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	<title>lebbra &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/lebbra/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "lebbra"</description>
	<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 22:31:45 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Dio:Troppo intelligente!]]></title>
<link>http://unicavia.wordpress.com/?p=3</link>
<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 13:59:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>antojesus</dc:creator>
<guid>http://unicavia.it.wordpress.com/2008/09/23/diotroppo-intelligente/</guid>
<description><![CDATA[Da qualche giorno ho acquistato un libro, Nessuna malattia, in cui l’autore, un medico credente, r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:0;"><span style="color:#333399;"><span style="font-size:8pt;line-height:150%;font-family:Verdana;">Da qualche giorno ho acquistato un libro,</span><span style="font-size:8pt;line-height:150%;font-family:Verdana;"> </span><strong><span style="font-size:8pt;color:#ff0000;line-height:150%;font-family:Verdana;">Nessuna malattia</span></strong><span style="font-size:8pt;line-height:150%;font-family:Verdana;">, in cui l’autore, un medico credente, rende testimonianza alla validità dei consigli biblici per il benessere del corpo umano. Inoltre indica come nella Bibbia vengano date all’uomo delle ricette medicalmente e scientificamente valide per prevenire le malattie. Riporterò alcuni esempi trattati nel libro:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:0;"><span style="color:#333399;"><strong><span style="font-size:8pt;color:#ff0000;line-height:150%;font-family:Verdana;">LEBBRA E PESTE:</span></strong><span style="font-size:8pt;line-height:150%;font-family:Verdana;"><span style="color:#808080;"> </span><span>La lebbra cominciò a diffondersi maggiormente in Europa agli inizi del medioevo, durante il 6° e 7° secolo divenendo un grave problema sociale e sanitario. Essa raggiunse vertici terrificanti durante il 13° e il 14°secolo. Che cosa offrivano i medici per arrestare gli orrori sempre crescenti provocati dalla lebbra? Alcuni pensavano che fosse causata dall’ingestione di cibi piccanti come pepe, aglio e dalla consumazione di carne di maiali ammalati. Altri dicevano che era causata dalla cattiva congiunzione dei pianeti. Un’altra piaga che divampò durante il medioevo fu la peste, nel 14° secolo tolse la vita ad un totale di sessanta milioni di persone. I morti venivano gettati alla rinfusa in grandi fosse scavate in fretta e ovunque nella strade e nelle case giacevano cadaveri in putrefazione.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:0;"><span style="color:#ff0000;"><strong><span style="font-size:8pt;line-height:150%;font-family:Verdana;">CHE COSA PERMISE DI PORRE FRENO ALLE GRANDI PIAGHE DEL MEDIOEVO?</span></strong><span style="font-size:8pt;line-height:150%;font-family:Verdana;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:0;"><span style="color:#333399;"><span style="font-size:8pt;line-height:150%;font-family:Verdana;">Poiché i medici non avevano nulla da offrire il comando delle operazioni fu preso dalla Chiesa, che assunse come principio guida il concetto di contagio espresso nell’Antico Testamento. Individuata che fosse lebbra il paziente veniva segregato ed escluso dalla collettività!</span><span style="font-size:8pt;line-height:150%;font-family:Verdana;"> <strong><span style="color:#ff0000;">Le leggi contro la lebbra contenute nel capitolo </span></strong></span></span><span style="color:#ff0000;"><strong><span style="font-size:8pt;line-height:150%;font-family:Verdana;">13° del libro del Levitico</span></strong><strong><span style="font-size:8pt;line-height:150%;font-family:Verdana;"> possono essere considerate il primo esempio di legislazione sanitaria.</span></strong></span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:0;"><span style="font-size:8pt;color:#333399;line-height:150%;font-family:Verdana;">Levitico 13:46 “sarà impuro per tutto il tempo che avrà la piaga; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dal campo.”</span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:0;"><span style="font-size:8pt;color:#333399;line-height:150%;font-family:Verdana;">Non appena le nazioni europee si resero conto che l’applicazione della quarantena biblica permetteva di arrestare la lebbra esse l’applicarono  nei confronti della peste e i risultati furono ugualmente spettacolari.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:8pt;color:#333399;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:0;"><span style="font-size:8pt;color:#333399;line-height:150%;font-family:Verdana;">Benché l’Europa riuscisse a controllare le piaghe più devastatrici obbedendo all’ordine biblico di isolare le vittime, altre malattie importanti come il colera, la dissenteria e la febbre tifoidea continuarono a falciare un gran numero di vittime, in quanto  le misure igieniche fino alla fine del 18°secolo erano molto primitive  anche nelle grandi capitali. Era abitudine corrente di gettare gli escrementi nelle strade; era un festino per le mosche che si moltiplicavano nella sozzura e diffondevano malattie intestinali.<br />
<strong>In una sola frase il libro dei libri indicava la via della liberazione delle terribili epidemie:</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:0;"><em></em><span style="color:#333399;"> </span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:0;"><em><span style="font-size:8pt;color:#333399;line-height:150%;font-family:Verdana;">Deuteronomio 23:12-13 Avrai pure un luogo fuori dell'accampamento e là fuori andrai per i tuoi bisogni; fra i tuoi utensili avrai una pala, con la quale, quando vorrai andar fuori per i tuoi bisogni, scaverai la terra e coprirai i tuoi escrementi.</span></em></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[olè olè...]]></title>
<link>http://cogitoraptor.wordpress.com/?p=190</link>
<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 17:16:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>cogitoraptor</dc:creator>
<guid>http://cogitoraptor.it.wordpress.com/2008/08/05/ole-ole/</guid>
<description><![CDATA[
Ehud Olmert :
“Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong></p>
<p><strong>Ehud Olmert</strong> :</p>
<p>“Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Dimostrerò che le accuse di corruzione sono infondate da cittadino qualunque."</p>
<p><strong><span style="color:#000000;">azzo!!...questa si!! che è gente coi coglioni!!!</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#000000;">noi invece abbiamo un governo di castrati piagnucoloni e cacasotto!!</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#000000;">vorrei essere israeliano almeno per un giorno, almeno per un ora, per poter essere fiero anch'io del mio paese!!</span></strong></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;">che v</span>ergogna</span>!!! anche a livello internazionale dobbiamo iniziare a nasconderci sul serio!! iniziano a trattarci come degli appestati, come dei lebbrosi...</p>
<p>e il bello è che hanno anche ragione!!! ... facciamo proprio ridere!...</p>
<p><strong>i buffoni d'europa ne combinano una dopo l'altra e la maggioranza del paese applaude...il mondo occidentale e industrializzato si sbellica e il terzo mondo inizia a non sentirsi più tanto distante da noi...</strong></p>
<p>anche gli immigrati se ne vanno!!</p>
<p>Ne vedo e ne sento tanti che se ne vanno in francia e in germania, in spagna, ridono di gusto e mi fanno notare che sono solo di passaggio, che l'italia è un paese che affonda e sarebbe una pazzia rimanere, rimangono solo spacciatori e delinquenti, le persone oneste se ne vanno o si stanno organizzando per farlo.</p>
<p>Poi toccherà a noi...anzi già si inizia, tutti in spagna, olè olè!!</p>
<p>è naturale cambiare ascensore, basta un salto coraggioso dall'ascensore che precipita al montacarichi che sale nonostante tutto il casino internazionale, nonostante ci sia un governo di sinistra...</p>
<p>"oh mamma, che pazzi questi spagnoli!!... e riescono anche a pisciarci in testa ad ogni giro di boa!!"</p>
<p> si chiedono gli italioti:  "ma come fanno?"</p>
<p>eheheh...che risate ragazzi...e che risate amare faremo tra un pò!!!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Laddove Dio piange - Viaggio nella foresta di Massvelene tra una comunità di lebbrosi]]></title>
<link>http://artena.wordpress.com/?p=443</link>
<pubDate>Sat, 02 Aug 2008 12:52:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>vit61</dc:creator>
<guid>http://artena.it.wordpress.com/2008/08/02/laddove-dio-piange-viaggio-nella-foresta-di-massvelene-tra-una-comunita-di-lebbrosi/</guid>
<description><![CDATA[La foresta di Messvelene è una fitta macchia verde scura che dal confine settentrionale del Swazila]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>La foresta di Messvelene è una fitta macchia verde scura che dal confine settentrionale del Swaziland s’inoltra, per circa 100 chilometri all’interno del Mozambico.<br />
A parlarmene per primo è stato il partenopeo padre Angelo Ciccone, un sacerdote missionario dell’ordine dei servi di Maria, che opera nel Swaziland dal 1956.<br />
Massvelene (Xaxai in lingua swazi) è la gelosa custode di una comunità di lebbrosi, fondata da un decennio e sempre tenuta nascosta.<br />
Padre Angelo, dopo averne avuto notizie, ha voluto visitarla e attualmente sta sviluppando un progetto a favore dei malati di Massvelene, coinvolgendo il Community Care Center (Centro comunitario di assistenza), i responsabili dei programmi “Orphan Aids”, “Aids Team” e “Parish Nurses”, e il vescovo dell’unica diocesi del Swaziland, quella di Mzimpofu (Manzini), monsignor  John Ndlovu.<br />
<!--more--><br />
"A giugno del 2004 –ha detto padre Angelo - sono state gettate le basi per un progetto indirizzato a questa comunità che vive soffrendo nella foresta della solitudine. Uomini emarginati e tanti bambini e ragazze che piangono sotto le stelle. Questo è il fior fiore della gente che Dio ama di più: gli ultimi. Io sono un uomo fortunato, dato che vivo con loro e per loro. Mi fa piacere, quindi, condividere con voi le mie esperienze e le mie visite alla foresta di Massvelene".</p>
<div class="Ih2E3d">Il primo viaggio nella foresta della solitudine padre Angelo lo ha compiuto proprio a giugno. Dalla missione di San Giuseppe di Manzini fino alla foresta, il viaggio è lungo e noioso, ma “pieno di sogni” come ama dire il sacerdote. L’unica tappa è stata quella al convento delle suore che si trova ai margini di Massvelene.</div>
<p>"Non ho dormito sul letto perché era pieno di spuntoni di ferro, ma ho gettato una coperta per terra e ho chiuso gli occhi sul pavimento, ruvido e sporco. Al mattino ero comunque fresco come una rosa di maggio e pronto per riprendere il cammino ed inoltrarmi all’interno della foresta".</p>
<div class="Ih2E3d">La comunità lo aspettava con impazienza.<br />
La speranza di un domani migliore li rendeva ottimisti e la riponevano verso questo piccolo uomo di ottanta anni.</div>
<p>"I lebbrosi mi accolsero con grida, fischi e salti da caprioli gioiosi e buffi".</p>
<div class="Ih2E3d">I convenevoli in questa parte del Mondo sono lunghi e solo dopo qualche ora l’ombra di un albero di baobab accolse la comunità, riunita per analizzare ed approfondire i programmi del progetto che animava la mente di padre Angelo. Con lui c’era l’incaricato che avrebbe insegnato ai malati tutto il necessario per diventare buoni agricoltori; l’insegnante d’asilo per i piccoli lebbrosi, l’infermiera e la catechista.</div>
<p>"Ho detto loro anche che l’ambasciata italiana avrebbe offerto un aratro e un trattore, e ho riferito di essere sicuro che altri aiuti li avrebbero ricevuti dagli italiani con cui sono in stretto contatto epistolare".</p>
<div class="Ih2E3d">I lebbrosi non hanno applaudito perché le loro mani hanno perso il tatto e non comunicano gioia, ma più volte padre Angelo li ha sentiti dire Ngiyabonga che significa grazie. Questa  è la parola più bella che esiste in lingua bantù. Ha tanti significati come “grazie perché ti appartengo”, o “grazie perché ti sei ricordato di me”, o ancora “grazie perché condividi con me la tua fede e tutto quello che hai”, “grazie perché mi ami eppure non mi conosci”, “grazie perché ci proteggi come l’ombra di questi alberi”; ma Ngiyabonga significa anche “possa tu vivere senza lebbra…senza le mie sofferenze…vivi ma ricordati di me”.<br />
Il capo della comunità, un uomo molto alto, che sembrava più sofferente degli altri; cieco, oltre che lebbroso, pronunciò un discorso di ringraziamento che sembrava una preghiera e alla fine intonò un canto molto lento, melodico, struggente: un blues la cui armonia era un soffio fra le foglie.</div>
<p>"Dopo mangiammo. Avevo portato con me 150 pagnotte di pane che liquidammo per colazione, ma non ci fu pranzo, perché impegnati nella discussione. Nel frattempo masticavamo caucciù. Mangiammo la sera. Avevo portato 50 chili di pasta di ogni genere che una donna molto vivace che si chiamava Nyanhekile (che vuol dire la schifosa) si offrì di preparare. Anzi disse “cucino io gli speghetta”, proprio così, con la a".</p>
<div class="Ih2E3d">I giovani si diedero da fare per tenere il fuoco acceso, purtroppo, però, non avevano le pentole dove far bollire l’acqua. Usarono quindi tre bacinelle che servivano a lavare i piedi e… altre parti del corpo. Il fumo si alzava, sempre più denso, fra gli alberi. Man mano che l’acqua si riscaldava, appariva una strana schiuma che faceva da crosta alle bacinelle.</div>
<p>"Schifosa non dimenticarti il sale – disse padre Angelo. E lei "Non ce lo metto proprio il sale, Fundisi (missionario)".</p>
<div class="Ih2E3d">Non usava il sale per gli “spaghetta”, come era possibile?</div>
<div class="Ih2E3d">"Io la pasta la faccio con lo zucchero – continuò.</div>
<p>"Ma che fetente sei, - sbottò da vero napoletano il sacerdote – trattare gli spaghetti in questo modo…Chi te lo ha insegnato?"</p>
<div class="Ih2E3d">La schifosa, per nulla intimorita dalle proteste del sacerdote, disse che aveva lavorato in alcuni ristoranti inglesi. Ma non come cuoca, aveva lavato i bagni e pulito le pentole con gli avanzi di maccheroni e zucchero, e lei quello aveva mangiato.</div>
<p>Con grande sorpresa, però, tutti mangiarono avidamente quel pappone di spaghetti dolci, come se stessero mangiando un pranzo da reali inglesi. Solo padre Angelo li assaggiò appena. "Non so se Gesù li avrebbe mangiati".</p>
<div class="Ih2E3d">Alla fine della cena ci furono canti e balli, mentre le scimmie cercavano un riparo da quella confusione. Era buio, tutti smisero di cantare, adesso toccava alla foresta parlare e questo incuteva rispetto e timore tanto da far ritirare i lebbrosi nelle loro capanne.</div>
<p>"I miei amici si dileguarono salutandomi con i loro moncherini e anch’io mi ritirai cantando ‘O sole mio’".<br />
Il sacerdote era felice. "Lavorando con i più poveri, con gli ammalati, con i sofferenti, si costruisce un Mondo migliore". Vallo a far capire a chi oggi lo comanda il Mondo.</p>
<div class="Ih2E3d">Ad agosto Angelo Ciccone decise che era tempo di tornare a far visita a Massvelene.</div>
<p>"La visita di agosto era quella che temevo di più. L’inverno è pieno. Non c’è tanto freddo, questo è vero, ma le piogge sono abbondanti, e di conseguenza le strade sono quasi impraticabili. Quindi sono stato costretto a prendere un’autista, che mi doveva accompagnare là dove urge la mia presenza".</p>
<div class="Ih2E3d">Il guidatore era un uomo molto in gamba, di nome Soto, ma Angelo continuava a chiamare “Soda Water”, perché era effervescente come la bevanda. Soda Water ha una bella moglie e una marea di figli sparsi qui e là per la foresta avuti da madri differenti. E uno di questi bambini è stato eletto come “re della bellezza”, e Soda Water ne andava fiero.<br />
Al confine con il Mozambico, Soto scaricò padre Angelo e se ne tornò a casa. Il suo posto venne preso da Macwacwa, un’autista mozambicano che era sempre di grande aiuto per il sacerdote perché era lui che gestiva la comunità dei lebbrosi, li aiutava durante l’assenza di padre Angelo, li curava con gentilezza. Soda Water non aveva, ne ha, il coraggio di “infilarsi” a Massvelene.<br />
La prima tappa del lungo viaggio è stata Maderere, un villaggio famoso per il suo mercato esteso e vario. Lì finisce la strada asfaltata ed inizia quella fangosa. Al mercato si vende di tutto, dalle mucche alle bare costruite secondo il peso del morto; dalle capre alle pecore sporche e allampanate. Asini dalle orecchie particolarmente lunghe che costano appena 2 euro e mezzo, cani pieni di piaghe e con la bava alla bocca per la fame lacerante. Galline handicappate con una zampa sola, pesci arrostiti ed ingrassati dalle mosche. Zucche e patate riscaldate avvolte nelle pagine di vecchi giornali o nella carta igienica…speriamo ben pulita. Sandali fatti con i copertoni delle ruote, foglie speciali per pulirsi i denti, pezzi di vetro lavorati per tagliarsi le unghie o radersi. Migliaia di medicine, per lo più scadute, e le bare, come dicevamo prima, tante, tantissime, accatastate sotto un albero di caucciù alto 25 metri con una circonferenza di oltre nove.<br />
Nel frattempo una scimmia “ingobiane”, si poggiò sul cofano dell’auto e sputò in faccia all’autista. Il parabrezza lo salvò, ma lui fermò l’auto e rincorse l’animale.</div>
<p>"Credevo di conoscere tutte le parolacce in bantù, ma Macwacwa era diventato un fiume in piena. Ne imparai delle altre. La scimmia era una vera fetentona, ma era sempre una figlia di Dio e una nostra sorella. Lo dissi a Macwacwa che mi guardò sorpreso. Lui era un pagano con quattro mogli e mi guardò come si guarda ad uno scemo. Avrà pensato: “come è possibile avere per fratelli o sorelle serpenti, topi, scimmie? A quale chiesa appartiene questo cretino?”"<br />
"Vedi caro amico – gli disse il sacerdote -  tu non sei stato battezzato e allora non hai il dono della fede e certe cose non puoi comprenderle. E ‘ tanto tempo che ti chiedo di battezzarti ma tu mi rispondi che il cristiano deve convivere con una moglie solamente”.<br />
“Cosa devo fare padre Angelo – rispose l’autista -  se io le amo tutte e quattro e quando torno a casa mi fanno festa e chiamano tutti i miei figli che mi salutano e si mettono in ginocchio ad ascoltarmi?"<br />
"Quanti sono adesso?"<br />
"Per ora sono dodici, ma se tutto va bene per il prossimo anno ne dovrebbero nascere altri quattro, perché io le accontento tutte le mie mogli, le servo tutte e quattro regolarmente. Mi sacrifico per loro. Vedi Fundisi, io le amo. Cosa devo fare per diventare cristiano? Forse ammazzarle?"<br />
"E se loro ti lasciassero?"<br />
"Non mi darei pace finchè questo coltello – e gli mostrò un coltellaccio ben limato – non squarciasse il loro cuore".<br />
"Ma sei proprio cattivo", gli disse Angelo.<br />
"No io sono buono, ma devo difendere i miei figli e le mie mogli. Qui tutti portiamo almeno due coltelli. Tu non ne hai?"<br />
Padre Angelo gli mostrò un crocefisso lungo 10 centimetri in ferro battuto: "Questo è il mio coltello".</p>
<div class="Ih2E3d">A Massvelene, come sempre, stavano aspettando Padre Angelo. L’accoglienza fu festosa ed allegra. I lebbrosi avevano già preparato alcuni sedili sotto il solito albero di baobab. Il capo cominciò a cantare appena vide il sacerdote e gli porse la sua mano “rosicata” dalla lebbra per stringere la sua. Angelo la strinse con forza.</div>
<p>"Appena mi misi seduto sotto l’albero mi sentii riposato e fresco. Credevo di essere un re sul trono e loro, quei poveri individui, i miei sudditi che amavo con tutto me stesso. Chiesi al loro capo notizie su come era andato il villaggio nei giorni della mia assenza. Venni a sapere che tre ragazzini erano morti, due per la malattia e la terza morsicata da una serpe; mentre due anziani erano annegati nel vicino fiume".</p>
<div class="Ih2E3d">Tutti si alzarono in piedi e pregarono, con gli occhi pieni di lacrime. Sbattevano la testa per terra o su un albero o su una pietra per convincere che il dolore era sincero.<br />
Dalle lacrime si passò al sorriso, soprattutto quando il sacerdote raccontò il matrimonio di sua nipote che volle sposarsi alla missione di San Giuseppe.<br />
Poi cominciò la discussione. Angelo aveva fatto delle richieste ben precise all’ambasciata italiana. Le promesse ricevute sembravano sincere e le speranze quasi certe. Il progetto poteva partire sicuramente.<br />
Nel corso della giornata furono presentati ad Angelo altri lebbrosi che appena seppero che il sacerdote stava interessandosi a loro, si misero in cammino per unirsi alla comunità di Massvelene. Qualcuno di questi voleva essere addirittura guarito da Angelo che è buono e può tante cose, ma non è certo Cristo.<br />
Dopo quattro ore di discussione furono distribuite 250 pagnotte che aveva portato il sacerdote dalla missione. Erano presenti, fra donne, uomini e bambini, circa 230 malati.<br />
In serata arrivarono altri quattro lebbrosi che avevano viaggiato per due giorni per raggiungere Massvelene. Questi erano veramente conciati male. Due donne avevano la lebbra sulle bocca, dentro il naso, nelle orecchie e tutto il volto era tumefatto di bollicine di sangue marcio.</div>
<p>"Chissà quanto soffri", chiese Angelo ad una di esse.<br />
"Tanto, tantissimo – disse la donna – ma mio marito sta peggio di me e ho quattro figli tutti contaminati dalla lebbra".<br />
"Hai mai preso le pillole?"<br />
"Il Governo ci dice che ormai le pillole sono terminate da tempo".</p>
<div class="Ih2E3d">Angelo promise di aiutarle. Promise di sentire un medico che doveva stabilire il grado della malattia e di conseguenza consegnare un cura adatta. Quelle derelitte urlarono di gioia e si misero a cantare. Era un canto felice.<br />
Angelo fece loro delle foto per mostrarle al medico.</div>
<p>"Ricordiamoci – amava dire Angelo – che quando ci sentiamo soli sotto il peso della sofferenza facciamoci coraggio nel pensare che c’è qualcuno nel mondo che soffre più di noi. Amiamolo e vogliamogli bene".<br />
Passarono circa due mesi dal successivo viaggio a Massvelene. Era il 24 ottobre, partì di buon’ora. Settecentocinquanta chilometri da percorrere con una macchina che sembrava un moscone arrugginito, "ma  non ha mai tradito alcun missionario, anche se viaggiando con quell’auto ho spesso avuto la sensazione di vivere l’ultimo istante della mia vita. Invece no. In Africa si arriva sempre, basta avere pazienza e non perdersi di coraggio".</p>
<div class="Ih2E3d">Il moscone riusciva a compiere i 750 km in 13 ore che erano tante, soprattutto per chi è malato come Angelo.<br />
Troppo buio per arrivare a Massvelene, bisognava fermarsi prima. Fundisi si fermò a casa di Macwacwa che distava 110 km dal villaggio dei lebbrosi.</div>
<p>"Dopo essermi rinfrescato, si fa per dire, con l’acqua che mi portarono e che in realtà era calda e marrone come la birra, fui accompagnato in una larga, alta e rotonda capanna dove mi servirono una cena a base di pesce arrostito. Faceva un caldo da camera mortuaria con il puzzo emanato dalle candele accese".</p>
<div class="Ih2E3d">La capanna aveva una finestra talmente stretta da non farci entrare un piccione, e il letto – la stuoia – era dura come il cemento.<br />
Padre Angelo non dormì: cani, gatti, galline, api e topi continuarono ad entrare nella capanna, spinti dall’odore del pesce appena consumato.</div>
<p>"Assistetti alla danza delle…ore, cioè dei topi, dei gatti, delle galline. Si scatenò un putiferio. La candela che accompagnava la mia notte si spense. Rimasi al buio. Feci appena in tempo a prendere la bottiglia di veleno e spruzzarlo a quegli scostumati animali".</p>
<div class="Ih2E3d">Non fu un’idea geniale. Gli animali sparirono, ma la capanna era piena di veleno, tanto che Angelo dovette lasciarla. Si riparò in macchina, e sotto la Croce del Sud prese sonno.<br />
Intanto, “laddove Dio piange” aspettavano con impazienza il fundisi.<br />
Angelo ripartì al mattino. Il sole della primavera sudafricana già riscaldava l’aria. Doveva sbrigarsi. Non poteva stare che appena quattro ore con i suoi malati. Sarebbe dovuto tornare presto per incontrare il ministro della salute, affinché organizzasse visite più frequenti di un medico.</div>
<p>"Non ebbi il tempo nemmeno di prendere un te locale. Una lebbrosa, una cara vecchietta, mi offrì un po’ di polenta con un uovo sodo e un bel pesce arrostito".</p>
<div class="Ih2E3d">In quel momento Angelo pensò ai lebbrosi morti gettati nel lago di Massvelene, dove i pesci sono lunghi e grossi e si cibano di carne umana impudritita dall’acqua stagnante.</div>
<p>"Nemmeno i maiali mangiarono quel pesce. Lo annusarono e lo scansarono"”<br />
Il villaggio, nel frattempo, era diventato più grande: molti malati si erano aggiunti, ma, grazie ad Angelo, erano state realizzate altre casette e il cibo non mancava. Soprattutto la farina che Angelo aveva raccolto e portato in quantità per soddisfare i desideri dei bambini lebbrosi. Grazie ad Angelo ora “laddove Dio piange” lo fa un pò di meno.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[AMERICA/PARAGUAY - Appello dei Vescovi per far fronte all’emergenza sanitaria legata all’epidemia di dengue e di febbre gialla]]></title>
<link>http://papaboys.wordpress.com/2008/02/29/americaparaguay-appello-dei-vescovi-per-far-fronte-all%e2%80%99emergenza-sanitaria-legata-all%e2%80%99epidemia-di-dengue-e-di-febbre-gialla/</link>
<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 15:55:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>papaboys</dc:creator>
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<description><![CDATA[Asuncion (Agenzia Fides) - I Vescovi del Paraguay hanno lanciato un appello per far fronte all’eme]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Asuncion (Agenzia Fides) - I Vescovi del Paraguay hanno lanciato un appello per far fronte all’emergenza sanitaria che il Paese sta vivendo a causa dell’epidemia di dengue e di febbre gialla. Già nel marzo dello scorso anno i Vescovi avevano sollecitato le autorità “a non minimizzare l’epidemia di dengue”, chiedendo a tutti i cittadini “di assumere la loro parte di responsabilità per combattere il male”. In questo momento all’epidemia di dengue si somma la febbre gialla e la possibilità di ceppi di dengue emorragica, con prospettive pericolose e devastanti se non si adotta in maniera urgente ed efficace un Piano adeguato e trasparente di contenimento di queste malattie”.<br />
I Vescovi denunciano che il diffondersi di epidemie e della febbre gialla è dovuto allo stato di abbandono in cui si trova la Salute Pubblica nel Paese, cosa che ha messo in evidenza “l’imprevidenza, lo sconcerto e l’improvvisazione delle istituzioni responsabili, cosi come un’inadeguata informazione alla cittadinanza, provocando situazioni tremende”. I Vescovi ricordano che “la Salute Pubblica è essenzialmente responsabilità dello Stato”, che ha l’obbligo “di agire in maniera opportuna ed efficace”. Invece “arrivare tardi ed in maniera inadeguata è una grave irresponsabilità”.<br />
Anche altre istituzioni e altre persone hanno però la loro parte di responsabilità per la prevenzione di queste malattie, fanno notare i Vescovi: “in larga misura dipende dalla nostra collaborazione”. In effetti, queste ed altre malattie potrebbero essere sotto controllo con l’attiva partecipazione della popolazione a sradicare le cause che le provocano. “Perciò - si legge ancora nel comunicato - è necessario un cambiamento culturale che implichi un impegno da parte di tutti i cittadini a lavorare per il bene comune, svolgendo concretamente i compiti che sono alla propria portata. Con il nostro atteggiamento possiamo prevenire le malattie e salvare vite umane. Questa è un’esigenza della carità cristiana. Non farlo, è un grave peccato di omissione”. Il comunicato termina con un appello ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, agli operatori pastorali e ai fedeli laici, affinché “collaborino con tutti i mezzi e le risorse alla loro portata per combattere il male”, in special modo attraverso l’educazione preventiva.</p>
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<title><![CDATA[Il lebbroso della città di Aosta]]></title>
<link>http://leinonsachiemiofratello.wordpress.com/?p=85</link>
<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 16:14:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>fbungaro</dc:creator>
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<description><![CDATA[Xavier de Maistre, prepotentemente entrato nella galleria dei fratelli come (presunto) fratello scem]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Xavier de Maistre, prepotentemente entrato nella galleria dei fratelli come (presunto) fratello scemo di Joseph aveva scritto, oltre al Viaggio intorno alla mia stanza, anche un libricino intitolato "Le lepreux de la cité d'aoste". Un piccolo saggio di quel racconto lo trovate <a href="http://hypo.ge-dip.etat-ge.ch/athena/maistre/xdm_lepr.html" title="Lepreux" target="_blank">qui</a>. E' il dialogo tra un militare e un lebbroso rinchiuso in una torre dalla quale vede le alpi. Il ricordo più dolce del lebbroso è quello di una sorella più giovane.<br />
La torre esiste ancora (eccola <a href="http://www.ufficiodelturismo.it/images/ita/vda-torlebbroso.jpg" title="Torre lebbroso" target="_blank">qui</a>) ed il lebbroso ci fu rinchiuso davvero negli anni di de Maistre, che - con tutta probabilità - impersona il militare della novella. Se andate a visitarla potrete rifocillarvi nella vicina pizzeria della Torre del Lebbroso, in via Torre del Lebbroso.</p>
<p>Franco Bungaro</p>
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<title><![CDATA[La 55a giornata mondiale dei malati di lebbra]]></title>
<link>http://comunicandoilsociale.wordpress.com/2008/01/11/la-55a-giornata-mondiale-dei-malati-di-lebbra/</link>
<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 20:38:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>marco valenti</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Lebbra: una malattia dimenticata. Con questa frase, scelta dall&#8217;AIFO per promuovere la 55a Gi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> Lebbra: una malattia dimenticata. Con questa frase, scelta dall'<a href="http://www.aifo.it" title="AIFO" target="_blank">AIFO</a> per promuovere la 55a Giornata mondiale dei malati di lebbra, si svolgerà una campagna di sensibilizzazione, educazione e informazione che culminerà, domenica 27 gennaio 2008, nella celebrazione della ricorrenza istituita da Raoul Follereau. In un periodo in cui si registrano aumenti dei nuovi casi di lebbra in paesi endemici come il Brasile, è sempre più importante tenere vivi l'attenzione e l'impegno di tutti per sconfiggere le cause profonde della malattia. Le iniziative dell'AIFO godono dell'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e del Patrocinio del Segretariato Sociale RAI.</p>
<p><a href="http://comunicandoilsociale.wordpress.com/files/2008/01/aifocigno.jpg" title="aifo"><img src="http://comunicandoilsociale.wordpress.com/files/2008/01/aifocigno.jpg" alt="aifo" /></a></p>
<p><!--more--><br />
<b>Lebbra: una malattia dimenticata</b>. Con questa frase, scelta dall'AIFO per promuovere la 55<sup>a</sup> Giornata mondiale dei malati di lebbra, si svolgerà una campagna di sensibilizzazione, educazione e informazione che culminerà, domenica 27 gennaio 2008, nella celebrazione della ricorrenza istituita nel gennaio 1954 da Raoul Follereau. Il giornalista e scrittore francese volle con la Giornata mondiale dare voce a coloro che più di altri al mondo soffrivano per le conseguenze della malattia e per quelle, non meno dolorose, dell’emarginazione, dell’abbandono, della riduzione ad una condizione meno che umana.</p>
<p>La lebbra è oggi una malattia dimenticata come dimenticate sono le persone che ne sono colpite: ignorate da un mondo troppo indaffarato a seguire le mode per potersi occupare di chi soffre di un male, come la lebbra, che colpisce solo chi è già vittima di povertà, emarginazione sociale e negazione dei diritti fondamentali.</p>
<p>Oggi la <i>Giornata mondiale dei malati di lebbra</i> continua a rappresentare per l’AIFO un impegno fondamentale per dar voce agli Ultimi. Ogni anno i volontari della nostra associazione organizzano in tale giornata la distribuzione del <b>Miele della Solidarietà</b>, allestendo banchetti in centinaia di piazze italiane e coinvolgendo altre associazioni, istituzioni, cittadini. Questa iniziativa mira a sensibilizzare la popolazione nei confronti della lebbra e dei temi legati allo sviluppo socio-sanitario nei Paesi a basso reddito, e a raccogliere fondi a favore dei progetti promossi dall’AIFO per la cura dei malati di lebbra. Il miele utilizzato proviene da piccoli produttori delle aree rurali della Croazia attraverso il circuito del Commercio equo e solidale.</p>
<p>L'AIFO ha realizzato questa scelta per incrementare il suo impegno nella creazione di rapporti basati sulla giustizia e sulla solidarietà. I sacchetti di iuta che contengono i vasetti sono confezionati da persone guarite dalla lebbra grazie al progetto Sumana Halli a Bangalore, in India, da noi sostenuto. Il ricavato finanzierà la cura dei malati in Brasile.</p>
<p>Tra le iniziative organizzate per la <i>Giornata mondiale</i> grande importanza assumono gli incontri di sensibilizzazione presso scuole, parrocchie ed altre istituzioni svolti in tutta Italia dai <b>Testimoni della Solidarietà</b>, persone direttamente impegnate nei progetti AIFO all’estero, che per l’occasione si fanno promotrici di consapevolezza presso la società civile, testimoniando il loro servizio agli Ultimi.</p>
<div class="clear"></div>
<div>La 55<sup>a</sup> Giornata mondiale dei malati di lebbra gode dell'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e del Patrocinio del Segretariato Sociale RAI. AIFO ringrazia AGESCI e il Commercio Alternativo di Ferrara per la preziosa collaborazione. Alla 55a Giornata mondiale dei malati di lebbra ha aderito ufficialmente l'AIAC, Associazione Italiana Allenatori di Calcio, presieduta da Renzo Ulivieri.</div>
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