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	<title>assedio-caserme &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "assedio-caserme"</description>
	<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 15:14:39 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Lo Stato sconfitto dalle bande ultrà]]></title>
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<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 15:57:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo Grossini</dc:creator>
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<description><![CDATA[Caserme di polizia e carabineri cinte d’assedio a Roma, la sede Rai di corso Sempione a Milano cir]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://img151.imageshack.us/img151/8586/02scontribergamoqu5.jpg" align="left" height="204" hspace="5" width="282" />Caserme di polizia e carabineri cinte d’assedio a Roma, la sede Rai di corso Sempione a Milano circondata da centinaia di persone in assetto di guerra, decine di giornalisti e cineoperatori picchiati e minacciati, cortei non autorizzati, danni ingenti al patrimonio pubblico e privato in tutto il Paese. Che cosa è accaduto domenica scorsa in Italia? La risposta, al netto di ogni interpretazione sociologica e analisi politica, è purtroppo molto semplice: è accaduto che <em>il contropotere ultras ha strappato allo Stato il monopolio della violenza, ha dettato le sue condizioni, ha imposto nelle strade e nelle piazze italiane la sua legge.</em> Che dovevano fare, si obietterà, il ministero degli Interni e le forze dell’ordine? Ancora una risposta semplice: quello che sono chiamate a fare,<em> garantire cioè il rispetto della legge e l’ordine pubblico</em>. Certo, prima dell’insurrezione generale c’è stato l’omicidio di Gabriele Sandri, ucciso in circostanze ancora da chiarire dal colpo di pistola di un poliziotto. È quello il c<em>asus belli</em>, la molla che ha scatenato i gruppi organizzati delle curve di tutta Italia. Usare la forza contro gli ultras, viene allora detto, sarebbe stato poco saggio, avrebbe determinato una serie di reazioni a catena dall’esito imprevedibile. Non ci si rende conto invece che il ministro degli Interni ha sbagliato due volte. <em>La prima volta nella grottesca gestione politica e mediatica dell’omicidio del giovane romano, avvenuto alle nove del mattino e silenziato fino alle 12</em>. Una morte intorno alla quale sono ancora troppi i misteri, le dinamiche non chiarite, le omissioni. <em>La seconda volta lo Stato ha sbagliato tradendo il suo senso di colpa lasciando la piazza al caos, dando una dimostrazione di impotenza,</em> consegnando di fatto le città a un contropotere la cui forza è la debolezza di istituzioni sempre più divise e frastornate. Erano surreali domenica sera le dichiarazioni del ministro Giovanna Melandri che ripeteva «tutto questo non ha niente a che fare con i valori dello sport» promettendo placebo come il divieto delle trasferte per il tifo violento. Nessun esponente del governo, tanto meno il ministro Giuliano Amato, è riuscito ad andare oltre queste banalità di circostanza, mentre le bande costringevano i cittadini alla paura e lo Stato nei palazzi e nelle caserme.</p>
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