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	<title>la-revolucion &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "la-revolucion"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 23:53:03 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[notti futuriste]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=184</link>
<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 21:19:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
[...] Nel &#8216;75, a 19 anni, fui il più giovane consigliere comunale d&#8217;Italia, a Palestri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/07/futuristi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-185" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/07/futuristi.jpg" alt="" width="500" height="310" /></a></p>
<p>[...] Nel '75, a 19 anni, fui il più giovane consigliere comunale d'Italia, a Palestrina, la città di mia madre. Divenni dirigente del Fronte della Gioventù: il capo era Buontempo, c'era anche Fini ma un po' isolato, distante nel suo impermeabile bianco, infatti lo prendevamo in giro. Buontempo portava l'eskimo, io avevo i capelli lunghi e gli scarponi comprati a Porta Portese, sembravamo punkabbestia, non a caso Almirante ci chiamava castristi. Per lui provavo un misto di odio e amore: ne ammiravo il coraggio, ma avevo idee e gusti opposti. Nei cineforum di destra davano solo L'assedio dell'Alcazar. E poi La battaglia di Algeri, per rivedere la scena di Massu con gli occhiali scuri che entra nella casbah alla testa dei parà; e ogni volta scoppiava l'applauso. Io simpatizzavo per gli algerini, e amavo Bergman e Porci con le ali: i film e i libri dei miei coetanei. Leggevo Kerouac e Tolkien. Ho visto tutti i grandi concerti degli Anni '70, da Santana ai Jethro Tull». -<a href="http://www.corriere.it/politica/08_luglio_21/notte_bianca_56ae2bce-56d5-11dd-81e1-00144f02aabc.shtml">Aldo Cazzullo</a>, Corriere della Sera.</p>
<p>***</p>
<p>E se non vi basta leggete <a href="http://www.bol.it/libri/scheda?action=bolscheda&#38;ean=978888427057">Fascisti Immaginari</a>. Ci sono immaginari collettivi e immaginari organizzati. Se a questo aggiungiamo la difesa Radicale di Rutelli dopo la presa di Roma, il cerchio si chiude ma in un'altra forma.</p>
<p>Nell'indifferenza dei molti con la pancia vuota.</p>
<p><!--more--></p>
<h3>Gli eventi. «Eccher via dal Macro, Borgna invece resterà all'Auditorium»</h3>
<h1>«Addio alla Notte bianca<br />
A Roma la Notte futurista»</h1>
<h2>L'assessore Croppi: approfittiamo del crollo della sinistra</h2>
<p><strong>ROMA </strong>— Addio Notte bianca. Con la destra, Roma avrà la Notte futurista. Lo annuncia il nuovo assessore alla Cultura, Umberto Croppi. «E' esaurita la vecchia formula, per cui si riversavano in centro a centinaia di migliaia, non certo per fare spese o visitare musei. Meglio tante notti. Una dedicata all'arte contemporanea, con le gallerie aperte. Una pensata per i bambini. E, il 20 febbraio 2009, centenario del Manifesto di Marinetti, la Notte futurista. Si inaugurerà la mostra, ma soprattutto si terranno eventi di tipo futurista. Giochi di luce nel cielo della capitale. Un dirigibile che passa sulla città spandendo musica. Animazione teatrale in galleria Colonna. Performance al mattatoio del Testaccio...».</p>
<p><strong>Non è un caso che l'idea sia di Croppi, </strong>da sempre affezionato al «fascismo rosso», alla destra che confina con la sinistra, alle contaminazioni culturali. «Il momento è propizio. A Roma, in Italia. La sinistra vive il suo 8 settembre. E' crollata, non ha più linea di comando, il gruppo consiliare in Campidoglio va per conto proprio. E la sconfitta romana non è di Rutelli; è di Veltroni. La destra deve aprirsi. Imparare a distinguere: il Macro è un oggetto sconosciuto, i romani non sanno che esiste un museo di arte contemporanea, e quindi il suo direttore Danilo Eccher sarà sostituito; l'Auditorium funziona, Gianni Borgna non è in scadenza, e quindi resta. C'è una crisi di consenso, di cui la destra deve approfittare. Parlando non solo ai suoi, ma rivolgendosi a loro. Sparigliando le carte; un po' come fece Togliatti quando dopo la caduta del Duce si rivolse ai giovani fascisti. Rispetto a lui, non abbiamo il problema delle ideologie e delle tragedie esistenziali della guerra».</p>
<p><strong>Croppi le conosce bene, </strong>per averne una in casa. «Mio padre fu ufficiale della Rsi. Fascista di sinistra, anticlericale. Scampò alle vendette, ma si fece un paio d'anni in carcere. Era la persona più buona, colta, liberale che abbia mai conosciuto. E mi regalò il Capitale di Marx. Per questo non ho mai creduto alla retorica antifascista. Anzi, a 14 anni ero molto più a destra di papà. Lefevriano. Ma cambiai in fretta. Tifavo per i marines; cominciai a tifare per i vietcong. La prima tessera fu quella del Msi. Nel '75, a 19 anni, fui il più giovane consigliere comunale d'Italia, a Palestrina, la città di mia madre. Divenni dirigente del Fronte della Gioventù: il capo era Buontempo, c'era anche Fini ma un po' isolato, distante nel suo impermeabile bianco, infatti lo prendevamo in giro. Buontempo portava l'eskimo, io avevo i capelli lunghi e gli scarponi comprati a Porta Portese, sembravamo punkabbestia, non a caso Almirante ci chiamava castristi. Per lui provavo un misto di odio e amore: ne ammiravo il coraggio, ma avevo idee e gusti opposti. Nei cineforum di destra davano solo L'assedio dell'Alcazar. E poi La battaglia di Algeri, per rivedere la scena di Massu con gli occhiali scuri che entra nella casbah alla testa dei parà; e ogni volta scoppiava l'applauso. Io simpatizzavo per gli algerini, e amavo Bergman e Porci con le ali: i film e i libri dei miei coetanei. Leggevo Kerouac e Tolkien. Ho visto tutti i grandi concerti degli Anni '70, da Santana ai Jethro Tull».</p>
<p><strong>«Mi pestarono in quaranta. </strong>Quaranta contro uno. Mi massacrarono. Due costole rotte, una lesione al nervo ottico. Mi ero candidato alle prime elezioni universitarie, nel Fronte anticomunista. A giurisprudenza prendemmo la maggioranza, ma per entrare in università bisognava passare tra due fila di autonomi: una forca caudina. Il peggio avveniva dentro, dove c'erano quelli del Manifesto e della Fgci. Tanti pestaggi, tutti individuali. Cominciò il terrore. Dopo Primavalle si erano rifugiati a Palestrina i Mattei, divenni loro amico. Vivevo con i miei genitori anziani, la sera ogni rumore diventava un allarme. Comprai una pistola, poco più di uno scacciacani. Poi pensai: ma sono diventato matto? E la buttai in una fogna».</p>
<p><strong>«La voce della fogna era il giornale </strong>di Marco Tarchi, che leggevo con passione. Nasceva la nuova destra. Alla scuola quadri del Msi — Istituto studi corporativi — incontrai Gabriella Alemanno, la sorella di Gianni, che era più piccolo di noi. Gasparri? Figura minore. Dialogavamo con intellettuali di sinistra: il primo fu Mughini, poi Cacciari, Marramao. Dopo l'arresto solidarizzai con Sofri, insieme con Beppe Niccolai, missino non rosso ma proprio comunista, "bombacciano", che aveva sempre vissuto come un peso l'uccisione di Serantini, l'anarchico morto dopo gli scontri per impedire un comizio di Niccolai a Pisa. La leggenda di Battiato fascista nacque per causa mia: una sera cercai di intervistarlo dietro il palco, non ci riuscii ma qualcuno ci vide insieme; e poi a Battiato ci univano gli autori prediletti, da Guénon a Gurdjieff. Nel '90 il mio leader di riferimento, Pino Rauti, divenne segretario. Ma già l'anno dopo compresi che era tutto finito. E cercai la mia strada a sinistra».</p>
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<p><strong>«Partecipai alla fondazione della Rete, </strong>con Fabio Granata, oggi parlamentare di An; ma le vecchie barriere erano troppo forti. Avevo condiviso le battaglie radicali degli Anni '70, sostenni la candidatura di Rutelli a Roma: da primo dei non eletti del Msi in Regione subentrai come consigliere dei Verdi. Vidi il congresso fondativo dei Democratici: scene allucinanti, i delegati arrivavano in pullman, votavano e ripartivano, Rutelli arruolava ciellini contro le truppe di Di Pietro. Lasciai la politica. Ho diretto la casa editrice Vallecchi e collaborato con la fondazione di Alemanno. Oggi la speranza è il Pdl. Su Berlusconi ho cambiato idea: gli devo riconoscere una vitalità eccezionale. Il nuovo partito va fatto: perché rompe le cristallizzazioni, semplifica, riapre la politica».</p>
<p><!-- google_ad_section_end --></p>
<p class="footnotes">Aldo Cazzullo<br />
<strong>21 luglio 2008</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La revolución era una pizza cuatro quesos]]></title>
<link>http://loquemasmegustaessalircorriendo.wordpress.com/?p=78</link>
<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 22:29:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>infraser</dc:creator>
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<description><![CDATA[Había visto el coche por ahí, todo naranja muy cantoso y con la foto de Corda, pero el otro día d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">Había visto el coche por ahí, todo naranja muy cantoso y con la foto de Corda, pero el otro día dejaron la publicidad en mi casa.</p>
<p><a href="http://loquemasmegustaessalircorriendo.wordpress.com/files/2008/07/rebelpizza.jpg"><img class="size-medium wp-image-79 aligncenter" src="http://loquemasmegustaessalircorriendo.wordpress.com/files/2008/07/rebelpizza.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[gavino angius]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=176</link>
<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 12:12:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Ha attraversato la storia del PCI dalla svolta della Bolognina ai Democratici di Sinistra. E&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/07/angius01.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-177" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/07/angius01.jpg" alt="" width="450" height="301" /></a></p>
<p>Ha attraversato la storia del PCI dalla svolta della Bolognina ai Democratici di Sinistra. E' stato Presidente del PDS con D'Alema Segretario. Dopo l'ultimo congresso, che sanciva la nascita del PD, ha aderito alla costituente socialista assumendo quell'aggettivo che i cugini socialisti a guida Craxi hanno sempre rimproverato ai comunisti di non voler assumere. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gavino_Angius">Gavino Angius</a> si racconta a Nessuno.Tv in diretta dalle 15.00 alle 16.00. Potete chiamare in diretta attraverso il nostro numero verde <span style="font-size:12pt;font-family:&#34;"><strong>800198667</strong>.</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[who's who]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=160</link>
<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 14:55:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Still, sixteen months after announcing his candidacy, and after twenty-six Presidential debates and]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/06/obama.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-161" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/06/obama.jpg" alt="" /></a></p>
<blockquote><p>Still, sixteen months after announcing his candidacy, and after twenty-six Presidential debates and thousands of public-speaking engagements, Obama remains a puzzle to many voters. Almost as dedicated a policy wonk as Hillary Clinton and arguably more centrist in his economic beliefs, he offers plenty of specifics about what needs to be done. But his captivating eloquence and his slogan—“Change We Can Believe In”—have seemed to lift him dangerously high above the concrete. He has proved his steadiness of purpose without clearly defining his priorities. What, above all, does he intend to accomplish if he is elected President? -<a href="http://www.newyorker.com/talk/comment/2008/06/30/080630taco_talk_wickenden">The New Yorker</a></p></blockquote>
<p><!--more--></p>
<h1>What’s The Big Idea?</h1>
<h4><span class="c cs"><span>by </span><a href="http://paoladifraia.wordpress.com/search/query?query=authorName:%22Dorothy Wickenden%22">Dorothy Wickenden</a> </span></h4>
<p class="descender">On October 7, 2002, in Cincinnati, Ohio, George W. Bush delivered the defining speech of his Presidency. In the face of “clear evidence of peril” from a regime harboring terrorists and weapons of mass destruction, he declared, “we cannot wait for the final proof—the smoking gun—that could come in the form of a mushroom cloud.”</p>
<p>Five days earlier, a forty-one-year-old Illinois state legislator had given a momentous speech of his own, although few recognized it as such at the time. “I don’t oppose all wars,” Barack Obama told a few hundred Chicago protesters, adding:<span class="pullout"><span class="break two"><br />
</span><span class="line">I know that even a successful war against Iraq will require a U.S. occupation of undetermined length, at undetermined cost, with undetermined consequences. I know that an invasion of Iraq without a clear rationale and without strong international support will only fan the flames of the Middle East, and encourage the worst, rather than best, impulses of the Arab world, and strengthen the recruitment arm of Al Qaeda. I am not opposed to all wars. I’m opposed to dumb wars.<span class="break"> </span></span></span></p>
<p>After the attacks of September 11, 2001, Bush discovered a big idea for his Presidency. He would bring down a tyrant, crush terrorism, and impose democracy and peace on what his regent, Vice-President Dick Cheney, called “freedom-loving peoples of the region.” As the world now knows, that idea was based on faulty intelligence reports and executed with a fatal disregard of political reality in the Middle East and at home. By the time of the 2008 Presidential campaign, Bush’s approval rating had shrunk from sixty-seven per cent to thirty-seven per cent, the Republican Party was coming apart, and Obama’s 2002 speech had proved a precondition for an astounding climb to victory this month as the Democratic Party’s presumptive nominee for President.</p>
<p>Still, sixteen months after announcing his candidacy, and after twenty-six Presidential debates and thousands of public-speaking engagements, Obama remains a puzzle to many voters. Almost as dedicated a policy wonk as Hillary Clinton and arguably more centrist in his economic beliefs, he offers plenty of specifics about what needs to be done. But his captivating eloquence and his slogan—“Change We Can Believe In”—have seemed to lift him dangerously high above the concrete. He has proved his steadiness of purpose without clearly defining his priorities. What, above all, does he intend to accomplish if he is elected President?</p>
<p>Obama is said to have been dissatisfied with the slogan. If so, he has a point. The “change” he advocates can be understood as a pragmatic correction to the radical policies and the ineptitude of the Bush brigade. His political departure is a kind of return. He has written two unusually revealing books—one describing how he came to be who he is, the other delineating how he proposes to reclaim the qualities that once made America so admired. He argues that the United States must relearn the fundamental lessons of the Declaration of Independence, the Constitution, and its own long journey toward a more perfect union, and then apply them to the global upheavals of the twenty-first century.</p>
<p>In his books, Obama emerges not as the personification of cool projected onto him by his young adherents—or as the disdainful élitist suggested by his offhand remark about a “bitter” working class—but as something of a square: someone who doesn’t have to strain to talk about “values,” God, and family. His eerily objective self-analysis is matched by his lawyerly ability to see things from the perspective of those on the other side. In January, after Obama uttered a few words of praise for Ronald Reagan in an interview with newspaper editors, Hillary Clinton and John Edwards rushed to condemn his apostasy. But he meant what he said. In 2006, in “The Audacity of Hope,” he had written, “Reagan spoke to America’s longing for order, our need to believe that we are not simply subject to blind, impersonal forces but that we can shape our individual and collective destinies, so long as we rediscover the traditional virtues of hard work, patriotism, personal responsibility, optimism, and faith.”</p>
<p>The general consistency of Obama’s policy views—with an occasional bald deviation, as on the public funding of his campaign—is a contrast to John McCain’s erratic shape-shifting. McCain opposed the Bush tax cuts as skewed toward the rich, and unsustainable; now he wants to extend them forever. He co-sponsored a relatively humane immigration bill; now he disowns it. He deplored the torture of detainees at Guantánamo; now he attacks the Supreme Court’s decision granting them the constitutional right to challenge in federal court their continued detention as “one of the worst decisions in the history of this country.”</p>
<p>Over the years, Obama has carefully calibrated his political message, and he has won a grudging respect among some conservatives. In The New Republic, Bruce Bartlett, a Treasury official in the Reagan and Bush père Administrations, writes that “Obamacons”—libertarians, disillusioned neoconservatives, even a few supply-siders—have been pushed “into Obama’s arms.” In The American Conservative, Andrew J. Bacevich, a professor of international relations and history at Boston University, complains, “To believe that President John McCain will reduce the scope and intrusiveness of federal authority, cut the imperial presidency down to size, and put the government on a pay-as-you-go basis is to succumb to a great delusion.”</p>
<p>Obama promises to tell voters what they need to know and not what they want to know. It’s a risky strategy, and one he doesn’t always follow, but when he put it into effect in April, by attacking McCain’s proposed summer gasoline-tax holiday, he helped his campaign more than he hurt it. Last week, he denounced McCain’s latest reversal, on offshore drilling. But he needs to go further. A year ago, he likened “the tyranny of oil” to that of Fascism and Communism, saying, “The very resource that has fueled our way of life over the last hundred years now threatens to destroy it if our generation does not act now and act boldly.” This is the kind of unequivocal message that Obama needs to develop. By telling just such inconvenient truths, Al Gore has inspired a worldwide movement to arrest climate change. The next President could be its most powerful leader. Obama will not rouse voters by getting lost in a tussle with McCain over the virtues of cellulosic ethanol. He can, however, make voters part of the solution by helping them understand that the greedy oil companies, the failing auto industry, and the craven Congress will not redeem themselves until consumers demand that they do so by making some inconvenient changes of their own. A little more audacity will yield a lot more hope. <span class="dingbat">♦</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[a proposito, l'ombra]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=147</link>
<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 09:07:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
L&#8217;ombra di Lippi si allunga su Veltroni. Jena Su, La Stampa, pag. 3
***
[...] Rivendica la su]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/06/ombra.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/06/ombra.jpg" alt="" width="500" height="335" /></a></p>
<blockquote><p>L'ombra di Lippi si allunga su Veltroni. <strong>Jena</strong> Su, La Stampa, pag. 3</p></blockquote>
<p>***</p>
<p><em>[...] Rivendica la sua appartenenza al Pci, ma in pratica sostiene che non era un partito comunista: «Non era un partito ideologico, tanto è vero che erano iscritte personalità come Italo Calvino o Alberto Moravia, che non erano comunisti». E motiva la sua iscrizione alla Fgci con «l’ansia per la giustizia sociale». Ammette: «So che spesso è stato difficile far capire cosa intendessi dire quando dicevo che, pur iscritto alla Fgci, non ero comunista, cosa invece in quegli anni del tutto comprensibile».</em> <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=253847&#38;START=0&#38;2col=">Intervista a Veltroni</a>, su Il Giornale dell'11 aprile 2008.</p>
<p>Ci sono quelli che erano iscritti alla Fgci e quelli che sono stati segretari della Fgci. Quelli che Veltroni se ne deve andare e quelli che il leader è lui e quindi resta. Quelli che ...la nuova classe dirigente...panacea di tutti i mali.</p>
<p>Personalmente non credo che se ci fosse adesso un nuovo leader cambierebbe qualcosa. Perchè la vera autocoscienza doveva arrivare all'indomani del risultato elettorale. Non c'è stata. Il resto sono chiacchiere.</p>
<p>L'ultima generazione della Fgci è quella di Gianni Cuperlo, che propose di scioglierla l'otto ottobre 1990.</p>
<p>Questo sì che è un paese per vecchi. Non è un dato anagrafico è una categoria dello spirito.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Roma, 23 giu. (Apcom) - "Noi avremmo bisogno di grande coraggio, lealtà e di generosità in particolare da parte di una leadership collettiva, una foto di gruppo, che da quindici anni ha diretto e governato le diverse stagioni della vicenda politica del centro sinistra in questo Paese. Questa foto di gruppo può e deve rivendicare i suoi grandi meriti, ma ha anche limiti evidenti, un logoramento visibile". E' quanto afferma a Radio Radicale il deputato del Pd Gianni Cuperlo.</p>
<p>"La generosità starebbe nel fatto che questa leadership collettiva si rendesse conto che oggi il suo compito non è meno impegnativo, anzi è forse più decisivo, ed è mettere in sicurezza il progetto del Pd favorendo il venire in campo di un'altra foto di gruppo e anche di nuove leadership - sostiene Cuperlo - che siano fino in fondo figlie di questa stagione e di questo progetto di partito nuovo".</p>
<p>"Detto ciò - prosegue l'esponente del Pd - io non credo molto nella rottura generazionale, credo che ci siano persone di valore sparse tra le generazioni. Ma al di là del tratto generazionale, e comunque un elemento di rinnovamento si pone dato che avviene così dappertutto in Europa e nel mondo, si pone il problema di mettere mano a quella foto di gruppo che con i suoi tanti meriti oggi appare un po' ingiallita e logorata anche agli occhi più benevoli. E' un problema che dovremmo affrontare per la passione con cui abbiamo costruito questo Pd. Se vogliamo bene a questo progetto - conclude - dobbiamo cercare di fare questo sforzo di rinnovamento, altrimenti il pericolo è che all'esterno non ci capisca nessuno".</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ sotto scritto]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=123</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 13:49:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
<guid>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=123</guid>
<description><![CDATA[
Il punto è prorio questo: o il Pd costruisce la propria identità e il proprio profilo come grande]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/06/riformismo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-124" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/06/riformismo.jpg" alt="" width="375" height="500" /></a></p>
<blockquote><p>Il punto è prorio questo: o il Pd costruisce la propria identità e il proprio profilo come grande partito della sinistra riformista italiana, oppure quel grande partito prima o poi si farà comunque, con o senza gli ex democristiani che militano nel Pd e che pensano ancora di vivere a piazza del Gesù. Il partito dei cattolici democratici esiste già, si chiama Udc e ha le porte aperte per chi si ostina a pensare che il «cattolicesimo democratico» sia una posizione politica; tutti gli altri cattolici - la stragrande maggioranza - continueranno a scegliere tra la destra di Berlusconi e la sinistra di...</p></blockquote>
<p>Fabrizio Rondolino, su Vanity Fair di oggi, per la rubrica Controcorrente.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[del mondo veloce]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=122</link>
<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 12:06:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Grazie al suggerimento dell&#8217;amica-collega Virginia, venerdì sera sono stata a vedere Ascanio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/jkkViNtlyyg'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/jkkViNtlyyg&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>Grazie al suggerimento dell'amica-collega <a href="http://alicepolizzi.ilcannocchiale.it/">Virginia</a>, venerdì sera sono stata a vedere <a href="http://www.ascaniocelestini.it/pages/index.php">Ascanio Celestini</a> in "La Pecora Nera". Il commento è: da vedere da vedere da vedere.</p>
<p>***</p>
<p>Si discute molto dell'elettroshock quest'anno. C'è stato un grosso convegno a Roma qualche mese fa, un dibattito in Senato, diversi commenti sulle pagine di Cultura del Corriere della Sera. L'amico google mi ha fatto leggere <a href="http://www.sabatoseraonline.it/home_ssol.php?site=1&#38;n=articles&#38;category_id=15&#38;article_id=110254&#38;l=it">questo</a> articolo.</p>
<p>Il comizio-riflessione che ho in testa da un po' di tempo, invece, è questo qua:</p>
<p>Nel nostro mondo ad una dimensione anche il tempo scorre troppo in fretta o forse troppo lentamente, in entrambe le ipotesi è impossibile fermarsi. Per capire o ascoltare o riconoscere il disagio mentale bisognerebbe fermarsi. Noi non lo facciamo, nessuno lo fa e non ci insegnano neanche a farlo. Bisogna friggere il cervello a quelli che abbiamo lasciato indietro perchè noi andiamo troppo velocemente o a quelli che non vogliamo guardare perchè andando così piano abbiamo paura che fermarci ci perderebbe per sempre? Io non credo. Ma nel mondo specialista "dei problemi spostati nell'altra stanza" siamo arrivati all'unica scontata conclusione: chi può permetterselo -con i soldi- per ragioni di tempo e di spazio sposta i propri anziani, i propri malati, i propri matti, in clinica. Chi no -senza soldi si annullano le ragioni di tempo e spazio- si arrangia, si mangia o si fa mangiare. Non chiamatelo progresso. Chiudere i manicomi ci ha solo lavato la coscienza, altrimenti staremmo molto lontani da dove siamo adesso.</p>
<p>Di fatto non ci viene un'idea migliore, si aprono o si chiudono delle stanze: le case chiuse, le stanze del buco, i campi rom. Si aprono o si chiudono. Fuori non c'è il villaggio globale, c'è un accampamento mondiale. Anche noi, (no?), siamo un po' accattoni della rete.</p>
<p><em>Mi ricordo un po' a memoria un pezzo di testimonianza che si sente durante lo spettacolo: "Com'è possibile essere tristi stando al calore del sole o vedendo l'erba dei prati, com'è possibile? Lasciate a noi la tristezza, a noi che non usciamo mai e non sentiamo mai il sole e non vediamo mai il verde dei prati. Ecco questa è una poesia breve". L'imprecisione della citazione va addebbitata all'imprecisione della mia memoria.</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[DESCARGA: SILVESTRE DANGOND - "EL ORIGINAL"]]></title>
<link>http://blogvallenato.wordpress.com/?p=160</link>
<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 14:03:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>blogvallenato</dc:creator>
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<description><![CDATA[
WWW.BLOGVALLENATO.COM
 
SILVESTRE DANGOND &amp; JUANCHO DE LA ESPRIELLA – EL ORIGINAL 
 
01 - C]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://alojamelo.com/images/limnzx34bdmrz4yacwir.jpg" alt="" width="451" height="461" /></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><strong><span style="font-size:20pt;line-height:115%;font-family:&#34;">WWW.BLOGVALLENATO.COM</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&#34;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&#34;"><span style="font-size:small;">SILVESTRE DANGOND &#38; JUANCHO DE LA ESPRIELLA – EL ORIGINAL </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-family:&#34;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">01 - Come y vuelve (Silvestre Dangond Corrales)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">02 - El pasado, es pasado (Wilfran Castillo)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">03 - Me gusta, me gusta (Omar Geles)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">04 - La moza (Luis “Lucho” Alonso)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">05 - La loma (Samuel Martínez Muñoz)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">06 - Calidad de vida (Jorge Valbuena)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">07 - Cuidado con Judas (Dagoberto “El Negrito” Osorio)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">08 - El original (Aurelio Núñez Bermúdez)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">09 - Pasando penas (Alejo Durán)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">10 - Que no se enteren (Alberto “Tico” Mercado)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">11 - Que no y que si (Fabián Corrales)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">12 - A un amor prohibido (Hernan Urbina Joiro)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">13 - Uno para todos (Rafael Campo Miranda)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0.9pt 0 13.85pt;"><span style="font-size:small;"><span style="color:black;font-family:&#34;">14 - Llegó la reina (Richard Daza)</span><span style="font-size:12pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;"></span></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:&#34;"><br />
Bueno, aquí está una entrevista exclusiva de Silvestre Dangond para BlogVallenato.com. Silvestre habla de algunas de sus canciones y explica de donde nace la idea o la inspiración de los compositores para cada una de ellas. Las canciones son descargables. No olviden que las descargas posteadas en esta página son con fines promocionales, por eso NO APOYAMOS LA PIRATERÍA razón por la cual NUNCA subimos los CDs completo y recomendamos SIEMPRE comprar los originales.</p>
<p><strong><span style="font-family:&#34;">01 - “Come y vuelve” (Silvestre Dangond)</span></strong><strong><span style="text-decoration:underline;"><br />
</span></strong>-Bueno tu sabes que mis canciones son particulares cada vez que sale un CD, porque cada vez que tu metes el CD, la primera canción que suena en el CD de Silvestre Dangond es de mi autoría, así pasó con “La pinta chévere”, “Cautivó mi canto”, “Ahí viene, ahí va”, “La que me quiera la quiero” y ahora vamos con esta canción que se llama “Come y vuelve”. Es una historia muy natural, pues tu sabes que uno a veces quisiera estar con la persona que uno quiere y que uno ama y no se puede, porque ya tu tienes compromisos y no puedes estar con ella y a mi desde chiquito me enseñaron que las mujeres no se dejan. Usted no puede dejar la mujer nunca, la mujer que lo deje a usted si, pero usted no la puede dejar, porque si usted la deja, usted no tiene cara pa volverla a buscar. Pero cuando ella lo deja a uno, uno la puede llamar a la hora que quiere, si uno lo primero que le dice es: “mi amor si yo a ti no te he dejado, si la que me dejaste fuiste tu…” entonces desde chiquito me enseñaron que las mujeres no se dejan y por eso es que yo en el coro digo así: “Ay yo no dejo, que me dejen, el que deja, nunca vuelve, yo no dejo que me dejen, si te dejan, come y vuelve…”</p>
<p><a title="DESCARGA &#34;COME Y VUELVE&#34; - SILVESTRE DANGOND" href="http://www.mediafire.com/?j5j2dnmh14x">DESCARGA: SILVESTRE DANGOND “COME Y VUELVE”<br />
</a></p>
<p><strong><span style="font-family:&#34;"><br />
03 - “Me gusta” (Omar Geles)<br />
</span></strong>-Bueno compadre a mi particularmente una de las canciones que mas me gusta es esta porque me identifica a mi con mis locuras, con el Silvestrismo. Es la canción de Omar Geles, es una canción que tiene un swing, tiene un acordeón, tiene el pase de la revolución, porque el pase de la revolución es el que distingue en estos momentos mi carrera, estamos pasando por un momento de alegría de mucha emoción y este pase pues le da algo muy original a la canción de mi compadre Omar geles.<strong><span style="font-weight:normal;font-family:&#34;"></p>
<p></span></strong><a title="DESCARGA &#34;ME GUSTA, ME GUSTA&#34; - SILVESTRE DANGOND" href="http://www.4shared.com/file/51191607/5b74b805/Silvestre_Dangond_-_Me_gusta__blogvallenatocom_.html"><strong><span style="font-weight:normal;font-family:&#34;">DESCARGA: SILVESTRE DANGOND: “ME GUSTA, ME GUSTA”</span></strong><br />
</a></p>
<p><strong><span style="font-family:&#34;"><br />
06 - “Calidad de vida” (Jorge Valbuena)</span></strong><br />
- Como lo dije yo hace rato en una entrevista que me hicieron, este CD mío a pesar de que se llama “El Original” y “La Revolución” yo le pongo “La Farmacia” compadre, porque yo aquí tengo el antídoto pa todo el que quiera, aquí hay compadre pa cualquier dolor de amor, de cabeza, pa que la gente baile, goce… “Calidad de vida” es una de las canciones mas bonitas que he grabado en mi carrera porque va mas allá de una canción, esta es una disculpa hecha letra, hecha Vallenato, es una disculpa muy clara, muy diciente y que a cualquier mujer se la dedican y yo se que enseguida reconcilian con uno.</p>
<p><a title="DESCARGA &#34;CALIDAD DE VIDA&#34; - SILVESTRE DANGOND" href="http://www.mediafire.com/?xmyjmzj3yyl">DESCARGA: SILVESTRE DANGOND – “CALIDAD DE VIDA”<br />
</a></p>
<p><strong><span style="font-family:&#34;"><br />
07 - “Cuidado con Judas” (Dagoberto –El Negrito- Osorio)</span></strong><br />
-Esta es una de las canciones que a mi particularmente me gusta mucho y como dice un amigo mío: “Si estabas pegando en la gente normal, ahora díme cuando los Evangélicos escuchen esa canción… te vas a pegar doble ahora!… A mi me gusta mucho y le respeté al negrito Osorio cuando yo le pedí la canción y yo sé en los caminos en el que él anda, él anda en una fe con Jesucristo, anda pasando por un momento bonito en su vida y yo un día lo llamé y le dije: “Negrito, yo quiero grabarte una canción de ese corte, yo soy una persona que quiere llevarle el mensaje a mucha gente” y me dijo: “Te tengo la canción” y me la cantó por teléfono y duró casi dos meses pa dármela, me amagaba por teléfono y nunca me la cantaba completa hasta que un día me dio la canción y comencé a cantarla y eso se comenzó a pegar en vivo y nada mas cantaba media estrofa, y esa media estrofa se pegó totalmente. Yo creo que esta es una canción pa reflexionar y es sabrosa mi compadre Juancho se lució al final con un ritmo champetero. La canción tiene enseñanza, tiene historia y lleva una letra muy Bíblica que nos pone a reflexionar, y como yo digo en el saludo de mi compadre Christian: “Amigos hay pocos, conocidos hay muchos”</p>
<p><a title="DESCARGA &#34;CUIDADO CON JUDAS&#34; - SILVESTRE DANGOND" href="http://www.4shared.com/file/51195037/fbb60023/Silvestre_Dangond_-_Cuidao_con_Judas__blogvallenatocom_.html">DESCARGA: SILVESTRE DANGOND “CUIDADO CON JUDAS”<br />
</a><br />
<strong><span style="font-family:&#34;"></p>
<p>10 - “Que no se enteren” (Alberto –Tico- Mercado)</span></strong><strong><span style="text-decoration:underline;"><br />
</span></strong>-Esta historia pasa muy común en todos nosotros lo jóvenes. Demasiado!!… A veces ella está con el novio pero no lo ama, no lo quiere, y lo siguen queriendo a uno… que hace uno? Pues uno trata de calmarla y de decirle que aunque ella tenga ganas de estar conmigo pues lo mejor es que ella siga con él pa no hacerla caer en el pecado de la infidelidad…<br />
A mi cuando me llegan estas historias no lo pienso dos veces pa grabarla, así sea que la melodía esté regular, porque estas son historia de vivencia que nos han pasado a todos, cuando él le dice a ella: “Que no se enteren que pa besarlo te imaginas mis labios, que no me olvida que aún me sigues amando, que soy el sueño del cual no quisiera despertar… Que no imagine que sin equivocarte dices mi nombre, que no me olvidas porque yo soy tu hombre, y no es por gusto que con él ahora debas estar…” esa es una historia de tres, esas historia de tres siempre van a pegar, así como “Dile” y además esta canción tiene el pase que toda Colombia estaba esperando y es el pase de la alabanza “Ay amor amor amor amor amor de mi alma” este pase lo estaba esperando todo mundo y el pase ayuda que la canción sea un éxito más.</p>
<p><a title="DESCARGA &#34;QUE NO SE ENTEREN&#34; - SILVESTRE DANGOND" href="http://www.4shared.com/file/51194275/caec1700/Silvestre_Dangond_-_Que_no_se_enteren__blogvallenatocom_.html">DESCARGA: SILVESTRE DANGOND - “QUE NO SE ENTEREN”<br />
</a></p>
<p><strong><span style="font-family:&#34;"><br />
12 - “A un amor prohibido” (Hernan Urbina)<br />
</span></strong>-Esta historia pasa muy común en todos nosotros lo jóvenes. Demasiado!!... A veces ella está con el novio pero no lo ama, no lo quiere, y lo siguen queriendo a uno… que hace uno? Pues uno trata de calmarla y de decirle que aunque ella tenga ganas de estar conmigo pues lo mejor es que ella siga con él pa no hacerla caer en el pecado de la infidelidad…<br />
A mi cuando me llegan estas historias no lo pienso dos veces pa grabarla, así sea que la melodía esté regular, porque estas son historia de vivencia que nos han pasado a todos, cuando él le dice a ella: “Que no se enteren que pa besarlo te imaginas mis labios, que no me olvida que aún me sigues amando, que soy el sueño del cual no quisiera despertar… Que no imagine que sin equivocarte dices mi nombre, que no me olvidas porque yo soy tu hombre, y no es por gusto que con él ahora debas estar…” esa es una historia de tres, esas historia de tres siempre van a pegar, así como “Dile” y además esta canción tiene el pase que toda Colombia estaba esperando y es el pase de la alabanza “Ay amor amor amor amor amor de mi alma” este pase lo estaba esperando todo mundo y el pase ayuda que la canción sea un éxito más.<strong><span style="font-weight:normal;font-family:&#34;"></p>
<p></span></strong><a title="DESCARGA &#34;A UN AMOR PROHIBIDO&#34; - SILVESTRE DANGOND" href="http://www.4shared.com/file/51195861/61b100eb/Silvestre_Dangond_-_A_un_amor_prohibido__blogvallenatocom_.html">DESCARGA: SILVESTRE DANGOND - “A UN AMOR PROHIBIDO”</a></p>
<p><strong><span style="font-family:&#34;"><br />
13 - “Uno para todos” (Rafael Campo Miranda)<br />
</span></strong>-En la fama quedé en deuda con Barranquilla de hacer una canción de carnavales pero tu sabes que uno en todos los CDs tiene que ir variando pero ya me picó otra vez el grillito de esta canción y es Nelson Henriquez la grabó hace muchos años en un ritmo… “Uno para todos en la consigna”.. Yo llegué y la escuché gracias a Fabián Corrales y me dijo que había que pasarla a fandango y cuando me mostró la maqueta me encantó y no lo dudé dos veces y yo tengo un agradecimiento muy grande con Barranquilla y cuando grabé la canción le metí todo el empeño, todo lo de Carnaval y me hizo recordar mucho a Joe Arroyo porque el piano lo grabó Robert Meza, cuando Robert hacía producciones en Sony Music a Joe Arroyo… este piano que tiene esta canción, este swing, este clarinete, este bombardino, este fandango está muy bien hecho y además que traté de hacerlo respetando la originalidad de la canción pero en fandango.</p>
<p><a title="DESCARGA &#34;UNO PARA TODOS&#34; - SILVESTRE DANGOND" href="http://www.mediafire.com/?gbcmgjyt5t4">DESCARGA: SILVESTRE DANGOND “UNO PARA TODOS”</a></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:&#34;"><br />
—</span><span style="font-family:&#34;"></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:&#34;">BUENO, HASTA AQUI DEJAMOS LAS DESCARGAS. SI QUIERES OIR MAS CANCIONES CÓMPRATE EL CD ORIGINAL, VALE 29.900 PESOS EN TODAS LAS DISCOTIENDAS DE COLOMBIA.<br />
APOYA A TU ARTISTA.</p>
<p>BlogVallenato.com</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[HUMMM…  ¿SERÁ  VERDAD?]]></title>
<link>http://yuyajota.wordpress.com/?p=520</link>
<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 00:29:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>jcqt1213</dc:creator>
<guid>http://yuyajota.wordpress.com/?p=520</guid>
<description><![CDATA[
   Todo parece indicar que la presión ciudadana a veces (raramente, muy de vez en cuando) logra ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://yuyajota.wordpress.com/files/2008/06/rocio-san-miguel.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-521" src="http://yuyajota.wordpress.com/files/2008/06/rocio-san-miguel.jpg" alt="" width="448" height="336" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:black;font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"><strong><span>   </span>Todo parece indicar que la presión ciudadana a veces (raramente, muy de vez en cuando) logra resultados. Este domingo, Chávez, en su programa (realmente fue el lunes, yo ni enfermo y amarrado a una cama miraría Alo Presidente) dio noticias increíbles por lo desaforado, dando la medida de lo que ocurre. Desde hace tiempo el Gobierno viene en una de rectificaciones de última hora, tan solapadas que uno ni cuenta se da, que resultan extrañas. Hace poco el Ministro de Educación, Adán Chávez, propuso un nuevo currículo educativo donde toda individualidad era eliminada, la educación religiosa era desterrada, y quedaba en manos del estado todo lo que estaba bien o mal (¡Dios!). Se dijo que era una maravilla y que se implementaría así saltaran sapos o ranas (es decir, democráticamente). Pero debieron rectificar porque maestros, representantes y estudiantes alzaron la voz, educadas, respetuosas, pero de forma brava, decidida, aunque se les acusaba de esto y aquello, o se les tildaba de todo desde lo que antes era el canal de estado (VTV) convertido en una cloaca ahora (hasta escatológicos se ponen en el aire). Luego llegó una medida populista destinada a rebajar el pasaje urbano. Creyeron comérsela, que la gente saldría a aplaudirlos, y que los choferes se la calarían porque no era bueno enfrentarse a un Gobierno como este que ya ha robado, confiscado y quitado muchas cosas. Los choferes se paralizaron, dos días, sólo dos días y amenazaron feo… si nos traicionas iremos contra ti. Y la rebaja debió ser eliminada, porque sólo hay algo más feo que un paro de transporte (aquí o en España) y es que la gente no saliera a dar vivas por la medida.</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:black;font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"><strong> </strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:black;font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"><strong><span>   </span>Como los canales de TV, tipo RCTV Internacional y GLOBOVISIÓN, viven pasando segmentos de declaraciones oficiales en el canal estatal, VENEZOLANA DE TELEVISION, donde ministros, militares y asambleístas quedaban como ignorantes y mentirosos (¿de dónde saldrían tantos… fenómenos?), al señor Izarra, el Ministro de Propaganda, se le ocurrió la genial idea de cobrar en millones de bolívares viejos el segundo (si, el segundo) de transmisiones que estos hicieran de la señal. Pronto el Gobierno revocó la medida porque cayó en cuanta de que si los canales privados no transmitían las noticias oficiales, que únicamente se declaran en el canal controlado porque allí nadie les pregunta aquello que no esté en el libreto, el pueblo no se enteraría de nada, ya que hasta los chavistas prefieren ver GLOBOVISIÓN donde sus problemas son sacados al aire (en VTV no), o ver RCTV, a calarse los canales controlados y entregados (es que son realmente malísimos). ¿Donde entonces se enterarían que el Presidente hará, mejorará o resolverá (siempre conjugando en futuro)? No, era un invento que salió mal, simplemente una halada de mecate más de un hombrecito poco talentoso pero retrechero, eso sí. Y bastante maltratado físicamente que anda Izarrita.</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:black;font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"><strong> </strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:black;font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"><strong><span>   </span>Pero lo de este domingo 8 de junio fue lo cumbre. Nada más el día sábado me reencontraba yo con mucha gente conocida en la marcha que protestaba por un año del cierre de RCTV, y la implementación de la ley GESTAPO, temiendo todos que semejante monstruosidad tomara cuerpo, y a otro día la revocan, o por lo menos su padre renegaba de ella (¡esa no es hija mía!). Por cierto, el sábado eso estaba lleno. Había tanta gente que me sorprendió. Esas leyes autoritarias asustaron a todo el mundo. Pero a pesar de eso ministros y asambleístas, con ese airecillo de quien cree que engaña a una pila de bobos, decían que eso no era así, que la gente deseaba esa ley. Pero ¿qué pasó el domingo? El mismo Chávez dijo que esas leyes eran una barbaridad y que él jamás las aprobaría, regañando a la gente involucrada en su redacción. Uno se alegra, pero no le cree nada. Él dijo, dos semanas antes, que llevaban dos años redactándola; ah, ¿nunca la había leído? (y no lo crean, puede ser, todo es posible en la dimensión absurda). Lo otro fue declarar que la guerrilla colombiana ya no tenía razón de ser, que debían dejar en libertad a sus rehenes y buscar nuevos caminos de lucha (política). La verdad es que uno no entiende como el cuello no se le fractura con semejantes volteretas. Debe estar hecho de goma.</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:black;font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"><strong> </strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:black;font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"><strong><span>   </span>Sí, parece que algo de sensatez se filtra a veces. Pero muy poca gente lo cree. Al parecer las encuestas que legaban a Miraflores, a las que ahora sí le pararon y no como en diciembre cuando se les dijo que la gente le cobraría el cierre de RCTV con el resultado de la aprobación o no a la reforma constitucional, y el Presidente no quiso arriesgarse a otra derrota, ya que esas medida ponían en peligro las elecciones de noviembre. ¿Quién iba a votar por semejante seres? También se dice que los militares, cansados ya de la tutela e injerencia cubana, no deseaban nuevas leyes confiscadoras y dijeron claramente que no. Como sea, Chávez, quien tiene la cara de piedra, dio esa sorpresa. Pero fue una dura e inquietante batalla. Mujeres como Rocío San Miguel, Cecilia Sosa, amén de todos los abogados de trayectoria en este país, dieron esa guerra, denunciando tantos entuertos. Fueron valientes. Periodistas como Roberto Giusti y Leopoldo Castillo (El Ciudadano), en GLOBOVISIÓN; Miguel Ángel Rodríguez y La Bicha en RCTV; y Marta Colomina en UNIÓN RADIO dieron la nota también, informando, con alarma, angustiados; acusados de mediáticos por aquellos que los sacaron del aire en muchos canales, o los persiguen en mil juicios, o controlan gran cantidad de medios… que nadie ve por falta de credibilidad.</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:black;font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"><strong> </strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:black;font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"><strong><span>   </span>Por ahora parece que se ganó una, pero con esta gente nunca se sabe. Aún quedan algunas reuniones en asambleas populares y de ciudadanos que se han articulado de forma asombrosa para informar, llamar la atención y vigilar. Todavía es pronto para sabe si todo quedará así. Por ahora no hay tiempo para mucho más.</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:black;font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"><strong> </strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:black;font-family:Georgia;"><span style="font-size:small;"><strong>Julio César.</strong></span></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[leggi della natura e stargate]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=105</link>
<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 13:59:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
<guid>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=105</guid>
<description><![CDATA[
These enclaves have emerged on the outskirts of prospering, overburdened cities, from this frontier]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/06/indian_slubs.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-106" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/06/indian_slubs.jpg" alt="" width="600" height="363" /></a></p>
<blockquote><p>These enclaves have emerged on the outskirts of prospering, overburdened cities, from this frontier town next to the capital to the edges of seam-splitting Bangalore. They allow their residents to buy their way out of the hardships that afflict vast multitudes in this country of more than one billion. And they reflect the desires of India’s small but growing ranks of wealthy professionals, giving them Western amenities along with Indian indulgences: an army of maids and chauffeurs live in a vast shantytown across the street. -<a href="http://www.nytimes.com/2008/06/09/world/asia/09gated.html?_r=1&#38;hp&#38;oref=slogin">The New York Times</a></p></blockquote>
<p>***</p>
<p>Certi processi, come le leggi della natura, sono ciclici ed inesorabili, finchè qualcuno non arriva e rivoluziona il punto di vista. Nessuno in vista.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[tutte le donne del presidente]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=100</link>
<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 17:23:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Ha in tasca la nomination democratica, il senatore nero dell&#8217;Illinois. Barack Obama si prepar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/06/trittico.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-101" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/06/trittico.jpg" alt="" width="655" height="196" /></a></p>
<p>Ha in tasca la nomination democratica, il senatore nero dell'Illinois. Barack Obama si prepara a sfidare il Repubblicano John Mc Cain per la presidenza degli Stati Uniti. Nella sua avventura presidenziale però un ruolo fondamentale spetta anche a due donne: sua moglie Michelle e la sconfitta Hillary Clinton che potrebbe candidarsi come sua vice.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/Esteri/2008/Primarie_USA/rodota_clinton_vittima_del_complesso_mr_big_22fa5d30-31f9-11dd-a39e-00144f02aabc.shtml">Maria Laura Rodotà</a> unisce il film evento Sex and the City alla sconfitta di Hillary Clinton. Forse abbiamo un po' tutte la sindrome di Mr. Big. E' Obama il Mr. Big della politica americana? Di sicuro in questa campagna presidenziale non mancheranno le donne, eterne comprimarie, con molto stile. Di democratici americani e di elezioni parliamo con Alì Baba Fayed, dalle 16.00 in diretta su <a href="http://www.nessuno.tv/">Nessuno.tv</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la rifondazione...]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=98</link>
<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 16:18:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
&#8230;di rifondazione: all&#8217;indomani del voto che manda fuori dal parlamento italiano la sini]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/06/congresso_rifondazione_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-99" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/06/congresso_rifondazione_2.jpg" alt="" width="640" height="410" /></a></p>
<p>...di rifondazione: all'indomani del voto che manda fuori dal parlamento italiano la sinistra di sinistra, all'interno di rifondazione comunista scatta il ribaltone: la minoranza interna diventa maggioranza e mette sotto accusa leader e dirigenza. Adesso devono contarsi, mozione contro mozione. Quale rifondazione?</p>
<p>Lo chiediamo al segretario uscente, <a href="http://www.franco-giordano.it/blog/index.php">Franco Giordano</a>, domani in diretta, dalle 15.00 su <a href="http://www.nessuno.tv/">Nessuno.tv</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[DESCARGA: SILVESTRE DANGOND - "ME GUSTAS" (1m15s)]]></title>
<link>http://blogvallenato.wordpress.com/?p=117</link>
<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 13:04:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>blogvallenato</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Nos pidieron un adelanto diferente a “Calidad de vida” y gracias a nuestro compadre Erick Uribe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://img136.imageshack.us/img136/1438/silvestredangond05aj9.jpg" alt="img136/1438/silvestredangond05aj9.jpg" /></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0 0.9pt 0 0;"><span><span style="font-size:small;">Nos pidieron un adelanto diferente a “Calidad de vida” y gracias a nuestro compadre Erick Uribe pudimos atrapar 1 minuto 15 segundos de “Me gustas” ORIGINAL DE ESTUDIO interpretada por Silvestre Dangond de la autoría de Omar Geles. Pronto tendremos la canción completa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0 0.9pt 0 0;"><span><br />
<span style="font-size:small;"><a href="http://www.mediafire.com/?c3rizmjymzz">DESCARGA LO NUEVO DE SILVESTRE: “ME GUSTAS” (1m15s)</a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0 0.9pt 0 0;"><span><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0 0.9pt 0 0;"><span></span></p>
<p><span style="font-size:small;">BlogVallenato.com</span></p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[il secolo dei genovesi di tutta Italia]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=96</link>
<pubDate>Fri, 30 May 2008 14:19:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
[...] Dalla città alta le oligarchie controllano le rivolte e i traffici del porto e badano che ne]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/05/canale.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-97" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/05/canale.jpg" alt="" width="590" height="250" /></a></p>
<blockquote><p>[...] Dalla città alta le oligarchie controllano le rivolte e i traffici del porto e badano che nessuno prenda troppo potere in città. Genova è l'unica capitale italiana a non aver mai avuto una signoria. Ci ha provato Simon Boccanegra, sette secoli fa, ed è finita in melodramma. Le dieci famiglie che contano vigilano l'una sull'altra e anche all'interno, come i Messina, i primi armatori del porto. Se chiedi d'incontrarne uno, ti ricevono in otto in un ufficio circolare, con le scrivanie affiancate di padri e figli, forse perché si vogliono bene e magari per evitare che uno s'allarghi troppo. Il genovese dotato di un esubero d'iniziativa può sempre cercare fortuna a Milano o a Parigi, come il banchiere Alessandro Profumo o l'immobiliarista Carlo Puri Negri o l'architetto Renzo Piano, purché non rompa le scatole qui. Il poeta Edoardo Sanguineti commenta: "In nessuna città vale così tanto il detto: nessuno profeta in patria. Le tre celebrate glorie genovesi, Cristoforo Colombo, Giuseppe Mazzini e Niccolò Paganini, rispetto alla città più che esiliati erano fuggiaschi".</p>
<p>La borghesia conserva riti immutabili in circoli chiusissimi. Si può venire ammessi col voto dei soci, biglie bianche e nere, e c'è chi aspetta le bianche da trent'anni. Quasi ogni lunedì sera la mappa del potere si ritrova in galleria Mazzini, un tempo meta diletta di Montale e Calvino, e cena al ristorante Europa.  ...(<em><a href="http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/politica/inchiesta-citta/potere-genova/potere-genova.html">continua</a></em>) Curzio Maltese, La Genova che vince tra design e finanza, Repubblica 28 gennaio 2007</p>
<p>[...] I «Marta boys» giocano a fare i padroni della città e, come quelli veri, la sera si ritrovano al ristorante «Europa», in galleria Mazzini, per decidere i destini della Lanterna. Tutti i giornali hanno raccontato questo rito del potere genovese. Ma loro i giornali non li leggono, i magistrati invece sì. Così i pm mandano i carabinieri a piazzare le microspie sotto i tavoli, li pizzicano uno per uno e li portano dentro. Le intercettazioni, centinaia di pagine, come usa oggi finiscono su Internet. Si tratta di smargiassate, millanterie, robetta di pretura che forse finirà in nulla o in prescrizione. «Anche queste cifre sono lo specchio della crisi economica di Genova», commenta a ragione Marta Vincenzi. Ma intanto, che schifo. A leggere le intercettazioni, sale la rabbia dei concittadini, le mani prudono. Soprattutto per chi conosce lo stato delle scuole genovesi. Tutte fuori dalle norme di sicurezza, molte fatiscenti, senza soldi neppure per i maestri di sostegno, con i genitori costretti a infilare la carta igienica negli zaini dei ragazzini. E questi che sanno tutto, da amministratori e pure da padri di figli piccoli, si mettono a speculare sulle mense dei bambini.<br />
Si capiscono le lacrime amare e pubbliche di Marta Vincenzi. Ancor più si comprende il dolore privato delle famiglie dei «traditori», brava gente di sinistra con un passato di militanza pura. Nel salotto del padre di Casagrande sono esibiti i cimeli di una vita da operaio: la medaglia ricevuta da bambino da Palmiro Togliatti per il volantinaggio dell´Unità, la foto del banchetto dello stoccafisso gestito per vent´anni alle feste di partito e la laurea in giurisprudenza del figlio. Il padre di Morettini è stato un eroe della rivolta del ‘60, con i morti in piazza, e poi un ingegnere licenziato dall´azienda per aver scioperato, unico impiegato, con gli operai. La politica per loro era impegno, ideali. Per i figli privilegiati, una merce in vendita a cinquemila euro. «E´ una storia di padri e figli e di mancata trasmissione di valori» dice il vecchio sindaco Beppe Pericu. «Non solo a sinistra, non solo a Genova. Anche fra gli imprenditori, i commercianti, la borghesia cittadina e italiana. Non condivido certi tratti di Marta Vincenzi, soprattutto il suo masochismo nel cercarsi conflitti non necessari. Ma capisco le sue difficoltà. Io discutevo con gruppi sociali organizzati, lei si trova a trattare con le tribù». (<em><a href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/7258/48/">continua</a></em>) Curzio Maltese, La Bisteccopoli dei Marta Boys, così affonda Genova la rossa, Repubblica 30 maggio 2008 pag. 15</p></blockquote>
<p>Questi due articoli di Curzio Maltese ci raccontano Genova e ci spiegano l'Italia, a chi si chiede se la società abbia perso i suoi modelli culturali di riferimento, a chi destra e sinistra sono la stessa cosa, a chi la destra è di sinistra e la sinistra di destra, a chi sindaci o sceriffi, operai un po'  troppo leghisti. Stringe un po' il cuore ma non si può far finta che certe cose non stiano proprio sotto al nostro naso e se adesso ci piace mettere nell'armadio tutti i padri nobili e i loro principi, così sia. Nessun profeta in patria e nessuna bandiera alla finestra. Non c'è nemmeno più chi osserva dal davanzale, la gente è tutta per strada in ordine sparso verso il migliore offerente. Ed ha le sue ragioni. Ma sono solo nuvole basse con la loro piccola ombra.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[metafore e metamorfosi]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=94</link>
<pubDate>Tue, 27 May 2008 20:53:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[

[...] Hangovers also have an emotional component. Kingsley Amis, who was, in his own words, one of]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/05/michelangelo-sbornia-di-noe.jpg"></a></p>
<blockquote><p><a href="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/05/michelangelo-sbornia-di-noe.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-95" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/05/michelangelo-sbornia-di-noe.jpg" alt="" width="480" height="298" /></a></p>
<p>[...] <em>Hangovers also have an emotional component. Kingsley Amis, who was, in his own words, one of the foremost drunks of his time, and who wrote three books on drinking, described this phenomenon as “the metaphysical hangover”: “When that ineffable compound of depression, sadness (these two are not the same), anxiety, self-hatred, sense of failure and fear for the future begins to steal over you, start telling yourself that what you have is a hangover. . . . You have not suffered a minor brain lesion, you are not all that bad at your job, your family and friends are not leagued in a conspiracy of barely maintained silence about what a shit you are, you have not come at last to see life as it really is.” Some people are unable to convince themselves of this. Amis described the opening of Kafka’s “Metamorphosis,” with the hero discovering that he has been changed into a bug, as the best literary representation of a hangover.</em></p>
<p><em>The severity of a hangover depends, of course, on how much you drank the night before, but that is not the only determinant. What, besides alcohol, did you consume at that party? If you took other drugs as well, your hangover may be worse. And what kind of alcohol did you drink? In general, darker drinks, such as red wine and whiskey, have higher levels of congeners—impurities produced by the fermentation process, or added to enhance flavor—than do light-colored drinks such as white wine, gin, and vodka. The greater the congener content, the uglier the morning.</em> - <a href="http://www.newyorker.com/reporting/2008/05/26/080526fa_fact_acocella">A Few Too Many</a>, The New Yorker</p></blockquote>
<p>Titolo: Un vero americano sorride sempre. Incipit: Egli era come la nazione nella quale viveva, aveva avuto tutto troppo facilmente...dal racconto di Hubbell Gardiner/Robert Redford in "<a href="http://www.imdb.com/title/tt0070903/">The way we were</a>". Sì stasera sto guardando questo film fondamentale, per l'ennesima volta, su La7 che mi ha fatto pensare (facendosi strada tra le mille questioni oziose da donnina, con annessa immedesimazione nelle Ragazze Katie) a questo articolo che avevo letto la settimana scorsa sul New Yorker. Parafrasando: L'italiano vero è in preda ai postumi di una sbornia: egli era come la nazione nella quale viveva, “When that ineffable compound of depression, sadness (these two are not the same), anxiety, self-hatred, sense of failure and fear for the future begins to steal over you, start telling yourself that what you have is a hangover. . . . You have not suffered a minor brain lesion, you are not all that bad at your job, your family and friends are not leagued in a conspiracy of barely maintained silence about what a shit you are, you have not come at last to see life as it really is.” A Few, too many.</p>
<p>Grazie <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sydney_Pollack">Sydney</a> per questo e gli altri film.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[credere agli occhi delle particelle]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=92</link>
<pubDate>Sun, 25 May 2008 09:50:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Due fasci di protoni cominceranno a viaggiare, nei due sensi, lungo il tunnel di ventisette chilome]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/05/cern_lhc_t2030shigh.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-93" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/05/cern_lhc_t2030shigh.jpeg" alt="" width="655" height="426" /></a></p>
<p><em>Due fasci di protoni cominceranno a viaggiare, nei due sensi, lungo il tunnel di ventisette chilometri a cento metri sotto terra. Si scontreranno in quattro rivelatori, sorta di colossali macchine fotografiche che fisseranno le immagini dell'impatto. (<a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/scienza_e_tecnologia/cern-lhc/cern-lhc/cern-lhc.html">Repubblica</a>)</em></p>
<p>***</p>
<p>Si potrà davvero credere ai propri occhi quando vedremo la simulazione del Big Bang? Dovremo credere alle particelle e a quello che faranno nel super acceleratore. E' davvero favoloso. Mi piacerebbe che questo cambiasse subito, almeno un pochino, il nostro modo di dar valore alle cose, di mettere in prospettiva le esperienze, di far tesoro della fiducia nelle idee.</p>
<p><!--more--></p>
<p><strong>Nella macchina del tempo all'origine dell'universo</strong>. Di Fabrizio Ravelli</p>
<p>A cavallo della frontiera franco-svizzera, fra il lago Lemano e il paese di Voltaire, la storia del mondo si prepara a una svolta. In mezzo a paesini ordinati coi loro campanili, i prati ben rasati, i vigneti e le mucche che brucano, l'umanità intera sta per fare un passo avanti, un salto forse, nella conoscenza dell'universo, della materia e delle forze sconosciute che lo tengono insieme. "Sappiamo che qualcosa succederà - dice Fabiola Gianotti, milanese -. È un momento storico per la scienza, e quel che scopriremo potrebbe cambiare i libri di testo. Fra un anno o due, c'è la possibilità che si scopra l'origine della materia oscura che costituisce il venticinque per cento dell'universo".</p>
<p>Quando sente parole del genere, un povero profano ha due scelte. O si arrende, volta le spalle e torna alla sua esistenza semi-animale, alle prese con forme di materia rozza (carta, benzina, asfalto, pastasciutta). Oppure passa i cancelli del Cern, si affida a una serie di gentili scienziati compatrioti che qui lavorano, e prova - se non a capire - a immaginare almeno, a percepire le vibrazioni del momento storico. Mancano poche settimane. Poi il più grande acceleratore di particelle del mondo, l'Lhc (Large Hadron Collider), verrà avviato.</p>
<p>Due fasci di protoni cominceranno a viaggiare, nei due sensi, lungo il tunnel di ventisette chilometri a cento metri sotto terra. Si scontreranno in quattro rivelatori, sorta di colossali macchine fotografiche che fisseranno le immagini dell'impatto.</p>
<p>Vedremo l'origine dell'universo, che cosa è successo un decimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang, perché quelle sono le condizioni che verranno ricreate. Un progetto simile non è mai stato tentato, ed è il più ambizioso al mondo. Non poteva succedere che qui al Cern, il più importante laboratorio planetario per la fisica delle particelle, l'impresa che (dal 1954) tiene insieme venti stati membri europei, e circa sessanta di tutto il mondo, impegnando ogni giorno ottomila scienziati. Da luglio in avanti, e per i prossimi anni, ci si aspetta di scoprire qualcosa che non è mai stato visto, ma solo immaginato coi modelli teorici. Oggetti misteriosi come la materia oscura, l'antimateria, le supersimmetrie "Susy", o il bosone di Higgs, ipotetica particella elementare che il Nobel Leon Max Lederman ha chiamato (facendo storcere la bocca a molti colleghi) "la particella di Dio".</p>
<div class="ad-box"><!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --><br />
&#60;!--<br />
OAS_RICH('Middle');<br />
//--&#62;</p>
<p>&#60;!--</p>
<p>// * variabili flash da modificare * //</p>
<p>file_swfMiddle = "repub_180x150_ilmiolibro_01.swf"; // nome file swf da caricare<br />
file_gifMiddle  = "repub_180x150_ilmiolibro_01.gif"; // nome file backup gif/jpeg caricare<br />
oas_widthMiddle = 180; // larghezza immagine<br />
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<p>// * fine parte modificabile * //</p>
<p>coordinateMiddle ="width="+oas_widthMiddle+" height="+oas_heightMiddle;<br />
oas_swfMiddle ="http://oas.repubblica.it/0/OasDefault/Repub_IlLibro_NwST_SqIns_190508/"+file_swfMiddle+"?clickTag=http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/hi-tech/interna/1157271013/Middle/OasDefault/Repub_IlLibro_NwST_SqIns_190508/repub_180x150_ilmiolibro_01.html/35336531663835383438333238343830?";<br />
oas_gifMiddle ="http://oas.repubblica.it/0/OasDefault/Repub_IlLibro_NwST_SqIns_190508/"+file_gifMiddle;</p>
<p>if(!document.body)<br />
document.write("&#60;html&#62;&#60;body&#62;");<br />
OASd = document;<br />
var plug = false;<br />
var flashVersion = -1;<br />
var minFlashVersion = oas_versione_flashMiddle;<br />
if(navigator.plugins != null &#38;&#38; navigator.plugins.length &#62; 0){flashVersion =(navigator.plugins["Shockwave Flash 2.0"] &#124;&#124; navigator.plugins["Shockwave Flash"]) ? navigator.plugins["Shockwave Flash" +(navigator.plugins["Shockwave Flash 2.0"] ? " 2.0" : "")].description.split(" ")[2].split(".")[0] : -1;<br />
plug = flashVersion &#62;= minFlashVersion;}<br />
else if(navigator.userAgent.toLowerCase().indexOf("webtv/2.6") != -1){flashVersion = 4;plug = flashVersion &#62;= minFlashVersion;}<br />
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else if(navigator.userAgent.toLowerCase().indexOf("webtv") != -1){flashVersion = 2;plug = flashVersion &#62;= minFlashVersion;}<br />
else if((navigator.appVersion.indexOf("MSIE") != -1) &#38;&#38;(navigator.appVersion.toLowerCase().indexOf("win") != -1) &#38;&#38;(navigator.userAgent.indexOf("Opera") == -1)){var oasobj;<br />
var exc;<br />
try{oasobj = new ActiveXObject("ShockwaveFlash.ShockwaveFlash.7");<br />
flashVersion = oasobj.GetVariable("$version");} catch(exc){try{oasobj = new ActiveXObject("ShockwaveFlash.ShockwaveFlash.6");<br />
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oasobj.AllowScriptAccess = "always";<br />
flashVersion = oasobj.GetVariable("$version");} catch(exc){try{oasobj = new ActiveXObject("ShockwaveFlash.ShockwaveFlash.3");<br />
flashVersion = oasobj.GetVariable("$version");} catch(exc){try{oasobj = new ActiveXObject("ShockwaveFlash.ShockwaveFlash.3");<br />
flashVersion = "WIN 3,0,18,0";} catch(exc){try{oasobj = new ActiveXObject("ShockwaveFlash.ShockwaveFlash");<br />
flashVersion = "WIN 2,0,0,11";} catch(exc){flashVersion = -1;}}}}}<br />
plug =(flashVersion != -1)? flashVersion.split(" ")[1].split(",")[0] &#62;= minFlashVersion : false;}</p>
<p>if(plug)<br />
{<br />
oas_vis_Middle = 1;<br />
document.write("&#60;div id=\"FinContentMiddle1\"&#62;&#60;/div&#62;");<br />
function loadFlashMiddle1(){<br />
	if(navigator.userAgent.indexOf("MSIE") != -1 &#38;&#38; navigator.userAgent.indexOf("Opera") == -1){</p>
<p>		if (extFlashMiddle1.readyState == "complete")<br />
  		{<br />
	   		FlashObject(oas_swfMiddle, "OAS_AD_Middle", coordinateMiddle, "opaque", "clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" ,minFlashVersion, "FinContentMiddle1");<br />
			extFlashMiddle1.onreadystatechange = "";<br />
		}</p>
<p>		extFlashMiddle1.onreadystatechange = loadFlashMiddle1;<br />
	}<br />
	else<br />
	{<br />
           OASfp=" Menu=FALSE swModifyReport=TRUE width="+oas_widthMiddle+" height="+oas_heightMiddle+" ";<br />
	   if (minFlashVersion == 6) {<br />
           OASd.write("&#60;object id=\"techsource_Middle\" classid=\"clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000\" codebase=\"http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,0,0\""+OASfp+"&#62;");<br />
	   }<br />
		else if (minFlashVersion == 7) {<br />
           OASd.write("&#60;object id=\"techsource_Middle\" classid=\"clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000\" codebase=\"http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=7,0,0,0\""+OASfp+"&#62;");<br />
		}<br />
	   else if (minFlashVersion == 8) {<br />
           OASd.write("&#60;object id=\"techsource_Middle\" classid=\"clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000\" codebase=\"http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=8,0,0,0\""+OASfp+"&#62;");<br />
		}<br />
   else if (minFlashVersion == 9) {<br />
           OASd.write("&#60;object id=\"techsource_Middle\" classid=\"clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000\" codebase=\"http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0\""+OASfp+"&#62;");<br />
		}<br />
          else {<br />
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<p>L'attenzione (non eccessiva) della gente normale verso questo progetto è stata risvegliata poco tempo fa dall'iniziativa di due personaggi che hanno tentato di bloccarlo. Con un appello al tribunale delle Hawaii (uno dei due abita lì, e vi ha fondato l'orto botanico), Walter Wagner e Luis Sancho hanno sostenuto che l'Lhc è una sorta di "arma fine di mondo" come quella del Dottor Stranamore, che può produrre "buchi neri" in grado di inghiottire Ginevra e poi l'intero pianeta.</p>
<p>Tesi bizzarra, che gli scienziati considerano un'autentica fesseria. Già in passato esperimenti simili (ma più limitati) avevano fatto gridare al pericolo di fine del mondo, e poi non era successo niente. Ma, paradossalmente, la boutade di Wagner-Sancho ha avuto il merito di ricordare che qui al Cern qualcosa di sensazionale sta per avvenire. Non "fine di mondo" ma, casomai, la messa in scena del suo inizio.</p>
<p>Nella sala controllo del Cern un fisico italiano, Roberto Saban, tiene d'occhio sui monitor l'anello sotterraneo che si avvia verso il momento dello start. È il responsabile del collaudo. "Il fascio di protoni viaggia all'interno di una conduttura sotto vuoto, e viene guidato da magneti che gli danno la curvatura necessaria lungo l'anello. Sono 1232 magneti superconduttori, ognuno un bestione lungo 15 metri e pesante 32 tonnellate, alimentati a 12mila ampére. Specie di thermos, che all'interno hanno una massa raffreddata a 1,9 kelvin, cioè meno 271 gradi". A quella temperatura, le bobine di niobio-titanio non presentano resistenza. Se si usassero magneti "caldi", per raggiungere la stessa energia l'anello dovrebbe essere lungo 120 chilometri, e consumerebbe 40 volte tanta elettricità. "Sono magneti "di frontiera", che lavorano al limite della loro progettazione - spiega Saban - Così come la criogenia, cioè il sistema di raffreddamento".</p>
<p>Tutto qui è di frontiera, innovativo, avanti: l'ingegneria, i materiali, i progetti. In ogni campo, la sperimentazione produce ricadute che fanno fare passi avanti alla vita di tutti i giorni. La tecnologia degli acceleratori trova applicazione in campo tumorale e nella diagnostica medica, così come nello studio dei superconduttori, o nei sistemi di screening delle merci negli aeroporti. Il Cern è, insomma, anche un buon affare per gli Stati che lo finanziano, Italia compresa.</p>
<p>Ma vediamo l'anello che Saban sta collaudando. I fasci di protoni (cento miliardi di protoni, in 2800 "pacchetti") viaggeranno all'interno di un condotto (dieci cm di diametro interno) dove viene creato l'"ultravuoto", più vuoto che nello spazio, un decimillesimo di miliardesimo della pressione al livello del mare. I protoni andranno alla velocità della luce, e faranno il giro dei 27 chilometri undicimila volte al secondo. Alla massima potenza dell'Lhc, ogni fascio avrà un'energia pari a quella di un auto lanciata a 1600 chilometri orari. Ogni protone 7 tev (tera elettrovolt), quindi ogni collisione raggiungerà i 14 tev: una soglia mai raggiunta, e considerata necessaria per liberare e riconoscere particelle mai viste. Saban si prepara a controllare l'anello, i magneti che guidano, ripuliscono e concentrano il fascio, le temperature di esercizio: "All'inizio, succederà che non sapremo pilotare la macchina, ma ci aggiusteremo presto".</p>
<p>Lungo il percorso, dentro enormi caverne sotterranee, ci sono i rivelatori, quattro in tutto. Due (Atlas e Cms) sono "general purpose", hanno cioè compiti di osservazione più larghi, seppure con tecnologie diverse. Gli altri due (Alice e Lhcb) sono indirizzati a obiettivi più specifici. Paolo Giubellino, fisico torinese dell'Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare), è uno dei responsabili di Alice (A Large Ion Collider Experiment): "Alice studia la materia nucleare ad alta densità, e cioè il momento in cui si è passati dalla pappa di quark-gluoni alla formazione di protoni e neutroni. Circa venti milionesimi di secondo dopo il Big Bang".</p>
<p>Sarà la prima fase dopo l'avviamento del grande acceleratore, quando per creare Qgp (il plasma di quark-gluoni) si faranno scontrare nuclei di piombo: "Alice è progettata per lavorare a intensità più bassa, quindi per il primo anno lavorerà bene. A bassa intensità, gli eventi sono più rarefatti. Poi gli altri si metteranno a correre. Ma tutti e quattro continueranno a prendere dati insieme. Qui è come se si lavorasse in grandi esplorazioni geografiche, con un gran numero di persone: per ogni rivelatore c'è il contributo di cento istituti di una trentina di paesi diversi".</p>
<p>I rivelatori sono macchine enormi, costruite intorno alla condotta centrale dove passerà il fascio. Fabiola Gianotti lavora ad Atlas, un arnese lungo 46 metri con un diametro di 25 e pesante circa settemila tonnellate: "Qualunque sia la fisica nuova che si rivelerà, Atlas e Cms la vedranno. Oggi conosciamo bene il mondo delle particelle elementari, descritte dalla teoria del Modello Standard. Il modello spiega bene, ma non risponde a tutte le domande. Sappiamo che nell'universo c'è un venticinque per cento di materia oscura, e un settanta di energia oscura. Nessuna delle particelle che conosciamo può spiegare la materia oscura". Il Modello Standard è una teoria che disegna la situazione delle nostre conoscenze. Ma la cosa che sembra sensazionale (a un profano) è che tutto quello che si conosce, la cosiddetta materia ordinaria di cui noi e ogni oggetto sulla Terra sono costituiti, non rappresenta che il sei per cento della materia ed energia dell'universo.</p>
<p>La nostra ignoranza è sconfinata: "Al di là del Modello Standard ci sono molte teorie, e fenomeni che oggi non conosciamo, anche se abbiamo qualche idea. La soglia in cui il Modello Standard comincia a dare segni di cedimento è proprio a quella scala del tev, di energia, che l'acceleratore Lhc per la prima volta raggiungerà. Il termine materia oscura indica anche la nostra ignoranza. Siamo di fronte a un muro, e abbiamo moltissime domande. In questo senso, ci si può aprire un nuovo mondo, e la posta in gioco è bellissima".</p>
<p>Tutti i libri di testo potrebbero finire in archivio. Dietro quel muro si potrebbe scoprire l'esistenza del bosone di Higgs, finora solo ipotizzata: un campo di energia che determina le diverse masse delle particelle. O delle particelle supersimmetriche dette "Susy", che potrebbe spiegare la materia oscura, e di massa abbastanza elevata da non poter essere state prodotte finora artificialmente. Non con il Lep, l'acceleratore del Cern che ha preceduto l'Lhc.</p>
<p>Guido Tonelli, fisico pisano, è uno degli scienziati responsabili del Cms, l'altro grande rivelatore. Ha gli stessi obiettivi, grosso modo, di Atlas, ma con tecnologie diverse. E ciascuno dei due, in pratica, verifica i risultati dell'altro. "Osserveremo un miliardo di collisioni al secondo. Fra queste ne sceglieremo centomila che potrebbero essere interessanti, e alla fine solo cento da immagazzinare su disco. E un flusso di informazioni paragonabile, in quell'istante, all'intero flusso di informazioni del mondo". Ecco quindi che, in un caverna adiacente a quella di Atlas, c'è una grandissima "farm" di computer per selezionare i dati prima di inviarli al centro di calcolo.</p>
<p>Il tunnel sta per essere chiuso, in preparazione dello start. L'ultimo segmento aperto è quello che ci mostra Francesco Bertinelli, ingegnere milanese, che per andare avanti e indietro sotto terra usa la sua mountain-bike: "Questa che vediamo al Punto 4 è la cavità di radiofrequenza, in pratica il pedale dell'acceleratore. Ad ogni passaggio il flusso di protoni aumenta la sua energia". Moltissima tecnologia è di produzione italiana: un terzo degli enormi magneti, per esempio, o i tubi senza saldature della Dmv di Costa Volpino. Infine l'ultimo rivelatore, l'Lhcb: "Questo è diverso dagli altri - spiega Carlo Forti, romano - perché non è circolare ma asimmetrico. Osserverà i mesoni B, che dopo la collisione vanno da una parte sola. E studieremo l'asimmetria materia-antimateria, un miliardesimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang. A una temperatura di dieci milioni di miliardi di gradi".</p>
<p>Tutti i dati degli esperimenti finiscono al Computer centre: "L'analisi è la parte finale - spiega Massimo Lamanna, udinese - Ma qui è anche il punto di ingresso nella struttura del Grid". Qui, nel 1990, Tim Berners-Lee inventò il web, quel www che tutti ora conoscono: c'è ancora, in vetrina, il pc marca Next che venne usato. E qui si è creato adesso il Grid: "La necessità di calcolo era enorme, e si è pensato a una "griglia" che funzionasse come la rete elettrica. L'Lhc produrrà 15 milioni di gigabytes di dati ogni anno, qualcosa come tre milioni di dvd". Questa capacità di calcolo, e di stoccaggio dati, è stata distribuita in circa duecento centri sparsi per il mondo, e interconnessi. In Italia il nodo è Bologna, a sua volta collegato con altri nove istituti.<br />
<!-- do nothing -->Bene, qualche settimana e l'Lhc comincerà a funzionare. Ma c'è qualcos'altro, al di là delle probabili rivelazioni in grado di sconvolgere la conoscenza, che impressiona qui al Cern. Si sono fatte tesi di sociologia e di antropologia per capire come può funzionare tanto bene: "Qui lavora gente di culture diverse, senza avere una struttura coercitiva - dice Paolo Giubellino -. E si cerca, quindi, ogni volta il consenso". "C'è competizione, ma in assoluta trasparenza e totale condivisione dei dati - dice Guido Tonelli -. È qualcosa che in una struttura privata non esiste". Uscendo dal Cern, dopo questa sbornia di eccitazione per il futuro in arrivo, c'è solo da chiedersi: perché non esiste un Cern per la cura del cancro o dell'aids?</p>
<p><!-- do nothing --><!-- fine TESTO --><br />
(<em><!-- inizio DATA -->25 maggio 2008<!-- fine DATA --></em>)</p>
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<title><![CDATA[DESCARGA: SILVESTRE DANGOND - CALIDAD DE VIDA]]></title>
<link>http://blogvallenato.wordpress.com/?p=58</link>
<pubDate>Wed, 14 May 2008 13:55:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>blogvallenato</dc:creator>
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<description><![CDATA[
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<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://img219.imageshack.us/img219/6109/silvestredangond02iy2.jpg" alt="img219/6109/silvestredangond02iy2.jpg" /></p>
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<h1 style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><a name="OLE_LINK4"><span style="font-size:small;"><span>CLIC AQUÍ Y DESCARGA “CALIDAD DE VIDA” EN KZ</span><a href="http://www.mediafire.com/?t1wztsfym0f"><span style="font-size:small;"><span>http://www.mediafire.com/?t1wztsfym0f</span></span></a><br />
  </p>
<h1 style="margin:0;"><span><span style="font-weight:normal;"><span style="font-size:small;"><strong>SILVESTRE DANGOND - Tracklist “La Revolución”</strong></span></span></span></h1>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"> </span></span></p>
<ul style="margin-top:0;" type="disc">
<li class="MsoNormal"><span><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><a title="DESCARGA " href="http://www.mediafire.com/?t1wztsfym0f">Calidad de vida – Jorge “El Pitufo” Valbuena</a></span></span></li>
<li class="MsoNormal"><span><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;">El pasado es pasado – Wilfran Castillo</span></span></li>
<li class="MsoNormal"><span><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;">Que no y que si – Fabian Corrales</span></span></li>
<li class="MsoNormal"><span><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;">Que no se entere – Alberto “Tico” Mercado</span></span></li>
<li class="MsoNormal"><span><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;">El beso de Judas – Negrito Osorio</span></span></li>
</ul>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></a></span></h1>
<p></span></span></span></h1>
<p></span></span></span></h1>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[affacciarsi al balcone, di Verona]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=89</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 20:35:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Ogni giorno, affacciandosi al balcone di casa, potremmo non riconoscere gli occhi dei nostri vicini]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/05/verona-balcone_di_giulietta1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-91" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/05/verona-balcone_di_giulietta1.jpg" alt="" width="556" height="370" /></a></p>
<p>Ogni giorno, affacciandosi al balcone di casa, potremmo non riconoscere gli occhi dei nostri vicini. Non ci siamo mai chiesti e forse non ci interessa altro che non parcheggino nel nostro spazio o che non facciano confusione negli orari di riposo. Possibile che non sappiamo che cosa fanno degli adolescenti per bene, molto per bene, con la scusa che tanto le ideologie sono finite? Ideologie o no perchè non sappiamo nulla di questi ragazzi? Che vergogna.</p>
<p>***</p>
<blockquote><p>[...] Qui è radicata la consapevolezza che la democrazia sia "ars dubiae". Si ha fiducia "nella tolleranza, nel rispetto, in una solidarietà generosamente disponibile, in un reale e radicale rispetto di se stessi e degli altri". Sono pratiche quotidiane e non predicazione (gli studenti, per dire, si tassano ogni anno di 250 euro e quest'anno hanno deciso spontaneamente di aumentare l'obolo di solidarietà). E allora bisogna chiedersi dove nasce la muffa aggressiva che ha rovinato i giorni di Raffaele e spezzato la vita di Nicola?</p></blockquote>
<blockquote><p>"Ce lo siamo chiesti - dice con "doloroso stupore" il preside Francesco Butturini - e ancora ci interrogheremo con i docenti, gli studenti, i genitori. Ci siamo chiesti se abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere per educare gli studenti alla buona cittadinanza. Noi crediamo di aver sempre cercato attraverso l'insegnamento quotidiano e le attività educative complementari, che qui non sono poche, di inculcare negli allievi i principi della civile convivenza. Non è stato sufficiente per insegnare a Raffaele ciò che è lecito, ciò che non lo è, ciò che non è nemmeno pensabile o ipotizzabile. Mi sento sconfitto, come ho detto ai ragazzi, ma non complice. Non siamo stati né indifferenti né distratti. Quando Raffaele si rifiutò di entrare in sinagoga durante un viaggio di studio; quando affrontò il presidente dell'associazione vittime della strage di Bologna rivendicando l'innocenza di Luigi Ciavardini, segnalammo quell'atteggiamento alla famiglia. Al contrario, la questura non ci informò che Raffaele era indagato da un anno. Avremmo potuto fare di più e continueremo a farlo nel dialogo e nel confronto con i ragazzi. Senza dimenticare Raffaele. Non intendiamo abbandonarlo in questo momento e speriamo che Raffaele accolga il nostro invito; comprenda il suo tragico errore; accetti di incamminarsi su una strada radicalmente differente da quella finora seguita". -Giuseppe D'Avanzo, <a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-verona-2/pestaggio-verona-2/pestaggio-verona-2.html">La Repubblica</a>.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la meglio gioventù e il pornografo (liberamente tratto da...)]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=76</link>
<pubDate>Sat, 26 Apr 2008 12:14:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Aggiungiamo adesso, senza alcuna reticenza, che in quella piazza ieri c&#8217;erano umori che non s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/04/beppe_grillo_01tt.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-77" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/04/beppe_grillo_01tt.jpg" alt="" width="488" height="434" /></a></p>
<blockquote><p>Aggiungiamo adesso, senza alcuna reticenza, che in quella piazza ieri c'erano umori che non solo non si identificano con gli schizzi di bile nera di Grillo, ma sono, in parte, anche umori nostri. In tutti i movimenti - direbbe Alberoni - c'è chi fa cassa. Da Masaniello a Canepa a Bossi a Grillo... c'è sempre qualcuno che diventa l'espressione sgangherata di malumori forti e legittimi. E la buona politica dovrebbe calarsi dentro di essi; per tirare fuori, ad esempio, il buon umore dal malumore dei produttori del Nord che stanno con Bossi perché si sentono ipertassati e non protetti.</p>
<p>Così tra i piazzaioli di Grillo ci sono professionisti, docenti, giovani e giovanissimi che coltivano buoni sentimenti e disagio, e magari in qualche caso sono il meglio della gioventù, quella che non trova espressione nei codici della politica e va dunque a cercare un detonatore o un pantografo che percepisca e ingrandisca il segnale.</p></blockquote>
<p>Francesco Merlo, <a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/politica/grillo-contro-napolitano/comico-malumore/comico-malumore.html">Repubblica.it</a></p>
<p>***</p>
<p>Può essere che a furia di guardarci l'ombelico non possiamo far altro che parlare alla pancia. Forse qualcuno lo sa e va davvero in piazza solo per ascoltare uno spettacolo gratis. Io credo sia ancora e solo una questione di appartenenza "desiderabile": noi siamo quelli che...e non è obbligatorio che sia coerente con il resto della nostra esistenza. Perfino in una piazza di quarantamila persone come quella di Torino, ieri, è difficile stabilire quale sia la nuova maggioranza. Si condivide in parte o solo un po', si va lì per vedere, per ascoltare, per ridere <em>un po'</em>. Qualcuno, per esempio, vorrà mettere in dubbio i sani valori della piazza del primo maggio? Ieri ognuno stava al proprio posto ma oggi? Tra un po' lo sentiremo, mettere in discussione anche il primo maggio, anzi, mi aspetto che succeda già la prossima settimana, perchè se voleste sapere che tempo fa io risponderei: c'è vento. Abbiamo ancora bisogno della piazza di San Giovanni in Laterano?...Sai, i sindacati...la Lega Nord...i lavoratori... mi dite voi chi salirà sul palco, come se fosse il <a href="http://www.live8live.com/">Live Eight</a>?...Perchè: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Festa_dei_lavoratori">noi non c'eravamo</a> e oggi ognuno la racconta a modo suo e nessuno è più autorevole della propria pubblicità.</p>
<p>Siamo diventati tutti così pigri che non dobbiamo neanche dimostrare che non siamo mica nati ieri, perchè potremo anche guardare in televisione il Grande Fratello, compiacerci con distacco delle poderose schifezze della televisione generalista, tanto con sky, con internet, abbiamo il mondo a nostra disposizione. Chi vuoi che ce la dia a bere? E poi chi ci controlla? Noi siamo furbi, ci controlla la rete. Possiamo fare tutto, non devono dircelo i giornali o la tv. Perchè se vogliamo, abbiamo una fantastica vetrina nel mondo virtuale. Possiamo scegliere tutto e il contrario di tutto. Il nostro tutto, se vogliamo, ce lo portiamo dietro nell'Ipod o col cellulare, anzi fondiamo un movimento per dare l'Iphone gratis a tutti. Questa è la vera democrazia. E se gettiamo una carta per terra ci riprendiamo con la telecamera e ci sottoponiamo al controllo censorio della comunità virtuale, perchè, in fondo, che male c'è?</p>
<p>Un giorno abbiamo sognato che chiunque poteva diventare il presidente degli Stati Uniti. Oggi si può vincere un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Al_Gore">Nobel</a> per la pace stando nella blogosfera.  In Italia però in fondo non siamo così ambiziosi. Noi sognamo di non pagare più le tasse, l'Ici e il bollo auto. Perchè, in fondo, che male c'è?</p>
<p>NOTA: un'ultima cosa su Grillo. Sull'informazione <em>forse</em> ha ragione, però, democraticamente, se abbiamo il governo che ci meritiamo abbiamo anche la stampa che ci meritiamo. Non è raccogliendo le firme per un referendum non valido, come sostiene <a href="http://blogorrea.splinder.com/post/16852299">Lele</a>, che si diventa più liberi dei liberi. Più furbi dei furbi <em>forse</em> sì.</p>
<p>NOTA2: per i miei colleghi: rassegnatevi. Questo comizio sarà ripetuto a voce, lunedì mattina.</p>
<p><!--more--></p>
<h2>L'ANALISI  <!-- fine OCCHIELLO --></h2>
<h1><!-- inizio TITOLO --><strong>Il comico</strong><br />
<strong>del malumore </strong><!-- fine TITOLO --></h1>
<h3><!-- inizio SOMMARIO --><!-- inizio FIRMA --><span class="txt12"><em>di FRANCESCO MERLO</em></span><!-- fine FIRMA --><!-- fine SOMMARIO --></h3>
<p><!-- inizio TESTO --><strong>ECCO</strong> una bella sfida per la nuova stagione della politica italiana: riprendersi questa piazza che Beppe Grillo riempie ma non merita, e non solo perché, in piena crisi artistica, non riesce più nemmeno a fare ridere. Il punto è che Grillo, per galleggiare nel malumore, ormai deve spararla sempre più grossa. E infatti, in questa escalation, ieri è diventato un altro di quegli irresponsabili italiani che di tanto in tanto vorrebbero riprendere e continuare il lavoro feroce dei partigiani - "ah se solo avessimo più cuore e più coglioni" - scambiando la tragedia della guerra civile con le gag da Bagaglino: "Siamo noi la nuova Resistenza".</p>
<p>Grillo attacca i giornali perché non scrivono quel che vuole lui e come vuole lui. Come tutti i demagoghi italiani, vorrebbe abbattere la stampa<br />
Crede di essere una somma di Totò e del professor Sartori, uno che prende drammaticamente sul serio la propria scienza politica</p>
<p>E come tanti altri anche Grillo attacca i giornali perché non scrivono quel che vuole lui e come vuole lui: "Pennivendoli di regime". E sogna un capo dello Stato meno "Morfeo" e dunque più decisionista, purché ovviamente nel consiglio di reggenza di questo virile presidenzialismo ci sia lui, Beppe Grillo.</p>
<p>Grillo non lo sa, ma il giornalismo, che come tutti i demagoghi italiani anch'egli vorrebbe abbattere, serve anche a mostrare la realtà che sta dietro il dito dell'inaudito. E dunque a segnalare che ieri a Torino la piazza era, come sempre in Italia, molto migliore di lui, nel senso che il malumore del suo "pubblico" non è solo l'umore andato a male di Grillo. E non soltanto perché lì, in mezzo a quei cinquantamila, c'è anche tanta gente che vorrebbe ancora divertirsi a vederlo recitare; gente che - dicono al Sud - lo "buffonia", lo prende in giro, gli fa credere d'esser lì per la sua sapienza politologica e invece è lì soltanto perché in piazza San Carlo non si paga il biglietto.</p>
<p><!--inserto--><!--/inserto--><br />
Insomma alcuni - quanti? - dei suoi fans sono "portoghesi" che sperano di ridere gratis partecipando a uno spettacolo di comicità. E nessuno li comprende meglio di noi che, pur di sentire cantare Ventiquattromila baci o Azzurro, siamo disposti a "buffoniare" Celentano. È così anche per Grillo. L'importante è che, tra una stupidaggine e l'altra di filosofia etica, ci faccia ridere e magari anche ghignare con i suoi lazzi, le sue pernacchie, la sua strumentazione di comico.</p>
<p>Abbiamo un rapporto speciale con i comici, noi italiani. Molti di loro ci hanno insegnato trucchi e scorciatoie di grande intelligenza. Abbiamo imparato molte più cose da Totò che non da Gramsci. Totò, con il suo "vota Antonio, vota Antonio", ci diceva per esempio che la campagna elettorale dei suoi tempi somigliava già ad un canovaccio da commedia dell'arte. Ma nient'altro Totò sapeva e voleva e poteva fare. Questo Grillo invece crede di essere una somma di Totò e del professore Sartori, una specie di Sartori totoizzato, uno che prende drammaticamente sul serio la propria scienza politica. E invece tutto può fare Grillo tranne che saltare la propria ombra, che rimane l'ombra di un comico (in crisi).</p>
<p>Nella rabbia dell'Italia giustamente insoddisfatta della politica, Beppe Grillo è dunque la carnevalata. I suoi sberleffi, le sue parolacce, le sue linguacce sono i coriandoli di piazza. E si capisce che "mandare a fare in culo" possa apparire più piccante che partecipare a una celebrazione - rituale per quanto solenne - della Resistenza.</p>
<p>Aggiungiamo adesso, senza alcuna reticenza, che in quella piazza ieri c'erano umori che non solo non si identificano con gli schizzi di bile nera di Grillo, ma sono, in parte, anche umori nostri. In tutti i movimenti - direbbe Alberoni - c'è chi fa cassa. Da Masaniello a Canepa a Bossi a Grillo... c'è sempre qualcuno che diventa l'espressione sgangherata di malumori forti e legittimi. E la buona politica dovrebbe calarsi dentro di essi; per tirare fuori, ad esempio, il buon umore dal malumore dei produttori del Nord che stanno con Bossi perché si sentono ipertassati e non protetti.</p>
<p>Così tra i piazzaioli di Grillo ci sono professionisti, docenti, giovani e giovanissimi che coltivano buoni sentimenti e disagio, e magari in qualche caso sono il meglio della gioventù, quella che non trova espressione nei codici della politica e va dunque a cercare un detonatore o un pantografo che percepisca e ingrandisca il segnale.</p>
<p>Due parole infine sulla lotta di liberazione contro i giornali che sarebbero fascisti, fogli di regime eccetera eccetera: roba per il vaffa. Tutti vedono che i giornali italiani sono un esempio di caotico pluralismo che produce più informazione di quanta si possa raccogliere e metabolizzare. Insomma in Italia c'è una sovrapproduzione di informazione che, in menti sciagurate e mediocri, produce ingorghi alluvionali. I casi sono due: o Grillo non riesce ad infilarsi in questo gorgo oppure, lì dentro, si ingolfa la sua intelligenza.<br />
<!-- do nothing -->Vogliamo dire che Grillo scambia per prepotenza d'altri la propria incapacità di capire che la realtà è l'insieme di centinaia di punti di vista. Nulla di nuovo e nulla di grave, anche perché i giornalisti non sono sacri. L'importante è non attaccare il diritto degli altri a ficcare il naso nella realtà. Se dunque non gli piacciono i mille giornali che lo raccontano in mille modi, tutti diversi da come egli vede se stesso, Grillo faccia lui un giornale che gli somigli di più, che sia specchio del suo narcisismo: un giornale che canta, insulta e sputa in aria.</p>
<p><!-- do nothing --><!-- fine TESTO --><br />
(<em><!-- inizio DATA -->26 aprile 2008<!-- fine DATA --></em>)</p>
<div class="comments anchor">
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<dt></dt>
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<title><![CDATA[25 aprile]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=74</link>
<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 14:16:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
115° giorno del calendario gregoriano, 116° in quest&#8217;anno bisestile. Dalla mia finestra non]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/04/25aprile.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-75" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/04/25aprile.jpg" alt="" width="500" height="352" /></a></p>
<p>115° giorno del calendario gregoriano, 116° in quest'anno bisestile. Dalla mia finestra non vedo bandiere ma provo ad ascoltare le voci della memoria. Viviamo in un presente che ha perso il senso del tempo, si vede sempre di più nelle ricorrenze. Se non ci fossero i giorni rossi sul calendario, nemmeno ce ne accorgeremmo. Perchè se noi non ci saremo, noi di sicuro non c'eravamo.</p>
<p>IL POPOLO -L'ITALIA E' LIBERA L'ITALIA RISORGERA'</p>
<p>L'UNITA' -UN ULTIMO SFORZO E SARA' LA VITTORIA</p>
<p>"Noi non abbiamo sete di vendetta. Non vogliamo vendette, vogliamo giustizia. Vogliamo soprattutto impedire che quelle forze oscure e reazionarie e certe oligarchie che hanno dato vita e sostenuto per vent'anni il fascismo, non possano mai più rialzare la testa.</p>
<p>Coloro i quali sono i responsabili della catastrofe e della rovina d'Italia, coloro che hanno aperto ai barbari tedeschi le porte del nostro Paese, coloro che li hanno serviti, che hanno collaborato con loro, quei grandi industriali che hanno fornito ai fascisti e alla gestapo i nomi dei patrioti per farli deportare in Germania, i grandi plutocrati che hanno dato vita al fascismo, che per vent'anni lo hanno sostenuto nei suoi delitti, nelle sue guerre di rapina, nelle sue infamie, <em>costoro devono pagare</em>.</p>
<p>Costoro sono gli infami traditori della nostra patria, le loro mani sono sporche di sangue, costoro devono rispondere davanti alla giustizia popolare. Giustizia deve essere fatta. Lo chiedono i vivi. Lo comandano i nostri morti.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Secchia">Pietro Secchia</a>.</p>
<p>"Italiani, mentre il turbine di vergogna e di sangue nel quale sono state sommerse le nostre regioni si allontana sopraffatto dalle forze Alleate e dell'Italia risorta, la DEMOCRAZIA CRISTIANA, che ha vissuto e sofferto la lunga vigilia in unione con gli altri Partigiani raccolti nel C.L.N., invita tutti coloro che credono e sperano in essa come guida dell'Italia di domani, ad operare immediatamente perchè il suo programma si compia.</p>
<p>La DEMOCRAZIA CRISTIANA principalmente vuole:</p>
<p>-uno Stato veramente democratico che garantisca la libertà del cittadino ed abbia in ogni momento la forza per difenderla contro le insidie e gli assalti della reazione e del disordine;</p>
<p>-un assetto economico e sociale, in cui tutti abbiano quei beni che assicurino alla persona umana e alla famiglia un'esistenza non oppressa dal bisogno: arduo compito, per risolvere il quale la DEMOCRAZIA CRISTIANA non esiterà ad affrontare e a combattere le resistenze palesi ed occulte del capitalismo e del latifondismo.</p>
<p>La DEMOCRAZIA CRISTIANA è dunque un partito nettamente democratico: ma si distingue dai movimenti a fianco dei quali ha condotto la lotta, per la sua piena e pratica adesione ai principi essenziali che il Cristianesimo ha dettato al mondo anche per la vita politica e sociale.</p>
<p>Ed è in questo spirito che la DEMOCRAZIA CRISTIANA, aprendosi a tutti coloro che intendono approvarne e praticarne il programma si propone di ricostruire il Paese, al quale, prima di ogni altra cosa,  occorre una profonda rinnovazione morale.</p>
<p>Viva l'Italia!"</p>
<p>IL COM. ESECUTIVO PER L'ALTA ITALIA del Partito della Democrazia Cristiana</p>
<p>***</p>
<p>Il 25 aprile lo ha detto chi aveva ragione. Bisogna sempre ricordarlo.</p>
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<title><![CDATA[primi all'arrivo]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=68</link>
<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 12:59:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Una &#8220;fabbrica orizzontale&#8221;, a cielo aperto e senza mura, lunga cento chilometri, framme]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/04/forrest_gump.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-67" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/04/forrest_gump.jpg?w=300" alt="" width="300" height="319" /></a></p>
<blockquote><p>Una "fabbrica orizzontale", a cielo aperto e senza mura, lunga cento chilometri, frammentata in un pulviscolo di medie e piccole imprese, lavoro artigiano, lavoro sommerso, lavoro nero, lavoro in affitto dove si concentra e sovrappone "il massimo di innovazione e il massimo di mediocrità" e dovunque "capitalisti personali" che chiedono - spiega ancora Aldo Bonomi - "un'affermazione soggettiva, la possibilità di rendere vincente un'idea, un progetto, la propria personale realizzazione in un gioco che mette in discussione la stessa soggettività delle persone, i loro interessi, ma anche i loro gusti, preferenze, perfino i loro affetti e passioni".</p></blockquote>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/formazione-governo/elites-pedemontane/elites-pedemontane.html?ref=search">Giuseppe D'Avanzo</a>, Le Nuove Elites della Rivoluzione Pedemontana, la Repubblica in prima e a pag.12</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[PD-PdL= PdN (il partito del nord)]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=61</link>
<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 15:49:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Giancarlo Galan: «Da solo. Ho scosso l&#8217;albero e la Lega ha raccolto i frutti. Dov&#8217;eran]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/04/caterpillar_kibbutz.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-62" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/04/caterpillar_kibbutz.jpg" alt="" width="408" height="270" /></a></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Galan">Giancarlo Galan</a>: «Da solo. Ho scosso l'albero e la Lega ha raccolto i frutti. Dov'erano i Brancher locali e nazionali quando io parlavo di federalismo fiscale? Io sono felicissimo del risultato, anche del successo della Lega».</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Brancher">Aldo Brancher</a>: «Ma cosa ho detto di così scandaloso? Ho bestemmiato? Dico solo che dobbiamo capire le ragioni dell'insuccesso del Pdl. Quella della doppietta a casa è incredibile, sono cose che spaventano. Galan si ricordi che io ho tre bambini piccoli, lui una piccolina, e non minacci cose di questo genere. E' vergognoso. Spari ai pesci e lasci stare i bambini. Non capisco, non l'ho neanche nominato. Se la sua analisi è diversa, bene, faccia il suo lavoro. Però mi faccia fare il mio e non venga ad insultare».  Raccolto da Alessandro Trocino, Corriere della Sera pag. 9.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Cofferati">Sergio Cofferati</a>: «Quelli dati alla Lega non sono voti di protesta e chi lo pensa commette un errore, su questo ha perfettamente ragione Maroni. Ma l'idea che il Pd debba avere una struttura federalista è ben stagionata, sono cose che abbiamo sempre ripetuto». -Marco Imarisio pag. 11</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Cacciari">Massimo Cacciari</a>: «[...] La questione settentrionale non era aggirabile con qualche ottima candidatura, come quella di Colaninno o quella, meno brillante di Calearo. Sono scorciatoie: o il Pd comprende che al Nord si deve dare una struttura autonoma, dal punto di vista della leadership e dei programmi, radicata territorialmente e socialmente, oppure rimarremo minoritari...». -Paolo Forcellini, L'Espresso pag. 47.</p>
<p>***</p>
<p>Potrebbe essere una cosa seria oppure restare una questione oziosa che ricalca le opposte fazioni del partito delle tessere contro il partito liquido. Di modello federale, soprattutto per il sud, parlò nel 2007, all'indomani della sua elezione 'per acclamazione' a segretario comunale della Margherita napoletana, l'attuale direttore del Riformista, Antonio Polito. Per dovere di cronaca va inserito tra le Cassandre del federalismo.</p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[subway, comizio-2]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=56</link>
<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 21:12:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Ogni tanto bisogna incontrarsi in un luogo comune. Può essere divertente. Poi si chiacchiera e ti ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/04/subway1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-57" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/04/subway1.jpg" alt="" width="600" height="357" /></a></p>
<p>Ogni tanto bisogna incontrarsi in un luogo comune. Può essere divertente. Poi si chiacchiera e ti viene subito voglia di sfatare qualche mito. Ci sono profonde convinzioni che sconfinano nel pregiudizio. Però cominciamo da un luogo comune non troppo affollato:</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hugo_Ch%C3%A1vez">Chavez</a> non è di sinistra. E' un ex militare che ha capito che la stagione dei colonnelli è finita. Meglio travestirsi da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sim%C3%B3n_Bol%C3%ADvar">Simon Bolìvar</a> che da Caudillo, perchè il culto della personalità subisce, come pochi, le mode dei corsi e ricorsi storici. E non è di questo tempo studiare e approfondire.</p>
<p>Bisogna essere moderni. Ad esempio i vecchi incapienti si chiamano modernamente (e moderatamente) <em>insolventi</em>. Come quelli dei mutui.</p>
<p>"<em>Iceland has been swamped by that tsunami because it trusted in the availability of global credit in time for that credit to evaporate. And the fact that Iceland has been so dependent on foreign investors makes those investors even more skittish about investing there: in markets, weakness often begets weakness.</em>"-<a href="http://www.newyorker.com/talk/financial/2008/04/21/080421ta_talk_surowiecki">The New Yorker</a></p>
<p>Vogliamo essere un paese moderno?</p>
<blockquote><p>Questo non è un paese moderno. E' un paese che ha deciso che l'istruzione, quella che ti istruisce al ragionamento, che ti aiuta a pensare e magari a sentirti realizzato nel mondo del lavoro è una cosa per pochi. Per i pochi fortunati che se la possono permettere perchè hanno frequentato delle ottime scuole, fanno i viaggi di studio all'estero (non parliamo delle borse di studio il cui importo è ridicolo) oppure hanno avuto la fortuna di nascere in una famiglia stimolante perchè ha (ed ha avuto a suo tempo) il tempo e i soldi per poterselo permettere. Però diciamo anche che non è un paese moderno perchè rimpiange le corporazioni, quelle che apertamente potrebbero definirsi tali e per legge. Ed è un paese che non è moderno non solo per il conflitto di interessi ma anche perchè non ha un'informazione moderna. Forse noi del secolo scorso dovremo arrenderci all'estinzione del giornale di carta. Però ricordiamoci che in Italia sarà peggio che altrove.  Perchè in Italia si può fare il giornalista e il portavoce e l'ufficio stampa e il politico e tornare indietro o svolgere contemporaneamente due o tre di queste professioni. Non è vietato. Non è incompatibile. E io non me lo spiego.</p></blockquote>
<p><!--more--></p>
<p class="descender">By now, we’re all familiar with the major victims of the subprime meltdown: greedy mortgage brokers, overleveraged hedge funds, feckless banks and brokerages, incautious homeowners, and so on. But the crisis is also wreaking havoc in places that, on the surface, might seem to have nothing to do with the price of foreclosed homes in Miami. Places, that is, like Iceland.</p>
<p>Insofar as Americans think about Iceland at all, it’s as a land whose remoteness belies a vibrant cultural scene featuring hipster titans, like Björk and Sigur Rós, and exceptional social conditions—it’s the top-rated country in the U.N.’s most recent human-development index. But in the financial world Iceland is now a hot topic of discussion for a different reason: many people suggest that it could become the “first national casualty” of the ongoing credit crunch. Until last year, Iceland’s economic track record in this decade had been phenomenal—its annual growth rate averaged close to four per cent over the past decade, and its per-capita gross national income is now higher than that of the U.S. This year, though, the country’s currency, the króna, has fallen twenty-two per cent against the euro; the economy has stagnated; and a global rating agency has put the nation’s three major banks on a credit watch. Now analysts are wondering whether the new Nordic Tiger will end up, instead, as “the Bear Stearns of the North Atlantic.”</p>
<p>So how did Iceland get in so much trouble? That’s the odd part of the story: it isn’t because its banks gambled on the worthless subprime securities that helped undo Bear Stearns and so many others. Iceland’s banks prudently avoided the subprime market, even as they embarked on a lending boom at home and expanded abroad. What got Iceland in trouble was something more subtle: its banks got their money primarily from international investors, making the Icelandic miracle heavily dependent on foreign capital.</p>
<p>In normal times, this might not have mattered, given the country’s solid economic fundamentals. But these aren’t normal times. The subprime crisis, in which investors realized that they had greatly underestimated the risks of lending to people with bad credit, has spawned a wider credit crunch: investors now suspect disaster behind every door, and even seemingly solid borrowers find credit much harder to come by. The subprime crisis was an earthquake that caused a tsunami: the quake has done plenty of damage on its own, but the tsunami looks set to do even more.</p>
<p>Iceland has been swamped by that tsunami because it trusted in the availability of global credit in time for that credit to evaporate. And the fact that Iceland has been so dependent on foreign investors makes those investors even more skittish about investing there: in markets, weakness often begets weakness. Further, the country’s troubles have made it a potential target for speculators seeking to drive down the value of its currency and perhaps cause a run on the banks. In 1998, hedge funds purportedly worked together to attack Hong Kong’s currency and its stock market, an attack that was foiled only when the government bought up a sizable chunk of the stock market. It’s not clear that a similar cabal is gunning for Iceland—the governor of its central bank insists that one is—but the notion is certainly plausible: with a population the size of Pittsburgh and a central bank whose total reserves are less than five billion dollars, the country makes an easy target for hedge funds flush with cash. celand’s current woes teach a useful lesson about the interconnectedness of global markets: trouble can come from anywhere. Homeowners default on mortgages in San Diego, and suddenly people in Reykjavík are paying more for gasoline and wondering if their bank deposits are safe. That doesn’t mean that Iceland is an innocent victim. The country went overboard with spending and borrowing—between 2000 and 2007, domestic credit in the Icelandic banking system more than quadrupled as a share of G.D.P. And relying on foreign money to fuel that kind of frenzy is foolish, since it puts you at the mercy of fickle foreign investors. But Icelanders can be forgiven for wondering if they’ve really been any more reckless than many other countries—most obviously the U.S., which relies heavily on foreign capital to fund home buying and profligate consumption, and whose banking system is rife with reckless lending.</p>
<p>And that’s the second lesson of Iceland’s plight: even in a flat world, there are different rules for different players. In order to prop up the króna, and keep foreign capital from fleeing, Iceland’s central bank has had to raise interest rates to an astounding fifteen per cent, a move that will slow the economy to a crawl. By contrast, the dollar, while weak, has evaded the króna’s precipitous fall; the Federal Reserve, far from raising interest rates, has slashed them; and Congress is borrowing a hundred and fifty-two billion dollars to hand out tax rebates. Iceland’s government has been forced to inflict pain; the U.S. is doing everything possible to avoid it. If Iceland were to attempt to emulate America’s approach, its currency would be demolished, and foreign investors would almost certainly head for the exits. The U.S., by contrast, remains the beneficiary of the world’s generosity—no matter how bad our financial situation looks, countries like China and Japan keep pouring hundreds of billions of dollars into U.S. securities. They’re doing this not out of kindness, of course, but because the U.S. is a colossal market and they need us to keep buying stuff. The world can’t afford to have the U.S. fail, and so we are able to get away with behavior that would wreck smaller countries. Great for us, but when we look at Iceland’s predicament we should say that there but for the grace of China go we. <span class="dingbat">♦</span></p>
<p>Iceland’s Deep Freeze<span class="c cs"><span>, by </span><a href="http://www.newyorker.com/search/query?query=authorName:%22James%20Surowiecki%22">James Surowiecki</a></span></p>
<h4><span class="c cs"> </span></h4>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[restaurazione]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=48</link>
<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 21:17:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Vorrei solo ricordare a tutti quelli a cui piace citare Waterloo o Walterloo, per non incorrere in ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/04/congressodivienna.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-49" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/04/congressodivienna.jpg" alt="" width="450" height="305" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Vorrei solo ricordare a tutti quelli a cui piace citare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Waterloo">Waterloo</a> o Walterloo, per non incorrere in nuovi incresciosi misunderstanding storici, che alla disfatta di Waterloo seguì il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Congresso_di_Vienna">Congresso di Vienna</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[comizio-1]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=47</link>
<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 21:04:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
<guid>http://paoladifraia.wordpress.com/?p=47</guid>
<description><![CDATA[
Il direttore mi ha spesso invitata ad aprire un blog perchè dice che sono antica e che non sono un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/04/img_1095.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-46" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/04/img_1095.jpg?w=655" alt="" width="655" height="437" /></a></p>
<p>Il <a href="http://www.claudiocaprara.it/">direttore</a> mi ha spesso invitata ad aprire un blog perchè dice che sono antica e che non sono una vera progressista, il <a href="http://marioadinolfi.ilcannocchiale.it/">vice-direttore</a> è stato molto felice che io abbia aperto un blog ma dice che è un clone di quello del direttore, (quello dei blog che si somigliano è un tema senza dubbio da approfondire ma non adesso), l'amico-collega <a href="http://marcoesposito.ilcannocchiale.it/">Marco</a>, da vero blogsurfer, mi ha subito fatto pubblicità mentre il compagno socialista <a href="http://aldotorchiaro.ilcannocchiale.it/">Torchiaro</a> mi ha spesso invitata ad aprire un blog per non sentire i miei comizi in redazione. Chi mi conosce sa che quanto segue non è deterrente. Quindi comizio non come sostantivo bensì come verbo:</p>
<blockquote><p>queste elezioni mi hanno dato la sgradevole sensazione di aver sbagliato tutto. Finire gli studi in fretta e bene, fare un master, cercare sempre e comunque di fare il lavoro che adoro ma che non fa nessuno nella mia famiglia e che a trentun'anni non mi mantiene. Anzi, a conti fatti spendo più soldi per lavorare che per vivere, in una stanza mica una casa. E quando ho detto qualche settimana fa che Berlusconi avrebbe vinto a mani basse -ma quale pareggio- perchè avrebbe preso a sinistra e perso al centro non immaginavo quanto guardare in questo specchio mi avrebbe disorientata. Forse è il destino di quelli che nascono alla fine del secolo fare i conti col contrappasso. Ma il Partito Democratico ha retto grazie all'alleanza con il partito più anti berlusconiano e antipolitico che si poteva immaginare. La Sinistra Arcobaleno ha preso quello che meritava. Evidentemente anche il Paese. Dopo quindici anni senza educazione civica, senza informazione obiettiva, senza giustizia secondo uno qualsiasi dei criteri europei, vedere che Paese siamo fa girare un po' la testa perchè non sai più in che direzione. L'operaio della Thyssen del PD è in parlamento, l'operaio par condicio della Sinistra Arcobaleno è a spasso. Gli operai che votano Lega Nord o Forza Italia, festeggiano la vittoria. Cuffaro, Pancho Pardi e Ciarrapico sono in Senato. Non vedo proprio cosa ci sia da festeggiare che De Mita non sia stato eletto. E per non imperversare oltre, copio-incollo il Gramellini di oggi.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41">La sinistra del brillante</a>, Massimo Gramellini La Stampa pag.1.</p>
<p>La foto invece è perchè oggi mi è tornata in mente la fioraia del negozio vicino alla mia casa (stanza) dell'università che una mattina mi disse: "belle sono belle le margherite, magari, ma appartengono sempre alla famiglia dei crisantemi e se fosse per me... nel mio negozio non ce le voglio e infatti le tengo sempre qui fuori."</p>
<p><!--more--></p>
<p>Come avrà reagito la casta intellettuale alla Waterloo, anzi alla Walterloo delle elezioni? In attesa che gli editorialisti girotondini, ieri stranamente silenti, lancino il consueto appello all’emigrazione di massa, un primo squarcio affiora in questo email inviato da una professoressa della Capitale.</p>
<p>«Qui all’Università il lutto è strettissimo. Le colleghe più “disinistra” si stringono nel cashmere quattro fili (da noi non fa caldo) e i trilogy al loro anulare mandano bagliori sinistri di rabbia. Ancora quell’orrido omino Playmobil con la capoccia dipinta di marrone! Che caduta di stile imperdonabile! Meno male che il Direttore di Dipartimento, uomo di mondo e di umili origini, passa per tranquillizzare il gregge e pontifica filosoficamente: “Adesso vediamo che cacchio faranno questi qua… A parte che, per quello che hanno fatto gli altri, peggio non è possibile!” Le “disinistra” alzano un sopracciglio, aspettano che il Direttore esca, consultano il Rolex e, vista l’ora, si preparano ad andare a far merenda in un elegante bar del centro. Fuori, i tamburi dei punkabbestia rimbombano cupi, in previsione di tempi difficili. E pensare che per la prima volta in vita mia avevo votato a sinistra».</p>
<p>La lettera si presta a un paio di considerazioni. 1. Nelle università italiane ci sono ancora «prof» capaci di scrivere in italiano e magari sguazzano nel girone