: "Ci dobbiamo vedere". Dell'Utri: "Come no? Con tanto piacere!". M: "Le devo parlare di una cosa... Anzitutto un affare". D: "Ehbeh, questi sono bei discorsi". M: "II secondo affare che ho trovato per il suo cavallo". D: "Davvero? Ma per questo dobbiamo trovare i piccioli". M: ".. .Perché? Non ce n'hai?". D: "Senza piccioli non se ne canta messa...". M: "Vada dal suo principale Silvio!". D: "Quello non sgancia ('"n sura", non suda, ndr).. .".M: "Non sgancia? Parola d'onore!". D:"Eh veramente... no, le dico tutto. Ho dovuto pagare per mio fratello (<strong>Alberto</strong>, in carcere a Torino per bancarotta, ndr) soltanto 8 milioni per la perizia contabile, sto uscendo pazzo, poi ho bisogno di soldi per me per gli avvocati perché sono nei guai (indagato per un'altra bancarotta, ndr)... sono in mezzo a una strada". M: "E Tonino (<strong>Tanino Cinà</strong>, altro mafioso poi condannato, ndr) l'ha inteso?". D: "Sì, l'ho sentito... dice se vi sentite perché deve venire...". Ecco: questa è la telefonata che, secondo il poveraccio, "non vi fu" e dunque "o <strong>Travaglio</strong> è un falsario, o è un disinformato. Ma questo dovrebbe interessare i direttori e caporedattori che neppure si accorgono della fraccata di balle che Travaglio scrive sui loro giornali". I suoi direttori invece s'accorgono benissimo delle balle che scrive il poveraccio: lo pagano apposta.<br />
</span></p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="font-family:Verdana;">L’eroe silente</span></strong><br />
<span style="font-family:Verdana;">di Marco Del Gaudio</span><span style="font-family:Verdana;"> (Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"> Ieri (<span style="color:#cc0000;">*</span>), con estrema pacatezza, Marcello Dell’Utri ha tradotto in termini politici un ragionamento assai comune in una fascia non secondaria dell’elettorato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-18/berlusconi-toghe/berlusconi-toghe.html" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;"><span style="font-family:Verdana;">Mangano è un eroe</span></span></span></a><span style="font-family:Verdana;">.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">E ciò non <em>“nonostante”</em> sia stato condannato all’ergastolo per reati commessi in relazione ad attività di una organizzazione mafiosa, ma <strong><em>proprio</em></strong> per questo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">E’, infatti, un eroe perché, pur condannato all’ergastolo e perfino ammalato, non ha ceduto al <em>«ricatto»</em> dello Stato e non ha reso dichiarazioni. Non ha varcato la soglia. Non è diventato un collaboratore della Giustizia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Chi frequenta il mio ambiente sa che si tratta, appunto, di una convinzione molto radicata, direi quotidiana. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Vi è una straordinaria assonanza – ad esempio – tra le dichiarazioni di Marcello Dell’Utri e le parole, certo meno forbite e meno dirette, del padre di Francesco Schiavone detto Sandokan, uno dei capi del clan dei casalesi, ossia di una tra le più potenti organizzazioni criminali d’Italia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Il padre di Francesco Schiavone, è appena scomparso e ha lasciato, dunque, quasi un’eredità spirituale a suo figlio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Anche lui, in occasione di una manifestazione per la legalità tenuta a Casal di Principe, alla presenza del Presidente della Camera, rivolse un messaggio non troppo coperto a suo figlio Francesco: <em>“Sii eroe, non cedere al ricatto, sopporta da uomo la galera, non attraversare il guado della collaborazione con la Giustizia, non infangare il tuo nome e quello della tua famiglia”</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">E si tratta della stessa musica che irrompe, suadente e prepotente, sparata a mille per i vicoli della città e dell’intera regione fino a coprire perfino il frastuono del traffico incessante e le voci allegre e disperate del popolo, quando con l’inconfondibile intonazione dei neo-melodici si costruisce poco a poco la figura dell’eroe camorrista romantico, detenuto ma impavido, austero e coraggioso nel rispetto del patto con la sua famiglia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">O quando, all’opposto, si canta degli <em>“infami”</em> collaboratori, di chi s’è venduto il nome e la sua immagine e, ancora, di chi è costretto alla fuga, inseguito dalle accuse di un pentito. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">E’ lo stesso coro di immagini, voci, sentimenti, che ritrovo sugli screensaver dei cellulari dei ragazzi, dai quali occhieggia l’immagine di Cosimo Di Lauro, griffato e ammanettato, che rassicura tutti con la sua presenza: lui non parlerà. Non è come gli altri: è un eroe silente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">E’ la stessa, imbarazzante convinzione che leggo nei volti, mai smarriti, di chi assiste al sopralluogo giudiziario, poche ore dopo una feroce esecuzione camorristica, avvenuta dinanzi a tutti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Tutti eroi, che resistono alla tentazione di urlare il nome di chi ha scambiato la loro casa per il far west, di chi terrorizza e comanda, di chi è pronto a rimanere in silenzio, irridente e quadrato, quando sarà incarcerato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">La stessa incrollabile certezza sulla necessità ineludibile del silenzio e della cristiana sopportazione che si legge nelle alzate di spalle degli imprenditori taglieggiati, muti come pesci, anche di fronte all’evidenza delle loro voci, catturate di nascosto mentre si piegano ancora una volta a pagare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Ed è ancora, la stessa muta ammirazione che aleggia in aula, quando tutti si danno convegno in udienza, a sostenere con lo sguardo il capozona in gabbia, eroe silente impegnato in una lotta, per definizione impari, con i magistrati del brand DDA, i pentiti infami, le intercettazioni vili: ogni giorno gli stessi nemici di sempre.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Gli stessi che tornano nel progetto politico di Marcello Dell’Utri. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;color:#990000;">_____________</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">(<span style="color:#cc0000;">*</span>)</span><span style="font-family:Verdana;color:#990000;"> Pubblichiamo intenzionalmente questo articolo con alcuni giorni di ritardo, per evitare che la sua pubblicazione possa essere ritenuta una forma di nostro coinvolgimento nella campagna elettorale.</span><span style="font-family:Verdana;"><br />
(<a href="http://toghe.blogspot.com/2008/04/leroe-silente.html" target="_blank"><span style="color:#99ccff;"><span style="text-decoration:underline;">QUI</span></span></a>)</span></p>
</blockquote>
<div style="text-align:center;"><img src="http://solomnibuslucet.wordpress.com/files/2008/02/brown.jpg" alt="brown.jpg" /></div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[4000 soldati morti nel ritratto di due *******]]></title>
<link>http://solomnibuslucet.wordpress.com/?p=989</link>
<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 22:55:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>robi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ieri si è saputo che è stata raggiunta ufficialmente la macabra soglia dei 4.000 militari american]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/esteri/iraq-123/petraeus/petraeus.html" target="_blank"><font color="#99ccff"><u>Ieri</u></font></a> si è saputo che è stata raggiunta ufficialmente la macabra soglia dei 4.000 militari americani caduti sul fronte iracheno.</span><br />
<a href="http://www.huffingtonpost.com/nico-pitney" target="_blank"><font color="#99ccff"><u><span style="font-family:Verdana;">Nico Pitney del sito di informazione indipendente Huffington Post</span></u></font></a><span style="font-family:Verdana;"> ha omaggiato la notizia con un mosaico che ritrae il presidente degli Stati Uniti George W. Bush e il senatore repubblicano dell'Arizona John McCain (in corsa per diventare il suo successore alle presidenziali di novembre). Le tessere del mosaico sono le fotografie dei soldati uccisi.<br />
</span></p>
<div align="center"><span style="font-family:Verdana;"></span><a href="http://solomnibuslucet.wordpress.com/files/2008/03/nico-pitney_huffington-post_original.jpg" target="_blank"><img src="http://solomnibuslucet.wordpress.com/files/2008/03/nico-pitney_huffington-post.jpg" height="396" width="480" /></a><span style="font-family:Verdana;"></span><br />
<span style="font-family:Verdana;"></span></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Così recita la didascalia sull’ Huffington Post:<br />
</span></p>
<blockquote>
<div align="justify"><span style="font-family:Verdana;"><i>In remembrance of the 4,000 brave men and women who sacrificed everything for us -- and the two men who would continue this great tragedy, despite the cost to our soldiers, our military, and our nation.</i></span></div>
<p><span style="font-family:Verdana;"></span></p></blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;" align="center"><span style="font-family:Verdana;">_____________________</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">PS: A scrivere questo post è Robi, il fratello di Giulia. La Juliette è sempre in viaggio. L’ho sentita domenica per telefono. Tutto bene.  </span></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://solomnibuslucet.wordpress.com/files/2008/02/brown.jpg" alt="brown.jpg" /></div>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[A Futura Memoria]]></title>
<link>http://raldo.wordpress.com/?p=110</link>
<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 03:30:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>raldo</dc:creator>
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<description><![CDATA[Per ogni occasione persa, un bambocico che ripete al contrario un acronimo ricorsivo evita di nascer]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Per ogni occasione persa, un bambocico che ripete al contrario un acronimo ricorsivo evita di nascere</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Anche questo a futura memoria]]></title>
<link>http://solomnibuslucet.wordpress.com/?p=973</link>
<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 10:39:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>robi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Stavolta a scrivere è robi, il fratello della julie, la quale se ne sta bellamente (spero) in quel ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Stavolta a scrivere è robi, il fratello della julie, la quale se ne sta bellamente (spero) in quel di Taiwan con altri amici risparmiandosi la tristezza della campagna elettorale in corso. Beati loro!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/politica/silvio-strappa/1.html" target="_blank"><img src="http://solomnibuslucet.wordpress.com/files/2008/03/cainano-strappa-programma-pd-marzo-2008.jpg" style="float:left;cursor:pointer;width:80px;margin:0 10px 10px 0;" border="0" /></a><span style="font-family:Verdana;">Riporto, perché immagino l’avrebbe fatto anche la mia sorellina, la foto del CaiNano nell’atto di fare a pezzi il programma del Pd al Palalido di Milano, dove ieri ha aperto ufficialmente la campagna elettorale davanti a sei, settemila spettatori (secondo gli organizzatori).<br />
Al di là della ferocia del gesto, degna di un autentico ripugnante fascista (quale lui è contrariamente a ciò che vuole far credere), sta strappando un programma praticamente quasi identico al suo, il che la dice lunga su molte cose.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Riflettete, riflettete.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">:roll:</span></p>
<div align="center">
<div align="center"><img src="http://solomnibuslucet.wordpress.com/files/2008/02/brown.jpg" alt="brown.jpg" /></div>
</div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">&#160;</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Troppo zelo, troppi scrupoli, troppo amore: va punito!]]></title>
<link>http://solomnibuslucet.wordpress.com/?p=924</link>
<pubDate>Thu, 24 Jan 2008 22:59:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>julie</dc:creator>
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<description><![CDATA[

 Questa immagine basta e avanza per commentare la caduta del governo Prodi di stasera e, in genera]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><img src="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/politica/200801images/cusumano03g.jpg" height="230" width="300" /><br />
<span style="font-family:Verdana;"></span></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"> Questa immagine basta e avanza per commentare la caduta del governo Prodi di stasera e, in generale, per dar conto delle “facce da manifesti elettorali” che non si riesce a scrollarsi di dosso per decenni e decenni in Italia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Detto questo, penso che l’unica cosa sensata di questi tempi sia quella di stringerci intorno ai nostri uomini migliori.<br />
Riporto (non solo a futura memoria, ma anche ringraziando nel presente) l’articolo di Luigi De Magistris comparso oggi sul sito <a href="http://www.ammazzatecitutti.org/" target="_blank"><font color="#99ccff"><u>E adesso ammazzateci tutti</u></font></a> e di seguito la bella e amara <a href="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1758949.html" target="_blank"><font color="#99ccff"><u>lettera</u></font></a> (“anzi bella proprio perché amara” come l’ha definita <a href="http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1758953.html" target="_blank"><u><font color="#99ccff">Travaglio</font></u></a>) sull’epilogo del procedimento disciplinare a carico del magistrato dinanzi al Csm scritta dagli universitari calabresi dell'associazione <a href="http://www.associazioneulixes.org/" target="_blank"><font color="#99ccff"><b><u><span style="font-family:Verdana;font-weight:normal;">Ulixes</span></u></b></font></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Sono articoli abbastanza lunghi, ma vanno letti. E sostenuti.</span></p>
<blockquote><p><font color="#ffffff"><b><span style="font-size:14pt;font-family:Verdana;">Dico addio alla Casta dei magistrati</span></b></font><br />
<span style="font-family:Verdana;">giovedì 24 gennaio 2008</span><br />
<span style="font-family:Verdana;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">Già da alcuni mesi avevo deciso - seppur con grande rammarico - di dimettermi dall'Associazione nazionale magistrati. I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere.</span><br />
<b><span style="font-family:Verdana;">Adesso è il tempo che 'tutti i nodi vengano al pettine'.</span></b><br />
<!--more--><br />
<span style="font-family:Verdana;"><span></span>Vado via da un'associazione che non solo non è più in grado di rappresentare adeguatamente i magistrati che quotidianamente esercitano le funzioni, spesso in condizioni proibitive, ma sta - con le condotte ed i comportamenti di questi anni - portando, addirittura, all'affievolimento ed all'indebolimento di quei valori costituzionali che dovrebbero essere il punto di riferimento principale della sua azione.<br />
L'Anm - che storicamente aveva avuto il ruolo di contribuire a concretizzare i valori di indipendenza interna ed esterna della magistratura - negli ultimi anni, con <b><span style="font-family:Verdana;">prassi e condotte censurabili</span></b> ormai sotto gli occhi di tutti, ha contribuito al consolidamento di una magistratura 'normalizzata' non sapendo e non volendo 'stare vicino' ai tanti colleghi (sicuramente i più 'bisognosi') che dovevano essere sostenuti nelle loro difficili azioni quotidiane spesso in contesti di forte isolamento; ha fatto proprie tendenze e pratiche di lottizzazione attraverso il sistema delle cosiddette correnti; ha contribuito - di fatto - a rendere sempre più arduo l'esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge. </span><br />
<b><span style="font-family:Verdana;">L'Anm è divenuta, con il tempo, un luogo di esercizio del potere</span></b><span style="font-family:Verdana;">, con scambi di ruoli tra magistrati che oggi ricoprono incarichi associativi, domani siedono al Csm, dopodomani ai vertici del ministero e poi, magari, finito il 'giro', si trovano a ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari. È uno spettacolo che per quanto mi riguarda è divenuto riprovevole.<br />
Anche io, per un periodo, ho pensato, lottando non poco come tutti i miei colleghi sanno, di poter contribuire a cambiare, dall'interno, l'associazionismo giudiziario, ma <b><span style="font-family:Verdana;">non è possibile</span></b> non essendoci più alcun margine.</span><br />
<b><span style="font-family:Verdana;">Lascio, pertanto, l'Anm, donando il contributo ad associazioni che, nell'impegno quotidiano antimafia, cercano di garantire l'indipendenza concreta della magistratura molto meglio dell'associazionismo giudiziario.</span></b><br />
<span style="font-family:Verdana;">Non vi è dubbio che anche il Consiglio superiore della magistratura, composto da membri laici, espressione dei partiti, e membri togati, espressione delle correnti, non può, quindi, non risentire dello stato attuale della politica e della magistratura associata.<br />
I magistrati debbono avere nel cuore e nella mente e praticare nelle loro azioni i principi costituzionali ed essere soggetti solo alla legge.<br />
So bene che all'interno di tutte le correnti dell'Anm vi sono colleghi di prim'ordine, ma questo sistema di funzionamento dell'autogoverno della magistratura lo considero <b><span style="font-family:Verdana;">non più tollerabile</span></b>. Il Csm deve essere il luogo in cui tutti i magistrati si sentano, effettivamente, garantiti e tutelati dalle costanti minacce alla loro indipendenza.<br />
Non è possibile assistere ad indegne omissioni o interventi inaccettabili dell'Anm, come ad esempio negli ultimi mesi, su vicende gravissime che hanno coinvolto magistrati che, in prima linea, cercano di adempiere solo alle loro funzioni: da ultimo, quello che è accaduto ai <b><span style="font-family:Verdana;">colleghi di Santa Maria Capua Vetere</span></b>.<br />
Non parlo delle azioni ed omissioni riprovevoli - da parte anche di magistrati, non solo operanti in Calabria - sulla mia vicenda perché di quello ho riferito alla magistratura ordinaria competente e sono fiducioso che, prima o poi, tutto sarà più chiaro.<br />
Certo, lo spettacolo che mi ha visto in questi giorni protagonista, in un processo disciplinare che mi ha lasciato senza parole, ha contribuito a radicare in me la convinzione che questo sistema ormai è divenuto inaccettabile per tutti quei magistrati che ancora sentono e amano profondamente questo mestiere e che siamo ormai al capolinea.</span><br />
<b><span style="font-family:Verdana;">Io sono orgoglioso</span></b><span style="font-family:Verdana;"> - sembrerà paradossale - che questo Csm mi abbia inflitto la censura con trasferimento d'ufficio. Era proprio quello che mi aspettavo. Ed anche scritto, in tempi non sospetti. Ho già detto, ad un mio amico antiquario, di farmi una bella cornice: dovrò mettere il dispositivo della sentenza dietro la scrivania del mio ufficio ed indicare a tutti quelli che me lo chiederanno le vere ragioni del mio trasferimento. </span><br />
<b><span style="font-family:Verdana;">La mia condanna disciplinare è grave e infondata</span></b><span style="font-family:Verdana;">, nei confronti della stessa farò ricorso alle sezioni unite civili della Suprema Corte di Cassazione confidando in giudici sereni, onesti, imparziali, in poche parole giusti. La condanna è, poi, talmente priva di fondamento, da ogni punto di vista, che la considero anche <b><span style="font-family:Verdana;">inaccettabile</span></b>.<br />
Mi viene inflitta la censura, devo lasciare Catanzaro ed abbandonare le funzioni di pubblico ministero in sostanza perché non ho informato i miei superiori in alcune circostanze e perché ho secretato un atto solo ed esclusivamente per <b><span style="font-family:Verdana;">salvaguardare le indagini</span></b> ed evitare che vi fossero propalazioni esterne che danneggiassero le inchieste; senza, peraltro, tenere conto delle gravissime ragioni che hanno necessariamente ispirato alcune mie condotte. <b><font color="#ffffff">Troppo zelo, troppi scrupoli, troppo amore per questo mestiere</font></b>. Del resto il procuratore generale che rappresentava l'accusa in giudizio, nel rimproverarmi, definendomi anche birichino, ha detto che <b><span style="font-family:Verdana;">concepisco le mie funzioni come una missione</span></b>.<br />
Ebbene, questa decisione, a mio umile avviso, contribuisce ad affievolire l'indipendenza della magistratura, conduce ad indebolire i valori ed i principi costituzionali, ci trascina verso una magistratura burocratizzata ed impaurita sotto il maglio e la clava del processo disciplinare.<br />
Il rappresentante della Procura generale della Cassazione in udienza,<b><span style="font-family:Verdana;"> il dr. Vito D'Ambrosio, ex politico</span></b>, il quale per circa dieci anni è stato anche <b><span style="font-family:Verdana;">presidente della giunta della Regione Marche</span></b>, ha sostenuto, durante il processo, sostanzialmente, che non rappresento, in modo adeguato, il modello di magistrato.<br />
Ed invero, <b><span style="font-family:Verdana;">il modello di magistrato al quale mi sono ispirato è quello rappresentato da mio nonno magistrato</span></b> (che ha subito anche due attentati durante l'espletamento delle funzioni), <b><span style="font-family:Verdana;">da mio padre</span></b> (che ha condotto processi penali di estrema importanza in materia di terrorismo, criminalità organizzata e corruzione),<b><span style="font-family:Verdana;"> dai miei magistrati affidatari durante il tirocinio</span></b>, <b><span style="font-family:Verdana;">dai tanti colleghi bravi e onesti</span></b> conosciuti in questi anni, da quello che ho potuto apprendere ed imparare, sulla mia pelle in contesti ambientali anche molto difficili, dall'esperienza professionale nell'esercizio di un mestiere al quale ho dedicato, praticamente, gran parte della mia vita.<b><span style="font-family:Verdana;"> Il mio modello è la Costituzione repubblicana, nata dalla resistenza. Il modello 'castale' e del magistrato 'burocrate' non mi interessa e non mi apparterrà mai</span></b>, nessuna 'quarantena' in altri uffici, nessun 'trattamento di recupero' nelle pur nobili funzioni giudicanti, potrà mutare i miei valori, né potrà far flettere, nemmeno di un centimetro, la mia schiena. Sarò sempre lo stesso, forse, debbo a questo appunto ammetterlo, un magistrato che per il 'sistema' è 'deviato ed eversivo'.<br />
Pertanto, questa sentenza è, per me, la conferma di quello che ho visto in questi anni ed un importante riscontro professionale alla bontà del mio lavoro. Certo è <b><span style="font-family:Verdana;">una sentenza che nella sua profonda ingiustizia è anche intrinsecamente mortificante</span></b>. Imporre ad un pubblico ministero, che si sa che ha sempre professato e praticato l'amore immenso per quel mestiere, di non poterlo più fare - sol perché <b><span style="font-family:Verdana;">ha 'osato', in pratica, indagare un sistema devastante di corruzione </span></b>e cercato di evitare che una 'rete collusiva' ostacolasse il proprio lavoro e, quindi, condannandolo per avere, in definitiva, rispettato la legge - è <b><span style="font-family:Verdana;">un po' come dire ad un chirurgo che non può più operare</span></b>, ad un giornalista di inchiesta che deve occuparsi di fiere in campagna, ad un investigatore di polizia giudiziaria che deve pensare ai servizi amministrativi. Farò di tutto, con passione ed entusiasmo intatti, nei prossimi mesi, per dimostrare quanto ingiusta e grave sia stata questa sentenza e che danno immane abbia prodotto per l'indipendenza e l'autonomia dei magistrati, ed anche e soprattutto <b><span style="font-family:Verdana;">per la Calabria</span></b>, una terra (che continuerò sempre ad amare comunque finisca questa 'storia') che aveva bisogno di ben altri 'segnali' istituzionali.<br />
Lavorerò ancor più alacremente nei prossimi mesi - prima del mio probabile allontanamento 'coatto' dalla Calabria - presso la Procura della Repubblica di Catanzaro per condurre a termine le indagini più delicate pendenti.<br />
Non mi sottrarrò ad eventuali dibattiti pubblici anche tra i lavoratori, tra gli operai, tra gli studenti, nei luoghi in cui vi è sofferenza di diritti, per contribuire - da cittadino e da magistrato, con la mia forza interiore - al consolidamento di una coscienza civile e per la realizzazione di un <b><span style="font-family:Verdana;">tessuto connettivo sinceramente democratico</span></b>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><b><span style="font-family:Verdana;">Il Paese deve, comunque, sapere che vi sono ancora magistrati che con onore e dignità offrono una garanzia per la tutela dei diritti di tutti (dei forti e dei deboli allo stesso modo) e che non si faranno né intimidire, né condizionare, da alcun tipo di potere, da nessuna casta, esercitando le funzioni con piena indipendenza ed autonomia, in una tensione ideale e morale costituzionalmente orientata, in ossequio, in primo luogo, all'art. 3 della Costituzione repubblicana.</span></b><span style="font-family:Verdana;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;">La<b><span style="font-family:Verdana;"> lotta per i diritti</span></b> è dura e forse lo sarà sempre di più nei prossimi mesi: nelle istituzioni e nel Paese vi sono ancora, però, energie e valori, anche importanti. <b><span style="font-family:Verdana;">Si deve costruire una rete di rapporti</span></b> - fondata sui valori di libertà, uguaglianza e fratellanza - che impedisca all'Italia di crollare definitivamente proprio sul terreno fondamentale dei diritti e della giustizia. È il momento che ognuno faccia qualcosa - in questa <b><span style="font-family:Verdana;">devastante deriva etica</span