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	<title>alberto-abruzzese &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/alberto-abruzzese/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "alberto-abruzzese"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 06:13:20 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Web 2.0: stato dell'arte]]></title>
<link>http://motobrowniano.wordpress.com/?p=173</link>
<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 16:19:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
<guid>http://motobrowniano.wordpress.com/?p=173</guid>
<description><![CDATA[
La sensazione che ho provato leggendo &#8220;Web 2.0. Internet è cambiato. E voi? I consigli dei p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://motobrowniano.wordpress.com/files/2008/03/web-20.jpg" alt="web-20.jpg" /></p>
<p>La sensazione che ho provato leggendo <i>"<a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788883638800//web-internet-cambiato.html">Web 2.0. Internet è cambiato. E voi? I consigli dei principali esperti italiani e internazionali per affrontare nuove sfide"</a> </i>(a cura di <a href="http://www.google.it/url?sa=t&#38;ct=res&#38;cd=1&#38;url=http%3A%2F%2Fwww.vitodibari.net%2F&#38;ei=Nf7TR8e3OKLAnAOE4LS_AQ&#38;usg=AFQjCNE1h5Qk-ZjHYYhjuw2-kW8IFftE6g&#38;sig2=ZLPgkeDO2BkV3tpv78K8Cg">Vito Di Bari</a>, Edizioni Il Sole 24 Ore, 2007) è stata quella di trovarmi di fronte un <i>feed RSS</i> cartaceo. Non è un'affermazione con connotazioni negative. E' solo che ormai la mia percezione delle cose nella realtà fisica viene influenzata dalle mie esperienze <i>online. </i>E comunque visto l'argomento e la struttura del libro non escludo sia un effetto voluto.</p>
<p>Un libro è un <i>collage, </i>realizzato da quarantasei esperti nazionali ed internazionali, ricco di pensieri, analisi, <i>case studies</i>, considerazioni (anche critiche) sullo stato dell'arte del Web attuale e sulle possibili evoluzioni della Rete nel prossimo futuro. Ottimo per chi, nativo analogico o immigrato digitale appena sbarcato nell'Altro Continente, vuole conoscere quel grande esperimento sociale (e tecnologico) di massa che è il Web 2.0. Un rapporto ricco di spunti interessanti per i cittadini proattivi (professionisti, manager, imprenditori, investitori, esperti di comunicazione e di media) del reame digitale.</p>
<p>Tra le tante possibili definizioni di questa fase della vita di Internet, <a href="http://www.google.it/url?sa=t&#38;ct=res&#38;cd=1&#38;url=http%3A%2F%2Fwww.vitodibari.net%2F&#38;ei=Nf7TR8e3OKLAnAOE4LS_AQ&#38;usg=AFQjCNE1h5Qk-ZjHYYhjuw2-kW8IFftE6g&#38;sig2=ZLPgkeDO2BkV3tpv78K8Cg">Di Bari</a> nella sua lunga introduzione ne sceglie una sintetica ma particolarmente efficace:</p>
<blockquote><p><i>[il Web 2.0 è] un insieme di relazioni indirizzate e organizzate tra loro mediante strumenti (tecnologici) [...] disponibili a tutti e legati tra loro.</i></p></blockquote>
<p>Tra i molti contributi interessanti -- che compensano ampiamente qualche intervento banale o confusionario (come quello, persino irritante, dell'ex <i>vj</i> di <a href="http://www.mtv.it/" target="_blank">MTV</a> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Pezzi" target="_blank">Andrea Pezzi</a>) -- ne indico solo qualcuno.</p>
<p>Il divertente ed istruttivo intervento di <a href="http://blog.quintarelli.it/" target="_blank">Stefano Quintarelli</a> sui blog, che, come si legge in una nota finale:</p>
<blockquote><p><i>[...] è stato scritto mimando nell'esposizione dei contenuti l'esposizione cronologica di un blog: leggendo i suoi capoversi dalla fine all'inizio si passa dal contenuto più puntuale alle considerazioni più generali.</i></p></blockquote>
<p>L'articolo di <a href="http://lucarosati.it/" target="_blank">Luca Rosati</a> su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Folksonomia" target="_blank"><i>folksonomie</i></a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tag_%28metadata%29" target="_blank"><i>tagging</i></a>, quello di <a href="http://antoniodini.blogspot.com/" target="_blank">Antonio Dini</a> su <a href="http://secondlife.com/"><i>Second Life</i></a> e l' "antropologia del Learning 2.0" che <a href="http://www.ksu.edu/sasw/anthro/wesch.htm">Michael Wesch</a> illustra prendendo spunto dalla citaziione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kevin_Kelly" target="_blank">Kevin Kelly</a>:</p>
<blockquote><p><i>Ogni volta che creiamo un link tra parole, di fatto insegniamo un'idea.</i></p></blockquote>
<p>Menzione d'onore per il mini saggio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Abruzzese" target="_blank">Alberto Abruzzese</a> sulla condivisone. Cosa significa "condivisione"? Significa:</p>
<blockquote><p><i>[...] avere  in comune. Come dire, fare società o comunità? Sì e no: con condivisione diciamo qualcosa di più intimo, qualcosa che riguarda le modalità specifiche, profonde, con cui si costruiscono comunità e società. [...] Cè di mezzo il dia-logare. Allora c'è di mezzo la comunicazione? Per forza. La condivisione è un sinonimo di comunicazione.</i></p></blockquote>
<p><a href="http://www.google.it/url?sa=t&#38;ct=res&#38;cd=1&#38;url=http%3A%2F%2Fwww.vitodibari.net%2F&#38;ei=Nf7TR8e3OKLAnAOE4LS_AQ&#38;usg=AFQjCNE1h5Qk-ZjHYYhjuw2-kW8IFftE6g&#38;sig2=ZLPgkeDO2BkV3tpv78K8Cg">Di Bari</a> si riserva il capitolo finale, in cui getta uno sguardo al web del 2015 e 2020: il primo caratterizzato da una coda ancor più "lunga" <a href="http://www.thelongtail.com/" target="_blank">di quella di Anderson</a>, la <i>longer tail</i>, che coinvolgerà i miliardi di persone che non hanno l'inglese come lingua madre. Intercettare le innumerevoli nicchie che accolgono lingue, culture e stilemi diversi da quelli oggi dominanti rappresenterà l'obbiettivo strategico del futuro prossimo del web. Più in là, una realtà fatta di uomini e <i><a href="http://guide.dada.net/bibliofilia/interventi/2007/01/281557.shtml" target="_blank">spimes</a> </i>sempre più connessi ed interconnessi genererà un coda ancor più lunga, una <i>longest tail</i>.</p>
<p>Una notazione finale: strano che in questa raccolta manchi un contributo dedicato al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Web_semantico"><i>semantic web</i></a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Piccoli consumatori crescono]]></title>
<link>http://sdcormano.org/2007/10/18/piccoli-consumatori-crescono/</link>
<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 12:57:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sinistra Democratica Cormano</dc:creator>
<guid>http://sdcormano.org/2007/10/18/piccoli-consumatori-crescono/</guid>
<description><![CDATA[  Emiliano Sbaraglia
 Un&#8217;inchiesta realizzata dall&#8217;Osservatorio sui Diritti dei Minori r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.aprileonline.info/images/3.gif" />  <font color="#800000"><strong>Emiliano Sbaraglia</strong></font><br />
<img src="http://cormano.wordpress.com/files/2007/10/shopping-online.jpg" align="left" height="175" hspace="10" vspace="5" width="175" /><strong> Un'inchiesta realizzata dall'Osservatorio sui Diritti dei Minori rivela che a Milano e provincia sono molti i ragazzi che preferiscono spendere ogni giorno tre o più ore del loro tempo libero all'interno di un centro commerciale o di spazi analoghi. Un dato che si presta a una serie di interpretazioni, sulle quali abbiamo riflettuto a colloquio con il sociologo Alberto Abruzzese</strong></p>
<p>Che le giovani generazioni tendano a trasformare le proprie esistenze in una sorta di perenne second life anche nella quotidianità del loro mondo reale, è argomento che alimenta la discussione di studiosi specializzati e genitori apprensivi già da qualche tempo.<br />
Tra le manifestazioni più eclatanti di tale fenomeno c'è quello della creazione da parte dei ragazzi di nuovi punti d'incontro, luoghi appartenenti a una contemporaneità soltanto qualche decennio fa difficile da immaginare. Un elemento, questo, confermato dall'indagine resa nota dall'Osservatorio sui Diritti dei Minori, presieduto da Antonio Marziale, che ha realizzato la sua ricerca su un campione di 500 adolescenti compresi tra i quattordici e diciotto anni, equamente divisi tra maschi e femmine, residenti a Milano e provincia. Ne risulta che il 73% trascorre in media tre ore al giorno nei centri commerciali e il 19% di essi addirittura il doppio; ne consegue che pian piano questi megacomplessi si stanno trasformando nei neo-luoghi preferiti, scelti per soddisfare il desiderio di socializzazione adolescenziale.<br />
Ma è proprio così? Lo abbiamo chiesto ad Alberto Abruzzese, sociologo di competenza riconosciuta non soltanto in Italia, che dei giovani possiede una istantanea costante anche grazie alla sua attività di docente universitario. Abruzzese ci parla di questa tendenza somigliante "al fenomeno del navigare in rete: voglio dire spazi disarticolati rispetto ai vecchi spazi, organizzati attraverso sistemi precostituiti, che vanno a sostituire i tradizionali punti d'incontro, come le piazze, le strade. All'ambientamento ora si preferisce sostituire lo straniamento, di certo componente non trascurabile dell'attuale universo giovanile". Uno straniamento che i giovani riescono ad ottenere anche con l'aiuto di nuovi e sofisticati strumenti tecnologici, dall'I-pod al MP3, solo per citare i più conosciuti e utilizzati al momento.<br />
Questo ritrovo atipico nel centro commerciale, secondo Abruzzese coinvolge tanto l'aspetto vissuto "come tempio del consumo", quanto quello vissuto come luogo in cui ci si può incontrare, "il luogo d'incontro che più somiglia alla percezione astratta e sublimata del mondo che i giovani hanno: lì c'è tutto, c'è il grafico della vita, il luogo più ospitale che si possa trovare nel raggio di chilometri, e la sua peculiarità sta proprio nel fatto di essere una piattaforma che apparentemente non vincola, almeno non con i vincoli tradizionali". Da qui, i vincoli tradizionali diventanto estranei: "Penso alle scuole e alle università -contiuna Abruzzese-, dove noi docenti spesso sembriamo essere recepiti quasi come degli intrusi".<br />
Viene in mente Marc Augé, e l'oramai classica definizione di "non-luoghi", che tanta fortuna ha avuto nelle scienze sociali e antropologiche. Ma come Abruzzese ben evidenzia, "il processo descritto da Augé nel nostro caso viene ribaltato: non più luoghi svuotati di senso, di memoria, di cultura, che automaticamente divengono non-luoghi; al contrario, qui i non-luoghi trovano luogo proprio dove storia e tradizione non c'è".<br />
Rimane una curiosità, inerente il rapporto tra figli e genitori, laddove quest'ultimi potrebbero essere portati, più o meno consciamente, a preferire che ragazzi e ragazze ancora minorenni si rechino in un luogo chiuso e iper-controllato, da occhi umani e non umani, piuttosto che far loro correre i pericoli della strada, l'incontro con lo sconosciuto, la frequentazione di zone e spazi poco conosciuti e poco sicuri. "In fondo, un meccanismo molto simile a quello di lasciare un bambino di quattro anni-cinque anni con baby sitter e tivù accesa: in questo caso, il modello dell'ipermercato nell'immaginario protettivo del genitore diventa strumento funzionale alla protezione del figlio".<br />
Un figlio al caldo e al sicuro, con gli amici e le amiche fidate, al chiuso del centro commerciale. Un figlio in questo modo portato inevitabilmente a confrontarsi con l'etica e l'estetica del consumo, in termini di quantità, costi e selezione, così come i veicoli promozionali del prodotto-merce insegnano oramai da decenni.<br />
Convivere con il mercato, per imparare a diventare sempre più consumatore, sempre meno cittadino.</p>
<p align="center">fonte <a href="http://www.aprileonline.info/4601/piccoli-consumatori-crescono">www.aprileonline.info</a></p>
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