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	<title>dal-cairo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "dal-cairo"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 09:07:17 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Uno stage al CISS Egypt]]></title>
<link>http://ciss.wordpress.com/2008/01/10/uno-stage-al-ciss-egypt/</link>
<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 11:11:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>ciss</dc:creator>
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<description><![CDATA[da Eleonora Pillitteri
06\117 - 19\127, Cairo
Il Cairo: impressioni e riflessioni
Chi è stato almen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>da Eleonora Pillitteri</p>
<p>06\117 - 19\127, Cairo</p>
<p>Il Cairo: impressioni e riflessioni</p>
<p>Chi è stato almeno una volta al Cairo, sa che il primo impatto con la città non è poi così forte come ci si potrebbe aspettare, pensando ad un paese in via di sviluppo. A colpire per prima cosa è il vorticoso intersecarsi delle auto per le strade e l'inquinamento impressionante, che è oramai parte integrante dell'ambiente urbano, è percepito come prezzo da pagare ma contemporaneamente sintomo della modernità.<!--more--><br />
Il Cairo è una città gigantesca che conta circa 20 milioni di abitanti senza considerare il flusso di turisti che in ogni periodo dell'anno la investe. Ed è anche per questo motivo che il contatto con lo straniero risulta più semplice rispetto alle realtà di altri paesi vicini. E' vero infatti che il turismo in Egitto è una realtà, che tra le altre cose apporta denaro. Ma la situazione è più complessa di quanto possa sembrare apparentemente: non è purtroppo solo una questione culturale o economica ma in certi casi anche politica. Esistono infatti pene molto severe nel caso di delitti contro gli stranieri e ciò non è un caso se si considerano le forti pressioni politiche sul governo filo-occidentale di Mubarak in questa direzione.<br />
I tanti soldati spesso schierati in zone turistiche di fronte ambasciate o grandi hotel vogliono essere innanzitutto un segnale politico, prima ancora di essere strumento reale di controllo del territorio.<br />
Basta infatti allontanarsi un pò dalle zone centrali o comunque prive di particolari attrattive turistiche che il paesaggio cambia radicalmente e anche il rapporto con le persone diventa diverso...scopri che l'atmosfera che si respira a Down Town, Garden City o Zamalek (quartieri più centrali e relativamente ricchi) è stata appositamente costruita per rispondere alle esigenze di adattamento legate ad un imponente flusso straniero (in particolare occidentale). Scopri con i tuoi occhi come a distanza di pochi chilometri sia possibile vivere realtà drammaticamente diverse...quando parlo di "realtà", mi riferisco a tutto ciò che nel quotidiano ruota attorno alla vita di una persona: non solo la fonte di sostentamento o lo stile di vita ma anche il contesto urbano, sociale e familiare, le possibilità di progettare il proprio futuro o magari di pensarsi in modo diverso da come il contesto ci impone o ci ha imposto fin da piccoli.<br />
Mi soffermo su questo punto perché, dietro il profondo divario economico e sociale vissuto quotidianamente dalle persone ed il malessere ad esso connesso, ho avuto modo di percepire un sentimento che vale per ogni uomo o donna a qualsiasi età e in qualsiasi contesto: il desiderio naturale di gestire la propria esistenza come si ritiene preferibile.<br />
Aldilà delle circostanze e dei contesti, è questo ciò che spinge ogni uomo ad adoperarsi per i propri fini e non importa se sei ricco o povero, musulmano credente o se vivi la religione come un'imposizione: la questione cruciale è riuscire a progettare la propria esistenza secondo i canoni che si riconoscono validi.<br />
Parlando con la gente, ho avuto modo di percepire non solo le evidenti differenze culturali e sociali tra me e loro ma anche le contraddizioni che intercorrono nel loro sistema sociale e culturale; contraddizioni che a volte sono fonte anche di lacerazioni e conflitti profondi.<br />
Mi riferisco per esempio alla sfera religiosa. Nonostante l'Egitto sia considerato un paese arabo moderato, la religione non è considerata un affare privato ed è un argomento inevitabilmente presente in ogni ambito della vita sociale, culturale e politica del paese.<br />
Il potere religioso detiene un'influenza imponente sulla vita delle persone, sulle loro scelte, sui modi di pensare e perfino sui modi di scandire la giornata..<br />
Risulta inevitabile quindi l'intreccio con la politica se consideriamo la capacità del potere religioso di muovere le coscienze e l'orientamento repressivo del governo.<br />
Non conosco a fondo le vicende legate al rapporto tra religione e politica ma ho avuto modo di comprendere il ruolo assai rilevante assunto dall'interpretazione che viene attribuita ad ogni sura del Corano.<br />
Sono in molti ad avere interesse nel misinterpretare i precetti di una religione che raccoglie tanti fedeli come l'Islam. E non è difficile dunque comprendere i motivi della diffusa strumentalizzazione politica della religione e delle diverse versioni ed interpretazioni spesso contrastanti tra di loro.<br />
Da questo quadro di riflessioni emerge una società schiacciata da pressioni che sembrano contrapporsi senza una soluzione immediata: da un lato l'esigenza di rinnovamento e apertura e dall'altro la necessità di conservazione della propria identità.<br />
Il compromesso non pare facile se si pensa poi alle tante vicende politiche e non ed alle spinte che ogni giorno "lavorano" per estremizzare le posizioni.<br />
Il mio stage: un'esperienza di vita</p>
<p>Non è facile riuscire a sintetizzare tutto il piccolo bagaglio che ci si porta dietro dopo un'esperienza come quella di uno stage all'estero in una ONG.<br />
Mi sono occupata principalmente del progetto di eco-turismo avviato al Fayoum, un'area non distante dal Cairo circondata dal deserto e da un grande lago salato. Ed è proprio l'ambiente assolutamente unico ed il paesaggio spettacolare che il progetto mira a promuovere attraverso lo sviluppo di tutta una serie di attività legate all'eco-turismo. Mi riferisco ai workshop di insegnamento per migliorare la produzione dei manufatti tipici, ai corsi di italiano ed inglese rivolti a guide turistiche locali, alla mostra allestita al fine di aprire o allargare il mercato dei prodotti locali ed ad altre iniziative che sempre nell'ambito previsto dal progetto, in itinere vanno nascendo a secondo delle opportunità o esigenze emergenti.<br />
Il mio lavoro ha compreso quindi attività di organizzazione, progettazione ma anche di gestione e creazione di vecchi e nuovi rapporti utili all'interno della rete già creata dal progetto principale.<br />
La vera risorsa di un progetto sta proprio nella sua capacità dinamica di creare una rete di attività e rapporti che "lavorino all'obiettivo" in modo efficiente ed efficace, utilizzando tutte le nuove opportunità, idee e problemi come risorse per alimentare il progetto (compatibilmente coi limiti dello stesso).<br />
A questo proposito ho avuto l'opportunità di lavorare ad uno studio sul territorio del Fayoum per individuare micro-centralità in cui sviluppare B&#38;B. In collaborazione con un collega egiziano abbiamo individuato potenzialità e rischi all'interno di un simile progetto: risorse ambientali, culturali da valorizzare e carenza di strutture, servizi oltre ai problemi culturali e di integrazione (per volere sintetizzare).<br />
Personalmente vivere una simile esperienza ha rappresentato di per sé un valore aggiunto innanzitutto in termini di crescita e rinnovamento personale oltre che di conoscenze, di apertura ed ampliamento a nuovi approcci e modi di pensare.<br />
Ringrazio tutto lo staff del Ciss (Egitto e non) e gli amici egiziani con cui ho condiviso bei momenti...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La mia esperienza in Egitto]]></title>
<link>http://ciss.wordpress.com/2008/01/08/129/</link>
<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 16:08:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>ciss</dc:creator>
<guid>http://ciss.wordpress.com/2008/01/08/129/</guid>
<description><![CDATA[da Michela Casabona

Cos&#8217;è la cooperazione? Questa domanda riecheggia nella mia mente sin da ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>da Michela Casabona</em></p>
<p><em></em><br />
Cos'è la cooperazione? Questa domanda riecheggia nella mia mente sin da quando ho incominciato il mio percorso universitario, ed è stata la voglia di trovare una risposta (o quantomeno di provare a darla) che mi ha spinto ad intraprendere un'esperienza come quella del tirocinio all'estero.<br />
Vivere al Cairo, lavorare presso il Ciss Egitto, pensavo potesse essere un primo e significativo approccio al mondo della cooperazione (nell'accezione più ampia del termine)...e così è stato!</p>
<p><!--more--><br />
Un mese e mezzo è poco, poco per capire, per conoscere, poco per riuscire a trovare la giusta chiave di lettura di sguardi e comportamenti, ma abbastanza per guardare ad una realtà araba, musulmana, tanto distante dalla propria ed accorgersi quanto a volte possa essere incredibilmente vicina.Arrivata all'aeroporto del Cairo, già un primo passo è stato compiuto, sono in Africa, in Egitto, in uno di quei paesi in via di sviluppo che sino a pochi mesi prima per me erano solo una sigla sui libri (PVS); ed ora mi ritrovo catapultata in una situazione surreale, ciò che vedo è esattamente ciò che mi aspettavo: un'aria calda e pesante, una realtà caotica in cui gli incomprensibili suoni del dialetto arabo si alternano ai religiosi silenzi degli uomini in preghiera, un traffico esasperante, lunghe file di taxi vecchi e rumorosi con a bordo sei- sette persone che sfrecciano incuranti dei pedoni, uomini con lunghe tuniche (galabeia) e sandali ai piedi fumano per le strade e donne coperte da veli più o meno vistosi passeggiano lungo la Cornish el Nile (la grande strada che costeggia il Nilo)...inizia così la mia esperienza...</p>
<p>Giorno 20 ottobre 2007 è il mio primo giorno al Ciss, da subito a lavoro alternando giornate in ufficio ad attività sul campo, capisco come ci sia sempre qualcosa da fare e come questo qualcosa possa riguardare molteplici ambiti, diversi compiti si susseguono, le priorità cambiano, spesso attività che si stanno seguendo vengono interrotte o rallentate di molto da lungaggini burocratiche, ritardi, pigrizie umane, incompetenze professionali ed a causa di questo non si ha la certezza che i termini preventivati vengano rispettati.<br />
Per quanto riguarda i compiti che mi sono stati assegnati, sono stati diversi nell'arco di questo breve periodo. All'inizio mi sono occupata di Nazla, un villaggio del Fayoum famoso per il suo pottery village, presso il quale il Ciss in collaborazione con l'ONG locale, ha promosso una Awareness Campaign che ha coinvolto la popolazione nell'interessarsi alle problematiche del villaggio e a proporre delle soluzioni sulle quali l'intervento del Ciss si è basato. Negli anni sono state svolte delle bonifiche dell'area, ripulendo la valle dall'immondizia che la ricopriva, sono stati organizzati dei training per migliorare e raffinare le tecniche di lavorazione della ceramica, posizionati dei segnali stradali per rendere facile il raggiungimento del pottery, organizzato un meeting che ha permesso un confronto tra i residenti e le istituzioni; attività che rientrano all'interno del progetto di Sviluppo Sostenibile, finalizzato al miglioramento delle condizioni socio-economiche dell'oasi del Fayoum, promuovendone le bellezze anche attraverso la creazione di una rete turistica (Eco-turismo).<br />
Il mio primo compito (apparentemente semplice) che consisteva nel farmi tradurre il report su Nazla dall'arabo all'inglese ed estrapolarne informazioni utili per scrivere una richiesta di finanziamento, mi ha fatto capire come:(Carmela Grillone 2007) ed in effetti...attese interminabili, sollecitazioni telefoniche e telematiche, toni duri, km in microbus per appuntamenti con gente che non si presentava..<br />
Nonostante le innumerevoli difficoltà (spesso causa di nervosismo e demotivazione diffusa), si continua a lavorare, ed io continuo ad occuparmi dell'oasi nell'ambito del progetto dell'eco-turismo, collaborando con una guida turistica egiziana alla creazione di un percorso turistico, da presentare a dei tour operator, con la finalità di promuovere il Fayoum, inserendolo nella rete internazionale in modo da esaltarne il patrimonio archeologico, naturalistico e religioso.<br />
Intanto le giornate in ufficio passano, c'è sempre qualcosa da fare, qualcuno da cui imparare...e finalmente si avvicina la data della mostra in cui verranno esposti i prodotti del Fayoum e le due settimane precedenti a questa sono state le più intense e gratificanti; tutti ci siamo mobilitati nello svolgere le mansioni più disparate: scelta del luogo, selezione dei prodotti, opere di convincimento dei beneficiari, allestimento della mostra, volantinaggio, servizio catering...un vero e proprio lavoro di squadra!</p>
<p>Nonostante sia passato più di un mese ed abbia avuto il tempo di metabolizzare questa esperienza, ricordo tutto con nitidezza ed entusiasmo con gli occhi di chi è stato talmente bene da posticipare la data del ritorno; ma guardando indietro alle sensazioni provate, al primo approccio con la realtà araba, il mio adattamento è avvenuto gradatamente, passando tra diverse fasi alterne. Non sono riuscita sin da subito a farmi un'idea ben precisa di quello che stavo vivendo fino a quando non sono andata oltre dei preconcetti che in sé è stato difficile ammettere di avere.<br />
In Egitto tutto è interpretabile in mille maniere come in nessuna, qualunque cosa può assumere svariate forme o rimanere amorfa e questo rende questa terra ancora più affascinante e misteriosa.<br />
Ho avuto la possibilità di confrontarmi con la cultura egiziana e il credo della religione islamica, grazie alle interminabili conversazioni sulla religione, sulla guerra, sulla legge coranica, sul ruolo delle donne, su quelle che ai miei occhi erano contraddizioni ma per i miei amici egiziani dogmi indistruttibilmente<br />
inattaccabili; capitava che posizioni diverse, modi opposti di interpretare la realtà non si incontrassero in un punto comune ma credo che in fondo non sia sempre necessario essere d'accordo, credo anzi sia stato proprio questo ad arricchirci, a consolidare il legame di amicizia ed a condividere e rispettare le nostre diversità.<br />
Non tutto è stato facile da accettare, vedere con i propri occhi le condizioni in cui la maggior parte della popolazione è costretta a vivere: case che non sono case, bambini che giocano tra il fango e l'immondizia, uomini che condividono lo stesso giaciglio con asini e buoi, donne che lavano vestiti, stoviglie e se stesse in un "fiume" in cui oltre ai detriti delle fabbriche e delle case vagano indisturbate carcasse di animali e vedere che nessuno si stupisce, che nessuno fa nulla..<br />
Un mese è poco...poco per capire a fondo le dinamiche della cooperazione, poco per poter portare a compimento dei progetti, poco per cambiare qualcosa, ma abbastanza per apprezzare i sorrisi, gli sguardi, per lasciarsi coinvolgere dalla caotica frenesia dei mercati ricchi di colori, di suoni, di inebrianti odori, per godere di paesaggi fiabeschi e per accorgersi della bellezza della diversità.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Parole e sensazioni. I  miei ricordi.]]></title>
<link>http://ciss.wordpress.com/2007/11/28/parole-e-sensazioni-i-miei-ricordi/</link>
<pubDate>Wed, 28 Nov 2007 11:44:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>ciss</dc:creator>
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<description><![CDATA[da Gaia Tamburello
Dopo una giornata come quella di oggi, è impossibile non raccontare a nessuno le]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>da Gaia Tamburello</p>
<p>Dopo una giornata come quella di oggi, è impossibile non raccontare a nessuno le sensazioni vissute; stavolta, però, decido di condividerle con tutti coloro che leggeranno questo blog!<br />
Mi presento, sono Gaia, un ventitreenne laureata in cooperazione, che da quasi 5 mesi sta facendo una fantastica esperienza nella sede del CISS in Egitto.<br />
<!--more--><br />
Sono arrivata pensando di sapere cosa fosse la cooperazione, mi sbagliavo: solamente ora sto cominciando a capire! Dopo mesi, dall'inizio della mia esperienza, sto cominciando a conoscere gli egiziani! Come qualsiasi altro posto al Mondo bisogna viverci a lungo, frequentare la gente locale e dialogare con loro su qualsiasi argomento. Credo che non dimenticherò mai certe discussioni avute qui, sono davvero tante, ma alcune di esse mi hanno colpito particolarmente, iniziando con la apparentemente tranquilla discussione tra me e il proprietario di un caffè in un quartiere popolare de Il Cairo.<br />
Seduti ad un tavolino del suo caffè cercava di spiegarmi le sue ragioni del perché mi dovessi alzare e andarmene da quel luogo, diceva: "Questa è la mia politica da ben 28 anni, non ho accettato mai nessuna donna in questo locale...attenzione non ce l'ho con te, ma questa è la mia politica!", "Cavolo... se usi queste parole", pensavo, "almeno guardami negli occhi, abbine il coraggio, non guardare il mio amico...Considerami!". All'inizio non avevo ben capito, avevo chiesto un semplice caffè e lui aveva fatto un semplice gesto con le mani e passò ad un altro tavolo. Chiesi a Daniele (il quale parla un perfetto arabo) di farlo sedere e chiacchierare, non potevo andarmene così senza capire e senza provare a fargli capire che era assurdo che mi stesse cacciando. Mentre parlava con Daniele realizzai, quel gesto significava davvero "Vai via!", arrossii, guardavo i volti di tutti quegli uomini seduti ai tavolini che si sentivano disturbati: stavo togliendo loro del tempo, il padrone del caffè doveva servirgli il tè e la shisha e invece perdeva tempo con me!<br />
Perché stavo arrossendo? Credo che il mio corpo reagisca così ad una tale umiliazione provata!<br />
Fortunatamente, poco dopo, conobbi una ragazza musulmana, Rasha, le raccontai il "fatto del caffè", anche lei si sentiva indignata; allora pensai che esistono delle donne che si sentono ancora umiliate da certi comportamenti e quindi per non ritrovarsi a vivere certe situazioni spiacevoli provano, dove possibile, a ribellarsi.<br />
Spero che sia davvero così, che non ci si abitui mai ad essere umiliate!<br />
Non dimenticherò neppure le tante discussioni avute con il mio "best friend" egiziano (come si definisce lui). Effettivamente, mi rendo conto che suona davvero molto strano pensare ad un amico musulmano di una ragazza occidentale! ...Io sto provando, ma ho la sensazione che non capirò mai se sia riuscita o meno ad instaurare una tale amicizia!<br />
Un ragazzo egiziano è orgogliosissimo di camminare nella strada principale della sua città con una straniera... Che fa? Ti acchiappa la mano con la scusa di aiutarti ad attraversare i pericolosissimi incroci. Ti chiede subito se sei sposata, se rispondi no rimangono colpiti: "Come mai?", poi si rivelano subito: "Voglio sposare una ragazza europea!". Quando successe a me con Hussein, anziché ignorarlo, cominciammo una discussione infinita. Dopo cinque mesi e dopo aver conosciuto me e le mie colleghe, anch'esse italiane, un giorno disse: "Siete molto complicate!". "L'ha capito!" pensai "vuole qualcosa che non conosce e forse si sta rendendo conto della diversità che intercorre tra le nostre culture!".<br />
Purtroppo una delle ultime conversazioni avute con il mio "best friend" egiziano contengono questa frase chiarissima: "I WANT TRAVEL, TRAVEL EQUAL MARRIAGE WIZ (with) ITALIAN GIRL, ITALY DOOR OF EUROPE!"<br />
Le discussioni con argomento "guerra" e "religione" sono state tantissime, ma c'è una frase che mi ha colpita, una frase detta da un signore colto, che evidentemente ha studiato molto, conosce benissimo la storia internazionale e si tiene aggiornato. Disse: "Se un paese arabo sostiene di avere delle armi micidiali e minaccia una guerra, per non fare scoppiare la guerra è allora necessario che anche un altro Paese si munisca di tali armi!"<br />
Queste sono alcune delle frasi sentite che mi hanno colpito e che non dimenticherò, ma esistono anche dei momenti silenziosi che mi hanno regalato tante emozioni, che ho raccontato ai miei amici e che voglio raccontare pubblicamente.<br />
Fare lo shampoo a delle bimbe in un triste bagno di un metro per un metro con un caldo africano, che emozioni ti può dare?! Ma se una di esse, mentre cerchi di farle capire in una lingua che non è la sua, china un altro pò la testa e ancora tutta insaponata si rimette in piedi e ti da un bacio sulla guancia... Wowwww... con i suoi teneri occhi mi ha detto: "Grazie, per la sensazione, a me sconosciuta, che mi stai regalando!"..... Questo ti riempie il cuore!<br />
Visitare un villaggio nel quale sono "ghettizzati" tutti i lebbrosi dell'Egitto, prepararsi psicologicamente a visitare l'ospedale femminile all'interno del villaggio, arrivare e rendersi conto che lì quella più triste sei tu! Proprio così! L'aria di serenità e tutti i sorrisi stampati nei visi di quelle donne malate e per nulla infastidite dalla presenza di sconosciuti, anzi contente di vedere facce nuove e che pretendevano anche delle foto.... Riempie il cuore!<br />
E, infine, racconto la felicissima e semplice giornata appena trascorsa al parco giochi con i bambini (i bambini lavoratori di una zona povera de Il Cairo, nella quale il CISS porta avanti un progetto a loro favore).<br />
Non sono neppure scesa dal taxi e vengo assalita da un gruppo di bambine, "Gaia Gaia..." (le adoro!). La sede di ASSDA è ancora chiusa, ma i bambini sono quasi tutti pronti per andare in gita, le bambine con le borsette sotto il braccio e i ragazzetti più grandi con bonghi e tamburi cantano, suonano e ballano. Mi infilo nel pullman con "nonno Ibrahim" e andiamo a prendere il resto della ciurma, fa sempre uno strano effetto vedere dove abitano! Chissà, già da quanto tempo aspettano, sono tutti presenti, anche i bambini che già sono andati in gita la scorsa settimana, sperano di poter partecipare anche questa volta. Saliti sul pullman pretendono che io passi dietro, e lì... baci e abbracci!<br />
Sul pullman che porta al parco giochi è tutta una festa: bongo, canti e...balli.<br />
Non immaginatevi le nostre gite scolastiche...<br />
Arrivati i ragazzi più grandi scelgono un posto all'ombra dove disporsi, c'è chi fa le capriole, chi imperterrito suona la stessa melodia col bongo (giuro, non si è fermato un momento!), chi mostra orgoglioso le sue 50 piastre e va a comprarsi una mela caramellata.<br />
Vengo trascinata da una bimba, mi fa sedere e tira fuori dalla borsa un mazzo di carte da gioco, vuole insegnarmi un gioco (io non parlo arabo, ma ormai riusciamo a capirci a meraviglia!); la guardo che dispone le carte, ne scarta una coppia e poi ne passa alcune a me... anche io scarto una coppia e lei mi abbraccia, credo che sia orgogliosa di se stessa: mi ha fatto capire subito lo scopo del gioco; e io scopro che il primo gioco con le carte che ho imparato quando ero bambina ("lo sciccarello" per i siculi) probabilmente esiste in tutto il mondo, con nomi e carte diverse!<br />
Dopo giochi e balli, nei quali mi trascinano al centro del cerchio nel quale si sono disposti bimbi e maestri per farmi ballare (o meglio cercando di insegnarmi a ballare alla loro maniera), giunge l'ora: il parco giochi con le giostre e giochi acquatici apre... il delirio!<br />
Entrare nella casa stregata abbracciando una tra le più piccole, salire su una macchina degli "autoscontri" nel posto passeggeri con alla guida uno dei ragazzetti più grandi che mira sempre un maestro, vedere "nonno Ibrahim" diventare "bimbo Ibrahim" sui sedili rotanti di una giostra (credo che anche per lui sia stata la prima volta sulle giostre), scendere da uno scivolo ripidissimo con sotto un gommone bucato e arrivare fradice alla fine del percorso, salire sul tappeto volante mentre Karim imperterrito suonava il bongo,... infine disporci tutti a terra sul prato, mangiare in silenzio affamati, guardarci l'un l'altro e sorridere... è stata una bellissima giornata, i bambini si sono divertiti ed io ho vissuto tante belle sensazioni che non dimenticherò!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La mia esperienza come volontaria al CISS in Egitto]]></title>
<link>http://ciss.wordpress.com/2007/11/13/109/</link>
<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 11:28:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>ciss</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Ernestina Tonani
Sono rientrata ormai da qualche settimana dal Cairo, ma dell&#8217;esperienza eg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>di Ernestina Tonani</p>
<p>Sono rientrata ormai da qualche settimana dal Cairo, ma dell'esperienza egiziana i miei "sensi" ne sono ancora pervasi.<br />
Nei miei orecchi è ancora vivido il ricordo del mio nome "Ernestina" pronunciato perfettamente dai bambini di ASSDA (una scuola inclusa nell'ambito del progetto "Children at risk: sostegno al benessere di bambini lavoratori, giovani e donne nell'area di Abu El-Soud" ), quando arrivavo la mattina e quando mi salutavano il pomeriggio.<br />
Oppure, del coro mentre, mano nella mano, girando in cerchio cantavano: "Giro giro tondo casca il mondo..."<br />
Mi sto ancora chiedendo come abbiano fatto ad impararlo e memorizzarlo!</p>
<p><!--more--></p>
<p>Odo ancora il canto dei muezzin che, dall'alto dei minareti delle moschee invitano i fedeli alla preghiera.<br />
Sento il rumore dei clacson che, ininterrotto accompagna, come una colonna sonora, le passeggiate/camminate cairote.<br />
Pensando al souk il mio naso riesce ancora a percepire il profumo delle essenze e l'aroma delle spezie.<br />
Le mie papille gustative mi fanno venire l'"acquolina in bocca" ripensando alle felafel, polpettine di ceci, squisite ed ottime per una vegetariana, ed ai dolcetti tipici i baklava, trasparenti strati di sfoglia farciti con granella di noci e pistacchi.<br />
Chiudendo gli occhi rivedo come in un film i 26 giorni trascorsi.<br />
Mi vedo alla scuola seduta fra i banchi con le bambine che mi tengono per mano e seguono la lezione di matematica, nell'attesa di uscire all'aperto per l'ora di disegno.<br />
E durante quella ora ho vissuto degli appaganti momenti, ringraziando di aver preso la decisione di dedicare le mie vacanze al volontariato.<br />
I bambini nei lori disegni e nelle loro manifestazioni esprimevano, a mio giudizio, il loro bisogno di affetto. Infatti, nelle loro creazioni la maggior parte disegnava figure umane contornate da cuoricini, qualcuno tentava di ritrarmi, altri disegnavano piccoli animaletti (soprattutto farfalle). Poi venivano, orgogliosi del loro "capolavoro", a sottoporlo al vaglio del mio giudizio che era sempre: gamila (bello), andandosene col sorriso stampato sul volto.<br />
Le bambine cercavano continuamente di tenermi la mano o di dare /ricevere un bacino.<br />
Sullo schermo della mia mente rivedo anche le insegnanti e le assistenti sociali di ASSDA che fanno yoga!<br />
Infatti, essendo io maestra yoga, mi è stato proposto di preparare un mini corso per lo staff, propedeutico all'organizzazione di momenti di attività fisica e yoga per i bambini della scuola. Rimarrà per sempre vivo in me il ricordo dell'entusiasmo col quale queste donne (velate, e qualcuna con la gonna!) hanno assunto le hasana (posizioni) che proponevo loro.<br />
Non dimenticherò anche le risate, ed il corale "Ernestina look me..." mentre, rotolando sulla schiena mi facevano notare come si stavano impegnando; insomma, tre sedute indimenticabili.<br />
Memorabili sono stati anche i due giorni in cui ho provato il corso con i bambini.<br />
In cerchio nel caldissimo corridoio della scuola, arieggiato dal ventilatore, i bimbi si sono divertiti tantissimo ad assumere le posizioni del serpente, della farfalla, della montagna, etc.,posizioni yoga modificate e riproposte in forma ludica. Ero così emozionata e felice che non avvertivo neppure il caldo afoso, anzi avrei proseguito per ore.<br />
Quando abbiamo finito i bimbi mi hanno abbracciato e stretto forte, forte e hanno detto (in arabo, me l'hanno tradotto!) che si sono divertiti tanto e che mi volevano bene. Che soddisfazione!<br />
Un'altra esperienza, che rivedo è, quando sono andata, con le insegnanti/amici di ASSDA, a trovare una loro collega che aveva partorito da pochi giorni.<br />
Entrando in casa ciascuno di noi ha baciato il bambino, un bellissimo maschietto (la mamma orgogliosissima di questo ci ha fatto vedere che lo era! ), e ha posto nelle mani dello stesso dei soldi, come simbolo di buon augurio. Poi ci siamo seduti tutti in cerchio intorno al bambino, posto in un vassoio d'argento al centro della stanza. La nonna ha acceso delle braci in un piatto dove ha bruciato delle spezie che hanno subito profumato la stanza. Ha poi sparso pizzichi di cenere sul piccolino per allontanare il "male"e lo ha contornato di fave, fagioli, ceci e lenticchie, per fare in modo che nella vita abbia sempre da mangiare e viva nell'abbondanza. Infine, la mamma è passata per 7 volte sopra il vassoio, dove era riposto il neonato, ritmata dai colpi del pestello nel mortaio d'ottone, battuti dalla nonna.<br />
Nel frattempo le signore facevano lo zagharid, il tipico "ululato" di gioia fatto con la lingua dalle donne arabe. Compiuto il rito, la mamma ha preso in braccio il bambino e noi, tutti in fila con in mano una candelina rossa accesa, seguendola, siamo scesi in strada. La prima uscita pubblica del bebè. Quando siamo risaliti il piccolino è stato riposto nel suo lettino e noi donne al suono della musica araba abbiamo cominciato a ballare la danza del ventre. Ho così potuto sfoggiare le mie "doti " di ballerina, acquisite con un corso di danza del ventre in Italia ( le donne si sono fatte in cerchio e mi hanno lasciata nel mezzo a ballare, battendo ritmicamente le mani per darmi il tempo ed insegnandomi bene come "ondeggiare i fianchi". Fantastico!).<br />
Mi vedo seduta all'Università del Fayoum durante la conferenza d'apertura tenuta dal Prof. Nabil (consulente del Governatore del Fayoum), nell'ambito del progetto "Ecoturismo per uno sviluppo sostenibile, un programma di turismo sostenibile per il governatorato del Fayoum", dove hanno partecipato le future guide turistiche locali.<br />
Poi, mi osservo sempre al Fayoum, in piscina con le ragazze, durante il training di nuoto ( qualcuna velata e tutte con la tuta invece del costume da bagno! )<br />
In banca oggi sorrido ripensando alla fatica che ho fatto i primi due giorni a lavorare in ufficio al CISS. Le mie dita hanno fatto fatica ad abituarsi ed a familiarizzare con la tastiera americana e con i doppi caratteri arabi/occidentali stampati sui tasti.<br />
Comunque nel mio cuore rimarranno per sempre tutte le persone che ho conosciuto, soprattutto Milly (responsabile "CISS Egitto"), Nicoletta ( responsabile "progetto ASSDA") e Gaia ( volontaria) che mi hanno accolto con affetto e stima.<br />
Ringrazio di aver avuto la possibilità di vivere questa esperienza e spero di poter avere ancora l'opportunità di ripeterla con lo stesso entusiasmo ... inshalla!!</p>
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