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	<title>corpo-corretto &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "corpo-corretto"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 20:44:12 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Pro e contro dell'astinenza - sessuale, ovviamente]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=201</link>
<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 08:58:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Le mie amiche e i miei amici gay, da un po’ di tempo a questa parte, non fanno che insistere che d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le mie amiche e i miei amici gay, da un po’ di tempo a questa parte, non fanno che insistere che dovrei prendere in considerazione l’idea di riprendere ad avere una vita sessuale – se proprio quella sentimentale la ritengo troppo <em>al di fuori dalla mia portata</em>. Gli amici etero si astengono dall’entrare in argomento, ora che ci penso; non so se per pudore oppure perché anche loro sono in una situazione piuttosto simile alla mia – è risaputo infatti che gli uomini eterosessuali e fidanzati non hanno amiche che siano <em>prive di un fidanzato stemperante le gelosie della propria compagna</em>; gli unici amici etero che mi sono rimasti sono pertanto sostanzialmente da soli e con la tendenza a non voler ricordare innanzitutto a se stessi l’esistenza del problema.</p>
<p>Il fatto è che, forse anche aiutata dall’essere donna, il sesso non mi manca. Non mi manca né <strong>tanto</strong> né <strong>come</strong> mi mancavano gli alcolici e il cioccolato mentre ero a dieta, per essere più chiara.  Complici gli ormoni e il superamento di una certa fase della vita, credo che per me valga il detto “meno ne fai, meno ne faresti”. Ma magari per la maggior parte degli uomini e anche per diverse donne gli ormoni si comportano diversamente. Ovviamente in questo caso sto generalizzando, senza tra l’altro essere supportata da nessun risultato dal <em>sapore</em> <em>scientifico</em>: mi limito a qualche articolo letto qua e là e alle conversazioni tra amici, dei quali nessuno è un esperto di fisiologia umana. E soprattutto, per quanto mi sforzi di mettermi nei panni degli altri, quando si tratta di bisogni ed esigenze fisiologiche non posso che vedere le cose dal mio punto di vista. Mmm. Non soltanto quando si tratta di fisiologia, ora che ci penso. E’ <strong>sempre</strong> il mio punto di vista, quando scrivo qui – a meno che non specifichi il contrario con tanto di bibliografia ;)</p>
<p>E comunque. Chiaramente mi sono riferita finora soltanto all’aspetto fisiologico della questione; per quanto riguarda quello psicologico ed emotivo, infatti, il problema si tinge di sfumature ricche quanto controverse. E qui esplode la pluralità di punti di vista – tutti, <strong>rigorosamente</strong>, miei.</p>
<p><strong>Perché non fare sesso è un male</strong></p>
<p>-    perché non fai sesso. Ovviamente. E il sesso può essere noioso, fastidioso o frustrante – e in quest’ottica essere esentata da certi atti compiuti soltanto per compiacere l’altro, o per abitudine, o per non litigare o per tutti i motivi per cui (soprattutto durante una relazione stabile, ma non soltanto) può essere qualcosa di cui rallegrarsi, come spiegherò meglio più avanti. Però il sesso può essere anche una forma di comunicazione molto bella, divertente e appagante – o almeno così mi pare di ricordare. E secondo alcuni è addirittura un'attività che fa bene alla salute.</p>
<p>-    perché, per l’appunto, dopo un po’ che non lo pratichi il sesso smette di essere un qualcosa di concreto ma scivola dapprima nell’area del cervello deputata alla conservazione dei ricordi, per poi entrare di soppiatto in un’area limitrofa a quella consacrata alle verità di fede: se tutti dicono che il sesso è così e cosà io ci credo sulla fiducia. Perché, a conti fatti, <em>non ne ho più la benché minima idea</em>.</p>
<p>-    perché quando pensi al sesso, quando ne parli, o ancora quando vedi una scena al cinema o leggi qualcosa in un libro, ti trovi in una condizione che soltanto in apparenza è paragonabile a quella che subivi quando ancora di sesso non ne avevi fatto mai in prima persona e ti limitavi a pensarci, a parlarne, a vederlo nei film o leggerlo nei libri. Soltanto in apparenza perché, da un lato, tutto il sesso che, bene o male, hai fatto nella tua vita (anche se non te lo ricordi più) ha lasciato un segno che in un modo o nell’altro condiziona la tua posizione al riguardo; non è più come se ci fosse un intero universo nuovo di zecca da iniziare a esplorare, ma <em>sei portatore di una verginità perduta che è mentale molto più che fisica</em>. E questa perduta verginità mentale toglie al tutto il sapore mitico o addirittura mistico che aveva allora. D’altro lato, nell’epoca pre-sesso tutte o quasi le persone che ti circondavano erano più o meno nella tua situazione: c’era chi ne aveva fatto un po’, chi ne aveva fatto un po’ di più e chi si inventava le cose. Se ne parlava sempre un sacco, ad ogni modo, sia tra donne sia tra uomini sia, in certi casi particolari, addirittura tra uomini e donne – tra uomini e donne che <strong>non</strong> facevano sesso tra di loro, beninteso; a quell’età l’unica persona con cui non parli di sesso è proprio quella con cui sarebbe meglio parlarne, ossia quella con cui lo fai. E comunque. A trent’anni tutto questo non vale più: a trent’anni la gente fa sesso regolarmente e, tipicamente, o lo fa sempre con la stessa persona da parecchio tempo e non vede perché dovrebbe parlarne a meno che non vi siano dei gravi problemi, oppure lo fa sempre con persone diverse e allora, altrettanto tipicamente, non ne parla con <strong>me</strong> perché pensa che se lo facesse mi potrebbe mortificare o farmi stare male o non so bene cosa.</p>
<p><strong>Perché non fare un sesso è un bene</strong></p>
<p>-    perché, se non fai sesso, non ne senti la mancanza. D’accordo, sto affermando che uno dei vantaggi del non fare una cosa è che dopo un po’ non ti manca più; non è un ragionamento che fili perfettamente sotto il punto di vista logico. E allora? Questo non lo rende meno vero. Ho passato, in altri momenti della mia vita, brevi periodi in cui non avevo nessuno accanto ma, allo stesso tempo, avevo alle spalle settimane, mesi o addirittura anni di pratiche consolidate da un ritmo cadenzato. Molto peggio, in quel caso: perché l’abitudine è dura da perdere. Un po’ come quando smetti di fumare – ogni giorno è un po’ meglio del precedente, e anche se ci possono essere delle ricadute (io infatti ho ricominciato peggio di prima) a conti fatti più passa il tempo e più, addirittura, l’odore stesso del fumo comincia a infastidire. Mmm. Non pensavo di spingere la metafora <strong>così</strong> in là, ma ora che l’ho scritto non sarebbe onesto cancellarlo.</p>
<p>-    perché puoi finalmente capire se prenderti cura di te stesso è finalizzato a prenderti cura di te stesso oppure a prenderti cura di un altro attraverso la cura di te. Dato che capita spesso che ti prenda cura di te perché hai il terrore che costui o costei ti abbandoni avendo incontrato qualcuno che, prendendosi ancora più cura di sé, gli o le fa fare più bella figura rassicurando più profondamente il suo ego.</p>
<p>-    perché <em>sei controcorrente</em>. E dà una certa soddisfazione, di questi tempi in cui fare sesso è obiettivamente più facile che avere una relazione stabile e, al contempo, la società preme perché tu, donna liberata grazie alla rivoluzione (per l’appunto) sessuale, faccia abbastanza sesso da ricompensare la mancanza dello stesso di tutte le donne che dalla notte dei tempi sono state assoggettate alla volontà del proprio consorte.</p>
<p>-    perché almeno ti risparmi tutte le complicazioni causa o effetto del sesso o della mancanza dello stesso all’interno di una coppia: tu vuoi e l’altro no; l’altro vuole e tu vuoi continuare a leggere l’appassionante recensione dell’ultimo libro sul collezionismo di teiere; entrambi non ne avete assolutamente voglia ma è passato troppo tempo dall’ultima volta e vi sentite in obbligo; e tutte le altre variazioni sul tema.</p>
<p>Ma soprattutto, per quanto mi riguarda, non fare mai sesso neanche per sbaglio può essere un bene perché tutte le energie – fisiche e mentali - che investiresti nel sesso le devi incanalare <em>in qualche modo alternativo</em>. Il sesso infatti è anche, se non soprattutto, <strong>creatività</strong>.</p>
<p>Basta pensare che – nonostante a volte tentiamo a ogni costo di dimenticarcene – il sesso altro non è che l’escamotage trovato dalla natura per spingerci a perpetuare la nostra specie; detto in termini dal sapore un po’ rétro, il sesso porta alla <em>creazione della vita</em>. Ed esistono forse altri costrutti umani che sono forme di creatività più sublimi, però.. insomma... Vista così, in effetti, l’espressione “creare la vita“ mi riempie di timore reverenziale e mi fa anche ridacchiare un po'. Però è di questo che si tratta.</p>
<p>E comunque. Il <em>sesso come forma di creatività</em>. Tutta questa creatività che non confluisce in un atto sessuale, di conseguenza, dovrà pur andare da qualche parte. Per alcuni c’è lo sport, ma non per me, purtroppo o per fortuna. E’ vero che <em>Picasso</em>, artista incredibilmente fertile e versatile, univa le due cose producendo innumerevoli manufatti con i materiali e le tecniche più disparate e, al contempo, mettendo al mondo quattro figli con tre donne diverse.</p>
<p>Tuttavia, io non sono Picasso, né mi passa per l’anticamera del cervello l’idea di mettermi a fare sport. Quindi leggo quei libri che non avevo mai avuto il tempo di aprire, guardo film anche di una stupidità imbarazzante, ascolto musica che non conoscevo, esco con persone improbabili semplicemente perché non ho altre alternative – e a volte mi diverto un mondo.</p>
<p>Ma soprattutto, da quando ho smesso di fare sesso ho ricominciato a <em>scrivere</em> dopo quasi quindici anni di parole che si limitavano a <em>svolazzare</em> qua e là.</p>
<p>E, in attesa di scoprire se ho qualcosa in comune con Picasso, per il momento questo è un prezzo che sono disposta a pagare molto volentieri.</p>
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<title><![CDATA[Fèsta: sf. le cerimonie, gli apparati, gli atti che si fanno [...] per manifestare esultanza o divertimento]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=192</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 10:43:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sabato, ore 21.30
E’ un sabato sera di fine giugno e sto per andare a una fèsta, ossia a una ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato, ore 21.30</strong><br />
E’ un sabato sera di fine giugno e sto per andare a una <strong><em>fèsta</em></strong>, ossia a una "cerimonia, un apparato, o un atto che si fa per dimostrare esultanza o per divertimento". Ambè. Già comincio a sentirmi <em>sotto pressione</em>.</p>
<p>Ora: sono una giovane donna “single” che non perde occasione di lamentarsi che non conosce mai persone nuove. Quale migliore occasione che andare a una <em>fèsta</em> (di compleanno, presumo) di un’amica di un’amica di un’amica (ossia di una semisconosciuta che ho visto una volta otto anni fa)? Apparentemente, nessuna.</p>
<p>Il fatto è che, innanzitutto, avrei dovuto trascorrere la giornata a fare acquisti, sorseggiare succhi di frutta senza zucchero e girovagare tra un massaggio riposante e una messa in piega dal parrucchiere. Al contrario, mi sono svegliata significativamente prima del solito, ho fatto tre ore di macchina all'andata e tre al ritorno per andare al ristorante con le mie due nonne: quella brava, che ha 92 anni ed è in ottima forma ma è imbarazzantemente sorda, e quella cattiva, che ormai non è neanche più cattiva ma soltanto tanto, tanto triste e  con reazioni impossibili da “gestire” in un luogo pubblico.</p>
<p>Quindi mi trovo qui, con un caldo che addirittura i miei cactus stanno implorando pietà, e un sonno che sto cercando di combattere scrivendo questo post <em>sperimentale</em>. Perché mi riprometto, domani, di non toccare nulla di quanto scritto ora, raccontare il seguito – qualunque esso sia - e lunedì pubblicare il tutto.</p>
<p>Andare alla <em>fèsta</em> di una semisconosciuta, di per sé, non dovrebbe causarmi alcuno sconvolgimento emotivo: arriverò con persone che conosco da tempo e, una volta entrata, ci saranno tanti sconosciuti o semisconosciuti che – se fossi una giornalista di un mensile per sole donne – potrei quasi definire <em>potenzialmente interessanti dal punto di vista sessual-romantico</em>. Dovrei essere, se non euforica a causa della difficile giornata appena trascorsa, per lo meno contenta.</p>
<p>Invece sono due ore che mi aggiro per casa evitando di entrare nella doccia, evitando di prepararmi da mangiare, evitando di scegliere come vestirmi e limitandomi ad accendere sigarette che non ho voglia di fumare; sperando di inocularmi un po’ di voglia di vivere ho messo la selezione casuale sulla playlist “<em>le più ascoltate</em>” di Itunes: destino volle che abbiano risuonato cupamente le note della <strong>Canzone di Marinella</strong> – brano sicuramente tra i più ascoltati, ma in momenti... insomma... di struggimento romantico, di malinconico torpore, di crogiolamento nei ricordi. Non è esattamente quello che ci sarebbe voluto per farmi reinnamorare della vita.</p>
<p>E comunque. Parlo le solite quattro lingue, ho girato tutta Europa (a parte la Norvegia, ora che ci penso; devo provvedere al più presto), ho iniziato a viaggiare da sola a tredici anni, ho intrattenuto piacevoli conversazioni con premi Nobel: perché dovrei essere così <strong>ansiosa</strong> all’idea di andare a una <em>fèsta</em> insieme a tre mie compagne del liceo?</p>
<p>In parte, mi chiedo se non c’entri qualcosa il fatto di essere <em>accompagnata</em>. Come se l’agire da soli in qualche modo ti permettesse di liberarti di stereotipi che hai relativamente a te stesso e che chi ti conosce, pur non avendone magari la minima intenzione, non fa che rimandarti indietro.</p>
<p>E inoltre, mi chiedo che senso abbia conoscere persone nuove se tanto non ho “bisogno” di amiche e, per quanto riguarda gli uomini, mi attraversano la testa pensieri tipo “con questo stato d’animo è come se stessi sventolando il <a href="http://odiamore.wordpress.com/2007/06/19/mai-stata-baciata-o-per-lo-meno-non-succede-da-tempo/#comment-664" target="_blank">cartello</a> con su scritto chiaramente <strong>alla larga</strong>”, “tanto non ci sarà nessuno che mi piace e, se mai dovesse esserci, sarà sicuramente fidanzato / sposato / gay e comunque disinteressato a me”, “se anche ci fosse qualcuno che mi piace e a cui io (non sia mai!) piaccio, non avrei mai la forza di gestire una situazione di corteggiamento”...</p>
<p>Ecco, lo sapevo: sono entrata nel <em>mood marinella</em>, maledizione! Quello in cui sospiri guardando un punto all'infinito e pensi che se le cose non vanno male è soltanto perché stanno andando <strong>peggio</strong>.</p>
<p><strong>Sabato, ore 22.40</strong><br />
Presa da un improbabile quanto inspiegabile slancio di ottimismo, ho ripensato a tutti i saggi consigli degli articoli di <em>Cosmopolitan</em>, <em>Glamour</em> e addirittura <em>Men’s Health</em> e ho cercato di seguirli pedissequamente:</p>
<p>1.    ho fatto una lunga doccia bollente – perché in primo luogo sono di quelli che sostengono che, quando fa caldo, bisogna mantenere la temperatura corporea costante (costringendomi a bere tè bollente con 50° all’ombra, ispirata dalle abitudini dei berberi) e, in secondo luogo, perché la mia è una caldaia digitale e non analogica (nel senso che passa dallo stato “acqua gelata” a quello “acqua pronta per buttare la pasta” con sconcertante discontinuità);</p>
<p>2.    mi sono <em>regalata</em>, come scrivono su Cosmopolitan e su Glamour (forse su Men’s Health no, dovrei controllare), una bella maschera ai capelli – peccato che nel tentativo di fare uscire le ultime gocce di liquido dal tubetto (con quel che costa, non sia mai che ne sprechi qualcosa!) mi sono quasi storta la spalla;</p>
<p>3.    mentre aspettavo che la maschera facesse il suo lavoro, mi sono <em>regalata</em> anche un generoso <strong>gommage</strong> – leggi: mi sono strofinata con un guanto di crine come se stessi strigliando un cavallo afflitto da una forma inguaribile di scabbia;</p>
<p>4.    ho tirato fuori da un cassetto la crema per il corpo con l’aroma del mio profumo preferito – soltanto che, a furia di conservarla per le occasioni speciali, mi sono accorta che l’avevo comprata <em>nel lontano 2006</em>; sperando che, data la sua ottima qualità, non fosse soggetta a qualcosa di simile a una data di scadenza, me la sono spalmata addosso come se fosse crema pasticcera su una torta nuziale;</p>
<p>5.    cercando di non scivolare sulla mia stessa pelle incremata, mi sono religiosamente data lo smalto sulle unghie dei piedi – esagerando un po’ sull’alluce del piede destro, ma tanto è sera e non se ne accorgerà mai nessuno; non ho ancora deciso, tuttavia, se optare per le <em>paperine</em> con cui mi sento molto a mio agio ma che fanno assomigliare i miei polpacci a quelli di un terzino della Nazionale, o se ripiegare invece sui sandali azzurri, che hanno un bel tacco spesso e comodo ma che, proprio in quanto corredate di tacco spesso e comodo anziché a spillo e importabile, fanno tanto <em>vorrei ma non posso</em>;</p>
<p>6.    <strong>non</strong> mi sono truccata – perché da più di due anni ho smesso di truccarmi e so già che se l’avessi fatto avrei automaticamente lasciato troppo spazio alla vocina “arrivano soltanto le cose che non ti aspetti”, oppure a quella, ancora più subdola, che sussurra compiaciuta “ma tanto, a che pro agghindarsi? a chi la vuoi dare a bere?”;</p>
<p>7.    ho mangiato un etto di pasta al pesto – perché potrei aver voglia di bere o anche, molto semplicemente, visto il mio stato <em>potrei averne un disperato bisogno</em>.</p>
<p>(<a href="http://odiamore.wordpress.com/2008/07/01/festa-apparenza" target="_blank">continua</a>...)</p>
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<title><![CDATA[Ciò che non sai di me]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=128</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 15:48:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Eccola, l&#8217;ultima arrivata che si mette a dissertare su parallelismi e differenze tra la vita i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Eccola, l'ultima arrivata che si mette a dissertare su parallelismi e differenze tra la vita in rete e la vita fuori. Che è talmente ultima arrivata da non sapere neanche come chiamarle, come distiguerle, le due vite.</p>
<p>E comunque, come al solito sto divagando. Ho riflettuto su alcune implicazioni sollevate nei commenti a un vecchio <a href="http://odiamore.wordpress.com/2008/01/26/la-solitudine-sentimentale/" target="_blank">post</a>, tipo la classificazione di internet come <a href="it.wikipedia.org/wiki/Nonluoghi" target="_blank"><em>nonluogo</em></a> à la Marc Augé o anche "una fuga dalla realtà", un "luogo come un altro per"... Per fare un sacco di cose, ovviamente - a parte il tentativo di riempire supposte voragini di solitudine, come da me ipotizzato, il semplice fatto che mi ostini a scrivere sul blog, ad aspettare con ansia che i blog che seguo mi inviino via feed i contenuti dell'ultimo post e a lasciare commenti un po' ovunque è la dimostrazione del fatto che io, nel web 2.0, "credo" fermamente.</p>
<p>La prenderò un po' alla lontana. Mio padre, che nel proprio lavoro in cui carta e penna sono più che sufficienti sa il fatto suo, in quanto a tecnologia ancora si chiede come sia possibile che una persona (la sottoscritta) in grado di collegargli il computer a internet senza bisogno di un cavo sia il risultato di un incrocio tra il proprio DNA e quello di sua moglie.</p>
<p>Pur tuttavia, mio padre pochi giorni fa ha espresso in tema di <em>new media</em> un concetto oltremodo interessante: secondo lui, infatti, <strong>la rete è il nostro <em>nuovo corpo</em></strong>. Nel suo discorso, a dire il vero, non era soltanto la rete a essere oggetto di indagine, quanto più in generale tutte le cosiddette "nuove tecnologie" - che lui stesso conosce a malapena e utilizza soltanto perché gli strateghi del marketing sanno il fatto loro. Mi parlava infatti di cellulari (che per lui sono superflui, a parte quando va a camminare in montagna - ma tanto in cima ai monti tipicamente non c'è campo, quindi alla fine anche l'ultimo modello serve a ben poco), connessione ADSL wi-fi (la cui installazione per me invece è stata una vera rogna, soprattutto con la consapevolezza del fatto che per leggere la posta elettronica una volta ogni due giorni il buon vecchio modem a 56k era più che sufficiente) e via discorrendo.</p>
<p>La rete è il nostro nuovo corpo, pertanto. Perché cellulari, "ahi-pod", "blecberri" e compagnia bella sono degli strumenti - non molto diversi da <em>protesi</em> che possono ampliare i nostri sensi e facilitarci la comunicazione con gli altri. Internet, tuttavia, è non soltanto una protesi del corpo di carne e sangue, ma può diventare un vero e proprio corpo alternativo, e in alcuni casi più reale dell'involucro che ci portiamo dietro dal momento in cui apriamo gli occhi al mattino. Più reale, davvero: più consono ai nostri desideri, più aderente al modo in cui percepiamo noi stessi e in cui vorremmo essere percepiti dagli altri, più "nostro".</p>
<p>E, d'altro lato, la rete stessa mi pare stia subendo un processo di antropomorfizzazione (mi si passi il termine), o comunque si sta dotando di strumenti che rendano l'esperienza multisensoriale; un <a href="http://www.catepol.net/2008/01/26/vozme-e-il-tuo-blog-parla/" target="_blank">esempio</a> per tutti, la possibilità di ascoltare gli articoli del nostro blog preferito "attraverso la riproduzione vocale assistita". Sono soltanto fino a un certo punto d'accordo con l'idea di John Suler che "il cyberspazio sia uno spazio psicologico" (<a href="http://​www.playmonick.net/​2008/​01/​24/​la-psicologia-del-cyberspazio/​trackback/" target="_blank">via</a>): secondo me siamo ben oltre questa prospettiva.</p>
<p>Tuttavia, esiste un limite - invalicabile - alla nostra <em>costruzione di un sé alternativo</em>, un sé più "reale" in quanto più "nostro": l'esistenza di persone che conoscono il nostro corpo fisico, la nostra vita 0.0, come vorrei definirla (e come forse l'ha già definita qualcun altro prima di me?).</p>
<p>Persone che, per quanto ci nascondiamo dietro soprannomi, false verità e bugie veritiere, (gr)avatar evocativi, possono una mattina lasciare un commento - o un tweet, un plurk o quello che vi pare - con la dichiarazione: "ehi, ciao a tutti, ma lo sapete che odiamore in realtà si chiama pinco pallina, ha cinquant'anni e non xx come sostiene lei, e a dirla proprio tutta non è neanche una lei ma un lui?"</p>
<p>E a ben pensarci non sarebbe neanche necessario un gesto del genere, così eclatante, ma basterebbe molto meno perché il nostro corpo fisico prendesse il sopravvento sul nostro corpo nuovo. Basterebbe una parola di uno qualsiasi tra gli <em>Amici</em> citati nel blogroll; qualcuno che mi conosce personalmente potrebbe del tutto inavvertitamente scrivere in un commento, che ne so, "Ciao biondona!", quando magari io ci tenevo particolarmente al fatto che fosse impossibile connotarmi fisicamente in alcun modo.</p>
<p>Mmm. Non sono bionda. Non sono neanche bruna. Né, ora che ci penso, rossa. Non vi ho dato nessuna informazione su di me, cosa credevate?</p>
<p>PS Se siete arrivati qui grazie a "<em>una certa foto</em>", invece... sapete di che colore ho i capelli - e se vi piace come stanno i riccioli scrivetemi un'email, che vi dico la marca dello shampoo ;)</p>
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<title><![CDATA[La dieta al contrario]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=177</link>
<pubDate>Tue, 27 May 2008 11:09:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Eccolo qui: il mio corpo. L’involucro di carne e sangue, a loro volta fatti di cellule, a loro vol]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Eccolo qui: <em>il mio corpo</em>. L’involucro di carne e sangue, a loro volta fatti di cellule, a loro volta fatte di altre cose che non so nominare perché quando a scuola si studiava fisiologia ero sempre distratta da altro che mi interessava di più e, lo ammetto, mi faceva meno impressione. Con sotto lo scheletro grazie al quale ho una <em>forma</em> e non sono un mucchietto ameboide da film di fantascienza americano di serie B.</p>
<p>Ho perso all’incirca otto chili negli ultimi cinque mesi ma soltanto questo pomeriggio, nel camerino di un grande magazzino, ho avuto davvero la percezione che qualsiasi cosa indossi, <em>mi sta</em>. Qualsiasi cosa indossi della mia taglia, ovviamente; taglia che si aggira tra la 42 e la 44 italiane e si accompagna alla qualifica di <em>normopeso</em> che ha fatto dire alla mia dietologa: “Ora, il <strong>mantenimento</strong>”. E non è detto che mi stia <em>bene</em>, però mi entra, mi avvolge, addirittura mette in risalto in supposti pregi, a volte.</p>
<p>Che il mio corpo sia il mio corpo, e non sia più ricoperto da uno strato di grasso che in altri animali potrebbe essere utile durante i mesi di letargo, ma che nell’homo sapiens è qualificato come  sovrappeso ingiustificato... Che il mio corpo sia il mio corpo, insomma, mi fa un certo effetto, perché lo <strong>devo</strong> proprio <em>riconoscere come tale</em>. Nessun alibi, nessun “magari con otto chili in meno...” Con otto chili in meno rispetto a ora sarei sinistramente magra, e darei l’impressione di non godere dell’ottima salute che invece, incrociamo le dita, mi accompagna.</p>
<p>Ed è un corpo del tutto normale, vivaddio. Un corpo che non farà mai girare la gente per strada a meno che non vada in giro con addosso una tuta da Batman con tanto di mantello rosso (è rosso il mantello di Batman? mi pare). Un corpo normalmente asimmetrico, soprattutto per il fatto che sono riuscita a laurearmi grazie all’aver studiato mantenendo, alla scrivania, una posizione che soltanto per caso non mi ha fatto venire la scoliosi ma ha in compenso provocato un accumulo di cellulite sulla coscia sinistra che su quella destra è quasi del tutto assente. Un corpo che potrei cambiare ancora se ricominciassi a fare qualcosa che assomigli anche solo lontanamente a un’attività sportiva o se decidessi per qualche strano motivo di prendere appuntamento con un chirurgo plastico; ma la seconda alternativa è <em>ancora più remota</em> della prima, quindi mi sa che almeno finché non dovessi restare incinta oppure, caso più probabile in quanto assolutamente certo, finché non raggiungerò la menopausa, il mio corpo potrà anche restare più o meno uguale a quello che ho oggi.</p>
<p>Vorrei poter scrivere che provo un grande entusiasmo a riconoscere il mio corpo sia con <em>il senso della vista</em>, quando mi guardo nello specchio, sia con <em>il senso del tatto</em>, quando mi tocco la pancia ed è una vera e propria pancia, non più un rigonfiamento carnoso che sembra stare lì apposta per ricordare che mangio più di quanto avrei bisogno.</p>
<p>Invece, nonostante tutta la fatica che, seppure gioiosamente, ho fatto per seguire i dettami della dieta, sento il mio corpo come un parente che è sempre vissuto lontano, con cui so di avere legami di sangue ma che non conosco <em>davvero</em>.</p>
<p>Il mio <strong><em>corpo corretto</em></strong> è questo, allora? Quest’appendice che posso rivestire come voglio e non soltanto come posso - compatibilmente con il fatto che gli stilisti anche più sfigati pensano che sia opportuno mortificare il corpo di una donna il più possibile perché questa, perennemente insoddisfatta, sia spinta ad acquistare sempre più oggetti e ornamenti con la vana speranza di accettare la propria immagine riflessa nei camerini dei negozi?</p>
<p>Come <a href="http://odiamore.wordpress.com/2007/09/04/il-corpo-corretto/">temevo mesi fa</a>, non è <strong>questo</strong>, il mio corpo corretto. Il corpo corretto è un corpo <strong>amato</strong> – ma non soltanto (per quanto sia fondamentale punto di partenza) amato dall’anima che ne è binomio indissolubile: amato da un’anima altra, e da un corpo altro.</p>
<p>Tante rinunce alimentari per niente, quindi; almeno così sembrerebbe – ma sto volutamente esagerando.</p>
<p>Il fatto è che ora mi tocca un’altro tipo di dieta, ben più faticosa di quella che ho appena portato a termine con un discreto successo. E soprattutto, questa volta, non dimagrante ma <strong>ingrassante</strong>: una bella, abbondante, lunga e carnosa <em>dieta emozionale</em>.</p>
<p><a title="diggita!" href="http://www.diggita.it/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/05/27/dieta-al-contrario/&#38;title=La%20dieta%20al%20contrario"><img src="http://www.diggita.it/favicon.ico" alt="[diggita]" width="16" height="16" /></a> <a title="fai informazione!" href="http://fai.informazione.it/submit.aspx?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/05/27/dieta-al-contrario/&#38;title=La%20dieta%20al%20contrario"><img src="http://fai.informazione.it/favicon.ico" alt="[informazione]" width="16" height="16" /></a> <a title="OkNotizie!" href="http://oknotizie.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/05/27/dieta-al-contrario/&#38;title=La%20dieta%20al%20contrario"><img src="http://oknotizie.alice.it/favicon.ico" alt="[OkNotizie]" width="16" height="16" /></a> <a title="Segnalo!" href="http://segnalo.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/05/27/dieta-al-contrario/&#38;title=La%20dieta%20al%20contrario"><img src="http://segnalo.alice.it/favicon.ico" alt="[Segnalo]" width="16" height="16" /></a> <a title="SEOTribu" href="http://www.seotribu.com/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/05/27/dieta-al-contrario/&#38;title=La%20dieta%20al%20contrario"><img src="http://www.seotribu.com/favicon.ico" alt="[SEOTribu]" width="16" height="16" /></a> <a title="segnala su technotizie.it" href="http://www.technotizie.it/posta_ok?action=f2&#38;url=http://odiamore.wordpress.com/2008/05/27/dieta-al-contrario/&#38;title=La%20dieta%20al%20contrario"><img src="http://www.technotizie.it/icotech2.ico" alt="[technotizie]" width="16" height="16" /></a> <a title="vota questo post su wikio" href="http://www.wikio.it/vote?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/05/27/dieta-al-contrario/&#38;title=La%20dieta%20al%20contrario"><img src="http://www.wikio.it/favicon.ico" alt="[wikio]" width="16" height="16" /></a> <a title="YahooMyWeb" href="http://it.myweb2.search.yahoo.com/myresults/bookmarklet?u=http://odiamore.wordpress.com/2008/05/27/dieta-al-contrario/&#38;t=La%20dieta%20al%20contrario"><img src="http://us.i1.yimg.com/us.yimg.com/i/us/myweb_favicon.ico" alt="[YahooMyWeb]" width="16" height="16" /></a> <a title="Add to my Technorati Favorites" href="http://technorati.com/faves?add=http://odiamore.wordpress.com/2008/05/27/dieta-al-contrario/"><img src="http://technorati.com/favicon.ico" alt="[Technorati]" width="16" height="16" /></a></p>
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<title><![CDATA[Inizia il quarto mese di dieta]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=170</link>
<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 12:23:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Proprio mentre volge al termine il mio trentesimo anno di vita, sto entrando nel quarto mese di diet]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio mentre <strong>volge al termine</strong> il mio trentesimo anno di vita, sto entrando nel <strong>quarto mese di dieta</strong>.</p>
<p>E’ da una decina di giorni che non mi peso ma, complessivamente, credo di aver perso circa <em>otto o nove</em> chili. Un po’ meno di due taglie di vestiti, suvvia; e le due taglie esatte in meno sono il mio obiettivo – entrare di nuovo in un vestito comprato qualche anno fa giusto in tempo per entrare nel <em>ruolo di testimone</em> del matrimonio di Scassaritratti.</p>
<p>Chi mi avesse conosciuta tra ottobre 2007 e l’inizio di febbraio 2008, se mi vedesse di nuovo oggi, probabilmente, noterebbe nel mio corpo un grosso <strong>cambiamento</strong>: il viso è  più affilato e meno tondeggiante, il giro vita più delineato, le gambe meno massicce e i polpacci più simili a quelli di una donna in carne che a quelli di un terzino della Nazionale.</p>
<p>Spesso – non sempre ma spesso, almeno quando non dovuto a cause organiche – un aumento di peso corporeo è un modo diverso di <strong>riempire uno spazio</strong> altrimenti vuoto.</p>
<p>In passato sono ingrassata nei periodi della mia vita in cui mancava qualcosa di essenziale e che, tuttavia, non volevo riconoscere come tale: la <em>tensione</em>, in un rapporto troppo dato per scontato; il <em>lavoro</em>, che sebbene ci fosse non era quello che volevo; l’<em>emotività</em>, soffocata dalle armatute che lentamente si sono inventate protesi a forma di imbuto in cui buttare dentro cibo e alcol senza criterio alcuno.</p>
<p>Conosco persone ingrassate a dismisura senza motivi apparenti; ma quando vai a scavare un po’ sotto la scorza scopri compagni affettivamente assenti o anche rinunce mai riconosciute come tali e mascherate invece da “cambiamenti di interessi o priorità”.</p>
<p>Decidere di mettersi a dieta è, innanzitutto, <em>una richiesta di aiuto</em>: un riconoscere di fronte a se stessi che esiste uno spazio mentale o affettivo o quant’altro che è desolantemente vuoto – e che nonostante tutti i nostri sforzi ingurgitativi non si è riempito affatto.</p>
<p>Incominciare una dieta non è poi tanto difficile, se la si inizia con questa consapevolezza – che può essere anche non del tutto <em>consapevole</em>, non importa: è importante che ci sia, altrimenti dopo un tempo più o meno breve i sacrifici che necessariamente un regime alimentare ipocalorico comporta non saranno più accettabili in mancanza di una visione che vada al di là della banale misura della circonferenza cosce.</p>
<p>Dopo un po’ di tempo, infatti, se tale consapevolezza è ben radicata, le rinunce diventano <strong>un’abitudine</strong>; non significa che costi meno fatica resistere alle tentazioni, questo no. <em>Il ne faut pas rêver</em>, come dicono i parigini. Significa, piuttosto, che l’abitudine a rinunciare al piacere immediato e gratificante del cibo superfluo rende la rinuncia meno dolorosa, meno faticosa da sopportare. La <strong>svuota</strong> di ogni valenza simbolica, in un certo senso - tanto per non dimenticarsi del ruolo dei <em>vuoti </em>e dei <em>pieni</em>.</p>
<p>Ma la parte più difficile di una dieta non è la dieta in sé, quando quel limbo oscuro che si chiama <strong>mantenimento</strong>. Il mantenimento indica quel periodo in cui continui a controllare ogni cosa che entra nella tua bocca o quasi e, a seconda delle oscillazioni del peso, stabilisci la quantità (e soprattutto la qualità) di ciò che devi ingerire perché l’ago della bilancia non subisca più variazioni.</p>
<p>Il mantenimento è il periodo più difficile perché privo di qualsivoglia gratificazione: nessuno che ti fa complimenti perché sei riuscito nell’intento di perdere quegli X chili; nessuno che ti guarda con invidia; nessuno che sibila che sei troppo magra e stavi molto meglio prima. Niente di niente. Perché il mantenimento è una <em>supposta normalità</em>. E’ la <strong>ricerca</strong>, per essere più precisi, di quella che vorresti diventasse la tua <em>nuova normalità</em>.</p>
<p>Ed è il terrore puro di scoprire che quello spazio non più riempito dalle tue grazie generose adesso sarai costretto a riempirlo con ciò che, davvero, più ti manca. Non c'è (più) santo che tenga.</p>
<p><a title="diggita!" href="http://www.diggita.it/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/04/09/inizia-il-quarto-mese-di-dieta/&#38;title=Inizia%20il%20quarto%20mese%20di%20dieta"><img src="http://www.diggita.it/favicon.ico" alt="[diggita]" width="16" height="16" /></a> <a title="fai informazione!" href="http://fai.informazione.it/submit.aspx?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/04/09/inizia-il-quarto-mese-di-dieta/&#38;title=Inizia%20il%20quarto%20mese%20di%20dieta"><img src="http://fai.informazione.it/favicon.ico" alt="[informazione]" width="16" height="16" /></a> <a title="OkNotizie!" href="http://oknotizie.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/04/09/inizia-il-quarto-mese-di-dieta/&#38;title=Inizia%20il%20quarto%20mese%20di%20dieta"><img src="http://oknotizie.alice.it/favicon.ico" alt="[OkNotizie]" width="16" height="16" /></a> <a title="Segnalo!" href="http://segnalo.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/04/09/inizia-il-quarto-mese-di-dieta/&#38;title=Inizia%20il%20quarto%20mese%20di%20dieta"><img src="http://segnalo.alice.it/favicon.ico" alt="[Segnalo]" width="16" height="16" /></a> <a title="SEOTribu" href="http://www.seotribu.com/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/04/09/inizia-il-quarto-mese-di-dieta/&#38;title=Inizia%20il%20quarto%20mese%20di%20dieta"><img src="http://www.seotribu.com/favicon.ico" alt="[SEOTribu]" width="16" height="16" /></a> <a title="segnala su technotizie.it" href="http://www.technotizie.it/posta_ok?action=f2&#38;url=http://odiamore.wordpress.com/2008/04/09/inizia-il-quarto-mese-di-dieta/&#38;title=Inizia%20il%20quarto%20mese%20di%20dieta"><img src="http://www.technotizie.it/icotech2.ico" alt="[technotizie]" width="16" height="16" /></a> <a title="vota questo post su wikio" href="http://www.wikio.it/vote?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/04/09/inizia-il-quarto-mese-di-dieta/&#38;title=Inizia%20il%20quarto%20mese%20di%20dieta"><img src="http://www.wikio.it/favicon.ico" alt="[wikio]" width="16" height="16" /></a> <a title="YahooMyWeb" href="http://it.myweb2.search.yahoo.com/myresults/bookmarklet?u=http://odiamore.wordpress.com/2008/04/09/inizia-il-quarto-mese-di-dieta/&#38;t=Inizia%20il%20quarto%20mese%20di%20dieta"><img src="http://us.i1.yimg.com/us.yimg.com/i/us/myweb_favicon.ico" alt="[YahooMyWeb]" width="16" height="16" /></a> <a title="Add to my Technorati Favorites" href="http://technorati.com/faves?add=http://odiamore.wordpress.com/2008/04/09/inizia-il-quarto-mese-di-dieta/"><img src="http://technorati.com/favicon.ico" alt="[Technorati]" width="16" height="16" /></a></p>
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</item>
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<title><![CDATA[Questo è un blog 4occhi]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=157</link>
<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 13:19:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ieri sera, finalmente, se ne sono accorti anche loro, che non mi vedevano da tempo: non soltanto, ne]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera, finalmente, se ne sono accorti anche loro, che non mi vedevano da tempo: non soltanto, negli ultimi mesi, <strong>non ho più provato</strong> a mettere le lenti a contatto, ma ho addirittura osato investire quasi mezzo stipendio in una montatura nuova:</p>
<p><img style="border:0;vertical-align:middle;" src="http://www.giarre.com/images/FEND/small/f594.jpg" border="0" alt="" width="125" height="48" /></p>
<p>E comunque.  Innanzitutto, dato che ultimamente lo stipendio non me lo pagano più - a fine febbraio ho ricevuto quello di gennaio, e quello di febbraio, di conseguenza, lo riceverò a fine marzo e via di seguito - non è assolutamente il caso che adesso spenda soldi in lenti a contatto usa e getta; quelle comprate dopo la visita dalla contattologa, infatti, sono più o meno scadute. Un po' come la mia voglia di liberarmi della <strong>barriera</strong> che le ben visibili lenti degli occhiali assicurano permanere tra me e il resto dell'universo, in fondo in fondo.</p>
<p>In secondo luogo, sono talmente soddisfatta e addirittura fiera di <a href="http://odiamore.wordpress.com/2007/10/10/io-porto-gli-occhiali/" target="_blank">portare gli occhiali</a> da aver convinto il blog a fare altrettanto.</p>
<p>Tempo fa, (l'occhialuto) <a href="http://www.suzukimaruti.it" target="_blank">Sukukimaruti</a> mi aveva suggerito di farmi creare da qualcuno un <em>coso</em> grafico - ma io ho difficoltà a chiedere alla gente di fare cose per me, quindi il coso grafico me lo sono fatto da sola. Non è una meraviglia; anzi: è semplice e probabilmente anche piuttosto bruttino. Però chissenefrega, dopo tutto: tra le poche cose che ho imparato, vi è la certezza che se non si è in grado di fare qualcosa <em>veramente</em> bene è meglio farla, se non altro, di modo che i risultati siano il più chiari e il più efficaci possibile.</p>
<p>Ecco perché ho inserito questo bottoncino <a title="buttonphp.png" href="http://odiamore.wordpress.com/files/2008/03/buttonphp.png"><img style="border:0;" src="http://odiamore.wordpress.com/files/2008/03/buttonphp.thumbnail.png" border="0" alt="buttonphp.png" /></a> proprio in cima in cima a quella colonna che fiancheggia ogni cosa che scrivo - quasi a voler proteggere le mie parole dal mondo esterno - e che contiene <em>roba </em>di ogni sorta.</p>
<p>Se qualcuno lo vuole perché anche lui 4occhi (o perché dotato di dieci decimi ma autore, ciononostante, di un blog 4occhi)... niente mi farebbe più contenta di scoprire persone che se ne appropriano.</p>
<p>Beh, no. In effetti alcune cose che mi farebbero più contenta <strong>ci sono</strong>. Ma di questi tempi, l'apatia è tanta se non <em>troppa</em> - e soprattutto è malriposta.</p>
<p>Quindi il bottoncino disseminato in luoghi inaspettati sarebbe già qualcosa.<br />
<a title="diggita!" href="http://www.diggita.it/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/questo-e-un-blog-4occhi/&#38;title=Questo%20%C3%A8%20un%20blog%204occhi"><img src="http://www.diggita.it/favicon.ico" alt="[diggita]" width="16" height="16" /></a> <a title="fai informazione!" href="http://fai.informazione.it/submit.aspx?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/questo-e-un-blog-4occhi/&#38;title=Questo%20%C3%A8%20un%20blog%204occhi"><img src="http://fai.informazione.it/favicon.ico" alt="[informazione]" width="16" height="16" /></a> <a title="OkNotizie!" href="http://oknotizie.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/questo-e-un-blog-4occhi/&#38;title=Questo%20%C3%A8%20un%20blog%204occhi"><img src="http://oknotizie.alice.it/favicon.ico" alt="[OkNotizie]" width="16" height="16" /></a> <a title="Segnalo!" href="http://segnalo.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/questo-e-un-blog-4occhi/&#38;title=Questo%20%C3%A8%20un%20blog%204occhi"><img src="http://segnalo.alice.it/favicon.ico" alt="[Segnalo]" width="16" height="16" /></a> <a title="SEOTribu" href="http://www.seotribu.com/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/questo-e-un-blog-4occhi/&#38;title=Questo%20%C3%A8%20un%20blog%204occhi"><img src="http://www.seotribu.com/favicon.ico" alt="[SEOTribu]" width="16" height="16" /></a> <a title="segnala su technotizie.it" href="http://www.technotizie.it/posta_ok?action=f2&#38;url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/questo-e-un-blog-4occhi/&#38;title=Questo%20%C3%A8%20un%20blog%204occhi"><img src="http://www.technotizie.it/icotech2.ico" alt="[technotizie]" width="16" height="16" /></a> <a title="vota questo post su wikio" href="http://www.wikio.it/vote?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/questo-e-un-blog-4occhi/&#38;title=Questo%20%C3%A8%20un%20blog%204occhi"><img src="http://www.wikio.it/favicon.ico" alt="[wikio]" width="16" height="16" /></a> <a title="YahooMyWeb" href="http://it.myweb2.search.yahoo.com/myresults/bookmarklet?u=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/questo-e-un-blog-4occhi/&#38;t=Questo%20%C3%A8%20un%20blog%204occhi"><img src="http://us.i1.yimg.com/us.yimg.com/i/us/myweb_favicon.ico" alt="[YahooMyWeb]" width="16" height="16" /></a> <a title="Add to my Technorati Favorites" href="http://technorati.com/faves?add=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/questo-e-un-blog-4occhi/"><img src="http://technorati.com/favicon.ico" alt="[Technorati]" width="16" height="16" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Aggiungi un posto a tavola?]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=148</link>
<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 14:12:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vivendo da sola, sono ovviamente abituata a cenare da sola. Ogni tanto invito a cena Mascalzone Lati]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Vivendo da sola, sono ovviamente abituata a cenare da sola. Ogni tanto invito a cena Mascalzone Latino e, tutte le volte, sono terrorizzata dal suo giudizio perché è un ottimo cuoco e, soprattutto, è abbastanza nevrotico da essere fissato sulla qualità di alcuni prodotti. Devo ammettere che, da quando sono <b>a dieta</b> (e sono ormai <i>più di quaranta giorni</i>), è stato abbastanza carino e affettuoso da accettare i miei inviti nonostante il cibo si riduca a un piatto di pasta con sugo di verdure e tantissima insalata - alcolici banditi, anche perché l'alcol che tengo in casa di questi tempi è dell'orrenda birra comprata alla Lidl, del rum cubano che mal si sposa con il suddetto menu e del vino che riservo per tempi migliori.</p>
<p>Stasera, viceversa, mi va di lusso, perché ho invitato a cena Scassaritratti la quale - purtroppo per lei ma fortunatamente per me - deve mangiare "in bianco": potrò dunque propinarle il mio cavallo di battaglia dietetico, composto di arrosto di tacchino, insalata mista e verdure bollite. Che fantastico venerdì, vero?</p>
<p>E comunque. Accetto l'invito di <a href="http://laprofumiera.wordpress.com/2008/02/20/il-menu-di-stasera/" target="_blank">Fra</a> a comporre “<i>10 accoppiamenti di cibi che nella vostra mente, palato, stanno bene insieme, che si completano, che si esaltano, che si stimolano, che uno da solo sì, ma con l’altro rasenta la perfezione!”, </i>in attesa di tempi migliori non soltanto da un punto di vista alimentare.</p>
<p>Dato che queste cose vanno rilanciate, scelgo per l'occasione persone di cui, in un modo o nell'altro,  ho già avuto modo di leggere post culinari: <a href="http://brezzadilago.blogspot.com" target="_blank">Elena</a>, <a href="http://www.catepol.net" target="_blank">Catepol</a>, <a href="http://isadora.wordpress.com" target="_blank">Isa</a> e <a href="http://demi4jesus.wordpress.com" target="_blank">Noemi</a>. E aggiungo un <a href="http://portmeirion.blogspot.com" target="_blank"><i>ometto</i></a> perché pare che oggi sia il suo compleanno :)</p>
<p>Inizierei con <b>tzaziki</b> (salsa di yogurt, aglio e cetrioli), <b>baba ganoush</b> (salsa di semi di sesamo con le melanzane) e pane di vario tipo.</p>
<p>Come prima portata, preferisco in realtà la versione <b>piatto unico</b>: couscous con carne tritata e un sugo di verdure piccante molto speziato. Di contorno, insalata di spinaci, arance e chicchi di melograno.</p>
<p>Anche in condizioni normali non mangerei molto più di così; tuttavia, voglio lanciarmi e aggiungere un <i>plateau </i>di <b>formaggi</b> locali e non: fontina valdostana, tome di capra, gorgonzola, camembert e chi più ne ha più ne metta. Come accompagnamento, pane alle noci, pane alle olive, pane alle verdure e grissini ricoperti di semi di sesamo; il tutto unito a gelatine di frutta, miele, cugnà (mosto di uva e frutta secca, mi pare) e noci da sgusciare al momento.</p>
<p>Dimenticavo: sulla tavola, sempre presente una bottiglia di vino rosso. Possibilmente, l'occasione giusta per stappare il <b>barolo</b> del '99 che mi regalarono per il mio compleanno.</p>
<p>Poi verrebbe il dessert. Ma il dessert, per me, non è semplicemente il <i>dulcis</i> che sta <i>in fundo</i>. E' un <i>modus vivendi</i>, una <i>ars amandi</i>, un <i>chi più ne ha più ne metta</i>.</p>
<p>Il dessert lo porta a sorpresa l'ospite, pertanto. Con la speranza che la sua scelta mi faccia rimpiangere tutte le volte in cui ho scelto invece di mangiare da sola e di non aprirmi al mondo quel tanto che basta da farmi venir voglia di aggiungere un posto alla mia tavola.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le ragioni della paura]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/12/17/le-ragioni-della-paura/</link>
<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 16:35:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pare sia possibile eliminare la paura tramite la disattivazione o, più in generale, la manipolazion]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nature.com/news/2007/071107/full/news.2007.224.html">Pare</a> sia possibile <i>eliminare la paura</i> tramite la disattivazione o, più in generale, la manipolazione di uno o più geni.</p>
<p>Hitoshi Sakano e il suo gruppo di ricerca dell'Università di Tokyo<a href="http://odiamore.wordpress.com/files/2007/12/catmousediplomatic.jpg" title="catmousediplomatic.jpg"><img src="http://odiamore.wordpress.com/files/2007/12/catmousediplomatic.thumbnail.jpg" alt="catmousediplomatic.jpg" align="right" height="94" hspace="8" vspace="2" width="76" /></a> sono riusciti nell'intento intervenendo su un gruppo di cellule olfattive. Risultato: un topo che non ha paura dei gatti.</p>
<p>Ecco nell'immagine a lato i due nuovi amici mentre passano il tempo libero giocando a scacchi - perché <a href="http://scacchi.wordpress.com/2007/12/14/scacchi-la-psicologia-della-lotta/">anche</a> secondo me una partita si gioca <i>con</i> un compagno e non <i>contro</i> un avversario.</p>
<p>In realtà,  hanno specificato i ricercatori, il gatto deve essere preventivamente nutrito - il semplice fatto che il topo non abbia più paura di lui non implica necessariamente che i gusti alimentari dell'altro subiscano variazioni ;-)</p>
<p>Più in generale, l'origine e il significato evolutivo delle personalità nel mondo animale sono ancora sconosciute; alcuni studi sottolineano però, <b>tra le cause della paura</b>, la scelta dei singoli individui di <i>puntare su un successo riproduttivo</i> presente o futuro. Una teoria citata sull'ultimo numero del Venerdì di Repubblica, in particolare, sostiene che:</p>
<p>- chi pensa di non riprodursi immediatamente - in genere perché le risorse ambientali non sono idonee ad allevare la prole - si dimostra più cauto nel correre rischi (in particolare correre rischi con i predatori) --&#62; <i>non ho intenzione di riprodurmi a breve = lascio più spazio alla paura e me la prendo con calma</i>;</p>
<p>- chi invece conta di riprodursi subito, appare più spavaldo verso i predatori e più propenso all'esplorazione dell'ambiente circostante <i>--&#62; ho intenzione di riprodurmi = sono più disposto a rischiare il tutto e per tutto pur di perseguire il mio scopo</i>.</p>
<p>Ora. In attesa di nuove ricerche sulla manipolazione genetica ai fini dell'eliminazione della paura, passiamo dal mondo animale al mondo dell'homo sapiens. Eliminazione, per inciso, che non saprei neanche se augurarmi, dal momento che spesso la paura ha un ruolo protettivo del quale non sono sicura di voler fare a meno anche quando avrò deciso che è per me giunto "il momento di riprodurmi".</p>
<p>Io la mia personale interpretazione su chi siano i predatori adesso ce l'ho ben chiara in testa. E sotto questa nuova prospettiva è <i>tutto</i>, stranamente, molto più chiaro.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le jour des enfants]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/11/29/le-jour-des-enfants/</link>
<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 19:13:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sarà che ho la faccia paffuta; sarà che, seguendo l&#8217;unico consiglio sensato dato da Cioè in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà che ho la faccia paffuta; sarà che, seguendo l'unico consiglio sensato dato da <a href="http://www.cioe.it" target="_blank">Cioè</a> in tanti anni di onorata carriera, ho iniziato a mettere la crema antirughe per il contorno occhi a quattordici anni; sarà che mi vesto allo stesso modo da quando ho iniziato l'università. Non lo so. Fatto sta che, di solito, la gente mi attribuisce dai tre ai cinque anni in meno rispetto alla mia età reale. E se la cosa potrebbe essere utile e dilettevole intorno ai cinquant'anni, immagino, ora non sempre lo è; in particolar modo nell'ambiente di lavoro.</p>
<p>In uno dei variegati tentativi che, ciclicamente, mi punge vaghezza di fare per riportare la mia età apparente alla mia età anagrafica, oggi mi sono truccata: fondotinta (probabilmente un po' troppo vecchio, ma si spalmava ancora), ombretto, eyeliner, matita sfumata sulla palpebra inferiore, mascara e addirittura una bella spolverata di fard sulle guance. Servizio completo.</p>
<p>Una volta mi truccavo tutti i santi giorni. Sempre servizio completo; sempre gli stessi gesti ripetuti nello stesso ordine. Poi una mattina, appena sveglia, mi sono guardata allo specchio: senza eyeliner non mi riconoscevo più. Non ero "<strong>io</strong>". E questa consapevolezza mi ha sconvolta, e non mi è piaciuto per niente pensare che, per essere <strong>io</strong>, avessi bisogno di una riga sugli occhi. Così ho smesso di truccarmi.</p>
<p>Però. Però a volte mi torna in mente <em>Laure</em>, l'insegnante di francese che avevo quando abitavo a Parigi.</p>
<p>Laure era molto bella, ma non nel senso usuale che si dà al termine. Era incinta - e già questo la rendeva ai miei occhi di ventiduenne un essere alieno, un modello e una meraviglia, tutto insieme. Si vestiva da vera parigina, con abiti dalla foggia semplice ma esplicitamente di sartoria; accessori di lusso come borse Vuitton e sciarpe Sonia Rykiel. Abitava <em>nel sedicesimo</em> - e questa informazione era sufficiente per farci capire quanto la sua scelta di essere insegnante di lingua per stranieri fosse proprio una scelta, non certo una necessità. Il suo viso regolare, sormontato da capelli biondo platino tagliati cortissimi, era sempre truccato con estrema cura. Aveva addirittura il contorno delle labbra disegnato con una matita color carne - stessa tinta del rossetto - come sino ad allora avevo visto soltanto nelle foto delle riviste di moda o sui volti delle commesse di profumeria (ma in quel secondo caso il colore era rosso o arancione, e il segno della matita era fin troppo evidente). Era truccata molto e molto bene, e allo stesso tempo riusciva a essere non appariscente e l'antitesi della volgarità. Tranne il mercoledì.</p>
<p>Ogni mercoledì, nei due mesi in cui ho seguito il suo corso di stile della lingua francese nel linguaggio scritto e orale, lei si presentava vestita di tutto punto con la consueta eleganza un po' snob. Ma senza una traccia di trucco.</p>
<p>Laure è stata una delle migliori insegnanti che io abbia mai avuto. In un periodo in cui ero innamorata dell'inglese - e di un ragazzo inglese che si chiamava Justin - è riuscita, nonostante tutto, a farmi perdere la testa per la lingua francese. Capitava che la sera, anziché uscire e perdermi per i locali di Parigi, scegliessi di stare a casa ad approfondire i contenuti delle sue lezioni. Ho addirittura letto un po' di Proust - poco, per la verità, però non credo che mai più nella vita farò qualcosa di simile ;-)</p>
<p>La mia passione non le sfuggiva, e sono ben presto diventata <em>la sua preferita</em>. Per l'unica volta, nella mia vita da prima della classe fallita (perché, come ho già scritto non ricordo in quale post, non sono mai stata la prima della classe, neanche alle elementari), sono stata l'allieva preferita di un insegnante. Un amore perfettamente corrisposto, pertanto. Spesso fumavamo insieme dopo il caffé dell'intervallo, e siamo entrate in quella confidenza consentita dalle circostanze che una mattina - non un mercoledì, questo lo ricordo con precisione - mi ha fatto sentire autorizzata a chiederle come mai ogni settimana, sempre lo stesso giorno, non si truccasse per nulla. Lei mi ha sorriso, e ha replicato sibillina: "<em>Le mercredi est le jour des enfants.</em>"</p>
<p>Non ho mai capito cosa significasse, quella risposta; né se avesse un vero e proprio significato, se è per questo.</p>
<p>Però ogni tanto ci ripenso, e mi chiedo se non volesse dire che, a volte, è necessario contrastare l'<strong>inerzia</strong> - temibile, ennesimo fico strangolatore che ci opprime senza che ce ne rendiamo conto. Fare come i bambini (o piuttosto come noi adulti crediamo facciano i bambini?) e venire meno alle abitudini, almeno una volta ogni tanto.</p>
<p>Ma adesso sono molto stanca, perché dopo undici ore in quest'ufficio, e dopo aver rinunciato per la seconda settimana di fila ad andare alla lezione di prova di espressione corporea o quello che era, e dopo aver trascorso la mia giornata tra una riunione e l'altra... sono le otto e un quarto, e voglio andare a casa. Quindi il discorso sull'inerzia iniziato con Andrea (ex Api) via Skype lo farò un'altra volta :-)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Io continuerò a portare gli occhiali]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/10/12/io-continuero-a-portare-gli-occhiali/</link>
<pubDate>Fri, 12 Oct 2007 12:23:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[A volte mi sembra di avere il fascino travolgente del libretto di istruzioni di un trapano a percuss]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.puffi.biz/img/quattrocchi.gif" align="left" height="129" hspace="4" vspace="2" width="97" />A volte mi sembra di avere il fascino travolgente del libretto di istruzioni di un trapano a percussione. Altre volte, mi convinco piuttosto di essere altrettanto seducente di un bel piatto di zucchine bollite - e scondite!</p>
<p>Un po' come il puffo quattrocchi, che è un tipo molto serioso, noiosetto e puffamente saccente.</p>
<p>Ci sono alcuni casi, invece, in cui mi string<img src="http://www.puffi.biz/img/smurfette.gif" align="right" height="141" hspace="4" vspace="2" width="100" />erei la mano in segno di approvazione per quanto mi piace l'immagine che, attraverso le lenti degli occhiali e grazie al riflesso di uno specchio, mi ritorna indietro. Puffamente vanitosa, insomma. Puffamente corretta.</p>
<p>Quando indosso le lenti a contatto nelle sei ore quotidiane che mi sono state prescritte, invece, so di avere esattamente lo stesso sguardo di una talpa che si trova all'improvviso nel mezzo di una radura assolata.</p>
<p>Non potrei mai avere un'appassionata storia d'amore con il mio contattologo; di questo sono sicura. In primo luogo, perché è una donna. In secondo luogo, l'altro giorno ho davvero dato sfogo, davanti a lei (e davanti agli attoniti clienti del negozio di ottica), alle mie parti peggiori.</p>
<p><i><b>Inserimento delle lenti nel luogo a esse deputato</b>:</i> minuti <b>25</b>.</p>
<p>Nel mentre, ho pronunciato, nell'ordine, le seguenti frasi:</p>
<ul>
<li>"<i>Lo sapevo! Non ci riesco, non ci riesco proprio!</i>" = sono tendenzialmente rinunciataria, insicura e soffro di scarsa fiducia in me stessa;</li>
<li>"<i>No! Non voglio che me le metta lei [la contattologa]! ce la voglio fare da sola!</i>" = cocciuta, testarda e addirittura svalutante rispetto all'altrui professionalità;</li>
<li>"<i>Non ce la farò mai...</i>" = arrendevole, lamentosa e, al ventiquattresimo minuto, per giunta fastidiosamente insopportabile.</li>
</ul>
<p><b><i>Tempo di permanenza delle lenti nel luogo a esse deputato</i></b>: ore <b>2</b>.</p>
<p>La contattologa, fortunatamente per lei, non è stata costretta a seguirmi mentre sono tornata in ufficio durante l'attesa prima della visita a posteriori. In ufficio le cose non sono andate molto diversamente - a questo punto non potrò più lamentarmi se i miei colleghi mi tratteranno con l'accondiscendenza riservata ai bambini in età prescolare.</p>
<ul>
<li>"<i>Secondo te sto meglio con gli occhiali o senza?</i>" = vanitosa, egoriferita e, come in un altro caso, anche un po' insicura;</li>
<li>"<i>Tanto so già che toglierle sarà una vera e propria tragedia.</i>" = un po' pessimista, forse, ma del tutto realista.</li>
</ul>
<p><i><b>Estrazione delle lenti </b></i><b><i>dal luogo a esse deputato</i></b><i>:</i> minuti <b>35</b>.</p>
<p>No comment.</p>
<p>Quando la contattologa ha capito che le lacrime non erano causate dall'irritazione all'occhio ma dallo sconforto prima e dalla rabbia poi (credo di aver addirittura pestato i piedi per terra, a un certo punto), poco ci mancava mi facesse una carezza sulla testa a metà tra lo sconsolato, il rassegnato e l'impietosito. Tuttavia, quando le ho chiesto perché non si potesse usare una micro ventosa, poco ci mancava che le lenti me le facesse saltare via a suon di schiaffi.</p>
<p>E comunque. Si è trattato di un'esperienza formativa, senza alcun dubbio.</p>
<p>Persevero con le sei ore al giorno per una settimana di fila, nonostante tutto. Perché voglio avere la capacità di scegliere come mostrarmi al mondo, io.</p>
<p>Fintanto che anticipo la sveglia mattutina di un'oretta e le lenti me le infilo (e me le tolgo) senza che nessuno mi possa vedere né sentire, per lo meno. Altrimenti mi sa che la prospettiva dell'appassionata storia d'amore sfuma con chiunque abiti nel raggio di tre chilometri da casa mia.</p>
<p><a href="http://odiamore.wordpress.com/files/2008/03/buttonphp.png" title="buttonphp.png"><img src="http://odiamore.wordpress.com/files/2008/03/buttonphp.png" alt="buttonphp.png" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Io porto gli occhiali]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/10/10/io-porto-gli-occhiali/</link>
<pubDate>Wed, 10 Oct 2007 13:10:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
<guid>http://odiamore.wordpress.com/2007/10/10/io-porto-gli-occhiali/</guid>
<description><![CDATA[Qualche sera fa sono andata a casa dei miei, un po&#8217; per caso e un po&#8217; perché sentivo il]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche sera fa sono andata a casa dei miei, un po' per caso e un po' perché sentivo il bisogno di farmi un po' coccolare l'ego; dal momento che l'<a href="http://odiamore.wordpress.com/2007/07/17/villaggio-vacanze-no-voglio-lego-farm/" target="_blank">ego-farm</a>, a quanto mi risulta, ancora non l'hanno inventata, uno si arrangia come può. E anche se non c'entra, ora che ci penso, con tutti questi link a post miei, non faccio che dare ragione a <a href="http://www.distretto71.net" target="_blank">chi</a> mi dice che sono egocentrica. Ma posso anche replicare: "e allora?" ;-)</p>
<p>Essendo a casa dei miei, ed essendo i miei piuttosto propensi a non andare a dormire  dopo le dieci di sera, mi sono messa a rovistare tra le vecchie foto. Niente di strano; se non fosse che album dopo album e, conseguentemente, anno dopo anno, ho avuto una specie di rivelazione: ci sono i volti e i corpi miei e dei miei amici che crescono, diventano adulti, in alcuni casi invecchiano - bisogna usare le parole corrette, almeno quando esistono. E <i>ci sono i miei occhiali che cambiano</i>, cambiano, cambiano sempre: le montature in plastica trasparente a forma di farfalla si sono fatte tartarughe marroncine; il viso, nascosto da una maschera nera, è stato poi ricoperto - e al contempo riscoperto - da una sottilissima ellisse di metallo semitrasparente.</p>
<p>Perché è così: <b>io porto gli occhiali</b>. Sono miope, e anche un po' astigmatica da quando avevo 12 anni. E quando mi devo descrivere a qualcuno perché mi riconosca a un appuntamento non avendomi mai incontrata prima, esordisco sempre con: "Porto gli occhiali, sono alta tot eccetera."</p>
<p>Questi a lato sono i <a href="http://odiamore.wordpress.com/files/2007/10/immagine-3.png" title="immagine-3.png"><img src="http://odiamore.wordpress.com/files/2007/10/immagine-3.png" alt="immagine-3.png" align="right" border="0" height="97" hspace="2" vspace="2" width="134" /></a>miei occhi. E io non li potrò mai vedere con la nitidezza di una fotografia, perché quando mi guardo allo specchio senza occhiali devo avvicinarmi talmente tanto da perdere completamente la visione d'insieme. Si nota che lo sguardo è, come succede ai miopi, un po' perso nel vuoto - ora che ci faccio caso si nota anche una certa asimmetria. Pazienza :-)</p>
<p>Gli occhiali definiscono un volto - ma non si limitano all'aspetto esteriore.</p>
<p><i>Chi non porta gli occhiali, infatti, <b>non lo sa</b></i>. Non può saperlo.</p>
<p>Chi vede bene non conosce quel sottile piacere che si prova, a volte, a estraniarsi completamente dalla realtà perché, semplicemente, <i>non la si distingue più</i>. Si perdono i contorni. Le luci, da puntiformi, diventano ampi circoli sfocati. Le persone sono riconoscibili, a distanza, soltanto dalle loro voci o, se proprio si vuole usare il filtro del senso visivo, dal modo in cui portano se stesse; dai gesti più o meno ampi che compiono con le braccia; da come i contorni - sfumati - del corpo si mescolano con il mondo circostante.</p>
<p>Chi va incontro al mondo senza bisogno di un paio di lenti graduate non conosce il brivido di terrore che, a volte, ti sorprende mentre stai nuotando in mare aperto, quando la lingua di terra non riesci a vederla neanche con la fantasia pur trovandoti a meno di 100 metri da riva. O forse sì, forse lo prova anche chi ha una vista perfetta. Però, sicuramente, non può neanche immaginare che quella paura, spesso, è mitigata dall'azzurro del cielo che è un tutt'uno con l'azzurro in cui sei immerso - non perché sei in vena romantica, ma perché è davvero un mondo completamente blu quello che ti circonda.</p>
<p>Chi gli occhiali li deve portare, invece, <i>può permettersi di non vedere ciò che non vuole vedere</i> nonostante stia rivolgendo lo sguardo proprio in quella direzione. Al liceo questo mi era molto utile quando dovevo passare davanti alla classe del mio primo fidanzato appena diventato il mio primo ex fidanzato - il quale, solitamente, sostava in mezzo al corridoio parlottando in modo seduttivo con la ragazzina di turno. E io potevo non vedere un'immagine che non avrebbe fatto altro che acuire, sterilmente, la mia sofferenza. Dandogli però l'impressione, allo stesso tempo, che il mio sguardo si stesse posando sulla scena che - come scoprii tempo dopo - era almeno in parte costruita apposta per me.</p>
<p>Gli occhiali li puoi mettere e togliere quando e come vuoi. E' vero che non puoi guardare la TV sdraiato di lato perché altrimenti ti si conficcano le stanghette nella guancia; e che li devi pulire praticamente ogni ora se vuoi effettivamente vedere qualcosa; e che costano maledettamente cari a prescindere dalla montatura più o meno <i>trendy</i>. Nonostante ciò, gli occhiali non mascherano soltanto le imperfezioni estetiche tipo occhiaie, anzi.</p>
<p>Ciò assodato, qualcuno mi spiegherebbe gentilmente come ha fatto mia madre a convincermi a prendere per questo pomeriggio un <i>appuntamento con il contattologo</i>?</p>
<p><a href="http://odiamore.wordpress.com/files/2008/03/buttonphp.png" title="buttonphp.png"><img src="http://odiamore.wordpress.com/files/2008/03/buttonphp.png" alt="buttonphp.png" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il corpo corretto]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/09/04/il-corpo-corretto/</link>
<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 13:00:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
<guid>http://odiamore.wordpress.com/2007/09/04/il-corpo-corretto/</guid>
<description><![CDATA[Sabato mattina, come d&#8217;abitudine, sono andata a fare un giro per negozi con mia madre. Si trat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato mattina, come d'abitudine, sono andata a fare un giro per negozi con mia madre. Si tratta di quelle piccole e grandi cose che non puoi non continuare a fare quando te ne vai di casa, perché magari il cordone (ombelicale) l'hai anche tagliato, però non c'è niente come la mamma per avere un giudizio spietato sul modo in cui porti un vestito. O, almeno, nel mio caso è così.</p>
<p>Mia mamma porta la taglia 42 - altrimenti detta 38 europea (ossia in catene di negozi come Zara e HM); io una taglia 46 che a volte, se trattengo un po' il respiro e mi adatto a indossare un vestito che sembra un sacco un po' stretto sul torace, può anche scendere fino a una 44.</p>
<p>Mia mamma è alta 175, che per una signora della sua età (è nata a fine anni '40) è una gran bella altezza - tanto che, da ragazza, nessun uomo la invitava mai a ballare a parte quelli sotto il metro e cinquanta, che tanto erano comunque molto più bassi di tutte le ragazze in circolazione. Io sono appena al di sotto della media nazionale, che secondo un numero di Confidenze che leggevo l'altro giorno in sala d'attesa dal medico si attesta sui 162 centimetri.</p>
<p>Per inciso, <a href="http://www.mondadori.it/ame/it/gruppo/testate/cz.html" target="_blank">Confidenze</a> è una rivista strepitosa, con tutte quelle storie "vere" di donne che incontrano il futuro marito tra gli scaffali del supermercato o uomini che trovano l'anima gemella in un centro di dimagrimento. Altro che <a href="http://portmeirion.blogspot.com/2007/09/tranquilli-la-zoccola-in-copertina-c.html" target="_blank">quelle riviste che legge #6</a>!!</p>
<p>E comunque. Mia mamma ha il fisico di un'indossatrice, io no; o almeno non adesso. C'è stato un tempo non lontano, durante l'università, in cui portavo la taglia 42; a diciassette anni ho comprato un paio di pantaloni taglia 40, ma neanche dodici mesi dopo già entravo a stento in una 46. A venticinque anni (ed ero sì felicemente fidanzata, ma anche disoccupata e piuttosto depressa) cominciava a starmi stretta la 48 (sì, la 48, ho scritto correttamente), mentre a ventisei potevo indossare nuovamente quei vestiti taglia 42 che erano rimasti piegati nell'armadio per più di un lustro. Tirando le fila del discorso: negli ultimi dieci anni e più ho dovuto cambiare guardaroba parecchie volte, e sono passata dalla taglia delle modelle a quelle che trovi soltanto nei negozi per taglie forti - o "taglie comode", che è un grazioso eufemismo del tutto inutile e poco rispondente al vero. Comunque, sarò sincera: neanche con la taglia 40 potrei fare l'indossatrice. Non ho proprio <em>le physique du role</em> e il mio sorriso davanti a una macchina fotografica si trasforma invariabilmente in un ghigno <em>à la Jake Nicholson</em> dei tempi migliori.</p>
<p>E comunque. Ho un lavoro che mi piace e alla mia età ho già fatto scelte tali per cui non finirò mai su una rivista, tantomeno una rivista patinata - per Confidenze ho ancora qualche speranza ;)</p>
<p>Perché dovrei essere ossessionata dalla taglia che porto? Perché, dopo aver visto in vetrina un indumento che mi piace,  dovrei entrare in un negozio incrociando le dita nella speranza di riuscire a infilarmelo? Perché, anno dopo anno, le taglie dei reggiseni restano invariate ma quelle delle mutande a essi abbinati - e con il costume da bagno diventa un problema - tendono a rimpicciolirsi? Come se il modello di donna a cui ispirarsi (modello di riferimento?) dovesse avere un seno sempre più prosperoso e una vita e dei fianchi sempre più sottili.</p>
<p>Io comincio a pensare che la "colpa" sia della pubblicità. Pur spingere all'acquisto, si sceglie di aumentare il livello di insoddisfazione nel consumatore proponendogli modelli sempre più irraggiungibili. Un corpo per così dire <strong>corretto</strong>, adeguato agli standard condivisi (suppostamente) deve essere sempre più difficile da ottenere se non a costi tutto sommato elevati anche economicamente (trattamenti estetici, chirurgia plastica eccetera) oltre che psicologicamente (dieta perenne, ore di palestra - una "sana attività sportiva" non conta; non ne so molto perché non pratico sport a parte il ballo, però credo che per chi lo pratica abitualmente sia un piacere che non ha niente a che vedere con le ripercussioni estetiche).</p>
<p>Non è un pensiero molto originale, il mio. Credo siano stati scritti fior di saggi sull'argomento da persone che su questi studi hanno costruito la propria vita professionale. Il problema è che questi supposti saggi io non riesco a trovarli! non sono recensiti - magari li boicottano?</p>
<p>Il corpo corretto (ossia adeguato, anche se non si sa bene adeguato rispetto <em>a cosa</em>) è un corpo corretto, ossia: il mio corpo, così come madre natura l'ha fatto e così come io lo mantengo con grande soddisfazione del mio medico della mutua (che si prende i soldi e mi vede sì e no una volta ogni due anni, fortunatamente!), <strong>non va bene</strong>.</p>
<p>Perché è la frustrazione che ti spinge a comprare. Perché è l'insoddisfazione che ti porta a scegliere di non guardarti più allo specchio a meno che tu non riesca a soddisfare certi standard - stabiliti da chi? e come? e per con quale scopo? E con scopo non intendo quello di chi lo standard lo costituisce - perché in quel caso, gira e rigira, l'obiettivo è vendere un prodotto o un servizio; intendo lo scopo <strong>per me</strong>. Se correggo il mio corpo sbagliato per fare di lui un corpo corretto, cosa ottengo in cambio?</p>
<p>Non si tratta di una domanda retorica, anzi. Se davvero, dimagrendo / tonificandomi / spianandomi le rughe quando le avrò / stirandomi i capelli perché quest'anno vanno dritti, otterrò quello che più desidero, ciò a cui più anelo... beh, allora magari vale la pena provare :) Ma, chissà come mai, ho l'impressione che non sia così.</p>
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