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	<title>il-giusto-angolo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "il-giusto-angolo"</description>
	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 21:33:38 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[La solita domanda]]></title>
<link>http://cidep.wordpress.com/?p=65</link>
<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 17:24:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>cidep</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; stata una brutta sconfitta. L&#8217;Avellino na offerto una prestazione scialba e scadente.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>E' stata una brutta sconfitta. L'Avellino na offerto una prestazione scialba e scadente. Irritante, in una parola. Fossi stato un tifoso accanito, una di quelle persone che sacrifica amici, fidanzate e lavoro per la propria squadra del cuore, mi sarei arrabbiato e vergognato al contempo. Ma ho la fortuna di poter seguire l'Avellino senza troppi coinvolgimenti sentimentali e con quel pizzico di cinismo e di distacco che ti fa apparire antipatico ma "affidabile" allo stesso tempo. Tre i motivi che hanno determinato la pesante debacle contro il Grosseto:<br />
1) Mancanza di concentrazione e troppa presunzione: la vittoria contro il Ravenna, invece di caricare l'ambiente e dargli nuova fiducia, ha reso la squadra presuntuosa e poco disposta al sacrificio. Come se la rottura di un tabù (quello delle vittorie esterne) sarebbe servito, da solo e anche in presenza di una prestazione scadente, per battere il Grosseto;<br />
2) La forma fisica: davvero imbarazzante quella di alcuni calciatori biancoverdi. Conticchio è ormai il ricorso dello splendido centrocampista di Lecce e anche di Cagliari: contro il Grosseto si è segnalato soltanto per un lancio nei primi minuti di gioco. Poi è scomparso, accontentandosi di aprire il gioco sulla fascia di competenza: mai un guizzo, mai un'invenzione, il centrocampista non si è mai nemmeno fatto vedere dai compagni di reparto in fase di impostazione;<br />
3) Il gioco: Sestu ha deciso di vivere di rendita e di doppi passi. Il tornante che era stato decisivo nella prima parte della stagione, ha perso completamente di vista l'importanza del gioco di squadra. Chiede palla, si affida ai doppi passi e sbaglia puntualmente il cross in mezzo all'area di rigore. Salgado deve, per forza, dribblare almeno due avversari prima di aprire il gioco o di passare la palla. Potrebbe fare la differenza, ma il problema è che il suo repertorio di finte e dribbling è troppo limitato e, una volta che lo hai mostrato ad un difensore esperto e smaliziato (vedi Innocenti o Gessa) non hai più possibilità di superare l'avversario. Anastasi non ha nemmeno più la forza e, probabilmente, anche la voglia di correre e sacrificarsi in mezzo al campo. Ed è talmente lento da far spazientire anche un elefante schierato sulla fascia. Insomma senza idee, senza gioco e senza la voglia di sacrificarsi non si può andare assolutamente da nessuna parte</p>
<p>Le notizie buone, d'altro canto, non mancano:<br />
1) Calori ha dimostratto di essere un tecnico fermo e deciso: ha parlato di episodio spiacevole e ha rassicurato tutti che rimarrà tale. La sua calma e la sua fermezza potrebbero servire per restituire serenità a tutto l'ambiente in un momento difficile;<br />
2) Pellicori e Nardini hanno dimostrato di voler combattere fino alla fine: il palo del centrocampista urla ancora vendetta nella sfida contro il Grosseto. Due stelle in mezzo al cielo nero sono comunque una guida e un segnale per tutti i compagni di squadra;<br />
3) La prestazione esterna contro il Ravenna e il pareggio con l'Albinoleffe sono la conferma che nel calcio tutto è possibile se giochi, sudi e ti impegni per tutti i novanta minuti. Nessuno impedisce all'Avellino di andare a Vicenza di cogliere un risultato positivo sulla scia di quanto fatto nelle ultime settimane.</p>
<p><strong>NB Dimenticavo, la solita domanda è: «Ma perchè l'Avellino ha perso per tre a zero contro il Grosseto, in una gara fondamentale per la vittoria?»</strong></p>
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<title><![CDATA[I "Carboni" hanno fatto...Calori]]></title>
<link>http://cidep.wordpress.com/?p=60</link>
<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 12:13:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>cidep</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Il nuovo eroe biancoverde si chiama Alessandro Calori. Il suo arrivo è coinciso con il ritorno all]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://cidep.wordpress.com/files/2008/03/calori1.jpg' alt='calori1.jpg' /><br />
Il nuovo eroe biancoverde si chiama Alessandro Calori. Il suo arrivo è coinciso con il ritorno alla vittoria della squadra biancoverde, dopo l'ennesima figuraccia di Piacenza che è costato il posto al suo predecessore Guido Carboni. Buona carriera da difensore, ha conosciuto il pacoscenico della serie A prima con l'Udinese e poi con il Perugia, tra le altre squadre. E proprio con i Grifoni ha realizzato uno dei gol più importanti della storia del massimo campionato italiano. Nel pantano del Curi (arbitrava Collina) il difensore realizzò di testa la rete del definitivo 1-0 contro la Juventus che le costò lo scudetto, cucendolo, di fatto, sulle maglie biancoazzurre della Lazio. Da allenatore non vanta una grande storia e tradizione, ma si è conquistato la fama di allenatore serio, coerente e "quadrato". Ha conquistato così il patron biancoverde Massimo Pugliese che, in un colpo solo, si è liberato di Fabrizio Lucchesi, del direttore sportivo Crespini e di Carboni appunto.<br />
<img src='http://cidep.wordpress.com/files/2008/03/ave-2.jpg' alt='ave-2.jpg' /><br />
Scelta coraggiosa, perchè Pugliese ha deciso di dare una svolta al campionato della propria squadra che rischiava di preciitare, anonimamente, in serie C. E, alla prima occasione, l'Avellino ha colto una vittoria contro il Rimini. Ovviamente non è solo merito di Calori ma buona parte della vittoria di sabato 22 marzo è anche e soprattutto merito del suo predecessore. Calori, però, è stato bravo a ridare entusiasmo all'ambiente biancoverde, sovvertendo gerarchie ormai sclerotizzato e assumendosi decisioni molto delicate tra cui l'eslusione di Cipriani, rimasto a guardare in tribuna. Il gioco, certo, è ancora lontano, visto che la squadra si è affidata ai lanci lunghi della retroguardia per il solito generoso Pellicori e per il suo partner Salgado. Ma si è visto spirito di sacrificio e nuovo entusiasmo in calciatori che erano diventati veri e propri oggetti misteriosi (vedi Nardini). E Lucchesi? Ha salutato tutti con garbo e ha spiegato che la sua missione ad Avellino era finita, ecco perchè la rescissione del contratto. Non è stata chiarita esattamente quale sia stata la sua missione, anche perchè il campionato non è ancora finito e l'obiettivo tanto decantato della salvezza è ben lontano dall'essere una certezza per Calori e i suoi uomini.<br />
Un'avvertenza: questa sera si giocherà contro l'Albinoleffe: gara proibitiva che deve, però, confermare la ritrovata voglia di lottare e di sudare di tutta la squadra. I tre punti, poi, restano una chimera da inseguire...</p>
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<title><![CDATA[Addio al maestro]]></title>
<link>http://cidep.wordpress.com/?p=24</link>
<pubDate>Mon, 28 Jan 2008 10:58:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>cidep</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Molti lo conoscevano, tantissimi lo ricordano ma pochi ne hanno saputo apprezzare quella passione i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://cidep.wordpress.com/files/2008/03/aurigemma-nacchettino-copia.jpg' alt='aurigemma-nacchettino-copia.jpg' /></p>
<p>Molti lo conoscevano, tantissimi lo ricordano ma pochi ne hanno saputo apprezzare quella passione indomita che lo ha sempre guidato. Io non lo conoscevo: ho avuto soltanto la fortuna di frequentarlo per una decina di mesi in occasione della mia tesi di laurea. Ricorderò sempre le sue dita ingiallite dal fumo e quel bocchino perennemente in bocca. L'aria sorniona e quella ostinazione nel voler scrivere, nonostante tutto e tutti. Lo ricordo con una lente di ingradimento, mentre cercava di scrivere e guardare il monitor del suo computer in quell'ufficio, nel quale il tempo sembrava essersi fermato a cinquanta anni fa. Nella sua mente soltanto il giornalismo e il Mattino, la sua seconda casa. Lo sguardo sornione e l'atteggiamento dimesso ti mettevano quasi in soggezione: lo guardavi, gli parlavi e ti chiedevi: possibile che questa persona è Antonio Aurigemma? Dopo circa un mese che lo frequentavo (ha scritto l'introduzione alla mia tesi, dedicata a Guido Dorso) raccolsi il coraggio e gli feci questa domanda: lei è Antonio Aurigemma, è stato sindaco e modello di giornalisti per tanti ragazzi che come me vogliono campare scrivendo. Ma davvero è così tranquillo e dimesso con tutti? E' sempre stato così nella vita? Un dubbio, una lacerazione nata dal fatto che quell'omino così calmo e tranquillo si distaccasse così nettamente dalla mia idea di giornalista aggressivo, vivace e rompipalle. Mi guarda per un secondo interminabile e dopo una boccata di fumo (l'ennesima), accenna un sorriso s mi fa: «Il giornalista deve saper raccontare la realtà circostante senza farsi notare, senza coinvolgimenti: l'umiltà al primo posto». In quel periodo (circa tre anni fa), Aurigemma scriveva tutte le domeniche sul Mattino una rubrichetta sui personaggi dell'Irpinia. Io collaboravo a Tabloid (l'esperienza più folle e contrastante della mia vita) e lui mi telefonò in redazione: «Ciro, ho letto il pezzo che hai scritto e anche il giornale: avete uno stile troppo aggressivo per i miei tempi, ma forse è giusto così perchè il mercato e la concorrenza è cambiata». Rimasi, per un attimo, senza fiato: non volevo respirare per non coprire la sua flebile voce al telefono. «Chi ha scritto quella storia del fantasma in un appartamento di Avellino?». Era stato Magar, amico e collega di tante battaglie umane e professionali. «Posso citarlo per il mio pezzo di domenica? L'ho trovata una storia molto interessante. Spero di farcela in tempo». Ovviamente gli dissi di sì, figuriamoci. Quella telefonata mi fece capire che Aurigemma era veramente così: semplice, distinto, attento e rispettoso.</p>
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<title><![CDATA[Caro Isaac...]]></title>
<link>http://cidep.wordpress.com/2008/01/16/caro-isaac/</link>
<pubDate>Wed, 16 Jan 2008 18:49:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>cidep</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vedendo i cumuli di immondizia che stanno circondando tutte le strade e le abitazioni dell’hinterl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Vedendo i cumuli di immondizia che stanno circondando tutte le strade e le abitazioni dell’hinterland, mi è venuta in mente un’immagine suggestiva e affascinante. Una di quelle figure che si stampano nella tua memoria per sempre. E non solo per l’immagine in sè, ma per il grande valore emotivo che è in grado di evocare. Di più. La forza di una fotografia, di un quadro è tanto più grande quanto più facilmente può essere sottratta al suo contesto di produzione. Insomma è tanto più forte e significativa quanto più si candida ad essere immortale. Un violinista di fama mondiale come Isaac Stern che fa le prove di un concerto, mentre fuori, a tutto volume, impazza una sirena antibombardamento. Il suo pubblico (lui stesso in un secondo momento) indossa una maschera antigas per paura di un attacco chimico. Ma la vita continua, nonostante…la vita stessa. Nè Isaac, nè il suo pubblico, allora, vogliono rinunciare a quello che stavano facendo. Più forti di tutto, della paura, dei diktat, della stessa morte. Penso a loro, ogni volta che vedo cumuli di immondizia per strada. Ogni volta che devo gettare un sacchetto della spazzatura su cumuli di altri sacchetti, guardato a vista da topi enormi e gruppi di cani randagi. Tutti gli irpini, tutti i campani sanno che la vita deve continuare e un cumulo di rifiuti, per quanto grande sia, non può e non deve impedirci di continuare ad andare a lavoro, a scuola, ad una partita di calcio.</p>
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<title><![CDATA[Venti punti tra tonnellate di rifiuti...]]></title>
<link>http://cidep.wordpress.com/2008/01/15/venti-punti-tra-tonnellate-di-rifiuti/</link>
<pubDate>Tue, 15 Jan 2008 18:44:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>cidep</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pochi calciatori riescono a dividere una tifoseria. Pochi calciatori riescono a rederla tutta felice]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><font color="#999999"><font color="#000080">Pochi calciatori riescono a dividere una tifoseria. Pochi calciatori riescono a rederla tutta felice e ad unirla inuna fredda serata di gennaio. E' toccato sabato scorso a Pellicori, nella gara contro il Bari. Una doppietta che ha fatto la felicità dello stadio Partenio e ha permesso alla squadra biancoverde di raggiungere quota venti in classifica. In novanta minuti, i tifosi biancoverdi hanno dimenticato buona parte dei loro problemi, compresi quei cumuli di immondizia che stazionano, ormai da giorni, proprio nei pressi dello stadio. Novanta minuti per riscoprire l'orgoglio di essere avellinese e irpino, nonostante tutto. A fine gara, però, qualcuno non era convinto. Ci ha pensato, allora, mister Conte a rafforzare quel sentimento di appartenenza e di orgoglio. I suoi attacchi, in perefetto stile Juve dei tempi di Moggi, si sono contraddistinti per arroganza e supponenza. E i tifosi biancoverdi si sono sentiti, ancora una volta, più vicini e uniti.  </font></font></p>
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