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	<title>letture-che-vale-la-pena-fare &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/letture-che-vale-la-pena-fare/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "letture-che-vale-la-pena-fare"</description>
	<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 07:18:01 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[la via del ritorno]]></title>
<link>http://ilmiopaeseinventato.wordpress.com/?p=286</link>
<pubDate>Sat, 19 Jul 2008 09:42:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>compagnaamber</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;Mentre cammino, lo zaino sulle spalle, a capo chino, vedo al margine della strada, nelle luci]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#666699;">"Mentre cammino, lo zaino sulle spalle, a capo chino, vedo al margine della strada, nelle lucide pozzanghere della pioggia, l'immagine degli alberi chiari, come di seta, e in quello specchio fortuito l'immagine è più forte che la realtà. Ecco lì, cullato nel bruno terreno, un lembo di cielo e alberi, e limpida profondità, e ad un tratto provo un brivido. Per la prima volta dopo tanto tempo sento di nuovo che c'è qualche cosa di bello, che tutto ciò è semplicemente bello, bello e puro, questo quadro nella pozza d'acqua davanti a me - e in quel brivido mi sento gonfiare il cuore, tutto ricade per un attimo, e ora lo sento per la prima volta: pace - lo vedo: pace - mi immedesimo: pace. Scompare l'oppressione che finora non dava tregua, si alza a volo un che di ignoto, di nuovo, un gabbiano, un bianco gabbiano, pace, orizzonte tremulo, tremula attesa, prima occhiata, presentimento, speranza, e si fa più grande, ed è giunta la pace.<br />
Mi riscuoto e guardo intorno a me; laggiù, dietro a noi, giacciono i miei compagni sulle barelle e invocano ancora. E' la pace eppure essi devono morire. Ma io tremo di gioia e non mi vergogno. Strana cosa...<br />
Forse si rifanno sempre le guerre perché uno non può mai sentire appieno quel che soffre l'altro."</span></h3>
<h3><span style="color:#666699;">(Remarque)</span></h3>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[verrà un altro luglio]]></title>
<link>http://ilmiopaeseinventato.wordpress.com/?p=236</link>
<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 17:12:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>compagnaamber</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; il nostro sonnifero, il nostro tranquillante.
&#8220;Qui c&#8217;è l&#8217;alleanza con l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color:#008080;">E' il nostro sonnifero, il nostro tranquillante.<br />
"Qui c'è l'alleanza con l'America. Qui c'è il Vaticano.<br />
Qui è la linea politica e i suoi risultati che occorre valutare."<br />
"Abbiamo perso per sempre" sembra stiano per dire.<br />
Che fare? Non lo so. So tuttavia che non si pongono più in termini di rivoluzione i nostri problemi. Da ariete ci siamo trasformati in staccionata. (...) E la nostra giovinezza, conta ancora qualcosa? (...)<br />
Verrà un altro luglio, e ci guarderemo in viso.</span></h2>
<h4><span style="color:#008080;">(da V. Pratolini, "La costanza della ragione", 1962)</span></h4>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[per amare appassionatamente bisogna credere follemente]]></title>
<link>http://ilmiopaeseinventato.wordpress.com/?p=180</link>
<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 19:02:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>compagnaamber</dc:creator>
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<description><![CDATA[Io questa nuova idea dell&#8217;amicaE. la trovo stupendissima.
E, se voi lo volete leggere tutto (e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">Io <a href="http://diversamentequilibrata.wordpress.com">questa</a> nuova idea dell'amicaE. la trovo stupendissima.<br />
E, se voi lo volete leggere tutto (e fareste bene a farlo, sissì), lo trovate <a href="http://www.jacopofo.com/node/4608">qui</a>.<br />
Ma intanto vi scrivo il mio pezzo, quello che sento mio anche se mio in realtà non è, e poi ve lo spiego, ma intanto mi sono commossa a leggerlo, ecco, ed è questo:<br />
<span style="color:#800080;"><em><strong>L’amore non e’ meglio perche’ e’ piu’ morale, e’ meglio e basta.<br />
Intendiamoci, non ho niente contro chi fa sesso con tutti senza motivo. Anzi, credo che faccia molto bene alla salute e apra la mente.<br />
Pero’ alla lunga amare sempre la stessa donna e’ molto piu’ divertente, perche’ lei ti conosce, tu la conosci, c’e’ comprensione.<br />
E se, come a volte accade nella vita, hai affrontato insieme a lei momenti terribili, c’e’ anche qualche cosa d’altro: un cemento morale, una fiducia e un rispetto cementati nell’acciaio fuso dei vulcani. E’come dice Jovanotti nella sua ultima canzone, qualcosa tipo ti ho vista debole che potevo spezzarti stringendo un po’ la mano e poi risollevarti potente come un aeroplano.<br />
Quando tu fai l’amore con una donna che hai visto cosi’, c’e’ una potenza e una liberta’ di sentimenti che non ha paragone con nessuna ballerina che ti fa un bocchino al volo in hotel.<br />
Si’, perche’ l’altra faccia dei lustrini e delle ballerine e’ che per fare i soldi devi lottare, devi essere il piu’ forte, devi inculare tutti e poi non hai il tempo di scopare.<br />
La tensione psicologica della lotta contro gli altri annichilisce le potenzialita’ amatorie.<br />
Per godere veramente devi emozionarti, devi innamorarti, devi lasciarti andare, non ci sono alternative.<br />
L’amore lo devi coltivare, devi amare molto e in molte direzioni per riuscirci.<br />
L’amore e’ un muscolo che si allena.<br />
E questo e’ il primo punto, abbiamo le ballerine migliori e queste ballerine conoscono l’amore, amano il mondo e non sono interessate alla competizione. E questa e’ la seconda cosa che il Movimento Progressista Felice ha: siamo liberi da tonnellate di condizionamenti. La liberta’ e’ bellissima: io sono fedele perche’ mi piace. Ma se smettesse di piacermi sarei libero da vincoli morali, potrei fare quel che voglio. Mia moglie forse non sarebbe d’accordo ma questa e’ un altro discorso. E’ una questione tra me e lei, non tra me e Dio o la mia coscienza.<br />
(...)<br />
Per molti maschi fare sesso con donne che hanno le misure perfette e’ un obbligo. Io non ho neanche questo obbligo. L’estetica e’ un piacere ma ci sono ballerine che sono totalmente fuori dai canoni estetici, che vengono comunemente classificate brutte, che sarebbe un delitto non amare perche’ hanno dentro il fuoco del big bang.<br />
I plasticoni competitivi si perdono anche questo: il piacere di amare le donne brutte.</strong></em></span></p>
<p style="text-align:left;">Potrà sembrare poco rappresentativo.<br />
Potrà sembrare che avrei dovuto scegliere un pezzo diverso.<br />
Io, single senza speranza.<br />
Io, che l'amore non lo so spiegare perché non l'ho mai saputo vivere. Come il chimico di De André.<br />
Ma intanto che aspetto l'amore aspetto anche la chiave che mi apra le porte a un vivere più autentico.<br />
Se io amassi una persona, amerei il mondo. Parole di Fromm, mica mie.<br />
E' per questo, ecco, che io credo che parlare d'amore, adesso che si parla di costruire una realtà diversa, abbia tutto il senso di questo mondo.<br />
Costruire una realtà diversa, o almeno provarci. Questo <em>è</em> amore.<br />
Bisogna amare la realtà che si vuole costruire.<br />
Bisogna amare il fatto di volerla costruire.<br />
Bisogna che ci amiamo tra di noi, per poter riversare l'energia positiva in tutto il resto.<br />
E poi.<br />
Poi bisogna anche dire questo, che da come uno ama si capisce tantissimo di come uno vive.<br />
Se uno ama solo e soltanto in virtù delle misure perfette e dei lustrini e delle ballerine, vorrà dire che anche la realtà che ama è fatta di lustrini e ballerine. E' un modo falso di amare, e allora non è autentico neppure l'approccio che uno ha nei confronti di tutto il resto. Vuol dire non saper cogliere nulla al di fuori della superficie, vuol dire che non c'è posto per le cose importanti per davvero.<br />
Che non c'è comprensione.<br />
Che non ci si fermerà mai a soppesare quali sono le cose veramente importanti e impegnative e che hanno un senso e per cui vale la pena spendersi.<br />
Perché amare è questo, e vivere è questo. E' un casino, sempre.<br />
Ma la potenza e la libertà di sentimenti sono le stesse.<br />
Adesso, soprattutto, in cui diventa fondamentale cercare dentro di noi, concretamente, un'alternativa.<br />
In questo senso privato e politico sono, devono essere, coincidenti.<br />
Alla costruzione di una dimensione politica che sia tale nel senso più ampio e vero del termine non può non accompagnarsi l'assenza di condizionamenti e la ricerca di tante direzioni verso cui avviare le proprie energie.<br />
Non si ama a senso unico, e non si vive a senso unico, e non si fa politica a senso unico.<br />
Io penso che è bello se amare e vivere e fare politica diventano tutte quante facce di uno stesso modo di vivere autentico. Nella dimensione vera e quotidiana delle amicizie, dei gesti della vita di tutti i giorni, del non voler precludere nulla allo scaturire in ogni direzione di tutte le intenzioni e le attenzioni e i propositi che possiamo accumulare dentro.<br />
Consapevoli che sì, condizionamenti non ne abbiamo. O se li abbiamo lottiamo per abbatterli.<br />
Di quanto sia importante crederci, perché allo stato attuale delle cose è l'ultima cosa che ci rimane.
 </p>
<p style="text-align:left;">
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la prima femminista]]></title>
<link>http://ilmiopaeseinventato.wordpress.com/?p=167</link>
<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 13:08:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>compagnaamber</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Ma il fatto inatteso che mi è capitato
mi ha distrutto l&#8217;anima: è finita, e ho lasciato
la ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img src="http://www.mymovies.it/filmclub/2006/03/620/imm.jpg" alt="medea" width="150" height="263" /></p>
<p style="text-align:center;"><em>Ma il fatto inatteso che mi è capitato<br />
mi ha distrutto l'anima: è finita, e ho lasciato<br />
la gioia di vivere, voglio morire, amiche.<br />
Colui del quale credevo conoscere tutto,<br />
il mio sposo, si è rivelato il più malvagio degli uomini.<br />
Fra tutti quanti gli esseri dotati di intelletto,<br />
noi donne siamo la specie più disgraziata:<br />
per prima cosa, dobbiamo con sovrabbondanza di beni<br />
acquistarci uno sposo e prenderci un padrone del corpo<br />
- un male, il secondo, anche più doloroso del primo.<br />
E in questo sta il rischio maggiore: se lo si prenderà cattivo<br />
o buono, perché le separazioni non creano buona fama<br />
alle donne, né è loro permesso di negarsi allo sposo.<br />
Colei poi che è capitata in mezzo a usi e costumi estranei<br />
dovrebbe essere un'indovina - poiché non può già saperlo -<br />
su come sarà davvero suo marito.<br />
(...)<br />
L'uomo, quando si è stufato di vivere con quelli di casa<br />
se ne va fuori e pone fine alla nausea che ha in cuore<br />
recandosi da un amico o un compagno.<br />
Noi invece siamo obbligate a guardare ad un'unica persona.</em></p>
<p style="text-align:center;">(dalla "Medea" di Euripide, vv. 225-247)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la carezza sta al brivido come il crepuscolo al lampo]]></title>
<link>http://ilmiopaeseinventato.wordpress.com/?p=117</link>
<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 15:20:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>compagnaamber</dc:creator>
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<description><![CDATA[
La settimana di chiusura è sempre una settimana di letture intense.
Così succede che ieri, nel te]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.alapage.com/resize.php?&#38;ref=9782070758951&#38;type=1&#38;r=0&#38;s=0&#38;m=r" alt="libro" height="324" width="217" /></p>
<p>La settimana di chiusura è sempre una settimana di letture intense.<br />
Così succede che ieri, nel tentativo di far passare un nuvoloso pomeriggio di muffa, me ne sono andata in biblioteca, a restituire un po' di robine arretrate e pigliarmene di nuove.<br />
La biblioteca, scalcagnata com'è, quando ci sono dentro mi mette un po' tristezza.<br />
Ma mi piace andarci per l'odore dei libri e perché si passa dai parchi di Nervi, che sono più belli quando non c'è il sole e c'è poca gente in giro.<br />
Ma è un'altra storia.<br />
Insomma, quando ieri sono andata in biblioteca, nello scaffale dei nuovi arrivi c'era questo libro qui.<br />
Ho iniziato a leggerlo mezz'ora dopo, su una panchina umida dei parchi.<br />
L'ho continuato sull'autobus.<br />
Dopo cena l'ho finito.</p>
<p>E' bellissimo, questo libro.<br />
E' una storia d'amore. La storia dell'amore omosessuale di Thérèse e Isabelle.<br />
Dovete immaginarvi un collegio femminile di provincia nella Francia degli anni Cinquanta.<br />
Con le sorveglianti che controllano se hai le unghie pulite e se hai fatto il letto la mattina, con la bacinella per lavarsi affianco al letto, le brandine strette, l'odore di lucido da scarpe.<br />
E' lì che Thérése e Isabelle si scoprono, si amano, si cercano.<br />
Si perdono, si ritrovano. Ogni ora di lezione è uno strazio insopportabile, ogni minuto della notte concesso al sonno un'indicibile agonia.<br />
E' un amore fatto di frasi lasciate a metà, di parole grandi e terribili buttate lì quasi per caso, di silenzi profondi.<br />
<i>Parliamo. Peccato. Una cosa detta è una cosa uccisa. Le nostre parole non saranno più grandi, non saranno più belle.<br />
Il loro destino è quello di avvizzire dentro le nostre ossa.</i><br />
E' un amore che si nutre di una sessualità forte, esplicita, dotata di una sua pienezza che non degenera mai in voyeurismo o in volgarità, un erotismo crudo ma sempre sussurrato, mai urlato, a tratti venato di angoscia, pervaso di una tensione poetica strabiliante, quasi un delirio.<br />
Tre giorni e tre notti per amarsi alla follia.<br />
Loro non lo sanno, che non sarà per sempre. Ma Thérèse è improvvisamente costretta a lasciare il collegio per tornare dalla madre, venuta a riprendersela perché "sentiva la sua mancanza".<br />
E non si rivedranno mai più.</p>
<p>"Thérèse e Isabelle" era stato inizialmente concepito come il primo, lunghissimo capitolo di un romazo, <i>Ravages</i>. Ma l'intervento drastico della censura aveva impedito di pubblicare l'opera nella sua versione integrale, e il romanzo era apparso, nel '55, mutilo di gran parte dei suoi contenuti originari, bollati come "osceni".<br />
Di quello che avrebbe dovuto essere il primo capitolo del romanzo fu pubblicata, nello stesso anno, un'edizione limitatissima a cura di Jacques Guérin, grandissimo amico dell'autrice; uscì poi presso Gallimard nel '66, sottoposto a censura e sensibilmente rimaneggiato.<br />
Solo pochi anni fa ne è stata ripubblicata la versione integrale.</p>
<p>Fu una vera e propria congiura del silenzio, quella che si abbatté su gran parte dell'opera di Violette Leduc.<br />
Perché non solo era una donna.<br />
Non solo scriveva di sesso.<br />
Era pure lesbica.<br />
Bisessuale, anzi.<br />
Io non sono sicura che anche adesso i tempi siano maturi per un libro del genere.<br />
C'è troppo moralismo di ritorno.<br />
Troppa ipocrisia.<br />
Troppa Chiesa a fare il bello e il cattivo tempo.</p>
<p>Ma c'è anche dell'altro.<br />
E qui mi tocca fare la filosofa.<br />
Ché noi quando si pensa all'amore, si pensa all'amore etero, tra un uomo e una donna.<br />
Tutto il resto fa parte di una dimensione staccata.<br />
Invece si dovrebbe partire dall'idea dell'amore.<br />
Idea platonica, amore in quanto tale, e basta.<br />
La distinzione bisognerebbe non farla a priori ma scoprirla nel momento in cui la si sente sulla propria pelle.</p>
<p>(Non starò chiedendo troppo...?)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[françois villon, poeta e malfattore]]></title>
<link>http://ilmiopaeseinventato.wordpress.com/?p=114</link>
<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 11:31:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>compagnaamber</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;All&#8217;alba del Natale 1451, quando era immerso nell&#8217;ultimo sonno, François Villon,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><i>"All'alba del Natale 1451, quando era immerso nell'ultimo sonno, François Villon, poeta e malfattore, fece un sogno. Sognò che era una notte di luna piena e che lui stava attraversando una landa desolata. Si fermò a mangiare un pezzo di pane che trasse dalla sua bisaccia e si sedette su una pietra. Guardò il cielo, e sentì un grande struggimento. Poi proseguì il suo cammino e arrivò a una locanda. La casa era buia e silenziosa, forse tutti dormivano. François Villon bussò con insistenza alla porta e gli aperse la moglie del locandiere.<br />
Cosa cerchi a quest'ora, viandante?, disse la moglie del locandiere illuminando con la lanterna il volto di Villon.<br />
Cerco mio fratello, rispose François Villon, lo hanno visto l'ultima volta da queste parti e io voglio ritrovarlo.<br />
Entrò nella locanda buia, rischiarata solo da un debole fuoco, e si sedette a un tavolo. (...)<br />
Mentre Villon mangiava entrò un vecchio col volto coperto di stracci. Era un lebbroso, e si appoggiava a un bastone. Villon lo guardò e non disse niente. Il lebbroso si sedette dall'altra parte della stanza, vicino al fuoco, e disse: mi hanno detto che cerchi tuo fratello.<br />
La mano di Villon corse lesta al pugnale, ma il lebbroso lo fermò con un gesto. Io non sto dalla parte delle guardie, disse, sto dalla parte dei malfattori e ti posso guidare da tuo fratello. Si avvicinò alla porta appoggiandosi al suo bastone e Villon lo seguì. Uscirono nel freddo dell'inverno. Era una notte chiara e la neve nei campi era ghiacciata. Intorno a loro c'era una landa brulla ornata dal nero profilo di colline coperte di boschi. Il lebbroso prese un sentiero e faticosamente si diresse verso le colline. Villon lo seguiva e intanto, per sicurezza, teneva la mano sul pugnale.<br />
(...) Villon lo seguì verso il bosco. Quando arrivarono al primo albero Villon vide che dai rami pendeva un impiccato. Aveva la lingua di fuori, e la luna illuminava lividamente il cadavere. Era uno sconosciuto, e Villon andò avanti. Anche dall'albero vicino pendeva un impiccato, ma anch'esso era uno sconosciuto. Villon si guardò intorno e vide che il bosco era pieno di cadaveri che penzolavano dagli alberi. Li guardò uno a uno, con serenità, aggirandosi fra i piedi che oscillavano alla brezza, finché non trovò suo fratello. Lo staccò tagliando la corda col pugnale e lo adagiò sull'erba. Il cadavere era rigido per la morte e per il gelo. Villon lo baciò sulla fronte. E in quel momento il cadavere di suo fratello parlò. La vita qui è piena di bianche farfalle che ti aspettano, fratello mio, disse il cadavere, e sono tutte larve.<br />
Villon alzò la testa smarrito. Il suo compagno era sparito e dal bosco, come un grande coro funebre cantato in sordina, si alzava la ballata che cantava il lebbroso"</i></p>
<p>(Antonio Tabucchi)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[elogio della follia]]></title>
<link>http://ilmiopaeseinventato.wordpress.com/?p=110</link>
<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 09:56:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>compagnaamber</dc:creator>
<guid>http://ilmiopaeseinventato.wordpress.com/?p=110</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Se l&#8217;umanità non avesse quella buona percentuale di folli che la popolano sarebbe già]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><i>"Se l'umanità non avesse quella buona percentuale di folli che la popolano sarebbe già finita da un pezzo. Matto era certo uno come Cristo, che sconvolge i tempi con parole nuove e si fa uccidere per la sua fede. Ma matto è anche il poveraccio che tutta la vita insegue una sfida. Matti sono stati, sono e saranno gli artisti, gli inventori, gli esploratori di terre e di idee, quelli che hanno l'ardire di cambiare le regole, di mandare a gambe all'aria l'ordine costituito, il senso comune, le logiche aristoteliche e tutto il resto. Matto era Galileo. Finì sotto processo, patì tormenti, ma la sua intuizione cambiò il corso del mondo. Matti erano paradossalmente gli illuministi. Sostenere i 'lumi della ragione' equivaleva a 'sragionare' contro i dettami della convenzione. Tutti imbarcati su quella 'Nave dei folli' dove sale chi non se la sente più di stare dentro il quieto pantano della società. E allora via, si va per mare. Perché i pazzi, quelli veri, sono gli 'altri'. I cosiddetti 'sani', quelli senza segni di squilibrio di sorta, ben integrati nella scuola, nel lavoro, nella famiglia, nella società. Quelli che non si ribellano mai perché tanto non serve o non conviene, che non sognano mai perché si perderebbe tempo. Sempre troppo occupati nelle cose 'serie', a far carriera, a fare soldi. Certi che la felicità stia lì, nell'accumulare cariche, onori, potere. Glorie modeste di gente modesta, di cui in un batter d'occhio non si ricorderà più nessuno. Pazzi tristi, incapaci di cogliere il senso di quella grande, breve follia che è la vita. Una meravigliosa occasione fugace, da acciuffare al volo, tuffandosi dentro in allegra libertà."</i></p>
<p>(Dario Fo)</p>
]]></content:encoded>
</item>

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