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	<title>davide-piazzi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "davide-piazzi"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 07:58:46 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[I delitti della terza via ]]></title>
<link>http://morenafanti.wordpress.com/?p=81</link>
<pubDate>Fri, 16 May 2008 09:29:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>morenafanti</dc:creator>
<guid>http://morenafanti.wordpress.com/?p=81</guid>
<description><![CDATA[

I delitti della terza via 
Inedition/edizioni di Lucidamente 2007

pp. 184, € 14,00
 
Quando G]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div><strong></strong></div>
<div><strong></strong></div>
<p style="text-align:right;"><strong><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://morenafanti.files.wordpress.com/2008/05/i-delitti-della-terza-via1.jpg" alt="" width="155" height="213" />I delitti della terza via</strong> </p>
<p align="right">Inedition/edizioni di Lucidamente 2007</p>
<p><em></em></p>
<p align="right">pp. 184, € 14,00</p>
<p> </p>
<p style="text-align:justify;">Quando Giorgio Macchiavelli, detto <em>Macchia</em>, di professione investigatore privato, risolve il caso della sparizione dell’adolescente Serena, non immagina che dopo pochi giorni si ritroverà immerso in un caso ben più grave e dai risvolti tanto violenti e tragici.<br />
Una Bologna bellissima e immersa nella neve, fa da cornice a una vicenda dalle tinte molto forti e dai risvolti inattesi, in questo romanzo di Davide Piazzi, scrittore di racconti sfumati e malinconici, ora alla sua prima prova con il genere noir.<!--more--><br />
La tensione, seppur resa più sopportabile dal carattere ironico di Macchia e del suo amico Luciano Solmi, detto <em>Lozzi</em>, psicologo mancato e desideroso di risolvere misteri, che lo affianca nelle indagini, rimane sempre densa e avvince il lettore ansioso di capire chi si cela dietro gli episodi di violenza che turbano il clima altrimenti tranquillo della città.<br />
E man mano si scende nelle pieghe tortuose della mente umana, si scende anche all’interno della città e dei suoi aspetti più segreti e subdoli, come in uno specchio in cui la città diventa simile ai suoi abitanti.<br />
Le indagini proseguono tra sorprese e nuovi orrori, fino alla tragedia annunciata e ormai inevitabile.<br />
Il ritmo è veloce, senza cadute di stile, e la storia è ben congegnata in ogni aspetto, compresa l’ultima inattesa sorpresa. Piazzi sa incatenare e trattenere l’attenzione del lettore e si arriva all’ultima pagina con l'amaro in bocca per aver concluso la lettura così velocemente. </p>
<p style="text-align:justify;"><em></em>Leggi <a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/05/12/la-terza-via-e-all%e2%80%99incrocio-tra-orrore-e-malvagita/">l'intervista</a> a Davide Piazzi </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La terza via è all’incrocio tra orrore e malvagità]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=3085</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 12:45:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>morenafanti</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=3085</guid>
<description><![CDATA[un incontro con Davide Piazzi
di Morena Fanti
In questo romanzo, I delitti della terza via (Ineditio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><em><a href="http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2008/05/davide-piazzi.jpg" target="_blank"><img class="alignleft" style="float:left;margin:2px;" src="http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2008/05/davide-piazzi.jpg" alt="" width="238" height="200" /></a>un incontro con Davide Piazzi</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>di Morena Fanti</em></p>
<p style="text-align:justify;">In questo romanzo, <em>I delitti della terza via</em> (Inedition 2007 – 184 pp. 14,00 euro), dalle sfumature cupe e dolorose, Davide Piazzi ci racconta, con una scrittura molto scorrevole e avvincente, un aspetto torbido e inquietante dell’anima umana. Ci mostra come diventa l’anima quando sembra perdere tutte le parvenze di umano e di <em>umanità</em>.<br />
La scrittura di Piazzi è tesa ma non ‘offensiva’, e coinvolge ma non angoscia, pur con la forza e l’impeto del tema trattato. Una scrittura che ci convince nelle sue sfumature e nel carattere discorsivo ed efficace. I personaggi hanno un loro carattere ben delineato e ci conquistano da subito: da <em>Macchia</em> e <em>Lozzi</em>, coppia di amici molto affiatati persino nei litigi, a tutte le altre persone coinvolte, fino a quello che poi si rivelerà essere…<!--more--> e qui mi fermo per non sciupare il divertimento di chi leggerà il libro.<br />
Parliamo di questo e di altri aspetti della scrittura direttamente con l’autore Davide Piazzi.</p>
<ul>
<li>
<div style="text-align:justify;">Prima di approdare a questo romanzo, un noir con aspetti molto crudi e violenti, hai scritto tanti racconti in cui si legge un’anima a volte romantica e sognatrice, altre allegra e ironica. Due scritture, quindi, molto diverse tra loro. Come ti sei sentito affrontando la scrittura di questo romanzo?</div>
</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">All’inizio ero a disagio, proprio perché per la prima volta mi stavo cimentando con un genere con il quale non avevo molta confidenza, se non come lettore. Poi, dopo le prime poche pagine, ho cominciato io stesso a immergermi nella storia che stavo scrivendo, e ogni volta che mi sedevo davanti al computer non vedevo l’ora di andare avanti nella stesura del testo per scoprire cosa sarebbe accaduto nelle pagine successive. Alla fine è stato molto piacevole e divertente.</p>
<ul>
<li>
<div style="text-align:justify;">L’ambientazione del tuo libro è una Bologna molto ben descritta e, mi pare di leggere tra le righe,<img class="alignright" style="float:right;margin:2px;" src="http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2008/05/i-delitti-della-terza-via.jpg" alt="" width="205" height="315" /> molto amata. Ci sono, infatti, delle pagine bellissime in cui io, da bolognese doc, mi sono persa, ritrovando nelle tue descrizioni le atmosfere e i ritmi della mia città. Quanto è importante la giusta ambientazione per un buon risultato di scrittura?</div>
</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">A mio avviso è fondamentale. Scrivere questo libro è stato facile proprio perché l’ho ambientato in un contesto che conosco molto bene, in una città che ancora riesce a conquistarmi. Ho potuto attingere dal serbatoio dei ricordi della mia adolescenza, quando tra amici si partiva con lo scooter da Budrio, il piccolo paese di periferia nel quale sono nato e vivo tuttora, per andare alla scoperta di Bologna. Ai nostri occhi la città appariva come un enorme luna park ma, a volte, anche come una giungla misteriosa e pericolosa, da esplorare con la paura e l’eccitazione che ci venivano offerte da tutto ciò che ci stava attorno, e che in gran parte ci era sconosciuto.</p>
<ul>
<li>
<div style="text-align:justify;">Il personaggio di <em>Macchia</em> è così bene caratterizzato da far desiderare al lettore di andare in centro e suonare al suo campanello per vederlo e parlarci. Come si crea un personaggio così ben strutturato? Per i tuoi personaggi ti sei forse ispirato a persone della vita <em>reale</em>?</div>
</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">Macchia è ovviamente un personaggio di fantasia, ma non nascondo che, per alcuni versi, mi somiglia. Io e lui abbiamo la stessa voglia di sdrammatizzare e di cercare di avere sempre una visione positiva delle cose. Entrambi prendiamo la vita sul serio, cercando però sempre il modo di non finire schiacciati sotto il suo peso. Sì, in genere mi ispiro a persone vere. Le osservo, studio il loro modo di parlare, il carattere, i gesti, le movenze del corpo. In poche parole: la loro personalità. Successivamente cerco di fondere insieme gli aspetti più interessanti di ciascuno di loro, e regalo queste caratteristiche ai personaggi che sono invece frutto della mia fantasia.</p>
<ul>
<li>
<div style="text-align:justify;">“Pensi che potrebbe aiutarti a capire chi sono e a scoprire perché faccio tutto questo? E lo farò ancora, sai? Farò anche di peggio. Tu non mi puoi fermare, nessuno può farlo. Io non posso essere fermato, perché io non esisto più. Io sono solo dolore e rabbia.” Questa frase pronunciata da chi si pensa essere l’aggressore che minaccia di aprire la “terza via”, è tanto affilata da affondarsi nel cuore di Macchia e anche nel nostro. Come si riesce a calarsi in una mente malata e a pensare come un assassino?</div>
</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">Questa, in effetti, è stata l’operazione più difficile da realizzare. Ho realmente cercato di sentire io stesso ciò che prova nel racconto il personaggio che hai citato, perché ritenevo fosse il modo migliore per trasmettere quelle sensazioni al lettore. Ho cercato di vedere con i suoi occhi e di ragionare con la sua mente. Ho provato inoltre a immaginare cosa stessero provando le vittime, e devo ammettere che durante la stesura di alcuni passaggi mi sono accorto che trattenevo il respiro, o che il cuore pulsava più forte. Il male è difficile anche da raccontare.</p>
<ul>
<li>
<div style="text-align:justify;">Stiamo assistendo ad un proliferare di romanzi classificabili sotto il genere noir. In un breve articolo sul «Corriere della Sera», Antonio Debenedetti afferma: "Non so immaginare, alla luce di recenti e feroci delitti (Cogne, Garlasco, Perugia, eccetera), un tipo di narrativa più rispondente del noir alla realtà d'oggi. La sua moda, se di moda si tratta, deriva dal bisogno di un vasto pubblico di capire, avvicinandole attraverso la finzione romanzesca, le irragionevoli ragioni del crimine. Con qualcosa in più. I thriller, a contrario di quanto avviene nella cronaca, si concludono con la scoperta del colpevole, restituendo così una positiva e compromessa fiducia nella giustizia.” Come a dire che la nostra sete di <em>giustizia</em> può essere placata solo dalla finzione del romanzo. Cosa pensi di questa affermazione?</div>
</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">Credo che con i noir, così come con i gialli, non si plachi affatto la sete di giustizia. Probabilmente il successo di questo tipo di letteratura sta nel fatto di riuscire a regalare l’illusione che alla fine il bene trionfa quasi sempre e che i colpevoli saranno tolti dalla circolazione evitando in questo modo che possano nuocere ancora. I gialli non fanno giustizia, ma forse ci regalano la speranza di potere vivere ancora in città che ci consentono di passeggiare a qualsiasi ora del giorno o della notte senza sentirci a disagio o, peggio ancora, intimoriti.</p>
<ul>
<li>
<div style="text-align:justify;">Ti senti <em>diverso</em>, ora che hai pubblicato questo libro? Hai già altri progetti in cantiere?</div>
</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">“Il successo non mi ha cambiato. Sono rimasto il solito ragazzo di Betlemme di sempre”. Perdonami, non ho resistito: quella che ho citato è la battuta che ho trovato in una delle vignette più belle di Ratman, un fumetto comico che adoro. Scherzi a parte, la risposta è no, non mi sento assolutamente diverso e sono rimasto con i piedi ben piantati a terra, anche se devo ammettere che trovo molto piacevole e gratificante ricevere tanti complimenti da chi ha letto il libro. In questo momento sto lavorando a un secondo romanzo giallo, che avrà ancora come protagonisti principali Giorgio Macchiavelli e Luciano Solmi. Sarà una storia completamente diversa da quella de <em>I delitti della terza via</em>, e spero che possa piacere allo stesso modo. Ho deciso di chiedere ancora una volta la collaborazione di Macchia e Lozzi per risolvere un altro caso perché sono davvero in tanti quelli che mi chiedono quando potranno leggere un’altra storia con gli stessi protagonisti. Inoltre, se devo essere sincero, questi due amici cominciavano davvero a mancarmi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Davide Piazzi</strong> è nato a Budrio (BO), dove tuttora risiede, il 17 settembre 1967.<br />
Ha iniziato a lavorare da giovanissimo e ha svolto molti lavori diversi che l’hanno aiutato a vedere i tanti aspetti della vita e delle persone, cosa che ha poi applicato alla sua scrittura.<br />
Durante un recente percorso di studi ha conosciuto il dottor Rino Tripodi, direttore editoriale della <strong>in Edition</strong> editrice di Bologna e scopritore di nuovi talenti letterari. Dai semplici temi svolti per motivi di studio, ha così finalmente trovato il coraggio di fare leggere a qualcuno i racconti che scrive da sempre, e che ha sempre tenuto chiusi in un cassetto.<br />
Le prime storie sono state pubblicate su riviste telematiche, e nel 2005, con il racconto <em>Il paese dei sospiri</em>, ha vinto il primo premio a un concorso organizzato dal “Rotary Club Valle dell’Idice”, con annesso cospicuo assegno di 500 euro. Memorabile la frase di Tripodi “meglio gli assegni che i trofei: anche gli artisti hanno una pancia da riempire”.<br />
Questa conferma e gratificazione gli hanno dato sicurezza dei propri mezzi espressivi, ed è approdato alla scrittura del primo romanzo, <em>I delitti della terza via</em> (in Edition 2007), un giallo ambientato a Bologna, città che conosce da sempre.<br />
Sta già lavorando alla stesura del secondo romanzo.</p>
<p style="text-align:justify;">Suoi racconti pubblicati:</p>
<ul>
<li>
<div style="text-align:justify;"><em>Azzurro e blu</em></div>
</li>
<li>
<div style="text-align:justify;"><em>Amica, amata, amore</em></div>
</li>
<li>
<div style="text-align:justify;"><em>CPU</em></div>
</li>
<li>
<div style="text-align:justify;"><em>Il grande enigma della guerra</em> - racconto divertente e surreale</div>
</li>
<li>
<div style="text-align:justify;"><em>Il paese dei sospiri</em> - Primo premio al concorso organizzato dal “Rotary Club Valle dell’Idice”</div>
</li>
<li>
<div style="text-align:justify;"><em>Il dilemma animalista</em> - Più che un racconto, è un breve trattato sul tema della vivisezione e della sperimentazione sugli animali.</div>
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CPU - racconto di Davide Piazzi]]></title>
<link>http://morenafanti.wordpress.com/?p=79</link>
<pubDate>Fri, 02 May 2008 12:22:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>morenafanti</dc:creator>
<guid>http://morenafanti.wordpress.com/?p=79</guid>
<description><![CDATA[La giornata lavorativa, alla Standford Corporate, è cominciata ormai da più di due ore. Nell’uff]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://morenafanti.files.wordpress.com/2008/05/cpu_486_unknown.jpg" alt="" width="353" height="303" />La giornata lavorativa, alla Standford Corporate, è cominciata ormai da più di due ore. Nell’ufficio 131, al primo piano, qualcosa però non va. Thompson ed il suo computer hanno dei problemi, ed il sistema automatico di rilevamento guasti fa partire una chiamata verso il centro d’assistenza interno. Dopo pochi minuti un tecnico entra nell’ufficio; ha una valigetta di metallo chiaro con sé, e sembra deciso a risolvere il problema in fretta.</p>
<p style="text-align:justify;">«Salve, Jack!».<br />
«Richard! Sono davvero felice che abbiano mandato te, sei il migliore per queste cose».<br />
«Lasciamo perdere le lusinghe. Che succede allora? Che problemi ti dà?».<!--more--><br />
«Mah, non so come spiegarlo… Oggi è lento, sembra proprio che non ne voglia sapere di fare il suo dovere. Continua a bloccarsi e, quando riparte, per fare una cosa impiega il triplo del tempo che solitamente impiegherebbe. I miei colleghi stanno lavorando celermente e io me ne sto qui a perdere tempo con questo. Ho delle cose da completare, e tra un’ora dovrei allacciarmi al Server centrale per fare lo scarico dei dati, ma non ce la farò mai di questo passo… Va a finire che…».<br />
«Sì… Ok, ho capito, dobbiamo fare in fretta. Dimmi, hai notato qualche cosa di strano stamattina? Non so, problemi d’accensione o con la password?».<br />
«No, niente di particolare, sembrava una mattinata tranquilla, come tutte le altre. Poi, invece… Ma non è che si è beccato un virus? Io non l’ho controllato, pensavo che lo faceste voi dell’assistenza tecnica… credevo che quando ce li portate qui fossero già testati, collaudati ed immunizzati!».<br />
«Infatti è così, Jack. Anche il tuo umano, come tutti gli altri che lavorano qui alla Standford, è stato vaccinato e immunizzato. Il lavoro di voi elaboratori è troppo prezioso per rischiare di essere compromesso da un banale raffreddore degli umani che vi sono assegnati. No, mi sento di escludere con certezza che si possa essere ammalato».<br />
«Ma allora cos’è che ha? Ma lo vedi? Ha lo sguardo perso nel vuoto, muove le dita sulla tastiera come se stesse sfiorando qualcosa di morbido e vellutato. Cosa gli può essere successo?».<br />
«Adesso diamo un’occhiata. Dunque… Le pupille rispondono alla variazione di luminosità… Il cuore ha un ritmo leggermente accelerato, ma niente di allarmante, e comunque… Oh, mio Dio!».<br />
«Che c’è?! Che succede?!».<br />
«Dimmi, hai notato qualcosa di strano nelle sue annotazioni personali, ultimamente? Ad esempio frasi strane scritte nei suoi appunti, o nella sua agenda?».<br />
«No, sto verificando ora, ma non c’è niente di particolare. Questo umano è di una noia mortale; casa e lavoro, lavoro e casa. Io ed il suo gatto siamo gli unici esseri intelligenti che frequenta».<br />
«Posta? C’è niente di strano nelle e-mail in uscita ed in ingresso, in questi giorni?».<br />
«Fammi guardare… Mi sembra tutto regolare… Sembra tutto in ord… ASPETTA!».<br />
«Cosa hai trovato?».<br />
«Non so bene… Centosettantotto e-mail spedite, in cinque giorni, alla stessa persona, possono essere “qualcosa di strano”?».<br />
«Chi è?».<br />
«Il destinatario è una certa Ellen Bergins, e sembra che… Sì, anche lei lavora qui, al terzo piano».<br />
«Ellen Bergins? Che strano… È l’ufficio in cui sarei dovuto andare dopo aver sistemato qui. Sembra che anche li ci siano dei problemi con l’umano. Lei gli ha risposto?».<br />
«Sembra di sì, vediamo… Sì, centosettantasette volte, per l’esattezza».<br />
«Questo conferma la mia ipotesi».<br />
«E cioè? Non tenermi sulle spine, Richard».<br />
«Si è innamorato, Jack! Cotto, fuso, partito!».<br />
«Oh, cavolo… Ma è grave? Si può riparare? Non dovrai mica formattarlo vero?».<br />
«No, non ne varrebbe la pena. Questo umano non è più molto giovane, formattarlo e reimpiantare memoria e capacità logiche sarebbe solo una perdita di tempo. A quel punto converrebbe assegnartene un altro».<br />
«Un altro?! Oh, no. Ti prego, Richard, fai qualcosa per riparare questo. Ma lo sai cosa significherebbe, per me, averne uno nuovo? Perdere un sacco di tempo, ricominciare da capo e dovergli insegnare tutto: dove si inserisce la carta nella stampante, come si cambia la cartuccia dell’inchiostro, il significato dei messaggi di errore che io invio… No, ci deve essere un’altra soluzione, e poi… <em>Che resti tra me e te…Lo so che è solo un umano, ma è da tanto tempo che è con me, ed io… Mi ci sono affezionato</em>».<br />
«Ti capisco vecchio mio, ho provato qualcosa di simile per quello che avevo io giù al laboratorio. Sai, mi aiutava, mi puliva, teneva in ordine la stanza. Era fedele ed ubbidiente; non mi ha mai dato un problema e, quando se n’è andato, ho sofferto parecchio».<br />
«Andato… Andato?!».<br />
«Pensione».<br />
«Capisco. Che si fa per questo? Come possiamo risolvere questa grana?».<br />
«Stammi ad ascoltare: ho già visto altre volte casi come questi. La cosa può durare giorni, settimane, forse addirittura mesi».<br />
«Mesi?».<br />
«Già, ma poi pian piano il problema si ridimensionerà. Se sarai fortunato potrebbe succedere che tra il tuo umano e questa Ellen Bergins, nasca qualcosa di serio. Potrebbero mettere su famiglia assieme, e questo potrebbe portarlo ad uno stato di felicità, tranquillità e di serenità tale come forse non lo hai mai visto».<br />
«Davvero? È molto di più di quanto sperassi, è meravigl… Ehm…».<br />
«Come hai detto?».<br />
«Io? Niente…Ci dev’essere un disturbo nel sistema audio…».<br />
«No, io ho sentito bene».<br />
«Richard… perdonami! Lo confesso, sono stato io».<br />
«Sei stato tu a fare cosa?!».<br />
«A metterli in contatto… Il mio umano ed Ellen. Lo uso da anni, e lo conosco bene. Non era felice, ed ogni giorno che passava il suo umore ed il morale peggioravano. Temevo che prima o poi potesse arrivare a fare una sciocchezza, così…».<br />
«Così?».<br />
«Così ho “casualmente” sbirciato nelle cartelle personali degli altri umani, femmine, che lavorano qui alla Standford, fino a che ho trovato lei. Mi sembrava andasse benissimo, e così li ho fatti incontrare, anche se solo virtualmente, per ora».<br />
«Maledizione, Jack… Ma lo sai quale rischio corri? In questa azienda non vedono di buon occhio che gli umani si lascino andare con i sentimenti, potrebbe essere controproducente!».<br />
«Ma tu prima hai affermato il contrario, hai detto che potrebbe addirittura rendere di più!».<br />
«Sì, e lo penso davvero, ma i dirigenti della Standford non hanno mai ritenuto opportuno fare investimenti a lungo termine. Gli umani devono rendere subito e tanto, altrimenti, via, si cambia. Ed è così anche per gli elaboratori che non rispettano i programmi. Lo sai che fine faresti tu se saltasse fuori tutta questa storia?».<br />
«Credo di sì, mi disconnetterebbero…».<br />
«Già, ti staccherebbero la spina e tu cesseresti di esistere! Vale la pena rischiare questo per dare la felicità ad un umano?».<br />
«Richard…».<br />
«Dimmi…».<br />
«Guardalo… Guardalo bene…».<br />
«Lo vedo…».<br />
«È rozzo, ignorante e commette un sacco di errori, ma ha una cosa che io e te non avremo mai».<br />
«E cioè?».<br />
«Quell’espressione da ebete dipinta sul viso. Quel misto di candore, passione e sentimento di cui noi conosciamo il significato, ma non potremo mai provarne l’effetto».<br />
«Capisco cosa vuoi dire, Jack, ma tu sei qui per fare il tuo dovere, ed io il mio».<br />
«Sì… Fai il tuo rapporto sull’intervento e non preoccuparti di ciò che mi succederà. Tu non hai nessuna responsabilità».<br />
«Grazie per la comprensione, amico».</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Scheda d’intervento</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tecnico</strong>: Richard A21.<br />
<strong>Richiedente</strong>: CPU Jack A33.<br />
<strong>Problema segnalato</strong>: Difficoltà con l’umano.<br />
<strong>Soluzione</strong>: Attendere il ritorno alla quiete dello stato emotivo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Note per l’atteggiamento ed il comportamento della CPU richiedente. Indicare eventuali inosservanze delle disposizioni interne</strong><br />
La CPU Jack A33 ha prontamente segnalato il problema ed ha offerto la massima collaborazione per arrivare alla soluzione. Ha, inoltre, offerto lo spunto per risolvere un problema analogo, segnalato nell’ufficio dell’umana Ellen Bergins e della CPU Caroline B25, consentendo così al sottoscritto di ridurre notevolmente i tempi dei propri interventi. Tutto questo a beneficio della produttività della Standford Corporate. Segnalo la CPU Jack A33 per una nota d’encomio e per un nuovo incarico: quello di responsabile per l’addestramento degli umani.<br />
Nient’altro da aggiungere.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Davide Piazzi</em></p>
<p style="text-align:justify;">Un racconto che ci porta in un futuro che sembra assai prossimo e dai risvolti inquietanti.<br />
Macchine e umani sono sempre più vicini e lo diventeranno sempre di più. Davide Piazzi ci mostra fino a dove potremmo arrivare e lo fa con una bella scrittura limpida e snella, quasi da <em>tecnico</em> del settore. L’effetto sorpresa è assicurato. Di Piazzi non aggiungo altro. Presto avremo altre notizie di questo scrittore bolognese e delle sue storie.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Morena Fanti</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CPU - racconto di Davide Piazzi]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=3076</link>
<pubDate>Thu, 01 May 2008 08:06:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>morenafanti</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=3076</guid>
<description><![CDATA[
La giornata lavorativa, alla Standford Corporate, è cominciata ormai da più di due ore. Nell’uf]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://sales.jack.ch/images/DSC00606_CPU_486_unknown.JPG" alt="" width="339" height="289" /></p>
<p style="text-align:justify;">La giornata lavorativa, alla Standford Corporate, è cominciata ormai da più di due ore. Nell’ufficio 131, al primo piano, qualcosa però non va. Thompson ed il suo computer hanno dei problemi, ed il sistema automatico di rilevamento guasti fa partire una chiamata verso il centro d’assistenza interno. Dopo pochi minuti un tecnico entra nell’ufficio; ha una valigetta di metallo chiaro con sé, e sembra deciso a risolvere il problema in fretta.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">«Salve, Jack!».<br />
«Richard! Sono davvero felice che abbiano mandato te, sei il migliore per queste cose».<br />
«Lasciamo perdere le lusinghe. Che succede allora? Che problemi ti dà?».<br />
«Mah, non so come spiegarlo... Oggi è lento, sembra proprio che non ne voglia sapere di fare il suo dovere. Continua a bloccarsi e, quando riparte, per fare una cosa impiega il triplo del tempo che solitamente impiegherebbe. I miei colleghi stanno lavorando celermente e io me ne sto qui a perdere tempo con questo. Ho delle cose da completare, e tra un’ora dovrei allacciarmi al Server centrale per fare lo scarico dei dati, ma non ce la farò mai di questo passo… Va a finire che…».<br />
«Sì… Ok, ho capito, dobbiamo fare in fretta. Dimmi, hai notato qualche cosa di strano stamattina? Non so, problemi d’accensione o con la password?».<br />
«No, niente di particolare, sembrava una mattinata tranquilla, come tutte le altre. Poi, invece… Ma non è che si è beccato un virus? Io non l’ho controllato, pensavo che lo faceste voi dell’assistenza tecnica… credevo che quando ce li portate qui fossero già testati, collaudati ed immunizzati!».<br />
«Infatti è così, Jack. Anche il tuo umano, come tutti gli altri che lavorano qui alla Standford, è stato vaccinato e immunizzato. Il lavoro di voi elaboratori è troppo prezioso per rischiare di essere compromesso da un banale raffreddore degli umani che vi sono assegnati. No, mi sento di escludere con certezza che si possa essere ammalato».<br />
«Ma allora cos’è che ha? Ma lo vedi? Ha lo sguardo perso nel vuoto, muove le dita sulla tastiera come se stesse sfiorando qualcosa di morbido e vellutato. Cosa gli può essere successo?».<br />
«Adesso diamo un’occhiata. Dunque… Le pupille rispondono alla variazione di luminosità… Il cuore ha un ritmo leggermente accelerato, ma niente di allarmante, e comunque… Oh, mio Dio!».<br />
«Che c’è?! Che succede?!».<br />
«Dimmi, hai notato qualcosa di strano nelle sue annotazioni personali, ultimamente? Ad esempio frasi strane scritte nei suoi appunti, o nella sua agenda?».<br />
«No, sto verificando ora, ma non c’è niente di particolare. Questo umano è di una noia mortale; casa e lavoro, lavoro e casa. Io ed il suo gatto siamo gli unici esseri intelligenti che frequenta».<br />
«Posta? C’è niente di strano nelle e-mail in uscita ed in ingresso, in questi giorni?».<br />
«Fammi guardare… Mi sembra tutto regolare… Sembra tutto in ord… ASPETTA!».<br />
«Cosa hai trovato?».<br />
«Non so bene… Centosettantotto e-mail spedite, in cinque giorni, alla stessa persona, possono essere “qualcosa di strano”?».<br />
«Chi è?».<br />
«Il destinatario è una certa Ellen Bergins, e sembra che… Sì, anche lei lavora qui, al terzo piano».<br />
«Ellen Bergins? Che strano… È l’ufficio in cui sarei dovuto andare dopo aver sistemato qui. Sembra che anche li ci siano dei problemi con l’umano. Lei gli ha risposto?».<br />
«Sembra di sì, vediamo… Sì, centosettantasette volte, per l’esattezza».<br />
«Questo conferma la mia ipotesi».<br />
«E cioè? Non tenermi sulle spine, Richard».<br />
«Si è innamorato, Jack! Cotto, fuso, partito!».<br />
«Oh, cavolo… Ma è grave? Si può riparare? Non dovrai mica formattarlo vero?».<br />
«No, non ne varrebbe la pena. Questo umano non è più molto giovane, formattarlo e reimpiantare memoria e capacità logiche sarebbe solo una perdita di tempo. A quel punto converrebbe assegnartene un altro».<br />
«Un altro?! Oh, no. Ti prego, Richard, fai qualcosa per riparare questo. Ma lo sai cosa significherebbe, per me, averne uno nuovo? Perdere un sacco di tempo, ricominciare da capo e dovergli insegnare tutto: dove si inserisce la carta nella stampante, come si cambia la cartuccia dell’inchiostro, il significato dei messaggi di errore che io invio… No, ci deve essere un’altra soluzione, e poi… <em>Che resti tra me e te…Lo so che è solo un umano, ma è da tanto tempo che è con me, ed io… Mi ci sono affezionato</em>».<br />
«Ti capisco vecchio mio, ho provato qualcosa di simile per quello che avevo io giù al laboratorio. Sai, mi aiutava, mi puliva, teneva in ordine la stanza. Era fedele ed ubbidiente; non mi ha mai dato un problema e, quando se n’è andato, ho sofferto parecchio».<br />
«Andato… Andato?!».<br />
«Pensione».<br />
«Capisco. Che si fa per questo? Come possiamo risolvere questa grana?».<br />
«Stammi ad ascoltare: ho già visto altre volte casi come questi. La cosa può durare giorni, settimane, forse addirittura mesi».<br />
«Mesi?».<br />
«Già, ma poi pian piano il problema si ridimensionerà. Se sarai fortunato potrebbe succedere che tra il tuo umano e questa Ellen Bergins, nasca qualcosa di serio. Potrebbero mettere su famiglia assieme, e questo potrebbe portarlo ad uno stato di felicità, tranquillità e di serenità tale come forse non lo hai mai visto».<br />
«Davvero? È molto di più di quanto sperassi, è meravigl… Ehm…».<br />
«Come hai detto?».<br />
«Io? Niente…Ci dev’essere un disturbo nel sistema audio…».<br />
«No, io ho sentito bene».<br />
«Richard… perdonami! Lo confesso, sono stato io».<br />
«Sei stato tu a fare cosa?!».<br />
«A metterli in contatto… Il mio umano ed Ellen. Lo uso da anni, e lo conosco bene. Non era felice, ed ogni giorno che passava il suo umore ed il morale peggioravano. Temevo che prima o poi potesse arrivare a fare una sciocchezza, così…».<br />
«Così?».<br />
«Così ho “casualmente” sbirciato nelle cartelle personali degli altri umani, femmine, che lavorano qui alla Standford, fino a che ho trovato lei. Mi sembrava andasse benissimo, e così li ho fatti incontrare, anche se solo virtualmente, per ora».<br />
«Maledizione, Jack… Ma lo sai quale rischio corri? In questa azienda non vedono di buon occhio che gli umani si lascino andare con i sentimenti, potrebbe essere controproducente!».<br />
«Ma tu prima hai affermato il contrario, hai detto che potrebbe addirittura rendere di più!».<br />
«Sì, e lo penso davvero, ma i dirigenti della Standford non hanno mai ritenuto opportuno fare investimenti a lungo termine. Gli umani devono rendere subito e tanto, altrimenti, via, si cambia. Ed è così anche per gli elaboratori che non rispettano i programmi. Lo sai che fine faresti tu se saltasse fuori tutta questa storia?».<br />
«Credo di sì, mi disconnetterebbero…».<br />
«Già, ti staccherebbero la spina e tu cesseresti di esistere! Vale la pena rischiare questo per dare la felicità ad un umano?».<br />
«Richard…».<br />
«Dimmi…».<br />
«Guardalo… Guardalo bene…».<br />
«Lo vedo…».<br />
«È rozzo, ignorante e commette un sacco di errori, ma ha una cosa che io e te non avremo mai».<br />
«E cioè?».<br />
«Quell’espressione da ebete dipinta sul viso. Quel misto di candore, passione e sentimento di cui noi conosciamo il significato, ma non potremo mai provarne l’effetto».<br />
«Capisco cosa vuoi dire, Jack, ma tu sei qui per fare il tuo dovere, ed io il mio».<br />
«Sì… Fai il tuo rapporto sull’intervento e non preoccuparti di ciò che mi succederà. Tu non hai nessuna responsabilità».<br />
«Grazie per la comprensione, amico».</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Scheda d’intervento</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tecnico</strong>: Richard A21.<br />
<strong>Richiedente</strong>: CPU Jack A33.<br />
<strong>Problema segnalato</strong>: Difficoltà con l’umano.<br />
<strong>Soluzione</strong>: Attendere il ritorno alla quiete dello stato emotivo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Note per l’atteggiamento ed il comportamento della CPU richiedente. Indicare eventuali inosservanze delle disposizioni interne</strong><br />
La CPU Jack A33 ha prontamente segnalato il problema ed ha offerto la massima collaborazione per arrivare alla soluzione. Ha, inoltre, offerto lo spunto per risolvere un problema analogo, segnalato nell’ufficio dell’umana Ellen Bergins e della CPU Caroline B25, consentendo così al sottoscritto di ridurre notevolmente i tempi dei propri interventi. Tutto questo a beneficio della produttività della Standford Corporate. Segnalo la CPU Jack A33 per una nota d’encomio e per un nuovo incarico: quello di responsabile per l’addestramento degli umani.<br />
Nient’altro da aggiungere.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Davide Piazzi</em></p>
<p style="text-align:justify;">Un racconto che ci porta in un futuro che sembra assai prossimo e dai risvolti inquietanti.<br />
Macchine e umani sono sempre più vicini e lo diventeranno sempre di più. Davide Piazzi ci mostra fino a dove potremmo arrivare e lo fa con una bella scrittura limpida e snella, quasi da <em>tecnico</em> del settore. L'effetto sorpresa è assicurato. Di Piazzi non aggiungo altro. Presto avremo altre notizie di questo scrittore bolognese e delle sue storie.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Morena Fanti</em></p>
]]></content:encoded>
</item>

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