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	<title>liberi-di-cambiar-canale &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "liberi-di-cambiar-canale"</description>
	<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 06:47:41 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Televisioni: i fatti secondo Marco Travaglio - "Grandissimo!!"]]></title>
<link>http://gigionetworking.wordpress.com/?p=757</link>
<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 14:01:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Italiano Liberale</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Ecco come stanno i fatti:
&#8220;Scusate la noia, ma parliamo di tv. Quell&#8217;elettrodomestico q]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://img89.imageshack.us/img89/8937/1984vk0.jpg" alt="Mediaset" align="left" height="258" hspace="2" width="254" /></p>
<h1 align="center"><font color="#ff0000"><b>Ecco come stanno i fatti:</b></font></h1>
<p align="justify">"Scusate la noia, ma <b>parliamo di tv</b>. Quell'elettrodomestico quadrato in cui l'altra sera il <b>Caimano</b> ha potuto impunemente raccontare di essersi battuto come un leone contro l'uscita di Enzo Biagi dalla Rai, ma non ci fu nulla da fare perché il vecchio Enzo teneva troppo al soldo e scappò con la cassa di una lauta liquidazione. Dinanzi a lui, al posto del <b>direttore del Tg1 </b>Johhny Raiotta, c'era una sagoma di cartone, che naturalmente non ha replicato.</p>
<p align="justify">L'altroieri <b>Antonio Di Pietro</b> ha detto <b>una cosa ovvia</b>: occorre dare «<font color="#ff0000"><i>esecuzione alla sentenza europea su Europa7 e spostare Rete4 sul satellite</i></font>». Poi ha auspicato la <b>Rai </b>venga ridotta «a una rete <i>senza pubblicità</i>, <i>finanziata dal canone </i>e <i>sottratta all'influenza dei partiti</i>» e <b>ogni concessionario privato </b>non possa avere più di una rete.</p>
<p align="justify">Su questo secondo punto, c'è libertà di pensiero: nel Pd, a sinistra e a destra, sopra e sotto. Ma sull'obbligo di eseguire la sentenza della <b>Corte europea </b>c'è poco da discutere: <b>si esegue e basta</b>. Invece Di Pietro è stato <b>subissato di critiche</b>, attacchi, improperi. Che a metterlo a tacere siano i berluscloni, da <b>Cicchitto </b>a <b>Fede</b>, dal <b>Giornale </b>al <b>Foglio</b>, da <b>Facci </b>alla <b>Donna Barbuta</b>, fa parte del gioco: la banda larga difende la cassaforte. Decisamente più stravagante è che lo facciano <b>i vertici del Pd</b>.</p>
<p align="justify"><font color="#339966"><b>QUI - Gentiloni</b>:</font> «Il Consiglio di Stato si pronuncerà nei prossimi mesi e alla luce del pronunciamento prenderemo le misure adeguate».<br />
<font color="#ff0000"><b>QUO - Follini</b>:</font> «La posizione del Pd è contenuta nei due ddl Gentiloni che giacciono in Parlamento».<br />
<font color="#0000ff"><b>QUA - Veltroni</b>:</font> «Non mi sentirete mai pronunciare una parola di attacco contro Berlusconi. Quella con lui è una polemica gioiosa, ma va bene così: gli italiani sono stanchi degli improperi».</p>
<div align="center">
<h2><b><font color="#0000ff">Infatti nessuno vuol lanciare improperi.<br />
Sarebbe interessante però sapere</font> <font color="#ff0000">come intenda muoversi il Pd sulla tv.</font></b></h2>
</div>
<p align="justify"> <img src="http://img151.imageshack.us/img151/6466/474370642ac4bbadfb7okg5.jpg" alt="Marco Follini" align="right" height="200" hspace="2" width="400" /> Anche perché il responsabile Informazione, <b>Marco Follini</b>, non è l'omonimo di colui che approvò il decreto <b>salva-Rete4 </b>e la legge Gasparri: è sempre lui. Forse dovrebbe uscire dal tunnel della Gasparri. Spiegandogli, con le dovute cautele, che la <b>Corte europea </b>ha raso al suolo il concetto di «<b><font color="#ff0000">regime transitorio</font></b>» su cui si fondavano <b>la Maccanico, la Gasparri e la Gentiloni</b>.</p>
<h1 align="center"><u><font color="#993366"><b>Ricapitolando</b></font></u></h1>
<p align="justify"><font color="#0000ff"><b>Dal ’94 la Consulta intima a Fininvest di cedere una rete o di spedirla su satellite. La Maccanico le concede una proroga pressoché illimitata. Che perdura anche dopo il '99, quando Europa7 vince la concessione e Rete4 la perde, ma Rete4 continua a occupare le frequenze spettanti a Europa7. Nel 2002 la Consulta torna a fissare il tetto massimo di due reti per Mediaset e le dà tempo fino al 31 dicembre 2003. Berlusconi con il salva-Rete4 e Gasparri con la Gasparri chiudono la partita, con la scusa che, quando arriverà il digitale terrestre (previsto nel 2006) sbocceranno migliaia di canali. La Gentiloni nulla cambia sul numero di reti, si limita a spostare il digitale al 2012, e nulla dice sulle frequenze di Europa7: altro periodo transitorio che cristallizza lo status quo, cioè il monopolio Mediaset. Intanto il 19 giugno '07 la signora Kroes, commissario europeo alla Concorrenza, mette in mora il governo italiano perché modifichi subito la Gasparri, che consente l'accesso al digitale solo a Rai e Mediaset, e annuncia la procedura d'infrazione contro l'Italia.</b></font></p>
<p align="justify"><img src="http://img504.imageshack.us/img504/9575/comunistass1.jpg" alt="Il mandra di Silvio" align="left" height="153" hspace="2" width="200" /> Investito da <b>Europa7</b>, il Consiglio di Stato chiede alla Corte di Lussemburgo se le regole italiane siano legittime. La Corte, il 31 gennaio 2008, risponde che sono illegittime (la Maccanico, la Gasparri e implicitamente anche la Gentiloni) proprio perché consentono il periodo transitorio a Rete4, a scapito di Europa 7: il Consiglio di Stato dovrà risarcire Europa7 per mancati introiti e frequenze negate. La commissaria Kroes annuncia che questa è anche la posizione Ue: se nel 2009 l'Italia non cambierà sistema, si beccherà una multa di <b>350-400 mila euro al giorno</b>, con effetto retroattivo dal 2006. Cioè: gli italiani pagheranno all'Europa e a Europa7 cifre da capogiro, perché tutti i governi dal ‘94 a oggi hanno favorito Berlusconi. Ora, attendere il Consiglio di Stato (che dovrà applicare la sentenza di Lussemburgo) o appellarsi alla defunta Gentiloni (superata dalla sentenza di Lussemburgo) è una furbata di poco respiro. Eseguire le sentenze della Consulta e della Corte europea non è fare un favore a Di Pietro o un dispetto a Berlusconi. <b>È un dovere, punto e basta</b>.</p>
<div align="right"><i><font color="#ff0000">Marco Travaglio"</font></i></div>
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