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	<title>leggibilita &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/leggibilita/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "leggibilita"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 11:57:37 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Cambiamenti Irrilevanti]]></title>
<link>http://fernandacorona.wordpress.com/?p=404</link>
<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 15:21:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fernanda Corona</dc:creator>
<guid>http://fernandacorona.wordpress.com/?p=404</guid>
<description><![CDATA[Ferny, dal basso della sua scrivania disordinata, comunica
che

per ragioni di estetica ha cambiato ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ferny, dal basso della sua scrivania disordinata, comunica</p>
<p style="text-align:center;">che</p>
<ul>
<li>per ragioni di estetica ha cambiato l'header del template del presente blog <em>Visioni Introspettiche</em> e si scusa anticipatamente per la scarsa leggibilità del carattere prescelto, ma lo adora.</li>
<li>per ragioni assolutamente inesistenti, eccezione fatta per la noia, ha cambiato la nomenclatura delle categorie del presente blog <em>Visioni Introspettiche</em> secondo suo gradimento, abbandonando la linea del titolo di canzoni.</li>
<li>ha aggiunto una nuova pagina al presente blog <em>Visioni Introspettiche</em>: <a href="http://fernandacorona.wordpress.com/la-tavola-delle-visualizzazioni-di-ferny/" target="_blank">La tavola delle visualizzazioni di Ferny</a>, dove ha esposto i suoi desideri per l'universo, secondo la <a href="http://fernandacorona.wordpress.com/category/the-secret-la-legge-dellattrazione/" target="_blank">Legge dell'attrazione</a>.</li>
</ul>
<p style="text-align:right;">in fede<br />
Fernanda Corona<br />
Visioni Introspettiche</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il burocratese domato? ]]></title>
<link>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/23/il-burocratese-domato/</link>
<pubDate>Wed, 23 Jan 2008 10:02:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
<guid>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/23/il-burocratese-domato/</guid>
<description><![CDATA[Michele A. Cortelazzo, professore ordinario dell&#8217;università di Padova,  da dieci anni lavora ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><b>Michele A. Cortelazzo</b>, professore ordinario dell'università di Padova,  da dieci anni lavora alla <b>semplificazione</b><b> del</b><img src="http://www.corriere.it/speciali/burocratese/testa.gif" align="right" height="150" width="230" /><b> linguaggio amministrativo</b>. Ha <a href="http://www.maldura.unipd.it/buro/" target="_blank">un sito</a> dedicato all'area di Padova e comuni limitrofi con esempi di riscritture e un elenco di <a href="http://www.maldura.unipd.it/buro/trentaregole.html" target="_blank">30 regole per scrivere testi amministrativi chiari</a>.</p>
<p>Si parla di <b>leggibilità</b>, attenzione per il <b>destinatario</b>, linguaggio diretto e <b>concreto</b>. Tutte indicazioni che diremmo quasi naturali, ammessa la buona volontà di <b>farsi capire</b>.</p>
<p><img src="http://farm1.static.flickr.com/21/32581233_910bdc91b0_b.jpg" align="left" height="150" hspace="7" width="220" />Rimane il mistero del perché, una ragione antropologica che spinga a scrivere "documento di viaggio da obliterare" invece di "biglietto da timbrare", un filo rosso che colleghi i linguaggi segreti delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corporazioni" target="_blank">corporazioni</a> medievali con... il "conferimento dei rifiuti"?</p>
<p>Ho già esperesso il mio parere: <b>corazzarsi di parole significa inciampare nell'azione</b>. "<font color="#000000" face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2">È ridicolo come ti sei bardato per questo mondo" scriveva Kafka negli <a href="http://erewhon.ticonuno.it/inverno2004/ZURAU.HTM" target="_blank">Aforismi di Zürau</a>: questo valga per tutti. Gettiamo l'armatura, non temiamo la trasparenza. </font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come farsi cestinare una email, 2]]></title>
<link>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/17/come-farsi-cestinare-una-email-2/</link>
<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 13:39:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
<guid>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/17/come-farsi-cestinare-una-email-2/</guid>
<description><![CDATA[
Un cinghiale vi sta caricando e non sapete quante pallottole avete in canna. Cosa fate? Sparate in ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lattoneriecornali.it/images/segnavento_cinghiale.JPG" align="right" height="180" width="200" /></p>
<p>Un cinghiale vi sta caricando e non sapete quante pallottole avete in canna. Cosa fate? Sparate in aria un paio di colpi per vedere se il fucile funziona?</p>
<p>Non per mettervi ansia, ma <b>quando scrivete una email pensate al cestino</b> che si avvicina al trotto. Come il facocero, è felice di fare a pezzi il frutto della vostra fatica e, se potesse, anche voi stessi. Non sprecate i colpi. <b>Dite subito cosa volete. Centrate il bersaglio</b>: per farlo, non dovete nemmeno esercitarvi al poligono di tiro.</p>
<p>Ma io credo nell'omeopatia. Credo che per curare un male ci voglia un male simile. Per questo l'<a href="http://farsileggere.wordpress.com/files/2008/01/censtinare-unemail2.pdf" target="_blank"><b>email omeopatica</b> di oggi</a> arriva da una ditta ignota, come il milite. Ignota perché, nel bla bla adulatorio della presentazione si dimentica proprio di <b>presentarsi.</b></p>
<p>Riassumo i punti principali:</p>
<ul>
<li>Manca il <b>nome </b>dell'azienda, il <b>pay-off</b> (ovvero: cosa fa?), e il <b>link </b>al suo sito internet</li>
<li>L'<b>oggetto</b> recita genericamente "collaborazione" quando vorremmo sapere cosa ci vuole vendere</li>
<li>Nel corpo del testo non c'è nemmeno una <b>parola-chiave</b> che riconduca al settore produttivo</li>
<li>La <b>sintassi </b>traballante potrebbe far pensare alla solita truffa (ma l'azienda esiste veramente: ho rintracciato il sito dal dominio dell'email)</li>
<li>Ancora una volta il <b>gergo</b> da corso (per corrispondenza?) di formazione aziendale ci fa sospettare che nemmeno il mittente sappia cosa vuole dire.</li>
</ul>
<p>Dopo un attacco suicida come questo, cosa aspettarsi dai due allegati? ... Antrace?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il problema relativo]]></title>
<link>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/02/il-problema-relativo/</link>
<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 21:37:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
<guid>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/02/il-problema-relativo/</guid>
<description><![CDATA[
Non è detto che un problema relativo sia di secondaria importanza. Anzi. Ecco tre esempi smitragli]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ildue.it/Temporanea/ImmaginiGrafica/Rifiuti_Napoli.jpg" align="top" height="170" width="200" /></p>
<p>Non è detto che <b>un problema relativo</b> sia di secondaria importanza. Anzi. Ecco tre esempi smitragliati da Radio 24 nel giro di pochi minuti. Parliamo a voce, ma la ricorrenza nello scritto è la stessa.</p>
<p>Un ascoltatore da Napoli protesta contro</p>
<blockquote><p>il problema <b>relativo </b>ai rifiuti</p></blockquote>
<p>Da Milano, la sindaca Letizia Moratti intende risolvere con l'Ecopass</p>
<blockquote><p>il problema <b>relativo </b>al traffico</p></blockquote>
<p>Nel frattempo, il corrispondente dalla Borsa di Milano si affretta a fornire</p>
<blockquote><p>il dato <b>relativo </b>ai listini</p></blockquote>
<p>Le parole sono come pietre, diceva qualcuno: hanno un peso, anche se non le si prende in faccia, e una frase più snella centra prima il bersaglio e guarda dritto negli occhi la questione. Perché allora il problema <i>relativo </i>ai rifiuti non è semplicemente il problema <b>dei </b>rifiuti?</p>
<p>Forse iniziamo a capire perché certi problemi tardano a risolversi?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il punto fermo]]></title>
<link>http://farsileggere.wordpress.com/2007/12/10/il-punto-fermo/</link>
<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 09:53:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
<guid>http://farsileggere.wordpress.com/2007/12/10/il-punto-fermo/</guid>
<description><![CDATA[Numerose sono le virtù del punto fermo, ma voglio citarne solo una: stabilisce la fine di un pensie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://farsileggere.wordpress.com/files/2007/12/z-punto.jpg" title="Punto fermo"><img src="http://farsileggere.wordpress.com/files/2007/12/z-punto.jpg" alt="Punto fermo" align="left" height="220" hspace="7" vspace="7" width="220" /></a>Numerose sono le virtù del punto fermo, ma voglio citarne solo una: <strong>stabilisce la fine di un pensiero</strong>. Non è poco. E' proprio in quello spazio di silenzio alla fine che<strong> tutta la frase acquista un senso nella mente</strong> del lettore.</p>
<p>Per questo i periodi lunghi e complessi disorientano e disperdono il significato: perché accumulano informazioni senza lasciarle decantare. Finché non si arriva il punto, ogni parola si aggiunge con beneficio di inventario.</p>
<p>Guardate il punto. Proprio qui alla fine della frase precedente, o quello che sta per arrivare. In quel minuscolo segno <strong>tutto si </strong>compatta. Il punto fermo non dice nulla, eppure è come se racchiudesse l'intero significato della frase.</p>
<p>Ma i benefici del punto fermo non si limitano alla frase appena letta. Il punto permette di<strong> riprendere la lettura a mente fresca</strong>.</p>
<p>E' ormai riconosciuto che <strong>frasi brevi separate da punti fermi</strong> sono più perentorie di una sottolineatura in corpo diciotto. E che tutto ciò che viene dopo un punto è letto con attenzione raddoppiata. E' un trucco molto usato in pubblicità o nel giornalismo. Tanto che spesso si usa il punto per dividere una subordinata dalla frase principale (come avete appena letto). O creare frasi di una parola sola (che con una "parolaccia" si chiamano <strong>olofrastiche</strong>). Queste frasi sono efficaci perché lasciano molto all'immaginazione del lettore.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pagine web leggibili]]></title>
<link>http://winp.wordpress.com/2007/11/30/pagine-web-leggibili/</link>
<pubDate>Fri, 30 Nov 2007 16:42:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>luiginter</dc:creator>
<guid>http://winp.wordpress.com/2007/11/30/pagine-web-leggibili/</guid>
<description><![CDATA[A proposito di template, segnalo questa analisi di Information Architects sull&#8217;uso di pagine w]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di template, segnalo <a href="http://www.informationarchitects.jp/100e2r">questa analisi</a> di Information Architects sull'uso di pagine web <strong>leggibili</strong>: questioni "<a href="http://www.informationarchitects.jp/the-web-is-all-about-typography-period">tipografiche"</a>,  dimensioni delle font, pagine che non siano piene di informazioni secondarie, l'uso degli spazi bianchi (non è una questione estetica), interlinea ecc. L'impressione è che<font color="#ff0000"><strong> </strong><font color="#000000"><strike><strong>il template di prima</strong></strike> l'attuale template sia <strike>fosse</strike> più in linea</font></font> con quanto dicoono quelli di IA.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Possiamo definire le caratteristiche di un libro usando la statistica?]]></title>
<link>http://gruppodilettura.wordpress.com/2007/11/19/possiamo-definire-le-caratteristiche-di-un-libro-usando-la-statistica/</link>
<pubDate>Mon, 19 Nov 2007 08:02:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>luiginter</dc:creator>
<guid>http://gruppodilettura.wordpress.com/2007/11/19/possiamo-definire-le-caratteristiche-di-un-libro-usando-la-statistica/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; possibile usare la statistica per definire quanto un libro sia &#8220;leggibile&#8221;?
Ama]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>E' possibile usare la statistica per definire quanto un libro sia "leggibile"?<br />
Amazon.com, sfruttando il programma <a href="http://www.amazon.com/gp/reader/0679420258/ref=sib_dp_pt/105-9249105-3398858#reader-link">Search inside a book</a>, ci offre qualche strumento, ovviamente senza pretese di valore estetico, ma solo relativo a una (presunta) "facilità di lettura".<br />
<!--moreLeggi tutto il post--><br />
Per ogni libro del suo catalogo nel quale sia possibile effettuare la ricerca, da qualche settimana ci offre anche una serie di informazioni aggiuntive, basate su alcuni indicatori.<br />
Per esempio, <a href="http://www.amazon.com/Winters-Night-Traveler-Everymans-Library/dp/sitb-next/0679420258/ref=sbx_txt#textstats"><em>Se una notte in inverno un viaggiatore</em></a> di Italo Calvino (ovviamente l'analisi statistica si riferisce alla traduzione inglese):<br />
1) tre indici di  <font color="#ff0000">*Leggibilità*, </font><font color="#000000">non chiari da interpretare - sono indici legati al livello di istruzione necessario per comprendere un certo libro; basta dire che "meno leggibili" del libro di Calvino ci sono, rispettivamente: il 29% </font>dei libri in catalogo ad Amazon, secono l'indice Fog; il 52% secondo l'indice Flesch e il 27% secondo l'indice Flesch-Kinkaid:  diciamo che il confronto fra il secondo indice e gli altri due ci dice parecchio sulla dubbia utilità del metodo.<br />
<font color="#000000">2)</font> <font color="#ff0000">*Complessità*</font> <font color="#000000">Questo mi sembra già più utile, o almeno più divertente. Prevede:</font><br />
<strong>Parole complesse</strong>: in <em>Se una notte...</em> sono il 12% (significa che il 12% delle parole usate da Calvino - meglio, delle parole tradotte - ha <strong>tre o più sillabe</strong>); il 61% dei libri di Amazon ha più parole complesse di questo di Calvino.<br />
<strong>Sillabe per parola</strong>: 1,5: il 64% dei libri  di Amazon è composto da parole con in media più di 1,5 sillabe.<br />
<strong>Parole per frase</strong>: 26,1: solo il 9% dei libri di Amazon ne ha meno (Per essere rigorosi, dovremmo dire: dei libri di Amazon che sono nel programma Search inside).<br />
A proposito di complessità, ecco come sta messo <em>Pastorale americana</em> di Philip Roth:<br />
parole complesse: 9%<br />
sillabe per parola: 1,5<br />
parole per frase: 15,6</p>
<p>e <em>Guerra e pace</em>:<br />
parole complesse: 11%<br />
sillabe per parola:  1,5  (sì anche a me questo dato sembra più frutto della lingua inglese che degli sforzi degli autori)<br />
parole per frase: 19,2</p>
<p>infine, <em>Sorvegliare e punire</em> di Michel Foucault<br />
parole complesse: 19%<br />
sillabe per parola: 1,7<br />
parole per frase: 37,4</p>
<p>Trovo divertenti (e forse anche utili, non so bene per cosa) anche le <strong>concordanze</strong> - cioè le parole più frequenti in un libro  (esclusi articoli, preposizioni ecc.): in  <em>Se una notte d'inverno</em>, la parola più frequente è "libro". E le Sip (<strong>Statistically improbable phrases</strong>): dovrebbero essere le frasi distintive di un certo libro, quelle che lo caratterizzano; sono "improbabili" rispetto agli altri libri ovviamente, non rispetto al libro di cui sono figlie, nel quale invece sono frequenti. Nel libro di Calvino sono: "scrittore tormentato", "scrittore produttivo" (stanno nel capitolo ottavo, nel progetto di racconto) e "l'ombra s'addensa" (Che è dentro <em>Guarda in basso dove l'ombra s'addensa,</em> uno dei libri che il lettore legge <em>dentro</em> il libro di Calvino).</p>
<p>Ho scoperto poi che di questa cosa si è <a href="http://www.stevenberlinjohnson.com/2007/10/this-may-be-old.html">recentemente occupato</a> anche Steven Berlin Johnson sul suo blog (<a href="http://www.internazionale.it/interblog/index.php?itemid=2313">ripreso</a> da <em>Internazionale</em>), mettendo a confronto i suoi libri con quelli di altri due scrittori. Steven Berlin Johnson è quello che ha scritto <em><a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788804551201/johnson-steven/tutto-quello-che.html">Tutto quello che fa male ti fa bene. Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti</a>,</em> Mondadori, che non ho letto: insomma, non so se fidarmi ;).</p>
]]></content:encoded>
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