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	<title>libri-e-letture &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/libri-e-letture/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "libri-e-letture"</description>
	<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 06:51:11 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[BISOGNA SDRAIARSI PER TERRA TRA GLI ANIMALI]]></title>
<link>http://mariodomina.wordpress.com/?p=1204</link>
<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 08:48:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>md</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Nel dicembre 1917, la rivoluzionaria e pensatrice comunista e antimilitarista Rosa Luxemburg si tro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/09/rosa_luxemburg.jpg"><img class="size-medium wp-image-1206 alignright" title="rosa_luxemburg" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/09/rosa_luxemburg.jpg?w=248" alt="" width="248" height="300" /></a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Nel dicembre 1917, la rivoluzionaria e pensatrice comunista e antimilitarista <strong>Rosa Luxemburg </strong><span>si trovava rinchiusa nella prigione di Breslavia, in Polonia. Di lì a un anno sarebbe stata massacrata con il compagno di militanza </span><strong>Karl Liebknecht, </strong><span>a colpi di calcio di fucile, dai soldati dei Freikorps agli ordini del governo del social-democratico Ebert. In quel mese di dicembre ebbe a scrivere una lettera a Sonja Liebknecht, moglie di Karl, dalla quale traspaiono, a onta del luogo in cui si trova, una serenità e una felicità sorprendenti: <em>“Intanto il mio cuore pulsa di una gioia interiore incomprensibile e sconosciuta, come se andassi camminando nel sole radioso su un prato fiorito”</em>. Senonché questa “letizia interiore” viene profondamente turbata da un episodio cui la donna ha assistito, e che ci viene minuziosamente riportato: un soldato aveva frustato a sangue, usando la parte del manico, un bufalo utilizzato come bestia da soma. Alla guardiana che redarguisce il tipo brutale, costui risponde che “neanche per noi uomini c'è compassione” e riprende a battere con maggiore violenza. Scrive una Rosa sconvolta da quel che va accadendo di fronte a lei: <em>“...gli stavo davanti e l'animale mi guardava, mi scesero le lacrime – erano le sue lacrime; per il fratello più amato non si potrebbe fremere più dolorosamente di quanto non fremessi io, inerme davanti a quella silenziosa sofferenza”.</em></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><!--more--><span>Credo che questo piccolo episodio ci dica, senza tanti fronzoli teorici, come non sia pensabile alcuna “liberazione” o alcun riscatto dell'umanità (da guerre, sofferenze, ingiustizie) senza la comprensione e partecipazione dei non-umani, </span><em><span>in primis </span></em><span style="font-style:normal;"><span>di quei viventi prossimi e del tutto simili a noi che sono gli animali; che senza il superamento della “grandiosa guerra” che passa davanti agli occhi di Rosa Luxemburg, senza l'estirpazione di quella violenza originaria non ci sarà pace possibile in nessun luogo del pianeta; che senza l'esercizio costante di quello che Rousseau e Levi-Strauss considerano un istinto primario che ci accomuna con tutto il vivente – e cioè la </span></span><em><strong>pietas</strong></em> - non ci potrà mai essere salvezza.</p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:right;"><a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/09/copertina-un-po-di-compassione.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1214 alignleft" title="copertina-un-po-di-compassione" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/09/copertina-un-po-di-compassione.jpg?w=58" alt="" width="58" height="96" /></a><span>La lettera è stata pubblicata nel 2007 da Adelphi con il titolo </span><em><span>Un po' di compassione, </span></em><span style="font-style:normal;"><span>in un libretto rosso della collana “Biblioteca minima”, insieme ad alcune note di commento di Karl Kraus, e con l'aggiunta di alcuni brevi scritti di Franz Kafka, Elias Canetti e Joseph Roth. Angosciantissimo il racconto di </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>Kafka</strong></span><span style="font-style:normal;"><span> (“Una vecchia pagina” dalla raccolta </span></span><em><span>Il messaggio dell'imperatore</span></em><span style="font-style:normal;"><span>, dove con visionaria lungimiranza viene evocato uno scenario nel quale i “barbari” minano la “civile” capitale dell'impero), del quale riporto un brano:</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;"><em>“Ultimamente il macellaio pensò di potersi risparmiare almeno la fatica di macellare, e al mattino portò un bue vivo. Non deve assolutamente rifarlo. Per un'ora io rimasi disteso sul pavimento in un angolo del mio laboratorio, e  mi ammucchiai addosso tutti i miei vestiti, le coperte e i guanciali pur di non sentire i muggiti di quel bue che i nomadi assalivano da ogni parte per strappargli coi denti brandelli di carne viva. Il silenzio regnava da tempo quando mi arrischiai a uscire; i nomadi giacevano stanchi intorno ai resti del bue come bevitori intorno a una botte”.</em></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;"><span>Segnalo infine un brano straordinario di Elias </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>Canetti</strong></span><span style="font-style:normal;"><span>, a commento dell'espressione kafkiana “angoscia della posizione eretta”, che ritengo una buona base di partenza, per lo meno in termini di principio, per reimpostare la questione del rapporto umano-animale e rivedere radicalmente la produzione del dispositivo antropologico che su quella dicotomia si fonda:</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;"><em>“Bisogna sdraiarsi per terra fra gli animali per essere salvati. La posizione eretta rappresenta il potere dell'uomo sugli animali, ma proprio in questa chiara posizione di potere egli è più esposto, più visibile, più attaccabile. Giacché questo potere è anche la sua colpa, e solo se ci sdraiamo per terra tra gli animali possiamo vedere le stelle che ci salvano dall'angosciante potere dell'uomo”.</em></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;"><span>Ecco, mi pare che Canetti metta il dito sulla piaga: è di nuovo la questione del </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>potere</strong></span><span style="font-style:normal;"><span> - e dunque della </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>responsabilità </strong>-<strong> </strong></span><span style="font-style:normal;"><span>che necessità di una profonda revisione, e che quindi mette in discussione il nostro modo di relazionarci all'altro (e per altro s'intenda: l'altro umano, l'animale, compreso quello che è in noi, gli esseri viventi, la natura e l'essere in generale). Se la potenza e la logica del dominio che derivano dall'esercizio della ragione (il guardare dall'alto) non vengono temperate dall'impulso primario del com-patire (il guardare orizzontale), della </span></span><em><span>sym-patheya</span></em><span style="font-style:normal;"><span>, non si uscirà mai dalla logica distruttiva (e autodistruttiva) della guerra. </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>Pietà</strong></span><span style="font-style:normal;"><span> e </span></span><span style="font-style:normal;"><strong>ragione</strong></span><span style="font-style:normal;"><span> </span></span><em><span>insieme </span></em><span style="font-style:normal;"><span>possono congiurare per una nuova epoca in cui il com-patire sia insieme un con-agire consapevole. Tanto per parafrasare Kant, la pietà senza la ragione sarebbe un impulso cieco, ma la ragione impietosa sarebbe una letale marcia verso il nulla. Che poi la “direzione” di questo nuovo corso sia daccapo una modalità dell'<strong>antropocentrismo</strong> – cioè, tanto per cambiare, farina del sacco umano – è una contraddizione dalla quale non credo sia possibile uscire.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;">
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[SEMPRE NEL MAI]]></title>
<link>http://mariodomina.wordpress.com/?p=1181</link>
<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 08:30:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>md</dc:creator>
<guid>http://mariodomina.it.wordpress.com/2008/09/19/sempre-nel-mai/</guid>
<description><![CDATA[
Non amo molto i best-sellers. Sono costretto ad occuparmene per motivi professionali - un po&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/09/riccio.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1182" title="riccio neonato" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/09/riccio.jpg?w=300" alt="" width="300" height="176" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Non amo molto i best-sellers. Sono costretto ad occuparmene per motivi professionali - un po' come un bravo insegnante si deve occupare suo malgrado di registri e burocrazia, infinite e pallose riunioni, ma poi torna ai suoi ragazzi e all'insegnamento e riprende a respirare. Così anch'io da bibliotecario scrupoloso, dopo essermi occupato di statistiche, ordini e fatture, con quintali di cartaccia contenente thrilleroni grondanti sangue o l'ultimo mistero sul santo graal o lo shopping delle mutande di pizzo nelle boutiques di New York... alla fine riemergo e mi prendo una boccata di ossigeno aprendo un libro e leggendo qualcosa di sensato. Sì, ogni tanto succede.<br />
<em><strong>L'eleganza del riccio</strong></em> è indubitabilmente un best-seller (400.000 copie in Italia, 1 milione in Francia), oltretutto fa parte di quelli non annunciati o programmati, ma come si suol dire dovuti al passaparola (che comunque non è lo stesso una garanzia, visti i precedenti di Moccia o Melissa P.), eppure è un libro interessante, ben scritto e a tratti geniale. Ne parlo qui perché ha anche la caratteristica di essere a tutti gli effetti un romanzo filosofico - o, per la precisione, sociofilosofico o antropologico-filosofico, o come si preferisce.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--><a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/09/l-eleganza-del-riccio3.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1189 alignright" title="l-eleganza-del-riccio3" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/09/l-eleganza-del-riccio3.jpg?w=60" alt="" width="60" height="96" /></a><br />
La storia è nota e, per certi aspetti, persino banale: la protagonista Renée è una sciatta portinaia che lavora in un palazzo dell'alta borghesia parigina, e che dietro il suo aspetto stereotipato e conforme al ruolo sociale che ricopre, nasconde in realtà una mente e una cultura superiori - superiori in particolare alla generalità dei condomini riccastri e con la puzza sotto il naso. Dietro la sciatteria e la trasandatezza vi sono la raffinatezza e l'eleganza di un riccio protetto ad arte dai suoi aculei (ed ecco che il titolo-metafora riesce ad indicare l'essenza della vicenda).<br />
La coprotagonista, che alterna alla storia narrata in prima persona da Renée una serie di monologhi, è altrettanto improbabile, visto che si tratta di una dodicenne anch'essa filosofa, colta e con tendenze suicide, che vive infelicemente in una delle famiglie del palazzo. Bene: siamo in presenza di due personaggi-limite, fortemente inverosimili, che si mettono a filosofare, inizialmente in perfetta solitudine e che poi, ma solo per un attimo e solo alla fine , entreranno in contatto. Quel che rende credibile l'incredibile e plausibile l'implausibile è proprio il filosofare: come dice <strong>Epicuro</strong>, non c'è età, condizione o stato sociale che possa essere considerato inadatto alla filosofia.<br />
Veniamo dunque ai contenuti - l'elemento vincente del romanzo, visto il suo intreccio minimale e la conclusione un po' precipitosa. Mi pare che i temi più rilevanti siano quelli del significato dell'esistenza e dell'ipocrisia/incomunicabilità. Nulla di originale e di nuovo si dirà: senz'altro, ma 1) sono gli umani a ripetersi e a farsi di continuo le stesse domande; 2) la grazia e il linguaggio con cui l'autrice, <strong>Muriel Barbery</strong>, li tratta valgono da soli la lettura.<br />
Renée - e di riflesso Paloma, la ragazzina infelice e geniale - si interrogano di continuo sul senso dell'esperienza umana al di là del suo sostrato animale-biologico: c'è veramente qualcosa di ulteriore rispetto a territorio, gerarchia, guerra, a ben vedere il dato nudo e crudo della condizione umana? Tutto il resto, e in ispecie le convenzioni sociali e la stessa cultura, non sono in ultima analisi orpelli utili solo ad abbellire la nostra animalità e ghirlande di fiori sparpagliate sull'abisso? Se tutto questo è vero, non può non ingenerarsi un fraintendimento di fondo - una diffusa patina di ipocrisia -  sulla sostanza dei rapporti sociali: uguaglianza e democrazia sono solo parole vuote, quel che conta è la gerarchia, l'ordine sociale, e quindi che le portinaie e le ragazzine sfigate, e soprattutto i poveracci, stiano al loro posto, inchiodati al loro ruolo, alla classe e alla "razza" sociale cui appartengono. La ragazzina-filosofa scrive in uno dei suoi monologhi "abbiamo rinunciato all'incontro": quel che vediamo nell'altro è sempre e solo il suo ruolo sociale, che è poi il nostro ruolo sociale; l'altro è solo il nostro riflesso e mai un altro concreto e in carne e ossa da incontrare.<br />
Non c'è tuttavia solo seriosità e profondità in questo romanzo, ma molto sano e puro <em>divertissement </em>intellettuale. Cito in proposito due esempi. Il primo riguarda la reazione della protagonista di fronte alla fenomenologia husserliana: "Quando l'uomo ha un prurito da qualche parte, si gratta e ha coscienza del fatto che si sta grattando. Chiedetegli: che cosa stai facendo? E lui risponderà: mi gratto [...] L'uomo, sapendo che si gratta e che ne è cosciente, ha forse per questo meno pruriti?". Il secondo esempio riguarda la riflessione a proposito della contaminazione/omologazione culturale degli intellettuali dei nostri tempi: il professore di lettere classiche duro e puro che un tempo avrebbe ascoltato Bach, letto Marx o Mauriac o Flaubert, guardato film d'essai, e così via, oggi passa tranquillamente da Haendel all'hip-hop, da Visconti a <em>Terminator</em>, dagli hamburger al sushi senza soluzione di continuità...<br />
C'è poi nel romanzo una progressiva inserzione di elementi e riferimenti alla cultura giapponese (magari un po' <em>à la page</em>, ma la nippomanìa sembra non tramontare mai, e poi mi pare d'aver letto che la Barbery si sia di recente trasferita laggiù).<br />
Che cosa resta, al di là di una conclusione piuttosto drammatica quanto a suo modo sbrigativa? Che forse, seppure non c'è un significato o un senso complessivo di tutte le cose (o, per altri versi, seppure la verità sia leopardianamente insostenibile) - ebbene, in ogni singola cosa, anche nella più piccola, persino in una camelia o nell'attimo di una nota  musicale o in un <em>haiku</em> o in una tazza di té al gelsomino o nella sorpresa di un incontro, possono nascondersi la <strong>Bellezza</strong> e l'<strong>Eternità</strong>. Una sospensione, un altrove, un'uscita possibile, quanto paradossale, dalla disperazione: il sempre nel mai.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Leggere per crescere]]></title>
<link>http://lucabernardi.wordpress.com/?p=56</link>
<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 13:33:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucabernardi</dc:creator>
<guid>http://lucabernardi.it.wordpress.com/2008/09/06/leggere-per-crescere/</guid>
<description><![CDATA[Segnalo questo progetto molto utile per i genitori, insegnanti, educatori, animatori ed appassionati]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo questo progetto molto utile per i genitori, insegnanti, educatori, animatori ed appassionati.</p>
<p>www.leggerepercrescere.it</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[L'educatore "imperfetto"]]></title>
<link>http://lucabernardi.wordpress.com/?p=51</link>
<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 13:25:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucabernardi</dc:creator>
<guid>http://lucabernardi.it.wordpress.com/2008/09/06/leducatore-imperfetto/</guid>
<description><![CDATA[Cliccare sull&#8217;articolo e successivamente per leggerlo meglio potete salvarlo sul vostro pc.

]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Cliccare sull'articolo e successivamente per leggerlo meglio potete salvarlo sul vostro pc.</p>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Riflessione: Quattro consigli per un futuro amico]]></title>
<link>http://lucabernardi.wordpress.com/?p=34</link>
<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 12:38:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucabernardi</dc:creator>
<guid>http://lucabernardi.it.wordpress.com/2008/08/18/quattro-consigli-per-un-futuro-amico/</guid>
<description><![CDATA[di Alexander Langer
Grazie all&#8217;amica Emanuela pubblico questo interessante articolo tratto da ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Alexander Langer</strong><br />
Grazie all'amica Emanuela pubblico questo interessante articolo tratto da <strong>www.alexanderlanger.org</strong></p>
<div class="entry-header">(attenzione: "futuro" e' sostantivo e "amico" e' l'aggettivo)</div>
<div class="entry-date-src"><strong><span class="entry-date">31.12.1994</span>, <span class="entry-src">Convegno giovanile di Assisi, Natale 1994</span></strong></div>
<div class="entry-text">Parlando di un possibile futuro amico vorrei sottoporvi soprattutto due aspetti che penso siano importanti per renderci più amichevole, meno ostile, più vivibile il futuro e forse anche il presente.</div>
<p>Dei grandi impegni, delle grandi cause credo che quella per la riconciliazione con la natura, sicuramente abbia oggi un posto importantissimo. Anni fa il verde andava di moda; non c'era pubblicità che non avesse bisogno di sottolineare la qualità ecologica dei prodotti che cercava di propinarci: la macchina ecologica, il cibo ecologico, i materiali ecologici e così via. Dieci anni fa, per avere il consenso della gente bisognava dire: quello che noi vi proponiamo, quello che noi vi vendiamo fa bene non solo a voi ma fa bene anche alla natura". Questa moda per l'aspetto che era moda è rapidamente conclusa; purtroppo questa moda è passata anche a livello della grande politica. Vi ricorderete, due anni fa, il grande vertice mondiale di Rio de Janeiro, dove Nord e Sud del mondo dovevano trovarsi insieme per stabilire come usare insieme, in modo giudizioso e riguardoso, le risorse di tutta l'umanità, di tutto il pianeta? Ebbene il Nord, che avrebbe dovuto tirare un po' la cinghia, ha semplicemente detto che questo non interessava e il vertice salvo con alcune promesse generiche (sporcare meno, tagliare meno alberi, sterminare meno specie viventi) in realtà si è concluso senza grandi impegni.<br />
Allora mi sembra che oggi ci sia bisogno che tra coloro che non cercano un impegno semplicemente effimero, che gridano libertà quando tutti gridano libertà, che gridano giustizia nel momento in cui tutti gridano giustizia, che gridano magari anche pace nel momento in cui tutti gridano pace o democrazia o solidarietà, che una attenzione particolare e anche contro corrente, anche al di fuori della moda, vada all'integrità del creato, se volete, alla reintegrazione della biosfera.<br />
Una vita semplice<br />
Molti possono chiedersi: ma reintegrazione, riconciliazione con la natura, cosa vuol dire? quali precetti devo seguire? chi mi dà le indicazioni affidabili, su che cosa fare, per quali animali in pericolo di estinzione bisogna battersi? quali alberi preservare?<br />
Io credo che il messaggio di fondo della riconciliazione con la natura che noi oggi dobbiamo proporci e possiamo proporre, senza tema di essere smentiti, è sostanzialmente uno, cioè quello della vita più semplice.<br />
Quando quasi duecento anni fa Kant si preoccupava che tipo si messaggio morale trovare per tutti, credenti o non credenti, cioè che tipo di regola dare o formulare perché fosse valida per tutti, fosse indiscutibile, ha trovato alla fine questa regola: cerca di comportarti in modo tale che i criteri che ispirano la tua azione possano essere gli stessi criteri che ispirano chiunque altro. Questa è stata alla fine la formulazione più laica e più universale che ha trovato.<br />
Se noi guardiamo oggi la situazione del mondo, un mondo popolato da più di 5 miliardi di persone, dovremmo per lo meno dire che i criteri che ispirano il nostro agire, siano moltiplicabili per 5 miliardi; cioè cercate di sporcare quanto 5 miliardi di persone potrebbero permettersi di sporcare; cercate di consumare energia quanto 5 miliardi di persone possono consumare; cercate di deforestare quanto 5 miliardi di persone possono permettersi di deforestare.<br />
Diversi noi<br />
Quindi credo che il primo e fondamentale messaggio ecologico che oggi si possa dare è semplicemente quello di una vita semplice, di una vita che consumi poco, di una vita che abbia grande rispetto di tutto quello con cui abbiamo a che fare, compresi gli animali, comprese le piante, comprese le pietre, compreso il paesaggio, cioè tutto quello che ci è stato dato in prestito e che dobbiamo dare agli altri.<br />
Un secondo aspetto che mi permetto di offrirvi come possibile contributo a un futuro amico ha a che fare anch'esso con la conciliazione o con la convivenza. Ed è non la convivenza con la natura ma la convivenza tra culture, la convivenza tra diversi noi, cioè tra gruppi di persone che non si identificano, pur vivendo nello stesso territorio.<br />
Oggi in Europa e in particolare nelle grandi città la compresenza di persone, di lingua, di cultura e di religione, spesso di colore della pelle diversa, sarà sempre meno l'eccezione e sarà sempre più la regola.<br />
Io credo che abbiamo, semplificato, due scelte: una è quella che ultimamente è diventata famosa col termine epurazione etnica, cioè ripulire ogni territorio dagli altri, rendere omogeneo, rendere esclusivo, etnicamente esclusivo un territorio e quindi dire che chi li non diventa uguale agli altri, perché vuole coltivare la sua diversità o chi semplicemente viene cacciato da lì, cioè non gli viene neanche permesso di integrarsi, se ne vada, con le buone o le cattive, fino allo sterminio.<br />
L'altra possibilità è quella che ci attrezzammo alla convivenza, che sviluppiamo una cultura, una politica, un'attitudine alla convivenza, cioè alla pluralità, al parlarsi, all'ascoltarsi. Ora credo che finché non costava, finché era una moda, il plurietnico, il pluriculturale era anche vello, faceva chic; per esempio l'Italia era un paese in cui tutti i grandi giornali erano pieni di sdegno sulla xenofobia altrui: gli svizzeri hanno fatto un altro referendum xenofobo, in Germania ci sono stati episodi di intolleranza xenofoba, in Francia ecc. Oggi ci accorgiamo che questo diventa tragicamente realtà anche da noi; forse per la semplice ragione che prima gli altri non li avevamo tra noi e quindi era facile sopportarli finché stavano lontani; una volta che ci sono, diventa meno facile. Allora io credo che, promuovere una cultura, una legislazione, un'organizzazione sociale, per la convivenza pluriculturale, plurietnica, diventa, oggi, uno dei segni distintivi della qualità della vita, una delle condizioni per poter avere un futuro vivibile.<br />
Visto che abbiamo parlato di comunicazione interculturale io credo che essa non debba avvenire in modo volontaristico e quasi a denti stretti come un obbligo, ma diventare anche un piacere. Penso che nella convivenza tra diversi noi sia molto importante che ognuno di questi noi non si senta in pericolo, cioè non si senta minacciato. Quando si sente minacciato è vicina la tentazione della violenza e non c'è conflitto più coinvolgente di quello etnico o razziale o religioso, che subito forma fronti, schieramenti difficilissimi poi da riconciliare. Quindi io credo che oggi uno dei grandi compiti di chiunque abbia voglia di un futuro amico sia proprio quello di diventare in qualche modo, nel suo piccolo, pontiere, costruttore di ponti del dialogo, della comunicazione interlculturale o interetnica. Se non c'è comunicazione interculturale, credo che andiamo incontro a una Jugoslavia generalizzata, per dirla con un telegramma forse un po' pessimista ma temo non lontano dalla realtà.<br />
Criteri per un futuro amico<br />
Questi sono due aspetti che io volevo sottoporvi per un futuro amico. Vorrei adesso diversi brevemente quattro piccole modalità che possono aiutare in questo.<br />
La prima riguarda la credibilità delle parole. Io credo che oggi ci sia pochissima fede, giustamente, nelle parole, perché è difficile distinguere la notizia dalla pubblicità, la realtà dalla fandonia, che se ripetuta autorevolmente e televisivamente diventa realtà essa stessa.<br />
È credibile chi può dire "Vieni e vedi"; è credibili chi ha un'esperienza da offrire alla quale ognuno può partecipare, che ognuno può condividere. Dove non c'è un "vieni e vedi" io sarei molto diffidente. In questo senso la televisione, è un vedi sì, ma è un vedi mediato, tanto che non ha nessuna verifica possibile.<br />
Un secondo criterio, lo chiamerei il criterio dei cinque giusti e si rifà alla trattativa sulla distruzione di Sodoma e Gomorra. Vi ricorderete che Abramo tentava di non far distruggere Sodoma e Gomorra sostenendo che tanti giusti sarebbero morti nella catastrofe insieme ai malvagi. Allora comincia una lunga trattativa perché gli angeli dicono: forniscici un elenco credibile dei giusti almeno cinque tirali fuori, fuori i nomi perché altrimenti non ci crediamo.<br />
Penso che se noi non vogliamo diventare prigionieri delle nostre illusioni, almeno una minima verifica sui cinque giusti dovremmo farla; una verifica se anche altri ritengono importanti le cose che a ognuno di noi sembrano importanti e mettersi insieme con altri che le condividano, prima di andare a urlare in televisione.<br />
Un'altra modalità per costruire un futuro amico e paritario è quello di concludere anche magari molto formalmente dei patti. Io credo che oggi ci siano molte forme di patto, molte forme di alleanza che possono essere concluse e che restituiscono anche dignità e giustizia a chi apparentemente è il ricevente. Pensate alla grandiosa esperienza di Emmaus, dove dei cosiddetti scarti umani delle comunità di Emmaus, considerati tali da molti hanno imparato a restituire prima dignità agli scarti, ai rifiuti raccogliendoli, separandoli, riutilizzandoli, mettendoli in circolo, e quindi riguadagnando dignità anche loro. Credo che oggi il modello dell'alleanza del patto di una reciprocità, sia non solo una condizione molto importante ma possa essere perseguita molto concretamente perché siamo a un livello della comunicazione facilitata.<br />
L'ultimo aspetto che oggi vedo molto sottovalutato riguarda la relazione tra nord del mondo rispettivamente col sud e con l'est. Oggi chi è di sinistra è molto tifoso del Terzo Mondo; chi viceversa viene da una tradizione più di destra, è invece più attento all'est perché è stato a lungo educato alla solidarietà con chi era oppresso dal comunismo.<br />
Quindi oggi rischiamo di riprodurre, anche dopo la caduta del comunismo, queste solidarietà su binari differenziati o col sud o con l'est. Parlando di alleanze, di patti, credo che sarebbe una buona strada da seguire che noi, nelle cose che facciamo, cercassimo di avere partner all'est e al sud e che li facessimo anche conoscere tra di loro, anche perché spesso sono in competizione, perché entrambi ci corteggiano.<br />
Sono arrivato alla chiusura e vorrei tentare il riassunto, con una variazione su un motto molto conosciuto. Voi sapete il motto che il barone De Coubertain ha riattivato per le moderne Olimpiadi, prendendolo dall'antichità: il motto del citius, più veloce, altius, più alto, fortius, più forte, più possente. Citius altius e fortius era un motto giocoso di per sè, era un motto appunto per le Olimpiadi che erano certo competitive, ma erano in qualche modo un gioco. Oggi queste tre parole potrebbero essere assunte bene come quinta essenza della nostra civiltà e della competizione della nostra civiltà: sforzatevi di essere più veloci, di arrivare più in alto e di essere più forti. Questo è un po' il messaggio cardine che oggi ci viene dato. Io vi propongo il contrario, io vi propongo il lentius, profundius e soavius, cioè di capovolgere ognuno di questi termini, più lenti invece che più veloci, più in profondità, invece che più in alto e più dolcemente o più soavemente invece che più forte, con più energia, con più muscoli, insomma più roboanti. Con questo motto non si vince nessuna battaglia frontale, però forse si ha il fiato più lungo.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Riflessione interpretata]]></title>
<link>http://lucabernardi.wordpress.com/?p=29</link>
<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 12:09:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucabernardi</dc:creator>
<guid>http://lucabernardi.it.wordpress.com/2008/08/18/riflessione-interpretata-di-luca-bernardi/</guid>
<description><![CDATA[Prendo dal Libro di Patch Adams, che ho letto qualche anno fa,
questa frase che mi sono permesso di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Prendo dal Libro di Patch Adams, che ho letto qualche anno fa,<br />
questa frase che mi sono permesso di interpretare<br />
e di leggerla quasi come se fosse un piccolo programma di vita o un motto salutare.</p>
<p>"La Salute si basa sulla Felicità e la Passione:<br />
dall'Abbracciarsi ed essere Allegri,<br />
al Trovare:<br />
   la gioia nella famiglia e negli amici,<br />
   la soddisfazione nel lavoro,<br />
   la solidarietà verso il prossimo in difficoltà,<br />
   l'estasi nella natura e nelle arti."<br />
(Patch Adams: dal libro Salute! Ed. URRA, liberamente interpretata da me)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Libro: Non c'è progresso senza felicità]]></title>
<link>http://lucabernardi.wordpress.com/?p=18</link>
<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 11:42:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucabernardi</dc:creator>
<guid>http://lucabernardi.it.wordpress.com/2008/08/18/libro-non-ce-progresso-senza-felicita/</guid>
<description><![CDATA[Titolo: Non c&#8217;è progresso senza felicità
Un dialogo sui limiti e i vantaggi della globalizza]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Titolo: <strong>Non c'è progresso senza felicità</strong><br />
Un dialogo sui limiti e i vantaggi della globalizzazione<br />
di Frei Betto e Domenico De Masi<br />
Ed. Rizzoli</p>
<p>"...Perchè quando l'anima è bella, la mente è giusta e la mano è abile..."(dal libro).</p>
<p>Un bellissimo dialogo tra un unomo di fede e un laico che si interrogano su cosa serva all'uomo per essere felice, su quanto contano la fantasia e la creatività in un mondo dominato dal progresso tecnologico...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Libri e Letture]]></title>
<link>http://lucabernardi.wordpress.com/?p=15</link>
<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 11:34:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucabernardi</dc:creator>
<guid>http://lucabernardi.it.wordpress.com/2008/08/18/libri-e-letture/</guid>
<description><![CDATA[Ho deciso di segnalare su questo diario aperto i libri, le letture, gli articoli e tutte quelle fon]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ho deciso di segnalare su questo diario aperto i libri, le letture, gli articoli e tutte quelle fonti che hanno contribuito in un certo senso a mettere un piccolo mattoncino nella mia "Formazione Personale" o che siano stati delle provocazioni o spunti per delle riflessioni.  Segnalerò la fonte delle mie letture aggiornata alla data del post. Nella speranza che possa essere "costruttivo" anche per voi....BUONA LETTURA  <strong>;-)</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Catechismo di Ateologia - Paul Desalmand]]></title>
<link>http://equilibrismi.wordpress.com/?p=172</link>
<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 22:14:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>equilibrismi</dc:creator>
<guid>http://equilibrismi.it.wordpress.com/2008/08/07/catechismo-di-ateologia-paul-desalmand/</guid>
<description><![CDATA[Catechismo di ateologia. In cosa crede chi non crede - Paul Desalmand
€ 12,50  pg 238
Editore    P]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-179 alignleft" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/08/catechismodiateologia.jpg" alt="" width="145" height="230" />Catechismo di ateologia. In cosa crede chi non crede - Paul Desalmand<br />
€ 12,50  pg 238<br />
Editore    Piemme  - 2008</p>
<p><em><strong>Cio di cui abbiamo bisogno non è la volontà di credere ma la volonta di scoprire, che è esattamente il contrario. </strong>(Bertrund Russel)</em></p>
<p>Che si sia atei convinti in cerca di solide argomentazioni storiche e filosofiche a cui appellarsi durante discussioni con i credenti, oppure si sia credenti che vogliano capire le motivazioni dei senza dio e sondarne la moralità, oppure si sia semplicemente scettici e curiosi, questo libro di Desalmand è assolutamente imperdibile.<br />
Che lo si possa apprezzare e condividere, invece ovviamente dipende dalle posizioni di partenza con le quali si affronta il libro. <strong> Penso proprio che un credente possa ritenersi offeso da gran parte del libro</strong> e persino trovare difficile giungere alla fine.</p>
<p>Infatti frasi come <strong>"Dio offende la ragione"</strong>, "Dio non è altro che la proiezione delle aspirazioni dell'essere umano" (Feurebach)  oppure ( riguardo alla sofferenza e all'ingiustizia nel mondo ) <strong>"la sola scusa che Dio ha, è che non esiste"</strong> (Stendhal) non sono facili da digerire nemmeno per il credente più disponibile alla comprensione e al dialogo.</p>
<p>Il libro ci va giù pesante, sebbene non sia caratterizzato dalla stessa vena polemica del<a href="http://equilibrismi.wordpress.com/2007/12/09/trattato-di-ateologia-michel-onfray/" target="_blank"> Trattato di Ateologia di Onfray</a> o <a href="http://equilibrismi.wordpress.com/2008/05/07/dio-non-e-grande-christopher-hitchens/" target="_blank">Dio non è Grande di Hitchens</a>, ma quello che ho trovato affascinante è il suo essere una summa coltissima del pensiero ateo nella storia dell'umanità.<br />
<!--more--><br />
Forse solo all'inizio è un pò noioso nell sezione dedicata alle "Definizioni" in cui in modo un po troppo "dizionaristico" espone i significati di <strong>Immanenza, Trascendenza</strong>, Dogma, Eresia, <strong>Agnosticismo, Ateismo</strong>, Deismo, Panteismo, Monoteismo e cosi via. Ma queste nozioni sono però indispensabili per comprendere appieno le posizioni e le sfumature nel pensiero di filosofi, intellettuali, scienziati e poeti dall'antica grecia fino ai giorni nostri.</p>
<p>Credo che questo di Desalmand sia uno dei migliori libri sull'ateismo e sulla religione che ho letto negli ultimi anni, proprio perchè non si basa sulla contestazione pedante e letterale delle incongruenze storiche dei testi sacri, o delle violenze perpetrate in nome di Dio, o dell'ipocrisia delle istituzioni ecclesiastiche. Certo, c'è spazio anche per questo, ma il suo punto forte è l'analisi filosofica supportata da una miriade di citazioni.</p>
<p>Questo non significa che si tratta di un libro di aforismi sull'ateismo e contro la religione, semplicemente nel ricostruire la storia dell'ateismo, le motivazioni che portano al rifiuto di Dio e le modalità di definizione dei valori l'autore espone i concetti di molti grandi della storia.</p>
<p>Ad ogni modo ritengo che se davvero qualche scettico o credente si avvicinerà al libro con onestà intellettuale non potrà fare a meno di rimanere stupito, stupito di quanti luoghi comuni ci siano riguardo agli atei e di quanto non sia vero che <strong>"senza Dio tutto è permesso"</strong> (Dostoevskij nei Fratelli Karamazov) e che i senza Dio siano anche senza moralità alcuna e oltretutto siano arroganti e presuntuosi.</p>
<p>Innanzitutto spiega Desalmand <strong>l'ateo non cerca di dimostrare l'inesistenza di Dio, perchè sa che l'impresa è vana quanto quella che si propone di dimostrarne l'esistenza</strong>. Vuole solo dimostrare le incoerenze e le deviazioni della parte avversa.</p>
<p>L'ateo cerca di superare l'<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aporia" target="_blank">aporia</a> di Epicuro, cioè il dilemma, che io ho sempre avuto,  pur con il timore di essere considerato un po infantile, di dare una spiegazione al male nel mondo:   <strong><em>"O Dio vuol sopprimere i mali, ma non può. Quindi non è onnipotente. Oppure può ma non vuole. Allora è malvagio. Oppure ancora non può e non vuole. E allora è insieme malvagio e debole </em></strong>e ciò è per definizione contrario alla sua natura. Da dove viene allora il male e perchè egli non lo sopprime?"</p>
<p><strong>L'ateo decide di fare a meno dell'ipotesi Dio </strong>per spiegare il mondo e per determinare il proprio comportamento e  rifiuta la sua funzione consolatoria.<br />
I suoi valori "non scendono dal cielo" e non vengono accettati passivamente e rispettati solo per timore della punizione divina (fatto questo che mette in dubbio, secondo le logiche Kantiane, il concetto stesso di virtù dei credenti).</p>
<p>L'ateo non è nichilista, semplicemente rifiuta i valori imposti dall'esterno, cerca e definisce in se e per sè i propri valori. L'ateo non è presuntuoso nè arrogante,<strong><em> l'ateismo è una forma di umiltà. E' considerarsi come un animale, quale noi siamo in effetti, e poi assumersi il compito di diventare uomini.</em></strong> (Andrè Comte-Sponville)</p>
<p>Il duro compito di diventare uomini corrisponde al<em><strong> <a href="http://www.filosofico.net/kantillu.htm" target="_blank">Sapere </a><a href="http://www.filosofico.net/kantillu.htm" target="_blank">Aude</a> </strong></em>usato da Kant come motto dell'illuminismo, consiste nell'<strong>avere il coraggio di usare la propria intelligenza</strong>. Consiste nel voler cercare dentro di sè, nel voler essere interamente uomo godendo della propria libertà e agendo in maniera tale che gli altri possano fare lo stesso.</p>
<p>L'ateo rifiuta tutto ciò che potrebbe ridurre l'uomo ad una cosa. Il valore supremo per lui è la persona umana, l'essere umano considerato come<strong> individuo</strong> ( concetto che si contrappone alla sottomissione a Dio e al far parte di un<strong> gregge </strong>). Non ama le maiuscole: idee e valori come <a href="http://equilibrismi.wordpress.com/2008/06/13/dio-patria-e-famiglia-si-ma-quali/" target="_blank"><strong>Dio, Nazione</strong>, Umanità, Razza Natura, Uomo, Progeresso, Partito</a> finiscono sempre per simboleggiare qualcosa di astratto e spesso si rivelano molto pericolose.</p>
<p>I valori non devono essere necessariamente divini, possono e devono essere umani, e in fin dei conti tutta la morale si puo riassumere in poche semplici parole, che personaggi molto distanti fra loro hanno similmente espresso:</p>
<p>"<em>Tutta la morale umana è rinchiusa in poche parole: r<strong>endere gli altri felici come vorremmo essere noi e non fare mai a loro più male di quello che noi vorremmo ricevere </strong> (Marchese de Sade in "Dialogo tra un prete e un moribondo")</em></p>
<p>"<em><strong>Godi e fai godere, senza fare male nà a te, nè ad altri</strong></em>, <em>ecco tutta la morale" (Nicolas Chamfort)</em></p>
<p><em><strong>"Ama e fà ciò che vuoi"</strong></em> <em>(Sant'Agostino)</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[atterrata]]></title>
<link>http://pessimesempio.wordpress.com/?p=903</link>
<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 14:31:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>pessimesempio</dc:creator>
<guid>http://pessimesempio.it.wordpress.com/2008/08/05/atterrata/</guid>
<description><![CDATA[Visto che sono di nuovo sulla terra dopo aver galleggiato a diversi metri di altezza per qualche gio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che sono di nuovo sulla terra dopo aver galleggiato a diversi metri di altezza per qualche giorno, spendo di nuovo i miei soldi nell'acquisto di giornali.</p>
<p>Oggi ne ho comprati due, uno- Il Manifesto- a cui sono abbonata. A proposito, tra un po' non lo leggeremo più, vista le nuova legge sull'editoria che si vota oggi in parlamento. La cosa farà piacere a molti, un po' meno a me, non solo per la qualità di alcune pagine del giornale, ma anche per quello che (mi) può significare la scomparsa di tutta una serie di testate non precisamente allineate. Ma i tempi sono questi e in quella che per comodità chiameremo d'ora in poi opposizione, ci si preoccupa più delle reti tv online che dell'editoria.</p>
<p>L'altro è La Repubblica, che va sempre più assomigliando ad un giornale che si occupa di cronaca italiana, sia nei contenuti che nello stile e continua ad ammorbarci con le storie di Garlasco, del K2 e delle campane hi-tech. Su Repubblica, però un articolo che merita una citazione, sia pure piccola piccola.</p>
<p>Nelle pagine centrali un articolo di Odifreddi (che secondo me non è proprio il massimo della simpatia, ma questo non c'entra molto) sullo scrittore John Coetzee e il suo ultimo <em>romanzo</em>, pubblicato da Einaudi, intitolato <a href="http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880619127&#38;ed=87" target="_blank"><em>Diario di un anno difficile</em></a>.  L'interesse di Odifredi per Coetzee è di vecchia data, basta una veloce ricerca in rete per averne un'idea. Il motivo credo stia nella laurea in matematica che Coetzee ha preso prima del dottorato in letteratura e grazie alla quale ha lavorato- informa Odifreddi- anche come programmatore informatico.</p>
<p>Dell'articolo volevo riportare la parte finale, quella che mi sembra più interessante per le cose che ci sono scritte.</p>
<p><em>.....la tastiera di John C. Coetzee è vasta ed egli ne tocca molti tasti, dall'economia allo sport alla religione, arrivando fino all'aritmetica e alla probabilità: non sorprendentemente, visto che prima del dottorato in letteratura aveva preso una laurea in matematica, e lavorato per anni come programmatore informatico. Il libro dunque affronta anche problematiche quali:" Come contiamo? Come impariamo a contare? e discute di come "certi concetti matematici quotidiani possono aiutare a chiarire la teoria morale" E così facendo enuncia forse la sua opinione più forte: che la letteratura ha il diritto di affrancarsi dalla superficialità della narrazione, e il dovere di addentrarsi nelle profondità della speculazione, se aspira a non essere un prodotto di consumo materiale, ma uno strumento di meditazione spirituale.</em></p>
<p>Inutile dire che questa idea di letteratura è quella che prediligo decisamente da qualche anno.</p>
<p>Ieri, invece ( invece perché di autore diverso si tratta, ma sempre di libri) ho comprato su una bancherella dell'usato ( anche se tanto usato il libro non è, anzi mi pare parecchio nuovo) un libro che avevo già adocchiato in quest'ultimo anno in libreria e che non avevo mai comprato un po' per la mole, un po' per l'argomento, anche se un qualche interesse nei suoi confronti l'avevo dimostrato prendendolo spesso in mano.</p>
<p>Il libro si intitola <a href="http://www.centolibri.it/search/scheda.jsp?isbn=978880456676&#38;ed=AM&#38;sito=AM" target="_blank"><em>Come un'onda che sale e che scende</em></a>, di William T. Vollmann e non è- come potrebbe pensare chi non lo conosce- un libro che presenta la poeticità che il titolo lascerebbe presagire, anche se la colomba bianca stramazzata al suolo della copertina nera fa subito immaginare quello che ci aspetta.</p>
<p>Ho tra le mani solo la sintesi di novecentocinquantadue pagine di un'opera di sette volumi, una serie di riflessioni sul tema della morte e della violenza e della loro giustificazione nella storia del mondo. Quello che mi ha spinto all'acquisto di un libro del genere- che pure, ripeto, mi aveva già colpito prima- quello che ha fatto sì che lo sollevassi molto velocemente dalla bancarella che staziona davanti al portone della chiesa,</p>
[caption id="attachment_904" align="alignnone" width="240" caption="da Google, di masapi"]<a href="http://pessimesempio.files.wordpress.com/2008/08/10086998.jpg"><img class="size-medium wp-image-904" src="http://pessimesempio.wordpress.com/files/2008/08/10086998.jpg?w=240" alt="da Google, di masapi" width="240" height="180" /></a>[/caption]
<p>così da non poter cambiare idea, che ha fatto sì che cercassi dentro la borsa colorata regalo di mia sorella il portafogli arancione e ne tirassi fuori i dieci euro da porgere al proprietario che si era già prontamente alzato tendendo la mano prima verso il libro per guardarne il prezzo, poi verso i soldi per metterli in tasca, poi di nuovo verso il libro per metterlo dentro un sacchetto di plastica color verde acqua- una cosa che di solito non sopporto, questi sacchetti, di qualsiasi colore siano-, quello che mi ha spinto a questo rapido e imprevisto acquisto (ero passata di lì solo per dare un'occhiata, giuro) sono state le parole sulla quarta di copertina, pronunciate, o scritte non saprei bene, da un autore che mi piace moltissimo e che non mi stanco mai di rileggere, W. G. Sebald , l'autore di <em><a href="http://pessimesempio.wordpress.com/2007/10/05/austerlitz/" target="_blank">Austerlitz</a> </em>, di <em>Vertigini</em>, de <em>Gli emigrati</em> , di un piccolo <em>Il passeggiatore solitario</em>, sulla figura di <a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/default.asp?PagePart=menusection&#38;StrIdPaginatorMenu=18" target="_blank">Robert Walser</a>. E infine di <em>Storia naturale della distruzione</em>, che -pur non avendolo ancora letto- credo costituisca il legame tra Sebald e Vollmann.<br />
Le parole di Sebald riportate sul retro sono queste: <em>Nessun altro autore riesce a colpirti, traumatizzarti e portarti diritto nel suo mondo e nelle esperienze come ci riesce lui. E' assolutamente imperdibile, grandioso, e bulimico, degno di essere considerato uno dei migliori lavori di uno dei migliori autori viventi. </em></p>
<p>Con uno sponsor così, non potevo resistere.</p>
<p>Saluti.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[delle cose che si scoprono solo prendendo in mano un libro]]></title>
<link>http://pessimesempio.wordpress.com/?p=799</link>
<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 19:24:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>pessimesempio</dc:creator>
<guid>http://pessimesempio.it.wordpress.com/2008/07/28/delle-cose-che-si-scoprono-solo-prendendo-in-mano-un-libro/</guid>
<description><![CDATA[
Ecco, è vero quello che stamani ho letto in un libro di Magrelli mentre alle Oblate giravo per que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pessimesempio.files.wordpress.com/2008/07/anca1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-800" src="http://pessimesempio.wordpress.com/files/2008/07/anca1.jpg" alt="" width="450" height="346" /></a></p>
<p>Ecco, è vero quello che stamani ho letto in un libro di Magrelli mentre alle Oblate giravo per quelle sale fresche cercando negli scaffali libera dal senso di colpa che invece si prova in libreria- di sicuro non avrei <em>comprato</em> niente. Giro, cerco, prendo in mano soppesando con attenzione dimensioni e promesse del tomo, ne prendo uno, un altro ancora, valuto, medito. Poi mentre sono lì intravedo stretto tra due copertine scure il giallo dell'einaudi stile libero (metto le minuscole perchè oggi giorno le maiuscole non vanno più di moda tra chi scrive. O meglio il loro uso segnala il tono del testo: vuoi essere seria e presa in considerazione per quello che vai dicendo? Non arrischiarti di scrivere il nome dell'autore in minuscolo! vuoi invece che il tuo scritto faccia un po' ridere chi legge sorpreso dalla presenza di tanta informale ironia? scrivi minuscolo, il successo è assicurato. Resta il fatto che a volte per una sorte di reverenza verso sacri mostri della cultura italiana, ti viene da scrivere il nome di un editore con la maiuscola. La collana magari no, ma l'editore sì. e poi lo cancello, vada per l'informale). Insomma, lì vedo il giallo dell'einaudi e siccome a me tutto sommato i libri einaudi mi affascinano per la sottigliezza del pagine, che è superata solo da quella delle collane meridiano della mondadori, (anche se, sia detto tra parentesi e a bassa voce per non distrarre dalla lettura, devo dire che stile libero ce l'ha più grossotte. forse sarà il giallo allora ad attrarre; insomma     lo vedo e prendendolo come per la collottola un gattino di pochi mesi lo tiro fuori dallo scaffale.</p>
<p>Il libro era un libro di cui ho sentito parlare di qualche anno fa e credo che sia stata la prima volta che ho sentito la voce di un autore italiano che poi avrei tanto apprezzato come poeta. Si intitola <a href="http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880616667&#38;ed=87" target="_blank">Nel condominio di carne</a> ed è, come alcuni di voi ora sapranno già, un libro del mio amato Valerio Magrelli . E di chi altro poteva essere se non di colui che ha scritto <em>Io abito il mio cervello /come un tranquillo possidente le sue terre</em>?  chi se non lui poteva immaginare il suo corpo come un condominio? che poi aprendo qua e là le pagine del libro, con una forte tentazione di prenderlo in prestito  ( pensavate <em>di rubarlo</em>?), ho scoperto che in realtà il titolo è una sorta di citazione ad un passo di non ricordo bene chi che dice che in fondo il corpo non ha una sua entità: noi pensiamo di vedere e di udire, ma in realtà il nostro corpo, i nostri organi sono occupati da batteri e microorganismi e noi, il nostro corpo, non siamo altro che il condominio in cui abitano questi organismi e sono loro che vedono e che sentono, non noi. Come se il corpo non fosse altro che un grande formicaio. Una cosa del genere, sì, adesso non ricordo bene.</p>
<p>Un libro un po' particolare, a cominciare dalla copertina. Che è, come forse avete già visto, una bella radiografia azzurra su sfondo bianco del bacino di un essere umano con due chiodi vistosamente infilati nell'anca, non so se destra o sinistra. E ci racconta, il libro, di tutte le malattie di Valerio Magrelli, a cominciare dalle malattie esantematiche infantili e dalla prima misurazione della vista per arrivare alle operazioni dell'età adulta e parlando delle malattie parla di sè e di noi.</p>
<p>Sono stata a lungo seduta nelle comode poltrone di pelle della biblioteca. Tra l'altro c'è anche l'aria condizionata, ma non eccessivamente alta e si sta bene nelle sale del <a href="http://www.bibliotecadelleoblate.it/progetto.html" target="_blank">vecchio convento delle Oblate</a>. O meglio Conservatorio delle Oblate.</p>
<p><a href="http://pessimesempio.files.wordpress.com/2008/07/oblate.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-801" src="http://pessimesempio.wordpress.com/files/2008/07/oblate.gif" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p>E cercando in rete la storia del conservatorio delle Oblate, ho scoperto che sul web si trova anche quel bellissimo libro- almeno per noi toscani- che è il <em>Dizionario Geografico fisico storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana compilato da Emanuele Repetti socio ordinario dell'I. e R. Accademia dei Georgofili e di varie altre</em>. Una cosa più o meno <a href="http://books.google.it/books?id=q8-X1QBpczgC&#38;pg=PA230&#38;lpg=PA230&#38;dq=Conservatorio++oblate&#38;source=web&#38;ots=oTROlDzvpm&#38;sig=eb_JV6WMddTWdPQ_ejT-gnASoRk&#38;hl=it&#38;sa=X&#38;oi=book_result&#38;resnum=10&#38;ct=result" target="_blank">così</a>. So che la notizia non darà ai più la benchè minima emozione, ma questo libro- la ristampa anastatica, ovviamente- era nella biblioteca di casa mia, espressione quanto mai pomposa per indicare gli scaffali della stanza da pranzo dove mia madre teneva alcuni libri a suo dire più importanti di altri, questo libro io l'ho letto, da ragazzina, mostrando fin da giovane una indubbia propensione verso la conservazione e catalogazione delle cose. Perchè i volumi, dieci, dodici, non so, del  Dizionario del Repetti contengono un minuzioso elenco in ordine strettamente alfabetico di tutti i luoghi della Toscana granducale, con i numeri della popolazione, delle chiese, delle case.</p>
<p><a href="http://pessimesempio.files.wordpress.com/2008/07/books.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-802" src="http://pessimesempio.wordpress.com/files/2008/07/books.png?w=178" alt="" width="178" height="300" /></a></p>
<p>L'ho letto e mi piaceva starmene in poltrona a sfogliare quelle pagine e a scoprire come si chiamavano in origine i paesi che avevo intorno a me. Era un piacere, davvero. Ognuno si diverte come sa. Perchè poi la ristampa anastatica ti dava l'idea davvero di tornare indietro nel tempo. Una strana cosa, come leggere i promessi sposi in diretta.</p>
<p>Ma a tutte queste cose stamani non ci pensavo e alla fine poi non ho neanche preso il libro di Magrelli. L'ho diligentemente rimesso al suo posto, preferendogli un bel malloppone, dalle pagine più fini, in effetti ora che ci penso. Non dovrei farmi condizionare così dallo spessore delle cose.</p>
<p>Il "malloppone" è il primo volume dell'<a href="http://www.isbnedizioni.it/index.php?p=edizioni_libro&#38;book=21&#38;type=2" target="_blank">antimeridiano dell'ISBN, quello dedicato a Bianciardi</a>, un amore emergente, ancora poco saldo sulle gambe, ma si farà, lo so, me lo sento.</p>
<p>Bianciardi è uno che ha fatto il giornalista e che per me è bello soprattutto per gli attacchi dei suoi saggi e dei suoi romanzi, perchè ti mette subito in mezzo al paesaggio e alle persone di cui sta raccontando. Ne ho dato un esempio <a href="http://pessimesempio.wordpress.com/2007/03/30/bianciardi/" target="_blank">qui</a>. Ma anche certe pagine interne sono molto belle, come questa ad esempio:</p>
<p><em>Contava poco per noi due ragazzi, per Marcello e per me, avere la madre maestra. A pranzo non si riusciva a star fermi e composti, impazienti di ogni indugio- la mamma che finiva di passare le verdure, o di far ritirare il sugo della carne. Da sotto quelli di Omero ci fischiavano alla manieranostra, ed allora uno correva alla finestra a rispondere, che saremmo venuti subito. Prendevamo dal cesto della frutta la mela o l'arancio, e poi via con gli altri s giocare a saltacerro e a rubabandiera."Eh, via" faceva la mamma ogni volta" fermi, fermi, state calmi, state composti! Ma non avete fermezza!" </em></p>
<p><em>Ce lo ripete anche ora, quando ci ricordiamo di prendere il treno per andare a trovarla. Ci guarda di sotto in su, senza dire una parola, mentre dopo mangiato accendiamo in furia le sigarette. Non disapprova che fumiamo, anzi fuma anche lei dopo pranzo, ma non le piace la nostra fretta. Lei su cercail suo pacchetto, tira fuori la sigaretta, si mette seduta sotto la finestra, sulla seggiolina bassa, chiude mezza imposta, strofina il fiammifero sul piano di ferro della cucina economica, aspetta con calma che il puzzo di zolfo sia svanito, poi accende e se ne sta lì, buona e zitta e composta, afumare con un occhio mezzo chiuso. E ci guarda. " Non avete fermezza." Veramente non lo dice più, ma sono sicuro che lo pensa, come allora.</em> ( da L'integrazione, 1960)</p>
<p>Oppure un altro inizio: <em>Tutto sommato io darei ragione al povero Ponzani, ingegnere civile e avveduto, quando per questa comunità di Nesci, al posto della pietra di Finale, che diede di sè prove assai grame, scelse la quarzite di Sanfront: non soltanto essa regge assai meglio allo sfrido, ma si presta benissimo a comporre i disegni su cui io leggo i pronostici del mio diverso esilio, e difatti a forza di pronosticare ci ho consumato sopra sette paia di scarpe e lo sa dio quante altre paia ce ne consumerò su.</em> ( da Aprire il fuoco, 1969)</p>
<p>Insomma un grande, irrinunciabile. E per questo non ho potuto non prenderlo in prestito.</p>
<p>Anche perchè a comprarlo costa sessantanove euro.</p>
<p>Notte.</p>
<p>P.S. dimenticavo di dire quello che scrive Magrelli in un capitolo del suo libro, che poi è la cosa da cui ho cominciato. Scrive che le 18,30 sono l'ora più balorda del giorno, un'ora di mezzo, di passaggio, troppo lontana la cena, ormai svanito lo slancio del giorno.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Maus - Art Spiegelman]]></title>
<link>http://equilibrismi.wordpress.com/?p=166</link>
<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 13:59:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>equilibrismi</dc:creator>
<guid>http://equilibrismi.it.wordpress.com/2008/07/26/maus-art-spiegelman/</guid>
<description><![CDATA[MAUS  - Art Spiegelman
€ 14,50  pg 300
Einaudi 2000
Maus: in tedesco topo;
Raus!: in tedesco ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-167 alignleft" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/07/maus.jpg" alt="" width="200" height="293" />MAUS  - Art Spiegelman<br />
€ 14,50  pg 300<br />
Einaudi 2000</p>
<p><strong>Maus</strong>: in tedesco <strong>topo</strong>;<br />
<strong>Raus!</strong>: in tedesco <strong>"Fuori!"</strong> era il comando rivolto ai deportati usato dai Kapò e dalle SS.</p>
<p>E' da questo gioco di parole che nasce il titolo di questo splendido fumetto di Art Spiegelman che narra la vita del padre sopravvissuto all'Olocausto passando per Auschwitz e Dachau.<br />
La particolarità dell'opera è che <em>tutti i personaggi vengono rappresentati da animali</em>:  i tedeschi sono gatti, i gatti rane, i polacchi sono maiali e, ovviamente, gli ebrei sono topi.</p>
<p>L'idea di associare gli ebrei a topi, o ratti, non è affatto di Spiegelman ma risale proprio ai nazisti che li consideravano esseri spregevoli, che infestavano la loro società e che per questo  erano da annientare.  Questo è un estratto di <strong><em>un articolo di giornale della Pomerania in Germania a metà degli anni Trenta</em></strong>, proprio durante l'ascesa della follia di Hitler, che viene riportato all'inizio della seconda parte di Maus:</p>
<p><strong><em>"Mickey Mouse è il più miserevole ideale mai esistito… I sentimenti salutari dicono ad ogni giovane indipendente e a ogni persona dignitosa che il parassita sporco e immondo, il peggiore portatore di malattie del regno animale, non può essere il tipo ideale di animale… Basta con la brutalizzazione giudaica della gente! Abbasso Mickey Mouse! Indossate la svastica!"</em></strong><!--more--></p>
<p>Gli ebrei protagonisti di questo libro meraviglioso e coinvolgente sono quindi topi, ma con pochi piccoli tratti della mano di Spiegelman riescono comunque a comunicare tutta la gioia della libertà, il dolore per la perdita dei propri cari, la frustrazione per l'abbandono da parte del loro Dio e lo sgomento per l'assurdità della guerra e della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Olocausto#Shoah" target="_blank">Shoah</a>.</p>
<p>Il lavoro di ricostruzione della storia del padre viene affiancato al tentativo di ricostruire il proprio rapporto con lui e di comprenderne la personalità. I rapporti fra i due sono sempre stati tesi, soprattutto dopo il suicidio della madre, anch'ella superstite da Auschwitz. Egli infatti sembra <strong>il prototipo razzista dell'ebreo, spilorcio, scontroso e pedante ai limiti dell'assurdo e del ridicolo</strong>.  Spesso l'autore si domanda quanto il suo comportarsi in determinati modi sia il risultato delle sofferenze inflittegli o derivino dalla sua personalità precedente alla guerra. Uno dei temi trattati nel libro comunque è anche il senso di colpa del figlio nei confronti dei genitori, della sua impossibilità a comprendere il loro passato e dell'angosciante dubbio di rischiare di sminuire la loro dolorosissima esperienza, rappresentandola e commercializzandola attraverso un fumetto.</p>
<p>Il fatto che sia un fumetto non deve far pensare ad una lettura da adolescente o ad una storia seria affrontata con troppa leggerezza e spensieratezza. Al contrario, vista la complessità e l'insolita lunghezza dei dialoghi,  Maus si situa sul labile confine tra fumetto e romanzo, ed esso è da molti considerata un'opera "metafumettistica" in cui i risvolti letterari, filosofici e sociali sono enormi.  Anche solamente il buffo linguaggio sgrammaticato del padre, testimonia lo sforzo filologico dell'autore di rappresentare la parlata degli anziani ebrei polacchi-americani.</p>
<p>Questa è una delle , tante, dimostrazioni che il fumetto non deve essere necessariamente considerato un genere di lettura "inferiore" bensì una forma d'arte a sè stante che racchiude "anche" i benefici della letteratura.   Ovviamente dipende dal tipo di fumetto, ma in casi come questo <strong>non si può sminuire il racconto per il solo fatto di essere rappresentato in forma fumettistica.</strong> E comunque se anche considerassimo un fumetto inferiore ad un romanzo, ben vengano fumetti di questo spessore che magari riescono avvicinare i ragazzi e, i molti adulti che non leggono, a temi e storie cosi profonde e toccanti.   <em>Nella speranza che certe cose non vengano dimenticate ma che nemmeno vengano considerati eventi nefasti del passato che nel nostro mondo occidentale e civilizzato non potrebbero più accadere, e anzi che magari ci possa aiutare a riconoscere in anticipo i segnali di allarme della follia e del sonno della ragione. </em></p>
<p style="text-align:left;"><img class="size-full wp-image-168 aligncenter" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/07/maus_vignetta.gif" alt="" width="390" height="143" /><br />
Per chi volesse approfondire ulteriormente le tematiche e le peculiarità di Maus segnalo uno splendido articolo su  <a href="http://www.ubcfumetti.com/classic/?9304&#38;pag=1" target="_blank"><strong>UbcFumetti</strong></a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nelle terre estreme - Jon Krakauer]]></title>
<link>http://equilibrismi.wordpress.com/?p=164</link>
<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 22:21:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>equilibrismi</dc:creator>
<guid>http://equilibrismi.it.wordpress.com/2008/07/10/nelle-terre-estreme-jon-krakauer/</guid>
<description><![CDATA[Nelle terre estreme - Jon Krakauer
€ 16,60 pg 267
Corbaccio 2007
&#8220;Nelle terre estreme&#8221;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-165 alignleft" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/07/nelleterreestreme.jpg" alt="" width="129" height="190" />Nelle terre estreme - Jon Krakauer<br />
€ 16,60 pg 267<br />
Corbaccio 2007</p>
<p>"Nelle terre estreme"  è il libro da cui è stato tratto il famosissimo <strong>film</strong> di quest'anno di Sean Penn, <strong>"Into the Wild"</strong><br />
John Krakauer è un alpinista professionista e un giornalista, nel 1992 si è trovato ad occuparsi di un caso che ha scosso l'opinione pubblica americana.  Quella del giovane Chris McCandless, trovato morto da dei cacciatori ed escursionisti in mezzo alla natura selvaggia dell'Alaska.</p>
<p>Se l'ennesimo morto della montagna non fa più nemmeno notizia, il caso di McCandless ha creato scalpore e sollevato grandi dibattiti per il semplice fatto che lui non era un escursionista, nè un cacciatore. Era semplicemente <strong><em>un ragazzo che ha voluto sfidare sè stesso e la natura avventurandosi senza alcun equipaggiamento nelle desolate terre del Nord</em></strong>.</p>
<p>Dopo il breve articolo scritto per una rivista, e le centinaia di lettere ricevute dai lettori, l'autore si è appassionato alla storia di questo ragazzo, diciamo quasi ossessionato, ed è voluto andare a fondo su cosa avesse spinto un ragazzo appena laureatosi, di buona famiglia, benestante, a <strong>mollare tutto e partire</strong> per due anni in giro per l'America per andare a finire i suoi giorni in solitudine in Alaska. <!--more--><br />
Ha cominciato quindi un viaggio in giro per l'America per ricostruire le tappe di <strong>Alexander Supertramp,</strong> il soprannome che si è dato il protagonista durante tutto il suo peregrinare, intervistando parenti, amici e conoscenti.</p>
<p>Il libro è ovviamente molto più approfondito e completo del film, ed estende l'indagine andando a scovare altre esperienze di libertà assoluta (e di morte) occorse nella storia americana, come quella di Everett Ruess, soprannominatosi <strong>Nemo (nessuno)</strong> e scomparso nel Grand Kanyon nel 1934 dopo alcuni anni di vita sulla strada e nel deserto.  Oppure ripercorre alcuni frammenti del passato autobiografico dell'autore, scapestrato alpinista in costante attrito con il padre autoritario e scampato per miracolo alla morte durante una scalata in solitaria sui monti dell'Alaska.</p>
<p>Ciononostante, <strong>il film</strong>, una volta tanto, si può dire migliore del libro, perchè,  narrato così in prima persona <strong>è immensamente più coinvolgente</strong>, ti catapulta nell'avventura del ragazzo, in mezzo a luoghi meravigliosi, in mezzo alla gioia di una libertà assoluta e in fondo alla disperazione dei momenti piu bui della sua esperienza.</p>
<p>Il libro è più un documentario, non è il protagonista che ci racconta di sè ma qualcun altro che ricostruisce il suo cammino, reale ed interiore quindi l'affascinante immedesimazione che prende vita nel film viene meno.<br />
Non intendo dire con questo che il libro è brutto o non valga la pena di leggerlo. Anzi, mi è piaciuto leggerlo dopo aver visto il film, e mi è piaciuto rivedere il film dopo aver letto il libro.  Cosi facendo ho avuto modo di integrare tutto ciò che nel film si intuisce solamente e avere una visione più approfondita della vicenda.</p>
<p>Per quel che mi riguarda, quello che mi ha fatto molto pensare della storia di Chris McCandless è qualcosa che spesso mi assilla:<em><strong> I libri fanno male!</strong></em></p>
<p><em>Certi libri,</em> quelli di grandi scrittori, di grandi idealisti, di sognatori irrequieti, di critici della società possono davvero essere pericolosi, perchè <em>sono in grado di innalzare il nostro spirito e le nostre aspettative troppo al di sopra della mediocrità del conformismo e della società che ci circonda</em>. E se e quando questo avviene può sembrare inevitabile dover abbandonare la strada battuta per spingersi in ignoti itinerari dell'anima.  Il respingere questi istinti porterebbe alla pazzia, alla frustrazione e all'alienazione. L'assecondarli ci permetterebbe di assaporare la libertà assoluta, la più profonda spiritualità e l'armonia con il divino, ma potrebbe ugualmente condurci alla pazzia o perfino alla morte, come d'altronde è capitato a molti degli stessi autori, o al povero Chris.</p>
<p>Non penso quindi che egli sia stato uno sprovveduto, certo è da stupidi pensare di sfidare la natura senza i mezzi necessari, ma è proprio qui il punto che molti non hanno compreso. Lui, <strong>ispirato ed influenzato da<a href="http://equilibrismi.wordpress.com/2008/04/06/la-felicita-domestica-lev-tolstoj/" target="_blank"> Tolstoj,</a> <a href="http://equilibrismi.wordpress.com/2008/02/02/walden-ovvero-vita-nei-boschi-henry-david-thoreau/" target="_blank">Thoreau</a>, London,  non voleva sfidare la natura, ma vivere pienamente secondo le sue regole</strong>, ricostruendo con essa un legame primitivo, profondo e rispettoso, <strong>a qualunque costo</strong>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[LA TANA]]></title>
<link>http://mariodomina.wordpress.com/?p=889</link>
<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 08:24:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>md</dc:creator>
<guid>http://mariodomina.it.wordpress.com/2008/07/10/la-tana/</guid>
<description><![CDATA[
Ho letto qualche giorno fa un piccolo saggio di  Pier Aldo Rovatti intitolato Possiamo addomestica]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/07/tana.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-963" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/07/tana.jpg?w=300" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Ho letto qualche giorno fa un piccolo saggio di  Pier Aldo <strong>Rovatti</strong><em> </em>intitolato <em>Possiamo addomesticare l'altro? La condizione globale</em>, un testo di sole cinquanta pagine ma densissimo, forse troppo. I pensatori e i concetti di riferimento: Deleuze, Derrida, Foucault, <a href="http://www.filosofico.net/sloterdijk.htm">Sloterdijk</a> (quest'ultimo non lo conoscevo) - decostruzione, fenomenologia, soglia, abitare, ospite, alterità, ecc., temi ricorrenti in Rovatti. Tutto il discorso ruota attorno alla destrutturazione delle coppie tradizionali: soggetto/oggetto, io/altri, realtà/illusione... Nell'epoca globale tutte queste distinzioni - specie quella tra <strong>interno</strong> ed <strong>esterno</strong> - vengono a cadere. L'altro non è addomesticabile eppure deve essere addomesticato - questo il paradosso nel quale siamo caduti e da cui non c'è uscita se non tramite il tentativo di relativizzare/decostruire, attraverso il gioco e la metafora della porta aperta, le vecchie opposizioni, specie quella tra centro e periferia, impero e barbari, secondo la rappresentazione che ad esempio ce ne ha dato <strong>Coetzee</strong> nel romanzo <em>Aspettando i barbari</em>. E proprio riferendosi a questo straordinario e anticipatore romanzo dello scrittore sudafricano, Rovatti apre il suo saggio. E lo chiude con un'altra citazione letteraria: <em>La tana</em> di <strong>Kafka</strong>. Non conoscevo questo racconto, che mi sono subito precipitato a leggere scoprendo un vero e proprio gioiello. Così un testo rimanda all'altro, un testo è pre-testo per un altro, e la recensione di un testo diventa l'occasione per parlare di un altro testo.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--> <a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/07/rovatti1.jpeg"><img class="size-thumbnail wp-image-967 alignleft" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/07/rovatti1.jpeg?w=67" alt="" width="67" height="96" /></a>Non me ne vorrà Rovatti, ma alla fine ho trovato più ricco e suggestivo il racconto di Kafka rispetto al suo piccolo saggio. La forza visionaria (e di nuovo anticipatrice) di certa letteratura si conferma con grande nettezza: credo che difficilmente si possa scrivere una metafora più potente e precisa della nostra epoca di questo racconto di Kafka. L'animale che costruisce la tana, investendovi immani energie, e che vive gran parte del tempo attanagliato dall'ansia per ciò che gli può capitare, che può rompere la tranquillità e la pace che la fortezza dovrebbero garantire; che pensa "troppo" alla sua tana, che vorrebbe uscirne per immaginare come da fuori apparirebbe il suo trovarsi in un solido riparo - "a volte mi venne addirittura il desiderio puerile di non più farvi ritorno affatto, e di stabilirmi qui presso l'entrata, trascorrere la mia vita a sorvegliarla e trovare la felicità nel tener sempre presente quale solido riparo mi assicurerebbe la tana se fossi all'interno" -; che arriva talvolta a pensare a se stesso come al "nemico"; e così la sua mente proiettante e impaurita si torce, ritorce e contorce in se stessa finché... ad un certo punto succede qualcosa... ecco, comincia ad avvertire quel rumore continuo, non meglio identificato... quel sibilo, giorno e notte... che cosa sarà? la solita attività controllabile delle mille bestiole brulicanti sottoterra o la "grande bestia"?<br />
"Qualcuno s'approssima": chi sarà? Dov'è ora l'interno e dove l'esterno? E dove sarà nascosto il nemico?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Consigli a un giovane ribelle - Hitchens Christopher]]></title>
<link>http://equilibrismi.wordpress.com/?p=162</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 22:38:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>equilibrismi</dc:creator>
<guid>http://equilibrismi.it.wordpress.com/2008/07/04/consigli-a-un-giovane-ribelle-hitchens-christopher/</guid>
<description><![CDATA[Consigli a un giovane ribelle - Hitchens Christopher
€ 12,00  Pg. 116
Einaudi  Stile libero extra ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-163 alignleft" style="float:left;" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/07/consigliaungiovaneribelle.jpg" alt="" width="200" height="308" />Consigli a un giovane ribelle - Hitchens Christopher<br />
€ 12,00  Pg. 116<br />
Einaudi  Stile libero extra 2008</p>
<p><em><strong>De Omnibus disputandum  - Tutto deve essere messo in dubbio </strong></em>(Karl Marx)</p>
<p>Questo libricino nasce dalla sfida che si è posto l'autore, di offrire, ai molti irrequieti, giovani e meno giovani,  che ancora conservano la speranza fuori moda di migliorare il mondo, e / o quantomento di vivere una vita autodeterminata, qualche consiglio per evitare di finire disillusi.</p>
<p>Hitchens è un giornalista noto per le sue posizioni indipendenti e radicali e, suo malgrado noto soprattutto per essere descritto come colui che ha "sparato a zero" su Bill Clinton, Lady D, Maria Teresa di Calcutta e che non si risparmia mai acide critiche nei confronti di qualunque religione.  Suo è infatti il recente "<strong>Dio non è grande - come la religione avvelena ogni cosa</strong>".<br />
A Hitchens però non dispiace essere così descritto se non fosse per la parzialità e riduttività di tali giudizi. Nessuno, precisa lui nella prefazione del libro ha mai scritto che ha sì criticato Madre Teresa ma non per le sue opere caritatevoli quanto per il suo sostegno al regime haitiano di Duvalier...</p>
<p>Se vogliamo possiamo definire questo libricino come <strong>un piccolo manuale del bastian contrario</strong>,<!--more--> nonostante la sua presa di posizione contro l'autorità e contro i dogmi non sia espressione di una ribellione fine a se stessa o di violento nichilismo.  Al contrario, l'approccio di Hitchens è tanto radicale quanto costruttivo, e nella sua convinzione che la bellezza e la nobiltà risiedano anche e soprattutto nella capacità di dissentire e di <strong>non essere mai d'accordo 'a priori' su nulla</strong>, si presta ad insegnare alle nuove generazioni a tenersi alla larga dal conformismo cosi come dalle persone che sanno cosa è giusto.</p>
<p>Ovviamente, come nel libro "Dio non è grande", anche in questo mini-manifesto del dissenso, Hitchens non si risparmia nessun attacco alla religione, qualsiasi religione.  Lui, battezzato come anglicano, che ha studiato in un convitto metodista, con una madre ebrea e una moglie greca ortodossa, vede nei dogmi della religione i peggiori nemici della libertà intellettuale.  <em>La religione, e la mentalità servile e masochistica che si porta appresso da millenni è infatti da sempre strumento di potere e di controllo sull'individuo. </em> Nonostante tutti i suoi attacchi alla religione però riconosce la grandezza di alcuni eminenti personaggi come Martin Luther King o Dietrich Bonhoeffer e di tutte le grandi opere artistiche, architettoniche e letterarie compiute con finalità religiose.</p>
<p>Quello che nella religione, come nella politica e nella vita di tutti giorni sostiene l'autore è<strong> il combattimento perenne contro coloro che pensano di possedere ciò che non può essere posseduto, la Verità Ultima ed Assoluta.</strong></p>
<p>Vuole spingere il giovane destinatario di questo suo immaginario scambio epistolare a fare ogni sforzo per combattere l'atrofia e la routine, l'Ovvio e il Dato, evitando lo snobismo e la misantropia ma senza farsi risucchiare dalle opinioni della maggioranza per paura di delusioni, sconfitte o solitudine.<br />
Senza ombra di dubbio infatti <strong>la vita</strong> del piantagrane, del dissidente, del ribelle, del contestatore, del libero pensatore, insomma, <strong>di chi è contro, è difficile</strong>; La maggior parte delle persone, quasi sempre, preferisce cercare approvazione, consenso e sicurezza e spesso questo atteggiamento le spinge ad accettare di buon grado qualunque cosa.</p>
<p>E' necessario quindi un elevato <em>coraggio,  che se non è di per sè una delle virtù fondamentali, è però la qualità che spesso rende possibile l'esercizio delle altre virtù</em>, e una grande spinta morale. Senza rinunciare ad un senso dell'umorismo, acuminato ed intelligente ma senza temere a volte di passare per noiosi quando in gioco c'è una causa seria o un argomento profondo.<br />
Soprattutto però, per non finire disillusi e non affogare nella depressione il proprio spirito critico è necessario, purtroppo, non aspettarsi risultati immediati, i cambiamenti, negli uomini e nella società, tanto più sono radicali, tanto più sono lunghi e travagliati quindi nel frattempo è bene cercare la disputa e la discussione per il piacere intellettuale che arrecano e vivere al massimo la propria libertà.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Disobbedienza civile - Henry David Thoreau]]></title>
<link>http://equilibrismi.wordpress.com/?p=159</link>
<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 22:13:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>equilibrismi</dc:creator>
<guid>http://equilibrismi.it.wordpress.com/2008/06/23/disobbedienza-civile-henry-david-thoreau/</guid>
<description><![CDATA[Disobbedienza Civile - Henry David Thoreau
€ 12,50 pg 102
Ed. SE 1992
Henry D. Thoreau è un grand]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-160 alignleft" style="float:left;" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/06/disobbedienzacivile.jpg" alt="" width="120" height="220" />Disobbedienza Civile - Henry David Thoreau<br />
€ 12,50 pg 102<br />
Ed. SE 1992</p>
<p>Henry D. Thoreau è un grandissimo scrittore americano vissuto nel 1800.  Conosciuto dai più per il suo essere uno stravagante naturalista e per la sua esperienza di vita nei boschi lontano dalla civiltà, raccontata nello splendido libro<a href="http://equilibrismi.wordpress.com/2008/02/02/walden-ovvero-vita-nei-boschi-henry-david-thoreau/" target="_blank"> "Walden"</a> è in realtà una figura complessa e fondamentale della letteratura, della critica sociale e della filosofia americana. Anticipando di decenni molte delle tematiche sollevate da movimenti ambientalisti, antiprogressisti, umanitari, rivoluzionari, ecc ecc del novecento e del giorno d'oggi, i suoi testi hanno anche ispirato<strong> Lev Tolstoy, Gandhi e Martin Luther King</strong>.</p>
<p>Questo piccolo libricino pubblicato dalla SE consiste di tre parti. Una postfazione di Franco Meli e i due saggi "Disobbedienza civile " e "In difesa del Capitano John Brown".  Entrambi la trascrizione di discorsi che Thoreau ha tenuto in pubblico nella sua cittadina, il primo per argomentare il suo rifiuto a pagare le tasse e per invitare alla resistenza attiva al governo. Il secondo per denunciare l'immoralità della schiavitù e  difendere il Capitano John Brown, un rivoluzionario abolizionista antischiavista che a seguito di una insurrezione armata era stato catturato e impiccato.</p>
<p><em><strong>"Il migliore dei governi è quello che non governa affatto" </strong></em><!--more-->e quando gli uomini saranno pronti, questo sarà il governo che avranno.  Nel frattempo distanziandosi dall'anarchia, non chiede che si abolisca immediatamente il governo, ma richiede con determinazione un governo migliore.<br />
Thoreau vede  l'individuo come la forza piu alta e indipendente dalla quale deriva tutto il potere e l'autorità dello Stato. Egli confida nella sua capacità di decidere, e di fare, ciò che ritiene essere giusto, e afferma che si debba essere innanzitutto uomini, dopodiche cittadini.</p>
<p><strong>Un uomo non deve preoccuparsi di fare tutto, ma di fare qualcosa</strong>. E questo qualcosa è essenzialmente seguire la propria coscienza, e preoccuparsi di seguire gli effetti della propria obbedienza. Se l' obbedienza, al conformismo della società, alle leggi, all'autorità entra in collisione con il proprio credo e con i propri ideali è doveroso per l'individuo opporre resistenza e praticare la disobbedienza.</p>
<p>La disobbedienza civile e nello specifico il rifiuto di pagare le tasse, discussi nel primo saggio, non riguardano però qualcosa di neanche lontanamente paragonabile allo sciopero fiscale proposto tempo fa da Lega Nord e soci nè ad apologie di black blocks, tute bianche e disobbedienti vari ante litteram. La sua ribellione nei confronti del fisco, pratica che l'ha costretto a passare alcune notti in prigione, non era determinata da un antagonismo fine a se stesso o in qualche modo utilitaristico. Era <strong>spinto dalla coerenza dei propri ideali, e nella volontà di non abdicare ad essi nemmeno di fronte alla forza dello Stato. </strong> Le tasse che si è rifiutato di pagare servivano a finanziare la politica imperialista espansionistica degli Stati Uniti, sfociata nella guerra con il Messico, mentre in linea generale molte delle leggi a cui rifiutava di sottomettersi erano di stampo razzista come la Fugitive Slave Law. Contrariamente a quanto espresso da quella legge del 1850, che ordinava di segnalare, far catturare e restituire gli schiavi fuggiti dal Sud, egli scrisse saggi e tenne conferenze contro la schiavitù e aiutò personalmente alcuni fuggitivi.</p>
<p>Se è ovvio che un atteggiamento di questo tipo è destinato a lasciare numerosi zone d'ombra nell'amministrazione della giustizia e nel garantire la legalità, allo stesso tempo mette in luce le contraddizioni che sono alla base del potere autoritario dello Stato, che è concesso e determinato dagli stessi uomini che compongono quello stato, e l'assurdità e ingiustizia insite in alcune leggi. E' soprattutto un invito alla consapevolezza del proprio pensare e del proprio agire, alla coerenza, e al senso di giustizia innato in ciascuno di noi. E' un invito a riflettere su questa affermazione: <strong><em>"Devono essere osservate le leggi semplicemente perchè sono state promulgate? O devono essere dichiarate giuste da un qualsivoglia numero di uomini, anche se giuste non sono?"</em></strong></p>
<p>Attorno a questa riflessione si dipana anche il secondo saggio, che in realtà è uno scritto difensivo nei confronti del Capitano Brown, rivoluzionario antischiavista. In questo scritto, Thoreau cerca di chiarire gli intenti e gli ideali di quest'uomo che si è battuto per una nobile causa e di smascherare l'ingiustizia delle leggi razziali e l'ipocrisia della società civile che giustizia un ribelle colpevole di aver organizzato un'insurrezione armata contro ufficiali schiavisti:  <em>"Soltanto coloro che sono costantemente scossi dalla schiavitù hanno qualche diritto a essere scossi dalla morte violenta dello schiavista. Gli altri dovrebbero essere più scossi dalla sua vita che dalla sua morte.."</em></p>
<p>Ovviamente Thoreau, sostiene e ammette il ricorso alla violenza solamente in casi assolutamente eccezionali, quando il voto, le riforme, e la lotta non violenta non avrebbero successo o comporterebbero tempi troppo lunghi. Da questo aspetto molte delle personalità di spicco che si sono ispirate a Thoreau nel corso del novecento si sono in parte distanziate. Ciononostante Thoreau era consapevole del peso delle proprie parole e le utilizzava al pari delle pallottole di John Brown al solo fine di risvegliare le coscienze della società.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[FASCISTISSIMI POETI (ma la poesia può esserlo?)]]></title>
<link>http://mariodomina.wordpress.com/?p=785</link>
<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 09:46:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>md</dc:creator>
<guid>http://mariodomina.it.wordpress.com/2008/06/22/fascistissimi-poeti-ma-la-poesia-puo-esserlo/</guid>
<description><![CDATA[
Chiarac tempo fa, nel suo blog Mezzanottefonda, aveva pubblicato la traduzione di una splendida poe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/06/benn.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-818 alignleft" style="float:left;" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/06/benn.jpg?w=220" alt="" width="220" height="289" /></a></p>
<p style="text-align:right;">Chiarac tempo fa, nel suo blog <a href="http://chiarac.wordpress.com/?s=benn&#38;searchsubmit=Find+%C2%BB">Mezzanottefonda</a>, aveva pubblicato la traduzione di una splendida poesia di <strong>Gottfried Benn</strong>, poeta espressionista, nichilista e antirazionalista tedesco - tanto per etichettare - del quale avevo ricevuto tempo prima in regalo un <em>Romanzo del fenotipo</em>, completamente rimosso, e che ho già provveduto ad aggiungere alla pila dei libri per le vacanze. A regalarmelo era stato un mio caro amico filosofo esperto di pensatori e poeti e cose tedesche, in particolare di filosofi del calibro di <strong>Heidegger, Spengler, Junger</strong>. Inevitabilmente, in questi casi, salta fuori che ci si deve misurare con un'intera temperie novecentesca a dir poco reazionaria quando non espressamente filonazista. Non voglio qui nemmeno cominciare ad affrontare un tema così complesso, ma non posso evitare di chiedermi se l'adesione di questi personaggi ad ideologie nichiliste, reazionarie e talvolta razziste debba o meno influenzare il mio giudizio etico/estetico quando li leggo - questo vale in particolare nel caso dei poeti. Il discorso potrebbe poi essere esteso ad altri grandi del Novecento, gente del calibro di <strong>Celine</strong> o di <strong>Karajan</strong> tanto per fare qualche esempio.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more-->Va però detto che il povero Benn, nonostante le sue tendenze filototalitarie e la sua adesione alla politica culturale nazionalsocialista, ebbe poi la sorte di essere a sua volta dichiarato un artista "degenerato" da quegli stessi nazisti che aveva acclamato quando erano andati al potere. Le varie vicissitudini prima, durante e dopo la guerra gli fecero scrivere: "La fama non ha le ali bianche, dice Balzac; ma quando per quindici anni uno è stato come me chiamato porco dai nazisti, mascalzone dai comunisti, puttana dai democratici, rinnegato dagli emigranti, nihilista patologico dai benpensanti, non ha più troppa voglia di rientrare sulla scena pubblica...".<br />
Nel frattempo ho cominciato a leggiucchiare i suoi <em>Frammenti e distillazioni</em> editi da Einaudi, poesie che trovo molto belle e intense, e che leggo volentieri senza etici patemi d'animo. Come la mettiamo?</p>
<p style="text-align:left;">Non vedi più il tuo insieme?<br />
L'inizio è dimenticato,<br />
il centro mai posseduto,<br />
e la fine fatica a venire.</p>
<p style="text-align:left;">Cosa fanno queste ghirlande,<br />
che vuole l'onda del pianoforte,<br />
cosa ronzano il jazz e le bande<br />
ora che tutte le sere<br />
approdano a te così in pezzi?</p>
<p style="text-align:left;">Ancora una volta potresti<br />
andare in estasi, in fiamme, volare<br />
potresti: perché hai da parte<br />
ancora un paio di torni<br />
e un po' di creta nell'orcio.</p>
<p style="text-align:left;">Ma nella creta vedi solo gli sparsi,<br />
i cocci, la cenere in volo -<br />
che sia vino, sia olio, sian rose,<br />
o un vaso, un'urna un orcio.</p>
<p style="text-align:right;">
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Capitano è fuori a pranzo - Charles Bukowski]]></title>
<link>http://equilibrismi.wordpress.com/?p=153</link>
<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 22:37:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>equilibrismi</dc:creator>
<guid>http://equilibrismi.it.wordpress.com/2008/06/13/il-capitano-e-fuori-a-pranzo-charles-bukowski/</guid>
<description><![CDATA[Il capitano è fuori a pranzo -  Charles Bukowski
€ 6,50 Pg 138
Ed. Feltrinelli 2003
La cosa terri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-158 alignleft" style="float:left;" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/06/ilcapitano.jpg" alt="" width="126" height="200" />Il capitano è fuori a pranzo -  Charles Bukowski<br />
€ 6,50 Pg 138<br />
Ed. Feltrinelli 2003</p>
<p><em><strong>La cosa terribile non è la morte, ma la vita che la gente vive o non vive </strong>fino alla morte. Non fanno onore alla propria vita, la pisciano via. La cagano fuori. Muti idioti. (..) Hanno la testa piena di ovatta. Mandano giù Dio senza pensare, mandano giù la patria senza pensare. Dopo un pò dimenticano anche come si fa a pensare, lasciano che siano gli altri a pensare per loro. </em></p>
<p>In questi ultimi tempi in cui i valori di<a href="http://equilibrismi.wordpress.com/2008/06/13/dio-patria-e-famiglia-si-ma-quali/" target="_blank"> Dio Patria e Famiglia </a>sono ritornati in auge con un governo di Destra e un Papa integralista, sarà lo stress, sarà la disillusione, ma ho un pò accantonato i libri di politica e di economia e mi sono buttato a capofitto nella lettura di <a href="http://equilibrismi.wordpress.com/2008/05/27/l-amore-e-un-cane-che-viene-dallinferno-charles-bukowski/" target="_blank"><strong>Bukowski</strong></a>.<br />
Non che sia una lettura leggera e frivola, sebbene incentrata sulle corse di cavalli, sulle donne e sull'alcool, ma almeno <strong>non mi costringe a rimuginare sulla (im)possibilità di un mondo migliore</strong>. La violenza delle sue parole, la sua disperazione e il ribrezzo che vomita sui mezzi uomini vede intorno a sè costituiscono una bella valvola di sfogo.<!--more--></p>
<p>Questo libro di Bukowski non è nè un romanzo, nè una raccolta di racconti o di poesie, quindi non è proprio pienamente rappresentativo della sua produzione. E' una sorta di diario che Hank ha tenuto per due anni, dal 1991 al 1993, alla veneranda eta di 72 anni e solo un anno prima della sua morte.<br />
Quindi il tema dominante è proprio la morte, che l'autore sente imminente, e che lo spinge a riflettere in modo leggermente più profondo sul mondo che lo circonda.<br />
I toni però sono sempre schietti e violenti e la sua quotidianità è costituita ancora da ore buttate alle corse e ore trascorse a scrivere, bere e fumare. Una curiosità, riguarda proprio lo scrivere. Non più con tanta fatica e numerose correzioni con la vecchia macchina da scrivere, ma un ritmo frenetico, fluido e comodo grazie al nuovo Macintosh.</p>
<p><strong>Onestamente non ho ancora capito nè stabilito se Bukowski mi piaccia o meno</strong>. Di solito leggo cose un po piu sofisticate sia in termini di stile che di argomenti, allo stesso tempo mi attrae il modo in cui parla di frustrazione, rabbia, decadenza senza veli nè rimorsi, nè timori, nemmeno quando, spessissimo, essi lo riguardino in prima persona.<br />
E comunque, riguardo allo stile narrativo, lo stesso Bukowski scrive:<br />
<em>La chiave è la semplicità. Scrivendo bisogna scivolare via. Le parole magari saranno monche e smozzicate, ma se scivolano via, allora c'è un piacere che rischiara tutto quanto. La scrittura accurata è una scrittura mortale. </em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L' amore è un cane che viene dall'inferno - Charles Bukowski]]></title>
<link>http://equilibrismi.wordpress.com/?p=147</link>
<pubDate>Tue, 27 May 2008 21:33:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>equilibrismi</dc:creator>
<guid>http://equilibrismi.it.wordpress.com/2008/05/27/l-amore-e-un-cane-che-viene-dallinferno-charles-bukowski/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217; amore è un cane che viene dall&#8217;inferno - Charles Bukowski
€ 8,00 Pg. 207
Editore ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-148 alignleft" style="float:left;" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/05/lamoreeuncane.jpg" alt="" width="129" height="200" />L' amore è un cane che viene dall'inferno - Charles Bukowski<br />
€ 8,00 Pg. 207<br />
Editore    Guanda - Le Fenici tascabili  2007</p>
<p><strong><em>Ciò che conta adesso<br />
è un'altra<br />
figa stretta.</em></strong></p>
<p>Al sentire queste parole non penso che avrei mai definito nessun mio amico un poeta, nè avrei mai potuto pensare si trattasse di una citazione colta. Tant'è, questo è un verso di Charles Bukowski, più precisamente tratto dalla poesia "Folle come sempre".</p>
<p>Dopo aver visto il film su <a href="http://equilibrismi.wordpress.com/2008/04/15/dinosauropoli-noi/" target="_blank">Bukoswki </a>mi ero ripromesso di approfondire la conoscenza di questo autore attraverso la lettura di alcune sue poesie.  Ebbene, questo libro di poesie è principalmente incentrato, come credo la maggior parte della sua produzione, sullo scopare e sul bere.</p>
<p>Onestamente la maggior parte di esse mi ha lasciato abbastanza indifferente sia dal punto di vista dei contenuti che dello stile; in alcune sono stato colto dallo sbigottimento e da un pò di repulsione nel leggere di<strong> un sessantenne ubriaco che si masturba in auto guardando delle studenti alla fermata dell'autobus</strong>.<br />
Ma poi ecco, tra un conato di vomito, un eiaculazione e un posacenere stracolmo ecco qualche lampo di poesia.  <strong>Cupa, desolata, totalmente priva di speranza, espressa con un linguaggio crudo e violento, ma pura poesia. </strong><br />
Poche frasi, caustiche e disincantate che svelano con estrema negatività e decandenza tutto il <strong>degrado spirituale e materiale</strong> che Bukoswki vede nella società.  Non solo quello dei bassifondi, dei pub malfamati e dei bordelli, nel quale lui in fondo si sente a suo agio, ma anche quello dei quartieri altolocati e che si insinua in ogni livello sociale.<br />
Non c'è speranza, non c'è salvezza, ma <strong><em>"nessuno sembra farci caso"</em>,</strong> quindi forse infine e davvero:</p>
<p><em><strong>"Ciò che conta adesso<br />
è un'altra<br />
figa stretta."</strong></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[MODI DI MORIRE E BALSAMI DELL'IBLA]]></title>
<link>http://mariodomina.wordpress.com/?p=757</link>
<pubDate>Mon, 26 May 2008 08:42:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>md</dc:creator>
<guid>http://mariodomina.it.wordpress.com/2008/05/26/modi-di-morire-e-balsami-dellibla/</guid>
<description><![CDATA[
Epicuro nella sua celeberrima Lettera a Meneceo sulla felicità, sostiene che la morte non esiste, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/05/mortenellacamera.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-758" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2008/05/mortenellacamera.jpg?w=300" alt="" width="300" height="265" /></a></p>
<p><strong>Epicuro</strong> nella sua celeberrima <em>Lettera a Meneceo</em> sulla felicità, sostiene che la morte non esiste, o meglio che essa "non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza [...] Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi". Se il filosofo del Giardino cerca qui di trovare argomenti volti a dissolvere quella che ritiene una paura insensata e priva di fondamento, mi sento di proporre una distinzione tra la "morte" come concetto statico e astratto, e il fenomeno del "morire" da intendersi come divenire e momento dialettico del vivere. Detto altrimenti: perché non sostituire l'opposizione astratta vita/morte con quella del vivere/morire?</p>
<p>Il medico inglese <strong>Iona Heath</strong> ha scritto un piccolo saggio sulla morte - <em>Modi di morire</em> - recentemente pubblicato da Bollati Boringhieri, che mi pare vada proprio in quella direzione. Premetto subito che il libro ha forse un difetto: troppe citazioni. D'altra parte era intenzione dichiarata dell'autore di servirsi, nel suo interrogarsi sui dilemmi che accompagnano il morire, della cospicua compagnia di scrittori, poeti, pensatori.<br />
Veniamo invece al pregio essenziale del libro, che secondo me si può ricondurre all'uso della parola "morire": la morte, cioè, da intendersi come processo, come fenomeno che accompagna la vita e che deve (o dovrebbe) significare qualcosa.</p>
<p><!--more-->Il ragionamento parte proprio dall'aut-aut classico, che spesso viene teorizzato e prospettato nelle discussioni su questo argomento, tra morte improvvisa e morte lenta (cioè accompagnata da una più o meno lunga malattia, dall'agonia, ecc.). Generalmente tutti rispondono che è assolutamente preferibile la prima: una morte rapida e indolore, magari nel cuore della notte, un passaggio dal sonno all'eterno riposo senza soluzione di continuità. Io stesso l'ho sempre pensata così.<br />
Ma perché, si chiede l'autore, dovrebbe essere preferibile questa tipologia di morte? Non è forse sinonimo di liquidazione, un po' come se si trattasse di un atto sbrigativo, di doversi togliere di torno il più in fretta possibile, senza arrecare disturbo? Il tempo della morte è anche il tempo di raccogliere il senso della vita: di concludere, di evocare, di perdonare o di essere perdonati. La malattia può quindi essere letta in tal senso addirittura come un'opportunità. Il morire andrebbe concepito come "parte della vita, non della morte: il morire va vissuto". (p.40). Ecco: <strong>vivere il morire</strong>, un'espressione a suo modo paradossale. Tutto il contrario di quel che accade oggi con la  anestetizzazione medica della malattia mortale: in realtà quel che viene anestetizzato non è il dolore, ma la persona ammalata e morente, cui viene così tolta l'opportunità di comprendere il <strong>senso della morte</strong> e, soprattutto, di riconnetterla al significato della vita. "Una morte medica finisce per essere tronca quasi quanto una morte violenta".</p>
<p>L'autore si sofferma poi sulla discrasia che si viene spesso a creare tra <strong>mente</strong> e <strong>corpo</strong>, argomento che mi sembra molto importante, specie se si pensa al fronte delle malattie terminali e al delicatissimo tema dell'eutanasia: se il mio corpo è in gran parte distrutto dalla malattia può non esserlo la mia mente e, viceversa, potrei essere spiritualmente pronto a morire ma non così il mio corpo. Il medico dovrebbe contribuire al riequilibrio tra questi due fronti. La medicalizzazione della morte sembra averci fatto perdere l'arte di morire, mentre invece l'eteronomia del corpo e l'autonomia morale di cui parlava <strong>Kant</strong> dovrebbero tornare ad incontrarsi - specie con il rafforzare l'elemento della consapevolezza e della comprensione. Un corpo interamente consegnato alla tecnica medica pregiudica l'autonomia del giudizio, la comprensione, la capacità di conferire significati. Si crea una disgiunzione irricucibile e irredimibile tra il corpo (sequestrato dalle macchine) e la mente (o l'anima o lo spirito o quel che si vuole), che di solito viene annichilita.<br />
Infine, la relazione (tra medico e malato, tra malato, amici e familiari) diventa la chiave di volta del morire: occhi, parole, contatto, pazienza sono insieme i gesti della <em>pietas</em> e della conclusione sensata del vivere.</p>
<p>La morte potrà sempre apparire insensata, crudele, ingiusta - ma forse se accompagnata dal conforto del morire-accanto-ad-altri, dall'unguento della pietà e non solo dalla potenza di fuoco della tecnica (che sempre più diventa invasiva, come se avesse deciso di sovrastare e possedere i corpi che invece dovrebbe servire), allora magari sarà più sopportabile per chi muore e per chi sopravvive. Ce lo ricorda anche <strong>Emily Dickinson</strong> in una sua straordinaria poesia:</p>
<p>Quando noi ci arrestiamo<br />
per morire<br />
sa di polvere il mondo.<br />
La rugiada aneliamo<br />
e gli onori non dissetano.<br />
Danno fastidio al volto di un morente<br />
le bandiere<br />
ma un piccolo ventaglio<br />
mosso da mano amica<br />
è refrigerio.<br />
Quando per te pure verrà la sete<br />
mia sia l'incombenza<br />
di procurarti balsami dell'Ibla<br />
e madide rugiade di Tessaglia.</p>
<p style="text-align:right;">Immagine: Edvard Munch, <em>La morte nella stanza della malata</em>, 1893</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Decrescendo Cantabile - Jean Claude Besson Girard]]></title>
<link>http://equilibrismi.wordpress.com/?p=145</link>
<pubDate>Fri, 23 May 2008 22:33:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>equilibrismi</dc:creator>
<guid>http://equilibrismi.it.wordpress.com/2008/05/23/decrescendo-cantabile-jean-claude-besson-girard/</guid>
<description><![CDATA[Decrescendo cantabile. Piccolo manuale per una decrescita armonica  - Jean-Claude  Besson-Girard
€]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-146 alignleft" style="float:left;" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/05/decrescendocantabile.jpg" alt="" width="130" height="200" />Decrescendo cantabile. Piccolo manuale per una decrescita armonica  - Jean-Claude  Besson-Girard<br />
€ 16,00  pg 175<br />
Jaca Book  2007</p>
<p><strong>L'idea della decrescita fa paura.</strong> Come scrive Serge Latouche nella prefazione di questo libro,<em> la pregnanza sul nostro immaginario della religione della crescita e dell'economia è tale che parlare di decrescita è letteralmente blasfemo e colui che vi si arrischia è trattato da iconoclasta.</em> Ma parlare di decrescita è, al giorno d'oggi, auspicabile e necessario poichè con il delirio della crescita illimitata, in un mondo finito, la presunta razionalità del mondo economico svela la sua fondamentale irrazionalità.<br />
Questo piccolo manuale, ad opera del pittore Jean-Claude Besson-Girard, si rivolge a tutti quegli "<strong>obiettori della crescita</strong>" che intendono sfuggire al degrado etico, materiale ed ambientale causato dall'economismo dominante.<br />
Questo libro, diversamente da molti altri pubblicati negli ultimi mesi, incentra le sue argomentazioni non tanto sulle statitiche dei disastri ambientali o su teorie economiche, quanto sull'<strong>aspetto poetico dell'idea di decrescita. </strong><br />
L'autore individua nella degradazione dello spirito poetico e della facoltà di sentire e di interrogarsi le principali cause , allo stesso sintomi, del nostro stato di alienazione che ci porta a consegnarci ciecamente nelle mani del<strong>la più grande utopia della storia umana</strong>, quella del<strong>la crescita illimitata in un pianeta dalle risorse limitate. </strong><!--more--><br />
Da troppo tempo abbiamo deciso di far dipendere le nostre vite dall'economia, una mostruosa riduzione delle nostre esistenze sul piano contabile. L'uomo deve riscoprire e preservare le relazioni con se stesso, con gli altri e con la natura e deve ricercare l'armonia come istanza fisica per opporsi all'alienazione.</p>
<p>Le produzioni industriali, il progresso scientifico e le innovazioni tecniche ci hanno dimostrato la capacità del genere umano di superare la maggior parte delle barriere, morali o materiali, che fino a pochi decenni fa sembravano invalicabili. Secondo <em>Cornelius Castoriadis</em> il problema contemporaneo della democrazia sta nell'esercizio del nostro bene primario e diritto fondamentale, la libertà.<em> La libertà è e deve essere un'attività autolimitante, sa di poter fare tutto ma anche che di non dover fare tutto. </em><br />
<strong>Il solo fatto che qualcosa sia possibile non ci deve spingere necessariamente a farlo</strong>. L'industria e il mercato sembrano aver dimenticato la differenza fondamentale tra la possibilità e l'opportunità di fare. E questo con gravi conseguenze in termini di ingiustizie sociali, danni ambientali, consumo di risorse, produzione di rifiuti e alienazione.</p>
<p>E' necessario quindi ritornare a <strong>riconoscere il senso della misura e del limite</strong>. <strong>Passare dal razionale al ragionevole</strong> e mantenere una visione durevole, equa e sobria dello sviluppo, al fine di evitare quelli che l'autore definisce, e suggerisce di chiamare, a tutti gli effetti <strong>"crimini contro l'umanità futura".</strong><br />
<em>Come si può ancora chiamare civiltà un progetto planetario che impedisce alle generazioni future di prendervi parte?</em></p>
<p>La poetica non è utilitaristica, la poesia è una forma espressiva che tende più di ogni altra ad avvicinarsi all'essere e può aiutare a comprendere e a sentire il profondo significato della società della decrescita, che grazie al suo carattere utopico e al suo potenziale rivoluzionario non è accessibile con i soli strumenti della ragione.</p>
<p><em>Il solo passaggio sopra al baratro che si prospetta nel futuro dell'umanità è una corda tesa tra la memoria e l'orizzonte. Una corda intrecciata di intelligenza e sollecitudine per il mondo, di voglia di conoscere e riconoscere e di ritrovato desiderio del bene comune. </em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La paura e la speranza - Giulio Tremonti]]></title>
<link>http://equilibrismi.wordpress.com/?p=143</link>
<pubDate>Sun, 18 May 2008 21:10:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>equilibrismi</dc:creator>
<guid>http://equilibrismi.it.wordpress.com/2008/05/18/la-paura-e-la-speranza-giulio-tremonti/</guid>
<description><![CDATA[La paura e la speranza.  Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla - Giulio Tr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-144 alignleft" style="float:left;" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/05/lapauraelasperanza.jpg" alt="" width="130" height="200" />La paura e la speranza.  Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla - Giulio Tremonti<br />
€ 12,80 pg. 111<br />
Mondadori Editore 2008</p>
<p><em><strong>Che tipo di società vogliamo? </strong>Una società destrutturata e destabilizzata che smorza la voglia e la speranza di avere una famiglia e dei bambini, e una casa e una pensione o una società strutturata e stabilizzata sul lavoro e sulla famiglia e su valori che non siano dominati dal continuo ricatto dell'economia competitiva del precariato?<br />
Mobilità geografica ed evoluzionismo spinto dalla competizione possono andare bene solo per la parte più forte e dinamica della popolazione, non per le masse che stanno alla base della nostra società.<br />
</em><br />
<em><strong>Per cominciare a cambiare non serve molta fantasia, basta non essere ciechi. </strong><br />
Quello che è già successo basta e avanza per spingerci verso orizzonti mentali diversi da quelli dominanti, v<strong>erso una visione diversa della vita, meno materiale e più spirituale, più comunitaria e più responsabile.</strong> Dobbiamo abbandonare la riduzione ideologica riduzione ideologica dell'uomo nel mercato: esisto per consumare, consumo e dunque esisto. </em></p>
<p><em>La fiaba del progresso continuo e gratuito e' finita. Un viaggio lowcost puo anche costare meno di 20€ ma una spesa media al supermercato anche più di 40!: <strong>come in un mondo rovesciato il superfluo viene a costare assurdamente meno del necessario.</strong></em></p>
<p><strong><em>Le cause del male sono nella globalizzazione e nel mercatismo.</em></strong></p>
<p>Queste non sono frasi pronunciate da qualche anticapitalista radicale o da qualche sinistroide intellettuale del movimento altermondialista.<br />
<strong>Questi sono le parole dell'attuale ministro dell'Economia del Quarto Governo Berlusconi, Giulio Tremonti</strong>, nel suo libro La Paura e la Speranza.<!--more--></p>
<p>Devo dire che sono rimasto molto stupito quando ho sentito che Tremonti aveva scritto <strong>un libro "contro" la globalizzazione</strong>. Siccome mi piace leggere di tutto e soprattutto "sentire anche campane diverse", sono corso subito a comprarlo, decisamente incuriosito di sapere cos'avrà mai da ridire un liberista sulla globalizzazione e soprattutto che soluzioni possano essere intraprese da un governo di Destra per far fronte ai mali sociali e ambientali da essa portati.</p>
<p>Devo dire che la prima parte del libro è molto valida ed interessante ed è proprio da questi primi capitoli che ho preso le frasi su citate. Però <strong>più leggevo più cresceva il mio scetticismo</strong> e mi domandavo come fosse possibile che a parlare fosse proprio il ministro di Berlusconi.  Delle due l'una: o Tremonti è del tutto in malafede e vuole solo cercare di tirare acqua al suo mulino facendosi amici i critici moderati della globalizzazione oppure è un povero illuso che riesce a riconoscere la deriva del pensiero liberista ma cerca ad ogni costo di trovare soluzioni ad esso compatibili.</p>
<p>In realtà nella seconda parte del libro viene fuori il Tremonti che conosciamo e il grosso problema è che non entra in contraddizione con il Tremonti blackBlock nè rientra nelle due casistiche su citate. No, egli non è ne in malafede, nè un povero illuso, semplicemente, difende il liberismo a spada tratta trovando cause e soluzioni deliranti.</p>
<p>Innanzitutto considera <strong>la globalizzazione un prodotto delle ideologie di sinistra,</strong> da sempre multiculturale, pluralista, eterogenea e cosmopolita. Gli eccessi negativi da lei prodotti sono il risultato non del liberismo ma del <strong><em>mercatismo.</em></strong> Una alleanza deviata fra il il comunismo e il capitalismo, in cui <strong>il comunismo si è unito al consumismo per diffondere un nuovo materialismo,</strong> in cui il comunismo applica le sue "leggi di sviluppo" non più alla società ma al mercato. La standardizzazione egualitaria del comunismo trova quindi la sua realizzazione nel pensiero unico del mercato globale e nell'uomo consumatore - a taglia unica.</p>
<p>Ma non finisce qui,<strong> tutto il degrado morale e materiale contemporaneo</strong>, la crisi dei valori, il deterioramento delle nostre infrastrutture, l'arretramento di scuola e università, l'inefficienza della burocrazia <strong>è stato provocato dalla cultura del 68!</strong> Si il 1968 con le sue rivolte per la democrazia e i diritti che hanno sublimato i diritti a rispetto dei doveri, hanno decretato la morte dell'autorità e distrutto i suoi simboli di decoro, rango e merito...</p>
<p>Di sicuro non si può dire che le tesi avanzate in questo libro non siano originali e che sulla globalizzazione si dicono sempre le stesse cose trite e ritrite!<strong> Con un riduzionismo disarmante, ignorando qualsiasi nesso logico di causa-effetto conclude il suo libro con allarmanti mistificazioni. </strong></p>
<p>Per quanto riguarda le soluzioni da adottare infatti, Tremonti si dilunga sul concetto di valori e tradizioni, riprendendo il dibattito sulle radici giudaico cristiane dell'Europa sorto nei giorni della stesura della Costituzione Europea. Poi solamente nelle ultimissime pagine propone alcuni punti chiave della politica liberista che l'Europa dovrebbe adottare.</p>
<p><em><strong>V</strong><strong>alori, famiglia e identità; autorità, ordine; responsabilità; federalismo</strong>; sono le sette parole d'ordine per salvarsi dalla crisi globale, suddivise in quattro blocchi concettuali.</em></p>
<p><em>Dobbiamo definire e aggiornare il catalogo dei valori dell'Europa. (...). I valori definiti possono essere simbolizzati con <strong>l'"alzabandiera" nelle scuole</strong>. Anche con le tre bandiere: europea, nazionale, regionale. Chi pensa che questo sia ingenuo o è sciocco o è furbo. <strong>Sono proprio le cose semplici e piccole che contano perchè sono le uniche che i popoli capiscono davvero. </strong></em></p>
<p><em>Dobbiamo alzare le bandiere dell'onore e dell'orgoglio, della legge e dell'ordine. (...) O sono gli "altri" che rinunciano alla loro identità, venendo in Europa o è l'Europa stessa che perde la sua identità.<br />
<strong>Bene e male</strong> come valori politici hanno senso solo in relazione a qualcuno che li impone e <strong>non devono e non possono necessariamente essere valori universali.</strong><br />
L'europa deve rinunciare al disegno di una società perfetta e di un mercato perfetto perchè il benessere non si crea per legge. Dobbiamo essere meno utopisti e più realisti.</em></p>
<p><em><strong>L'idea di famiglia orizzontale, sublima la cultura del consumismo</strong>, consente di passare dal consumo delle cose al consumo delle relazioni e dei sentimenti. (..)  <strong>PACS, DICO </strong>&#38; co. rappresentano uno <strong>shopping giuridico</strong> per consumare al banco un prodotto tipico di questo tempo, un prodotto a<strong> bassa intensità morale. </strong></em></p>
<p>Le proposte concrete che Tremonti sostiene dovrebbero essere prese in considerazione dal Parlamento Europeo sono tante e diversificate. Alcune appaiono in realtà molto interessanti, ma sono talmente generiche da destare  dubbi e sospetti nella loro applicazione:</p>
<ul>
<li>la definizione e l'applicazione di clausole di tutela sociale e ambientale,</li>
<li>l'esclusione dal 3% del patto di stabilità di tutte le spese fatte a favore della famiglia e</li>
<li>lo spostamento dell'asse del prelievo fiscale dalle persone alle cose.  ("<em>pur vivendo nell'età del consumismo, continuiamo a pagare le imposte personali</em>").</li>
</ul>
<p>Altre, a mio parere, denotano una visione miope ed egoistica, <strong>sembra proprio che Tremonti e soci critichino la globalizzazione solo quando arreca danni o crisi in Europa</strong>. Va bene delocalizzare aziende in luoghi con risorse umane a basso costo o occultare utili in paradisi fiscali al fine di risparmiare sui costi e sulle tasse ma poi vogliono erigere barriere e dazi ai prodotti che arrivano da quegli stessi paesi che per forza di cose hanno prezzi più concorrenziali.  Quindi propone:</p>
<ul>
<li>trattati di unione commerciali europa-usa su principi doganali, copyright sussidi e antitrust;</li>
<li> l'introduzione di iva e tariffe doganali sulle importazioni da paesi che violano o sono esclusi tali regole e trattati;</li>
<li>tassazione zero per gli investimenti esteri.</li>
</ul>
<p>Se a tutto ciò aggiungiamo un <strong>piano europeo di sviluppo del nucleare</strong>, l'idea che il<strong><em> volontariato sia (e debba essere) l'unica speranza per produrre a costi limitati la maggior parte dei servizi sociali di cui abbiamo bisogno</em></strong> il suo quadro politico europeo diventa ancor più chiaro: si eludono le vere cause, si trovano capri espiatori, si focalizza l'attenzione solamente su qui piccoli (e irrilevanti) problemi che le masse riescono a comprendere e infischiandosene del resto del mondo cerchiamo di tirare a campare nel nostro piccolo, seppur ingrandito a 27 paesi, orticello. Una visione miope, insostenibile e di dubbia moralità (nonostante tutte le attenzioni ai valori giudaico-cristiani) all'interno della quale <strong>le parole rispetto, solidarietà, sobrietà non trovano mai spazio.</strong></p>
<p>ps: una buffa e drammatica segnalazione che denota la severità dei problemi citati in libri come questo e la velocità con cui le stime e le previsioni vengano anticipate: - nel libro, pubblicato a Marzo 2008 quindi presumibilmente scritto nei mesi precedenti, Tremonti ci dice che <strong>entro il 2030 il prezzo medio del petrolio resterà come minimo sopra i 60 dollari al barile</strong> -  peccato che l'<strong>ANSA del 16 maggio 2008 </strong>abbia già diffuso la notizia di un nuovo record nel prezzo di un barile di petrolio al mercato di New York: <strong>127,44 dollari.</strong> Non sarà la media del prezzo minimo, ma siamo già al doppio di quanto previsto, e vent'anni prima!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dio non è grande - Christopher Hitchens ]]></title>
<link>http://equilibrismi.wordpress.com/?p=173</link>
<pubDate>Wed, 07 May 2008 21:59:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>equilibrismi</dc:creator>
<guid>http://equilibrismi.it.wordpress.com/2008/05/07/dio-non-e-grande-christopher-hitchens/</guid>
<description><![CDATA[Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa  -   Christopher Hitchens
€ 14,50  Pg 271
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa  -   Christopher Hitchens<br />
€ 14,50  Pg 271<br />
Einaudi 2007<img class="size-full wp-image-175 aligncenter" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/08/diononegrande.jpg" alt="" width="200" height="306" /></p>
<p>LETTO MA ANCORA DA RECENSIRE.</p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
