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	<title>clinica-della-formazione &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/clinica-della-formazione/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "clinica-della-formazione"</description>
	<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 08:20:43 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Apollo, la luce, la notte]]></title>
<link>http://speculummaius.wordpress.com/?p=199</link>
<pubDate>Mon, 05 May 2008 09:42:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maria Grazia</dc:creator>
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<description><![CDATA[Irresistibilmente &#8220;provocata&#8221; dal commento di Francesco, proverò qui ad intrecciare le ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Irresistibilmente "provocata" dal <a href="http://speculummaius.wordpress.com/2008/04/24/la-storia-comincia-cosi/#comments">commento di Francesco</a>, proverò qui ad intrecciare le sue parole a quelle di <a href="http://www.anobii.com/books/La_mente_colorata/9788804529361/012e55ba634619f645/">Pietro Citati</a>, nel solco di una riflessione in cui io stessa sono stata guidata da qualcuno e su cui torno spesso alla ricerca di luce quando la notte si fa più scura...</p>
<p>Identificando Apollo ne "lo splendore della ragione e delle leggi" che "forse, viene sempre dopo il purificatorio passaggio di Dioniso con le sue Baccanti, l’abbandono e la manifestazione priva di controllo", tracci la storia di un dio in cui la luce e la notte si fondono, caro Francesco.</p>
<p>Nel prologo de <em>La mente colorata</em>, Citati ci ricorda che, "ancor prima di nascere, Apollo fu temuto dalla Grecia" perché</p>
<blockquote><p>era un dio <em>atálastos</em>, temerario, sfrenato, empio, accecato. Ciò che ci meraviglia è che lo stesso aggettivo venga applicato, nell'<em>Iliade</em> e nell'<em>Odissea</em>, a Achille che infuria sul cadavere di Ettore, ai Proci che disonorano il palazzo di Itaca, ai compagni di Ulisse che divorano gli armenti del Sole. <strong>Apollo era "empio"</strong>. Qui sta uno dei paradossi dello spirito greco. Apollo non conosceva nessuna delle virtù che da lui vennero chiamate apollinee: la serenità, il rispetto per la legge, l'armonia, la moderazione. Il dio che avrebbe proscritto la dismisura peccava di dismisura...</p></blockquote>
<p>Dopo l'uccisione della dracena - mostro femminile "figlio della Terra, che ne custodiva il santuario oracolare" e che più tardi verrà chiamato Pitone - e la <a href="http://speculummaius.files.wordpress.com/2008/05/apollo.pdf" target="_blank">profanazione del tempio</a> (pdf), Apollo diviene "l'ultimo dei miserabili, dei maledetti e dei vagabondi".</p>
<p>Solo dopo aver espiato, tornò a Delfi e "purificò gli sventurati, che come lui avevano conosciuto la colpa, nella doppia veste di signore degli oracoli e di medico" perché</p>
<blockquote><p>solo chi ha compiuto il male, lo ha conosciuto sino in fondo e l'ha espiato, può liberare gli altri esseri umani dal male dove abitano durevolmente.</p></blockquote>
<p><em>La luce di Apollo accettò la notte, ingoiò la notte, si tinse durevolmente di notte</em>, accogliendo in sè quel potere oracolare "che, secondo Euripide, apparteneva esclusivamente alla Terra".</p>
<p>Nel tuo commento, aggiungi poi che</p>
<blockquote><p>Educare è solo funzionale alla scoperta del proprio talento, all’acquisizione della propria autonomia e alla scoperta del proprio sé.</p></blockquote>
<p>E mentre già questo non mi sembra poco, mi domando:</p>
<p>Del proprio di chi? Del docente o del discente? O di entrambi? E dov'è il "vero sé" di ognuno di noi? C'è qualcuno diverso da noi che ci possa svelare una verità così accuratamente incastonata nella nostra storia personale?</p>
<p>L'oracolo di Apollo, incomparabilmente racchiuso nel "Conosci te stesso" iscritto nel frontone del suo tempio, <em>non era chiaro né oscuro. Non diceva la verità né la nascondeva. Non si esprimeva né taceva</em>.</p>
<p>Si limitava a significare, a dare segni, trasformando il postulante in interprete tra ciò che l’oracolo gli aveva detto e ciò che lui aveva chiesto.</p>
<blockquote><p>I Greci appresero a guardare sé stessi con gli occhi di Apollo, e a nutrire verso sé stessi lo stesso grandioso disprezzo. Non c'è esercizio più nutriente, lucido ed educativo: solo chi conosce l'arte dei limiti, impara a superarli.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il centauro Chirone e le professioni della cura]]></title>
<link>http://speculummaius.wordpress.com/?p=178</link>
<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 07:29:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maria Grazia</dc:creator>
<guid>http://speculummaius.it.wordpress.com/2008/04/19/il-centauro-chirone-e-le-professioni-della-cura/</guid>
<description><![CDATA[Riprendendo una citazione di Friedrich Dürrenmatt cara ad Angelo Franza:
L’università non dovreb]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendendo una citazione di Friedrich Dürrenmatt cara ad <a href="http://www.provincia.bz.it/fp/clinicadellaformazione/contr_franza.htm">Angelo Franza</a>:</p>
<blockquote><p>L’università non dovrebbe essere il luogo dove il sapere viene tesaurizzato, bensì il luogo dove il sapere viene compreso.</p></blockquote>
<p>In questa prospettiva, trovo particolarmente affascinante il <a href="http://iamarf.wordpress.com/2008/04/18/compito-8/">Compito 8</a> proposto da Andreas Formigoni, in cui non posso non ascoltare gli echi delle parole del mio maestro quando affermava (cito dai miei appunti del Master in Clinica della Formazione durante l'incontro con <a href="http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/cosmacin.htm">Giorgio Cosmacini</a> dell'11/05/2002):</p>
<blockquote><p>Ci si rivolge ora allo studio teorico del metodo clinico ed in particolare all'approfondimento delle "professioni della cura". La cura sembra essere vicino alla pratica dell'insegnante, come insieme di gesti e procedure necessarie per accudire qualcosa o qualcuno. Il significato emerge chiaramente dall'analisi di quest'area semantica.<br />
Sacerdote, tutore, magistrato, medico, pedagogo sono accomunati da una paternità putativa. Nell'antichità, il pedagogo sostituiva il padre, si prendeva cura totalmente del soggetto...</p></blockquote>
<p>Emerge così, emblematica, la figura mitologica del <a href="http://multifad.formazione.unipd.it/webodl/chironechi.html">centauro Chirone</a>, collegata strettamente al mondo dell'educazione e della medicina.</p>
<p><a href="http://speculummaius.files.wordpress.com/2008/04/chirone.jpg"></a></p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-179" src="http://speculummaius.wordpress.com/files/2008/04/chirone.jpg" alt="Chirone con Achille" width="300" height="311" /></p>
<p style="text-align:center;">Immagine: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:%D0%A5%D0%B8%D1%80%D0%BE%D0%BD_%D0%BE%D0%B1%D1%83%D1%87%D0%B0%D0%B5%D1%82_%D0%90%D1%85%D0%B8%D0%BB%D0%BB%D0%B0_%D0%B8%D0%B3%D1%80%D0%B5_%D0%BD%D0%B0_%D0%BB%D0%B8%D1%80%D0%B5.jpg">Wikipedia</a></p>
<p>Franza fece notare quel giorno come</p>
<blockquote><p>tutti gli allievi di Chirone sono accomunati da un destino terribile, quasi che la conoscenza implichi necessariamente il venire a contatto con il dolore. Questo prendersi cura ha a che fare con <strong>il potere dell'uomo sull'uomo</strong>.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/001217n.htm">Indirizzare il futuro della medicina comporta una formidabile responsabilità, che è soprattutto etica. In prima istanza, essa significa la salvaguardia di quel contatto umano, che fu il dovere essenziale del medico ippocratico: "La mente e la mano guidate da ragione scientifica, ma anche da altre ragioni che tengano conto della nostra natura, dei nostri limiti, delle forze primordiali della vita e della morte".</a></p>
<p>Il che vale, off course, anche per il futuro dell'educazione.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le "mosse" dei prof che giocano...]]></title>
<link>http://speculummaius.wordpress.com/?p=173</link>
<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 12:04:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maria Grazia</dc:creator>
<guid>http://speculummaius.it.wordpress.com/2008/04/09/le-mosse-dei-prof-che-giocano/</guid>
<description><![CDATA[Poiché oggi mi sento particolarmente propensa alle dediche, ed Andreas se ne dedica proprio una (co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Poiché oggi mi sento particolarmente propensa alle dediche, ed <a href="http://iamarf.wordpress.com/2008/04/08/seminario-i-care/">Andreas </a>se ne dedica proprio una (con bacione virtuale incorporato), sono andata a scartabellare tra le pagine de <a href="http://www.anobii.com/books/Le_tecniche_e_i_corpi/9788840000114/0162ab92631429cedf/">Le tecniche e i corpi</a> di Riccardo Massa, ricordando una mia sottolineatura sul gioco...</p>
<blockquote><p>Il gioco corrisponde pertanto ad una dialettica di educazione e vita nel suo duplice statuto di finzione e realtà da un lato, di condizionamento e spontaneità dall'altro. Dove i vari concetti di vita e di educazione si relativizzano, si intrecciano e si sostituiscono scambievolmente.</p>
<p>Non è forse l'educazione più reale della vita immediata, e non è forse quest'ultima più pedagogica dell'educazione formale? E ancora, come realizzare nella vita il desiderio di avventura che si esprime nel gioco, se non tramite una compensazione educativa? [...]</p>
<p>Ciò non comporta per nulla privilegiare una pedagogia del gioco, e ridurre l'educazione a una serie di giochi, ma domandarsi invece se l'educazione nel suo insieme, allo stesso modo del linguaggio, non riveli la propria essenza e il proprio ordine qualora venga <strong>studiata come un certo contesto di gioco</strong>, entro il quale l'educatore e il bambino compiono le loro mosse.</p>
<p>O se non altro affermare che il meccanismo ludico, più che svolgere una funzione determinata, costituisce una delle condizioni fondamentali che rendono possibile l'accadere stesso del processo educativo.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il racconto di una storia]]></title>
<link>http://speculummaius.wordpress.com/?p=142</link>
<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 17:27:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maria Grazia</dc:creator>
<guid>http://speculummaius.it.wordpress.com/2008/02/25/il-racconto-di-una-storia/</guid>
<description><![CDATA[Da Narrativa ed evoluzione:
Racconto una storia.
La storia migliore che ho - l’unica che valga la ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Da <a href="http://strategieevolutive.wordpress.com/2008/02/24/narrativa-ed-evoluzione/">Narrativa ed evoluzione</a>:</p>
<blockquote><p>Racconto una storia.<br />
La storia migliore che ho - l’unica che valga la pena di raccontare.<br />
Se non posso raccontare la mia storia migliore, allora non scrivo, non spiego, non mi esibisco…<br />
Per onestà intellettuale, cerco di ingannare questi ragazzi il meno possibile.<br />
Per onestà e amore della materia cerco di fare in modo che in loro si risvegli abbastanza curiosità da andarsi a prendere i libri e scoprire da sé le parti che io ho glissato, ho modificato.<br />
In modo da potersi costruire una propria storia, una propria narrativa, integrando le parti mancanti.<br />
Perché - e qui arriviamo a Salza e Landau - anche io “posseggo” le teorie che conosco in forma di narrativa.</p></blockquote>
<p>Da <a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=565.9">Il clinico della formazione</a> di Angelo Franza:</p>
<p align="center"> <a href="http://speculummaius.wordpress.com/files/2008/02/x.jpg" title="chiasmo"><img src="http://speculummaius.wordpress.com/files/2008/02/x.jpg" alt="chiasmo" /></a></p>
<div align="left">
<blockquote>
<blockquote><p>La forza e la suggestione del chiasmo sta anche nel fatto che esso è in ottica l'incrocio dei nervi ottici (chiasma o chiasmo ottico) e in retorica la figura che incrocia due membri nella stessa espressione o due espressioni nella stessa proposizione. Così il chiasmo che io ho proposto nella prima pagina di questo scritto mette in un sol colpo sotto gli occhi quattro proposizioni e permette simultaneamente di <b>connetterle</b>, di <b>correlarle</b> e di <b>incrociarle</b>.</p></blockquote>
</blockquote>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lo sguardo, l'ascolto, la narrazione nelle pratiche formative]]></title>
<link>http://speculummaius.wordpress.com/?p=141</link>
<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 10:55:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maria Grazia</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nel mio post precedente, ho citato un autore che ha tracciato un solco nella mia formazione tra tutt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio post precedente, ho citato un autore che ha tracciato un solco nella mia formazione tra tutto ciò che prima pensavo della riflessione pedagogica <strike>a</strike> e ciò che oggi è la mia riflessione pedagogica: Riccardo Massa.</p>
<p>Di méntori, <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/mentore-antimaestro-mottana-clueb/libro/9788880913061">scrive Massa</a>, è meglio averne tanti, anche se poi è uno solo quello che conta. Lui, per me, è quello che conta.</p>
<p>Chi ha letto la mia biografia professionale, sa che - subito dopo la laurea - ho seguito un Master in "Sviluppo delle Competenze Cliniche nelle Professioni Educative e Formative" presso la Milano-Bicocca.</p>
<p>Di solito, non parlo/scrivo molto sul percorso di Clinica della formazione in cui sono stata incomparabilmente guidata da Angelo Franza e dai suoi collaboratori, perché rischierei di sembrare "oscura" e perché un'esperienza del genere si attraversa, non si spiega.</p>
<p>Da un certo punto di vista, valgono <a href="http://strategieevolutive.wordpress.com/2008/02/24/narrativa-ed-evoluzione/">le parole di Davide</a> circa lo zen, anche in questo caso.</p>
<blockquote><p>"Questo master mette al centro del setting di lavoro la propria esperienza professionale. Ciò implica il riconoscimento ai partecipanti della loro adultità. Occorre in primo luogo imparare a riconoscere e a studiare le proprie tattiche e strategie di apprendimento nella propria prassi professionale. La teoria è successiva all'esplorazione e all'interrogazione di tale prassi. Tale interrogazione è di tipo clinico e si può capire che cos'è quest'ultimo solo mettendolo in pratica... Si tratterà quindi di attivare lo sguardo relativamente alla relazione che ognuno di noi ha con la propria esperienza".</p></blockquote>
<p>Ecco. Questi sono stralci degli appunti da me presi mentre Franza ci introduceva al percorso di scoperta di cui saremmo stati protagonisti.</p>
<p>Il focus è apprendere e far apprendere dalla propria esperienza professionale, riconoscendo come la maniera in cui siamo stati formati, influenza e delinea il modo in cui formiamo; scoprendo quel <b>dispositivo pedagogico latente</b> che mettiamo in atto quando entriamo in un'aula ed in-segniamo, lasciando quindi i segni del nostro passaggio.</p>
<p>Dunque, come nella più antica prassi clinica, c'è uno <b>sguardo</b> che si attiva per "interrogare l'esperienza che il corpo ha della propria malattia, individuando quali segni sono fenomeni significativi di una sindrome"; poi c'è l'<b>ascolto</b>, "con cui il medico interroga il paziente sull'esperienza della propria malattia".</p>
<p>E qui viene il bello. Il linguaggio con cui descriviamo la nostra esperienza, i termini utilizzati, non sono neutri. "Il linguaggio diventa strumento di percezione". "Noi veniamo parlati dalle nostre parole". Le metafore utilizzate non sono neutre.</p>
<p>Pensate alle classiche immagini dello studente come "vaso vuoto" o come "pianta da far crescere". Lo studente sempre studente è ma la visione che il formatore ha di lui non è la stessa. E, di conseguenza, la visione che ha di se stesso è necessariamente differente.</p>
<p>La <b>narrazione</b> della propria pratica, della propria esperienza, è, al tempo stesso, narrazione di sè e dell'altro.</p>
<blockquote>
<blockquote><p>Spero di poter parlare con lei, e parlarle a cuore aperto… spesso ci troviamo soli in questo sistema e questi schemi che ci vengono imposti, ed è davvero sorprendente vivere ancora in un LICEO chiamato università, dove non sei libero di organizzarti da solo. Siamo ignorati… e non chiediamo molto, ma vivere umanamente e serenamente lo studio!<br />
Grazie prof di esserci sempre stato per noi; è un vero amico, padre e professore per noi…un punto fermo, dove sai che sei ascoltato e compreso...</p></blockquote>
</blockquote>
<p>Le <a href="http://iamarf.wordpress.com/2008/02/24/risposta-di-uno-studente/">parole di uno studente</a> che esprime la propria solitudine all'interno di un sistema per cui è solo un numero, parlano di lui ma anche di quel sistema che ha separato "la malattia" dal "malato", che guarda al "prodotto" dimenticando "che i processi necessari alla costruzione di qualcosa sono tanto concreti quanto gli esiti di tali processi"...</p>
<p>Condanniamo formandi e formatori alla paura di essere vittime e carnefici <strike>di</strike> in un meccanismo formativo in cui non c'è più spazio per l'umanità.</p>
<blockquote><p>Io ho paura delle organizzazioni. Ho paura dei corsi, dei titoli, dei crediti che si comprano frequentando corsi a pagamento. Ho paura degli esami; ne ho avuta come esaminato e ne ho di più ora come esaminatore. Mi terrorizzano. Ho paura dei numeri chiusi, dei test per esservi ammessi, assurdi, privi di senso. Ho paura dei voti, delle micrometriche discettazioni docimologiche sulla costruzione del voto di laurea. Ho paura degli ordini professionali, delle abilitazioni formali. Ho paura dei progetti. Ho paura delle formalizzazioni. Ho paura della didattica formale. Ho paura dei professori; sì, ho paura di me stesso.</p></blockquote>
<p>Sì, <a href="http://iamarf.wordpress.com/2008/02/24/clown-in-corsia/">Andreas</a>, hai ragione. Come darti torto?</p>
]]></content:encoded>
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