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	<title>gli-spettacoli &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/gli-spettacoli/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "gli-spettacoli"</description>
	<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 14:41:01 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Una commedia per svelare la "commedia"]]></title>
<link>http://newsglocal.wordpress.com/2007/11/22/una-commedia-per-svelare-la-commedia/</link>
<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 16:19:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>newsglocal</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nel suo ultimo film, Il grande capo, Lars von Trier descrive in chiave farsesca il processo spersona]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://newsglocal.wordpress.com/files/2007/11/locandinailgrandecapo.jpg" title="locandinailgrandecapo.jpg"><img src="http://newsglocal.wordpress.com/files/2007/11/locandinailgrandecapo.thumbnail.jpg" alt="locandinailgrandecapo.jpg" align="left" /></a><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">Nel suo ultimo film, <em>Il grande capo</em>, Lars von Trier descrive in chiave farsesca il processo spersonalizzante dell’economia capitalistica, sempre più autonomizzata rispetto ai suoi stessi attori umani. L’ideatore del <em>Dogma 95 </em>non ricorre alle spettacolari acrobazie di <em>Matrix</em>, ma lascia un’altrettanto forte sensazione nello spettatore di vivere in un <em>Grande Fratello </em>di orwelliana memoria. <span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">Il proprietario di una grande azienda informatica danese, pressato dai tanti problemi della sua impresa in crisi, decide di nascondere la propria identità, e si finge il semplice portavoce di un fantomatico Grande Capo di Washington sul quale scaricare ogni responsabilità. Tutto fila liscio sin quando diviene necessaria la vendita dell’azienda ad un’altra più grande, islandese. Che però è disposta a trattare solo con il Grande Capo. La figura misteriosa deve dunque materializzarsi e a questo scopo viene ingaggiato un attore, che naturalmente diventa il capro espiatorio per quei lavoratori che la nuova proprietà intende licenziare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">Il film evidenzia come la logica del profitto generi solo rapporti umani asettici basati sulla falsità generalizzata, delle vere e proprie psicopatologie aziendali. Quando il Grande Capo (presunto) si accorgerà dei “rischi del mestiere” sarà costretto ad inventare a sua volta l’esistenza di un ulteriore Grande Capo del Grande Capo, su cui riversare responsabilità e colpe. Sarà un estenuante scaricabarile apparentemente senza uscita, ma verrà il momento in cui l’attore si ritroverà ad un bivio: rinunciare alla sua arte per recitare la commedia di chi lo paga, o svelare la farsa per riaffermare le sue capacità artistiche e la sua essenza interiore. Il finale, alla von Trier, spiazza un po’ tutti… ma è estremamente realistico. <span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">Il regista danese utilizza per la prima volta la forma della commedia, per svelare la “commedia” insita nel processo capitalistico di produzione. Nella moderna impresa infatti il “padrone” è un elemento del tutto superfluo, sostituito com’è da funzionari stipendiati per operare asetticamente nella rete della riproduzione anonima dei capitali. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"></span><strong><em><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">Pepzanz</span></em></strong><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"> <span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal">&#160;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"><span></span></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Natural Born Killers: quando l'amore si colora di rosso sangue]]></title>
<link>http://newsglocal.wordpress.com/2007/11/15/natural-born-killers-quando-lamore-si-colora-di-rosso-sangue/</link>
<pubDate>Thu, 15 Nov 2007 11:49:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>newsglocal</dc:creator>
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<description><![CDATA[ 
Non è un film recente, ma sarebbe bello rispolverarlo in tema di violenza mediatica. Quando uscì]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"><a href="http://newsglocal.wordpress.com/files/2007/11/naturalbornkillers.jpg" title="Natural Born Killers"><img align="left" src="http://newsglocal.wordpress.com/files/2007/11/naturalbornkillers.thumbnail.jpg" alt="Natural Born Killers" /></a> </span><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"></p>
<p align="justify">Non è un film recente, ma sarebbe bello rispolverarlo in tema di violenza mediatica. Quando uscì nel 1994, Natural Born KIllers di Oliver Stone, fu criticato dai media ma non dal pubblico che lo premiò con buoni incassi al botteghino. Il cineasta americano prende spunto dalla violenza gratuita e sbeffeggiante di Arancia Meccanica inserendo visioni lisergiche presenti anche nel suo successivo biopic The Doors. Amato o odiato, non c’è via di mezzo, Oliver Stone aiutato dalla sceneggiatura del non ancora famoso Quentin Tarantino, descrive una sanguinosa fuga on the road di Mickey e Mallory attraverso i fantasmi e i demoni di un’America che segue attraverso la tv via cavo la scia dei 54 morti provocati dalla coppia. “L’amore uccide i demoni” è l’idea di eternità che caratterizza uno strepitoso Woody Harrelson affiancato da una sexy e diabolica Juliette Lewis (che ora ha intrapreso la carriera di rockstar con i suoi The Licks).<span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p></span><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"></span><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"><span></span></span><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"></p>
<p align="justify">Il regista di Platoon e JFK anticipa il circo mediatico dei reality show spettacolarizzando la violenza con accenni documentaristici creando una sorta di fanatismo nei confronti della coppia. Una tendenza tipicamente a stelle e strisce che nell’ultimo secolo è stata affascinata dalle personalità diaboliche di Charles Manson e altri carismatici serial killer. L’empatia con Mallory è accentuata durante la memorabile intervista messa in coda al Super Bowl condotta da uno strepitoso Robert Downey JR. e nella rivolta in un carcere manicomio diretto da Tommy Lee Jones, in una interpretazione da Oscar. <span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p></span><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"></span><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"></span><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"></p>
<p align="justify">La fuga finale dei novelli Bonnie &#38; Clyde versione rosso sangue, sancisce il loro eterno amore che poi confluirà nella famiglia modello con camper e figli al seguito. Degna di nota anche la colonna sonora, caratterizzata dal rock sperimentale di Peter Gabriel e da partiture classiche di Puccini, inserite per non tagliare il cordone ombelicale che lega Assassini Nati al tema della violenza gratuita della banda di Arancia Meccanica.</p>
<p></span><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"><strong><em><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">Luigi Ferraro</span></em></strong></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[In questo mondo libero...]]></title>
<link>http://newsglocal.wordpress.com/2007/11/09/in-questo-mondo-libero/</link>
<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 10:14:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>newsglocal</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nel suo ultimo film, presentato al Festival del Cinema di Venezia, Ken Loach affronta la condizione ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://newsglocal.wordpress.com/files/2007/11/inquestomondolibero.jpg" title="In questo mondo libero…"><img src="http://newsglocal.wordpress.com/files/2007/11/inquestomondolibero.thumbnail.jpg" alt="In questo mondo libero…" align="left" /></a><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">Nel suo ultimo film, presentato al Festival del Cinema di Venezia, Ken Loach affronta la condizione del precariato degli immigrati, e non solo. Angie è una giovane donna divorziata, con un figlio a carico che non vede quasi mai. Come molte delle sue coetanee, passa da un lavoro all'altro alla continua ricerca di un minimo di stabilità. Dopo l'ennesimo licenziamento, prova a passare dall’altra parte della barricata e decide di mettersi in proprio, improvvisando con un’amica un’agenzia di lavoro temporaneo per immigrati. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">Sarà l’occasione per confrontarsi coi drammi quotidiani di un popolo invisibile, che vive nei retroterra della società. Se sono infatti diminuiti i proletari puri d'industria, è aumentata a dismisura la massa dei senza-riserve che si affannano nelle metropoli alla ricerca di qualche briciola.<br />
Con questo film, finalmente Loach abbandona il suo consueto approccio politico moralistico: non suddivide più il mondo in sfruttati “buoni” e sfruttatori “cattivi”, ma affronta realisticamente la condizione umana determinata da un sistema economico-sociale in crisi endemica. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">La pellicola evidenzia che la regola vale per tutti: non guardare in faccia nessuno. Così Angie accetta di diventare un'aguzzina e finisce inevitabilmente precipitata in un abisso fatto di concorrenza e disumanità, abbandonata in un’escalation di problemi da cui non riuscirà più ad uscire. E nessuno la guarderà più in faccia. </span><br />
<em><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">In questo mondo libero</span></em><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">... le regole del gioco sono fisse. Anche per quelli come Angie.</span></p>
<p><em><strong><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">Pepzanz</span></strong></em></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La schiavitù non conviene più]]></title>
<link>http://newsglocal.wordpress.com/2007/11/09/la-schiavitu%e2%80%99-non-conviene-piu%e2%80%99/</link>
<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 10:10:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>newsglocal</dc:creator>
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<description><![CDATA[Chi non ricorda Queimada?
Nel film-capolavoro di Gillo Pontecorvo, un cinico agente imperialista (Ma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://newsglocal.wordpress.com/files/2007/11/handcuffsrid.jpg" title="handcuffsrid.jpg"><img src="http://newsglocal.wordpress.com/files/2007/11/handcuffsrid.thumbnail.jpg" alt="handcuffsrid.jpg" align="left" /></a><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">Chi non ricorda <em><span style="font-family:Arial;">Queimada</span></em>?<br />
Nel film-capolavoro di Gillo Pontecorvo, un cinico agente imperialista (Marlon Brando) spiegava agli ottusi borghesi <em><span style="font-family:Arial;">compradores</span></em> come fosse conveniente utilizzare le prestazioni dell’operaio e della prostituta rispetto a quelle dello schiavo e della moglie. I primi li si paga solo quando lavorano, i secondi costano in ogni momento.<br />
Messa così può sembrare una battuta, ma è storicamente vero che gli schiavi e i servi lasciarono il posto agli operai perché il loro sfruttamento era più vantaggioso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">Di recente su un sito americano di annunci, si poteva leggere di una "Superficiale bellissima" che cercava un marito da almeno 500.000 dollari all'anno. La risposta di un banchiere è stata altrettanto cinica e venale: "<em>Tu adesso hai 25 anni e rimarrai attraente per i prossimi cinque anni, ma sempre meno ogni anno che passa. La tua bellezza comincerà a sbiadire. Non è quindi un buon affare 'comprarti' - che è quello che chiedi - sarebbe meglio affittarti</em>". </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">In effetti nessun “bene durevole” mantiene il suo valore per sempre. Il valore d’uso di una merce decade con l’uso nel tempo, e di conseguenza ne decade quello di scambio.<br />
L’ “aspirante schiava” vorrebbe sistemarsi a vita, ma le è stato risposto per le rime, con cinico rigore scientifico.<br />
Chi ha i soldi, come il banchiere, non compra più neppure l'automobile, non gli conviene. La noleggia, così l’ha sempre nuova. E altrettanto vale per una notte con una “Superficiale bellissima”...</span></p>
<p><strong><em><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">Pepzanz</span></em></strong></p>
]]></content:encoded>
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