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	<title>lintervista &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "lintervista"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 11:38:21 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Parla "Rino" Zangheri: ecco tutto quello che c'è da sapere sul Rimini, Romano, Beech, Melo, la IBL del futuro, sognando un campionato a 10 squadre e lungo sei mesi (da aprile a tutto settembre)]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/?p=410</link>
<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 13:57:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[di MAURIZIO ROVERI
La squadra gioca un baseball mediocre? La squadra delude? La squadra ha più part]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di MAURIZIO ROVERI</strong></p>
<p>La squadra gioca un baseball mediocre? La squadra delude? La squadra ha più partite perse che vinte? Non basta un allenatore? A Rimini, allora, hanno fatto una scelta singolare, strana, anomala, eccezionale, forse un caso unico al mondo (ma si sa che i riminesi sono fantastici quando si tratta di stupire): di allenatori ne hanno messi tre. Tutti sullo stesso piano. In tre per decidere come far giocare a baseball la Telemarket.<br />
Comanda (ma forse meno di prima) Mike Romano, comanda Chris Catanoso che faceva il pitching coach, comanda Pedro Jova che era il coach dei battitori e che è stato anch’egli promosso.<!--more--></p>
<p><strong>Presidente Zangheri, ci si aspettava una rivoluzione e invece si è cambiato… senza cambiare</strong><br />
“<em>Lo staff è sempre quello, vero. Però prima faceva tutto Mike Romano, ora ho voluto coinvolgere anche gli altri due tecnici affinché il lavoro sia più armonico e le decisioni siano collegiali. Mi è parsa una soluzione all’insegna del buon senso. Inutile fare rivoluzioni in questo momento: mancano soltanto tre settimane alla fine della regular season… e lì presumibilmente ci fermeremo: salvo che non avvenga un miracolo, sarà difficile per noi entrare nei playoff</em>”.</p>
<p><strong>Che cosa prova un presidente che ha investito molto per creare una squadra che, sulla carta, alla vigilia del campionato, veniva data fra le pretendenti allo scudetto, ma che poi ha profondamente deluso? E rischia di uscire di scena dal campionato già a fine luglio?</strong><br />
“<em>C’è amarezza, chiaro. Non siamo stati all’altezza. Tuttavia, è necessario sottolineare anche che non abbiamo avuto buona sorte. Ci sono stati due incidenti che hanno lasciato il segno. Abbiamo perso Claudio Signorini presto, molto presto: un giovane talento che praticamente  per un brutto infortunio ha perduto l’intera stagione. E successivamente si è fatto male anche Jack Santora, pure lui irrecuperabile. Episodi sfortunati che hanno inciso notevolmente. Detto questo, però, ammetto che dal punto di vista tecnico la squadra non ha proposto quelle prestazioni che ci aspettavamo. Siamo stati sotto tono. Dovremo fare una analisi attenta, profonda, rigorosa, per capire tutti i motivi d’una stagione che non immaginavamo così sofferta</em>”.</p>
<p><strong>Guardandolo giocare, questo Rimini, si ha l’impressione d’una squadra che in attacco non ha precise strategie, non è sufficientemente organizzata. E lì dipende dal manico…, pur con tutto il dovuto rispetto per un personaggio come Mike Romano che “è la storia” del baseball riminese, un uomo che prima da giocatore e poi da tecnico ha vinto tutti gli 11 scudetti del Rimini</strong><br />
“<em>Infatti non me la sono sentita di fare un cambio generazionale. La realtà è che Mike è troppo buono con tutti, troppo tollerante, permette tutto. La sua è la filosofia del fate bene fratelli. Ma il fate bene fratelli non può bastare…</em>”.</p>
<p><strong>L’errore è stato anche ingaggiare lanciatori come Chris Di Roma (2 partite vinte, 5 perse, media pgl 7.36) e Matt Beech, un ex majorleaguer che si è proposto in un desolante 4.66 di pgl: grosse delusioni della stagione. E il monte di lancio ne ha risentito, la Telemarket è solo quinta come “earned run average” con un mediocre 3.85. Differenza abissale, ad esempio, con l’1.82 della capolista Fortitudo Bologna</strong><br />
“<em>Di Roma ha cominciato male male la stagione, proprio come ha fatto Sandy Patrone sul quale puntavamo tantissimo. Adesso Patrone è in ripresa, sta venendo fuori, sembra che abbia superato la crisi. Il rendimento di Chris Di Roma invece è negativo, e pensare che l’anno scorso aveva fatto registrare un pgl buonissimo ed era stato lanciatore determinante nell’ottimo campionato di Parma. Non è infortunato, come lo era Beech. Di Roma non ha alcun problema fisico. Lui, se lo guardi nel bullpen o in allenamento, è favoloso. In partita non è più lo stesso. Questione psicologica. In Italia, gli anni scorsi, ha sempre lanciato bene. E’ arrivato qui e non ha reso, ha fatto un campionato scadente, non capisco il perché… Peccato, perché l’altro oriundo, Bengel, tutto sommato la sua parte l’ha fatta</em>”.</p>
<p><strong>Che grossa delusione anche Matt Beech, pither mancino trentaseienne con una vastissima esperienza: 3 stagioni e 53 partite in Major League (con poca gloria) giocando per i Phillies, 12 anni nelle Minors dove ha fatto parte anche di Columbus (squadra di Triplo A affiliata agli Yankees) e di Pawtucket nel Triplo dei Red Sox</strong><br />
“<em>Matt Beech aveva un passato importante, era un nome, avevamo portato a Rimini un giocatore di valore. L’anno scorso in America ha lanciato 90 inning con una media pgl bassa. Qui da noi ha faticato più del previsto, si è espresso sotto tono in rapporto al suo potenziale. Va sottolineato – e adesso mi sembra il caso di dirlo – che da un bel po’ di tempo si portava dietro un problema fisico. L’abbiamo curato, però non è stato sufficiente. La schiena ne ha condizionato il rendimento. Beech non era in forma, è salito sul monte di lancio in condizioni fisiche menomate. Ultimamente ha giocato davvero con la schiena malandata per via di un grossa ernia</em>”.<br />
E questo dunque è il motivo del taglio. Beech era infortunato, soffriva, in queste condizioni sarebbe stato inutile insistere.</p>
<p><strong>Ma forse a deludere più di tutti è stato Juan Melo, soltanto cinquantaquattresimo nella classifica della media-battuta con un improponibile (per lui) 215, e ben 29 volte finito strikeout </strong><br />
“<em>Incredibile davvero il suo modesto campionato. Stiamo parlando del giocatore che nell’inverno scorso è stato il più forte battitore della Lega Professionale Dominicana, che  è un torneo di alto livello. Pensate che io ho fatto i salti mortali per prenderlo, perché non voleva venire, aveva ricevuto un’offerta interessante dagli Stati Uniti. Ho insistito, ho insistito, l’ho cercato, ho fatto intervenire parecchia gente che lo convincesse. E finalmente ci sono riuscito a strappare il suo sì. Non mi è costato neanche molto, debbo dire. Però mi ha fatto penare prima di accettare. Poi, viene qua e non batte niente. Clamoroso. In difesa Juan è favoloso perché ferma tutto, ma in battuta non c’è. Non ci prende. E quando poi ti fai prendere dalla frenesia e vuoi strafare, finisci per fare ancor peggio</em>”.</p>
<p><strong>Manny Alexander, invece, ha mostrato tutta la sua classe. Bravissimo interbase, battitore non di potenza ma di media e affidabile (340). Anche se ultimamente ha scricchiolato un poco…</strong><br />
“<em>Alexander infatti nelle ultime partite non avrebbe neanche dovuto giocare. Loro, gli stranieri, adesso con il caldo sono abituati a tenere l’aria condizionata alta in casa e poi succede, come ad Alexander, che ti si blocca il collo. Era tutto rigido. Stava veramente male. Però ha dovuto giocare ugualmente, causa l’indisponibilità di Santora. Abbiamo i giocatori contati, purtroppo</em>”.</p>
<p><strong>Presidente, che cosa ti ha fatto capire questo grigio campionato della Telemarket?</strong><br />
“<em>Che ci saranno diverse cose da rivedere, da discutere, da modificare</em>”.</p>
<p><strong>Rino, tu sei uno dei presidenti che si battono per il campionato di A a 10 squadre, e per una grande IBL con una visibilità più ampia</strong><br />
“<em>Avere visibilità è fondamentale per il nostro sport. Il campionato di quest’anno è troppo corto come spazio, come periodo. Quattro squadre su otto fra diciassette giorni, prim’ancora che finisca il  mese di luglio, avranno terminato il loro campionato. E’ assurdo. Chi chiude con la fine della regular season gioca un campionato di tre mesi. E’ troppo breve. Non hai visibilità. Com’è possibile convincere degli sponsor ad investire nel baseball? Uno sport dove giochi tre mesi, e nove stai fermo… In questa maniera finisci per dare pochissimo, e non attrarre interesse. Un vero campionato di massima serie, degno di tale nome, dovrebbe durare da aprile a tutto settembre. Non si può togliere settembre alla A1!</em>”.</p>
<p><strong>Hai ragione, Rino, togliere il mese di settembre alla IBL è un delitto, è una sciocchezza colossale. In questo 2008, ad esempio, che è privo di grandi eventi internazionali, perché mai le semifinali debbono finire poco oltre ferragosto? Per quale motivo c’è l’input di chiudere tutto (eventuale gara7 della serie finale per il titolo) entro il 6 settembre?</strong><br />
“<em>Se si vuol far compiere il salto di qualità al baseball italiano bisogna ampliare il campionato, bisogna allungarlo, dandogli una maggiore visibilità. E’ un prodotto che va proposto e venduto meglio. Però in questo prodotto bisogna crederci. Il campionato di A1 è la vetrina del baseball italiano, deve essere la forza trainante del movimento: e pertanto non si può farlo esistere soltanto per tre-quattro mesi all’anno. Io me lo sono sentito dire da possibili sponsor: verremmo nel baseball, ma non abbiamo la convenienza ad investire in un’attività così corta</em>”.</p>
<p><strong>Tu cosa proponi?</strong><br />
“<em>Come si faceva una volta: un campionato di circa sei mesi</em>”.</p>
<p><strong>Ci sono dei tuoi colleghi, presidenti di altre società, che spingono nel senso opposto…<br />
</strong> “<em>E qual è il risultato? Che si gioca sempre di meno. Ormai il baseball non si fa quasi più in campo</em>”.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intervista a Manuel Cortina, il "professore" che costruisce i lanciatori, parlando di Cuba, del baseball italiano, dei tecnici cubani e della Seleccion di Pacheco ]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/?p=338</link>
<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 15:36:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[di STEFANO ARCOBELLI
Metti una mattina al Kennedy, a parlare di baseball un pitching coach e un gior]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di STEFANO ARCOBELLI</strong></p>
<p>Metti una mattina al Kennedy, a parlare di baseball un pitching coach e un giornalista, davanti a una partita del campionato cadetti tra Milano e Codogno. Ne vien fuori una chiacchierata così coinvolgente da interessare i massimi sistemi (la Major League americana) e i piccoli movimenti (come in questo caso del baseball lombardo). Il pitching coach in questione è Manuel Cortina, per anni in nazionale azzurra, sia nello staff del compianto Silvano Ambrosioni che in quello di Giampiero Faraone. Ora Manuel lavora per il Codogno, e si vede: lui fa parte di quei 73 coach cubani che ogni anno arrivano in Italia attraverso l'accordo tra federbaseball e ministero dello sport dell'isola caraibica.</p>
<p><!--more-->Con Manuel non si può non partire dalle ultime novità di una delle scuole più forti dei diamanti: e le ultime sono che a dirigere la nazionale cubana ai Giochi di Pechino sarà quell'Antonio Pacheco, capitan dei capitani o uno dei tre della Santissima Trinità (gli altri due, ovvio, erano Linares e Kindelan) che per anni ha fatto vetrina e spopolato a suon di fuoricampo anche sui nostri campi dei Mondiali '88 e '98. Pacheco è di Santiago, la squadra campione, Manuel è di Pinar, dove c'è l'Università dei lanciatori: da lì sono approdati in Major gli Ajete e i Contreras tanto per dirne solo due. Manuel potrebbe lavorare con Pacheco, anzi lo ha sempre tentato lo stesso ex seconda base: ma Manuel è tra noi, a divulgare baseball, a insegnare adesso ai nostri ragazzi come s'imposta un giovane pitcher.</p>
<p>Tra una telefonata a Munoz (capo dei coach cubani in Italia) e una a Faraone, Cortina ci ricorda come fece fare il salto di qualità a lanciatori nettunesi come Masin (il vincente del nostro ultimo Europeo d'oro a Parigi '97) o a Diego Ricci, com'è rimasto legato all'ex parmigiano Olenberger, ora in Triplo A.</p>
<p>Cortina ha lavorato anche per il Nettuno, che non riesce più a vincere lo scudetto: il suo modo di preparare, seguire i lanciatori ha qualcosa di incredibile, se si pensa che mentre parla e racconta Manuel tiene in una mano il conta lanci e non si fa sfuggire una giocata dei ragazzi del Codogno, due lanciatori del quale potrebbero finire direttamente in B a soli 15 anni.</p>
<p>Insomma, servirebbero tanti Cortina, se si trovassero, e non solo nelle giovanili italiane. E' questo l'effetto più visibile della collaborazione tra Italia e Cuba, in questo confronto nel quale siamo noi a chiedere aiuti a loro per far crescere uno sport così bello ma così poco compreso nel nostro paese. Un piccolo segnale, ma emblematico di una passione che non svanisce. E ci fa ricordare quanto Higinio Velez, ora presidente della federazione cubana e tecnico tra i più vincenti di sempre a Cuba (vinse scudetto e coppa Campioni anche col Parma), faceva la stessa cosa di Manuel: la domenica mattina andava a vedere le partite dei giovani, alla ricerca di un talento da inquadrare. Questo è il vero baseball, ragazzi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mazzotti racconta l'impresa del Grosseto a Nettuno: "A fare la differenza è stata l'intensità della mia squadra in ogni gara"]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/?p=221</link>
<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 15:54:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
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<description><![CDATA[di GIULIO DE PAOLA
Non accadeva dal 1986, l&#8217;en plein del Grosseto a Nettuno. Dai tempi della G]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di GIULIO DE PAOLA</strong></p>
<p>Non accadeva dal 1986, l'en plein del Grosseto a Nettuno. Dai tempi della Grohe, lo squadrone del divino Olsen, di Cretis, Stimac, Massellucci, Cortese, Gianmario Costa, Luongo, Mazzieri. Era il primo anno del campionato con la formula dei playoff.La stagione del primo scudetto maremmano, conquistato battendo in finale la Trevi Rimini al settimo round. Una bella indimenticabile storia di ventidue anni fa. E adesso, nel 2008, il Grosseto targato Montepaschi e diretto da Mauro Mazzotti ha firmato di nuovo l'impresa di "fare il pieno" a Nettuno: tre successi allo "Steno Borghese". Abbiamo intervistato il timoniere del BBC Grosseto. Ecco le sue sensazioni:</p>
<p><!--more--></p>
<p><strong>Mazzotti, ci credevi nella tripletta? Soprattutto, pensavi di essere ancora a 1000 dopo due trittici?</strong><br />
"Ogni weekend si inizia pensando a giocare una partita alla volta e quando si riesce a stare concentrati per tre partite possono succedere anche exploit del genere. Alla classifica sinceramente non ci avevo pensato: non mi ero posto il problema e non me lo pongo adesso, il campionato è appena cominciato e quindi tutte le squadre sono ancora in rodaggio".</p>
<p><strong>Ma il Montepaschi sta andando più forte delle altre...</strong><br />
"Sicuramente il bilancio è positivo, speriamo di non pagare i troppi lanci che abbiamo fatto fare a Ginanneschi. Ma in un momento di emergenza come questo non avevamo molte alternative... ed il capitano ci teneva ad arrivare fino in fondo!".</p>
<p><strong>Già, qual è la situazione infortunati in casa Montepaschi?<br />
</strong>"Abbiamo Marval, Oberto e Panerati ancora fuori, Ferrari ha ricominciato a lanciare ma ancora non sappiamo se sarà a disposizione per il prossimo turno. Anche Ermini ha avuto un problema muscolare di cui sapremo di più a breve: meno male che arriva Preziosi a dare una mano sul monte".</p>
<p><strong>Chi ti ha sorpreso in positivo nel Bbc Montepaschi e nella Danesi Nettuno?</strong><br />
"Della mia squadra voglio sottolineare l'intensità con cui ha giocato tutte e tre le partite. Nel Nettuno mi ha impressionato la disinvoltura di Renato Imperiali nel giocare in un ruolo chiave come quello di shortstop: si tratta sicuramente di un prospetto che il baseball italiano deve seguire attentamente".</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tonino Micheli si candida alla presidenza della Federazione: sarà lui l'anti-Fraccari]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/?p=194</link>
<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 17:17:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
<guid>http://doubleplay.wordpress.com/?p=194</guid>
<description><![CDATA[di GIORGIO GANDOLFI
Allora, Tonino Micheli, è vero che ti candidi alla presidenza della FIBS in alt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di GIORGIO GANDOLFI</strong></p>
<p><strong>Allora, Tonino Micheli, è vero che ti candidi alla presidenza della FIBS in alternativa a Riccardo I° o Riccardo II° che dir si voglia ?</strong><br />
“ Sì, sto facendo un giro d’orientamento in Italia, ho ascoltato varie opinioni, ora deciderò in materia ma sono sul punto di dire che mi candido”.<br />
<strong> Non mi sembra che sia la prima volta...</strong><br />
“ Anche sei anni fa feci parte di una squadra o meglio di un gruppo nel quale però c’erano troppi leader, per cui finii col rinunciare. Stavolta penso di correre da solo, eventualmente con un paio di attuali consiglieri ma con una formazione completamente nuova di gente che ha le idee chiare e soprattutto una caratteristica: vuol bene al baseball e al softball. Gente di A-2, di serie D, dei due nostri sport, gente che si sta preoccupando perché hanno l’impressione che i loro sport stiano scomparendo al di là di certe esagerazioni, di programmi fragorosi però privi di sostanza. Quando tutti sappiamo che non è così".<!--more--></p>
<p>"Se continuiamo su questa falsariga  le nostre serie C e D sono destinate a morire: mancano i giovani, giocano soltanto gli ultratrentenni. Nei campionati giovanili c’è una situazione assurda. Nei giorni scorsi ero a Bolzano dove mi hanno detto che la loro squadra giovanile era stata inserita nel gruppo con Cairo Montenotte. Lo sapete dov’è questa località? In Liguria. Ma come, si sono chiesti a Bolzano, perché non ci fanno giocare con le squadre dell’Emilia-Romagna o della Lombardia, dobbiamo proprio andare a Cairo Montenotte ? “<br />
<strong> Soltanto queste motivazioni spingono te, uomo del softball, a presentare questa candidatura contro Riccardo I° ( II°) ?</strong><br />
“ Anche questa è una valutazione che mi scoccia e che mi costringe ad una precisazione. Uomo del softball ma soprattutto del baseball. Lo sapete che sono l’unico italiano inserito nella Hall of Fame mondiale del baseball-softball ? Parlo di quella mondiale. Qualcuno dimentica che ho giocato 17 anni a baseball dove ho conquistato come giocatore tre promozioni con San Saba ed Edipem, sì quella famosa di Armellino il lanciatore che giocava con noi e poi prendeva l’aereo per essere il lunedì in ufficio a New York. Altri tempi, quelli di Beneck. Ho vinto la promozione come allenatore dei Condor, poi m’hanno felicemente incastrato gli amici del softball ed ho vinto un buon numero di titoli italiani ed internazionali. Lo sapete che quando è arrivato a Roma l’anello prestigioso dell’Hall of Fame per circa un anno è rimasto abbandonato in un cassetto della Federazione e quando si sono decisi a consegnarmelo, negli uffici della stessa Federazione da parte di Fraccari, l’hanno fatto in gran segreto…”</p>
<p><strong>D’accordo uomo del baseball e del softball. Altre motivazioni ?</strong><br />
“ Faccio un altro piccolo esempio, riallacciandomi al softball. Mia figlia Elena l’anno scorso ha esordito in serie A poi essendo giovanissima è stata utilizzata nella formazione giovanile. Ebbene ha giocato la semifinale scudetto quasi subito per cui m’ha chiesto: “ Papà, è tutto qua il softball ?”<br />
Complessivamente ha giocato quattro partite con tre vittorie per cui m’ha ripetuto: “ Tutto qua il softball?”. Ecco perché dico che ora di sradicare questi giovani, toglierli dalle play station, dal chattamento, portarli sui diamanti assieme ai genitori, creare attorno ai nostri sport quel movimento che è essenziale per il loro futuro. Altrimenti siamo morti. Sviluppare campionati minori importanti, estesi, con dirigenti federali responsabili dei vari tornei per cui alla fine dell’anno siano messi di fronte alle loro responsabilità”.</p>
<p><strong>Micheli, cos’hai da contrapporre a Riccardo I° (II°) ?</strong></p>
<p>“ Un esempio per tutti. Ho visto il bilancio dell’Accademia srl che è un dato pubblico, nessun mistero. Nel 2006 ha avuto un fatturato di un milione e 33mila euro, adesso chi vuole sbizzarrirsi può pensare quello che vuole su come siano stati spesi quei soldi. Nel 2007 mi dicono che il bilancio è salito a un milione e 400 mila euro. Socio unico dell’Accademia srl è la Federazione . Non faccio commenti. Ribadisco che abbiamo la necessità di un tutor, qualcuno che ci aiuti per fare quel salto di qualità che è indispensabile sia al baseball che al softball, ma non basta chiamarci Italian Baseball League oppure Italian Softball League quando ti danno centomila dollari per spenderne quattrocentomila quando ti accorgi che all’Accademia nella migliore delle ipotesi ci sono 8 prospetti validi, attenzione dico prospetti e non talenti. Intanto ci troviamo immischiati in regole astruse con l’italo-americano, l’italo-venezuelano, l’italo-colombiano, l’italo-australiano, presto avremo l’italo-giapponese. Sabato ero ad Avigliana a bordo campo nel match con il Bollate: ebbene, ho sentito in campo parlare ben poco d’italiano. Attenzione perché fra Asi ed italiani sta arrivando una gran confusione. Non si guarda in basso ma soltanto in alto, chi non guarda la storia e ne fa buon uso, non ha futuro. Sento parlare soltanto di Major League, vedo adunate di piazza con tanti giovani che il giorno dopo scompaiono, Io voglio che mia figlia, ed è un esempio generico, mi venga a dire che ha perso dopo trenta partite e non dopo quattro !".</p>
<p>"Io ho l’impressione - prosegue Tonino Micheli - che questa Federazione abbia soltanto un concetto, quello di apparire e non di essere. Una Federazione che si ricorda delle società soltanto quando ci sono le elezioni che magari vengono fatte a Caserta se non a Palermo in modo che la maggioranza delle società restino a casa e consegnino deleghe che hanno una fine ben precisa. La Federazione deve essere fatta nel rispetto di tutte le società come concordava Vic Luciani che come me ama sempre questo sport, al punto di allenare in A2 il Bollate. “</p>
<p><strong>Dunque, un concetto basilare: rilanciare certi vecchi valori ?</strong><br />
“Esatto. Meglio vedere una bella foto su una rivista, e ricordo in proposito il “ nostro” Tuttobaseball che è stato affossato da questa Federazione e grazie al quale abbiamo conservato la storia dei nostri sport, piuttosto che una fotina tre centimetri per quattro su un sito. Ecco quella è la dimensione dei nostri sport. Oltretutto ci siamo inimicati l’unico giornale sportivo che conta…Quando penso che le grandi società si sono ridotte a vendersi per quattro divise ( oltretutto brutte:ndr) non so cosa rispondere, non posso certo promettere il paradiso ma sono sicuro che le risorse si possono trovare a costo di rinunciare a qualche cosa, a cominciare dalle manie di grandezza. A questo punto mi chiedo perché non facciamo a Malta il prossimo Congresso. Perché a Caserta come sussurrano alcuni ? Perché non lo facciamo a Livorno, così il presidente è più comodo ma sono più comode anche tutte le società del nord. Perché a Caserta il 40 per cento dei club non vengono ed è facile capire il perché.  Ad ogni modo andremo anche a Caserta per dire quello che pensiamo su questo movimento che continua a parlare di grandi progetti dimenticandosi che gli spalti del grande baseball durante il campionato sono vuoti, che il softball è completamente ignorato dalla stampa nazionale e vivacchia con gli articoletti locali. Se a qualcuno sta bene tutto questo, io, ripeto, non sono d’accordo e con me ci sono tanti altri decisi a dare una sterzata importante”.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Banchi e la IBL che verrà. "Sogno un baseball meno regionale e con tanto Sud"]]></title>
<link>http://doubleplay.wordpress.com/2008/03/13/banchi-e-la-ibl-che-verra-sogno-un-baseball-con-tanto-sud/</link>
<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 12:22:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Roveri</dc:creator>
<guid>http://doubleplay.wordpress.com/2008/03/13/banchi-e-la-ibl-che-verra-sogno-un-baseball-con-tanto-sud/</guid>
<description><![CDATA[di MAURIZIO ROVERI
Il baseball italiano, di oggi e di domani, visto con gli occhi le idee i progetti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><b>di MAURIZIO ROVERI</b></p>
<p>Il baseball italiano, di oggi e di domani, visto con gli occhi le idee i progetti e la competenza di Claudio Banchi. Da tredici  anni è nello staff dirigenziale del Grosseto. Dal 1995 al 2000 come general manager, poi nel ruolo di presidente. E da quando Banchi ha preso il timone dello storico BBC, il salto di qualità è stato evidente. Anno dopo anno. Sul piano dell’organizzazione, della credibilità, dei risultati. Scudetto 2004, Coppa dei Campioni 2005, scudetto 2007, supercoppa italiana nel 2003. E anche un altro grande successo: l’aver saputo portare sul “diamante” un marchio di prestigio straordinario come il Monte dei Paschi, la più antica Banca del mondo fra quelle tuttora in attività.<br />
Personaggio dinamico, brillante, ambizioso, Claudio Banchi (49 anni) è uomo da prima linea. Che sa lottare per le proprie idee. Con la capacità di essere coinvolgente. Il suo BBC Grosseto possiede una struttura che è all’avanguardia in questa delicata, faticosa, importante fase di passaggio del baseball italiano verso il professionismo.<br />
L’Italian Baseball League, oggi e domani. Progetti, problemi, obiettivi. Fra sogno e realtà, difficoltà e speranze. La situazione nell’interpretazione del dirigente grossetano.<!--more--><br />
“<i>Io non ho la ricetta che possa andare bene per tutti. Ogni “piazza” del baseball italiano ha le proprie esigenze. Se si vuole arrivare al professionismo, il professionismo si fa cercando la maniera che sia un’attività produttiva. Un’attività che possa rendere. Questo è il concetto di base. Alla luce di questo concetto il baseball italiano si porta dietro un problema strutturale. Nel senso che è un baseball sovradimensionato in un determinato territorio, l’Emilia Romagna, rispetto alle richieste della piazza, ed è poco presente nel resto d’Italia. Io credo che per raggiungere un equilibrio e per rendere il movimento del baseball più credibile, più appetibile, sia necessario portare questo sport in altre aree. Riportarlo ad esempio in aree storicamente importanti, come Torino, Milano, Verona. E Trieste (ora fortunatamente è in A1 il Redipuglia). Come ci sarebbe la necessità di recuperare Firenze. E ci sarebbe la necessità di portare avanti un progetto serio per il Sud, dove abbiamo – un poco alla volta – perso piazze importanti e ciò non possiamo permettercelo. Mi piacerebbe rivedere la Sicilia sul palcoscenico della massima serie. Il Sud può diventare un’arma strategica importante per la diffusione del nostro sport, considerando il clima e anche la voglia di baseball che ci sarebbe. Questo è un problema serio per l’attuale IBL</i>”.<br />
Banchi contro la regionalizzazione di un movimento che, invece, dovrebbe espandersi in altri territori se vorrà acquisire una dimensione più nazionale. “<i>Si continua a parlare, a discutere sul fatto che 8 Società partecipanti al campionato di A1 sono poche. Si sostiene che ce ne vorrebbero 10 o anche 12. E’ un falso problema, secondo me. Il problema vero è: dove le facciamo queste squadre? Bisogna coinvolgere territori che possano portare un bacino d’interesse e di pubblico diverso da quello attuale. Perché l’avere 5 club in Emilia Romagna, alla fine, lascia un po’ il tempo che trova… E porta anche a delle storture. Ad esempio: quel che è avvenuto quest’anno, quando la Federazione ha proposto il calendario degli anticipi televisivi, fa molto riflettere. Io mi sono trovato ad una riunione, a Bologna, con tutte le Società di A1 in cui le 5  emiliano-romagnole hanno chiesto un playoff a 6 squadre: disponibili dunque a fare tre trasferte in più a testa nel corso della stagione. Dopodichè è uscita la bozza degli anticipi televisivi, che prevedeva per l’opening day del 17 aprile il Godo in trasferta a Grosseto, e il Godo ha rinunciato. Sostenendo che non aveva i soldi per venire a Grosseto il giovedì</i>”.<br />
Trattandosi di un anticipo (la partita del sabato pomeriggio anticipata al giovedì sera), e di una trasferta lunga, avrebbe comportato per il club ravennate un pernottamento in più. Che evidentemente il Godo non è in grado di permettersi…<br />
“<i>E allora</i> – riflette il presidente del BBC Grosseto – <i>bisogna che nella vita la gente cominci un po’ ad inquadrare ciò che sta facendo. Nessuno dimentichi che ci sono società come il Nettuno e il Grosseto che da sempre tutte le settimane si sobbarcano trecento-quattrocento chilometri e vanno a giocare su tutti i campi d’Italia, dovunque siano. Viceversa ci sono altre società che già hanno quattro trasferte su sette nel raggio di una cinquantina di chilometri e… se una volta in un anno ad una di queste le viene chiesto di rimanere un giorno in più in un posto, non si può perché non ha i soldi per venire! Ripeto: bisogna che la gente capisca quel che sta facendo. Ci vuole un po’ più di decenza</i>”.<br />
Come a dire: è inutile parlare di un campionato a 12 o a 14 squadre se non si è pronti a far parte d’una certa struttura professionale. Si sfoga, il numero uno del Grosseto. Rimasto sconcertato anche da qualche altra situazione (presumiamo ad esempio quella "minaccia" del presidente della Fortitudo Bologna di non presentare la squadra se non fosse stato cambiato il calendario che prevedeva per il club bolognese due trasferte consecutive costose, a Grosseto e a Nettuno, in un periodo considerato turisticamente d'alta stagione).<br />
<b>Oriundi e stranieri</b> - Sono necessari, se non c’è un numero sufficiente di giocatori italiani validi. Il presidente del BBC Grosseto tocca un altro argomento delicato. “<i>Leggo anche di proposte di ridurre i giocatori stranieri, scendere a due, ma il baseball italiano c’è già passato da queste situazioni. Il problema fondamentale è che in Italia abbiamo pochi giocatori. Ebbene, se si riducesse il numero dei giocatori di scuola straniera sapete cosa accadrebbe? Che quei pochi giocatori italiani di buon valore diventerebbero fondamentali e allora, sapendo di essere indispensabili, ti chiederebbero la luna nel pozzo. Con la conseguenza che i costi per le società aumenterebbero ulteriormente. L’arrivo degli oriundi e di più stranieri, in questi anni,  ha calmierato i prezzi anziché farli aumentare</i>”.<br />
Un messaggio, investire in comunicazione e marketing. “<i>Io credo che la strada indicata dalla Federazione sia quella giusta. Nel senso che, se per il momento i giocatori di vertice per proporre un prodotto di qualità ti permettono di non andare oltre le otto squadre, si prosegua su questa linea. Cercando semmai di andare di più in televisione, per dare visibilità a queste squadre il più possibile. Investiamo in comunicazione, cosa che faticosamente tentiamo di fare. E poi, l’altro grande lavoro da fare è sulla base. Investire sui settori giovanili, per costruirci in casa i giocatori del futuro, affinché fra dieci anni ci siano tanti giocatori italiani da far giocare. Allora sì che si potranno fare altri progetti. In questo momento certi discorsi non sono proponibili. Siamo in una fase in cui non siamo né carne né pesce, anche se questa Federazione ha il grande merito d’avere invertito un trend che era negativo</i>”.<br />
In questo baseball italiano, dove si viaggia a tante velocità diverse, ovviamente ci sono situazioni che variano da città in città. Grosseto ha buonissimi numeri, sia in termini di tesserati, sia in termini di spettatori. “<i>Chiaro che questi numeri fanno piacere </i>– osserva Claudio Banchi – <i>ma non li considero un obiettivo raggiunto. Li considero una fase intermedia, perché a me piacerebbe veramente vedere il rilancio globale di questo sport in Italia</i>”.<br />
“<i>Purtroppo noto che ci sono ancora troppe realtà che considerano il baseball come il loro giocattolino. E invece bisognerebbe investire tantissimo in comunicazione, in marketing, realizzare iniziative per conquistare pubblico, offrire alla gente stadi accoglienti dove le famiglie possano passare serate gradevoli</i>”.<br />
<b>Nazionalizzare il baseball. </b>“<i>Questo baseball italiano è troppo regionalizzato. Io auguro all’Emilia Romagna di continuare a prosperare, ma deve rendersi conto però che ad alto livello ci debbono essere tre capisaldi: Parma, Bologna e Rimini. Tutto il resto è contorno. E allora, cerchiamo di avere una politica che deve favorire le altre realtà. Se viene Torino in serie A, favoriamola: non abbattiamola</i>”.<br />
La IBL potrebbe un giorno aprire ai comunitari? Cioè ai giocatori di Paesi dell’Unione Europea? Come si fa nel basket, nel volley…<br />
“<i>Il giorno in cui l’Italian Baseball League diventerà un movimento professionistico, questo è scontato. Perché, da professionisti, entri nelle leggi comunitarie. Ma finchè rimani sport dilettantistico  vanno rispettate queste normative esistenti, un po’ restrittive e un po’ autarchiche che servono per tutelare il patrimonio nazionale. Rispetto a cosa… non so. Anche su questo aspetto ci sarebbe da discutere</i>”.<br />
La grande vera forza trainante per l’immagine del baseball in Italia dovrebbe essere rappresentata da un grande campionato di A1. Composto dai migliori giocatori che si possano ingaggiare. Senza restrizioni o limitazioni. Una bellissima vetrina, insomma.<br />
Banchi concorda su questa opinione. “<i>Il successo di uno sport non è dato, nella sua quotidianità, dalla Nazionale. Bensì da un grande campionato, che attiri interesse, visibilità, pubblico, sponsor. Chiaro tuttavia che è importante anche la Nazionale. Perché la Nazionale è quell’elemento che, nel momento del successo, può essere di maggior traino. Guardiamo ad esempio al boom attuale, sul piano dell’immagine e della visibilità, che sta vivendo il rugby: sport che non ha numeri molto diversi dal nostro. Dietro una nazionale che è formata anche da giocatori stranieri (e dico stranieri, non oriundi) che giocano nel campionato italiano, il rugby sta costruendo tutto il suo futuro. La Nazionale non vince, ma entra nelle case degli italiani e tutti la vedono. Perché loro, quelli del rugby, che cos’hanno a differenza nostra? Hanno un Evento che porta soldi, investimenti, visibilità, grande interesse: il Sei Nazioni. Che è un appuntamento annuale. Noi del baseball un avvenimento europeo di questa portata non ce l’abbiamo. E’ vero. Però non lamentiamoci. Purtroppo è un difetto del nostro ambiente: tendiamo sempre a sottovalutarci. E a sottovalutare quelle che sarebbero le nostre potenzialità. La gente forse non ha ben chiaro il dato di ascolto televisivo della serie finale per lo scudetto dell’agosto 2007. Il fatto di avere superato i 40 mila televisori sintonizzati su una rete satellitare è un dato d’ascolto altissimo. Davvero clamoroso per uno sport come il nostro. E quando vengo a sapere che la regione che per le finali ha fatto registrare il maggiore ascolto è la Calabria, questo mi fa molto riflettere.Vuol dire che c’è interesse e che c’è fame di baseball in aree che per il momento non abbiamo esplorato. E’ lì che dovremo diffonderci</i>”.</p>
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