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	<title>atesia &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/atesia/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "atesia"</description>
	<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 11:44:16 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Basta compenso fisso, solo "incentivi"]]></title>
<link>http://blogaprogetto.wordpress.com/2007/05/14/basta-compenso-fisso-solo-incentivi/</link>
<pubDate>Mon, 14 May 2007 09:45:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>sonounprecario</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da un paio di settimane, nel mio call center, l&#8217;azienda ha deciso (da sola, le persone che dov]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Da un paio di settimane, nel mio call center, l'azienda <strong>ha deciso</strong> <em>(da sola, le persone che dovrebbero fare rappresentanza sindacale sono inquadrate e totalmente inutili) </em>che non saremo più pagati 6 euro lordi fissi l'ora, ma solo con incentivi.</p>
<p>Le motivazioni addotte sono state, usando testuali parole: <em>"il legislatore ci impone di metterci al pari con gli altri call center, vi dobbiamo assumere così, è legge"</em>. <a href="http://blogaprogetto.wordpress.com/2006/12/13/atesia-entro-il-2007-assumeremo-6500-precari/" target="_blank"><strong>Stronzate</strong></a>.  Il legislatore infatti <a href="http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/economia/accordo-atesia/accordo-atesia/accordo-atesia.html" target="_blank"><strong>dovrebbe</strong> imporre di assumere i lavoratori inbound</a>, che sono a tutti gli effetti subordinati; stop. In realtà, anche noi outbound saremmo subordinati <em>(abbiamo un superiore, sottostiamo ad un preciso orario, ecc...) </em>ma le cose non vengono mai dette fino in fondo.</p>
<p>Sta di fatto in realtà che l'azienda non ha più soldi <em>(non sono problemi nostri, e non sono fatti nostri se ci lavorano imbecilli che non hanno le capacità per gestire l'azienda stessa ma si preoccupano soltanto se torni con qualche secondo di ritardo oppure corrono per far vedere che lavorano molto per rispondere e portare un cordless che suona al capo menomato)</em>, e la cosa viene mascherata in questo modo: ha chiuso infatti anche una sala <em>(del 187 telecom)</em> piena di persone <em>(molte lasciate a casa, altre trasferite)</em>, un'altra sala in cui si lavoravano editoriali (abbonamenti vari per esempio) e nella mia sala stessa <em>(dove si lavora per tim)</em> sono presenti molte persone in meno</p>
<p>Parlando del compenso, <strong>ogni nostra chiamata sarebbe pagata tra i 19 e gli 80 centesimi <em>(cioé 0,19 e 0,80)</em></strong>. Diciamo che <strong>le chiamate "nella media" però si attestano tra i 20 e i 45 centesimi</strong>. Un vero e proprio sfruttamento, probabilmente illegale, schiavistico e coperto dall'azienda. Mi chiedo a questo punto dove diavolo sono e a cosa servono i sindacati. Calcoli alla mano, due ragazzi già assunti con questo contratto (il mio e quello degli altri scadrà il 31 maggio, fino a quel giorno sono "tranquillo") guadagnano poco più della metà rispetto a quello che guadagnavano prima. Sempre al lordo. Per farvi capire quanto è la metà vi mostro l'esempio: noi operatori guadagnamo 6 euro lordi l'ora. Moltiplicati per 3 ore di lavoro serale fanno 18 euro lordi. Ok, ora fate la metà e aggiungeteci qualche centesimo. In questo modo tra l'altro <strong>l'azienda spinge ancora di più a lavorare "a cottimo"</strong> e malissimo, <strong>puntando sulla quantità e non sulla qualità</strong>. Insomma, <strong>chi ci rimetterebbe sarebbe il cliente</strong>. Non possiamo sempre e solo essere noi operatori sottopagati ad avere buonsenso...! Non avete idea della mole di chiamate che una persona dovrebbe fare per guadagnare <strong>COME</strong> prima <em>(almeno il doppio, cosa pressoché impossibile, a meno di dire "pronto...arrivederci"!).</em></p>
<p>Abbiamo quindi intenzione di muoverci, sentire i sindacati, informandoci tra la rete sociale di nostra conoscenza... Secondo voi cosa dovre/dovremmo fare? Vi sembra una cosa sensata? <strong>Qualcuno può darci una mano?</strong></p>
<p>Il signoraggio continua.</p>
<p><em><strong>P.S.=</strong> il nome del call center incriminato è "Televoice". Stategli il più lontano possibile.</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Almaviva e le promesse di assunzione qualche mese dopo]]></title>
<link>http://blogaprogetto.wordpress.com/2007/03/12/almaviva-e-le-promesse-di-assunzione-qualche-mese-dopo/</link>
<pubDate>Mon, 12 Mar 2007 13:43:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>sonounprecario</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pubblico un commento di Daniela riguardo alla vicenda Atesia, alle assunzioni, ecc&#8230;
&#8220;Ecc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico un commento di Daniela riguardo alla vicenda Atesia, alle assunzioni, ecc...</p>
<p>"Eccomi! Sono forse una delle prime <strong>“ex precarie”</strong> ad aver ricevuto la proposta di contratto rientrante dell’accordo con i sindacati per la stabilizzazione dei LAP <em>(lavoratori a progetto, ndr)</em>...ebbene???</p>
<p>Messi tutti quanti con le spalle al muro<strong> la proposta è di 4 ore</strong> <em>(avete capito bene??? Solo 4 ore!)</em> <strong>di lavoro retribuito secondo contratto e poi</strong>?? Cosa faccio? Vado a cercarmi un’altro lavoro? Lavoro in <strong>Almaviva</strong> <strong>da ben 4 anni</strong> e su un servizio di pubblica utilità a <strong>otto ore giornaliere</strong> e se precaria almeno a fine mese riuscivo a racimolare uno stipendio dignitoso..e <strong>ora</strong> cosa faccio?</p>
<p>Vi prego <strong>aiutatemi</strong>, a capire cosa sta succedendo."</p>
<p>Io sinceramente<strong> non lo so</strong>, anche perché ovviamente, dopo i titoloni di qualche mese fa durati un paio di giorni, ora non si dice più niente. Idem riguardo alle assunzioni Atesia. Purtroppo non trovo l'email del ministro del lavoro Damiano. Potreste intanto <strong>recapitare</strong> all'<a href="http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/Istituzionale/AreaStampa/" target="_blank">Ufficio Stampa del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale</a> tutte le vostre esperienze, spiegando come vi stiano prendendo per il culo con le loro <strong>promesse da marinai</strong>. Questa l'Email: <a href="mailto:uffstampa@lavoro.gov.it" target="_blank">uffstampa@lavoro.gov.it</a></p>
<p>Tra l'altro, <a href="http://www.almavivaitalia.it/group" target="_blank">sul sito di Almaviva Italia si legge</a>:</p>
<p><em><strong>"AlmavivA</strong> rappresenta un patrimonio di professionalità e competenze, un modello di business che disegna e realizza insieme ai clienti servizi end to end. Il Gruppo AlmavivA comprende <strong>17 Società con circa 15.000 tra dipendenti</strong> e collaboratori che operano in <strong>39 Sedi in Italia e 3 all'estero</strong>.<br />
Il fatturato 2006 è di <strong>710 mln di euro</strong>.</em></p>
<p><em>L’offerta integrata di <strong>Information Communication Services</strong> fa dell’innovazione il business dei Clienti."</em></p>
<p>Nella descrizione potrebbero specificare quanti, tra i 15.000 dipendenti, sono precari e come impiegano i 710 mln di euro di fatturato. Provate a <a href="mailto:infoalmavivaitalia@almavivaitalia.it" target="_blank">farglielo notare</a> con una bella mail.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Vita in Atesia (o in un call center italiano qualsiasi)]]></title>
<link>http://blogaprogetto.wordpress.com/2007/02/15/vita-in-atesia-o-in-un-call-center-italiano-qualsiasi/</link>
<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 20:54:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>sonounprecario</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ricevo e pubblico il vero racconto di un protagonista, che vive in prima persona la vicenda Atesia. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo e pubblico <a href="http://blogaprogetto.wordpress.com/2006/12/13/atesia-entro-il-2007-assumeremo-6500-precari/#comment-1028" target="_blank">il vero racconto di un protagonista</a>, che vive in prima persona la vicenda Atesia. Leggendo la sua denuncia, ho riconosciuto in più punti la situazione mia, dei mie colleghi del call center in cui lavoro, minacciati per un'assenza, trattati come bestie da 5 euro e qualcosa lordi l'ora senza diritti e senzala tutela di qualcuno, qualcosa.</p>
<p>Spero abbiate <strong>la pazienza</strong> di leggerla tutta perché la descrizione non fa una grinza: fa venire i brividi perché è completamente vera. Ci sarà mai un giorno in cui <strong>tutti gli operatori di call center italiani avranno il coraggio di scioperare</strong>? Tanto che cosa perdereste? Un lavoro di merda come questo si troverà sempre; <strong>ma se per 1-2-3-4 giorni le grandi aziende non garantissero il servizio clienti</strong>...? Dite che potrebbe cambiare la situazione?</p>
<p><img src="http://cache.gettyimages.com/xt/dv1161002.jpg?v=1&#38;g=DV&#38;s=1" border="0" height="170" width="137" /></p>
<p>"In Atesia il collaboratore ha un orario da rispettare. Un turno all’interno del quale può <strong>scegliere liberamente</strong> se lavorare o meno. Se volesse lavorare in altri orari dovrebbe richiedere l’autorizzazione dagli assistenti di sala <em>(ats)</em>. Generalmente si lavora 6 giorni su 7. <strong>Non esistono festività che chiudono l’azienda</strong>. Atesia, <strong>ovvero</strong> gli operatori di call-center, è attiva <strong>24 ore al giorno per 365 giorni l’anno</strong>.<br />
Non è riconosciuto <strong>alcun pagamento per ferie o malattia</strong>. L’unico elemento di retribuzione è il <strong>contatto utile</strong>. Con questo si intende ogni attività <em>(generalmente una telefonata ricevuta od effettuata) </em><strong>chiusa positivamente</strong>. La definizione dell’utilità del contatto è quella<strong> decisa dall’azienda</strong> sulla base della durata della chiamata o delle risposte ricevute dal cliente. In sostanza <strong>è un lavoro a cottimo</strong>. Il cottimo però è condizionato perché <strong>non è il lavoratore che decide quante chiamate effettuare o ricevere ma è l’azienda che decide i volumi di lavoro</strong>. In teoria un lavoratore potrebbe prestare il suo tempo <em>(elemento vincolante della quantificazione della retribuzione secondo la Costituzione)</em> e non ricevere nulla in cambio. La realtà non si discosta molto da questa ipotesi. Spesso, per logiche aziendali oscure, i volumi di lavoro sono bassi <strong>e si guadagnano anche meno di 10 euro lordi al giorno</strong>.<br />
Quello che succede di frequente è che a prescindere dal volume generale di lavoro, la distribuzione di esso non è equamente distribuita tra i lavoratori. Quello che avviene concretamente è che <strong>l’azienda ha la possibilità di dirottare un numero maggiore o minore di chiamate su un lavoratore anziché su un altro</strong>. Inoltre all’interno di un stessa commessa l’azienda può assegnare <strong>a suo piacimento</strong> una campagna migliore a chi preferisce. Ad esempio nelle <strong>outbound</strong> <strong>una telefonata per promuovere un servizio può essere pagata meno di quella per promuoverne un altro</strong>. <strong>Quindi due lavoratori che lavorano la stessa quantità di chiamate avranno guadagni differenti</strong>. E’ chiaro quindi il potere, che si spinge fino al ricatto, che l’azienda ha sui lavoratori per imporre determinati comportamenti.</p>
<p>Altro che collaborazione! Il <strong>ricatto</strong> e l’intimidazione ha negli assistenti di sala (ats) i suoi principali esecutori. Nel posto di lavoro l’attività viene coordinata dagli ats, in realtà spesso <strong>a loro volta precari</strong> <em>(un po’ la logica del kapò)</em>. In teoria, secondo il contratto, dovrebbero fungere da riferimento per il collaboratore per le problematiche inerenti allo svolgimento del lavoro. <strong>In pratica</strong> quello che avviene è che la loro principale attività è quella di <strong>controllo</strong>. In modi a volte anche <strong>autoritari</strong> impongono l’attività e le sue modalità di svolgimento.</p>
<p>Tornando alla retribuzione essa viene cambiata <strong>dall’azienda</strong> in modo <strong>unilaterale</strong>, anche <strong>retroattivamente</strong>. Vi sono situazioni limite che sembra paradossale non possano essere sanzionate nonostante siano state oggetto di interrogazioni parlamentari. Ad esempio <strong>nella commessa Tim per un certo periodo</strong>, al lavoratore la telefonata di oltre 3 minuti viene pagata meno di quella che dura da 2 minuti e 40 fino a 3 minuti <em>(ndr: aggiungo io, si parla di servizio inbound, cioé cliente chiama il 119, ha bisogno...ma l'operatore è costretto a fare in fretta per direttive allucinanti, ve lo assicuro)</em>. Oltre all’evidente <strong>danno per l’utente</strong>, dato che necessariamente su indicazione aziendale si tenderà a <strong>“tagliare”</strong> i tempi della chiamata, risulta palese l’incostituzionalità di un pagamento che avviene in aperto contrasto con la norma di proporzionalità tra tempo e retribuzione.<br />
<strong>Nelle campagne inbound la chiamata fino a 20 secondi non è pagata</strong>. Stessa cosa se si superano 2.40 minuti, l’utile è sempre lo stesso, per cui succede spesso che <strong>vista anche la lantezza dei sistemi </strong><em>(ndr: aggiungo io</em><em>, il sistema che si usa in Tim spesso non funziona, funziona male, funziona in parte o è talmente lento da dover interrompere l'attività, ecc...)</em> la telefonata sia ben puù lunga <em>(anche 10 e 20 minuti nei casi estremi)</em>. L’assurdità della situazione è che invece <strong>il committente comunque paga Atesia. Si lavora G R A T I S.</strong><br />
Oltre a tutto ciò <strong>la Legge 626 sulla sicurezza sul lavoro non viene asolutamente rispettata</strong>. Come operatori lavoriamo costantemente di fronte a monitor <strong>che non sono a norma di legge</strong>. <strong>L’igiene del posto di lavoro è spesso scadente. L’impianto di condizionamento non è sufficiente, d’inverno fa freddo e d’estate fa caldo</strong>. <strong>La struttura stessa è fatiscente e presenta spesso pavimenti dissestati e controsoffitti cadenti</strong>. In concomitanza con la brutta stagione piove all’interno della struttura compromettendo la praticabilità di alcune postazioni. L’inquinamento acustico dovuto alla mancanza di insonorizzazione non permette di svolgere le normali mansioni di lavoro, compromettendo la salute stessa di noi operatori; a qualcuno sarà capitato <strong>di chiamare il 119 e di averne prova</strong>, spesso infatti gli utenti che ci chiamano si lamentano <strong>perchè fanno fatica a sentirci</strong>. Gli strumenti tecnici forniti, necessari allo svolgimento corretto del lavoro <em>(cuffietta di spugna e sopratutto beccuccio, un “prolungamento” del microfono che servirebbe ad amplificare la voce dell’operatore e isolare le centinaia di voci presenti in sala)</em>, sono<strong> inadeguati </strong>e difficilmente reperibili.<br />
Per quanto riguarda <strong>la rappresentanza sindacale in Atesia</strong>, per i collaboratori, è costituita da <strong>Rsa</strong>. Quindi i sindacati nominano ed impongono le rappresentanze senza che i lavoratori possano <strong>votare</strong> i propri rappresentanti. La situazione è costante: <strong>lavoratori a cui sono negati continuamente diritti, anche quelli sindacali</strong>.<br />
Atesia in questi anni è cresciuta esponenzialmente ma ha prodotto <strong>migliaia di lavoratori con guadagni infimi</strong>, nessuna garanzia, <strong>nessuna possibilità</strong> di assicurare a sé e alla propria famiglia <strong>un’esistenza libera e dignitosa</strong>.<br />
Atesia <strong>scarica i costi del rischio d’impresa sui lavoratori, non assumendoli</strong> <strong>(c’è gente che lavora da 13 anni, prima con partita iva, poi cococo e ora cocoprò)</strong>, e non stiamo parlando di una piccola impresa, ma del <strong>più grande call center d’Europa</strong>, tra i primi 10 al mondo, che fa parte di un gruppo il cui fatturato è di <strong>750 milioni di euro nel 2006</strong> e che grazie all’accordo tra amici <em>(governo prodi, sindacati, azienda) </em>vedrà condonarsi oltre 300 milioni di euro di contributi/ferie/malattie non versati in questi anni, riconoscendo ai lavoratori che accetteranno il contratto <em>(4 ore a 550 euro lordi - e ti va già di lusso - su turni di 24h, cosa  che rende impossibile cercare un altro lavoro, vista la turnazione, quindi l’inquadramento più basso, il minimo)</em> gli ultimi 5 anni di contributi <em>(non ferie malattie,maternità e tredicesime ovviamente)</em>, di cui la metà pagati dallo stato<em> (denaro pubblico!!)</em> e l’altra dall’azienda in 36 comode rate mensili.<br />
Va aggiunto che se l’accordo verrà applicato <em>(a tutte le aziende del gruppo così come previsto)</em> i costi di gestione lieviteranno di 30 milioni di euro l’anno <em>(dati forniti dll’azienda)</em>, quando sappiamo che gestiscono un giro annuo di 750 milioni e che il condono ne farà loro risparmiare 310.<br />
Ovviamante questa verrà palesata come <strong>una grande vittoria sulla precarietà</strong>, quando invece <strong>altro non è</strong> che un condono tombale appunto…</p>
<p>Sì perchè chi accetterà il contratto dovrà prima firmare una liberatoria sul pregresso, <strong>e poi</strong> potrà essere assunto alle condizioni di cui prima.</p>
<p>Ovviamente i sindacati <strong>ci rassicurano</strong> che una volta assunti <strong>ci penseranno loro</strong> ad aprire una nuova contrattazione, cosa che non stanno facendo per quelli già assunti, i veri dipendenti insomma, cui l’azienda cambia le matrici arbitrariamente e illegalmente, licenziandoli poi o <strong>costringedoli</strong> alle dimissioni.<br />
Oltre a questo va detto che <strong>E'  I L L E G A L E</strong> <strong>assumere tutti dipendenti part-time</strong>.<br />
Non a caso l’ispettorato del lavoro nel verbale da ragione a noi lavoratori, e sconfessa quanti sostengono ancora che l’operatore di call center non sia subordinato a tutti gli effetti <em>(anche di più perchè è più ricattabile, perchéin posizione di debolezza)</em>."</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Se otto ore vi sembran poche]]></title>
<link>http://circolinodeicinghios.wordpress.com/2006/08/24/se-otto-or/</link>
<pubDate>Thu, 24 Aug 2006 06:00:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>cinghiosff</dc:creator>
<guid>http://circolinodeicinghios.it.wordpress.com/2006/08/24/se-otto-or/</guid>
<description><![CDATA[
Se otto ore vi sembran poche,  provate voi a lavorare  e troverete la differenza  di lavorar e di c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">
<p><em>Se otto ore vi sembran poche,  provate voi a lavorare  e troverete la differenza  di lavorar e di comandar. </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><em> *********************** </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">In data 22 agosto 2006 l’ispettorato provinciale del lavoro ha terminato l’indagine in Atesia, il call center più grande d’Italia e laboratorio padronale di precarietà, riconoscendo la natura subordinata del rapporto di lavoro. Da anni l’azienda utilizza contratti di collaborazione a progetto (prima ancora coordinata e continuativa e con partita i.v.a.) per mascherare la natura subordinata del rapporto di lavoro grazie anche alla compiacenza dei sindacati confederali che, siglando accordi vergognosi (come quello a seguito della precedente ispezione, datata 1998, che raggiunse le stesse conclusioni dell’attuale ma venne sminuita dall’intesa sindacati-azienda che non riconobbe la subordinazione del rapporto di lavoro), hanno finora favorito il perdurare di tale situazione. Dopo anni di precarietà, che hanno naturalmente fatto montare la rabbia di lavoratori e lavoratrici, nel marzo del 2005 si è autorganizzato il collettivo Precariatesia per rivendicare quei diritti dati per scontati fino a pochi anni fa: malattia, ferie, contributi previdenziali, permessi, maternità, garanzia sulla continuità del rapporto di lavoro. Lavoratori e lavoratrici in diverse occasioni hanno scioperato e hanno sfilato in corteo per protestare contro gli accordi-bidone dei sindacati (firmati senza alcun mandato dei lavoratori) che volevano sostituire i contratti a progetto con contratti di Apprendistato ed Inserimento, o che prevedono l’esubero di circa 1000 unità, per ottenere finalmente un contratto a tempo indeterminato. Un percorso di lotta che è costato 5 licenziamenti in tronco e vari licenziamenti perpetrati tramite mancato rinnovo contrattuale: è chiaro che fra questi sono presenti i firmatari dell’esposto in questione presentato all’ispettorato provinciale del lavoro nel luglio del 2005 dal Collettivo Precariatesia.   Le conclusioni raggiunte sono indubbiamente positive per il lavoratore, anche se, dal punto di vista vertenziale, l’ultima parola spetterà al tribunale del lavoro, presso il quale si terranno le prossime udienze sui ricorsi di centinaia di lavoratori e lavoratrici del call center. Alla luce delle recenti novità, ed in vista delle prossime scadenze contrattuali previste per il 30 settembre c. a., siamo pronti a continuare la lotta finché non verranno ritirati tutti i licenziamenti politici, ricontrattualizzati i circa 400 mancati rinnovi del 1 giugno scorso e venga avviato un reale percorso di stabilizzazione tramite l’apertura di un tavolo delle trattative che dovrà vedere la reale partecipazione dei lavoratori, finalizzato al contratto a tempo indeterminato per tutti e tutte. Inutile specificare come le minacce padronali riguardo un’eventuale chiusura dell’azienda ci sembrano un vero e proprio atto di terrorismo psicologico nei confronti di lavoratori che hanno “osato” alzare la testa, visti gli alti profitti dell’ultimo anno vantati da Atesia e le dichiarazioni di Alberto Tripi sulle sue intenzioni di quotare in borsa il gruppo ALMAVIVA (ex Gruppo COS), per non parlare della continua crescita del settore. Ci teniamo a precisare che non riconosciamo come stabilizzanti i contratti di Apprendistato ed Inserimento (a termine e senza alcuna garanzia sulla continuità del rapporto di lavoro), esattamente come i contratti di collaborazione a progetto e che non potremo mai condividere la politica di chi pensa subordinazione uguale stabilizzazione.       Collettivo PrecariAtesia</p>
]]></content:encoded>
</item>

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