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	<title>carlo-goldoni &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/carlo-goldoni/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "carlo-goldoni"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 03:06:40 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[#50]]></title>
<link>http://quoteshunter.wordpress.com/?p=59</link>
<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 19:10:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sweetalexiel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il mondo è un bel libro, ma poco serve a chi non lo sa leggere.
Carlo Goldoni
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo è un bel libro, ma poco serve a chi non lo sa leggere.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Carlo Goldoni</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Frases de Sempre]]></title>
<link>http://oslivrosqueninguemquisdaraler.wordpress.com/?p=149</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 21:15:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>soniapessoa</dc:creator>
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<description><![CDATA[
&#8220;O mundo é um belo livro, mas com pouca utilidade para quem não sabe ler&#8221;
Carlo Goldo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em></em></p>
<p>"O mundo é um belo livro, mas com pouca utilidade para quem não sabe ler"</p>
<p>Carlo Goldoni</p>
<p><img style="display:block;cursor:pointer;text-align:center;margin:0 auto 10px;" src="http://noite.do.sapo.pt/uploaded_images/night62-718650.jpg" border="0" alt="" width="391" height="326" /></p>
<p>Louis Armstrong (clicar em baixo)                                                         <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vnRqYMTpXHc">http://www.youtube.com/watch?v=vnRqYMTpXHc</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I due gemelli veneziani]]></title>
<link>http://latinaeventi.wordpress.com/?p=140</link>
<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 10:07:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>latinaeventi</dc:creator>
<guid>http://latinaeventi.wordpress.com/?p=140</guid>
<description><![CDATA[Sabato 5 aprile, alle 21.00, e domenica 6 aprile, alle 17.30, andrà in scena, sul palcoscenico del ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>Sabato 5 aprile, alle 21.00, e domenica 6 aprile, alle 17.30, andrà in scena, sul palcoscenico del Teatro D’Annunzio, lo spettacolo <em>I due gemelli veneziani</em> di Carlo Goldoni, interpretato da Massimo Dapporto e diretto da Antonio Calenda.</strong></p>
<p align="center"><strong></strong></p>
<p align="center"><strong><img src="http://latinaeventi.wordpress.com/files/2008/03/gemelliveneziani01.jpg" alt="gemelli veneziani1" /></strong></p>
<p align="center"><strong></strong></p>
<p align="center">
<p align="justify"><strong></strong></p>
<p align="justify"><em> Separati dall’infanzia, i due gemelli, Zanetto e Tonino, non sono a conoscenza l’uno dell’esistenza dell’altro: il destino li conduce improvvisamente nella stessa città. Il primo è ricco e un po’ lento, il secondo scaltro e poverissimo. Impossibile per chi li circonda (servi, amici, fidanzate) non confonderli e scambiarli dando vita a un turbinio di equivoci, rivelazioni, follie. Un capolavoro della scrittura comica, l’eccezionale virtuosismo sul classico tema dello sdoppiamento, l’incanto del gioco teatrale dei simili e degli opposti. Carlo Goldoni porta a livelli altissimi il teatro comico: lo fa usando le tecniche della drammaturgia settecentesca e la sapienza scenica di chi il teatro lo scrive ma sa anche “farlo”, di chi impone agli attori una parte, ma solo dopo averla costruita sulle loro personali potenzialità e inclinazioni. </em></p>
<p align="justify"><em></em></p>
<p align="justify">Sul palco, oltre a Massimo Dapporto, Alessandra Raichi, Giovanna Centamore, Osvaldo Ruggeri, Francesco Gusmitta, Umberto Bortolani, Marianna de Pinto, Carlo Ragone, Felice Casciano, Adriano Braidotti, Lamberto Consani. Le scene sono di Pier Paolo Bisleri, i costumi di Elena Mannini, le musiche di Germano Mazzocchetti, le luci di Sergio Rossi.</p>
<p align="justify"><span style="text-decoration:underline;">Prezzo dei biglietti: 25 euro per il I settore di platea (ridotto 23), 22 euro per il II settore di platea (ridotto 20) e 20 euro per i palchi (ridotto 17); 20 euro per il I settore di galleria (ridotto 18), 18 per il II settore di galleria (ridotto 16) e 16 per i palchi (ridotto 14). Per ulteriori informazioni: 0773.652642 - 0773.652637.</span></p>
<p align="justify">
<p align="center"><img src="http://latinaeventi.wordpress.com/files/2008/03/gemelliveneziani02.jpg" alt="gemelli veneziani2" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'amore infelice di Leonardo]]></title>
<link>http://culturaitalia.wordpress.com/?p=89</link>
<pubDate>Sat, 16 Feb 2008 10:52:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Danilo Ruocco</dc:creator>
<guid>http://culturaitalia.wordpress.com/?p=89</guid>
<description><![CDATA[
&#8220;Vi amo troppo e voi mi amate pochissimo&#8221; tale è la considerazione che Leonardo rivolg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://culturaitalia.wordpress.com/files/2008/02/servillo_trilogia.jpg" title="Toni Servillo"><img src="http://culturaitalia.wordpress.com/files/2008/02/servillo_trilogia.jpg" alt="Toni Servillo" align="top" border="1" hspace="2" vspace="2" /></a><font face="verdana" size="4"></font></p>
<p align="justify"><font face="verdana" size="4">"Vi amo troppo e voi mi amate pochissimo" tale è la considerazione che Leonardo rivolge a Giacinta, sua futura sposa al calar del sipario sul primo tempo della <i><b>Trilogia della Villeggiatura</b></i> di <b>Carlo Goldoni</b> per la regia di <b>Toni Servillo</b>. Una frase che dà la dimensione della tragedia personale di Leonardo: consapevole di amare una ragazza che non lo ama, ma spinto dall'amore che prova per lei a sposarla e a esserne geloso. La regia di Servillo, infatti, mette in rilievo proprio l'amore infelice di Leonardo. Lo fa mettendo in posizione di preminenza (il calar del sipario) la battuta riportata e lo fa dando una rilevanza assoluta alla fisicità: a differenza di quanto si è soliti vedere nelle commedie goldoniane, infatti, gli attori della compagnia di Servillo si toccano, si abbracciano o si tengono a distanza. Giacinta accarezza (sensualmente) l'uomo di cui è innamorata (Gugliemo) e tiene a debita distanza l'uomo che diventerà suo marito. Il corpo - a differenza delle parole - non mente: Giacinta, infatti, dichiara verbalmente di amare Leonardo, ma con il linguaggio non verbale lo rifiuta, mentre accoglie Guglielmo che respinge a parole. Giacinta è frigida con Leonardo ma passionale con Gugliemo. Entrambi la amano ed entrambi sono destinati all'infelicità per causa sua: ella, infatti, sceglie di sposarsi con Leonardo perché più che l'amore è bene seguire le regole imposte dalle convenienze sociali. Giacinta, insomma, nella regia di Servillo, diventa una ragazza, tutto sommato, odiosa e scioccamente razionale (la mente prima del cuore, questo potrebbe essere il suo motto).</font></p>
<p align="justify"><a href="http://culturaitalia.wordpress.com/files/2008/02/servillo-pedrazzi_trilogia.jpg" title="Toni Servillo e Betti Pedrazzi"><img src="http://culturaitalia.wordpress.com/files/2008/02/servillo-pedrazzi_trilogia.jpg" alt="Toni Servillo e Betti Pedrazzi" align="top" border="1" hspace="2" vspace="2" /></a><font face="verdana" size="4"></font></p>
<p align="justify"><font face="verdana" size="4">Una regia, quella di Servillo, raffinata, colta ed elegante, supportata da costumi bellissimi (di <b>Ortensia De Francesco</b>) e da scene altrettanto belle (di <b>Carlo Sala</b>). La recitazione imposta agli attori va brevemente analizzata: i ragazzi sono apparsi convincenti, mentre le ragazze no. <b>Anna Della Rosa</b> nel ruolo di Giacinta è apparsa distante, razionale e isterica. Una chiave di lettura del suo personaggio, indubbiamente, ma non è stato del tutto convincente il modo dell'attrice di realizzarla. In altre parole, Anna Della Rosa è apparsa falsa. Anche <b>Eva Cambiale</b> (Vittoria) ha tenuto una recitazione troppo sopra le righe, costantemente isterica. Buone, invece, le prove di <b>Andrea Renzi</b> (un Leonardo a tratti infantile, a tratti consapevole) e <b>Tommaso Ragno</b> (un Gugliemo a volte comico per la sua serietà e compostezza). Ottima l'interpretazione di <b>Betti Pedrazzi</b> (Sabina volitiva e comicamente sensuale) e quella di <b>Paolo Graziosi </b>(un tenero e svagato Filippo). Di livello superiore quella di <b>Toni Servillo</b> (un Ferdinando affettato, effeminato e cicisbeo).<br />
Spettacolo da non mancare.</font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Una "Trilogia della villeggiatura" un po' troppo frettolosa]]></title>
<link>http://erdos.wordpress.com/2008/02/02/una-trilogia-della-villeggiatura-un-po-troppo-frettolosa/</link>
<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 12:05:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mirko Di Martino</dc:creator>
<guid>http://erdos.wordpress.com/2008/02/02/una-trilogia-della-villeggiatura-un-po-troppo-frettolosa/</guid>
<description><![CDATA[La “Trilogia della villeggiatura” di Carlo Goldoni è uno spettacolo che evoca ricordi di grande]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bp1.blogger.com/_ImfhnAuaZFM/R6RZphPJRMI/AAAAAAAAANQ/2zcIS_eWgYQ/s1600-h/Trilogia_villeggiatura_3.jpg"><img src="http://bp1.blogger.com/_ImfhnAuaZFM/R6RZphPJRMI/AAAAAAAAANQ/2zcIS_eWgYQ/s200/Trilogia_villeggiatura_3.jpg" style="float:left;cursor:pointer;margin:0 10px 10px 0;" border="0" /></a>La “Trilogia della villeggiatura” di Carlo Goldoni è uno spettacolo che evoca ricordi di grande suggestione legati a registi che nell’immaginario teatrale italiano occupano, ormai, lo spazio del mito: basti citare, per tutti, la memorabile edizione di Giorgio Strehler del 1954, una versione della durata di quasi cinque ore.</p>
<p class="MsoNormal"><b>Toni Servillo</b>, regista di questo nuovo allestimento prodotto dal Piccolo di Milano e andato in scena al <span style="font-weight:bold;">Teatro Gesualdo sabato 19 e domenica 20 gennaio 2008</span>, pur riconoscendo i debiti a Strehler (e come non farlo?) sceglie poi di allontanarsene puntando sulla semplificazione dell’intreccio e riducendo la durata complessiva dello spettacolo a circa tre ore.</p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-weight:bold;">E, sia detto subito, credo sia proprio questo il limite maggiore di uno spettacolo certamente di grande qualità, ma non del tutto riuscito. </span>La “Trilogia” non nasce come un testo unico: le tre commedie che la compongono (“Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura, il ritorno dalla villeggiatura”) andarono in scena nel 1761 in periodi successivi, anche se ravvicinati. Goldoni le scrisse partendo da un’idea di base unica ma preoccupandosi di fare in modo che ogni spettacolo potesse essere visto in maniera autonoma. Da quel grande scrittore che era, Goldoni sperimentò una forma “seriale” di teatro che gli permise di seguire l’evoluzione dei suoi personaggi sulla lunga durata, analizzando motivazioni e comportamenti, caratteri e princìpi, vizi e virtù di una certa società mercantile del settecento.</p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-weight:bold;">Nello spettacolo di Servillo, però, questa ampiezza e sottigliezza di analisi emergono solo a tratti, più nelle singole scene che nell’insieme dell’opera, più nell’interpretazione degli attori che nello sviluppo drammaturgico, che anzi a volte risulta piuttosto forzato e frettoloso.</span><span><span style="font-weight:bold;">  </span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-weight:bold;">In compenso lo spettacolo è molto gradevole, scorre con linearità e piacevolezza dall’inizio alla fine, anche se con ritmi di recitazione fin troppo alti.</span></p>
<p class="MsoNormal">Ed è un piacere riscoprire, ancora una volta, quanto i classici possano continuare ad essere attuali: i personaggi di Goldoni sono patetici nella loro ansia di apparire e irritanti nella loro capacità di autodistruggersi pur di non rinunciare alla villeggiatura, simbolo di un benessere che va esibito ad ogni costo in una società che impone stili di vita e regole. Anche, e soprattutto, all’amore.</p>
<p class="MsoNormal">Tutti molto bravi gli attori, da <b>Anna Della Rosa</b> (Giacinta) a <b>Andrea Renzi</b> (Leonardo), dalla giovane <b>Eva Cambiale</b> (Vittoria) allo stesso Toni Servillo, un simpaticissimo Fernando, disteso su una sedia sdraio nell’assolata campagna toscana, con un enorme sole giallo in un cielo di un opprimente rosa pallido, quasi a sottolineare il peso di una vacanza che della vacanza non ha più nulla.</p>
<p style="text-align:right;" class="MsoNormal"><span style="font-style:italic;">Mirko Di Martino</span></p>
<p>  <a href="http://www.teatrocarlogesualdo.eu/"><span style="font-weight:bold;">Teatro Gesualdo</span></a> <span style="font-weight:bold;">Avellino</span></p>
<p>Sabato 19 e domenica 20 gennaio 2008</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.corriereirpinia.it/">Il Corriere dell'Irpinia</a> del 23 gennaio 2008</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arlequín, servidor de dos patrones: más clásico y mejor]]></title>
<link>http://sophienews.wordpress.com/2008/01/19/arlequin-servidor-de-dos-patrones-mas-clasico-y-mejor/</link>
<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 23:22:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>sophienews</dc:creator>
<guid>http://sophienews.wordpress.com/2008/01/19/arlequin-servidor-de-dos-patrones-mas-clasico-y-mejor/</guid>
<description><![CDATA[No terminamos de celebrar un espectáculo y aparece otro. El Festival Santiago a Mil se tomó en ser]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img border="0" align="left" width="200" src="http://www.lanacion.cl/prontus_noticias_v2/site/artic/20080118/imag/FOTO_0120080118190529.jpg" height="150" />No terminamos de celebrar un espectáculo y aparece otro. El Festival Santiago a Mil se tomó en serio esto de “lo bueno, mucho” y de expandirse a regiones. La noche del viernes Goran Bregovic con su “Orquesta para bodas y funerales” desbordó la Playa Chica de Cartagena y mañana un clásico del teatro italiano, “Arlequín, servidor de dos patrones” se verá por primera vez en el Parque Aconcagua de Quillota, completamente gratis.</strong></em></p>
<p>(Fuente: La Nación)</p>
<p>“Arlequín, servidor de dos patrones” es una comedia escrita en 1747 por Carlo Goldoni, seis décadas de montajes. La versión que será presentada en Chile por Ferruccio Soleri con la compañía Piccolo Teatro di Milano, es de Giorgio Strehler (1921-1997), quien retoma características originales de la obra: gran teatralidad, hilarantes equívocos, alta destreza física, música y canto, con toda la fuerza y transparencia del teatro popular y callejero del siglo XVIII.</p>
<p>Arlequín es representado por el actor Ferruccio Soleri, de 78 años, quien además de demostrar gran destreza física, aporta su genialidad y trabajo, haciendo que el personaje crezca aún más. <!--more--></p>
<p>El Piccolo Teatro di Milano fue fundado en Milán en 1947 por Paolo Grassi y Giorgio Strehler y como compañía son la primera organización estable de la escena italiana. Desde el inicio el objetivo fue constituir un teatro popular e ideológicamente opuesto al movimiento fascista de la época y por eso innovaron en el repertorio y en el estilo de interpretación.</p>
<p>“Arlequín, servidor de dos patrones”, en al versión de Carlo Goldoni es parte de la tradición de la Commedia dell Arte Italiana, es un género teatral que surgió entre los siglos XVI y XVII, en el que se incorporaron elementos para caracterizar a cada personaje junto a máscaras, generalmente hechas de cuero y llevadas por los personajes masculinos, que cubrían la mitad del rostro.</p>
<p>Los actores llevaban a escena historias cotidianas donde la actuación, la acrobacia y la música se fundían en una mixtura cargada de improvisación y talento propio. Mucho de esta tradición estará el Arlequín que veremos en Chile.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[In scena ad Avellino la Trilogia della villeggiatura]]></title>
<link>http://erdos.wordpress.com/2008/01/17/in-scena-ad-avellino-la-trilogia-della-villeggiatura/</link>
<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 15:59:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mirko Di Martino</dc:creator>
<guid>http://erdos.wordpress.com/2008/01/17/in-scena-ad-avellino-la-trilogia-della-villeggiatura/</guid>
<description><![CDATA[
Comunicato stampa
Sabato 19 gennaio, alle 21, e domenica 20 alle 18,30, al Teatro Gesualdo sarà di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bp3.blogger.com/_ImfhnAuaZFM/R495wmGQSsI/AAAAAAAAAL4/LOmGU_2DVXY/s1600-h/Trilogia_servillo.jpg"><img src="http://bp3.blogger.com/_ImfhnAuaZFM/R495wmGQSsI/AAAAAAAAAL4/LOmGU_2DVXY/s200/Trilogia_servillo.jpg" style="float:left;cursor:pointer;margin:0 10px 10px 0;" border="0" /></a><br />
Comunicato stampa</p>
<p><b><span style="font-weight:bold;">Sabato </span><span style="font-weight:bold;">19 gennaio, alle 21, e domenica 20 alle 18,30, al Teatro Gesualdo sarà di scena Toni Servillo con “</span><span style="font-style:italic;font-weight:bold;">La trilogia della villeggiatura</span><span style="font-weight:bold;">”. </span></b></p>
<p>Tra i massimi capolavori della maturità goldoniana, <span style="font-style:italic;">La trilogia della villeggiatura</span> è anche una macchina teatrale di eccezionale ampiezza e complessità. <span style="font-weight:bold;"><b>Toni Servillo affronta Goldoni nell’anno del terzo centenario della nascita</b> </span>e lo confronta con Eduardo, autore molto caro e ben frequentato dal regista campano, di cui ha recentemente messo in scena Sabato, domenica e lunedì.</p>
<p>A oltre mezzo secolo dalla messa in scena di <span style="font-weight:bold;">Giorgio Strehler</span> (La Trilogia andò in scena al Piccolo il 23 novembre 1954) i tre testi <span style="font-style:italic;">Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura e Il ritorno dalla villeggiatura</span>, concepiti da Goldoni come un’unica opera, rivivono in uno stesso spettacolo con questo <b><span style="font-weight:bold;">nuovo, originalissimo, allestimento che rappresenta un affresco “a puntate” della società settecentesca.</span></b> Una folla di personaggi anima la scena tra l’ostentazione del lusso, la volontà di apparire, le difficoltà economiche e i contrasti del cuore.</p>
<p>La compagnia della Trilogia riunisce attori di provenienze geografiche e generazioni diverse, molti dei quali sono giovani formati con un lavoro “sul campo” nello spirito del gruppo di Teatri Uniti, da sempre luogo aperto di scambio culturale e di formazione alla scena. Nello spettacolo, con Toni Servillo, che firma adattamento e regia, sono in scena <b>A<span style="font-weight:bold;">ndrea Renzi, Francesco Paglino, Rocco Giordano, Eva Cambiale, Salvatore Cantalupo, Tommaso Ragno, Paolo Graziosi, Anna Della Rosa, Chiara Baffi, Gigio Morra, Betti Pedrazzi, Giulia Pica, Marco D’Amore, Mariella Lo Sardo</span></b>. Le scene sono di <span style="font-weight:bold;">Carlo Sala</span>, i costumi di <span style="font-weight:bold;">Ortensia De Francesco</span>, il suono di <span style="font-weight:bold;">Daghi Rondanini</span>, il disegno luci (realizzato da Lucio Sabatino) è di <span style="font-weight:bold;">Pasquale Mari</span>.</p>
<p>Che interpreti il furbo servo Dubois di Marivaux o il geloso Peppino di Eduardo, o, al cinema, l’indimenticabile Titta Di Girolamo delle Conseguenze dell’amore, Toni Servillo è un artista che imprime ad ogni interpretazione e regia un tocco inconfondibile.</p>
<p><span style="font-weight:bold;"><b>La Trilogia racconta una vacanza dalla vita che si rivela essere nient’altro che il contenitore di tutto l’orrore, le noie e le isterie della vita stessa.</b> </span>Ma racconta anche qualcosa di più terribilmente contemporaneo: il desiderio di esserci piuttosto che di essere. Il risultato finale è una malinconia infinita, perché ciascuno si ritrova davanti a una parete grigia e dietro quella parete grigia c’è un inesorabile temporale.</p>
<p><b><span style="font-weight:bold;font-style:italic;">Note di regia:</span></b></p>
<p><b>“<span style="font-weight:bold;">Ciò che conquista della Trilogia della Villeggiatura è la sua assoluta originalità, la sua perfetta architettura teatrale”</span></b>, spiega Toni Servillo. “Sotto i nostri occhi, nello svolgimento delle tre commedie, assistiamo, come se si trattasse di un romanzo, alla trasformazione dei personaggi in persone i cui destini, le cui emozioni, ci riguardano e ci toccano profondamente. Questa trasformazione è visibile soprattutto in Giacinta, che sembra sottrarsi alla propria rappresentazione per rivolgersi, nei suoi monologhi, direttamente al pubblico, alla vita”.</p>
<p>I personaggi che via via incontriamo sembrano raccontarci un oggi animato dalla necessità di esserci piuttosto che di essere, da una ricerca ostinata e nevrotica della felicità, dall’incapacità di intravedere, all’orizzonte, novità che sostituiscano le abitudini. Goldoni ci offre un’analisi lucida e cruda di questo mondo, che è anche il nostro. Un mondo”, conclude il regista, “in cui i sentimenti e i destini sono spesso trattati con fredda aridità, alla stregua di una partita doppia”.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il potere alimenta se stesso: Il Feudatario]]></title>
<link>http://erdos.wordpress.com/2007/12/28/il-potere-alimenta-se-stesso-il-feudatario/</link>
<pubDate>Fri, 28 Dec 2007 10:40:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mirko Di Martino</dc:creator>
<guid>http://erdos.wordpress.com/2007/12/28/il-potere-alimenta-se-stesso-il-feudatario/</guid>
<description><![CDATA[Il meccanismo della commedia classica prevede che un qualche imprevisto intervenga a rompere la situ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bp3.blogger.com/_ImfhnAuaZFM/R3TTVWGQSfI/AAAAAAAAAKQ/wI1keQ8Bv1Y/s1600-h/feudatario-michelangelo-dalisi.jpg"><img border="0" src="http://bp3.blogger.com/_ImfhnAuaZFM/R3TTVWGQSfI/AAAAAAAAAKQ/wI1keQ8Bv1Y/s200/feudatario-michelangelo-dalisi.jpg" style="float:left;cursor:hand;margin:0 10px 10px 0;" /></a>Il meccanismo della commedia classica prevede che un qualche imprevisto intervenga a rompere la situazione di iniziale equilibrio che poi, alla fine, verrà ricomposta nel migliore dei modi secondo la formula del “tutto è bene quel che finisce bene”.</p>
<p><strong>Letizia Russo</strong>, in questa <strong>singolare riscrittura del <em>Feudatario</em> di Goldoni</strong>, reinterpreta la formula a modo suo, lasciando inalterata la struttura dell’opera ma riempiendola di un contenuto che è esattamente opposto al suo significato originale.</p>
<p>L’ordine iniziale si ricompone, è vero, ma è un ordine che i personaggi subiscono senza scegliere, incapaci come sono di uscire dai ruoli che ciascuno di essi deve giocare fino in fondo. <strong>Attraverso le loro azioni si esprime la necessità del potere che non fa altro che alimentare se stesso: il denaro, la proprietà, la terra, tutto ciò che i personaggi chiamano semplicemente con il nome di “merda”, è il centro a cui tutto tende e tutto ritorna</strong>. Qualcuno si sente a suo agio, qualcun altro no, ma il risultato è lo stesso. Perfino i contadini-scagnozzi imparano ben presto che comandare o ubbidire, a conti fatti, è un po’ la stessa cosa. E anche l’amore, in fondo, è solo un’altra faccia del potere, una proprietà come un’altra.</p>
<p><strong>Il fascino dello spettacolo è proprio in questo gioco di specchi, in questo suo essere una sorta di “lato nascosto della luna”:</strong> anche nel <em>Feudatario </em>originale, in fondo, si parla delle stesse cose, ma lì le parole mascherano la realtà: il sesso diventa amore e il potere giustizia. Convincono meno, invece, nello spettacolo, alcune altre scelte che appaiono piuttosto gratuite, una sorta di concessione a certi stereotipi della contemporaneità come, ad esempio, l’amore incestuoso tra madre e figlio.</p>
<p>La lingua di Letizia Russo è incisiva ed efficace, anche se spesso troppo compiaciuta nel ricercare la disarticolazione ad ogni costo. <strong>Pierpaolo Sepe</strong> guida con sicurezza gli attori verso una recitazione piena di ritmo ma distaccata, fredda, con le battute che vengono rilanciate l’una addosso all’altra come rasoiate. La sua regia, spingendo sul pedale del grottesco a volte in maniera un po’ schematica, offre alcune idee di forte impatto visivo, costruendo in particolare un finale di inquietante bellezza.</p>
<p>Tutti molto bravi gli attori ma, in particolare, colpiscono il Pantalone di <strong>Gino Curcione</strong>, un amministratore cinico e astuto, la Beatrice di <strong>Monica Piseddu</strong>, simbolo stesso del potere che non ammette alcun ostacolo lungo il suo cammino, e il Nardo di <strong>Diego Sepe</strong>, simpaticissimo guappo che, in compagnia dei suoi ridicoli compari, si aggira come un clown in un mondo di cui fatica a capire le regole.</p>
<address><a target="_blank" href="http://www.nuovoteatronuovo.it">Teatro Nuovo</a></address>
<address>Napoli</address>
<address>Dal 25/12/07  al 6/1/08</address>
<address></address>
<h4>  </h4>
<h4>Pubblicato su <a href="http://www.teatroteatro.it/">www.teatroteatro.it</a></h4>
<h5><a target="_blank" href="http://www.teatroteatro.it/scheda.asp?idscheda=1288://">Vedi la scheda</a></h5>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scorci di Settecento, per strada e a teatro]]></title>
<link>http://circospetto.wordpress.com/2007/12/15/scorci-di-settecento-per-strada-e-a-teatro/</link>
<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 23:24:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>piazzamanin</dc:creator>
<guid>http://circospetto.wordpress.com/2007/12/15/scorci-di-settecento-per-strada-e-a-teatro/</guid>
<description><![CDATA[
Chi passa davanti a una filiale della Banca Carige può entrare a vedere se riesce a trovare ancora]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://circospetto.wordpress.com/files/2007/12/nunziata_02.jpg" alt="Piazza della Nunziata, dettaglio di una stampa settecentesca" /></p>
<p>Chi passa davanti a una filiale della <a href="http://www.carige.it/" target="_blank">Banca Carige</a> può entrare a vedere se riesce a trovare ancora una copia dell'ultimo numero della sua rivista istituzionale, <em>La Casana</em>, da quarantanove anni omaggio della ditta. Al suo interno, insieme con un bel ritratto dell'architetto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gino_Copped%C3%A8" target="_blank">Gino Coppedè</a> – autore, tra l'altro, del Castello Mackenzie – si trova un articolo di Vezio Melegari dedicato alla sosta "lietamente fatale" di un ventinovenne <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Goldoni" target="_blank">Carlo Goldoni</a> nella Genova del Settecento e che riporta brani delle sue <em>Memorie</em>.</p>
<blockquote><p>Il direttore e io avevamo alloggio in una casa attigua al teatro. Avevo visto alle finestre dirimpetto alle mie una giovane che mi pareva bellina e avevo voglia di conoscerla. Un giorno che era sola la salutai teneramente; lei mi fece una riverenza e scomparve subito, né più si lasciò vedere. Eccomi punto dalla curiosità e nell'amor proprio cerco di sapere chi sta nella casa dirimpetto al mio alloggio: è il signor Conio, notaio del collegio di Genova, uno dei quattro deputati al Banco di San Giorgio.</p></blockquote>
<p>Un paio di mesi dopo viene celebrato il matrimonio e chi ha voglia di andare a cercare il luogo dell'incontro può trovarlo dalle parti di via Balbi. Il teatro di cui parla Goldoni, quello in cui recitava la sua compagnia, è il Teatro del Falcone, andato distrutto durante l'ultima guerra e da poco ristrutturato come spazio espositivo. Si trova in uno dei cortili di Palazzo Reale e, in fondo al caruggio tra questo e uno dei palazzi dell'università, una lapide su un muro ricorda quel lontano incontro citato nelle <em>Memorie</em> del commediografo.</p>
<p>Fino a domenica si può continuare con questo momento settecentesco-goldoniano con <a href="http://www.teatrostabilegenova.it/t_Spettacolo.asp?idSpettacolo=446&#38;itemID=2&#38;livello=1&#38;label=cartellone" target="_blank"><em>Il teatro comico</em></a>, in scena al <a href="http://www.teatrostabilegenova.it/home.asp" target="_blank">Teatro della Corte</a>, un moderno esempio di "teatro nel teatro", la prima delle sedici nuove commedie promesse all'impresario Gerolamo Medebach per il 1750, la "commedia-manifesto" della sua riforma teatrale. Lo spettacolo è messo in scena dalla compagnia del <a href="http://www.teatro-bolzano.it/" target="_blank">Teatro Stabile di Bolzano</a> e nel presentarlo alla Biennale di Venezia, il regista Marco Bernardi scriveva:</p>
<blockquote><p>Se avessi la bacchetta magica porterei con me lo spettatore su una nave che viaggi nel tempo fino alla sera del 5 ottobre 1750, al Teatro S. Angelo, nell’attimo in cui si apre il sipario su "Il Teatro comico". Pensate quale doveva essere la tensione degli attori alle prese con uno spettacolo in cui interpretavano se stessi e l’essenza stessa del proprio destino artistico e professionale! Non avendo la bacchetta magica ho cercato di ricostruire quel clima di attesa, quel fervore che si crea in una compagnia quando c’è la sensazione di fare qualcosa di nuovo, di veramente importante, che cambierà le loro vite.</p></blockquote>
<p><img src="http://circospetto.wordpress.com/files/2007/12/teatrocomicobolzano.jpg" alt="Il Teatro comico, Teatro stabile di Bolzano" /></p>
<p><font size="-2"><em>Nelle immagini: un dettaglio di una stampa settecentesca, collezione Carige, e  gli attori della compagnia del Teatro Stabile di Bolzano.</em></font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[VCA Drama :: The Venetian Twins]]></title>
<link>http://coloursofbohemia.wordpress.com/?p=122</link>
<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 16:57:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>coloursofbohemia</dc:creator>
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<description><![CDATA[The magic of theatre happens both onstage and within the audience.
It is when the action being prese]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>The magic of theatre happens both onstage and within the audience.</p>
<p>It is when the action being presented is so enthralling, no matter how ridiculous or over-the-top, that the energy between the audience and cast members is one of responsiveness and appreciation. Theatre as a form of entertainment – a way to lose yourself in the melodrama of other people’s<br />
lives – is a shared experience. The farcical presentation of the characters can make you glad that your life is, well, plain in comparison.</p>
<p>The Victorian College of the Arts Drama School’s season of Carlo Goldoni's The Venetian Twins, part of their comedy series Give 'Em Enough Rope, is an energetic piece in the Comeddia dell'Arte style.</p>
<p>It’s initially confusing because the actors, who are pretending to be Italians, are putting on British accents. Moreover, the translation of an Italian play originally written in 1747 is sometimes awkward by using out-dated words such as ‘blockhead’, ‘clod’ and ‘oaf’. Nevertheless, as the play progresses you warm up to the characters, their complicated love stories, bawdy insults and melodramatic tendencies.</p>
<p>The play centres around Zanetto (Brendan McCallum), a rustic nobleman who has come to Verona to marry Rosaura (Celia Mitchell). Unknowingly his twin brother, the much more refined Tonino (Cameron Moore), is also in town looking for his true love Beatrice (Meredith Penman). The brothers have not seen each other for years and their startling resemblance causes an array of misdirected love declarations, dramatic outbursts and duel challenges.</p>
<p>The cast do a great job creating characters full of flaws and personality quirks, which makes them endearing to watch and heartening not to know in real life. Audience favourites include the sleazy Pancrazio (Tim Ross), Penman as the lovestruck Beatrice, whiny Florindo (Tim Potter) and the puntzy Lelio (Ben Pfeiffer).</p>
<p>Director Gary Down wrote the following in the programme: “I would have loved to have had an endless budget, but watching this cast of actors doing what they do on a minimal set, convinces me that "bells and whistles" do not necessarily make for an exciting night in the theatre. Good acting does.”</p>
<p>As an audience member, the vibrant action and sustained focus of the cast, coupled with colourful costumes and a witty script, made you unaware of The Venetian Twins' supposedly minimal budget. The play is professional, fast-paced and delightful, making you forgive Goldoni’s misogynist undertones and ostentatious characters. If you’re looking for a night of farcical fun, look no further.</p>
<p><em>:: The Venetian Twins at the Grant Street Theatre, VCA, Southbank from 24 August - 3 September 2007.</em></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[IL VENTAGLIO DE GOLDONI AL TNC]]></title>
<link>http://ximo.wordpress.com/2007/06/30/il-ventaglio-de-goldoni-al-tnc/</link>
<pubDate>Fri, 29 Jun 2007 22:30:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>ximo</dc:creator>
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<description><![CDATA[ El Teatre Nacional de Catalunya tanca la temporada 2006-2007, amb quatre funcions úniques i estel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img border="0" align="left" width="125" src="http://www.dissenygrafic.org/img/tnc.jpg" hspace="2" height="94" /> El <strong><font color="#ff0000">T</font></strong>eatre <font color="#ff0000"><strong>N</strong></font>acional de <font color="#ff0000"><strong>C</strong></font>atalunya tanca la temporada 2006-2007, amb quatre funcions úniques i estel·lars, per una companyia invitada i amb una comèdia extraordinària, d'un comediògraf de referència.</p>
<p style="text-align:center;"><img border="0" width="400" src="http://ximo.wordpress.com/files/2007/06/il_ventaglio_1182194591.jpg" alt="Il Ventaglio - Goldoni - Piccolo" height="280" /></p>
<p align="center"><span style="font-size:8pt;font-family:Georgia;"><strong>Massimo De Francovich</strong></span></p>
<p><strong>Il ventaglio</strong> de <strong>Goldoni</strong> es presenta per quatre dies al <strong>TNC</strong> per tancar la temporada teatral.</p>
<p>L'esdeveniment és important doncs aquestes quatre úniques representacions ens les ofereix el mític <a href="http://www.piccoloteatro.org/"><strong>Piccolo Teatro di Milano </strong></a>sota la direcció de Luca Ronconi, dins les celebracions dels 300 anys del naixement de <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Carlo_Goldoni"><strong>Carlo Goldoni</strong></a> i del <strong>60è aniversari</strong> de la fundació del <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piccolo_Teatro_di_Milano">Piccolo</a></strong>.</p>
<p><img border="0" width="400" src="http://ximo.wordpress.com/files/2007/06/il_ventaglio_1182194598.jpg" alt="Il Ventaglio de Goldoni (Piccolo)" height="280" /></p>
<p align="center"><span style="font-size:8pt;font-family:Georgia;"><strong>Simone Toni (Crespino, el sabater)</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;">Deliciós espectacle el que ens ha ofert el<strong> Piccolo</strong>. Magistral direcció del gran<strong> Luca Ronconi</strong> i magistral interpretació de tots i cadascun dels membres de la magnífica companyia.</span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;"></span><span style="font-family:Georgia;">Un joc escènic milimétricament treballat on és tan important el text com la gestualitat dels actors. Hi havia moments que el constant moviment gestual semblava una coreografia perfectament assemblada amb l'acció i el text. Quina absoluta sapiència escènica la de<strong> Ronconi</strong> i quina lliçó magistral de teatre, ben fet i ben dit.</span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;"></span><span style="font-family:Georgia;">Podria tan sols posar un únic retret en una actuació de cabdal importància en la trama,  per be què secundaria. A la senyora <strong>Giulia Lazzarini</strong>, que actua estupendament, li manca una presència vocal, que amb la crec jo que volguda, segurament per <strong>Ronconi</strong>, reducció del volum sonor d'aquest personatge, per tal de marcar més el caràcter senyorívol i aristocràtic, ha fet que la seva veu i per tan, la seva presència en escena, es perdés a la sala gran del TNC, que ja sabem que no és un prodigi d'acústica, però mentre que als altres, quasi sempre se'ls escoltava a ella quasi mai.</span></p>
<p><span style="font-family:Georgia;"></span><span style="font-family:Georgia;">A destacar absolutament dues interpretacions de entre les eminents, la de <strong>Federica Castellini</strong> fent de la camperola Gianina i la de <strong>Massimo De Francovich</strong> fent el Comte de Rocca Marina. Però tots els altres, repeteixo que magnífics.</span></p>
<p style="line-height:15.6pt;"><span style="font-family:Georgia;">Avui dissabte 30 de juny, és l'última oportunitat de veure’ls a Barcelona. Si algú no vol veure un altre Manon, ni per la tele, li recomano una visita al TNC. </span></p>
<p style="line-height:15.6pt;"><span style="font-family:Georgia;">L'espectacle és en llengua italiana i sobretitolat al català (que és llegeix amb dificultat), però crec que l'obra, encara que el coneixement del italià no sigui de nivell de tesi doctoral sobre la Divina Comèdia, s’entén prou be.</span></p>
<p style="line-height:15.6pt;"><span style="font-family:Georgia;"><img border="0" width="400" src="http://ximo.wordpress.com/files/2007/06/il_ventaglio_1182194576.jpg" height="266" /></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Arlecchino magnifico]]></title>
<link>http://culturaitalia.wordpress.com/2007/02/04/arlecchino-magnifico/</link>
<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 17:03:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Danilo Ruocco</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho avuto la fortuna di poter assistere da spettatore a varie edizioni dell’Arlecchino servitore di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"><img src="http://culturaitalia.blog.tiscali.it///resized/2//1131f4713c4.250.0.jpg" align="left" border="1" hspace="2" vspace="2" /><font face="verdana,geneva" size="4">Ho avuto la fortuna di poter assistere da spettatore a varie edizioni dell’<b><i>Arlecchino servitore di due padroni</i></b> di <b>Carlo Goldoni</b> per la regia di <b>Giorgio Strehler</b>. Le ho trovate tutte bellissime e coinvolgenti. In tutte Arlecchino era <b>Ferruccio Soleri</b>. Un grande. Un attore che – nonostante l’età – quando indossa la maschera si trasforma in un bambino. Sì, perché ogni volta che assisto a una sua performance, ho sempre la sensazione che il suo Arlecchino non abbia nulla dell’aspetto diabolico della maschera primigenia e, ancor meno, sia l’incarnazione del servo sciocco. La maschera di Soleri è quella di un bambino tenero e ingenuo che si arrabatta per sbarcare il lunario, per fare giornata. Un bambino che crede furbo il diventare servitore di due padroni (in quanto si aspetta di poter mangiare il doppio) e che scopre che, invece, servire due padroni significa buscarle da entrambi. Un bambino magnifico che con la sua innocenza riesce a trascinare nel suo gioco spettatori adulti e piccini. E il gioco di Soleri-Arlecchino si ingloba nel gioco pensato da Strehler per la sua regia: quello del teatro nel teatro. Una compagnia di comici dell’arte, infatti, sta portando in scena il testo di Goldoni e lo fa pensando al teatro come a un grande gioco. Un gioco realizzato per divertire il pubblico. Non c’è malinconia nell’edizione ora sulle scene (quella del sessantesimo dello spettacolo): il mondo del teatro si è, in certo qual modo, pacificato con il mondo e lo sollecita a guardare alla vita con una certa positiva e distaccata ironia che non rifugge dal gioco e dal divertimento. Solo nella scena finale, quando Arlecchino scompare, c’è una nota di tristezza; nota che viene annullata dalla subitanea ricomparsa in scena di Arlecchino: il bambino giocoso sconfiggerà la malinconia e la tristezza.<br />
Spettacolo da vedere e rivedere.</font></div>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La locandiera di Goldoni messa in scena da Visconti]]></title>
<link>http://culturaitalia.wordpress.com/2005/01/04/la-locandiera-di-goldoni-messa-in-scena-da-visconti/</link>
<pubDate>Tue, 04 Jan 2005 11:49:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Danilo Ruocco</dc:creator>
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<description><![CDATA[Federica Mazzocchi, “La locandiera” di Goldoni per Luchino Visconti, ETS. La sera del 2 ottobre ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"><img src="http://culturaitalia.blog.tiscali.it///resized/1//1131f452194.250.0.jpg" align="left" border="1" hspace="2" vspace="2" /><font face="verdana,geneva" size="4"><b>Federica Mazzocchi</b>, <i>“La locandiera” di Goldoni per Luchino Visconti</i>, ETS. La sera del 2 ottobre 1952 al Teatro La Fenice di Venezia esordiva <i>La locandiera</i> di <b>Carlo Goldoni</b> per la regia di <b>Luchino Visconti</b>. Nel ruolo del titolo c’era <b>Rina Morelli</b>, in quello del Cavaliere di Ripafratta un giovanissimo <b>Marcello Mastroianni</b>, in quello del Marchese di Forlipopoli <b>Paolo Stoppa</b>, il Conte d’Albafiorita era un <b>Gianrico Tedeschi </b>fresco d’Accademia e Fabrizio era un giovanotto di nome <b>Giorgio De Lullo</b>. Uno spettacolo destinato a chiudere un’epoca e ad aprirne un’altra, quella nella quale Carlo Goldoni smise di essere considerato dai più come un autore di repertorio delle compagnie dialettali venete, per diventare universalmente un classico della scena nazionale. Uno spettacolo che fece piazza pulita della allora in voga maniera ballettistica di mettere in scena l’autore veneziano (fatta di mossette, prese di tabacco, inchini e riverenze, “brio”) e introdusse (non solo sulle scene, ma anche negli studi critici) una nuova e più produttiva chiave di lettura dell’opera goldoniana: il realismo. E che Visconti avesse visto giusto lo confermò nel 1954 <b>Giorgio Strehler </b>(creatore, nel 1947, dell’<i>Arlecchino servitore di due padroni</i> con il quale aveva riletto la Commedia dell’Arte) autore, quell’anno, di una <i>Trilogia della villeggiatura </i>in cui gli spunti viscontiani furono tradotti in un realismo del tutto personale. Uno spettacolo, quindi, quello realizzato da Visconti che fece epoca. A tale messinscena dedica un saggio davvero molto bello <b>Federica Mazzocchi</b>. In esso, la studiosa ricostruisce l’attività di regista teatrale di Luchino Visconti, attività per mezzo della quale «lo spettacolo conferma una propria autonomia linguistica ed estetica, e la regia conquista una forte impronta autoriale»; si sofferma sulle letture critiche della <i>Locandiera </i>di Goldoni a partire proprio da quella fatta dall’autore nelle proprie <i>Memorie </i>francesi; per poi affrontare con coraggio una ricostruzione dello spettacolo viscontiano. Per tale impresa (e chi si occupa di studi teatrologici sa quanto essa possa essere difficile) la Mazzocchi si è avvalsa delle poche tracce documentarie rimaste (qualche copione di scena, degli appunti di mano del regista, le recensioni apparse all’epoca, le foto di scena e i ricordi degli attori), ma è riuscita lo stesso a restituire al lettore il senso della novità di quello spettacolo, provocatorio sotto tanti punti di vista: dalla scelta dell’attrice protagonista (non certo un’attrice formosa e avvenente come il ruolo di solito esigeva); passando dall’impianto scenografico (frutto della contaminazione del settecentesco <b>Pietro Longhi </b>con il novecentesco <b>Giorgio Morandi</b>) e arrivare alla caratterizzazione in senso psicologico e realistico dei personaggi. Un saggio, quello della Mazzocchi, che si consiglia non solo agli specialisti, ma a quanti amano Visconti e il teatro novecentesco in genere.</font></div>
<div align="justify"><font face="verdana,geneva" size="4"><br />
Leggi anche: <a href="http://www.daniloruocco.it/articoli/bosisio_goldoni.htm">Il teatro di Goldoni sulle scene italiane del Novecento</a></font></div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mauri inventa Il Bugiardo di Goldoni]]></title>
<link>http://culturaitalia.wordpress.com/2004/12/17/mauri-inventa-%c2%93il-bugiardo%c2%94-di-goldoni/</link>
<pubDate>Fri, 17 Dec 2004 15:26:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Danilo Ruocco</dc:creator>
<guid>http://culturaitalia.wordpress.com/2004/12/17/mauri-inventa-%c2%93il-bugiardo%c2%94-di-goldoni/</guid>
<description><![CDATA[Il Bugiardo di Carlo Goldoni, commedia in prosa in tre atti fu rappresentata per la prima volta a Ma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font face="verdana" size="4"><b><i>Il Bugiardo </i></b>di <b>Carlo Goldoni</b>, commedia in prosa in tre atti fu rappresentata per la prima volta a Mantova il 23 maggio 1750 e deve molto a <i>Le menteur </i>di Pierre Corneille, commedia in versi in cinque atti rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1643. La storia al centro della vicenda, molto probabilmente, ai tempi di Goldoni aveva una forte componente educativa e lasciava il pubblico mercantile di Venezia con il forte senso di soddisfazione derivante dal fatto che il bugiardo del titolo viene alla fine smascherato. Il pubblico di oggi, erede del romanticismo, invece, può arrivare a prendere le parti del bugiardo cronico, in quanto egli, nel suo agire, è spinto dal desiderio di sposare la donna amata (da cui è riamato) e di godere della vita, consapevole che lattimo è fuggente. Infatti, Lelio il bugiardo, invaghisosi prima e innamoratosi poi di Rosaura, mente per poter far colpo su di lei. Lelio, però, con il suo mentire a tutti e su tutto, boigotterà inconsapevolmente il proprio matrimonio con Rosaura organizzato, così come allepoca era duso, allinsaputa dei giovani dai rispettivi genitori. Il finale è amaro<b><i> Il Bugiardo</i> </b>firmato da <b>Glauco Mauri </b>come regista è davvero un bello spettacolo. Belle le interpretazioni di tutti gli attori, a iniziare da Mauri stesso che veste i panni di un Pantalone padre amorevole. Bravo <b>Roberto Sturno</b> nei panni di Lelio. Ma bravi davvero tutti gli altri componenti del cast: <b>Mino Manni </b>(un Ottavio temperamentoso), <b>Nicola Bortolotti </b>(un Florindo timido e infantile), <b>Giulio Pizzirani </b>(un Dottor Balanzoni irresistibile), <b>Federica Bonani </b>(Rosaura), <b>Cristina Arnone </b>(Beatrice), <b>Daniele Griggio </b>(Brighella), <b>Leonardo Petrillo </b>(Arlecchino), <b>Cristina Andreis </b>(Colombina).Ma bello <i>Il Bugiardo </i>di Goldoni lo è anche e, forse, soprattutto per le spiritose invenzioni (per usare un tormentone del testo) del regista Glauco Mauri, coaudiuvato nellimpresa da <b>Alessandro Camera  </b>autore di scene e costumi. Va detto che la regia di Mauri è lontana sia dal realismo goldoniano, sia dal ballettismo con cui alcuni hanno creduto di poter rendere un Settecento di maniera. Ciò che il pubblico vede è suggestivo per quanto contraddittorio: suggestivo per le invenzioni fantasiose che tendono a rendere in scena lanimo leggiadro del bugiardo del titolo; contraddittorio in quanto Mauri borghesizza le maschere in scena (togliendo loro le maschere e i costumi caratteristici della Commedia dellArte), ma, contemporaneamente, le immerge in un contesto fiabesco. In tal modo, ad esempio, Pantalone e il Dottore viaggiano su gondole con ruote e motore (una sorta di city car) e i cambi di scena sono facilitati dallarrivo di quantro piccole mongolfiere. Una vena inventiva che dà la piacevole sensazione di essere finiti in un disegno di un bambino geniale e fantasioso.Lunghi applausi del pubblico al calar del sipario.Visto al Palacreberg di Bergamo il 14 dicembre 2004.</font></p>
<p align="justify">Leggi anche: <a href="http://www.daniloruocco.it/articoli/amore%20non%20ha%20sesso.htm">Le "Variazioni enigmatiche" per la regia di Mauri</a></p>
]]></content:encoded>
</item>

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