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	<title>cultura-della-pace &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "cultura-della-pace"</description>
	<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 21:31:29 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Dio c'è ed esiste proprio all'inferno - di Alex ZANOTELLI]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=850</link>
<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 17:00:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Vi dico come ho trovato Dio all&#8217;inferno
(Questa riflessione di Alex Zanotelli, raccolta da Mo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.parrocchie.it/rovereto/lizzanella/korogocho.jpg" alt="" width="392" height="293" /></p>
<p align="center"><strong>Vi dico come ho trovato Dio all'inferno</strong></p>
<p>(Questa riflessione di <strong>Alex Zanotelli</strong>, raccolta da <strong>Monica Di Sisto</strong>, fu pubblicata dal settimanale <a href="http://www.avvenimentionline.it/">Avvenimenti</a> nel numero del 27/12/1995. E' possibile leggerla anche <a href="http://www.nigrizia.it/doc.asp?ID=2363">qui</a>.)</p>
<p>«... Ero direttore di "<a href="http://www.nigrizia.it/">Nigrizia</a>". Sono stato silurato, sbattuto fuori da autorità molto in alto». «Ho deciso di andare in Africa. Perché <em>se Dio c'è, può essere scoperto soltanto all'inferno, tra i dannati della Terra</em>».<br />
<!--more--><br />
«A <em>Korogocho</em>, in Kenya, dove vivo, c'è una discarica. E lì abitano in migliaia. “Un bianco nella discarica? Ti accoltellano, ti fanno fuori!" Io sono andato da loro, e loro hanno cominciato a venire da me». «Le ragazze fanno le prostitute. Non hanno altro modo per sopravvivere. E quasi il cinquanta per cento degli abitanti di Korogocho è sieropositivo».</p>
<p><a href="http://www.peacelink.it/zanotelli/index.html">Padre Zanotelli</a>, comboniano forte e scomodo, racconta la sua vita. E parla dell'Italia di oggi.</p>
<p align="center"><img src="http://www.associazionesaras.it/Immagini/alex.zanotelli.gif" alt="" /></p>
<p>Ho rotto un po' il mio ritiro in una baita dell'alta Val di Non, dove sto cercando di pregare, di riflettere. È importante per tutti noi fermarci un attimo e riflettere. Ho sentito a Korogocho, in Kenya, soprattutto questo senso misterioso che è difficile da definire, ma che forse è il senso della presenza degli assenti. Molte volte anche quando sono da solo, nel cuore della notte, là io mi sento abitato dalla gente, non solo dalla gente di Korogocho dai quali sono mangiato, ma anche dalla presenza di tantissimi amici assenti.</p>
<p align="center"><strong>Silurato</strong></p>
<p>Io ero sempre stato in Italia, avevo fatto un'esperienza in Sudan ma avevo essenzialmente insegnato. Poi ero stato a "Nigrizia", e voi sapete che le idee non fanno crescere gli uomini. Non siete uomini perché avete idee, siete uomini perché riuscite a relazionarvi con altri uomini e crescete in umanità. Questo è il motivo per cui sentivo il bisogno di una immersione nel reale. Inoltre ero sicuro che se Dio c'è, può essere scoperto soltanto all'inferno. Dio è il Dio dei dannati della terra. Per questo sentivo il profondo bisogno di un'immersione nel reale, per cambiare me stesso, perché le parole sono facili, ma difficile è vivere. Ho scelto dopo varie possibilità e ho deciso di andare in Africa. Questo non vuol dire che non sono stato mandato via. Io sono stato silurato da "Nigrizia", sbattuto fuori da autorità molto in alto per le mie denunce sugli scandali della cooperazione e sui traffici d'armi. Ma è altrettanto vero che ero io che stavo cercando di andarmene.</p>
<p align="center"><strong>Nairobi</strong></p>
<p align="center"><img src="http://www.comune.rho.mi.it/Immagini/nairobi2007_6.jpg" alt="" /></p>
<p>Ho scelto Nairobi, una città di tre milioni di abitanti, una città bellissima, in stile europeo. Era stata scelta dagli inglesi che credevano di rimanerci per sempre. Ma in questa città il sessanta per cento della popolazione vive in baracche. Un milione e ottocentomila persone vivono accatastate nell'un per cento del territorio disponibile. Le bestie feroci del parco nazionale sono trattate molto meglio, perché sono destinate ai casti occhi dei turisti. Questa poca terra è proprietà del governo, che può venire quando e come vuole - l'ha fatto già diverse volte in questi ultimi anni - e "livellare" la baraccopoli, buttare giù tutto e buttare i poveri più in là. Se non bastasse, l'ottanta per cento degli stessi baraccati paga l'affitto della baracca a dei signorotti che vivono e fanno soldi su di loro.</p>
<p>Korogocho, il posto in cui io abito, è solo una delle tante baraccopoli, la terza per grandezza. Due chilometri di lunghezza per uno e mezzo di larghezza, è una collina a schiena d'asino tra due fiumi, dove sono concentrate centomila persone, "sardinizzate".</p>
<p align="center"><strong>La Discarica</strong></p>
<p align="center"><img src="http://www.giovaniemissione.it/mondo/immagini/2004-03%20Korogocho%2018.JPG" alt="" /></p>
<p>L’emarginazione è una catena continua e guardandomi attorno ho notato che esistevano dei gruppi emarginati dagli stessi abitanti di Korogocho, cioè dagli stessi emarginati. A fianco di Korogocho c'è la discarica pubblica, dove i camion arrivano e scaricano cumuli di immondizie. Lì in continuazione sono fumi, si vive in una cappa di piombo e non si fa altro che tossire. Su questa discarica vivono migliaia di persone, donne, bambini, uomini che passano le loro giornate a raccogliere i rifiuti per poi rivenderli. Tutto viene riciclato, non c'è nulla che vada sprecato: i dentifrici che buttiamo, i tappi delle bottiglie, i pezzettini di carta, tutto recuperato e venduto.</p>
<p>Ero arrivato da cinque, sei mesi a Nairobi quando Geremia, un pezzo d'uomo della discarica, mi ha fermato lungo la strada e mi ha detto: «Straniero, congratulazioni, perché sei il primo bianco che è entrato qui e ha avuto il coraggio di viverci, di andare in giro a camminare, a visitare la gente. Bravo. Ma chi siamo noi, siamo forse bestie perché tu non ti degni di venire a trovarci?». Che pugno allo stomaco. Allora gli ho risposto: «Va bene, domani vengo da te». La gente di Korogocho quando l'ha saputo mi diceva: «Ma sei matto? Un bianco nella discarica? Ti accoltellano, ti fanno fuori». Io ho deciso di andarci. Avevo paura. Ho girato cercando questo tizio, questo Geremia e finalmente l'ho trovato. Si è messo a ridere e mi ha detto: «Ah, hai mantenuto la promessa, vieni». E mi ha portato in giro a trovare la gente. Ho salutato, ho stretto mani. Da lì è nato un primo rapporto.</p>
<p>Poi hanno cominciato a venire da me, a bere un po' di tè, e ho proposto loro di ritrovarci ogni tanto. È nata l'idea di una piccola comunità cristiana fatta di uomini. Eravamo quaranta, cinquanta uomini, tutti ubriachi, a leggere il Vangelo e a commentarlo. Vennero fuori delle cose straordinarie, ma soprattutto la gioia di prendere il Vangelo in mano e leggerlo da soli, di raccontare il nostro Vangelo. Ubriachi o no, squinternati o no. Lentamente si sono dati delle regole ed è nata la comunità della discarica, la nostra prima delle trenta comunità cristiane, che ha fatto una prima scelta. Noi dicevamo loro: «Voi raccogliete rifiuti dalla mattina alla sera, andate a vendere, e poi chi ci guadagna? Ci guadagnano i mediatori. E perché non potete guadagnare voi soli?».</p>
<p>Ci hanno riflettuto, si sono messi in proprio, in cooperativa, e hanno cominciato a comperare e a vendere. Il lavoro, la comunità, la Parola, il tentativo di queste persone di ricostruirsi una dignità, lontano dall'alcool. Con l'aiuto di un laico straordinario, Gino Filippini di Brescia, è nata una bella realtà che fattura diciassette milioni al mese.</p>
<p align="center"><strong>Ragazze</strong></p>
<p>La seconda categoria di emarginati tra gli emarginati sono le ragazze. Per le ragazze che nascono a Korogocho, non c'è altra via che la prostituzione per poter sopravvivere. Emarginate, disprezzate, le donne pagano più duramente degli uomini la pauperizzazione. Il volto stupendo e triste di Wangoi, una ragazzina di diciotto anni. Ha perso due anni fa la sorella, stroncata a ventun anni dall'Aids, dopo una lunga Via Crucis di sofferenza indicibile. Ricordo commosso il suo battesimo, gli intensi momenti di eucarestia, la sua preghiera sul letto di morte insieme al suo bimbo (mai ho sentito un bimbo di nove anni pregare così l'Abbà (Baba), perché salvi la sua mamma. Ricordo le lacrime di Wangoi il giorno della sepoltura della sorella. Era rimasta sola, a sedici anni, con cinque bambini a carico (due suoi, tre dalla sorella). Tentò di sopravvivere vendendo changaa (liquore). Ma non durò molto, per i continui interventi della polizia (è proibito vendere changaa). Unica via che le restava: andare in città a prostituirsi. «Cosa hai da ridire?» borbottò un giorno quando vide la mia reazione. «Dimmi, ma io come posso vivere?». (Vedo sempre di più quanto sia borghese anche la nostra moralità!). Pochi mesi dopo ritornò incinta. «Voglio abortire - mi disse - non riesco neanche a sfamare i tre che ho (il più piccolo della sorella era morto di Aids), non posso permettermene un altro!». Parlava, piangeva. Molti mesi dopo passai per la baracca di Wangoi. Con fierezza mi mise fra le mani un batuffolino: un bimbo stupendo! Lo cullo a lungo. È proprio vero che quel bimbo è un segno che Dio non si è ancora stufato dell'uomo!</p>
<p>Queste ragazze, così provate, diffidenti, non volevano mettersi insieme, nulla da fare. Oggi però è nata la piccola comunità dell'Udada, la sorellanza. Prostitute, ex-prostitute, ragazzine dai tredici ai venticinque anni, che tentano di uscire dal giro, soprattutto perché cominciano a capire il legame che c'è fra prostituzione e Aids. Ad una di loro dissi per scuoterla: «Ma vuoi morire in fretta?». E lei mi rispose: «Alex, prendi un pezzetto di carta, scrivici "morte per fame". Prendi un altro pezzetto di carta e scrivici "morte per Aids". Poi tira a sorte. L'una vale l'altra».</p>
<p>È vero. Loro sono prostitute. Come se noi non fossimo prostituti, noi che con il nostro sistema le obblighiamo per forza a vendersi.</p>
<p align="center"><strong>L'AIDS</strong></p>
<p>Quasi il cinquanta per cento degli abitanti a Korogocho è sieropositivo. E la maggior parte sono donne, sole, con i loro bambini. Quando la mamma si ammala di Aids è finita, crolla tutto. Per di più c'è la condanna degli altri: «Ha l'Aids», dicono, e sei morto. Da noi l'Aids prende essenzialmente i polmoni, e si muore, atrocemente, di tubercolosi. Ricordo il volto di Njeri. «Sono sola! Non ho nessuno, né mamma, né fratelli, né sorelle. Non ho mai conosciuto mio padre. Sono sola come un cane!». Le metto la mano sulla testa per farle sentire che ci sono. «Voglio morire! Voglio morire in fretta! Prenderò il veleno!». Tento di consolarla. «Sai - mi fa stringendomi le mani - se io avessi avuto un papà come te, oggi non sarei qui divorata dall'Aids a ventiquattro anni! Ma perché non ho avuto la grazia di un papà nella vita? Perché tu l'hai avuto e io no?». E piange disperatamente. Era da quattro anni che cercavo di fare da spalla a questa ragazza-prostituta. «Aiutami a morire con il sorriso sulle labbra - mi disse commossa, il giorno in cui seppe che aveva l'Aids - come hai aiutato la Lucy Kafula a morire con il sorriso sulle labbra». Già minata dalla malattia, chiese, sul letto di sofferenza, il battesimo. Risorse a vita nuova, ritornò a sorridere e a portare la buona novella a molti ammalati di Aids in tutto il Kenya, per quattro lunghi anni.</p>
<p>Ma non è facile lottare da soli contro l'Aids a Korogocho. Nell'ultimo periodo, per dimenticare la sua solitudine, si era data al bere. «Confessami, Alex», mi disse un giorno singhiozzando. La confessai. Poi sul tavolo della baracca, sotto lo sguardo di quello stupendo Cristo crocifisso sul Malawi, spezzammo il pane come due pellegrini diretti ad Emmaus. Per Njeri era la sera della sua vita. Quando la rividi giorni dopo era alla fine. Strinsi fra le mie braccia quella testa in segno di tenerezza, per farle sentire la mia vicinanza, per dirle che non era sola! Morì il giorno dopo, all'ospedale Kenyatta, nel cuore della notte, da sola.</p>
<p>Volti... volti di ragazze bruciate... di bimbi...</p>
<p align="center"><img src="http://www.riff.it/public/upload/webmnairobi.gif" alt="" width="381" height="286" /></p>
<p>Kasui, una bimba di 7 anni, Kimeo un bimbo di quattro, figli di mamma Minoo, una splendida donna, stroncata dall'Aids lo scorso gennaio. Insieme con padre Antonio avevamo condiviso la cena dello scorso Natale con mamma Minoo e i due bimbi! Morta la mamma, i due bimbi sono rimasti con la sorella Ndinda, di soli quattordici anni, anche lei minata dall'Aids che la stroncò poco dopo, lasciando i due bimbi in balia di se stessi. Questa tragedia familiare li spinse ad un gesto folle. L'undici aprile, Kasui, tenendo stretto per mano Kimeo, si portò sul ciglio del dirupo che sovrasta il grande acquitrino che divide Korogocho dalla discarica. Kasui tentava di trascinare nell'acqua il fratellino che però cercava di contrastare la sorellina dal compiere il folle gesto. Furono salvati da una donna che passava di là. Ce li portò a casa. Decidemmo di chiedere alle suore di Madre Teresa se potevano accettarli. Li accompagnai di persona tenendoli per mano e scrutando quelle due creature per capirci qualcosa... Ma cosa c'è di così demoniaco a Korogocho da portare due bimbi che si aprono alla vita al suicidio? Non dimenticherò mai il volto di quei bimbi...</p>
<p>Noi assistiamo i malati, li visitiamo, e ogni sera celebriamo in una baracca, con la comunità, insieme al malato, per dire a queste persone che stanno morendo che Dio gli vuole bene. Dieci, quindici persone, accatastate in una stanzetta di tre per quattro.</p>
<p>La mia fede è già povera e in situazioni così capisci che la fede vera è più grande di tutte le Chiese, ed è presente nella voglia di vivere di questa gente circondata, attanagliata dalla morte.</p>
<p align="center"><strong>Persona e sistema</strong></p>
<p align="center"><img src="http://www.fortito.net/Kenyabilder/091107/img_1193.jpg" alt="" width="390" height="287" /></p>
<p>L'immersione con i poveri mi sta ridando la fede in un Dio che è il Dio degli schiavi, degli oppressi, delle vedove, degli orfani, delle prostitute. È il loro Dio, Dio sta dalla loro parte, per contestare un disordine costituito come quello che abbiamo in questo mondo. Ed ecco che mi appello a voi, per cambiare noi. Il comunismo diceva: «il problema del male sta nelle strutture. Cambiate le strutture e l'uomo cambierà». Non è vero. Il Vangelo dice: «Tu cambia la persona e il mondo cambia». Ma anche noi dobbiamo dire che abbiamo fallito, perché non è vero. Non è mai successo nella storia che abbiamo cambiato dall'interno un sistema o una società. Forse la chiave sta nel coniugare queste due importanti verità. Mano a mano che tu cambi, devi accorgerti che fai parte di strutture familiari, sociali, ambientali, economiche e politiche che se non cambiano con te ti risucchieranno là dov'eri prima, Io devo sentire che oggi sono interpellato, io lo so, l'ho scoperto a Korogocho, io so che c'è l'inferno. Ma se c'è Korogocho, se ci sono le Korogocho di questo mondo, c'è qualcosa che non va.</p>
<p align="center"><strong>Il Moloch dell'economia</strong></p>
<p>0ggi è l'economia che detta legge, che fa la politica. Usciamo anche da questo concetto di stato di diritto. Ma dov'è lo stato di diritto, oggi? Sono le forze economiche che guidano questo paese, e i politici sono qui a fare da burattinai, per farci digerire le pillole dolci o amare imposte dell'economia. La Banca Mondiale nel suo rapporto sulla povertà, per la prima volta nella storia ha avuto il coraggio di dire che un miliardo di esseri umani sono inutili per il mercato, non hanno né futuro, né lavoro, sono cancellati. Ora se un miliardo di persone lo sacrifichiamo al Moloch del denaro, allora questa è piena idolatria e io, proprio in nome dei poveri, sento l'obbligo di dire che siamo in stato di peccato mortale, tutti. Se vogliamo che cambi qualcosa deve cambiare un sistema economico mondiale al quale sacrifichiamo ogni anno quaranta milioni di persone.</p>
<p>Piangiamo su Auschwitz, piangiamo sull'Olocausto e abbiamo il diritto di urlare e gridare. Ma dobbiamo piangere su questi quaranta milioni che pagano questo sistema e che sono immolati al denaro, al libero mercato, questo è il peccato del mondo. Voi lo sapete. Toglietevi le bende dagli occhi e reagite. Trasformate la libertà che avete, in un mondo che sia meno indecente possibile. Non vi parlo mica dei massimi sistemi, parlo della concretezza quotidiana. Dobbiamo cominciare a capire che questo sistema va avanti perché io lo voglio. Perché voi non solo lo votate, ma lo vivete quotidianamente attraverso le vostre scelte, da come vestite a cosa mangiate, da che cosa comprate andando al supermercato, mettendo i soldi in banca, scegliendo un lavoro. Quanti di voi sono andati a confessarsi perché, finita l’università, hanno scelto un lavoro perché dava il massimo guadagno? Abbiamo fatto del sesso una mitologia, dell'economia no. Gli scienziati tedeschi in questi giorni propongono che nei prossimi dieci anni i loro connazionali diminuiscano del cinquanta per cento i loro consumi energetici, per cercare di sopravvivere, perché questo mondo sta andando incontro alla morte. Gli scienziati americani, mica i comunisti, ci danno cinquanta anni per cambiare il sistema, dopo di che sarà troppo tardi.</p>
<p align="center"><strong>Uscite allo scoperto</strong></p>
<p>La cosa più terribile è girare, come faccio in questi giorni, per la Val di Non, dove sto adesso a pregare e meditare. È una valle bellissima, con delle splendide comunità montane dove io sono cresciuto da ragazzino. Qualche giorno fa esco dalla mia baita e inizio a camminare. Ho girato un'ora e mezza, quattro paesi: non ho visto una sola anima. C'erano solo le mele Golden, la Melinda. Andate in osteria, si cantava una volta. Provate a cantare adesso: vi dicono subito che siete matti. È la disgregazione totale. Io sono stanco di sentire le voci sommerse. Vado in giro e trovo le sale piene, questo è il sommerso dell'Italia. Qualche giorno fa mi hanno presentato un parroco in Trentino e lui mi ha detto: «Alex, stai attento, che questa gente ti batte le mani e poi va a votare Alleanza Nazionale». Vi dico: uscite allo scoperto. Quando sentite il senatore Bossi dire delle fesserie, dite, come associazioni, che il senatore Bossi dice delle bestemmie. Guardiamolo in faccia questo sistema mondiale, basato sull'omicidio, sulla violenza.</p>
<p>Cambiamo ognuno di noi, se vogliamo davvero dare ai nostri figli la stessa gioia che hanno i poveri di Korogocho quando la domenica mattina ballano e cantano perché Dio c'è ed esiste proprio all'inferno.</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dalle ceneri - Tahar Ben Jelloun]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=840</link>
<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 21:10:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/?p=840</guid>
<description><![CDATA[
&#8220;&#8230; Una volta che si è stesa una coperta di sabbia e di cenere su migliaia di corpi ano]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://www.oilempire.us/graphics/iraqisoldier.jpg" alt="" width="340" height="312" /></p>
<p align="right"><em>"... Una volta che si è stesa una coperta di sabbia e di cenere su migliaia di corpi anonimi, si coltiva l'oblio.<br />
E' allora che la poesia si solleva. Per necessità. Diventa parola urgente nel disordine in cui la dignità dell'essere viene calpestata."</em></p>
<p><!--more--></p>
<p><strong>Tahar Ben Jelloun</strong>, <em>Dalle ceneri</em>, traduzione di Egi Volterrani, Genova, Il Melangolo, 1991 (<em>La remontée des cendres</em>, 1991)</p>
<p>Ce corps qui fut un corps<br />
ne flânera plus<br />
le long du Tigre ou de l’Euphrate<br />
ramassé par une pelle qui ne se souviendra<br />
d’aucune douleur<br />
mis dans un sac en plastique noir<br />
ce corps qui fut une âme,<br />
un nom et un visage<br />
retourne à la terre des sables<br />
détritus et absence.</p>
<p>Cette terre avide d’eau<br />
n’a eu que du sang<br />
pour irriguer le grand silence<br />
ce désert affligé a ouvert les tranchées du sommeil<br />
et les homes s’y sont engouffrés<br />
par milliers en un éclair<br />
la peau déchirée<br />
une bougie allumée veillait à l’intérieur<br />
de la cage thoracique défunte.<br />
Un peu du ciel habitait ces corps voués à l’oubli.<br />
Une couverture de sable a été déposée<br />
sur ces sacs noirs par une main en métal.<br />
Plus rien ne bouge.<br />
Par même les souvenirs ardents des premières amours.<br />
Ni l’oiseau inconnu venu du jour lointain pour<br />
la prière des morts. Il est noir et immobile, les<br />
yeux brûlés, éternel.</p>
<p>Ce corps qui fut une parole<br />
ne regardera plus la mer en pensant à Homère.<br />
Il ne s’est pas éteint. Il a été touché par un<br />
éclat du ciel brisant la parole et le souffle.<br />
Ces cristaux mêlés au sable<br />
sont les derniers mots prononcés par ces hommes<br />
sans armes.</p>
<p>Visages noircis par un feu qui ne tremble point.<br />
Page d’une vie calcinée<br />
comme un secret illisible.<br />
Le regard, lentement arraché du visage: c’est une<br />
mince feuille de papier belle et résistante, troublante<br />
et légère; un voile entre la vie et notre mort; un<br />
silence qui retient quelques grains de sable.<br />
Les visages lavés par le même feu bref et précis<br />
ne sont plus des visages.<br />
L’épure d’un souvenir de visage est enseveli<br />
dans les mêmes sacs noirs.<br />
Le désordre et la défaite ont mêlé les jours<br />
et les regards.</p>
<p>Ce corps qui fut un rire<br />
brûle à présent.<br />
Cendres emportées par le vent jusqu'au fleuve<br />
et l'eau les reçoit comme les restes<br />
de larmes heureuses.<br />
Cendres d'une mémoire où perle une petite vie<br />
bien simple, une vie sans histoire, avec un jardin,<br />
une fontaine et quelques livres.<br />
Cendres d'un corps échappé à la fosse commune<br />
offertes à la tempête des sables.</p>
<p>Quand le vent se lèvera, ces cendres iront<br />
se poser sur les yeaux des vivants.<br />
Ceux-ci n'en sauront rien<br />
ils marcheront triomphants avec un peu de mort<br />
sur le visage.<br />
Innombrables sont les signes<br />
se vidant de leur eau<br />
dans le tumulte de l'extrême<br />
là, au bord d'un cimetière mouvant.</p>
<p>Dans ce pays les morts voyagent<br />
comme les statues et les flames.<br />
Ils portent des lunettes<br />
et tendent les bras roussis<br />
pour s'envoler.<br />
On dit qu'ils sont devenus invisibles<br />
et s'en vont offrir aux vivantes les années<br />
qui leur restaient à vivre.<br />
Ainsi, que d'ans jonchent le désert:<br />
un siècle et plus.<br />
Des vies qui tremblent pour dire:<br />
«La mort n'est pas fatale<br />
comme la nuit est l'ombre du soleil».</p>
<p><strong>[...]</strong></p>
<p><strong>***</strong></p>
<p>Quel corpo che già fu un corpo<br />
non si attarderà più<br />
sulle rive del Tigri o dell'Eufrate<br />
raccolto da una pala che non avrà ricordo<br />
di dolore alcuno<br />
messo in un sacco di palstica nero<br />
quel corpo che già fu un'anima,<br />
un nome e un volto<br />
ritorna alla terra delle sabbie<br />
rifiuto e assenza.</p>
<p>Quella terra avida di acqua<br />
non ha avuto che il sangue<br />
per irrigare il grande silenzio<br />
quel deserto afflitto ha aperto le trincee del sonno.<br />
E in un baleno gli uomini<br />
si sono riversati dentro a migliaia<br />
la pelle scorticata<br />
una candela accesa vegliaia all'interno<br />
della gabbia toracica defunta.<br />
Un poco di cielo abitava quei corpi votati all'oblio.<br />
Una coperta di sabbia è stata deposta<br />
su quei sacchi neri da una mano metallica.<br />
Niente si muove più.<br />
Neanche i ricordi ardenti dei primi amori.<br />
Nemmeno l'uccello sconosciuto venuto da un<br />
giorno lontano per la preghiera dei morti. E' nero<br />
e immobile, con gli occhi bruciati, eterno.</p>
<p>Quel corpo che già fu parola<br />
non guarderà più il mare pensando a Omero.<br />
Non si è spento. E' stato raggiunto da una scheggia<br />
di cielo che gli ha spezzato la voce e il respiro.<br />
Questi cristalli mescolati alla sabbia<br />
sono le ultime parole pronunciate da quegli uomini<br />
senz'armi.</p>
<p>Facce annerite da un fuoco che non trema.<br />
Pagina di una vita calcinata<br />
come un segreto illeggibile.<br />
Lo sguardo, lentamente strappato dal volto: è<br />
un sottile foglio di carta, bello e resistente, inquietante<br />
e leggero: un velo tra la vita e la nostra morte:<br />
un silenzio che trattiene qualche granello di sabbia.<br />
Le facce lavate dallo stesso fuoco breve e preciso<br />
non sono più facce.<br />
La traccia del ricordo di un volto è sepolta<br />
in quegli stessi sacchi neri.<br />
Il disordine e la disfatta hanno confuso i giorni<br />
e gli sguardi.</p>
<p>Quel corpo che già fu una risata<br />
adesso brucia.<br />
Ceneri portate via dal vento fino al fiume<br />
e l'acqua le riceve come resti<br />
di lacrime felici.<br />
Ceneri di una memoria in cui traluce una piccola<br />
vita molto semplice, una vita senza storia, con<br />
un giardino, una fontana e qualche libro.<br />
Ceneri di un corpo scampato alla fossa comune<br />
offerte alla tempesta delle sabbie.</p>
<p>Quando si alzerà il vento quelle ceneri<br />
si andranno a posare sugli occhi dei vivi.<br />
E quelli senza saperne niente<br />
camineranno trionfanti con un po' di morte<br />
sul viso.<br />
Innumerevoli sono i segnali<br />
che si svuotano della loro acqua<br />
laggiù, nell'estremo tumulto<br />
sul bordo di un cimitero in movimento.</p>
<p>In questo paese i morti viaggiano<br />
come le statue e le fiamme.<br />
Portano gli occhiali<br />
e tendono le braccia bruciacchiate<br />
per prendere il volo.<br />
Dicono che sono diventati invisibili<br />
e vanno offrendo ai vivi gli anni di vita<br />
che ancora restano loro.<br />
Quanti anni sparsi in quel modo sul deserto:<br />
un secolo e oltre.<br />
Vite da raccogliere come sciacalli impagliati<br />
vite che tremano nel dire:<br />
«La morte non è così fatale<br />
come la notte che è l'ombra del sole».</p>
<p><strong>[...]</strong></p>
<p><strong>***</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Omicidi di stato: Ethel e Julius Rosenberg]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=838</link>
<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 17:13:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/?p=838</guid>
<description><![CDATA[
(Pubblicato in Italia il libro di Robert Meeropol, Quando il governo decise di assassinare mio padr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://www.umich.edu/~newsinfo/MT/94/Mar94/mt5bm94.gif" alt="" /></p>
<p>(Pubblicato in Italia il libro di <strong>Robert Meeropol</strong>, <em>Quando il governo decise di assassinare mio padre e mia madre</em>, <a href="http://www.zambon.net/">Zambon Editore</a>)</p>
<p><strong>Robert Meeropol</strong> è il figlio minore di <strong>Ethel</strong> e <strong>Julius Rosenberg</strong>, condannati a morte nel 1953 dal governo degli Stati Uniti per aver “cospirato al fine di rubare il segreto della bomba atomica”. Salvato dall’orfanotrofio assieme al fratello grazie alla rete di solidarietà dei militanti del Partito comunista americano, Robert compie il proprio percorso umano e politico: dalla militanza nell’SDS negli anni ‘60 della ribellione studentesca, all’impegno per la riapertura del “<em>caso Rosenberg</em>” negli anni’70, fino alla decisione di dedicarsi a tempo pieno, in memoria dei genitori, alla creazione di una fondazione a sostegno delle vittime della repressione.</p>
<p>(Continua a leggere <a href="http://georgiamada.splinder.com/post/17538542">qui</a>...)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nel mio paese nessuno è straniero]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=827</link>
<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 21:42:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/?p=827</guid>
<description><![CDATA[
(Ponticelli, 14-15 maggio 2008)
“Dove andare per…”
Guida ai servizi di prima accoglienza per ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2008/06/ponrticelli1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-828" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2008/06/ponrticelli1.jpg" alt="" width="379" height="267" /></a><br />
(<strong>Ponticelli, 14-15 maggio 2008</strong>)</p>
<p><strong>“Dove andare per…”</strong></p>
<p><strong>Guida ai servizi di prima accoglienza per i cittadini stranieri presenti sul territorio milanese.</strong></p>
<p><strong>Lunedì 16 giugno, ore 15.00, presso Sede Naga via Zamenhof 7/a, Milano.</strong></p>
<p> <!--more--></p>
<p>Cerchi un posto dove dormire? Cerchi un pasto caldo? Hai bisogno di una doccia calda?<br />
Vuoi studiare l’italiano? Hai bisogno di cure mediche? Vuoi parlare con un avvocato?</p>
<p>Sono queste alcune delle domande alle quali cerca di rispondere la guida ai servizi di prima accoglienza per i cittadini stranieri presenti sul territorio milanese intitolata <strong>Dove andare per…</strong></p>
<p>Una vera e propria mappa dei luoghi di accoglienza a Milano, <strong>Dove andare per…</strong> si rivolge sia alle strutture che si occupano di stranieri, proponendosi come strumento informativo di agile consultazione sui servizi esistenti sul nostro territorio, sia ai migranti che vivono nella nostra città.</p>
<p>La guida nasce dalla collaborazione tra il <strong>Naga</strong>, associazione volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Stranieri e Nomadi, onlus, e la <strong>Provincia di Milano</strong>, Assessorato ai Rapporti con Volontariato, Associazioni e Terzo Settore.</p>
<p>I rappresentanti del <strong>Naga</strong> e della <strong>Provincia di Milano</strong> presenteranno nei dettagli la guida il giorno lunedì 16 giugno alle ore 15.00 presso la sede del <strong>Naga</strong> in Via Zamenhof 7/A.</p>
<p>Per maggiori informazioni:</p>
<p>Segreteria di direzione – NAGA<br />
02 58 10 25 99<br />
<a href="mailto:info@naga.it">info@naga.it</a><br />
<a href="http://www.naga.it/">www.naga.it</a>                                                         </p>
<p>Provincia di Milano - Ufficio stampa<br />
Assessorato alle Politiche sociali<br />
02 77 40 6483<br />
e.englaro@provincia.milano.it</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
<p>Su iniziativa del <strong>Coordinamento Rom</strong> (cui aderiscono ACLI; Arci; Associazione Liberi; Associazione Nocetum;  Associazione Oltre il Campo; Aven Amenza;  Caritas Ambrosiana; CGIL Milano; Comitato per le libertà e i diritti sociali; Comitato Rom e Sinti Insieme; Comunità S.Egidio; Fondazione Casa della Carità; Gruppo Abele; Naga;  Opera Nomadi; Padri Somaschi) è indetto un</p>
<p><strong>Incontro di discussione del pacchetto “sicurezza”</strong></p>
<p><strong>Giovedì, 18 giugno 2008, ore 21, alla Camera del Lavoro, Corso di Porta Vittoria 43 (Sala Bozzi), Milano</strong> </p>
<p>Interventi programmati: avv. Leonardo Bardi; avv. Enrico Belloli; prof. Marilisa D’amico; avv. Alberto Guariso; prof. Luca Masera; avv. Livio Neri. Coordina: prof. Marzia Barbera.</p>
<p>In occasione dell’incontro verrà presentata la proposta di istituzione di un <strong>Osservatorio sul rispetto dei diritti fondamentali</strong>.</p>
<p>In particolare, verranno analizzate, anche sotto il profilo della loro costituzionalità e conformità agli obblighi comunitari, le disposizioni del Decreto-Legge 23 maggio 2008, n. 92, recante Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, relative all’espulsione dello straniero e  all’allontanamento del cittadino dell’Unione europea; all’istituzione della condizione di “soggetto che si trovi illegalmente sul territorio nazionale” come aggravante specifica e della cessione di immobile a titolo oneroso a immigranti irregolari come reato comportante anche la confisca del bene; all’attribuzione al sindaco di funzioni di polizia. </p>
<p>La discussione riguarderà anche le norme, contenute nei tre disegni di legge adottati di recente dal Consiglio dei Ministri, che prevedono l’introduzione del reato di immigrazione illegale, che portano a 18 mesi il trattenimento nei Centri di identificazione ed espulsione (ex CPT), nonché le norme più restrittive in materia di richiesta di asilo politico e ricongiungimenti familiari.</p>
<p>All’incontro sono invitati a partecipare, in particolare, i soci delle associazioni che lo promuovono, i componenti degli sportelli e degli uffici legali e vertenze delle organizzazioni sindacali e delle altre associazioni; i legali, i magistrati e i docenti che seguono la materia dell’immigrazione, della condizione dei Rom, della tutela antidiscriminatoria.</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il popolo degli uomini]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=816</link>
<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 11:14:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Grande manifestazione, ieri a Roma, del popolo Rom.
Qui, come al solito (e come al solito, e sempre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2008/06/donna20sfondo.gif"><img src="http://rebstein.wordpress.com/files/2008/06/donna20sfondo.gif" alt="" width="294" height="307" class="alignnone size-full wp-image-817" /></a></p>
<p align="center"><strong>Grande manifestazione, ieri a Roma, del popolo Rom.</strong></p>
<p><a href="http://georgiamada.splinder.com/post/17406436">Qui</a>, come al solito (e come al solito, e sempre: GRAZIE!) tutti i resoconti, gli articoli, i links che riguardano l'avvenimento.</p>
<p>Questo è il sito dell'Associazione Nazionale <a href="http://www.associazionethemromano.it/">THÈM ROMANÓ </a>che ha organizzato l'evento.</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Abbiamo chiesto in prestito le parole che ci avevano rubato - Lucia MARCHITTO]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=798</link>
<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 22:01:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/?p=798</guid>
<description><![CDATA[
Mentre gli assassini e i mandanti sono ancora liberi e ben protetti, qualcuno ricorda, e scrive, e ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://studenti.scuole.bo.it/5b5/progetto2004/images/foto2.jpg" alt="strage di piazza della loggia" width="378" height="305" /></p>
<p><em>Mentre gli assassini e i mandanti sono ancora liberi e ben protetti, qualcuno ricorda, e scrive, e racconta: qui</em> <a href="http://luciamarchitto.wordpress.com/2008/05/17/la-professoressa/">(1)</a>, <a href="http://luciamarchitto.wordpress.com/2008/05/18/panico/">(2)</a>, <a href="http://luciamarchitto.wordpress.com/2008/05/20/la-piazza-lavata/">(3)</a>, <a href="http://luciamarchitto.wordpress.com/2008/05/23/alunno-la-voce/">(4)</a>, <a href="http://luciamarchitto.wordpress.com/2008/05/28/lurlo/">(5)</a>.</p>
<p><strong>Sono qui a guardare l’immobilità di questa donna che fino a ieri animava la mia classe, dava voce a chi non l’aveva, la mia per dire se ne sta sempre rintanata dentro l’oscurità della gola e quando con forza cerco di tirarla fuori è talmente fioca che non giunge da nessuna parte. Ma lei, la mia professoressa, ha saputo stanarla la mia voce e guidarla e ieri era chiara e forte, era tanto chiara e tanto forte da non sembrare la mia. </strong></p>
<p><strong>Ieri soltanto ieri.</strong></p>
<p><strong>Adesso guardo il suo corpo, osservo la sua bocca muta come non lo è mai stata, la cassa che la contiene, e mi chiedo:</strong></p>
<p><strong>“La voce, dov’è la sua voce?”</strong></p>
<p>(Da: <strong>Lucia Marchitto</strong>, <em>Abbiamo chiesto in prestito le parole che ci avevano rubato</em>, pubblicazione a cura dell’Auser di Botticino, maggio 2004)</p>
<p align="center"><strong>*</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Io sono Primo Visentin, e sono molti...]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=797</link>
<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 10:18:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/?p=797</guid>
<description><![CDATA[
Mentre le divise e le armi sfilano sotto l&#8217;occhio sazio e compiaciuto di chi, in rappresentan]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://artistinowartorino.blog.dada.net/img/progra1.jpg" alt="" /></p>
<p><em>Mentre le divise e le armi sfilano sotto l'occhio sazio e compiaciuto di chi, in rappresentanza delle istituzioni, pensa, e dichiara pubblicamente, che una bandiera vale più di una vita umana, qualcuno coltiva ancora l'arte della memoria e della poesia: materiali resistenti per costruire la dimora del domani. (fm)</em></p>
<p align="center"><strong>Io sono Primo Visentin, e sono molti,<br />
nome di battaglia Masaccio, e sono molti,<br />
comandante della brigata Martiri del Grappa,<br />
morto il 29 aprile 1945 nella finale insurrezione,<br />
medaglia d'oro per la resistenza, come molti<br />
compagni di lotta ucciso in combattimento,<br />
figlio di contadini conosco la fame,<br />
maestro di ribelli e di bambini la poesia, e so,<br />
che la fame uccide<br />
e la poesia deve insegnare<br />
come uccidere la fame.</strong></p>
<p align="center">(<strong>Danni Antonello</strong>)</p>
<p align="center">[<a href="http://golfedombre.blogspot.com/2008/05/danni-antonello.html">Qui altre poesie dell'autore</a>]</p>
<p align="center"><strong>*</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cittadini d’Europa: i rom e l'abitare a Milano ]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=711</link>
<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 07:12:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/?p=711</guid>
<description><![CDATA[
Cittadini d’Europa: i rom e l&#8217;abitare a Milano
Sabato 19 Aprile 2008, dalle ore 10.00 alle ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.annesdoor.com/Foto/ruota2.jpg" alt="" width="351" height="243" /></p>
<p><strong>Cittadini d’Europa: i rom e l'abitare a Milano</strong><br />
<em>Sabato 19 Aprile 2008, dalle ore 10.00 alle ore 16, presso la Sala Guicciardini della Provincia di Milano, in Via Guicciardini 6, Milano</em></p>
<p>L’incontro pubblico <strong>Cittadini d’Europa: i rom e l’abitare a Milano</strong>, organizzato da <strong>Arci</strong> e <strong><a href="http://www.inventati.org/naga/">Naga</a></strong>, è volto a una riflessione sul tema dell’abitare a Milano per i rom e i sinti. Attraverso il confronto fra diverse esperienze italiane, gli organizzatori auspicano di innescare un dibattito sulla possibilità di produrre politiche abitative specifiche, mirate ed efficaci.<br />
<!--more--><br />
L’incontro sarà articolato in due momenti:</p>
<p>• La prima parte analizzerà diverse esperienze di “abitare rom” in Italia. Parleranno su:</p>
<p>- <em>Il rapporto tra pubblico e privato nell’esperienza di Pisa</em>, Sergio Bontempelli, di Africa Insieme, Pisa<br />
- <em>Idee di autocostruzione, la Fondazione Michelucci</em>, Firenze<br />
- <em>Ostacoli e obiettivi del villaggio solidale di Cologno Monzese</em>, Maria Grazia Guida, della Casa della Carità, Milano<br />
- <em>Habitat diversi per rom e sinti: microaree e terreni privati</em>, Yuri del Bar, Mantova<br />
- <em>I villaggi dell’accoglienza</em>, Ermes, Roma<br />
Modera Piero Colacicchi, di <em>Osservazione</em>.</p>
<p>• La seconda parte si focalizzerà sulla situazione milanese. Parleranno su:</p>
<p>- <em>La scelta delle istituzioni</em>, Francesca Corso, della Provincia di Milano<br />
- <em>La gestione dei campi</em>, Cesare Prina, dell’Ufficio Nomadi del Comune di Milano<br />
- <em>Abitare nei quartieri popolari</em>, Davide Caselli, del Comitato Molise Calvairate, Milano<br />
- <em>Abitare i luoghi delle differenze</em>, Alfredo Alietti, del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Padova.</p>
<p>L’auspicio è di riuscire a restituire un punto di vista “altro” sia rispetto a quanto comunicato dai mezzi d’informazione, sia rispetto alle risposte esclusivamente emergenziali intraprese dalle istituzioni locali e nazionali.<br />
La giornata lascerà ampio spazio al dibattito in sala, che affiancherà gli interventi sintetici e mirati dei relatori. Idee, commenti e spunti di riflessione saranno pertanto fondamentali nel contribuire alla buona riuscita della giornata.</p>
<p><em>Per informazioni: Arci Milano, tel. 02541781; Naga, tel. 3385873535</em></p>
<p><strong>***</strong></p>
<p>Mentre chi si "distingue" negli assalti ai campi nomadi diventa sindaco, la situazione a Milano e dintorni rimane quella ben sintetizzata in <a href="http://www.ilprimoamore.com/testo_870.html">questo articolo</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il biglietto da visita]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=707</link>
<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 20:11:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/?p=707</guid>
<description><![CDATA[IERI DALLA CAMERA, DOMANI DA&#8230;

&#8220;Oggi è una giornata memorabile, epocale: finalmente è ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>IERI DALLA CAMERA, DOMANI DA...</strong></p>
<p align="center"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/fa/Pink_triangle.svg/200px-Pink_triangle.svg.png" alt="" width="142" height="143" /><img src="http://digilander.libero.it/rinascitacividale/immagini/triangolo%20rosa.gif" alt="" width="149" height="149" /><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/2c/Red_triangle.svg/150px-Red_triangle.svg.png" alt="" width="135" height="143" /></p>
<p><strong>"Oggi è una giornata <em>memorabile</em>, <em>epocale</em>: finalmente è stata spazzata via dal parlamento la FECCIA dei Caruso, dei Luxuria, dei Pecoraro. Era ora!"</strong> </p>
<p align="center"><strong>*</strong></p>
<p><em>La dichiarazione, di ieri, rilasciata dopo le prime proiezioni sui dati della Camera dei deputati, è opera di un futuro ministro della repubblica, da sempre additato come un "gentiluomo liberale" (sic!)...</p>
<p>E quando scenderanno in campo i "gentiluomini" (sic!) con piscio di maiale al seguito?...</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La risposta]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=701</link>
<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 12:42:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/?p=701</guid>
<description><![CDATA[RADICI MEMORIA RESISTENZA

 
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>RADICI MEMORIA RESISTENZA</strong></p>
<p align="center"><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2008/04/anarchist-flag1.png"><img class="alignnone size-full wp-image-702" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2008/04/anarchist-flag1.png" alt="" width="341" height="244" /></a></p>
<p align="center"><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2008/04/antifascismo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-703" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2008/04/antifascismo.jpg" alt="" width="136" height="137" /></a><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2008/04/pace.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-704" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2008/04/pace.gif" alt="" width="126" height="124" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2008/04/antimafia.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-705" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2008/04/antimafia.gif?w=400" alt="" width="134" height="123" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Voci dalla Palestina (II)]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=638</link>
<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 21:53:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/?p=638</guid>
<description><![CDATA[

Prosegue, sul blog di Georgia, l&#8217;interessante rassegna dedicata ad alcune voci significative]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://rebstein.wordpress.com/files/2008/02/georgia.gif" title="georgia.gif"><img width="408" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2008/02/georgia.gif" alt="georgia.gif" height="171" /></a><br />
<a href="http://rebstein.wordpress.com/files/2008/03/georgiamada.jpg" title="georgiamada.jpg"><img width="147" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2008/03/georgiamada.jpg" alt="georgiamada.jpg" height="48" style="width:207px;height:185px;" /></a></p>
<p>Prosegue, sul blog di <a href="http://georgiamada.splinder.com/">Georgia</a>, l'interessante rassegna dedicata ad alcune voci significative della cultura e della letteratura palestinese. Ecco gli ultimi autori pubblicati, con i relativi links:</p>
<p><a href="http://georgiamada.splinder.com/post/16462064">Murid al-Barguthi</a><br />
<a href="http://georgiamada.splinder.com/post/16262646">Ghassan Kanafani</a><br />
<a href="http://georgiamada.splinder.com/post/16148066">Dunya al-Amal Isma’il</a></p>
<p>[<a href="http://rebstein.wordpress.com/2008/02/23/voci-dalla-palestina/">Qui</a> trovate tutte le altre voci di questa preziosissima antologia.]</p>
<p align="center"><strong>GRAZIE, GEORGIA.</strong><br />
<strong>BUON COMPLEANNO E LUNGA VITA A GEORGIAMADA!</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Una fiera dedicata alla pace]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=609</link>
<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 14:42:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/?p=609</guid>
<description><![CDATA[SALAAM / SHALOM
 
Appello
Con questo appello torniamo a chiedere alla direzione della Fiera del Libr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>SALAAM / SHALOM</strong><br />
<img width="228" src="http://campus.dokeos.com/courses/2004b2de/work/43f7a37df11bail-grande-libro-della-pace1.jpg" height="216" style="width:221px;height:224px;" /> <img width="346" src="http://www.unesco.it/images/primopiano/pace.jpg" height="418" style="width:215px;height:224px;" /></p>
<p align="center"><strong>Appello</strong></p>
<p>Con questo appello torniamo a chiedere alla direzione della <em>Fiera del Libro di Torino</em> di revocare la decisione di avere come ospite d’onore lo Stato d’Israele per l’edizione 2008. Gli chiediamo di farlo ora e di <strong>dedicare questa edizione della Fiera del Libro alla pace</strong> cioè ad un “<strong>paese morale</strong>” coniugabile e comprensibile in molte lingue: <strong>salaam</strong>, <strong>shalom</strong>, <strong>peace</strong>, <strong>paix</strong>, <strong>frieden</strong>, <strong>mir</strong>, <strong>paz</strong>.<br />
<!--more--><br />
<strong>1.</strong> Chiediamo di <em>revocare una decisione sbagliata</em> ed inopportuna fortemente condizionata dalla volontà delle autorità israeliane di celebrare in un importante evento culturale in Italia <em>un atto esplicitamente politico</em> come la celebrazione dei sessanta anni della nascita dello Stato di Israele.</p>
<p><em>Occultare la Palestina e il dramma del popolo palestinese – indissolubilmente connessi alle scelte concrete di Israele – è stata una forzatura che non poteva passare sotto silenzio, né in Italia né altrove. Tanto più alla luce della mattanza scatenata dalle forze armate israeliane contro la popolazione palestinese di Gaza.</em></p>
<p><strong>2.</strong> A nessuno è sfuggita la dimensione politica e per molti aspetti strumentale della decisione di dedicare a Israele l’edizione 2008 della Fiera del Libro.</p>
<p>Questa dimensione tutta politica, non può essere occultata dal tentativo di disegnare la contestazione e il dissenso dalla scelta della direzione della Fiera del Libro di Torino come una operazione tesa ad imbavagliare la cultura o di mettere a tacere la letteratura ebraica ed israeliana. Nulla di più falso. Al contrario <em>riteniamo che proprio il tentativo di utilizzare la cultura come forma di legittimazione della politica di uno Stato sia un’offesa verso il buonsenso dell’opinione pubblica, una strumentalizzazione della libertà di espressione e del ruolo degli scrittori</em>.</p>
<p>Allo stesso modo riteniamo maldestro e fallace il tentativo di lasciar credere che la campagna di contestazione della Fiera del Libro di Torino sia partita dalle capitali dei paesi arabi e islamici e non da una spinta dal basso della società civile italiana. E’ accaduto esattamente il contrario sia sul piano cronologico che politico. E’ stato solo dopo che associazioni e comitati impegnati nella solidarietà con il popolo palestinese hanno contestato la decisione di dedicare a Israele la Fiera del Libro che il dibattito e l’allarme hanno raggiunto la sponda sud del Mediterraneo. Solo in seguito alle denunce delle associazioni sono venute crescendo proteste e proposte di boicottaggio anche tra gli scrittori e le istituzioni del mondo arabo-islamico. Affermare il contrario è una falsità che non aiuta la discussione né la soluzione.</p>
<p><strong>3.</strong> <em>Gli echi e i contraccolpi di questa iniziativa di contestazione in Italia sono stati talmente forti e argomentati che scrittori e intellettuali arabi, israeliani e arabi-israeliani hanno deciso di non partecipare ad un evento che celebra i sessanta anni della nascita di uno Stato nato sulle spalle della popolazione palestinese e che definisce questo anniversario come Nakba (la catastrofe).</em></p>
<p>E’ ormai evidente che sono molti ad aver compreso che così come è stata concepita e costruita la Fiera del Libro di Torino di quest’anno, l’ha trasformata in un evento scivoloso e strumentalizzabile, decidendo di conseguenza, pubblicamente o meno, di tenersene alla larga.</p>
<p>Ciò dimostra che l’operazione fin qui tentata è fallita e che la direzione della Fiera del Libro ha un’ultima possibilità di evitare tensioni, polemiche e strumentalizzazioni che condizioneranno pesantemente un evento culturale come quello di maggio a Torino.</p>
<p><em>C’è solo una decisione da prendere e noi torniamo a chiedere con questo appello che venga presa adesso: revocare la decisione di dedicare a Israele la Fiera del Libro e dedicare l’edizione di quest’anno alla pace. E’ l’unica scelta che può restituire contenuto e dignità alla Fiera del Libro e forse riparare ad alcuni dei danni fatti nelle relazioni culturali tra l’Italia e il resto delle società del Mediterraneo e allo spirito libero e critico del confronto tra le culture.</em></p>
<p><strong>Primi firmatari</strong>:</p>
<p><strong>Gianni Vattimo</strong> (università di Torino)<br />
<strong>Angelo Baracca</strong> (università di Firenze)<br />
<strong>Giulietto Chiesa</strong> (giornalista ed europarlamentare)<br />
<strong>Giorgio Forti</strong> (ECO, rete ebrei contro l’occupazione)<br />
<strong>Wasim Dahmash</strong> (università di Cagliari)<br />
<strong>Danilo Zolo</strong> (università di Firenze)<br />
<strong>Edoardo Magnone</strong> (università di Tokio)<br />
<strong>Giorgio Cremaschi</strong> (sindacalista Fiom)<br />
<strong>Antonello Petrillo</strong> (università di Napoli “O .Benincasa”)<br />
<strong>Domenico Losurdo</strong> (università di Urbino)<br />
<strong>Luciano Vasapollo</strong> (università di Roma “La Sapienza”)<br />
<strong>Nella Ginatempo</strong> (università di Messina)<br />
<strong>Guglielmo Carchedi</strong> (universita' di Amsterdam)<br />
<strong>Antonio Di Stasi</strong> (università Politecnica delle Marche)<br />
<strong>Rita Martufi</strong> (ricercatrice Cestes-Proteo)<br />
<strong>Andrea Martocchia</strong>, ricercatore Istituto Nazionale di Astrofisica<br />
<strong>Annamaria Crescimanni</strong> (università. La Sapienza, Roma)<br />
<strong>Mauro Cristaldi</strong> (università. La Sapienza, Roma)<br />
<strong>Nino Pagliccia</strong> (universita della British Columbia, Canada)<br />
<strong>Marco Rizzo</strong> (europarlamentare)<br />
<strong>Salvatore Cannavò</strong> (deputato uscente)<br />
<strong>Fosco Giannini</strong> (senatore uscente)<br />
<strong>James Petras</strong> (Università di New York e di Halifax, USA/Canada)<br />
<strong>Joaquim Arriola</strong> (università di Pamplona, Spagna)<br />
<strong>Ricardo Antunes</strong> (università di Campinas, Brasile)<br />
<strong>James Cockcroft</strong> (università di Montreal, Canada)<br />
<strong>Josè Alberto Jaula Botet</strong> (università di Pinar del Rio, Cuba)<br />
<strong>Alvaro Bianchi</strong> (università di Campinas, Brasile)<br />
<strong>Honorato Tessier Fuentes</strong> (università di Coahuila, Messico)<br />
<strong>Carolus Wimmer</strong> (parlamentare, Venezuela)<br />
<strong>Manuel Mera</strong> (Fondazione per lo Studio Sociale e Sindacale, Galizia, Spagna)<br />
<strong>Mauricio Nunez</strong> (Centro Studi Martiano, Cuba)<br />
<strong>Henrike Galarza</strong>, (Universidad Pública de Navarra, Paesi Baschi)<br />
<strong>Francisco Dominguez</strong> (università. Middlesex, Londra)<br />
<strong>Francisco Torrealba</strong> (parlamentare Venezuela)<br />
<strong>Alberto Munguira Elizondo</strong>, (università pubblica della Navarra, Paesi Baschi)<br />
<strong>Gloria Martínez González</strong> (Università Nazionale Autonoma di Città del Messico)<br />
<strong>Alejandro Valle</strong> (Università Nazionale Autonoma di Città del Messico)</p>
<p><a href="mailto:fieralibera@libero.it">fieralibera@libero.it</a></p>
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<item>
<title><![CDATA[Intervista a Aharon SHABTAI]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/?p=555</link>
<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 14:33:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/?p=555</guid>
<description><![CDATA[ 
Intervista al poeta Aharon Shabtai - di Michelangelo Cocco
(Il Manifesto, 5 febbraio 2008)
Per le ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img width="389" src="http://www.unesco.it/images/primopiano/pace.jpg" height="378" style="width:171px;height:172px;" /> <img width="184" src="http://www.ajera.it/img/albero_ulivo_400.jpg" alt="ulivo palestina" height="404" style="width:185px;height:173px;" /></p>
<p><strong>Intervista al poeta Aharon Shabtai - di Michelangelo Cocco</strong><br />
(<em>Il Manifesto, 5 febbraio 2008</em>)</p>
<p><em>Per le sue traduzioni dei Tragici, dal greco classico all'ebraico moderno, gli fu attribuito nel 1993 il Premio del primo ministro israeliano. Era il periodo del processo di pace di Oslo e Aharon Shabtai credeva che il governo fosse intenzionato a fare la pace con i palestinesi. Accettò l'ambìto riconoscimento. Qualche settimana fa invece il poeta, uno dei più famosi nello Stato ebraico, ha declinato l'invito rivoltogli a partecipare al Salone del libro di Parigi. Nato nel 1939 a Tel Aviv, autore di una ventina di raccolte di poesie e conosciuto all'estero soprattutto per «J'accuse» - in cui si scaglia contro il governo e la società del suo paese - è uno dei più radicali nella pattuglia di intellettuali «dissidenti». Secondo Shabtai, che ha risposto al telefono alle domande del manifesto, lo Stato ebraico sarebbe in preda a una deriva di destra che potrebbe essere arginata solo da un intervento dell'Europa, il Continente dei Lumi che dovrebbe aiutare «l'apartheid israeliana» a compiere una svolta come quella impressa al Sudafrica dall'ex presidente De Klerk.</em><br />
<!--more--><br />
<strong>Aharon Shabtai, perché ha rifiutato l'invito di Parigi a partecipare al Salone del libro?</strong></p>
<p>Perché ritengo che si tratti di un'occasione di propaganda, in cui Israele si metterà in mostra come uno Stato con una cultura, dei poeti, ma nascondendo che in questo momento sta compiendo dei terribili crimini contro l'umanità. Lo stesso presidente Shimon Peres, responsabile del massacro di dieci anni fa a Kfar Kana (in Libano), parteciperà. Per me sarebbe stato impossibile andare a leggere i miei testi a Parigi.</p>
<p><strong>Qual è l'immagine dell'altro - del palestinese - riflessa dalla letteratura israeliana?</strong></p>
<p>Nel sionismo - uno dei frutti del nazionalismo dell'800 - c'erano elementi positivi: l'idea che gli ebrei, reduci dalle persecuzioni in Europa, venissero qui in Israele acquistando libertà e indipendenza. Ma ora ci siamo trasformati in uno stato coloniale, con i giornali che fanno propaganda razzista contro gli arabi e i musulmani. Siamo un popolo avvelenato da questa propaganda. La maggior parte della letteratura «mainstream» è completamente egocentrica: non è interessata all'altro, rappresenta la vita della borghesia e si occupa di problemi psicologici. La nostra letteratura non ha a cuore i problemi morali cruciali di questo momento storico. Si configura soprattutto come intrattenimento borghese. In questo contesto la maggior parte degli scrittori si dichiara in termini generali «per la pace», ma quando c'è da prendere una decisione per fare qualcosa di «aggressivo» si schiera col governo, come durante l'ultima guerra in Libano, quando Yehoshua, Grossman e Oz hanno scritto sui giornali che si trattava di un conflitto giusto. All'estero dipingono l'immagine di un Israele liberale, ma sono parte integrante del sistema.</p>
<p><strong>Ma il governo israeliano è ufficialmente impegnato in colloqui di pace con l'Autorità nazionale palestinese e ammette l'urgenza di dare ai palestinesi uno stato, anche se solo in una parte del 22% della Palestina storica.</strong></p>
<p>Il problema non è lo Stato, ma la terra. Qui i giornali ne parlano apertamente, ogni giorno, molto più che in Italia e in Europa: gli insediamenti, la confisca di territorio, il controllo dell'acqua da parte delle autorità israeliane aumentano di giorno in giorno. Questi sono i fatti, molto diversi dalla propaganda utilizzata dal governo: i palestinesi non hanno più un territorio.</p>
<p><strong>Che significato ha per lei il 60° anniversario della fondazione dello Stato ebraico?</strong></p>
<p>Dopo sessanta anni ci troviamo di fronte a un bivio: o continuare a essere uno stato coloniale e proseguire con la guerra, mettendo seriamente in pericolo il futuro d'Israele perché - non dobbiamo dimenticarlo - viviamo in Medio Oriente, non in California. L'alternativa è fare come (l'ex presidente sudafricano) De Klerk: invertire la rotta e provare a dare ai palestinesi pieni diritti sulla loro terra, cercando di creare un uovo sistema di pace. Altrimenti non sopravvivremo né da un punto di vista morale, né come stato, perché la guerra si espanderà a tutto il Medio Oriente.</p>
<p><strong>Alcuni gruppi della sinistra italiana sono pronti a boicottare la Fiera del libro di Torino, mentre la sinistra istituzionale si oppone perché, sostiene, il boicottaggio va contro i principi stessi della cultura, provoca reazioni negative e gli intellettuali non sono responsabili delle azioni dei loro governi.</strong></p>
<p>Quello che affermano è assurdo: durante il periodo hitleriano o durante l'apartheid intellettuali come Brecht e tanti altri si univano per combattere il fascismo e il segregazionismo. Gli intellettuali, assieme alle organizzazioni di base, contribuirono alla fine dell'apartheid. Gli intellettuali - che devono essere liberi - dovrebbero partecipare al boicottaggio. Un aiuto dall'Europa, che boicotti Israele non in quanto tale, ma in quanto establishment politico militare che sostiene l'occupazione, è l'unica possibilità di salvare i palestinesi e noi, gli ebrei d'Israele.</p>
<p><strong>Da dieci anni, dal tramonto del movimento pacifista, siete fermi a un migliaio di «dissidenti» che manifestano contro la guerra. Perché non riuscite a raggiungere un'audience più ampia?</strong></p>
<p>Perché in Israele tutte le televisioni e tutti i giornali educano la gente al nazionalismo, con un lavaggio del cervello quotidiano. Ora sono seduto, qui nel mio appartamento, e posso sentire distintamente il mio vicino che sta dicendo: «Gli arabi non sono un popolo, sono barbari, avremmo dovuto colpirli con la bomba atomica». Quello che afferma l'ha imparato dai mass media, che creano panico e rabbia mentre i politici collaborano con l'establishment militare. Viviamo in una situazione orwelliana: ogni giorno la tv ripete quanto sia terribile vivere a Sderot, dove quasi nessuno viene ucciso. A due passi dalla cittadina israeliana c'è l'inferno di Gaza, che è diventata un ghetto.</p>
<p><strong>Ma cosa possiamo augurarci in un futuro prossimo?</strong></p>
<p>Io spero nell'aiuto degli europei, che i discendenti di Voltaire e Rousseau aiutino Israele, perché Israele non finirà l'occupazione fin quando l'Europa non gli dirà «basta», perché Israele dipende dall'Europa e dagli Stati Uniti. Solo una pressione da parte dei paesi civili e democratici può cambiare la situazione e riportarci la felicità. La situazione attuale - in cui a dettar legge è l'esercito - non può essere cambiata dall'interno. Per i valori di cui è portatrice, l'Europa non può continuare a collaborare con Israele. Io spero che in un anno o due l'Europa possa cambiare rotta.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>Due testi di Aharon Shabtai</strong></p>
<p><strong>Cultura</strong></p>
<p>Il segno di Caino non apparirà<br />
sul soldato che spara<br />
alla testa di un bambino<br />
da una collina sopra il recinto<br />
intorno a un campo profughi<br />
poiché sotto l’ elmetto<br />
parlando in termini concettuali<br />
la sua testa è fatta di cartone.<br />
D’altra parte,<br />
l’ufficiale ha letto The Rebel 1,<br />
la sua testa è illuminata,<br />
per questo non crede<br />
nel segno di Caino.<br />
Ha passato il suo tempo nei musei<br />
E quando punta<br />
il fucile verso il bambino<br />
come un ambasciatore di Cultura,<br />
lui aggiorna e ricicla<br />
le acqueforti di Goya<br />
e Guernica.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p><strong>Se mi chiedete</strong></p>
<p>Se mi chiedete<br />
Di dare la caccia a un ragazzo<br />
A 150 metri di distanza<br />
Con un fucile a cannocchiale,<br />
Se mi chiedete di sedermi in un tank e<br />
Dalle altezze della moralita’ ebraica,<br />
Fare penetrare un obice<br />
Nella finestra di una casa,<br />
Mi togliero’ gli occhiali<br />
E borbottero’ cortesemente:<br />
‘No, signori!<br />
Rifiuto di spogliarmi<br />
Per sguazzare con voi<br />
In un bagno di sangue’.<br />
Se mi chiedete<br />
Di tendere le orecchie<br />
Perche’ voi ci caghiate dentro,<br />
Scusandomi, diro’:<br />
‘no, grazie!<br />
Le vostre parole puzzano,<br />
Preferisco sedermi<br />
Sull’asse del mio cesso!’<br />
Meglio dunque che la smettiate,<br />
Perche’ se vi ostinate,<br />
Se continuate a insistere<br />
Che io mi unisca alla vostra muta,<br />
Per grugnire insieme,<br />
Perche’ insieme ci rotoliamo<br />
E ci facciamo tutti crescere addosso<br />
Setole di porco,<br />
E insieme affondiamo<br />
Le nostre narici di lupi<br />
Nella carne cruda,<br />
Perdero’ la pazienza<br />
E rispondero’ con fermezza:<br />
‘Signor Primo Ministro,<br />
Onorevole Generale,<br />
Sua Eccellenza Deputato..<br />
Sua Santita’ il Rabbino,<br />
Baciatemi il culo!’</p>
]]></content:encoded>
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