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	<title>contrasti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/contrasti/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "contrasti"</description>
	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 02:00:18 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Allo specchio]]></title>
<link>http://frammentando.wordpress.com/?p=319</link>
<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 00:01:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>barbaragozzi</dc:creator>
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<description><![CDATA[ALLO SPECCHIO (clicca qui per la slideshow)



Lo specchio è rettangolare. 
Illuminato da un neon g]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align:center;"><a href="http://www.moblyng.com/watch/kS1M8XTRex">ALLO SPECCHIO (clicca qui per la slideshow)<br />
</a></h2>
<div>
<div style="text-align:left;"><a href="http://www.moblyng.com/" target="_blank"></a></p>
<p style="text-align:justify;font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:medium;">Lo specchio è rettangolare.<span> </span><br />
Illuminato da un neon giallastro.</span></p>
<p style="text-align:justify;font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:medium;">Entra e si spoglia in fretta.<span> </span><em><br />
<em>Via</em></em> i pantaloni, la camicia color vinaccia e i gambaletti grigiastri. Si ammassano dentro la lavatrice, l’oblò rimane aperto, in attesa.<span> </span><br />
La luce dello specchio la fa sembrare più colorita, con le dita si allunga la pelle delle guance, l’angolo delle sopracciglia, le labbra. Si guarda con attenzione ma quello che c’è - dall’altra parte - quella sagoma riflessa non le piace.<br />
E non è la giornata lunga, la pioggerella subdola, il fumo o il sudore. E’ proprio lei <em>che non</em>.<span> </span><br />
Respira piano, quasi rantola. Smette di toccarsi la faccia.<span> </span><br />
Il beauty è un astuccio nero enorme rivestito di brillantini. Con la mano destra rovista, le è venuta una certa frenesia.<span> </span><br />
La spazzola passa attraverso le sottili maglie dei capelli lunghi, sono folti e castani con qualche venatura chiara. Li liscia con cura annullandone la piega rimasta miracolosamente in equilibrio per più di dodici ore. Alcune ciocche finiscono davanti agli occhi, le solleticano le ciglia. Inizia proprio da quelle. Le lame sottili delle forbicine scivolano sicure, forti, sente una leggera resistenza mentre conclude il primo taglio ma è uno sbuffo veloce. Prosegue con lo stesso ritmo mentre le lunghezze scivolano come burro fuso sul lavandino. Taglia seguendo una melodia stonata, casuale. Restano spuncioni corti, cespugli radi dall’andamento sconclusionato.<span> </span><br />
La testa è adesso una palla lucida ricoperta da peluria irregolare, si distingue la pelle candida, timida. Sa di avere il rasoio, da qualche parte, ma non lo cerca.<br />
E’ così che vuole essere. <em>Nuda e imperfetta.<span> </span></em><br />
Posa le forbicine sul mobile accanto al lavandino e immerge le dita nel barattolo dello scrub. La crema è fredda, densa e grumosa. Se la plasma attorno al collo, raggiunge ogni spigolo del volto e ricopre la pelle della testa. Interamente fasciata da uno strato abbondante di esfoliante inizia a massaggiarsi. Movimenti piccoli, circolari che strizzano la pelle e le fanno assaporare pieghe e incavi, ruvidità e pori. Inizia così a frizionare più forte, spinge i polpastrelli e affonda nei cerchi immaginari che sta seguendo, sul naso, nella gola, lungo la fronte, attraverso la testa spoglia fino al retro delle orecchie. Si sente friggere, migliaia di pizzicotti invisibili la procurano brividi involontari.</span></p>
<p style="text-align:justify;font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:medium;">Infila la testa dentro la doccia, afferra il rubinetto dal collo morbido e lo apre con movimenti meccanici. Il getto è bollente, le arrossa la pelle del collo poi tutta la testa che perde il colorito biancastro e l’unto della crema, la schiuma scivola rapida verso lo scolo e lei la fissa con gli occhi semichiusi che bruciano, l’acqua le è finita tra le labbra secche, sta aprendo nuove ferite.<br />
Lo specchio la aspetta. Serio.<span> </span><br />
Allora recupera le pinzette da un cassetto e avvicina il volto al vetro. E’ un lavoro che richiede tempo e pazienza. Inizia a strapparsi le sopracciglia. Una a una. Ne afferra l’estremità con cura poi tira secca, i gomiti saltellano concentrati.<br />
Gli occhi sembrano più piccoli, adesso, si perdono nelle pianure tortuose quanto morbide. Eppure sono lucidi.</span></p>
<p style="text-align:justify;font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:medium;">Non sembra più una faccia.<span> </span><br />
Non sembra più una testa nascosta dietro ornamenti e vezzi faticosi. Le barriere sono sparite, erbacce selvatiche strappate con forza. <em>Via</em> i capelli, il trucco e le cellule morte, perfino le sopracciglia.<span> </span><br />
E’ diventata un ammasso deforme, splendente. Ci sono angoli, spigoli vivi e distese chiare che seguono le rotondità del cranio. Le gocce d’acqua rimaste sulle spalle si stanno asciugando. Nel bagno c’è caldo, ha alzato il riscaldamento prima di entrare.<span> </span><br />
Si slaccia il reggiseno poi sfila le mutande. Entrambi finiscono per terra. E lei lì, dritta e immobile.<span> </span><br />
Eccola finalmente.<span> </span><br />
Così com’è all’esterno.<span> </span><br />
Si sorride e la fa stare bene quel movimento dei muscoli facciali. Si sente pronta.<br />
Le forbicine sono ancora sul mobile, silenziose. Le afferra con cautela, lucide e sottili, quasi inconsistenti.<span> </span><br />
Adesso si, è davvero pronta per la <em>scarnificazione</em>.<span> </span><br />
Per cercare <em>al</em> suo interno.</span></p>
<p style="text-align:justify;font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:medium;">C’è questo gusto, di sapone e ferro.<span> </span><br />
Il neon ammorbidisce i contorni, sul lavandino i dettagli sono nitidi, segnano il tempo, scandiscono lo spazio.<span> </span><br />
E quel rosso che scende, cola, si mescola a peli e capelli morti, <em>quel rosso</em> la sta liberando dalla schiavitù dello specchio. La svuota.</span></p>
<p style="text-align:justify;font-family:Times New Roman;">---------------------------------</p>
<p><span style="font-size:medium;font-family:Georgia;color:#000000;">&#62; Alcune riflessioni  su <a href="http://declinatoalfemminile.menstyle.it/archive.php?eid=212" target="_blank">Declinate.</a></span></p>
<p><span style="font-size:medium;font-family:Georgia;color:#000000;"><a href="http://legabloggerletterari.wordpress.com/2008/06/30/historica-il-foglio-letterario-n2/" target="_blank"></a></span></div>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Certi vasi nascono cocci]]></title>
<link>http://frammentando.wordpress.com/?p=189</link>
<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 01:06:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>barbaragozzi</dc:creator>
<guid>http://frammentando.wordpress.com/?p=189</guid>
<description><![CDATA[
Certi vasi si riempiono e basta.
Fanno tutto da soli, di solito.
Poi però, quando scivolano e si r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size:medium;font-family:Georgia;"><img class="aligncenter" src="http://www.moblyng.com/vp/0_27329078_nNGgFdFnwI1GQjVEknea4" alt="" width="250" height="333" /></span></div>
<p><span style="font-size:medium;font-family:Georgia;">Certi vasi si riempiono e basta.<br />
Fanno tutto da soli, di solito.<br />
Poi però, quando scivolano e si rompono è difficile - pressoché impossibile - ritrovare tutti i cocci e incollarli per ricreare quella forma che già prima di cadere era persa, spezzata.<br />
Certi vasi nascono cocci.<br />
E quei silenzi, quel cercare senza fare rumore è solo sintomatico. Necessario. A non sentirsi <em>troppo</em>.<br />
Finché si scopre che è un modo assurdo per sprecare energie, tempo perso a sembrare vaso rimanendo cocci.<br />
Allora ci si ferma, si smette di cercare e si fa un lungo respiro lento. Di quelli che alitano verso l'infinito.<br />
E si ammette.<br />
Che la natura, quella <em>cosa</em> che dentro ci fa essere, non si doma. Non si può plasmare tanto meno imporre. Neanche a se stessi.<br />
E' così che forse, guardandosi attraverso ogni pezzo sparso, si smette di mentire. Essere vaso non è poi così perfetto. E' solo un modo per costruirsi un obbiettivo, un super-eroe da venerare e imitare.<br />
Si fa di tutto pur di non accettarsi.<br />
Pur di non ammettere che le imperfezioni, le mancanze e le deformità che ci appartengono sono esattamente dove devono essere.<br />
I cocci smettono di stridere tra loro.<br />
Il vaso non esiste.<br />
</span></p>
<div><img src="http://www.moblyng.com/vp/0_27294970_nVOoJORSSl4OTR3wLJO3y" alt="" width="350" height="466" /></div>
<p><em></em></p>
<h4><em>Foto Bg</em></h4>
<p><img src="/DOCUME~1/BARBAR~1/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot.jpg" alt="" /><img src="/DOCUME~1/BARBAR~1/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-1.jpg" alt="" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CHIESE E PROFEZIA   riflessioni in margine a Sibiu]]></title>
<link>http://brianzecum.wordpress.com/?p=59</link>
<pubDate>Sun, 03 Aug 2008 08:06:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>brianzecum</dc:creator>
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<description><![CDATA[Contrasti. Era presente un numero selezionato di delegati delle chiese e movimenti cristiani europei]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">Contrasti</span></strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">.<span> </span>Era presente un numero selezionato di delegati delle chiese e movimenti cristiani europei (2100 rispetto ai 10000 della precedente assemblea di Graz) per l’insufficiente ricettività alberghiera di <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">Sibiu</span>, una graziosa cittadina rumena di origine medievale fra i monti della Transilvania. Qui l’ecumenismo è di casa perché da sempre convivono etnie e religioni diverse. </span><!--more--><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">I partecipanti ne porteranno un ricordo di <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">contrasti</span>: da quelli meteorologici (pioggia, temporali, freddo, alternati ad alcuni momenti di caldo soffocante); al contrasto sociale (molta povertà – materiale e forse anche spirituale, conseguenza di decenni di socialismo reale – alternata a poche espressioni di super-lusso, come due nuovi alberghi che hanno ospitato parte dei convenuti); fino, ahinoi, ai contrasti di contenuto. Su temi relativamente secondari rispetto ai grandi problemi dell’umanità, si sono infatti contrapposti chiese cattolica, ortodosse e protestanti, giovani e anziani, progressisti e conservatori: contrasti tra le chiese ma anche all’interno delle singole chiese. Non è che siano mancati, soprattutto a livello di base, momenti di intesa, progressi, spiritualità. È nei vertici delle chiese che sembrano albergare ostacoli e miopie al processo ecumenico. E ciò nonostante il tema di questa terza assemblea:<em> La luce di Cristo illumina tutti!</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">Origine dell’ecumenismo</span></strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">.<span> </span>Già nel titolo si può notare una certa differenza rispetto alle due precedenti: nella prima assemblea, tenuta a <strong><span style="font-weight:normal;font-family:Arial;">Basilea nel 1989, </span></strong>il tema era: <em>Pace con giustizia</em>, mentre nella seconda di Graz del 1997<strong><span style="font-weight:normal;font-family:Arial;">: </span></strong><em>Riconciliazione, dono di Dio e sorgente di vita nuova</em>. Nel titolo di questa terza assemblea non figurano più i temi della pace e della riconciliazione. Se si guarda al passato bellico della storia, al ruolo che vi ha giocato la divisione delle chiese, se si ritiene, come molti pensano, che non ci sarà pace nel mondo senza la <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">pace tra le religioni</span>, si potrebbero avanzare alcune riserve su questa omissione. Il tema della pace in campo ecumenico ha origini lontane quasi quanto l’ecumenismo stesso. Può essere fatto risalire al grande teologo Dietrich Bonhoeffer che all’inizio degli anni ’30 del secolo scorso, con l’avvento del nazismo nella sua Germania, aveva visto nella guerra il massimo dei pericoli incombenti. Aveva sollecitato la sua chiesa, quella luterana, e tutte le altre ad opporsi <em>insieme</em> alle barbarie che si potevano intravedere dietro il razzismo, il nazionalismo, il totalitarismo professati dal nuovo regime. “Il singolo cristiano non può opporsi; può certo far sentire una voce quando tutti tacciono e fare una testimonianza, ma le potenze del mondo possono passar oltre senza nemmeno una parola. Anche la singola Chiesa può testimoniare e soffrire - almeno lo facesse! - ma anch'essa è soffocata dalla forza dell'odio. Solo il grande e unitario congresso ecumenico della Santa Chiesa di Cristo da tutto il mondo può dirlo in modo tale che il mondo debba accorgersi della parola della pace”. Sono parole profetiche pronunciate da Bonhoeffer già nel 1934. Il quale sosteneva inoltre che le chiese, come ogni cristiano, non sono tali se non sono “per gli altri”. Ed ha testimoniato col martirio questo suo <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">essere per gli altri</span>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">La riflessione teologica</span></strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">, <span> </span>in seguito è progredita, legando il tema della pace a quello della giustizia e dell’ambiente. Ecco come li descrive un altro profeta a noi più vicino, il vescovo <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">Tonino Bello</span> (in un discorso all'Arena di Verona alla vigilia dell'Assemblea di Basilea). “Si è asserito che collegare il discorso sulla pace, e quindi il discorso sulla guerra, con i discorsi sull'economia perversa che domina il mondo, sul profitto, sulla massimizzazione del profitto, sui debiti del Terzo Mondo, sulla crescente divaricazione tra Nord e Sud, sulla violazione pertinace dei diritti umani... significa fare la parte degli utili idioti. Sicché, la <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">giustizia</span>, collocata da Dio stesso accanto alla pace quale sua <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">partner naturale</span>, continua a destare, purtroppo, più sospetto di quanto non susciti scandalo quando viene collocata, sia pure come aggettivo, accanto alla guerra. Tant'è che si parla ancora di <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">«guerra giusta»</span>. Questa sì che è <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">convivenza contro natura</span>!” Né va trascurato l’ambiente: già “Isaia, addirittura invertendone l'ordine, aveva collegato insieme salvaguardia del creato, giustizia e pace: «In noi sarà infuso uno Spirito dall'alto. Allora il deserto diventerà un giardino.. e la giustizia regnerà nel giardino.. e frutto della giustizia sarà la pace». (Is 32,15-17). Il deserto, quindi, diventerà un giardino. Nel giardino crescerà l'albero della giustizia. Frutto di quest'albero sarà la pace!” <em>Quindi la <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">pace è al vertice di ogni realizzazione umana</span></em>. Secondo certi teologi contemporanei, come Luigi Sartori, la pace va posta persino al centro della teologia: è il massimo valore che Dio chiede agli uomini di realizzare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">Profezia</span></strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">.<span> </span>Se oggi non c’è più, come ai tempi di Bonhoeffer, una prossima minaccia di totalitarismo e guerra, forse c’è qualcosa di ancora peggio. C’è il rischio piuttosto tangibile di disastro ambientale; c’è il rischio di terrorismo, spesso di origine religiosa; ci sono squilibri crescenti (qualcosa si è visto anche a Sibiu) che probabilmente sono la ragione di fondo del terrorismo; soprattutto c’è, ignorata dai media e dall’opinione pubblica, una fame omicida tra gli esclusi dal benessere: provoca ogni anno qualcosa che si aggira attorno ai 50 milioni di morti, quanti ne ha prodotti la seconda guerra mondiale in 5 anni! Infine c’è un “<span style="background:yellow none repeat scroll 0;">pensiero unico” liberista</span>, imposto dai media e dal potere economico in ogni angolo del mondo, che assume oggi il ruolo di una vera e propria ideologia totalitaria e idolatrica. Si guarda bene dal far trapelare il fatto dei 50 milioni di morti e tanto meno che possa essere attribuibile al benessere di pochi, che sia possibile un nesso causale tra fame e opulenza. Né che questo benessere ha raggiunto da noi un livello esso pure omicida (basti pensare alle malattie del benessere). Chi ama la vita non può ignorare questi fatti macroscopici né ciò che li ha generati, cioè la stessa <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">ideologia dell’avere</span>. Per la quale il denaro è il dio nascosto e la pubblicità la sua liturgia demenziale<strong><em>.</em></strong> Anche oggi ci vorrebbero profeti, come, inascoltato, fu Bonhoeffer mezzo secolo fa. Anche oggi in questa direzione un ruolo unitario delle chiese sarebbe essenziale. Le quali, peraltro, con la Charta oecumenica del 2001 hanno assunto impegni non secondari (per ora poco mantenuti). Ma anziché guardare a dove sta andando il mondo, denunciandone mali e pericoli, come hanno sempre fatto i profeti, preferiscono guardare al proprio ombelico e dividersi su problemi di scarsa rilevanza sociale, come l’etica sessuale o l’inizio della vita del concepito. Problemi da lasciare in prevalenza alla coscienza o responsabilità delle persone interessate. Invece di denunciare l’ideologia dell’avere, preferiscono scagliarsi - poco evangelicamente - contro gli omosessuali o le ragazze sprovvedute che vogliono abortire.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">Perché sono così sorde le chiese alla profezia?</span></strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;"><span> </span>Forse aveva ragione Gesù: restava itinerante perché sapeva che le strutture legano. Spesso le chiese si difendono dicendo che bisogna tenere dentro tutti e andare al passo dei più lenti per non perderli. Ma non è il caso di perdere quello che non serve? Temono lacerazioni. Ma non è meglio lacerarsi dalla putredine? Dicono che la profezia o l’eroismo non è di tutti. Ed è vero. Dio ci ama così come siamo. Ma ciò non vuol dire mettere la testa sotto la sabbia e non guardare in faccia alla realtà. Solo recependo un po’ di profezia, solo accettando il pluralismo delle posizioni, specie in campo etico, solo essendo “per gli altri” e anzitutto per i tanti che soffrono nel mondo, le chiese cristiane potranno progredire anche nel campo ecumenico.</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Chi  è  la  vera  bestia?]]></title>
<link>http://oltreilcancello.wordpress.com/?p=1096</link>
<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 12:38:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>romina2007</dc:creator>
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<description><![CDATA[

 
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://oltreilcancello.files.wordpress.com/2008/07/san-bernardo.jpg"><img src="http://oltreilcancello.wordpress.com/files/2008/07/san-bernardo.jpg" alt="" width="300" height="230" class="alignnone size-full wp-image-1094" /></a></p>
<p><a href="http://oltreilcancello.files.wordpress.com/2008/07/calderoli5.jpg"><img src="http://oltreilcancello.wordpress.com/files/2008/07/calderoli5.jpg" alt="" width="220" height="220" class="alignnone size-full wp-image-1095" /></a><br />
:twisted:</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[]]></title>
<link>http://aleuname.wordpress.com/?p=31</link>
<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 15:53:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>aleuname</dc:creator>
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<description><![CDATA[Interno tv: Un coretto di marmocchi, festosi e zompettanti, si alza dal fondo &#8220;Gelato, merenda]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>Interno tv: Un coretto di marmocchi, festosi e zompettanti, si alza dal fondo "Gelato, merenda, merenda merenda gelato...e allora???...</em></p>
<p>pochi minuti di ordinaria follia...lo studio della logica bertiana procede a rilento, a stento, ad essere esatti e ciò non è di certo un buon segno, considerando che l'esame è previsto tra meno di ventiquattro ore...pensieri diversi e perversi albergano nel mio cervello ormai prossimo alla frantumazione, mentre le occhiaie si fanno via via sempre più profonde e le unghie gridano "pietà di noi"...</p>
<p><strong>quel maledetto barattolino sammontana sarà mio...presto, un cucchiaino!<img class="alignnone" src="http://i71.twenga.com/7/tp/11/59/95761159.png" alt="" /></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[]]></title>
<link>http://aleuname.wordpress.com/?p=27</link>
<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 14:27:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>aleuname</dc:creator>
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<description><![CDATA[Miscela di sensazioni contrastanti. Eccole. Servite su un piatto d&#8217;argento, le mie contraddizi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://neo.it/tosca/sguardi_riflessi.JPG"></a>Miscela di sensazioni contrastanti. Eccole. Servite su un piatto d'argento, le mie contraddizioni. Mi abbandono ai tuoi baci, al sapore di caramello. Sfioro i tuoi zigomi. Occhi negli occhi. Cullati dal mare e da scoppi di risate a farci da soundtrack. Se non avesse dato segno della sua nascosta presenza, non sarei qui ora a ricordarlo, a provare ad odiarlo. Ma ci sei tu adesso. Costante e discreto, a colorare i miei giorni. Ad accompagnare i miei dormiveglia. A sorridermi ai miei risvegli.</p>
<p>Resto in silenzio. Ascolto. Troppe voci, troppi suoni a disturbarmi. Perdo la concentrazione. Chiamami, riconducimi alla realtà. La nostra.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[GIORGIO "THE KILLER" CHIELLINI SPACCA CAPTAIN CANNA!]]></title>
<link>http://royalhumps.wordpress.com/?p=10</link>
<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 19:20:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>ultras74</dc:creator>
<guid>http://royalhumps.wordpress.com/?p=10</guid>
<description><![CDATA[Austria - Chiellini in un contrasto di allenamento ha messo KO Cannavaro. Pur essendo il chirurgo de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Austria - </strong>Chiellini in un contrasto di allenamento ha <a href="http://royalhumps.files.wordpress.com/2008/06/03chiellini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11" style="float:left;" src="http://royalhumps.wordpress.com/files/2008/06/03chiellini.jpg?w=300" alt="" width="297" height="207" /></a>messo KO Cannavaro. Pur essendo il chirurgo della nostra difesa "Chiello" non è riuscito a tenere a freno la sua foga e pare che abbia messo nei guai la partecipazione dell'ex-bianconero, ora in forza alle Merengues, ai campionati Europei. No problem, si è <strong>solo procurato il posta da titolare che gli spetta</strong>. Ricordiamo che Chiello non ha fatto vedere la boccia a Mr. Million Dollar Man Ibrahimovich, in Juve-Inter della stagione passata. Lo zingaro interista, ci ricordiamo tutti, era tornato negli inferi degli spogliatoi sbuffando e cercando la rissa. Irriso da Chiello, l'aspirante pallone d'oro aveva dovuto inghiottire un boccone amaro. Alè Chiello, alè! Alè Chiello alè!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Contrasti]]></title>
<link>http://wolly.wordpress.com/?p=30</link>
<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 20:07:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>wolly</dc:creator>
<guid>http://wolly.wordpress.com/?p=30</guid>
<description><![CDATA[
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://wolly.wordpress.com/files/2008/06/contrasti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-31" src="http://wolly.wordpress.com/files/2008/06/contrasti.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Del vivere e fregarsene]]></title>
<link>http://frammentando.wordpress.com/?p=157</link>
<pubDate>Thu, 15 May 2008 08:02:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>barbaragozzi</dc:creator>
<guid>http://frammentando.wordpress.com/?p=157</guid>
<description><![CDATA[Di tematiche a cui interessarsi ce ne sono infinità ed è evidente che ognuno fa delle scelte.
Se c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Di tematiche a cui interessarsi ce ne sono infinità ed è evidente che ognuno fa delle scelte.<br />
Se ci si occupa, in modo più o meno pressante, di qualcosa che colpisce una percentuale limitata di persone penso si metta in conto dall'inizio che sarà difficile ottenere attenzioni.<br />
Eppure sembra che, alla fine, <em>su tutto</em> il livello di interesse è scarsissimo. Quasi nullo.</p>
<p>Il tema della madri lavoratrici tocca da vicino - vicinissimo - un numero considerevole di donne in Italia (ed è evidente che lo stesso vale per il resto del mondo ma vorrei soffermarmi su ciò che accade nel nostro povero stivale).<br />
Dunque siamo in tante. E prima o poi ci tocca subire. A volte anche pesantemente. C'è chi è costretta a lasciare il posto di lavoro dopo una gravidanza, chi deve accettare demansionamenti, chi subisce atteggiamenti al limite della sopportazione, chi viene spostata a Canicattì e impiega ora solo per arrivarci, sul posto di lavoro... poi ci sono i farmaci per resistere, le tensioni in famiglia... ci vorrebbero mesi solo per stilare una lista reale di tutte le possibili situazioni che le donne si trovano ad affrontare.<br />
Eppure.<br />
Non se ne parla mai, pochissimo comunque.<br />
E anche quando lo si fa non è uno scavare, un grattare lo strato superficiale per andare più a fondo. E' uno sfioramento leggero, un accarezzarsi reciprocamente ferite nella speranza che prima o poi smettano di fare male. Prima. O poi.<br />
Di recente qualcuno mi ha detto che ' <em>siamo il primo paese del Terzo Mond</em>o'. E questa affermazioni mi è rimasta cucita addosso perché i cellulari, i pc, internet, i tv al plasma, gli ipermercati, le vetrine luccicanti, i multisala... tutto, guardandoci dall'alto, ci mostra come un paese che segue una qualche forma di sviluppo, a modo suo magari ma la segue.<br />
Invece no, non come vogliamo credere.<br />
Abbiamo si, i cellulari con cui possiamo anche vederci e fare boccacce ma poi non ci indignamo più se una donna è costretta a rinunciare a lavorare perché madre.<br />
<em>Non ci incazziamo più.</em><br />
Questo mi spaventa, come concetto generale.<br />
Siamo ormai omologati, mi viene da pensare.<br />
Tutti presi dalle nostre realtà, da ritmi e condizioni più o meno voluti ma che poi, una volta piovuti sul groppone, ci trasciniamo in giro per quest'Italia stanca. Nient'altro.<br />
Certo, guardiamo i tiggì, poi col satellitare da qualche anno siamo diventati quasi malati di reality e prodotti televisivi vari... certo. Vediamo la gente che muore per strada, i bambini coi loro pancioni enormi e gli arti ridotti a mucchietti di ossa inermi. Appena possiamo ci lanciamo in risse e magari tiriamo anche fuori coltelli o altre armi che 'casualmente' abbiamo in tasca. Seguiamo dibattiti morbosi con i plastici che riproducono la scena del delitto e le tracce di sangue. Sappiamo tutto di questo o quello.<br />
Crediamo di sapere.<br />
In realtà è solo, semplicemente, dolorosamente lo strato superficiale che neanche tocchiamo, il più delle volte. Lo guardiamo sempre da lontano - rigorosamente da lontano.  Commentiamo, per carità! Abbiamo sempre qualcosa da ridire.<br />
<em>Poi basta. </em>Si passa oltre, si va avanti con qualcos'altro da incastrare nel nostro microcosmo super impegnato di vita 'a modo nostro'. Ognuno per sé. Con pochi scossoni se possibile.<br />
Se.<br />
Possibile.<br />
E allora io non mi ritrovo in questo quadretto. Con tutte le imperfezioni che ho e ci mancherebbe non fosse così. Non è così che.<br />
<em>Eppure non frega niente a nessuno.</em><br />
Anche questa frase l'ho sentita ripetere spesso, sempre riferita alle tematiche delle madri lavoratrici anche se poi, volendo andare un pò oltre (non tanto, appena un pò) è una filosofia generale.<br />
Anche quando tentavo di guardare in quegli angoli che separano le madri e basta con le c.d. 'madri assassine', anche all'epoca il sentore era lo stesso. Non frega a nessuno di andare oltre.<br />
Ci si indigna.<br />
Magari a tavola, la sera, si fanno dibattiti con toni alti e nervosi. Si condanna. Questo sempre e comunque.<br />
Ma poi tutto finisce lì.<br />
Non vogliamo capire, non ci interessa grattarlo via questo strato superficiale. Tanta fatica, scomodità, sudore e forse dolore. E chi ce lo fa fare? Molto meglio restarne lontani, e lasciarci vivere come ci sembra di stare meglio.<br />
Io non lo so, se così stiamo davvero meglio.<br />
<em>O se piuttosto ci costruiamo bolle di normalità dentro cui relegare i vari aspetti della nostra vita, del nostro essere comunque vivi e pensanti ma anestetizzati.</em><br />
E se anche qualcosa si potrebbe cambiare speriamo sempre che lo faccia qualcun'altro. Lasciamo 'l'onore' agli altri, ci convinciamo che prima o poi si farà avanti quel qualcuno che troverà il modo giusto per.<br />
Non esiste un modo giusto.<br />
Tutti si prova e si sbaglia.<br />
Poi però ci si rialza anche, volendolo.<br />
Certo.<br />
E' più semplice e dolce evitare tutto: non incazzarsi mai sul serio, non scandalizzarsi fino in fondo, fare spallucce all'occorrenza, condannare senza capire, non.<br />
Siamo una nazione di 'non'.<br />
Forse da perfino fastidio chi mostra qualche timido tentativo fuori dall'omologazione.</p>
<p><em>Dottore! Immediatamente un ciclo completo di terapie d'urto... così vediamo se avrà ancora voglia di urlare...</em></p>
<p>Mi sento come se fossi uno di quei bambini che vengono tenuti farmacologicamente calmi, forzatamente inermi.<br />
Io non voglio vivere così.<br />
Per poco che conti, almeno non mi nascondo.</p>
<p><em>Barbara Gozzi</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[EMO-zione(1)]]></title>
<link>http://emologazione.wordpress.com/2008/02/28/emo-zione1/</link>
<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 11:23:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>tuttiodianocarlo</dc:creator>
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<description><![CDATA[
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://emologazione.wordpress.com/2008/02/28/emo-zione1/22/" rel="attachment wp-att-22" title="emo2.jpg"><img src="http://emologazione.wordpress.com/files/2008/02/emo2.jpg" alt="emo2.jpg" height="478" width="490" /></a></p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Diversità di vedute]]></title>
<link>http://buttriesiperlapiazza.wordpress.com/2007/12/12/diversita-di-vedute/</link>
<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 20:41:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>marcobardus</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Anche un osservatore esterno all&#8217;oscuro delle dinamiche interne al nostro paese lo potrebbe c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> Anche un osservatore esterno all'oscuro delle dinamiche interne al nostro paese lo potrebbe constatare immediatamente: la tensione si respira nell'aria. La si percepisce quotidianamente andando a prendere il giornale e aspettandosi ogni giorno una nuova "uscita". Nell'ultima <em>boutade</em> del comitato per il no, nell'articolo apparso sul Messaggero Veneto dell'8 dicembre a firma di Corinna Sabbadini, si nota ancora un atteggiamento che ha ben poco a che fare con l'apertura e la volontà di venire a confronto.</p>
<p><strong>Senza sapere che cosa sia e come funzioni</strong> un tavolo tecnico, si sparano sentenze, si annunciano "rappresaglie" e si continua con ostinazione a pretendere ciò che già è stato fatto. Che senso ha chiedere una commissione tecnica quando è costituendo un tavolo tecnico?</p>
<p>Lasciando per ora in sospeso i numerosi quesiti che sorgono spontanei e che faremo presto ai signori del comitato per il no, riportiamo un commento del vicesindaco Claudio De Martin, che ci ha scritto per manifestare la sua opinione. Di seguito riportiamo il testo in modo integrale e completo di sottolineature e di grassetti.</p>
<p><!-- technorati tags start --></p>
<p style="text-align:right;font-size:10px;">Technorati Tags: <a href="http://www.technorati.com/tag/buttrio" rel="tag">buttrio</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/centro%20storico" rel="tag">centro storico</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/claudio%20de%20martin" rel="tag">claudio de martin</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/comitato" rel="tag">comitato</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/comitato%20per%20il%20s%C3%AC" rel="tag">comitato per il sì</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/commenti" rel="tag">commenti</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/commento%20a%20margine" rel="tag">commento a margine</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/dibattito" rel="tag">dibattito</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/opinioni" rel="tag">opinioni</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/piazza" rel="tag">piazza</a></p>
<p><!-- technorati tags end --><br />
<!--more--></p>
<blockquote><p> Ci risiamo.</p>
<p><strong>La questione “Piazza” </strong>di Buttrio si arricchisce di un nuovo capitolo che vuole rialzare i toni di uno scontro reiteratamente incalzato dall’autoproclamatosi “Comitato per la difesa dell’Ambiente” (in contrapposizione dell’Amministrazione comunale, notoriamente “favorevole” del degrado del patrimonio paesaggistico di Buttrio…), altrimenti rinominato, meno pomposamente e più realisticamente, “Comitato contro la Piazza”.</p>
<p>Dopo l’annuncio del Sindaco di Buttrio del blocco dell’iter procedurale per la definitiva approvazione del piano di recupero dell’area e quindi della realizzazione della piazza, al fine di sminare un clima esasperato venutosi a creare nella nostra comunità, <strong>anziché un abbassamento dei toni </strong>- auspicato anche con un comunicato apparso sul Messaggero Veneto di sabato scorso - <strong>la questione viene rilanciata</strong> con una volontà contraria, cioè quella di mantenere aspra una situazione che divide il paese.</p>
<p>La decisione di sospensione è stata presa nonostante il convincimento dell’amministrazione che tutti gli atti siano stati svolti nei modi corretti e legittimi per arrivare, all’approvazione del piano, nei tempi previsti. Una scelta fatta alla luce di una tensione che il comitato in questione è riuscito a generare con mistificazioni e strumentalizzazioni, sfociate in una <strong>sgradevole conferenza (leggi “comizio”)</strong>, nel corso della quale è anche riuscita, con un’abile regia ed il fattivo contributo del “moderatore”, ad impedire al Sindaco ed all’architetto del Comune di confutare nel merito e compiutamente le argomentazioni e le manipolazioni fatte in quasi due ore di requisitoria, <strong>impedendo pure la visione delle foto da noi fornite </strong>con la risibile motivazione che gli strumenti (fino a quel momento, e poi di seguito, modernissimi ed efficientissimi) non erano in grado di far funzionare il CD e la chiavetta con le nostre immagini.</p>
<p>Il clima è stato successivamente (volutamente) arroventato, portando <strong>divisioni ed asprezze in tanti luoghi di aggregazione</strong>, <strong>Consiglio Pastorale della Parrocchia compreso</strong>, con pagine propagandistiche pubblicate impropriamente anche sul giornale della Parrocchia.</p>
<p>In questo scenario sono scesi in campo con lettere al Messaggero Veneto e con varie dichiarazioni e prese di posizione, anche urlate, <strong>ex Sindaco, Assessori e Consiglieri che nel loro mandato amministrativo erano stati protagonisti di un progetto, da loro elaborato e proposto, che prevedeva un’edificazione più alta di quella attuale</strong> sia nelle cubature che nelle altezze degli edifici (che coprivano molto di più la vista dalla villa Todone) e l’abbattimento dei fatiscenti edifici che ora tutt’ad un tratto “scoprono” essere di rango storico, e che le fognature potrebbero non essere sufficientemente capienti a causa dei nuovi abitanti…20 anni fa sì e oggi no? È vero che i tempi sono cambiati, ma le esigenze fisiologiche non crediamo abbiano avuto modifiche così drastiche (o no, sig. ex Sindaco?).</p>
<p>Questa situazione non poteva essere presa di buon grado dall’Amministrazione in carica che, come si diceva, era convinta di aver operato nel giusto e fino a quel momento non c’era mai stata alcuna contrarietà nei vari C/C. Ha quindi deciso di <strong>fermare l’iter procedurale</strong> in corso al solo scopo di <strong>ridimensionare una situazione pesante che divideva il paese</strong>, e di verificare se nel frattempo potessero essere emerse proposte migliorative.</p>
<p><strong>In questi giorni verrà reso nota la composizione del gruppo di lavoro </strong>che sarà composto senza dubbio da personalità di rilievo e competenti, oltre che da istituzioni e comitati, ed <strong>ecco che subito si cerca di riaccendere i toni con l’annuncio di volantinare casa per casa</strong>, riproducendo i temi e gli stravolgimenti fatti duranti la conferenza-comizio svoltasi oltre un mese fa. Ma se la volontà fosse veramente quella di discutere nel merito, come si continua ipocritamente ad affermare, nella realtà poi <strong>si cerca lo scontro</strong>, e la domanda allora è: <strong>qual è la reale motivazione di questa operazione </strong>e di questi comportamenti?</p>
<p>Dando per scontato che il portavoce del “Comitato” sia l’unico ad avere veri interessi privati (assolutamente legittimi) perché non potrà più vedere le colline dal piano terra (dovrà spostarsi al primo piano), quasi tutti gli altri protagonisti in prima linea hanno sempre espresso la loro avversità a questa Amministrazione comunale, sono stati protagonisti nella campagna elettorale che li ha visti sconfitti nel 2004 e trovano compatto uno dei gruppi di <strong>Minoranza consigliare</strong>, che non ha mai lesinato asprezze a questa Amministrazione, <strong>senza peraltro produrre minime proposte</strong>, ma solo argomentazioni legate a questioni, alle quali loro stessi non potevano credere come quelle di edificare con progetti emersi da un concorso di idee o partecipazione popolare alle decisioni (su proprietà private?), e sposando successivamente argomentazioni come quella del recupero degli storici edifici o dell’esproprio dell’area, con costi impraticabili per un’Amministrazione e con prevedibili ricorsi giudiziari che durerebbero decenni. <strong>Quindi: non fare nulla</strong>.</p>
<p>A mio avviso è questa la vera chiave di lettura: <strong>la volontà di impedire che questa Amministrazione possa realizzare la piazza perché si è aperta la campagna elettorale per le prossime elezioni </strong>e l’impressione che su quel palco, negli interventi e negli operatori alla consolle computerizzata, ci fosse già la futura lista era evidente come il sole. Costi quello che costi ai cittadini di Buttrio.</p>
<p>Se poi i proprietari saranno costretti a ristrutturare gli edifici esistenti, a fare della loro area privata il giardino ed i parcheggi dei condomìni, e se la cittadinanza di Buttrio non avrà maggiori parcheggi e migliori servizi  e nessuna piazza….<strong>chi se ne frega</strong>.  Alla faccia del dovere di ogni Amministratore (di Maggioranza o Minoranza che sia) di operare per l’interesse della comunità. Se la guardiamo dal punto di vista politico dunque, ci accorgiamo che tutti i conti tornano e trova risposta la domanda: <strong>a chi giova tutto questo?</strong></p>
<p>Personalmente credo che bene abbia fatto questa Amministrazione a proseguire sulla <strong>strada intrapresa da oltre 20 anni da TUTTI gli Amministratori succedutisi per la realizzazione della Piazza di Buttrio.</strong></p>
<p>Che al Sindaco, Tiziano Venturini, vada l’apprezzamento di tutta la comunità per l’impegno e per essere riuscito a portare a termine, con il contributo di tutti i protagonisti, una mediazione difficile. Che sia giusto trovare tutte le strade perché questo progetto venga largamente condiviso e che ci si sia fermati per trovare eventuali migliorie, anche sospendendo l’iter procedurale, come si è fatto. Che, in ultima analisi, l’Amministrazione, legittimata dal voto dei cittadini di Buttrio, ha il dovere di portare a termine il progetto e dare al paese la sua piazza, i suoi parcheggi, il suo punto di aggregazione.</p>
<p><em>Claudio De Martin</p>
<p>Vice Sindaco del Comune di Buttrio</em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Palermo: città dei contrasti]]></title>
<link>http://micheblog.wordpress.com/2007/10/16/palermo-citta-dei-contrasti/</link>
<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 07:39:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Michelangelo</dc:creator>
<guid>http://micheblog.wordpress.com/2007/10/16/palermo-citta-dei-contrasti/</guid>
<description><![CDATA[Palermo è la città dei contrasti. Forti, dissonanti, violenti. Ordine e caos, senza soluzione di c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"><strong>Palermo è la città dei contrasti.</strong> Forti, dissonanti, violenti. Ordine e caos, senza soluzione di continuità. Questa la sua debolezza, questo groviglio inestricabile, il suo fascino.</font></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000">Città dell'arte della cultura, del Teatro Massimo, che è più che un teatro, delle piccole librerie indipendenti, degli editori fini e ricercati, di Sellerio. Palermo, dove i bambini non vanno a scuola, dove non c'è istruzione nè lavoro e ci si arrangia.</font></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000">Città dei vicoli stretti e maleodoranti, sporchi, dove ci si perde, come lo Zen. Dove è meglio non perdersi. Quartieri senza speranza di una città morta, decadente. Città di eleganti costruzioni, di una moderna città ideale, quelle di viale Libertà, fino Piazza Politeama, dove non ci si perde. Dove è bello perdersi, guardando in aria, assaporando l'accenno regale dei palazzi gentilizi di una città viva, con sapore retrò.</font></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000">E' ampia Via Libertà, con i suoi platani, richiama Parigi. Ma Palermo non somiglia a Parigi. Nel quartiere della Kalsa si trovano tratti arabo-bizantini, sapori mediterranei. Ancora vicoli stretti. Poi spazi ampi, trasfigurati senza tempo: Lo spasimo. Tra vecchie ed umide costruzioni, distrutte e ricostruite dal tempo, appaiono palazzi rinascimentali, Palazzo Abatellis, signorile, dai tratti catalani.</font></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span></font></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span></font></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span></font></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span></font></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span></font></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span></font></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span></font></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span></font></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"></p>
<p style="text-align:center;"><img src="http://micheblog.wordpress.com/files/2007/10/palermo.JPG" alt="palermo.JPG" /></p>
<p>A Palermo, secoli di storia si sovrappongono, si mescolano. Si accalcano senza lasciare spazio. Senza respiro.<br />
Qui la storia è scritta ovunque. Arabi, normanni, ispanici hanno lasciato il segno: sui volti delle persone, nelle strade, nei palazzi, nei quartieri, a tavola.</p>
<p>Città del caos automobilistico ovunque e nelle arterie principali. Da corso Vittorio Emanuele, un fiume di auto e smog corre verso il mare. Città della quiete e delle serene passeggiate all'ombra delle piante di Via Principe di Belmonte. Dall'indolenza dei suoi bar, dove il tempo non esiste ed il caffè sublima il gusto in un rito antico, un fiume di profumi scorre lento verso il passato.</p>
<p>Città cristiana, della cattedrale, del Duomo di Monreale, della Martorana. Particolare la sua religiosità ornata di fregi arabi e influssi bizantini. Una religiosità profonda che benedice tutto, anche quello che non si deve benedire. Una religiosità che abbraccia una passione accesa, pagana e violenta, nei cruenti ex-voto del Museo Pitrè. E il passato ritorna, in una passione disperata come quella di chi difende la giustizia con le unghie e con i denti, contro chi distrugge la giustizia con le unghie e con i denti.</p>
<p>Città nobile, dove la nobiltà ha ancora un senso, dove nobile è il sorriso ospitale di chi è disposto ad aiutarti, di chi generosamente ti offre qualcosa senza chiedere nulla; qui ha ancora un senso il rispetto, quello vero. E pure dove la nobiltà non ha più senso, dove non c'è nulla di nobile nel chi cela un inganno dietro ad un sorriso falso ed ipocrita, di chi ti chiede senza offrire nulla. Qui non ha più senso il rispetto.</p>
<p>Palermo, città storica, antica. Città moderna, distrutta e ricostruita in meno di cinquanta anni dall' oscena edilizia, mafiosa e collusa con lo stato.</p>
<p>Città da dove fuggire, dove rifugiarsi, dove scappare. Dove, ancora una volta, tornare.</p>
<p></font></span></font></span></p>
]]></content:encoded>
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