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	<title>economia-sociale &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/economia-sociale/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "economia-sociale"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 22:25:14 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Keystone sui mercati della filantropia in rete]]></title>
<link>http://hubmilan.wordpress.com/?p=217</link>
<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 09:17:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alberto Masetti-Zannini</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Il mio amico Paul mi fa notare uno studio di Keystone (qui in PDF) sul mercato della filantropia in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nationalgalleries.org/media_collection/6/PG%202633.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.nationalgalleries.org/media_collection/6/PG%202633.jpg" alt="" width="361" height="440" /></a></p>
<p><a href="http://pavellawrence.blogspot.com/2008/03/online-philanthropy-markets.html">Il mio amico Paul</a> mi fa notare <a href="http://www.keystoneaccountability.org/node/159">uno studio di Keystone</a> (<a href="http://www.keystoneaccountability.org/files/Keystone_Online%20Philanthropy%20Markets.pdf">qui in PDF</a>) sul mercato della filantropia in rete – come ad esempio <a href="http://www.globalgiving.com/">GlobalGiving</a>, <a href="http://www.kiva.org/">Kiva</a>, <a href="http://www.networkforgood.org/">Network for Good</a>, <a href="www.giveindia.org/">GiveIndia</a> e <a href="http://www.helpargentina.org/">HelpArgentina</a> – che offrono il potenziale di trasformare la qualità e quantità delle risorse per lo sviluppo sociale, sia a livello nazionale che internazionale.</p>
<p>Lo studio rivela un dato interessante: la filantropia in rete e per sua natura innovatrice, e sta colmando quei buchi che il settore non-profit fa tradizionalmente fatica a riempire, come ad esempio l’<a href="http://www.oneworldtrust.org/?display=ngoinitiatives">accountability verso i soggetti beneficiari</a>, o la trasparenza sull’impatto del lavoro svolto.</p>
<p>Tuttavia, aggiunge lo studio, c’è ancora parecchia strada da fare. La maggior parte dei siti è ancora orientata verso una beneficenza tradizionale, che metta la coscienza di chi dona a posto, più che avere un reale impatto sui problemi da risolvere. Quelli che hanno un approccio d’investimento sociale restano una minoranza. Informazioni sulla performance delle organizzazioni e sulla qualità del loro lavoro sono ancora poche e difficilmente raggiungibili, cosa che impedisce l’emergere di investimenti sociali di più ampia portata.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Note da Tällberg]]></title>
<link>http://hubmilan.wordpress.com/?p=208</link>
<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 17:46:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>hubmilan</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Dal 26 al 29 giugno, l’Hub si è unito a decine di pensatori e leaders da 70 paesi diversi che si]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.monocle.com/upload/Volumes/01/Issue06/w_tallberg/tallber_A_medium.jpg" alt="" /></p>
<p>Dal 26 al 29 giugno, <a href="http://the-hub.net/home.html">l’Hub</a> si è unito a decine di pensatori e leaders da 70 paesi diversi che si sono recati a <a href="http://www.tallbergfoundation.org/">Tällberg</a>, in Svezia, per dare una risposta alla domanda: “<em>Come possiamo vivere insieme? Alla ricerca di un significato comune</em>”. Al cuore delle discussioni intavolate, le sfide globali che – secondo i promotori dell’evento – emergono dalla crescente sconnessione tra uomo e natura.</p>
<p>Durante l’evento, gli organizzatori hanno riflettuto su come creare sistemi che portino ad una maggiore sostenibilità globale in tutti i settori di rilievo: i governi, le instituzioni globali, la società civile, i mercati finanziari, il settore del business, la filantropia e la tecnologia informatica.</p>
<p>Il messaggio che è uscito da queste conversazioni: <em>business-as-usual</em> non basta. Piccole modifiche a questo sistema economico globalizzato ancorato al petrolio, con i suoi sistemi di governance vecchi 50 anni legati ad un concetto di stato-nazione antiquato, non sono sufficienti. Il mondo ha bisogno di nuove soluzioni, radicate nell’interdipendenza che ci lega e promosse da una leadership coraggiosa e integra.</p>
<p>Secondo la <a href="http://www.tallbergfoundation.org/">Fondazione Tällberg</a> (ma anche per noi <a href="http://the-hub.net/home.html">dell’Hub</a>), nuove idee stanno sorgendo tutt’intorno a noi. Si tratta di aiutarle a prendere il volo, rompendo quegli schemi che ne soffocano il nascere. Eventi come quello dello scorso fine settimana sono chiave per consentire a nuove idee di nascere. Spazi come l’Hub sono necessari alla loro crescita e al loro sviluppo.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Da bottiglia a bottiglia]]></title>
<link>http://hubmilan.wordpress.com/?p=206</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 09:19:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>hubmilan</dc:creator>
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<description><![CDATA[
È stata inaugurata ieri a Dagenham, nell’East End di Londra, una fabbrica per il riciclaggio del]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://i.treehugger.com/images/2007/10/24/poptech-chris-jordan-plastic-bottles-all.jpg" alt="" width="375" height="365" /></p>
<p>È stata inaugurata ieri a Dagenham, nell’East End di Londra, <a href="http://www.letsrecycle.com/do/ecco.py/view_item?listid=37&#38;listcatid=217&#38;listitemid=10133">una fabbrica per il riciclaggio della plastica che potrà trasformare bottiglie di plastica in contenitori per alimenti</a>.</p>
<p>L’impianto – costato 13 milioni di sterline – è il primo al mondo ad offrire un servizio di smaltimento, decontaminazione e riciclaggio che permetterà alla classica bottiglia di plastica di ridiventare… una bottiglia di plastica.</p>
<p>Molti produttori hanno richiesto per anni un servizio di questo genere, ma finora le tecniche in adozione non consentivano il riutilizzo della plastica riciclata in contenitori per alimenti.</p>
<p>Con l’aumento costante di bottiglie riciclate da parte dei comuni inglesi – <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/magazine/7470662.stm">raggiungendo la cifra di 4 miliardi e mezzo nel 2007, con un aumento del 68% rispetto al 2006</a> – la fabbrica di Dagenham avrà a disposizione molta materia prima e dunque molti profitti.</p>
<p>E l’ambiente ci guadagna. Un affare, no?</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[L'altra economia]]></title>
<link>http://gliscoiattoli.wordpress.com/?p=21</link>
<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 14:17:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>xbissiox</dc:creator>
<guid>http://gliscoiattoli.wordpress.com/?p=21</guid>
<description><![CDATA[Breve riflessione su teorie, scenari, e prospettive per il terzo settore
&#8220;La razionalità e l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Breve riflessione su teorie, scenari, e prospettive per il terzo settore</strong></p>
<p><strong>"La razionalità e l'efficienza sono ciò che ci permette di dedicarci alle cose che veramente ci interessano"</strong></p>
<p><strong>Theodor W. Adorno</strong>  </p>
<p>Esiste una economia ufficiale, che sta nel senso comune, che si insegna nelle università. Ed è quella del utilitarismo, della massimizzazione del profitto, del capitale come ragione di tutto. E ne esiste un’altra, molto meno diffusa, decisamente ignota ai più. E’ fatta di piccole ma solide pratiche, di reti prima che di capitali.<br />
Tutto nasce, probabilmente, dallo schiacciante dominio della prima e dalla abilità dei suoi profeti di raccontare che di economia ce ne possa essere una sola, quella appunto egemone, addirittura assunta al titolo di scienza in sé - separata dalla sociologia, dalla antropologia, dalla urbanistica, da tutto ciò che studia le relazioni tra le persone e tra queste e l’ambiente.<br />
Così ci si è illusi - e molti, troppi, continuano a farlo - che l’economia sia riconducibile ad un approccio meccanicistico, abbia le sue regole, possa essere studiata, interpretata e applicata a prescindere dal contesto sociale e ambientale. I danni sono sotto gli occhi di chi li vuol vedere: nonostante uno sviluppo tecnologico senza precedenti, l’ultimo secolo ha portato con sé, insieme al aumento del benessere degli abitanti dei paesi più ricchi, un devastante incremento delle diseguaglianze tra nord e sud del mondo, che ora - complice una crisi irreversibile del attuale modello di sviluppo - si va estendendo anche al interno dei paesi più ricchi. E ha implicato la maggiore dissipazione di risorse naturali mai osservata. Il problema - è evidente - sta tutto nella concezione di una economia, di uno sviluppo, intesi soltanto in modo quantitativo e misurati attraverso i valori monetari di scambio, che inevitabilmente prendono in considerazione esclusivamente i costi interni al processo produttivo (lavoro e capitale) ed escludono da ogni calcolo quelli esterni (risorse naturali, tessuto sociale, relazioni tra territori ecc.).<br />
Il tutto si traduce in una totale assenza di strategie di lungo periodo per questo tipo di economia, abituata a bruciare oggi ciò che potrebbe essere ricchezza domani. E così la necessità di mettere in crisi questo modello esce dalle ristrette discussioni di pochi intellettuali ed entra nell’ agenda dei governi, dei politici, dei cittadini coinvolti in prima persona da processi che sembravano infallibili. E’ qui che l’altra economia può trovare i suoi spazi. Ma che cosa è un’altra economia?<br />
Verso una definizione di altra economia<br />
Ovviamente non basta definire l’oggetto di questo ragionamento per negativo. Una definizione di altra economia va costruita a partire dalle specificità positive, originali, che caratterizzano le pratiche e i valori di partenza di agenti economici attivi nei campi più diversi.<br />
Negli ultimi anni è cresciuta a dismisura - insieme allo stesso fenomeno di cui tratta - la letteratura dedicata alle organizzazioni noprofit, senza scopo di lucro. Ciò è dovuto principalmente ai processi di riassetto dei sistemi di welfare, che hanno via via utilizzato queste organizzazioni per ridurre i costi sostenuti dalla pubblica amministrazione e migliorare (nei casi più fortunati) la qualità dei servizi. Ma in parte ciò è accaduto anche per la diffusione di pratiche e sperimentazioni che partono dalla messa in crisi del modello di impresa capitalistica e ne cercano un altra: solidale, sociale, equa. Si parla così di economia sociale, economia solidale, terzo settore.<br />
Il termine “economia sociale” è utilizzato a partire dal XIX secolo in Francia per indicare le esperienze cooperative e mutualistiche che intervengono tra stato e mercato per soddisfare “bisogni” primari (gli stessi che poi, dal secondo dopoguerra, diventeranno finalmente “diritti” dei cittadini. Secondo molti studiosi si tratta di una formula niente affatto alternativa al modello capitalistico ma che, anzi, in esso trova la sua ragione di essere e i suoi stessi principi di funzionamento. E’ tuttora utilizzata in Francia per identificare il vasto movimento cooperativo e delle banche popolari.<br />
L’economia “solidale” è invece un concetto assai più recente, proposto in modo strutturato all’inizio degli anni ‘90, quando sono ormai molti gli studi che propongono il “terzo settore” come una delle possibili soluzioni alla crisi dei sistemi di welfare e al problema della crescita senza occupazione. Secondo il suo massimo teorico, Jean Louis Laville, l’economia solidale può nascere da un nuovo equilibrio tra intervento pubblico, reti informali e domestiche e imprese cooperative e noprofit. Quella che Laville definisce l’ibridazione del sistema può permettere la rigenerazione del tessuto sociale e il reinserimento, come indicato da Polanyi, della politica e della società all’interno dell’economia.<br />
Ma senza dubbio il termine che più si è affermato è quello di terzo settore (o noprofit). Utilizzato per distinguere tutto ciò che sta tra stato e mercato, dalla filantropia al centro sociale, questa (non) definizione si limita a proporre un gran contenitore di soggetti che - tecnicamente - non devono fare altro che inibire la distribuzione degli utili ai propri soci. E’ evidente che dietro questo unico punto in comune ci saranno organizzazioni molto differenti per finalità, metodologie di intervento, settore di attività. E i tentativi fatti nel tempo di dargli una connotazione positiva (terzo settore ristretto, solidale, democratico, produttore di utilità sociale ecc.) non hanno influito più di tanto sul dibattito e sulla percezione comune.<br />
Ma è comunque all’interno di questi spazi che cresce e si può identificare un’altra economia. Certamente dentro l’ambito di intervento del terzo settore, ma anche a cavallo tra economia sociale e solidale, senza dimenticare il ruolo cruciale di quella informale.<br />
In particolare può essere utile immaginare questa altra economia come una rete, o meglio un insieme di reti, di operatori economici (ma anche politici e culturali) il cui comportamento sia basato su principi originali di funzionamento, solidali, etici, che mettono al centro della azione il bene comune e collettivo. E, proprio concentrandosi sulle reti di economia solidale, Euclides Mance ha scritto: “la rivoluzione delle reti darà il via alla organizzazione di una società post-capitalista che non si confonde con nessun cooperativismo capitalista, né con qualche variante anarchica, né con il socialismo statale, ma assorbe elementi delle più diverse proposte emancipatrici elaborate nella storia degli oppressi e gran parte delle risorse tecnologiche sviluppate dalla attuale società capitalistica, superando così tutti questi modelli e ampliando le libertà pubbliche e private in maniera inedita per la storia dell’umanità”.<br />
Oggi sono già molte le pratiche che si ispirano a questa filosofia. Volendone tracciare un quadro generale e generalizzante si può partire dai valori di fondo che le accomunano:<br />
1. assenza di scopo di lucro: le imprese dell’altra economia sono tendenzialmente noprofit, poco importa se nella forma giuridica o nella prassi. Questo perché, pur garantendo capacità di creazione di nuovi posti di lavoro e qualità produttiva, sono consapevoli della necessità di limitare la distorsione dei comportamenti economici indotta dalla logica del profitto. Tutto il surplus creato viene perciò reinvestito all’interno dell’impresa, per migliorare il ciclo produttivo, le condizioni di lavoro, la qualità dei servizi, ridurre l’impatto ambientale;<br />
2. efficienza: non si tratta di proporre una economia più buona e di cadere così nella beneficenza. Bensì di costruire una attività economicamente vitale che intende essere socialmente utile;<br />
3. trasparenza: ogni operatore dell’altra economia conta di produrre valore sulla base della sua attività reale e non grazie all’occultamento di informazioni, dunque si assume anche l’onere di garantire una massima trasparenza e di adottare tutti gli strumenti utili per consentire ai terzi (consumatori, risparmiatori, fornitori, istituzioni pubbliche ecc.) una valutazione corretta dei beni e servizi offerti;<br />
4. partecipazione: l’operatore dell’altra economia si sente parte di un sistema complesso a cui vuole apportare valore e di cui riconosce il valore. Per questo nella sua attività prevede il coinvolgimento e la partecipazione di tutti coloro che possono averne interesse: lavoratori, cittadini, finanziatori, pubblica amministrazione ecc.;<br />
5. responsabilità sociale ed ambientale: in ogni ambito di attività si privilegia la promozione dello sviluppo umano, attraverso un’attenzione costante alla responsabilità sociale ed ambientale - che devono integrare quella economica, legale, produttiva – della impresa. Simmetricamente, si escludono per principio i rapporti di ogni tipo - economici, finanziari, produttivi - con quelle attività che ostacolano lo sviluppo umano e contribuiscono a violare i diritti fondamentali della persona, come la produzione e il commercio di armi, le produzioni gravemente lesive della salute e dell’ambiente, le attività che si fondano sullo sfruttamento dei minori o sulla repressione delle libertà civili;<br />
6. una adesione globale e coerente delle attività: ciò significa applicare in ogni ambito di azione economica (interna ed esterna) questi principi, che quindi devono impattare anche sulla organizzazione interna, sulle gerarchie aziendali, sulla forbice dei redditi tra i lavoratori e i dirigenti, su tutti i rapporti che l’impresa costruisce nel tempo.<br />
Dal punto di vista delle pratiche e delle sperimentazioni ormai consolidate, questi principi trovano riscontro in alcuni filoni di attività che si possono ormai identificare chiaramente. A partire dall’ esperienza del movimento cooperativo e del mutualismo operaio degli inizi del Novecento, infatti, almeno parte dei principi proposti hanno trovato concretezza nelle esperienze di migliaia di imprese, cooperative, forme auto-organizzate di protezione sociale, consumo, risparmio. Nel corso dei decenni e in particolare negli ultimi 20-30 anni tali iniziative hanno subito profondi e radicali cambiamenti, tra cui forse il più rilevante è l’adozione di cause rappresentative di interessi esterni ai soggetti che le animano. E’ scomparso cioè l’elemento mutualistico e corporativo (nel senso migliore del termine) e si sono introdotte nel azione forme di advocacy e di tutela dei diritti di categorie deboli non in grado di far sentire la propria voce. Così, ad esempio, i consumatori occidentali si impegnano per i coltivatori del sud del mondo con le pratiche del commercio equo e solidale e gli ambientalisti - attraverso la tutela delle risorse naturali - per i diritti delle generazioni future. Citando ancora Mance: “il consumo solidale si basa sulla consapevolezza che il consumo è l’obiettivo finale di tutto il processo produttivo e che, nel consumare, contribuiamo a preservare o a distruggere gli ecosistemi, a salvaguardare posti di lavoro o a determinare i livelli di disoccupazione nel nostro paese o nella nostra città; contribuiamo a mantenere lo sfruttamento dei lavoratori in una società capitalista ingiusta o collaboriamo ad eliminarlo in ogni sua forma e a costruire una nuova società collaborativa e solidale”.<br />
Imprese etiche?<br />
Ma è poi vero che per costruire un’altra economia occorre rinunciare al profitto? Cosa possono fare le imprese capitalistiche in proposito? Si arriva così al rapporto tra etica ed economia, un filone di studio e indagine che negli ultimi dieci anni è particolarmente cresciuto. In Italia e nel resto d’Europa ci si è avvicinati a un tema già molto in voga nei paesi anglosassoni, seppur con approcci spesso anche radicalmente diversi. Ma oltre ad un’attività di tipo teorico e scientifico si è osservata anche, e forse in modo ancora più significativo (è il caso dell’Italia), una emersione di nuove pratiche, esperienze e discussioni che cadono a vario titolo sotto la duplice categoria del “rapporto tra economia ed etica” e della “responsabilità sociale delle imprese”. Anche le istituzioni hanno dato rilievo al tema. Dalle Nazioni Unite alla Commissione Europea sono numerosi i documenti in cui si chiede alle imprese di “eticizzare” i propri comportamenti.<br />
All’interno delle prassi e degli approcci più consolidati sul tema della responsabilità sociale delle imprese e di una maggiore eticità del sistema economico non è difficile cogliere quale sia la principale matrice culturale di riferimento. Si tratta di quella anglosassone, legata ad una miscela di tradizioni, culture e religioni (tra cui quella etica protestante che Weber ha indicato essere essenziale allo sviluppo del capitalismo), che sembrano soprattutto preoccuparsi di riconoscere i limiti dell’economia capitalistica e la necessità di porre dei freni, delle moderazioni, agli animal spirits del mercato. Un approccio, questo, molto meno presente in Europa, dove gli stati nazionali hanno costruito nell’ultimo secolo modelli di società basate sui diritti soggettivi dei cittadini piuttosto che su un approccio filantropico. E le esperienze di “imprese etiche” più significative del vecchio continente, riconducibili al movimento cooperativo, sono nate come reazione alle contraddizioni capitale-lavoro.<br />
In generale, comunque, si stanno delineando due fronti per il dibattito sull’eticità dell’economia: quello delle imprese, in cui l’eticità è vista come nuova variabile concorrenziale e quello dei cittadini, sempre più attenti alle conseguenze sociali e ambientali delle azioni economiche, che stanno sviluppando una vera e propria domanda di etica.<br />
La concorrenza etica. Codici di condotta e altri strumenti<br />
Di fronte ai danni ambientali, alle produzioni considerate immorali (armi, tabacco, alcool) e a comportamenti contrari ai diritti umani fondamentali (come il lavoro minorile) vi sono movimenti di cittadini che nel tempo hanno maturato capacità di pressione, di sensibilizzazione dell’opinione pubblica con il fine di ottenere maggiore trasparenza e attenzione a queste tematiche da parte delle imprese. Da queste spinte dal basso e dalle esperienze concrete che si sono consolidate è derivato lo sviluppo nel tempo di quelli che sono oggi gli strumenti più diffusi tra le imprese che decidano di tenere conto del impatto sociale e ambientale della propria attività. Tra questi: i codici di condotta, il bilancio sociale, i marchi di qualità sociale, gli investimenti socialmente responsabili.<br />
I codici di condotta sono adottati dalle imprese e resi pubblici per esplicitare quali sono i valori di riferimento che guidano le prassi aziendali. Va detto, però, che in questi codici è difficile trovare impegni concreti e spesso anche i principi espressi sono vaghi e ben inferiori, da un punto di vista qualitativo, rispetto ai pur generici standard previsti dalle organizzazioni internazionali (in particolare quelli della OIL, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro). Inoltre, da questi codici sono sempre assenti, tranne rarissime eccezioni, i meccanismi di attuazione e di imposizione delle norme, dunque le forme di controllo.<br />
Solitamente ai codici di condotta (o codici etici) viene affiancato il bilancio sociale, una rappresentazione del impatto ambientale e sociale dell’attività dell’impresa. Strumento sempre più diffuso di marketing e comunicazione avanzata per la promozione dell’immagine aziendale, il bilancio sociale ha progressivamente perso la sua natura di strumento di governance, cioè di controllo interno rispetto alla efficacia sociale dell’attività dell’impresa (perché ad adottarlo inizialmente erano le imprese sociali, cooperative o comunque noprofit), per lasciare lo spazio soltanto a forme di racconto di quanto di “buono” si è fatto ad opera di multinazionali e grandi imprese, scadendo spesso in una elencazione di donazioni, sponsorizzazioni o più in generale buone azioni la cui analisi è del tutto svincolata dal ciclo operativo della produzione aziendale.<br />
I marchi di qualità sociale sono in un certo senso lo specchio dei codici di condotta sui prodotti. Riproducono infatti sulle etichette delle confezioni alcune sintetiche descrizioni su come quel prodotto è stato (o più comunemente, come non è stato) ottenuto.<br />
Ben più complessa e ambiziosa è la sfida degli investimenti socialmente responsabili. L’idea di base è quella di usare il risparmio azionario come strumento di condizionamento delle imprese, che di capitale azionario hanno costante bisogno. Dunque analizzare i comportamenti delle imprese, i loro bilanci, la documentazione, e classificarle in funzione di un grado di eticità, una scala di qualità del comportamento secondo cui alcune verranno giudicate degne di risparmio e altre no. Gli strumenti finanziari più utilizzati in questo ambito sono i fondi d’investimento, i fondi pensione e le SICAV, gestiti anche con l’utilizzo di criteri ambientali e sociali per la selezione delle imprese sulle quali investire.<br />
Negli USA, il mercato dei prodotti finanziari responsabili ha raggiunto nel 1999 un valore di circa 2200 miliardi di dollari, la cui componente più importante è rappresentata dalle disponibilità gestite da operatori istituzionali che fanno ricorso al esercizio del diritto di voto nelle assemblee degli azionisti. La situazione in Europa è assai differenziata e comunque appare ancora in evoluzione se confrontata con un mercato consolidato come quello statunitense. Nel 2002 erano circa 300 i fondi che in Europa facevano riferimento a criteri ambientali e sociali.<br />
A indicare che il legame tra finanza e comportamento delle imprese è sempre più in voga, soprattutto negli Stati uniti, è il successo del Dow Jones Sustainability World Index (DJSWI), fratello minore del famoso indice di borsa. Si tratta di un indice che raccoglie soltanto quei titoli che, presenti nel Dow Jones tradizionale, hanno ottenuto i punteggi più alti in termini di sostenibilità. Questa ultima è definita attraverso una complessa griglia di indicatori che si basano sui dati relativi a tre dimensioni:<br />
- economica: occupati, settori di attività, governance e consiglio di amministrazione, grado di trasparenza verso gli investitori, strategie e programmazione, tecniche di gestione del rischio, codici di condotta, relazioni con i clienti e con i fornitori, politiche anti-corruzione;<br />
- ambientale: presenza e tipo di politiche ambientali, indicatori di consumo ed emissioni, pubblicazione dei propri risultati ambientali, gestione avanzata delle questioni ambientali, certificazioni adottate;<br />
- sociale: attenzione ai diritti delle minoranze, dei minori, sindacali, politica e gestione delle risorse umane, formazione, soddisfazione dei lavoratori, grado di partecipazione dei lavoratori alla proprietà azionaria, trasparenza e informazione verso l’esterno.<br />
A ciascuna voce viene attribuito un valore e una diversa ponderazione fino ad ottenere un unico indicatore in grado di sintetizzare il grado di sostenibilità dell’impresa.<br />
Lascia fortemente perplessi il fatto che non si tengano in alcun conto aspetti fondamentali quali gli intrecci azionari (cosa fanno e come si comportano le società partecipate o controllate non è dato sapere), le condizioni dei lavoratori (si rimanda tutto alle legislazioni nazionali, spesso deboli), l’equità interna (la forbice delle retribuzione tra livelli massimi e minimi della gerarchia aziendale), la creazione e distribuzione di valore per gli azionisti, i lavoratori, la comunità. Di fatto, dunque, il DJSWI, sintetizza la performance delle migliori imprese, quelle più legate all’economia reale (ma neanche troppo), rispetto a quelle mordi e fuggi. Un risultato se si vuole inutile, già decretato dal andamento di lungo termine dei mercati, e più interessante ai fini di una valutazione dei fondamentali di una società che non per un suo inquadramento etico.<br />
Altro strumento che segue l’approccio culturale anglosassone è quello della certificazione sociale. Si tratta dell’ancora poco diffuso SA 8000, standard internazionale di certificazione “sociale”, il cui obiettivo è proprio verificare la rispondenza dei comportamenti e dei bilanci delle imprese alle stesse (troppo spesso vaghe) regole elaborate dal ONU o dalle sue agenzie. Il rischio oggi è che allo slogan “essere efficienti non basta” o “essere etici conviene” non si accompagni una adeguata politica di revisione di valori, cultura e procedure aziendali.<br />
La domanda etica dei cittadini<br />
In una recente ricerca sul tema dell’etica è emerso che il 58% dei cittadini europei (64% in Italia) ritiene che il mondo economico non dedichi sufficiente attenzione alla responsabilità sociale. Tra questi cittadini il 25% (20% in Italia) considera molto importante nella scelta dei propri acquisti l’impegno e la responsabilità sociale dell’azienda produttrice e il 44% (16% in Italia) è disposto a riconoscere un valore maggiore a questi prodotti, accettando un prezzo più alto.<br />
Esiste, dunque, una vera e propria domanda di etica, che inevitabilmente genera il suo mercato e crea i suoi strumenti. Il marketing sociale anche in Italia si sta affermando come una delle metodologie più innovative per la comunicazione del marchio e l’intercettazione di nuovi consumatori: secondo l’UPA (Utenti Pubblicità Associati), il 75% delle aziende italiane ha realizzato una operazione di marketing sociale negli ultimi due anni.<br />
La questione da porsi, passando da un’ottica micro ad una macro, è quale può essere l’effetto complessivo di questa domanda, quali le prospettive e quali le insidie. Secondo il Censis “va sviluppandosi una rete diffusa, molecolare, per linee orizzontali di responsabilità sociale che investe l’insieme dei comportamenti di consumo e di risparmio e che, nei fatti, determina un controllo dal basso rispetto dalla allocazione delle risorse ed alle scelte più generali”. Questa interpretazione riprende quelli che sono i principi ispiratori dei movimenti legati al consumo critico, al commercio equo e solidale, alla finanza etica: imporre con le proprie scelte di consumatori e risparmiatori dei nuovi valori al mondo delle imprese e condizionarne i comportamenti.<br />
Ma è questo ciò che realmente sta accadendo? O non si rischia forse, al di là di alcune nicchie più radicali, soltanto di generare una nuova categoria di consumi, di servizi, di prodotti? Qual è il legame reale tra i bisogni che vengono osservati e la domanda di etica che ne deriva? In sostanza, la critica della dimensione economica e utilitaristica che è alla base di tutti questi movimenti è in grado di crescere e superare la componente esperenziale o si limiterà alla sfera soggettiva delle scelte individuali, di un altro modo di rappresentare l’alienazione generata dal modello capitalista?</p>
<p>La sfida per il terzo settore<br />
In questo contesto, stretta tra la “concorrenza etica” delle grandi imprese, i “precetti etici” delle istituzioni e la “domanda etica” dei cittadini, l’organizzazione noprofit deve muoversi con consapevolezza e lucida capacità di guardare avanti.<br />
La sua stessa natura la spinge ad un ruolo sempre innovativo e di trasformazione delle prassi sociali ed economiche. Solo in questo modo può garantirsi l’identità di organizzazione che combina valori e tecniche e solo in questo modo può arginare la forza assorbente delle prassi dell’economia capitalistica.<br />
Il tema della valutazione sociale e ambientale dei progetti - e più in generale dell’attività - è in questo senso emblematico. Sono state infatti proprio le imprese cooperative italiane, soprattutto quelle legate al mondo della cooperazione sociale, a costruire le prime forme di bilancio sociale. E lo hanno fatto esclusivamente per un fine interno, di controllo e gestione dei processi e di misurazione dei risultati. Un’attività finalizzata a fornire elementi rigorosi per le discussioni dei consigli di amministrazione e per le assemblee dei soci, nella prospettiva di una ricerca costante di etica e razionalità gestionale.<br />
Poi è arrivato il marketing, la necessità di comunicare, l’espansione dimensionale che implica uno sforzo maggiore tanto nella gestione economica quanto in quella associativa. Questi elementi, combinati con le tre variabili di cui sopra - la concorrenza etica delle grandi imprese, i precetti etici delle istituzioni, la domanda etica dei cittadini -, che si alimentano a vicenda, rischiano di spostare progressivamente e inesorabilmente i comportamenti della noprofit verso una strategia sempre più tesa alla comunicazione e sempre meno di governance interna.<br />
E il problema non diventa più soltanto di tipo etico, legato al giudizio di valore che si può dare ad una organizzazione che progressivamente perde una delle sue caratteristiche peculiari, ma anche tecnico, di efficienza ed efficacia gestionale: l’impresa di terzo settore che non compia sistematicamente uno sforzo di verifica, misurazione e valutazione dei risultati sociali della propria attività - in un processo partecipato e condiviso con i principali portatori di interesse - è un’impresa destinata a finire presto il proprio ciclo di vita, senza però riuscire ad evitare di girare a vuoto per un po’ di tempo. Ecco così che la gestione appropriata dei volontari, il successo della raccolta fondi, delle buone relazioni con il personale, la capacità di intercettare finanziamenti e di convincere gli investitori sono tutti risultati che dipendono dalla tenuta del doppio binario della “mission sociale” e del “management aziendale”.<br />
E le tentazioni di importare modelli preconfezionati, in cui qualcuno viene dall’esterno per apporre il suo bollino di eticità - come avviene nel caso del SA 8000 - sembra già sintomo della perdita di quella spinta etica che dovrebbe sempre caratterizzare l’azione di queste organizzazioni.<br />
A complicare il quadro viene la necessità di non chiudere l’impresa noprofit in una sorta di gabbia dorata (o presunta tale) nel timore di contaminazioni con l’esterno. Perché solo con un continuo aggiornamento delle tecniche e grazie ad un costante scambio di informazioni la strada del confronto e dell’analisi rispetto all’impatto sociale e ambientale dell’attività economica può portare a risultati significativi.E’ su questa falsariga che si deve muovere l’organizzazione noprofit.<br />
Se la natura del terzo settore è quella di avviare processi di cambiamento - tali da garantire maggiore giustizia ed equità - le sue pratiche interne non possono allontanarsi più di tanto da una costante ricerca di radicalità, intesa come mantenimento forte della propria identità, di trasparenza, intesa come chiave di informazione chiara ed efficace, e di partecipazione, vissuta come modalità continua di confronto e aggiornamento sull’attività e sui fini dell’organizzazione.<br />
Solo così si costruirà quella altra economia che è certo possibile.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nasce SolidaRete]]></title>
<link>http://hubmilan.wordpress.com/?p=200</link>
<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 09:22:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>hubmilan</dc:creator>
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<description><![CDATA[
È nata da qualche settimana SolidaRete, una fondazione per l’internazionalizzazione dell’impre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.americanchronicle.com/articlePics/article38916.jpg" alt="" width="394" height="231" /></p>
<p>È nata da qualche settimana SolidaRete, una fondazione per l’internazionalizzazione dell’impresa sociale, promossa dal <a href="http://www.cgm.coop/">Gruppo Cooperativo CGM</a>, da <a href="http://www.altromercato.it/en">CTM AltroMercato</a> e dalla <a href="http://www.focsiv.org/index.php">Focsiv</a>. Lo <a href="http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=94094&#38;STAMPA=S">riporta VITA</a>, che aggiunge:</p>
<blockquote><p><em>“Le tre realtà dell'economia solidale, della cooperazione sociale e allo sviluppo hanno presentato il Manifesto, l'identità visiva e i primi impegni di SolidaRete, Fondazione per l'internazionalizzazione delle imprese sociali. Un'inedita alleanza siglata nei giorni scorsi, che nasce da un ambizioso progetto comune per rigenerare il rapporto tra economia e società partendo dalle comunità e costruire un nuovo modello di sviluppo.”</em></p></blockquote>
<p>L’iniziativa è sicuramente importante, soprattutto in Italia dove impresa sociale e cooperazione internazionale vengono raramente affiancate.</p>
<p>Benvenuta al mondo, SolidaRete!</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il welfare che verrà... forse]]></title>
<link>http://hubmilan.wordpress.com/?p=199</link>
<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 16:54:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>hubmilan</dc:creator>
<guid>http://hubmilan.wordpress.com/?p=199</guid>
<description><![CDATA[VITA, la rivista dedicata al terzo settore, pubblica questa settimana un inserto intitolato “Il we]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://www.freedomsphoenix.com/Uploads/Graphics/004-0719235801-welfare.reform.bad.jpg" alt="" width="202" height="187" /><a href="http://www.vita.it/home/">VITA</a>, la rivista dedicata al terzo settore, pubblica questa settimana un inserto intitolato “Il welfare che verrà”. Il libretto traduce innanzitutto i <a href="http://www.demos.co.uk/events/makingpublicservicespersonal">risultati di una ricerca</a> del think tank britannico <a href="http://www.demos.co.uk/">Demos</a> sui recenti esperimenti che nel Regno Unito sono stati condotti dal governo per migliorare il sistema del Welfare State. Inoltre, offre alcune considerazioni sull’aplicabilità di queste innovazioni al contesto italiano, con articoli di Johnny Dotti e <a href="http://www.master-fundraising.it/italiano/faculty/zamagni-stefano-docente-universita-verona/">Stefano Zamagni</a>.</p>
<p>L’esperimento in questione è quello del <em>Personal Budget Holder</em>, che presuppone il trasferimento del budget statale destinato a ciascun beneficiario direttamente al suo conto corrente bancario. In questa maniera,</p>
<blockquote><p>“<em>le persone possono decidere in che maniera spendere le risorse, accedendo a soluzioni personalizzate che garantiscano loro una migliore qualità di vita</em>”.</p></blockquote>
<p>In totale, l’esperimento ha coinvolto nel 2006 circa 43mila persone, un numero ancora piccolo se si considera tutta la popolazione britannica, ma in crescita rispetto all’anno precedente. Questo sistema non ha solo permesso, secondo questo studio, di rompere la tradizionale burocratizzazione del welfare controllato dal centro, ma anche di influenzare la maniera in cui le persone si relazionano ai servizi sociali, con maggiore responsabilità, fiducia e ottimismo. Alla fine, gli utenti sono più soddisfatti, e le soluzioni più a misura. E lo stato ci risparmia pure, tra il 10 ed il 15% secondo gli autori dello studio.</p>
<p>Al centro del dibattito c’è l’innovazione sociale. Riccardo Bonacina sottolinea che l’innovazione è un elemento cruciale per far evolvere i sistemi di welfare verso sistemi più sussidiari – e quindi più efficienti e più rispettosi della libertà dei cittadini. Ed innovative sono le metodologie adottate dal governo britannico per risolvere la spinosa questione della riforma del Welfare State. D’altro canto, Johnny Dotti sottolinea il fatto che</p>
<blockquote><p>“<em>l’innovazione del Welfare deve passare anche e soprattutto da un investimento sul capitale sociale, cioè sulle relazioni</em>”.</p></blockquote>
<p>Un dibattito ancora molto aperto, ma certamente importante oggi in Italia.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[xigi.net: MySpace per il mercato etico]]></title>
<link>http://hubmilan.wordpress.com/?p=193</link>
<pubDate>Thu, 29 May 2008 10:17:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>hubmilan</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Si chiama xigi.net e si pronuncia ziggy, con la zeta dolce come in zeitgeist, e ha come obbiettivo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blogs.s60.com/tommi/images/network.jpg" alt="" width="341" height="256" /></p>
<p>Si chiama <a href="http://www.xigi.net/">xigi.net</a> e si pronuncia ziggy, con la zeta dolce come in <em>zeitgeist</em>, e ha come obbiettivo quello d’incrementare il flusso di capitali verso progetti d’imprenditoria sociale o ambientale. È il primo <em>social networking site</em> che crea connessioni e raccoglie informazioni all’interno dei mercati finanziari che investono in progetti di natura etica:</p>
<p>La strategia di <a href="http://www.xigi.net/">xigi.net</a> è quella di aiutare quest’emergente mercato internazionale a crescere, promuovendo attività formative per chi gestisce questa nuova categoria di capitali, e facilitando connessioni tra imprenditori sociali ed investitori.</p>
<p><a href="http://www.xigi.net/">xigi.net</a> visualizza gli accordi e le relazioni tra investitori etici, imprenditori sociali ed intermediari. Sebbene l'enfasi sia su private equity e debito, il sito estende il suo raggio d’azione anche al mercato per emissione di prestiti e a transazioni di emissioni pubbliche. Offre inoltre gli strumenti necessari per visualizzare queste informazioni, generando una mappatura globale di imprese sociali, offerte d’investimento e investitori.</p>
<p>Cercate progetti d'investimento? Finanziatori etici? <a href="http://www.xigi.net/">xigi.net</a> fa per voi...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rapporto Annuale 2008 - Amnesty Italia]]></title>
<link>http://hubmilan.wordpress.com/?p=192</link>
<pubDate>Wed, 28 May 2008 13:18:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>hubmilan</dc:creator>
<guid>http://hubmilan.wordpress.com/?p=192</guid>
<description><![CDATA[Amnesty International pubblica oggi il suo Rapporto Annuale sui diritti umani in Italia, lanciando l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1"><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/flussi-decreto/flussi-decreto/stor_8572743_46190.jpg" alt="" width="212" height="239" />Amnesty International</a> pubblica oggi il suo <a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/953">Rapporto Annuale sui diritti umani in Italia</a>, lanciando l'allarme sulle "<em>lacune legislative, espressioni discriminatorie, attacchi xenofobi, norme sulla "sicurezza" che potranno avere un impatto negativo sulla vita di migranti e richiedenti asilo</em>".</p>
<p>La notizia, ripresa dalla <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7423165.stm">BBC</a>, lascia perplessi molti osservatori stranieri, i quali faticano a capire come l'Italia possa incrementare politiche restrittive - se non addirittura discriminatorie - nei confronti di comunita' migranti nel momento in cui ne fa maggior uso, soprattutto nel settore sociale. Spiega <a href="http://www.reuters.com/article/worldNews/idUSL28249920080528">Reuters</a>:</p>
<blockquote><p><em>"Italians have belatedly realized that Silvio Berlusconi's crackdown on illegal immigrants could deprive them of hundreds of thousands of foreigners who clean their homes and look after their children and elderly relatives".</em></p></blockquote>
<p>Come in molti altri paesi europei, la questione migrazione resta molto difficile da risolvere, soprattutto in un contesto di estrema politicizzazione del tema. Per questo e' importante cominciare a lavorare a soluzioni piu' innovative che rassicurino i cittadini, non danneggino l'economia sociale e rispettino i diritti dei migranti.</p>
<p>Se avete idee al proposito, venite a condividerle all'Hub...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Economia Sociale e giovani economisti]]></title>
<link>http://hubmilan.wordpress.com/?p=190</link>
<pubDate>Mon, 26 May 2008 13:25:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>hubmilan</dc:creator>
<guid>http://hubmilan.wordpress.com/?p=190</guid>
<description><![CDATA[Marco Valenti, autore del blog Comunicazione Sociale, segnala un evento importante che si terrà il ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float:right;" src="http://www.turistaonline.net/Public/FileUploati/19-10-2004-ID_8_FORLI1.jpg" alt="" width="227" height="291" />Marco Valenti, autore del blog <a href="http://comunicandoilsociale.wordpress.com/">Comunicazione Sociale</a>, <a href="http://comunicandoilsociale.wordpress.com/2008/05/26/economia-sociale-giovani-economisti-a-confronto/">segnala</a> un evento importante che si terrà il 6-7 giugno a Forlì: <a href="http://www.aiccon.it/economiasociale.html">la V edizione del workshop sull’Economia Sociale</a>, promosso dalla Facoltà di Economia di Forlì - Corso di Laurea in Economia delle imprese cooperative e delle ONP – e da <a href="http://www.aiccon.it/">AICCON</a>, l’Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit.</p>
<p>Obiettivo dell’iniziativa è sviluppare un appuntamento annuale di confronto tra giovani ricercatori provenienti da tutta Italia e impegnati in percorsi di ricerca legati alle prospettive di indagine dell’economia sociale.</p>
<p>Spiega Paolo Venturi, Direttore di AICCON:</p>
<blockquote><p><em>“Questo workshop completa, insieme alle ‘<a href="www.legiornatedibertinoro.it/">Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile</a>’ e alla ‘Collana dei Working Paper sul Terzo Settore’, il ciclo di iniziative che ha portato Forlì ad essere uno dei centri d’eccellenza sull’approfondimento delle tematiche dell’Economia Civile e il Non Profit in Italia”.</em></p></blockquote>
<p>Il workshop è suddiviso in due sessioni. Venerdì 6 giugno, dalle 14.00 alle 19.00, si parlerà di <em>Sviluppo Economico e Capitale Sociale</em>. Sabato 7 giugno, dalle 9.00 alle 13.00, sarà dedicato ad approfondire il tema <em>Relazioni Economiche e Comportamenti Pro-Sociali</em>.</p>
<p>Per scaricare il programma completo, clicca <a href="http://www.aiccon.it/file/evento/Giovani_Economisti.pdf">qui</a> (.PDF). Per maggiori informazioni, visita il sito di <a href="http://www.aiccon.it/economiasociale.html">AICCON</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CICLO DI INCONTRI INTERNAZIONALI PUNTO CRITICO]]></title>
<link>http://listaetica.wordpress.com/2008/03/27/ciclo-di-incontri-internazionali-punto-critico/</link>
<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 21:31:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>listaetica</dc:creator>
<guid>http://listaetica.wordpress.com/2008/03/27/ciclo-di-incontri-internazionali-punto-critico/</guid>
<description><![CDATA[IL MONDO IN CASA NOSTRA
Incontri di geopolitica sui nuovi scenari internazionali
Promossi da Punto C]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>IL MONDO IN CASA NOSTRA</p>
<p>Incontri di geopolitica sui nuovi scenari internazionali</p>
<p>Promossi da Punto Critico</p>
<p>Presso la libreria Odradek</p>
<p>via dei Banchi Vecchi 59 - ROMA</p>
<p>Ciò che accade in Italia si intreccia con altri popoli, altri luoghi. Il mondo è<br />
in casa nostra: l'importante è comprendere come ciò accada, verso dove stiamo<br />
andando. La globalizzazione ci riguarda, e non possiamo più evitare lo sguardo<br />
di chi è diverso. Attraverso un ciclo di incontri di geopolitica - tra marzo e<br />
maggio prossimi -, Punto Critico propone, di volta in volta assieme ad altre<br />
associazioni e reti, l'analisi dell'attualità internazionale per individuare il<br />
filo che ci lega a 3 continenti: l'Africa, l'America latina e l'Asia.</p>
<p>Una serata speciale de IL MONDO IN CASA NOSTRA</p>
<p>sarà dedicata ad un confronto della politica internazionale</p>
<p>tra partiti e società civile.</p>
<p>Gli incontri continueranno dopo l'estate, riprendendo ad ottobre 2008</p>
<p>IL MONDO IN CASA NOSTRA</p>
<p>13 Marzo - 10 Aprile - 15 Maggio</p>
<p>2008</p>
<p>PROGRAMMA</p>
<p>13 MARZO 2008 ore 18</p>
<p>RIFIUTI: NON SOLO NAPOLI</p>
<p>Mafie internazionali, Africa e geopolitica della discarica</p>
<p>Organizzato con Libera e Legambiente</p>
<p>Un filo unisce la Campania al Sud del mondo: Nicola Capone (Assise della Città<br />
di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia)</p>
<p>Le mafie, una rete internazionale: Antonio Pergolizzi (Legambiente)</p>
<p>L'Africa nella morsa dei rifiuti tossici: Gino Barsella (Punto Critico)</p>
<p>Sarà esposta la mostra Mafiacartoon</p>
<p>10 APRILE 2008 ore 18</p>
<p>PARLA L'ALTRA AMERICA</p>
<p>I nuovi processi dell'integrazione latino-americana</p>
<p>Organizzato con alcune ambasciate latinamericane</p>
<p>15 MAGGIO 2008 ore 18</p>
<p>LE NUOVE FRONTIERE DELLA NATO</p>
<p>Crisi geopolitiche e conflitti tra Pakistan, Afghanistan e Kosovo</p>
<p>Organizzato con il Cisda (Coordinamento italiano sostegno donne afgane)</p>
<p>IL PROGRAMMA COMPLETO SARA' PRESTO DISPONIBILE</p>
<p>X Info: Cristina Formica 3338101150</p>
<p><a href="http://it.groups.yahoo.com/group/listaetica/post?postID=06NEwmdDsS8Hilmgvz9NfpEiJrsj9BgEoswv2NljenhKgiVj-vjxLMr_xAsoug1536FIOI4VynrG8Ve4UCo">crisstella@libero.it</a></p>
<p>X Punto Critico: Gino Barsella 3402451360</p>
<p>Libreria Odradek</p>
<p>Via dei Banchi Vecchi 57- Roma 06-6833451 <a href="http://it.groups.yahoo.com/group/listaetica/post?postID=aQJbz0d13QThcT634aVK73tr4lWczN33BLpeZFWIPtRIGJBaoZzkpo7CrwTLYnfVmXC-8O8SBulj6g">odradek@tiscali.it</a></p>
<p>L'Associazione Punto Critico www.puntocritico.net, senza finalità di lucro,<br />
persegue finalità di solidarietà sociale nella promozione del dibattito sui temi<br />
della politica internazionale e nella ricerca sui temi dello sviluppo<br />
sostenibile, dei modelli di produzione, distribuzione e consumo, del mercato<br />
internazionale del lavoro, della cooperazione allo sviluppo, della promozione<br />
della multiculturalità e della diffusione della cultura della pace e della<br />
solidarietà.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Liberalizzazioni e farmaci]]></title>
<link>http://listaetica.wordpress.com/2008/03/03/liberalizzazioni-e-farmaci/</link>
<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 10:57:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>listaetica</dc:creator>
<guid>http://listaetica.wordpress.com/2008/03/03/liberalizzazioni-e-farmaci/</guid>
<description><![CDATA[Carissime/i,
siamo lieti d´invitarvi al *Convegno &#8220;Più concorrenza, più
diritti-Liberalizza]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Carissime/i,</p>
<p>siamo lieti d´invitarvi al *Convegno "Più concorrenza, più<br />
diritti-Liberalizzazioni e farmaci", che si terrà a Roma il prossimo 5<br />
marzo dalle ore 10.00 alle 13.00 presso il Centro Convegni Palazzetto<br />
delle Carte Geografiche, via Napoli,36.*</p>
<p>*"Più Concorrenza Più Diritti"* è un´iniziativa realizzata da un gruppo<br />
di associazioni dei consumatori del Consiglio Nazionale Consumatori<br />
Utenti (CNCU): Assoutenti, Confconsumatori, Cittadinanzattiva, Movimento<br />
Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale<br />
Consumatori. L´obiettivo è rendere i cittadini pienamente informati e<br />
consapevoli delle opportunità offerte dai processi di liberalizzazione<br />
introdotti dal Decreto Bersani con attività di informazione capillare<br />
sul territorio, di monitoraggio sulle tematiche coinvolte e di<br />
assistenza e tutela dei consumatori.</p>
<p>Durante il convegno, *che si pone l´obiettivo di fare il punto sulla<br />
liberalizzazione dei farmaci,* verranno anche presentati i dati di una<br />
ricerca su questo tema,realizzata appositamente per il progetto da Ipsos<br />
Explorer.</p>
<p>Per ulteriori informazioni il riferimento è Tina Napoli<br />
(<a href="http://it.groups.yahoo.com/group/listaetica/post?postID=hYuVz11GsqAaw_MNMHw5OEI7t3Tt-2RwaEaHx5rFNeKJENmd1oCgYaCTA9zuaBZa18y5go3Pru5JEK2KOkTwdHB_ReU"><font color="#247cd4">t.napoli@cittadinanzattiva.it</font></a>- &#60;mailto:<a href="http://it.groups.yahoo.com/group/listaetica/post?postID=hYuVz11GsqAaw_MNMHw5OEI7t3Tt-2RwaEaHx5rFNeKJENmd1oCgYaCTA9zuaBZa18y5go3Pru5JEK2KOkTwdHB_ReU"><font color="#247cd4">t.napoli@cittadinanzattiva.it</font></a>-&#62;<br />
tel. 0636718353- fax 06/36718333).www.cittadinanzattiva.it<br />
Cordialmente,</p>
<p>Tina Napoli</p>
<p>---</p>
<p><a target="_blank" href="http://it.groups.yahoo.com/subscribe/listaetica" title="Iscriviti a listaetica"><font color="#0066cc"><strong>ListaEtica</strong></font></a>, l’informazione non profit direttamente dalla fonte<br />
<a target="_blank" href="http://it.groups.yahoo.com/subscribe/listaetica" title="Iscriviti a ListaEtica"><font color="#0066cc"><strong>Iscriviti </strong></font></a>per ricevere le anteprime delle notizie nella tua casella di posta elettronica<br />
 </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Convegno su ruolo sanità di ispirazione cristiana oggi]]></title>
<link>http://listaetica.wordpress.com/2008/03/03/convegno-su-ruolo-sanita-di-ispirazione-cristiana-oggi/</link>
<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 10:54:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>listaetica</dc:creator>
<guid>http://listaetica.wordpress.com/2008/03/03/convegno-su-ruolo-sanita-di-ispirazione-cristiana-oggi/</guid>
<description><![CDATA[Invio comunicato stampa relativo al convegno sulle istituzioni
sanitarie di ispirazione cristiana al]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Invio comunicato stampa relativo al convegno sulle istituzioni<br />
sanitarie di ispirazione cristiana al quale partecipa come relatore<br />
il direttore della Fondazione Sacra Famiglia, Luca Degani. Nel suo<br />
intervento l'avvocato Degani traccerà il ruolo e il significato della<br />
Sanità di ispirazione cristiana nell'attuale evoluzione del sistema<br />
sanitario.<br />
Grazie e buon lavoro.<br />
Daniela Palumbo<br />
Ufficio Stampa Fondazione Sacra Famiglia</p>
<p>COMUNICATO STAMPA<br />
Intervento del direttore generale della Fondazione Sacra Famiglia sul<br />
ruolo e significato della sanità cattolica.</p>
<p>Il 15 marzo 2008, dalle ore 9 alle ore 13, presso l’Aula Pio XII del<br />
Centro Cardinale Schuster, in via S. Antonio 5, a Milano, si terrà il<br />
Convegno dal titolo: Le istituzioni sanitarie di ispirazione<br />
cristiana: caratteristiche e finalità.<br />
Al convegno - organizzato dalla Consulta per la Pastorale della<br />
Salute, Regione Lombardia e dal Tavolo Regionale Istituzioni<br />
Sanitarie di ispirazione cristiana – parteciperà Luca Degani,<br />
direttore generale della Fondazione Sacra Famiglia.<br />
Nel suo intervento Degani traccerà il ruolo e il significato della<br />
Sanità Cattolica nell’attuale evoluzione del sistema sanitario:<br />
solidarietà e sussidiarietà costituiscono i principi per tendere al<br />
bene comune e all’umanizzazione nella sanità, nell’ospedalità, nella<br />
cura e nella riabilitazione, tuttavia tali elementi non sembrano<br />
trovare adeguata collocazione nell’attuale sistema di regole del<br />
comparto sanitario.<br />
Riconoscere l’identità delle strutture di ispirazione cristiana non<br />
profit nell’ambito del sistema sanitario lombardo, sia in termini<br />
quantitativi che in ragione della qualità delle prestazioni cliniche<br />
e delle prospettive di ricerca scientifica, è l’obiettivo principale<br />
del convegno.</p>
<p>A conclusione dell’incontro è previsto un intervento del cardinale<br />
Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano.</p>
<p>Per informazioni: Daniela Palumbo<br />
Ufficio Stampa Fondazione Sacra Famiglia<br />
3485677098</p>
<p>Milano, 28 febbraio 2008</p>
<p>----------</p>
<p>-----------------------------<br />
DANIELA PALUMBO<br />
Ufficio Stampa e Comunicazione<br />
Fondazione Sacra Famiglia</p>
<p>- Fondazione Sacra Famiglia<br />
piazza Mons. Moneta, 1<br />
20090 Cesano Boscone (Mi)<br />
tel. +39 0245677753<br />
fax +39 0245677549<br />
cell. +39 3485677098<br />
email: <a href="http://it.groups.yahoo.com/group/listaetica/post?postID=2aMIqTJt_pvfShCML9RIqJg53TWaJoR3aKY1fgKxW_dDRfzsz1u1tgicRgalEscSfiEkfKCtiwSXpxz8IIw"><font color="#247cd4">danielapalumbo@libero.it</font></a><br />
<a href="http://it.groups.yahoo.com/group/listaetica/post?postID=e2BHkSVbHm42milKhlz2DfuewrdFqEQj09cGFVsw-tXSlrG1LS1UXM26TwEDNrbCH3W8nB0k7aJ2a15lJd4dqNWqBQ"><font color="#247cd4">dpalumbo@sacrafamiglia.org</font></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[18 Marzo 1968-2008: Il PIL è ancora un indicatore valido del benessere?]]></title>
<link>http://listaetica.wordpress.com/2008/03/03/18-marzo-1968-2008-il-pil-e-ancora-un-indicatore-valido-del-benessere/</link>
<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 10:52:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>listaetica</dc:creator>
<guid>http://listaetica.wordpress.com/2008/03/03/18-marzo-1968-2008-il-pil-e-ancora-un-indicatore-valido-del-benessere/</guid>
<description><![CDATA[Il 18 Marzo del 1968 Robert Kennedy pronunciava, presso l&#8217;università
del Kansas, un discorso ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il 18 Marzo del 1968 Robert Kennedy pronunciava, presso l'università<br />
del Kansas, un discorso nel quale evidenziava -tra l'altro-<br />
l'inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni<br />
economicamente sviluppate.</p>
<p>Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo<br />
avrebbe probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati<br />
Uniti d'America.</p>
<p>In occasione del 40° anniversario di tale discorso il progetto<br />
DEPILIAMOCI propone a tutti di rileggere quel discorso e di fornire<br />
alla redazione del portale www.depiliamoci.it una propria breve<br />
riflessione in merito.</p>
<p>Tutti i contributi sono in via di elaborazione da parte di un gruppo<br />
di studio costituito con la partecipazione di:<br />
Movimendo per la decrescita felice (www.decrescitafelice.it)</p>
<p>Consorzio fra imprese "Costellazione<br />
Apulia" (www.costellazioneapulia.it)</p>
<p>Consorzio delle università pugliesi "Universus" (www.universus.it)<br />
Cesif-pa "Centro Studi per l'Innovazione e Formazione nella Pubblica<br />
Amministrazione" (www.cesif-pa.it)</p>
<p>e di altre organizzazioni e singoli che stanno preparando l'evento<br />
pubblico a rilevanza nazionale che si terrà a Bari il prossimo 18<br />
Marzo presso la sede del consorzio Universus.</p>
<p>Durante tale evento professori universitari, responsabili di<br />
associazioni, politici, giornalisti, imprenditori, e soprattutto<br />
semplici cittadini si confronteranno sui temi proposti da Robert<br />
Kennedy in quel discorso.</p>
<p>Puoi inserire il tuo contributo (max 2000 caratteri) direttamente<br />
nel sito commentando l'articolo che trovi in Prima Pagina, oppure<br />
inviarlo all'indirizzo <a href="http://it.groups.yahoo.com/group/listaetica/post?postID=Sy7Cg_1u_7_coPPheGKSYg42ClDEr1BtYj5YH741BnSWhyE7GC0njni1FFtmr82B0gnSLBgJgCETauah"><font color="#247cd4">a.depadova@libero.it</font></a></p>
<p>Puoi anche contribuire con contenuti multimediali della durata<br />
massima di 10'.</p>
<p>Grazie per la tua collaborazione.</p>
<p>TESTO DEL DISCORSO DEL 18 MARZO 1968 DI ROBERT KENNEDY.</p>
<p>"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale<br />
soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico,<br />
nell'ammassare senza fine beni terreni.</p>
<p>Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-<br />
Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo<br />
(PIL).</p>
<p>Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle<br />
sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle<br />
carneficine dei fine-settimana.</p>
<p>Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di<br />
casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende<br />
programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti<br />
violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm,<br />
missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare<br />
la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli<br />
equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa<br />
che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi<br />
popolari.</p>
<p>Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della<br />
qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di<br />
svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità<br />
dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà<br />
dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia<br />
nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.</p>
<p>Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la<br />
nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né<br />
la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che<br />
rende la vita veramente degna di essere vissuta.</p>
<p>Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di<br />
essere americani." (Robert KENNEDY)</p>
<p>---</p>
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 </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[corso economia solidale]]></title>
<link>http://listaetica.wordpress.com/2008/02/27/corso-economia-solidale/</link>
<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 14:17:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>listaetica</dc:creator>
<guid>http://listaetica.wordpress.com/2008/02/27/corso-economia-solidale/</guid>
<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA
&gt;
&gt; Un corso sulle Economie solidali con Alberto Castagnola
&gt;
&gt; Nell¹]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA<br />
&#62;<br />
&#62; Un corso sulle Economie solidali con Alberto Castagnola<br />
&#62;<br />
&#62; Nell¹ambito delle sue attività di formazione, Equociquà!, in collaborazione<br />
&#62; con Formin e Città dell¹Altra Economia di Roma, presenta il corso sulle<br />
&#62; Economie solidali tenuto da Alberto Castagnola, economista impegnato da anni<br />
&#62; in azioni di formazione, ricerca-intervento, promozione e sensibilizzazione<br />
&#62; sui temi dell¹economia internazionale e dei rapporti tra Nord e Sud del mondo.<br />
&#62; Il corso prenderà il via il 18 febbraio e si articolerà in sei incontri, che<br />
&#62; si terranno ogni lunedì sera presso la Bottega del mondo Equociquà! in via<br />
&#62; Divisione Torino 51/53 dalle 21.15 alle 23.00. Per la partecipazione è<br />
&#62; richiesto un contributo di 10 euro, comprensivo di dispense e bibliografia.<br />
&#62;<br />
&#62; Questo i temi dei sei incontri:<br />
&#62;<br />
&#62; Lunedì 18 febbraio: I processi di globalizzazione e i loro effetti<br />
&#62;<br />
&#62; Lunedì 25 febbraio: Le mutazioni di sistema e le conseguenze per gli Stati<br />
&#62;<br />
&#62; Lunedì 3 marzo: L'emergere di alternative economiche<br />
&#62;<br />
&#62; Lunedì 10 marzo: I limiti dello sviluppo e le strategie della decrescita<br />
&#62; felice<br />
&#62;<br />
&#62; Lunedì 17 marzo: Gli embrioni di sistemi alternativi. Realismo o utopia?<br />
&#62;<br />
&#62; Lunedì 31 marzo: Nella fase attuale, si può fare qualcosa?<br />
&#62;<br />
&#62; Approfondimenti sul programma su<br />
&#62; <a href="http://www.equociqua.it/corso_economiesolidali.shtm"><font color="#247cd4">http://www.equociqua.it/corso_economiesolidali.shtm</font></a><br />
&#62;<br />
&#62; Alberto Castagnola collabora, tra l¹altro, con la Campagna "Sdebitarsi",<br />
&#62; referente italiana di "Jubilee 2000" per la cancellazione del debito estero<br />
&#62; dei Paesi del Sud del mondo. Partecipa inoltre al Tavolo Intercampagne,<br />
&#62; promotore della "Rete Lilliput", costituita da gruppi di base e della società<br />
&#62; civile, impegnati sui problemi internazionali. Dal 1998 è presidente di "IRED<br />
&#62; NORD, Innovazioni e Reti per lo Sviluppo", rete internazionale impegnata sui<br />
&#62; temi dell¹Economia Popolare, del Microcredito e della Finanza Alternativa. E¹<br />
&#62; socio fondatore del "Laboratorio di Formazione ed Iniziative per un¹Altra<br />
&#62; Globalità", che organizza corsi di formazione di Economia Internazionale ed è<br />
&#62; membro di "Formin", consorzio di undici organismi che realizza iniziative di<br />
&#62; formazione sui temi internazionali. Dal 1996 ad oggi ha promosso due campagne<br />
&#62; in Italia, una sui consumi (Bilanci di Giustizia) e una sugli attuali rapporti<br />
&#62; Nord-Sud, cofinanziata dall¹Unione Europea, (Globalizzazione dei Popoli).<br />
&#62;<br />
&#62; Ufficio Stampa Equociquà<br />
&#62; via della Divisione Torino 51-53, 00143 Roma.<br />
&#62; Tel. e fax 06.5915784<br />
&#62; email: <a href="http://it.groups.yahoo.com/group/listaetica/post?postID=3squfKUrzIkIr5ZS30GxU3rgjVnWbAe2mLx2aNJuJjS6MaB2hDv54HF2_EtXZyPFR0wOIbV9uok0zhHkrUX_AA"><font color="#247cd4">laurentina@equociqua.it</font></a><br />
&#62; www.equociqua.it</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Milano 21 Febbraio 2008 ore 19 - A scuola in Madagascar]]></title>
<link>http://listaetica.wordpress.com/?p=95</link>
<pubDate>Tue, 19 Feb 2008 21:24:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>listaetica</dc:creator>
<guid>http://listaetica.wordpress.com/?p=95</guid>
<description><![CDATA[ INVITO a partecipare all&#8217;incontro con Manina, ex insegnante che vive
in Madagascar.
Ad oggi h]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> INVITO a partecipare all'incontro con Manina, ex insegnante che vive<br />
in Madagascar.</p>
<p>Ad oggi ha creato 185 scuole gratuite per oltre 11.000 bambini e si<br />
prende cura di ammalati, anziani ed indigenti.</p>
<p>Nel corso dell'incontro, Manina parlerà dei progetti realizzati in<br />
Madagascar,grazie al contributo degli amici dell'associazione no<br />
profit "I bambini di Manina del Madagascar".</p>
<p>Giovedi 21 Febbraio 2008 - alle ore 19<br />
Presso il negozio civico "CHIAMAMILANO",<br />
Largo Corsia dei Servi, 11 MILANO<br />
(MM Duomo o MM San Babila)</p>
<p>Per informazioni: www.bambinidimanina.org<br />
----</p>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Municipi sostenibili: cercasi esperienze di buona amministrazione]]></title>
<link>http://listaetica.wordpress.com/?p=90</link>
<pubDate>Tue, 19 Feb 2008 21:08:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>listaetica</dc:creator>
<guid>http://listaetica.wordpress.com/?p=90</guid>
<description><![CDATA[Carissim*,
vi chiedo una consulenza.
In quel di Como, nell&#8217;ambito del progetto &#8220;VIVI sos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Carissim*,<br />
vi chiedo una consulenza.</p>
<p>In quel di Como, nell'ambito del progetto "VIVI sostenibile" - il<br />
nostro "Cambieresti?" fatto in casa - quest'anno abbiamo aggiunto un<br />
pezzo importante insieme al Coordinamento Comasco per la Pace per<br />
sensibilizzare direttamente gli amministratori pubblici.<br />
Si tratta del percorso "Municipi sostenibili", che prevede<br />
inizialmente 4 seminari di conoscenza di buone pratiche a livello<br />
nazionale, e poi 2 corsi specialistici in autunno di approfondimento.</p>
<p>I temi che tratteremo nei seminari sono:<br />
1. Efficienza energetica nei regolamenti edilizi<br />
2. Mobilità urbana e tutela dell’ambiente<br />
3. Appalti pubblici: clausole sociali e ambientali, trasparenza,<br />
lotta alle infiltrazioni mafiose<br />
4. Partecipazione e cittadinanza attiva</p>
<p>In ogni seminario prevediamo la relazione di un esperto e la presenza<br />
di 2/3 casi significativi, preferibilmente di esperienze in comuni<br />
medio/piccoli.<br />
Conoscete esperienze interessanti di buona amministrazione da<br />
segnalarci e da invitare?</p>
<p>Stiamo già facendo una ricerca dalla letteratura e da vari siti, ma<br />
avremmo piacere di conoscere esperienze che abbiano realmente<br />
funzionato e quindi che siano conosciute direttamente.<br />
Vi siamo grati per l'aiuto che potrete darci.</p>
<p>Un saluto di Pace<br />
Marco Servettini<br />
--<br />
L'isola che c'è - rete comasca di economia solidale</p>
<p>cell: 338.9757397<br />
mail: <a href="http://it.groups.yahoo.com/group/listaetica/post?postID=iPQsY0mcyDkZ0vpcn67ZWnzP2hc4U4Pur8klG-riqAvx-1hbr8ZkT0YW7eZAHXJiBKQ20LK8H9J0VZI">info@lisolachece.org</a><br />
sito: www.lisolachece.org</p>
<p>--------------</p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Sostenibilità ambientale e marketing sociale: Bologna 29 Ottobre 20]]></title>
<link>http://listaetica.wordpress.com/2007/10/22/sostenibilita-ambientale-e-marketing-sociale-bologna-29-ottobre-20/</link>
<pubDate>Mon, 22 Oct 2007 09:04:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>listaetica</dc:creator>
<guid>http://listaetica.wordpress.com/2007/10/22/sostenibilita-ambientale-e-marketing-sociale-bologna-29-ottobre-20/</guid>
<description><![CDATA[Community Centro Studi e Ricerche sull’Economia Sociale
è lieta di presentare  il seminario:
Sost]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Community Centro Studi e Ricerche sull’Economia Sociale<br />
è lieta di presentare  il seminario:</p>
<p>Sostenibilità ambientale e marketing sociale: percorsi  e<br />
pratiche di successo</p>
<p>Lunedì 29 Ottobre 2007 alle ore 15.00 presso  ARCI<br />
Emilia-Romagna via Bentini 20, Bologna.</p>
<p>Sarà nostro ospite Gianni  Ugolini presidente e fondatore<br />
di Misterweb, il primo internet provider  italiano<br />
completamente sostenibile.</p>
<p>Misterweb s.r.l. è situato a  Vignola, Modena, ed alimenta<br />
il provider internet,la server farm, la web  agency ed i vari<br />
punti vendita con 114 pannelli fotovoltaici che coprono  una<br />
superficie di 225 mq.</p>
<p>Dibatteremo insieme a Gianni Ugolini sui  vantaggi economici<br />
e finanziari della sostenibilità ambientale e  sui<br />
costi/benefici di una campagna di marketing sociale<br />
impostata su  questi temi da parte delle organizzazioni senza<br />
scopo di  lucro.</p>
<p>Per iscriversi è necessario effettuare un bonifico di  Euro<br />
100 a favore di Community Centro Studi sul c/c 1123435<br />
presso Bper  Ag. 5 di Forlì, ABI 5387 CAB 13205.</p>
<p>La quota rappresenta l’iscrizione per  il 2007<br />
all’associazione e da diritto a ricevere tutti gli atti<br />
dei  seminari realizzati dal Centro Studi.</p>
<p>Info: Roberta Maggioli, <a href="/group/listaetica/post?postID=z9yoKMePQPUKE6MHVfnHXh7bCAvo5v5hRWzJWCSgl1lTxTM4d-OMcXHCMj7dsk8bP_oSDykD2SRvsN01N4X3xQVgucCL4zGrbw">direzione@centrostudicommunity.com</a><br />
Cell.  3487454423.</p>
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]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
