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	<title>fine-dellutopia &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "fine-dellutopia"</description>
	<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 05:46:26 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Marcuse e la Revisione della Rivoluzione]]></title>
<link>http://fiak.wordpress.com/2007/10/07/marcuse-e-la-revisione-della-rivoluzione/</link>
<pubDate>Sun, 07 Oct 2007 11:40:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>fiak</dc:creator>
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<description><![CDATA[Premetto che non è mia intenzione fare un quadro completo di tutta la filosofia di Marcuse qui, in ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che non è mia intenzione fare un quadro completo di tutta la filosofia di Marcuse qui, in quanto penso che un lavoro del genere abbia bisogno di più spazio e quindi di più post, premetto già dall'inizio che forse questo post è un pò troppo lungo ma quasi  tutta la filosofia di Marcuse è incentrata verso la rivoluzione. Dal titolo si evince che Marcuse si rifà a Marx, chiedo venia per non aver già trattato Marx, porrò rimedio a breve.</p>
<p><img src="http://fiak.wordpress.com/files/2007/10/marcuse.jpg" alt="marcuse" height="254" width="176" />     <img src="http://fiak.wordpress.com/files/2007/10/buecherwand-marcuse.jpg" alt="marcuse 1" height="254" width="288" /></p>
<p><!--more-->Herbert Marcuse (1898 - 1979) è uno degli esponeti di spicco de La Scuola di Francoforte, e forse, nell'ambito della Scuola è l'autore che più si rifà a Marx. Già nei primi scritti evince l'intento di fondare l'azione del proletariato sul <em>"concetto di esistenza autenticamente storica, determinata da Marx e ripresa da Heidegger" (Rusconi, La Scuola di Francoforte).</em> Successivamente l'interesse di Marcuse si sposta su Hegel e nel saggio <em>Sui Fondamenti Filosofici del Concetto di Lavoro nella Scienza Economica </em>(1933) Marcuse analizza filosoficamente il lavoro rifacendosi ad Hegel in quanto:<em>"Nell'ambito della filosofia Hegel è l'ultimo a fondare l'essenza del lavoro." </em></p>
<p>Secondo Marcuse il lavoro non è semplicemente una determinata attività, bensì è <em>"la prassi specifica dell'esistenza umana nel mondo"</em> ovvero il lavoro è il darsi da fare attraverso il quale l'uomo diventa ciò che egli è, acquistando in questa maniera la forma del suo esser-ci. Dunque il senso primo del lavoro non è la produzione di beni bensì l'autoproduzione dell'esistenza medesima.</p>
<p>Approfondendo il concetto di lavoro Marcuse si trova a cozzare con una massima del marxismo, infatti per il marxismo il lavoro non è oggettivante ed alienante in quanto tale, ma ad essere alienante è solo il lavoro salariato, in quanto in questo tipo di lavoro l'uomo è separato dai frutti della propria attività. Marcuse vede invece negatività originaria e una ineliminabile alienazione nel lavoro. Alienante non è il lavoro in quanto tale, ma il lavoro vigente nella società capitalistica: <em>"L'uomo può giungere al suo proprio essere soltanto passando attraverso l'altro da se stesso, egli può conquistare se stesso attraverso l'alienazione e l'estraneazione." </em></p>
<p>Da quest'analisi deriva il compito storico-rivoluzionario dell'uomo, ovvero quello di far si che <em>"il lavoro, liberato dalla estraneazione e dalla reificazione, ridiventi ciò che in esso è nella sua essenza: la realizzazione piena e libera dell'uomo intero nel suo mondo storico." </em></p>
<p>Conclusa la trattazione del lavoro con l'ipotesi di una rivoluzione di stampo marxista Marcuse si distacca da quest'argomento. In questo periodo è molto famoso il libro <em>Eros e Civiltà</em> (1955) in cui il filosofo analizza come la repressione degli istinti sessuali sia necessaria per portare avanti la società capitalista. In questa analisi il concetto di felicità si lega, per la prima volta, a quello di rivoluzione in quanto: <em>"Ciò che assume importanza non è che il processo di lavoro sia regolato e pianificato, ma la questione di quali interesse determini la pianificazione, e se in questo interesse saranno conservati la libertà e la felicità delle masse. L'inosservanza di questo elemento toglie alla teoria qualcosa di essenziale, eliminando dall'immagine dell'umanità liberata l'idea della felicità, che dovrebbe distinguerla da ogni altra forma di umanità realizzata finora. Senza libertà e felicità nei rapporti sociali tra gli uomini, anche il più grande incremento della produzione</em> <em>e l'abolizione della proprietà</em> <em>individuale dei mezzi di produzione rimangono ancora legati alla vecchia ingiustizia."</em></p>
<p>In <em>Ragione e Rivoluzione. Hegel e il Sorgere della Teoria Sociale </em>(1941) è presente un tentativo di separare Hegel dal totalitarismo. Secondo Marcuse Hegel avrebbe anticipato molte delle tesi del marxismo ma Hegel si sarebbe limitato a risolvere questi problemi teoricamente. In Marx si verifica il passaggio dalla filosofia alla critica socio-politica. Marx è visto come un autore utopico, la rivoluzione marxista non è un semplice mutamento delle strutture economiche, ma una trasformazione radicale dell'uomo. E' per questo che Marx e tutto il marxismo sono separati dal comunismo sovietico.</p>
<p align="center"><img src="http://fiak.wordpress.com/files/2007/10/marcuse-h_uomo0.gif" alt="L’uomo a una dimensione" /></p>
<p>L'opera fondamentale di Marcuse è <em>L'Uomo</em> <em>a una Dimensione </em>(1964), opera che si propone di dimostrare come la società industriale contemporanea tenda ad essere totalitaria. <em>"Il totalitarismo non si applica soltanto ad una organizzazione politico-terroristica della società, ma anche ad una organizzazione economico-tecnica, non terroristica, che opera mediante la manipolazione dei bisogni da parte di interessi costituiti." </em>Il totalitarismo consiste nel fatto che la società impone le sue esigenze sul lavoro e sul tempo libero. Questo concetto si lega fortemente a quello dell'<a href="http://fiak.wordpress.com/2007/09/23/lindustria-culturale/" target="_blank">Industria Culturale</a>. Questo totalitarismo porta falsi bisogni, la soddisfazione di questi falsi bisogni porta aggressività, miseria, infelicità e quindi rivoluzione.</p>
<p>In principio Marcuse è negativo verso la possibilità di una rivoluzione, in quanto se nel periodo precedente al capitalismo il proprietario, essendo una bestia da soma, aveva <em>"il bisogno e la necessità assoluti di rovesciare condizioni di vita intollerabili" </em>l'odierno proletario è integrato nel sistema di valori della società odierna. Dunque il popolo non può più essere il soggetto rivoluzionario. Ne <em>L'Uomo a una Dimensione </em>i nuovi soggetti rivoluzionari sono coloro che bensì operando dentro il sistema, di diritto sono al di fuori del sistema stesso: questi sono i disoccupati, gli extracomunitari, i reietti della società. Tuttavia le capacità economiche e tecniche della società sono abbastanza sviluppate da poter permettere concessioni a favore dei sottoproletari e le forze dell'ordine sono abbastanza equipaggiate da poter far fronte a situazioni d'emergenza. Dunque Marcuse appare scettico su una futura rivoluzione.</p>
<p>Ne <em>La Fine dell'Utopia </em>(1967) il pessimismo di Marcuse si mitiga, infatti il libro ha lo scopo di passare dall'utopia alla strategia. Il libro vuole essere una serie di indicazione rivolte alla Sinistra mondiale. Marcuse, convinto che la forza del sistema sia venendo meno, focalizza tre possibili soggetti rivoluzionari:</p>
<ol>
<li>I gruppi del dissenso attivi nei paesi industrialmente avanzati (minoranze raziali, studenti ed intellettuali);</li>
<li>Le forze di liberazione nazionale agenti nel Terzo mondo;</li>
<li>Il proletario metropolitano occidentale legato alle tradizioni di sinistra (operante soprattutto in Francia e in Italia).</li>
</ol>
<p><em>"Tutte le forze di opposizione servono alla preparazione , e solo alla preparazione, di una possibile crisi del sistema."</em> Marcuse non crede in una rivoluzione spontanea, bensì crede in una rivoluzione preparata.</p>
<p><img src="http://fiak.wordpress.com/files/2007/10/pugno.jpg" alt="pugno" height="269" width="269" /></p>
<p>Fiducioso che l'opera più importante sia quella dell'organizzazione nell'72 il nostro scrive <em>Controrivoluzione e Rivolta </em>in cui si spiega come al nuovo stadio di sviluppo del capitalismo tenda a corrispondere una controrivoluzione mondiale. La rivoluzione ora appare  necessaria e improbabile. Necessaria poichè il sistema esistente si mantiene solo attraverso la distruzione delle risorse della natura e della vita umana; improbabile in quanto il dominio del capitale controlla la base popolare attraverso i beni e i servizi che dispensa e attraverso le istituzioni politiche, militari e polizische. Nonostante questo, secondo Marcuse <em>"la forza senza precedenti del capitalismo del XX secolo genererà la rivoluzione del XX secolo." </em>Questo accade perchè un numero crescente della classe media prima indipendente passa al servizio del capitale. Questo allargamento della classe al servizio del capitale è, insieme ad un più elevato tenore di vita, la realtà unificatrice della società consumista. Tuttavia il neocapitalismo alimenta bisogni trascendenti rispetto ad esso. L'insoddisfazione di questi bisogni porta <em>"una trasformazione radicale dei bisogni e delle aspirazioni stesse, sia culturali che materiali, della coscienza e della sensibilità, del lavoro e del tempo libero." </em>Ciò crea una classe di potenziali soggetti rivoluzionari.</p>
<p>Qui Marcuse auspica la nascita di una Nuova Sinistra che dovrebbe farsi interprete e guida di tale potenziale rivoluzionario. La Nuova Sinistra dovrebbe preferire alla lotta frontale contro il sistema una lotta nel sistema istituzionale stesso; <em>"bisogna addivenire a dei compromessi: è finito il tempo del rifiuto globale dei democratici, o meglio, non è ancora venuto. La sinistra ha molto da guadagnare dalla protesta legale contro la guerra, l'inflazione, la disoccupazione, dalla difesa dei diritti civili e forse anche dal male minore dei risultati elettorali."</em></p>
<p>Vorrei concludere questa disgregazione con un' ultima citazione di Marcuse: <em>"La prossima rivoluzione terrà... occupate generazioni e generazioni, e la crisi finale del capitalismo potrà durare anche un secolo."</em></p>
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