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	<title>langolo-di-kiwi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/langolo-di-kiwi/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "langolo-di-kiwi"</description>
	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 23:10:47 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Degustazione “napoletana” tra amici.]]></title>
<link>http://divinoscrivere.wordpress.com/?p=166</link>
<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 14:28:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>vocativo</dc:creator>
<guid>http://divinoscrivere.it.wordpress.com/2008/09/12/degustazione-%e2%80%9cnapoletana%e2%80%9d-tra-amici/</guid>
<description><![CDATA[
Extra Brut Riserva Stocker 2000
Soave Classico Pieropan ‘97
Weiss Terlaner Stoker 2006
Blaterle E]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><a href="http://divinoscrivere.files.wordpress.com/2008/09/kiwi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-167" title="kiwi" src="http://divinoscrivere.wordpress.com/files/2008/09/kiwi.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Extra Brut Riserva Stocker 2000</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Soave Classico Pieropan ‘97<br />
Weiss Terlaner Stoker 2006<br />
Blaterle Eberlehof 2006<br />
Castel del Monte Rivera ‘87<br />
Bardolino Bertani ‘94<br />
Hofstatter Blauburgunder s.a.<br />
Lagrein Gries ‘93<br />
Rosso del Carso Castelvecchio ‘91</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Malvasia di Bosa “Licoro” Zarrelli 2004</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Divertirsi degustando e spiando le etichette solo dopo aver immaginato le più improbabili denominazioni e i più improbabili vitigni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Nella mia settimana “meridionale” spunta la degustazione più assurda degli ultimi tempi. Fabio aveva scommesso metà della propria cantina a vantaggio di chi avesse indovinato il Blaterle, vitigno che fino a ieri sera non solo mi era ignoto all’assaggio, ma ne ignoravo persino l’esistenza. Ovviamente su 6 partecipanti alla bizzarra degustazione nessuno si è avvicinato. Io pensavo al sylvaner, ma evidentemente ne era un parente più o meno lontano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’idea era quella di verificare la tenuta di alcune bottiglie d’antan non del tutto adatte all’invecchiamento. In mezzo, qualche sorpresa, come lo splendido <strong>extra brut riserva</strong> di <strong>Stocker</strong> 2000, 60 mesi sui lieviti, il Weiss Terlaner dello stesso produttore e appunto il carneade di turno, il Blaterle.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’Extra Brut, paglierino vivo al colore, ha un naso estremamente complesso, molto al di là dello stancante sentore lievitoso, e bocca molto vivace, fresca, pulita, lunga. Io, che non amo particolarmente le bollicine, sono capitolato sotto questa bandiera altoatesina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Poi si parte con le bottiglie coperte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il primo è un bianco. Colore giallo paglierino intenso con riflessi dorati. Naso piuttosto ridotto e appena burroso. Bocca scomposta e un po’ decaduta. Impossibile risalire al vitigno. Scopriamo le carte: è il <strong>Soave classico</strong> di <strong>Pieropan</strong>, della vendemmia 1997.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Per spezzare, si va verso un bianco giovane, il <strong>Weiss Terlaner 2006</strong> di <strong>Stocker</strong>, (da un'uva autoctona non meglio specificata), bello limpido in un paglierino tenue. Naso molto fresco che varia tra menta e canfora, con affioramenti di erbe aromatiche. In bocca è un vino piuttosto diretto, teso, bella spalla acida che tiene vivo il sorso. Mi piace particolarmente: si beve con molta facilità, senza tuttavia rinunciare alla complessità. È infatti piuttosto articolato, scalpitante. Niente affatto banale. Poi è la volta dello sconosciuto <strong>Blaterle 2006</strong> di <strong>Eberlehof</strong>. Naso finemente aromatico, tendente più al selvatico che al minerale, che rivela immediatamente il suo carattere nordico per i sentori di erbe di montagna. In bocca è schietto, sottile, con una buona mineralità, piuttosto marcata. Sembra un fratello minore del riesling.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">A questo punto si chiude con i bianchi e si parte coi rossi. Tutti rigorosamente con bottiglie coperte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il primo, dal colore granato appena un po’ scarico e mediamente compatto, ha un impatto spaesante: per me ci sono note di peperoni verdi che riconducono ai cabernet. Per Tommaso si tratta piuttosto di un sentore vagamente affumicato. Tuttavia il naso è caldo e affascinante. La bocca è appena smagrita, pur dimostrando una buona tenuta e rivelandosi ancora abbastanza vivace. Chiude appena corto. Nessuno ha indovinato la provenienza o meglio: nessuno ci ha provato. Era un <strong>Castel del Monte rosso</strong> del <strong>1987</strong> della celebre azienda pugliese <strong>Rivera</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">È la volta di un altro campione d’antan: colore granato abbastanza compatto, naso con accenni di liquirizia, elegante, complesso, abbastanza caldo (non tanto caldo da farlo assomigliare ad un vino del Sud: e infatti i presenti si sono divisi su questo punto). In bocca non riesce del tutto a mantenere le promesse che il naso generosamente aveva concesso (come l’80% dei vini sentiti). Pur mantenendosi integro e tutto sommato piacevole e vivace, perdeva la complessità annunciata, mostrando un palato più esile. Sorpresa generale nel leggere l’etichetta: trattatasi di un <strong>Bardolino</strong> di <strong>Bertani</strong> del <strong>’94</strong>. Stando così le cose, essendo un vino senza la minima pretesa d’invecchiamento, giù il cappello per la prodigiosa tenuta di 14 anni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La bottiglia successiva ha un bel colore granato compatto, limpido e trasparente, naso molto preciso, che varia tra accenni minerali (idrocarburi) e un frutto rosso ancora vivo. Poi un corredo complesso di erbe aromatiche, china, rabarbaro. La bocca incredibilmente corrispondente e lunga, senza sbavature, appena un po’ verde. Mi sono fatta un’idea del possibile vino. Per me è un pinot nero. E una volta tanto ci prendo. Trattasi del <strong>Blauburgunder</strong> di <strong>Hoffstatter</strong>, senza annata. Molto probabilmente siamo di fronte ad un campione di una ventina d’anni. Di sicuro il vino più performante.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">A seguire c’è un vino dal granato compatto, piuttosto fitto. Naso cioccolatoso e di cuoio, con qualche accenno ancora di frutta matura, che assomiglia ad una prugna. È un “vinone” che ha anche un bonus di finezza. Quasi tutti hanno creduto si trattasse di un vino meridionale (molti di noi hanno pensato alla Puglia, per un vino alla cui composizione poteva concorrere anche l’aglianico in percentuale, a donargli quel pizzico di eleganza). In bocca però non ha la complessità che ci si aspettava e la possibilità aglianico svanisce. Tiene comunque bene e si difende, risultando molto bevibile a dispetto della potenza prima mostrata. Ad ogni modo abbiamo sbagliato tutto. Era un vino del Nord, molto a Nord. Un bel <strong>Lagrein</strong> di <strong>Gries</strong> del ’93.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’ultimo vino coperto è forse il più deludente (Mauro ne conviene). Colore in linea con i precedenti, mentre il naso è poco intenso e la bocca un po’ corta, sebbene integra e solida. Trattasi di un <strong>Rosso del Carso</strong> (forse a base merlot) del <strong>’91 </strong>di <strong>Castelvecchio</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Dopo il dolce sorseggiamo un po’ di <strong>Malvasia di Bosa</strong>, il “<strong><em>Licoro</em></strong>” di <strong>Zarrelli</strong>. Colore giallo intenso che vira verso il dorato, con riflessi di oro antico. Naso estremamente verticale, tutto improntato su sentori agrumati che muovono dal fascino caldo del bergamotto fino all’esotico lime. In bocca c’è quel piacevolissimo gioco a rimpiattino tra la tendenza dolce e un carattere secco, quasi austero e rigoroso. I ritorni odorosi sono in linea con quelli percepiti all’olfatto. Più che sapido è un vino che poggia sostanzialmente sull’acidità, molto spiccata e rinfrescante. Un tripudio di agrumi. Vino nello stesso tempo semplice nella beva per la sua spiccata nota agrumata, ma piuttosto articolato e dotato di gran progressione al palato. Molto distante dai tratti ossidativi che caratterizzano altri campioni della tipologia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Serata piacevole e spericolata, all’insegna dell’allegria e del disimpegno (una volta tanto…). Quando i discorsi esulavano da argomenti enogastronomici, si parlava del Napoli calcio. Eh, oh! </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Pinot Noir a Napoli]]></title>
<link>http://divinoscrivere.wordpress.com/2008/03/25/30/</link>
<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 16:41:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>vocativo</dc:creator>
<guid>http://divinoscrivere.it.wordpress.com/2008/03/25/30/</guid>
<description><![CDATA[
Qui e qui il resoconto della degustazione di pinot noir di Borgogna tenutasi a Napoli, presso l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://divinoscrivere.wordpress.com/files/2008/03/kiwi.jpg" alt="kiwi.jpg" /></p>
<p>Q<a href="http://www.aisnapoli.it/2008/03/19/report-borgogna-a-napoli-sfilano-cinque-pinot-noir/">ui</a> e <a href="http://www.divinoscrivere.it/dettagli.php?idannuncio=97">qui </a>il resoconto della degustazione di pinot noir di Borgogna tenutasi a Napoli, presso l'enoteca Divino in vigna, organizzata dall'AIS e guidata da Fabio Cimmino. Il vostro pennuto neozelandese era presente.</p>
<p>Qui di seguito le note sui singoli vini. Per l'introduzione, invece, rimando ai link sopra evidenziati.</p>
<p><b><span>Morey Saint Denis Clos Solon 2004 - Fourrier</span></b><span>:</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal">Colore rubino brillante e trasparente. Al naso è il più diretto: frutto pieno e prevaricante, godibile ora, senza particolari nuance che gli conferissero una gran complessità: lampone, ciliegia, note di tostatura. Tuttavia questa semplicità lo renderebbe particolarmente duttile col cibo. Al palato sorprende un'acidità pungente, appena fuori registro e discorde dal naso dolce, facendolo rapidamente recedere.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><b>Vosne-Romanee 2004 - Mugneret Gibourg</b>:</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal">Che a Vosne Romanée tutto ruoti quasi esclusivamente intorno ai gran cru lo si può immaginare. Questo village infatti finisce con l'essere il più 'povero' dei 5 vini in degustazione. All?aspetto è molto prossimo al precedente. Al naso è impreciso, con frutto in primo piano e venature vegetali. Al palato è meno dinamico, in una sorta di limbo che non lo vede schierato né dalla parte della sottigliezza, né da quella della complessità. Chiude troppo frettoloso. Lieviti indigeni.</p>
<p> <b><span>Volnay Santenots 1er Cru 2004 - Roble Monnet:</span></b></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal">Da Volnay questo biodinamico che già agli occhi esibisce un abbigliamento diverso dagli altri: più cupo e carico nel suo rubino. Nel bicchiere è la quintessenza della mutevolezza. Meno preciso al naso sulle prime (vagamente animale), vive di un corredo fruttato intenso, sottobosco e una ricchezza di sfumature che vira verso la mediterraneità. All'improvviso esplode in note di caffè e carrubo, per poi chiudersi in un silenzio solo passeggero. Si aprirà su nuance minerali e sfumature terziarie che gli conferiscono un bonus di complessità. Al palato è reattivo, appena più caldo degli altri, ma non per questo più scontato. Se non è del tutto equilibrato è di sicuro il più originale dei 5.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><b>Gevrey Chambertin 1er Cru Petite Chapelle 2004 - Rossignol -Trapet</b>:</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal">Bello nella sua veste rubino intenso, è al naso che affascina per precisione e ricchezza di sfumature: una volta ossigenato vive su una balsamicità freschissima (menta, anice stellato), con ritorni di sottobosco ed erbe. In bocca è rilassato, ma complesso, stratificato, e di buon equilibrio tra il tono carezzevole e le percettibili acidità e mineralità: è imprevedibile da metà lingua in avanti, dove avanza come una risacca che rinnova le sue onde. È il preferito della sala.</p>
<p> <b><span>Pommard 1er Cru Les Rugiens 2004 - Voillot</span></b><span>:</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal">Il più trasparente, a dispetto della fama dei Pommard che attribuisce loro la palma dei più 'bordolesi' tra i borgognoni. L'architettura, tuttavia, smentisce il visivo. Già al naso, infatti, è tremendamente sui generis e più austero: dopo un'acidità volatile che incupisce il registro, va definendosi un frutto che trascina una striatura ferrosa: dalla ruggine all'emoglobina, in seguito accompagnate da toni balsamici. Vive sul minerale, ma sconta la sua giovinezza specialmente al palato, dove il tannino si mostra ancora asciugante e l'acidità è ancora indomita. Chiude sfumando, ma anche questo potrebbe essere un peccato di gioventù. È il più difficile e austero, da risentire negli anni, ma forse per questo il più emozionante.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal">&#160;</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal">Kiwi kiwi a tutti</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'angolo di Kiwi - Mini verticale Ripe del Falco]]></title>
<link>http://divinoscrivere.wordpress.com/?p=24</link>
<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 14:32:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>vocativo</dc:creator>
<guid>http://divinoscrivere.it.wordpress.com/2008/03/11/langolo-di-kiwi-mini-verticale-ripe-del-falco/</guid>
<description><![CDATA[ 
Si apre ufficialmente l’angolo di Kiwi, rubrica condotta dal nostro curioso pennuto neozelandes]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><img src="http://divinoscrivere.wordpress.com/files/2008/03/kiwi_17.jpg" alt="kiwi_17.jpg" /> </font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Si apre ufficialmente l’angolo di Kiwi, rubrica condotta dal nostro curioso pennuto neozelandese, che si prodiga in assaggi in giro per l’Italia. Nel caso in cui vi capitasse di scorgerlo in una sala, siate pronti a nascondere le vostre bottiglie.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Questa volta il nostro uccello Kiwi è stato ad una mini verticale del <b>Cirò Classico Superiore Riserva Ripe del Falco</b> – <b>Ippolito</b>, tenutasi a Napoli, presso l’enoteca DivinoInVigna (il nome è intonato all’associazione, non vi pare?), come Enolaboratorio per l’AIS di Napoli. Qui di seguito leggiamo le sue serie riflessioni sulla serata e sui quattro vini degustati.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Non si accettano valutazioni in punteggi, né in pennuti avvinazzati.</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Buona lettura e buone note! </font></p>
<p><font face="Times New Roman"> </font><img border="0" width="200" src="http://i6.ebayimg.com/03/i/000/cb/96/bacb_2.JPG" height="133" />  </p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><b>1987</b>: </font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">è, sulle prime, il più brillante tra i 4 campioni in degustazione: evoluto, in una parabola che lo condurrà ad una lunga, splendida vecchiaia. Colore dal fascino decadente, granato non molto compatto, evidenzia un corpo sottile e solo apparentemente esile. Al naso vive su note terziarie, appena accarezzate da un frutto ancora vivo: visciola, amarena, che lasciano spazio ad una predominante liquirizia. In bocca è inaspettatamente il più fresco e vibrante, complesso, non presenta alcol sopra le righe, sorprendendo per reattività, con un tannino ancora indomito. Lungo e asciutto. Cala dopo qualche tempo nel bicchiere.</font></p>
<p><font face="Times New Roman"></font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><b>1988</b>:</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">è il più taciturno e il più restio ad esprimersi. In tutte le caratteristiche rispecchia l’87, ma è decisamente meno brillante e reattivo, più spento ai profumi e con un tannino troppo sopra le righe. Si spegne troppo presto. Verosimilmente non avrà molto altro da dire: il tempo lo ha cristallizzato in una scorbutica mutezza che resterà tale.</font></p>
<p><font face="Times New Roman"></font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><b>1989</b>:</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">è il primo campione realizzato con un processo di fermentazione a temperatura controllata. Colore evoluto che lo apparenta all’88 e all’87. Estratti bassi, come i campioni precedenti. Al naso si esprime con intensità e finezza: idrocarburi e liquirizia, con tocchi di cuoio e un frutto ancora accennato (nonostante i 18 anni compiuti). In bocca è il più rilassato e definito. È, tra i 4, il preferito del dott. Vincenzo Ippolito. Resiste bene nel bicchiere.</font></p>
<p><font face="Times New Roman"></font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><b>1991</b>:</font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">una delle due bottiglie denuncia vistosi problemi di riduzione. Anche l’altra tuttavia divide la sala. Il colore è più fitto e gli estratti sono maggiori. È diverso da tutti gli altri. Vincenzo Ippolito non parla di cambio di stile, ma affidandosi alla memoria ipotizza, nel taglio, una percentuale maggiore di legno. Il vino impiega molto più tempo ad aprirsi: all’olfatto è scomposto sulle prime, per poi trovare una sua definizione in un frutto maturo ed eleganti toni terziari. La bocca però riesce solo in parte a comunicare un’avvenuta fusione tra le parti. Potrebbe evolvere ancora…</font></p>
<p><font face="Times New Roman"> </font><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Kiwi Kiwi, il pennuto avvinazzato</font></p>
]]></content:encoded>
</item>

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