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	<title>elezioni-presidenti-camera-e-senato &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "elezioni-presidenti-camera-e-senato"</description>
	<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 06:11:28 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Berlusconi, Schifani ed il cattivo esempio]]></title>
<link>http://wildgretapolitics.wordpress.com/?p=409</link>
<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 23:33:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>wildgreta</dc:creator>
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Già nel 2002 Franco Giustolisi e Marco Lillo si occuparono su L&#8217;espresso di Renato Schifani]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://wildgretapolitics.wordpress.com/files/2008/04/schifani.jpg"></a><a href="http://wildgretapolitics.wordpress.com/files/2008/04/schifani1.jpg"></a></p>
<p style="text-align:center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-411 aligncenter" src="http://wildgretapolitics.wordpress.com/files/2008/04/schifani1.jpg?w=160" alt="" width="160" height="140" /></p>
<p>Già nel 2002 Franco Giustolisi e Marco Lillo si occuparono su L'espresso di <strong>Renato Schifani</strong>, ex democristiano, consigliere comunale a Palermo, poi capo dei senatori di Forza Italia e per anni volto tv del Berlusconi pensiero. Tra le sue azioni parlamentari si ricorda la legge o <strong>lodo Schifani,</strong> che <strong>sospese temporaneamente i processi</strong> in corso contro le più alte cariche dello Stato (fu utilizzata da Berlusconi stesso, allora premier), <strong>dichiarata poi inconstituzionale</strong>. Ma anche la battaglia vinta per il <strong>carcere duro ai mafiosi</strong>. Da ieri Schifani è il nuovo presidente del Senato. Ha avuto subito parole di grande equilibrio e ricevuto molteplici applausi. Certo è che come seconda carica dello Stato la maggioranza non ha scelto Pera o Pisanu, ma un uomo dal profilo marcatamente berlusconiano. Si <strong>tratta di un omaggio alla Sicilia,</strong> senza ministri nel governo, di un passo della Forza Italia dura verso il Quirinale, ma anche di un premio ad un senatore per <strong>la cieca fedeltà al capo.</strong> Solo che una democrazia non funziona coi cattivi esempi.<strong> E una legislatura non inizia bene con un tale passo. </strong>Di seguito l'articolo di Giustolisi e Lillo.<!--more--><br />
Quando, dopo una settimana di nottate, blitz e tranelli ha portato a casa l'approvazione della legge sul legittimo sospetto, <strong>Renato Schifani</strong> ha sottolineato con il consueto senso delle istituzioni la sua vittoria sull'Ulivo: <strong>«Li abbiamo fregati».</strong> Il capo dei senatori forzisti è fatto così. «È<strong> la mia chiarezza che dà fastidio alla sinistra», </strong>ha detto a un settimanale che gli ha dedicato un editoriale lodando «<strong>lo stile Schifani</strong>». Questo avvocato di 52 anni, nonostante il riporto e gli occhiali da archivista, è l'uomo prescelto da Silvio Berlusconi come volto ufficiale di Forza Italia. E lui lo ripaga come può. In un articolo sul "Giornale di Sicilia" dal titolo "Cavour e il conflitto di interessi" afferma che anche lo statista piemontese era «in potenziale macroscopico conflitto di interessi perché aveva il giornale "Il Risorgimento", partecipazioni bancarie, grandi proprietà terriere e un'intensa attività affaristica». Proprio come Berlusconi, insomma, eppure nessuno gli disse nulla. Peccato che, come scrive Rosario Romeo a pagina 451 della sua biografia, Cavour appena diventò ministro «<strong>decise in primo luogo di liquidare gli affari nei quali era stato attivo fino ad allora</strong>». <strong>Ma Schifani per amore del capo è disposto a sfidare anche il ridicolo</strong>. Come quando si fa riprendere in tv accanto al santino del leader neanche fosse Padre Pio. Avvocato civilista e amministrativista, 52 anni, sposato e padre di due figli, amante delle isole Egadi, <strong>è stato eletto nel collegio di Corleone</strong>, cuore di quella Sicilia che ha dato il <strong>cento per cento degli eletti a Forza Italia.</strong> Per descrivere l'eroe del legittimo sospetto, l'uomo che ha scavato nottetempo la via di fuga dal processo milanese per <strong>Berlusconi e Previti</strong>, si potrebbe partire dalle sue radici democristiane. Ma applicando alla lettera il suo credo, «<strong>non bisogna usare il politichese ma parlare con serenità il linguaggio dell'uomo comune», sarà meglio partire da una constatazione: il capo dei senatori di Forza Italia è stato socio di affari (leciti) con presunti usurai e mafiosi.<br />
</strong>Sua eccellenza Filippo Mancuso, solitamente bene informato, ha definito così il suo ex compagno di partito: «Un avvocato del foro di Palermo specializzato in recupero crediti». Schifani gli ha risposto con una lettera in cui difende la sua «onesta e onorata carriera» e nega di avere mai svolto una simile attività. Negli archivi della Camera di commercio di Palermo risulta però una società, oggi inattiva, costituita nel 1992 da Schifani con Antonio Mengano e Antonino Garofalo: la Gms. <strong>L'avvocato Antonino Garofalo (socio accomandante come Schifani) è stato arrestato nel 1997</strong> e poi rinviato a giudizio per usura ed estorsione nell'ambito di indagini condotte dal sostituto Gaetano Paci della Procura di Palermo. <strong>L'ex socio di Schifani è ritenuto il capo di un'organizzazione che prestava denaro nella zona di Caccamo chiedendo interessi del 240 per cento</strong>. Schifani non è stato coinvolto nelle indagini ma certo non deve essere piacevole scoprire di essere stato socio con un presunto usuraio in un'impresa che come oggetto sociale non disdegnava: «L'attività esattoriale per conto terzi di recupero crediti e l'attività di assistenza nell'istruttoria delle pratiche di finanziamento...».<br />
<strong>Schifani è stato sempre sfortunato nella scelta dei compagni delle sue imprese. </strong>In un rapporto dei carabinieri del nucleo di Palermo, di cui <strong>"L'Espresso" è in grado di rivelare i contenuti, si ricostruisce la storia di un'altra strana società di cui il capogruppo di Forza Italia è stato socio e amministratore per poco più di un anno</strong>. Si chiama Sicula Brokers, fu istituita nel 1979 e oggi ha cambiato compagine azionaria. Tra i soci fondatori, accanto a un'assicurazione del nord, c'erano Renato Schifani e il ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, nonché soggetti come Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà. Nomi che a Palermo indicano quella zona grigia in cui impresa, politica e mafia si confondono. Benny D'agostino è un imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e, <strong>negli anni in cui era socio di Schifani e La Loggia, frequentava il gotha di Cosa Nostra.</strong> Lo ha ammesso lui stesso al processo Andreotti quando ha raccontato un viaggio memorabile sulla sua Ferrari da Napoli a Roma assieme a Michele Greco, il papa della mafia.<br />
<strong>Giuseppe Lombardo</strong> invece è stato amministratore delle società dei cugini Ignazio e Nino Salvo, i famosi <strong>esattori di Cosa Nostra</strong> <strong>arrestati da Falcone nel lontano 1984</strong> e condannati in qualità di capimafia della famiglia di Salemi. Nino Mandalà, infine, è stato arrestato nel 1998 ed è attualmente sotto processo per mafia a Palermo. <strong>Questo ex socio di Schifani e La Loggia era il presidente del circolo di Forza Italia di Villabate</strong>, un paese vicino a Palermo e proprio di politica parlava nel 1998 con il suo amico Simone Castello, colonnello del boss Bernardo Provenzano mentre a sua insaputa i carabinieri lo intercettavano. <strong>Mandalà riferiva a Castello l'esito di un burrascoso incontro con il ministro Enrico La Loggia, allora capo dei senatori di Forza Italia.</strong> Mandalà era infuriato per non avere ricevuto una telefonata di solidarietà dopo l'arresto del figlio (poi scagionato per un omicidio di mafia). E<strong> così raccontava di avere chiuso il suo colloquio con La Loggia: «Siccome io sono mafioso ed è mafioso anche tuo padre che io me lo ricordo quando con lui andavo a cercargli i voti da Turiddu Malta che era il capomafia di Vallelunga. Lo posso sempre dire che tuo padre era mafioso. A quel punto lui si è messo a piangere</strong>». La Loggia ha ammesso l'incontro ma ne ha raccontato una versione ben diversa. E anche Mandalà al processo ha parlato di millanteria. <strong>Nella stessa conversazione intercettata Mandalà parlava di Schifani in questi termini: «Era esperto a 54 milioni all'anno, qua al comune di Villabate, che me lo ha mandato il senatore La Loggia».<br />
</strong>Schifani è stato sentito dalla Procura e, senza falsa modestia ha spiegato con la sua bravura la consulenza e lo stipendio<strong>: «Il mio studio è uno dei più accreditati in campo urbanistico in Sicilia». </strong>Ma per La Loggia sotto sotto c'era una raccomandazione: «<strong>Parlai di Schifani con Gianfranco Micciché (coordinatore di Forza Italia in Sicilia) e dissi: sta sprecando un sacco di tempo e quindi avrà dei mancati guadagni facendo politica</strong>. Vivendo lui della professione di avvocato dico se fosse possibile fargli trovare una consulenza. È un modo per dirgli grazie. E allora parlammo con il sindaco Navetta». <strong>Il sindaco Navetta è il nipote di Mandalà e il suo comune è stato sciolto per mafia nel 1998</strong>.<br />
Il capogruppo di Forza Italia è stato sfortunato anche nella scelta dei suoi assistiti. Proprio un suo ex cliente recentemente ne ha fatto il nome in tribunale. La scena è questa: Innocenzo Lo Sicco, un mafioso pentito, il 26 gennaio del 2000 entra in manette in aula a Palermo e viene interrogato sulla vicenda di un palazzo molto noto in città, quello di Piazza Leoni. Le sue parole fanno balenare pesanti sospetti: «<strong>L'avvocato Schifani ebbe a dire a me, suo cliente, che aveva fatto tantissimo ed era riuscito a salvare il palazzo di Piazza Leoni facendolo entrare in sanatoria durante il governo Berlusconi perché, così mi disse, fecero una sanatoria e lui era riuscito a</strong> <strong>farla pennellare sull'esigenza di quegli edifici. Era soddisfattissimo. Perché lo diceva a me? Ma perché io lo avevo messo a conoscenza di qual era la situazione, l'iter, le modalità del rilascio della concessione...».</strong><br />
La Procura dopo aver analizzato le parole del pentito non ha aperto alcun fascicolo per la genericità del racconto. Comunque la storia di questo palazzo, scoperta dal giornalista de "la Repubblica" Enrico Bellavia, è tutta da raccontare. Comincia alla fine degli anni Ottanta quando <strong>Pietro Lo Sicco, imprenditore finanziato dalla mafia e zio di Innocenzo, mette gli occhi su un terreno a due passi dal parco della Favorita, una delle zone più pregiate di Palermo. </strong>Lo Sicco vuole costruirci un palazzo di undici piani ma prima bisogna eliminare due casette basse che appartengono a due sorelle sarde, Savina e Maria Rosa Pilliu, che non vogliono svendere. Pietro Lo Sicco le minaccia e le sorelle si rivolgono alla polizia. Ma la mafia è più lesta della legge: Lo Sicco ottiene la concessione edilizia grazie a una mazzetta di 25 milioni di lire e comincia ad abbattere l'appartamento a fianco. <strong>Quando le sorelle vedono avvicinarsi il bulldozer cominciano ad arrivare nel loro negozio i fusti di cemento. Il messaggio è chiaro: finirete lì dentro.</strong> Lo Sicco smentisce di essere il mandante ma la Procura offre alle Pilliu il programma di protezione. <strong>Oggi le sorelle sono un simbolo dell'antimafia: vivono proprio nel palazzo costruito da Lo Sicco e confiscato dallo Stato</strong>. Il costruttore è stato condannato a 2 anni e otto mesi per truffa e corruzione a cui si sono aggiunti sette anni per mafia.<br />
All'inaugurazione del nuovo negozio costruito grazie al fondo antiracket, il senatore <strong>Schifani non c'era.</strong> Era dall'altra parte in questa vicenda. <strong>Il suo studio ha difeso l'impresa Lo Sicco davanti al Tar.</strong> Il pentito Innocenzo Lo Sicco, ha raccontato che lui stesso accompagnava l'avvocato Schifani negli uffici per seguire la pratica. Certo all'epoca l'imprenditore non era stato inquisito e il senatore non poteva sapere con chi aveva a che fare anche se il genero di Lo Sicco era sparito nel 1991 per lupara bianca. In <strong>quegli stessi anni Schifani assisteva anche altri imprenditori che sono incappati nelle confische per mafia,</strong> come Domenico Federico, prestanome di Giovanni Bontate, fratello del vecchio capo della cupola Stefano. <strong>Un settore quello delle confische che il senatore non ha dimenticato in Parlamento. Quando ha presentato un progetto di legge (il numero 600) per modificare la legge sulle confische e sui sequestri.</strong><br />
Rigatelli sole 24 ore 30 aprile 2008</p>
<p style="text-align:center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-410 aligncenter" src="http://wildgretapolitics.wordpress.com/files/2008/04/schifani.jpg?w=160" alt="" width="160" height="140" /></p>
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<item>
<title><![CDATA[Al via la XVI legislatura: il bacio]]></title>
<link>http://wildgretapolitics.wordpress.com/?p=395</link>
<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 21:57:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>wildgreta</dc:creator>
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<description><![CDATA[
 

                              
    29 aprile 2008
      ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://wildgretapolitics.wordpress.com/files/2008/04/dellutri-cuffaro-bacio1.jpg"></a><a href="http://wildgretapolitics.wordpress.com/files/2008/04/dellutri-cuffaro-bacio.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://wildgretapolitics.wordpress.com/files/2008/04/dellutri-cuffaro-bacio1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-396 aligncenter" src="http://wildgretapolitics.wordpress.com/files/2008/04/dellutri-cuffaro-bacio1.jpg?w=126" alt="" width="126" height="96" /></a></p>
<p>                              </p>
<p style="text-align:center;">   <strong> 29 aprile 2008</strong></p>
<p style="text-align:center;">      <strong>Dell'Utri e Cuffaro si baciano in aula</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Schifani: la seconda carica dello stato]]></title>
<link>http://wildgretapolitics.wordpress.com/?p=393</link>
<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 17:12:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>wildgreta</dc:creator>
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<description><![CDATA[ 
Di seguito due articoli dal web, il primo è di Giuseppe Morello di Affari Italiani e il secondo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Di seguito due articoli dal web, il primo è di Giuseppe Morello di Affari Italiani e il secondo è del quotidiano spagnolo El Pais. Dell'ultima parte dell'articolo,  forse la più interessante, c'è la traduzione fatta da un blogger  (<a class="newsLink" title="http://polimetosirapi.blogspot.com/2008/04/visti-da-lontano1.html" rel="nofollow" href="http://polimetosirapi.blogspot.com/2008/04/visti-da-lontano1.html" target="_blank">polimetosirapi.blogspot.com</a>) di un articolo del quotidiano spagnolo El Pais dal quale apprendiamo notizie sul passato dell'avvocato divenuto oggi presidente del senato.</p>
<p><strong>Fenomenologia di Schifani</strong></p>
<p>Martedí 29.04.2008 17:43</p>
<p>Di Giuseppe Morello</p>
<p>Dunque, la seconda carica dello Stato è Renato Schifani, che per alcuni porta già nel cognome un giudizio estetico, ma sarebbe troppo facile elencare tutte le doti che il presidente del Senato non ha. Non è autorevole né simpatico, in tv sa essere prepotente e molesto, non è acuto né brillante né arguto, alterna un italiano avvocatesco (quando discetta) a uno stile corrivo e grossolano (quando polemizza), e infine non è nemmeno esteticamente gradevole, anche dopo che, su consiglio di Berlusconi, ha cercato di fare il grande salto mutilandosi del riporto e cambiando occhiali.<!--more--></p>
<p>Grazie a tutto questo però Schifani riesce ad essere la sintesi della stessa Italia che con colpevole sussiego la sinistra (estrema e moderata) non vede più e non riconosce più perché non trova posto nelle pagine dell'Economist e non indossa nemmeno uno "straccetto etno-chic da 500 euro". Schifani, coi suoi cappottini e la mimica da ossequiato democristiano meridionale, sembra appena uscito da un racconto di Gogol, è il monumento all' aurea mediocritas, esponente del piccolo notabilato siculo, gentile ma mica scemo, immortalato nelle commedie di Pirandello.</p>
<p>Persino la sua passione per Elvis Presley non lo fa sembrare 'casta' ma uomo qualunque dai gusti un po' demodé.<br />
Non si confonda Veltroni. Schifani con la sua medietà di avvocaticchio "specializzato in recupero crediti" (Mancuso) non viene da Plutone, ma è un volto rappresentativo dell'Italia di oggi, altro lato della medaglia dell'Italia 'leghista' che vota Calderoli. Non a caso è la classe dirigente scelta in massa dagli italiani.</p>
<p>Auguri al neopresidente.</p>
<p>giuseppe.morello@affaritaliani.it</p>
<p> </p>
<p><strong>Dal quotidiano spagnolo EL PAIS</strong></p>
<div><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Renato Schifani è il nuovo Presidente del Senato.<br />
Nel breve discorso svolto al termine dell'investitura ha annunciato un forte impegno contro la mafia,nel ricordo di Giovanni falcone e Paolo Borsellino. Non ci sarebbe nulla di strano se a pronunciare tale discorso fosse stato un senatore con un passato un po' meno fosco.<br />
La nuova seconda carica dello Stato infatti negli anni ottanta è stato socio in una compagnia nella quale figuravano Nino Mandalà,capo del clan mafioso di Villabate, e Benny D'Agostino, imprenditore legato allo storico boss di cosa nostra Michele Greco.<br />
Il problema è che per avere tali notizie bisogna sfogliare <a href="http://www.elpais.com/articulo/economia/ONU/Banco/Mundial/crean/equipo/conjunto/atajar/crisis/alimentaria/elpepueco/20080429elpepuint_17/Tes?,.kjxfgujh#despiece1"><span style="color:windowtext;">"El Pais" o consultare la versione online</span></a> perchè la stampa italiana da questo punto di vista sembra latitare...Schifani, colaborador de Berlusconi, nuevo presidente del Senado italiano<br />
La apertura oficial de la XVI legislatura culminará, presumiblemente mañana, con el nombramiento del presidente del Parlamento<br />
AGENCIAS - Roma - 29/04/2008</span></div>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">VotaRenato Schifani, candidato del Pueblo de la Libertad, ha sido elegido hoy presidente del Senado italiano por 178 votos a favor, 117 abstenciones y tres nulos. Colaborador estrecho de Silvio Berlusconi, ha logrado cuatro votos más de los partidos que oficialmente le apoyan.<br />
· Un siciliano incondicional<br />
· La derecha posfascista gana la alcaldía de Roma</p>
<p>Silvio Berlusconi</p>
<p>El candidato conservador ha obtenido la presidencia del Senado en la primera votación de la Cámara Alta, tras la apertura esta mañana de la XVI legislatura italiana. Por su parte, Emma Bonino ha logrado trece votos y una decena se han repartido entre varios senadores.<br />
Los parlamentarios de la derecha italiana, representada por el Pueblo de la Libertad (PDL), la Liga Norte y el Movimiento para la Autonomía, vencedores de las elecciones generales, han aplaudido la designación de Schifani cuando éste ha alcanzado los 162 votos que necesitaba para obtener la presidencia de la Cámara.<br />
La proclamación oficial ha corrido a cargo de el senador más antiguo, el octogenario Giulio Andreotti, tras la renuncia de la premio Nobel Rita Levi Montalcini.<br />
El Parlamento, a la espera<br />
Después de la elección del presidente del Senado, deberá nombrarse el de la Cámara de los Diputados, cargo para el que el PDL presenta a Gianfranco Fini, de 56 años y presidente de la derechista Alianza Nacional, que concurrió a las elecciones dentro de la lista del partido de Berlusconi. La elección, según se prevee, no se logrará hasta mañana ya que será probablemente en cuarta votación, pues la ley establece que en las tres primeras se necesita una mayoría de tres cuartos y en la sucesiva sólo la mitad más uno de los sufragios.<br />
Un siciliano incondicional<br />
Renato Schifani llega a la Presidencia del Senado italiano tras más de catorce años en política y con una carrera marcada por su apoyo incondicional al futuro presidente del país, Silvio Berlusconi, lo que le ha convertido en uno de sus hombres de confianza.<br />
Nacido en Palermo, la capital siciliana, el 11 de mayo de 1950 y abogado de profesión, entró a formar parte del proyecto de Forza Italia en 1995 y fue elegido senador un año después por su región natal, cargo que ha mantenido en las tres últimas legislauras y al que, a partir de 2001, sumó el de jefe del grupo parlamenario de Forza Italia en esa cámara.<br />
Schifani se convirtió en el rostro de Forza Italia por sus repetidas muestras de apoyo y declaraciones públicas a favor de Silvio Berlusconi, al que llegó a comparar con el conde Cavour, uno de los principales impulsores de la unificación italiana en el siglo XIX, para rebatir las acusaciones de conflicto de intereses que pesaban sobre 'Il Cavaliere'. El nuevo presidente del Senado recordó en aquella ocasión que Cavour ocupó diversos cargos políticos y que, a la vez, fue un importante terrateniente y propietario de un periódico, una comparación que originó diversas críticas y que el propio Berlusconi le pidió que evitara.<br />
A pesar de su posición dentro del partido, reconvertido en los últimos comicios en El Pueblo de la Libertad (PdL), junto a Alianza Nacional, La Liga Norte y el siciliano Movimiento por la Autonomía, no ha ocupado ningún cargo ministerial, un objetivo por el que, según ha asegurado, que nunca "pataleará".<br />
En el plano político, Schifani fue uno de los protagonistas de la estabiización del régimen carcelario especial para mafiosos y terroristas, conocido como artículo 41 bis. Esta medida prevé que los condenados por esos delitos no puedan acogerse a los beneficios penitenciarios previstos en la ley, como el régimen abierto, a menos que se conviertan en arrepentidos y colaboren con la Justicia. Asimismo, fue el autor del laudo Schifani, mediante el que se concede la inmunidad a los presidentes de la República, del Gobierno, de las dos Cámaras parlamentarias y del Tribunal Constituional mientras ejerzan sus cargos. Ese laudo fue declarado posteriormente ilegítimo por el Tribunal Constitucional.<br />
<strong>Su nombre, en cambio, ha sido relacionado por la prensa italiana con la criminalidad organizada siciliana, ya que en los años ochenta fue socio de una compañía en la que también figuraban Nino Mandalà, jefe del clan mafioso de Villabate, y de Benny d'Agostino, empresario ligado al histórico dirigente de la Cosa Nostra, Michele Greco.</strong></p>
<p><strong>El Pais 29 aprile 2008</strong></p>
<p> </p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alla Camera fumata nera per Fini. Eletti e ripescati]]></title>
<link>http://wildgretapolitics.wordpress.com/?p=387</link>
<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 12:20:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>wildgreta</dc:creator>
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<description><![CDATA[ 
Roma, 29 aprile 2008 - Prima &#8216;fumata nera&#8217; nell&#8217;aula di Montecitorio per l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> <br />
Roma, 29 aprile 2008 - Prima 'fumata nera' nell'aula di Montecitorio per l'elezione del presidente della Camera. Il quorum necessario dei due terzi dei componenti l'assemblea, infatti, non è stato raggiunto. Gianfranco Fini, candidato di Pdl e Lega, ha avuto 325 voti. Sono state 278, invece, le schede bianche: questa è stata la scelta seguita da Pd, Idv e Udc. Le schede nulle sono state 6. I voti dispersi 12, perchè ci sono state schede singole con i nomi, tra gli altri, di Alemanno, Bonino (non è stata considerata valida perchè l'esponente radicale non è deputata ma senatrice), Bocchino, Tocci, Narducci, Veltroni. Adesso inizia la seconda votazione per l'elezione del presidente della Camera. Il quorum richiesto per il secondo scrutinio è di due terzi dei voti contando anche le schede bianche e quindi anche in questo caso non sarà raggiunto. <!--more-->Alle 15 inizierà nell'aula di Montecitorio la seconda votazione per l'elezione del presidente della Camera. In questo caso servirà il quorum dei due terzi dei voti contando anche le schede bianche.</p>
<p>LA SCELTA DEI COLLEGI<br />
Silvio Berlusconi sceglie il Molise, Gianfranco Fini l'Emilia Romagna, Walter Veltroni il Lazio. Sono alcune delle opzioni su cui ha lavorato al Giunta provvisoria per le elezioni di Montecitorio in vista della proclamazione dei deputati subentranti, ora in corso in Aula. Umberto Bossi sceglie il collegio Lombardia uno, Massimo D'Alema la Puglia, Dario Franceschini - come Fini - l'Emilia Romagna.</p>
<p>Anche Antonio Di Pietro, come Berlusconi, opta per il Molise, mentre sempre per l'Idv Silvana Mura sceglie l'Emilia e Leolua Orlando il Lazio. Nell'Udc optano Pier Ferdinando Casini per la Liguria, Lorenzo Cesa per la Puglia come Rocco Buttiglione, Roberto Rao - neo eletto - per il Veneto, Giuseppe Vietti per il Piemonte 1. Oltre a Veltroni, D'Alema e Franceschini, nel Pd optano anche Rosi Bindi, per la Toscana, Cesare Damiano per il Piemonte 2, Giovanna Melandri per la Liguria. Alla Giunta sono pervenute anche tre dimissioni - su cui poi l'Aula voterà - quella di Raffaele Lombardo, Cristiana Muscardini e Franco Frattini. Per effetto delle opzioni, ecco alcuni dei subentranti: in Lombardia uno rientrs Pierluigi Mantini al posto di Veltroni.</p>
<p>Mentre in Lombardia 2, viene ripescato Luca Volonté (al posto di Cesa), ed Entra Renato Farina al posto di Fini. In Friuli rientra Manlio Contento, al posto di Fini. In Puglia viene ripescato Pino Pisicchio, che subentra a Di Pietro, mentre in Basilicata l'opzione di Fini per la Puglia fa entrare Giuseppe Moles, già portavoce di Antonio Martino. In Calabria rientra Mario Tassone al posto di Casini, mentre in Sicilia due l'opzione di Cesa fa ripescare Giuseppe Drago. Infine Luca Barbareschi, candidato in Sardegna per il Pdl, e che entra alla Camera grazie all'opzione di Berlusconi per il Molise.</p>
<p>Quotidiano.net 29 aprile 2008</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Senato, Schifani è il nuovo presidente.Alla Camera fumata nera per Fini]]></title>
<link>http://wildgretapolitics.wordpress.com/?p=386</link>
<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 12:16:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>wildgreta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Bossi: &#8220;I fucili sono sempre caldi&#8221;
E&#8217; stato eletto con 178 voti, 4 in più della ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bossi: "I fucili sono sempre caldi"</strong></p>
<p>E' stato eletto con 178 voti, 4 in più della maggioranza di centrodestra: "Essere garante sarà la mia missione principale"<br />
Roma, 29 aprile 2008 - Renato Schifani e' stato eletto presidente del Senato al primo scrutinio. Schifani e' stato eletto presidente di Palazzo Madama con un numero di consensi maggiori a quelli della maggioranza di centrodestra. Il Pdl, infatti, ha al Senato 174 senatori, Schifani ha incassato nel conteggio ufficioso prima del risultato ufficiale 178 voti. <!--more--></p>
<p>IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO</p>
<p>"Saro' il garante delle regole e dei diritti dell'opposizione e della maggioranza. Essere garante sara' la mia missione principale". Cosi' Renato Schifani, neo eletto presidente del Senato, nel suo discorso di insediamento all'aula di Palazzo Madama. Ha poi parlato di legalita' e sicurezza, che sono problemi ''da non sottovalutare, ma occorre agire con rigore e severita', senza dimenticare la tolleranza e l'accoglienza verso quell'immigrazione sana che e' la benvenuta''</p>
<p>I caduti di Nassiriya e i giudici Falcone e Borsellino: a loro gli applausi più convinti dell'aula di Palazzo Madama. Non appena il neoeletto presidente Renato Schifani li ha citati, tutti i membri dell'assemblea si sono alzati in piedi e hanno applaudito convintamente. Il neo presidente del Senato Renato Schifani ha sottolineato l'impegno "alla lotta senza pausa a tutte le mafie". Schifani ha ricordato inoltre l'allarme dei cittadini per i crimini commessi "dai clandestini" e la necessità di coniugare "rigore e severità" con la tradizione di "tolleranza e accoglienza verso l'immigrazione sana e regolare".<br />
Applausi meno convinti, ma applausi, sono andati anche all'ex presidente di Palazzo Madama Franco Marini e ad Anna Finocchiaro, che Schifani ha citato come esempio di collaborazione fra maggioranza e opposizione. Battimani e standing ovation, infine, quando Schifani ha citato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.</p>
<p>Schifani parla poi di riforme: "Ci aspetta una feconda stagione di riforme condivise". Parla, Schifani, di stagione "delle riforme" ed invita le forze politiche "a farsi interprete" delle istanze che vengono dal paese, "comprese le minoranze che non sono piu' presenti".</p>
<p>"Dobbiamo difendere senza tentennamenti le radici cristiane della nostra identita'. Dimenticare le nostre radici significa perdere l'anima". Per questo "l'Italia e l'Europa devono ritornare alle proprie radici o il tramonto diventa irreversibile". Cosi' Renato Schifani, neo eletto presidente del Senato, nel suo discorso di insediamento all'aula di Palazzo Madama.</p>
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