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	<title>buio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "buio"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 06:36:17 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Tra santi e falsi dei...]]></title>
<link>http://pianob.wordpress.com/?p=75</link>
<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 09:36:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Rich</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vertigini&#8230;.
&#8230;quella via Irnerio così deserta e fredda, e buia, mi porta indietro nel te]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Vertigini....</p>
<p>...quella via Irnerio così deserta e fredda, e buia, mi porta indietro nel tempo...</p>
<p>...per fortuna esiste il cruise control...che qualche stabilità in più, te la dà.</p>
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<title><![CDATA[Boogeyman 2, Recensione]]></title>
<link>http://horrorblood.wordpress.com/?p=33</link>
<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 12:14:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>horrorblood</dc:creator>
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<description><![CDATA[Boogeyman 2, Il ritorno dell&#8217;uomo nero
Boogeyman 2, Il ritorno dell'uomo nero
Titolo originale]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Boogeyman 2, Il ritorno dell'uomo nero</p>
[caption id="attachment_34" align="aligncenter" width="210" caption="Boogeyman 2, Il ritorno dell\'uomo nero"]<a href="http://horrorblood.wordpress.com/files/2008/07/boogeyman2-locandina.jpg"><img src="http://horrorblood.wordpress.com/files/2008/07/boogeyman2-locandina.jpg?w=210" alt="Boogeyman 2, Il ritorno dell\&#39;uomo nero" width="210" height="300" class="size-medium wp-image-34" /></a>[/caption]
<p>Titolo originale: Boogeyman 2</p>
<p>Regia: Jeff Betancourt</p>
<p>Uscita: 2008</p>
<p>Attori: Danielle Savre, Matthew Cohen, David Gallagher, Mae Whitman, Renée O’Connor, Tobin Bell, Johnny Simmons, Lesli Margherita</p>
<p>Durata: 1h 33m</p>
<p>Nazione: Usa</p>
<p>Reperibilità: Nei cinema</p>
<p>Censura: VM14</p>
<p>Laura Porter è una giovane diciottenne americana afflitta dalla paura per il buio, convinta che in esso si celi l’uomo nero pronto ad uccidere chiunque gli capiti a tiro. La convinzione di Laura dell’esistenza di tale losca figura si fomenta da piccola, quando con suo fratello Henry (più grande di lei di qualche anno), assiste all’assassinio dei loro genitori. Passano gli anni, e la paura dentro di loro s'intensifica, tanto da costringere Henry a farsi internare in una clinica psichiatrica. Una volta uscito avrà risolto la sua ossessione a tal punto da permettergli di recarsi a San Diego per un colloquio lavorativo. Laura decide di seguire le orme del fratello facendosi ospitare nella stessa clinica, per cercare anch’essa di estinguere le proprie paure. Tuttavia, all’ombra del buio qualcuno o qualcosa sta uccidendo i vari pazienti della clinica, non resterà che sopravvivere aggrappati ad un bagliore.<br />
"Boogeyman 2" è il classico “stand alone film”, una di quelle pellicole che riesce a reggersi in piedi da sola senza aver bisogno di vedere il precedente episodio, così come successo per “Halloween 3: Il signore della notte”, dove scompare la figura di Micheal Myers per lasciare spazio a delle strane quanto inquietanti maschere a forma di zucca, le quali una volta indossate uccidono chi le indossa. "Boogeeyman 2" appunto, rispetto al suo predecessore mantiene solo il nome e l’ossessione da parte dei protagonisti per l'oscuro, una paura atavica che si dimostra concreta e feroce nell’uccidere. Tra l’altro in questi due film gli autori sembrano non poter fare a meno di inserire i personaggi di “Settimo cielo”; Barry Watson caratterizzò il primo, David Gallagher il secondo. La qualità è comunque piuttosto scadente nella sua già di per sé precarietà. La pellicola è per il mercato degli adolescenti tra le medie e le prime classi delle superiori, qualsiasi individuo con senso critico sarebbe capace di osservare le limitazioni che lo compongono. La regia è di per sé un prodotto discreto, ma il plot è completamente da dimenticare. Partendo da una linea teorica d’orrore si cerca di far evolvere l’intero girato in un thriller mozzafiato dai continui colpi di scena. Colpi di scena che andranno a caratterizzare gli ultimi dieci minuti, non riuscendo però ad imprimere una sorta di referenziale per cui ricordarsi del film in maniera positiva. Nemmeno la presenza dell’enigmista (Tobin Bell veste i panni dello psichiatra supervisore del gruppo) riesce a conferire un poco di credibilità, il tutto resta sospeso in aria tra il “non è possibile” e il “non ci credo”. Non vengono nemmeno approfonditi aspetti fondamentali, il Dr. Allen (Tobin Bell appunto) dice alla Dr. Ryan che mettere assieme quei soggetti è stato sbagliato, ma non viene spiegato il perché di tale scelta ne quali potessero essere le reali contro-indicazioni. A posteriori è possibile considerare più come un espediente utilizzato dal regista per fuorviare gli spettatori e indurli in una strada errata nella caccia verso l’assassino, che piuttosto di un possibile dialogo parlato con cognizione di causa.<br />
A stupire è infatti la completa diversità dell’elemento trattato tra i due film. Se nel primo la paura è effettivamente tangibile, tanto da venir anche mostrato in faccia quale che poi sarà il mostro, qui viene tutto sintetizzato e ridotto ai minimi termini: l’uomo nero non esiste. Il concetto potrebbe anche essere accettabile ma è insostenibile che un sequel vada a cercare di confutare il suo capostipite, non si assiste ad una sorta di espansione o arricchimento dei contenuti, piuttosto ad una nuova visione. Laura Porter scopre infatti il file di Tim (Barry Watson), e riconosce in egli la costrizione di un mondo fantastico in cui esiste Boogeyman. Criticabile è anche la scelta delle location, viene difficile da realizzare come per una struttura ospitante solo 6-7 elementi ci possano essere decine di camere, ascensori, sotterranei e quant’altro. Il tutto è frutto di una risicata presenza di trama da poter trattare, come una fetta biscottata con poca marmellata sopra, la marmellata è sempre quella, per poter ricoprire l’intera fetta bisogna spalmare ben benino la poca marmellata, nulla importa se il risultato sarà un lavoro fatto “alla buona”. E’ possibile ipotizzare che se non si fosse tentato di imporre una sferzata psicologica alla pellicola, il risultato sarebbe potuto essere sicuramente maggiormente apprezzabile. Tutto quello che si presenta è invece un banale tentativo di spiegare una fobia con pochi mezzi e ancor meno inventiva. Il finale rappresenta l’apogeo dell’inutilità costruttiva di una trama, la sconessione tra i vari avvenimenti, lo spiazzare lo spettatore a tutti i costi.</p>
<p>4/10</p>
<p>Dennis Trotta</p>
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