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	<title>balcani &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/balcani/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "balcani"</description>
	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 00:14:00 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Mantica nei Balcani - programma e finalità]]></title>
<link>http://peppecaridi2.wordpress.com/?p=1922</link>
<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 14:30:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>peppecaridi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il sottosegretario Mantica ha voluto intraprendere la missione nei Balcani per ribadire l&#8217;atte]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="border:5px solid black;margin:5px;" src="http://allegati.comune.siena.it:8080/Immagini/2374_UP.JPG" alt="http://allegati.comune.siena.it:8080/Immagini/2374_UP.JPG" width="253" height="189" />Il sottosegretario Mantica ha voluto intraprendere la missione nei Balcani per ribadire l'attenzione prioritaria dedicata dall'Italia all'intera  regione in questione. Al centro dei colloqui con le massime Autorità locali ci saranno i temi regionali e le prospettive di integrazione euro-atlantica dell'area, i rapporti bilaterali con un'enfasi specifica sulle relazioni economico-commerciali. L'Italia, infatti, rappresenta un punto di riferimento per le economie dei Paesi balcanici, con un interscambio che nel 2007 ha sfiorato i 15 miliardi di euro, con una crescita annuale del 10 per cento.<br />
La missione dunque mira a rafforzare il dialogo politico e la cooperazione bilaterale che trova in settori quali la lotta alla criminalità organizzata transnazionale ed ai traffici illeciti un interesse strategico condiviso con i Paesi dell'area.<br />
La visita del sottosegretario Alfredo Mantica si colloca in una fase di intensificazione dell'azione diplomatica italiana nella regione. Con 2.200 militari nella missione Kfor e 200 unità nella missione Eulex in Kosovo, a cui si aggiungono 300 militari nella missione Eufor in Bosnia, l'Italia è il principale contributore al processo di normalizzazione e stabilizzazione dei Balcani Occidentali.<br />
<!--more--><br />
Ecco qui di seguito gli incontri bilaterali del sottosegretario Mantica durante i due giorni di missione nei Balcani:</p>
<p><strong>15 ottobre </strong><br />
Skopje - Ministro degli Esteri, Antonio Milosovski<br />
Sarajevo - Alto Rappresentante e Rappresentante Speciale dell'Unione Europea, Miroslav Lajcak<br />
Sarajevo - esponente della tripartita croato Zeliko Komsic,<br />
Sarajevo - esponente della tripartita serbo Nebojsa Radmanovic<br />
Sarajevo - esponente della tripartita bosniaco Haris Silajdzic<br />
Sarajevo - Vice Ministro degli Esteri, Ana Trisic Babic<br />
<strong><br />
16 ottobre</strong><br />
Podgorica - Ministro degli Esteri, Milan Rocen<br />
Podgorica - Primo Ministro, Milo Djukanovic<br />
Zagabria - Sottosegretario agli Esteri con delega per l'integrazione europea, Bianca Matkovic<br />
Zagabria - Sottosegretario Bosjnovic<br />
Zagabria - Ministro degli Esteri, Gordan Jandrokovi</p>
[caption id="" align="aligncenter" width="474" caption="Mantica"]<img style="cursor:0;" src="http://www.meteoweb.it/images/Mantica.JPG" alt="http://www.meteoweb.it/images/Mantica.JPG" width="474" height="318" />[/caption]
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pancevo_la città morta]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=988</link>
<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 06:12:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
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<description><![CDATA[
di Antonio Martino, 2007, Italia, 26’
Pancevo, una cittadina a quindici chilometri da Belgrado, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2008/09/pancevo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-989" title="pancevo" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/09/pancevo.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>di Antonio Martino, 2007, Italia, 26’</p>
<p>Pancevo, una cittadina a quindici chilometri da Belgrado, è sede di uno dei più grandi complessi industriali dell’ex Jugoslavia. Durante la guerra del 1999, la NATO bombarda il complesso industriale causando un’enorme catastrofe ambientale. Grandi quantità di sostanze tossiche si riversano nella terra e nell’aria. La NATO non risarcisce i danni provocati alle tecnologie di queste industrie: gli stessi operai si trovano costretti a riparare i macchinari senza supervisione, e diventano vittime costanti di fughe di benzene ed altre sostanze tossiche che si liberano nell’aria. A distanze di nove anni, oggi a Pancevo - la città più inquinata d’Europa - muore in media un uomo al giorno.</p>
<p><em>Il documentario sarà proiettato presso il Cinema Lumière - Sala Officinema/Mastroianni, via Azzogardino 65/A a Bologna, sabato 11 ottobre alle ore 22,00.<br />
Nell'ambito di <a href="http://www.terradituttifilmfestival.org/home.html">Terra di Tutti Film Festival</a>, documentari e cinema sociale dal Sud del mondo, 2° edizione 10/11/12 ottobre 2008.<br />
Ingresso libero.</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Anche se ora ve ne fregate, voi quella notte, voi, c'eravate]]></title>
<link>http://duemiladodici.wordpress.com/?p=217</link>
<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 22:01:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>duemiladodici</dc:creator>
<guid>http://duemiladodici.it.wordpress.com/2008/09/26/217/</guid>
<description><![CDATA[di Jacopo Frenquellucci
C&#8217;è un ordine che premia i più obbidienti: si chiama catena alimenta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Jacopo Frenquellucci</em></p>
<p>C'è un ordine che premia i più obbidienti: si chiama <strong>catena alimentare</strong>.<br />
Ci sono i primi, ci sono gli ultimi, e poi gli ultimi degli ultimi: in Italia sono i migranti, concretizzazione d'occasione su cui sfogare le nostre insicurezze.<br />
E poi ci sono gli ultimi degli ultimi degli ultimi: perchè non è facile essere nigeriano, o liberiano, o ghanese, alzarsi alle cinque di mattino per andare a lavorare nei cantieri, ovviamente in nero, e almeno lì <strong>sei in nero</strong>, perchè in ogni altro momento della tua vita per tutti <strong>sei semplicemente un "negro"</strong>. Ma <strong>ancora peggi</strong>o è essere nigeriano, o liberiano, o ghanese a Casalvolturno, <strong>a Casal di Principe</strong>, sulla Domiziana, dove Cristo non è mai arrivato e allora <strong>sono in sub-affitto i Casalesi</strong>.</p>
<p>Non sta certo a me parlare di questa "montagna di merda", per citare Peppino Impastato, per fortuna c'è Saviano, per fortuna ci sono i procuratori antimafia, alcuni - pochi - giornalisti coraggiosi cronisti delle gazzette locali.</p>
<p>Però forse può stare a me cercare un minimo di portare alla luce l'ordito della trama di ipocrisia, razzismo, ignoranza e incoerenza con cui stampa, politici e istituzioni hanno scelto di affrontare l'accaduto.</p>
<p>I Casalesi soffrono tremendamente l'<strong>espansione delle altre mafie</strong>, gli albanesi e i nigeriani per primi: abituati a esigere il potere solo ed unicamente per il loro clan, e a risolvere la questione a colpi di mitraglietta, non riescono ad accettare l'idea che <strong>il traffico della droga non dipenda più da loro</strong>, ma d'altra parte non possono che rassegnarsi all'idea che i maggiori carichi di eroina e cocaina ormai arrivano solo da Africa e Balcani, territori non di loro competenza.</p>
<p>Repressi e frustrati, <strong>strafatti di coca e di amari </strong>bevuti al bancone di qualche bar, sfogano la loro improvvisa impotenza economica con un <strong>eccidio ad ogni minimo sgarro</strong>: appena uno dei nigeriani viola una zona di competenza, o vende droga a dei ragazzi - perchè loro, i Casalesi, invece sono convinti di avere un codice d'onore, un'etica -, subito parte la mattanza, il "<strong>tiro al negro</strong>".</p>
<p><strong>Centotrenta proiettili</strong>, una pioggia di fuoco, su un gruppo di <strong>operai africani </strong>fermi davanti a una sartoria-supermarket etnico-centro di aggregazione, centotrenta proiettili fondamentalmente <strong>a caso</strong>, perchè per "avvisare" la mafia nigeriania hanno ucciso ragazzi libanesi, ghanesi, di ogni paese africano <strong>tranne della Nigeria</strong>. Perchè i nigeriani sono trenta chilometri più in là sulla Domiziana, e <strong>lo sanno tutti</strong>, e lo sanno anche i Casalesi, ma <strong>sanno di non potere far nulla</strong>, perchè senza la loro droga gli affari non girano. E allora Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo sparano sugli operai in nero che lavorano nei cantieri del loro stesso boss, perchè tanto per loro "<strong>un negro vale l'altro".</strong><br />
E certo, da dei camorristi non è che ci si potrebbe aspettare molto di più, nè tantomeno voglio aspettarmi intelligenza e umanità da chi umano non è, ma <strong>bestia</strong>.</p>
<p>Però il loro "tiro al negro" <strong>non è molto diverso</strong> da quello di chi - ben più civile, in giacca e cravatta, magari da Roma o Milano - ha subito <strong>declassato una strage</strong> di innocenti a un regolamento di conti di mafia, un massacro di criminali, qualcuno che in fondo <strong>non ci riguarda</strong> (dichiarazioni testuali del ministro La Russa "si tratta solo di una guerra tra bande", mentre Maroni per sicurezza puntualizza che gli obiettivi del governo sono "individuare gli autori della strage, catturare i latitanti ed espellere i clandestini", perchè non sia mai che manchi il riferimento ai terribili uomini neri).</p>
<p>Facile, comodo in fondo, perchè dopo che un governo passa mesi a sistematicamente creare l'immagine dell'<strong>immigrato pericoloso e criminogeno</strong>, che va espulso, che va schedato, a cui vanno prese le impronte, è poi <strong>difficile ammettere che</strong> <strong>certe volte il carnefice è invece italiano</strong>, e la vittima extracomunitario.</p>
<p>Come possiamo fare? Se per un rumeno che delinque allora tutti i rumeni sono mostri, come facciamo se il mostro è italiano? <strong>Schediamo tutti i bambini napoletani</strong>?</p>
<p>Ci stupiamo se poi gli amici di Samuel o Alaj dopo dodici ore a spaccarsi la schiena in cantiere o in fabbrica, hanno comunque voglia di scendere in strada e - <strong>semplicemente </strong>- spaccare tutto?</p>
<p>Lavori in nero, vivi in nero, ti ammazzano solo ed unicamente perchè sei nero, non puoi nemmeno andare in questura a testimoniare perchè <strong>dopo la testimonianza verresti espulso </strong>dato che nessuno si sogna di darti un contratto in regalo e il permesso di soggiorno non lo regalano nelle patatine, e non dovresti essere anche <strong>incazzato nero</strong>?</p>
<p><strong>Sbagliano</strong>, certo sbagliano, la devastazione non serve mai a nulla, <strong>ma </strong>come biasimarli, <strong>come non capirli</strong>?</p>
<p>Tutto quel poco che diamo loro <strong>ce lo riprendiamo con gli interessi</strong> e oltre, come possono trattare questo paese con la stessa cura con cui chiunque tratta casa sua? <strong>Qua non c'è nulla di loro</strong>.</p>
<p>E forse non c'è nemmeno più<strong> nulla di nostro</strong> sulla Domiziana, ormai.</p>
<p>Sarebbe bastata una prova di <strong>coraggio vero</strong>, di <strong>solidarietà umana</strong> per riprenderci questa terra dimenticata da Dio. E invece <strong>abbiamo preferito dimenticarcene </strong>anche noi: ci sono già troppi problemi, in fondo.</p>
<p><strong>tempo di lettura</strong>: 3min 09sec</p>
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</ul>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Noble Midas 2007 e 2008]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=265</link>
<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 11:18:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Dal 27 settembre al 12 ottobre 2007, con un congruo anticipo sullo svolgimento dei fatti, la NATO h]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2008/09/noble-midas-08.jpg"><img src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/09/noble-midas-08.jpg" alt="" title="noble-midas-08" width="200" height="200" class="alignnone size-full wp-image-909" /></a></p>
<p>Dal 27 settembre al 12 ottobre 2007, con un congruo anticipo sullo svolgimento dei fatti, la NATO ha condotto manovre militari basate sullo scenario di un conflitto in un regione dei Balcani sull’orlo della guerra civile. Chiaro riferimento alla neoindipendente provincia del Kosovo, autodichiaratasi tale unilateralmente lo scorso 17 febbraio 2008. L’esercitazione, denominata <strong>Noble Midas 2007</strong>, si è svolta nel mare Adriatico ed in Croazia, con la partecipazione di 2.000 militari su 30 fra navi e sommergibili e 20 aerei.<br />
Il contrammiraglio Alain Hinden, comandante francese delle manovre, ha dichiarato che le manovre erano state impostate già da anni per apportare un intervento di “assistenza umanitaria” targato ONU (e NATO) nei Balcani od anche in una qualsiasi altra area del mondo. Il comandante Cunningham, ufficiale a bordo della <em>Illustrious</em> di Sua Maestà Britannica, ha invece sottolineato che “un’integrazione delle forze NATO a questo livello semplicemente mai era avvenuta in precedenza”.<br />
E quest'anno si replica: quindici paesi della NATO parteciperanno dal 26 settembre al 10 ottobre all'esercitazione navale <strong>Noble Midas 2008</strong> nel Mediterraneo centrale. Pianificata dal Comando Alleato JFC di Napoli, l'esercitazione sarà condotta dal quartier generale della Componente Marittima Alleata (CC-MAR Napoli). L'obiettivo è l'addestramento delle forze navali che saranno assegnate nel 2009 alla Forza di Risposta NATO (NRF).<br />
Noble Midas 2008 coinvolgera' circa 3.800 militari, più di 30 navi e quattro sottomarini, supportati da aerei ed elicotteri. Parteciperanno forze di 10 Paesi NATO (Bulgaria, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Romania, Spagna, Turchia, Stati Uniti d'America). Belgio, Estonia, Norvegia, Olanda e Polonia saranno rappresentati o forniranno personale all'esercitazione. Tre paesi del Partenariato per la Pace - Albania, Croazia ed Ucraina - saranno presenti con osservatori.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Mtv dei Balcani]]></title>
<link>http://sandrogrosso.wordpress.com/?p=656</link>
<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 11:33:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>sandro grosso</dc:creator>
<guid>http://sandrogrosso.it.wordpress.com/2008/09/18/la-mtv-dei-balcani/</guid>
<description><![CDATA[Quello che soltanto in parte é riuscito al maresciallo Tito é invece perfettamente riuscito ad un ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che soltanto in parte é riuscito al maresciallo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Josip_Broz_Tito" target="_blank">Tito </a>é invece perfettamente riuscito ad un gruppo di imprenditori bulgari. Il progetto che per secoli ha spinto l´impero ottomano fino alla disputa dell´Adriatico, si é concretizzato in poco piú di tre anni ad una serie di ripetitori satellitari. Perché a vincere non é stato il senso di superioritá di una persona, di un partito o di un popolo verso i terreni contigui. Non é risultato vincente neppure il progetto politico di un´unica regione balcanica.</p>
<p>Ad avere la meglio é stata la musica, collante di popoli accomunati da tradizioni, secoli di storia, in alcuni dasi dalla lingua. Musica testimone di gioia ma anche di vecchi dolori, attenuatrice di antiche tensioni e sostenitrice di attuali segnali di distensione.</p>
<p>L´ambasciatrice di questi "Grandi Balcani" si chiama <a href="http://www.balkanika.tv" target="_blank">Balkanika  Music Television</a>, network televisivo che, dalla  sede centrale di Sofia, irradia 24 ore al giorno "musica etnica" proveniente da Bulgaria, Grecia, Serbia, Albania, Montenegro, Macedonia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Slovenia, Turchia e Romania. E qui sta il bello del progetto. Perché ormai ogni Paese ha la sua <em>Music Television</em>, piccola o grande che sia: in Croazia troviamo <a href="http://www.cmc.com.hr/" target="_blank">Cmc</a>, in Serbia <a href="http://www.rtvpink.com/" target="_blank">Pink Musik</a> o <a href="http://www.dmsat.tv/" target="_blank">Dm Sat</a>, dove le prime due iniziali stanno per <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dragana_Mirkovi%C4%87" target="_blank">Dragana Mirkovic</a>, artista di primo piano della scena musicale serba e titolare, assieme al marito  Toni Bijelic, del canale televisivo.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/XYzo449UATw'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/XYzo449UATw&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p><em>Dragana Mirkovic</em></p>
<p>Ma Balkanika Tv va al di lá dei confini nazionali, spingendosi dai Carpazi alla costa adriatica,  dal mar Nero alle sponde delle Alpi carniche. La programmazione lascia molto spazio alle produzioni di nuova generazione: il folk tutto ottoni e abiti in merletto lascia il posto a sonoritá moderne e videoclip con bellezze slave degne della migliore selezione di <em>Veline </em>. Perfino la piú grande icona della musica balcanica, <a href="http://www.goranbregovic.co.yu/home.htm" target="_blank">Goran Bregovic</a>, osannato lo scorso maggio a Belgrado nel corso dell´<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eurofestival" target="_blank">Eurofestival</a>, non viene piú di tanto inserito nella programmazione di Balkanika Tv, proponendo invece nuove leve e cantanti pop provenienti dalle piú disparate esperienze artistiche.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/wgxOrM1oI1c'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/wgxOrM1oI1c&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p><em>Goran Bregovic, Eurofestival 2008</em></p>
<p>Un canale satellitare per capire le evoluzioni di un´area geografica di particolare interesse anche per l´Italia, spesso facilmente liquidato con l´etichetta - a volte, purtroppo, spregiativa - di "Europa dell´est", e che invece spesso ci puó fornire ottime chiavi di lettura per lo sviluppo socioeconomico dell´Europa intera. Perché i popoli e i Paesi si possono capire anche con le loro tradizioni e musiche, non soltanto con i resoconti politici dei mass media.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Spie per hobby in Bosnia]]></title>
<link>http://osservatorionwo.wordpress.com/?p=75</link>
<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 21:06:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>GMU</dc:creator>
<guid>http://osservatorionwo.it.wordpress.com/2008/09/16/spie-per-hobby-in-bosnia/</guid>
<description><![CDATA[ Spie per hobby in Bosnia
Rinascita Balcanica - Banja Luka,Bosnia and Herzegovina

(&#8230;) Il Pres]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rinascitabalcanica.com/?read=13522" target="_blank"> Spie per hobby in Bosnia</a></p>
<p><a href="http://www.rinascitabalcanica.com/?read=13522" target="_blank"></a><span><span style="color:#666666;">Rinascita Balcanica - Banja Luka,Bosnia and Herzegovina</span></span><br />
<img class="introimg" src="http://67.18.18.138/%7Eetleboro/sites/thumbnails/news/13522_prisluskivanje_1.jpg" border="0" alt="" width="100" /></p>
<p>(...) Il Presidente del Dipartimento per la difesa e la sicurezza NSRS, <strong>Petar Dokic</strong> ha inoltre dichiarato che è incredibile far lavorare in quei posti gente che non ha nessuna esperienza sul campo. Lui crede che il tema principale della prossima riunione sarà proprio questo concorso. “Per tali impieghi occorrono professionisti con lunga esperienza, che possano rispondere adeguatamente ai compiti prefissati, e non qualcuno che si trova all’interno di tali strutture per puro caso”.<br />
Il nostro grande sospetto è invece che chi ha inventato e venduto queste nuove tecnologie costringe gli Stati ad accettare i loro uomini, perchè sono gli unici che le sanno utilizzare. Offrendo i loro “doni a fin di bene”, in realtà donano una trappola per il <span style="color:#008000;"><strong>nuovo ordine mondiale</strong></span>, dove nessuno potrà fare un movimento senza controllo. I nuovi metodi per la colonizzazione dei paesi a questo punto, infiltrandosi segretamente nelle nostre case, diventano invisibili.</p>
<p align="right"><em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["La Guerra Infinita" su Raitre]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=861</link>
<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 14:44:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
<guid>http://byebyeunclesam.it.wordpress.com/2008/09/16/la-guerra-infinita-su-raitre/</guid>
<description><![CDATA[
Un anno di lavoro tra preparazione, sopralluoghi, riprese e montaggio, cinque Paesi attraversati ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/09/rai-tre.png"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-862" title="rai-tre" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/09/rai-tre.png?w=128" alt="" width="128" height="65" /></a></p>
<p>Un anno di lavoro tra preparazione, sopralluoghi, riprese e montaggio, cinque Paesi attraversati – Kosovo, Macedonia, Serbia, Turchia ed Afghanistan - e <strong>tre ore di reportage trasmesse in due puntate il 19 ed il 26 settembre alle 21.05 su Raitre</strong>.</p>
<p>In <em>“Kosovo nove anni dopo”</em>, in onda venerdì 19 settembre, Riccardo Iacona ricostruisce minuziosamente la pulizia etnica di cui sono stati vittime i Serbi del Kosovo. Dal 1999 - da quando la NATO ha vinto la <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/03/24/kosovo-italia-serbia-pro-memoria-1999/">guerra contro la ex Jugoslavia</a> ed insieme alle Nazioni Unite ha preso il controllo del Kosovo - 250.000 Serbi sono stati cacciati dal Kosovo. Le loro case sono state bruciate, le loro terre devastate, le loro chiese distrutte, anche le più antiche e preziose, i loro cimiteri profanati a colpi di pala e di piccone, interi quartieri messi a ferro e fuoco per impedire ai Serbi che vivevano lì da centinaia di anni di poterci ritornare. Nonostante la presenza della NATO, gruppi armati di Albanesi hanno messo in atto una delle più sistematiche e feroci pulizie etniche che l’Europa ha vissuto dopo la seconda guerra mondiale, distruggendo così l’idea stessa di un paese multietnico che pure dicevano fosse all’origine della campagna militare della NATO.<br />
Ma c’è di più: in questi nove anni il Kosovo è diventato la principale porta di ingresso della droga nel nostro Paese ed in tutta Europa; e, sempre nonostante la presenza della NATO e delle Nazioni Unite, si è trasformato in una piccola Colombia, un narcostato nel cuore dell’Europa. I numeri sono impressionanti: l’80 per cento di tutta la droga prodotta in Afghanistan passa dalle valli e dalle montagne del Kosovo “liberato”. Le enormi ricchezze accumulate con il traffico della droga hanno reso potenti all’estero ed in patria i clan mafiosi albanesi del <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/03/17/ha-aperto-il-supermercato-del-crimine/">nuovo Stato nato il 17 febbraio di quest’anno con un atto unilaterale</a>.</p>
<p>Nella seconda puntata dal titolo <em>“Afghanistan”</em>, in onda venerdì 26 settembre sempre in prima serata, Iacona riprende il viaggio proprio dalle strade della droga e delle armi, le stesse utilizzate dai gruppi armati kosovaro albanesi che stanno cercando di destabilizzare la Macedonia con azioni militari di grande respiro. Intervisterà in esclusiva i nuovi terroristi dell’UCK ancora in armi sul territorio macedone e racconterà la capillare infiltrazione nei Balcani dei movimenti islamici più radicali, con il sostegno attivo delle organizzazioni caritatevoli dei Paesi del Golfo Arabico. E poi, risalendo le strade della droga che dal Kosovo passano per la Turchia e per l’Iran, ci conduce in Afghanistan.<br />
La guerra, i bombardamenti, sette anni di presenza militare della NATO non sono riusciti ad impedire che l’Afghanistan diventasse <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/04/29/la-guerra-delloppio/">il più grande produttore mondiale di oppio ed eroina</a>.</p>
<p><strong><span style="color:#ff0000;">AGGIORNAMENTO (2/10/2008)</span></strong>:<br />
<a href="http://etleboro.blogspot.com/2008/10/il-kosovo-nove-anni-dopo-intervista.html">A questo indirizzo</a> è possibile leggere una lunga intervista a Riccardo Iacona e rivedere la prima puntata de "La Guerra Infinita", divisa in otto parti.<br />
Se qualcuno conosce un collegamento riguardante la seconda puntata, è pregato di comunicarcelo.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Jugoslavo, bosniaco, musulmano]]></title>
<link>http://memoriastorica.wordpress.com/?p=600</link>
<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 05:00:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
<guid>http://memoriastorica.it.wordpress.com/2008/09/10/jugoslavo-bosniaco-musulmano/</guid>
<description><![CDATA[(di Azra Nuhefendic)*
40 anni fa il Comitato centrale del Partito comunista della Bosnia Erzegovina ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><em>(di Azra Nuhefendic)*</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>40 anni fa il Comitato centrale del Partito comunista della Bosnia Erzegovina concedeva ai musulmani lo status di nazione. Le cause della confusione tra nazionalità e religione, le conseguenze per i laici, il ruolo dei leader religiosi nella Bosnia di oggi.</em></p>
<p style="text-align:justify;">"Non ci viene concesso di chiamarci bošnjaci (bosgnacchi), ma ci viene invece offerto il nome di musulmani… Accettiamo, anche se questo è sbagliato, perché si apra il processo [di riconoscimento della nostra identità]". Sono queste le parole di Hamdija Pozderac, noto politico bosniaco, pronunciate 40 anni fa, quando i musulmani bosniaci furono promossi allo status di nazione, uno dei popoli costituenti della Jugoslavia. Nel 1968, il Comitato centrale del partito comunista della Bosnia Erzegovina dichiarò: "È stato dimostrato, e la prassi socialista lo ha confermato, che i musulmani (bosniaci) sono una nazionalità distinta". Nel censimento del 1971, per la prima volta, venne inserita la categoria "musulmani" in senso di identità nazionale. I bosniaci che non si sentivano né serbi né croati, potevano dichiararsi "Musulmani", con la "M" maiuscola. Promuovendo i musulmani bosniaci al rango di nazione, i comunisti credevano di aver "tagliato il nodo di Gordio" e di aver messo fine alle pretese dei nazionalisti sia serbi che croati, che consideravano i musulmani bosniaci come “parte del proprio gregge”. La decisione presa fu una vittoria per i musulmani di Bosnia ma, purtroppo, nel nome allora scelto c'erano già i germi della futura tragedia. "Ogni musulmano laico sapeva che una tale definizione non-secolare, per un popolo, o per una nazione, era fuorviante, e che sarebbe stata fatale sia per gli individui che per un intero popolo europeo", afferma l'artista bosniaco Damir Nikšić, meglio conosciuto per un video titolato "Se non fossi musulmano" ("If I wasn't muslim"). Nei primi 20 anni della Jugoslavia socialista l'Islam fu visto come una religione arretrata. Le scuole coraniche furono proibite, i dervisci messi fuori legge, molte moschee distrutte, chiuse o usate per altri scopi. I membri musulmani del partito ricevettero istruzione di non circoncidere i propri figli; le società culturali musulmane furono proibite o abbandonate. <!--more Continua...-->A parte queste misure burocratico-restrittive, inizialmente la Jugoslavia socialista non andò lontano nella definizione di che cosa sono i musulmani bosniaci: una religione, una nazione o un gruppo etnico. Alcuni fatti storici erano indiscutibili: i musulmani bosniaci appartenevano agli slavi del sud, arrivati nei Balcani nel VII secolo dopo Cristo. Durante il dominio ottomano, molti bosniaci ed erzegovesi abbandonarono i loro legami con la Cristianità in favore dell'Islam. La questione dei musulmani, tuttavia, fu riconosciuta. Al I Congresso del partito comunista del dopoguerra fu concluso che "la Bosnia non può essere divisa tra serbi e croati, non solo perché questi vivono mescolati su tutto il suo territorio, ma anche perché in Bosnia vivono i musulmani, che non hanno deciso sulla propria identità nazionale". Si sperava che, col passare del tempo, i musulmani sarebbero divenuti serbi o croati. Ma nel censimento del 1948, 72mila musulmani si dichiarano serbi, 25mila croati e 778mila indecisi. Questo risultato fu sostanzialmente ripetuto nel censimento del 1953. Il numero di indecisi fu una solida prova di quanto i musulmani bosniaci non accettassero di essere croatizzati o serbizzati. Rispetto alla libertà religiosa, in generale, nella Jugoslavia di Tito si registrò una certa apertura negli anni ‘60. In particolare la posizione dell'Islam, cioè dei musulmani bosniaci, venne a cambiare per una ragione speciale. Tito, insieme al presidente egiziano Nasser e a quello indiano, Nehru, fondava proprio allora il Movimento dei non allineati, ed aveva bisogno dei "propri" musulmani per rafforzare la sua posizione all'interno del nuovo movimento politico. Il cambiamento fu palpabile: all'improvviso l'origine musulmana fu “benvenuta” per chi voleva fare la carriera diplomatica. La proclamazione dei musulmani bosniaci in nazione, che divennero cioè Musulmani, fu l'atto finale di un lungo processo che ha visto coinvolti molti intellettuali ed esponenti politici bosniaci, non necessariamente di religione musulmana, come ad esempio Branko Mikulić. Da questo processo storico erano del tutto assenti i religiosi musulmani di Bosnia, gli ulema. Questo fatto va ribadito, visto che oggi i leader religiosi dei musulmani bosniaci negano qualsiasi ruolo e merito ai comunisti nella creazione della nuova nazione. "Gli ulema e gli intellettuali musulmani non hanno scritto neanche una parola, figuriamoci un articolo o un libro, sui musulmani come popolo costituente in Bosnia", scrive il professor Alaga Dervišević, autore del libro "I bosniaci nella diaspora", e testimone di molti degli eventi che hanno contribuito a creare la nazionalità musulmana. Anzi, per i capi religiosi il nome Musulmani (con la "m" maiuscola) "testimonia che i comunisti avevano ingannato i bosgnacchi dandogli un falso nome, e in questo modo li hanno separati dalla propria storia, terra e lingua". Per questo, al congresso di Sarajevo del 1993, il nome Musulmani nel senso di una nazione fu cambiato in Bošnjak (Bosgnacchi). Ma il cambio di nome non poteva certo invertire il tragico esito di un anno di guerra contro <strong>i musulmani bosniaci: attaccati, uccisi, violentati, derubati, cacciati dalle proprie case e terre, affamati, torturati, chiusi nei campi di concentramento, assediati, solo perché non volevano essere né serbi né croati</strong>. "Prima mi sentivo jugoslavo, poi bosniaco e adesso mi dichiaro musulmano, anche se non sono credente". Così il mio amico e collega Emir H. ha spiegato la trasformazione della sua appartenenza nazionale. È stato il pericolo a riunire i musulmani bosniaci, come conferma il leader della comunità religiosa musulmana in Bosnia, reis Mustafa Cerić: "Per il risveglio dei musulmani, Radovan Karadžić ha fatto molto più di quanto abbia fatto io stesso in cinquant'anni". Oggi si stima che in Bosnia Erzegovina i bosgnacchi rappresentino tra il 50 e il 55 percento della popolazione. Non si può dire nulla di più preciso, perché non è stato fatto alcun censimento. Nonostante il fatto che dal 1993 i musulmani, in senso nazionale, siano diventati bosgnacchi, ancora oggi la maggior parte degli appartenenti a questa comunità esprime la propria nazionalità con "la M maiuscola", si definisce cioè “Musulmano”. Molti sono diventati religiosi, ma non tutti, e in tanti non riconoscono i leader religiosi come propri rappresentanti. In assenza di un forte movimento politico bosniaco di orientamento civile, i religiosi cercano di imporsi non solo come custodi di anime, ma anche come leader politici. Lo stesso reis non è stato mai eletto, ma imposto nel 1993 come leader della comunità musulmana dal partito SDA [Partito di Azione Democratica, ndr]. Recentemente un gruppo di giovani musulmani ha proposto che gli venga assegnato un mandato a vita! La mossa ricalca così fedelmente le "iniziative spontanee" tanto care ai comunisti, che il settimanale "Dani" ha deciso di titolare "Lunga vita al compagno reis". Troppe volte il nome di Cerić è stato legato alle tante appropriazioni indebite di aiuti inviati ai bosniaci. Niente è stato provato, ma di sicuro mentre i cittadini comuni lottavano per la vita, durante la guerra, Cerić si procurava un "modesto" appartamento di 240 metri quadri, appartenuto, una volta, ad un noto comunista bosniaco. Poco tempo fa Cerić ha visitato i bosniaci originari di Prijedor (dove c'erano i campi di concentramento di Omarska, Keratem, Trnopolje), che oggi vivono negli Stati Uniti. Per partecipare a una riunione Cerić, e la sua "camarilla" hanno chiesto 3000 dollari! Non si sapeva se ridere o piangere allo spettacolo che l'anno scorso ha visto Cerić nel ruolo di vera star: nello stadio olimpico di Kosevo, a Sarajevo, si sono festeggiati 600 anni di Islam in Bosnia! Un evento inventato di sana pianta, senza alcun fondamento o riferimento storico. Lo sponsor principale dell'evento era la fabbrica di birra di Sarajevo, cosa a cui nessuno sembra aver fatto troppo caso, anche se gli ulema hanno reagito duramente al fatto che a Tuzla "si promuoveva in pubblico l'utilizzo di alcol" durante la fiera della rakija, un prodotto tradizionale bosniaco. Il tentativo degli ulema di introdurre la religione negli asili nido provocò una valanga di reazioni negative, con petizioni dei genitori che non volevano che i piccoli venissero divisi per appartenenza religiosa. Cerić fu allora visto come l'ideatore dell'iniziativa. Le dichiarazioni del reis Cerić talvolta sono tanto ridicole quanto insensate. Secondo lui, "la Turchia è nostra madre, ed il sultano Mehmed Fatih è il nostro Papa!" La Turchia di oggi non ha niente a che fare con l'impero Ottomano, che ha conquistato e tolto l'indipendenza allo stato medievale di Bosnia. Il sultano Fatih fu un conquistatore che in nessun modo ha trattato la Bosnia diversamente dalle altre terre da lui sottomesse. Fino a 20 anni fa era un insulto dare ai bosniaci dei "turchi". Quell'etichetta, durante la guerra, fu pretesto e giustificazione per la pulizia etnica ed i crimini. E adesso il reis lo ripete, e lo fa gratis. "Cerić sta rovinando l'identità bosniaca, e ci sta imponendo quella turca", sostiene il direttore del settimanale "Dani", Senad Pećanin. Confusi tra religione e laicità, appartenenza e identità, traumatizzati dalla guerra e resi inquieti dal futuro incerto, i bosgnacchi oggi confermano quello che 60 anni fa su di loro scriveva lo scrittore Meša Selimović ("Il derviscio e la morte"): "Siamo come un piccolo lago, troppo grandi per sparire, e troppo piccoli per diventare un popolo importante". <em>(Da osservatoriobalcani.org)</em></p>
<p style="text-align:justify;">* Ex giornalista della tv di stato di Belgrado</p>
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<title><![CDATA[Canalia si Iepurul in Balcani]]></title>
<link>http://canalia.wordpress.com/?p=659</link>
<pubDate>Tue, 02 Sep 2008 09:18:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>canalia</dc:creator>
<guid>http://canalia.it.wordpress.com/2008/09/02/canalia-si-iepurul-in-balcani/</guid>
<description><![CDATA[Pentru ca jumatate din cromozomii Canaliei provin din Bihor (cei X) si pentru ca posesorii cromozomi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Pentru ca jumatate din cromozomii Canaliei provin din Bihor (cei X) si pentru ca posesorii cromozomilor inruditi cu acestia se afla inca in Bihor, Canalia are marele avantaj de a se putea opri si dormi o noapte in drum spre alte tari civilizate.</p>
<p>Odihnit, Canalia poate pleca apoi spre Budapesta, unde va ajunge dupa aproximativ 4 ore si unde intentioneaza sa manance un papricas. Stie deja locul, a mai fost, i-a placut enorm. Iepurul, incantat peste masura de acest plan, topaie de bucurie chiar in aceste clipe.</p>
<p>Dupa un astfel de pranz, tipic maghiar, Canalia si Iepurul isi vor pune din nou centurile de siguranta si se vor indrepta spre Zagreb, sosind la destinatie dupa alte 4 ore, pentru ca intre Budapesta si Zagreb sunt practic numai autostrazi.</p>
<p>Pentru ca in Croatia se intra cu buletinul, din curtoazie pentru cetatenii unei tari membre UE, statut la care aspira si Croatia din 2003, Canalia si Iepurul nu vor intampina niciun fel de dificultati la granita.</p>
<p>O seara la un hotel cochet (la care Canalia stie deja cum sa ajunga), o dimineata pentru explorarea strazilor Zagrebului, apoi un alt segment al excursiei, pe inca una din cele 10 autostrazi ale Croatiei.</p>
<p>Tinta: Split. Langa Mediterana, aproape de Dubrovnik, aproape de insulele Dalmatiei, cunoscut pentru scoici, melci si alte animale care traiesc in mare.</p>
<p>Primul lucru pe care Canalia intentioneaza sa-l faca dupa ce ajunge la Split e o gluma cu Banana Split, pe care spera sa o aprecieze si Iepurul.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[GeorgIA Soros]]></title>
<link>http://deverifica.wordpress.com/?p=236</link>
<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 14:31:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>deverifica</dc:creator>
<guid>http://deverifica.it.wordpress.com/2008/08/23/georgia-soros/</guid>
<description><![CDATA[COME SOROS E IL FOREIGN OFFICE CREARONO L’ODIERNO REGIME GEORGIANO
Dopo aver servito i suoi padro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color:#800000;">COME SOROS E IL FOREIGN OFFICE CREARONO L’ODIERNO REGIME GEORGIANO</span></h1>
<h1><img class="alignleft" src="http://i3.photobucket.com/albums/y55/silverbeam/CSM%20Blog/soros.jpg" alt="" width="235" height="162" align="left" /><span style="color:#000000;">Dopo aver servito i suoi padroni nelle guerre dei Balcani del 1990-1991, <strong>George Soros</strong> lavorò ad un ciclo di missioni di addestramento a Belgrado, da cui lanciò più tardi la “Rivoluzione Rosa”, la “Rivoluzione Arancione”, e altri elementi di una serie di insurrezioni pensate per destabilizzare gli stati nazionali prescelti e creare un “anello attorno alla Russia” con cui arrivare al confronto armato tanto desiderato da Londra. Una delle operazioni più importanti di Soros fu il rovesciamento del presidente georgiano <strong>Eduard Shevardnadze</strong> e la sua sostituzione con <strong>Mikheil Saakashvili</strong>, educato nell’ambito del progetto “<strong>Open Society Institute</strong>” da lui animato da alla <strong>Columbia University</strong>.</span></h1>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Proprio per mandare a casa Shevardnadze, dal 1994 al 2004, con i tanti progetti e sottoprogetti di Soros furono spesi più di 40 milioni di dollari.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Nei primi mesi del 2003, Soros cominciò a pieno regime le azioni con cui attivare le “truppe” che avrebbero dovuto iniziare la conquista “democratica” della <strong>Georgia</strong>. Nel novembre successivo, il quotidiano canadese Globe and Mail fornì una descrizione molto precisa della cosa:</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">"Tbilisi – È in febbraio che il finanziere miliardario George Soros ha posato la prima pietra del progetto di rovesciamento del presidente georgiano Eduard Shevardnadze."</span><span style="color:#000000;"><br />
</span><span style="color:#000000;"> "In quel mese, con i soldi provenienti dal suo Open Society Institute un attivista di Tbilisi, il trentunenne <strong>Giga Bokeria</strong>, fu spedito in <strong>Serbia</strong> per incontrare i membri del movimento <strong>Otpor</strong> [resistenza] e imparare da essi come condurre dimostrazioni di piazza simili a quelle che avevano rovesciato il dittatore Slobodan Milosevic. Nell’estate, poi, la fondazione del Sig. Soros rimborsò il viaggio di ritorno in Georgia ad alcuni attivisti di Otpor, i quali istruirono per tre giorni consecutivi oltre un migliaio di studenti su come allestire una rivoluzione pacifica."</span><span style="color:#000000;"><br />
</span><span style="color:#000000;"> “Lo scorso fine settimana, il <strong>Liberty Institute</strong>, fondato con l’aiuto del Sig. Bokeria, è stato lo strumento con cui organizzare le proteste di piazza che hanno forzato il Sig. Shevardnadze a rassegnare le proprie dimissioni. Il Sig. Bokeria ha detto di aver imparato a Belgrado… come usare le tattiche di pressione popolare che si sono dimostrate così persuasive a Tbilisi, dopo le dubbie elezioni parlamentari di questo mese."</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">La Georgia non è stata l’unica nazione colpita dalle truppe giacobine della rivoluzione “colorata” addestrate da Soros. Il copione è stato ripetuto anche in Ucraina e in altre nazioni un tempo appartenenti al blocco sovietico.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Come attestò il giornalista Mark Almond il 14 novembre 2007, Saakashvili giunse al potere nel 2004 grazie ai tanti milioni di dollari forniti a lui e ad ogni suo uomo (lungo tutta la scala gerarchica) dal miliardario Soros e dall’allora vice segretario generale dell’ONU Mark Malloch Brown (oggi Lord Malloch Brown, segretario generale del Foreign Office britannico). Almond scrisse che, durante le elezioni del 2007, i poliziotti del governo Saakashvili, ben pagati con 1000 dollari al mese (una bella cifra in Georgia), agirono come una milizia in grado di dare man forte alle intimidazioni contro le opposizioni.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<h1><span style="color:#000000;"><span style="color:#800000;">Il golpista dell'Impero &#124; <span style="color:#000000;font-weight:normal;">Lord Malloch Brown non è soltanto quel collaboratore di Soros che aiutò a rimpinguare le casse degli apparati di ‘guerra allo stato nazionale’ con i soldi delle Nazioni Unite: egli è anche socio in affari con Soros.</span></span></span></h1>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://img.dailymail.co.uk/i/pix/2007/11_02/mallochMS1711_228x363.jpg" alt="" width="132" height="192" align="left" /><span style="color:#000000;">Nell’aprile 2007, <strong>Malloch Brown</strong> fu eletto vicepresidente del <strong>Quantum Fund</strong>, la finanziaria da cui provengono i tanti miliardi dello speculatore Soros. Una settimana dopo era nominato direttore generale del Foreign Office. Il Financial Times riportava che “Sir Mark [ora Lord Malloch Brown] sarà anche vicepresidente del filantropico miliardario Open Society Institute, che promuove la democrazia e i diritti umani, particolarmente in Europa orientale e nell’ex Unione Sovietica”.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Il quotidiano inglese aggiungeva, il primo maggio dello stesso anno, che “con una lettera agli azionisti dei vari hedge fundsdel Quantum Fund, il Sig. Soros diceva che Sir Mark avrebbe espresso consigli su un ventaglio di questioni a lui e ai suoi due figli, che quotidianamente gestiscono la società. Con i suoi tanti contatti internazionali, Malloch Brown aiuterà a creare occasioni in giro per il mondo per l’amministrazione del fondo di Soros…”</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Lord Malloch Brown è nel business dei "cambiamenti di regime" da una vita. </span><span style="color:#000000;">Nato</span><span style="color:#000000;"> in </span><span style="color:#000000;">Rhodesia</span><span style="color:#000000;"> da una famiglia di proprietari terrieri dell'Impero, un certo istinto coloniale gli scorre nelle vene. Nel 1986 abbandonò la carriera di giornalista all'Economist per entrare nella sezione internazionale di un aggressivo studio di consulenza politica americano, <strong>Sawyer &#38; Miller</strong>, per cui svolse attività di consulenza in favore di <strong>Corazon Aquino</strong>, allora leader dell'opposizione filippina. Egli si vanta di aver partecipato in maniera decisiva al rovesciamento del presidente <strong>Marcos</strong>.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Nel 1990 Malloch Brown rappresentò il romanziere fascista peruviano <strong>Mario Vargas Llosa</strong>, che si candidò alle elezioni presidenziali proponendo la legalizzazione della droga e sacrifici per le classi popolari. Naturalmente perse. Lo studio Sawyer &#38; Miller ha anche promosso campagne a favore del <strong>Dalai Lama</strong>.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Malloch Brown e Soros tramano in combutta contro gli stati nazionali almeno dal 1993, quando il primo aderì a un gruppo organizzato dal finanziere anglo-ungherese, che aveva il compito di stilare suggerimenti su come spendere un fondo di 50 milioni di dollari per "ricostruire" la <strong>Bosnia</strong>, dopo che questa era stata distrutta dalla guerra orchestrata dai britannici.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Durante il suo mandato come vicesegretario dell'<strong>ONU</strong>, egli e Soros sembravano inseparabili, come Gianni e Pinotto. Nel 2002 tennero assieme una conferenza stampa a Monterrey, nel Messico, per annunciare piani su come usare i fondi dell'ONU, integrandoli con fondi procurati da Soros, per controllare l'economia e la politica dei paesi del terzo mondo. Soros non agiva come filantropo, ma in veste di presidente del <strong>Soros Management Fund</strong>, un noto fondo speculativo.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Oggi non esisterebbe il governo Saakashvili senza Soros e Malloch Brown. Nel gennaio 2004, alla riunione del <strong>World Economic Forum</strong> a <strong>Davos</strong>, Soros, Malloch Brown e Saakashvili comparvero assieme ad una conferenza stampa per annunciare un fondo di 1,5 milioni di dollari, due terzi dei quali provenienti dall'Open Society Institute e un terzo dal <strong>Programma di Sviluppo dell'ONU</strong>. I fondi erano destinati ad un "programma di riforma della governance" in Georgia, il cui progetto principale erano bustarelle organizzate: un "Fondo di supplemento salariale".</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Il rapporto dell'<strong>UNDP</strong> – allora diretto da Malloch – confessava che quei finanziamenti avevano spinto "il presidente russo <strong>Vladimir Putin</strong> [...] a rimproverare il Sig. Saakashvili di essere sul libro paga del Sig. Soros". Nel 2006, i supplementi salariali superavano il milione di dollari al mese, secondo il rapporto UNDP.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Questi fondi sono andati ad un vasto contingente di agenti di Soros che sono il governo della Georgia: il capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale <strong>Alexander Lomaia</strong>; il vice ministro degli Esteri Giga Bokeria (uno dei primi ad essere addestrato dagli squadristi serbi di Otpor); il presidente della Commissione per l'Integrazione Europea del parlamento georgiano, <strong>David Darchiashvili</strong>; e tanti a seguire.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Ora Lord Malloch Brown è il segretario generale del Foreign Office. Si sarà preoccupato di dimettersi dal Quantum Fund e dall’Open Society Institute? Lo diciamo a coloro che ancora si indignano per i conflitti d’interesse, senza guardare più in alto.</span></p>
<h3><span style="color:#000080;">Fonte: www.movisol.org<br />
Link: http://www.movisol.org/08news178.htm</span></h3>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Basi USA in Kosovo]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=610</link>
<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 09:46:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
<guid>http://byebyeunclesam.it.wordpress.com/2008/08/18/basi-usa-in-kosovo/</guid>
<description><![CDATA[
Riproponiamo un pezzo pubblicato lo scorso aprile, allora cripticamente intitolato &#8220;Campi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2008/04/bondsteel.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-187" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/04/bondsteel.jpg" alt="" width="150" height="98" /></a></p>
<p><em>Riproponiamo un pezzo pubblicato lo scorso aprile, allora cripticamente intitolato "Campi", riguardante i due insediamenti militari statunitensi in Kosovo.</em></p>
<p><strong>Camp Bondsteel</strong> è la più vasta e costosa base militare degli Stati Uniti costruita all’estero, partendo da zero, dai tempi del Vietnam. Nel giugno 1999, subito dopo la conclusione dei bombardamenti NATO sulla ex-Jugoslavia, le forze statunitensi requisirono 360 ettari di terreno agricolo nel sud-est del Kosovo a Urosevac, vicino al confine con la Macedonia, e cominciarono a costruirvi un campo. In meno di tre anni, l’iniziale accampamento di tende si è trasformato in una base autonoma ed altamente tecnologica che ospita i tre quarti di tutte le truppe che stazionano in Kosovo, circa 7.000 uomini. Gli altri 2.000 soldati del contingente statunitense nella regione, denominato Task Force Falcon, sono dislocati a <strong>Camp Monteith</strong>, ad un’ora di auto da Bondsteel, vicino a Gnjilane. Costruita sui terreni che precedentemente ospitavano una base dell’esercito jugoslavo, è il Quartiere Generale USA in Kosovo.<br />
A Camp Bondsteel ci sono 25 km di strade ed oltre 300 edifici, circondati da 14 km di barriere di terra e cemento, 84 km di filo spiato e 11 torri di guardia. Diversi edifici dedicati alla “ricreazione e benessere morale” con televisioni, lettori dvd, biliardi, ping pong, videogame, accesso a internet ed una sala per videoconferenze. Tre palestre, un Burger King, un Anthony’s Pizza ed un Cappuccino bar. A soddisfare i bisogni culturali giunge in soccorso il centro educativo intitolato a Laura Bush, dove è possibile imparare l’albanese e migliorare le proprie abilità informatiche. Senza poi scordarsi di recitare una bella preghiera in una delle due cappelle.<br />
Meno allegra, sicuramente, l’atmosfera che si respira nella prigione del campo, capace di accogliere coloro i quali si siano resi protagonisti di incidenti nel settore statunitense del Kosovo.<br />
Camp Bondsteel non è il risultato di una “guerra giusta” o di un intervento umanitario a favore della popolazione albanese. La sua costruzione era infatti stata prevista molto prima dei bombardamenti del 1999, con un progetto multimiliardario appaltato alla Kellogg Brown &#38; Root (KRB) Services Corporation: essa è la sussidiaria texana della Halliburton il cui amministratore delegato all’epoca era Dick Cheney, poi vice presidente nell’amministrazione Bush.<br />
Uno degli obiettivi di Camp Bondsteel era (è) quello di "proteggere" l’AMBO, l’oleodotto albanese-macedone-bulgaro che dovrebbe portare il petrolio del Mar Caspio dal porto bulgaro di Burgas sul Mar Nero fino a quello albanese di Valona sull’Adriatico. "Casualmente", due anni prima dell’aggressione della NATO, un alto dirigente della Brown &#38; Root Energy – controllata sempre dalla Halliburton - Edward Ferguson, era stato nominato a capo del progetto AMBO. Anche i piani di fattibilità dell’AMBO sono stati eseguiti dalla KRB: il relativo contratto è stato firmato nel 2004.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La sfida della democrazia nei Balcani]]></title>
<link>http://osservatorionwo.wordpress.com/?p=11</link>
<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 15:50:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>GMU</dc:creator>
<guid>http://osservatorionwo.it.wordpress.com/2008/08/17/la-sfida-della-democrazia-nei-balcani/</guid>
<description><![CDATA[http://www.newropeans-magazine.org/content/view/8432/328/

Il
sostegno internazionale alla democrati]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.newropeans-magazine.org/content/view/8432/328/" target="_blank">http://www.newropeans-magazine.org/content/view/8432/328/</a></p>
<p><img src="http://www.balcanicooperazione.it/ezimagecatalogue/catalogue/variations/10798-220x220.jpg" alt=" " width="220" height="208" /></p>
<p align="justify"><!-- img_table --><!-- img_table --><strong>Il<br />
sostegno internazionale alla democratizzazione dei Balcani è<br />
strettamente legato alla promozione della società civile. Le ONG<br />
diventano perciò attori influenti nelle relazioni internazionali</strong></p>
<div class="article_body">L'aiuto<br />
estero ai Balcani è strettamente legato al sostegno alla società<br />
civile. I suoi principali interpreti, le organizzazioni non<br />
governative, hanno iniziato a moltiplicarsi a partire dall’inizio della<br />
transizione in gran parte a causa della presenza di generosi flussi di<br />
denaro.</p>
<p>Negli anni ’90 è divenuto sempre più evidente che le<br />
ONG erano attori di crescente influenza nelle relazioni internazionali,<br />
parte integrante di un mondo sempre più interconnesso e multilaterale,<br />
con un ruolo equivalente e talvolta perfino contrapposto dello stato.</p>
<p>Secondo<br />
Jessica Matthews, la diffusione delle ONG è stato un elemento della<br />
redistribuzione di potere nel mondo: il mondo in cui gli stati erano i<br />
principali soggetti di potere non esisteva più, e le ONG erano gli<br />
esponenti naturali di quello che in sostanza costituiva un <strong>nuovo ordine<br />
mondiale</strong>.[1]</p>
<p>Senza addentrarsi troppo nel complesso discorso<br />
di come i cambiamenti sociali e politici abbiano dato impulso allo<br />
sviluppo della società civile negli anni ’90, è importante chiarire che<br />
uno degli elementi che ha contribuito a far accrescere il potere<br />
economico delle ONG è stato il fatto che queste hanno iniziato ad<br />
essere percepite come intermediare privilegiate per la realizzazione<br />
dei progetti di emergenza e di aiuto allo sviluppo.</p>
<p>La<br />
delusione per l’inefficacia della cooperazione governativa; la<br />
convenienza legata al subappalto di aiuti alle organizzazioni no-profit<br />
motivata sia da ragioni politiche (ovvero la possibilità di aggirare<br />
governi che in alcuni contesti erano compromettenti) ed economiche<br />
(costi più contenuti); la flessibilità del lavoro delle ONG se<br />
paragonata alle procedure lente e burocratiche di un'amministrazione<br />
pubblica; il crescente multilateralismo e, tra gli altri, il ruolo del<br />
sistema delle Nazioni Unite nella promozione delle ONG, sono tutti<br />
elementi che hanno contribuito alla crescente fama delle organizzazioni<br />
non governative.</p>
<p>Negli anni e perfino nei decenni precedenti,<br />
le ONG erano ritenute superiori rispetto agli attori istituzionali<br />
nell’attività di sviluppo e di distribuzione degli aiuti. Tale<br />
superiorità non era vista solamente in termini operativi, bensì le ONG<br />
erano considerate attori di maggior rilievo anche dal punto di vista<br />
morale, sia nella distribuzione degli aiuti che in senso più generale<br />
nell'ambito transnazionale.</p>
<p>Oltre alla loro popolarità come<br />
operatori di sviluppo, specialmente in situazioni in cui erano<br />
richiesti interventi d'emergenza, le ONG erano identificate con la<br />
società civile, e dal momento che questa era ritenuta una componente<br />
indispensabile per l'affermazione di un sistema democratico, le ONG<br />
sono state viste al contempo come mezzo e fine dell’attività di<br />
promozione della democrazia. In questo senso, una società civile<br />
dinamica era considerata indicatore di rilievo per il solidità della<br />
democrazia; il solo numero delle ONG registrate molto spesso ne<br />
costituiva una prova. Così, lo sviluppo della società civile ha<br />
costituito un elemento importante nell’agenda della democratizzazione.</p>
<p>La<br />
crescente fama delle ONG le ha rese sia importanti beneficiarie che<br />
implementatrici di aiuti stranieri: godevano di una alta considerazione<br />
perché lavoravano per lo sviluppo secondo i propri principi, ma al<br />
contempo sono diventate anche i soggetti subappaltatori preferiti dai<br />
governi. Secondo Antonio Donini “le ONG rappresentano collettivamente<br />
la seconda più larga risorsa per lo sviluppo e l'assistenza, superate<br />
solamente dalle donazioni governative bilaterali. Le donazioni<br />
pubbliche rappresentavano l’1,5% del reddito delle ONG negli anni ’70,<br />
il 35% nel 1988 e, con l’esplosione dei programmi di assistenza<br />
umanitaria degli ultimi anni, si stima oltre il 40% attualmente”.[2]<br />
Riddell osserva che “nel 2004 le ONG erano responsabili per quasi 23<br />
miliardi di dollari di aiuti in denaro; l’equivalente di oltre il 30%<br />
dell’intero Aiuto Pubblico allo Sviluppo, ndr”.[3]</p>
<p>Uno sguardo<br />
sull’attività delle ONG nei Balcani dagli inizi degli anni ’90 conferma<br />
il loro status di attore privilegiato in un’ampia gamma di attività.</p>
<p>Un’enorme<br />
quantità di lavoro nelle fasi d’emergenza e, in seguito, la<br />
ricostruzione in Bosnia Erzegovina e in Kosovo, è stata realizzata ad<br />
opera delle ONG; gran parte degli aiuti alla democrazia stanziati ai<br />
Balcani sono arrivati attraverso le organizzazioni della società<br />
civile. In nessun luogo è stato così evidente come in Serbia e in<br />
Bosnia. Nel caso serbo ad esempio, accanto al sostegno estero<br />
all’opposizione politica messo in atto da un certo punto in avanti<br />
della storia politica del paese, sono state le ONG ad essere<br />
principalmente caricate dell’attività di democratizzazione nella<br />
regione, dell’educazione civica, della promozione dei diritti umani,<br />
del monitoraggio dell’attività di governo e di quello elettorale. Come<br />
risultato, il lavoro di alcune ONG o movimenti della società civile nei<br />
Balcani è stato riconosciuto anche al di fuori dei confini nazionali,<br />
come ad esempio nei casi di OTPOR in Serbia o di MJAFT in Albania.</p>
<p>Anche<br />
nell'ambito della fornitura di servizi sociali, le ONG hanno<br />
rappresentato un elemento cruciale nelle zone rurali, mobilitando<br />
risorse per infrastrutture locali o impegnandosi nella fornitura di<br />
diversi servizi per la sanità, l’educazione, l’assistenza sociale, etc:<br />
migliaia di scuole e di ospedali in tutti i Balcani sono stati<br />
ristrutturati e riforniti di materiale attraverso l'attività delle ONG.</p>
<p>La loro rilevanza attuale nella stabilizzazione delle<br />
democrazia balcaniche è tuttora Per tentare di rafforzare il dialogo<br />
con la società civile nel processo di avvicinamento dei Balcani all’UE,<br />
la Commissione Europea ha organizzato lo scorso aprile un’importante<br />
conferenza a cui hanno partecipato più di 150 organizzazioni della<br />
società civile di tutta la regione, per discutere di temi quali<br />
democrazia, diritti umani e sviluppo sostenibile. “La società civile<br />
svolge un ruolo chiave nell’accesso del Sud est Europa nell’UE”, ha<br />
affermato in questa occasione il Commissario all’Allargamento Olli<br />
Rehn.</p>
<p>Questa conferenza rientra nel piano della Commissione<br />
per rafforzare il suo sostegno alla società civile nella regione nel<br />
prossimo futuro. A questo scopo, ha stanziato 90 milioni di euro per le<br />
ONG nei Balcani Occidentali per il periodo 2008-2010</p></div>
<p align="right"><a href="http://www.newropeans-magazine.org/?searchword=Risto+Karajkov&#38;option=search" target="_self"><strong>Risto Karajkov</strong>*</a><br />
<em>Skopje &#38; Bologna</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intervista a Richard Gere: i giornalisti erano già sulle tracce di Karadzic]]></title>
<link>http://falsepercezioni.wordpress.com/?p=372</link>
<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 10:47:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luigi</dc:creator>
<guid>http://falsepercezioni.it.wordpress.com/2008/07/25/intervista-a-richard-gere-i-giornalisti-erano-gia-sulle-tracce-di-karadzic/</guid>
<description><![CDATA[The Hunting Party
A volte la realtà supera la fantasia. Poche settimane fa è stato distribuito nel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[[caption id="" align="alignleft" width="218" caption="The Hunting Party"]<img src="http://www.ecinemablog.it/wp-content/uploads/2008/04/thehuntingparty.thumbnail.jpg" alt="The Hunting Party" width="218" height="311" />[/caption]
<p style="text-align:justify;">A volte la realtà supera la fantasia. Poche settimane fa è stato distribuito nel nostro Paese il film <a href="http://dalleprimebattute.wordpress.com/2008/05/18/the-hunting-party/">«The Hunting Party»</a>, diretto da Richard Shepard, nel quale un reporter televisivo, Simon Hunt, interpretato da un efficacissimo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Gere">Richard Gere</a>, dava la caccia a Sarajevo alla «Volpe», ossia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radovan_Karad%C5%BEi%C4%87">Radovan Karadzic</a>, il criminale di guerra più ricercato in Bosnia.</p>
<p style="text-align:justify;">Il Corriere della Sera ha intervistato l’attore americano, da anni impegnato sul fronte dei diritti delle minoranze etniche e religiose (specialmente a favore dei monaci tibetani):</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Che cosa ha pensato leggendo dell' arresto e della falsa identità dietro la quale si nascondeva Karadzic? </strong><br />
«Ho ricordato come, sia pure nella finzione del copione, basato su un articolo pubblicato da Esquire e scritto da Scott Anderson ("What I Did on My Summer Vacation"), i giornalisti del <a href="http://www.thehuntingpartymovie.com/">film</a> si fossero messi sulle tracce di Karadzic molto, molto tempo prima di quanto ora è accaduto. Oggi a me, nel mondo intero, interessa lo scenario post bellico più delle colpe dei criminali di guerra di un passato le cui ombre si proiettano nel presente. Nel film si affrontava anche l' ingiustizia, direi una forma di violenza, consumata dalla comunità internazionale, che non voleva catturare questi criminali. Oggi mi chiedo: quanti giovani sanno che cosa hanno rappresentato stragi, massacri direi, come quella di Srebrenica avvenuta nel luglio del 1995? E quanti si chiedono: "Che cosa fece a quei tempi la comunità internazionale?".</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Le brutali repressioni sono ovunque e, naturalmente, penso anche al Tibet e all' inconscio degli esseri umani che nasconde baratri di violenza». Perché nel film «La Volpe» non ha il nome del vero criminale?<br />
</strong>«Perché la verità nel cinema ha anche bisogno di fiction per una maggiore libertà. Tuttavia, leggendo le cronache del potere di un tempo di Karadzic e di Ratko Mladic, il nostro film resta, ieri come oggi, solo un affresco, pallido, sfocato, rispetto all' orrore quotidiano di stragi e genocidi. Mi auguro che l' apatia di tanti oggi venga cancellata da quello che "finalmente" rappresenta l' arresto di Karadzic».</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/luglio/24/mio_film_sulla_Volpe_serba_co_9_080724093.shtml">Segue</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'arresto di Karadzic? "Una manovra politica"]]></title>
<link>http://memoriastorica.wordpress.com/?p=398</link>
<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 07:31:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
<guid>http://memoriastorica.it.wordpress.com/2008/07/24/larresto-di-karadzic-una-manovra-politica/</guid>
<description><![CDATA[(Intervista uscita anche su &#8220;Avvenire&#8221; di oggi)
La latitanza di Radovan Karadzic? “Pi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><em>(Intervista uscita anche su </em><a href="http://www.avvenire.it" target="_blank"><em>"Avvenire"</em></a><em> di oggi)</em></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/07/elvira.jpg"><img class="size-medium wp-image-403 alignright" src="http://memoriastorica.wordpress.com/files/2008/07/elvira.jpg?w=262" alt="" width="189" height="216" /></a>La latitanza di Radovan Karadzic? “Più incredibile di un film di Hollywood”. Le possibilità di far emergere la verità con il suo processo? “Scarse se gli altri criminali di guerra rimangono liberi”. Sono trascorsi solo due giorni dalla cattura del “Dottor morte” dei Balcani ed <strong>Elvira Mujcic</strong>, scrittrice originaria di Srebrenica ma residente da anni in Italia, ha già messo da parte l’iniziale euforia per lasciare spazio a un ragionevole pessimismo. L’arresto di Karadzic – “la personificazione dell’ingiustizia” – l’ha sorpresa mentre stava ultimando il suo nuovo libro, un romanzo storico ispirato alle origini del conflitto nell’ex Jugoslavia. Nella sua opera prima, <em>“Al di là del caos”</em> (Infinito edizioni), aveva compiuto un difficile viaggio interiore per metabolizzare le conseguenze psicologiche del genocidio di 13 anni fa. Ora non nasconde il proprio scetticismo: “man mano che emergono particolari sulla sua cattura e sulla sua lunga latitanza, mi convinco che per una volta la realtà è stata più inverosimile della finzione”.<!--more Continua...--><br />
<strong>Perché è così critica? Non la giudica una svolta importante per il suo paese?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Può essere il primo passo verso la fine di un interminabile dopoguerra e per la costruzione di democrazie vere nei Balcani, ma trovo assurda la modalità del suo arresto e incredibile la vita che ha condotto fino a ieri. Era talmente protetto che non esitava a esporsi pubblicamente, a tenere lezioni e conferenze. Fino a essere arrestato su un banalissimo autobus cittadino. Il criminale più ricercato d’Europa era nascosto soltanto da un nome falso e da una barba lunga. Ho trovato più credibile ‘The Hunting Party’, il recente film con Richard Gere, che parlava proprio della cattura di Karadzic. Il suo arresto è una manovra politica, una moneta di scambio per favorire la svolta europeista dell’attuale governo serbo. Che rischia, però, di seppellire il passato dei Balcani. Penso che sia stato preso perché ormai non serviva più e questo non è un buon viatico per il processo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Non crede che la sua cattura possa essere utile per ricostruire una memoria positiva per popoli ancora divisi dai rispettivi nazionalismi?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Tutto dipende da cosa succederà da domani in poi, da come reagirà la gente. Per ora in molte località della Serbia e della Repubblica Srpska (l’entità serba nel territorio della Bosnia, ndr) Karadzic continua a essere venerato come un eroe. Impossibile cantare vittoria fino a quando criminali come Ratko Mladic e Goran Hadzic, per fare solo i nomi più noti, continueranno a rimanere liberi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Karadzic ha dichiarato che si difenderà da solo. Teme che il processo nei suoi confronti possa diventare uno show mediatico inutile ai fini della verità storica, com’è successo per Milosevic?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Speravo che riconoscesse, almeno in parte, la legittimità del tribunale internazionale e che non decidesse di difendersi da solo. In questo modo rischiamo seriamente di vedere ancora una volta la corte trasformata in una sorta di tribuna politica. E se il processo prenderà questa piega non servirà assolutamente a niente.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Cosa pensa della recente assoluzione di Naser Oric, comandante delle forze musulmane, dall’accusa di aver compiuto crimini di guerra?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Un grave errore. In questo modo il tribunale l’ha trasformato ingiustamente in un eroe per i bosniaci di fede musulmana. Così non si favorisce un lavoro paritario sulla giustizia. Tutti i colpevoli devono pagare per le atrocità che sono state commesse, anche se in misura assai diversa, da tutte le parti in causa.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'arresto di Karadzič]]></title>
<link>http://bepoglace.wordpress.com/?p=37</link>
<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 09:09:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>bepoglace</dc:creator>
<guid>http://bepoglace.it.wordpress.com/2008/07/23/larresto-di-karadzic/</guid>
<description><![CDATA[Lo hanno arrestato in Serbia, dove viveva tranquillamente esercitando la professione medica. Radovan]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Lo hanno arrestato in Serbia, dove viveva tranquillamente esercitando la professione medica. Radovan Karadzič era uno psichiatra, prima della disgregazione della Jugoslavija. Nato in Crna Gora (Montenegro) si era trasferito a Sarajevo per effettuare gli studi di psichiatria. Proveniente da una famiglia di tradizione nazionalista (il padre era un cetnico) Karadzič prese parte alla fondazione della Srpska Demokratska Stranka (Partito Democratico Serbo) che dal 1989, alla vigilia del crollo della Jugoslavija, aveva come scopo la difesa degli interessi serbi nell'ambito della Repubblica di Bosna i Hercegovina. Quando, il 3 marzo 1992, gli abitanti della Bosnia Erzegovina di religione musulmana e quelli di etnia croata votarono in un referendum l'indipendenza dalla Jugoslavia la situazione precipitò. I serbi di Bosnia rifiutarono di riconoscere la validità del referendum e proclamarono in parte del territorio della Bosnia Erzegovina la Repubblica Serba, di cui Radovan Karadzič divenne presidente. E' difficile muoversi nell'intrico delle storie balcaniche, dove etnie si mescolano in un mosaico fatto di unità e divisioni, di scontri e sinergie che appaiono assurdi se visti dall'esterno.<!--more--><br />
Ciò che seguì alla rottura in Bosnia è una delle pagine più cupe della storia europea. Sicuramente quella più drammatica dopo la fine della II Guerra Mondiale. Buona parte del territorio della ex Jugoslavia venne scosso da una guerra, o meglio una serie di guerre, che dilaniarono il suo tessuto economico, sociale e politico, fra stermini, deportazioni di massa, torture ed ogni genere di orrore.<br />
Radovan Karadzič era presidente della Republika Srpska e comandante in capo dell'esercito serbo bosniaco. E' difficile, nel pantano della guerra di Bosnia, fare una classifica dei crimini e dei criminali, così come è impossibile essere obiettivi ed indicare quali fossero i buoni e chi i cattivi. Certo è che migliaia di civili inermi vennero trucidati, ed i morti non sono né cristiani, né musulmani, né croati, né serbi. Sono solo morti, vite spezzate con ferocia da mani forti che impugnavano i Kalaznikov rispondendo a spinte incomprensibili ed obbedendo ad ordini di menti malate. Indubbiamente Karadzič era una di queste menti distorte e malate. C'è qualcosa di paradossale nella follia di uno psichiatra, ma non fa sicuramente sorridere, perché quando si parla di Bosnia (e di Croazia e di Kosovo e di tutte le altre guerre) non si può fare a meno di ricordare. Le poche immagini che le televisioni occidentali ci passavano mostravano orrori che impallidiscono di fronte alla realtà. Non ho avuto la fortuna di visitare la Bosna i Hercegovina, ma parlando con chi c'è stato ho la sensazione che l'aria laggiù abbia l'odore della morte e della pazzia.<br />
Uno scrittore che adoro, Ivo Andrič, ha scritto pagine importanti sulla Bosnia Erzegovina. Chi vuole capire quello che è successo penso troverà un valido punto di partenza in "Il ponte sulla Drina" (Na Drini ćuprija) un monumentale incontro fra il romanzo ed il saggio storico. Ma più di ogni altra pagina è illuminante un racconto di Andrič il cui titolo in italiano è tradotto con "Lettera del 1920". Andrič morì nel 1975, quando il potere di Tito era saldo, la Jugoslavia non mostrava evidenti le crepe del disfacimento, ma nel suo racconto fa dire ad uno dei personaggi "la Bosnia è la terra dell'odio".<br />
Per gli affrettati lettori italiani, che generalmente non spingono lo sguardo oltre l'Adriatico, basta ricordare una data: 11 luglio 1995. Sono passati solo tredici anni. Quel giorno le truppe della Republika Srpska, dei serbi di Bosnia, entrarono nella zona protetta di Srebrenica e dettero inizio al massacro di migliaia di musulmani bosniaci. Il numero ufficiale di morti è 7800. I Caschi Blu della Nazioni Unite rimasero a guardare, la comunità internazionale non mosse un dito per impedire il massacro, ma quelle truppe, agli ordini del generale Radko Mladič, erano indubbiamente sottoposte all'autorità di Radovan Karadzič.<br />
Per il massacro di Srebrenica il Tribunale Internazionale dell'Aja spiccò un mandato di cattura a carico di Karadzič e Mladič, oltre che di altri criminali di guerra. Nell'elenco dei ricercati, dopo quella guerra, finirono sia serbi che croati e musulmani. Sembra che non ci sia stata una "parte buona", ogni città o villaggio ha conosciuto crimini perpetrati da chiunque contro qualunque etnia o gruppo.<br />
La latitanza di Karadzič è durata a lungo, grazie ad influenti protezioni se ne stava tranquillamente in Serbia, faceva il medico. Non sono state le Nazioni Unite ad arrestarlo, ma le forze di sicurezza serbe. La sua cattura e trasferimento a l'Aja era uno dei presupposti necessari per dare avvio al processo di ingresso della Serbia nell'Unione Europea. Stamane la UE fa sapere che molti passi sono già stati attivati, come premio per la cattura di Karadzič, altri verranno fatti se anche Mladič verrà catturato.<br />
Dopo la lunga latitanza è legittimo supporre che il suo paese abbia deciso di vendere Karadzič in cambio degli enormi vantaggi che porterà l'entrata nell'UE. Che la Serbia debba entrare nell'Unione è fuori da ogni dubbio, non parliamo della deprecabile associazione della Turchia, ma di un paese europeo, inserito da sempre nei circuiti economici e culturali di una parte importante d'Europa, un tassello essenziale per l'unione dei popoli continentali. Lo stesso vale ovviamente per la Croazia, che viene tenuta a distanza per interessi di alcuni stati membri, in particolare della Slovenia. Gli ex jugoslavi non si amano, ma se un tempo trovarono la capacità di stare uniti grazie alla mano ferma e forte di Jozip Broz Tito, oggi troveranno ottime ragioni nell'economia. E così Karadzič, che probabilmente in cuor suo credeva di fare qualcosa di molto patriottico nell'ordinare e sostenere i massacri in Bosnia, oggi si può finalmente sacrificare per il suo paese, con grande vantaggio degli "amici" che l'hanno protetto fino a pochi giorni fa. E' una storia balcanica, non possiamo pretendere di capirla.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Guai ai vinti]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=541</link>
<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 07:05:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
<guid>http://byebyeunclesam.it.wordpress.com/2008/07/23/guai-ai-vinti/</guid>
<description><![CDATA[
Mosca, 22 luglio - Il rappresentante russo presso la NATO, Dmitry Rogozin, ha chiesto che i leader ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/07/radovan.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-542" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/07/radovan.jpg?w=101" alt="" width="101" height="96" /></a></p>
<p>Mosca, 22 luglio - Il rappresentante russo presso la NATO, Dmitry Rogozin, ha chiesto che i leader occidentali responsabili del bombardamento della Jugoslavia nel 1999 siano processati da un tribunale speciale insieme all'ex presidente della Repubblica serba di Bosnia Radovan Karadzic. Lo riporta l'agenzia Interfax. ''Se il caso di Karadzic merita di essere considerato a L'Aja, allora accanto a lui sul banco degli imputati dovrebbero esserci coloro che hanno preso la decisione di bombardare persone completamente innocenti, centinaia delle quali sono morte durante la 'democratizzazione' dei Balcani da parte dell'Occidente'', ha dichiarato Rogozin a Bruxelles.<br />
(ASCA-AFP)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arrestato Radovan Karadzic]]></title>
<link>http://eftorsello.wordpress.com/?p=922</link>
<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 10:31:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<guid>http://eftorsello.it.wordpress.com/2008/07/22/arrestato-radovan-karadzic/</guid>
<description><![CDATA[Radovan Karadzic è stato catturato nella tarda serata di ieri a Belgrado ed è già pronta la sua e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Radovan Karadzic è stato catturato nella tarda serata di ieri a Belgrado</strong> ed è già pronta la sua estradizione presso il tribunale dell'Aja. L'ex presidente serbo-bosniaco è indagato per crimini contro l'umanità e, in particolare, per il genocidio avvenuto a Serbrenica nel luglio del 1995.</p>
<p>Secondo le prime indiscrezioni, Karadzic sarebbe stato catturato su un autobus che viaggiava da Belgrado a Batajnica, una località a nord della capitale. non sono stati forniti altri particolari dell'operazione perché - ha dichiarato il magistrato Rasim Ljajic - potrebbero pregiudicare la cattura di altri due criminali: Ratko Mladic e Goran Hadzic. Radovan Karadzic lavorava sotto falso nome come medico, poco distante dalla capitale serba.</p>
<p>Il procuratore capo del Tribunale serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukcevic, ha annunciato che l'estradizione dell'ex capo di Stato presso l'Aja è già stata predisposta, il trasferimento dovrebbe avvenire entro una settimana. Numerose le reazioni positive, prima su tutti quella del Segretario Generale della NATO, Jaan de Hoop Scheffer, che commentando l'arresto di Karadzic ha dichiarato: "Mi congratulo con le autorità serbe per questo importante atto di cooperazione con il Tribunale Penale Internazionale. Il futuro stabile e prospero dei Balcani - ha continuato - può essere costruito soltanto sulla giustizia e la riconciliazione". Scheffer lascia intedere: adesso tocca a Mladic e Hadzic.</p>
<p><strong>EF</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arrestato il poeta criminale]]></title>
<link>http://danielanapoli.wordpress.com/?p=191</link>
<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 09:04:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>dani</dc:creator>
<guid>http://danielanapoli.it.wordpress.com/2008/07/22/arrestato-il-poeta-criminale/</guid>
<description><![CDATA[
Direi che la notizia è degna di nota: il criminale di guerra serbo Radovan Karadžić, ricercato d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#000000;">
<p align="justify">Direi che la notizia è degna di nota: il criminale di guerra serbo </span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radovan_Karad%C5%BEi%C4%87" target="_blank">Radovan Karadžić</a>, <span style="color:#000000;">ricercato da oltre 12 anni, è stato finalmente arrestato a Belgrado.<br />
Accusato dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aja di genocidio, crimini contro l’umanità e violazione delle convenzioni di guerra, è ritenuto responsabile anche del </span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Srebrenica" target="_blank">massacro di Srebrenica</a>.</p>
<p><span style="color:#000000;">Per i paesi dell’ex Jugoslavia martoriati per anni dalla guerra e dalle sue conseguenze, ed in particolare per la Bosnia-Herzegovina, oggi è sicuramente un giorno importante, in cui il mondo appare un pò migliore di quello che era ieri, e la speranza di giustizia contro l’impunità dei criminali di guerra torna a vivere.<br />
Leggete</span> <a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9886/1/42/" target="_blank">questo articolo</a> <span style="color:#000000;">su Osservatorio Balcani, portale di informazione sui temi della pace e della ricostruzione nei paesi dell’area balcanica. </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Anche per me, che tante storie ho sentito raccontare, anche dal vivo, su quella guerra, è una notizia che riaccende la speranza in un futuro migliore per quella terra.<br />
Nella foto, una famiglia alla finestra nel campo profughi di Sisak, in Croazia, durante un campo di animazione d</span><span style="color:#000000;">el </span><a href="http://www.caritasgenova.it/Emergenze/Settore%20Emergenze.htm" target="_blank">Settore Emergenze</a> <span style="color:#000000;">della Caritas di Genova.</span></p>
<p><span style="color:#000000;"><br />
</span><a href="http://danielanapoli.files.wordpress.com/2008/07/bimbi-alla-finestra.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-194" src="http://danielanapoli.wordpress.com/files/2008/07/bimbi-alla-finestra.jpg?w=300" alt="bimbi alla finestra di una baracca di Sisak" width="300" height="224" /></a> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Balcanii şi balcanismul", Maria Todorova]]></title>
<link>http://levantul.wordpress.com/?p=27</link>
<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 19:32:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vlad</dc:creator>
<guid>http://levantul.it.wordpress.com/2008/07/15/balcanii-si-balcanismul-maria-todorova/</guid>
<description><![CDATA[Maria Todorova, Balcanii şi balcanismul, (trad. din engleză Mihaela Constantinescu şi Sofia Opres]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h4><strong><span style="font-size:14pt;">M</span></strong><strong><span style="font-size:14pt;" lang="RO">aria Todorova, <em>Balcanii şi balcanismul</em>, (trad. din engleză Mihaela Constantinescu şi Sofia Oprescu), Editura Humanitas, Bucureşti, 2000, 400 p.</span></strong></h4>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;"><span lang="RO"> </span><img class="size-medium wp-image-29 alignleft" src="http://levantul.wordpress.com/files/2008/07/balcanii_balcanismul.jpg?w=97" alt="" width="97" height="136" /><span lang="RO"><br />
Maria Todorova reprezintă unul dintre puţinele cazuri de istorici care, rupţi de mediul originar prin emigrare, continuă să trateze istoria spaţiului de provenienţă cu deschiderea şi obiectivismul inerente unei activităţi strălucite de cercetător în domeniul istoriei. Născută şi instruită în Bulgaria comunistă (a absolvit Universitatea din Sofia în 1971), dumneaei va institui o tradiţie de familie, urmându-şi tatăl, pe Nikolay Todorov, în domeniul istoriei. Doctoratul în istorie obţinut în 1977 şi activitatea academică în cadrul Universităţii din Sofia îi vor conferi experienţa ştiinţifică ce o va ajuta să se afirme pe „scena” academică din Statele Unite ale Americii, începând cu anul 1988. Activitatea profesorală şi de cercetare se va amplifica după emigrarea americană, luând totodată un plin contact cu civilizaţia Occidentului. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;"><span lang="RO">Ca urmare a acestui benefic contact cu Occidentul, cercetătoarea de origine bulgară s-a confruntat cu mentalitatea americană privind spaţiul ei originar, Balcanii. Una din consecinţele acestor contacte postcomuniste a fost elaborarea volumului despre care vom vorbi în continuare, intitulat în original <em>Imagining the Balkans</em> şi tradus în româneşte sub titlul<span> </span><em>Balcanii şi balcanismul</em>. Volumul are structura unei lucrări ştiinţifice, fiind deschis de o introducere şi finalizat de un capitol consacrat concluziilor, urmat de un aparat critic bogat. Bibliografia extinsă şi cuprinzând cele mai noi contribuţii, în diverse limbi, legate de tema abordată dă dovadă de erudiţie şi deschidere, trăsături ce se vor evidenţia şi din conţinutul lucrării. Cele şapte capitole care constituie corpul propriu-zis al volumului sunt de mărimi asemănătoare şi urmăresc un anumit plan, care decurge în sens cronologic în cadrul capitolelor. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;"><span lang="RO">Problema principală (PP) cu care se confruntă autoarea este cea a amplasării termenului de <em>balcanism</em> în câmpul curentelor de gândire sau de opinie, printre celelalte „-isme”, deci definirea şi caracterizarea conceptului. Mare parte din conţinutul acestui volum va fi destinat definirii acestui termen. Prima subproblemă (P1) apare încă din <em>Introducere</em>, fiind vorba de ipoteza conform căreia „balcanismul nu reprezintă doar o subspecie a orientalismului” (p.22). Maria Todorova se poziţionează în faţa lucrării lui Edward Said, <em>Orientalism</em>, şi trasează trăsăturile Balcanilor în raport cu cele ale Orientului. Dumneaei preia modelul lui Said, dar îl revizuieşte şi îl îmbunătăţeşte. Aşadar, urmărind să dezvolte un fenomen similar, dar nu identic, cu orientalismul, autoarea enunţă „concreteţea istorică şi geografică”,„concreteţea neimaginativă”, „metaforele masculine”, „statutul tranzitoriu” (din puncte de vedere geografic şi al dezvoltării)– ale Balcanilor -, în contrast cu „natura intangibilă”, „exotismul”, „metaforele feminine”, statutul anti-occidental – ale Orientului (p.26-34). Concluzia la care tinde să ajungă Maria Todorova este aceea că Balcanii sunt „construiţi nu ca alteritate, ci ca un sine incomplet” (p. 37), un „ţap ispăşitor” sau „acea parte necivilizată, întunecoasă, din interior” a Europei (p. 294). În felul acesta, dumneaei doreşte să rezolve o a doua suproblemă (P2), cea legată de poziţia balcanismului între europocentrism şi orientalism. A treia subproblemă (P3) se referă la definirea Balcanilor din perspectivă istorică („Ce sunt, atunci, Balcanii?”, p. 253). Maria Todorova avansează ipoteza conform căreia Balcanii sunt „echivalenţi cu moştenirea lor otomană” (p.30). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;"><span lang="RO">În privinţa surselor şi a metodologiei, cercetătoarea adoptă principiile istoriografiei anglo-saxone. Sursele sunt în proporţie majoritară literare, acoperind o mare gamă şi datorită etinderii cronologice (secolele XV-XX). Ele se întind de la relatări de călătorie, scrieri umaniste sau enciclopedice, filozofice sau de critică literară, până la articole din presă, discursuri politice sau beletristică. În general, sursele provin din mediul intelectual, educat. Datorită faptului că mentalul colectiv, al masselor, cu privire la Balcani nu este analizat la fel de temeinic, autoarea se limitează la a defini un balcanism al elitelor. De fapt, tocmai acest lucru a frapat-o, faptul că circulă<span> </span>stereotipuri atât de puternice despre Balcani în lumea educată occidentală. O altă trăsătură a surselor este cea privind spaţiul de provenienţă, predominant vest-european şi american. Aşadar, ea se va limita la definirea balcanismului din perspectiva occidentală. Totodată, cartea se va adresa, chiar dacă nu programatic, Occidentului şi va evidenţia pe alocuri un stil uşor apologetic. Totuşi, subiectivismul istoricului de origine bulgară este redus la minim, fapt care denotă profesionalismul pentru care Maria Todorova este pozitiv apreciată în mediul ştiinţific. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;"><span lang="RO">Deosebit de importantă este definirea termenilor puşi în discuţie, ceea ce va şi face Maria Todorova în primul capitol, intitulat „Balcanii. <em>Nomen</em>”. Dumneaei îşi va pune întrebarea „Care este deci povestea numelui <em>Balkan</em>?” (p.44), prezentând parcursul lui <em>Balkan</em> de la numele unei unităţi geografice la denumirea unei peninsule, evidenţiind canalele sau direcţiile de propagare a numelor, în paralel cu apariţia şi circulaţia numelui de Europa de Sud-Est cu variantele sale (<em>Sudösteuropa</em> etc.). În acest sens, trece în revistă menţionările cu privire la munţii Balcani, la peninsula Balcanică, şi defineşte termenii de lucru, respectiv balcanicii (albanezii, bulgarii, grecii, românii, şi majoritatea foştilor iugoslavi) şi balcanizarea (din perspectiva relaţiilor internaţionale şi din perspectiva instituţională). În adaos, subliniează eroarea pe care unii europeni au făcut-o atribuind balcanizarea perioadei de după Războaiele Balcanice, şi nu perioadei în care statele balcanice şi-au câştigat independenţa faţă de Imperiul Otoman (p.60-61).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;"><span lang="RO">Al doilea capitol, intitulat „<em>Balcanii</em> ca autodesemnare”, porneşte de la întrebarea „Ce simţi când eşti numit balcanic?” (p.68), şi redă „imaginile şi emoţiile actuale, aşa cum apar ele în regiune” (p.68). Analizând locul în care se situează diferitele naţiuni balcanice şi turcii în raport cu Balcanii şi cu Europa, autoarea conchide în felul următor: „Între toate naţiunile balcanice, bulgarii împărtăşesc toate frustrările faptului de a fi balcanic şi totuşi sunt singurii care îşi iau în serios balcanitatea” (p.92). Observaţiile subliniază trăsături ale autodesemnării: <em>homo balkanicus</em> creat de balcanici nu face parte din arhetipul etnic, ci din noua oligarhie, e tipul parvenitului (p.73) din „O scrisoare pierdută” a lui Caragiale; în toate cazurile balcanice avem de-a face cu autostigmatizări, pe lângă „diferite moduri de a ţine piept stigmatului”; balcanicii au conştiinţa „punţii între culturi” (p.96); balcanicii sunt „înclinaţi să-şi construiască orientalismele lor interne” (p.97). În felul acesta este atinsă subproblema P2, dar într-un mod episodic, continuată pe alocuri în următoarele capitole. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;"><span lang="RO">Următoarele trei capitole (3,4,5) pot fi luate în bloc. Acestea prezintă, prin masiva exploatare a surselor literare, modul în care s-a dezvoltat balcanismul occidental de-a lungul secolelor XV-XX, traseu al dezvoltării schematizat în titlul capitolului 5: „De la descoperire la invenţie, de la invenţie la clasificare” (p.184). Sunt catalogaţi veneţieni, habsburgi, germani, francezi, ruşi, britanici, americani. Autoarea nu crede în viziunea monolitică occidentală înainte de secolul al XX-lea, datorită faptului că „nu exista un Occident comun” (p. 182-183), iar după ce evidenţiază două tipare de percepţie pentru secolul al XIX-lea (aristocratic, burghez), este subliniat faptul că fiecare stat-naţiune occidental avea o tradiţie naţională, proprie, în perceperea Balcanilor (p.182). Pentru secolul al XX-lea, sunt aduse în prim plan violenţa, imaginea colectivă a Balcanilor spre deosebire de cea fragmentată (etnică), teoriile rasiale şi comunismul. La capătul acestei treceri în revistă a imaginilor occidentale despre Balcani, substanţa problemei principale (PP) este lămurită: balcanismul a suferit un dinamic proces de metamorfozare de-a lungul anilor, în funcţie de o sumedenie de factori. Aşadar, nu se poate vorbi de un balcanism etern, ci de avataruri ale acestuia. Şi Maria Todorova e conştientă de complexitatea acestei constatări la care s-a ajuns: ”Balcanii au o puternică ontologie care merită un studiu serios şi complex, o ontologie în profundă şi constantă schimbare” (p. 287). Primele două probleme (P1, P2) sunt clarificate prin puterea exemplelor, iar cercetătoarea constată: „Balcanismul a devenit, în timp, un substitut facil pentru descărcarea emoţională pe care o oferea orientalismul, scutind Occidentul de acuzaţiile de rasism, colonialism, eurocentrism şi intoleranţă creştină faţă de islam”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;"><span lang="RO">Capitolul al şaselea este un excurs privind construcţia mitului Europei Centrale de către intelectuali unguri, polonezi şi cehoslovaci în anii </span>‘<span lang="RO">80-’90 ai secolului al XX-lea („emanciparea intelectuală a regiunii”,p. 236), ceea ce a dus la „subducţia” Balcanilor în plan secund, la ignorarea lor de către intelectualitatea occidentală.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;"><span lang="RO">Capitolul al şaptelea („Balcanii. Realia: <em>Qu</em></span><em>’est-ce qu’il y a de hors-texte?</em>”)<span lang="RO">, va dezvolta afirmaţiile din <em>Introducere</em> privitoare la moştenirea otomană (<em>the ottoman legacy</em>). Sunt identificate două mari interpretări ale moştenirii otomane, cea privind impunerea otomanilor faţă de cei cuceriţi, şi cea privind „simbioza complexă între tradiţiile turcă, islamică şi bizantină/balcanică” (p.257). Cea de-a treia subproblemă (P3) se dovedeşte mai complexă decât părea a fi, moştenirea otomană fiind caracterizată la nivel economic şi social, dar la nivelul mentalului, Maria Todorova anunţă pericolul ca mitologema „mentalităţii balcanice” să se transforme într-o mitologie înşelătoare (p.282-283). Ipoteza este verificată şi este infirmată la anumite niveluri, cum ar fi mentalitatea precizată. În plus ea este deturnată spre studiul evoluţiei percepţiei trecutului otoman. Problema moştenirii otomane rămâne deschisă şi constituie pentru acest volum o încercare timidă de a integra realitatea în contextul balcanismului, demers prea complicat ce nu priveşte această lucrare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;"><span lang="RO">La o vedere superficială, autoarea ar putea fi acuzată de tezism, însă enunţurile dumneaei rămân la un stadiu incipient, de simple observaţii. Erudiţia şi cunoaşterea, dar şi indignarea, ce-i drept, explică siguranţa cu care face afirmaţii, majoritatea tranşante şi fără echivoc. În general, fiecare afirmaţie e însoţită de cel puţin un exemplu, ceea ce face totuşi lectura greoaie. Aparatul argumentativ nu e suficient de solid şi nici sistematizat, exemplele sunt culese şi sunt destinate doar susţinerii ideilor, nu verificării lor, ceea ce dă textului un caracter de prezentare. Foarte rar sunt folosite cuvinte precum „probabil”, „s-ar putea”, care să exprime o oarecare prudenţă. În felul acesta discursul din „Balcanii şi balcanismul” riscă să devină ţinta unor atacuri de critică metodologică. Aceste neajunsuri sunt scuzabile atâta timp cât textul se înscrie într-un registru eseistic, mai puţin ştiinţific şi mai degrabă publicistic. Sunt izolate afirmaţiile nefondate (sau fondate pe o opinie generală), cum ar fi „Nicolae Ceauşescu, cel mai odios dictator al Europei de Est” (p.214). Deseori, demontarea pe un ton ironic ale unor texte sau fapte ale occidentalilor, sau contraexemplele culese mai ales dintre atrocităţile Occidentului, arată cum inevitabil autoarea de origine balcanică este afectată de imaginile eronate despre poporul şi cultura ei. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;"><span lang="RO">E de admirat la Maria Todorova extraordinara deschidere către noile rezultate ale cercetărilor din diverse domenii adiacente istoriei ideilor, cum ar fi: semiotica şi ştiinţele comunicării, sociologia, psihologia (de exemplu, mecanismul psihologic al stigmatizării şi al autostigmatizării, p.96-102), filozofia, antropologia. De asemenea, exemplelor din sursele occidentale le este conferită putere de convingere prin contextualizarea lor, însoţirea lor de tablete biografice, care pot sugera factorii de distorsionare în perceperea Balcanilor.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;"><span lang="RO">În pofida unor greutăţi de lectură sau de urmărire a ideilor, dovadă a faptului că există foarte multe probleme adiacente temei, unele dintre ele lansate de autoare, lucrarea de faţă reuneşte expresiile percepţiei occidentale a Balcanilor într-un album critic de referinţă care constituie un semnal de avertizare împotriva prejudecăţilor, inflexibilităţii în gândire, şi lipsei contextualizării din mediul intelectual.<span> </span></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I quesiti irrisolti della guerra di Bosnia]]></title>
<link>http://memoriastorica.wordpress.com/?p=303</link>
<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 05:30:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
<guid>http://memoriastorica.it.wordpress.com/2008/07/15/i-quesiti-irrisolti-della-guerra-di-bosnia/</guid>
<description><![CDATA[
10 luglio 2008, camera ardente presso l&#8217;ex base Onu di Potocari, con le 308 bare da inumare n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://memoriastorica.wordpress.com/files/2008/07/potocari.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-305" src="http://memoriastorica.wordpress.com/files/2008/07/potocari.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><em>10 luglio 2008, camera ardente presso l'ex base Onu di Potocari, con le 308 bare da inumare nella cerimonia del giorno dopo</em></p>
<p style="text-align:justify;">Tante sono le immagini e le emozioni, gli odori e le sensazioni che ho portato con me in Italia dopo la breve, ma memorabile visita a Srebrenica. Su tutte però ci sono le domande: chiare, inequivocabili e allo stesso tempo rimaste drammaticamente prive di risposta, relativamente a quanto è accaduto solo 13 anni fa. Da allora, da quel tragico 1995 che vide la fine del conflitto nella ex Jugoslavia, non uno dei problemi rimasti sul tappeto è stato risolto. Srebrenica, un tempo cittadina turistica con quasi 40.000 abitanti per il 70% bosgnacchi (musulmani di Bosnia), è adesso un paesone spettrale, popolato da meno di 10.000 persone, ora in gran parte serbe di religione ortodossa. Gli effetti della pulizia etnica sono evidenti dai numeri e dall'odio palpabile che si respira in città: dove i manifesti della cerimonia dell'11 luglio - il genocidio accertato dalla giustizia internazionale - si mescolano a quelli del giorno successivo, una sorta di 'contromanifestazione' organizzata dai nazionalisti serbi per commemorare i loro morti. Rivendicando un improbabile ruolo di vittime che puzza di negazionismo nei confronti del genocidio attuato dagli uomini di Mladic nel 1995 con la benedizione dell'Onu. Tra i monti che circondano i palazzi ancora crivellati dalle granate e dai colpi dei cecchini, la popolazione vive drammaticamente divisa, lacerata, come sospesa in un limbo di 'assenza di guerra', più che di vera e propria pace. Qui si capisce molto chiaramente che il potenziale incendiario della 'polveriera balcanica' è rimasto intatto, e che nessuna delle domande relative alle responsabilità dell'Onu e dei governi occidentali ha ancora ricevuto una spiegazione. <strong>Srebrenica è il simbolo del fallimento della comunità internazionale e di una rimozione dalle coscienze dell'Occidente.</strong> Quell'Occidente che ancora ragionava con l'incoscienza e il dinsicanto che seguiva la caduta del Muro di Berlino ma ancora non immaginava l'11 settembre. Perché la Nato non intervenne in quell'occasione, a difesa delle migliaia di disperati mandati al macello a Srebrenica e nei vicini prati di Potocari? Perché le Nazioni Unite scomparvero dalla zona delle operazioni e lasciarono via libera ai carnefici serbi? Che senso ha avuto affrettarsi a ricostruire alcuni luoghi simbolici (tra tutti il ponte di Mostar e il parlamento di Sarajevo), se poi i Balcani sono oggettivamente usciti dalle agende politiche delle grandi potenze mondiali? Come si può essere così miopi - o in malafede - e non vedere che i Balcani rischiano di diventare in questo modo sempre più un territorio fertile per il radicalismo islamico fomentato dai paesi arabi? Come pensare di ridare una speranza a questi popoli, di creare democrazie stabili e durature se non riusciremo ad assicurare una volta per tutte i colpevoli alla giustizia? RM</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Criminali de razboi pentru unii, eroi pentru altii.]]></title>
<link>http://monty99.wordpress.com/?p=34</link>
<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 14:52:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>monty99</dc:creator>
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<description><![CDATA[E vorba de Ratko Mladici si Radovan Karadzici. Un american care se ocupa cu chestiile astea, zice ca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>E vorba de Ratko Mladici si Radovan Karadzici. Un american care se ocupa cu chestiile astea, zice ca acestia se afla pe teritoriul Serbiei. Parca ar fi o noutate. Zice doar ca sa se vada ca isi face el treaba.</p>
<p>Oricum nimeni, din fortele mari ale lumii, nu risca sa intre in Serbia, ca sa ii captureze, chiar daca se stie unde se afla acestia. Nimeni nu risca sa aprinda iar conflict in Balcani. Asa ca sunt vorbe aiurea.</p>
<p>Acestia doi vor continua sa fie priviti ca niste eroi de catre populatia sarbeasca,multa vreme de acum in colo. Pentru unii se fac vinovati de genocid si de epurare etnica, pentru altii sunt eroi ai luptei impotriva destramarii tarii si a apararii credintei.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Albania e Croazia nella NATO]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=461</link>
<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 21:27:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Bruxelles, 9 luglio - Albania e Croazia hanno firmato i protocolli di adesione alla NATO in una cer]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/07/albania.jpg"></a><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/07/albania1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-464" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/07/albania1.jpg?w=118" alt="" width="118" height="84" /></a><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/02/nato_flag.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-12" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/02/nato_flag.jpg?w=120" alt="" width="120" height="96" /></a><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/07/croazia.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-463" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/07/croazia.jpg?w=121" alt="" width="121" height="81" /></a></p>
<p>Bruxelles, 9 luglio - Albania e Croazia hanno firmato i protocolli di adesione alla NATO in una cerimonia al quartier generale di Bruxelles. La firma, alla presenza del segretario generale, Jaap de Hoop Scheffer, e dei ministri degli Esteri di Tirana e Zagabria, Lulzim Basha e Gordan Jandrokovic, porta i due Paesi balcanici a un passo dal diventare ufficialmente Paesi membri della NATO.<br />
"E' un risultato storico per questi due Paesi e per l'intera Comunità di nazioni atlantiche", ha dichiarato Scheffer durante la cerimonia, secondo un comunicato dell'Alleanza. Il segretario generale ha sottolineato la grande trasformazione compiuta dai due Paesi, ricordando che "non molto tempo fà" la regione a cui appartengono, i Balcani occidentali, era stata teatro "del primo intervento operativo" della NATO in quello che è stato "il primo grande conflitto sul territorio europeo dalla fine della Seconda guerra mondiale".<br />
L'Alleanza atlantica si appresta così ad espandersi a 28 Paesi, ma la Macedonia - che doveva entrare insieme ad Albania e Croazia - continua ad essere esclusa a causa della disputa sul suo nome ufficiale con la Grecia. Per diventare pienamente operativa, l'adesione dovrà essere ratificata dai parlamenti degli attuali 26 Paesi della NATO, e poi da quelli albanese e croato. L'ultimo passo sarà il deposito degli atti di ratifica presso il Dipartimento di Stato USA, dove è conservato il Trattato di Washington che ha istituito la NATO.<br />
Croazia e Albania erano state invitate ad entrare nell'Alleanza atlantica <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/04/09/a-bucarest-ha-vinto-il-perdente/">all'ultimo summit della NATO, svoltosi a Bucarest dal 2 al 4 aprile</a>.<br />
(APCOM)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Requiem per Sarajevo]]></title>
<link>http://memoriastorica.wordpress.com/?p=289</link>
<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 05:30:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
<guid>http://memoriastorica.it.wordpress.com/2008/07/03/requiem-per-sarajevo/</guid>
<description><![CDATA[
Come definire se non struggente, folle e visionaria la vicenda dalla quale ha preso spunto il giova]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">Come definire se non struggente, folle e visionaria la vicenda dalla quale ha preso spunto il giovane scrittore canadese Steven Galloway per il suo ultimo romanzo? È il <span class="tcorpotesto">1992 e durante i primi mesi del lungo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assedio_di_Sarajevo">assedio di Sarajevo</a> un colpo di mortaio </span>uccide ventidue persone che fanno la coda per <span class="tcorpotesto">acquistare</span> il pane<span class="tcorpotesto">. Dalla sua finestra di casa il violoncellista</span> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vedran_Smailovi%C4%87" target="_blank"><span style="color:#000000;text-decoration:none;">Vedran Smailović</span></a><span class="tcorpotesto"> assiste alla strage. Quasi istintivamente scende in strada, si siede sulla voragine aperta dall’esplosione e inizia a suonare l'Adagio di Albinoni <em>(vedi foto sotto)</em>. Poi ripete il suo insolito concerto per ventidue giorni, sempre alla stessa ora, sotto il tiro dei cecchini, per onorare i morti di una delle tante stragi che Sarajevo sarà costretta a vivere in quasi quattro anni d’assedio. La gente si ferma ad ascoltare le note del violoncellista che per qualche istante, quasi ipnoticamente, riescono ad allontanare la guerra. </span>Steven Galloway ha costruito <em>“Il violoncellista di Sarajevo”</em>, splendido affresco della città nei primi anni ’90, proprio sullo straordinario lirismo di questa storia. Lo scrittore fa parlare i cittadini assediati, che vivono giornalmente la paura degli attacchi dei cecchini, delle granate e dei cannoni dai monti che circondano la città e si muovono a Sarajevo scoprendo angoli e strade che non avevano mai percorso prima.</p>
<p style="text-align:center;margin:0 0 0.0001pt;"><a href="http://memoriastorica.wordpress.com/files/2008/07/cello.jpg"><img class="size-full wp-image-291 aligncenter" src="http://memoriastorica.wordpress.com/files/2008/07/cello.jpg" alt="" width="500" height="337" /></a></p>
<p style="margin:0 0 0.0001pt;"> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Miss Sarajevo]]></title>
<link>http://silviacinus.wordpress.com/?p=18</link>
<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 15:07:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>silviacinus</dc:creator>
<guid>http://silviacinus.it.wordpress.com/2008/06/28/miss-sarajevo/</guid>
<description><![CDATA[
by U2&amp;Pavarotti




» Miss Sarajevo «


Is there a time for keeping a distance
A time to turn]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/1loHeQIU3l4'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/1loHeQIU3l4&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></h3>
<h3 style="text-align:center;">by U2&#38;Pavarotti</h3>
<p style="text-align:center;">
<table class="lati" border="0" cellspacing="4" cellpadding="2" width="100%" align="center">
<tbody>
<tr bgcolor="#bedfff">
<td colspan="2" align="center"><a name="6"></a><strong>» Miss Sarajevo «</strong></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" align="center">Is there a time for keeping a distance<br />
A time to turn your eyes away<br />
Is there a time for keeping your head down<br />
For getting on with your day</p>
<p>Is there a time for kohl and lipstick<br />
A time for cutting hair<br />
Is there a time for high street shopping<br />
To find the right dress to wear</p>
<p>Here she comes<br />
Heads turn around<br />
Here she comes<br />
To take her crown</p>
<p>Is there a time to walk for cover<br />
A time for kiss and tell<br />
Is there a time for different colors<br />
Different names you find it hard to spell</p>
<p>Is there a time for first communion<br />
A time for east 17<br />
Is there a time to turn the mecca<br />
Is there a time to be a beauty queen</p>
<p>Here she comes<br />
Beauty plays the crown<br />
Here she comes<br />
Surreal in her crown</p>
<p>(Pavarotti)<br />
Dici che il fiume<br />
trova la via al mare<br />
E come il fiume<br />
giungerai a me<br />
Oltre i confini<br />
e le terre assetate<br />
Dici che come fiume<br />
come fiume<br />
L'amore giunger<br />
L'amore<br />
E non so pi pregare<br />
E nell'amore non so pi sperare<br />
E quell'amore non so pi aspettare</p>
<p>English translation:</p>
<p>You say that the river<br />
finds the way to the sea<br />
And as the river<br />
you'll come to me<br />
Beyond the borders<br />
and the thirsty lands<br />
You say that as river<br />
As river<br />
Love will come<br />
Love<br />
And I cannot pray anymore<br />
And I cannot hope in love anymore<br />
And I cannot wait for love anymore</p>
<p>(Bono)<br />
Is there a time for tying ribbons<br />
A time for Christmas trees<br />
Is there a time for laying tables<br />
When the night is set to freeze</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
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