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	<title>ippolita &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/ippolita/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ippolita"</description>
	<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 05:31:13 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[OMBRE SU GOOGLE]]></title>
<link>http://effettofarfalla.wordpress.com/?p=104</link>
<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 14:58:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>effettofarfalla</dc:creator>
<guid>http://effettofarfalla.it.wordpress.com/2008/09/29/ombre-su-google/</guid>
<description><![CDATA[
Abbiamo appena festeggiato un compleanno importante. Almeno per chi usa internet, e quindi capite c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://effettofarfalla.wordpress.com/files/2008/09/google.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-105" title="google" src="http://effettofarfalla.wordpress.com/files/2008/09/google.jpg" alt="" width="235" height="113" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Abbiamo appena festeggiato un compleanno importante. Almeno per chi usa internet, e quindi capite che non parlo del compleanno della vostra mamma. Il 7.9.1998 nasceva la società attualmente più importante e anche una delle più discusse nel mondo informatico, ovvero Google. Come in ogni leggenda informatica che si rispetti i due fondatori Larry Page e Sergey Brin iniziarono in una specie di scantinato (in realtà l’università di Stanford) e con un assegno destinato loro di 100 mila dollari…fino ad arrivare agli attuali 20 mila impiegati ufficiali, fatturati oltre la decina di miliardi di dollari, e prospettive di crescita in doppia cifra. Quasi ognuno di noi inizia la propria navigazione digitando una parola su google, senza contare chi usa you tube, google earth, gmail e tutti gli altri vari servizi gratuiti legati a questo marchio. Tutto perfetto quindi? Una delle numerose storie americane di un meritato premio per un duro lavoro, così come Microsoft, Apple, Yahoo e molti altri?  Ovviamente no, altrimenti non ce ne occuperemmo, se non c’è la magagna non ci divertiamo.  Ci sono un po’ di punti oscuri di google che andrebbero analizzati, e l’hanno fatto in particolare i ragazi del gruppo di ricerca Ippolita, di Milano che ovviamente si occupano di copyright e software libero. Il loro secondo volume è del 2007 e si chiama "Luci e ombre di Google", edizioni Feltrinelli o in alternativa scaricabile gratuitamente dal loro sito, così come ogni altro loro testo. Il sito è <a href="http://www.ippolita.net">www.ippolita.net</a>. Quali sono le ombre di google? Il primo punto è ovviamente il rischio di abuso di posizione dominante, visto che Google da solo copre il 70% di tutte le ricerche fatte su internet, il 79% in Europa. In pratica la gente non usa più la barra degli indirizzi ma avvia direttamente una ricerca su google (infatti nel 2004 chi entrava direttamente in un sito digitandone l’indirizzo era il 40% di chi navigava, adeso siamo sotto il 25%). Qual è il rischio? Se io cerco un informazione e ti chiedo di darmi una dritta per trovarla sei tu che decidi se darmi l’informazione o no. Cosa succede se tu scegli di farmi trovare un risultato in particolare (perché qualcuno ti ha pagato per farlo per esempio) o se preferisci non farmi sapere alcune cose e io non ho più alternative perché la tua concorrenza è stata spazzata via?  Ecco, questo è il rischio. La Googlecrazia, come si chiama questa teoria, sostiene che è il motore di ricerca a comandare il web e questo non è bello.  Secondo punto: lo sanno anche le pietre. Per sfondare sul mercato asiatico, fatto di oltre 253 milioni di utenti, Google non ha esitato un attimo ad accettare la censura cinese e di altri paesi orientali e ad identificare (facendoli quindi arrestare) alcuni studenti cinesi colpevoli di avere espresso posizioni sospette per il loro governo sul loro blog. Il tutto nonostante ufficialmente alla mensa di Google ci sia un bel poster con scritto Free Tibet. E questo non è bello.  3° problema: la privacy. Al di la dei problemi che ci sono stati con Google Earth e Street View, con gente fotografata in posti e condizioni in cui non sarebbero dovute essere, che fanno quasi sorridere ma anche un po’ pensare, ci sono un po’ di problemi legati ai vari servizi ondine gratuiti di traduzione, elaborazione testi, mail, condivisione dei documenti. Infatti tutti i documenti realizzati con queste applicazioni vengono archiviati istantaneamente ed automaticamente da Google, il che di sicuro non è il massimo della vita per la privacy dell’utente.  Infine c’è il discorso profilazione. In pratica ogni volta che usiamo gli archivi di Google facendo qualche ricerca dobbiamo sapere che tutto quello che digitiamo verrà archiviato dal sistema per 9 mesi, in modo da costituire un nostro profilo tanto più accurato quanto più usiamo il motore di ricerca. A cosa serve questo? Serve a proporci offerte pubblicitarie direttamente a fianco ai risultati della nostra ricerca sempre più mirati a quello che ci interessa, facendo guadagnare a Google un sacco di soldi e stimolandoci a consumare sempre di più. Questo punto in particolare sembra essere il più invadente la nostra privacy e si può combattere con alcuni programmini aggiuntivi di Firefox (non diteci che usate ancora Explorer…) come Track me not o con siti come <a href="http://www.scroogle.org/">www.scroogle.org</a>, che ci da gli stessi risultati di google ma senza pubblicità.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come ti aggiro Google]]></title>
<link>http://giovannacosenza.wordpress.com/?p=762</link>
<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 09:55:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>giovannacosenza</dc:creator>
<guid>http://giovannacosenza.it.wordpress.com/2008/08/25/come-ti-aggiro-google/</guid>
<description><![CDATA[Su segnalazione di Giacomo - a proposito di ciò che abbiamo discusso mesi fa su Luci e ombre di Goo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">Su segnalazione di <strong>Giacomo</strong> - a proposito di ciò che <a title="Un vaccino contro Google" href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2008/03/04/un-vaccino-contro-google/" target="_blank"><strong>abbiamo discusso</strong></a> mesi fa su <a title="Luci e ombre di Google" href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5000801" target="_blank"><strong>Luci e ombre di Google</strong></a> - copio e incollo dal <a title="Corriere della sera" href="http://www.corriere.it/" target="_blank"><strong><em>Corriere</em></strong></a>:</p>
<h2 style="text-align:left;">Ecco come usare il motore di ricerca di Mountain View (e non solo) senza finire nella sua banca dati</h2>
<p><strong></strong></p>
<table class="foto-h-left" style="height:252px;" border="0" width="193" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2008/08/24/schema_anti-g--180x140.jpg" border="0" alt=" I 4 software per evitare la «profilazione» di Google. 1) Privoxy (un proxy installabile sul pc); 2) Track me Not (invia ricerche simulate nascondendo quelle reali); 3) Scookies  (scambia a caso i cookies degli utenti); 4) Sgroogle (cripta le ricerche) " width="180" height="140" align="left" /></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align:left;">I 4 software per evitare la «profilazione» di Google. 1) Privoxy (un proxy installabile sul pc); 2) Track me Not (invia ricerche simulate nascondendo quelle reali); 3) Scookies (scambia a caso i cookies degli utenti); 4) Sgroogl (cripta le ricerche).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align:left;">Smettere di usare Google perché traccia la nostra navigazione è un impresa impossibile. Come rinunciare alla comodità del più famoso motore di ricerca al mondo? Eppure il problema esiste. Sono milioni i dati relativi alle nostre ricerche che ogni giorno immettiamo nella banca dati di quello che qualcuno chiama il nuovo Grande Fratello del Web. I dati profilati attraverso la navigazione servono per fare pubblicità mirata come AdWords, Adsense e molti altri. Ma per alcuni tra i più smaliziati cittadini della rete la propria privacy è più importante di ricevere degli accurati consigli per gli acquisti. Così sono nati alcuni applicativi per ovviare al problema quasi senza controindicazioni. Il problema dello User Profiling poi, va ben oltre Google e i grandi player dell' IT, riguarda le nostre sessioni di navigazione in generale, per questo molti dei software proposti sono validi anche per tutti quei siti internet che fanno net tracking.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>RICHIESTE FANSTASMA</strong> -  <a rel="nofollow" href="http://www.mrl.nyu.edu/%7Edhowe/trackmenot/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">Track Me Not</span></a> è un'estensione per il browser Firefox pensata per proteggerci dal data-profiling attivato dai motori di ricerca, funziona per tutti i motori, non solo per Google. TMN lavora in background quando Firefox è aperto ed invia periodicamente delle ricerche casuali. Il motore di ricerca riceverà le nostre ricerche reali mescolate a molte altre, simulate dal programma. In questo modo Google non sarà in grado di recepire nitidamente quali siano gli argomenti che ci interessano, poiché questi compariranno in modo offuscato. In altre parole l'applicazione nasconde il percorso di ricerca in un insieme indistinto di domande fantasma rendendo difficile l'aggregazione di tali dati in un profilo preciso che identifichi l'utente.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>IL DONO DELL' INVISIBILITA'</strong>. <a rel="nofollow" href="http://scroogle.org/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">Scroogle</span></a> è un sito internet che si colloca tra l'utente e Google rendendo anonime le ricerche. Dal sito si può scegliere la lingua di ricerca (compreso l'italiano) e se usare connessioni criptate HTTPS. Passando attraverso Scroogle si diventa praticamente invisibili a Google perché sarà il sito stesso a raggiungere il motore di ricerca per noi. In più sono eliminate pubblicità, cookie e ogni sistema di tracciamento lesivo. Navigando su Scroogle si avranno gli stessi risultati di Mountain View, senza pubblicità e profilazione. Scroogle è stato creato da Daniel Brandt, creatore di un altro sito anti-google: <a rel="nofollow" href="http://www.google-watch.org/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">Google Watch</span></a> questa sorta di osservatorio si occupa di raccogliere tutte le malefatte più o meno note di Google offrendo sempre ottima documentazione aggiornata e validi suggerimenti per difendere la propria privacy.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>SCAMBIAMOCI I COOKIE!</strong> - <a rel="nofollow" href="http://www.autistici.org/bakunin/scookies/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">Scookies</span></a> è un' estensione per il Browser Firefox e funziona per tutti i motori di ricerca e siti internet che cercano di tracciare gli utenti tramite i cookie. Scookies cambia i cookie degli utenti mescolandoli gli uni agli altri. In questo modo vengono alterati i profili di ciascun utilizzatore intorbidendo il tracciato originale. Inoltre ogni user può segnalare nuovi siti internet che fanno profilazione contribuendo a migliorare l'anonimato di tutti gli altri. Scookies aumenta la sua performance ogni volta che un nuovo utente si aggiunge alla comunità. Questo applicativo è una creazione di Andrea Marchesini coautore del volume <a rel="nofollow" href="http://ippolita.net/google" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">Luci e Ombre di Google</span></a>, edizione Feltrinelli  un utile saggio sui pericoli che si incorrono nel fidarsi troppo di Google.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>RISOLVERE IL PROBLEMA ALLA RADICE</strong> -  <a rel="nofollow" href="http://www.privoxy.org/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">Privoxy</span></a> è un proxy anonimizzante. Ovvero un applicazione che si colloca tra il nostro browser e i siti internet che vogliamo raggiungere. Con questo proxy possiamo davvero controllare la privacy della navigazione. Consente di cambiare lo user agent (nome del browser e del sistema operativo) , bloccare banner pubblicitari, filtrare cookie e molto altro. Può essere installato anche sul proprio computer in semplici passaggi ed è altamente configurabile. Privoxy è uno strumento essenziale per qualunque progetto che miri a proteggere la navigazione dell’utente.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>CHE COSA MANCA? - </strong>Gli applicativi descritti non garantiscono una certezza riguardo la protezione della privacy. Rappresentano un segnale d'attenzione circa il comportamento spesso non propriamente trasparente di chi ci offre servizi «gratuiti». Manca la protezione verso servizi utili (mappe) che non richiedono l’autenticazione, manca ancora un vasto fronte di opposizione al monopolio della ricerca da parte di pochi motori. Manca soprattutto una conoscenza critica riguardo i sistemi di profilazione e una visione d'insieme delle sottoreti costituite dai grandi player dell'IT che spesso vengono scambiate per l'interezza di Internet</p>
<p style="text-align:left;"><!-- google_ad_section_end --><strong>Hanay Raja</strong></p>
<p style="text-align:left;">24 agosto 2008</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Aisle Bejeweled]]></title>
<link>http://bemybridesmaid.wordpress.com/?p=157</link>
<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 14:52:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nina</dc:creator>
<guid>http://bemybridesmaid.it.wordpress.com/2008/06/20/aisle-bejeweled/</guid>
<description><![CDATA[Picking out jewelry for a wedding is not the most fun thing in the world. In fact, a little guidance]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Picking out jewelry for a wedding is not the most fun thing in the world. In fact, a little guidance from the bride I think, is definitely a good thing.  It eliminates the awkward moment the day of that goes like this...</p>
<p>Bride: "Are you wearing those earrings?"<br />
Bridesmaid: "Well... I was planning on it. You said you didn't care what we wear."<br />
Bride: "Oh. Ok." (Inside her head she's saying, "I lied. I care. You can't wear those hoochi mama hoops at MY wedding."</p>
<p>Again, guidance can be a very good thing.</p>
<p>Admittedly, some brides are mum about jewelry until the day of the wedding because they often buy the jewelry for you as a gift.  I thought the earrings that the beautiful bridesmaids of wedding #3 wore were really wonderful and looked gorgeous with their mint green dresses. I couldn't get close enough to snap any pictures, but they looked a little bit like these <a title="Elsa Perretti Earrings" href="http://www.tiffany.com/shopping/Item.aspx?sku=18385414&#38;mcat=&#38;cid=&#38;search_params=s+1-p+34-c+-r+101287464-x+-n+6-ri+-ni+0-t+&#38;search=1" target="_blank">Elsa Peretti earrings from Tiffanys</a>, ($425) from 25 pews back...</p>
<p>If you don't get any guidance talk to the other bridesmaids, and devise some kind of plan... no earrings only necklaces. Or absolutely no necklace only earrings.  Don't show up looking like a beach gypsy with a set of tarot cards...choose wisely, and sparingly in some cases.</p>
<p>For those of you in weddings with brides who TRULY don't care, there are a lot of options out there to pick from.</p>
<p><strong>CLASSIC/TRADITIONAL:</strong></p>
<p><a href="http://www.redenvelope.com"><img class="alignnone size-medium wp-image-158" src="http://bemybridesmaid.wordpress.com/files/2008/06/classic.jpeg?w=250" alt="$195- $350" width="250" height="250" /></a></p>
<p>$195- $355</p>
<p><strong>TOTALLY IRREVERENT:</strong></p>
<p><a href="http://www.southmoonunder.com/bvc/lee-angel-faceted-bead-drop-earring-turquoise-131526TURQ.html"><img class="alignnone size-medium wp-image-159" src="http://bemybridesmaid.wordpress.com/files/2008/06/leeangel.jpg?w=224" alt="" width="224" height="275" /></a></p>
<p>$65 at <a href="http://www.southmoonunder.com" target="_blank">South Moon Under</a></p>
<p><a href="http://www.southmoonunder.com/bvc/david-aubrey-bluepeach-chalcedony-cluster-earrings-133066GOLD.html"><img class="alignnone size-medium wp-image-160" src="http://bemybridesmaid.wordpress.com/files/2008/06/david-aubrey-133066-gld-tn.jpg?w=144" alt="" width="144" height="177" /></a></p>
<p>$60 at <a href="http://www.southmoonunder.com">South Moon Under</a></p>
<p>There is also a a really great blog on <a href="http://www.instyle.com" target="_blank">InStyle.com</a> called <a title="My Jewel Box, InStyle.com" href="http://http://myjewelbox.typepad.com/?xid=061908-bmail-SJ" target="_blank">My Jewel Box</a>, where the rich and not so rich come together to share their favorite baubles and bling and the stories behind them.</p>
<p><a href="http://myjewelbox.typepad.com/?xid=061908-bmail-SJ"><img class="alignnone size-full wp-image-178" src="http://bemybridesmaid.wordpress.com/files/2008/06/myjewelbox1.jpg" alt="InStyle.com" width="500" height="607" /></a></p>
<p>Even if you can't afford your own version of <a title="Fred Leighton Ring" href="http://myjewelbox.typepad.com/" target="_blank">Donatella Versace's Fred Leighton ring</a>, at least you can stare at it, use it as a procrastination tool, or a ridiculous aspirational fantasy at work...there are worse things to daydream about.</p>
<p><a title="InStyle.com" href="http://www.instyle.com" target="_blank">InStyle.com</a> also has a designer spotlight section that might better help you and your bride determine the kind of jewelery HER special day will call for.  Is it going to be more free-spirit, Kate Hudson hippy fest on the beach which, might call for the bold link-and-chain designs of <a title="Ippolita" href="http://www.ippolita.com" target="_blank">Ippolita</a>, or a more sophisticated soirée ala Natalie Portman with diamond Art-Deco period pieces from <a title="Kwait" href="http://www.kwiat.com" target="_blank">Kwiat</a>.</p>
<p>Just remember use these as <em>inspiration</em> with your bride... don't scare the living bejesus out of her by sending her an email with a link to the $3,000 pair of earrings you're hoping she'll spring for. You might get fired from bridesmaid duty...forever.</p>
<p>Communication is key. Talk to the bride, and the other bridesmaids and figure out what look is best for the day, the bride and the dresses.  Happy shopping!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ippolita dixit]]></title>
<link>http://giovannacosenza.wordpress.com/?p=134</link>
<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 10:39:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>giovannacosenza</dc:creator>
<guid>http://giovannacosenza.it.wordpress.com/2008/03/11/ippolita-dixit/</guid>
<description><![CDATA[Qualche giorno fa abbiamo discusso se Google News fosse di parte, se cioè selezionasse o meno le no]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2008/03/06/google-news-e-di-parte/" title="Google News è di parte?" target="_blank">Qualche giorno fa</a> abbiamo discusso se Google News fosse di parte, se cioè selezionasse o meno le notizie in base a qualche valutazione dei loro contenuti. Lo so che di solito leggi i post ma trascuri i commenti, nell'idea che siano meno rilevanti. (A meno che tu non abbia commentato a tua volta, nel qual caso vai a vedere se ci sono reazioni.) Stavolta ti suggerisco di tornare comunque sui <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2008/03/06/google-news-e-di-parte/#comments" title="Commenti a Google News è di parte?" target="_blank">commenti</a>: ne vale la pena.</p>
<p align="left">Ma se proprio non ce la fai,  ecco come una studiosa del gruppo  <a href="http://www.ippolita.net" title="Ippolita" target="_blank"><b>Ippolita</b></a><b> </b>- che di Google, come si dice, ne sa a pacchi (vedi anche <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2008/03/04/un-vaccino-contro-google/" title="Un vaccino contro Google" target="_blank">questo post</a>) - ecco come riassume per noi la faccenda:</p>
<p align="left">"Se vogliamo capire il fenomeno Google dobbiamo capire come 'pensa'. Per farcene un’idea dobbiamo ragionare sia in termini squisitamente tecnici, che ricercare la sua <b>identità culturale</b>.</p>
<p align="left">Non credo che il problema sia la 'credibilità' di Google. Google risponde a <b>precise regole tecniche e precisi dettami ideologici</b>. È coerente prima di tutto con se stesso, non rispetto a ciò che io o il <i>New York Times</i> pensiamo che sia l’obiettività. Google risponde a un’ idea propria di ciò che è considerabile autorevole.</p>
<p align="left">La vera forza del Colosso di Mountain View sta nell’aver affermato la sua struttura matematica nonché configurazione filosofica come contenitore universale.<br />
Ci rivolgiamo a Google perché implicitamente lo accettiamo come il miglior strumento tecnico e il più neutrale dispensatore di informazioni.</p>
<p align="left">Il modo più lineare di procedere verso un disvelamento dell’oggetto digitale Google è cercare di comprendere come pensa, cosa desidera, come guadagna. Certamente questi elementi saranno fattori determinanti sui risultati che il motore di ricerca ci propone. In fondo Google ci sta solo vendendo un punto di vista, <b>siamo noi ad aspettarci erroneamente che contenga tutto il web</b> (o peggio ancora che <b>debba </b>contenerlo)</p>
<p align="left">Off topic (ma non troppo), consiglio la lettura di <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788861590779/lovink-geert/zero-comments-teoria.html" title="Zero Comments" target="_blank"><b>Zero Comments. Teoria critica di Internet</b></a> di Geert Lovink" (firmato: hy di <a href="http://www.ippolita.net" title="Ippolita" target="_blank">Ippolita</a>).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Google News è di parte?]]></title>
<link>http://giovannacosenza.wordpress.com/?p=128</link>
<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 16:26:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>giovannacosenza</dc:creator>
<guid>http://giovannacosenza.it.wordpress.com/2008/03/06/google-news-e-di-parte/</guid>
<description><![CDATA[Ho ricevuto ieri da Andrea un commento che instilla un dubbio inquietante. Ho provato a fare qualche]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="left">Ho ricevuto ieri da <strong>Andrea</strong> un commento che instilla un <strong>dubbio inquietante</strong>. Ho provato a fare qualche ricerca su <strong>Google News</strong>, ma non mi è sembrato di notare la tendenziosità cui Andrea alludeva. Ammetto di avere pochissimo tempo. Ho già ammesso <a target="_blank" href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2008/03/04/un-vaccino-contro-google/" title="Un vaccino contro Google">un paio di giorni fa </a>i miei trascorsi di ingenuità su Google e non voglio ricaderci. Dunque ti chiedo di darmi una mano.</p>
<p align="left">Ecco cosa dice Andrea:</p>
<p align="left">"Consiglio di vedere la versione italiana della sezione News di Google: potrebbe dare spunti interessanti per un articolo. Faccio un esempio: se un ex Presidente del Consiglio (facilmente capirete di chi parlo) è assolto in un processo per falso in bilancio perché il governo da lui presieduto ha depenalizzato il reato, la news che ha maggior risalto è quella de <em>Il Giornale</em>, che titola (banalizzo, ma credo che la notizia si possa facilmente ritrovare) “Giustizia è fatta”. Oppure, c’è una crisi tra Colombia da una parte e Venezuela ed Ecuador dall’altra (è cosa di questi giorni), provocata da un'incursione militare dell’esercito colombiano in territorio ecuadoriano: la news che ha più rilevanza su Google (ho appena controllato su Google News Italia) è quella de <em>Il Sole 24 Ore</em> che, chissà perché, titola “Il presidente colombiano: Chavez complice di genocidio”. Uno studio attento forse potrebbe rintracciare sotto questi fenomeni una costante."</p>
<p align="left"><strong>Vuoi fare tu lo studio che Andrea suggerisce?</strong></p>
<p align="left"><strong>O solo qualche prova per dirmi che ne pensi?</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un vaccino contro Google]]></title>
<link>http://giovannacosenza.wordpress.com/?p=125</link>
<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 10:10:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>giovannacosenza</dc:creator>
<guid>http://giovannacosenza.it.wordpress.com/2008/03/04/un-vaccino-contro-google/</guid>
<description><![CDATA[Un libro che dovresti non dico leggere, ma studiare nei minimi dettagli è Luci e ombre di Google de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="left">Un libro che dovresti non dico leggere, ma studiare nei minimi dettagli è <b>Luci e ombre di Google</b> del gruppo di ricerca <a target="_blank" href="http://ippolita.net/index.html" title="Ippolita">Ippolita</a> (in inglese era più bello, <b>The Dark Side of Google</b>, ma tant'è). È stato pubblicato nel 2007 da Feltrinelli, ma è scaricabile gratuitamente anche dal <a target="_blank" href="http://ippolita.net/7.html" title="Luci e ombre di Ippolita">sito di Ippolita</a>, in una versione quasi identica a quella feltrinelliana.</p>
<p align="left">Ti consiglio di leggerlo immediatamente. Da quando l'ho fatto, la mia vita sul Web è cambiata. Non mi fido più ciecamente di Google come facevo prima. (<b>Tu ti fidi?</b>) Ad esempio, se non trovo<b> </b>qualcosa con Google, non concludo subito che non esiste, ma cerco meglio, cerco altrove. (<b>Tu come fai?</b>) E ho preso l'abitudine di usare anche un paio di <b>meta-motori</b>, come <a target="_blank" href="http://us.ixquick.com/ita/" title="Ixquick">Ixquick</a> e <a target="_blank" href="http://www.widow.com/" title="Widowsearch">Widowsearch</a>, che sommano e ottimizzano le ricerche di diversi motori. (<b>Li conoscevi?</b>)</p>
<p align="left">Un assaggio del libro di Ippolita ti dà un'idea dell'importanza del loro lavoro:</p>
<p align="left">"Vi sono alcuni <b>segreti </b>attorno al colosso di Mountain View, molti dei quali, come vedrete, sono segreti di Pulcinella. L'alone di leggenda che circonda la tecnologia googoliana è dettato in gran parte dall'<b>assenza di un'istruzione di base</b>, di rudimenti pratici per affrontare culturalmente l’onda lunga della rivoluzione tecnologica. Per esempio, la straordinaria rapidità dei risultati di ricerca è frutto di un'<b>accurata selezione niente affatto trasparente</b>. Infatti, come potrebbero milioni di utenti sfogliare contemporaneamente in ogni istante l'intera base dati di Google se non ci fossero opportuni filtri per restringere l'ambito della ricerca, ad esempio limitandolo ai dati nella loro lingua d'origine? E se esistono filtri creati per garantire una migliore navigazione linguistica, non è lecito supporre che ne esistano molti altri, studiati per indirizzare anche le scelte dei navigatori? Il prodigio di Google è in realtà una <b>tecnologia opaca</b> e secretata dal copyright e accordi di non divulgazione dei suoi ritrovati. <b>La ricerca non è trasparente né democratica come viene spacciato</b>: non potrebbe esserlo sia per motivi tecnici, sia per motivi economici.</p>
<p align="left">Il campo bianco di Google in cui si inseriscono le parole chiave per le ricerche è una porta stretta, un filtro niente affatto trasparente, che controlla e indirizza l'accesso alle informazioni. In quanto mediatore informazionale, un semplice motore di ricerca si fa strumento per la gestione del sapere e si trova quindi in grado di esercitare un potere enorme, diventando un'autorità assoluta in un mondo chiuso. Il modello culturale di Google è dunque espressione diretta di un <b>dominio tecnocratico</b>.</p>
<p align="left">Con questo volume Ippolita intende sottolineare il problema, o meglio l'<b>urgenza sociale di alfabetizzazione e orientamento critico del grande pubblico</b> attorno al tema della gestione delle conoscenze (<i>knowledge management</i>). Internet offre agli utenti straordinarie opportunità di autoformazione, tanto da surclassare persino la formazione universitaria, in particolare in ambiti come la comunicazione e l'ingegneria informatica. Il movimento del Software Libero, come Ippolita ha mostrato nei suoi precedenti lavori, è l'esempio più lampante della necessità di autoformazione continua e della possibilità di autogestione degli strumenti digitali.</p>
<p align="left">Ma esiste un rovescio di questa medaglia, doppiamente negativo: da una parte, lo <b>svilimento della formazione umanistica</b>, che ha nella Rete pochi e male organizzati ambiti di riferimento; dall'altra, il sostanziale <span style="font-weight:bold;">collasso cognitivo dell'utente medio</span>. Disorientati dalla ridondanza dei dati disponibili sulla Rete, ci si affida ai punti di riferimento di maggiore visibilità - di cui Google è solo l'esempio più eclatante - senza domandarsi cosa avvenga dietro le quinte; si inseriscono i propri dati con leggerezza, conquistati dal mero utilizzo di servizi decisamente efficaci e, com'è ancora uso in buona parte della Rete, assolutamente gratuiti" (Ippolita, <i>Luci e ombre di Google</i>, p. 5 del documento on line, grassetti miei).</p>
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<title><![CDATA[Armbånd - Bangles ]]></title>
<link>http://whatidesire.wordpress.com/?p=707</link>
<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 18:33:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>whatidesire</dc:creator>
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<description><![CDATA[Kjøp armbånd for alle penga. I vår skal du fylle opp armene med armbånd, jo fler jo bedre. Her e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center">Kjøp armbånd for alle penga. I vår skal du fylle opp armene med armbånd, jo fler jo bedre. Her er noen lekere varianter fra Chanel, Yves Saint Laurent, Marni m.fl.</p>
<p align="center"><a href="http://whatidesire.wordpress.com/files/2008/02/chanel-bangles-ss-0807-med.jpg" title="chanel-bangles-ss-0807-med.jpg"><img src="http://whatidesire.wordpress.com/files/2008/02/chanel-bangles-ss-0807-med.jpg" alt="chanel-bangles-ss-0807-med.jpg" /></a><a href="http://whatidesire.wordpress.com/files/2008/02/yvessaintlaurent.jpg" title="Yves Saint Laurent"><img src="http://whatidesire.wordpress.com/files/2008/02/yvessaintlaurent.jpg" alt="Yves Saint Laurent" /></a><a href="http://whatidesire.wordpress.com/files/2008/02/marni.jpg" title="Marni"><img src="http://whatidesire.wordpress.com/files/2008/02/marni.jpg" alt="Marni" /></a><a href="http://whatidesire.wordpress.com/files/2008/02/ippolita.jpg" title="ippolita"><img src="http://whatidesire.wordpress.com/files/2008/02/ippolita.jpg" alt="ippolita" /></a><a href="http://whatidesire.wordpress.com/files/2008/02/hbz0108fp024-lg.jpg" title="mink"><img src="http://whatidesire.wordpress.com/files/2008/02/hbz0108fp024-lg.jpg" alt="mink" /></a></p>
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<title><![CDATA[Luci e ombre di Google]]></title>
<link>http://alfiosironi.wordpress.com/2007/09/26/luci-e-ombre-di-google/</link>
<pubDate>Wed, 26 Sep 2007 21:40:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>alfio</dc:creator>
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<description><![CDATA[&nbsp;
Già nei dintorni di Maggio l&#8217;Unione Europea aveva chiesto a Google di giustificare la ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">&#160;</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><em>Già nei dintorni di Maggio l'<a href="http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/scienza_e_tecnologia/google6/google6/google6.html" target="_blank">Unione Europea</a> aveva chiesto a Google di giustificare la prorpia politica sulla privacy e verificarne la compatibilità con le norme vigenti entro i confini comunitari. Il tam tam sulle voci di una possibile intrusione dei motori di ricerca nelle nostre biografie private è andata moltiplicandosi col tempo, senza risparmiare posizioni decisamente critiche. Eloquente è il caso editoriale di "The dark side of Google" scritto dalla Ippolita e  arrivato alle nostre orecchie tramite raccomandabili conoscenze; un libricino che rivela parecchio del lato oscuro del motore di ricerca più popolare al mondo.</em> <em>(Se desiderate saperne di più, cliccate <a href="http://www.ippolita.net/google" target="_blank">qui</a>, il libro è direttamente scaricabile dal sito dell'Ippolita che lo rende integralmente disponibile tramite download dalla rete. Se avete meno tempo e voglia, come legittimo, dovreste perlomeno leggere questo articolo sintetico ed esauriente, <a href="http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/google-lato-oscuro/google-lato-oscuro/google-lato-oscuro.html" target="_blank">qui</a> ).</em></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><em>A tal porposito, riportiamo qua sotto l'articolo notificatoci dall'amico <a href="http://www.locura.it/forum/pop_profile.asp?mode=display&#38;id=5" target="_blank">Zuja</a>, e tratto dalle pagine de "La Repubblica" che rivela i nuovi problemi di Google - questa volta legati al programma per la gestione della posta "GMAIL" - e i suoi progetti per una nuova "<a href="http://secondlife.com/" target="_blank">SecondLife</a>". </em></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><em>Apriamoci quindi alla conoscenza di questo nuovo mondo come novelli Cristofori Colombi. Lo spazio sta cambiando, stanno lentamente cambiando i nostri modi di stare nel pianeta; ne stiamo discutendo parecchio in questo periodo e continueremo a farlo seduti sulle panchine dei nostri giardini pensili. </em></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><em>Anche per <a href="http://digilander.libero.it/AmiciTolstoi/index.html" target="_blank">Tolstojani</a> anti-tecnologi come noi, la chiusura al nuovo non è ammissibile e, anzi, una critica alla tecnologia può nascere, svilupparsi ed essere costruttiva solo in seno alla tecnologia stessa.</em></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">&#160;</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">C'è un certo movimento dalle parti di Mountain View, in California, laddove ogni giorno si consolida a colpi di record lo strapotere web di Google. Mentre prendono corpo le voci di un progetto sullo stile di Second Life, il gigante di internet deve fronteggiare delle preoccupanti vulnerabilità in alcuni suoi servizi online. Che riguardano anche Gmail, servizio gratuito di posta elettronica e diffusissimo tra gli utenti per la sua estrema flessibilità. Problemi che gli esperti di Google stanno già cercando di risolvere ma che inevitabilmente fanno traballare l'immagine di azienda che nei suoi prodotti ha estrema attenzione alla sicurezza.<br />
<span></span>In questi giorni le segnalazioni sulle falle si sono succedute a ritmo davvero insolito per il colosso creato da Brin e Page. Abbastanza per alzare il livello di allerta. Non sono bachi da poco, visto che riguardano il servizio di posta <em>Gmail</em>, il <em>Google Search Appliance</em> (un motore di ricerca privato che categorizza i file e le pagine web in una intranet aziendale), <em>Picasa</em> (software che cerca le foto sui nostri hard disk e le organizza in un archivio) e <em>Google Urchin Web Analytics 5</em> (programma specifico per i webmaster che genera le statistiche di traffico dei siti). Il servizio di posta, dopo aver risolto a tempo di record una falla nella parte Google Gruppi - dalla quale un utente malintenzionato poteva impadronirsi delle informazioni dagli account - deve adesso fronteggiare i problemi del suo sistema di filtri: un pirata informatico sarebbe in grado di applicarne uno di nascosto e quindi costringere il sistema a mandare la posta anche a un altro indirizzo. Non si vive tranquilli pensando che qualcuno riceve in copia le nostre mail. Ma a Mountain View sono già allertati e lavorano sulla patch risolutiva.<br />
Una prima conferma è arrivata da un questionario riservato agli studenti della Arizona State University, ai quali si è chiesto di diventare dei beta tester di un nuovo progetto, un mix di social networking (per far concorrenza a Facebook, da sempre oggetto dei desideri di Google e sulle quali sta allungando le mani Microsoft), di modellazione 3D e di videogiochi. Un progetto, si legge nel questionario, "che sarà pubblicato entro il 2007", da una "importante compagnia internet". E questo nuovo prodotto, sempre secondo le indiscrezioni pubblicate dai siti di rumours, ha già un nome provvisorio: "My World". Di Google non si parla affatto, ma le tracce ci sono e si possono trovare nella richiesta agli studenti di indicare se abbiamo o meno un account Gmail per accedere alla fase di sperimentazione. C'è poi il dato che questa università storicamente collabora con Google.<br />
Insomma, le voci di un interessamento del gigante web alla costruzione di un mondo virtuale tutto suo sullo stile di quello creato quattro anni fa dalla Linden Lab (anche se in questo caso sarebbe più orientato all'area business, alle aziende) cominciano a diventare consistenti. Già all'inizio del 2007 erano filtrate notizie in tal senso: allora si parlò espressamente di un mondo virtuale basato su Google Earth che si appoggiasse su SketchUp, il programma di modellazione tridimensionale che viene offerto dalla stessa azienda di Brin e Page. Appunto. Se si pensa alla potenza di fuoco (hardware e di progettazione software) di cui dispone l'azienda di Mountain View, si può intuire come verrebbero superati in un balzo tutti i problemi tecnici con i quali Second Life, per cercare di affermarsi, ha dovuto fare i conti negli anni. Non resta che attendere.</span></p>
<p><!-- fine TESTO -->(<em><!-- inizio DATA -->26 settembre 2007<!-- fine DATA --></em>)
</p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;"> </span></p>
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