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	<title>infibulazione &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/infibulazione/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "infibulazione"</description>
	<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 10:43:17 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Che cosa sono le mutilazioni dei genitali femminili?]]></title>
<link>http://santasangre.wordpress.com/?p=95</link>
<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 12:00:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>santasangre</dc:creator>
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<description><![CDATA[L’Organizzazione mondiale della sanità ha distinto le mutilazioni dei genitali femminili in quatt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;"><strong>L’Organizzazione mondiale della sanità ha distinto le mutilazioni dei genitali femminili in quattro tipi:</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;"><strong>I TIPO: circoncisione</strong> resezione del prepuzio clitorideo con o senza l’escissione di parte o dell’intera clitoride.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;"><strong>II TIPO:</strong> <strong>escissione</strong> resezione del prepuzio e della clitoride insieme alla rimozione parziale o totale delle piccole labbra.</span><!--more--></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;"><strong>III TIPO:</strong> <strong>infibulazione o circoncisione faraonica</strong> la forma di mutilazione genitale tipica dei paesi del Corno d’Africa e consiste nella escissione parziale o totale dei genitali esterni. I due lati della vulva vengono poi cuciti con una sutura o con spine, riducendo in tal modo la dimensione dell’orifizio della vulva e lasciando solo un piccolo passaggio nell’estremità inferiore, per l’emissione del flusso mestruale e dell’urina.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;"><strong>IV TIPO:</strong> include <strong>varie pratiche di manipolazione degli organi genitali femminili</strong>: piercing, pricking, incisione della clitoride e/o delle labbra; allungamento della clitoride e/o delle labbra; cauterizzazione per ustione della clitoride e dei tessuti circostanti; raschiatura dell’orifizio vaginale (<em>angurya cuts</em>) o taglio della vagina (<em>gishiri cuts</em>); introduzione di sostanze corrosive nella vagina per causare sanguinamento oppure immissione di erbe con lo scopo di restringere la vagina.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">La <span style="text-decoration:underline;"><strong>defibulazione</strong></span> è la procedura che si attua per accrescere l’apertura dell’orifizio lasciata al momento dell’infibulazione. Questa comporta una incisione nella cicatrice dell’infibulazione, creando un’apertura, con la rimarginazione delle <em>rimanenti labia majora</em>. Ciò riduce le possibilità di future complicazioni e aiuta a eliminare alcuni problemi cronici. Spesso è effettuata quando una donna sta per sposarsi, ma è spesso spostata fino al momento del parto.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">La defibulazione viene effettuata per vari motivi:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">- diminuzione dolori mestruali<br />
</span><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">- diminuzione dolore durante rapporti sessuali<br />
</span><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">- diminuzione infezioni tratto urinario<br />
</span><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">- possibilità di praticare un esame medico<br />
</span><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">- minori complicazioni durante la gravidanza e il parto<br />
</span><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">- valutare la posizione del bambino prima del parto<br />
</span><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">- può ridurre il bisogno di effettuare il parto cesareo<br />
</span><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">- maggiori possibilità di scelta del metodo anticoncezionale</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">La <strong>reinfibulazione</strong> è la procedura attraverso la quale le labbra vengono ricucite insieme dopo il parto. Questo ulteriore taglio e risuturazione accresce la mancanza di elasticità del perineo. La ripetizione di defibulazione e reinfibulazione può causare danni per tutta la vita.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">La reinfibulazione a volte è richiesta dal marito o dalla donna stessa. Spesso comporta un ulteriore restringimento dell’apertura.</span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;"> </span></p>
<p><a href="http://www.dirittiumani.donne.aidos.it/bibl_1_temi/g_indice_per_temi/mutilaz_genitali_femm/a_aspetti_antropologici/a_cosa_sono_le_mgf.html" target="_blank"><span style="font-family:Times New Roman,Georgia,Times;">*Tratto da "Mutilazioni dei genitali femminili. Si crede che… Invece… Perché questa pratica deve finire", pubblicazione dell'AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo, 2000.</span></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Africa e non solo: con il web meno mutilazioni sessuali ]]></title>
<link>http://donneconlavaligia.wordpress.com/?p=1055</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 21:59:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>donneconlavaligia</dc:creator>
<guid>http://donneconlavaligia.wordpress.com/?p=1055</guid>
<description><![CDATA[Grandi novità sulla questione infibulazione: la battaglia sul web ha sortito i suoi primi effetti p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donneconlavaligia.files.wordpress.com/2008/07/afri3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1140" src="http://donneconlavaligia.wordpress.com/files/2008/07/afri3.jpg" alt="" width="286" height="300" /></a>Grandi novità sulla questione infibulazione: la battaglia sul web ha sortito i suoi primi effetti per molte donne nel mondo. "<em>Per diventare donna in Africa (ma non solo), ancora oggi, occorre passare attraverso le ferite del corpo. Ma qualcosa sta velocemente cambiando: il “no” delle donne alle mutilazioni sessuali (fgm nell’acronimo inglese) adesso corre sul web</em>". Così scrivevo qualche anno fa sul settimanale "<a href="http://grazia.blog.it/" target="_blank"><em>Grazia</em></a>", per il quale avevo organizzato, poi scritto e pubblicato un forum con molte rappresentanti dei vari Paesi coinvolti, riunite dall'<a href="http://www.aidos.it/" target="_blank">Aidos</a>. Adesso, dopo qualche anno, è davvero cambiato qualcosa. E questo soprattutto grazie alla Rete.</p>
<p>Intanto va detto che sono tanti e complessi i motivi che portano a praticare le mutilazioni sessuali: riguardano l’identità culturale e di genere, il controllo della sessualità, la religione, le credenze sull’igiene e l’estetica. E che questa pratica tocca ben 130 milioni di donne nel mondo, due milioni di bambine ogni anno. “Disinfettate” dal piacere, ma infettate dalle malattie (conseguenti alle asportazioni di parte dei genitali): il rituale è diffuso in 28 Paesi africani, in alcuni Stati asiatici e nelle comunità di immigrati in Europa.</p>
<p><a href="http://donneconlavaligia.files.wordpress.com/2008/07/afri4.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1141" src="http://donneconlavaligia.wordpress.com/files/2008/07/afri4.jpg" alt="" width="105" height="200" /></a>Ma cosa sta succedendo adesso? Proprio in alcuni Paesi africani e Nordafricani le cose stanno notevolmente cambiate: nuove leggi (vedi l'Egitto), nuovi costumi. E sempre più pensano che il miglior deterrente contro le mutilazioni in Europa (che sono quelle invece che non stanno diminuendo anche perché legate a un'identità indebolita con l'emigrazione) non risieda nell’inasprire le pene, ma nel far sapere alle immigrate che la realtà nei loro Paesi d’origine sta mutando. E il web in questo è un prezioso alleato.</p>
<p>Vediamo come cambiano alcuni Paesi dell'Africa, attraverso i racconti che mi hanno fatto donne che lì ci vivono e lavorano: scoprirete interessanti realtà di cui difficilmente si parla sui giornali.</p>
<ul>
<li>In <strong>TANZANIA</strong> Irene K. Bwire di TAMWA - <em>Tanzania Media Women's Association</em> – mi ha detto: "Ogni sabato abbiamo realizzato uno speciale di quindici minuti su radio Tanzania intitolato “Tubadilike” (Lasciateci cambiare). Da noi l’ottanta per cento delle donne viene mutilato. A Dar-es-Salaam è stata presentata una campagna di informazione di massa per le donne in Africa: ha coivolto cinque stazioni radio, tre tivù e quattro quotidiani. Servirà da modello per Kenia, Burkina, Etiopia e Mali".</li>
</ul>
<ul>
<li>Dal <strong>MALI </strong>Ibrahim Sidibè di AMSOPT mi ha fatto sapere: "Comunicare via internet vuol dire oltrepassare i confini nazionali: è un passo avanti rispetto alla radio e alla televisione. Ci sono moltissime associazioni attive in Mali, ma non sono conosciute e la rete è stata l'occasione di mostrare dove si trovano, in quali villaggi operano e che cosa fanno. Spesso quando le persone arrivano a fare una scelta contraria individualmente non sempre riescono poi ad opporsi all’ambiente in cui vivono, agli anziani, al sistema matrimoniale che favorisce questo tipo di pratica che in Mali, per esempio, tocca il 94 per cento delle donne. Sapevate che da noi ci sono delle cantastorie molto conosciute, le famose griot, che hanno creato delle canzoni e dei video contro le mutilazioni: in tivù tutto il Paese si è fermato a vederle. Non è un mezzo grandioso per far passare questi messaggi?".</li>
</ul>
<p style="text-align:center;"><a href="http://donneconlavaligia.wordpress.com/files/2008/07/afri.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1142" src="http://donneconlavaligia.wordpress.com/files/2008/07/afri.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a></p>
<ul>
<li><strong>BURKINA FASO</strong>. Gisèle Kambou di <a href="http://www.voixdefemmes.bf/" target="_blank">Voix des Femmes</a> mi racconta: "Ci sono molti cyber cafe nella mia città, a Ouagadougou, quindi non è difficile far conoscere le nostre iniziative, soprattutto alle più giovani: le africane stanno cambiando radicalmente il loro modo di vedere le cose, e non solo le élites".</li>
</ul>
<ul>
<li>Del <strong>SENEGAL</strong> Khadi Koita, dice: "Bisogna informare anche le senegalesi in Europa, stiamo lavorando proprio su Occidente e Paese d’origine: sta accadendo, infatti, che la pratica è stata esportata nei Paesi d’immigrazione, ma paradossalmente qui si ignora tutto quello che invece si sta facendo in Africa. Le emigrate sono le più fedeli ai costumi originali: faticano a integrarsi e questo le spinge ad ancorarsi alle loro radici. E’ molto difficile per voi europei capire un argomento così complesso, è più facile decontestualizzarlo e amplificarne gli aspetti violenti, spettacolari. Dovete rendervi conto che noi abbiamo bisogno di conservare la nostra identità, la nostra cultura, la nostra religione. La cultura non è qualcosa di rigido, la società non è immobile: oggi le donne in Senegal, per esempio, iniziano a poter scegliere chi sposare".</li>
</ul>
<ul>
<li> In <strong>GAMBIA</strong> Fatoumata Sidibeh segnala grandi novità: "Dall’anno scorso nel mio Paese centinaia di ragazzine hanno avuto il loro rito iniziatico senza essere tagliate: segno che si possono trovare rituali di passaggio alternativi anche preservando l’identità di una cultura. Le donne che oggi, le più giovani stanno per decidere di opporsi alle tradizioni, stanno cambiando la storia. Quelle della mia età invece se lo portano addosso questo dolore. Fa male da sempre, al corpo e al cuore. Ma questa ferita ci ricorda che abbiamo un compito: risparmiarla alle nostre figlie e alle generazioni future".</li>
</ul>
<p>Infine, qualche dettaglio per fare chiarezza su una questione che noi donne occidentali, anche quelle che viaggiano nei Paesi africani o ci lavorano, conosciamo ancora troppo poco.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://donneconlavaligia.files.wordpress.com/2008/07/afri2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1143" src="http://donneconlavaligia.wordpress.com/files/2008/07/afri2.jpg" alt="" width="286" height="300" /></a></p>
<p>Esistono quattro tipi di mutilazioni genitali: la clitoridectomia in cui viene tolta tutta, o parte della clitoride (questa pratica è chiamata Sunna); l'escissione, che consiste nell’asportazione della clitoride e di parte o di tutte le piccole labbra; l’infibulazione o circoncisione faraonica, la forma più estrema: prevede oltre alla clitoridectomia e all’escissione, anche l’asportazione delle grandi labbra e la successiva cucitura dell’apertura vaginale, a parte un piccolo orifizio per far defluire l’urina e il sangue mestruale; infine un pout pourri di pratiche diverse, dalla trafittura della clitoride per farla sanguinare all’allungamento delle labbra, fino al taglio della vagina.<br />
Mentre la Sunna è praticata anche a Nord (Egitto, Yemen, Emirati Arabi), l’infibulazione è diffusa soprattutto nel Corno d’Africa, in particolare in Etiopia e in Eritrea, e la clitoridectomia nei Paesi dell’Africa occidentale: Mali, Guinea, Burkina Faso in testa. Vi sono anche casi di mutilazioni in Indonesia e Malesia, in America e in Europa - compresa l’Italia – come dicevo, all’interno delle comunità di immigrati.</p>
<p style="text-align:center;">(<em>Testo: Marina Misiti</em> - <em>Credits photos: Studio Dandrieu-Giovagnoni</em>)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Infibulazione questa sconosciuta]]></title>
<link>http://marcobg.wordpress.com/2008/03/27/infibulazione-questa-sconosciuta/</link>
<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 19:01:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marco Moretti</dc:creator>
<guid>http://marcobg.wordpress.com/2008/03/27/infibulazione-questa-sconosciuta/</guid>
<description><![CDATA[Una cosa di cui pochissimi parlano, proprio perché in genere non se ne sa molto, è l&#8217;infibul]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Una cosa di cui pochissimi parlano, proprio perché in genere non se ne sa molto, è l'infibulazione. Tendiamo ad immaginarlo come un problema lontano, assolutamente rimosso dalla nostra realtà. Non è affatto così, in Italia ci sono più di ventimila donne infibulate, questo stando ai numeri ufficiali. Inoltre ci sono molte comunità che la praticano quotidianamente. Il dato sconcertante è che spesso sono proprio le donne a chiederla per non sentirsi indegne o diverse. A Roma c'è un centro che si occupa di questo, è molto conosciuto e si trova all'interno dell'ospedale San Camillo. Ho parlato con la Dottoressa Giovanna Scassellati, che opera in questo e in altri campi come ginecologa. La Dott.ssa Scassellati è molto famosa anche per le sue battaglie a favore della Legge 194 come per le sue infuocate interviste. Le sue risposte, in questo caso, mi hanno lasciata a dir poco stupita, è vero ne sapevo veramente poco.</p>
<p><b>Mi può spiegare quanti tipi di infibulazione ci sono?</b><!--more--></p>
<p align="justify">Ci sono quattro tipi di infibulazione, veramente ce ne sono anche di più, in alcuni casi, invece delle incisioni, si usano sostanze come corrosivi. Comunque quando noi parliamo di infibulazione intendiamo il grado tre. Il primo grado che si chiama sunna consiste nella asportazione del clitoride, il grado due si asportano anche le piccole labbra, nel grado tre si asportano piccole e grandi labbra chiudendo tutto. Queste ultime pratiche hanno degli effetti particolarmente negativi perché prevedono l'asportazione di porzioni dove normalmente risiedono ghiandole come quelle di Bartolini. Il tessuto rimane di tipo cicatriziale. L'infibulazione viene praticata da ostetriche o donne anziane dei villaggi. Il problema è che nei villaggi c'è una vera tradizione, le donne non infibulate vengono discriminate.</p>
<p><b>A che età viene fatta di solito?</b></p>
<p align="justify">L'età cambia in continuazione, diciamo che oramai è una pratica vietata dalle grandi organizzazioni mondiali, quindi in questi paesi lo fanno clandestinamente. Però è una cosa che le donne sanno di dover fare. Una ragazza non infibulata non trova marito, nessuno la vuole, perché la credenza che la donna debba essere infibulata è radicata nei secoli.</p>
<p><b>Quali sono i problemi più gravi causati dall'infibulazione?</b></p>
<p align="justify">Nel caso del livello tre, la donna è cucita quasi completamente, quindi soffre di grandi disturbi per il trattenimento delle mestruazioni. Inoltre sono frequentissime le infezioni urinarie, possono avere cisti, cheloidi cicatriziali.</p>
<p><b>Scusi se la interrompo: abbiamo capito che l'infibulazione è la negazione del piacere, ma come fanno, se sono completamente cucite a generare dei figli?</b></p>
<p align="justify">Questo è un problema successivo. Da ragazzine loro devono essere infibulate altrimenti vengono considerate impure. Uno dei motivi si pensa che risalga al tempo in cui la maggior parte delle tribù viveva nuda. L'infibulazione era considerata igienica per le donne. Dava loro la possibilità di non preoccuparsi della sporcizia che poteva entrare, la terra, o la sabbia del deserto ad esempio, è chiaro che questa è un'idea errata, sappiamo benissimo che la vagina è chiusa naturalmente, non ha alcun bisogno di essere cucita. In verità dietro a tutto questo c'è un'idea radicata di controllo della sessualità e della donna come proprietà dell'uomo. Durante i saccheggi che avvengono tra le tribù, avere delle donne infibulate assicura che queste non vengano violentate e che successivamente non generino figli di altri.</p>
<p><b>Ecco, come fanno queste donne a partorire?</b></p>
<p align="justify">In Italia noi medici abbiamo cominciato ad avere pazienti infibulate attorno agli anni Ottanta. All'inizio le facevamo partorire col parto Cesareo. Poi abbiamo cominciato a chiederci se ci fosse un altro modo: avevamo paura che queste donne, magari tornando in Africa potessero avere difficoltà con i secondi parti, così come può succedere a quelle che hanno subito parti Cesarei. Nei loro paesi si deve essere in grado di partorire più che altro naturalmente dato che di ospedali ce ne sono pochissimi. Tenendo conto che in media gli africani fanno dai cinque ai nove figli. Da qui l'esigenza di trovare una soluzione per fare partorire queste donne nel modo più naturale possibile.</p>
<p><b>Come è iniziata la sua ricerca in questo campo?</b></p>
<p align="justify">Ho fatto una ricerca su tutto quello che si era fatto, prima in Italia e poi ho cominciato a leggere i testi stranieri. In particolare, ho trovato del materiale interessante su degli studi fatti dal dottor Gordon di Londra. Sono partita e sono andata a verificare di persona. In effetti questo dottore, in un ospedale di Londra, è stato uno dei primi ad accogliere e studiare i casi delle donne infibulate in modo da poterle aiutare. In Inghilterra l'emigrazione africana è iniziata da molti anni e comunque, prima di questa, c'erano le colonie britanniche, quindi questo problema è sentito da tempo.<br />
La tesi del dottor Gordon era che a queste donne andava insegnata una modalità di iniziazione differente dall'infibulazione.</p>
<p><b>Vuole dire che Gordon tentava di sostituire l'infibulazione con una pratica meno truculenta?</b>
</p>
<p align="justify">Esatto. Il problema è che non era per niente facile. L'idea della menomazione è molto radicata, è sentita in maniera molto forte. Non sarà per niente facile che si smetta totalmente di praticarla. Ricordo che ad un congresso, una donna rivendicò con vigore il diritto a continuare questa pratica su chi la volesse. Disse che lei andava fiera di essere infibulata perché lo era sua madre e sua nonna prima di lei. Per alcune di queste donne riconoscere quanto questa cosa sia sbagliata equivarrebbe ad accettare che la propria madre ha agito male nei loro confronti. Non è facile accettare che tua madre ti abbia fatto consapevolmente una cosa sbagliata, preferiscono negare la realtà. Il cammino è lungo, la maggior parte delle donne africane non conosce la anatomia vera di una vagina, non sanno come sarebbe se non fossero state mutilate. Perché questa cosa viene fatta loro quando sono bambine. Inoltre un altro problema sono gli errori. Questi che praticano l'infibulazione, operano con strumenti di fortuna, lamette sporche ad esempio, che oltre a portare infezioni possono sfuggire di mano e fare un disastro. E infatti questo succede, i risultati sono devastanti quando non sopraggiunge addirittura la morte. Il clitoride è irrorato da un'arteria che si chiama appunto clitoridea. Se questa arteria viene incisa è difficile fermare il flusso, si muore dissanguati. E i casi purtroppo sono tanti.</p>
<p><b>Nei Paesi occidentali ovviamente questa pratica è vietata, secondo lei c'è gente che infibula clandestinamente?</b></p>
<p align="justify">Guardi, non lo so. Noi non ne abbiamo idea anche se sospettiamo di sì, ovviamente negli ospedali pubblici c'è un controllo massiccio, però chissà cosa succede in alcuni studi privati. Sicuramente ci sono molte comunità che spingono perché questa cosa venga accettata in Italia. Mi pare che a Firenze un ginecologo somalo avesse proposto di sostituire questo rito con una iniziazione fatta con una iniezione di liquido fisiologico. Per me è una totale sciocchezza, una cosa comunque inaccettabile.</p>
<p><b>Ci sono donne infibulate che chiedono di essere operate per tornare ad una normale funzionalità del loro corpo?</b></p>
<p align="justify">Certo, soprattutto quelle che, essendo completamente cucite, non riescono ad avere nessun rapporto. Un po' di tempo fa ho avuto una paziente che era addirittura una dottoressa. Ultimamente le mie pazienti, anche essendo chiuse, hanno ancora il clitoride, evidentemente si tende a non menomarle completamente, ma forse è soltanto perché, come le ho detto, è molto rischioso asportare il clitoride non essendo medici e non avendo attrezzature adatte. Quello che nessun medico italiano fa, è richiuderle dopo i parti, sono moltissime le donne africane che lo chiedono. Noi non possiamo, né vogliamo farlo, eppure non è facile convincerle di quanto sia dannoso.<br />
Tra l'altro, le donne infibulate dovrebbero essere aperte molto prima del parto, diciamo alcuni mesi prima, per evitare una infinità di problemi legati anche al cambiamento di dimensioni dell'utero, oltre a quelli di una ferita aperta così grande. Sarebbe meglio partorire con la ferita già rimarginata. Noi consigliamo sempre loro di operarsi prima, ma solo di rado lo fanno, e così rischiano anche la vita.</p>
<p><b>Quindi questo è un problema profondamente culturale.</b>
</p>
<p align="justify">Esatto, calcoli che i dati ufficiali parlano di diciannovemila donne in questo stato in Italia, invece i numeri sono di gran lunga più alti. Il problema non è affatto da sottovalutare. Per adesso Roma e Firenze hanno dei centri che si occupano, prima di tutto, di informare queste donne e di aiutarle a decidere come vivere soprattutto la gravidanza. Quello che dico è che ce ne dovrebbero essere molti di più, come minimo in ogni regione italiana, come avviene negli altri Paesi. Noi abbiamo, oltre ai ginecologi, psicologi e assistenti sociali che lavorano con noi.</p>
<p>FONTE: <a href="http://fragmenta.blogosfere.it">http://fragmenta.blogosfere.it</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Infibulazione]]></title>
<link>http://emmyfinegold.wordpress.com/?p=81</link>
<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 19:24:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>emmyfinegold</dc:creator>
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<description><![CDATA[
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/aLVj81yecWA'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/aLVj81yecWA&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[ Etica: iniziamo a parlarne! - 5A Igea]]></title>
<link>http://oradireligione.wordpress.com/2007/09/26/etica-iniziamo-a-parlarne/</link>
<pubDate>Wed, 26 Sep 2007 12:26:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>melaniaganovici</dc:creator>
<guid>http://oradireligione.wordpress.com/2007/09/26/etica-iniziamo-a-parlarne/</guid>
<description><![CDATA[Iniziamo l&#8217;esperimento del blog con la 5A IGEA. Il metodo che seguo per poter fare questo blog]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Iniziamo l'esperimento del blog con la 5A IGEA. Il metodo che seguo per poter fare questo blog è quello di nominare un segretario per ogni lezione che prenda nota di quello di cui si discute in classe.</p>
<p>Iniziamo a parlare di etica e voglio iniziare con una provocazione, prima ancora di cercare una definizione di etica. In questi tempi in cui si parla tanto di relativismo, in termini favorevoli da parte di alcuni  ed in termini critici da parte di altri (ad esempio la Chiesa) pongo la domanda: <strong>"In un' epoca di globalizzazione può esistere un'etica condivisa?"</strong></p>
<p>Il discorso scorre e si arriva quasi subito a dei punti critici ed ad un esempio pratico di problematiche: <strong>l'infibulazione. </strong>Per chiarire, anche perchè qualcuno dei ragazzi aveva qualche dubbio su cosa fosse l'infibulazione dico che sotto questo nome vengono definiti vari tipi di mutilazioni genitali femminili rituali. L'infibulazione <font color="#ff0000"><strong>non ha alcuna base religiosa ma solo culturale e viene praticata indipendentemente dalla religione in molte società tribali</strong> </font>dell'Africa, del sud della penisola araba e del sud-est asiatico. Il problema etico sembra a noi di facilissima soluzione, l'infibulazione è un atto barbarico e lesivo dell'integrità e della dignità del corpo femminile, è come tale va vietato, ma in certe culture <span class="testo_9"><strong>una donna non infibulata, anche se vergine, difficilmente potrà trovare marito</strong> e questo dimostra come non sia sufficiente vietare questa pratica per risolvere la problematica.  </span></p>
<p>L'infibulazione è solo un esempio di pratica della quale la maggior parte di noi siamo  venuti a sapere solo grazie alla globalizzazione (definita da <strong>Davide</strong>: <em>porte aperte</em>) ed alle migrazioni, ma apre a problematiche più ampie. Fino a dove concedere diritti, e quali limiti porre in presenza di costumi diversi e talora incompatibili con i nostri...</p>
<p><strong>Carolina</strong> formula sostanzialmente quello che è noto come principio di reciprocità: <em>Si, ma anche loro devono rispettare i nostri diritti...  </em>Mentre<strong> Christian </strong>ed<strong> Ilaria </strong>mettono l'accento soprattuto sugli aspetti giuridici e sul rispetto della legge. Ma come dimostrato prima nel caso dell'infibulazione a volte questo non basta...</p>
]]></content:encoded>
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