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	<title>governabilita &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/governabilita/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "governabilita"</description>
	<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 14:34:17 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Parliamone, ne ho bisogno]]></title>
<link>http://apptivioaorologeria.wordpress.com/?p=186</link>
<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 21:59:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>apptivioaorologeria</dc:creator>
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<description><![CDATA[
E insomma è andata così. Voto utile, voto di protesta, voto idealista, non voto. Dice Juan: capis]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-185" src="http://apptivioaorologeria.wordpress.com/files/2008/04/bcn.jpg" alt="" width="450" height="182" /></p>
<p style="text-align:justify;">E insomma è andata così. Voto utile, voto di protesta, voto idealista, non voto. Dice Juan: capisco come ti senti, anche io ho appena perso le elezioni. No che non lo capisci.</p>
<p style="text-align:justify;">È assolutamente obbligatorio (a me viene naturale) tenere sempre presente che le nostre istituzioni sono garanzia di civile convivenza tra idee politiche anche molto distanti. Per questo perdere le elezioni è sempre un momento difficile, ma una dialettica politica sana e matura è sufficiente a ricordare prestissimo a che scopo si elegge un governo e quali sono i fini del parlamento. Per questo si telefona all'avversario non appena si conoscono i risultati del voto. Per questo, senza dubbio alcuno, considero legittimo il governo che verrà.</p>
<p style="text-align:justify;">Eppure non mi tolgo dalla testa che alcune basi di giudizio, pur non codificate, dovrebbero far parte di un patrimonio comune a tutti. Nella loro storia politica, ho sentito Berlusconi e Bossi pronunciare parole irragionevoli e pericolose, sostenere tesi irricevibili e trattare le istituzioni dando la sensazione di non sapere su quali principi sono fondate. E se non tutti ne traggono conclusioni simili, a me sembrerebbe naturale il contrario. Leggo una vignetta (<a href="http://www.shockdom.com/scottecs/2008/elezioni-politiche-2008/">questa qua</a>), ritrae questo comunissimo errore di percezione, mi fa sorridere.</p>
<p style="text-align:justify;">Comincia una nuova legislatura. La volevi la governabilità? E mo te la tieni.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Finisce l'era del pci\dc\psi\msi, e vince un'Italia matura che vuole dialogo.]]></title>
<link>http://cabut.wordpress.com/?p=75</link>
<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 11:15:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>buttiglione</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un risultato davvero sorprendente, che deve portare a riflettere non solo la sinistra l&#8217;arcoba]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Un risultato davvero sorprendente, che deve portare a riflettere non solo la sinistra l'arcobaleno. Nel distacco che il pdl ha inflitto al pd, ci sono infatti i tratti di una nuova concezione della politica, da parte degli italiani. Il risultato della sinistra l'arcobaleno, insieme a quelli dell'udc e dei socialisti, contraddistinguono inevitabilmente la fine di quelle culture politiche, che hanno influenzato la scelta dell'elettore fino al crollo della prima repubblica. Oggi, le percentuali insufficienti per superare lo sbarramento, conseguite da bertinotti e boselli, ma anche dalla santanchè, dimostrano la fine degli ultimi strascichi ideologici, riconducibili alla cultura comunista - democristiana - socialista - o del movimento sociale. L'elettore dell'italia targata 2008, ha dimostrato di preferire una politica più elastica, che si muova tra due blocchi ideologicamente contrapposti, ma comunque in grado di interagire tra di loro, e per questo fuori le estreme, fuori grillo, e dentro il pd e il pdl, che sono figli delle vecchie culture ma tuttavia adattati al nuovo tessuto sociale desideroso di dialogo. Il voto del 14 aprile, ha espresso la volontà degli italiani, a gettare le basi di un sistema potenzialmente capace di dialogare, e per questo la scelta è caduta sui blocchi che sono l'espressione di una politica più morbida e sciolta nelle sue matrici ideologiche.  Inoltre, sebbene i centristi siano riusciti a recuperare qualche seggio, comunque devono prendere atto del fallimento o per meglio dire del tramonto, dell'ideale politico tanto caro alla vecchia dc, del centro moderato. L'udc, infatti, non soltanto ha perso consensi rispetto al 2006, riducendo in maniera evidente la sua rappresentanza in parlamento, ma soprattutto non potrà giocare un ruolo determinante, considerato che al senato non avrà rappresentanti, e i due senatori siciliani, stretti tra lombardo - schifani - prestigiacomo - e quindi berlusconi, anteporranno ai tentativi di remake democristiano, gli interessi di una sicilia che si prepara a spiccare nuovamente il volo, dal tanto desiderato ponte. Inoltre, se consideriamo il tracollo della sinistra estrema, dovuto a mio avviso anche alla deludente esperienza di governo, che ha toccato le sue punte massime nella gestione ministeriale di pecoraro e regionale di vendola, bisognerebbe porsi l'interrogativo di dove siano andati a finire parte di quei voti, se consideriamo oltre tutto che l'ipotesi sostenuta da diliberto, non trova riscontro nella realtà, visto che simboli contenenti falce e martello comunque non hanno raggiunto neanche l'uno %. L'implosione della sinistra, ha determinato quindi una dispersione di consensi, che non escludo siano ricaduti in parte sul pd, ma anche su di pietro - casini e via dicendo. Certo un ipotesi un pò approssimativa, ma comunque non meno, di quella che considera quei voti riconducibili solo e soltanto all'astensionismo. Bertinotti, ha fatto un'osservazione intelligente quando ha detto che la sinistra deve ammodernare il suo modo di intendere la politica e le sue nuove esigenze, sono certo che tra non molto anche casini prenderà atto che un idea centrista della politica non esiste, se non in un sistema che la veda comunque ormeggiata ad un blocco, sia questo il pd o il pdl. L'italia che ha fatto trionfare berlusconi, ha chiaramente dimostrato di voler rompere con le vecchie logiche, di infischiarsene del conflitto d'interessi - delle leggi ad personam - della secessione - della casta - di tremonti e prestigiacomo ministri per la seconda volta consecutiva, e di volere un governo e un parlamento in grado di guardare ai problemi dell'italia e non più a quelli del palazzo. L'italia, anche alla luce del risultato insignificante di grillo, ha dimostrato di preferire la politica vera all'antipolitica, riponendo ancora una volta grande fiducia e speranza nel voto, a dispetto di una legge elettorale che per quanto sbagliata, offrirà a berlusconi governabilità. L'idea di un'italia che sognava insieme a veltroni, era il frutto dei tanti miraggi che una campagna elettorale nelle sue dinamiche regala all'opinione pubblica, oggi vince l'italia vera e matura, che per dirla alla casini ha voluto anteporre se stessa alla politica. Pd e pdl, hanno la consapevolezza delle diverse responsabilità che questo voto gli ha imposto, al punto che l'inevitabile strada di un confronto costruttivo e salutare per il paese è già iniziata. Adesso è la volta dei centristi, che devono definitivamente recidere il cordone che li tiene legati al 92 e alla dc, ridisegnando le loro prospettive all'interno di un sistema che ha già fagocitato il centro.</span></p>
<p><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Auro Buttiglione</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Alla ricerca della governabilità]]></title>
<link>http://ilcorrieredizeugidi.wordpress.com/?p=30</link>
<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 17:14:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>zeugidi</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Katone
&nbsp;
Nelle democrazie moderne sono i cittadini a scegliere i propri rappresentanti e il ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">di Katone</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">&#160;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">Nelle democrazie moderne sono i cittadini a scegliere i propri rappresentanti e il governo tramite libere elezioni. Una volta eletto, il governo deve avere in parlamento la fiducia di una larga maggioranza su cui appoggiarsi. La stabilità di governo è una condizione difficile da raggiungere, ma necessaria se si vuole un’amministrazione efficiente e un’economia sana.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">In Italia nei primi 47 anni di repubblica si sono susseguiti ben 50 governi. In pratica ogni anno c’era un governo diverso e questa anomalia non è stata corretta. Anzi tale patologia è diventata cronica e ha generato conseguenze disastrose: corruzione, nepotismo, clientelismo, abusi, truffe, criminalità organizzata si sono diffusi nei partiti e nella burocrazia man mano che il sistema giudiziario perdeva efficacia. Ma l’effetto peggiore non è stato mai approfondito seriamente: il debito pubblico italiano.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">Se si divide l’ammontare del debito pubblico per il numero dei cittadini si scopre che ogni italiano ha un debito inconsapevole di circa 20.000 euro. Anziani e neonati compresi. Ci si chiederà che cosa si è fatto con 1.500 miliardi di euro. Guardiamoci intorno. Scuole, ospedali, tribunali non ne hanno beneficiato. Lo stesso vale per strade, ferrovie e aeroporti. Il discusso ponte sullo Stretto di Messina non è mai stato iniziato. Le centrali nucleari sono state chiuse in seguito ad un referendum, ma le risorse per le energie rinnovabili sono andate a termovalorizzatori e a rigassificatori. Insomma tutti quei servizi e quei progetti cruciali per lo sviluppo del paese sono stati trascurati. Ma allora che fine hanno fatto tutti quei soldi?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">A quanto pare la maggior parte ha preso strade diverse. Una strada era lo “scivolo politico”. Negli anni ’70-’80 ad ogni cambio di governo i dipendenti assunti dal governo precedente venivano sostituiti da quelli del nuovo governo (<i>spoil-system</i> o lottizzazione). Venivano forse licenziati? Ci mancherebbe. Venivano mandati in pensione. E numerosi erano i casi di persone che avevano 30-35 anni d’età, non di lavoro. Un’altra strada erano gli sprechi di risorse pubbliche come cantieri aperti, poi chiusi e poi riaperti per errori di progettazione, evidentemente sfuggiti ai distratti controllori. Oppure medicine gratis per chiunque in qualsiasi quantità, senza distinguere tra chi ne aveva bisogno e chi no.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">Anche le spese per il mantenimento della democrazia hanno inciso molto: indennità parlamentari, pensioni parlamentari, viaggi gratis, sconti ed agevolazioni immobiliari sono tutte simboleggiate dalle autoblu, aumentate a dismisura al crescere delle “facilitazioni” autoconcesse ai nostri rappresentati. La strada preferenziale però rimaneva la “corruzione a mezzo mazzetta”. I partiti godevano di finanziamenti statali, ma non bastavano mai. E così tutto ebbe un prezzo: appalti, concorsi, concessioni, autorizzazioni venivano aggiudicati grazie a forti percentuali per chi aveva permesso l’affare. Il Parlamento tentò di affrontare i problemi emanando un profluvio di leggi e leggine che invece di risolverli, li alimentava. Così la certezza del diritto fu diluita in oltre 120.000 tra leggi e regolamenti, mentre in Francia, un paese per molti versi assai simile all’Italia, non arrivano a 17.000.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">La situazione era giunta al limite. Primo segnale fu lo scandalo Tangentopoli, seguito poi dall’inchiesta Mani Pulite. Indagini e processi però hanno solo scoperchiato il calderone. La classe dirigente della prima repubblica è stata travolta dagli scandali finanziari, dalle tangenti e dai finanziamenti illeciti ai partiti. Ma i meccanismi di gestione del potere non sono cambiati. Tant’è che anche D’Alema ha lanciato l’allarme. La questione morale, guarda caso, si protrae dagli anni ’70, quando l’Italia, diventata una potenza mondiale, mal digeriva tutta quella ricchezza a causa di strutture giuridiche inadeguate e che da allora hanno fatto pochi progressi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">Ma esiste una ricetta per la stabilità? Se interventi strutturali sono costosi e rischiosi, un modo per garantire la governabilità è la legge elettorale. Due sono i sistemi in base ai quali si regolano le elezioni: il sistema maggioritario, dove vince chi supera il 50% dei voti; e il sistema proporzionale, dove i seggi sono assegnati in proporzione ai voti. Per assicurare maggiore stabilità si può assegnare anche un premio di maggioranza.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">Il sistema maggioritario è tipico dei paesi di cultura anglosassone e presuppone una società che ricomponga le varie esigenze in due grandi aree politiche: per esempio il Partito Laburista e il Partito Conservatore in Gran Bretagna; il Partito Democratico e il Partito Repubblicano negli USA.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">Il sistema proporzionale si riscontra negli stati dove le istanze sociali non riescono a confluire in aree omogenee. Il potere è diviso tra più partiti che formano alleanze elettorali per vincere le elezioni. Una conseguenza però è la frammentazione politica. Per questo una soglia di sbarramento indica la percentuale minima oltre la quale i partiti hanno diritto ad avere seggi in parlamento.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">Dal 1946 al 1992 in Italia le elezioni si sono svolte con il sistema proporzionale puro, privo di soglie o premi. I partiti minori hanno goduto di ampi diritti, ma le maggioranze erano deboli e i governi instabili, smembrati da frequente spinte centrifughe.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">Nel 1993 in seguito ad un referendum fu adottato un sistema misto che assegnava il 75% dei seggi col maggioritario e il restante 25% col proporzionale. L’insolita formula era frutto di un compromesso tra innovatori e tradizionalisti. Con l’obiettivo di giungere gradualmente a due schieramenti come nei paesi anglosassoni, i partiti furono costretti a raggrupparsi in due grandi coalizioni.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">Il bipolarismo doveva essere la soluzione alla frammentazione politica. Invece i governi continuarono a cadere per l’uscita dalla maggioranza di singoli partiti. Da segnalare che una relativa stabilità la si era raggiunta: nel 2001-2006 il secondo governo Berlusconi è giunto a fine mandato, primo e unico caso nella storia italiana. Il bipolarismo però non garantiva la stabilità. L’errore fondamentale del sistema “all’italiana” era stato calare dall’alto schemi adatti a società anglosassoni senza agire con riforme profonde, in mancanza della quali il progetto era destinato al fallimento.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">Alla fine l’esperimento si è concluso con la riforma del 2005. Il sistema misto è stato sostituito da un sistema proporzionale corretto con soglia di sbarramento. Per la prima volta i cittadini residenti all’estero possono esprimere il proprio voto. Ma la legge ha un difetto: per la Camera è previsto un premio di maggioranza nazionale, mentre per il Senato è assegnato regione per regione.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">Alle elezioni del 2006 questo dualismo ha attribuito la Camera al centro-sinistra e il Senato al centro-destra. Distanziate solo dallo 0,6% di voti, le coalizioni avrebbero potuto formare un governo trasversale. D’altronde era già avvenuto: nel 1852 Cavour e Rattazzi si unirono nel “connubio”; nel 1944-1948 i governi transitori furono governi di unità nazionale, composti dagli esponenti dei maggiori partiti antifascisti. Un esempio recentissimo veniva dalla Germania, dove nelle elezioni del 2005 al pareggio tra SPD e CDU era seguita la “Grosse Koalition” guidato del cancelliere Angela Merkel.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">La proposta di Berlusconi di un governo di larghe intese ha trovato contrari quasi tutti gli esponenti politici da Bertinotti a Bossi. Prodi ha preferito una vittoria di misura confidando nell’appoggio dei senatori a vita. Con soli due senatori in più, una maggioranza tanto contestata non poteva che logorarsi lentamente. Il colpo di grazia è giunto ancora una volta da un partito, dimostrando che in Italia i partiti contano più dei governi e che l’instabilità ormai è endemica.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:9pt;">La legge elettorale del 2005 va rivista. A dirlo sono molti esponenti di entrambi gli schieramenti. Uno su tutti: Calderoli, il suo ideatore, l’ha definita una «porcata». Purtroppo il governo era impegnato a puntellare una traballante maggioranza al Senato tramite il frequente ricorso al voto di fiducia, sintomo di debolezza. Inoltre in Italia è tradizione che fatta la riforma elettorale bisogna andare alle urne. Non a caso il governo Berlusconi ha varato il “porcellum” a fine mandato, pochi mesi prima delle elezioni.</p>
<p><span style="font-size:12pt;font-family:'Times New Roman';">Il motivo di tanta incertezza è dovuto allo strapotere dei partiti che traggono maggiori vantaggi con “governi ballerini” che, di fatto, ne sono ostaggio. Per giunta nelle schede non si possono più esprimere preferenze. La scusa è stata quella di impedire il voto di scambio, ossia che i cittadini, intimoriti, votassero secondo le indicazioni di personaggi potenti o mafiosi. In effetti le liste bloccate, composte da persone di fiducia, hanno legalizzato la partitocrazia e trasformato le elezioni in un plebiscito. Purtroppo le riforme si sono arenata sui privilegi della casta. La democrazia si è fatta più indiretta, elitaria, virtuale.<br />
</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nuovo incontro del Caffè Europeo]]></title>
<link>http://caffeeuropeo.wordpress.com/?p=15</link>
<pubDate>Wed, 05 Mar 2008 08:27:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>caffeeuropeo</dc:creator>
<guid>http://caffeeuropeo.it.wordpress.com/2008/03/05/nuovo-incontro-del-caffe-europeo/</guid>
<description><![CDATA[Cari amici,
la Gioventù Federalista Europea è lieta di invitarVi ad un nuovo appuntamento del Caff]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="left">Cari amici,</p>
<p>la Gioventù Federalista Europea è lieta di invitarVi ad un nuovo appuntamento del Caffè europeo, sempre al Cafè au Livre di Via Zabarella 23, Padova, mercoledì 5 marzo alle ore 14.30.</p>
<p>Tema del giorno: Crisi di governo, crisi dello Stato. La recente crisi di governo, conclusasi con l'incapacità dei partiti di giungere alla formazione di un governo tecnico per la riforma elettorale e quindi la convocazione di nuove elezioni ad aprile, ha dimostrato come nessun governo può garantire il benessere dei suoi cittadini in uno stato in cui gli interessi corporativi e partigiani prendono il sopravvento sul bene comune. Gli italiani rischiano di diventare preda di ideologi populisti e qualunquisti, perché hanno perso la speranza di costruire, con il loro voto, il futuro dell'Italia. I governi si succedono, ma<br />
l'Italia non riesce a fare quelle riforme istituzionali e strutturali che le consentirebbero di tenere il passo con l'Europa.</p>
<p>La caduta del governo Prodi è l'ennesima dimostrazione che questo Paese è ingovernabile da troppi anni.<br />
Una buona legge elettorale può consentire la stabilità di governo sul piano locale e nazionale, ma non consente, di per sé, di affrontare i problemi della crisi economica e finanziaria internazionale, della crisi energetica e ambientale, dei problemi della pace e della guerra.<br />
Al contrario dei partiti, i cittadini hanno compreso che solo un'Europa unita, con un proprio governo, può affrontare le sfide globali del nostro tempo, in primo luogo quella ambientale che minaccia la sopravvivenza stessa del Pianeta.</p>
<p>Oggi l'unica forma di "reale" governabilità è rappresentata dalla moneta europea, che protegge gli italiani e gli europei dalla crisi finanziaria e petrolifera che ha investito il mondo. Ma l'euro non basta. Ci vuole un vero governo democratico europeo che nasca dal voto dei cittadini europei, al quale trasferire i poteri che la politica nazionale non è più in grado di gestire: la<br />
politica estera, la difesa e l'economia.<br />
Questa è la reale governabilità di cui l'Italia e l'Europa hanno bisogno.</p>
<p>Su tutti questi temi la Gioventù Federalista Europea vi invita a discutere.</p>
<p><strong>MERCOLEDì 5 MARZO 2008 - ORE 14.30<br />
CRISI DI GOVERNO, CRISI DELLO STATO<br />
CAFÈ AU LIVRE<br />
Via Zabarella n. 23 - Padova</strong></p>
<p>Gli incontri sono aperti a tutti e gestiti in maniera assolutamente informale.<br />
Per informazioni visitate il sito: caffeeuropeo.wordpress.com<br />
o scrivete a <font color="#247cd4"><a href="mailto:padova@gfeaction.eu">padova@gfeaction.eu</a></font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Che poi vorrei sfatare un mito...]]></title>
<link>http://milanoromatrani.wordpress.com/?p=255</link>
<pubDate>Wed, 06 Feb 2008 14:55:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>lecoincidenzenonesistono</dc:creator>
<guid>http://milanoromatrani.it.wordpress.com/2008/02/06/che-poi-vorrei-sfatare-un-mito/</guid>
<description><![CDATA[ 
Allora, tra poco si torna a votare. &#8220;La parola alle urne!&#8221; &#8220;Sono i cittadini ch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> <img border="0" width="574" src="http://www.cornbeltsports.com/mt-static/images/photos/05/shinyobjects/Wilson%20County%20Fair%20pig%20race.jpg" height="434" style="width:488px;height:357px;" /></p>
<p>Allora, tra poco si torna a votare. "La parola alle urne!" "Sono i cittadini che ce lo chiedono!" E - cazzo - non sia mai detto che i cittadini restino inascoltati!</p>
<p>Inutile dire che qui a</p>
<p>ROMA - la febbre da campagna elettorale sia salita fino a forare il vetro della colonnina.  Eh si, perchè succede così nel Bel Paese degli allenatori-senatori, dove notoriamente il tasso di (presunta, autoattribuita?) alfabetizzazione politico-calcistica supera anche l'elementare conoscenza di modi e tempi dei verbi regolari. Ma di parecchio! Non so nel resto dello Stivale, suppongo sia lo stesso, ma posso testimoniare che qui nella <a target="_blank" href="http://milanoromatrani.wordpress.com/2007/10/15/la-roma-bene-sta-bruciando-is-burning/">Capitale</a> i sanpietrini sono messi a dura prova dallo scalpiccìo nevrotico degli ingranaggi della locomotiva democratica.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Ora senza scomodare i luoghi comuni sulle campagne elettorali, perchè un argomento cosi affascinante merita ben altri spazi, vorrei sfatare un mito su cui tutti ormai si arrovellano da mesi e su cui la vicenda politica italiana sembra aver incassato un'altra sconfitta evolutiva (che poi in parte è vero, ma da mò che abbiamo perso...).</p>
<p>Si chiacchiera tanto di nuova legge elettorale. Tutti ne parlano, troppi troppo spesso a sproposito. Una fazione ne ha fatto il cavallo di battaglia, l'altro segmento l'ha scongiurata manco fosse la peste. Ma alla fine - dicono quasi tutti - sta legge elettorale fa schifo! Lo dice pure quello che l'ha fatta che è 'na porcata, tanto da meritarsi l'appellativo (ci piace cosi tanto non chiamare le cose con il loro nome ufficiale...) di "porcellum". C'hanno pure fatto un governo sopra per cambiarla, per Giove! O meglio, c'hanno provato...</p>
<p>Accessorio della<em> querelle</em> (si, querelle e pure in corsivo!) il tanto italiota "si stava meglio quando si stava peggio" e tutti lì giù a elogiare il Mattarellum, che pur essendo un sistema datato era democratico e affidabile, e garantiva governabilità.</p>
<p>Governabilità. Sentito come suona bene? Go-ver-na-bi-li-tà. Ci credo che questa parola è sulla bocca di tutti. Dei 30/40 milioni di politologi da Lampedusa a Predoi.</p>
<p>Bene.</p>
<p>Peccato che la verità sia ben diversa. La grande bufala che ormai circola da due anni è: col Porcellum i candidati sono scelti dalle segreterie dei partiti e non dai cittadini, col Mattarellum era tutt'altra cosa. Ebbene, vi svelo un segreto:<strong> è sempre stato così!</strong></p>
<p>E il famigerato, decantato Mattarellum, che tanto andava bene e che tutti se ne sono accorti solo adesso che non c'è più, come spesso succede nelle più struggenti storie d'amore? Beh, lì il 25% dei seggi era eletto col proporzionale con lista bloccata (niente preferenza, come adesso). E il 75% con il maggioritario uninominale. Uninominale! Altro che possibilità di scegliere, avevi un solo candidato. Ed era lo stesso per tutta la coalizione. In spiccioli, non potevi scegliere il candidato e nemmeno il partito. Altro che scelta: un elettore di Rifondazione si poteva trovare un candidato come la Binetti nel suo collegio, e se la doveva votare e zitto!</p>
<p>Almeno con il Porcellum uno si sceglie il suo partito. E vogliamo parlare dei paracadutati? Sì, quell'interessante fenomeno per cui, se un collegio maggioritario era dato per certo, sicuro, scontato, acquisito (a sentire i sondaggi, ah, un giorno vorrei riuscire a parlare di Mannheimer senza infervorarmi), le segreterie dei partiti ci piazzavano un pezzo grosso per portarlo a Roma blindato e senza rischi. Una specie di <font color="#0000ff"><strong><a target="_blank" href="http://milanoromatrani.wordpress.com/2007/10/08/53/">autoblu </a></strong></font>elettorale.</p>
<p>E allora? Dov'è che con la precedente legge si sceglievano i candidati? Dov'è il popolo sovrano? Questo - sinceramente - non lo capisco, ma forse capisco molte altre cose. A ognuno le sue. Forse è successo che qualcuno ha iniziato a raccontare questa favoletta e tutti si sono scandalizzati per niente. Perché l'elettore non ha perso alcun potere. Visto che probabilmente, non ha mai avuto alcun potere. Anzi ne ha guadagnato, perché almeno può decidere - ora - dove spostare l'ago della bilancia dentro una coalizione. Ma di certo da un bel po' di tempo a questa parte non siamo certo noi a decidere le facce da sorbirci nel TGsandwitch1 della sera. Non abbiamo vidimato noi la presenza di questo o quel mafioso, corrotto, incompetente sui più alti scranni dei palazzi romani. </p>
<p>Ma questo è un discorso forse troppo complicato per essere messo in slogan e ripetuto come un belato dagli animali della fattoria. L'unica cosa che mi fa riflettere è che il belato viene anche dalle ugole di chi ha studiato legge. Probabilmente maneggiare il diritto non aiuta a capire le leggi applicate nella realtà. Ma tanto si sa che i concorsi del Ministero della Giustizia sono tutti truccati!</p>
<p>Ah ah.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Una riforma elettorale per la governabilità]]></title>
<link>http://nicolabel.wordpress.com/?p=146</link>
<pubDate>Sat, 02 Feb 2008 18:48:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>nicolabel</dc:creator>
<guid>http://nicolabel.it.wordpress.com/2008/02/02/una-riforma-elettorale-per-la-governabilita/</guid>
<description><![CDATA[In tempi di modifiche della legge elettorale uno dei requisiti più invocati è l&#8217;ineffabile g]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">In tempi di modifiche della legge elettorale uno dei requisiti più invocati è l'ineffabile <b>governabilità </b>che un sistema ben fatto dovrebbe assicurare. La materia è ostica e intricata , ma non credo che sia necessario essere degli esperti in <i>ingegneria elettorale</i> per comprendere che dietro la tanto agognata governabilità si nascondono diversi requisiti. Ad una prima riflessione essi consistono nella capacità di un meccanismo di elezione del Parlamento (o di qualsiasi altra assemblea elettiva) di assicurare:<br />
(a) l'<b>esistenza di una maggioranza</b>;<br />
(b) la stabilità della maggioranza, ossia che essa (b1) non sia sotto scacco dei piccoli partiti, e  (b2) sia costituita da componenti con politiche affini tra loro.</p>
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<p align="justify">Quando non vi siano due soli partiti, il punto (a) è automaticamente assicurato solo se vige un sistema elettorale che preveda un <i>unico </i><b>premio di maggioranza</b> da assegnarsi alla lista o alla coalizione più votata. Era ciò che il <i>Calderolum </i>o <i>Porcellum </i>che dir si voglia prevede alla Camera. L'effetto però è stato che nelle politiche del 2006 una coalizione ha potuto godere di ampi margini in Parlamento pur avendo prevalso sull'altra per poche migliaia di voti (25000, escludendo l'estero e la Valle d'Aosta). Se si condivide la necessità di garantire il punto (a), tuttavia, proteste analoghe a quelle della Casa delle Libertà ("l'Unione non può governare da sola, perché ha vinto le elezioni di poco") devono essere considerate irricevibili.</p>
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<p align="justify">Per il soddisfacimento del punto (b1) (<b>maggioranze stabili</b>), non è sufficiente che il premio di maggioranza assicurato dal punto (a) sia ampio a sufficienza, ma è richiesto anche che le forze politiche al di sotto di una certa soglia di voti siano escluse dalla ripartizione dei seggi. Ciò può essere raggiunto con un meccanismo esplicito o uno implicito. Il meccanismo esplicito, non previsto dal <i>Porcellum</i>, è la <b>soglia di sbarramento</b> propria ad esempio del sistema tedesco. Il meccanismo implicito è assicurato dai sistemi, anche di tipo proporzionale, che prevedono <b>circoscrizioni </b>elettorali <b>piccole </b>e nessun recupero nazionale dei resti (come accade nel sistema spagnolo). Però sia nel primo sia nel secondo caso è possibile vanificare le regole se nelle liste di candidati dei partiti più grandi di ciascuna coalizione trovano spazio esponenti dei partiti più piccoli. Da qui la necessità di introdurre un ulteriore requisito della legge elettorale che assicuri la governabilità: (c) il <b>voto di preferenza</b>. Con esso, infatti, politici con scarso o scarsissimo seguito, come buona parte degli esponenti dei partiti minori che alle ultime elezioni hanno trovato posto nelle liste degli alleati più grandi, probabilmente non avrebbero avuto i consensi necessari a prevalere all'interno delle liste ospitanti. Ne consegue che un sistema elettorale privo di soglia di sbarramento o anche solo caratterizzato dalle liste bloccate all'atto pratico difficilmente può risultare efficace al raggiungimento della governabilità.</p>
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<p align="justify">Il punto (b2), ossia l'<b>affinità</b> tra le liste apparentate, è in contraddizione con la necessità delle coalizioni di ottenere almeno un voto più degli avversari così da conseguire il premio di maggioranza prescritto dal punto (a). In assenza di appositi correttivi, il potere di ricatto dei partitini è elevato: per dare efficacia al meccanismo di voto essi devono pertanto essere messi nella condizione di non poter minacciare i partiti più grandi di presentarsi da soli. Un possibile rimedio consiste nel prevedere che il premio di maggioranza venga assegnato alla coalizione che abbia raccolto la maggioranza relativa di voti, ma <b>escludendo </b>i voti andati alle <b>liste sotto la soglia</b> di sbarramento.</p>
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<p align="justify">Ulteriori aspetti sin qui non trattati riguardano la scelta se adottare collegi uninominali o circoscrizioni più ampie dalla quali eleggere più di un candidato e la possibilità, nel primo caso, di ricorrere a un turno unico o a più turni. Ma alla luce delle considerazioni precedenti appare chiaro che i <b>collegi uninominali</b> non sono compatibili né col premio di maggioranza, né con il contenimento del potere di interdizione dei piccoli partiti. Inoltre, la presenza di un <b>doppio turno </b>elettorale può essere utile, ma solo per la scelta della coalizione vincente e non anche dei singoli candidati, secondo un approccio già ampiamente sperimentato nel caso della legge in vigore per le elezione dei sindaci nei comuni con con più di 15.000 abitanti.</p>
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<p align="justify">Il "<i>sindaco d'Italia</i>", secondo una formula che nella ridda di proposte sembra essere rimasta in secondo piano, potrebbe perciò essere la soluzione per l'impasse istituzionale che sta attraversando l'Italia. Ha solo un difetto: richiede di <b>intervenire sulla Costituzione</b> in modo da adeguarla all'elezione diretta del premier e rafforzare il sistema dei contrappesi per bilanciare il poteri dello Stato.</p>
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