<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>ambiente-letterario &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/ambiente-letterario/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ambiente-letterario"</description>
	<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 03:54:22 +0000</pubDate>

	<generator>http://wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[La Repubblica delle Lettere4 - IL TEATRINO DEI PUPI di V. Binaghi]]></title>
<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/?p=456</link>
<pubDate>Sat, 17 May 2008 11:14:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
<guid>http://valterbinaghi.it.wordpress.com/2008/05/17/la-repubblica-delle-lettere4-pupazzi/</guid>
<description><![CDATA[
PIPPADORO E IL MISERANDO
Quali noti scrittori italiani si celano sotto queste spoglie, che sembrano]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://bimbisi.it/ima/prodotti/514teatrino.jpg" alt="teatrino" /></p>
<p><strong>PIPPADORO E IL MISERANDO</strong></p>
<p><em>Quali noti scrittori italiani si celano sotto queste spoglie, che sembrano prese da un catalogo della Commedia dell'Arte? Ricchi premi e cotillons a chi indovina.</em></p>
<p>Pippadoro declama da una cattedra universitaria, il Miserando boccheggia in un bilocale, l’uno proviene da quella borghesia ebraica che compratosi il mondo reclama di definirlo pura merce, l’altro dai meandri oscuri di un proletariato rabbioso e vociferante. Cosa li unisce, quale incestuosa e inconfessabile tangenza, che si trovino spesso le loro voci posatamente contrapposte ad alternarsi nel medesimo salotto letterario?<br />
Anche gli stili, sono così diversi. Pippadoro è Gastone il fortunato: antipatico e spocchioso, scatena il livore altrui per essere immeritatamente prescelto dalla Dea Bendata – nato ricco, cattedratico in breve, un solo articolo sul magazine lo lancia romanziere di successo, ginnasiale risposta al Moccia dell’istituto tecnico, il nuovo Proust delle nuove sartine. L’altro è faticoso e faticato, una sfiga cronica e visibile nella piega della bocca, una lunga e prona frequentazione del profeta mondadoriano come Paperino col ricco zio, nella speranza di un’investitura, del riconoscimento di una parentela, che non è mai definitiva, mai del tutto rassicurante.<br />
Assidui agli appuntamenti letterari del video (pare che sia impossibile oggi prescinderne, per chi scrive e deve competere coi best seller dei cabarettisti di Zelig), emerge in pieno la loro fisica incompatibilità. L’algida sufficienza del primo, la tormentata incompiutezza del secondo. Ma volendo restare ai loro libri (è pur sempre di quello che si tratta, o no?), la reciproca esclusione sarebbe ancor più evidente. Da una parte (parliamo di Pippadoro, of course) la pura calligrafia di una scrittura dichiaratamente dis-utile, il distacco del fine dicitore, che passeggia sulle rovine col gelato in mano, contemplando il cadavere dell’Occidente. Dall’altra la promessa di una nuova genesi, il cantiere aperto del romanzo-non-romanzo-interminabile, la scrittura medianica, che cerca nelle suggestioni del Web e nella sovraesposizione del proprio corpo martoriato una patente di sgangherata santità: il Miserando che partorisce se stesso in vetrina, da anni, un centimetro dopo l’altro. Due verità incomponibili, due antitesi irrimediabili: eppure, eccoli lì, tutti e due a fare anticamera dalla Bignardi o dal redattore ultrapotente del magazine.<br />
Che strana convivenza! In qualunque altro degli universi sarebbe impossibile, tranne che in quello spettacolare, dove il Diavolo e il Buon Dio sono soltanto pupi del medesimo teatro e il pubblico pagante, che ha polenta sul desco e lenzuola di bucato, di ritorno dalla piazzola è contento a pensare che la vita è altrove.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Repubblica delle Lettere3  SCRITTORI di Valter Binaghi]]></title>
<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/?p=448</link>
<pubDate>Sun, 11 May 2008 16:51:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
<guid>http://valterbinaghi.it.wordpress.com/2008/05/11/la-repubblica-delle-lettere3-scrittori-di-valter-binaghi/</guid>
<description><![CDATA[
- Hai sentito di Lo Ritto? Si è inventato un festival per far parlare dei suoi libri -
Lo so, fa s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.circolopueblo.com/html/images/pueblo/scrittori.jpg" alt="scrittore" /></p>
<p>- Hai sentito di Lo Ritto? Si è inventato un festival per far parlare dei suoi libri -<br />
Lo so, fa schifo. Ma ti piacerebbe. Se te lo proponessero ti faresti fotografare con un orango e diresti che è tua moglie pur di accreditare l’ennesima favola ni-global.<br />
- E Gentili? Si è autopubblicato l’ultimo, si vede che gliel’hanno rifiutato tutti -<br />
- Sai bene che non è vero, gli dico. Oggi si pubblica qualsiasi cosa. –<br />
Gli editori hanno adottato un principio rigorosamente darwiniano: se i costi di pubblicazione si abbattono, pubblichiamo chiunque, e la selezione naturale del mercato ci dirà chi dobbiamo immediatamente ristampare (ci mettiamo una settimana). Editori anche grossi, per lo più ti buttano nella mischia, senza cacciare una lira per spiegare che libro hai scritto. Il rischio è solo tuo. E’ per quello che aumenta in modo esponenziale nello scrittore l’ansia di comunicare, di farsi riconoscere nella massa, ci si espone di persona, si canta o si urla, ognuno dal suo blog, ci si arruola in una conventicola che sosterrà la propria causa. L'Officina milanese, la Nuova Epica bolognese.<br />
<!--more--><br />
- Altro che conventicole – dice lui: - ci sono poteri reali, ricchi uffici stampa, ci sono bombe mediatiche, che creano un’attesa e fior di prenotazioni dalle librerie –<br />
- Si - obbietto io: - ma se poi non c’è il libro vero si sgonfiano. –<br />
- Verissimo – interviene il terzo scrittore: ne ha visti lui di bagni quando lavorava in Rizzoli (siamo a casa sua, la moglie ha lasciato insalata di riso e vitello tonnato, noi facciamo un pokerino letterario, ogni primo giovedì del mese).<br />
- Ma se c’è il libro e nessuno lo vede è peggio. E allora? –<br />
- E allora, caro mio, siamo una generazione che ha pagato per tre. Pensa ai dentisti –<br />
- Sei fuori? Che cazzo c’entrano i dentisti! –<br />
- Segui il ragionamento: la nostra generazione è andata dal dentista molto più della precedente e della seguente. I nonni mangiavano sano, zuccheri naturali, niente Coca Cola, denti sani. I nostri figli sono artisti della prevenzione a partire dai quattro anni: dentifrici, colluttori, filo interdentale. I più sfigati, che hanno pagato per tutti, siamo noi. I primi figli del boom, le prime merendine del cazzo. Quanti denti sani avete in bocca? –<br />
Mi guardano tra l’annoiato e il malevolo, tutti e tre.<br />
- Mi devi ancora spiegare cosa c’entra coi libri. –<br />
- Stessa cosa. Abbiamo imparato a scuola una letteratura che era nobiltà di spirito e fonte di conoscenza. Ma era la letteratura dei nostri nonni. L’industria culturale dà dignità letteraria anche a diari sentimentali, sit-com di marca televisiva, prodotti seriali di genere, e soprattutto dev’essere inesauribile fornitura di occasioni d’intrattenimento. Si fa venir voglia a tutti di scrivere: la scrittura come espressione di sè, non come arte raffinata della rappresentazione. Ma bisogna essere così per scrivere così. Essere Fabio Volo, cagare come Fabio Volo. Connessi 24 ore su 24, leggere il primo libro a vent’anni, pensare ai propri sentimenti e paturnie come al massimo della materia narrativa, senza che ti venga da ridere. E col media raccontare altri media: la tua vita interiore è la tv che hai visto. Nonni e nipoti, in due mondi diversi. Noi dei Settanta non eravamo nè gli uni nè gli altri: nè con lo Stato nè con le BR. Ma se va bene noi di quella generazione produciamo scarti culturali, contaminazioni, mutanti del romanzo borghese –<br />
Mentre lo dico mi domando se ci credo. Si, ci credo. Ma per questo genere di romanzi ci vuole un critico che se ne accorga, o uno scrittore. I critici ricevono valanghe di roba e selezionano per favori editoriali o pressione degli amici degli amici. Gli scrittori? Ci sono scrittori per lo più di sinistra che hanno spazi importanti su quotidiani e riviste o web, credibilità per qualche politico, e sono in grado di organizzare manifestazioni importanti, oltre che richiamare attenzione selettiva su libri di qualità.<br />
Ma il giocatore la fa fuori dal vaso quando prova a fare l'arbitro. Infatti è tutto un reclutare compagni di squadra e di merende (inutile mandargli i tuoi libri, non li leggeranno per principio): uno apre il nuovo manifesto poetico di Wu Ming: "New Italian Epic" e scopre che la nuova epica italiana sono Wu Ming e quelli che scrivono assieme a loro sull'ultima cosa comunista rimasta in Italia: il blog Carmilla. E' il post-ideologico, baby. Sgretolato il Komintern, rimane la Banda Bassotti.<br />
- Sei un livoroso - mi ha detto l'altra sera un amico giallista milanese: - è solo perchè tu non ci sei -<br />
Lui si vanta di non appartenere a nessuna conventicola: infatti le bazzica amabilmente tutte.<br />
Ma il mio amico scrittore adesso è raggiante, gli ho toccato il cuore con la storia del romanzo mutante: – E perciò? – dice.<br />
- E perciò, se tu senti di avere il talento e l’immaginazione per far vedere qualcosa d’importante, scrivi e basta, e non rompere i coglioni con i tuoi piagnistei -<br />
- E tu allora, perchè hai smesso? – mi chiede lui.<br />
- Semplice. Perchè io non ce li avevo –</p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
