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	<title>don-albino-bizzotto &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/don-albino-bizzotto/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "don-albino-bizzotto"</description>
	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 04:59:59 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[lentius profundius suavius]]></title>
<link>http://lineadombra.wordpress.com/?p=219</link>
<pubDate>Thu, 01 May 2008 11:00:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>ubik</dc:creator>
<guid>http://lineadombra.it.wordpress.com/2008/05/01/lentius-profundius-suavius/</guid>
<description><![CDATA[


For green grass and clean rivers, children with bright eyes and good color, and people safe from ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" style="vertical-align:top;" src="http://www.alexanderlanger.org/cms/pic.php?id=1718&#38;tab=entry" alt="" width="591" height="415" /></p>
<p style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">For green grass and clean rivers, children with bright eyes and good color, and people safe from being pushed around—for a few things like these, I find I am pretty ready to think away most other political, economic, and technological advantages. (<strong>Paul Goodman</strong> da Notes of a Neolithic Conservative)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ma io faccio politica per una concezione idiota che ho di me stesso come uomo di lettere: sono quel tipo di scrittore che deve aver prima fatto il suo dovere di cittadino, di padre e via dicendo…” . (<strong>Paul Goodman </strong>da New Reformation)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">la premessa.</span></strong> Le prove elettorali sono passate. La batosta è stata forte, ma tutto sommato non l’ho presa malissimo. Un po’ per l’idea che si parte quasi da zero e poi <!--more-->perché ho sempre creduto che la politica gioca un ruolo irrinunciabile nella società, in quello che facciamo, nelle relazioni che mettiamo in campo; si gioca con la nostra testimonianza e il nostro fare oltrechè delle idee, delle letture e dei maestri che mano a mano ci siamo scelti.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">In questo senso Eva Kant e io abbiamo iniziato un cammino per certi versi nuovo, ma anche solito. Nuovo perché si veste di nuovi amici e si sostanzia in molti gesti e stili personali, solito perché torniamo alle origini del nostro modo di essere. Che poi è quello che ci ha fatto conoscere e piacere. E che ci ha portato in tutti questi anni lungo tante esperienze.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">una di quelle storie.</span></strong> Quando ci frequentavamo ero solito riempire la riccetta appena conosciuta di fotocopie, libri e letture. Ovviamente erano mirate. Non per fare colpo, ma semplicemente ero ansioso di far sapere chi ero, cosa pensavo, come vivevo. Dopo tutti questi anni ci capita di ridere come matti nel ripensare quelle buste piene di articoli fotocopiati dalle mie riviste preferite. Come non mi è mai venuto in mente che avrei potuto rischiare un gentile “prego, si accomodi”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Di tutto quel materiale un libro e un breve testo ci hanno appassionato e unito: “elogio della mitezza” di Norberto Bobbio e il “caro San Cristoforo” di A. Langer.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">In quel periodo andava più o meno così: al mattino mi alzavo molto presto perché all’epoca penzolavo tra Civitavecchia e Roma, durante la giornata me ne stavo rintanato a S. Pietro in Vincoli: lezioni e il pomeriggio nella fantastica biblioteca Boaga fino a quando chiudeva, mensa in via Paolina (CL, ma con gusto) e la sera appunto c’era sempre un concerto, un filmetto d’Essai, una passeggiata, sennò era Capodarco dove facevo il volontario ed Eva K. il tirocinio.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Quindi una di queste volte ci trovammo a piazza S. Maria in Trastevere, forse ognuno era tornato dalle rispettive vacanze, non ricordo bene, fatto sta che Eva K. mi restituì il breve e bellissimo testo di Bobbio insieme ad un quaderno incartato con i pensieri che l’avevano colpita.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Il libro era bello veramente e arrivava nel momento giusto: <a href="http://lineadombra.wordpress.com/2008/01/20/goffredo-fofi-sulla-via-di-damasco/" target="_blank">qui</a> vi raccontavo delle scoperte, degli orizzonti più ampi che mi era dato scoprire e attraversare proprio in quel periodo. E come ogni passaggio o scoperta si dubita delle cose fatte in precedenza o nei propri credo. Non sfuggivo a questa regola.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Un pomeriggio invece seduti in un piccolo parco vicino Capodarco rileggemmo emozionati la lettera di A. Langer che indirizza a S. Cristoforo e forse in quel momento abbiamo capito che solo con l’altro potevamo sintonizzarci sull motto “piu' lento, piu' profondo, piu' dolce”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>sit</strong></span><span style="color:#ff6600;"><strong>-in a passeggio.</strong></span> Negli anni precedenti senza sosta avevo attraversato e animato nella città dove abitavo gruppi e iniziative: avevamo messo in piedi il gruppo di Amnesty con tutto il lavoro di cineforum e dibattiti, riunioni e banchetti; fondato e aperto un Centro Studi (si chiamava “la Quercia” visto che era il PDS a sostenerci) poi venne la Guerra del Golfo e fu un girare tra conferenze, sit-in sotto il Parlamento con un’ospitale e più giovane Chiara Ingrao. Certi convegni alla saletta del parlamento organizzati da Mattioli e Scalìa, dove io e un carissimo amico ridevamo come pazzi immaginando scene surreali.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Quindi le Perugia – Assisi, le contro-celebrazioni del Cinquecentenario, l’estate mi facevo i campi di lavoro, intrecciavo relazioni (mica solo impegnate). Divoravo pessimi giornali come Avvenimenti (dio come era brutto quel giornale. Fracassi, mio dio!!!), Cuore che amavo e odiavo, Mosaico di Pace e Azione Nonviolenta completavano insieme a il manifesto, il parco-letture di quel tempo. Insomma tanta foga, poche e asciutte concessioni.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">All’epoca ero –come dire- un pochino rigido? Ma sì, rigido: forse manicheo. Quasi una “bestia”. Insomma ero un po’ orso. Comunque giravo con sandali (calzini compresi), barba da frate marxista, calzoni di tela e una polo (Eva K. ancora ride) che doveva essere verde, ma mi sa che a furia di metterla era diventata blu. Zaino atto per la sopravvivenza da pendolare e urbana;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">la posta in gioco.</span></strong> Nel frattempo scoppiò la guerra in ex-Jugoslavia e con alcuni vecchi e nuovi amici organizzammo un gruppetto informale che in un ex asilo raccoglieva vestiti e medicinali: mi ricordo che era tantissima roba e che andava consegnata a Spalato. Da qui, non soddisfatti cercammo di attrezzarci e iniziammo a fare incontri tra di noi nelle domeniche d’inverno: confinati in sale parrocchiali trascurate dove arrivava un tizio da non so dove a farci fare certi esercizi che stimolavano fiducia e abbandono: apertura verso l’altro. Almeno il senso era questo. Ma alla fine prevaleva l’imbarazzo di pratiche calate a freddo e dall’alto che –non volevamo ammetterlo, pena il fallimento della nostra ragione di fare gruppo- ci lasciava perplessi e ogni tanto ci scherzavamo su.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">La guerra nell’ex-jugoslavia mi coinvolse e mi avvicinò con più consapevolezza al pacifismo e alla nonoviolenza, anche se avvisaglie c’erano state durante il servizio militare: lessi durante quegli anni le “lettere dal carcere” di Gramsci e “teoria e pratica della nonviolenza” di Gandhi. Per dire. comunque questa storia del pacifismo e della nonviolenza forse arriva prima e forse per via di una possenza fisica che non esiste. (da piccolo il ‘ras’ del quartiere mi fermava intimandomi: “che voi menà?” e io che lucidamente conoscevo la posta in gioco rispondevo molto creativamente: “a sai la matematica?”. Tradotto significava: tu sai menà e io so la matematica, tu mi lasci perdere e lo stesso faccio io. Fa ridere, ma funzionava).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Le conferenze, gli incontri, ma anche le letture e le cronache mi coinvolgevano e la raccolta di vestiti e medicinali non mi bastava più, quindi contattato un gruppo vicentino tramite Cuore partii con loro (addestramento compreso) per partecipare a Mir Sada (di cui oggi nutro un dissenso severo, datomi dalla lettura de “La guerra in Casa” di Luca Rastello: da rileggere almeno il capitolo 14 dedicato alla follia dei “Beati Costruttori di Pace” di don Albino Bizzotto). L’idea di attraversare le strade di Sarajevo per testimoniare la possibilità di una interposizione nonviolenta era folle perché fu strumentalizzata dai serbi e nessuno lo capì. I vicentini che poi diventarono amici erano molto più saggi e concreti e durante il viaggio decisero di fermarsi in un campo profughi in Croazia (che all’epoca era ancora in guerra). Feci quindi una delle esperienze più belle e drammatiche della mia vita con i bambini e le loro famiglie fuggite dalla guerra. Dopo fu tutto più normale: l’interesse per la politica e il sociale, molte letture, molti buoni amici, la ‘militanza’ che via via scolora.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>miti(ci) incontri. </strong></span>Poi arriva il guizzo, tramite il consiglio di uno dei miei amici e maestri (e che oggi lo considero il responsabile casuale del mio incontro con woostock), di andarmene a fare volontariato a Capodarco e qui conosco la riccetta nostra. E mi reputo molto fortunato. Anche perché con Eva Kant è stata possibile affrontare radicali scelte come quella fatta dopo esserci sposati: raggiungere (certi) amici in Toscana per organizzare una casa famiglia e un centro d’accoglienza. Il che è riuscito solo in minima parte per molti motivi (non ultimo una certa scorrettezza degli –ex-amici). Certo che non mi pento della scelta e le difficoltà successive: trovarci casa e lavoro in una città nuova senza conoscere nessuno è stata una bella prova. Brillantemente superata.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Detto questo arrivo al punto del post.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">un dubbio onesto. </span></strong>Tra luglio e settembre del 2001 va in crisi la mia idea di nonviolenza. Fino ad allora per essere precisi ho alternato il pacifismo alla nonviolenza a seconda delle “foghe” del momento. Ma entrambi si rompono dopo il G8 di Genova e dopo, ovviamente l’11 settembre del 2001.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Insomma quella idea e la pratica ho cercato di viverla molto concretamente e vista l’ottima scuola siloniana mi sono salvato da certe rigidità ideologiche, quindi aperto al dubibo e al confronto. E anche abbastanza laico e razionale da verificare quando le cose non funzionano.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">E infatti dopo i fatti di Genova mi sono sempre chiesto come poteva un movimento che si proponeva, tra le tante cose, di fermare la guerra non riuscisse a isolare e neutralizzare i violenti. Ogni volta che mi sono trovato a discutere con alcune persone ho finito sempre per litigarci e quindi mi converrà premettere –per chiarrezza- che OVVIAMENTE condanno senza se e senza ma il comportamento della polizia. Però non posso fare a meno di chiedermi cosa c’è di pacifico e nonviolento chi giorni prima si organizza per mettere in scena la recita di una battaglia: caschi e passamontagna, gomitiere e ginocchiere. La nonviolenza sfida e sfila con le mani nude. Quindi l’impotenza e il non saper fare niente con la minoranza violenta mi persuadevano che non erano credibili nel voler fermare la guerra e la violenza.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Poi arriva l’11 settembre e la portata è di ben altra misura. Allora mi torna in mente una bella intervista che lessi su Una Città (<strong>una città <a href="http://lineadombra.wordpress.com/2007/12/05/una-citta-n-151/#more-113"><span class="verdana16"><span>n. 151</span></span></a></strong><span class="verdana16"><span>)</span></span>, qualche tempo fa, di un artista di Sarajevo: <span class="verdana13">Andrej Djerkovic; che la mette giù dura accusando certo pacifismo “che non vede che chi è aggredito deve potersi difendere”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span class="verdana13"><strong><span style="color:#ff6600;">quando c'è qualcosa.</span></strong> D’altra parte mi sento di essere “un amico della nonviolenza” e non di essere un nonviolento. Capitini si definiva un persuaso dalla nonviolenza. Uno sforzo teso a ridurre l’aggressività disarmando. E preferisco pensare alle categorie utilizzate da Bobbio per elogiare la mitezza come pratica politica, nient'affatto rinunciataria o inaffidabile e debole.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span class="verdana13">Lo sperimento nel quotidiano: quando opponi la gentilezza, un sorriso, distacco pacato in situazioni accese di collera e rabbia ottieni molto di più perché l’altro non sa più cosa fare. Delle volte rido quando vedo lo stupore nel cedere con tanta cerimonia un posto rivendicato e ringhiato. Quello vorrebbe aggiungere e avere il gusto di urlarti perché deve passarti o dirti e tu lo previeni zittendolo. E ancora di più con veri e solidi gesti di vita tesi a migliorare noi e i vicini: spazi di semplicità e rigore; fiducia e lealtà; apertura e curiosità. Dei cuorcontenti coraggiosi. Comunque il discorso sarebbe più complicato e s’allungherebbe oltre misura il post.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span class="verdana13">La nonviolenza significa molto per me oggi. Ma non ha più senso quella organizzata e patetica degli happening e delle tecniche; dei gruppetti che gareggiano tra loro per chi è più puro e coerente; degli stages e delle performance che ancora animano tanti gruppi senza portarli a niente di concreto (tranne piccole, importanti e necessarie minoranze). Totalmente inaffidabile e priva di senso l'adesione di Rifognazione agli ideali di nonviolenza: una pratica che non prevede la distruzione dell'avversario (o la sua demonizzazione) bensì la persuasione. Così come non ha senso il pacifismo a senso unico: pieno di reticenze e omissioni (a proposito dell'art. 11, ma perchè si legge sempre e solo la prima parte che recita: <span style="color:#800000;">"</span></span><span style="color:#800000;">L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa                          alla libertà degli altri popoli e come mezzo                          di risoluzione delle controversie internazionali"</span> e si tralascia invece la seconda parte?: <span style="color:#800000;">"consente,                          in condizioni di parità con gli altri Stati,                          alle  limitazioni di sovranità necessarie ad                          un ordinamento  che assicuri la pace e la giustizia                          fra le Nazioni; promuove  e favorisce le organizzazioni                          internazionali rivolte a  tale scopo"</span> <span style="color:#000000;">che poi è il senso delle missioni come il Libano e forse l'Afghanistan</span>).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span class="verdana13">Quello in cui credo oggi e per cui mi impegno come posso è ben rappresentato da una foto a cui sono molto legato e che ho messo in cima al post: fare tutto il possibile da pompieri per spegnere un incendio; adoperarsi per risolvere una situazione; per ridurre una violenza. Anche con mezzi di fortuna e nelle condizioni più scomode e terribili. Una foto, come la mitezza e il San Cristoforo che mi porto nel cuore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span class="verdana13"><a href="http://www.alexanderlanger.org/cms/index.php?r=1&#38;searchmode=OR&#38;searchstring=sbiaditi" target="_blank"><strong>Qui</strong></a> potete leggere la bella lettera di Langer.</span></p>
<p><img src="http://www.alexanderlanger.org/cms/pic.php?id=542&#38;tab=pic&#38;post=_gr" alt="" width="288" height="421" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
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