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	<title>i-miei-progetti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/i-miei-progetti/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "i-miei-progetti"</description>
	<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 10:17:48 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Il mio Moleskine]]></title>
<link>http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/2008/06/29/il-mio-moleskine/</link>
<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 14:18:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liuk</dc:creator>
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<description><![CDATA[&nbsp;

&nbsp; 
In questi giorni, avendo preso un po&#8217; a scrivere e a buttar giù idee ed appun]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>&#160;</p>
<p><a href="http://iodellavitanonhocapitouncazzo.files.wordpress.com/2008/06/moleskine1.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" height="184" alt="moleskine1" src="http://iodellavitanonhocapitouncazzo.files.wordpress.com/2008/06/moleskine1-thumb.jpg" width="244" border="0"></a></p>
<p><a href="http://iodellavitanonhocapitouncazzo.files.wordpress.com/2008/06/moleskine2.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" height="184" alt="moleskine2" src="http://iodellavitanonhocapitouncazzo.files.wordpress.com/2008/06/moleskine2-thumb.jpg" width="244" border="0"></a>&#160; </p>
<p>In questi giorni, avendo preso un po' a scrivere e a buttar giù idee ed appunti che mi vengono di giorno e soprattutto di notte, ho deciso di risploverare (è proprio il caso di dirlo) un piccolo e semplice nonchè utile strumento, ovvero il <strong><a href="http://www.moleskine.com/index_ita.php" target="_blank">Moleskine</a></strong>.</p>
<p>Il Moleskine è un famoso taccuino utilizzato da artisti del calibro di Van Gogh, Picasso, Hemingway, ecc, artisti a cui io potrei solo che chinarmi ed essere usato come zerbino.</p>
<p><em>"Mi scusi Signor Vincent, posso portarle il cavalletto?"</em></p>
<p>Bene, dicevo, ho rispolverato questo oggetto per da sfogo alla mia vena creativa. Ce l'ho da diverso tempo, forse un paio d'anni, ma non l'ho mai utilizzato anche se mi ha sempre intrigato molto.</p>
<p>Il Moleskine mi era stato regalato da una cara amica, che sapendomi appassionato di Van Gogh ed "ingenuamente" credendo che io avessi una qualche dote creativa recondita, nascosta nella suola delle scarpe (ma io di solito portavo l'altro paio!), ha pensato di farmi questo (ora più di allora) gradito regalo.</p>
<p>Ho deciso di iniziare ad utilizzarlo anche perché non ne potevo più di appuntarmi tutto su post-it di ogni forma e grandezza ed avere così un oggetto che potesse racchiudere in se tutte le mie idee.</p>
<p>E poi diciamocelo, fa figo avere un oggetto di quel tipo, anche se, essendo io piuttosto riservato, tengo a nasconderlo più che a vantarmecene.</p>
<p>Come si vede dalle foto, sto pian piano disintossicandomi dai foglietti gialli e gli appunti sono ancora un po' disordinati, tuttavia ogni volta che scrivo a mano su quelle pagine bianche, la sensazione è diversa che dallo scrivere altrove e tutto acquista una magia particolare.</p>
<p>Il taccuino poi si presta anche allo "scarabocchiamento" quindi non mancheranno sicuramente degli schizzi a venire (che detto così sembra un po' sconcio!) che magari pubblicherò qui sul blog.</p>
<p>Tra l'altro il Moleskin sarà il protagonista inconsapevole del mio probabile prossimo racconto (o qualcosa del genere).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Al di l&agrave; della Terra - Racconto (7^ ed ultima parte)]]></title>
<link>http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/2008/06/13/al-di-l-della-terra-racconto-7-ed-ultima-parte/</link>
<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 18:09:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liuk</dc:creator>
<guid>http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/2008/06/13/al-di-l-della-terra-racconto-7-ed-ultima-parte/</guid>
<description><![CDATA[ 
L’attacco nemico partì e i primi nemici iniziarono la loro carica verso gli umani. Aumentavano ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img alt="" src="http://iodellavitanonhocapitouncazzo.files.wordpress.com/2008/05/pianeta.jpg"> </p>
<p align="left">L’attacco nemico partì e i primi nemici iniziarono la loro carica verso gli umani. Aumentavano a vista d’occhio, 5, 6, 8, ormai non li contavano più. Ormai era tempo di sparare.<br>Jackson estrasse dalla cintura una granata la settò e lanciò alla sua sinistra a metà strada tra il Goriton e il percorso che avrebbe dovuto fare Joy.<br>Iniziò a contare mentalmente poi si rivolse a Joy “Ora. Vaiii”<br>Joy iniziò a correre tenendo la testa abbassata e dopo pochi passi la granata detonò sollevando un ammasso di terra e polvere. Questo consentì al ragazzo di correre inosservato e l’attenzione delle sentinelle fu tutta per i tre soldati. </p>
<div align="left"><!--more--></div>
<p align="left">Joy aveva percorso un bel tratto di strada. Era stato attento e fortunatamente non aveva incontrato nessun nemico. Era arrivato al punto di destinazione ed il campo appariva deserto, vuoto da qualsiasi essere vivente, non c’erano neanche corpi inermi a terra ne umani ne altri. Era probabile che quella zona non avesse mai visto battaglie e la sua immutata bellezza gli dava un forte senso di tranquillità. Era piuttosto in anticipo sull’ora prevista ed infatti ancora non si vedeva la madre.<br>In quei momenti di attesa il suo pensiero andò ai compagni lasciati a combattere contro quella squadra nemica e proprio mentre pensava che forse avrebbe fatto meglio a stare al loro fianco ecco che un’esplosione deflagrò nella direzione dei suoi amici.<br>Gli si strinse il cuore e cercò di pensare il meno possibile che forse non ce l’avevano fatta. Ma non ce la fece ed iniziarono a scendergli le prime lacrime.<br>Se le asciugò con la manica, poi stordito all’improvviso con un colpo dietro la testa, cadde a terra in avanti. </p>
<p align="left">Joy si svegliò.<br>Il suo battito era calmo ma lui sapeva di essere agitato. Era anche immobile ma lui voleva muoversi.<br>Non ci riuscì.<br>Sentiva solo un senso di bagnato.<br>Aprì a forza gli occhi e un flusso umido investì le sue pupille.<br>“Dove sono?” pensò. Ma anche pensare era faticoso.<br>Dopo un po’ che cercava di capire dov’era e cos’era successo, mise a fuoco di essere all’interno di un Ghnouk. Era diverso da quelli incontrati finora, ma anche questo era piuttosto frequente. Era una classe addetta al trasporto dei prigionieri.<br>Ed anche se non era armato, pure questa classe era piuttosto temuta, quasi quanto una madre.<br>Quest’essere era piuttosto alto ed imponente ed aveva sulle spalle una sorta di grande recipiente ovale e il suo interno era composto da un liquido paralizzante.<br>Purtroppo questa classe veniva utilizzata per catturare i prigionieri e per portarli poi ad una madre.<br>Quello che pensò poi lo avrebbe paralizzato se solo non fosse già immobilizzato. “Forse era meglio se mi avessero ucciso” pensò ancora.<br>Era stato già doloroso provare una piccola parte dell’esperienza che aveva vissuto Philip, figurarsi viverla ora in prima persona e magari in eterno.<br>Richiuse gli occhi e fece un profondo respiro e solo allora si accorse di avere quel liquido anche giù per la gola e poi per il naso. Era fastidioso ma riusciva a respirare abbastanza naturalmente. </p>
<p align="left">Sentì qualche scossone dato dai passi del suo aguzzino. Era probabile che stesse passando su qualche percorso piuttosto dissestato.<br>Riaprì gli occhi e sta volta vide qualcos’altro. Vide infatti una sagoma che giaceva insieme a lui. Probabilmente i passi piuttosto tumultuosi del Ghnouk avevano smosso il liquido e permettevano ora ai due prigionieri di vedersi. Erano in posizioni opposte ed ognuno dava i piedi alla testa dell’altro.<br>Ancora altri movimenti del nemico e i due prigionieri erano in grado di guardarsi negli occhi.<br>Joy riconobbe l’essere. Non era in grado di attingere perfettamente ai suoi ricordi e non ricordò il nome della razza del suo compagno di ‘cella’. Però ricordò, se non sbagliava, che era una razza schiavizzata dai Ghnouk. Era quindi strano che fosse imprigionato. Forse si trattava di un ribelle. Forse non ce l’aveva fatta a subire in silenzio la strage che perpretavano i suoi schiavizzatori. Forse era per questo che ora veniva imprigionato e dato in pasto ad una madre. La peggior punizione che si possa avere.<br>Già, forse era proprio per questo che si trovava lì con lui.<br>Per qualche istante i due si guardarono fissi negli occhi e come compagni di quell’immobile prigionia provarono profonda solidarietà l’uno per l’altro anche se non potevano esprimerlo a parole era evidente dai loro sguardi.<br>Erano degli sguardi profondi, tristi e allo stesso tempo quasi vuoti.<br>Joy avrebbe voluto dargli la mano ma il suo corpo non riusciva proprio a reagire. </p>
<p align="left">Poi uno scossone più forte degli altri, sballottò visibilmente i due prigionieri.<br>Ed un altro colpo ancora.<br>Poi il Ghnouk cadde a terra, la bolla che li teneva prigionieri si ruppe ed i due fuoriuscirono dal suo corpo. </p>
<p align="left">Appena fuori si sentì trascinare ma lui non aveva ancora la forza di reagire anche se iniziava a sentir formicolare i suoi arti.<br>Il giovane sentì poi una forte raffica di spari e parti del Ghnouk furono ovunque.<br>Joy riuscì finalmente a riprendere parte del controllo del suo corpo. S’inginocchiò e poi poggiò le mani a terra e qui vomitò il liquido che gli era entrato fino ai polmoni.<br>Riconobbe poi le scarpe dell’esercito umano e si alzò per ringraziarli, quando vide che era stato salvato dai suoi compagni che credeva morti.<br>Fu molto contento di vederli e non solo perché lo avevano salvato.<br>Poi sentì caricare un’arma e si girò verso il rumore.<br>Joy vide Carl che si apprestava a far fuoco contro il suo nuovo compagno di sventura.<br>“Fermo Carl” e tossì espellendo altro liquido. “Non ucciderlo.”<br>“Ma è un Mabaris.” disse. Poi per essere sicuro che avesse capito chi fosse quell’essere, pronunciò: “É un nemico!”.<br>Ecco ora ricordava il nome di quella razza. E ricordava anche che erano piuttosto ribelli e probabilmente era per questo che era stato catturato. </p>
<p align="left">I Mabaris erano sempre stati una spina nel fianco dei Ghnouk in quanto, essendo una razza piuttosto irrequieta e certamente una delle più difficili da controllare, erano spesso insorti, tuttavia le rivolte erano sempre state represse. In fin dei conti rimanevano un’ottima arma per i Ghnouk che minacciavano di distruggere il loro mondo.<br>I Mabaris non avevano grandi tecnologie belliche, questo perché erano dei formidabili combattenti nel corpo a corpo. La loro costituzione gli permetteva una rapida velocità nei movimenti e la loro struttura ossea sporgente e resistente li rendeva letali senza la necessità di impugnare un’arma,&#160; </p>
<p align="left">“Fermati, ti prego” riprese Joy.<br>“Ne sei sicuro” gli rispose uno zoppicante Jackson. </p>
<p align="left">Era imprigionato con me e sai quale destino ci sarebbe toccato se non ci aveste salvati. Quindi penso proprio che non sia dalla parte dei Ghnouk.
<p align="left">“Ma come facciamo ad esserne sicuri?” rispose il suo capo.<br>“Non possiamo far altro che fidarci. So che sembra azzardato, ma non credo che ci attaccherà”.<br>Poi Joy porse la sua mano al Mabaris che l’afferrò e si rialzò guardando gli umani con sospetto, poiché anche lui non sapeva ancora se poteva fidarsi di loro. </p>
<p align="left">Il gruppo si sistemò per procedere con la missione. Mentre i due appena liberati smaltivano gli effetti del liquido che li paralizzava.
<p align="left">“Allora” disse Joy mentre cercava di riprendere il controllo del proprio corpo “a quanto pare ce l’avete fatta”.<br>“Già” rispose Jackson sorridendo “Te l’avevamo detto che non eravamo dei principianti”.<br>“come avete fatto a far fuori quei maledetti?”<br>“In realtà in parte è stato merito del nemico. Praticamente una delle due casse con le sentinelle non era completamente all’interno della bolla del Goriton. Abbiamo quindi sfruttato quella piccola superficie all’esterno per farla esplodere. La reazione a catena con i robot all’interno ha fatto esplodere l’intera cassa lanciando frammenti ovunque all’interno della loro protezione. Inutile dire che i loro movimenti rallentati all’interno non gli hanno permesso di fuggire per tempo”.<br>“Brutta fine” disse Carl “Dei veri topi in gabbia”.<br>“Non mi dire che ti dispiace per loro Carl”.<br>“Scherzi? Ne farei fuori altri mille così”. </p>
<p align="left">“E bravi i miei umani preferiti” Disse Joy ormai ripresosi, dando una pacca alla spalla del suo capo.
<p align="left">“Spero tu sia pronto” gli chiese il suo capo preferito “Non abbiamo molto tempo. Tra poco oltre quella collina dovremmo intravedere la madre”.
<p align="left">Joy che pensò che sarebbe mancato davvero poco prima che fosse stato ‘presentato’ alla madre, diede il suo benestare a Jackson.
<p align="left">“E di lui che ne facciamo?” chiese Frank indicando il Mabaris.<br>“Lasciamolo per la sua strada, forse vorrà salvare i suoi compagni” disse Joy che poi gli si avvicinò, lo guardò dritto negli occhi e gli augurò buona fortuna.<br>Era certo che non avesse capito le sue parole, visto che il traduttore impiantatogli funzionava solo in ricezione, ma immaginava avesse intuito lo stesso. Infatti l’essere incrociò i suoi ossuti avambracci e chinò la testa. </p>
<p align="left">I quattro soldati iniziarono la ripida salita della collina ed avvistarono la madre, seguita da una scorta di sei Ghnouk di classe guerriera.
<p align="left">“Ok, ragazzi” iniziò Jackson esponendo la sua strategia, “dobbiamo cercare di far allontanare almeno quattro dalla madre. Se li affrontiamo tutti, sarà difficile tenergli testa, senza contare che potrebbero essercene degli altri, anche non Ghnouk in giro. Inoltre se li mettiamo troppo in allerta la madre potrebbe fuggire. Prepariamo i fucili da cecchino, basterà un colpo ben piazzato per farli correre da noi senza troppa difficoltà. Ma non sanno che abbiamo una sorpresina per loro e visto che abbiamo già provato la sua funzionalità, non ci saranno problemi”.<br>I quattro iniziarono a far fuoco verso i loro rispettivi obiettivi, quasi contemporaneamente. Come fortunatamente previsto, i Ghnouk feriti si distaccarono dal gruppo per dirigersi in direzione degli spari. Mentre i nemici si avvicinavano, gli umani continuarono a far fuoco ma come sempre i loro colpi avevano scarso successo e non producevano altro effetto che rallentare la corsa.<br>Quando ormai i nemici furono ad una buona portata di tiro e non restava altro che sperare che le sfere funzionassero anche sta volta, queste furono attivate.<br>L’effetto prodotto fu come quello visto nella battaglia precedente e all’improvviso i Ghnouk furono senza difese ed uno ad uno furono eliminati senza eccessiva difficoltà. Certo la loro corazza era piuttosto dura, ma essendo ora dei bersagli fissi e senza la possibilità di contrattaccare, era solo una questione di tempo.<br>Come nella peggiore ipotesi però in lontananza si fece viva un’altra pattuglia al seguito della madre e purtroppo questa era composta da razze miste, Ghnouk, Assiali e sentinelle.<br>A quanto sembrava questa era una formazione piuttosto comune nell’esplorazione terrestre, ma stavolta non avevano ne Goriton ne trasportavano casse di robot.<br>Erano in tutto una decina, ma si potevano escludere i tre Ghnouk che potevano essere neutralizzati abbastanza facilmente. Curiosamente ora gli esseri più temibili erano quelli diventati i meno pericolosi.<br>Iniziò l’assalta e i Ghnouk rimasero indietro. Appena entrati nel raggio d’azione della sfera infatti, si arrestarono storditi. Gli altri però continuarono ad avanzare mentre gli umani si apprestavano a cambiare fucili lasciando spazio ad armi più potenti.<br>Due degli Assiali, terribilmente veloci, erano ormai a pochi passi dai soldati e qualcuno fu sorpreso ancora a cambiar arma. Le loro lance metalliche si apprestavano ad infilzare il terreno o male che sarebbe andata, la carne umana.<br>Si senti però tintinnare il metallo delle lance e queste volarono roteanti disarmonicamente lontano per poi posarsi rozzamente a terra.<br>Poi una testa Assiali rotolo non troppo distante da una delle lance e schizzi di sangue tinsero le divise ed i volti dei terrestri.<br>I quattro, in quella frenetica azione, riuscirono giusto a vedere i gomiti ossuti del Mabaris affossare nel collo del loro nemico che era a pochi centimetri da loro. Poi gli schizzi gli sporcarono la faccia.<br>Jackson che si era salvato dal sangue alieno ed aveva l’arma pronta fece fuoco sull’altro Assiali. </p>
<p align="left">Lo scontro proseguì tra proiettili e lotta corpo a corpo e uno ad uno dei nemici cadde a terra.<br>“Che vi avevo detto?” disse fiero Joy “Visto che abbiamo fatto bene a fidarci?”. </p>
<p align="left">Gli altri annuirono ma il capo era comunque ancora concentrato sulla lotta. Il Mabaris non si era ancora fermato e continuava la sua corsa in direzione dei Ghnouk storditi.<br>I nemici erano al limite del raggio d’azione delle frequenze e un solo passo indietro avrebbe potuto dare loro la possibilità di reagire.<br>Joy si assicurò allora di avere ancora con se la sua sfera e si avviò di qualche passo verso il nemico così da non dargli modo di fuggire.<br>Nel mentre il Mabaris si alzò in aria con un ampio salto, poi ricadde infilzando uno dei Ghnouk con la mano nella spalla, gli scivolò di dietro in caduta e lo colpì dietro le ginocchia facendolo accasciare piegato in avanti, poi una volta a terrà lo finì con due colpi alla schiena.<br>Senza prendere un attimo di fiato si avviò al Ghnouk più a destra che era anche il più vicino ed intanto che Carl iniziò a sparare all’ultimo Ghnouk rimasto ancora vivo, l’alleato alieno colpì con la sua sporgenza ossea del gomito il petto del suo nemico, ruotò su se steso ed intorno al ferito per colpirlo alla schiena, poi girò ancora per colpirlo davanti e così via.<br>Joy perse il conto dei colpi tanto erano rapidi, più di quanto lo fossero quelli sparati da Carl.<br>A quel punto non fu più necessario tenere accese le sfere. </p>
<p align="left">L’alleanza tra le due razze era ormai assodata ed anche se il loro nuovo alleato non avrebbe capito le loro parole, gli umani lo ringraziarono.
<p align="left">Nel frattempo la madre con la sua, ormai piccola, scorta si stava allontanando, ma tutto sommato era un bene visto che in definitiva non si erano allertati e non erano fuggiti.
<p align="left">Joy estrasse la piccola barra con un cilindro trasparente sul fondo.
<p align="left">“Ma cosa…?” esclamò Carl che riconobbe quell’attrezzo. Era infatti lo stesso che aveva Philip nella precedente missione. Era una piccola barra con un contenitore in cima per contenere dei campioni organici ed in questo caso il liquido della madre che sarebbe stato criogenizzato istantaneamente per non essere compromesso dalle decadenza dei tessuti morenti, lontani dalla madre.<br>“Non vorrai mica prelevare del liquido?” </p>
<p align="left">Joy annuì “Visto che siamo così vicini alla madre non vedo perché no”.
<p align="left">“Si, ma sai bene che non possiamo usare le sfere su una madre altrimenti il liquido potrebbe essere ‘inquinato’ dai disturbi delle frequenze” si espresse preoccupato Jackson.<br>“Questo lo so, ma dici che non ce la possiamo fare? Ci sono solo due Ghnouk di guardia ed abbiamo un Mabaris dalla nostra parte”.<br>“’Solo’ due Ghnouk mi dici? Ricordati che senza il disturbo sono degli ossi duri”.<br>Ma infine il capo si decise “Tutto sommato hai ragione. Possiamo avere qualche speranza, però devi essere rapidissimo”.<br>“Lo sarò. Voi copriteli le spalle”. </p>
<p align="left">Il gruppo si avviò in direzione della striminzita carovana Ghnouk passando ai bordi della strada e rimanendo nascosta dagli sguardi nemici.<br>Joy fece cenno ai suoi compagni di rimanere indietro per evitare di essere scoperto.<br>I due Ghnouk proseguivano intanto tranquilli avanti alla madre, uno per ogni lato e fortunatamente questo diede modo al ragazzo di avvicinarsi di soppiatto al suo bersaglio.<br>Sfilò la barra cilindrica dal gancio ai suoi pantaloni e con un colpo deciso l’infilò nella madre.<br>Seppure il dolore fosse minimo, la madre emise dei suoni ad indicare che qualcosa non andava e la sua scorta si allertò. </p>
<p align="left">La squadra iniziò allora a far fuoco sperando che Joy desse il segnale di poter attivare la sfera, il prima possibile.
<p align="left">L’alleato alieno era pronto ad saltare addosso al nemico ma fu bloccato per un braccio dal capo umano, visto che se avesse agito sarebbe finito sotto il loro fuoco.<br>D’altro canto loro non potevano smettere di sparare visto che anche i Ghnouk erano armati. Fecero giusto in tempo a nascondersi dietro i loro scudi da polso e continuare a tenere occupata la scorta.<br>La madre che in quello scontro iniziava ad agitarsi, si mosse bruscamente. </p>
<p align="left">D’improvviso Joy si ritrovò con il braccio all’interno dell’ammasso liquido e gelatinoso del Ghnouk.<br>Si sentì come impazzire.<br>D’istinto e dal dolore lasciò la presa del suo strumento e le sue gambe cedettero sotto il peso del ricordo di quello che aveva provato Philip e che Procne gli aveva trasmesso.<br>Tutto il dolore rifluì per i suoi centri nervosi.<br>Intanto Joy parzialmente inglobato dalla madre veniva trascinato via passo dopo passo dell’enorme creatura.<br>D’improvvisò Joy si sentì esattamente come Philip, mezzo dentro e mezzo fuori. Con un barlume di lucidità umana, tanto da comprendere cosa stava accadendo, ma inerme ed invaso dal dolore altrui.<br>Nell’opacità dei suoi pensieri riusciva a vedere attraverso la semi trasparente pelle della madre, il contenuto di quella enorme bolla piena di morte ed intelligenza.<br>Gli parve per un attimo di vedere all’interno dell’essere uno scheletro. Forse umano, forse no. Chiuse gli occhi ed al posto dello scheletro, apparve il suo volto. Veniva così trascinato dal grande Ghnouk, scavando piccoli solchi sulla terra con le sue scarpe e mentre il braccio veniva lentamente spinto all’interno dell’essere, Joy era in preda a visioni che portarono le lacrime ai suoi occhi. </p>
<p align="left">La squadra ormai seriamente preoccupata decise che era il caso di agire. Jackson era pronto ad attivare la sfera, ma si fermò.<br>“Credo di avere un’idea. Forse lo possiamo salvare” gli venne in mente.<br>Prese una granata e la vece scivolare non troppo distante dalla madre. Esplose ed anche se non come sperato, l’urto distaccò leggermente Joy dal grande essere, ma fortunatamente riprese coscienza per qualche istante e nonostante il boato della bomba e l’irrequietezza della madre, trovò la forza di afferrare la sua barra con il campione, di premere il pulsante per la criogenesi e finalmente di sfilare il suo braccio da quell’abominevole essere. </p>
<p align="left">“’fanculo stronza” esclamò una volta libero. Poi urlò “Oraaa”.
<p align="left">La ‘stronza’ che nel frattempo diede un senso al suo nome di madre, espulse dal suo retro due ovuli viscidi che subito si dischiusero mostrando la nascita di due nuovi Ghnouk guerrieri.<br>Ma la loro aggressività fu subito repressa così come quella dei loro simili.<br>Il comportamento del nemico era quello ormai conosciuto, ma rimaneva il dubbio sulla madre. Tuttavia questa iniziò a barcollare. Sembrò che le sue zampe d’improvviso fossero diventate troppo gracili per sostenere tutto il peso del corpo. Iniziò quindi a cedere e si ritrovò presto inginocchiata e poi completamente immobile, ma ancora viva.<br>La rabbia che gli uomini nutrivano per questi esseri fu scaricata come i loro caricatori sulla madre e allo stesso modo il Mabaris si sfogò.<br>Joy prese il suo coltello e con un taglio netto squarciò una parte della bolla e fece uscire gran parte del suo contenuto.<br>“Spero che quelle anime possano trovare finalmente la pace”. </p>
<p align="left">L’esultanza sui volti dei cinque si fece piuttosto visibile. L’operazione aveva avuto successo, così come le nuove armi. Ora non rimaneva che andare al bunker e portare l’equipaggiamento, oltre che le buone notizie.
<p align="left">Si rifocillarono qualche secondo con un po’ d’acqua che in quell’occasione sembrava dello champagne, poi ripresero i loro zaini e le armi.
<p align="left">Joy sfilò la sfera dalla sua uniforme e sotto gli occhi sbigottiti dei suoi compagni la porse al Mabaris.<br>Questo accettò e sembrò volerlo ringraziare, ma sta volta non si trattenne con loro. Si allontanò infatti, pieno di rabbia e di speranza. </p>
<p align="left">Anche se nessuno gli chiese nulla, poiché ormai si fidavano delle sue scelte, era evidente che i tre aspettavano una risposta ad una non ben precisata domanda.<br>“Mi è sembrato il minimo, no?” disse Joy “E poi pensateci, forse libererà altri della sua razza, questi poi potrebbero creare altre sfere e fare altrettanto anche con altre razze. É meglio se non siamo solo noi umani e Wimol a combatterli, ma anche tutti quelli che sono stati oppressi per troppo tempo”.<br>Jackson gli sorrise e poggiandogli la mano sulla spalla più lontana, se lo avvicinò al petto come un abbraccio dato da un genitore poi insieme agli altri si avviarono in direzione del bunker.<br>Poi mentre la piccola squadra si allontanava dal cumulo dei nemici uccisi, il giovane si rivolse ai compagni: “In fin dei conti oggi non è stata una giornataccia. No?”. </p>
<p align="left">----------------------------------------------------------------
<p align="left">&#160;
<p align="left">&#160;
<p align="left">Con questa settima parte si conclude il racconto e, se l'avete letto, spero vi sia piaciuto.
<p align="left">A breve verrà messo in vendita su <a href="http://www.lulu.com/" target="_blank">lulu.com</a> ma non prima di essere sistemato a dovere. Infatti sono già a lavoro sulla correzione. Oltre agli evidenti errori grammaticali e stilistici che si possono trovare (e che sono stati tolti) ci saranno delle modifiche sulla storia con parti tolte ed altri aggiunte.
<p align="left"></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Al di l&agrave; della Terra - Racconto (6^ parte)]]></title>
<link>http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/2008/06/10/al-di-l-della-terra-racconto-6-parte/</link>
<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 22:25:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liuk</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Dopo la serata piacevole del giorno prima che rafforzò la loro intesa, alla mattina seguente i qua]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img alt="" src="http://iodellavitanonhocapitouncazzo.files.wordpress.com/2008/05/pianeta.jpg"></p>
<p align="left">Dopo la serata piacevole del giorno prima che rafforzò la loro intesa, alla mattina seguente i quattro si ritrovarono al campo 17B dove iniziarono le simulazioni di battaglia e dove furono provati e messi a punto i nuovi equipaggiamenti.<br>Di certo si sentirono un po’ in colpa per non essere là fuori a combattere veri nemici, soprattutto quando nei rari momenti di pausa venivano a conoscenza delle battaglie e delle ennesime perdite umane.<br>La notizia della morte di un Wimol, o meglio di un suo suicidio, fu davvero shockante seppur condivisa da tutti. Era noto infatti che se un Wimol fosse stato catturato, questo aveva il compito di togliersi la vita per evitare che le sue informazioni cadessero nelle mani dei Ghnouk.</p>
<p align="left">&#160;</p>
<div align="left"><!--more--></div>
<p align="left"><br>Il problema non sarebbe stato soltanto, seppur piuttosto rilevante, quello che il nemico sarebbe venuto a conoscenza delle loro armi, delle difese, delle ubicazioni cruciali e delle loro strategie.<br>C’era infatti un’altra possibilità piuttosto inquietante, ovvero che se i Ghnouk avessero compreso il funzionamento degli Enevort, avrebbero potuto intercettare tutti gli umani in arrivo o cosa ancora peggiore avrebbero potuto collegare Kuriunin alla Terra in un processo inverso.<br>Sebbene questa conoscenza e tecnologia fosse al di fuori della possibilità attuale dei Wimol, non era detto che per i Ghnouk fosse lo stesso. Essendo parassiti anche di razze più evolute, non era affatto improbabile che tra le loro fila avessero schiavizzato civiltà in grado di gestire dei whormole artificiali. </p>
<p align="left">La morte del Wimol portò comunque ad una perdita nel recupero dei nuovi arrivati per un raggio di diverse centinaia di chilometri. E forse fu questa la notizia più amara.
<p align="left">Alla fine del sesto giorno di duro addestramento, il piccolo commando fu richiamato da Procne che gli annunciò la partenza all’indomani per la missione.<br>“Ragazzi, è finalmente giunto il momento per voi di portare una reale speranza alle nostre razze” esordì il Wimol. “Il nuovo equipaggiamento è pronto e pienamente funzionante. Tuttavia abbiamo soltanto due apparecchi per l’emissione delle frequenze, in quanto il laboratorio che le stava producendo è stato sfortunatamente distrutto. Tuttavia ne sarà sufficiente una per tutto il gruppo, visto che ha una portata di circa 100 metri. Comunque potrebbe presentarsi il caso di dovervi dividervi in gruppo, quindi ricordatevi di tenetene almeno uno per squadra. Avremmo preferito fornirne una ciascuno, ma non abbiamo tempo.<br>Abbiamo intercettato una trasmissione Ghnouk di un piccolo gruppo con una madre. Sono diretti ad un nostro bunker con cannone MG2. I nostri hanno ancora la protezione aerea, ma hanno perso la difesa di terra e purtroppo le comunicazioni, quindi non possiamo neanche farli evacuare. Il bunker è a 320 chilometri a nord/est da qui e la squadra nemica dovrebbe raggiungerli domani mattina intorno alle ore 11:00.<br>Il vostro compito è intercettarli ad 80 km ad est del bunker e naturalmente salvare i nostri uomini, ma come sapete la missione primaria è verificare il funzionamento delle nuove armi e soprattutto darci una speranza”.<br>“Ci conti” disse Joy, seguito dai suoi compagni.<br>Il Wimol gli fornì le ultime informazioni e gli comunicò che poco più tardi sarebbero stati forniti dettagliatamente di tutte le istruzioni necessarie. </p>
<p align="left">Seppure la sveglia era fissata per le ore 5:00 del mattino la maggior parte della squadra indugiò a dormire, non certo per propria volontà, ma il sonno tardò ad arrivare poiché la missione era piuttosto pericolosa e il solo pensiero di dover affrontar una squadra Ghnouk con una madre nelle vicinanze gli diede i brividi.<br>Jackson d’altro canto era abituato a dormire poco, ma da lì ad un paio d’ore riuscì ad addormentarsi.<br>Per Carl e Frank fu invece necessario ricorrere a dei sonniferi poiché l’agitazione continuava a tenere accesa la loro mente che non riusciva a liberarsi dei pensieri.<br>Joy invece fu l’unico a non risentire di tutto questo. Riuscì ad addormentarsi subito visto l’enorme sforzo a cui si era sottoposto durante l’addestramento e l’impegno coi cui ci si dedicò. Anzi un paio di volte il suo vicino di stanza gli bussò sulla sottile parete per far azzittire il suo russare. Il sonno tuttavia non fu privo di incubi che ormai lo perseguitavano da una settimana. </p>
<p align="left">Al suono della sveglia i quattro, impazienti, erano già vestiti e tutto sommato la dormita fu piuttosto ristoratrice.<br>Un’auto era già pronta ed aspettava soltanto i quattro soldati. Una torretta armata era stata fissata sul retro del mezzo e Carl già sapeva che sarebbe toccato a lui posizionarsi lì.<br>Furono caricati anche altri strumenti di supporto tra cui kit medici e piccole torrette automatiche. Non mancavano infine strumentazioni per la missione secondaria, quindi erano stati caricate anche apparecchiature per la riparazione della difesa terrestre del bunker ed armi supplementari per gli altri soldati che avrebbero trovato a protezione del cannone MG2.<br>All’apertura della porta blindata dell’autorimessa Jackson avviò il motore. “Pronti?” chiese ai suoi uomini.<br>“Pronti.” Risposero all’unisono.<br>E iniziarono ad uscire dalla base.<br>“Mi sento un po’ osservato” disse Joy seduto al fianco del guidatore e spostando un po’ il suo specchietto retrovisore verso l’alto.<br>A quelle parole Jackson sbirciò nel suo, mentre Peter e Carl si girarono direttamente alle loro spalle.<br>Furono così meravigliati nel vedere quanta gente, nonostante l’ora presta,&#160; fosse venuta a vederli partire e sebbene erano ormai piuttosto distanti da loro, riuscivano a vedere nei loro volti la speranza che quei quattro gli stavano dando. </p>
<p align="left">Proseguirono con l’automezzo per circa 2 ore tra strade ancora intatte, campagna e residui di piccole asseriamenti terrestri.<br>Molti furono i corpi a terra senza vita, per lo più umani.<br>Dovettero poi procedere a piedi, lasciando parte del carico.<br>La strada cominciava infatti ad essere inagibile. Le due vie per raggiungere la destinazione erano bloccate, forse per delle casuali esplosioni o forse per una tattica Ghnouk.<br>Sistemarono dei rami per nascondere alla vista del nemico il loro automezzo e si avviarono a per la loro destinazione sperando di non incontrare il nemico, almeno non troppo presto.<br>Passare ora, a piedi, tra i corpi dei propri simili era ancora più doloroso. Spesso la strada era letteralmente disseminata di corpi ed il percorso obbligato non permetteva altro che passare strettamente vicino a loro e sentire spesso sotto i propri piedi le membra di quelli che erano dei soldati e prima ancora degli uomini. </p>
<p align="left">I quattro passarono tenendo spesso il capo in alto anche se in quel vergognoso scempio avrebbero voluto tenere la testa bassa e così ogni passo dava un senso d’indegno rispetto per quegli uomini morti per difendere i propri simili.<br>Proseguirono per circa un’ora finché non trovarono una pattuglia nemica.<br>Tennero le sfere che emettevano le frequenze ancora spente per evitare di essere localizzati anche perché il gruppo era composto pure da altre razze ed avrebbero comunque fatto a meno di iniziare una battaglia che li avrebbe rallentati, senza contare poi che avrebbero potuto chiamare dei rinforzi e il piano sarebbe potuto saltare.<br>Cercarono di aggirare il piccolo esercito nemico che si era accampato temporaneamente. Gli passarono attorno camminando lentamente ed accucciati.<br>“Fermi” gli urlò sussurrante Jackson.<br>“C’è una sentinella”.<br>Joy riconobbe l’essere robotico che aveva incontrato nel suo primo e finora unico scontro a fuoco.<br>“State immobili” sussurrò il capo della squadra “Finché non ci muoviamo non ci individuerà. Aspettiamo che arrivi dietro a quel cespuglio e quando non sarà visibile dall’accampamento nemico dobbiamo cercare di neutralizzarlo con un colpo solo”.<br>“Posso farlo io” disse Joy, che dall’ultima volta che aveva visto quell’essere ora sapeva bene dove e come colpire.<br>Il capo gli diede il autorizzazione conoscendo ormai le sue buone doti anche in battaglia. </p>
<p align="left">Passaro alcuni interminabili secondi nel totale silenzio della squadra in attesa soltanto che la sentinella nemica fosse nella posizione ottimale.<br>Joy che aveva silenziato la sua arma si apprestava a far fuoco, sapendo che non gli era permesso sbagliare.<br>Ancora pochi passi. Uno, un altro, ancora uno.<br>Ora.<br>Il colpo fu preciso al millimetro ed attraversò l’essere, ma non doveva essere quello il risultato. Non avrebbe dovuto attraversarlo e per quella frazione di tempo in cui il colpo attraversò la figura nemica, questa vacillò brevemente.<br>“Merda, è un ologramma” disse Jackson perdendo il controllo sulla sua voce e dimenticandosi di parlare a voce bassa.<br>Questo allertò la cosa che era dietro di loro che emise una sorta di urlo per richiamare la squadra nemica.<br>I quattro si girarono di scatto alle loro spalle, terrorizzati da quell’urlo.<br>Il piano era saltato. Una copia identica della sentinella, sta volta reale, iniziò con mani affusolate ed appuntite a colpire con rapidi e potenti colpi di braccia e mani a terra. Il robot era disarmato ed iniziò a colpire Jackson, il più vicino a lui alle gambe con dei potenti colpi a terra. Ogni colpo aveva quasi la stessa potenza di un proiettile e la sua velocità sembrava quella di una mitragliatrice. Jackson provò a schivali e vi riuscì coi primi, ma non riuscì a tenere il ritmo contro quella macchina ed un primo colpo lo ferì ad una gamba. Poi ancora un altro colpo andò a segno ed un altro ancora. Ormai Jackson aveva perso la concentrazione per poter spostare la gamba tra l’altro ferita e dolorante.<br>Gli altri tre compagni lo salvarono però da ulteriori colpi all’arto facendo fuoco sul robot da guerra.<br>Non fecero in tempo a terminarlo che Jackson li avvisò di occuparsi dei nemici accampati.<br>I tre si girarono di nuovo all’unisono e videro che ormai l’accampamento nemico era già allertato e due Ghnouk erano già partiti all’assalto.<br>Ormai sarebbero bastati solo pochi passi.<br>“Presto, accendete la sfera” disse Carl.<br>“Ci penso io” rispose Jackson che seppur ferito non si era dimenticato affatto di essere un soldato e già in previsione di un ormai certo attacco aveva già estratto la sua sfera ed ora si apprestava ad attivarla.<br>Nel frattempo uno dei due Ghnouk fece un salto per cercare di circondare i quattro umani. Così li avrebbero attaccati dai due lati e li avrebbero terminati più in fretta.<br>Ma all’improvviso il Ghnouk che gli correva frontalmente si fermò e cercò di tapparsi quelle specie di orecchie da un suono che non riusciva a placare con le sue mani.<br>Altro invece fu disturbato nella sua planata alle loro spalle e Joy che seguiva la sua traiettoria in attesa di averlo nel mirino e far fuoco, lo vide perdere la stabilità ed infine rotolarsi scompostamente a terra. Qui Joy affiancato dal capo iniziò a far fuoco ed il Ghnouk non fece neanche in tempo a rialzarsi che cadde esanime a terra.<br>Stessa sorte toccò a quello assalito da Frank e Carl.<br>“Sembrano funzionare” disse dolorante Jackson.<br>“Si, ma ora abbiamo un altro problema” disse Carl.<br>Nel frattempo Frank fece un riepilogo dei nemici “Ho contato almeno altre quattro sentinelle robot e due esploratori Assiali che stanno maneggiando una strana sfera. Gli altri tre Ghnouk sembrano indifesi”.<br>Jackson si girò per osservare bene la situazione anche se Frank gli sconsigliò di muoversi.<br>“Ok” iniziò il capo atteggiandosi con la mano in gesti militari “Eliminiamo per primi i Ghnouk poi gli altri”.<br>“Ma che ci fa un Goriton qui?” Chiese Joy.<br>“Cosa?” rispose il superiore.<br>“Quella strana sfera è un Goriton, un organismo organico alieno”.<br>“In effetti è molto strano. Non ne abbiamo mai incontrati sulla Terra e a dire il vero non sappiamo neanche bene quale sia la loro funzione”.<br>“Io lo so” disse Joy “E non ci piacerà”. Ed i suoi compagni non furono molto contenti di quelle parole.<br>“Sembra si stia preparando” proseguì.<br>Infatti il Goriton, iniziò ad espandersi.<br>Nel frattempo le sentinelle trascinarono i Ghnouk incapaci di reagire, al centro dell’accampamento dove il Goriton era posizionato ed il suo corpo si stava espandendo in una sorta di ammasso gelatinoso.<br>La bolla organica di quello strano essere aveva ormai avvolto quasi tutti i nemici.<br>Nel frattempo Joy iniziò a ragionare ed a prelevare ricordi da quello che gli aveva trasmesso Procne.<br>“Presto alzate il polso destro in alto ed attivate gli scudi” ordinò ai suoi compagni.<br>“Che sta succedendo” gli chiese Carl.<br>“Non c’è tempo. Fate come vi dico. Vi prego fidatevi”.<br>Jackson fu il primo a fare quello che il giovane gli suggerì, così che gli altri facessero altrettanto.<br>“Ora disponiamoci a quadrato” ed iniziò a disporre i suoi compagni sui quattro lati, partendo da Jackson che vista la sua attuale immobilità era il punto fisso di riferimento.<br>Poi iniziò a disporre gli scudi in forma piramidale e dopo qualche secondo questi iniziarono a fondersi, andando a chiudere gli spazi vuoti tra di loro.<br>Rimasero tutti stupiti da questa funzionalità degli scudi che ignoravano.<br>Poi un’ondata di fuoco li assalì.<br>Sebbene il caldo in quella piramide di energia fu piuttosto elevato, nulla la oltrepassò.<br>Passò qualche secondo, non molti, quindi Joy spense il suo scuso e la piramide si disciolse.<br>Anche gli altri disattivarono la loro protezione.<br>“É stato il Goriton?” Chiese Jackson.<br>“Già. É in grado di emettere una forte onda di energia, simile a del fuoco e non è l’unica cosa che può fare. Infatti” e si alzò leggermente a vedere la zona dov’erano posizionati i nemici “ora sono protetti da una bolla gelatinosa che li mette al riparo dai nostri colpi”.<br>“Come fai a sapere tutto questo?” gli chiese il suo superiore.<br>“É parte della memoria della madre fusasi con Philip”.<br>“Anche la questione degli scudi?”<br>“Si. … più o meno”.<br>“Come sarebbe a dire, più o meno?”.<br>“Mmm… beh… In realtà gli scudi originali funzionavano così, ma non potevo essere sicuro che anche le nostre riproduzioni avessero le stesse identiche funzioni. Dobbiamo fare i complimenti ai nostri ingegneri”. Disse sorridente.<br>Poi vide il volto titubante di Jackson e gli poggiò una mano sulla spalla “L’importante è che ha funzionato”. Poi si girò verso gli altri suoi due compagni con un volto come a dire “speriamo gli basti!” </p>
<p align="left">Jackson iniziò a far fuoco con la sua arma ma gli impulsi di energia s’infransero sulla superficie molle di quell’essere sferico.<br>“Prova con dei proiettili” disse a Carl mente Frank intanto gli somministrava un antidolorifico. E gli fasciava la ferita. </p>
<p align="left">I colpi sta volta non si dissolsero sulla superficie ma penetrarono all’interno della massa gelatinosa, andando però a rallentare e frenare poco dopo la loro corsa. Alla massima potenza riuscirono a penetrare la barriera solo per una decina di centimetri.<br>Ma non erano solo i proiettili ad essere rallentati, infatti anche i nemici che si riparavano in quella barriera semi-solida faticavano a muoversi. Questo era solo un piccolo svantaggio rispetto al giovamento che traevano dall’essere completamente protetti.<br>Sembrava di vederli a rallentatore.<br>Nonostante questo, lentamente ma inesorabilmente continuavano ad eseguire la loro ben studiata strategia. Le sentinelle robot iniziarono ad aprire una delle grandi casse che avevano inglobato nella loro molle barriera.<br>Gli umani intanto cercavano di studiare qualcosa per passare la barriera, ma Joy sapeva che c’era ben poco da fare, l’unica cosa era colpirli quando erano all’esterno della loro piccola fortezza.<br>Impotenti davanti all’operato dei robot i quattro li osservarono tirar fuori dalla cassa delle altre sentinelle. Erano disattivate e pronte ad entrare in funzione.<br>Erano molte. Troppe.<br>Almeno trenta. E c’era ancora un’altra cassa.<br>“Merda, sono troppe e non riusciamo ad oltrepassare le loro difese” disse Jackson.<br>“C’è di buono che il Goriton non ha altre cariche esplosive” disse Joy alla squadra, cercando di rassicurarla e rassicurarsi un po’.<br>“Si ma non riusciremo a tenerle a bada tutte” disse Carl “Penso che dovremo tirar fuori qualche torretta automatica e disporla qui vicino”.<br>“Buona idea” gli confermò il capo. </p>
<p align="left">Nel frattempo le sentinelle erano state attivate così come pure le torrette umane e lo scontro era ormai prossimo.
<p align="left">Mancava ormai solo qualche secondo prima che almeno metà delle sentinelle fosse al di fuori della barriera. Jackson c’aveva pensato e ripensato ed alla fine espresse la sua idea. “Joy, credo che sia il caso che tu ed un altro della squadra vi allontaniate e vi dirigiate all’obiettivo”.<br>“Cosa? Ma stai scherzando?” ma lo vide in faccia che era serissimo. “Non puoi chiedermi questo, non ce la fareste in due contro più di 30 nemici, senza contare l’altra cassa”.<br>“Non possiamo mandare a monte la missione, è troppo importante e poi per chi ci hai preso? Noi siamo tra i migliori soldati di Kuriunin”.<br>Joy non aveva dubbi sul fatto che erano in gamba, ma sapeva anche che non erano soldati di lunga data e si erano ‘improvvisati’ tali soltanto da pochi mesi, seppure con degli addestramenti invidiabili dalla Terra.<br>“Ok” disse rassegnato Joy “Però da solo”.<br>“Non m’interrompere” continuò il ragazzo “La mia scelta non è sindacabile”.<br>Poi provò a farli comprendere “In tre avete qualche speranza di sopravvivere e sarebbe un peccato perdere una squadra del genere, una guerra non si vince solo con una missione come questa, ce ne saranno altre e voi servirete di sicuro. In quanto a me è più facile che riesca a fuggire da solo e a passare inosservato. Poi mancano soltanto pochi chilometri, posso farcela. Fidatevi anche voi di me”.<br>“Per chi mi avete preso?” concluse sorridendo. </p>
<p align="left">“Potresti avere ragione e io mi fido di te.” gli disse Jackson. Poi gli diede una pacca sulle spalle e gli altri fecero lo stesso.<br>Non c’era tempo per i saluti e per le parole scaramantiche. Il capo gli diede quindi uno spintone e Joy scivolò sotto la piccola cunetta su cui gli altri erano ad osservare ed aspettare i nemici.<br>“Stai giù e tieniti pronto” gli ordinò Jackson “Quando ti do il via corri più che puoi verso gli alberi”.</p>
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<title><![CDATA[Al di l&agrave; della Terra - Racconto (5^ parte)]]></title>
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<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 18:38:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liuk</dc:creator>
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Questa zona era molto più tranquilla di quella al confine, ma non per questo la gente era meno fre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://iodellavitanonhocapitouncazzo.files.wordpress.com/2008/05/pianeta.jpg"></p>
<p>Questa zona era molto più tranquilla di quella al confine, ma non per questo la gente era meno frenetica.<br>La quantità d’insediamenti militari era più o meno lo stesso, soltanto si vedevano volti più seri o forse solo più professionali.<br>“Attento” gli disse tranquillamente Jackson.<br>“A cos...” provò a rispondere il ragazzo che fu investito da un’onda di energia.<br>Non gli fece male, ma gli diede i brividi lungo tutto il corpo e per un attimo allentò la presa di Philip che stava quasi per cadere.<br>“Che diavolo è stato?” chiese a Jackson che sorridente e senza nemmeno girarsi gli rispose.</p>
<p>&#160;</p>
<p><!--more-->
<p><br>“Beh, avessi usato l’apprendimento rapido l’avresti saputo”.<br>“Ah-ah-ah, spiritoso” gli rispose Joy indispettito, che tuttavia aspettava ancora una risposta.<br>Fecero ancora qualche passo e il giovane insisté ancora “Allora?”<br>“Allora cosa?”<br>“Allora cos’era?”.<br>“Ancora con questa storia”.<br>“Eddai”.<br>“Sai che sei noioso quando ti ci metti?”<br>“Si lo so” rispose sorridente.<br>“Era solo un campo di energia, una cupola di protezione che permette l’accesso solo ad umani e Wimol. Le prime volte può essere fastidioso attraversarlo, ma poi non ci si fa più caso”. Rispose da uomo che aveva attraversato quella barriera centinaia di volte. “Ora però smettila di lagnarti”.<br>“Ok” rispose il ragazzo “Almeno fino alla prossima cosa curiosa”.<br>Jackson continuò a camminare e non gli rispose facendo finta di essere scocciato, ma in realtà lo fece sorridere. </p>
<p>Entrarono in un edificio, scesero di qualche livello, attraversarono numerose stanze e corridoi, tutti ben sorvegliati.<br>La camminata dei tre giunse al termine in una stanza in cui Joy riconobbe i due militari che erano ad attenderli. Erano Carl e l’altro soldato che era stato ferito quando lo avevano salvato al suo arrivo su Kuriunin.<br>“Ciao, mi fa piacere rivederti” disse Carl al ragazzo.<br>“Anche a me” rispose stringendogli la mano, poi si rivolse all’altro “Vedo che stai molto meglio. Sono molto contento”.<br>“Non c’è male” rispose “Io mi chiamo “Peter”.<br>“Piacere, Joy”
<p>“Bene, se abbiamo finito con i convenevoli” disse Jackson “possiamo anche entrare”.<br>I cinque stavano per entrare ma il capo si fermò.<br>“Un momento, tu non puoi venire. Aspetta qui” disse a Joy, poi si rivolse a Carl “Prendi Philip”.<br>“Ehm” l’interruppe il novellino “Io lo farei anche ma sembra che Philip si sia affezionato a me”.<br>Il capo squadra fece un gesto con gli occhi a Carl come per dirgli “Prova a staccarglielo di dosso”.<br>Il soldato eseguì, ma come purtroppo immaginava Jackson, con scarso successo.<br>Vedendo che Philip si stava agitando parecchio, disse a Carl di lasciar perdere. “Va bene, va bene, lascia stare”, poi si fece pensieroso.<br>“Che facciamo ora?” si mise a borbottare.<br>“Facciamo entrare Joy con noi” provò candidamente Carl.<br>Il suo capo ci pensò un po’ su, poi ci penso ancora un bel po’.<br>“Ok, vado a sentire” ed entrò nella porta dietro di lui.
<p>Passarono diversi minuti e non si sentiva altro che le urla di Jackson, mentre Joy in attesa della risposta, si augurava caldamente di poter entrare e magari vedere un Wimol, anche se un po’ si sentiva in colpa per aver sfruttato Philip per ottenere questa opportunità.
<p>“Sei un ragazzo molto fortunato, lo sai questo?” Esclamò Jackson uscito finalmente dalla porta.<br>Joy non rispose, un po’ intimorito per la reazione dell’uomo a quello che avrebbe potuto dire, ma si leggeva chiaramente in faccia che era convinto di esserlo. Quantomeno da quando era arrivato su Kuriunin.<br>I cinque si avviarono finalmente nella stanza successiva, in quei pochi passi Joy avvicinò la bocca all’orecchio di Philip sussurrandogli “Grazie Phil”.
<p>L’aria all’interno era strana, aveva sì un odore particolare, ma c’era dell’altro, qualcosa che non riusciva a capire, qualcosa che andava oltre i cinque sensi.<br>Tutto questo si mescolò con l’eccitazione che provava nel vedere per la prima volta questi esseri ‘superiori’. Aveva visto delle immagini ma nulla di più, sapeva che magari gli avrebbero fatto impressione, ma era abbastanza pronto per questo.<br>Poi finalmente lo vide.<br>Era abbastanza grande, almeno il doppio di quanto s’immaginava, forse era lungo quanto un essere umano o poco meno, ma era molto più corposo.<br>Insomma un gran bel vermone pensò.<br>Lo scrutò per tutta la sua lunghezza, analizzando prima il colore di un verde molto delicato, poi scrutando ogni anfratto delle pieghe della sua pelle ed esaminando il viso o quello che poteva essere tale, visto che in realtà aveva solo dei piccoli fori ma non occhi ne bocca, ne altro, solo dei piccoli buchi ed una leggera peluria.<br>Continuò a fissarlo finché Jackson non gli diede una gomitata “La smetti di fissarlo?”.<br>“Ah, si, scusate” disse un po’ imbarazzato.
<p>“Allora Procne” iniziò Jackson “Questo è Joy Hanson, il ragazzo che ha trovato il nostro Philip che purtroppo come vedi non è in buone condizioni psichiche.
<p>“Riesco a percepire il suo dolore” pronunciò il Wimol, non aprendo nessuna bocca, ma muovendo appena la parte frontale.<br>A queste parole Joy si guardò attorno un po’ confuso anche perché non riusciva bene a capire da dove venisse la voce.<br>“Non preoccuparti Joy” disse ancora quella voce “è normale all’inizio. Come saprai noi abbiamo dei poteri psichici che ci permettono di parlar direttamente alla mente del nostro interlocutore”.<br>Joy fece un cenno positivo col capo come ad far intendere di saperlo benissimo. Buttò poi lo sguardo verso Jackson, per capire se il suo bluff aveva funzionando, visto che sapeva sì che avevano dei poteri psichici, ma non che potessero parlare con questa capacità, anzi ora che ci pensava bene, non aveva assolutamente idea di cosa sapessero fare con queste proprietà mentali.<br>Aveva saltato questa parte archiviandola subito, immaginando potessero spostare oggetti o fare trucchetti di questo genere.
<p>“Beh si, ci vuole un po’ di abitudine” disse il ragazzo sprofondando a piè pari nella sua bugia.<br>“La situazione è molto grave” disse Procne rivolgendosi a tutti i presenti “Tra poco arriveranno anche gli altri. Theurus ed Usturiun si occuperanno far recuperare la ragione a Philip, mentre Kodinat&#160; ed io proveremo a recuperare eventuali informazioni.<br>Ma non sarà affatto facile”.
<p>“Allora Joy Hanson, come ti trovi qui? So che sei arrivato da pochi giorni su Kuriunin. Purtroppo l’accoglienza non è stata delle migliori, ma come ben sai questo attacco ci sta sfiancando fin troppo. Non so quanto riusciremo a resistere. Se non c’inventiamo qualcosa, nel giro di poche settimane potremmo essere tutti sterminati.<br>Poi come sai, con il fatto…”<br>“Ehm” lo interruppe il capo della piccola squadra umana “A dir la verità lui non è che sia molto informato. Il signorino preferisce non utilizzare l’ apprendimento rapido, ne seguire i corsi standard”.<br>“Oh bene” disse Procne “abbiamo una persona speciale qui. Molto interessante. Sono molto rare le persone come te.”<br>“Sì, ma sarebbe il caso che venisse a conoscenza di più informazioni possibili.” intervenne Jackson “Di questo periodo non ci si può prendere questo lusso”.<br>Il Wimol però lo corresse “Certamente questo non è un periodo facile per le nostre razze, ma del resto non sappiamo neanche se Joy voglia intraprendere la strada militare”.<br>“Sì, hai ragione” si scusò Jackson “Tuttavia credo sia da pazzi non adoperarsi per la difesa del pianeta, altrimenti nessuno avrà più la possibilità di vivere su Kuriunin, ne su nessun altro pianeta di questa galassia o chissà dove”.<br>La foga delle argomentazioni del soldato fu interrottà dall’entrata nella stanza degli altri tre Wimol.<br>Alcune grandi aperture nelle pareti fecero largo all’ingresso dei tre verdi esseri del tutto simili a quello già presente nella stanza ma Jackson li riconobbe chiamandoli per nome e rivolgendosi ad ognuno di loro con condizione di causa.<br>I Wimol si disposero su quattro lati e Joy fu fatto accomodare al centro insieme a Philip.<br>Da quel momento in poi nessuna parola fu più detta.<br>Nell’aria si sentiva solo una sorta di ronzio, poi dopo qualche minuto, Philip iniziò ad allentare la presa e Joy fu fatto allontanare da lui. Il soldato rimase sospeso, dritto in aria.<br>Lo sforzo degli esseri fu piuttosto evidente, anche fisicamente i quattro furono provati ed il sudore bagnò la loro pelle.<br>Alcune apparecchiature presenti nella stanza saltarono e la luce calò notevolmente e in quell’ambiente cupo si ebbe ancora di più un senso di dolore.
<p>Al termine dell’operazione il ferito fu recuperato dagli altri due soldati. Jackson e i quattro Wimol parlarono in quella che sembrò una discussione telepatica cui nessun altro fu invitato.
<p>“A quanto pare ci sono buone possibilità che si riprenda” disse il capo ai suoi soldati.<br>La tensione come i volti degli uomini presenti in quella stanza si alleggerì, portando un sorriso sui loro volti.<br>“Ma non c’è la certezza che la sua ripresa sia ottimale. Non sappiamo ancora se possa recuperare tutta la sua integrità fisica e di certo l’esperienza lo segnerà per il resto della sua vita. Sappiamo che un’assimilazione Ghnouk è peggiore di qualsiasi tortura, ma questo caso di assimilazione parziale è nuovo per noi. Purtroppo non ci rimane che far passare il tempo e sperare in meglio”.
<p>Peter chiese al superiore cosa fosse successo a Philip.<br>“Il nostro Philip è stato davvero fortunato” gli rispose il Jackson. “Durante l’operazione di recupero dei tessuti un movimento brusco della madre ha fatto si che venisse parzialmente assimilato. Purtroppo la testa di Philip è entrata in contatto con la madre, tuttavia un nostro casuale attacco aereo della sezione AirBeta ha fatto esplodere un ordigno nelle loro vicinanze e l’urto li ha distaccati. Probabilmente l’hanno creduto morto ed è stato abbandonato sul campo. Parecchie ore più tardi, forse giorni, si è risvegliato ed istintivamente, con quel poco di coscienza che gli era rimasta ha cercato di raggiungere la base”.
<p>“È stato davvero fortunato. Fortunato anche ad avvicinarsi ad una madre” disse Carl.
<p>“Si, effettivamente la madre era scarsamente sorvegliata. A questo punto penso che le guardie erano quelle che ci hanno attaccato”.
<p>Il capo fece una pausa poi riprese “Sfortunatamente i tessuti non sono stati recuperati”, suscitando le imprecazioni dei suoi colleghi “Tuttavia” l’interruppe “abbiamo delle preziose informazioni recuperate dalla mente di Philip. E forse possono esserci ancora più d’aiuto. Anzi tutto sommato siamo stati molto, molto fortunati. Sebbene recuperare dati fisici dalle madri non sia un compito affatto semplice è comunque un operazione ripetibile. Recuperare invece la memoria di questi essere è stato davvero un colpo di fortuna”.<br>L’affermazione trovò facile consenso negli altri che speravano con tutta la loro forza di aver in questo modo qualche utile informazione per contrastare i loro nemici.
<p>Nel tempo della breve conversazione tra umani gli Wimol furono altrettanto presi dalle loro silenziose discussioni.<br>Anche loro in tempo breve terminarono il confronto e così Theurus, Kodinat e Usturiun, si allontanarono dalla stanza.
<p>“Signori miei” disse il Wimol rimasto “in seguito alle preziose informazioni recuperate abbiamo già qualche idea. Dobbiamo tuttavia ancora elaborare i dati ottenuti e separare la memoria Ghnouk da quella delle altre razze assimilate contenute in quella madre. Separarli perfettamente sarà un lavoro piuttosto lungo ma ci darà modo non solo di ottenere informazioni Ghnouk, ma anche di recuperare tecnologie delle altre razze cercando di analizzare quelle che hanno ottenuto maggior successo contro i Ghnouk e magari migliorarle”.<br>“Già da ora sappiamo che potrebbe esserci una particolare frequenza, in grado di creare forti disturbi ai nostri nemici. Per ora è solo un ipotesi, ma non vi nego signori che siamo di fronte ad un grande cambiamento”.<br>“Il nostro caro Philip Jacobs” concluse Procne “ha fatto moltissimo per noi tutti, più di quanto sperassimo o immaginassimo e mi prenderò cura personalmente per la sua guarigione”.
<p>Le buone notizie portarono ad un’ormai insperata aria di ottimismo e la stanza fu invasa dal fervore dei presenti.
<p>“Procne” disse Jackson “Mi offro fin da subito per la prossima missione per sperimentare sul campo le prossime scoperte che farete.<br>“Anche io.” L’appoggiò Carl.
<p>“Bene, è proprio quello che stavo per chiedervi” rispose il Wimol “mi fa piacere che vi siate offerti volontari. Voi siete tra i migliori che abbiamo ed è probabile che nel breve tempo siano pronte le nuove armi”.
<p>Dopo essere rimasto in disparte per tutto questo tempo e dopo aver ascoltato a lungo, Joy si decise ad aprir bocca.<br>“Voglio partecipare anche io”.
<p>Dopo un attimo di stupore generale, Jackson lo rimproverò “Non dire stupidaggini. Non sei adatto ad un operazione del genere. Non sei un soldato e soprattutto conosci troppo poco di questa realtà”.<br>“Sono disposto a sottopormi all’apprendimento svelto” s’impuntò Joy.<br>“Rapido” lo corresse Jackson.<br>“Uhm?”<br>“Apprendimento rapido”.<br>“Ah sì, rapido, svelto fa lo stesso. A qualunque cosa vogliate sottopormi”.
<p>“Che gli salta in mente?” si rivolse Jackson a Procne.
<p>“Penso che abbia cambiato idea su di noi” gli rispose il Wimol. “Vero?” proseguì Procne rivolto a Joy.
<p>“Un po’ i vostri discorsi, un po’un sesto senso, ma soprattutto quello che è successo a questo soldato mi hanno fatto rendere conto della situazione in modo più lucido. Inoltre che scelta ho se non darvi fiducia? L’alternativa sarebbe comunque morire sotto l’assalto Ghnouk”.
<p>“Sarai allora sottoposto all’apprendimento rapido. Anzi sarò direttamente io a fornirti telepaticamente le informazioni necessarie”.<br>“Cosa?” intervenne Jackson. “Ne sei sicuro?”
<p>“Non preoccuparti. Sento che ha una forte volontà ed anzi sarà per me un piacere fornirgli la conoscenza necessaria. Del resto sono poche le persone che arrivano qui e che non sono disposte a prendere tutto come oro colato, bensì a voler ricercare la verità”.
<p>“Bene, se è questo quello che ritieni più opportuno, procedi come preferisci. Ed in quanto a te, ragazzo mio” e rivolse lo sguardo a Joy “ritieniti fortunato. Non sai in quanti vorrebbero un trattamento simile, visto che lo psico-apprendimento diretto di un Wimol offre maggiori potenzialità e conoscenze maggiori”.<br>Fece una pausa, poi “Noi ci congediamo, andiamo a portare Philip in infermeria visto che la sua guarigione non sarà affatto facile. Inoltre servirà almeno un altro uomo per la nostra squadra.
<p>Andiamo ragazzi. In quanto a noi Joy, ci vediamo tra un paio d’ore”.<br>Poi si girò e vide il ragazzo eccitato per quello che gli sarebbe successo da li a poco.<br>“Facciamo un po’ di più, và!” disse Jackson prima di lasciare la stanza.
<p>Passarono in realtà più di sei ore e il cielo era ormai scuro, illuminato solo dagli attacchi aerei. La notte risuonava ad esplosioni e i rari colpi che s’infrangevano sulla cupola della zona 17 facevano venire la pelle d’oca al piccolo commando improvvisato che si riuniva per la prima volta nella sua interezza.
<p>“Scusate il riardo” disse jackson con al seguito i suoi due uomini “ma c’è stato un problema al porto e siamo dovuti intervenire”.<br>“Si, l’abbiamo saputo” rispose Procne.<br>Jackson che vide palesemente una maggiore consapevolezza e maturità nel volto serio di Joy gli si rivolse esprimendo il suo compiacimento “Ti vedo cambiato”.<br>“Sarà la divisa” disse con uno stretto sorriso il ragazzo.<br>“Ok, ritiro quello che ho detto” rettificò anch’esso sorridente.
<p>In realtà il giovane Joy Hanson era cambiato veramente, l’assimilazione lo portò a conoscenza di molte cose, molte delle quali avrebbe fatto volentieri a meno, ma lui stesso le riteneva comunque necessarie. Accettò anche di venire a conoscenza di parte della memoria di Philip e fu indubbiamente questo il momento peggiore. Seppure le informazioni ricevute erano state filtrate da Procne per evitare danni al giovane, l’esperienza fu davvero forte.<br>Per la sua testa risuonarono migliaia di voci di disperazione e rabbia. Urla di terrore, suppliche, rassegnazione, desiderio di una morte rapida, vendetta, odio, solitudine, schiavitù, violenza, impotenza.<br>Ringraziò il cielo che molte delle voci erano in lingue non riconosciute dal chip traduttore, ma le sensazioni legate a quelle sconosciute parole erano universali.<br>Si sentì trafitto, sparato, bruciato, lacerato, torturato, violentato, decapitato. Provò ogni violenza subita dalle vittime della madre. Vide il proprio pianeta esplodere, anche se non era il suo. Vide i propri simili venire uccisi uno ad uno, anche se non era la sua razza. Pronunciò parole di rabbia, non dalla sua bocca. Uccise nemici, non con le sue mani.<br>Provò odio altrui, ma che divenne presto anche il suo.<br>Poi crollò a terra svenuto.
<p>“Purtroppo ormai s’è fatto tardi” riprese Jackson rivolto all’intera squadra e al Wimol “e suppongo che sia meglio che tu ti riposi Joy, così domattina iniziamo con le simulazioni di battaglia.<br>Ah lui è Frank Hamilton, in sostituzione di Peter. Ha ottime doti&#160; in battaglia e una discreta conoscenza medica”.
<p>Dopo le presentazioni il Wimol parlò alla neo formata squadra, ragguagliandola sulle novità.<br>“Ci sono buone notizie, la frequenza sembra funzionare. L’abbiamo provata sul Ghnouk prigioniero della zona 17 e sembra venir stordito a sufficienza per indebolire notevolmente le sue difese.<br>Tuttavia non sappiamo se hanno lo stesso effetto anche sulle altre classi Ghnouk e ricordiamoci che le altre razze ne sono immuni.<br>Comunque sono in lavorazione nuove armi che seppur leggermente potenziate possono darci maggiori possibilità.<br>Infine c’è in progettazione un nuovo scudo da polso, leggero, per nulla ingombrante e piuttosto resistente”.
<p>“Vedo che vi siete dati da fare” disse Jackson.
<p>Poi il nuovo gruppo si congedò da Procne piacevolmente rincuorato dalle notizie, e di comune accordo si avviarono alla mensa dove proseguirono la serata tra discorsi piuttosto leggeri e seppur coscienti di quello che li avrebbe attesi da lì a poco, la possibilità di avere nuova tecnologia bellica e quindi nuove speranze, li rese più sereni.</p>
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</item>
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<title><![CDATA[Yourbooks.it: per autori emergenti]]></title>
<link>http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/2008/06/02/yourbooksit-per-autori-emergenti/</link>
<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 11:56:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liuk</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Oggi vi segnalo un sito fatto da me!
Il sito in questione si chiama Yourbooks ed è una sorta di ve]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.yourbooks.it/"><img src="http://www.yourbooks.it/img/banner/banner_yourbooks_160x80.png" alt="" /></a></p>
<p>Oggi vi segnalo un sito fatto da me!</p>
<p>Il sito in questione si chiama <strong><a href="http://www.yourbooks.it/">Yourbooks</a></strong> ed è una sorta di vetrina/scaffale per i libri di autori italiani emergenti. In pratica il sito mostra al primo impatto le copertine dei libri (e non), ma è possibile con un clic leggerne una breve descrizione, sapere il prezzo, l'autore, ecc.</p>
<p>Naturalmente il servizio è gratuito, sia per i visitatori, sia per gli autori che possono pubblicizzare e promuovere i loro scritti senza nessuna spesa.</p>
<p>Ma il sito non è rivolto solo agli scrittori emergenti, bensì anche a fotografi, disegnatori, musicisti, ecc. Inoltre è presente anche una sezione internazionale per opere di altre lingue.</p>
<p>In un anno di vita, sono state inserite in totale circa 280 opere, ma è solo l'inizio.</p>
<p>Il sito è in costante aggiornamento e negli ultimi mesi sono stati aggiunti altri servizi come gli RSS, Widget da inserire sul proprio sito, e in ultimo lo scambio link gratuito.</p>
<p>Da ricordare infine il blog aperto a tutti, anche nella scrittura, infatti chiunque può scrivere il proprio post per recensire libri, promuoverli, segnalare eventi o altro.</p>
<p>Perché ne parlo ora? Semplice perché ormai è in finire il primo anno e si è fatto tanto, ma non ci si fermerà qui. A venire verranno aggiunte nuove interessanti novità.</p>
<p><img src="http://iodellavitanonhocapitouncazzo.files.wordpress.com/2008/06/yourbooks.jpg" border="0" alt="yourbooks" width="348" height="201" /></p>
<p><em></em> </p>
<p><em>[Attenzione: avete letto una pubblicità NON occulta]</em></p>
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</item>
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<title><![CDATA[Al di là della Terra - Racconto (4^ parte)]]></title>
<link>http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/?p=352</link>
<pubDate>Fri, 30 May 2008 13:57:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liuk</dc:creator>
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<description><![CDATA[ 
Nei giorni che trascorsero, alternò la lettura in biblioteca con informazioni ottenute sbirciand]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img style="border-width:0;" src="http://iodellavitanonhocapitouncazzo.files.wordpress.com/2008/05/pianeta.jpg" alt="" /> </p>
<p>Nei giorni che trascorsero, alternò la lettura in biblioteca con informazioni ottenute sbirciando in qualche corso, ma soprattutto preferì informandosi dal vivo dai residenti.<br />
Girò liberamente per la cittadella, osservò parecchio in silenzio, notando sempre un elevato stato di organizzazione e solidarietà, soprattutto verso i nuovi arrivati. Ma non era pietà, era vera solidarietà umana, come non aveva mai visto sulla Terra. C’era sempre piena disponibilità da parte di quelli che lui considerava i ‘veterani’, verso i novellini come lui.<br />
Spesso aveva attaccato bottone con qualcuno per cercare di tirargli fuori qualche scomoda verità, ma non riuscì a farsene dire neanche una. O tutti erano molto bravi a mentire oppure davvero non ce n’erano.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Era tutto troppo perfetto, non era possibile, non aveva mai visto gli esseri umani comportasi così. Gli uomini erano egoisti, oppressori, prepotenti, corrotti. Non ne aveva mai visto uno agire disinteressatamente.<br />
Ma qui non era così. Temeva gli avessero fatto il lavaggio del cervello. E forse prima o poi sarebbe toccato anche a lui.</p>
<p>Passò diversi giorni ad informarsi e a chiedere ma non trovò nessuna falla nel sistema. Nemmeno chi aveva la lingua lunga disse qualcosa di male.</p>
<p>Il nono giorno si concesse un po’ di svago per ammirare il verde dei dintorni, si spinse sino al perimetro della cittadella, senza però perdere di vista il personale militare che già un paio di volte l’aveva avvisato di non superare il confine e di stare comunque molto attento.<br />
Gli fu fornita anche un’arma, una pistola ad impulsi elettrici a basso voltaggio, utile per lo più per stordire eventuali animali selvatici che si fossero spinti in città in cerca di cibo o spaventati dalle battaglie. Rifiutò un fucile d’assalto considerato per lui un po’ troppo esagerato per una semplice passeggiata. Era stato comunque avvisato che con la pistola non avrebbe avuto scampo se avesse incontrato il nemico.<br />
A sentir parlare di questi Ghnouk gli si stringeva sempre un po’ la gola, soprattutto dopo aver visto alcuni filmati da un corso in cui si era imbucato.<br />
Non era solo il loro aspetto a spaventarlo, ne la gran quantità di razze assoggettate, ognuna delle quali peraltro utilizzata per le diverse specializzazioni.<br />
Gli stessi Ghnouk avevano aspetto e caratteristiche differenti in base alla classe. Su tutti gli rimasero impressi soprattutto i soldati, con vari gradi di abilità e capacità e le ‘madri’ spaventosamente enormi ed ancora più spaventose per le loro abilità intrinseche, infatti queste hanno la capacità di assimilare altri esseri nel loro corpo, composto per lo più da una grande bolla organica presente sul retro, in cui vengono riposti i nemici catturati. Le menti dei poveri prigionieri vengono così lentamente assorbite in modo da riuscire ad ottenere nuove informazioni.</p>
<p>La cosa che lo più lo spaventava però era la loro crudeltà, la loro forza e l’elevata resistenza fisica.<br />
Ma questi pensieri stavano rovinandogli quella che doveva essere una tranquilla passeggiata anche se era impossibile non avere brutti pensieri visti i continui colpi di armi da fuoco che si sentivano in lontananza. E poi urla e lamenti ed esplosioni. Insomma c’erano tutti gli ingredienti per farsi prendere un colpo al cuore.<br />
Parecchi erano inoltre gli animali che fuggendo a questa barbarie si spingevano fino alla città. La preoccupazione dei soldati era quindi fondata, ma fortunatamente per lui non incontrò animali pericolosi di grossa stazza. Anche se per quel che ne poteva sapere di queste razze animali, qualcuna di quelle di piccole dimensioni poteva anche essere molto pericolosa.<br />
Spinto dalla curiosità di queste nuove specie, soprattutto per quelle piccole e pelose che davano l’impressione di essere più tranquille, ma anche per la curiosa vegetazione che lo circondava, si accorse un po’ tardi di essersi allontanato forse un po’ troppo da perimetro.<br />
Tutto sommato la situazione appariva ora più tranquilla e nelle immediate vicinanze non si sentivano più i rumori della guerra.<br />
Mentre pensava che comunque era il caso di ritornare sui suoi passi, sentì un lamento.<br />
Pensò ad un animale ferito. Forse un bel animale sostanzioso, vista la gravezza del suono che emetteva.<br />
Magari qualcuno alla base poteva curarlo, tuttavia prima era bene vedere di che animale si trattasse.<br />
Spostò qualche ramo da basso e si avvicinò al lamento fino a scorgere l’aspetto di un corpo umano o quantomeno umanoide.<br />
Si spaventò nel vederlo e fece un balzo indietro poiché era coperto di sangue e foglie ed il volto non era visibile. Inizialmente pensò potesse essere un nemico, ma la sua fattezza non fece pensare a nessuno dell’esercito dei Ghnouk che aveva visto nei filmati.<br />
Gli spostò la testa semi sepolta dall’erba e riconobbe un martoriato volto umano. Poi riconobbe, tra sangue e fango gli abiti, uguali a quelli dell’esercito umano.<br />
L’uomo emise dei mugolii e cercò di indicare verso il bosco.<br />
Era un po’ difficile capire quello che volesse dire. Forse che veniva dal bosco o forse che…<br />
Joy s’interruppe al secondo pensiero poiché ne ebbe subito la conferma. In effetti l’uomo era inseguito.<br />
Un piccolo essere che sembrava metallico, avanzava con passo cauto, forse perché aveva visto lui.<br />
Se solo avesse saputo che Joy non era un guerriero, il nemico avrebbe subito assalito e terminato i due.<br />
Joy in preda al panico estrasse confusamente la sua arma. Si assicurò tremante di avere il piccolo essere nel mirino poi mentre si preparava a far fuoco, la sua attenzione venne richiamata dal soldato ferito che gli toccò la gamba e poi toccò con grande sforzo il fucile che indossava.<br />
“In effetti” disse  Joy inarcando il sopracciglio sinistro, “penso sia molto meglio di questo scaccia cani”.<br />
Si chinò per sfilarlo all’uomo che cercava  invano di dargli una mano, ma nella poca delicatezza dei due Joy diede una corposa strattonata con la cinghia dell’arma alla testa del soldato che strinse gli occhi, la bocca e chissà cos’altro.<br />
“Ooops” disse Joy che non continuò con altre scuse visto che non si era certamente dimenticato del nemico che avanzava nascondendosi appena tra gli alberi.<br />
Impugnò saldamente l’arma e fortunatamente già sapeva come funzionava visto che era la stessa dei suoi primi soccorritori. Non che ci volesse una laurea per utilizzarla, ma dato che non aveva mai impugnato un’arma in vita sua era meglio di niente. Sapeva anche come cambiare modalità di fuoco ed infatti lo fece subito. Visto che non aveva assolutamente idea delle sue capacità con un’arma e soprattutto se avrebbe avuto una buona mira, impostò subito la modalità di fuoco sulle mini granate.<br />
“Male che va,” pensò “se lo manco di poco l’esplosione lo prenderà comunque”.<br />
Fece fuoco e lo mancò, neanche di poco, ma la colpa non fu la sua, infatti l’esserino metallico si mosse così velocemente che per capirci qualcosa a Joy sarebbe servito il replay.<br />
Il nemico minacciato dall’attacco iniziò a lunghi passi ad avvicinarsi ai due ed ormai era così vicino che se Joy l’avesse colpito con un altra granata sarebbero saltati tutti e tre in aria. Fortunatamente il ragazzo cambiò prontamente il fuoco dell’arma reimpostandola sui proiettili. Ed iniziò a sparare all’impazzata.<br />
Ancora fortunatamente, almeno la metà dei proiettili colpì il nemico che fu prima sbilanciato e poi cadde a terra e qui Joy lo finì svuotando quasi tutto il caricatore.<br />
Tra i flash delle scintille che uscivano dal corpo a pezzi del piccolo robot, Joy ancora più tremolante si affrettò a cercare di tirar su il soldato e ad allontanarsi da lì.<br />
Il ragazzo cercò di avviarsi verso la cittadella al passo più sostenuto che poté ma il soldato gli si era aggrappato talmente stretto che Joy riusciva a malapena ad avere un passo sicuro.<br />
Quella sensazione gli fu piuttosto familiare e gli ricordò il suo arrivo su Kuriunin, ma non riusciva a capire come mai un soldato si comportasse in quel modo visto che sembrava un bambino spaurito.<br />
Nei pressi dell’entrata alle mura, Joy urlò alle guardie di aiutarlo.<br />
I soldati a sorveglianza del perimetro non se lo fecero ripetere due volte e si avvicinarono prontamente ai due prestandogli subito soccorso.<br />
“Ma che è successo?” gli chiese uno dei due.<br />
“Non lo so,” rispose Joy “Ho trovato quest’uomo in queste condizioni e poi siamo stati attaccati”.<br />
“Cazzo,” esclamò la guardia. “Chi vi ha attaccato? Ce ne sono altri?”<br />
“Non lo so, non lo so” disse il giovane un po’ per rispondere negativamente ad entrambe le domande , un po’ per rafforzare il fatto che davvero non aveva la minima idea di quello che era successo.<br />
“C’era una sorta di robot, piccolo, suppongo stesse inseguendo lui. L’ho fatto fuori ma non so assolutamente se ce ne sono altri”. Disse il giovane agitato dalle domande delle guardie.<br />
“Comunque credo di no. Ma fossi in voi terrei gli occhi bene aperti”.<br />
“Ah, quello di sicuro” rispose uno dei due.</p>
<p>Entrati frettolosamente nelle mura di difesa le guardie cercarono di staccare il ferito dal giovane ma con scarso successo.<br />
“Dai ora puoi lasciarlo andare” dissero a Joy che prontamente rispose “Io lo farei volentieri ma è lui che non lascia la presa”, poi si rivolse al soldato ferito esortandolo ad andare con loro e col medico che si stava avvicinando per portarlo in infermeria.<br />
Ma nulla da fare, anzi gli si avvinghiò sempre di più.<br />
“Beh dai” si rassegnò Joy “non possiamo mica lasciarlo qui, vengo anche io in infermeria”. Il ferito non oppose resistenza e i due seguirono il medico che gli fece strada.<br />
Nel frattempo in lontananza si udivano forti e veloci passi ed un uomo chiamare “Phil”.<br />
“Phil che ti è successo? Come stai?”<br />
“Philip” gridò ancora l’uomo che gli poggiò una mano sulla spalla per richiamare l’attenzione del ferito ed esortarlo a girarsi, rimanendo però deluso dallo sguardo semi assente del suo amico.<br />
Joy riconobbe il capo della squadra che lo salvò, ma inizialmente Jackson  lo ignorò e si rivolse prima al medico “Cosa gli è successo?”.<br />
“Non lo so ancora” disse il medico “questo ragazzo l’ha trovato poco fa e stiamo andando ora in infermeria”.<br />
Jackson giratosi ora verso Joy lo riconobbe ma era troppo preoccupato per rivolgergli un saluto di cortesia.<br />
Letta la preoccupazione sul volo del soldato, il ragazzo si precipitò subito a dargli delle spiegazioni anche se pure lui non è che ne sapesse poi molto.<br />
Gli raccontò brevemente quello che era successo, ma appena terminato il medico li esortò a muoversi.<br />
I quattro uomini raggiunsero di tutta fretta una stanza medica ed il soldato ferito fu messo sul lettino senza mai lasciare il suo salvatore.<br />
Fu prima pulito e poi medicato, anche se a dire il vero non presentava ferite particolarmente gravi.<br />
“Allora dottore?” disse Jackson.<br />
“Beh, fisicamente non ha nulla di grave, le ferite si rimargineranno in due o tre settimane”, poi abbassò la testa.<br />
“Che c’è?” lo esortò il soldato.<br />
“Non so che dire, fisicamente è tutto ok, ma per il resto credo ci siano dei problemi grossi”.<br />
“Del tipo?”.<br />
“Del tipo che non risponde correttamente agli stimoli esterni ne ha reazioni mentali corrette. Dovremmo utilizzare uno scanner celebrale. Credo sia parecchio grave.”.<br />
Jackson strinse i pugni “No” disse pensieroso e prima che il medico si potesse opporre l’anticipò “Dobbiamo portarlo da Procne”.<br />
“Cosa? Io non penso che…” provò a ribattere il dottore.<br />
“Eravamo pronti a questa evenienza” lo interruppe “anche se naturalmente speravamo non fosse necessario. Ma a questo punto penso proprio che sia vittima di una madre”.<br />
“Una madre? Ma stai scherzando?” reagì terrorizzato il medico “Non è possibile. E come fa ad essere ancora vivo?”.<br />
“Questo non lo so, solo lui potrebbe dircelo”.<br />
“Bene, se è così” disse ancora il medico “allora penso davvero che solo un Wimol possa aiutarlo. Se mai sia possibile”.<br />
“Dottore, Philip può muoversi?”.<br />
“Sarebbe meglio di no, ma temo che lei mi disobbedirebbe comunque. Mi lasci somministrargli un antidolorifico poi potrete andare”.</p>
<p>Poco dopo, Philip, Joy e Jackson, si avviarono addentrandosi sempre di più al centro della cittadella. I primi chilometri li fecero a piedi vista la situazione poco agibile delle strade, poi la maggior parte del percorso rimanente fu effettuato con un piccolo mezzo militare.</p>
<p>“Dove stiamo andando precisamente?” chiese ad un certo punto il giovane.<br />
“Stiamo andando da Procne”.<br />
“E questo Procne sarebbe?” disse Joy facendo anche un gesto circolare con la mano libera per esortarlo a proseguire, visto che non capiva ancora bene.<br />
“Beh Procne è il Wimol capo di questa zona. È stato avvisato e ci sta aspettando. È probabile che ci siano anche Theurus, Kodinat ed Usturiun”.<br />
Ma Joy lo esortò con lo sguardo a dargli delle delucidazioni.<br />
Un po’ scocciato Jackson riprese come a dire una litania “Theurus, Kodinat ed Usturiun sono altri Wimol”.<br />
“In pratica” riprese con tono normale “ci stiamo riunendo per… Beh, in pratica proviamo a salvare Philip e a recuperare parte della sua memoria.”<br />
“Ma che gli è successo?”<br />
“A quanto pare è venuto a contatto con una madre, ma non si sa come, è ancora vivo”.<br />
“Le madri sono quegli esseri che assorbono la mente umana, no?”<br />
“Si, in parole povere è così”.<br />
“Ma la cosa ben più grave” proseguì “è che chi ne viene a contatto, soffre tra le atroci memorie di tutti quelli che sono stati assimilati in una madre. Il dolore dei singoli e d’intere razze distrutte può essere contenuto all’interno di questi esseri e nessuno può sopportare una tale devastazione “.<br />
“Diamine!” disse il giovane e pensò che quello non lo avevano trovato sul suo manuale.<br />
“Ma anche se Philip sapeva a cosa andava incontro, un destino del genere non si augura neanche al peggior nemico”.<br />
“Come Philip lo sapeva?”<br />
“Vedi ragazzo, lui era in missione recuperare del tessuto e del liquido delle madri”.<br />
“A dir la verità” si corresse “il liquido è per cercare di recuperare delle informazioni sui Ghnouk, cercando di utilizzare lo stesso metodo delle madri. Ma questa è tutta teoria, questa è la prima volta che cerchiamo di recuperare del liquido di una madre ancora in vita”.</p>
<p>Poi il sospiro di Jackson sembrò non terminare mai.</p>
<p>“Ricordi quando ti abbiamo trovato?” riprese il soldato.<br />
“E chi se lo scorda” rispose il giovane.<br />
“Giusto. Beh ti abbiamo trovato per caso mentre ritornavamo alla base dopo aver lasciato il nostro compagno Philip. Eravamo partiti in cinque per questa missione di recupero di questi fottuti tessuti dei Ghnouk, ma siamo stati sorpresi da una loro pattuglia. L’unica cosa che abbiamo potuto fare è stato distrarli a finché uno di noi, Philip, riuscisse a sfuggirgli. In caso d’inconvenienti di questo genere, chi si sarebbe avviato al proseguimento della missione si sarebbe dovuto nascondere nelle grotte a nord, alle pendici del monte Conorion fino all’occasione ottimale del recupero dei tessuti.<br />
Noi siamo riusciti a salvarci grazie al ritrovamento di una torretta armata trovata nella boscaglia. Abbiamo dovuto affrontare un assalto di circa tre ore. Una cosa spaventosa. Abbiamo perso il quinto uomo e spesso ho avuto la sensazione che non ce l’avremmo fatta.<br />
Durante il nostro rientro alla base abbiamo visto il tuo wormhole che ha attirato l’attenzione di …”.<br />
“Il wormhole” precisò il soldato quando vide Joy accigliato “è l’Envort. In pratica è un wormhole artificiale, una specie di tunnel, di cunicolo spaziale che mette in comunicazione due punti dell’universo distanti tra loro”.<br />
S’interruppe, poi “Ma allora è vero che ti sei informato senza l’ausilio della tecnologia. Quando me l’hanno detto non c’avevo creduto molto”.</p>
<p>“Comunque dicevo, l’Envort ha attirato l’esploratore Assiali, dell’esercito Ghnouk e siamo stati attaccati. Il resto lo sai. Dio solo sa se fosse stato un Ghnouk, non ce l’avremmo fatta, avevamo quasi finito le munizioni ed eravamo stremati dalla battaglia”.</p>
<p>“Ok, siamo arrivati, scendiamo” e i tre uscirono dall’abitacolo militare mentre Jackson lo avvisò “Comunque se vuoi avere qualche possibilità in più di sopravvivere, ti conviene utilizzare l’apprendimento rapido, almeno per le istruzioni base”.<br />
“Lo terrò presente” rispose lui.<br />
“Sei proprio testardo” di ribatté il militare “Ancora pensi che siamo schiavi dei Wimol?”.<br />
“Non come all’inizio però…”<br />
“Lascia stare, fai come ti pare” lo interruppe bruscamente “Andiamo, abbiamo cose più importanti a cui pensare”.<br />
Pochi passi dopo Joy lo chiamò.<br />
“Che altro c’è?” rispose scocciato.<br />
“Toglimi una curiosità”.<br />
Il soldato non rispose e Joy lo prese come un invito a continuare “Ma se questi Wimol sono così evoluti, perché non creano delle armi e non vi aiutano a combattere?”.<br />
Jackson un po’ sconfortato per questo ragazzo che ancora non riusciva a comprendere la situazione ed era ancora relegato alle limitazioni della cultura terrestre, gli rispose.<br />
“Innanzi tutto chi ti ha detto che gli Wimol non ci aiutano a combattere? Forse non lo fanno imbracciando un fucile ma ci sono diversi modi per combattere una guerra.<br />
Una di queste è creare nuove armi e tecnologie di difesa. Se poi ti sembra che non facciano molto, vai a dare un’occhiata ai cannoni MG2, che fino a poche settimane fa, non erano neanche nella mente ne degli umani ne dei Wimol. Abbiamo collaborato in tempi brevi per cercare di sviluppare una tecnologia bellica che prima era assente, perché non necessaria su questo pianeta che è sempre vissuto in pace sia da lotte interne che esterne”.<br />
Il morale di Jackson si fece piuttosto irritato ma continuò.<br />
“E poi la maggior parte dei Wimol ora sono impegnati al recupero degli umani.<br />
Da quando i Ghnouk sono venuti a conoscenza attraverso l’assimilazione di alcuni di noi, della presenza delle stanze di recupero, il loro …”<br />
“Stanze di recupero?” gli chiese Joy.<br />
“Si, erano delle edificazioni che permettevano agli Envort di essere incanalati in queste enormi stanze così che i nuovi arrivati non si disperdessero nel pianeta. Qui venivano subito accolti ed istruiti”.</p>
<p>Poi Jackson smise di camminare ma proseguì invece nel discorso.<br />
“Ce n’erano migliaia per tutto il pianeta, ma da quando i Ghnouk li hanno scoperti, li hanno distrutti quasi tutti, così da limitare l’accrescimento del nostro esercito. In realtà questo ha portato ad un secondo nostro svantaggio che è quello d’impegnare i Wimol nel recupero dei nuovi arrivati e purtroppo il recupero non è mai preciso.<br />
Tu non te ne rendi conto ma il pianeta è grande, molto più della Terra, e gli arrivi sono numerosi.<br />
Se solo smettessero di ammazzarsi di là.<br />
I Wimol comunque riescono tutt’al più a far ricadere gli umani nei pressi delle città e delle squadre di recupero fanno continuamente avanti e indietro per prelevare gli umani che arrivano.<br />
E non ti rendi neanche conto del dolore che provano quando non riescono a far avvicinare abbastanza gli uomini, che vengono così abbandonati a se stessi e spesso condannati ad essere eliminati dai nostri nemici”.<br />
Joy ammutolito dalla risposta e vista la foga con cui Jackson gli espose i fatti, pensò fosse il caso di non fare altre domande, quindi in silenzio i due proseguirono.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Al di là della Terra - Racconto (3^ parte)]]></title>
<link>http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/2008/05/28/al-di-l-della-terra-racconto-3-parte/</link>
<pubDate>Wed, 28 May 2008 12:15:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liuk</dc:creator>
<guid>http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/2008/05/28/al-di-l-della-terra-racconto-3-parte/</guid>
<description><![CDATA[ 
La doccia insieme al pianto servirono a portar via un po’ di tensione accumulata  in quelle fr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img style="border:0;" src="http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/files/2008/05/pianeta.jpg" alt="" /> </p>
<p>La doccia insieme al pianto servirono a portar via un po’ di tensione accumulata  in quelle frenetiche ore.<br />
Sembrava che anche gli altri si fossero calmati. Forse era giunta la rassegnazione o forse solo un sedativo.<br />
Joy accese la TV. Assomigliava molto a quelle del suo vecchio mondo, ma forse era così solo per renderla più familiare a chi arrivava dalla Terra.<br />
Girò un po’ di canali ma quasi tutti trasmettevano notiziari. Poco male visto che in fondo era quello che cercava. Voleva informarsi un po’ sulla situazione.<br />
Nel frattempo iniziò a vestirsi senza staccare gli occhi di dosso dalle immagini che venivano trasmesse.<br />
C’erano degli ultimi aggiornamenti sulle zone appena attaccate. Venivano date delle informazioni ai residenti sulle nuove sezioni da raggiungere.<br />
Il clima non era certo tranquillo ma il giovane Hanson si era seduto lo stesso sul letto a divorare i suoi panini.<br />
Del resto pensava Joy, non sarebbe servito a nulla stare lì a preoccuparsi, quindi tanto valeva rifocillarsi.<br />
E tutto sommato il cibo non era male.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Poi viene chiamato.<br />
Qualcuno bussò alla sua porta, ma sta volta fu la voce di una donna a pronunciare il suo nome.<br />
“Joy Hanson?”<br />
“Si?” Rispose.<br />
“Può aprire? Sono la dottoressa Gareston”<br />
Senza rispondere Joy aprì direttamente la porta.<br />
“Vedo che si è cambiato d’abiti” disse la dottoressa con il camice bianco. “È pronto? Vuole seguirmi?”.<br />
“Ok, andiamo” rispose il ragazzo ormai rassegnato.<br />
“Ecco, prenda questa, l’attacchi sulla maglia” mentre gli porse un’etichetta adesiva con su scritto il suo nome ed un codice che però non aveva idea cosa identificasse. Forse il suo gruppo di arrivo o la zona, immaginò. Quindi l’attaccò al petto.</p>
<p>I due riattraversarono il corridoio circondati dalle porte degli altri appartamenti, salirono con l’ascensore di prima fino al piano terra ed entrarono in un altro corridoio, più grande e finalmente tangibile della loro tecnologia più avanzata.<br />
Era ora evidente che la sezione degli alloggi era ‘mascherata’ in modo da rendere meno traumatico il primo impatto con questa realtà.<br />
La struttura sembrava ora più un centro medico, con diversi operatori in camice e, non l’avrebbe giurato Joy ma visto che ormai poteva essere reale qualunque cosa, uno gli era sembrato addirittura un automa.<br />
Entrarono finalmente in una stanza, la cui porta si aprì al passaggio, scomparendo tra le pareti.<br />
Per un attimo Joy si era immaginato con una tutina attillata mentre impugnava una pistola laser. E sorrise.</p>
<p>Dopo averlo fatto accomodare, la dottoressa iniziò a fargli qualche domanda sulla sua attuale salute psichica e fisica. Il ragazzo rispose positivamente ad entrambe, anche se sulla prima aveva ancora qualche dubbio.<br />
Gli fece poi un elenco di vari sintomi che poteva avere, ma non ne riscontrò nessuno.<br />
“Togliti la maglietta” gli disse il medico mentre preparava una sorta di pistola.<br />
“Girati” lo invitò ancora.<br />
“Ma cosa…?” esclamò lui.<br />
“Non ti preoccupare” lo rassicurò lei “Non farà male”.<br />
Poco convinto si girò porgendo la schiena alla pistola.<br />
“Fatto” disse lei e gli diede un paio di pacche poco sotto la spalla destra.<br />
Guardò la faccia stupita di lui e gli disse “Te l’avevo detto, no?” e sorrise.<br />
Si fece poi più seria e gli iniziò a parlare.<br />
“Parlez vous ma langue?”<br />
“Eh?” rispose lui.<br />
“Parlez mia lingua?” disse ancora.<br />
Ma lui stringendo gli occhi e muovendo il capo fece cenno di non comprendere bene.<br />
“Parli la mia lingua?” ripeté la donna.<br />
Ora comprendeva bene e rispose “Si!” ma non capiva cosa stesse succedendo.</p>
<p>“Ok” disse la dottoressa, “sei a posto”.<br />
“Vedi, ti ho appena impiantato un mini-etec, una sorta dei vostri microchip, per il linguaggio.”<br />
“È un traduttore istantaneo” continuò, “È una dotazione standard impiantata ad ogni nuovo arrivato.<br />
Visto che però sei stato recuperato in modo anomalo e non da una squadra di recupero non ti era ancora stato impiantato. Fortunatamente non ne hai ancora avuto la necessità visto che parli la lingua inglese che anche qui rimane la più diffusa, ma in questi tempi di guerra può sempre essere utile. Sono presenti tutte le lingue terrestri ed alcune aliene. Inoltre sono comprese anche alcune parole base del linguaggio Ghnouk”.<br />
Joy allungò la mano dove poco prima la dottoressa aveva impiantato il chip, ma non sentì nulla al tatto.<br />
“Non preoccuparti, non ti darà fastidio, è grande … diciamo meno di un millimetro, inoltre è di natura semi organica e verrà lentamente assimilato dal tuo corpo”.<br />
Poi con un tono di severità verso se stessa, la dottoressa  si scusò per il ritardo con cui gli era stato applicato il traduttore. Ma di questi tempi, ammise, che era difficile tener tutto sotto controllo.</p>
<p>Poco più tardi, dopo aver appuntato qualcosa sul suo mini computer palmare, gli chiese “Allora, hai deciso come assimilare le informazioni? Vuoi utilizzare l’apprendimento veloce o dei tradizionali corsi?”<br />
“Beh, veramente…” disse lui “Io preferire informarmi per conto mio. Sa, curiosare, informarmi, chiedere”.<br />
“Ne sei sicuro?” chiese la Gareston.<br />
“Si” rispose, per la prima volta convinto, da quando era lì.<br />
“Vorrei imparare da solo, vivere le emozioni della gente. Sa, nel periodo scolastico mi dilettavo nel giornalismo e tutto sommato me la cavavo. Quindi se non le dispiace preferirei farlo autonomamente in modo non condizionato.”<br />
“Non si fida di noi?” rispose la dottoressa.<br />
“La fiducia non è mai dovuta ma va guadagnata” rispose deciso Joy “Non è che non mi fidi, è soltanto che non vi conosco”.<br />
“Non so cosa sta succedendo qui” continuò seriamente il ragazzo “Finora ho sentito quello che mi avete detto voi. Non so bene chi sono questi nemici, ne chi sono questi amici. Non so se siete loro schiavi o cosa”.<br />
“Non c’è bisogno che ti giustifichi” lo bloccò la dottoressa “Sei libero di decidere cosa è meglio per te. Stai solo attento a non uscire dal perimetro di sicurezza. Tu non sai chi sono i nostri nemici, ma di sicuro loro sanno chi siamo e non esiteranno ad ucciderti”.<br />
Joy mutamente approvò.<br />
“Qui abbiamo finito per ora.” gli disse serenamente la dottoressa “Effettueremo dei controlli medici nei prossimi giorni ed avrai un paio di settimane di tempo prima di essere assegnato ad un altro reparto o di intraprendere una professione o se vuoi di entrare nell’esercito. Normalmente una settimana è più che sufficiente ma visto che vuoi informarti coi tuoi mezzi penso sia necessario del tempo in più, sempre se la zona rimanga sicura”.<br />
“Puoi andare” riprese “per le prossime due settimane sei completamente libero. Buona fortuna”.</p>
<p>I giorni a venire passarono per Joy nella completa dedizione alla raccolta di informazioni, cosa che in un certo senso gli impedì di pensare troppo a come sarebbe stato il suo futuro, ormai parecchio incerto.</p>
<p>Imparò subito che non c’erano problemi economici in questa società, almeno per quello che a lui appariva. Per i pagamenti poteva utilizzare una carta elettronica che gli era stata fatta trovare nella sua camera, insieme ad un manuale, probabilmente utile per chi non riusciva a prendere sonno durante la notte.<br />
I fondi a disposizione erano più che abbondanti, tanto da permettersi ogni giorno dei pasti veramente sostanziosi e sfiziosi. Inizialmente aveva sperimentato la cosa solo per verificare che i fondi ci fossero realmente, poi però ci aveva preso gusto.<br />
Aveva sperimentato altri modi piacevoli per passare il tempo come il cinema e il ‘nuovo’ cinema, che aveva un nome strano che ancora non gli era entrato in testa. Questo era comunque un intrattenimento molto interessante e davvero evoluto. Era si una sorta di cinema in tre dimensioni, in cui, non è che sembrava vagamente di essere all’interno del film, ma di essere proprio in una realtà vera e tangibile. Ma come se ciò non bastasse, il protagonista era chi vedeva lo spettacolo e la trama si sviluppava in parte in base alle scelte del soggetto, insomma una sorta di sogno.<br />
Davvero bizzarro.<br />
Inizialmente però non ebbe un buon impatto con questa tecnologia, in quanto, ignorando le indicazioni che sconsigliavano di mangiare prima di visionare il film, soprattutto se era la prima volta che si utilizzava questa tecnologia, dovette scappare di corsa e vomitare tutto il pranzo nel bagno del cinema.<br />
Ma ritentò con successo, e soprattutto a stomaco vuoto, un paio di giorni dopo.<br />
Ma non poltrì soltanto, anzi.<br />
Passò diverso tempo in biblioteca. Una struttura davvero ben fornita di opere della Terra e di Kuriunin. S’informò sulla struttura societaria, sulla storia, l’economia, alcune rapide occhiate alla letteratura ed ai saggi del pianeta. Un’occhiata generale quindi anche al livello culturale, che notò essere spaventosamente evoluto.<br />
Davvero gli uomini da soli non sarebbero riusciti a creare nulla del genere.<br />
Trovò anche informazioni su altre razze aliene, molte delle quali erano in buoni rapporti con i terrestri ed i Wimol .<br />
Sui Ghnouk trovò molto poco, anche perché si era venuti a conoscenza di questa razza solo poco tempo prima e probabilmente non c’era stato tempo per aggiornare gli archivi, dato l’immediato lo scoppio della guerra.<br />
C’era un riferimento alla distruzione della colonia terrestre su Vaghon, da parte dei Ghnouk. Era una dettagliata cronologia degli eventi. Purtroppo la lunghezza della cronaca era piuttosto breve, dato che il pianeta fu completamente distrutto in una manciata di giorni e nessun umano sopravvisse. L’attacco fu prevalentemente aereo, lasciando impotente la popolazione.<br />
Fu data a Kuriunin comunicazione dell’assalto, ma non si fece in tempo a mandare rinforzi.<br />
Dall’attacco a Vaghon ne seguirono altri, in pianeti sempre più vicini a Terra 2. Altre piccole colonie umane e non, furono evacuate e furono posizionati dei punti di difesa, che tuttavia vennero spazzati in breve tempo.</p>
<p>La decisione finale fu quella di concentrare tutte le forze qui su Kuriunin e di convertire gran parte della tecnologia in strumentazione bellica e difensiva.<br />
La cosa che colpì Joy è che tutto questo accadde solo pochi mesi prima del suo arrivo e solo da poco i Ghnouk avevano assalito Terra 2.<br />
Tuttavia il ragazzo si meravigliò dello stato organizzativo e dell’efficienza della popolazione nonché del numero elevato di cittadini che si erano offerti volontari a difesa del pianeta.</p>
<p>La cosa che però al giovane interessava maggiormente era di sapere qualcosa di più su questi Wimol. Questi esseri avevano l’aspetto di enormi vermi ma non riusciva a capire come degli esseri del genere potessero comandare, o come dicevano qui, a cooperare con gli umani.<br />
Di questa razza poi non c’erano molti elementi, giusto qualche centinaio. La loro durata di vita era piuttosto lunga e si aggirava intorno a qualche millennio, ma aveva scoperto che anche gli uomini su Terra 2 avevano aspettative di vita enormemente più elevate, arrivando ad un paio di secoli di vita media, grazie alla tecnologia e all’alta qualità della vita.<br />
Avrebbe sicuramente voluto sapere di più su questi vermoni ma non approfondì ulteriormente la loro conoscenza, certo che lì avrebbe trovato solo scritti di parte.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Al di là della Terra - Racconto (2^ parte)]]></title>
<link>http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/?p=344</link>
<pubDate>Mon, 19 May 2008 13:34:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liuk</dc:creator>
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Ora il giovane si sentiva solo, s’era quasi affezionato a quelle persone non solo perché lo avev]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img style="border:0;" src="http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/files/2008/05/pianeta.jpg" alt="" /></p>
<p>Ora il giovane si sentiva solo, s’era quasi affezionato a quelle persone non solo perché lo avevano salvato, ma perché erano stati i primi che aveva visto da quando era arrivato in questa strana realtà.</p>
<p>Ma fortunatamente all’apertura della porta il senso di solitudine si alleviò quando vide altri come lui. Indossavano la sua stessa uniforme che supponeva essere la divisa dei novellini.</p>
<p>Si vedeva che erano come lui anche dalle loro facce spaurite, come del resto doveva essere la sua.<br />
Saranno state una ventina di persone che lentamente prendevano posto a sedere, mentre un uomo era posizionato in fondo alla stanza dietro ad una grossa scrivania.</p>
<p>Quando tutti i novellini presero posto, l’uomo solitario si alzò.</p>
<p><!--more--><br />
“Bene signore e signori, vi do il benvenuto sul pianeta Kuriunin o Terra 2, come preferite. So che siete incuriositi e soprattutto spaventati ma sono qui per rassicurarvi e per darvi delle informazioni fondamentali. Successivamente se volete poterete approfondire le informazioni che sto per darvi, anche tramite appositi apparecchi che consentono di apprendere grandi quantità d’informazioni in pochi minuti. So che molti di voi non accetteranno per paura, motivi culturali o per altro, ma non preoccupatevi, siete liberi di rifiutare questa metodologia. Se volete potrete successivamente seguire altre lezioni più approfondite od informarvi in modo autonomo”. Poi l’uomo si spostò di lato per lasciare campo libero allo schermo alle sue spalle.</p>
<p>"So che quello che sto per dirvi sarà scioccante per molti ed altrettanti non crederanno alle mie parole, ma purtroppo per voi quello che vi dirò è tutto vero.<br />
Voi signori miei non state sognando. Voi siete morti”.</p>
<p>“Ma non preoccupatevene troppo!” riprese dopo che il brusio si calmò.<br />
“In realtà questa è una seconda vita, ma toglietevi dalla mente il paradiso o l’inferno. Qui non c’è niente di tutto questo.<br />
Qui siamo su un altro pianeta, certamente simile alla terra, ma diverso sotto alcuni fondamentali aspetti. La società e la tecnologia sono sostanzialmente diversi. Certamente migliori. Tuttavia abbiamo dei problemi, ma non dipendenti da noi.<br />
Ma andiamo con ordine”. Riprese tra lo sbigottimento generale, mentre intanto immagini e filmati del nuovo pianeta scorrevano davanti ai novellini.</p>
<p>Erano immagini piacevoli ed affascinanti ma che avrebbero lasciato il posto ad altre meno tranquillizzanti.</p>
<p>“Tutti noi siamo arrivati qui tramite l’Envort, ovvero quel tunnel di energia che poche ore fa vi ha portato su questo pianeta. Non conosciamo chi abbia creato quella tecnologia ne il suo scopo ma sappiamo che dopo la nostra morte sulla terra lo spirito, viene ‘risucchiato’ da questo vortice energetico e viene trasferito su questo pianeta. Tutto ciò è possibile poiché il nostro corpo rimane sulla terra mentre viaggia soltanto la parte immateriale di noi. Il corpo fisico poi, viene ricreato nella parte terminale dell’Envort. Immagino ricordiate il lampo di luce prima di toccare terra”.</p>
<p>L’immagine che seguiva lo riproduceva alla perfezione.</p>
<p>“Su Kuriunin è possibile una nuova vita, molto simile alla precedente anzi migliore, almeno fino a poco tempo fa.<br />
Questa civiltà è molto più pacifica di quella della Terra ed enormemente più sviluppata. Culturalmente, tecnologicamente e socialmente è molto più avanti alla Terra. Non troverete crimini, corruzione ed ingiustizie, o quantomeno in rari casi. Ognuno sarà responsabile anche per le azioni compiute nella vita precedente. Abbiamo già analizzato i vostri precedenti comportamenti e sembra che tra voi, fortunatamente, non ci sia nessun criminale.<br />
Nel caso contrario sareste stati sottoposti ad un’efficiente sistema di recupero.<br />
Questo grado di civiltà non sarebbe stato possibile se non grazie agli Wimol. Gli Wimol sono una razza aliena presente su questo pianeta già da diversi millenni, tuttavia non sono loro i creatori degli Envort. Grazie alla coesistenza delle due razze si è creata questa società che potremmo dire perfetta o quantomeno meglio di quanto avremmo potuto noi uomini creare con le nostre sole forze. Noi consideriamo gli Wimol i nostri tutori e protettori, ma questo non vuol dire che ci schiavizzino o prevalgano sulla razza umana. Il nostro rapporto è di profondo rispetto e cooperazione reciproca. Avrete poi modo di comprendere quello che vi sto dicendo”.</p>
<p>Fattosi più serio l’uomo proseguì, mentre a video apparivano le immagini della distruzione che i nuovi arrivati avevano appena visto poco prima di essere portati al sicuro.</p>
<p>“Purtroppo come avete potuto notare abbiamo un grosso problema. Da pochi mesi siamo stato attaccati da una razza aliena di nome Ghnouk. Purtroppo non eravamo sufficientemente pronti ad un attacco di queste proporzioni. Inoltre i Ghnouk sono una vera e propria razza da guerra che inoltre soggioga altre razze che utilizza nel proprio esercito, rendendo i loro attacchi e strategie molto differenziati, quindi ancora più difficili da contrastare. Purtroppo una delle nostre più grandi colonie esterne è stata già sterminata. Tre miliardi di esseri umani hanno subito un triste destino. Tuttavia il loro sacrificio non è stato vano, dandoci tempo di creare nuove armi per contrastare il nemico. Tuttavia non riusciamo a tener testa ai Ghnouk ed al suo variegato esercito”.</p>
<p>Lo shock della notizia e le immagini che rafforzavano le parole dell’uomo, crearono un enorme senso di vuoto nelle persone che venivano ora a conoscenza di questa nuova realtà.</p>
<p>“A molti di voi sarà chiesto, nella piena libertà di scelta, di far parte del nostro esercito.<br />
Sappiamo che questo non è quello che vi sareste aspettati dopo la morte sulla Terra, ma siamo qui per combattere per il bene comune”.</p>
<p>“Bene” concluse “Io ho terminato.</p>
<p>Capisco il vostro sbigottimento, ma non è sicuro soffermarsi troppo, visto che potremmo essere attaccati da un momento all’altro”.</p>
<p>Indicando poi il fondo alla stanza continuò “Quegli uomini là in fondo vi condurranno ora ai vostri alloggi provvisori. Riceverete dei vestiti più confortevoli e per chi vorrà, caldamente consigliato, ulteriori informazioni sulla situazione passata e presente. Grazie signori e buona fortuna”.</p>
<p>L’uomo poi ricontrollò i suoi appunti e resettò il video, come se dovesse ripetere ancora il messaggio, difatti poco dopo entrò un ragazzo in divisa che gli disse a bassa voce che i nuovi arrivati erano pronti fuori dalla stanza.<br />
Tutto era così tremendamente organizzato, pensò Joy. C’era nell’aria una tremenda agitazione e preoccupazione, e non solo nelle facce dei novellini.<br />
Erano già pronti per ripetere la spiegazione ad altri nuovi arrivati? Si chiese il ragazzo. Quanta gente arrivava su quel pianeta?<br />
Ma del resto, gli venne in mente, la gente sulla terra moriva in continuazione. Quella che sulla terra poteva essere una triste verità, qui al contrario poteva essere un conforto. Quella gente infatti sarebbe andata a popolare questo nuovo esercito (in piena libertà. Naturalmente!) e forse più gente moriva di là, più c’era la possibilità che si sarebbe salvato questo pianeta.<br />
Ma questi pensieri lo portavano a vacillare nella sua mente. Era chiedere troppo al suo scosso intelletto.<br />
Era meglio non pensarci ora.</p>
<p>Seguì i suoi nuovi compagni di sventura fuori dalla stanza dove effettivamente vide altri nuovi arrivati che ora osservava senza invidiarli di quello che da lì a poco avrebbero saputo.<br />
Fu accompagnato con gli altri in un altro edificio poco distante. “Settore 4F” lesse Joy all’entrata del palazzo.<br />
Presero a turni degli ascensori, che al contrario di quanto si aspettasse Joy, scendevano nel sottosuolo. Quindi furono accompagnati ai loro alloggi. Ad uno ad uno furono chiamati per nome e fatti accomodare nella propria stanza.</p>
<p>“Joy Hanson” lo chiamò la guida, rimanendo stupito del fatto che conoscesse il suo nome e cognome.<br />
“Tu sei alla stanza 37” Inserì la chiave nella serratura, aprì la porta, poi porse le chiavi a Joy “Ecco queste sono tue. Dentro troverai tutto quello di cui hai bisogno.<br />
Purtroppo vi sono capitati gli alloggi sotterranei, quindi non avrete una finestra, ma visto lo spettacolo che si riesce a vedere di sopra forse è meglio così.”</p>
<p>“Ah” riprese “Tra circa un’ora verrete chiamati singolarmente per decidere sul da farsi”.</p>
<p>“Arrivederci”.</p>
<p>“Arrivederci” rispose distrattamente Joy mente dava un’occhiata alla sua stanza. Poi si girò di scatto per chiedergli delle informazioni, ma il tizio aveva già chiuso la porta e già sentiva dire il nome del novellino successivo.</p>
<p>Tornò allora a scrutare le sua casa temporanea. Circa venti metri quadrati con del mobilio piuttosto sterile, ma quantomeno avevano avuto la buona idea di appendere un paio di quadri con dei campi fioriti, così da rendere meno grigio quell’appartamento.<br />
Non era molto, ma era meglio di niente.<br />
“Chissà se sono immagini ispirate alla Terra o a questo nuovo pianeta?” pensò.<br />
Poi si mandò al diavolo da solo per le stronzate a cui si metteva a pensare.</p>
<p>Riprese a curiosare aprendo l’armadio e vide che era pieno di ogni ben di Dio vestiario.<br />
Tirò fuori una maglia ed un pantalone di suo gradimento e li poggiò sul letto.<br />
Poi, un po’ affamato, lasciò perdere l’abbigliamento per dedicarsi a qualcosa da mettere sotto i denti.<br />
Aprì il frigo, anche questo ben fornito.<br />
Prese una bibita ed un paio di panini.<br />
Quella breve curiosità di ambientazione fu presto interrotta da urla e pianti che sentiva provenire dal corridoio.<br />
Nelle altre stanze probabilmente qualcuno non aveva ben accettato questa nuova vita e non era certo difficile da comprendere.</p>
<p>Le urla erano strazianti e in quella grigia stanza risuonavano ancora più tetre e solitarie.<br />
Joy decise allora di farsi una doccia, soprattutto per coprire col rumore dell’acqua quella tristezza.</p>
<p>Ed anche lui pianse insieme all’acqua, in silenzio.</p>
<p>Uscì diversi minuti più tardi, finché le dita si fecero grinze.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[My Zeppelin]]></title>
<link>http://oltreilmetaverso.wordpress.com/2008/05/09/my-zeppelin/</link>
<pubDate>Fri, 09 May 2008 20:39:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zeruhur</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un&#8217;immagine del prototipo del mio nuovo mezzo da esplorazioni, perfettamente funzionante. Cost]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Un'immagine del prototipo del mio nuovo mezzo da esplorazioni, perfettamente funzionante. Costruirsi da solo la propria casa volante non ha prezzo...<br><br><a href="http://oltreilmetaverso.files.wordpress.com/2008/05/zeppelin-001.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" height="326" alt="zeppelin_001" src="http://oltreilmetaverso.files.wordpress.com/2008/05/zeppelin-001-thumb.jpg" width="434" border="0"></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Al di là della Terra - Racconto (1^ parte)]]></title>
<link>http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/?p=335</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 19:29:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liuk</dc:creator>
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E&#8217; da tempo che ci sto lavorando su e finalmente mi sono deciso a mettere online il mio pross]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img style="border:0;" src="http://iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com/files/2008/05/pianeta.jpg" alt="" /></p>
<p>E' da tempo che ci sto lavorando su e finalmente mi sono deciso a mettere online il mio prossimo racconto. Il racconto non è ancora finito e praticamente lo pubblicherò man mano che lo scrivo (magari mi porto un po' avanti per effettuare almeno una correzione base). Sicuramente quello che verrà pubblicato non sarà la versione definitiva, poiché al termine apporterò sicuramente delle migliorie e delle correzioni, quindi quello che leggerete su questo blog sarà una versione rozza, ma la storia c'è tutta.</p>
<p>Il racconto s'intitola "<strong>Al di là della terra</strong>", giocando un po' sul doppio significato. Sta volta si tratta di una storia di fantascienza e mi auguro che vi appassionerà.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p>------------------------------------------------------------------------------------</p>
<p>Joy lo sapeva da tempo che sarebbe andata a finire così. Lo sapeva proprio, o meglio, se lo sentiva. Del resto quella strada non gli era mai piaciuta. Figurarsi poi proprio quella sera con la pioggia dei giorni passati. Lui certamente non era uno stinco di santo al volante, ma da quelle parti stava sempre attento. Ma sta volta a quanto sembrava non lo era stato a sufficienza ed ora temeva che laggiù, parecchio distante dalla strada, sarebbe passato diverso tempo prima che qualcuno si accorgesse di lui. Forse troppo tempo.</p>
<p> <!--more--></p>
<p>Non riusciva proprio a muoversi, neanche per vedere cosa lo bloccava, o forse era meglio così pensava, perché temeva che lo spettacolo sarebbe stato troppo impressionante per lui. Non era certo un tipo coraggioso quando si parlava di sangue.</p>
<p>Gli vennero in mente le lezioni di pronto soccorso a cui partecipò un paio di anni prima. Gli venne in mente l’insegnante soffermarsi su raccapriccianti situazioni, forse necessarie per la spiegazione, ma troppo forti per lui che iniziava puntualmente a toccarsi il corpo nella zona che descriveva, perché gli sembrava gli facesse male. Sapeva benissimo che non era reale, ma era una cosa a cui non poteva sottrarsi.</p>
<p>Ripresosi da quei pensieri e pensando che stare lì senza far nulla aspettando i soccorsi o forse la morte, non era certo la cosa migliore. Se c’era una cosa di cui andava fiero era la sua ostinazione, il suo non arrendersi mai. Allora provò lentamente con la mano sinistra a prendere il suo cellulare. Il dolore era piuttosto atroce, ma certamente lo fermò.</p>
<p>Tirò fuori il telefono dal taschino del suo giubbotto e con grande sforzo aprì lo sportelletto. A malincuore vide che non dava segni di vita, provo allora a riaccenderlo tenendo premuto il pulsante di accensione. Lo tenne premuto così a lungo, senza che questo si accendesse, finché il cellulare non gli scivolò dalle mani. Solo allora si accorse che aveva la mano sporca di sangue.</p>
<p>Solo a quel punto arrivò lo sconforto.</p>
<p>Un po’ per le lacrime, un po’ per la debolezza che iniziava a farsi sentire, la vista, ma anche la mente, gli si annebbiò.</p>
<p>Fissò il cellulare caduto poco distante finché nella sua mente s’immaginò il suono di segnale occupato dei telefoni fissi.</p>
<p>Un “tu, tu, tu” rapido che gli ricordava il suono di quelle apparecchiature mediche viste nei film. Il suono tipico di quando un personaggio sta per morire.</p>
<p>“Tu tu tu”, sentiva ancora, all’infinito. Finché il suono si fece sempre più debole ed infine, quando lui chiuse gli occhi stremato, sparì.</p>
<p> </p>
<p>Poi il silenzio.</p>
<p> </p>
<p>Qualche minuto o forse solo pochi istanti di silenzio assoluto. Si udiva soltanto il frusciare delle foglie disturbate dal vento.</p>
<p>Sapeva che era ancora in quel dirupo, ma quando aprì gli occhi improvvisamente sentì come uno strattone tirarlo in avanti. Poi, fu spinto in alto e risucchiato come in turbine di aria, ma non era ne fredda, ne calda, anzi era come se non ci fosse. Forse non era neanche il vento.</p>
<p>Man mano che si alzava dal suolo, e non riusciva a capacitarsi come aveva fatto ad uscire dai rottami dell’auto, in questo turbine iniziò a vedere dei lampi, delle luci.</p>
<p>“Ecco” pensò ironicamente “sono in coma e sto andando verso il tunnel”.</p>
<p>Ma in fondo la cosa non lo fece divertire granché.</p>
<p>Questa specie di tunnel di luci lo stava trascinando via sempre più velocemente. Lo stava lanciando verso il cielo e le sue stelle, senza però abbandonarlo, anzi lo sentiva più come un confortevole guscio.</p>
<p>Con le gambe verso l’alto e il capo in basso, provò a lanciare uno sguardo a terra prima che questa fosse troppo lontana e volgendo indietro la testa vide la boscaglia sotto di lui e la sua auto. Poi vide qualcosa che lo scioccò profondamente. Forse era solo una visione, o un sogno, ma vedere il suo corpo ancora lì, vedersi al di fuori di se stesso, gli fece uno strano effetto.</p>
<p>Abbandonò il capo e il resto del corpo a se stesso ed ad una velocità sempre crescente lasciò che venisse risucchiato da quest’irreale forza.</p>
<p>Passò forse qualche ora, non sapeva bene quanto, in uno stato di semi incoscienza, a vagare tra le stelle. Passò vicino a grandi pianeti e bagliori e pensò come questa visione fosse così reale, tanto che gli sembrava quasi di poter toccare con le mani i pianeti che vedeva passare. Tra l’altro notò che il suo corpo era in perfetto stato, non aveva nessuna ferita e la sua mano sinistra non era più sporca di sangue. Notò anche che era nudo, ma stranamente in quell’abisso stellato non sentiva freddo.</p>
<p>Ma del resto era solo un sogno, si ricordò.</p>
<p> </p>
<p>Poco più tardi notò, quasi ripresosi, che il turbine si stava dirigendo su un pianeta in particolare. Tra tutti i pianeti che aveva visto fino a poco fa, questo non gli sembrava poi così accogliente, infatti più si avvicinava più notava lingue di fuoco levarsi dal pianeta, fumo, chiazze scure, pensando forse ad un’elevata attività vulcanica.</p>
<p>“Potevo sognarmi un pianeta migliore” penso a voce alta.</p>
<p>Pensò anche che a quella velocità probabilmente si sarebbe schiantato al suolo.</p>
<p>Ormai cominciava a distinguere le montagne, gli alberi, anche delle abitazioni, delle città, degli ammassi di non-sapeva-ancora-bene-cosa. Ma più di tutto continuava a preoccupargli l’atterraggio. Per quanto fosse un sogno, non sarebbe stato certamente piacevole. Probabilmente si sarebbe svegliato tutto sudato ed urlante.</p>
<p>Beh tutto sommato almeno si sarebbe svegliato.</p>
<p>A qualche centinaio di metri da terra, la corsa rallentò vistosamente, per sua buona pace e quasi al suolo, il turbine si fermò e lo avvolse in una sfera, illuminata al suo interno.</p>
<p>Joy ebbe una strana sensazione ed iniziò a sentire freddo ed anche un po’ di dolore. Sempre più dolore. Poi perse di nuovo conoscenza.</p>
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<p>“Via, via, via” Sentì, non riuscendo ad aprire gli occhi.</p>
<p>“Lassù, sulla collina. Prestooo”.</p>
<p>Non riusciva a capire cosa stesse succedendo e chi erano quelle persone. Forse i soccorsi? Ma scartò subito l’idea. Dalle voci che sentiva, sembravano troppo agitati, sembravano più dei concitati ordini militari. Ma che centravano i militari col suo incidente?</p>
<p>“Beh poco male” pensò, “basta che mi salvano”.</p>
<p>Però…</p>
<p>Però era strano, riusciva a muovere il braccio destro. Si toccò sullo stomaco e non sentiva nessun dolore.</p>
<p>Un po’ a fatica, come se si fosse alzato la mattina presto, dopo una sbronza colossale, aprì gli occhi. Una prima volta. Poi li richiuse.</p>
<p>Li riaprì, sta volta con l’intenzione di tenerli aperti.</p>
<p>Non fece però in tempo a spalancarli che si sentì prendere prima per un braccio, poi per l’altro e trascinare via.</p>
<p>“Sta calmo” gli dissero.</p>
<p>“Non ti agitare, andrà tutto bene. Ti portiamo al sicuro”.</p>
<p>“Fermiiiii” una voce da lontano. E i due tizi si fermarono all’istante.</p>
<p>Poi Joy sentì una sorta di fischio farsi sempre più forte e poco più avanti vide prima una sfera di luce e poi il terreno saltare per aria, scagliando zolle di terra ovunque.</p>
<p>Un po’ per la paura, un po’ per cercare di capire cosa stesse succedendo, cercò di sollevarsi e piantare per bene i piedi a terra.</p>
<p>Sentiva che non era un sogno. Lo sentiva anche dal dolore che i due gli facevano sotto al braccio nudo per sostenerlo.</p>
<p>“Vieni” gli dissero trascinandolo con forza ed aggirando il solco appena creato.</p>
<p>I due avevano una corsa così assennata che Joy spesso non riusciva a tenere il passo e perdeva la stabilità col suolo anche perché spesso si distraeva guardandosi attorno e cercando di capire cosa stesse succedendo.</p>
<p>“Chi ci attacca?” chiese ai due. “Uno gli rispose schietto “I Ghnouk”.</p>
<p>“Chiii?” pensò, “Cos’è? Una nuova nazione?”, ma non glielo chiese anche perché poco dopo dei colpi d’arma li raggiunsero. Schivarono i primi facilmente ma una volta che il nemico assestò il tirò fu un vero azzardo mettersi in salvo.</p>
<p>Uno dei due soccorritori lasciò la presa ed imbracciò il fucile. Forse il tizio ora armato aveva fatto un gesto al suo collega, ma Joy talmente stordito e confuso non lo vide. Riuscì giusto a girare la testa qua e là come uno di quei vecchi cagnolini da automobile.</p>
<p>Joy e l’altro trovarono presto rifugio tra i detriti di quella che sembrava un’abitazione demolita, mentre l’altro iniziò a sparare in direzione del nemico. Chiunque fosse.</p>
<p>Un colpo nemico colpì l’uomo ad una gamba e subito cadde.</p>
<p>“Arrivooo”, sentì urlare Joy alle sue spalle e gli sembrava la voce che aveva sentito poco prima dare gli ordini ai suoi due soccorritori.</p>
<p>L’uomo si sporse dal loro riparo, poggiò un ginocchio a terra e iniziò a fare fuoco. “Accidenti” esclamò e cambiò modalità di fuoco, iniziando a lanciare dalla sua arma ora una sorta di mini granate. “Carl, prendilooo” disse all’altro uomo che lasciò il braccio di Joy.</p>
<p>Il nudo ragazzo ebbe un senso di solitudine ed insicurezza, visto che quella stretta, per quanto male gli facesse, gli dava tuttavia un senso di protezione.</p>
<p>Vide poi il suo protettore prendere per il braccio il suo collega a terra e trascinarlo al riparo mentre quello che doveva essere il capo continuava a far fuoco.</p>
<p>Joy superato in parte lo shock, s’inginocchiò anche lui ed afferrò l’uomo ferito per l’altro braccio ed aiutò a metterlo al riparo. “Grazie” disse il suo soccorritore e subito si affrettò ad impugnare l’arma per affiancarsi all’altro uomo.</p>
<p>Joy cercò di rendersi utile provando a prendere l’arma dell’uomo ferito, ma subito il capo della squadra, gli consigliò di non farlo.</p>
<p>“Lascia fare a noi. Poi è soltanto uno. Dovremmo farcela”. Quel ‘dovremmo’ non era stato molto consolante tuttavia l’uomo sembrava così sicuro che Joy si fidò delle sue parole.</p>
<p>Ancora qualche secondo di fuoco sul nemico e poi i due cessarono di sparare.</p>
<p>“Siamo stati fortunati che era soltanto uno e che non era un Ghnouk”, disse il capo. “Già” rispose il suo compagno.</p>
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<p>Anche se piuttosto confuso Joy rimase subito sorpreso da quelle parole e subito pensò tra se e se che allora non c’erano solo questi Ghnouk. Ma forse la cosa peggiore era che uno solo di questi teneva testa a 3 soldati armati fino ai denti.</p>
<p>Giusto il tempo di prendere fiato che si udì un urlo poco distante che fece gelare il ragazzo. Il grido proveniva dal corpo del nemico. Il capo del gruppo si affacciò nuovamente e lo terminò con una mini granata estratta dalla cintura.</p>
<p>Joy fece per affacciarsi anche lui e subito l’uomo lo riprese, “Non è una cosa bella da vedere” e con il braccio lo respinse delicatamente indietro.</p>
<p>“Su andiamo” continuò e prendendo sulle spalle l’uomo ferito “Non vorrei che ce ne fosse un altro”.</p>
<p>A quelle parole il ragazzo non dubitò sul fatto che era meglio andare via da lì.</p>
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<p>Camminarono per un paio di chilometri prima d’iniziare a vedere i primi edifici ancora intatti.</p>
<p>“Bene siamo quasi arrivati” disse il capo. “Ah, io mi chiamo Jackson” disse rivolgendosi al ragazzo. “Lui è Carl” e fece un gesto con la testa, indicando l’altro soldato. “E lui..” facendo un gesto con la spalla per indicare l’uomo ferito “Beh, lui è … svenuto” e i tre fecero un accenno di risata.</p>
<p>“Io sono Joy” disse il ragazzo mentre si strofinava le braccia per il freddo.</p>
<p>“Benvenuto Joy” disse Jackson “Se benvenuto si può dire”, poi lo guardò tremolante dal freddo e subito lo rassicurò “Non preoccuparti, appena arrivati ti diamo subito dei vestiti” e Joy fece un cenno di consenso con la testa. “Purtroppo non abbiamo nessun suitpack con noi, non eravamo in missione di recupero. Abbi pazienza, sei stato comunque molto fortunato che ti abbiamo trovato”.</p>
<p>Joy che non aveva capito molto di quello che aveva detto, era comunque d’accordo sul fatto che aveva avuto una gran fortuna ed anche per questo gli annuì di nuovo.</p>
<p>“Tra poco ti spiegheremo cos’è questo posto e cosa sta succedendo” gli disse Carl “Aspetta di arrivare all’avamposto”.</p>
<p>“Bene” rispose il ragazzo. Finalmente qualcuno gli avrebbe spiegato cosa stava succedendo e si rincuorò del fatto che forse c’era la speranza che non era diventato pazzo.</p>
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<p>Alla fine di un lungo corridoio di detriti, che aveva l’aria di essere una volta una strada ben più bella e popolata, Joy riusciva a vedere i resti di grandi vasi che l’adornavano e curiose architetture che immaginava rendessero piuttosto piacevole passare di lì in altri tempi.</p>
<p>In fondo a quella strada c’era una piccola entrata con due soldati a guardia e più in alto un paio di torrette con altrettanti soldati.</p>
<p>I due a guardia e i due salvatori di Joy si salutarono al passaggio e poco dopo aver superato l’entrata, il ragazzo sentì una delle due guardia parlare alla sua radio e chiedere un suitpack NAS 3 e una barella all’uscita 4.</p>
<p>Poco dopo infatti, due soldati gli vennero incontro con una barella pronti a caricare il ferito ed a portarlo in infermeria. Intanto arrivò un altro uomo in divisa che si rivolse a Joy. “Prendi e tieni premuto qui” disse al ragazzo porgendogli una sorta di tavoletta semirigida. Premette qualche secondo sul pulsante rosso che gli aveva indicato e poco dopo il pacchetto si sbrogliò rivelandone il contenuto. Era del vestiario. Una sorta di vestito di colore azzurro.</p>
<p>Nello spiegasi dalla sua forma compatta e leggera il tessuto prendeva sempre più consistenza e si andava sempre più identificando con una sorta di divisa. Era davvero completo, conteneva anche degli slip dei calzini e persino, se pur piuttosto leggere, anche un paio di scarpe.</p>
<p>Jackson gli disse s’indossarlo e lui non se lo fece ripetere due volte.</p>
<p>Mentre il ragazzo si vestiva notava come fosse sofisticato questo suitpack e come avesse una tecnologia più avanzata rispetto a quella che lui conosceva.</p>
<p>“Wow” disse appena averlo indossato completamente “davvero comodo e caldo”.</p>
<p>“Bene” disse Jackson “Ora accomodati laggiù in quella sala, lì ti verranno date le tutte le informazioni necessarie”. Poi stringendogli la mano “Noi ci salutiamo qui. Buona fortuna”.</p>
<p>“Grazie” gli rispose Joy un po’ impacciato “Grazie di tutto” ribadì.</p>
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<title><![CDATA[Sono uno sceneggiatore...]]></title>
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<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 23:15:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>icefoxblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ebbene si. Il qui presente nasce effettivamente come sceneggiatore&#8230;  Ho fatto un corso di due ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene si. Il qui presente nasce effettivamente come sceneggia