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	<title>langolo-di-sgrigna &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "langolo-di-sgrigna"</description>
	<pubDate>Tue, 13 May 2008 16:23:38 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Il maiale dei Pink Floyd ha votato Obama e poi è volato via]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/?p=629</link>
<pubDate>Tue, 06 May 2008 18:13:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono stato a vedere Roger Waters. In questo tour sta facendo tutto The Dark Side of The Moon.
E non ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stato a vedere Roger Waters. In questo tour sta facendo tutto <a href="http://www.pinkfloyd.co.uk/dsotm/content/setup.html" target="_blank"><em>The Dark Side of The Moon</em></a>.<br />
E non solo: parecchi pezzi di <em>The Wall</em>, <em>Whis you Were Here</em>, ma  anche <em>Set of the Control for the Heart of the Sun</em> -non avrei mai pensato di avere la grazia di sentirla live.<br />
La caratteristica del concerto –a parte me in estasi come in un orgasmo suino– sono stati i riferimenti politici. Tre momenti si sono distinti tra gli altri.<br />
Durante <a href="http://www.youtube.com/watch?v=fLH5mCIGcvc" target="_blank"><em>The Fletcher memorial home</em></a> sullo schermo dietro il palco sono apparsi ritratti di dittatori con delle frasi famose. Tra Stalin e Pol-Pot è apparso Bush e la sua frase: “<a href="http://www.hud.gov/news/speeches/presremarks.cfm" target="_blank"><em>I just want you to know that, when we talk about war, we're really talking about peace</em></a>”. Quello che era seduto vicino a me non è riuscito a trattenersi dal protestare in direzione del palco alzando il medio. Per venire a Dallas a far passare la foto di Bush vicino a quella di Stalin (la foto di Pol Pot sara’ stata scambiata per il tipo che gestisce il dry cleaner all’angolo) ci voglioni i <em>cojones</em>. Tanto di cappello.<br />
<!--more continua a leggere »--><br />
L’altro momento in chiusura quando è iniziato il potente coro di <em>Bring the Boys Back Home</em>. Mentre la bandiera americana veniva proiettata sullo sfondo, il riferimento alla guerra in Iraq si è fatto sentire quasi con dolore.<br />
Ma la cosa più sorprendente è stata vedere il maiale dei <em>Pink Floyd</em> lasciare l'<em>endorsment</em> per Obama e poi volare via.<br />
È andata proprio così. Il maiale è apparso tra il pubblico sulle note di <em>Sheep</em> (che da vivo spacca proprio). Ha fatto il suo giretto sulle nostre teste con una gigantesca scritta Obama con il <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/03/Green_check.svg/600px-Green_check.svg.png" target="_blank"><em>check</em></a> su un fianco.<br />
Poi è volato via. Probabilmente in direzione Indiana e North Carolina dove oggi ci sono le primarie. <br />
Spero proprio che prima il maiale faccia a tempo a visitare il pastore di Obama: <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jeremiah_Wright" target="_blank">Jeremiah  Wright</a></em>. Dopo che si sono calmate le acque per<a href="http://www.youtube.com/watch?v=hwQWuQVE6sw" target="_blank"> i suoi sermoni </a>e dopo che è andato in pensione, questo è ritornato alla carica in un paio di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vuWHy9kHlUU" target="_blank">interviste</a> scatenando l'attenzione dei media e causando grossi guai alla campagna elettorale.<br />
Il pericolo è che quello che ha detto il reverendo venga usato come qualcosa che definisce la figura di Obama mettendo in serio pericolo la sua eleggibilità, tanto che il candidato democratico è stato costretto a <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZZNGQCCdK6U&#38;feature=related" target="_blank">ripudiarlo</a>.<br />
Quello che ha detto Wright alle mie orecchie non suona per nulla oltraggioso, anzi mi sono sembrate delle banalissime verità. <br />
A quanto pare nel sistema americano dei mass media ci sono delle verità che non possono essere dette. Un po’ come le verità che non possono essere dimostrate nel Teorema di Godel.<br />
Una di queste è la smentita del preconcetto del <em>good guys, bad guys</em>. Non saprei bene dire da dove è partita questa storia: se da troppa Bibbia digerita male, dai film di John Wayne o dai cartoni animati giapponesi oppure è l’onda lunga della propaganda della seconda guerra mondiale, fatto sta che per l’americano medio il mondo si divide in buoni e cattivi.<br />
Molto più probabilmente è solo un effetto delle comunicazioni di massa che fa passare i messaggi solo se appiattiti e semplificati, comunque la maggior parte degli americani sono convinti che, per definizione, loro sono i buoni e gli altri sono i cattivi. Qualunque argomento che smentisca questo pregiudizio è avvertito come un insulto, perche’ mette in dubbio la loro buonafede. Anzi è proprio inconcepibile, come per noi il cappuccino del tedesco con la pizza.<br />
Stasera ci saranno i risultati delle primarie di Indiana e North Carolina.<br />
Speriamo nel maiale.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Di riporto]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/?p=628</link>
<pubDate>Thu, 01 May 2008 18:31:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho letto I Complici quest&#8217;estate.
Dopo l&#8217;elezione del Presidente del Senato volevo ripor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/complici-tutti-uomini-bernardo-provenzano/libro/9788881127863" target="_blank">I Complici </a>quest'estate.<br />
Dopo l'elezione del Presidente del Senato volevo riportarne qui alcuni stralci, ma la mia copia non so bene se è restata in Italia o in Michigan.<br />
Comunque a giudicare da Google è più facile accedere a queste informazioni attraverso <a href="http://www.lagazzettadelsudafrica.net/Articoli/2007/Agosto/Art_040807_11.htm" target="_blank">la Gazzetta del Sud Africa.</a> <br />
Valutate voi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[B.O.(h)]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/?p=623</link>
<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 23:48:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/?p=623</guid>
<description><![CDATA[Alle due c&#8217;era già la fila.
Il discorso sarebbe iniziato alla otto di sera e alle due c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Alle due c'era già la fila.<br />
Il discorso sarebbe iniziato alla otto di sera e alle due c'era già la fila per entrare.<br />
Quando sono uscito dal lavoro alle cinque mi sono diretto con una certa fretta verso il palazzetto.<br />
Vedevo le macchine della polizia parcheggiate di traverso a <em>Main Street</em> con i lampeggianti accesi. Davanti ad ogni ingresso c'era una moltitudine di persone disposta in ordinate file indiane lunghe poco meno di un chilometro.<br />
Qua e là giravano dei tipi con dei borsoni che vendevano magliette, spille e cappellini.<br />
L'ultima volta che ho visto così  tanta gente era al concerto dei <a target="_blank" href="http://www.toolband.com/">Tool</a>.</p>
<p><!--more continua a leggere »-->Ho chiesto ad un volontario che mi ha indicato una delle due file.<br />
La sicurezza era molto indaffarata e controllava tutto: borse, scarpe e cinture, ma in mezz’ora ero dentro.<br />
Trovata l’amica che mi aveva tenuto un posto, mi posiziono e guardo il cellulare: bene, sono le cinque e mezzo. Mancano due ore e trenta minuti.<br />
Adesso cosa faccio?<br />
Aspetto.<br />
Nel frattempo il palazzetto si è completamente riempito: undicimila persone e non un posto libero. Secondo i giornali il partito democratico in Texas è diviso in tre parti uguali tra afroamericani, bianchi e latinos.<br />
Le primarie qui sono sempre state sottotono. Di solito i candidati arrivano qui in solitaria come uno scalatore sul <a target="_blank" href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Col_du_Galibier">Col du Galibier</a>. Non quest’anno e ovviamente sono tutti eccitati per la novità.<br />
La maggioranza delle persone qui è nera, forse un sessanta per cento. Il resto sono bianchi. E i messicani? Nove. No, non per cento. No, proprio nove persone, li ho contati girando tra le poltroncine e guardandomi attorno.<br />
Quando dicono che i loro voti sono nelle mani della Clinton non si sbagliano.<br />
Immancabile come la <a target="_blank" href="http://www.recipetips.com/recipe-cards/t--1983/easy-fettuccine-pasta-alfredo.asp">pasta alfredo </a>in un ristorante italiano in USA, alle otto sale sul palco un cantante e si lancia nello<em> </em><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Star-Spangled_Banner"><em>Star Spangled Banner</em></a>, le undicimila persone si alzano in piedi, mento all’insù e mano sul cuore.<br />
Tutte le volte che assisto a queste scene, resto profondamente in imbarazzo. Non so se ridere o preoccuparmi.<br />
Ma ormai ci sono abituato. Mi alzo anche io e mi guardo attorno sperando che finisca tutto il prima possibile. Quando scema l’ultimo acuto, con sollievo mi siedo. Mi ronza in testa solo la parola nazionalismo. Sono infastidito e mi chiedo se tutti capiscano quanto -da qui- sia breve e pericolosa la via verso il fascismo.<br />
Ma forse sto facendo confusione, come al solito, e sto mischiando due esperienze storiche diverse.<br />
Iniziano a distribuire, nei settori più a portata di telecamere, i cartelli con scritto <em>Change we can believe in</em>.<br />
Sale sul palco una signora che parla brevemente, ma il volume del microfono è talmente basso che non si sente una sola parola.<br />
Ancora una decina di minuti, dietro il palco c’è un poco di trambusto, guardie di sicurezza e poi arriva lui con passo deciso.<br />
Piccolo bagno di folla e poi sale sul palco saltellando sui gradini.<br />
La folla esplode.<br />
<a target="_blank" href="http://www.barackobama.com/index.php">Obama Obama.<br />
</a>Sembra sia arrivata la madonna pellegrina.<br />
<em>Yes, we can</em> e visto che siamo in Texas, <em>sì se puede</em>. I nove messicani che ho contato prima non riescono bene a farsi sentire, ma c’è posto anche per loro.<br />
Il discorso di Obama non è molto lungo e ripete con qualche variazione quello che va dicendo da mesi ormai nei vari dibattiti.<br />
Mi colpisce la scioltezza con la quale districa la superficialità della proposta politica. Un aspetto peraltro comune a tutti i candidati democratici e repubblicani. Certo davanti ad una folla tale non si possono snocciolare dei numeri e dei ragionamenti troppo fini, ma all’ennesimo esempio di mamma-che-non-può-pagare-l’affitto o di nonno-che-non-riesce-a-pagare-le-medicine il mio sconcerto cresce. E vai di Health Care per tutti, ritiro dall’Iraq, più tasse per ditte che trasfericono posti di lavoro overseas, più attenzione all’istruzione, più diplomazia.<br />
Bene son d'accordo, ma come? Non si dice.<br />
Sicuramente uno che corre per la carica di presidente degli Stati Uniti d’America <a target="_blank" href="http://origin.barackobama.com/issues/">i piani ce li ha</a>, ma a quanto pare, spiegarli agli elettori è inutile, se non controproducente. Poi sono arrivate delle (facili) bordate a Bush che hanno mandato in visibilio i presenti. Ed una battuta: chiama Cheney cugino e spiega che qualcuno ha ricostruito il suo albero genealogico e ha scoperto che l'attuale vice president è un suo <a target="_blank" href="http://www.msnbc.msn.com/id/21340764/">lontanissimo parente</a>.<br />
Nella seconda parte del discorso, quella più <em>motivational</em>, Obama si ispira chiaramente a Kennedy e spende le sue capacità oratorie sul concetto di speranza. In due parole -racconta- l'<em>hope</em> è qualcosa di corale e comune di cui lui è solo un <em>excuse</em>.<br />
Che il cambiamento parte da qui.<br />
A me sembra che il cambiamento ci sia già stato.<br />
E forse è iniziato nel 1960 proprio quando Kennedy batté Nixon grazie alle sua doti telegeniche.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La logica delle cose - Il progetto CoBIs]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/?p=622</link>
<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 05:15:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Le cose, gli oggetti e gli utensili hanno una loro logica inerente. La loro forma &#8220;traduce]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le cose, gli oggetti e gli utensili hanno una loro logica inerente. La loro forma "traduce" la logica secondo la quale l'uomo li ha inventati e costruiti. Mi spiego, senza tirare in ballo le categorie aristoteliche, che sarebbero peraltro pertinenti, se non fosse che il mio Aristotele è restato in terza liceo (e da laggiù mi fa ciao ciao con la manina).<br />
Un tavolo ha una forma tale per sedercisi di fronte, appoggiare i gomiti, tenere su piatti e bicchieri. Se avete fatto un picnic saprete quanto un tavolo è utile (in vita mia ne ho fatto uno che avevo cinque anni. I conflitti scatenati si sono trascinati per mesi: formiche unne, bottiglie che cadono e spandono il contenuto e io che rotolavo tra il cibo non hanno certamente trasformato la mia famiglia in quella del Mulino Bianco).<br />
Sì certo, se vi sta arrivando Chuck Norris in casa con i volantini elettorali di <a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=MDUQW8LUMs8">Huckabee</a>, potrete usare il tavolo per barricarvi dentro. Ma diciamo che la logica del tavolo è più o meno fissata. E comunque non basterà certo un tavolo per fermare Chuck Norris.<br />
<!--more continua a leggere »-->Va bene, sì avete ragione , l'ho presa un po' da lontano, solo per dirvi che un progetto dalla commissione europea, <a target="_blank" href="http://www.cobis-online.de/index.html">il progetto CoBIs</a>, sta per cambiare tutto ciò.<br />
E non solo.<br />
L'idea è quella di impiantare dentro gli oggetti dei minuscoli chip che permettano di modificare la logica delle cose. In questo modo l’utilizzo di oggetto diventa flessibile e adattabile. Non ci sarà più solo la forma a modellare la logica e l'utilizzo di qualcosa, ma ci sarà anche una "intelligenza" autonoma.<br />
Ma l'originalità del progetto non è solo limitata alla logica delle cose, diventa qualcosa di più. Molto più profondo e innovativo.<br />
Si trasforma in un internet delle cose.<br />
Infatti questa "intelligenza" impiantata nell'oggetto attraverso il chip è orientata alla comunicazione con altri oggetti, come avviene tra reti di computer.<br />
Avremo così una rete di cose, oggetti e utensili, che non solo si "parlano" tra loro ma lo fanno attraverso una logica flessibile e modificabile a seconda delle circostanze. Addirittura, e questo è un ulteriore passo, la comunicazione tra cose non sarà neppure necessariamente controllata da un sistema di Backend, cioè un <a target="_blank" href="http://www.cineaste.com/hal9000.jpg">HAL 9000 </a>che gestisce il tutto in modo centralizzato (e poi vi fa finire il film che non dormirete per due notti), ma sarà in qualche modo autonoma. Proprio come avviene in Internet dove non c'è nessuno nodo in rete che sia indispensabile (a parte, ops, i <a target="_blank" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&#38;ID_articolo=3925&#38;ID_sezione=&#38;sezione=">cavi sottomarini</a>).</p>
<p>Siamo davanti ad un cambiamento di paradigma: finora gli oggetti si utilizzavano, d'ora in poi avranno dei veri e propri comportamenti.</p>
<p>Questo progetto per la prima volta realizza queste idee al di fuori di laboratori e centri di ricerca e le attua all'interno di alcune ditte. Gli scenari implementati finora sono diversi (per i dettagli vedere <a target="_blank" href="http://www.cobis-online.de/files/Deliverable_D104V2.pdf">qui</a>), si va dal controllo di sostanze chimiche pericolose (quando dei bidoni di sostanze che non si piacciono si avvicinano questi si parlano e autonomamente si mettono ad urlare) allo scenario degli "scaffali intelligenti"; dove le camice disposte su un ripiano sono in grado di raccontare quante volte sono state toccate dai clienti senza essere state acquistate o se un certo modello di maglione inizia a scarseggiare oppure se una mutanda finisce nello scaffale dei berretti.<br />
Sì  lo so, forse questo scenario non sembra proprio così “intelligente”.<br />
Ma le implementazioni per la gestione della pericolosità di alcune attività lavorative (dio sa se ce n'è bisogno, <a target="_blank" href="http://www.60019.it/articoli/file/20071227-eurispes_morti%20_bianche.pdf">sopratutto in Italia</a>), "intelligenti" lo sono di sicuro: ci sono martelli pneumatici che si spengono, quando un operaio li utilizza troppo a lungo mettendo a rischio la propria salute oppure ambienti pericolosi che permettono l'accesso solamente alle persone che sono dotate delle necessarie misure di sicurezza.</p>
<p>Ma qui siamo solo davanti ad esempi primordiali, basta un minimo di immaginazione per vedere gli oggetti attorno a noi “comportarsi” e organizzarsi in scenari fantascientifici.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Evanescenze]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/?p=620</link>
<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 04:15:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ricordo ancora dove l&#8217;ho letta.
Anni fa - ero a Stoccarda alla Staatsgalerie. Una frase del pi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo ancora dove l'ho letta.<br />
Anni fa - ero a Stoccarda alla <a href="http://staatsgalerie.de/">Staatsgalerie</a>. Una frase del pittore <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Egon_Schiele">Egon Schiele </a>(eh sì, quello di alcune copertine di Dylan Dog) messa a commento della sua opera <em>Der Prophet</em>.<br />
Anzi -potenza di internet - <a href="http://staatsgalerie.de/gemaeldeundskulpturen/klamod_rundg.php?id=4">c'è ancora.</a></p>
<blockquote><p>I corpi possiedono una propria luce che dissipano vivendo.</p></blockquote>
<p><!--more continua a leggere »--><br />
Improvvisamente mi e' ritornata in mente ieri sera, mentre leggevo un passaggio in <a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=673810">Imperium</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ryszard_Kapu%C5%9Bci%C5%84ski">Ryszard Kapuściński</a>, talmente poetico che voglio riportarlo qui.<br />
Siamo a <a href="http://maps.google.com/maps?hl=en&#38;ie=UTF8&#38;t=h&#38;om=0&#38;ll=62.06016,129.748535&#38;spn=1.240629,5.108643&#38;z=8">Jakutsk</a> in Siberia, il giornalista incontra una bambina: Tania che gli racconta di quando fa freddo.</p>
<blockquote><p>Il grande gelo, spiega, si riconosce dal fatto che in aria sta sospesa una nebbia chiara e brillante. Passandoci in mezzo la persona ci stampa in mezzo un corridoio delle sue dimensioni. Dopo che sei passato il corridoio resta lì, fermo nella nebbia. Un omone si lascia dietro un corridoio grosso, un bambino un corridoietto piccolo piccolo. Tania, essendo magra, forma un corridoio stretto ma abbastanza alto per la sua età: non per nulla è la più alta della classe. La mattina in strada, osservando i corridoi, Tania capisce se le sue compagne siano già andate a scuola: qui tutti riconoscono al volo i corridoi di amiche e vicini.<br />
Ecco un corridoio largo, basso, dalla linea netta e decisa: segno che e' passata Klavdia Matveevna, direttrice della scuola.<br />
Le mattine che non si vedono in giro corridoi di altezza corrispondente agli scolari delle elementari, significa che il freddo è troppo intenso, la scuola è chiusa e i bambini stanno a casa.<br />
A volte si vedono corridoi irregolari, interrotti di colpo. Significa, e qui Tania abbassa la voce, che un ubriaco è inciampato e caduto. Con il grande gelo molti ubriachi ci lasciano le penne, e in quel caso i loro corridoi sembrano un vicolo cieco.</p>
<p><span style="font-size:8pt;">Traduzione di Vera Verdiani</span></p></blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Agenda Setting]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2008/01/20/agenda-setting/</link>
<pubDate>Sun, 20 Jan 2008 18:27:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Uno dei libri più interessanti che mi sia capitato di leggere recentemente è Setting the agenda di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei libri più interessanti che mi sia capitato di leggere recentemente è <em>Setting the agenda</em> di Maxwell Mccombs.<br />
L’autore iniziò a studiare gli effetti dell’interazione tra media e opinione pubblica nel 1968 in concomitanza con le elezioni presidenziali statunitensi. In questi anni ha finito per elaborare una teoria che ha chiamato <em>Agenda Setting</em>.</p>
<p>Cosa c’è dietro a questa teoria? L’idea che l’importanza di un problema nella pubblica opinione è determinata dall’importanza con cui questo problema è trattato dai media.<br />
A questo livello la teoria sembrerebbe quasi un’ovvietà, ma vista da più vicino questa ovvietà ha degli aspetti sorprendenti.<br />
Il primo è che non esiste nessuna relazione di sorta tra l'esistenza di un fatto nei media e nella realtà.<br />
Nessuna.<br />
<!--more continua a leggere »--><br />
Nel libro ci sono parecchi esempi di questo tipo che vanno dal problema della droga negli anni ottanta negli Stati Uniti, fino alla crisi petrolifera in Germania Ovest nell’autunno del 1973. Questo caso è quello che mi ha più colpito. Su tutti i giornali e TV tedeschi di allora non si parlava d’altro che di mancanza di petrolio, finché in pochi giorni si è creato il panico e si sono formate le file fuori dai distributori. Qualcuno poi è andato a vedere i dati sull’importazione di petrolio in Germania durante quell’autunno e si sono rivelati addirittura leggermente superiori alla media: il petrolio in Germania non mancava, anzi era in leggero eccesso.<br />
Girava solo la voce sui media.</p>
<p>Ma come funziona questo circo? Ci sono tre livelli: il primo è quello della fonti delle notizie che possono essere conferenze stampa di politici, piuttosto che avvenimenti o incidenti particolari. Il secondo livello è quello dell’interazione dei media tra di loro, si copia una certa notizia da un giornale all’altro un certo numero di volte finché esplode il “caso”.<br />
Qui basta dare un occhiata alla prima pagina dei quotidiani on-line e confrontare la prima notizia tra le varie testate, il più delle volte sembra lo stesso giornale con due grafiche diverse. Quasi una rincorsa a scrivere delle stesse cose.<br />
Ma il primo livello non è soltanto un fornitore di notizie per il secondo, il rapporto è dialettico e spesso complesso. L’insistenza dei media su alcuni argomenti (che ripeto non è detto che siano reali, anzi) può anche influenzare l’agenda politica. I problemi analizzati nel discorso sullo stato dell’unione nel 1978 dell’allora presidente Carter non vennero in alcuno modo amplificati dai media nei giorni successivi, al contrario si è verificato che il risalto dato dai giornali e TV a certe notizie abbia influenzato l’agenda del presidente. Per il discorso di Nixon, pochi anni prima -nel 1970- invece il rapporto è stato diretto: i problemi evidenziati dal presidente vennero ripresi dai media nei mesi successivi.<br />
Il  terzo livello di elaborazione della agenda è costituito dalle norme, tradizioni e modelli culturali che i giornalisti seguono. Per esempio il prestigio di una testata, la selezione di notizie presso le agenzie di stampa e non ultima la cultura giornalistica. Un esempio fornito da Mccombs è la permeabilità dell’agenda dei media rispetto a quella dei partiti politici: in UK è piuttosto facile per i partiti influenzare i media, mentre negli Stati Uniti non lo è per niente (sarebbe interessante comparare questi modelli stranieri con quello italiano per valutare quanto grezzo da noi è questo insieme di norme culturali giornalistiche, ma forse è masochismo puro).</p>
<p>Ogni singola notizia viene scolpita da questo meccanismo a tre livelli attraverso due fattori: il grado di rilevanza e la scelta degli attributi. Il primo fattore determina “cosa pensare”, mentre il secondo “come pensare”.<br />
Più un argomento è ritenuto importante dai media, più questo diventa determinante per l’opinione pubblica. Il modi per farlo diventare determinate sono due: la ripetizione e lo "spazio" attribuito sullo stesso media e su media differenti.<br />
Si può fare in modo che una guerra esista o meno, come nei casi dei conflitti africani, definendone la rilevanza nei media.<br />
Il secondo fattore è molto più subdolo.<br />
Tra una serie di attributi che si possono dare -per restare nell'esempio- ad un conflitto, se ne mette in evidenza uno in particolare. Tutto il dibattito che ne seguirà sarà orientato da questo attributo.<br />
Nel caso del conflitto accoppiarlo a pulizia etnica o alla religione vuol dire condizionarne il dibattito. Per fare un altro esempio che abbiamo avuto sotto gli occhi di recente, assegnare l’attributo della nazionalità ad uno stupratore e modellarne la notizia di conseguenza, significa in ultima istanza influenzare e condizionare il “come” l’opinione pubblica pensa. Questo fenomeno è chiamato <em>framing</em>.<br />
Una volta che questi due fattori sono selezionati la notizia vive di vita propria, la cui durata e influenza varia per la tipologia di media. Abbiamo, nel caso della TV nazionale una massima concordanza tra l’agenda dei media e quella dell’opinione pubblica nel giro di una settimana. La concordanza decade dopo due mesi.<br />
Per le riviste la massima concordanza -invece- appare nell’arco dei due mesi e scema dopo i sei mesi.</p>
<p>Un aspetto interessante di questa teoria è che funziona soltanto per i media privati. Quando i media sono in mani statali non c’è nessun trasferimento dalla <em>media agenda</em> alla <em>public opinion agenda </em>(questa osservazione mi ha fatto ripensare al dibattito sulla privatizzazione della RAI, forse non è proprio così vantaggioso per noi che venga collocata privatamente).</p>
<p>Se si leggono i titoli dei giornali e si ascoltano i notiziari in TV giornalmente si può toccare con mano la validità di questi dati, anzi diventa quasi un giochino trovare e svelare i meccanismi che stanno dietro le notizie.</p>
<p>Ovviamente l’effetto ultimo dell’<em>agenda setting</em> è quello di modificare i comportamenti delle persone. Innanzitutto per quanto riguarda le elezioni, ma non solo, i risultati possono andare ben oltre la sfera politica. I tre ruoli ricoperti dalle comunicazioni di massa: sorveglianza, consenso e trasmissione della cultura danno a questa teoria prospettive molto profonde.<br />
La trattazione delle notizie attraverso il modello dell’<em>agenda setting</em>, può arrivare, e in parte lo ha già fatto, a modificare cose come il nostro senso estetico o la nostra storia.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Beowulf]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/12/04/beowulf/</link>
<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 18:51:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/12/04/beowulf/</guid>
<description><![CDATA[Lo scorso fine settimana ho visto il nuovo film di Robert Zemeckis: Beowulf, tratto  dall&#8217;omon]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso fine settimana ho visto il nuovo film di Robert Zemeckis: <a href="http://www.beowulfmovie.com/">Beowulf</a>, tratto  dall'<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Beowulf">omonimo</a> ciclo epico all'origine della letteratura inglese.<br />
È girato con una tecnica chiamata "motion capture" che trasforma tutto in una specie di videogioco cartonanimatizzato. Niente da dire sul film: castelli, ancelle in pericolo, draghi cattivi e robe così.<br />
Un film come un altro, se non fosse che ci siete letteralmente seduti dentro.<br />
Avete presente il 3D con gli <a href="http://www.q-design.org/images/rainbowsymphony.jpg">occhialini</a> di carta e lenti d'acetato rosse e verde, tipo caramelle Rossana?<br />
Il principio è quello, ma questa volta il risultato è -vai di avverbio, ma quando ce vo ce vo- assolutamente mozzafiato.<br />
Il salto della tecnologia cinematografica è paragonabile solamente al passaggio dal muto al sonoro.<br />
Ci sarebbero molte cose da dire: il cast stellare, reso inutile dalla cartoanimatizzazione; il movimento delle telecamere e la percezione che ormai abbiamo dello spazio dovuta ai video giochi; la trasposizione del poema eccetera eccetera.<br />
Ma una sola da fare: andare a vederlo in 3D, <a href="http://cinema.castlerock.it/news.php/id=4895/notizia=la-leggenda-di-beowulf-anche-in-3d">qui le sale</a>.<br />
Dimenticavo, state attenti ai colpi di lancia.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Meditazione su seggiole bianche]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/11/23/meditazione-su-seggiole-bianche/</link>
<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 17:18:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho sempre pensato che se ci fosse qualcosa come il senso della vita sarebbe legato in qualche modo a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre pensato che se ci fosse qualcosa come il senso della vita sarebbe legato in qualche modo alla meditazione buddista.<br />
Poi, quando Baggio ha sbagliato il rigore ai mondiali del 1994, ho cambiato opinione.<br />
<!--more continua a leggere »--></p>
<p>Forse senso della vita è un po' esagerato, e poi il rigore l'aveva sbagliato anche Massaro. Quello che trovo affascinante è cercare dove sta la realtà. Vedere questo mondo senza occhi e orecchie, come in certi <a target="_blank" href="http://www.adelphiana.it/pdf/sacks_occhio.pdf">racconti</a> di Oliver Sacks.<br />
Perché alla fine, dopo un po', prendiamo tutto per scontato, le cose, le parole, le persone, gli animali e le piante. <br />
Ma non dovremmo, almeno finché stiamo lontano dalla patologia.</p>
<p>Così ho trovato un volantino in un cafe che pubblicizzava un <a target="_blank" href="http://www.kadampa.org">tempio buddista</a>.<br />
Putroppo non è <a target="_blank" href="http://www.padmacahaya.com/">Reiki Tummo</a>. Una scuola che una mia amica ha detto essere <em>the shit.</em> Che non vuol dire che fa schifo, anzi è l’ultimo ritrovato in fatto di meditazione qui in US. Dice che dopo un intenso training si entra in uno stato di orgasmo continuo. Sono perplesso, per gli orgasmi preferisco metodi tradizionali</p>
<p>Sette e mezza, mi presento.<br />
All' ingresso incrocio una signora che mi saluta con una risata da telefilm americano, dice che anche lei è lì per meditazioni. Salgo le scale pensando che forse avrebbe preferito il Reiki Tummo. <br />
Il tempio, a dispetto del nome altisonante, è una grande stanza senza arredamento: poche sedie di plastica bianche e un altare con quadri, foto e statuette dorate.<br />
Anche nella <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bible_Belt">bible belt</a> le chiese sono capannoni con insegne luminose, non resto deluso dal tempio. Mi sembra normale.<br />
Il monaco mi aspetta sulla soglia. Si presenta, si chiama Norbu. È magro come un chiodo, porta enormi occhiali, tipo socialismo reale, ma veste la classica tunica rossa e gialla. Tolgo le scarpe e le lascio all'ingresso. Assieme a dieci dollari di offerta. Le sedie bianche sono disposte in file parallele, pensavo di dovermi sedere per terra -eh sì ho ascoltato troppo Battiato. Sono molto curioso, non so bene cosa aspettarmi.</p>
<p>Ho due immagini distinte: in una sono li' in silenzio a ripassare mentalmente la formazione dell'Atalanta del 1983-1984 e chiedermi se <a target="_blank" href="http://www.creamweb.it/fantacalcio/images/amarcord/3_5.jpg">Magnocavallo</a> c'era o aveva già smesso.<br />
Nell'altra ci sono io seduto a testa in giù sul soffitto nella posizione del loto, mentre il monaco in panico chiama il suo superiore da un telefono a muro urlando in tibetano.<br />
O sono la reincarnazione di qualche antico lama o non sa come farmi scendere.</p>
<p>Purtroppo la seconda scena non sia avvera.<br />
Oltre a me ci sono altre quattro persone. Ci sediamo, Norbu ci spiega il programma dalla serata: meditazione, predica, rimeditazione. Muove le mani in modo molto elegante, finiscono sempre due posizioni: verticalmente davanti allo sterno od orizzontalmente in basso a livello della pancia. A volte sembra una di quelle statuette che stanno sull'altare. La sua voce è estremamente dolce e suadente.<br />
- Sì occhei, la meditazione, ma come si fa? <br />
Nessuna spiegazione particolare. Ci si siede comodi, con la schiena dritta e i piedi paralleli ben piantati per terra. Si sovrappongono le mani e si congiungono i pollici, si chiudono gli occhi e ci si rilassa. Bisogna passare dalla fronte, alla braccia sino giù ai piedi e far in modo da rilasciare i muscoli.<br />
Poi ci si concentra sul respiro. Quando si inspira sulle narici si sentono due cerchi appena freddi, quando si espira due cerchi appena caldi.<br />
Appena ci si distrae e si pensa a qualcosa, bisogna riconcentrarsi sul respiro e sulle narici.<br />
Dopo un po' sono entrato in uno stato di dormiveglia molto profondo.<br />
Se fosse durato ancora un po' probabilmente sarei caduto dalla seggiola come un salame. <br />
Quando Norbu ci ha richiamato, ho sentito tutto il corpo intorpidito come se fosse stato ingessato e sentivo che volevo lasciarlo così.<br />
Ho aperto gli occhi a fatica. Sentivo le palpebre pesantissime sugli occhi. Poi dopo qualche minuto, quando mi hanno detto di alzarmi, ho sentito un interruttore scattare e mi sono mosso.<br />
Nessuna <a target="_blank" href="http://robot46.disp.uniroma2.it/~fabiop/luoghi/smpopolo/SanPaolo.jpg">visione </a>sulla via di Damasco, ma comunque un'esperienza interessante.</p>
<p>Settimana prossima ci riprovo, se mi si rivela il <a target="_blank" href="http://www.hokutonoken.it/hokuto.htm">maestro Ryuken </a>vi faccio sapere.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[InRainbows]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/10/10/inrainbows/</link>
<pubDate>Wed, 10 Oct 2007 13:40:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho appena scaricato il nuovo album dei Radiohead. Non sto nella pelle. Si può comprare, anzi scaric]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appena scaricato il nuovo album dei Radiohead. Non sto nella pelle. Si può comprare, anzi<a target="_blank" href="http://www.inrainbows.com/"> scaricare</a> (magari non oggi, che il server e' spianato), con libera offerta. Io ci ho messo nove dollari, ma anche un centesimo va bene.<br />
Rimando a wikipedia per i <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Radiohead's_seventh_studio_album">dettagli</a> (e un: fai ciao con la manina, alle case discografiche).<br />
Che non sto nella pelle.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ritorno a casa dal ridere]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/10/10/ritorno-a-casa-dal-ridere/</link>
<pubDate>Wed, 10 Oct 2007 01:28:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[La mattina do sempre un’occhiata al Corriere. Tra i giornali on-line aveva la grafica che preferi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina do sempre un’occhiata al Corriere. Tra i giornali on-line aveva la grafica che preferivo, è cambiata da poco e tra poco cambierò anch’io. Qualche mese fa ho letto della morte di <a target="_blank" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2007/06_Giugno/26/meneghello_morto_vicenza.shtml">Luigi Meneghello</a>.<br />
Il nome mi diceva poco, forse era uno nella lista che la mia prof di italiano aveva distribuito a metà anno della maturità. Una di quelle liste impossibili con un centinaio di libri da leggere e poco tempo.<br />
E Luigi Meneghello, per me, è restato lì, su quella lista.<br />
Poi sono tornato in Italia a far le ferie e in un libreria mi è capitato sotto le mani <a href="http://www.anobii.com/books/0125f6e4be6138cbfd/" title="Per saperne di più su Libera nos a malo">Libera nos a malo</a>, mi sono ricordato dell’articolo e l’ho aggiunto alla spesa.<br />
Ieri sera l’ho finito. Mi mancavano un paio di capitoli da una settimana e volevo tiralo per le lunghe. Raramente mi capita di non voler finire un libro, perché è troppo bello e non voglio lasciarlo. L’ultima volta dev’essermi successo con il Viaggio di Celine.<br />
Giusto per dirvi quanto mi è piaciuto, adesso il capolavoro francese a paragone mi sembra quasi uno sterile esercizio di punteggiatura.<br />
Se siete nati in una grande città e non parlate nessun dialetto, non provate neppure a leggerlo. Questo libro viene da un posto dove “l'italiano è una lingua solamente scritta”.<br />
Da dove vengo io la lingua italiana è qualcosa che appartiene alle scuole e alle poste. Probabilmente per molti non è più così, per tutti gli altri leggere questo libro sarà profondo come un’autoanalisi e divertente come una serata tra amici.<br />
Mi sono sorpreso a ridere "a voce alta" almeno una pagina sì e una pagina no, ho rivisto persone e cose come se fossero le mie: sono tornato a casa.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A-LWI]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/09/11/a-lwi/</link>
<pubDate>Tue, 11 Sep 2007 02:34:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/09/11/a-lwi/</guid>
<description><![CDATA[Questa volta chiedo anche io l&#8217;aiutino, perché tempo fa sono incappato in un mezzo enigma. Ni]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" src="http://isadora.wordpress.com/files/2007/09/sciuretta.jpg" alt="Sciuretta" style="width:197px;height:263px;margin-right:3px;" />Questa volta chiedo anche io <em>l'aiutino</em>, perché tempo fa sono incappato in un mezzo enigma. Niente gialli estivi di quelli che riempiono le pagine dei giornali, qualcosa di un po’ meno violento e più rilassante. Una specie di rebus. Alla <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bis_(quiz_televisivo)">Bis</a>, ma senza caselle. È gia tutto lì da risolvere.<br />
Stavo andando allo<a target="_blank" href="http://www.sandiegozoo.org/"> zoo di San Diego </a>che si vocifera sia il più bello del mondo, ma sono arrivato tardi ed era già in chiusura. Ho ripiegato sul <a target="_blank" href="http://www.sdmart.org/">museo d’arte</a> che era nelle vicinanze, che diciamolo, non è proprio il Louvre, ma in mancanza di coccodrilli e gorilla, poteva andare bene.</p>
<p>Mentre viaggio con passo deciso qua e là per le sale, intristito che ancora penso alle mie bestie, mi imbatto nella <em><a target="_blank" href="http://www.geocities.com/ailithmac/Florentine.jpg">sciuretta</a></em> che vedete nella foto. E volo via mezzo (non è che mi viene un mancamento, ma guardatela bene anche voi e ditemi). Mi fermo, faccio due passi indietro, poi mi allontano per guardarla meglio. Già mi pare che il verde quest'anno vada molto di moda, dunque la <em>sciuretta</em> è <em>à la page</em> (a dir la verità di moda non ci capisco nulla, ma mia sorella che è una specie di cane da tartufi del settore, mi ha regalato un maglione questa primavera). Il vestito, è sontuoso e contrasta molto con la corporatura esile e con il colore delicato, quasi pallido, della pelle.<br />
<!--more continua a leggere &#187;-->Mi piace particolarmente il mento, appena vagamente sporgente.<br />
Le da un'aria fragrante, un'imperfezione che la rende così umana, che fa in modo che la ragazzina imprigionata nel vestitone esca con un velo di impertinenza: una donna che si trascina dietro un'aria da bambina quasi di malavoglia.</p>
<p>I gioielli non mancano, oltre l'anello col rubino e la collana, c'è quel pendaglio da mezzo chilo che tiene tra le mani. Non saprei cosa è. Un rosario? Un gioiello di famiglia? Ma è talmente caratteristico che deve voler dir qualcosa. Magari questo quadro segna proprio un cambiamento a familiare e quel pendaglio ha un suo significato preciso in questo contesto.<br />
Magari un ingresso in società o qualcosa di simile. Fazzoletto d'ordinanza e un paio di guanti, che francamente mi sembrano un po' grandicelli.<br />
Poi ci sono quei riccioli cascanti, appena davanti all'orecchio. Sono studiati e inquadrati e non più da ragazzina, ma la sfumatura bionda che si portano dietro, dice che quello era il colore dei capelli di quando era più giovane.<br />
Il quadro fulmina lì la <em>sciuretta</em>: mentre è già una donna, ma non del tutto.  Si vede anche nello sguardo: consapevole di quello che è passato, già da adulto, ma con una certa amarezza, ancora vagamente impaurito.</p>
<p>La guardo e riguardo. E mi piace. Ma proprio parecchio.<br />
Allora mi avvicino alla targhetta, cercando di non fa suonare l'allarme e leggo:  <em>Ritratto di nobildonna fiorentina, Firenze 1540. Anonimo.</em><br />
Come anonimo? Questo qui è un quadro di un maestro, mica un Pirlozzi da Frittole qualsiasi. Possibile che non sia nemmeno attribuito a qualcuno?<br />
Poi il parquet del museo non è che sia proprio piegato dalle opere del cinquecento italiano, anzi; dunque un bel nome potrebbe dare anche un certo lustro all’istituzione.<br />
Desumo dalla targhetta che sia stato dipinto a Firenze, non dovrebbe essere difficile risalire all’autore. Ma nel 1540 chi c’era a Firenze che poteva dipingere un quadro tale?<br />
Magari Pontormo o Bronzino, vabbe’ anche qualcuno della scuola potrebbe fare in caso. Anche se questo quadro qui è talmente bello che ciao.</p>
<p>Poi in alto a destra - ocio che arriva il rebus o quasi -   vedo una serie di monogrammi. Una A sopra una LWI.</p>
<p style="text-align:center;"><img src="http://isadora.wordpress.com/files/2007/09/monogrammadetail.jpg" alt="monogramma" style="width:227px;height:146px;" /></p>
<p>Cosa significheranno? Mah…potrebbe essere la firma dell’autore (l’Andrea del Sarto si firmava con una A che si sovrappone ad una M, per esempio), la W esclude che sia una data, e pure che sia un nome latino. Magari è solo un codice che hanno pitturato successivamente: un antiquario distratto o un collezionista irrispettoso.<br />
O un qualche acronimo della <em>sciuretta</em>, o qualcosa d’altro. Se qualcuno che ha studiato storia dell’arte, passasse di qui ed elargisse numi, mi farebbe molto piacere.<br />
Dai non fate i malmostosi, idee?</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Hugo Pratt]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/08/23/hugo-pratt/</link>
<pubDate>Thu, 23 Aug 2007 21:32:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/08/23/hugo-pratt/</guid>
<description><![CDATA[Tre giorni fa, il 20 Agosto è stato il dodicesimo anniversario della morte di Hugo Pratt.
Vorrei ri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Tre giorni fa, il 20 Agosto è stato il dodicesimo anniversario della morte di Hugo Pratt.<br />
Vorrei ricordarlo con un lungo articolo apparso su <a target="_blank" href="http://www.lire.fr/enquete.asp/idC=51245/idR=200">Lire</a> il mese scorso.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Indiani e zanzare]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/07/06/indiani-e-zanzare/</link>
<pubDate>Fri, 06 Jul 2007 15:32:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/07/06/indiani-e-zanzare/</guid>
<description><![CDATA[- Faccio la cazzata, ho deciso.
Riguardo l’atlante stradale. Saranno una ventina di ore di macchin]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>- Faccio la cazzata, ho deciso.<br />
Riguardo l’atlante stradale. Saranno una ventina di ore di macchina. Se mi invento una buona scusa sul lavoro per tornare in Michigan, posso fare il giro del lago Huron. Parto Venerdì, verso sera. Tiro dentro il primo giorno e poi è fatta.<br />
Così mi lancio.<br />
Una cosa senza nessun senso, solo tanti chilometri, ma nella mia vita senza senso, forse aiuta.<br />
In “<a target="_blank" href="http://www.gutenberg.org/etext/2600">Guerra e pace</a>” il principe Andrei dice che l’idea di una felicità positiva è fasulla, è stata inculcata agli uomini con faciloneria. Non esiste la felicità, inseguiamo una chimera.<br />
Almeno io me la ricordo così.<br />
Mah secondo me, un po’ si sbagliava.<br />
<!--more continua a leggere &#187;--><br />
Quando viaggio, solo, senza meta, io sono felice, quasi all’eccitazione.<br />
Anche oggi, quando mi trovo imbottigliato nel traffico sulla <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Trans-Canada_Highway">Trans-Canadienne</a>, mi sento felice. Penso che è come sulla A4 il Lunedì. Ma sono felice, di una felicità stupida, senza motivo. Ma felice.<br />
Non mi capita spesso.<br />
Perciò mi piace ripeterlo.<br />
Non capita spesso a nessuno.<br />
Guido fino a notte tra paesaggi indescrivibili. Tra laghi e foreste. Il cielo era prima azzurro e limpido, poi sono arrivate le nuvole ed è diventato viola scuro. Ho sentito dire che questa regione la chiamano<a target="_blank" href="http://www.georgianbayonline.com/"> la terra di Dio </a>per la sua bellezza. Il nome ci andrebbe preciso preciso, se non fosse che la zona è piena di zanzare che la pattugliano con la furia dell’arcangelo Michele.<br />
Quando diventa buio, spunta un motel di fianco alla strada. L’insegna luminosa appoggiata per terra dice anche che cucinano pesce tutta settimana.<br />
- Ma sì dai, mi fermo qui. Sono stanco.<br />
È diviso in quattro gruppi di case, basse e lunghe. Entro nella prima: un trade-post. Il padrone è steso su una panca. Mi vede entrare si alza. Ha i capelli bianchi e ricci, le guance gonfie e cadenti. Mentre mi registro, mi chiede se c’erano dei blocchi stradali.<br />
Chiedo –La polizia?<br />
No, gli indiani –risponde.<br />
- Indiani?<br />
- Eh siamo in mezzo a quattro riserve. Ma non ha sentito delle rivolte? È tutta settimana che protestano e fanno blocchi stradali.<br />
- In effetti c’erano parecchi rallentamenti. E perché protestano?<br />
- Rivogliono le loro terre, ma il governo preferirebbe indennizzarli con i soldi e tenersi il territorio. Ci sono di mezzo delle importanti risorse minerarie e la solita questione delle tasse. Gli indiani non le pagano le tasse e in più hanno tutti i servizi gratis. E poi se gli indiani si prendono le terre, poi le tasse loro dai bianchi le vogliono lo stesso. E mica e' giusto.<br />
- Non saprei,<font face="Times New Roman"> <font face="Georgia">è </font></font>complicato, ma direi che fan bene a voler la terra. È casa loro.<br />
- Qui in Canada sono tutti un po’ stanchi degli indiani, hanno sempre delle pretese.<br />
Mi fa segno con la mano, per screditarli.<br />
Mi viene in mente che anche la A4 una volta si era intasata per un motivo surreale: una mucca passeggiava davanti alla Star di Agrate. Qui invece <a target="_blank" href="http://ca.today.reuters.com/news/newsArticle.aspx?type=topnews&#38;storyID=2007-06-29T162812Z_01_N29262656_RTRIDST_0_NEWS-NATIVES-COL.XML">una rivolta indiana</a> non <font face="Georgia">è surreale.</font><br />
Chiedo se si può mangiare qualcosa.<br />
Il ristorante è chiuso - mi risponde.<br />
- C’è qualcosa nei dintorni?<br />
Mi guarda come se fossi scemo. È tardi -mi dice- troppo tardi.</p>
<p>Vado nel mio bungalow: il 12.<br />
L’arredamento è puro anni settanta. Un angolo sembra la copertina di <a target="_blank" href="http://images-eu.amazon.com/images/P/B000005S0I.02.LZZZZZZZ.jpg">un vecchio disco dei Cure </a>con il frigorifero e una vecchia lampada.<br />
Mi piace. È pulito.<br />
Accendo la tv. Il telegiornale locale parla solo delle manifestazioni della <a target="_blank" href="http://www.ucalgary.ca/applied_history/tutor/firstnations/">first nation</a>: gli indiani, devono aver fatto un vero casino. Uno dei capi della rivolta si chiama <a target="_blank" href="http://www.ctv.ca/servlet/ArticleNews/story/CTVNews/20070704/brant_jail_070704/20070704?hub=Canada">Shawn Brant</a>.<br />
Resto interdetto, mi sembra di essere finito in un romanzo. Uno dei personaggi principali di <a target="_blank" href="http://www.manituana.com/">Manituana</a> si chiama proprio Brant.<br />
Mentre steso sul letto penso ai Mohawk che sono in rivolta, mi passano sopra le testa due ronzii: le zanzare.<br />
So già che stanotte non dormirò.<br />
Ma non me ne frega niente, oggi sono felice.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cesaria Evora, ma live!]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/06/24/cesaria-evora-ma-live/</link>
<pubDate>Sun, 24 Jun 2007 17:21:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/06/24/cesaria-evora-ma-live/</guid>
<description><![CDATA[A me ascoltare la musica latina mi faceva un po&#8217; l&#8217;effetto di un piatto di spaghetti agl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>A me ascoltare la musica latina mi faceva un po' l'effetto di un piatto di spaghetti aglio e olio su un vampiro transilvano.<br />
Poi qualche anno fa, ho <strike>masterizzato</strike> ascoltato <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Caf%C3%A9_Atlantico">Cafe Atlantico</a>. Quel giorno ho capito come si è dovuto sentire San Paolo caduto da cavallo sulla via di Damasco, voglio dire a parte il mal di testa che avrà avuto.<br />
Son partito lancia in resta e ho comprato tutto quello che ho trovato.<br />
La scorsa settimana la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ces%C3%A1ria_%C3%89vora">diva scalza</a> africana è arrivata proprio in Michigan per un concerto. Avevo il biglietto in mano da mesi.<br />
Quando è timidamente trotterellata sul palco, mi sembrava Yoda con un camuflage amazzonico;  poi ha iniziato a cantare. E son mezzo svenuto, l'unica cosa che percepivo, oltre la musica, era la pelle d'oca che scendeva lungo la schiena a ondate verso il culo.<br />
<span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/uG1Rn_ADt28'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/uG1Rn_ADt28&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[The Emperor's Naked Army Marches On]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/06/02/the-emperors-naked-army-marches-on/</link>
<pubDate>Sat, 02 Jun 2007 18:29:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/06/02/the-emperors-naked-army-marches-on/</guid>
<description><![CDATA[Settimana scorsa all&#8217;uscita del cinema mi è venuta in mente una storia che mi raccontava mio ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Settimana scorsa all'uscita del cinema mi è venuta in mente una storia che mi raccontava mio nonno. Mio nonno mi raccontava spesso storie di guerra, ma questa non è propriamente una storia di guerra è una storia di reduci.</p>
<p>La sua compagnia del genio era stata presa prigioniera a <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assedio_di_Tobruk">Tobruk</a>, durante l’offensiva inglese del 1942. Senza troppe spiegazioni li avevano infilati giù in colonne e li avevano caricati su un treno. Poco dopo li avevano fatti scendere e messi in marcia attraverso il deserto verso ovest. La destinazione era il porto di Casablanca, ma nessuno ancora lo sapeva. Non ricordo come, ma mio nonno aveva trovato un bidone di latta ed era riuscito a riempirlo d’acqua. Si era messo d’accordo con un suo compagno e facevano i turni per portarlo sulla testa, durante la marcia. Era molto pesante, ma per loro quell’acqua era la coagulazione di tutte le loro speranze di farcela.<br />
<!--more continua a leggere &#62;&#62;--><br />
Dopo tre giorni di marcia, si avvicina un ufficiale inglese, con una canna sottobraccio, proprio come nei cliché cinematografici. Chiede qualcosa a mio nonno, che non capiva l’inglese, prende la verga e lo colpisce più volte sulla schiena e sulle gambe. Poi estrae la pistola, indica l’acqua. Fa segno di appoggiarla per terra. Mio nonno esegue, quando la tanica tocca terra,  l’ufficiale inglese lo fissa negli occhi e con la punta del piede ribalta nella sabbia il bidone.</p>
<p>Mio nonno fu fortunato, quattro anni dopo riuscì a tornare a casa.<br />
Verso la metà degli anni cinquanta si trovava in città per lavoro, quando da un pulmann di turisti, scese proprio quell’ufficiale inglese. Questa volta non aveva la verga e la pistola, ma solo la macchina fotografica al collo. Mio nonno che nel frattempo aveva imparato l’inglese nei campi di prigionia in America, si diresse verso di lui per pestarlo, gridando: "Here I am. Do you remeber me?"<br />
Alcuni colleghi spaventati lo presero e lo trascinarono via di peso, prima che potesse succedere qualcosa.</p>
<p>Quando raccontava questa storia, in casa scuotevano le teste e dicevano che si era confuso, che non era possibile un incontro così, che figurati. Mio nonno allora si imbestialiva e diceva: -Voi non potete capire, voi non c’eravate. Vi dico che era lui.<br />
Le discussioni finivano con mio nonno seduto sulla poltrona amaranto in similpelle. Con le mani aggrappate ai braccioli e mia nonna e le zie che sfilavano in cucinino, ognuno con in mano due pezzi di verità come due cocci di due diversi vasi che non si sarebbero mai incastrati.</p>
<p>Settimana scorsa pensavo proprio a questo episodio, mentre uscivo dal cinema dopo aver visto il documentario “<a target="_blank" href="http://movies2.nytimes.com/gst/movies/movie.html?v_id=176521">The Emperor's Naked Army Marches On</a>” di Kazuo Hara (<em>disclaimer</em>: vi sto tirando un blocco di cemento, su un regista giapponese di documentari che non ha neppure una voce su wikipedia, lo so, oggi mi sento perfido).<br />
Un reduce dell’esercito imperiale giapponese: Kenzo Okuzaki, al ritorno dalla guerra indaga su un fatto piuttosto strano: la fucilazione di due suoi commilitoni avvenuta dopo la resa del Giappone.<br />
Va a cercare uno per uno i sopravvissuti, entra nelle loro case con dei pretesti e li interroga. Piano piano si scoprono dei pezzi di verità sempre più raccapriccianti. Ma anche loro non si ricompongono mai in un unico quadro. La memoria che ognuno porta dalla guerra è personale e irriducibile.<br />
Cosa si riesce a dire?<br />
Cosa si può dire?<br />
Cosa si deve dire?<br />
I vecchi soldati sono obbligati da Kenzo Ouzaki a passare attraverso una specie di torre di raffinazione delle loro esperienze. All’inizio si rifiutano di parlare. Insistono a dire che non si ricordano, che è passato troppo tempo. Parlare della guerra e di quella guerra in particolare non è facile. Ci sono tanti di quei meccanismi psicologici che hanno rinchiuso le esperienze e le parole in fondo all’inconscio che descrivere cose e avvenimenti è un impresa senza senso. Colpe e paure hanno chiuso ogni sfiatatoio.<br />
Nel regno della violenza che è la guerra certi fatti quotidiani sono normali. Ma nel tempo di pace non se ne può più parlare, si sono ritirati, sono stati fatti sparire nel silenzio.<br />
Ciò che era normale, ora normale non è più. Quello che si faceva, non si fa più.<br />
Per qualche assurda convenzione uccidere è una cosa legittima, giustificabile e addirittura lodevole prima, poi perché si <a target="_blank" href="http://www.archives.gov/exhibits/featured_documents/japanese_surrender_document/images/japanese_sign_on_missouri.jpg">firma un pezzo di carta </a>su una corazzata, gli stessi atti diventano illegittimi, ingiustificabili, esecrabili.<br />
I reduci allora non ne riescono più a parlare. Quell’assurda convenzione che è lo stato di guerra finisce e tutto deve tornare come prima. Adesso c’è questa altra cosa che si chiama pace. Tra le due una cesura.<br />
Ma Kenzo Ouzaki, non si arrende e vuole riestrarre i fatti dalla guerra e riportarli qui, e per riportarli al tavolo dove stanno servendo il tè a lui e al commilitone, istintivamente capisce che deve riportare il contesto a quello stato di violenza che c’era in precedenza. Quello stato dove ferire e uccidere sono normali.<br />
Per far in modo che le parole possano essere pronunciate serve la violenza. Allora quando la costrizione non è sufficiente, si getta su di loro e li "pesta".<br />
Dopo questa fase inizia il calvario delle parole. Se dico qualcosa adesso, riesco a spiegare quello che è successo? L’interlocutore capirebbe? È possibile dire questi fatti?<br />
La quella cosa che chiamiamo linguaggio che è incistita nel nostro cervello è in grado di riportare i fatti? O al di là di quel <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Universal_Grammar">grumo</a> devono esistere delle esperienze comuni e condivise per far passare una verità da un sistema all’altro?<br />
Gli ex soldati insistono a dire che è inutile.<br />
Non si può capire se non si è stati là.<br />
Kenzo Ouzaki c’era era anche lui nel 36esimo reggimento del genio. Era là anche lui in <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_Guinea_campaign">Nuova Guinea</a>. Lui sa. Ma vuole, che la verità si dica. Vuole fare in modo che la cesura venga scavalcata.<br />
Se c’eri e sai la verità, perché insisti? –Gli chiedono più volte. All’inizio dice di volerlo fare per le famiglie. Ma dopo alcuni incontri perfino i familiari, distrutti dalla verità, si ritirano e lasciano questa specie di tragico Don Chisciotte giapponese solo nella sua ricerca.<br />
Allora spiega: voglio che diciate quello che è successo perché lasciar passare la verità è l’unico modo che c’è perché quello che è successo non si ripeta.<br />
Ecco perché si deve dire.</p>
<p>E allora mi è venuta in mente l’episodio di quella tanica d’acqua versata nel deserto libico. Dell’incontro con l’ex ufficiale inglese con la macchina fotografica al collo da turista. E del perché per mio nonno fosse così importante che si capisse che era la stessa persona.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il grande silenzio]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/05/21/il-grande-silenzio/</link>
<pubDate>Mon, 21 May 2007 20:49:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ultimamente dopo aver postato il link a Bible Fight sento voci ultraterrene che mi dicono: &#8220;pe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimamente dopo aver postato il link a <a target="_blank" href="http://isadora.wordpress.com/2007/05/08/bible-fight/">Bible Fight </a>sento voci ultraterrene che mi dicono: "pentiti, pentiti". Ho provato a rispondere alla Troisi con un "<a target="_blank" href="http://www.tuttobenigni.it/public/archivio/foto/film/Non%20ci%20resta%20che%20piangere/piccole/piangere27Thumb.jpg">mo’ me lo segno</a>", ma non smettono.<br />
Allora, per vedere se riesco a mandarle via, metto un controlink spirituale ad un mezzo capolavoro: <a target="_blank" href="http://www.diegrossestille.de/english/">Il grande silenzio</a>.</p>
<p>Potrebbe essere definito una specie di Reality Show in un monastero. Dove i monaci hanno fatto voto di silenzio. Dura quasi tre ore. Non è solo un film, è anche un esperimento con gli spettatori sul senso del tempo e del silenzio.<br />
Non c'è colonna sonora, solo qualche campana, qualche –raro- uccello che cinguetta, il rumore dei passi e i canti dei monaci.</p>
<p>Dopo due ore e mezza vi troverete a pregare, con i monaci, perché il film finisca.<br />
Vorrete indietro la vostra solita caotica vita.<br />
Ma vi resterà il dubbio che c'è qualcosa che non va.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Bible Fight]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/05/08/bible-fight/</link>
<pubDate>Tue, 08 May 2007 03:26:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non vi sono ancora andate giù le affermazioni dell&#8217;Osservatore Romano?
Fatevela passare con B]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Non vi sono ancora andate giù le affermazioni dell'<a target="_blank" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/05_Maggio/02/vaticano_polemiche_rivera.shtml">Osservatore Romano</a>?<br />
Fatevela passare con <a target="_blank" href="http://www.adultswim.com/games/biblefight/index.html">Bible Fight</a>. Si può scegliere con chi giocare tra Gesù, la Madonna con il bambino, Mosè, Eva, Noè e Satana. Son partito con Gesù, che mi sembrava uno forte, ma mi hanno massacrato tutti. Specialmente Noè, quando ti scarica dietro gli animali, fa malissimo. Finché ho capito come far venir giù dal cielo pani e pesci e tirare in testa ai nemici la croce.<br />
Adesso non ce n'è più per nessuno.</p>
<p>Almeno nel giadino dell'Eden.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[A cosa servono i libri]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/05/01/a-cosa-servono-i-libri/</link>
<pubDate>Tue, 01 May 2007 02:43:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Devo aver letto da piccolo sui Quindici (i libri del come e del perché) di situazioni come questa.
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Devo aver letto da piccolo sui <a target="_blank" href="http://www.pagine70.com/vmnews/wmview.php?ArtID=326">Quindici</a> (i libri del come e del perché) di situazioni come questa.<br />
Perché oggi quando, tornando dal lavoro, sono finito in un mini ingorgo, non mi sono minimamente scomposto. Mostrando la freddezza di un agente al servizio di Sua Maestà britannica, in mezzo al traffico, ho rallentato, mi son fermato e  assieme agli altri pendolari, ho aspettato che tre <a target="_blank" href="http://commons.wikimedia.org/wiki/Branta_canadensis">oche canadesi</a> attraversassero, sculettando come spogliarelliste.<br />
Avrebbero potuto anche svolazzare dall'altra parte della strada. Ma vuoi mettere che bello fermare il traffico nell'ora di punta?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vladimir Vysotskij]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/04/24/vladimir-vysotskij/</link>
<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 00:29:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Finalmente ce l&#8217;ho fatta. Sono riuscito a recuperare l&#8217;album che il Club Tenco ha dedica]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" src="http://isadora.wordpress.com/files/2007/04/volodja.jpg" alt="Volodia" />Finalmente ce l'ho fatta. Sono riuscito a recuperare l'album che il <a target="_blank" href="http://www.clubtenco.org/">Club Tenco</a> ha dedicato a <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vladimir_Vysotsky">Vladimir Vysotskij</a>. Il più famoso cantautore russo del dopoguerra, con una erre da far impallidire Guccini, era anche attore e poeta (se nasceva nel Rinascimento probabilmente sarebbe stato pure pittore, scultore e architetto). Censurato dal regime sovietico non riusciva a pubblicare che poche slavate canzoni, la sua musica si diffuse soltanto grazie ad alcune registrazioni casalinghe fatte da amici. Un giorno passeggiando per Mosca, sentì i propri pezzi rifatti da musicisti di strada e stupefatto realizzò che forse quella forza che lo spingeva a scrivere era proprio talento. La copertina del disco è talmente brutta che non ho avuto il coraggio di pubblicarla (quella nella foto appartiene ad un altro disco di Vysotskij pubblicato dal Club Tenco e che contiene pezzi originali in russo). Il disco invece è, come sospettavo, favoloso. Si intitola <em>Il volo di Volodia. </em>È una raccolta di canzoni tradotte in italiano e cantate da cantanti e cantautori nostrani, tra cui anche il sopracitato Guccini. Se vi capita di trovarlo in giro, compratelo al volo che è più raro di una <a target="_blank" href="http://www.saudeanimal.com.br/imagens/lobo_tasmania.jpg">tigre della Tasmania</a>. Se non vi ho convinto, ascoltatevi il pezzo interpretato da Milva.</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.mydatabus.com/public/Milva_Cavalli_Bradi/z/MilvaCavallibradi.mp3">Milva - Cavalli Bradi</a></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pedro.it/webs/millelireonline.it/e-book/vladimir_vysotsky.pdf">Qui</a> (dalla mitica <a target="_blank" href="http://www.pedro.it/webs/millelireonline.it/ebook.html">milellire stampa alternativa</a>) potete scaricarvi un libro con due brevi saggi sulla sua opera e alcune delle sue canzoni.</p>
<p>[<em>mentre la Isa si gode le ferie io lavoro come una bestia da soma. Volevo fare una festicciola, ma avevo paura che prendesse </em><a target="_blank" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/04_Aprile/13/party_web_inghilterra.shtml"><em>una brutta piega</em></a>]</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Medium]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/04/10/medium/</link>
<pubDate>Tue, 10 Apr 2007 02:19:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho appena finito di leggere Medium, l&#8217;ultima opera di Genna. Non voglio parlare del libro (e n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" width="170" src="http://www.giugenna.com/mediumcovermedia.jpg" height="256" style="width:170px;height:256px;" />Ho appena finito di leggere <a target="_blank" href="http://www.giugenna.com/medium.html"><em>Medium</em></a>, l'ultima opera di Genna. Non voglio parlare del libro (e neppure dei <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Genna_(crime_family)">terribili omonimi</a> dello scrittore che ho appena scoperto), ma dei suoi tre livelli e di come ci arrivano. Il romanzo (lo chiamo così per comodità) viene pubblicato a puntate sul suo sito, parte integrante di questo formato, sono i link che nascondono contribuiti, spiegazioni, immagini, file audio, altri testi e addirittura altri libri. E questo è il primo livello. Può essere scaricato come solo testo in <a target="_blank" href="http://www.lulu.com/content/716896">pdf</a> e questo è il secondo. Terzo livello: il libro vero e proprio, che viene distribuito con modalità <em>print-on-demand</em>. Lo ordini, te lo stampano e te lo spediscono. Il costo è limitato alle spese di produzione e spedizione. Negli ultimi anni, ho letto libri sul portatile (li leggevo a casa e non, come qualche maligno penserà, sul lavoro <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Slapping">slappando</a> di ALT+TAB), perché mi era difficile procurarmene una copia cartacea. Ho stampato romanzi su fogli volanti e li ho letti durante la pause pranzo. E poi ovviamente ho letto libri veri e propri. Ma non ho mai trovato una sostanziale differenza nel piacere della lettura sui diversi formati.<br />
Medium, ho iniziato a leggerlo sul sito web, nel frattempo l’ho ordinato. Appena mi è arrivato, sono ripartito da zero con il libro in mano e in un battibaleno l’ho finito, ma tuttora seguo l’uscita a puntate sul sito. Questo per dire che i tre livelli non sono equivalenti, e che, secondo me, quello che ha più valore, non è quello del libro cartaceo, ma quello ipertestuale pubblicato sul sito web.<br />
Genna non è il primo scrittore che mette a disposizione le sue opere gratuitamente, lo hanno fatto prima di lui i <a target="_blank" href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/downloads_ita.htm">Wu Ming</a>, giusto per citare il caso più famoso. Mentre altri autori sono diventati celebri proprio grazie al <a target="_blank" href="http://www.iquindici.org/download.php?list.19">free download</a>.<br />
Quello che mi ha colpito questa volta -però- è stata la frase di Genna nella <a target="_blank" href="http://www.giugenna.com/medium/la_sorpresa_il_progetto_medium.html">presentazione</a>: &#60;&#60;<em>Più tengo a un mio atto letterario, più verifico che vorrei regalarlo e non venderlo</em>&#62;&#62;</p>
<p><!--more continua a leggere &#62;&#62; -->La parola regalo mi ha fatto venire in mente una famosa opera di <a target="_blank" href="http://www.riflessioni.it/enciclopedia/mauss.htm">Mauss</a>: <a target="_blank" href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8806162268/Saggio_sul_dono__Forma_e_motivo_dello_scambio_nelle_societa_arcaiche.htm"><em>Saggio sul dono</em></a>.<br />
In questo testo l’antropologo francese studia il dono presso le società arcaiche. Dal quel poco che mi ricordo, il dono non è mai un atto gratuito e fine a se stesso, ma è un meccanismo che si pone alla base delle relazioni sociali. Attraverso lo scambio di regali, si costruisce una rete di legami che diventa il tessuto costituente della comunità. Questo meccanismo dono-ricambio, non nasce da quello che noi chiamiamo cortesia, ma da una specie di forza insita nel rapporto di scambio. Mauss individua questa forza in una magia inerente all’oggetto stesso: con il regalo il donatore cede una parte di se stesso che viene racchiusa nell’oggetto, facendolo diventare motrice di questa forza magica. Si è costretti a ricambiare il dono, perché interrompendo la catena si esulerebbe il potere magico su di sé, trasformandolo in una maledizione. Questa economia del dono riesce ad avere due funzioni che si sovrappongono: quella magico-spirituale e quella sociale.<br />
In questa dimensione le cose non si misurano con il denaro, ma attraverso i rapporti sociali che costruiscono in virtù della loro forza magica.</p>
<p>Adesso, senza fare l’antropologo e sociologo della domenica, anche perché questa roba qui del dono sarà stata già analizzata da qualcuno, in modo serio, ma mi sembra che attraverso Internet questo fenomeno sia passato dalle società arcaiche a quella contemporanea. Penso al fenomeno del free software per esempio.<br />
Nel caso di Genna trovo assolutamente interessante e coinvolgente che non si regali un oggetto o un utensile (curioso anche il passaggio linguistico: dall’utensile dell’uomo abilis al tool dell’uomo informatico), ma che si doni un romanzo. L’immaginario scambiato come dono è di per sé una forza magica.<br />
Mi chiedo se il ruolo che le storie, i miti e i racconti, assumono attraverso questo meccanismo magico, stia diventando l’atto che sta alla base della società. Se l’atto formativo della nostra società è questo.<br />
Mi chiedo se il dono dell’immaginario stia diventando il nostro <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Total_social_fact">atto sociale totale</a> (e l’atto di ricambiare il dono sia quello che si chiama gemmazione).<br />
Regalare i libri e le storie che raccontano è una azione che mi sembra trasformarsi nella vera politica del nostro tempo: perché riporta fuori dall’economia del denaro il rapporto circolare tra la mitopoiesi e la comunità che con le storie si identifica e reintegra questa dialettica nello spazio di ciò che è magico.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[The Lives of Others]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/03/24/the-lives-of-others/</link>
<pubDate>Sat, 24 Mar 2007 16:02:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho letto da qualche parte che era &#8220;un&#8217;avvincente storia di spionaggio&#8221;.
The lives ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://isadora.files.wordpress.com/2007/03/daslebenderanderen.jpg' alt='Das Leben der Anderen' align="left" />Ho letto da qualche parte che era "un'avvincente storia di spionaggio".<br />
<a target="_blank" href="http://www.sonyclassics.com/thelivesofothers/">The lives of the others</a>. Ho visto poi le locandine: una foresta di allori.<br />
Venerdì vado a salti –mi son detto.<br />
Mi piacciono molto le avvincenti storie di spionaggio: città esotiche, personaggi misteriosi con accenti strani e azione quanto basta. In “The life of the others” non c'è  nulla di tutto ciò.<br />
Lo spionaggio che viene raccontato qui è fatto di lunghe giornate di intercettazioni, ricatti, minacce, torture, paranoie e mense aziendali. Non c’è nessun agente segreto che se la mena male se il Martini è agitato piuttosto che mescolato e non sono in forse le sorti del mondo. Solo le vite dei personaggi coinvolti, quella di un importante drammaturgo e quella del funzionario della Stasi che è incaricato di sorvegliarlo, fino a quando la caduta del muro cambierà tutte le coordinate.<br />
<!--more continua a leggere &#62;&#62;--><br />
Appena prima che inizi il film una scritta appare sullo schermo: è il 1984. La Berlino Est comunista rivela un mondo ormai talmente lontano da apparire esotico.<br />
Una sorta di nostalgia per ciò che è scomparso arranca durante tutta la visione ed erompe quando il ridicolo emerge dalle assurdità del regime: c’è uno stridiio tra l’estrema serietà -e crudeltà-  di certe situazioni e la loro involontaria comicità: le dimensioni degli apparecchi per lo spionaggio e l’aria compunta della spia, le macchine da scrivere e il linguaggio delle schedature.</p>
<p>Vista da questo futuro la miseria umana, fatta di continui scambi di innumerevoli quantità di dolore, sembra soltanto un gioco di convenzioni senza senso.</p>
<p>No, giusto per dire che il film mi è piaciuto parecchio. In Italia uscirà, credo, ad Aprile.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vera Lutter (spin off)]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/03/01/vera-lutter-spin-off/</link>
<pubDate>Thu, 01 Mar 2007 03:16:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/03/01/vera-lutter-spin-off/</guid>
<description><![CDATA[Il precedente post di Isa sulla camera oscura mi ha fatto venir in mente un&#8217;artista tedesca: ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il precedente <a target="_blank" href="http://isadora.wordpress.com/2007/02/23/foto-in-scatola/">post di Isa </a>sulla camera oscura mi ha fatto venir in mente un'artista tedesca: Vera Lutter. Sono stato ad una sua conferenza un paio di anni fa, nella quale aveva raccontato come aveva scoperto, approfondito e reinterpretato la camera oscura. La tapina studiava a New York. Un giorno le è venuta l’idea di coprire completamente le vetrate di una camera della sua abitazione con del cartoncino nero e di piazzare delle lastre di pellicola sull’opposto muro dell'appartamento. Ha aperto un buco delle dimensioni giuste per avere le immagini a fuoco sulla parete e ha lasciato tutto a macerare per non so quanto. Alla fine ha ottenuto delle fotografie grandi come degli affreschi di una chiesa: metri per metri. Adesso gira con un container al posto della macchina fotografica.<br />
<!--more continua a leggere &#62;&#62; --></p>
<p>Un aspetto notevole è la non riproducibilità delle opere, per via della dimensione delle lastre e della loro granularità. Sono opere uniche e conservano così la loro <a target="_blank" href="http://courses.nus.edu.sg/course/elljwp/aura.htm">aura</a>, ponendosi in controdendenza rispetto alla normale fotografia. L'effetto, che, comunque, ho trovato più interessante, è quello degli oggetti fantasma. Ovviamente, dati i tempi di esposizione geologici (che possono arrivare ad una settimana) gli oggetti che si muovono velocemente non lasciano alcun segno, mentre quelli che si muovono lentamente o lungo traettorie ripetitive lasciano “impronte” più pesanti. È impossibile trovare figure umane nelle sue opere, perché si muovono così rapidamente che non possono essere catturate dal dispositivo (pare che gli unici esseri viventi "fotografabili" siano quelli in fila ai refettori delle caserme CAR), diversamente gli oggetti statici lasciano impronte forti. C’è una <a target="_blank" href="http://www.likeyou.com/gfx/vera_lutter_gagosian_nyc_03.jpg">foto</a>, nella quale si vedono delle auto parcheggiate. Quelle che non si sono mai spostate si vedono nettamente, quelle dei pendolari che cambiavano spesso posizione sono più sfumate. In questo modo si inserisce nella fotografia qualcosa che le è estraneo come il tempo con il suo strisciare e i suoi fantasmi: queste foto diventano delle metafore dell’effimero nella vita. Della vita. E del rapporto tra vita e luce.</p>
<p><a target="_blank" href="http://images.google.com/images?q=vera+lutter&#38;gbv=2&#38;ndsp=18&#38;svnum=10&#38;hl=en&#38;start=0&#38;sa=N">Qui</a> una serie di immagini.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Disperazioni]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/02/20/disperazioni/</link>
<pubDate>Tue, 20 Feb 2007 02:16:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/02/20/disperazioni/</guid>
<description><![CDATA[


Questa foto l&#8217;ho fatta ieri dalle finestre dell&#8217;ufficio. C&#8217;era una tormenta di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://isadora.wordpress.com/files/2007/02/neve.jpg" title="neve"></a><a href="http://isadora.wordpress.com/files/2007/02/neve.jpg" title="neve"></a></p>
<p align="center"><a href="http://isadora.wordpress.com/files/2007/02/neve.jpg" title="neve"><img width="419" src="http://isadora.wordpress.com/files/2007/02/neve.jpg" alt="neve" height="268" style="width:419px;height:268px;" /></a></p>
<p><a href="http://isadora.wordpress.com/files/2007/02/neve.jpg" title="neve"></a></p>
<p align="left">Questa foto l'ho fatta ieri dalle finestre dell'ufficio. C'era una tormenta di neve e la luce, strana, forse filtrata dai vetri, riusciva, quasi, ad affliggermi. Per via dell'azzurro. Mi faceva pensare a delle poesie di <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Georg_Trakl">Trakl</a>. Ero bloccato in una futile riunione. Durava ormai da tanto tempo che temevo all'uscita potessi trovare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chinese_Democracy">Chinese Democracy</a> nei negozi di dischi.</p>
<p align="left"><!--more continua a leggere &#62;&#62;-->Cercavo di ricordare qualche verso, non me ne veniva in mente neppure uno. Inutile. Insistevo, ma senza risultato. Ad un certo punto volevo solo esplodere con un "<em>la corazzata Potiomkin è una cagata pazzesca</em>" ed andarmene, però avrei dovuto farlo in inglese... dunque corazzata è battleship, cagata pazzesca, uhm, forse piece of crap: "<em>the battleship Potiomkin is a piece of crap</em>". Da quel momento in cui ho iniziato a riflettere sulla traduzione di cagata pazzesca, ecco, li ho perso il controllo della riunione. C'era un collega che strisciava le esse che ormai era l'unica cosa che riusciva ad intrufolarsi nelle mie orecchie.</p>
<p align="left">Trakl è l'unico poeta che conosco che riesce a dare all'azzurro un senso di malato. Di stanze di ospedale. Di droghe e di piscio.</p>
<p>Non ce la facevo più, sprofondando nella seggiola, mi sentivo come in Trainspotting quando Renton va in overdose. Ai colleghi che ogni tanto mi buttavano un occhio, elargivo un sorriso stirato, alla Benedetto XVI, mentre fissavo il paesaggio fuori dalle finestre, sull'azzurro.</p>
<p><em>[Per l'Isa e i tedescofoni l'<a target="_blank" href="http://www.viaggio-in-germania.de/trakl.html">opera omnia</a>, per quelli come me invece, in rete di traduzioni di Trakl ce ne sono parecchie, per esempio </em><a target="_blank" href="http://www.rodoni.ch/busoni/bibliotechina/trakl.html"><em>qui</em></a><em>. Ho contato centotrenta azzurri]</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Divagazioni]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/02/01/divagazioni-2/</link>
<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 04:29:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[[Update: questo post senza musica era insipido. Ho aggiornato i link in qualche modo. Tanto qui la t]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>[<em>Update: questo post senza musica era insipido. Ho aggiornato i link in qualche modo. Tanto qui la temperatura è scesa a venti sotto lo zero e sto aspettando che finisca la lavatrice a monete in questo lercio locale con i pavimenti di cemento, vecchie seggiole di plastica scolorite e stracci di calzini abbandonati qua e là. La televisione in un angolo passa continuamente la pubblicità di un car dealer. Ma non si capisce nulla, lo schermo è verdastro e le casse sono esplose con il millenium bug. Adesso passo tutto nell'asciugatrice, spero di non aver finito le monete</em>]</p>
<p>Nevica da tre settimane, ormai, e la neve mi disorienta.</p>
<p>L'altro giorno passeggiando, divagavo. Di solito mi vengono mente cose singolari di nessun valore. Anche l’altro giorno ho tenuto duro e ho buttato via ogni riflessione che poteva essere utile. La scemata che mi è venuta in mente è che ci sono tre canzoni di autori anglosassoni con il titolo in latino.</p>
<p><!--more continua a leggere &#62;&#62;-->E sono tutte tremendamente belle, sono:</p>
<p><em><strong>Agnus Dei</strong></em> di <em>Rufus Wainwright (</em><a target="_blank" href="http://www.spaceisland.net/images/Rufus%20Wainwright%20-%20Agnus%20Dei%20-%20Want%20Two.mp3">qui</a><em>)</em><br />
<em><strong>Time Jesum Transeuntum Et Non Rivertentum</strong></em> di <em>Nick Cave (</em><a target="_blank" href="http://music.barnesandnoble.com/search/mediaplayer.asp?ean=724596924624&#38;disc=2&#38;track=16">un frammento</a>)<br />
<em><strong>Deus Ibi Est</strong></em> di <em>Mark Lanegan</em> e <em>Isobel Campbell (<a target="_blank" href="http://youtube.com/watch?v=8kVoj6UBljU">video live</a>)</em></p>
<p>E parlano tutte di Dio, di viaggi e di ricerche, di segreti dell'universo, di quotidianità e di lotte con demoni. Di quei posti dove le cose sono più fragili, si scostano un po’ e si intravede una luce dietro.</p>
<p>E si crede che quella coincida con la felicità.</p>
<p>Poi invece, no.</p>
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<title><![CDATA[A saperlo...]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/01/21/a-saperlo/</link>
<pubDate>Sun, 21 Jan 2007 06:59:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Stanotte ho sognato mirumir, che ci parlavo.

Peperoni alla griglia e Courvoisier. Mi sa che la pros]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Stanotte ho sognato <a target="_blank" href="http://mirumir.blogspot.com/">mirumir</a>, che ci parlavo.<br />
<!--more continua a leggere &#62;&#62;--></p>
<p>Peperoni alla griglia e Courvoisier. Mi sa che la prossima volta devo stare più attento.</p>
]]></content:encoded>
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