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	<title>andrea-tornielli &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/andrea-tornielli/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "andrea-tornielli"</description>
	<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 13:19:13 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Il Vaticano condanna la bandiera della pace nelle chiese]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=363</link>
<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 14:14:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
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<description><![CDATA[CITTA’ DEL VATICANO – Martedì, 24 giugno 2008 (Vatican Diplomacy). Rilanciamo il pezzo del quot]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>CITTA’ DEL VATICANO – Martedì, 24 giugno 2008 (Vatican Diplomacy). Rilanciamo il pezzo del quotidiano <em>“il Giornale”</em> scritto da Andrea Tornielli in merito alle <a href="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/2008/06/24/larcobaleno-sincretismo-o-pace/"><strong>considerazioni dell'Agenzia Fides sulle bandiere della pace nelle chiese</strong></a>:</p>
<p align="center">* * *</p>
<p><img src="http://www.ilgiornale.it/img_v1/logo.gif" alt="" width="278" height="37" /></p>
<h2><strong>Vaticano: "Bandiere arcobaleno via dalle chiese"</strong></h2>
<p><span>di <a href="http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2008/06/21/la-bandiera-arcobaleno-e-new-age-torniamo-alla-croce/">Andrea Tornielli</a></p>
<p></span><a href="http://vaticandiplomacy.files.wordpress.com/2008/06/bandiere-pace.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-364" src="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/06/bandiere-pace.jpg" alt="Bandiera della Pace" width="450" height="338" /></a><br />
<span><br />
</span></p>
<p class="spip"><strong>Roma</strong> - Perché preti e laici cattolici usano la bandiera arcobaleno come simbolo di pace invece della croce? Non sanno che quella bandiera è collegata alla teosofia e al New Age? È netto e documentato il giudizio contenuto in un articolo pubblicato da «Fides», l’agenzia della Congregazione vaticana per l’evangelizzazione dei popoli diretta da Luca De Mata, nei confronti del vessillo, simbolo del movimento pacifista, appeso anche nelle chiese e da qualche prete pure sull’altare.</p>
<p class="spip">«Come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano - si chiede “Fides” - hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace? Sarebbe interessante interrogare uno per uno coloro che hanno affisso sugli altari, ingressi e campanili delle chiese lo stendardo arcobaleno». L’agenzia vaticana ipotizza qualche risposta in proposito, vale a dire «la lunga litania degli eventi in cui la Chiesa avrebbe brandito la croce come simbolo di sopraffazione», dalle Crociate alla caccia alle streghe ai roghi di eretici. «Fides» a questo proposito ricorda però che non è il simbolo della croce in quanto tale «ad aver bisogno di essere emendato», quanto piuttosto «gli atteggiamenti degli uomini che, guardando a tale segno, possono ritrovare motivo di conversione». Poi rilancia: «Questi uomini e donne di chiesa sanno qual è l’origine della bandiera della pace? Molti probabilmente no. Altri, pur sapendo, non se ne preoccupano più di tanto».</p>
<p class="spip">Le origini della bandiera della pace vanno ricercate, spiega l’agenzia, «nelle teorie teosofiche nate alla fine dell’800. La teosofia (letteralmente “Conoscenza di Dio”) è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino». Da sempre presente nella cultura indiana, ha preso la sua moderna versione dalla Società Teosofica, «un movimento mistico, esoterico, spirituale e gnostico fondato nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky, più nota come Madame Blavatsky». Il pensiero della corrente rappresentata dalla bandiera arcobaleno si basa sullo «gnosticismo», sulla «reincarnazione e trasmigrazione dell’anima», sull’esistenza di «maestri segreti» e riconduce al New Age, mentalità che predica la libertà più assoluta e il relativismo, l’idea dell’«uomo divino», il rifiuto della nozione di peccato.</p>
<p class="spip">«Fides» spiega che esistono diverse versioni di questa bandiera, una delle quali è riconosciuta ad Aldo Capitini, fondatore del Movimento nonviolento, «che nel 1961 la usò per aprire la prima marcia per la pace Perugia-Assisi», mentre un’altra «segnala che la sua origine risale al racconto biblico dell’Arca di Noè» e dunque sarebbe un simbolo cristiano a tutti gli effetti. In realtà - scrive l’agenzia dopo aver ricordato che è anche il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali - la bandiera rappresenta un’idea secondo la quale «per esempio è possibile mettere sullo stesso piano partiti politici o gruppi culturali che rivendicano, legittimamente, la difesa della dignità della donna, e gruppi, come è accaduto recentemente in Europa, che rivendicano la depenalizzazione dei reati di pedofilia. Si tratta ovviamente di aberrazioni possibili, solo all’interno di una mentalità relativistica come quella che caratterizza le nostre società occidentali».</p>
<p class="spip">La bandiera, conclude «Fides», è un simbolo sincretistico, che propone l’unità New Age nella sintesi delle religioni. Introdurla nelle chiese e nelle celebrazioni è da considerarsi «un abuso».</p>
<p><span>© Copyright ilGiornale.it, articolo disponibile <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=270591">qui</a>.<br />
</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Se questo è un prete. Sfide e provocazioni della chiesa farinelliana. ]]></title>
<link>http://andreamacco.wordpress.com/?p=106</link>
<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 11:19:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Andrea "feynman82"</dc:creator>
<guid>http://andreamacco.wordpress.com/?p=106</guid>
<description><![CDATA[L’amico Andrea Tornielli sul Giornale di oggi è andato giù con mano pesante. E ha fatto bene. Do]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="line-height:14.25pt;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:11pt;color:#000000;"><a><img class="alignleft" src="http://198.62.75.1/www1/ofm/sbf/segr/ntz/foto2002/farinella.jpg" alt="PROTAGONISTA, Paolo Farinella, prete di Genova. La sua Chiesa Farinelliana è contro le gerarchie della Chiesa e il " width="238" height="211" /></a>L’amico Andrea Tornielli sul <a title="Don Farinella, il prete che tifa Giuda &#34;Chiudiamo le chiese per 5 anni&#34;" href="http://www.ilgiornale.it/lp_n.pic1?PAGE=80870&#38;PDF_NUM=1168" target="_blank">Giornale di oggi </a>è andato giù con mano pesante. E ha fatto bene. Don Paolo Farinella, parroco della chiesa gentilizia di San Torpete in Genova, ha superato ogni limite. Non bastavano le lettere poltiche firmate Madonna di Lourdes e i suoi continui proclami politici e antipapali dal pulpito di <em>Micromega</em> (rivista di stampo ateo), ora anche le Messe sono state trasformate, da cattoliche a farinelliane. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:14.25pt;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:11pt;color:#000000;">Personalmente ho scritto una lunga lettera al Cardinal Bagnasco per documentare questa vergogna. Un fedele che si rechi a Messa nella chiesa di don Paolo o scappa per sempre da Cristo o si converte al farinellianesimo. Il passo dall’essere una chiesa indipendente non è vicino e neppure vicinissimo,<span>  </span>a mio avviso<span>  </span>è già stato fatto.<span>  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:14.25pt;text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:11pt;color:#000000;"><a><img class="alignright" src="http://www.diocesi.genova.it/immagini/archivio/2477.jpg" alt="Vicino ai Fedeli, il card. Angelo Bagnasco, ascolterà l'appello dei fedeli sulla chiesa farinelliana?" width="337" height="195" /></a>Caro don Angelo, così mi permetto di chiamarla, Eminenza, perché le siamo stati sempre vicini e vogliamo che la Chiesa  - Una, Santa, Cattolica e Apostolica -   di cui lei è pastore non faccia queste figuracce.  Per far mia una frase di San Paolo, <em>lo dico con le lacrime agli occhi, ci sono alcuni che si comportano da nemici della Croce di Cristo! </em>Levi dunque al più presto la farinella cattiva dal sacco perché resti solo il grano buono! Sia autorevole con chi ha bisogno di autorevolezza, sia affettuoso con chi chiede affetto. Astuzia da serpente e candore di colomba, ci insegnava il Maestro. Ce le mostri ancora, don Angelo, e guidi la nostra Genova verso il largo, come lei stesso tante volte l’ha esortata: Duc in Altum! </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:14.25pt;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:11pt;color:#000000;">Andrea Macco</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:14.25pt;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:11pt;color:#000000;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:14.25pt;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:11pt;color:#000000;">Per leggere gli altri articoli del sottoscritto e di Diego Pistacchi su Paolo Farinella <a title="Principali Articoli di Andrea Macco raggruppati per tematiche." href="http://andreamacco.wordpress.com/articoli/articoli-principali-per-argomento/" target="_blank">clicca qui</a>. </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Card. Maradiaga: "Io papabile? Solo una cattiva speculazione" ]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=267</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 06:18:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
<guid>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=267</guid>
<description><![CDATA[
di Andrea Tornielli
In Francia ha appena pubblicato un libro-intervista, «De la difficulté d’é]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-268" src="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/05/maradiaga.jpg" alt="Il cardinale Maradiaga" width="450" height="590" /></p>
<p>di Andrea Tornielli</p>
<p>In Francia ha appena pubblicato un libro-intervista, «De la difficulté d’évoquer Dieu dans un monde qui pense ne pas en avoir besoin», considerato dai più autorevoli quotidiani d’Oltralpe come un’autocandidatura al papato e associato ad <strong><span style="color:#ff0000;">allarmanti quanto infondate voci sulla salute di Benedetto XVI</span></strong>. Oscar Rodriguez Maradiaga, 65 anni, arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras, presidente di Caritas internazionale, è un salesiano abituato a parlare con franchezza. In questa intervista al Giornale lamenta la poca presenza della Chiesa latinoamericana a Roma, chiede maggiore collegialità nella nomina dei vescovi, ma smentisce di considerarsi «papabile» spiegando che le sue parole – rilanciate oggi in chiave anti-Ratzinger – erano in realtà datate 2004, cioè alla fine del pontificato wojtyliano.</p>
<p><strong>Il libro è stato letto come un’autocandidatura. Si sente «papabile»?</strong></p>
<p>«È un’interpretazione sbagliata. Il libro contiene interviste concesse in tempi diversi. Ho acconsentito che si pubblicassero pensando di fare del bene a qualche lettore distante dalla Chiesa. In nessun momento mi sono sentito papabile. Ho molto da fare nel mio amato Honduras, non ho mai pensato a un’autocandidatura. Chi lo crede fa cattivi pensieri».</p>
<p><strong>Lei sostiene che sarebbe il momento di un Papa dell’America Latina o del Terzo Mondo. Conferma? </strong></p>
<p>«Le mie erano affermazioni del 2004. Certamente arriverà il giorno di un Papa venuto dal Sud, così come ce n’è stato uno venuto dall’Est. I Paesi sviluppati non sanno veramente che cosa sia la povertà. Non si tratta di cifre e di numeri, ma di persone che soffrono».</p>
<p><strong>Lei afferma che l’America Latina è poco rappresentata nella Curia romana e critica il fatto che tutta l’attenzione della Chiesa sia oggi puntata sul rapporto con l’islam. Perché?</strong></p>
<p>«Non si tratta di un pensiero solo mio. È condiviso da moltissimi pastori che vivono nel nostro Continente. C’è l’Annuario Pontificio per constatare quale sia la presenza dell’America Latina a Roma.<br />
Per quanto riguarda l’islam, in America Latina non è quasi presente...».</p>
<p><strong>La Chiesa cattolica, a suo avviso, è troppo «europea»?</strong></p>
<p>«Questa affermazione non corrisponde al mio modo di pensare. La Chiesa è cattolica proprio perché è universale. Però, in molti aspetti, l’organizzazione centrale della Chiesa pensa e guarda al mondo soltanto con occhi europei».</p>
<p><strong>Nel libro lei parla di «nuove regole per governare e per eleggere i vescovi». Quali nuove regole vorrebbe? </strong></p>
<p>«Il giornalista che mi ha intervistato in qualche caso non ha compreso bene il mio pensiero. Non ho parlato di nuove regole, ma piuttosto di una maggiore partecipazione delle conferenze episcopali nelle nomine dei vescovi. A volte i membri della Congregazione vaticana dei vescovi non conoscono la realtà dei diversi continenti. È un discorso lungo, che non si può riassumere in un’intervista, però in diverse parti del mondo ho avvertito che c’è il desiderio di una maggiore partecipazione».</p>
<p><strong>Certe parole del libro, a soli tre anni dall’elezione di Benedetto XVI, sono sembrate riaprire la discussione sul futuro conclave. Non lo crede prematuro?</strong></p>
<p>«Le ripeto che sono frasi che ho detto nel 2004. Credo che sia facile manipolare le parole quando l’intervistato sta oltreoceano e non può chiarire. Perciò le sono grato di questa opportunità. Io sono molto felice per il magistero e la guida di Benedetto XVI, non penso affatto a un futuro conclave. Nella nostra America Latina abbiamo tanto lavoro da compiere per l’evangelizzazione, non c’è tempo per certe speculazioni. Chi specula, non ci conosce. E a volte si tratta di persone che non hanno di meglio da fare».</p>
<p><strong>Come giudica i viaggi del Papa in Brasile nel 2007 e quello recente negli Usa?</strong></p>
<p>«Entrambi hanno avuto un buon esito. In Brasile il Papa è stato un grande animatore della conferenza del Celam di Aparecida, e negli Stati Uniti non sarebbe potuto andare meglio. Noi siamo molto contenti, le sue parole hanno sanato ferite e hanno fortificato la Chiesa. Ora aspettiamo con gioia la Giornata mondiale della Gioventù a Sidney».</p>
<p>© Copyright Il Giornale, 8 maggio 2008 consultabile online anche <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=259998&#38;START=0&#38;2col="><strong>qui</strong></a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Un vínculo espiritual, prueba de fe"]]></title>
<link>http://eltestamentodelpescador.wordpress.com/?p=244</link>
<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 22:07:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>El pescador</dc:creator>
<guid>http://eltestamentodelpescador.wordpress.com/?p=244</guid>
<description><![CDATA[ 
Andrea Tornielli (original en italiano; traducción mía)
Roma - «Las fechas son sorprendentes. D]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> <span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/6bYJb056jtk'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/6bYJb056jtk&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p><span style="font-weight:bold;">Andrea Tornielli </span><span style="font-style:italic;">(<a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=239959&#38;START=0&#38;2col=">original en italiano</a>; traducción mía)</span></p>
<p>Roma - «Las fechas son sorprendentes. Dos semanas después de aquella petición de oraciones y de ayuda espiritual, monseñor Wojtyla es nombrado arzobispo de Cracovia…». Don Francesco Castelli, profesor de Historia de la Iglesia contemporánea en el Instituto superior de ciencias religiosas «Guardini» de Tarento y colaborador de la postulación de la causa de beatificación de Juan Pablo II, se ha encontrado entre las manos con la carta inédita del futuro Papa al Padre Pío.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">¿Qué significado tiene esta misiva?</span></p>
<p>«Está demostrado que sobre la relación existente entre Karol Wojtyla y Padre Pío hay mucho que descubrir. La nueva carta muestra la existencia de una relación epistolar más densa que cuanto habíamos imaginado, porque comprendemos que las peticiones de oraciones e intercesiones eran más de una –hasta ahora conocíamos sólo aquella por la médica Wanda Poltawska– y todas fueron atendidas».</p>
<p><span style="font-weight:bold;">En el texto se cita el caso del hijo de un abogado, enfermo desde el nacimiento. ¿Se sabe algo más?</span></p>
<p>«Sabemos sólo que el obispo recuerda también la curación de este último. Debemos conjeturar que exista otra carta con la cual Wojtyla pedía la intervención del Padre Pío para este caso, y con toda probabilidad otra misiva con la cual daba las gracias por la intercesión. ¿Quién es este hijo de abogado? ¿Dónde se encuentran las otras cartas enviadas por el futuro Papa al fraile estigmatizado? ¿Fueron enviadas o entregadas en mano como sucede con la primera misiva? Preguntas aún sin respusta».</p>
<p><span style="font-weight:bold;">En esta carta el futuro Papa pide también oraciones para él…</span></p>
<p>«Se trata de otro dato nuevo: quien tiene fe sabe bien que este peidr oraciones para sí implica un vínculo espiritual. Y aquí nos encontramos frente al vínculo espiritual entre un joven obispo de una Iglesia del Este, muy probada, y un fraile con estigmas a quien aquel obispo había reconocido ya como un verdadero hombre de Dios».</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Wojtyla habla de «ingentes dificultades». Apenas dos semanas después de aquel mensaje enviado desde Roma al Padre Pío, llega el nombramiento de arzobispo de Cracovia.</span></p>
<p>«Es de verdad sorprendente la coincidencia de las fechas. Sabemos ya de la precedente petición, la de la curación de la médica Poltawska, que al recibir la primera carta del obispo Wojtyla, Padre Pío disse: “¡A esto no se puede decir que no!”. Parece justamente que no había dicho que no ni a las otras peticiones incluso aquell relacionada con la personas y las dificultades del obispo, que regía desde hacía un año y medio la diócesis como administrador apostólcio, en una situación no fácil. Las oraciones del Padre Pío fueron acogidas de un modo muy concreto: apenas dos semanas después, he aquí el anuncio del nombramiento de arzobispo de Cracovia. Una designación destinada a lanzar a Karol Wojtyla a la escena mundial. Menos de cuatro años después, en 1967, el arzobispo será nombrado cardenal y once años después será elegido Papa».</p>
<p><span style="font-weight:bold;"></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Polemica sulla modifica della preghiera per gli ebrei del Venerdi’ Santo, "Le offese a Maria e a Gesù? Possono essere omonimi..."]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=198</link>
<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 10:42:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
<guid>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=198</guid>
<description><![CDATA[CITTA’ DEL VATICANO – Domenica, 10 febbraio 2008 (Vatican Diplomacy). l&#8217;intervista di Andr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">CITTA’ DEL VATICANO – Domenica, 10 febbraio 2008 (Vatican Diplomacy). l'intervista di Andrea Tornielli a Giuseppe Laras, Presidente dell'Assemblea dei rabbini d'Italia:</p>
<p align="center">* * *</p>
<p><img src="http://www.ilgiornale.it/img_v1/logo.gif" height="37" width="278" /></p>
<p><b><span class="Titolone"><br />
INTERVISTA A GIUSEPPE LARAS</span></b></p>
<h2><b>«Le offese a Maria e a Gesù? Possono essere omonimi...»</b></h2>
<p><b><i>Il presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia: alcune parole del vecchio messale possono rilanciare l’antisemitismo</i></b></p>
<p><span>di Andrea Tornielli - Sabato 08 settembre, 2007<br />
</span><br />
<b>Per gli apostati «non vi sia speranza... Tutti vadano in perdizione». Rabbino Giuseppe Laras, lei è presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia: sono parole rivolte ai cristiani?</b></p>
<p>«Nella prima e più antica formulazione erano riferite ai samaritani. Poi, a cavallo dell’era volgare, ai sadducei, cioè a quella classe di nobili e ricchi che negavano l’immortalità dell’anima e la legittimità della tradizione orale dei maestri. Quindi sono state attribuite a coloro che nei secoli successivi denunciavano gli ebrei. Dunque, dal punto di vista dottrinale, da un certo momento in poi si possono riferire forse anche ai cristiani. Si tenga presente che si tratta di un contesto connotato sempre da persecuzioni antigiudaiche».<br />
<b><br />
Sono parole dure...</b></p>
<p>«Sì. Ma vorrei anche ricordare che il pensiero dottrinale ufficiale dell’ebraismo è anche quello di Maimonide, il quale afferma che sia il Cristianesimo sia l’Islam sono anticipatori nel mondo della fede monoteistica e dunque vanno considerati positivamente, in una luce provvidenziale».<br />
<b><br />
E che cosa dice a proposito delle parti del Talmud nelle quali si legge che la Madre di Gesù era una poco di buono e lo stesso Nazareno il figlio illegittimo di un soldato romano?</b></p>
<p>«Nel Talmud ci sono, talvolta, passi spuri, ai quali non va attribuita attendibilità storica. Ricordo, inoltre, che non è affatto certo che i citati Maria e Gesù siano effettivamente Gesù di Nazaret e sua madre. Si consideri, in particolare, che la chiusura della redazione del Talmud è posteriore all’inizio delle violente persecuzioni antisemite, condotte da mano cristiana. I pochissimi passi talmudici in questione non sono, comunque, mai entrati nei testi liturgici di Israele».<br />
<b><br />
Perché, nonostante siano stati cancellati i termini «perfidi» e «perfidia», la preghiera del Venerdì Santo del vecchio messale vi indigna così tanto?</b></p>
<p>«Non ci indigna ma ci preoccupa. Temiamo che quelli che leggono possano fare due più due e ragionare in questi termini: se noi preghiamo perché Dio tolga l’accecamento dagli ebrei significa che essi sono fuori dalla verità e questo può spingere fino all’antisemitismo».</p>
<p><b> Davvero vi preoccupa una piccola formula latina peraltro tratta da una lettera di Paolo? Non è esagerato far riferimento all’antisemitismo?<br />
</b><br />
«Non mi pare esagerato, se si considerano gli effetti catastrofici di duemila anni di antisemitismo cristiano. Oggi, inoltre, il dialogo tra ebrei e cristiani potrebbe certo risentirne».</p>
<div align="center"><img src="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/02/giuseppe-laras-2.jpg" alt="Giuseppe Laras" /></div>
<div align="center">IL PESO DELLA STORIA Il rabbino Giuseppe Laras</div>
<p>© Copyright il Giornale.it, articolo disponibile <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=204563">qui</a>.</p>
<p align="left">&#160;</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Polemica sulla modifica della preghiera per gli ebrei del Venerdi' Santo, un libro parla del Talmud]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=197</link>
<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 09:50:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
<guid>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=197</guid>
<description><![CDATA[CITTA’ DEL VATICANO – Domenica, 10 febbraio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo la recensione]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">CITTA’ DEL VATICANO – Domenica, 10 febbraio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo la recensione di Andrea Tornielli (noto vaticanista) per il libro "Erbe amare. Il secolo del sionismo", scritto da Ariel S. Levi di Gualdo:</p>
<p align="center">* * *</p>
<p><img src="http://www.ilgiornale.it/img_v1/logo.gif" height="37" width="278" /></p>
<p><b><br />
</b></p>
<h2><b>Quelle preghiere della discordia</b></h2>
<p><span><br />
di <a href="http://www.ilgiornale.it/la_aut.pic1?ID=3665">         Andrea Torniell</a> </span> - Sabato 8 settembre, 2007</p>
<p>I rabbini capi di Gerusalemme, guide spirituali delle comunità sefardita e aschenazita, hanno scritto a Papa Benedetto XVI per chiedere la modifica della preghiera del Venerdì Santo presente nell’antico messale appena liberalizzato dal Motu proprio, nel quale si prega per la conversione degli ebrei chiedendo a Dio di sottrarre «quel popolo... alle sue tenebre» e di rimuoverne «l’accecamento» (termine mutuato da una delle lettere di Paolo). Ma già prima il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, si era detto disponibile a modificare quelle parole.<b></b></p>
<p><b>Ora un libro destinato a far discutere, in libreria tra pochi giorni, riapre la questione, sostenendo che qualche ritocco sarebbe necessario anche nei testi tradizionali dell’ebraismo: Erbe amare (Bonanno Editore, pagg. 324, euro 29), di Ariel Levi di Gualdo</b>. L’autore, giornalista e scrittore, vive in Sicilia e proviene da una famiglia di origini ebraiche convertita al cattolicesimo: per oltre dieci anni si è riavvicinato all’ebraismo frequentando le sinagoghe, studiando i testi sacri della religione israelitica e «apprendendo dall’interno quel che è il tono delle lezioni e degli insegnamenti rabbinici, assai diversi» sostiene «da quelli che sono i discorsi e le pubbliche posizioni ufficiali di circostanza». Un’esperienza che lo ha profondamente segnato.</p>
<p>Nel libro, a tratti molto duro, altre volte più ironico, Levi di Gualdo contesta quella che definisce una sorta di deriva «politica» dell’ebraismo contemporaneo, le cui istanze a suo dire sarebbero oggi fatte coincidere con quelle dello Stato d’Israele in un’impropria commistione che «ha mutato il Sionismo politico nella propria vera religione».</p>
<p>Alcune pagine del volume sono dedicate proprio alla contestata preghiera del Venerdì Santo, dalla quale Giovanni XXIII molto opportunamente fece togliere i riferimenti alla «perfidia» giudaica, lasciando però l’invocazione per la conversione - o meglio l’approdo finale alla fede cristiana - degli ebrei. <b>L’autore fa notare come «nella liturgia ebraica esiste la Lode delle Diciotto Benedizioni, d’impianto risalente al IV secolo avanti Cristo». Nel primo secolo dell’era cristiana - ricorda Levi di Gualdo - in questa preghiera si declamava: «Per gli apostati non ci sia speranza e il Regno insolente (l’impero romano, nda) venga presto sterminato nei nostri giorni. I Nazareni (i giudeo-cristiani, nda) e gli eretici periscano e siano abrasi dal libro della vita, né siano iscritti insieme ai giusti». La preghiera, continua l’autore di Erbe amare, fu mitigata sul finire del Trecento e oggi si recita: «Possano gli apostati non avere speranza e cadere tutti in perdizione, siano presto distrutti e soggiogati i tuoi nemici dei nostri giorni».</b></p>
<p>Levi di Gualdo, citando Israel Shahak, autore di Storia ebraica e giudaismo, «mai smentito dalle autorità rabbiniche», sostiene che dopo il 1967 svariate sinagoghe ortodosse israeliane e americane «hanno ripristinato il testo del I secolo». Inoltre, ricorda che <b>nel Talmud, il libro che raccoglie l’insegnamento tradizionale dei rabbini, «si bestemmia la Madonna senza curarsi che per i cristiani è la madre di Dio»</b>. Si tratta di racconti del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Talmud"><b>Talmud</b></a> babilonese, risalenti al I secolo, secondo i quali Gesù sarebbe il figlio illegittimo di una donna di malaffare e il padre naturale sarebbe il soldato romano Panthera. <b>Testi che Levi di Gualdo fa notare essere stati scritti ben prima delle persecuzioni antiebraiche ad opera dei cristiani.</b></p>
<p>Al di là delle polemiche e delle incursioni nei libri sacri dell’ebraismo, c’è anche chi ritiene che l’antica preghiera cattolica del Venerdì Santo non vada cambiata. È quanto sostengono i teologi Nicola Bux e Salvatore Vitiello, in un articolo messo in Internet dall’agenzia Fides della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli: «La Chiesa prega per la conversione di tutti gli uomini. Oggi non pochi cattolici hanno timore della conversione e così pure gli ebrei, i quali vorrebbero che la Chiesa cattolica non sia se stessa, almeno nei loro confronti. Ora, la conversione è l’essenza del Vangelo di Gesù, e ha designato il cammino verso di lui di popoli e nazioni».</p>
<div align="center"><img src="http://www.bonannoeditore.com/public/images/libri/610.jpg" height="672" width="448" /></div>
<div align="center">La copertina del libro edito dalla <a href="http://www.bonannoeditore.com/bonanno/scheda_libro.asp?id=610">Bonanno editore</a></div>
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<p>© Copyright il Giornale.it, articolo disponibile <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=204564">qui</a>.</p>
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<title><![CDATA[La carta (inédita) de Wojtyla al Padre Pío]]></title>
<link>http://eltestamentodelpescador.wordpress.com/?p=243</link>
<pubDate>Sat, 09 Feb 2008 17:23:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>El pescador</dc:creator>
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<description><![CDATA[Andrea Tornielli (original en italiano; traducción mía)
«Me permito recomendarle las ingentes dif]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilgiornale.it/art_jpg.php?ID=239932&#38;X=284&#38;Y=284" align="right" height="284" width="173" /><span style="font-weight:bold;">Andrea Tornielli </span><span style="font-style:italic;">(<a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=239932&#38;START=0&#38;2col=">original en italiano</a>; traducción mía)</span></p>
<p>«Me permito recomendarle las ingentes dificultades pastorales que mi pobre obra encuentra en la presente situación...». Hay una carta inédita que Karol Wojtyla envió a Padre Pío de Pietrelcina, el fraile con los estigmas, pocos días antes de ser nombrado arzobispo de Cracovia. Una carta nunca publicada ni conocida, que la postulación de la causa de beatificación de Juan Pablo II ha hallado en el archivo de la Curia de Cracovia y que quizá inicialmente había sido confundida con la transcripción de una de las dos carta del futuro Papa al futuro santo ya conocidas. En cambio aquella copia escrita a máquina era del todo desconocida del todo y añade una nueva prueba fundamental a la reconstrucción de la relación entre Wojtyla y el Padre Pío.</p>
<p>Como es sabido se conocían dos letras, escritas en latín y enviadas al fraile el 17 y el 28 de noviembre de 1962 por el joven obispo auxiliar de Cracovia que en aquellos días se encontraba en Roma para el Concilio. En la primera Wojtyla pedía las oraciones del Padre Pío por la médica Wanda Poltawska, madre de familia, enferma de cáncer. En la segunda el obispo agradecía al santo del Gargano por la curación acaecida de la mujer. La nueva misiva (Archivo de la Curia de Cracovia, fondo K. Wojtyla, BI 3123 a), de la cual "Il Giornale" anticipa el contenido, está fechada el 14 de diciembre de 1963 y es más larga que las precedentes. Como las otras dos fue escrita en Roma, probablemente en la conclusión de la segunda sesión del Concilio Vaticano II. Ha sido publicada y comentada por don Francesco Castelli –colaborador de la postulacón de la causa de Juan Pablo II– en el nuevo número de la revista "Servi della Sofferenza".</p>
<p>Al final de las primeras líneas, Wojtyla hace referencia a las precedentes peticiones dirigidas por él al Padre Pio: «Vuestra paternidad se acordará ciertamente que ya algunas veces en el pasado me he permitido recomendar a Sus oraciones casos particularmente dramáticos y dignos de atención». Y ya aquí hay una primera sorpresa. Hasta hoy, de hecho, se ha sabido siempre que el futuro Papa pidió y obtuvo las oraciones del fraile sólo para la médica Poltawska. No se conocían otros casos. El joven obispo polaco agradece al Padre Pío la curación de una mujer enferma de cáncer –está claro que se trata del caso ya conocido– pero en el número de las personas curadas Wojtyla añade el hijo de un abogado, gravemente enfermo desde el nacimiento. «Ambas personas están bien», declara en el texto inédito. Por lo tanto, además de esta carta y a las dos ya conocidas existe al menos otra misiva con la cual Wojtyla pedía la curación del joven.</p>
<p>El futuro Papa recurre después al Padre Pío por una señora paralizada de su diócesis, por tanto una nueva petición. Ulterior indicio de una relación consolidada. Pero no es todo. Esta vez, de hecho, el obispo añade una petición personal: «Al mismo tiempo me permito recomendarle las ingentes dificultades pastorales que mi pobre obra encuentra en la presente situación». ¿A qué se refiere Wojtyla, que por primera vez pide algo para sí mismo? ¿Y cuáles son las «ingentes dificultades» que apunta? Desde la mitad de 1962 monseñor Wojtyla atraviesa una fase delicata de su vida. En junio de 1962 había muerto el arzobispo de Cracovia, Baziak, y desde hacía meses estaba abierta la búsqueda de un candidato para la sucesión que sea grato al primado polaco, el cardenal Stefan Wyszynski, y a la autoridad del Estado. Wyszynski había presentado más veces ternas de nombre rechazadas por el gobierno comunista. Después de dos ternas distintas rechazadas de plano, un alto funcionario del Partido comunista, Zenon Kliszko, sugiere que se proponga a «un hombre de diálogo, como el joven obispo auxiliar, del cual he olvidado el nombre, con el cual en dos semanas hemos resuelto el caso del seminario de Cracovia».</p>
<p>Aquel obispo es Karol Wojtyla, que había reivindicado cno firmeza el derecho de la Iglesia sobre la sede del seminario, ocupado por los comunistas locales. Con sólo 43 años, Karol Wojtyla se encuentra así arzobispo de la sede cardinalicia de Cracovia, después de haber regido durante más de un año y medio aquella sede como administrador apóstolico, entre «ingentes dificultades pastorales».</p>
<p>Nótese la coincidencia de las fechas. La carta del futuro Papa al Padre Pío, con la petición de oraciones e intercesión, es del 14 de diciembre. Exactamente dos semans después, el 30 de diciembre, llega la designación como arzobispo metropolitano de la prestigiosa diócesis polaca.</p>
<p>Como es sabido, Wojtyla y Padre Pío se encontraron sólo una vez, en 1948. Pero el descubrimiento de esta nueva carta atestigua la profundidad del vínculo existente entre el fraile con los estigmas y el Papa que lo proclamará beato y después santo.</p>
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<title><![CDATA[Preghiera del Venerdi' Santo, mano tesa del Papa agli Ebrei ma non tutti apprezzano il gesto]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=183</link>
<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 07:37:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
<guid>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=183</guid>
<description><![CDATA[CITTA’ DEL VATICANO – Giovedì, 7 febbraioo 2008 (Vatican Diplomacy). Ripubblichiamo un articolo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>CITTA’ DEL VATICANO – Giovedì, 7 febbraioo 2008 (Vatican Diplomacy). Ripubblichiamo un articolo apparso ieri on-line sul sito internet del quotidiano “il Giornale”:</p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="center">* * *</p>
<h3><i><b>E il Papa va incontro agli ebrei: preghiera cambiata</b></i></h3>
<p><i><b> </b></i></p>
<p>di Andrea Tornielli</p>
<p><a href="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/2008/02/06/nota-della-segreteria-di-stato-sulla-preghiera-per-gli-ebrei-del-missale-romanum/"><b>La modifica è stata pubblicata sull’Osservatore Romano</b></a>: Benedetto XVI «ha disposto» che sia cambiata la preghiera per gli ebrei del Venerdì santo nel messale preconciliare liberalizzato dal recente Motu proprio <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/motu_proprio/documents/hf_ben-xvi_motu-proprio_20070707_summorum-pontificum_it.html">«<b>Summorum Pontificum</b>»</a>. Come il Giornale aveva anticipato lo scorso 18 gennaio, nella nuova formulazione è sparito il riferimento all’«accecamento» del popolo ebraico.</p>
<p>Nel vecchio testo, da oggi abolito, si pregava - in latino - per la conversione degli ebrei chiedendo a Dio di sottrarre «quel popolo... alle sue tenebre» e di rimuoverne «l’accecamento» (termine mutuato da una lettera di San Paolo). L’estate scorsa, dopo la pubblicazione del Motu proprio che liberalizzava la Messa preconciliare, molte voci preoccupate si erano levate dal mondo ebraico. I rabbini capi di Gerusalemme, guide delle comunità sefardita e aschenazita, avevano scritto a Ratzinger per chiedere la modifica della preghiera del Venerdì santo.</p>
<p><b>Nella nuova versione, si prega (in latino) per gli ebrei</b>: «Il Signore illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini».</p>
<p><b>Il cammino di avvicinamento era iniziato già sotto Pio XII, il quale aveva fatto precisare dalla Congregazione dei riti che l’antica formulazione «pro perfidis judaeis» stava a indicare «per i giudei che non hanno la fede» e non per gli ebrei «perfidi». Giovanni XXIII, nel 1959, eliminò sia il «perfidis» che il successivo riferimento alla «perfidia» giudaica</b>. Ma nella preghiera erano rimasti riferimenti all’«accecamento» e alle «tenebre» del popolo ebraico. Vescovi e prelati impegnati nel dialogo con il mondo ebraico hanno sollecitato la Santa sede a intervenire e un’apertura in questo senso era stata manifestata lo scorso luglio dal cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone che aveva parlato della possibilità di una correzione.</p>
<p>La decisione di Benedetto XVI è una mano tesa alla comunità ebraica, che ha invitato il pontefice a visitare la Sinagoga di Roma. È noto che il Papa desidererebbe molto potersi recare in Terra santa nel 2009, anche se le condizioni attuali delle trattative bilaterali tra Israele e Santa sede per la soluzione di alcuni problemi giuridici e amministrativi sono in alto mare.</p>
<p>Un passo importante verso il dialogo e la comprensione, dunque? Le prime reazioni del mondo ebraico non sembrano confermarlo. «La nuova versione non è molto diversa dalla precedente - osserva il rabbino <b>Giuseppe Laras</b>, presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia -. Il fatto che si preghi perché Dio “illumini” gli ebrei, significa in sostanza che essi non sono nella luce, dunque accecati, anche se è stata tolta la parola più forte. Ciò che mi preoccupa è però la seconda parte della formula, quella in cui è rimasta la preghiera per il riconoscimento di Gesù da parte degli ebrei. Temo che porterà indietro, se non bloccherà, il dialogo ebraico-cristiano, dato che ci sono alcune componenti del mondo ebraico che temono che il dialogo sia in realtà finalizzato a convertire al cristianesimo».</p>
<p>© Copyright Il Giornale, 6 febbraio 2008, articolo disponibile <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=239309&#38;START=0&#38;2col=">qui</a>.</p>
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<title><![CDATA["Creo en las lágrimas de la Virgencita". He aquí la firma de Wojtyla]]></title>
<link>http://eltestamentodelpescador.wordpress.com/?p=239</link>
<pubDate>Tue, 05 Feb 2008 22:41:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>El pescador</dc:creator>
<guid>http://eltestamentodelpescador.wordpress.com/?p=239</guid>
<description><![CDATA[Andrea Tornielli (original en italiano; traducción mía)
La «prueba» es un documento de dos pági]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.ilgiornale.it/tornielli/wp-content/photos/Madonnina_20di_20Civitavecchia.jpg" align="right" height="251" width="200" /><span style="font-weight:bold;">Andrea Tornielli </span><span style="font-style:italic;">(<a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=239002&#38;START=0&#38;2col=">original en italiano</a>; traducción mía)</span></p>
<p>La «prueba» es un documento de dos páginas, datadas el 8 de octubre de 2000, que lleva la firma del entonces obispo de Civitavecchia, Girolamo Grillo. Es una firma inconfundible: la del Papa Wojtyla. Ayer el prelado, entrevistado por Uno Mattina, confirmó personalmente la noticia publicada por primera vez el 25 de enero de hace tres año por Il Giornale: Juan Pablo II creía en la Virgencita de Civitavecchia, la estatuíta de yeso que en febrero de 1995 lloró lágrimas de sangre. Quiso venerarla y tenerla consigo en el Vaticano. Y cinco años después quiso dejar un certificado que probase esta veneración.<br />
<a href="http://www.eltestamentodelpescador.info/search/label/Civitavecchia"><br />
</a><a href="http://eltestamentodelpescador.wordpress.com/2008/01/13/civitavecchia-he-aqui-las-pruebas-del-milagro/">Monseñor Grillo, inicialmente escéptico</a>, fue «invitado» a ser más posibilista ante la hipótesis sobrenatural <a href="http://eltestamentodelpescador.wordpress.com/2008/01/13/civitavecchia-he-aqui-las-pruebas-del-milagro/">justamente por el Papa Wojtyla, que creía que aquello de las lágrimas de la Virgen era un mensaje importante</a>. En el documento, que es mostrado ahora por primera vez desde que el prelado fue autorizado a hacerlo, se lee que la reconstrucción de aquella extraordinaria velada, cuando Grillo traspasó los muros vaticanos llevando consigo la pequeña estatua de yeso propiedad de la familia Gregori. «Como Usted recordará -escribía el obispo en la carta para Wojtyla- antes de sentarnos a la cena, durante la cual habíamos hablado del lagrimeo de sangre de la “Virgencita de Civitavecchia” que también había venido entre mis manos, habíamos orado juntos delante de la misma efigie de la Virgen, que Usted ha bendecido, poniéndole, sobre la cabeza, después de haberla besado, una pequeña corona de oro y en las manos la coronita de oro del Rosario que la estatuíta todavía lleva consigo».</p>
<p>«Me dijo por tanto -escribía aún Grillo al Papa Wojtyla- que, por ahora, habría sido mejor no hablar de este encuentro y que un día sería libre de decirlo al mundo... Deseo expresar viva gratitud a Vuestra Santidad por el “Acto de confianza” de toda la Iglesia hecho a la Virgen con la solemne concelebración eucarística del domingo 8 de octubre en la plaza de San Pedro, acogiendo así una propuesta mía en tal sentido, presentada a Vuestra Santidad a continuación del lagrimeo de sangre de la Virgen».</p>
<p>Finalmente, en el documento, el obispo de Civitavecchia remacha la autenticidad de cuanto sucedió: «En plena posesión de mis facultades de entendimiento y voluntad, en toda franqueza y verdad.. declaro haber visto el 15 de marzo de 1995 a las 8.15 llorar en mis manos la estatuíta de la Virgen proveniente de la parroquia de San Agustín en Civitavecchia. De esto han sido testigos oculares y por tanto no puedo mínimamente dudar de su realidad. Aún hoy -escribía todavía Grillo- no logro explicarme como sucedió eso, con ausencia de cualquier truco o engaño tanto en el interior de la estatuíta cuidadosamente pasada por rayos X, como en mí y en mis familiares que estábamos en estado de plena conciencia y no proclives a asistir a un nuevo lagrimeo». A este texto, que recordaba lo acaecido, Juan Pablo II quiso estampar, con la caligrafía ya tremolante, su firma y la fecha, 20 octubre 2000.</p>
<p>En el documento y en el diario personal, el obispo no sigue más allá. Pero resulta evidente que el místico Karol Wojtyla consideraba aquellas lágrimas una «señal» importante. Como es sabido, falta aún un pronunciamiento oficial y definitivo de la Iglesia sobre aquel misterio. Pero cuanto sucedió no podrá dejar de tener peso.</p>
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<title><![CDATA[Tornielli per "il Giornale": Messa in latino, cambia la preghiera per gli Ebrei ]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/2008/01/18/tornielli-per-il-giornale-messa-in-latino-cambia-la-preghiera-per-gli-ebrei/</link>
<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 18:00:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
<guid>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/2008/01/18/tornielli-per-il-giornale-messa-in-latino-cambia-la-preghiera-per-gli-ebrei/</guid>
<description><![CDATA[CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 18 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Ripubblichiamo un articolo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 18 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Ripubblichiamo un articolo apparso oggi sul quotidiano "il Giornale":</p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="center">* * *</p>
<p><i><b>Cambia l’antico messale Pronto un testo più «vicino» agli ebrei </b></i></p>
<p>di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Tornielli">Andrea Tornielli</a></p>
<p>Benedetto XVI ha deciso di riformulare il testo della preghiera per gli ebrei contenuta nel messale tridentino liberalizzato dal recente Motu proprio <a href="http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2007/07/in-evidenza-il-motu-proprio-summorum.html">«<b>Summorum Pontificum</b>»</a>: la pubblicazione del nuovo testo, interamente riformulato, dovrebbe avvenire a giorni. Sparisce il riferimento all’«accecamento» del popolo ebraico. <b>La nuova versione entrerà in vigore già nelle celebrazioni dei fedeli che seguono il rito antico della prossima Settimana Santa.</b></p>
<p>Nel vecchio testo si pregava – in latino – per la conversione degli ebrei chiedendo a Dio di sottrarre «quel popolo... alle sue tenebre» e di rimuoverne «l’accecamento» (termine mutuato da una delle lettere di san Paolo). Come si ricorderà, dopo la pubblicazione del Motu proprio che liberalizzava la Messa preconciliare, molte voci preoccupate si erano levate dal mondo ebraico. I rabbini capi di Gerusalemme, guide spirituali delle comunità sefardita e aschenazita, avevano scritto a Ratzinger per chiedere la modifica della preghiera del Venerdì Santo.</p>
<p><b>Va ricordato che il cammino di avvicinamento era iniziato già sotto Pio XII, il quale aveva fatto precisare dalla Congregazione dei Riti che l’antica formulazione «pro perfidis judaeis» stava a indicare «per i giudei che non hanno la fede». </b>Papa Pacelli reintrodusse inoltre la genuflessione per quella preghiera. Giovanni XXIII, fin dal 1959, eliminò sia il «perfidis» che il successivo riferimento alla «perfidia» giudaica. Il testo emendato da Papa Roncalli, nell’edizione del 1962, l’ultima del messale antico prima della riforma post-conciliare, è stato liberalizzato da Benedetto XVI nei mesi scorsi.<br />
Nella preghiera erano rimasti riferimenti all’«accecamento» e alle «tenebre» del popolo ebraico. «Quella preghiera ci preoccupa – aveva detto al Giornale lo scorso settembre il rabbino Giuseppe Laras, presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia –.<br />
Temiamo che quelli che leggono possano fare due più due e ragionare in questi termini: se noi preghiamo perché Dio tolga l’accecamento dagli ebrei significa che essi sono fuori dalla verità e questo può spingere fino all’antisemitismo».<br />
Vescovi e prelati impegnati nel dialogo con il mondo ebraico hanno sollecitato la Santa Sede a intervenire e un’apertura in questo senso era stata manifestata lo scorso luglio dal cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone che, a Pieve di Cadore, aveva parlato della possibilità di una correzione. Benedetto XVI ha approntato una bozza per la nuova preghiera che dovrebbe essere pubblicata nei prossimi giorni dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Secondo alcune indiscrezioni, nella nuova versione, pur essendo stati omessi i passaggi ritenuti offensivi dagli ebrei, sarebbe comunque rimasto l’accenno al vecchio impianto della preghiera, quello alla conversione. Proprio su questo argomento era intervenuto il segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dal 2003 al 2005 vice dell’allora cardinale Ratzinger), monsignor Angelo Amato, spiegando al quotidiano Avvenire che «nella messa noi cattolici preghiamo sempre, e per primo, per la nostra conversione. E ci battiamo il petto per i nostri peccati. E poi preghiamo per la conversione di tutti i cristiani e di tutti i non cristiani. Il Vangelo è per tutti».</p>
<p><i><b>La decisione di Benedetto XVI è una mano tesa alla comunità ebraica, che ha invitato il Pontefice a visitare la Sinagoga di Roma</b></i>. È noto che Ratzinger desidererebbe molto potersi recare in Israele nel 2009, anche se le condizioni attuali delle trattative bilaterali tra lo Stato d’Israele e la Santa Sede per la soluzione di alcuni problemi giuridici e amministrativi non lasciano per il momento ben sperare.</p>
<p>© Copyright Il Giornale, 18 gennaio 2008 consultabile online anche <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=234805&#38;START=1&#38;2col="><b>qui</b></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Darwin, el evolucionismo y el hombre fruto del azar]]></title>
<link>http://eltestamentodelpescador.wordpress.com/2007/12/05/darwin-el-evolucionismo-y-el-hombre-fruto-del-azar/</link>
<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 13:50:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>El pescador</dc:creator>
<guid>http://eltestamentodelpescador.wordpress.com/2007/12/05/darwin-el-evolucionismo-y-el-hombre-fruto-del-azar/</guid>
<description><![CDATA[Andrea Tornielli (original en italiano; traducción mía)
 Los visitantes de este blog habrán tenid]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.geo.arizona.edu/Antevs/nats104/darwin.gif" align="right" height="427" width="308" /><strong>Andrea Tornielli</strong> (<span style="font-style:italic;"><a href="http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2007/12/05/darwin-levoluzionismo-e-luomo-frutto-del-caso/">original en italiano</a>; traducción mía)</span></p>
<p style="text-align:justify;"> Los visitantes de este blog habrán tenido oportunidad de leer la encendida discusión (no la he visto aún en realidad casi... encendidas), originada de la encíclica "Spe salvi" de Benedicto XVI, con respecto al origen del hombre. Quisiera decir la mía y recordar que aquello que aparece comprobado científicamente es <span style="font-weight:bold;">la evolución</span>, o sea la transformación de las especies vivientes. <span style="font-weight:bold;">El evolucionismo</span>, o sea la teoría que quiere interpretar y explicar la evolución, en cuanto a comprobaciones científicas permanece como una hipótesis. Del mismo modo esta probada científicamente la <span style="font-weight:bold;">microevolución</span>, o sea las diversidades cualitativas y cuantitativas existentes entre las especies vivientes, resultantes de la combinación diversa de los mismos elementos. Pero no está demostrada la<span style="font-weight:bold;"> macroevolución</span>, o sea la aparición de especies vivientes absolutamente nuevas debidas al originarse novedad orgánica. Los más recientes descubrimientos de la genética, mientras confirman las leyes de Mendel (o sea la existencia de normas que con exactitud describen los mecanismos de la transmisión de los caracteres hereditarios de un individuo a otro), no confirman del todo la casualidad a través de la cual se verificarían la selección natural segúna la concepción darwiniana. Ante esta evidencia, los neodarwinistas han reformulado su teoría, sosteniendo que la selección natural se verificaría haciendo que se transmitan sólo las mutaciones genéticas más adecuadas a la supervivencia: sólo dejando transcurrir periodos de tiempo larguísimos se podrían constatar cambios apreciables en la especie. Esta nueva “teoría sintética” es comúnmente aceptada, pero los paleontólogos estadounidenses Jay Gould y Niles Eldredge, evolucionistas pero adversarios del lentísimo gradualismo, creen por el contrario que la aparición de nuevas especies acontecería de manera contraria, o sea con rapidez, por saltos. Ni siquiera estas dos hipótesis contrapuestas -evolución lenta y evolución veloz- están documentadas científicamente. Dicho esto, como cristiano me atengo al principio del realismo: la realidad viene antes que la teoría. Hasta que no sea probado científicamente el evolucionismo neodarwinista, permanece como una hipótesis que se puede discutir, tanto más cuanto no aparece sufragada por los más recientes descubrimientos sobre el ADN. No se trata aquí de introducir argumentos filosóficos-metafísicos (como pretenden hacer por otra parte los negadores de la existencias de Dios que de paleontólogos se improvisan teólogos): come creyente non tengo ninguna dificultad en aceptar que el acto creativo de Dios haya sido el arranque inicial a la materia y las leyes que han llevado al nacimiento del hombre. Lo que no puedo aceptar como dato adquirido científicamente son teorías que por el momento no responden a los requisitos científicos. No se trata aquí de hacerse los “creacionistas”, sino de atenerse a los hechos. Perdonad si lo digo, pero me parece esta una posición más laica que la de los muchos dogmatismos de quien pretende asegurar como un dato de hecho documentado y atestiguado que la jirafa es el resultado evolutivo del atílope necesitado de alcanzar las ramas más altas (incluso no se comprende por qué tuvo que cambiar también el color de la piel) o que la aparición del hombre es solamente fruto del azar.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Benedicto XVI contra los ateos: "La ciencia no lleva al Paraíso"]]></title>
<link>http://eltestamentodelpescador.wordpress.com/2007/12/04/benedicto-xvi-contra-los-ateos-la-ciencia-no-lleva-al-paraiso/</link>
<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 22:59:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>El pescador</dc:creator>
<guid>http://eltestamentodelpescador.wordpress.com/2007/12/04/benedicto-xvi-contra-los-ateos-la-ciencia-no-lleva-al-paraiso/</guid>
<description><![CDATA[Andrea Tornielli (original en italiano; traducción mía)
&nbsp;
«No es la ciencia la que redime al]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.wga.hu/art/g/goya/9g/91/43capric.jpg" align="right" height="490" width="325" /><strong>Andrea Tornielli</strong> (<span style="font-style:italic;"><a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=224367">original en italiano</a>; traducción mía)</span></p>
<p style="text-align:justify;">&#160;</p>
<p style="text-align:justify;">«No es la ciencia la que redime al hombre». Es ilusorio creer en la posibilidad de realizar un mundo perfecto, un paraíso en la tierra, «gracias a los conocimientos de la ciencia y a una política fundada científicamente»: todos los que han intentado hacerlo, como el marxismo, han dejado tras sí «una destrucción desconsoladora». Las leyes de la materia no gobiernan el mundo y el hombre, «sino un Dios personal». Las leyes de la materia y de la evolución no son la última instancia, representada por el contrario por «razón, voluntad, amor», por «una Persona». Sólo conociendo y amando a esta persona, Dios, el hombre se hace libre y no es más esclavo. Lo escribe el Papa en su segunda encícilica <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20071130_spe-salvi_sp.html">«Spe salvi»</a>, que toma el comienzo de las palabras de San Pablo a los Romanos, «en la esperanza hemos sido hechos salvos».</p>
<p>En 79 páginas, Benedicto XVI afronta el tema de la esperanza cristiana, ilumina la caída de las ideologías modernas, y pide también al cristianismo contemporáneo que haga autocrítica notando cómo, frente al progreso de la ciencia, se ha dedicado exclusivamente al individuo y a sus salvación restringiendo «el horizonte de su esperanza» y terminando por no reconocer «la grandeza de su tarea».</p>
<p>Los cristianos, escribe el Papa, presentan como rasgo distintivo el de «tener un futuro», incluso en las condiciones más adversas, incluso en los sufrimientos más atroces, como enseñan los ejemplos de los mártires: «<span style="font-size:100%;">No es que conozcan los pormenores de lo  que les espera, pero saben que su vida, en conjunto, no acaba en el vacío. </span><span style="font-size:100%;">Sólo  cuando el futuro es cierto como realidad positiva, se hace llevadero también el  presente</span>». En la base de esta esperanza, explica Ratzinger, hay el Evangelio, «<span style="font-size:100%;">una comunicación  que comporta hechos y cambia la vida. La puerta oscura del tiempo, del futuro,  ha sido abierta de par en par</span>». Los cristianos viven «la espera de las cosas futuras a partir de un presente ya dado». El ejemplo sobre el que detiene es el de santa Josefina Bakhita, la pequeña esclava vícitma de terribles sufrimientos, que después de hacerse cristiana no se sentía más esclava, sino libre hija de Dios. Es el encuentro con «<span style="font-size:100%;">el Señor de  todos los señores</span>», con «<span style="font-size:100%;">con una  esperanza más fuerte que los sufrimientos de la esclavitud</span>» el gran secreto del cristianismo, que no lleva «un mensaje socio-revolucionario», sino la posibilidad de una transformación «desde dentro» de la vida y del mundo. Sólo entrando en relación el Dios personal que se ha revelado en Jesucristo el hombre llega a ser verdaderamente libre: «El cielo no está vacío. La vida no es el simple producto de las leyes y de la casualidad de la materia, sino que en todo, y al mismo tiempo por encima de todo, hay una voluntad personal, hay un Espíritu que en Jesús se ha revelado como Amor».<br />
Benedicto XVI analiza por tanto lo que ha sucedido tras la revuelta epocal de los últimos siglos, cuando las nuevas conquistas técnicas han puesto al hombre «capaz de lograr una interpretación de la naturaleza conforme a sus leyes», una nueva correlación «entre ciencia y praxis». Es un pasaje fundamental, que Ratzinger describe a través de las palabras del filósofo Bacon. Mientras hasta el final de aquel momento la recuperación del paraíso era esperado de la fe en Jesús, de su redención, ahora la «restauración» del paraíso perdido se espera «de la correlación apenas descubierta entre ciencia y praxis». La fe no es negada, sino relegada al ámbito de las cosas solamente privadas y ultraterrenas, y «al mismo tiempo que resulta en cierto modo irrelevante para el mundo». Esta visión, según el Papa, influye «en la crisis actual de la fe que, en sus aspectos concretos, es sobre todo una crisis de la esperanza cristiana».</p>
<p>Entre las etapas esenciales de este nuevo curso, la encíclica cita la Revolución francesa como intento de instaurar el dominio de la razón y de la libertad en modo políticamente real. Y después la segunda revolución, la proletaria. Con Marx, «el progreso hacia lo mejor, hacia el mundo definitivamente bueno, ya no viene simplemente de la ciencia, sino de la política». Marx «suponía simplemente que, con la expropiación de la clase dominante, con la caída del poder político y con la socialización de los medios de producción, se establecería la Nueva Jerusalén». Los pueblos sometidos a esta ideología no han tenido el paraíso sino sólo una «destrucción desoladora».</p>
<p>La lección que el Papa extrae de este excursus histórico es que «la razón del poder y del hacer debe urgentemente» abrirse «a las fuerzas salvadoras de la fe, al discernimiento entre el bien y el mal. Sólo de este modo se convierte en una razón realmente humana». Es ilusorio creer que las solas estructuras buenas puedan salvar el mundo porque «el hombre nunca puede ser redimido solamente desde el exterior». Pensar que el hombre pueda redimirse gracias a la ciencia es un error, significa «pedir demasiado» a la ciencia misma. «La ciencia –explica más Ratzinger– puede contribuir mucho a la humanización del mundo» pero «puede también destruir al hombre y al mundo si no está orientada por fuerzas externas a ella misma». No es pues la ciencia la que redime, porque el hombre es redimido a través del amor. En la última parte de la encíclica, Benedicto XVI habla de los «lugares» de aprendizaje y de ejercicio de la esperanza. El primero es la oración, el segundo es representado por el sufrimiento, que es preciso tratar de superar, sabiendo sin embargo que «extirparlo del mundo por completo no está en nuestras manos, simplemente porque no podemos desprendernos de nuestra limitación, y porque ninguno de nosotros es capaz de eliminar el poder del mal». El Papa define como «cruel e inhumana» una sociedad que no es capaz de aceptar los sufrimientos. El último «lugar» es el juicio. El ateísmo ha construido un mundo moral «sin esperanza» porque «nadie ni nada garantiza que el cinismo del poder –bajo cualquier seductor revestimiento ideológico que se presente– no siga mangoneando en el mundo». Sólo Dios, en cambio, «puede crear justicia» y la fe «no cambia lo torcido en derecho». «Los malvados -asegura Ratzinger- , en el banquete eterno, no se sentarán indistintamente a la mesa junto a las víctimas, como si no hubiera pasado nada».</p>
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<title><![CDATA[Y Pío XII alistó al judío para salvarlo de los nazis]]></title>
<link>http://eltestamentodelpescador.wordpress.com/2007/11/16/y-pio-xii-alisto-al-judio-para-salvarlo-de-los-nazis/</link>
<pubDate>Fri, 16 Nov 2007 17:41:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>El pescador</dc:creator>
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<description><![CDATA[Andrea Tornielli (original en italiano; traducción mía)

«No soy creyente, no frecuento la Iglesi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.globalizzazione.info/Guardia_con_Pio_XII_e_Paolo_VI.JPG" align="right" height="224" width="383" /><span style="font-weight:bold;">Andrea Tornielli</span> (<span style="font-style:italic;"><a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=220674&#38;START=0&#38;2col=">original en italiano</a>; traducción mía</span>)<br />
<span class="xtesto_notizie"><br />
«No soy creyente, no frecuento la Iglesia, pero si me encontrase ante Pío XII me pondría de rodillas, porque si yo y mis hijos existimos, lo debemos a él». Silvio Ascoli, romano, nacido en </span><span class="xtesto_notizie">1945, está conmovido mientras cuenta la historia de su padre Bruno, «de raza judía» según las normas de las infames leyes raciales, al que el Vaticano salvó de la deportación enrolándolo entre sus guardias. Lo había dicho el pasado junio el cardenal Secretario de Estado Tarcisio Bertone: «En octubre de 1943, además de la gendarmería y la guardia suiza, había también la guardia palatina. Para proteger el Vaticano y los inmuebles extraterritoriales había ya 575 guardias palatinos. Entonces, la Secretaría de Estado pidió a la potencia que ocupaba Italia poder contratar otras 1.425 personas para insertar en la plantilla de la Guardia Palatina. El gueto judío estaba a dos pasos...». Ahora un nuevo testimonio confirma aquella ayuda.</span></p>
<p><span class="xtesto_notizie">«Mi padre había nacido en 1910, la familia de mi abuelo pertenecía a la comunida judía de Ancona, y su hermana junto al marido serían deportados y matados en Auschwitz». Bruno, desaparecido en 1970, era hijo de un matrimonio mixto y no frecuenta la comunidad de los judíos romanos. El 28 de octubre de 1938, justo después de la entrada en vigor de las leyes raciales, el hombre pedido y obtenido el bautismo.</span></p>
<p><span class="xtesto_notizie">Pero era demasiado tarde para huir del apretón del régimen que se estrecha alrededor de los judíos. El párroco intenta ayudarlo, escribiendo que Ascoli frecuentaba la catequesis hasta agosto de aquel año, pero no sirve de nada.</span></p>
<p><span class="xtesto_notizie">«Mis familiares trataron de dirigirse al Ministerio del Interior, atestiguando que no estaban inscritos en la comunidad judía. Pero la respuesta fue que cualquiera que tuviese un progenitor judío y no pudiese comprobar la pertenencia a otra religión desde antes de la entrada en vigor de las leyes raciales, era considerado judío. Mi padre se había bautizado demasiado tarde. Para los míos fue un mazazo terrible».</span></p>
<p><span class="xtesto_notizie">Así los Ascoli son obligados a declarar ante la Gobernación de Roma su pertenencia a la «raza judía». Dos años después, en 1940, Bruno se caso en la iglesia con la católica Maria Bianchi, aunque el matrimonio no pudo tener efectos civiles. «Mi madre se casó con él sabiendo lo que afrontaba». La pareja se establece en via Famagosta, en el barrio Trionfale.</span></p>
<p><span class="xtesto_notizie">En octubre de 1943, después de la llegada de los alemanes a la capital, Bruno Ascoli se convierte en un fugitivo. «Un día se presentaron en casa unos fascistas y unos nazis, que preguntaban por mi padre. Por suerte estaba fuera. Los míos consiguieron avisarle que no volviera». Bruno escapa y encuentra momentáneamente alojamiento en un altillo, en el garaje de un reparador de neumáticos. «Aquí permanece durante dos semanas, mi madre iba a llevarle de comer a escondidas. Pero al final de octubre, el reparador de neumáticos lo echa porque se había hecho demasiado peligroso tenerlo allí. Fue entonces cuando, gracias al interés de un tío que trabajaba en los museos vaticanos como ujier, mi padre fue alistado en las guardias palatinas». Bruno Ascoli se convierte en un auxiliar de las guardias de honor del Papa, después reside en Oltretevere.</span></p>
<p>«¡Le salvaron el pellejo! Permaneció allí algunos meses. Aquí están las fotos que lo retratan vestido de guardia palatina dentro de los muros vaticanos. Y en diciembre de 1943 recibe el preciado salvoconducto de la Santa Sede que atestigua su pertenencia al cuerpo de honor del Papa». El hijo Silvio explica que existía una suerte de rotación, en el intento de salvar al mayor número de perseguidos posible. «En los primeros meses de 1944, la Santa Sede indicó a mi padre otro escondite, en via Mocenigo, al lado de los muros vaticanos, cerca de un depósito de madera. Y esto atestigua que había una red organizada de asistencia y de ayuda. Lo he dicho también a mis hijos: si el Vaticano no hubiera ayudado a mi padre, yo tampoco estaría aquí. Creo que el Papa Pacelli había elegido bien: no denuncias públicas que habrían provocado represalias -no me atrevo a pensar qué habría sucedido si las SS hubieran entrado en Oltretevere- sino ayuda concreta a los perseguidos».</p>
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<title><![CDATA[Detto &amp; Detti]]></title>
<link>http://fresko.wordpress.com/2007/10/18/detto-detti/</link>
<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 08:38:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marcello</dc:creator>
<guid>http://fresko.wordpress.com/2007/10/18/detto-detti/</guid>
<description><![CDATA[«Credo che ci troviamo di fronte a una campagna di mistificazione che vuole presentare come un priv]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://fresko.wordpress.com/files/2007/10/betori.jpg" style="margin-right:15px;" align="left" border="0" />«Credo che ci troviamo di fronte a una campagna di mistificazione che vuole presentare come un privilegio le condizioni per l'esercizio della missione della Chiesa come di altri soggetti che operano nel sociale... Esiste una cultura egemone che non rispetta la presenza sociale della Chiesa, non la tollera, non la vuole».</p>
<p>Mons. Giuseppe Betori, Segretario Cei. [Via <a href="http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2007/10/17/betori-le-primarie-del-pd-e-la-chiesa-sotto-attacco/" target="_blank">Andrea Tornielli</a>]</p>
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