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	<title>aiuti-allo-sviluppo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/aiuti-allo-sviluppo/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "aiuti-allo-sviluppo"</description>
	<pubDate>Sun, 18 May 2008 11:23:15 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Filantropia online: come cambia il nostro modo di donare]]></title>
<link>http://fundraisingnow.wordpress.com/2008/03/09/filantropia-online-come-cambia-il-nostro-modo-di-donare/</link>
<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 18:44:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>paolo.ferrara</dc:creator>
<guid>http://fundraisingnow.wordpress.com/2008/03/09/filantropia-online-come-cambia-il-nostro-modo-di-donare/</guid>
<description><![CDATA[
by: http://flickr.com/photos/farol/
Internet sta cambiando in maniera significativa sia la quantit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class="wlWriterSmartContent" style="display:inline;float:none;margin:0;padding:0;"><a href="http://fundraisingnow.files.wordpress.com/2008/03/navajo-bridge-8x6.jpg" rel="thumbnail"><img src="http://fundraisingnow.files.wordpress.com/2008/03/navajo-bridge.jpg" border="0" /></a></div>
<p>by: <a href="http://flickr.com/photos/farol/">http://flickr.com/photos/farol/</a></p>
<p>Internet sta cambiando in maniera significativa sia la quantità che la qualità delle risorse per lo sviluppo umano. E lo sta facendo soprattutto attraverso quello che qui ho definito più volte come <a href="http://fundraisingnow.wordpress.com/?s=fundraising+2.0&#38;x=0&#38;y=0" target="_blank"><b>fundraising 2.0</b></a>.</p>
<p>Niente di nuovo, credo, per i lettori di <b><a href="http://fundraisingnow.wordpress.com" target="_blank">Fundraising Now!</a></b>, ma è interessante rilevare l'approccio dell'ultima ricerca di <a href="http://www.KeystoneAccountability.org" target="_blank">Keystone</a>, che conferma l'ineludibile tendenza attraverso lo studio comparato di 24 "mercati filantropici online".</p>
<table bgcolor="red" border="1" width="460">
<tr>
<td width="458">
<blockquote><p><font color="#ffffff"><b>Online philanthropy markets: Also referred to in this study as<br />
‘online social investment markets’, ‘markets’, ‘online giving<br />
platforms’, or ‘platforms’, these websites offer a framework<br />
through which small, individual donors can connect with<br />
charitable citizen-led organisations all over the world to share<br />
their time, expertise, or money. Givers can donate money or time to one or several ‘offerings’ through the same market and, on some occasions, return to the site to receive reports on the offering’s progress. Feedback from websites’ representatives indicated that ‘platform’ was currently<br />
a term favoured over ‘market’</b></font></p></blockquote>
</td>
</tr>
</table>
<table bgcolor="white" border="1" width="1">
<tr>
<td>&#160;</td>
</tr>
</table>
<p>I "marketplace" solidali, sono una delle grandi novità di questi anni: piattaforme in grado di incrociare la domanda di tempo, competenze e risorse economiche da parte di micro-imprenditori e organizzazioni non profit che ne hanno bisogno, con l'offerta da parte di aziende e cittadini che ne dispongono.</p>
<p><b>La ricerca prova ad analizzarli partendo da 4 domande chiave:</b><br />
<font color="#ff0000"><b><br />
&#62;</b></font> i mercati sono solo un mezzo per offrire aiuti di breve periodo o possono costituire uno strumento per sostenere uno sviluppo sostenibile?</p>
<p><font color="#ff0000"><b>&#62;</b></font> esistono strumenti per misurare l'impatto degli investimenti effettuati tramite questi mercati filantropoci?</p>
<p><font color="#ff0000"><b>&#62;</b></font> le opportunità di investimento vengono presentate in modo da creare una larga base di donatori e una relazione di lungo periodo con i donatori?</p>
<p><font color="#ff0000"><b>&#62;</b></font> come possono influenzare positivamente il modo in cui i vari "costituenti" (investitori, intermediari e beneficiari) dialogano tra loro e apprendono reciprocamente?</p>
<p><b>La sfida, secondo Keystone, può essere vinta, purché:</b></p>
<p><font color="#ff0000"><b>&#62;</b></font> si mettano in condizione i donatori di diventare veri e propri investitori nel cambiamento sociale;</p>
<p><font color="#ff0000"><b>&#62;</b></font> si mettano in condizione i beneficiari di mostrare i risultati del loro lavoro attraverso report continuativi, credibili, accessibili e coinvolgenti;</p>
<p><font color="#ff0000"><b>&#62;</b></font>  le organizzazioni arricchiscano il modo con cui interagiscono con i loro sostenitori attraverso gli strumenti partecipativi del web 2.0;</p>
<p><font color="#ff0000"><b>&#62;</b></font> si costruiscano delle vere e proprie comunità virtuali, in grado di costruire relazioni continuative tra persone in grado di cambiare il mondo attorno a idee e cause in cui possano credere;</p>
<p><font color="#ff0000"><b>&#62;</b></font> unire i donatori e i beneficiari dei progetti, attraverso gli strumenti del web 2.0</p>
<p>Una sfida per cui sembrano pronte soprattutto quelle piattaforme in grado di passare da un approccio <b><font color="#ff0000">neutrale</font></b> a un approccio "<font color="#ff0000"><b>engaged</b></font>".</p>
<p>Ma cosa significa essere "<b><font color="#ff0000">engaged</font></b>" per una piattaforma di filantropia online?</p>
<p><!--more--></p>
<p>Secondo la ricerca di <b>Keystone</b>, significa:</p>
<ul>
<li>promuovere e raccomandare attivamente le organizzazioni e i progetti ospitati sulla loro piattaforma;</li>
<li>effettuare un controllo accurato (la <i><b>due diligence</b></i>) sulla qualità del progetto e dell'organizzazione (e soprattutto sul suo impatto economico e sociale), auspicabilmente attraverso visite in loco;</li>
<li>coinvolgere i beneficiari stessi e gli stakeholder nella valutazione ex ante dei progetti presentati;</li>
<li>effettuare un controllo ex post attraverso audit interni ed esterni, partner local e controlli sul campo;</li>
<li>presentare una rendicontazione accurata (ma anche coinvolgente). Punto su cui tra l'altro molti dei "mercati" esaminati risultano poveri di informazioni;</li>
<li>mettere a disposizione dei vari stakeholder strumenti tipici del web 2.0, come widget, blog, forum per poter dialogare direttamente.</li>
</ul>
<div class="wlWriterSmartContent" style="display:inline;float:none;margin:0;padding:0;"><a href="http://fundraisingnow.files.wordpress.com/2008/03/bridge-blue-8x6.jpg" rel="thumbnail"><img src="http://fundraisingnow.files.wordpress.com/2008/03/bridge-blue1.jpg" align="left" border="0" /></a></div>
<p><a href="http://flickr.com/photos/wildpianist/"></a></p>
<p><b>Ma quali sono gli ostacoli?</b></p>
<p><font color="#ff0000"><b>&#62;</b></font> innanzitutto individuare degli indicatori di performance più idonei: non sempre una rendicontazione formalmente corretta, l'adempimento di tutte le regole e il rispetto del budget presentato corrispondono infatti a <b>un reale impatto sociale ed economico sul terreno.</b></p>
<p>Tanto per dare un'idea, questi sono alcuni degli indicatori usciti dalla survey:</p>
<blockquote><p>● ‘The percentage of funds going to cause rather than overhead’<br />
● ‘The effective and transparent use of your resources to attain in the best way<br />
possible your organisation’s mission’<br />
● ‘Having a positive impact. Changing and/or improving something that would<br />
have been wasted’<br />
● ‘Doing what you say you will, when you say you will. Being accountable.<br />
Providing excellent ‘customer service’ and strong stewardship’<br />
● ‘Doing the best you can with what you have’<br />
● ‘Good treatment of donors and volunteers, effective programs, judicious<br />
resource utilization’<br />
● ‘Efficient use of resources for social impact, according with the mission of the<br />
organisation’<br />
● ‘Achieving measurable mission goals, and doing it cost-effectively. If your goal is<br />
to help low income women get jobs, don't tell me how many you trained, tell<br />
me how many got jobs that increased their incomes. If you can't then your job<br />
is only half-done’</p></blockquote>
<p><font color="#ff0000"><b>&#62;</b></font> non ogni tipo di progetto è comparabile a un altro;</p>
<p><font color="#ff0000"><b>&#62;</b></font> i problemi sociali sono spesso troppo complessi per essere ridotti a degli indicatori di performance;</p>
<p><font color="#ff0000"><b>&#62;</b></font> i risultati sono spesso raggiunti ormai terminato il processo di donazione/rendicontazione (si pensi agli effetti positivi dei progetti educativi o a molte attività economiche).</p>
<p>Del resto, <b>non è detto che i donatori siano interessati realmente alle performance</b> così come spesso vengono intese dai "project manager".</p>
<p><b>La ricerca stessa ricorda, infatti, che si dona soprattutto per soddisfare  bisogni emozionali:</b></p>
<p>- innanzitutto perché<b> fa sentire bene</b> (attivando le stesse aree del sistema limbico centrale coinvolte nella produzione di dopamina che vengono attivate da sesso, soldi, droghe e cibo);</p>
<ul>
<li> per sedare un senso di colpa;</li>
<li> per rispondere alla pressione dei pari;</li>
<li> per motivi spirituali;</li>
<li> per conformismo sociale;</li>
<li> per dimostrara uno status;</li>
<li> per altruismo.</li>
</ul>
<p>Detto in altri termini, <b>la credibilità dell'intemediario e la sua capacità di rendicontazione spesso e volentieri vengono considerati elementi secondari</b>. Anzi: spesso si continua a donare alla stessa organizzazione pur sapendo che i propri soldi non saranno spesi in maniera efficaci o andranno sprecati.</p>
<p>Come afferma il presidente di <b>DonorChoose</b>:</p>
<blockquote><p>‘Donors appreciate data as it gives a sense of visibility into the project, for example, the number of students being helped. But what our donors appreciate most is the personal feedback, the hand written letters from the children, the drawings and the glitter falling from the envelope as they open them.’</p></blockquote>
<p>Insomma, se è vero che le informazioni dettagliate sono spesso rassicuranti, è vero che quasi nessuno le legge e che <b>un donatore in genere preferisce report di poche pagine e ad alto impatto emotivo</b> (con immagini, storie, testimonianze...).</p>
<p>C'è però un altro motivo che disincentiva le organizzazioni alla pubblicazione di indicatori di performance. <b>La paura di perdere donatori</b>. Il mercato del fundraising viene spesso visto come un gioco a somma zero. Si ritiene limitato il numero di donatori e si ritiene che una rendicontazione poco dettagliata o povera possa far perdere donatori a scapito di altre organizzazioni.</p>
<p>Questa paura spesso spinge all'omertà rispetto ai dati. <b>Si dimentica però che il mercato delle donazioni online è ancora una nicchia</b> (circa il 2, 3% del totale, anche se siti come Network for good hanno chiuso l'ultimo anno con 35 milioni di dollari di raccolta) e che c'è un ampio spazio per creare nuove relazioni con i donatori, per educarli e crescere insieme, per posizionarsi, anche attraverso un alto grado di "accountability" come leader e i first moover potrebbero giovarsene.</p>
<p><b>Le raccomandazioni finali della ricerca mi sembrano particolarmente rilevanti. I siti di filantropia online dovrebbero:</b></p>
<p><b><a href="http://fundraisingnow.files.wordpress.com/2008/03/arrow-1.jpg"><img src="http://fundraisingnow.files.wordpress.com/2008/03/arrow-1-thumb.jpg" style="border-width:0;" alt="arrow 1" align="left" border="0" height="30" width="24" /></a> abituare i propri sostenitori a pensare come "investitori sociali" e non più come donatori</b></p>
<p><b><a href="http://fundraisingnow.files.wordpress.com/2008/03/arrow-11.jpg"><img src="http://fundraisingnow.files.wordpress.com/2008/03/arrow-1-thumb1.jpg" style="border-width:0;" alt="arrow 1" align="left" border="0" height="30" width="24" /></a> creare un sistema di raccolta e certificazione dei dati indipendente, che permetta una comparazione dei dati in diversi mercati e paesi</b></p>
<p><b><a href="http://fundraisingnow.files.wordpress.com/2008/03/arrow-12.jpg"><img src="http://fundraisingnow.files.wordpress.com/2008/03/arrow-1-thumb2.jpg" style="border-width:0;" alt="arrow 1" align="left" border="0" height="30" width="24" /></a> costruire un sistema di reporting unico e condiviso, che permetta la comparazione dei dati</b></p>
<p>Per finire, ecco i siti presi in considerazione.</p>
<p>1. Beautiful Foundation: <a href="http://www.beautifulfund.org">http://www.beautifulfund.org</a><br />
2. Bring Light <a href="http://www.bringlight.com">http://www.bringlight.com</a><br />
3. CanadaHelps: <a href="http://www.canadahelps.org">http://www.canadahelps.org</a><br />
4. Changing the Present : <a href="http://www.changingthepresent.org">http://www.changingthepresent.org</a><br />
5. Charity Aid Foundation: <a href="http://www.cafonline.org">http://www.cafonline.org</a><br />
6. Conexion Colombia: <a href="http://www.conexioncolombia.com">http://www.conexioncolombia.com</a><br />
7. DonorEdge <a href="http://www.donoredge.org">http://www.donoredge.org</a><br />
8. DonorsChoose: <a href="http://www.donorschoose.org">http://www.donorschoose.org</a><br />
9. eBay Giving Works: <a href="http://givingworks.ebay.com">http://givingworks.ebay.com</a><br />
MissionFish: <a href="http://www.missionfish.org">http://www.missionfish.org</a><br />
10. Give2Asia: <a href="http://www.give2asia.org">http://www.give2asia.org</a><br />
11. GiveIndia: <a href="http://www.giveindia.org">http://www.giveindia.org</a><br />
12. GlobalGiving: <a href="http://www.globalgiving.com">http://www.globalgiving.com</a><br />
13. Greater Good South Africa: <a href="http://www.myggsa.co.za">http://www.myggsa.co.za</a><br />
14. HelpArgentina: <a href="http://www.helpargentina.org">http://www.helpargentina.org</a><br />
15. Just Give: <a href="http://www.justgive.org">http://www.justgive.org</a><br />
16. Justgiving: <a href="http://www.justgiving.com">http://www.justgiving.com</a><br />
17. Kiva: <a href="http://www.kiva.org">http://www.kiva.org</a><br />
18. Microplace: <a href="http://www.microplace.com">http://www.microplace.com</a>***<br />
19. Modest Needs: <a href="http://www.modestneeds.com">http://www.modestneeds.com</a><br />
20. MyC4: <a href="http://www.myc4.com">http://www.myc4.com</a><br />
21. Network for Good: <a href="http://www.networkforgood.org">http://www.networkforgood.org</a><br />
22. Social Stock Exchange: <a href="http://www.bovespasocial.com.br">http://www.bovespasocial.com.br</a><br />
23. South African Social Investment Exchange: <a href="http://www.sasix.co.za">http://www.sasix.co.za</a><br />
24. Wildlife Direct: <a href="http://www.wildlifedirect.org">http://www.wildlifedirect.org</a></p>
<p>E un elenco di siti di rating:</p>
<p>1. Charity Navigator: <a href="http://www.charitynavigator.org">http://www.charitynavigator.org</a><br />
2. Charity Watch: <a href="http://www.charitywatch.org">http://www.charitywatch.org</a><br />
3. Great Nonprofits: <a href="http://greatnonprofits.org">http://greatnonprofits.org</a><br />
4. GuideStar International: <a href="http://www.guidestarinternational.org">http://www.guidestarinternational.org</a><br />
5. Intelligent Giving: <a href="http://www.intelligentgiving.com">http://www.intelligentgiving.com</a><br />
6. Wise Giving Alliance: <a href="http://www.give.org">http://www.give.org</a></p>
<p><b>Per scaricare il report (100 pagine da leggere con attenzione e mandare a memoria), </b><a href="http://www.keystoneaccountability.org/files/Keystone_Online%20Philanthropy%20Markets.pdf" target="_blank"><b>clicca qui (è un pdf)</b></a></p>
<p>Post correlati su Fundraising Now!</p>
<p><b>&#62;&#62; </b><a href="http://fundraisingnow.wordpress.com/2008/02/18/scandalose-ong-il-tesoro-nascosto-della-solidarieta/" target="_blank"><b>Scandalose ONG? Il tesoro nascosto della solidarietà</b></a></p>
<p><b></b><b><a href="http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/09/24/prestiti-non-donazioni-la-rivoluzione-di-kiva-corre-sul-web/" target="_blank">&#62;&#62; Prestiti, non donazioni. La rivoluzione di Kiva corre sul web</a></b></p>
<p><b><a href="http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/10/09/donare-in-modo-intelligente-si-puo-forse-si-grazie-a-internet/" target="_blank">&#62;&#62; Donare in modo intelligente si può? Forse sì, grazie a Internet</a></b></p>
<div class="wlWriterSmartContent" style="display:inline;margin:0;padding:0;">Technorati Tag: <a href="http://technorati.com/tags/accountability" rel="tag">accountability</a>,<a href="http://technorati.com/tags/trasparenza" rel="tag">trasparenza</a>,<a href="http://technorati.com/tags/social%20lending" rel="tag">social lending</a>,<a href="http://technorati.com/tags/philathropy" rel="tag">philathropy</a>,<a href="http://technorati.com/tags/filantropia" rel="tag">filantropia</a>,<a href="http://technorati.com/tags/internet%20fundraising" rel="tag">internet fundraising</a>,<a href="http://technorati.com/tags/raccolta%20fondi%20online" rel="tag">raccolta fondi online</a>,<a href="http://technorati.com/tags/marketplace" rel="tag">marketplace</a>,<a href="http://technorati.com/tags/online%20fundraising" rel="tag">online fundraising</a>,<a href="http://technorati.com/tags/kiva" rel="tag">kiva</a>,<a href="http://technorati.com/tags/justgiving" rel="tag">justgiving</a>,<a href="http://technorati.com/tags/justgive" rel="tag">justgive</a>,<a href="http://technorati.com/tags/microplace" rel="tag">microplace</a>,<a href="http://technorati.com/tags/giveindia" rel="tag">giveindia</a>,<a href="http://technorati.com/tags/give2asia" rel="tag">give2asia</a>,<a href="http://technorati.com/tags/globalgiving" rel="tag">globalgiving</a>,<a href="http://technorati.com/tags/helpargentina" rel="tag">helpargentina</a>,<a href="http://technorati.com/tags/charity%20navigator" rel="tag">charity navigator</a>,<a href="http://technorati.com/tags/charity%20watch" rel="tag">charity watch</a>,<a href="http://technorati.com/tags/give" rel="tag">give</a>,<a href="http://technorati.com/tags/intelligent%20giving" rel="tag">intelligent giving</a>,<a href="http://technorati.com/tags/greatnonprofits" rel="tag">greatnonprofits</a>,<a href="http://technorati.com/tags/bilancio%20sociale" rel="tag">bilancio sociale</a>,<a href="http://technorati.com/tags/come%20donare" rel="tag">come donare</a>,<a href="http://technorati.com/tags/donazioni" rel="tag">donazioni</a></div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scandalose ONG? Il tesoro nascosto della solidarietà]]></title>
<link>http://fundraisingnow.wordpress.com/?p=593</link>
<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 12:26:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>paolo.ferrara</dc:creator>
<guid>http://fundraisingnow.wordpress.com/?p=593</guid>
<description><![CDATA[
by http://www.flickr.com/photos/londonannie/
Devo confessarvi che sono un lettore appassionato dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:center;"><img src="http://fundraisingnow.wordpress.com/files/2008/02/magnifying-glass.jpg" alt="Lente di ingrandimento" height="297" width="445" /></div>
<div style="text-align:center;">by <b><a href="http://www.flickr.com/photos/londonannie/" target="_blank"><i>http://www.flickr.com/photos/londonannie/</i></a></b></div>
<p>Devo confessarvi che sono un lettore appassionato della <b><a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">Repubblica</a></b>. Ho iniziato a leggerla all'età di 14 anni e da allora non me ne sono mai staccato. E' forse per questo che ho mal digerito, più di quanto forse non lo meritasse, l'ultimo articolo di due giornalisti stimabili come <b>Francesca Caferri</b> e <b>Anais Ginori</b> dal titolo: "<b>ONG, Il tesoro nascosto della solidarietà</b>" (una copia la trovate <b><a href="http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17109" target="_blank">qui</a></b>).</p>
<p>Il titolo, sia detto per inciso, non è di quelli fatti per far saltare in piedi dalla gioia chi, ogni giorno, cerca di lavorare al fianco delle comunità più povere del mondo. Ma <b>i toni scandalistici del titolo, probabilmente, non possono essere imputati ai giornalisti</b> e vanno invece attribuiti alla "penna" salace (e superficiale) di qualche titolista d'assalto.</p>
<p>Quello che ha appesantito la mia digestione è la superficialità, eccessiva, con cui è stato messo insieme il pezzo, a partire dalle fonti per finire con le indicazioni conclusive su come interpretare i dati esposti.</p>
<p>1) Intanto veniamo alla <b>fonte</b>: è la ricerca fatta sui bilanci pubblicati sui siti Internet di alcune organizzazioni non profit dalla società di consulenza <b>Un-Guru per il Sole 24 Ore</b>. Ricerca interessante, fatta tra l'altro da ottimi professionisti, ma consapevolmente limitata alle informazioni disponibili sui siti di alcune (davvero poche) organizzazione e su dati spesso e volentieri diseguali fra loro perché:</p>
<p>- <b>le organizzazioni compilano in maniera diversa i bilanci</b> (e nel compilare in maniera diversa i bilanci anche il totale su cui si calcola la percentuale dei costi di struttura o di comunicazione varia);</p>
<p>- <b>hanno attività diverse</b> (come comparare chi fa ricerca medica con chi fa progetti di cooperazione nel sud del mondo o interventi a favore di persone depresse? solo sulla base dei costi di struttura o di promozione che spesso coincidono con l'attività istituzionale?);</p>
<p>- <b>in alcuni casi dietro un unico marchio si celano più soggetti</b> alcuni solo erogatori di risorse, altri di volontariato, altri di servizi: per cui fondazioni, associazioni, cooperative, comitati e persino srl possono avere un unico marchio e, ovviamente, prendere in esame l'uno o l'altro dei soggetti da risultati completamente diversi sui costi di struttura;</p>
<p><!--more--></p>
<p>Non solo, <b>pur essendo disponibili nuovi dati, pubblicati prima dell'articolo di Repubblica, nell'articolo di Caferri e Ginori sono stati esposti i dati della precedente rilevazione</b> (quelli nuovi, pubblicati dal Sole prima dell'articolo della Repubblica, li trovate sul blog di Un-guru, <b><a href="http://blog.libero.it/UnGuru/mediaviewsk.php?Sor%60zo%26m%3D%7DKg%60%27%7F889c6440%3A%27a080k%25lapg-opweWlk%05%7F15%27z%05kgonmghom%05j%3F" target="_blank">qui</a> , <a href="http://blog.libero.it/UnGuru/mediaviewsk.php?Ior%60zo%26m%3D%7DKg%60%27%7F429c6440%3A%27a080k%25lapg-opweWlk%05%7F15%27z%05kgonmghom%05jA" target="_blank">qui</a></b><b>, <a href="http://blog.libero.it/UnGuru/mediaviewsk.php?Hor%60zo%26m%3D%7DKg%60%27%7F329c6440%3A%27a080k%25lapg-opweWlk%05%7F15%27z%05kgonmghom%05jD" target="_blank">qui </a>e <a href="http://blog.libero.it/UnGuru/mediaviewsk.php?Kor%60zo%26m%3D%7DKg%60%27%7F449c6440%3A%27a080k%25lapg-opweWlk%05%7F15%27z%05kgonmghom%05j%3F" target="_blank">qui</a></b>) pur facendo riferimento, lo si capisce dalla chiusa dell'articolo, ai dati e alle conclusioni dell'articolo più recente. Altrimenti non si capirebbe questa frase: "più piccola è l'ONG, più è redditizia per i donatori" citando il primo posto della minuscola "<b>James non morirà</b>". Ai posti successivi della ricerca esposta, infatti, si trovano praticamente quasi solo medie o grandi organizzazioni (compresa quella per cui lavoro), in palese contrasto con quanto affermato dai due giornalisti.</p>
<p>Insomma, <b>una fonte di per sé non ufficiale</b> (lo potrebbe essere solo un'agenzia per le onlus davvero funzionante), anche se competente, su <b>dati largamente diseguali e incompleti</b> (in molte tabelle manca la possibilità di una comparazione, perché i dati a disposizione neanche lo permettevano), e citati pure nella versione superata: non un granché per degli ottimi giornalisti come Ginori e Caferri. Peccato.</p>
<p>2)<b> Si dice nel pezzo che la solidarietà privata sfugge a qualsiasi tipo di rendicontazione, compreso il 5 per mille.</b> Peccato che anche in questo caso il pezzo sia largamente superato perché l'ultima finanziaria ha giustamente introdotto l'obbligo per le organizzazioni di rendicontare come sono stati spesi questi soldi (qui <b><a href="http://www.quinonprofit.it/?p=211" target="_blank">un simpatico post di quinonprofit</a></b> sulle incongruenze del legislatore). O meglio, come <b>saranno </b>spesi, perché nessuno li ha ancora visti e, per quanto mi riguarda, trovo anche poco serio che già oggi qualcuno dica come li spenderà: ci si impegna con i beneficiari prima ancora di sapere quando si avranno a disposizione i soldi?</p>
<p>In ogni caso, <b>i due giornalisti hanno in mente una precisa forma di rendicontazione per ogni euro raccolto</b> (tipo: quell'euro che mi hai donato è servito esattamente a questo e posso certificartelo e fartene seguire il percorso)<b>?</b> Hanno in mente anche quanto costerà questa rendicontazione centesimo per centesimo, donazione per donazione, 2 euro ogni 2 euro (ma ci sono anche donazioni da 1 euro o meno a cui soggetti come le poste italiane fanno pagare 1 altro euro in commissioni, come dire che i nostri sostenitori in realtà stanno finanziando le poste!).</p>
<p><b>Sanno che molti dei costi di rendicontazione non sono sostenuti da soggetti sia pubblici che privati e che quindi gravano sulle entrate generali dell'organizzazione</b>, <b>quelle che arrivano dai cittadini singoli</b>? Sanno che i soggetti pubblici non finanziano, di norma, i costi sostenuti per gli studi di fattibilità e di riferimento? Cosa che in nessun bando per aziende verrebbe considerato serio?</p>
<p>Ebbene come pensano che un'organizzazione possa operare seriamente, studiando il contesto e creando la rete affinché i propri progetti non naufraghino nel vuoto, se ogni volta che si trova a rendicontare queste cifre non possono essere rendicontate?</p>
<p>3) Le date sono importanti quando da queste si fanno discendere delle conclusioni: <b>dire, per esempio, che lo Tsunami ha fatto da spartiacque fra il mondo del vecchio volontariato e quello delle "aziende dell'umanitario" è un'autentica menzogna</b>, <b>non supportata da alcun dato</b>: tutte le grandi organizzazioni italiane o internazionali operavano da ben prima dello Tsunami  e la maggior parte di queste sin dagli anni '90 opera in maniera professionale facendo "marketing" o "fundraising". <b>Nessuna grande organizzazione internazionale, a dispetto di quello che si mette in bocca a Marcon, ha aperto in occasione o dopo lo Tsunami.</b> Semmai hanno aperto nuove piccole associazioni italiane o alcune semisconosciute organizzazioni internazioni non meglio definite nelle finalità e nei bilanci su cui dovrebbe indagare l'agenzia per le onlus, ma questo è un altro discorso.</p>
<p><b>A cambiare il modo di operare delle ONG non è stato però un disastro ambientale, ma il fatto che i soldi pubblici </b>(a cui malamente le organizzazioni umanitarie si erano abituate) <b>sono diminuiti drasticamente e che il pubblico si è rivelato anche un pessimo pagatore</b> (sempre in ritardo e con regole spesso confuse e ambigue nell'erogazione e rendicontazione dei fondi).</p>
<p><b>Oggi il non profit torna alla sua vocazione originaria, dentro il sociale, nella sua comunità di riferimento e questo gli permette, tra l'altro, una maggiore autonomia</b> (sanno per esempio che i fondi pubblici spesso erano legati a interessi commerciali o politici del paese (si pensi agli interventi umanitari post bellici sostenuti dai paesi stessi che avevano scatenato una guerra)? Sanno che  molte organizzazioni che vivevano di fondi pubblici sono, proprio per questo, scomparse o quasi defunte con uno spreco enorme di risorse?</p>
<p>Di questo passaggio bisognerebbe gioire, invece che scatenargli contro una crociata.</p>
<p>4) <b>Le risorse umane</b>. Sempre nel capitolo dedicato alla presunta rivoluzione post-tsunami si dice che "<i>le nuove aziende umanitarie [hanno] stipendi pressoché identici alla multinazionali dell'industria</i>": vero, se si considera che molta gente è costretta a vivere con 850 ore al mese per 9 ore di lavoro al giorno, 5 o 6 giorni a settimana in città come Roma o Milano.</p>
<p><b> Questa sì è una vergogna</b>, per le multinazionali e per le organizzazioni non profit (anche perché non ci sono più molte dame di San Vincenzo che possono permettersi di fare le volontarie full-time senza alcuna fonte di entrata). L'impressione però è che i due giornalisti alludessero a stipendi molto più alti, da manager super pagati, che non dubito qualcuno abbia (per carità!) ma che <b>di certo non rappresentano la realtà del terzo settore italiano in cui gli stipendi sono probabilmente tra i più bassi d'Europa</b> (bastava leggersi qualche ricerca in merito, come quella condotta da Sodalitas e HayGroup - <b><a href="http://www.sodalitas.it/file/Comunicato_stampa_orunp_2006.pdf" target="_blank">vedi qui</a></b> il pdf -, invece che basarsi sulle dichiarazioni di Marcon per non scivolare nella provocazione pauperistica e un po' demagogica).</p>
<p><b>La professionalità, nel terzo settore come altrove, andrebbe premiata, non condannata, proprio perché più importante è un'oculata gestione delle risorse </b>e più importante è evitare di spendere "<b>600.000 mila euro per ricavarne 90 mila</b>" (come si scrive senza citare la fonte e il nome dell'organizzazone coinvolta).</p>
<p>5) Gli strumenti di rendicontazione e il bilancio sociale. Giustamente Caferri e Ginori tornano spesso sul fatto che la certificazione di bilancio e il bilancio sociale di per sé non sono strumenti sufficienti (e lo dice anche uno, come me, che sta lavorando al bilancio sociale all'interno di un'organizzazione pluricertifcata!). D'accordo, ma perché continuano a ruotare allora attorno alla certificazione e aal bilancio sociale aggiungendo l'ennesimo bollino dell'<b><a href="http://www.istitutoitalianodonazione.it/?r=564&#38;sfNews=3357" target="_blank">Istituto Italiano delle Donazioni</a></b>? Come ho già ripetuto (<b><a href="http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/10/09/donare-in-modo-intelligente-si-puo-forse-si-grazie-a-internet/" target="_blank">qui</a></b>), trovo utile la nascita dell'IID in Italia, ma ne conosco anche i limiti, primo fra tutti che i controllati (le organizzazione non profit) sono anche socie e pagano una quota per sottoporsi alla certificazione dell'IID. L'impressione è che, mentre tutti parliamo di liberalizzazioni e in molti si invaghiscono del modello elettorale americano (e della sua trasparenza economica, <b><a href="http://opensecrets.org/pres08/index.asp" target="_blank">qui il sito che mette a confronto la raccolta e la provenienza dei fondi dei candidati</a></b>), alla fine qui da noi  (complici anche articoli come questi) non si riesca a uscire dallo stereotipo un po' veterostatalista del controllo dall'alto.</p>
<p>Voglio sgombrare il campo da ogni equivoco e visto che siamo in tempi di elezioni, e di richieste alla politica, mi ci metto anche io ricordando che abbiamo bisogno:</p>
<p>- di un <b>riordino complessivo della legislazione sul terzo settore</b> (oggi dispersa in mille leggi e leggine) che metta regole chiare e uniformi a tutto il settore;</p>
<p>- di un <b>organismo di controllo</b> (uno solo, per piacere) qualificato, autorevole e forte, sul modello della <b><a href="http://www.charitycommission.gov.uk/" target="_blank">Charity Commision</a></b> inglese (un organismo che però non si limita al controllo, è anche fonte di legittimazione e di promozione del terzo settore). Un organismo che faccia più controlli e più approfonditi, definisca i benchmark, commini e faccia applicare le sanzioni, proponga studi di settore e ricerche sulle donazioni, si ponga, in altri termini, nel ruolo di perno centrale di tutto il non profit.</p>
<p>Insomma, <b>concordo con alcune delle sollecitazioni emerse dall'articolo di Ginori e Caferri</b>, ma continuo a pensare che forse tutto questo serve a togliere potere e voce a quelli che più di tutti dovrebbero averla, i donatori/consumatori.</p>
<p><b>Internet oggi ci offre esempi concreti di come si possa uscire dalla logica dei bollini e si possa invece passare </b>(con l'aiuto di analisti di bilancio indipendenti, giornalisti, associazioni consumeristiche) <b>a un sistema di watchdog</b>, di "cani da guardia" mettendo i donatori nelle condizioni di scegliere, davvero, sulla base delle informazioni.</p>
<p>Di tutto questo ho già scritto, e ne hanno scritto altri (tra tutti vi segnalo, ancora una volta Francesco Santini, <b><a href="http://www.fundraising.it/2005/11/02/trasparenza-nel-nonprofit-un-confronto/" target="_blank">qui </a></b>e <b><a href="http://www.fundraising.it/2006/01/17/la-trasparenza-nel-nonprofit-a-convegno/" target="_blank">qui  </a></b>, il blog di Lentati, <b><a href="http://www.lentatiblog.com/?p=159" target="_blank">qui </a></b>e  Jacopo Gazzola, <b><a href="http://www.jbgazzola.it/blog/?p=51" target="_blank">qui</a></b>).</p>
<p>I sistemi, si chiamano  <b><a href="http://www.charitynavigator.org/index.cfm" target="_blank">Charity Navigator</a></b>,  <b><a href="http://www.intelligentgiving.com/" target="_blank">Intelligent Giving</a></b> e <b><a href="http://www.guidestar.org.uk/index.aspx" target="_blank">GuideStar</a></b> e credo possano essere soluzioni reali, democratiche, universali (ossia non più limitate a 100/200 associazioni conosciute), mature per un sistema, come quello italiano, che ha sempre più bisogno di trasparenza proprio oggi che intraprende, finalmente, anche la strada della professionalizzazione (che non significa e non deve significare, però, la fine del volontarismo ma anzi!).</p>
<p>Non sarebbe niente di nuovo per un paese che qualche anno fa ha vissuto la bella stagione delle trasmissioni consumeristiche in cui si mettevano a confronto i diversi prodotti (<b>erano i tempi in cui la RAI non era condizionata dai suo inserzionisti privati</b>). Putroppo quella stagione è passata, e sembra aver lasciato spazio solo alle urla e agli scandali, dimenticando che ognuno di noi ha il potere di cambiare le cose, il potere e la maturità per scegliere.</p>
<p>A Caferri e a Ginori, che stimo per quanto hanno scritto fin qui chiedo una mano: <b>perché non vi fate voi promotori di un sistema di questo tipo</b> insieme al "mio" giornale "la Repubblica"?</p>
<p><b><a href="http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/10/09/donare-in-modo-intelligente-si-puo-forse-si-grazie-a-internet/" target="_blank">Per saperne di più</a></b></p>
<p>Aspetto, come non mai, i vostri commenti (anche negativi, ovviamente).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[E tu, che fundraising vuoi?]]></title>
<link>http://fundraisingnow.wordpress.com/?p=553</link>
<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 20:00:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>paolo.ferrara</dc:creator>
<guid>http://fundraisingnow.wordpress.com/?p=553</guid>
<description><![CDATA[
Lo dico subito, questa volta non si parla di fundraising online né di social media.
Si parla in qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:center;"><img src="http://fundraisingnow.wordpress.com/files/2008/01/bimbi-madagascar.jpg" alt="bambini madagascar" /></div>
<p>Lo dico subito, questa volta non si parla di fundraising online né di social media.</p>
<p><b>Si parla in qualche modo dei bambini  che vedete rappresentati nella foto in alto</b>. Bambini poveri, come milioni di altri in Africa. Bambini che non hanno neanche i soldi per un quaderno o per due pasti al giorno. Ma <b>bambini con una loro dignità e il diritto di essere rispettati  e rappresentati in maniera autentica</b>. Perché vi parlo di loro?</p>
<p>Avrei voluto scrivervi di alcune cose interessanti che mi è capitato di studiare in queste ultime settimane, mentre pubblicavo le previsioni sull'<b><a href="http://fundraisingnow.wordpress.com/2008/01/24/internet-fundraising-trends-2008-last-call/" target="_blank">Internet fundraising del 2008</a></b>. Mi ronzava però nella testa <b>un appello lanciato prima di Natale da <a href="http://www.beppecacopardo.it/" target="_blank">Beppe Cacòpardo</a></b> (l'<b><a href="http://www.valeriomelandri.it/2007/12/20/un-appello-di-beppe-cacopardo-importante/" target="_blank">appello lo trovate sul blog di Melandri</a></b>), un consulente tra i più stimati in Italia e anche, in molte occasioni, un "collega".</p>
<p>Il tema è quello dell'<b>etica della comunicazione sociale</b>, in particolare di quella particolare forma di comunicazione sociale che per il fatto di arrivare solo nella nostra cassetta della posta spesso non fa notizia, né scalpore: il <b>direct mail marketing</b>.</p>
<p>Dico subito che non sono un bacchettone (e chi mi ha seguito su Campagne Sociali lo sa). <b>Gli appelli di raccolta fondi devono saper raccontare una storia e parlare innanzitutto al cuore delle persone</b>. Chi si illude di raccogliere fondi parlando solo alla testa perde il suo tempo e forse non ha capito molto degli uomini (e delle donne).</p>
<p>Non sono perciò neanche un fan di quelle campagne raffinate ed eleganti ricche di metafore, ma che non arrivano mai al punto. Un vecchio collega, compagno di viaggio tra le miserie, economiche e morali, della Cambogia di qualche anno fa soleva ripetere: "<b>la merda è merda! Non si può chiamare in un altro modo</b>".</p>
<p>Però tra questo e l'<b>uso di immagini strumentali alla sola raccolta fondi </b>(che purtroppo funzionano!!!), immagini che non solo ledono la dignità dei bambini e degli adulti rappresentati, ma fanno da sfondo a ricostruzioni della realtà spesso artefatte (pensate davvero che l'Africa sia quella dall'immagine del bambino scheletrico?) e a obiettivi generici ce ne corre.</p>
<p>Anche se ci occupiamo di marketing per il non profit, se il nostro obiettivo è quelo di sviluppare le nostre organizzazioni e sostenerne i progetti vorrei fosse chiara una cosa, una volta per tutte: questo modo di raccogliere fondi (<b><a href="http://www.valeriomelandri.it/2007/12/20/un-appello-di-beppe-cacopardo-importante/" target="_blank">quello denunciato da Beppe Cacòpardo</a></b>) non ha niente a che fare con il modo in cui le organizzazioni serie, con bilanci certificati, operatori professionali sul campo, trasparenza sui progetti comunicano.</p>
<p>E non ha niente a che fare con l'etica di una professione che ha codici di condotta rigorosi (qui il <b><a href="http://www.assif.it/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=13&#38;Itemid=32" target="_blank">codice di Assif, Associazione Italiana Fundraiser</a></b> e qui la <b><a href="http://www.istitutoitalianodonazione.it/menu.asp?r=564&#38;a=4481" target="_blank">Carta della donazione</a></b>), di cui si è dotata proprio per la delicatezza delle tematiche in cui noi professionisti siamo coinvolti.</p>
<p>A noi fundraiser dovrebbe stare il compito di attenerci scrupolosamente all'etica della professione evitando questo tipo di messaggi. Ma <b>vorrei che anche i donatori (e i figli dei donatori) ci aiutassero in questo compito</b>.</p>
<p><b>Volete continuare a ricevere immagini come questa?</b></p>
<p><img src="http://fundraisingnow.wordpress.com/files/2008/01/1_editoriale.jpg" alt="bambino scheletrico" /></p>
<p>Se non volete <b>c'è un modo semplice e "di mercato" per liberarvene </b>(e liberarcene). Cestinate e fate cestinare questi appelli oppure chiedete informazioni dettagliate su come verranno spesi i soldi, <b>i vostri soldi</b>, a fine anno (ammesso che al telefono vi risponda qualcuno in grado di darvi notizie).</p>
<p>Li aiuteremo a comunicare meglio... e forse a essere un po' più rispettosi dei beneficiari dei loro progetti.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Prestiti, non donazioni. La rivoluzione di Kiva corre sul web.]]></title>
<link>http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/09/24/prestiti-non-donazioni-la-rivoluzione-di-kiva-corre-sul-web/</link>
<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 08:35:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>paolo.ferrara</dc:creator>
<guid>http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/09/24/prestiti-non-donazioni-la-rivoluzione-di-kiva-corre-sul-web/</guid>
<description><![CDATA[
In diverse occasioni mi è capitato di parlare del fenomeno Kiva e diversi dei lettori di Fundraisi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img src="http://fundraisingnow.wordpress.com/files/2007/09/kiva-header.jpg" alt="Kiva header" /></p>
<p>In diverse occasioni mi è capitato di parlare del fenomeno <strong><a href="http://www.kiva.org" target="_blank">Kiva </a></strong>e diversi dei lettori di <strong><a href="http://fundraisingnow.wordpress.com" target="_blank">Fundraising Now! </a></strong>(almeno, tutti quelli che conosco personalmente) sanno di cosa sto parlando.</p>
<p>Eppure, guardando ai miei post passati, mi sono reso conto che su questo blog <strong>di Kiva ho parlato solo una volta</strong>, in un pezzo in cui passavo in rassegna i primi dieci posti dello <strong><a href="http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/02/08/non-profit-20-il-meglio-della-rete-secondo-squidoo/" target="_blank">Smartest Org Award.</a> </strong>Kiva, tanto per la cronaca, nella classifica si era classificata seconda, preceduta dalla campagna "balene" di <strong><a href="http://whales.greenpeace.org/" target="_blank">Greenpeace</a></strong>.</p>
<p>Ma cos'è Kiva? E perché ne parlo solo adesso?</p>
<p>Una domanda per volta, please. E allora, <strong>cos'è Kiva?</strong>  Io la definirei come <strong>una piattaforma che consente di mettere in relazione diretta un prestatore di denaro (normalmente situato nel nord del mondo) e un piccolo imprenditore del sud del mondo che abbia presentato un progetto attraverso un'istituzione di microcredito</strong>.</p>
<p>Come spiega lo specchietto riassuntivo qui in basso, i soggetti coinvolti sono 4:</p>
<p style="text-align:center;"><img src="http://fundraisingnow.wordpress.com/files/2007/09/loan-cycle.jpg" alt="Loan Cycle" /></p>
<p>- il <strong>prestatore di denaro</strong> (a cui viene richiesta una cifra minima di 25 euro). Del prestatore, novità assoluta, viene presentata una scheda dettagliata, associata agli "imprenditori" (beneficiari) a cui è stato associato il suo prestito;<br />
- il <strong>beneficiario</strong>, ossia un imprenditore che abbia presentato un progetto per cui sia necessario trovare un finanziamento. Del beneficiario viene presentata una scheda dettagliata con l'idea di business e la situazione familiare, insieme all'importo richiesto;<br />
- il <strong>partner locale</strong>, ossia l'istituzione di microcredito che fa da intermediaria sul campo. Anche del partner locale viene presentata una dettagliata scheda;<br />
- <strong>kiva</strong>, il portale che mette in relazione tutti questi soggetti, attraverso una piattaforma pensata all'insegna della massima semplicità e trasparenza.</p>
<p>Attenzione, a differenza di quello che avviene per qualsiasi altra associazione non profit <strong>il prestatore qui non è un donatore</strong>, <strong>ma un vero e proprio investitore di denaro</strong> al quale, al termine del progetto, verranno restituiti i soldi (ovviamente senza interessi e con la possibilità di reinvestirli).</p>
<p>Insomma, Kiva non è di per sé un'istituzione benefica in senso classico. <strong>Non fa carità</strong>. Fa semplicemente incontrare, come qualsiasi incubatore, chi detiene il capitale e chi ha le idee.</p>
<p style="text-align:center;"><img src="http://fundraisingnow.wordpress.com/files/2007/09/kiva-entrepreneur.jpg" alt="Kiva imprenditore" /></p>
<p>Una rivoluzione, se vista dal nord del mondo, dove al massimo, pur parlando di microcredito, il ruolo dei nostri sostenitori era solo quello di semplici donatori, a cui al massimo era l'ente non profit occidentale a dover rendicontare  (spesso in modo vago) i risultati raggiunti.</p>
<p>Ma <strong>le rivoluzioni non finiscono qui</strong>. Kiva, che è nata nel 2004 dall'ispirazione di uno dei manager di <strong><a href="http://www.tivo.com/" target="_blank">TiVo</a></strong>, ha da subito capito il ruolo fondamentale di Internet.</p>
<p>Il sito, come detto, è all'insegna della trasparenza assoluta. E' usabile ed è costruito per stimolare in ogni momento l'approfondimento e l'interazione, usando in maniera innovativa una piattaforma nata per l'ecommerce.<br />
<img src="http://fundraisingnow.wordpress.com/files/2007/09/kiva-widget.jpg" alt="Kiva widget" align="right" />Non solo, kiva è stata una delle prime organizzazioni a dotarsi di un <strong>blog </strong>e tra le primissime ad avere un proprio <strong>widget in javascript</strong>. Un widget che in qualsiasi momento vi terrà informati sull'importo raccolto dal "vostro" imprenditore, fino a che non saranno stati raccolti tutti i soldi necessari.</p>
<p>Kiva si è avvalsa, inoltre, sia del programma <strong>Google Grants</strong> che della collaborazione di <strong>Yahoo</strong>, <strong>MySpace</strong> e <strong>YouTube</strong> che nr hanno disseminato le sue campagne per tutto il web.</p>
<p><img src="http://fundraisingnow.wordpress.com/files/2007/09/kiva-results.jpg" alt="Kiva risultati" align="left" />Insomma, un'organizzazione che, a partire dall'idea (che l'ha proiettata sui principali media americani) fino all'implementazione (che ne ha reso una delle protagoniste assolute sul web americano) sembra non aver sbagliato nulla e i risultati si vedono, visto che a oggi <strong>ha raccolto oltre 11 milioni di dollari sostenendo più di 117.000 imprenditori locali</strong>.</p>
<p>Ma allora perché parlarne oggi? L'occasione, ancora una volta, è <strong><a href="http://beth.typepad.com/beths_blog/2007/09/kiva-in-second-.html" target="_blank">un post di Beth Kanter</a></strong> che navigando su <strong>Second Life</strong> ha intervistato la coordinatrice dei gruppi di volontari di Kiva nel metaverso, <strong>Julia Bailey</strong>.</p>
<p>Ne viene fuori un'<strong>estrema consapevolezza del mezzo</strong>, una strategia chiara e determinata che vede in <strong>Internet</strong> (e nelle sue tante facce) un <strong>elemento centrale della comunicazione</strong>, ma mai disgiunto da un approccio integrato a tutti gli altri mezzi, e l'idea precisa che ormai <strong>il volontariato non si fa solo nelle piazze reali</strong>, ma anche in quelle virtuali.</p>
<p>Ma questo, e tanto altro, lo troverete nell'intervista di Beth Kanter che vi invito a leggere <strong><a href="http://beth.typepad.com/beths_blog/2007/09/kiva-in-second-.html" target="_blank">qui.</a> </strong>Buona lettura e, mi raccomando, non dimenticatevi di passare a fare una visita e magari anche a investire i vostri soldi su <strong><a href="http://www.kiva.org" target="_blank">Kiva.org</a><a href="http://beth.typepad.com/beths_blog/2007/09/kiva-in-second-.html" target="_blank"><br />
</a></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Io sono presente, e tu?]]></title>
<link>http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/09/16/io-sono-presente-e-tu/</link>
<pubDate>Sun, 16 Sep 2007 16:54:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>paolo.ferrara</dc:creator>
<guid>http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/09/16/io-sono-presente-e-tu/</guid>
<description><![CDATA[
Dove eravamo rimasti? E&#8217; passato quasi un mese dall&#8217;ultimo post di Fundraising Now! e i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img src="http://fundraisingnow.wordpress.com/files/2007/09/giulio-golia.jpg" alt="Giulio Golia" /></p>
<p>Dove eravamo rimasti? E' passato quasi un mese dall'ultimo post di <strong><a href="http://fundraisingnow.wordpress.com" target="_blank">Fundraising Now!</a></strong> e il mio primo intervento dopo le vacanze è, con un certo imbarazzo, in palese conflitto di interessi.  In altre parole, riparto parlandovi di un progetto che ho fortemente voluto e che spero troverà tra i lettori di Fundraising Now! un'accoglienza caldissima.</p>
<p><strong>Lo sapevate che ogni anno nel mondo 115 milioni di bambini non hanno accesso all'educazione primaria? </strong>Il diritto all'istruzione negata per loro significa spesso e volentieri incamminarsi verso un destino segnato da sfruttamento, povertà, fame. In molti casi significa anche essere privati dell'unico pasto quotidiano sicuro e di una visita medica di base gratuita. Per la loro comunità e per il loro paese, la mancanza di un sistema scolastico universale significa spesso e volentieri anche la condanna certa al sottosviluppo.</p>
<p style="text-align:center;"><img src="http://fundraisingnow.wordpress.com/files/2007/09/home.jpg" alt="Home Page Iosopresente.it" /></p>
<p>Per questo dal 2004 <strong><a href="http://www.terredeshommes.it/" target="_blank">Terre des hommes </a></strong>ha lanciato la campagna <strong><a href="http://www.tdhitaly.org/news_det.php?story=271" target="_blank">Obiettivo Scuola</a></strong> che ha come obiettivi sensibilizzare l'opinione pubblica e i governi a fare qualcosa di più per garantire il diritto all'istruzione nei paesi più poveri  e raccogliere fondi per finanziare progetti concreti in Asia, Africa e America Latina.</p>
<p>Sul primo fronte, quello dell'Advocacy, Terre des hommes ha deciso di lanciare <strong>un appello a personaggi famosi e non affinché si uniscano alla battaglia per l'educazione e ci aiutino a far dire un giorno "presente!"</strong> a ognuno dei 115 milioni che non possono avere accesso ad alcuna forma di educazione. E' nato così <strong><a href="http://www.iosonopresente.it/" target="_blank">Iosonopresente.it</a></strong>, un sito Internet in cui da qui fino a tutto dicembre raccoglieremo le facce di tutti quelli che vorranno dire "presente!".</p>
<p align="center"><img src="http://fundraisingnow.wordpress.com/files/2007/09/form-isp.jpg" alt="Form di iscrizione" /></p>
<p>Partecipare è facile: vi basta cliccare su "<strong>Mettici la faccia</strong>", compilare l'essenziale form di iscrizione e caricare una  vostra immagine (ma vanno bene anche Avatar o altro). Completato il processo la vostra faccia si unirà a quella di tutti gli altri aderenti. Ma visto che siamo nell'epoca del web 2.0, potete fare anche qualcosa in più: <strong>cliccate sulla vostra tessera, copiate il codice (in versione flash o in jpeg) e incollatelo sul vostro blog o sul vostro sito personale </strong>(il widget, la mia faccia un po' seriosa, lo potete vedere anche nella side bar di questo blog).<strong> </strong>Aiuterete Terre des hommes a raggiungere molte più persone diventando voi stessi testimonial della campagna.</p>
<p><img src="http://fundraisingnow.wordpress.com/files/2007/09/giulio-golia-2.jpg" alt="Codice embed" align="right" height="395" width="263" />Se siete timidi, ovviamente, non vi preoccupate: <strong>potete anche semplicemente metterci il vostro nome e cognome</strong> e apparirà una tessera con un punto interrogativo.</p>
<p>Se volete approfittarne e fare qualcosa di ancora più concreto a favore della campagna Obiettivo Scuola, <strong>dal 17 settembre al 10 di ottobre</strong>, potete anche fare una donazione di 1 Euro usando il vostro cellulare privato (TIM, Vodafone, Wind e Tre) oppure di 2 Euro telefonando da rete fissa Telecom Italia. <strong>Il numero per mandare a scuola un bambino è 48584. </strong></p>
<p>E poi potete anche trovare sul sito le informazioni per fare un <strong><a href="http://www.terredeshommes.it/sostegno_distanza.php" target="_blank">Sostegno a Distanza</a></strong>, <strong><a href="http://www.terredeshommes.it/ecom/donazione_online.php" target="_blank">Donare online con Carta di Credito</a></strong>, <strong><a href="http://www.terredeshommes.it/volontariato.php" target="_blank">diventare volontari</a></strong>, <strong><a href="http://www.terredeshommes.it/gcards/index.php?catSearch=9&#38;limit=6" target="_blank">mandare un eCard</a></strong>, <strong><a href="http://www.terredeshommes.it/newsletter.php" target="_blank">ricevere la newsletter di Terre des hommes</a></strong>, <strong><a href="http://www.terredeshommes.it/blog/" target="_blank">partecipare al blog</a></strong> e, se avete un po' di tempo e tanta voglia, diventare volontari di Terre des hommes (anche Cybervolontari, ovviamente).</p>
<p>Che dire di più? Aspetto i vostri commenti, suggerimenti e, comunqe la pensiate, la vostra adesione.</p>
<p>Un grazie di cuore a <strong>Giulio Golia</strong>, <strong>Luciana Littizzetto</strong>, <strong>Luca e Paolo</strong>, <strong>Davide Riondino</strong>, <strong>Simona Ventura</strong>, il prof. <strong>Tullio De Mauro</strong>, <strong>Erri de Luca</strong>,<strong> Pino Cacucci</strong>, <strong>Remo Girone</strong>, <strong>Piero Chiambretti</strong>, il prof. <strong>Alessandro Barbero</strong>, <strong>Gianfranco Iannuzzo</strong>, <strong>Ivano Marescotti</strong>, <strong>Renata Pisu</strong>, <strong>Jolanda Granato</strong>, <strong>Claudio Lauretta</strong>, <strong>Beppe Braida</strong>, <strong>Alessandra Faiella</strong>, <strong>Davide Colavini</strong> e <strong>Francesco Tadini</strong> che hanno già aderito all'appello e a <a href="http://campagnesociali.wordpress.com/2007/09/16/il-mondo-del-rugby-vuole-dare-una-lezione-a-115-milioni-di-bambini/" target="_blank"><strong>Alessandro Troncon</strong> e <strong>Mirco Bergamasco</strong></a>, colonne della nostra nazionale di Rugby che hanno messo la loro faccia per la campagna SMS.</p>
<p>Un ultimo ringraziamento, davvero speciale, a <strong><a href="http://www.lucaconti.it/" target="_blank">Luca Conti</a></strong> e a tutti gli altri blogger che mi hanno assicurato la loro presenza al fianco della campagna Obiettivo Scuola. E' l'ennesima riprova della grande sensibilità della blogosfera italiana.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[L'internazionalizzazione del web 2.0: come il social network può aiutare i PVS]]></title>
<link>http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/03/26/linternazionalizzazione-del-web-20-come-il-social-network-puo-aiutare-i-pvs/</link>
<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 09:15:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>paolo.ferrara</dc:creator>
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<description><![CDATA[
In questo blog, come in molti altri, così impegnati a parlare delle &#8220;magnifiche sorti e prog]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img src="http://fundraisingnow.files.wordpress.com/2007/03/teresa-crawford.jpg" alt="L’intervista a Teresa Crawford" height="238" width="442" /></p>
<p>In questo blog, come in molti altri, così impegnati a parlare delle "<em>magnifiche sorti e progressive</em>" del fundraising 2.0 ogni tanto sembra che mi dimentichi di vivere in un mondo sempre più polarizzato, che taglia fuori dall'accesso alle nuove tecnologie buona parte della popolazione mondiale. Non è così: il <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide" target="_blank">digital divide</a></strong> è un problema che sempre più sta diventando urgente anche se molto spesso non se ne parla.</p>
<p><strong>Ma cosa sta accadendo nel sud del mondo</strong>? Che ruolo può avere il web 2.0 in luoghi dove ogni giorno ci si scontra con la reale limitatezza di banda (se non addirittura con la sua assenza?) e dove invece più che mai ci sarebbe bisogno di usare strumenti nuovi per difendere i propri diritti e dare voce a chi voce non ce l'ha?</p>
<p>La domanda se l'è posta <strong><a href="http://havefundogood.blogspot.com/" target="_blank">Britt Bravo</a></strong> (scrittrice,  insegnante, podcaster e produttrice) che recentemente ha intervistato per<strong><a href="http://www.netsquared.org/" target="_blank"> NetSquared</a></strong> <strong><a href="http://www.netsquared.org/blog/britt-bravo/internationalization-of-the-social-web-an-interview-with-teresa-crawford" target="_blank">Teresa Crawford,</a></strong>  che da anni offre consulenza ad organizzazioni americane ed internazionali sull'uso delle nuove tecnologie e sull'uso, in particolare, degli strumenti del social network (o del web 2.0 se volete).</p>
<p>Senza stare a tediarvi con troppe riflessioni vi invito vivamente alla lettura. <strong>Scoprirete come Skype, i feed reader,  gli RSS i blog, ma anche un cellulare collegato a un database possono cambiare la vita di milioni di persone</strong>.</p>
<p>L'intervista la trovate sul sito di <strong><a href="http://www.techsoup.org/learningcenter/internet/page6686.cfm" target="_blank">TechSoup</a></strong> (un'organizzazione specializzata nell'offrire assistenza al non profit sull'uso dell'Information technology) oppure, nella <strong><a href="http://netsquared.libsyn.com/index.php?post_id=185066" target="_blank">sua versione originale</a></strong> in podcast su uno dei blog di Netsquared (iniziativa di condivisione sull'IT e sul Web 2.0 nata prorio sotto la spinta di Tech Soup).</p>
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</item>
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<title><![CDATA[Gli aiuti allo sviluppo sono solo uno spreco?]]></title>
<link>http://fundraisingnow.wordpress.com/2007/01/27/gli-aiuti-allo-sviluppo-sono-solo-uno-spreco/</link>
<pubDate>Sat, 27 Jan 2007 14:17:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>paolo.ferrara</dc:creator>
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<description><![CDATA[ A dispetto dell&#8217;impressionante ammontare di soldi finito in aiuti allo sviluppo negli anni p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> A dispetto dell'impressionante ammontare di soldi finito in aiuti allo sviluppo negli anni passati, molti paesi continuano a combattere con povertà, fame, malattie e violazioni dei diritti umani, e le cose per molti vanno sempre peggio. Ma cosa è andato storto?</p>
<p>Questa la domanda su cui si sono confrontati durante l'ultimo <a target="_blank" href="http://www.weforum.org/en/index.htm" title="World Economic Forum"><strong>World Economic Forum </strong></a> (24-28 gennaio, Davos, Svizzera) personaggi come <strong>William Easterly </strong>(professore di economia all'Università di New York), <strong>Walter Fust</strong> (direttore generale dell'agenzia Svizzera di Sviluppo e Cooperazione),  <strong>Jakaya M. Kikwete</strong>, Presidente della Tanzania, <strong>Jurg Krummenacher</strong>, direttore della Caritas Svizzera, <strong>Maria Ramos</strong>, di Transnet e <strong>Nenadi Usman</strong>, Ministro delle Finanze della Nigeria.</p>
<p>Ecco alcune delle domande a cui si è cercato di dare risposta:</p>
<p>1. quanto sono efficienti le attuali forme di aiuto allo sviluppo? Come se ne può migliorare la qualità?<br />
2. che potere dovrebbero avere i paesi donatori nell'indirizzare l'uso dei fondi nei paesi riceventi?<br />
3. come mobilizzare al meglio le risorse finanziarie esistenti nei paesi in via di sviluppo?<br />
4. quali sono le fonti alternative di finanziamento allo sviluppo? Dovrebbero rimpiazzare gli aiuti pubblici?</p>
<p>Domande non nuove nel mondo delle ONG, risposte che forse potranno suscitare anche qualche polemica, ma un dibattito che chi segue il mondo delle associazioni, i volontari, gli attivisti, i membri delle associazioni e i fundraiser non dovrebbero perdersi.</p>
<p>E visto che siamo nel mondo del Social Network, questo come molti altri interventi, si trova su Google Video. E' in inglese e dura un'ora e mezza... (forse dovremmo imparare qualcosa su come si fa socialità dai potenti della terra?)</p>
<p>Buona visione</p>
<p>[googlevideo=http://video.google.com/googleplayer.swf?docid=-4260346984633320902&#38;hl=en]</p>
]]></content:encoded>
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