<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>dea-walkers-trivial &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/dea-walkers-trivial/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "dea-walkers-trivial"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 06:39:16 +0000</pubDate>

	<generator>http://wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[La giornata dei nonni]]></title>
<link>http://freedhome.wordpress.com/?p=17</link>
<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 15:49:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Dea Walker</dc:creator>
<guid>http://freedhome.wordpress.com/?p=17</guid>
<description><![CDATA[8 aprile 2008 
Anche se a volte faccio del mio meglio per nasconderlo (soprattutto ai miei cari), ne]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">8 aprile 2008 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Anche se a volte faccio del mio meglio per nasconderlo (soprattutto ai miei cari), nei confronti della famiglia sono una gran sentimentale. Non amo i rapporti forzati di convivenza che si instaurano per dovere di sangue e nemmeno le dinamiche ripetitive che si perpetuano per la paura che il legame svanisca. Ma, nei confronti dei valori forti come quello di essere stata messa al mondo da persone che mi hanno preceduto in questa vita e l’affetto che ci lega in una storia fatta di pregi e difetti, gesti d’amore ed errori, il mio cuore si riempe di senso e gli occhi di lacrime. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Oggi sono tre anni che mio nonno materno è morto. Ho disertato la messa con la famiglia e ho fatto pure finta che non fosse importante, presa com’ero dai problemi quotidiani della mia esistenza che si sta delineando e sta cercando di trovare e concretizzare dei sensi. Poi è arrivata la sera e, con la quiete che il respiro profondo infonde, ho sentito di dover celebrare questa “ricorrenza”. </span><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">L’ho fatto in macchina, tornando verso casa, con una canzone: <em><span style="letter-spacing:1pt;">I miei nonni </span></em>dei P.G.R.. Mi ritrovo in quel <em><span style="letter-spacing:1pt;">Rendo onore a chi mi preceduto/tra mille errori e abomineli credenze/mi ha fatto vivo, sopravvivere e crescere/il mondo è complesso, incantevole e difficile</span></em>. </span><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Se penso a mio nonno, che ha fatto il campo di concentramento e per l’intera sua vita – senza tante prediche ma con l’atteggiamento – ha tentato di dirci come la vita sia un dono e vada apprezzata, non posso non sentirne il dolce vuoto che ha lasciato. Ed è forse proprio la morte che insegna quanto sia importante lasciare qualcosa a quelli che rimangono. </span><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Ricordi: il pupazzo di Sbirulino che mi ha regalato, i soprannomi non sense con cui mi chiamava, le sue ombre di bianco e i miei tramezzini prosciutto – formaggio nelle osterie friulane, i giri in giostra, le mance che non si dimenticava mai di darmi quando arrivava la pensione, le sue manie per l’ordine, le parole crociate e i programmi di Mike visti insieme sulla poltrona, il viaggio a Roma in quinta elementare, il suo essere uno che se ne fregava delle apparenze e che anche a ottant’anni continuava a scherzare sul sesso… </span><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Quando è morto ho trovato sul suo comodino un libro che gli avevo regalato io, letto a metà: <em><span style="letter-spacing:1pt;">Come prima delle madri </span></em>di Simona Vinci, una delle mie scrittrici italiane contemporanee preferite.<br />
Un uomo semplice che ha fatto a suo modo la storia. O che, perlomeno, ha fatto la mia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Casualmente, ho scelto oggi per onorare un impegno preso da tempo: fare un’intervista alla nonna paterna, ormai novantenne. Ho passato due ore con lei oggi pomeriggio e domani mattina ne trascorrerò altre due a farmi raccontare la storia della nostra grande famiglia, com’era il mondo una volta, come ha sentito lei la storia di un intero secolo scorrerle sulla pelle. Sono felice di averlo fatto. E di aver onorato i morti celebrando i vivi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">La <em><span style="letter-spacing:1pt;">memoria storica </span></em>è un valore da non perdere, a partire da quella personale. Il senso non è quello di ripetere il passato o di rimanerci attaccati con le unghie ma quello di produrre un <em><span style="letter-spacing:1pt;">cambiamento</span></em> autentico, che renda il mondo più <em><span style="letter-spacing:1pt;">umano</span></em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">D.W. <span> </span></span></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Canzone a tema]]></title>
<link>http://freedhome.wordpress.com/2008/02/25/9/</link>
<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 18:00:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Dea Walker</dc:creator>
<guid>http://freedhome.wordpress.com/2008/02/25/9/</guid>
<description><![CDATA[Adoro le serie televisive. La mia storia d’amore con le narrazioni seriali è relativamente recent]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Adoro le serie televisive. La mia storia d’amore con le narrazioni seriali è relativamente recente: come molte altre passioni, non mi sono permessa di viverla nell’adolescenza. Ma da quando ho scoperto quanto è bello avere dei compagni immaginari ai quali raccontare il mio mondo attraverso le loro storie, ne sto abusando come si fa con le droghe. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">La nostra tresca è iniziata con <i><span style="letter-spacing:1pt;">Sex and the City</span></i>, una serie culto per la mia generazione di donne. Prima me ne hanno parlato a lungo le mie amiche e mi hanno fatto vivere insieme a loro la versione torinese delle quattro ragazze newyorkesi. Poi ho iniziato a cercare qualche puntata in televisione, riuscendo a beccarne una come si trova una pepita d’oro al setaccio (ho un pessimo rapporto con i palinsesti televisivi). Ed infine, dopo aver tentato anche con i canali satellitari spagnoli mentre stavo all’<i>Oasis</i>, J. mi ha regalato il cofanetto intero: quello a forma di scatola di scarpe, con il coperchio rosa, che contiene tutte e sei le serie.<br />
Di quel cofanetto gliene sono proprio grata perché: 1) mi ha fatto scoprire quanto sia adatta alla mia personalità instabile la fruizione delle serie in dvd; 2) mi ha salvato da attacchi di vomito nervoso e da insonnie deliranti quando lui stesso mi faceva sclerare dalla gelosia.<br />
Per la sacra prima visione dell’ultima sacra puntata, mi sono procurata una pizza, la Cocacola e il gelato (e un bel mal di pancia per il miscuglio): bisognava essere preparati al peggio nel caso in cui gli sceneggiatori avessero fatto un buco nell’acqua sul più bello. Ma non mi hanno delusa: dopo ripetute visioni, verso una lacrimuccia ogni volta che guardo l’ultima scena. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Dopo <i><span style="letter-spacing:1pt;">Sex and the City</span></i>, è stata la volta di <i><span style="letter-spacing:1pt;">Six Feet Under</span></i> ed <i><span style="letter-spacing:1pt;">Ally McBeal</span></i>. Contemporaneamente: la prima condivisa con il mio soulmate, la seconda goduta in solitudine. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Segue <i><span style="letter-spacing:1pt;">E.R. – Medici in prima linea</span></i>, iniziata con curiosità professionale (analisi delle forme di innovazione nella serialità televisiva) e proseguita per un altalenante infatuazione nei deliri febbrili dell’autunno appena passato per il dottor Ross e il dottor Carter. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Obbligato il passaggio da <i><span style="letter-spacing:1pt;">E.R.</span></i> al <i><span style="letter-spacing:1pt;">Dr. House</span></i> e da <i><span style="letter-spacing:1pt;">Ally McBeal</span></i> a <i><span style="letter-spacing:1pt;">Brothers &#38; Sisters</span></i>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Ho affrontato anche tutte le mie paure infantili rivedendomi tutti gli episodi di <i><span style="letter-spacing:1pt;">Twin Peaks</span></i>, che mi avevano lasciato vedere a nove anni con traumi indelebili per la mia psiche. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">E c’è stato il tempo anche per la prima serie di <i><span style="letter-spacing:1pt;">Buffy, l’ammazzavampiri </span></i>(non sono ancora scesa fino a <i><span style="letter-spacing:1pt;">The O.C.</span></i>). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">[Scrivendo mi torna in mente che anche per le serie televisive ci sono state eccezioni alla mia censura adolescenziale: <i><span style="letter-spacing:1pt;">Beverly Hills 90210</span></i> e <i><span style="letter-spacing:1pt;">Melrose Place</span></i>. Ma non ne vado fiera (anche se sono il frutto anche di quello) e si vede che la mia memoria selettiva si era già messa all’opera.]</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Come afferma qualcuno in uno dei molti saggi che ho letto (forse Aldo Grasso in …), il piacere della serie non si esaurisce nella prima visione ma si rafforza con le repliche. Questo perché, una volta penetrati i meccanismi del mondo narrativo e conosciuto l’intero arco di trasformazione dei personaggi, nel rivedere le puntate – se la serie è ben scritta – se ne scoprono ulteriori particolari. Inoltre, si prova un infimo e rilassante piacere a rifugiarsi in un universo già conosciuto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Da quando ho iniziato a lavorare e ho conosciuto il desiderio di andarmene a letto alle dieci di sera, le repliche delle serie si sono rivelate un’ottima compagnia per scivolare dolcemente nel sonno. A volte le imposto in lingua originale (quasi sempre inglese, naturalmente) e bastano poche centinaia di fotogrammi per essere già nel mondo dei sogni (con la speranza che nel mio inconscio si ancori qualche parola straniera). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Da quando FreedHomE è il mio nido, due sono le serie che intervengono nei momenti del bisogno. Quella da vivere e condividere è <i><span style="letter-spacing:1pt;">Heroes</span></i>, quella per i vuoti rilassanti e la buonanotte è <i><span style="letter-spacing:1pt;">Ally Mc Beal</span></i>. Ripresa dalla prima serie.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Arrivo al dunque del post. Nelle puntate degli ultimi giorni, Ally è in cura da una stravagante psichiatra che usa la terapia della <i><span style="letter-spacing:1pt;">canzone a tema</span></i>: bisogna trovare una canzone che esprima come ci si vuole sentire e cantarla nella propria testa finché fa effetto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">La mia canzone a tema di oggi è <i><span style="letter-spacing:1pt;">I will survive</span></i>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">&#160;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><i><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">D.W.<br />
</span></i><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">domenica 24 febbraio, ore 20.15</span><i><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;"><br />
P.S.: Ho qualcosa da dire anche sulla teoria degli ultimi sguardi proposta in <i><span style="letter-spacing:1pt;">Elisabethtown</span></i>. Ma si è fatto tardi e sarà per un’altra volta. </span></p>
<div style="text-align:left;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">P.S. 2: Sarà bello riavvicinarci.</span></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;">&#160;</p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
