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	<title>file-sharring &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "file-sharring"</description>
	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 06:28:55 +0000</pubDate>

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<item>
<title><![CDATA[il diritto d'autore nell'era digitale]]></title>
<link>http://berlinialberto.wordpress.com/2008/02/07/il-diritto-dautore-nellera-digitale/</link>
<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 01:46:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alberto Berlini</dc:creator>
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<description><![CDATA[SPIRALI EVOLUTIVE DEL DRM, IL CASO  QTRAX.
INTRODUZIONE: IL DIRITTO D’AUTORE E IL  COPYLEFT 
Il 28]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0;" align="center"><font face="georgia">SPIRALI EVOLUTIVE DEL DRM, IL CASO  QTRAX</font>.</p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0;" align="center"><font face="Georgia" size="2">INTRODUZIONE: IL DIRITTO D’AUTORE E IL  COPYLEFT </font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Il 28 gennaio del 2008 sulle prime  pagine di tutti i quotidiani on-line si annunciava una rivoluzione del modello  di vendita e distribuzione dei contenuti multimediali. La popolarità di  strumenti digitali per l’accesso a contenuti multimediali come personal  computer, lettori <i>mp3</i>, <i>divx</i>, telefonini di nuova generazione,  affiancata dalla diffusione dell’accesso ad Internet a Larga Banda e delle reti  <i>Peer To Peer</i>, permettono ad ogni singolo utente l’accesso alla macchina  della produzione e diffusione di contenuti. Tutto ciò sta creando un nuovo  scenario capace di modificare il consolidato sistema  autore-distributore-cliente.</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><!--more--></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Riguardo la protezione del diritto  d’autore, istituito in Italia dalla <i>legge 633 del 1941</i>, non esiste su  Internet una normativa precisa. La tecnologia digitale permette di riprodurre  qualsiasi tipo di risorsa in copie uguali all’originale, in poco tempo e ad un  costo irrisorio. Ogni informazione messa in Rete è accessibile da uno o più  lettori e il concetto di diritto d’autore tende a svanire. Il diritto d’autore  viene creato nel 1710 in Inghilterra con uno statuto della regina Anna. Prima  del XVIII secolo non si può dire che esistesse un vero e proprio diritto  d’autore, ma venivano concessi dei privilegi agli autori. Benché vi siano  differenze nei vari paesi europei circa la gravità della violazione di tale  diritto, la logica di base prevede che la durata del copyright sia limitata nel  tempo, ma che sia tale da produrre un adeguato margine di guadagno per  recuperare i costi sostenuti per la produzione e la distribuzione del  prodotto.</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Il copyright di matrice anglosassone,  ovvero nei sistemi giurisprudenziali di <i>common law</i>, è nato con lo scopo  di promuovere l’industria culturale: esso si rivolge al diritto di copiare,  riprodurre e distribuire sul mercato copie di un’opera. Il copyright non è un  diritto personale e inalienabile, ma può essere venduto a terzi ed ereditato,  nonché può essere oggetto di un esproprio per fini di pubblica  utilità.</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Il diritto d’autore italiano si sposta  verso la sfera dell’autore, il quale, anche dopo la cessione dei diritti  patrimoniali dell’opera, può conservare un certo controllo sulla stessa,  aggiungendo i cosiddetti diritti morali, irrinunciabili, incedibili e perpetui.  L’autore acquisisce il complesso dei diritti sull’opera con la semplice  creazione della stessa come cristallizzato nell’<i>art. 2576</i> del <i>codice  civile</i> “<i>il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è  costituito dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro  intellettuale</i>”. La legge prescrive l’onere di depositare una copia  dell’opera, ma l’omissione di tale formalità non pregiudica l’esercizio del  diritto d’autore. Infatti la questione è solo di tipo probatorio, allo scopo di  difendersi da eventuali pretese di paternità dell’opera; di fatto, la legge  italiana reputa autore dell’opera “salvo prova contraria, chi in essa è indicato  come tale, nelle forme dell’uso, ovvero è annunciato come tale nella  recitazione, esecuzione, rappresentazione o radiodiffusione, dell’opera  stessa”.</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">La legge riconosce il diritto d’autore  laddove vi sia un’opera originale e creativa, frutto dell’ingegno. L’utilizzo di  contenuti altrui, caricati sul proprio server, è disciplinato diversamente a  seconda dell’utilizzo commerciale o no del materiale: in caso di un sito di  natura <i>no profit</i> è sufficiente la richiesta di autorizzazione e la  citazione della fonte; in caso di un sito commerciale la giurisprudenza parla di  concorrenza sleale a danno dell’autore a cui spetta il diritto di utilizzo  economico dell’opera. </font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Con l’avvento di Internet e delle nuove  tecnologie, la tendenza è di considerare legittima la copia di un opera coperta  da diritto d’autore, se non ne viene fatto un uso pubblico o a scopo di lucro.  Nel 1984 Richard Stallman e la <i>Free Software</i><i> Foundation</i> hanno  sviluppato un meccanismo per promuovere la diffusione e la libera circolazione  del software: il <i>copyleft</i>. Questo non è un sistema legale opposto al  <i>copyright</i>, ma solo un modo alternativo per la gestione dei diritti  d’autore. Le cosiddette “licenze” non sono altro che documenti atti a  disciplinare la distribuzione di opere di ingegno: con esse l’autore chiarisce  al pubblico quali diritti intende riservarsi, e di quali intende spogliarsi.  Estremamente rappresentativo il motto “<i>some right reserved</i>” usato dal  movimento <i>Creative Commons</i>, quale posizione intermedia tra il modello del  copyright tradizionale, in cui tutti i diritti sono riservati e quello, più  radicale, del “dominio pubblico” sostenuto dal movimento No Copyright.  </font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Il progetto <i>Creative Commons</i>  nasce nel 2001 su iniziativa di alcuni giuristi californiani, per dar voce alla  necessità di creare un nuovo paradigma di diritto d’autore sul modello <i>Open  Source</i>. Il progetto si articola in un ente associativo centrale con sede  legale a San Francisco, titolare del dominio Internet<i>  www.creativecommons.org</i>, e da una rete di affiliate che fungono da referenti  per i vari progetti di <i>iCommons</i> internazionali che hanno il compito di  adattare le <i>CCPL</i> (<i>Creative Commons Pubblic Licenses</i>) ai vari  sistemi giuridici</font><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftn1" title="_ftnref1" name="_ftnref1"><font></font><font></font><font face="Georgia" size="2">[1]</font></a><font face="Georgia" size="2">. Queste licenze,  di fatto una forma di contratto, rappresentano lo strumento giuridico per  definire le modalità di distribuzione di un opera protetta dal diritto d’autore  che, come ricordato prima, sorge non appena un opera viene creata.</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">La <i>Creative Commons</i> ha progettato  una serie di licenze per rispondere alle molteplici esigenze degli  autori:</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Una licenza è composta da un <i>legal  code</i>, in cui sono contenute tutte le clausole del contratto, che, per  chiarezza, è tradotto e riassunto in poche righe di testo nel<i> commons  deed</i>. La licenza non è revocabile, è valida in tutto il mondo per tutta la  durata del diritto d’autore connesso all’opera (solitamente 70 anni).</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">La licenza “attribuzione” è la più  permissiva, imponendo come unica condizione il riconoscimento del contributo  dell’autore originario. La clausola “non opere derivate” vieta la modifica  dell’opera, mentre la clausola “non commerciale” riserva al solo autore il  diritto di sfruttare commercialmente l’opera. In pieno spirito Open Software la  clausola “condividi allo stesso modo” che concede la possibilità di apportare  modifiche all’opera a patto che, gli autori delle eventuali modifiche, rilascino  a loro volta tali nuovi contenuti in un regime di <i>copyleft</i>  identico</font><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftn2" title="_ftnref2" name="_ftnref2"><font></font><font></font><font face="Georgia" size="2">[2]</font></a><font face="Georgia" size="2">.</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Le <i>Creative Commons Pubblic  Licenses</i> non sono le uniche licenze <i>open content</i> che gestiscono il  diritto d’autore in Rete. Il permesso di “copia letterale”, <i>Verbatim  copy</i>, è la prima modalità usata per condividere i testi dal movimento  <i>Free Software</i>. Consiste nell’apporre una nota in calce ai testi, subito  dopo l’identificazione del detentore del copyright. È concesso l’uso  commerciale, ma non è permessa la modifica dell’opera. La <i>GNU</i><i> free  documentation license</i> è una prassi abbastanza comune fra gli informatici e  rappresenta, insieme con le <i>CCPL</i>, una delle licenze più utilizzate. Essa  è inoltre utilizzata da Wikipedia, il sito che, dal 2001, ospita la più grande  enciclopedia on-line creata dai contributi degli utenti e che ha da poco  attivato il progetto Wikibooks, la scrittura collettiva di libri soprattutto di  argomento didattico e tecnico; la licenza si basa sul concetto originario di  “persistente” e tutte le modifiche effettuate devono essere a loro volta  rilasciate sotto la stessa licenza. Inoltre consente sempre lo sfruttamento  commerciale dell’opera. La licenza <i>Art Libre</i>, o anche <i>Free Art  License</i>, è realizzata dal progetto francese <i>Copyleft Attitude</i>. Prima  nata in un contesto tutto europeo denota alcune caratteristiche tipiche  dell’impostazione di diritto d’autore continentale rispetto a quella del  copyright americano. La licenza <i>Copyzero X</i> è realizzata e promossa dal  <i>Movimento Costozero</i>, associazione che si occupa anche di un servizio di  firma digitale e marca temporale on-line per opere d’ingegno. Richiamando un po’  lo stile “più europeo” della licenza Art Libre, segue l’impostazione italiana  del diritto d’autore, toccando tutti gli aspetti regolati dalla <i>legge 633 del  1941</i>: parla infatti di prestito, noleggio, SIAE e altri concetti tipicamente  italiani. Tutta la licenza è basata su un layout base che, a seconda che le  singole voci riportino a fianco una lettera X, prescrive come “licenziato”,  ovvero concesso dall’autore, il diritto ivi citato. </font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">In ambito web l’applicazione delle  licenze copyleft appare più semplice, trovando proprio nella rete telematica e  nella multimedialità, il suo habitat naturale. Valgono le stesse regole  generali, con la differenza che la possibilità di effettuare <i>link</i> a  documenti ipertestuali o ad altri siti web, permette di alleggerire un po’ il  lavoro.</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Basta apporre alla proprio opera,  pubblicata su un sito web, lo script che si trova sulla pagina  <i>www.creativecommons.org</i>. Il bottone “<i>Some Rights Reserved</i>” pone un  collegamento alla pagina in cui si trova il <i>Commons deed</i> che a sua volta  rimanda al <i>Legal Code</i> della licenza selezionata.</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">La centralità del tema dei diritti  connessi è sottolineata dalla nuova licenza <i>Creative Archives</i> introdotta  nel 2004 dalla BBC. Vera e propria industria culturale di Stato, la tv pubblica  inglese, da sempre leader delle sperimentazioni delle possibilità offerte dalla  Rete e, più in generale, dal Mondo Digitale, ha lanciato un progetto pilota per  testare un “<i>challenging and complex project with many unknowns</i>”</font><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftn3" title="_ftnref3" name="_ftnref3"><font></font><font></font><font face="Georgia" size="2">[3]</font></a><font face="Georgia"></font><font size="2">. Con questa  iniziativa si consente l’accesso all’archivio audio-video dell’emittente e degli  altri membri del <i>Creative Archive Licence Group</i></font><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftn4" title="_ftnref4" name="_ftnref4"><font></font><font></font><font face="Georgia" size="2">[4]</font></a><font face="Georgia" size="2"> permettendo “al  pubblico britannico di trovare, condividere, guardare, ascoltare e riusare gli  archivi come carburante per le proprie capacità creative”. </font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">E’ la possibilità per l’emittente di  creare una vera e propria <i>community</i>, di avere un <i>feedback</i> sui  generi preferiti e il primo passo verso la piena realizzazione di una nuova  conformazione dell’industria dei contenuti. L’accesso a questo consorzio è  aperto per tutti i <i>broadcasters</i> e le organizzazioni commerciali che  desiderano condividere i propri archivi con il pubblico. Pubblico che,  sottoscritta la licenza, ha libero accesso e utilizzo dei “<i>Works</i>”, che  può riutilizzare e distribuire in tutto il Regno Unito, a patto che non vi sia  un uso per fini commerciali (inclusi professionali, politici e promozionali) e  che venga sempre riportato il nome dell’autore originale. </font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Una simile, nei minimi termini,  operazione è stata avviata in Italia dalla Rai con la condivisione di alcuni  contenuti delle Teche Rai, ma è stato subito bloccato per problematiche di  ordine burocratico circa le reali titolarità del diritto sui contenuti in esse  presenti. </font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia"></font><font size="2">Inoltre esistono problematiche  relative all’effettiva capacità della distribuzione in Rete di garantire la  titolarità e il rispetto dei Diritti di autoriali di distribuzione.</font></p>
<p class="StileGeorgia14ptCentrato" style="margin:6pt 0 0;" align="center"><font face="Georgia">DRM &#38; PIRATERIA</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Come garantire la tutela dei Diritti  Connessi?</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Sotto l’acronimo <i>Digital Rights  Management</i> (DRM) si intendono quei sistemi tecnologici mediante i quali i  titolari dei diritti d’autore (e dei cd diritti connessi) posso esercitare ed  amministrare tali diritti nell’ambiente digitale, grazie alla possibilità di  rendere protetti, identificabili e tracciabili tutti gli usi in rete dei  materiali adeguatamente marchiati.</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">I file audio o video vengono codificati  e criptati in modo da garantire una più difficile diffusione non autorizzata e  impedimenti all’utenza per consentirne un utilizzo limitato nel periodo di tempo  o nelle destinazioni d’uso. </font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia"></font><font size="2">L’attivazione di un codice seriale  era una prima modalità di difesa del diritto d’autore, ma facile da violare,  poiché dall’analisi di molti seriali di un determinato prodotto si riusciva a  ricostruire l’algoritmo di generazione dei codici. Uno dei più conosciuti  sistemi DRM è il <i>CSS</i> con cui erano crittografati i DVD, consentendone la  riproduzione solo a coloro che ne acquistavano il diritto, ma anche in questo  caso esistono programmi di decodifica CSS come <i>AnyDVD</i> che riescono ad  aggirare la protezione. La diffusione dei negozi di musica digitale in rete ha  spinto i distributori ad implementare nuovi schemi DRM da integrare direttamente  nei file, per costringere l’utente ad una serie di limitazioni. Ad esempio molti  produttori di <i>eBook</i> usano una implementazione per limitare il numero di  computer sui quali l’eBook può essere visualizzato o quante volte possa venire  letto. <i>Microsoft Reader</i> consente la lettura solo a patto che l’utente si  colleghi al server per effettuare una verifica dell’effettiva liceità  dell’acquisto. Un file scaricato da <i>iTunes</i> incontra notevoli difficoltà  qualora voglia essere caricato su <i>iPod</i> diversi da quelli precedentemente  registrati, quando non una totale incompatibilità qualora venga riconosciuto  privo di copyright. Vorranno gli utenti sobbarcarsi una simile serie di  limitazioni? Di recente è stata fondata in Canada una  <i>Coalition</i></font><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftn5" title="_ftnref5" name="_ftnref5"><font></font><font></font><font face="Georgia" size="2">[5]</font></a><font face="Georgia" size="2"> (di cui fanno  parte tra gli altri Avril Lavigne e Sarah McLachlan) che si oppone con forza ai  DRM: “gli artisti non vogliono promuovere cause con i proprio fan” e tendono a  distaccarsi contro questo “tentativo delle case di produzione di gestire e  controllare la distribuzione e l’utilizzo di contenuti”. </font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Quanto più i DRM hanno ricevuto un  sostegno giuridico internazionale </font><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftn6" title="_ftnref6" name="_ftnref6"><font></font><font></font><font face="Georgia" size="2">[6]</font></a><font face="Georgia" size="2"> tanto più sono  sorte iniziative e battaglie soprattutto in nome delle norme sulla  <i>privacy</i> che vengono messe a rischio da molti sistemi DRM. Ad esempio il  <i>Watermarking</i> è una tecnica che inserisce nel flusso (analogico o  digitale) delle informazioni di identificazione. All’atto di acquisto di un DVD  l’acquirente è tenuto a fornire un proprio documento, che viene associato a  quella copia. Qualora venga trovata in Rete una copia di quel film  corrispondente al <i>Watermark</i> memorizzato, diventerebbe possibile  identificare la fonte primaria di distribuzione illegale. Una responsabilità  eccessiva in caso di smarrimento del supporto o di furto dello  stesso.</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Resta il fatto che la pirateria di  software, musica e filmografia è una fenomeno rilavante nel mondo, come in  Italia. Il tasso di pirateria del software si è assestato negli ultimi anni su  una media del 45%, praticamente il doppio di quello dei prodotti audiovisivi e  musicali, con percentuali inferiori solo alla Spagna, 51%, e Grecia, 66%. Il  danno legato alla pirateria nel nostro Paese ha raggiunto cifre superiori ai 500  milioni di Euro all'anno, con perdite fiscali proporzionali. </font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Una ricerca del 2002</font><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftn7" title="_ftnref7" name="_ftnref7"><font></font><font></font><font face="Georgia" size="2">[7]</font></a><font face="Georgia" size="2"> ci consegnava  questo quadro della situazione: oltre 11,5 milioni di italiani (30,7%)  possedevano CD duplicati e che di questi ben 4,7 milioni acquistavano  regolarmente CD masterizzati. I cd masterizzati venivano per il 42% acquistati,  per il 37% duplicati da amici e parenti e per il 21% duplicati personalmente. Le  bancarelle e la vendita abusiva nelle strade cittadine rimangono a oggi il  principale canale distributivo (il 51% degli acquirenti di falsi si rivolge a  questo canale), ma in contrazione a favore della pirateria connessa a Internet:  1,9 milioni di italiani scaricano file musicali illegalmente dalla rete e il 50%  di loro li riversa su CD vergini. </font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Nel primo semestre del 2007 sono stati  sequestrati circa 820 mila CD musicali pirata e oltre 400mila DVD musicali  masterizzati. Maggiore efficacia si è vista nell’opera di prevenzione condotta  tramite lo smantellamento delle centrali di duplicazione. La Campania si  conferma ancora la capitale italiana nella produzione e diffusione di prodotti  musicali contraffatti con oltre 540.000 supporti illegali sequestrati (CD e  DVD), seguita a ruota dal Lazio con 450.000 e dalla Sicilia con 150.000. In  aumento i sequestri nei confronti delle vendite abusive in rete, ma anche le  operazioni contro la pirateria legata ai sistemi di <i>file sharing</i>, con più  di 50 soggetti denunciati e il sequestro di oltre 250.000 file musicali  condivisi o duplicati illecitamente.</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">I motivi di una così alta presenza del  fenomeno della pirateria in Italia possono vari, ma va segnalata in prima  istanza la mancanza di un corretto approccio culturale all'importanza e al  valore della proprietà intellettuale e delle opere dell'ingegno. Il consumatore  considera il furto di un prodotto immateriale e intangibile come una condotta di  scarsa rilevanza. Ben il 52% degli italiani reputa che non vi sia nulla di  illegale nell’acquistare CD falsi. Il fattore culturale è, come spesso accade,  alla base di ogni cambiamento di prospettiva. E' necessario che organizzazioni,  istituzioni, movimenti di opinione riconoscano il valore imprescindibile della  proprietà intellettuale e ne facciano il centro di un programma di educazione,  che costituisce la prima valida risposta al problema della pirateria.</font></p>
<p class="StileGeorgia14ptCentrato" style="margin:6pt 0 0;" align="center"><font face="Georgia">iTUNES E IL CASO QTRAX</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">La diffusione di servizi <i>di file  sharring</i> illegale, dal primordiale <i>Napster</i> alle community di  <i>eMule</i>, è affiancata da una sempre maggior numero <i>store online</i> di  contenuti multimediali. Se <i>Amazon</i> e <i>Bol.it</i> sono i più popolari  <i>mall</i> di contenuti editoriali che consentono una distribuzione  direttamente “a domicilio”, si assiste ad una ulteriore evoluzione che affranca  il contenuto dal suo supporto fisico, che sia esso un libro, un CD o un DVD. Nel  2003 <i>Apple</i> ha introdotto l’attuale <i>iTunes Store</i>, un negozio online  attraverso il quale gli utenti di <i>iTunes</i> possono acquistare e scaricare  legalmente musica da Internet. I file multimediali scaricati, siano essi  canzoni, film o semplici <i>podcast</i> possono venire poi organizzati con il  programma <i>iTunes</i>, sviluppato dalla Apple a partire dal 2001, e riprodotti  direttamente sul pc o tramite il lettore <i>iPod</i>. Naturalmente le canzoni  scaricate sono protette dalla copia tramite un sistema DRM proprietario, che ne  consente l’utilizzo solo su supporti limitati. Le reali aspettative economiche  di Apple non risiedono nel ricavo di un alto profitto da iTunes Store, ma tanto  nell’incentivare l’uso dell’ iPod. </font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><font face="Georgia" size="2">Il 28 gennaio del 2008 al MIDEM, il  forum annuale dell’industria della musica, <i>QTrax</i> ha presentato un modello  per trasformare il <i>Peer To Peer</i> in una nuova forma di distribuzione dei  contenuti multimediali. Il sito americano di <i>file sharring</i> operativo in  pochi altri paesi, tra cui non figura ancora l’Italia, aveva pomposamente  preannunciato come “Il cd è morto” e che “Universal, Sony, Warner e EMI hanno  acconsentito a scommettere su un modello che si discosta dal tradizionale schema  di vendita</font><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftn8" title="_ftnref8" name="_ftnref8"><font></font><font></font><font face="Georgia" size="2">[8]</font></a><font face="Georgia" size="2">”, salvo poi  puntualizzare come, si, vi erano accordi di massima con le <i>Major</i>, ma non  vi era ancora stata nessuna firma. E per ora tutto è sfumato. Resta il clamore  per quello che era solo un <i>rumors</i> della Rete, “musica gratis e soldi agli  artisti e alle case discografiche attraverso la vendita di spazi pubblicitari”.  Dai 5 milioni di brani già disponibili nell’archivio Qtrax, l’offerta sarebbe  schizzata fino a 25 milioni di brani in catalogo, più contenuti testuali, video  ed eventi <i>live</i>. Previa l’installazione del software, gli utenti possono  scaricare sul proprio pc contenuti protetti da un sistema DRM che non permette  il trasferimento su CD, ne la riproduzione su dispositivi diversi dalla  piattaforma Qtrax. Ed è proprio sull’effettiva efficacia dei sistemi di  protezione si gioca la partita. Accetteranno le <i>majors</i> che gli utenti  possano disporre liberamente dei file? I DRM potranno davvero preservare i  contenuti dalla scambio illegale? Fino ad ora nessun sistema ha mai resistito  alla logica del libero scambio della rete.</font></p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify">BerliniAlberto</p>
<p class="StileGeorgiaGiustificato" style="margin:6pt 0 0;" align="justify"><a href="http://files.splinder.com/f159b7af6fe382a9c8b5533011952d06.pdf" title="copyright e copyleft.pdf" target="_blank">scarica il pdf</a> .</p>
<p><font face="Georgia" size="3"></font></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
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<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftnref1" title="_ftn1" name="_ftn1"><font></font><font></font><font face="'Times New Roman'"></font><font size="3">[1]</font></a> <font face="Times-Roman"></font><font size="2">L’adattamento al sistema giuridico italiano è posto sotto la guida del  prof. Marco Ricolfi del </font></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><font face="Times-Roman">Dipartimento di Scienze Giuridiche Università di  Torino.</font></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftnref2" title="_ftn2" name="_ftn2"><font></font><font></font><font face="'Times New Roman'"></font><font size="3">[2]</font></a> <font face="Times-Roman"></font><font size="2">ALIPRANDI, Simone. 2006 </font><i><font face="Times-Italic"></font><font size="2">Teoria e Pratica del Copyleft</font></i><font face="Times-Roman"></font><font size="2">. Edizioni NDA Press. Scaricabile  </font></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><font face="Times-Roman">in  http://www.copyleft-italia.it/libro2.</font></p>
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<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftnref3" title="_ftn3" name="_ftn3"><font></font><font></font><font face="'Times New Roman'"></font><font size="2">[3]</font></a><font face="Times New Roman"> Dal sito  Internet http://bbc</font></p>
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<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftnref4" title="_ftn4" name="_ftn4"><font></font><font></font><font face="'Times New Roman'"></font><font size="2">[4]</font></a><font face="Times New Roman"> Oltre  alla BBC dal 2005 partecipano al consorzio il<i> British Film Istitute</i>,  <i>Chanel 4</i>, <i>Open University</i>, <i>Teachers’TV</i>, e <i>The Museum,  Libraries and Archive Concil</i>. Praticamente un archivio sterminato che spazia  lungo l’intera linea dell’industria culturale britannica. </font></p>
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<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftnref5" title="_ftn5" name="_ftn5"><font></font><font></font><font face="'Times New Roman'"></font><font size="2">[5]</font></a><font face="Times New Roman">  <i>Canadian Music Creators’ Coalition.</i></font></p>
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<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftnref6" title="_ftn6" name="_ftn6"><font></font><font></font><font face="'Times New Roman'"></font><font size="2">[6]</font></a><font face="Times New Roman">  Implementazione internazionale della <i>WIPO</i> nel 1998<i>, Digital Millenium  Copyright Act</i> nel 1998 (USA), <i>UE Copyright Directive</i> nel  2001.</font></p>
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<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftnref7" title="_ftn7" name="_ftn7"><font></font><font></font><font face="'Times New Roman'"></font><font size="2">[7]</font></a><font face="Times New Roman">  Federazione contro la Pirateria musicale in collaborazione con ACNielsen. La  ricerca si è svolta nei primi mesi del 2002 e ha riguardato un campione di 2000  famiglie distribuite su tutto il territorio nazionale in circa 450 comuni  rappresentativi di circa 38 milioni di Italiani dai 14 anni in  su.</font></p>
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<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=36732345&#38;postID=3105710500601323706#_ftnref8" title="_ftn8" name="_ftn8"><font></font><font></font><font face="'Times New Roman'"></font><font size="2">[8]</font></a><font face="Times New Roman"> Allan  Klepfisz, CEO Qtrax in “<i>Qtrax, contrordine sul peer to peer</i>”, 02.02.2008,  da Repubblica.it. </font></p>
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