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	<title>gli-anni-della-pioggia &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/gli-anni-della-pioggia/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "gli-anni-della-pioggia"</description>
	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 06:57:41 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Bloccando i movimenti]]></title>
<link>http://juliacraye.wordpress.com/?p=92</link>
<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 14:57:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>juliacraye</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Leggo di notte a lungo/ d’inverno non so ancora. Gli anni della pioggia di Carlo Carabba è una r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-96" src="http://juliacraye.wordpress.com/files/2008/04/gliannidellapioggia_carabba1.jpg?w=70" alt="" width="70" height="96" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Arial;">Leggo di notte a lungo/ d’inverno non so ancora</span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Arial;">. <em>Gli anni della pioggia</em> di Carlo Carabba è una raccolta poetica che somiglia a una sospensione. Dagli amori, dagli affetti, dalle parole e pure da quelle sfumature che si immaginano dare corpo a persone e oggetti. <em>Definire gli oggetti per la loro/ funzione, fornire criteri/ in base all’uso, è insegnamento antico./</em> I colori di questi singhiozzi con figure sono infatti pieni e lucidi, quasi smalti, stesi a pretendere limpidezza di visione, esattezza scritta, realismo bidimensionale di parola scura sul foglio candido. <em>Da qualche parte è apparso l’uomo,/ ha imparato a camminare/ e a costruire. S’è staccato/ dal suolo, verso il cielo./ Ma il suolo l’ha seguito/ e ogni età batte più in alto il piede,/(…)</em>. Tuttavia alla nitidezza spavalda e contemporanea di catalogo degli idoli, di album delle figurine, si affianca il tono della lingua che è, per contrasto e per converso, sfumato e nostalgico. E infatti <em>Gli anni della pioggia</em> è una raccolta di contrasti. <em>E se il mio corpo ne abbracciasse un altro/ penso che piangerei.</em> Il novero dei giorni, la ripetizione degli sguardi, delle strade famiglie e di sé qui echeggiano di (c)toni nostalgici. Carabba ricorre a versi altrui, direttamente o al complemento, a formule e costrutti astronomici, intreccia, con guizzo primaverile, parentetiche narrative e juvenili al ritmo analogico e insaziabile di uno snake nokia. <em>(…) E mentre mangia/ tocca la soglia critica la passa/ il suo corpo diviene/ figura, vertigine di segmenti/ che paiono conformi/ a scopo senza scopo./</em> <span> </span>O si interroga sulla <em>Semantica dell’amore</em> concludendo con <em>Purtroppo l’italiano/ ha un amore soltanto, e doloroso/</em> laddove, alla medesima interrogazione, Yourcenar rispondeva che gli italiani sono gli unici a poter utilizzare, come declinazione dell’amore, anche Ti voglio bene. <em>Gli anni della pioggia</em> è quindi un flabello colto e composito e <em>Un giorno sarò morto e intanto vivo</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8pt;font-family:Arial;">C. Carabba, Pequod, Rive, pp. 64, €<span> </span>7,50.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><img class="size-medium wp-image-95" src="http://juliacraye.wordpress.com/files/2008/04/paperino_zombie.jpg?w=250" alt="" width="188" height="139" /></p>
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