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	<title>lovink &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/lovink/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "lovink"</description>
	<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 19:14:11 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Ippolita dixit]]></title>
<link>http://giovannacosenza.wordpress.com/?p=134</link>
<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 10:39:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>giovannacosenza</dc:creator>
<guid>http://giovannacosenza.it.wordpress.com/2008/03/11/ippolita-dixit/</guid>
<description><![CDATA[Qualche giorno fa abbiamo discusso se Google News fosse di parte, se cioè selezionasse o meno le no]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2008/03/06/google-news-e-di-parte/" title="Google News è di parte?" target="_blank">Qualche giorno fa</a> abbiamo discusso se Google News fosse di parte, se cioè selezionasse o meno le notizie in base a qualche valutazione dei loro contenuti. Lo so che di solito leggi i post ma trascuri i commenti, nell'idea che siano meno rilevanti. (A meno che tu non abbia commentato a tua volta, nel qual caso vai a vedere se ci sono reazioni.) Stavolta ti suggerisco di tornare comunque sui <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2008/03/06/google-news-e-di-parte/#comments" title="Commenti a Google News è di parte?" target="_blank">commenti</a>: ne vale la pena.</p>
<p align="left">Ma se proprio non ce la fai,  ecco come una studiosa del gruppo  <a href="http://www.ippolita.net" title="Ippolita" target="_blank"><b>Ippolita</b></a><b> </b>- che di Google, come si dice, ne sa a pacchi (vedi anche <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2008/03/04/un-vaccino-contro-google/" title="Un vaccino contro Google" target="_blank">questo post</a>) - ecco come riassume per noi la faccenda:</p>
<p align="left">"Se vogliamo capire il fenomeno Google dobbiamo capire come 'pensa'. Per farcene un’idea dobbiamo ragionare sia in termini squisitamente tecnici, che ricercare la sua <b>identità culturale</b>.</p>
<p align="left">Non credo che il problema sia la 'credibilità' di Google. Google risponde a <b>precise regole tecniche e precisi dettami ideologici</b>. È coerente prima di tutto con se stesso, non rispetto a ciò che io o il <i>New York Times</i> pensiamo che sia l’obiettività. Google risponde a un’ idea propria di ciò che è considerabile autorevole.</p>
<p align="left">La vera forza del Colosso di Mountain View sta nell’aver affermato la sua struttura matematica nonché configurazione filosofica come contenitore universale.<br />
Ci rivolgiamo a Google perché implicitamente lo accettiamo come il miglior strumento tecnico e il più neutrale dispensatore di informazioni.</p>
<p align="left">Il modo più lineare di procedere verso un disvelamento dell’oggetto digitale Google è cercare di comprendere come pensa, cosa desidera, come guadagna. Certamente questi elementi saranno fattori determinanti sui risultati che il motore di ricerca ci propone. In fondo Google ci sta solo vendendo un punto di vista, <b>siamo noi ad aspettarci erroneamente che contenga tutto il web</b> (o peggio ancora che <b>debba </b>contenerlo)</p>
<p align="left">Off topic (ma non troppo), consiglio la lettura di <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788861590779/lovink-geert/zero-comments-teoria.html" title="Zero Comments" target="_blank"><b>Zero Comments. Teoria critica di Internet</b></a> di Geert Lovink" (firmato: hy di <a href="http://www.ippolita.net" title="Ippolita" target="_blank">Ippolita</a>).</p>
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