<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>iasiellik &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/iasiellik/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "iasiellik"</description>
	<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 23:28:11 +0000</pubDate>

	<generator>http://wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Menti Aperte]]></title>
<link>http://falsipositivis.wordpress.com/?p=227</link>
<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 07:38:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>iasiellik</dc:creator>
<guid>http://falsipositivis.wordpress.com/?p=227</guid>
<description><![CDATA[OPEN MISLI 
A topic da fascinates operatori ICT, je stalan i neprekidan pretraživanje inovacija. Me]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">OPEN MISLI </span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">A topic da fascinates operatori ICT, je stalan i neprekidan pretraživanje inovacija. Mehanizam je čestiti krug (vi kažete), određuje se prema filing novih rješenja, koja potkopava stari još nije odobren. (</span></em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Lellovic Jasi, 2008).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><!--more--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Un tema, che affascina gli operatori ICT, è la costante ed incessante ricerca dell’innovazione. Il meccanismo è quello del <em>circolo virtuoso</em> (si fa per dire), determinato dalla proposizione di nuove soluzioni, che scalzano le vecchie non ancora omologate. L’uso di queste innovate tecnologie determina lo sviluppo di progetti ed idee che richiedono nuovi strumenti e tecniche. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">E’ il caso di Internet, che propone tecnologie sempre più innovative, che consentono di sviluppare nuovi paradigmi di cooperazione, riproponendo il sistema della rete come veicolo di socializzazione: Web 2.0.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Esso non è solo una realtà tecnologica, né un business. Infatti il paradigma dei rapporti azienda-consumatore e la gestione delle risorse umane risentono dei cambiamenti indotti dall’ondata di tecnologia e sociologia di Web 2.0 (blog, siti di condivisione, widget, etc.). Così diventa importante governare i processi di cambiamento, evitando di essere sopraffati dalla nuove e mutate disponibilità tecnico-economiche.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Gli utenti del Web 2.0 utilizzano i tool messi a disposizione in rete per comunicare all’interno di <em>cluster</em> geograficamente definiti. L’utilizzo di strumenti per la pubblicazione e distribuzione di contenuti hanno fatto spazio ad altri strumenti, quali blog, wiki, Twitter o Facebook, che consentono di comunicare e tenere aggiornata il gruppo di internauti di appartenenza. Quindi alla pratica dell’ascolto, si passa alla fase dell’azione, attraverso una strategia abilitante di piattaforme già affermate e community composte da milioni di persone già abituate a vivere relazioni online in una piazza virtuale popolata e familiare. Se da un lato le tecnologie Open Source si propongono come il mezzo di attuazione di modelli di sviluppo, una presenza proprietaria e allo stesso tempo diffusa, con un modello ibrido, rappresenta la formula più flessibile di <em>engagement</em> per il proprio social network.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><!--more-->Il modello di <em>flexible engagement</em> di successo è quello che sì è sviluppato all’interno delle infrastrutture aziendali, dove il controllo sugli utenti e sulle metriche è totale. I vincoli, in questo caso, sono rappresentati da un lato dalla disponibilità esclusiva di funzioni e servizi all’interno della Intranet, dall’altro dalla disponibilità di strumenti di interoperabilità per la cooperazione applicativa, da utilizzare verso altri network.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Le relazioni avvengono su scala globale e in forma asincrona ma, nonostante tutto, i network sono costituiti da cluster più o meno ristretti, in cui pochi grandi connettori mettono in relazione tutti i membri in pochi gradi di separazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">A dimostrazione della corsa ad innovare, il Web 2.0 è un mondo che corre veloce, così veloce che a quattro anni dalla prima definizione di Tim O’Really c’è chi parla insistentemente di Web 3.0. Quel che è certo è che si tratta di un ambiente estremamente dinamico in cui l’aggiornamento continuo è la regola base. Il modello di sviluppo interno consente l’acquisizione di competenze e conoscenze adeguate al progresso della rete Internet. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La visione sociale di Web 2.0 trova la contrapposizione con l’approccio commerciale, che vede il contesto molto competitivo e la concorrenza ogni giorno più agguerrita, anche se le aziende già avviate sulla strada del Web 2.0 sono ancora poche. Per le Aziende già presenti nel mondo Web 2.0 la poca concorrenza rappresenta un’occasione unica per acquisire un vantaggio importante sui competitors e familiarizzare con tecnologie in costante e rapida crescita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">E’ interessante indagare sugli sviluppi di Web 2.0 dal punto di vista delle Aziende, che ne intravedono interessi speculativi. Il servizio clienti nell’era del web non potrà più prescindere dall’utilizzo e dall’ascolto di canali di comunicazione pubblica come Twitter, in cui gli utenti descrivono le proprie esperienze istantanee e tempestive ad una platea di migliaia di persone che con un click sono in grado di distribuire le informazioni. Inoltre dal punto di vista del marketing, i contenuti generati dagli utenti rappresentano un importante serbatoio di informazioni da cui attingere per studiare il trend di mercato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La crescita esponenziale dei social network pone un problema rispetto ai dati relativi alla propria rete di contatti e alle attività svolte all’interno di un network. Di fronte alla prospettiva di ricostruire da zero la propria rete su un network alternativo si sta diffondendo la “social network fatigue”, ovvero il rifiuto di investire tempo per operazioni ripetitive di gestione dei propri contatti da una rete all’altra. I principali attori del mercato, consapevoli della limitazione generata da tale fenomeno, stanno lavorando per rendere interoperabili i network e per promuovere standard condivisi. La Fondazione OpenSocial, promossa da Google, Yahoo! e Myspace punta a facilitare la vita dell’utente e di chi sviluppa applicazioni terze da usare all’interno di tali ambienti, ma siamo all’inizio di un percorso complesso e torituoso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Un’altra questione è la privacy degli utenti e la proprietà dei contenuti condivisi e pubblicati nelle piattaforme. Facebook, ad esempio, si riserva il diritto di sfruttare commercialmente ogni contenuto pubblicato dai suoi utenti e di fornire al Governo USA i dati relativi ai profili personali nel caso in cui questi venissero richiesti.<strong></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’aspetto tecnologico più interessante e innovativo è l’utilizzo dell’infrastruttura del Web come piattaforma abilitante per i servizi applicativi, erogati tramite la rete, e per le componenti applicative del software. Da tempo il Web ha avuto uno sviluppo come motore inferenziale per operazioni di ricerca e per l’esecuzione di algoritmi elaborativi, anche se con tempi lunghi di affermazione. I cambiamenti tecnologici e infrastrutturali in atto fanno prevedere che l’affermazione del Web, nella versione 3-tier, come sistema di base sia prossima. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’esperienza utente di soluzioni di programmi da ufficio online, come Google Documenti o Zoho, è</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">notevolmente migliorata negli ultimi anni grazie ad effetti AJAX, che rendono l’esperienza molto simili alle più comuni suite da ufficio desktop, e alla diffusione delle connessioni veloci a banda larga always on che consentono di essere sempre connessi con tariffe flat.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Tutto comporta un uso sempre più massiccio di tali applicazioni web, spesso gratuite seppur dotate di un livello di funzioni base, certamente utile a soddisfare una larga fetta del mercato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Le ultime versioni di Mozilla Firefox e di Internet Explorer consentiranno agevolmente di usare il browser per gestire tali applicazioni anche in assenza di una connessione web, risolvendo il problema della creazione di contenuti in assenza di segnale. Google Gears è una delle prime applicazioni che, una volta installata sul pc, consente di continuare ad usare alcuni servizi web, non solo Google, senza collegamento ad Internet.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il web come sistema operativo quindi, capace di gestire dal browser tutte le principali funzioni di produttività casalinga e da ufficio, costituisce una piccola rivoluzione che è bene saper cogliere per tempo. La produttività via web significa inoltre condivisione in tempo reale di documenti e la pubblicazione online a distanza di un click. Padroneggiare fin da subito tali soluzioni pone l’azienda in una posizione di vantaggio nel cogliere tutte le opportunità che ne conseguiranno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’attenzione ai costi delle infrastrutture ICT ha portato alla ricerca di infrastrutture tecnologiche che non richiedano investimenti faraonici, e che sono destinate ad una rapida obsolescenza. Cresce pertanto l’attenzione alle piattaforme Web per lo sviluppo di applicazioni e nuovi servizi molto più a buon mercato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Sviluppare applicazioni e nuovi servizi web non comporta più investimenti faraonici in infrastrutture tecnologiche, oggi forse sovradimensionate, domani presto obsolete e da sostituire. L’avvento del cloud computing permette a chiunque voglia realizzare un servizio web di sfruttare l’infrastruttura già esistente e resa disponibile a basso costo da alcuni giganti del computing globale come Amazon, Google e probabilmente domani Yahoo! e Microsoft. Spazio disco, banda passante e potenza di calcolo non pongono più problemi di scalabilità e sono erogati a prezzi molto competitivi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il 2008 secondo molti analisti potrebbe essere finalmente l’anno della svolta e del decollo di Internet mobile. Le condizioni sembrano essere tutte favorevoli o quasi: nuovi device multimediali disponibili a prezzi competitivi e piani tariffari dati semiflat mobili in rapida espansione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Un’analisi del primo anno dell’Apple iPhone sul mercato americano ha dimostrato come Internet mobile possa diventare una porta di accesso rilevante per molti servizi web in mobilità, con abitudini di navigazione complementari a quella del pc.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In Italia in particolare tale mercato apre le porte ad una generazione di servizi Mobile 2.0 attualmente disponibili solo in fase embrionale, per la mancanza di una massa critica ancora in divenire.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Internet mobile abiliterà opportunità di business come i servizi location-based e il networking di prossimità, con alcune applicazioni sperimentali già allo studio e con i grandi player già a caccia di soluzioni multipiattaforma. La recente acquisizione della star tup tedesca Plazes ad opera di Nokia è un chiaro segnale in questa direzione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Per l’azienda innovativa ciò comporta l’elaborazione di una strategia di accesso mobile ai propri applicativi, web e intranet, così da moltiplicare le occasioni di contatto e di relazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">A quattro anni dalla nascita del termine Web 2.0 c’è chi già guarda alla prossima frontiera del Web 3.0, ovvero alla sfida del <em>web semantico</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La capacità della macchina di interpretare correttamente le richieste dell’utente, ad esempio nel campo della ricerca online, è attualmente soggetta a cospicui investimenti con alcuni prototipi in fase sperimentale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il Web 3.0 in definitiva è visto dagli studiosi come un ulteriore passaggio verso una Internet le cui applicazioni sono diffuse in rete e a cui l’accesso avverrà ovunque e con qualsiasi dispositivo, fisso o mobile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Una Internet capace di pensare e rispondere a tono agli interrogativi posti dal navigatore, forte di una intelligenza artificiale sempre più sviluppata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">È presto per dire come tutto ciò possa influenzare lo sviluppo della rete. Si tratta di un salto importante verso una rete in cui l’accesso avverrà da una miriade di dispositivi che si connetteranno ad Internet per recuperare solo alcune tipologie di informazioni o che sfrutteranno la rete soltanto per svolgere alcuni compiti per conto dell’utente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Bilo je rano za konačne odluke. U protivničkim glasovima su otvorena široku raspravu o semantici i alate koji omogućuju postupanje. I 'siguran da je proces je počeo.</span></em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> (Lellovic Jasi, 2008).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><a href="http://falsipositivis.files.wordpress.com/2008/08/fr3.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-229" src="http://falsipositivis.wordpress.com/files/2008/08/fr3.gif?w=287" alt="" width="95" height="97" /></a></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nun Caccio Una Lira]]></title>
<link>http://falsipositivis.wordpress.com/?p=182</link>
<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 22:33:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>iasiellik</dc:creator>
<guid>http://falsipositivis.wordpress.com/?p=182</guid>
<description><![CDATA[NCUL, corrente di pensiero socio-economica nata negli anni novanta, promuove, fra l’altro, un dive]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">NCUL, corrente di pensiero socio-economica nata negli anni novanta, promuove, fra l’altro, un diverso approccio filosofico ai consumi: <em>Nun Caccio Una Lira</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La visione anticonsumistica che ne deriva mi attribuisce atteggiamenti di contrasto al capitalismo, che attraverso i suoi strumenti strafinanziari sta avvelenando l’economia, anche quella mia familiare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">I problemi dell’economia trovano origine nei primi anni ottanta, quando tramontava il modello del capitalismo democratico e si affermavano la globalizzazione e gli strumenti ICT. I rapporti di forza tra capitalismo ed organizzazioni sindacali e tra capitalismo e organi di governo cambiavano radicalmente. Gli interventi di macro-economia operati dallo Stato nel tentativo di avviare programmi di ristrutturazione economica, così come afferma Giorgio Ruffolo, furono “sterilizzati” dall’immissione <em>nel mercato del lavoro mondiale masse di lavoratori che ne deprimono il prezzo.</em> E’ il periodo delle prime delocalizzazioni verso l’estero di importanti impianti manifatturieri, attraverso cui gli imprenditori recuperavano sul costo del lavoro gli incrementi dei costi delle materie prime e l’incremento di utili necessari per soddisfare l’azionariato. Il prezzo della manodopera crolla ed iniziano processi di mobilità dei dipendenti, processi che tuttora non si sono arrestati. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 6pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 6pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><!--more-->In questo scenario di globalizzazione l’obiettivo degli azionisti e della classe dirigente, che ne avvalla i desiderata, è aumentare l’utile. In che modo? Sinteticamente, seguendo M.Friedman:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 36pt;"><span style="font-family:Wingdings;"><span><span style="font-size:small;">ü</span><span style="font-family:&#34;">      </span></span></span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Compressione del costo del lavoro;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 36pt;"><span style="font-family:Wingdings;"><span><span style="font-size:small;">ü</span><span style="font-family:&#34;">      </span></span></span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Precarizzazione del lavoro;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 36pt;"><span style="font-family:Wingdings;"><span><span style="font-size:small;">ü</span><span style="font-family:&#34;">      </span></span></span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Apertura dei mercati finanziari a milioni di neo-azionisti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Quest’ultimo punto contribuisce a trasferire il rischio di impresa dalle banche al piccolo azionista, che fidando nei brillanti risultati dei nuovi strumenti finanziari (fondi comuni di investimento, per esempio) sperano di incrementare i redditi familiari.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Quelle che si avvera nello scenario internazionale ed a seguire nazionale è il trasferimento dei rischi alle famiglie in un enorme mercato finanziario, che produce titoli dalle forme più variegate destinati a sostenere le esigenze di capitale delle imprese. Il capitale si spalma su una massa di risparmiatori riducendo il rischio in assoluto dell’investimento, ma mantenendo tutte le sue criticità per il piccolo azionista.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Anche se i titoli emessi si allacciano ai risultati economici dell’imprese collegate, il suo valore è sempre più legato all’altalena della domanda / offerta, mossa dalle speculazione sul prezzo dei titoli, senza preoccuparsi del reale andamento dell’impresa: i risultati si misurano sulla copertura dei rischi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Gli sviluppi della finanza “creativa” traguardano nuovi scenari ed introducono strumenti sempre più “rischiosi” e remunerativi, anticipando il valore futuro dei titoli. Si crea, in quegli anni, una dicotomia finanziaria: il valore ed il prodotto reale. Il primo, nominalmente riferito al secondo, si muove in scenari finanziari, avulsi dai risultati economici dell’azienda: l’investitore, prevedendo sviluppi del settore di riferimento (molto nell’ICT e nelle nuove tecnologie), acquista sempre maggiori quantità di titoli, il cui valore per il gioco della domanda/offerta lievita fuori misura, fino a che la “bolla scoppia” e, come dice Galbraith, gli sciocchi sono separati dal loro denaro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Questo scenario è diventato man mano più complesso, anche grazie alla forte spinta delle banche. Queste ultime accordano crediti a speculatori, attraverso un meccanismo di “leva finanziaria”, senza una reale consistenza del business. Nasce così un enorme apparato di intermediazione finanziaria, che pompa le speculazioni, al di sopra del valore reale dell’economia. Il tutto si traduce in un debito strutturale, difficile da smaltire.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><!--more-->Questa rincorsa al credito nel mercato finanziario, si trasforma nelle economie occidentali in debiti verso i paesi emergenti, ove il surplus di produzione è servito a coprire la domanda dei paesi post-industriali e di conseguenza a creare grosse disponibilità economiche in questi paesi, che adesso bussano alle porte dell’economia occidentale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Prima i paesi del medio-oriente, che la corsa al petrolio ha arricchito, iniziano le speculazioni sul mercato finanziario, creando grosse concentrazioni di capitali, a loro volta reinvestiti in variegati settori economici. A seguire i paesi dell’est europeo e del sudest asiatico, come la Russia e la RPC, dove la nascita di fenomeni psuedo-capitalisti, all’interno di un’economia pseudo-socialista, ha sviluppato enormi ricavi a fronte di costi bassi. Questo fenomeno fa spostare l’asse del capitalismo verso “fondi sovrani” degli Stati asiatici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’instabilità dei mercati finanziari si è cronicizzata. Da ciò discende una continuità instabilità e fluttuazione azionaria, in cui imperversano le speculazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Da una parte la globalizzazione ha ridotto la “forbice” tra paesi ricchi e paesi poveri. La delocalizzazione di industrie primarie e manifatturiere, a grosso impatto ambientale (industrie chimiche, siderurgiche, etc.) e con impegno massiccio di manopodera a basso valore aggiunto (industrie tessili, trasformazioni alimentari, meccaniche, etc.), ha introdotto nei paesi emergenti forme di economie industriali, che hanno ridotto il gap con le economie occidentali, che progressivamente hanno abbandonato le attività a basso valore aggiunto.<span>  </span>Nello stesso tempo queste nuove forme di economie, specie quelle che attingono i capitali dal mercato finanziario, hanno contribuito ad “arricchire” classi sociali legate a tale mercato, penalizzando tutte le forme di economie legate, viceversa, al mondo produttivo: la forbice tra “ricchi” e “poveri” si è allargata all’interno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Leggi ad hoc, speculazioni sempre più rischiose e, nello stesso tempo, redditizie, hanno contribuito ad accumulare ingenti capitali, distraendoli dal circuito virtuoso del finanziamento di beni sociali e di investimenti produttivi, e destinandoli verso i “paradisi fiscali”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il capitalismo è un fenomeno strano. Nella sua ultima versione libertaria ha favorito l’aumento dell’offerta, attraverso una spinta alla maggiore produttività e l’introduzione di bisogni fittizi, e la conseguente riduzione dei prezzi dei beni e dei servizi, privati, con beneficio per il consumatore. Nello stesso tempo ha danneggiato il cittadino, assalito da una politica sempre più famelica di risorse finanziarie ed occupazionali per il sostentamento del suo apparato e della macchina elettorale in particolare (rif.: R.Reich – Il Supercapitalismo – ed. Fazi).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il nostro modello di civiltà globale rappresenta una società prospera e raffinata. Il costo che stiamo scontando è il depauperamento delle risorse naturali a disposizione, e la loro iniqua distribuzione tra gli uomini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Mi viene un dubbio in merito alla corrente di pensiero NCUL: fossi stato io a bloccare la ruota dell’economia?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gentile Sindaco]]></title>
<link>http://falsipositivis.wordpress.com/?p=180</link>
<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 19:24:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>iasiellik</dc:creator>
<guid>http://falsipositivis.wordpress.com/?p=180</guid>
<description><![CDATA[Gentile Sindaco.
L’emergenza rifiuti ha completamente assorbito l’attenzione dei napoletani dagl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Gentile Sindaco.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’emergenza rifiuti ha completamente assorbito l’attenzione dei napoletani dagli altri problemi che affliggono la città. Ed il tema, viste le ripercussioni politiche che ha avuto e continua ad avere, sia nell’ambito locale che nel panorama nazionale, catalizza ogni discussione sulla sostenibilità della città.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ogni giorno il bollettino dell’emergenza si arricchisce di comunicati, proposte, prese di posizioni, manifestazioni, nuovi siti da riempire, carotaggi: oramai le favole metropolitane si moltiplicano, e dai racconti emerge il caos. L’ultima nota del Governo, indica che l’emergenza finirà 5 giorni prima del previsto 31 luglio (anno imprecisato). Il miracolo, che si sta materializzando attraverso unzione ministeriale, farà traslare le oltre 15 tonnellate distribuite lungo le strade provinciali da diversi mesi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><!--more-->Come fai a non crederci, visto che l’ultimo sondaggio manneiriano dice che oltre il 70% dei cittadini intervistati, scelti da un campione di evasori fiscali, ha detto che il miracolo ci sarà?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ma la città nasconde altri problemi. Per esempio il lavoro. La situazione drammatica del sud e della città partenopea in particolare è nascosta da un apparente indice di occupazione che nel 2005 era targato dall’OCSE al 14,3%, in discesa rispetto agli anni precedenti. I numeri però trovano giustificazione in fattori temporanei, e non strutturali, come la regolarizzazione degli immigrati, che in Campania raggiungono cifre record, e con l’emersione di lavoratori in nero.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Parlando di sostenibilità il problema della città è la viabilità. Diversi fattori agiscono nel deprimere le speranze di una migliore qualità della vita, ma due sono determinanti: la situazione disastrosa delle strade ed il traffico. Se il problema quotidiano delle buche, degli avvallamenti, dei crolli non è di facile soluzione (i costi per “sistemare le strade” non ci sono!), il traffico è irrisolvibile. L’intreccio dei due problemi, forse due facce dello stesso problema, mette in ginocchio la città. I rifiuti sono un dramma, attentato alla coscienza dei cittadini ed alla loro salute, che tutti vogliono risolvere; la viabilità è una speranza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Di seguito la “supplica” di una cittadina esasperata, che prendo come testimone di quest’altra emergenza, più antica dei rifiuti (quest’ultima ufficialmente datata 1994), ma dimenticata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In questo clima di miracoli, forse la supplica andava indirizzata a San Silvio-Gennaro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><!--more--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">Gentile Sindaco,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">Sono nata e vivo a Napoli. Sono nata a Posillipo, 54 anni fa.<span>  </span>Quando nell'aria di tutta Napoli, non solo a Posillipo, prevaleva il profumo del mare e i suoi colori. E nelle strade, come canta Pino Daniele, primeggiava " <em>'a voce de' creature</em>". Quando con la pensione di mio padre, eroico maresciallo pilota con diverse guerre alle spalle e tante medaglie sul petto, in famiglia si viveva dignitosamente in cinque.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">Faccio retorica, sapendo di farla e volendola fare. Ho preferito ricordarLe la Napoli che fu ... la Napoli di oggi, Lei la conosce bene. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">Dal 2005 lavoro al Centro Direzionale. Sono fortunata ... ho ancora un lavoro. Il mio dignitoso stipendio, in euro, mi consente di pagare le tasse (trattenute dal foglio paga.......addizione regionale e comunale comprese! ... la tassa per i rifiuti la pago a parte!) e per me ... giusto l'indispensabile!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">Ma ogni sera, da tre anni, rientrare a casa diventa impresa sempre più difficile !</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">Caro Sindaco .... altro che odore di mare e voce dei bambini ... io quando esco dal lavoro ho la sensazione di dover affrontare un campo di battaglia ! Insomma .....<em>'na guerra</em>! </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">E quando a casa ci arrivo ... non mi pare vero.<span>  </span>Sono all'esasperazione!<span>  </span>Lo siamo in tanti.<span>  </span>All'interno del Centro Direzionale (in viale della Costituzione) esiste una sola fermata ANM. Non mi ricordo nemmeno più da quando la fermata è stata soppressa, riaperta, risoppressa!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">Ogni sera una sorpresa ... e poi via alla fantasia per capire come rientrare a casa!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">E' possibile creare tanto disagio per un tombino dissestato?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">Andare ad un'altra fermata significa attraversare il Centro Direzionale per lungo e per largo ... e per sotto ... tra cumuli di rifiuti. Inimmaginabile ... montagne di rifiuti nei sottopassi!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">La fermata ANM ed il tutto il Viale della Costituzione è ormai un deposito di spazzatura, però<span>  </span>venerdì<span>  </span>dall'insegna luminosa (quella che dovrebbe segnalarci l'arrivo dei pullman) la scritta ci ricordava che "lunedì la città è chiusa al traffico per abbassare il tasso di inquinamento"!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">L' ANM (utilizzo l'abbonamento annuale) mi ha risposto"<em>che le deviazioni dei<span>  </span>loro autobus per viabilità sono comandate dalla Municipalità e che quindi posso scrivere all’Ufficio Servizio Mobilità Urbana, IV Municipalità, Poggioreale – Vicaria</em>."<span>  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">E mi pare pure giusto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">E invece io chiedo a Lei, gentile Sindaco, di voler rappresentare presso la Sua Municipalità di Poggioreale e presso il Suo Assessorato alla mobilità, il disagio mio di cittadina e di tanti altri Suoi cittadini esasperati per un numero enorme di problemi ed anche per questo banalissimo tombino!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">E, forse, per tentare di placare questa insofferenza che aumenta in me giorno per giorno, mi illudo e spero che il Sindaco della MIA CITTA' voglia rispondermi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">Cordialmente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Lettera firmata, pubblicata su la Repubblica - Napoli</span></span></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Che senso per la mia Via?]]></title>
<link>http://falsipositivis.wordpress.com/?p=111</link>
<pubDate>Sun, 11 May 2008 09:47:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>iasiellik</dc:creator>
<guid>http://falsipositivis.wordpress.com/?p=111</guid>
<description><![CDATA[Ogni volta che torno da viaggi più o meno lunghi e giro l’angolo per entrare in Via della Solitar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Ogni volta che torno da viaggi più o meno lunghi e giro l’angolo per entrare in Via della Solitaria mi ritrovo dinanzi la realtà del mio quartiere e mi viene in mente sempre la stessa domanda: che senso ha Via della Solitaria? E’ così che ama chiamarla l’amico Antonio, per ricordare le origini nobili della Via (intitolata alla Madonna della Solitaria) ed esorcizzare l’idea di abbandono che incute la toponomastica, che la titola Via Solitaria.</span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Perchè preoccuparsi del senso di una Via? La risposta sta per strada … Cultura, esperienze, storia, persone: quest’insieme di cose si materializzano in questo tratto di strada e li rendono reali e vive. La vivibilità e la sostenibilità perdono, in questo contesto, valenza oggettiva e vengono misurate in un ambito di territorio. La proposta estrema è di chiudere la strada al traffico delle auto e delle moto, e destinarla ad isola pedonale. Ed il traffico? Ad altri le risposte.</span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Napoli, nelle sue strade, come tratti intestinali di viscere insaziabili, digerisce il suo traffico. Il senso di una Via si perde e tutto si trasforma in un complesso sistema fatto di trasporti, di comunicazione, di commercio. Non occorre perciò che mi attardi nella discussione perenne e perdente del torto e della ragione, del diritto e del dovere. Io che passo guardo distrattamente, e navigo nella confusione.</span></p>
<p style="text-align:left;"><!--more--></p>
<p style="text-align:left;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Via della Solitaria è la strada di collegamento tra la zona dell’Egiziaca a Pizzofalcone e piazza del Plebiscito (lato S.Lucia), per cui la prima risposta alla domanda potrebbe essere: senso unico a scendere. Infatti la strada in questione inizia da via Egiziaca a Pizzofalcone e finisce a Piazzetta Salazar, alle spalle di Piazza del Plebiscito. Risposta troppo scontata, data da un passante preoccupato di percorrere in fretta i suoi circa 200 metri di lunghezza. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;margin:0 0 6pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><a href="http://falsipositivis.files.wordpress.com/2008/05/image_026.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-112" src="http://falsipositivis.wordpress.com/files/2008/05/image_026.jpg?w=300" alt="" width="165" height="116" /></a></span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Subito una prima osservazione. La strada di fatto è utilizzata nei due sensi di marcia; chiaramente la larghezza è tale (meno di 4 metri) da consentire un solo senso di marcia. Quindi è inevitabile per le auto contromano creare l’<em>intaso</em>, proprio all’incrocio di via del Pallonetto a S.Lucia, dove la presenza della terza via permette di sciogliere l’ingorgo. Spettacolare il gioco ad incastro che si genera. Una sapiente regia degli indigeni consente l’alternanza del senso di marcia: passo io che passi tu, entra nel Pallonetto ed aspetta lì che faccio passare quello questo qui, <em>‘a sott’ ‘e a coppa, se scioglie ‘o gruviglie ‘e sti machina … </em>Dal mio osservatorio al terzo piano, forse per la posizione di favore che guarda la strada dall’alto, Via della Solitaria è uno spettacolo. </span></p>
<div style="text-align:left;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Oramai gli affollati terranei, che una tabella del Comune di Napoli ne vieta l’utilizzo per civili abitazioni, hanno preso possesso dei pezzi di strada antistanti, cambiandone la destinazione: salotto in estate, quando <em>‘o vascio</em> diventa un forno, parcheggio di auto e motorino, <em>che trovare un posto è diventato un miracolo.</em> Così facendo i terranei danno un altro senso alla Via, rispetto a quello scontato della viabilità.</span></div>
<div style="text-align:left;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">I commercianti sono protagonisti di un conflitto fatto di dispetti e litigi continui, anche essi legati alla viabilità. Si, perché una cosa avere il negozio a sinistra ed un’altra cosa a destra. Quelli del lato sinistro, non si sa da chi autorizzati, espongono la loro merce all’esterno e sostano i propri automezzi lungo la strada. Quelli di destra hanno il proprio uscio <em>a filo di strada</em>: i clienti devono fare attenzione per non essere investiti dalle auto e moto. </span></div>
<div style="text-align:left;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Ad aggravare la situazione è intervenuta l’installazione di paletti su entrambi i lati della Via, per consentire il passaggio del Pollicino, miracolo dell’ANM che è riuscita così a colmare un’ingiusta discriminazione nei trasporti urbani della zona. Vecchia <em>querelle</em>. In questo caso i paletti, distanti <span> </span>50 cm dagli edifici, non consento il passaggio dei pedoni e, viceversa, diventano ottimi per la sosta dei motocicli.</span></div>
<div style="text-align:left;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Via della Solitaria è un’arteria importante, che consente di collegare la zona collinare, il corso V.Emanuele, il Monte di Dio, con S.Lucia, il Chiatamone, senza passare per il caos di Piazza Municipio. Un traffico continuo dove diventa critica anche la fermata del Pollicino all’altezza di Piazzetta Salazar: subito una fila di auto incolonnate, che suonano il clacson rivendicando il passaggio immediato. </span></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;margin:0 0 6pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">E così durante il fine settimana, di sera, quando il lungomare e S.Lucia attirano una folla di automobili e motorini, Via della Solitaria scoppia. Blocchi stradali, con annessi inquinamenti vari, si verificano in continuazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;margin:0 0 6pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Lo spettacolo caotico ispira un’altra domanda: ha “senso” tenere aperta al traffico automobilistico Via della Solitaria?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;margin:0 0 6pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Le moto. La circolazione delle moto è un altro aspetto dei sensi di Via della Solitaria. E’ una sequenza senza soluzione di continuità, che trasmette le proprie intolleranze con lo scalpitio dei motori e le ansie dei clacson. Ci si arrende alla tumultuosità, scansandosi tra i paletti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;margin:0 0 6pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Trovare il senso di questa Via è compito arduo e faticoso. Mi arrendo all’evidenza e dichiaro Via della Solitaria, <em>strada senza senso</em>!</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[O tram d’a Torretta]]></title>
<link>http://falsipositivis.wordpress.com/?p=91</link>
<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 18:12:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>iasiellik</dc:creator>
<guid>http://falsipositivis.wordpress.com/?p=91</guid>
<description><![CDATA[O tram d&#8217;a Torretta
I lavori della corsia preferenziale per ripristinare la vecchia viabilità]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>O tram d'a Torretta</strong></p>
<p style="text-align:justify;">I lavori della corsia preferenziale per ripristinare la vecchia viabilità della Riviera di Chiaia procedono, forse non rispettando il calendario. La corsia riservata che fiancheggia la Villa Comunale ha origini antiche, e da sempre è stata la strada che ha consentito gli spostamenti dalla Torretta a piazza Vittoria e viceversa, sia per i mezzi pubblici che per i privati. La viabilità che viene riproposta, unita alla realizzazione della Linea 6 (Fuorigrotta - San Pasquale, per adesso), ridurrà il traffico lungo questa direttrice e consentirà di raggiungere l'obiettivo primario di unire due punti cardinali della città. La riflessione di oggi è su un'occasione persa. La strada, di cui parlo, è una delle strade più belle di Napoli, che si introduce tra la Villa Comunale e magnifici edifici d'epoca. La destinazione attuale vede questa strada utilizzata per il senso unico verso Piedigrotta, come corsia riservata per i mezzi pubblici (nei due sensi di marcia), come area di parcheggio.</p>
<p><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Una diversa sistemazione avrebbe consentito la realizzazione di un grande progetto, di cui se parla da tanto tempo e che non si è mai riusciti a realizzare. L'immagine che ho negli occhi è: via Caracciolo da piazza Quattro Giornate a Piazza Vittoria libera dalle auto e destinata a promenade, come avviene in tante altre città europee affacciate sul mare. La realizzazione di questa mia idea richiede interventi significativi e coraggiosi, che insistono sulla viabilità globale della città, ma che, a fronte dei grandi cambiamenti auspicati con i nuovi sistemi di trasporto, si rendono necessari. Per illustrare la mia idea, partiamo da alcune considerazioni di fondo. La Riviera di Chiaia è sempre più spesso ridotta ad un "cul de sac", dove auto in sosta in seconda e terza fila riducono la carreggiata consentendo a stento il passaggio. La corsia preferenziale dei mezzi pubblici nel tratto Quattro Giornate - San Pasquale è sempre affollata di auto private incanalate per raggiungere l'incrocio di piazza San Pasquale. Accanto a queste riflessioni ce ne sono altre che a carattere più generale fanno riflettere sull'incidenza della Riviera di Chiaia sul sistema viario partenopea. La strada è ampia ed il triplice utilizzo descritto sopra, il senso unico, la corsia preferenziale, il parcheggio, consente di garantire gli spostamenti dei napoletani. Rinunciando ad uno di questi usi, l'area di parcheggio (a spina di pesce), si renderebbe disponile un'ampia corsia. Con questo spazio disponibile, si potrebbe riorganizzare la viabilità, aprendo la strada ad un doppio senso di marcia. La soluzione è di fatto sperimentata periodicamente con la chiusura di via Caracciolo: le auto sono costrette a percorrere la corsia riservate della Riviera di Chiaia per raggiungere Piazza Vittoria. Meglio organizzato il cambiamento potrebbe generare vantaggi consistenti sia in termini di viabilità, che turistico-ambientale. L'idea del doppio senso di marcia alla Riviera di Chiaia è una proposta sfidante, che comporta l'abbandono del modello viabile attuale, e lo spostamento al centro della carreggiata della corsia preferenziale. Ai lati della corsia preferenziale le corsie per i due sensi di marcia. L'area di parcheggio verrebbe eliminata. Ed il parcheggio? Come risolvere l'annoso problema della sosta impossibile in tutta la zona limitrofa alla Riviera di Chiaia. La sfida sta proprio nella capacità dell'Amministrazione di cambiare le abitudini dei cittadini per convincerli ad abbandonare l'auto e passare al trasporto pubblico. La misura della sostenibilità del progetto è legata al suo impatto culturale, ambientale e, purtroppo, economico. Come detto sopra, l'occasione è persa. I costi dei lavori di ripristino della corsia preferenziale difficilmente danno spazio ad altri impegni di spesa dell'Amministrazione. Abbandonato questo strano progetto, non mi resta che tornare con la mente verso Ronda del Litoral, ed Avinguda Litoral, le strade che fiancheggiano il porto ed il litorale di Barcellona e che limitano il quartiere Barceloneta. Non penso che 15 anni fa, quando gli amministratori catalani hanno deciso gli interventi di recupero della zona non si siano posti il problema di integrare le scelte urbanistiche con la destinazione finale del quartiere. Applicando lo stesso criterio alla realtà partenopea, le scelte fatte per via Caracciolo sembrano definitive: la strada rimane l'arteria viaria più importante per collegare ovest ed est della città. E rimuovo così l'idea di passeggiare per via Caracciolo, finalmente libera dalle auto, insieme a tantissima gente, semmai turisti, che affollano gli chalet ed i chioschi distribuiti sul lungomare, e che si attardano a prendere il sole e, perché no, a bagnarsi nelle acque finalmente limpide del Golfo di Napoli. Scusate, si è fatto tardi, fra poco passa <em>o' tram da torretta</em>.</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
