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	<title>luniversita-degli-orrori &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/luniversita-degli-orrori/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "luniversita-degli-orrori"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 01:11:20 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[A Catanzaro è tutto un magna Magna (Grecia)]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/11/21/a-catanzaro-e-tutto-un-magna-magna-grecia/</link>
<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 17:35:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo Grossini</dc:creator>
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<description><![CDATA[Se la maxi truffa dei buoni pasto venisse confermata, l’ateneo di Catanzaro diventerebbe preda di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://img511.imageshack.us/img511/4546/fotogermanetocoloretranlc0.gif" align="left" height="160" hspace="5" width="220" />Se la maxi truffa dei buoni pasto venisse confermata, <a href="http://www.unicz.it/">l’ateneo di Catanzaro</a> diventerebbe preda di facili ironie. All’università calabrese, più nota come Magna Grecia, pare che fossero in molti a apprezzare i piaceri di una tavola apparecchiata. Fra le specialità della casa, la falsificazioneI di libretti universitari da parte del funzionario Francesco Marcello. I carabinieri lo hanno arrestato con l’accusa di corruzione e falso ideologico e materiale, ma i veri piatti forti, alla Magna Grecia, venivano serviti a mensa. Ottimi ma troppo generosi, visto il numero di studenti che nei fatti sedeva a tavola. Almeno secondo la Guardia di finanza e la Procura, che accusano alcuni ristoratori convenzionati con l’università di aver intascato quattro milioni di euro gonfiando a dismisura il numero dei buoni pasto, e i relativi rimborsi. Le pagine dell’ inchiesta – che ha visto arrivare a trenta il numero di studenti indagati – illustrano il bluff in maniera molto nitida. Con la complicità di alcuni ragazzi, o all’insaputa di altri, i ristoratori mutuati con <a href="http://www.ardisrc.it/ ">l’Ardis (Agenzia per il diritto allo studio)</a>, erano in possesso di centinaia di badge elettronici. Ogni giorno, ciascun tesserino veniva fatto transitare sugli appositi lettori elettronici collegati al database dell’Ardis. E così, per ogni obliterazione, il paziente ristoratore, si assicurava conteggio e rimborso di un pasto mai servito. Ad insospettire gli inquirenti dell’operazione Fast Food, sarebbero stati i filmati delle telecamere a circuito chiuso. A ricompensa del badge elettronico, pare che i ristoratori offrissero agli studenti ricariche telefoniche, cene con gli amici e piccole somme di denaro. Aventi diritto al pasto gratuito, molti giovani trovavano il modo di riempirsi la pancia, restando a digiuno.</p>
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<title><![CDATA[Lecce, la dolce vita dell'università (lupini per la tombola compresi)]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/10/04/lecce-la-dolce-vita-delluniversita-lupini-per-la-tombola-compresi/</link>
<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 09:31:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo Grossini</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da L&#8217;Indipendente di oggi un altro pezzo emblematico della nostra rubrica L&#8217;Università ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://indipendenteonline.wordpress.com/luniversita-degli-orrori/"><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" /></a><em>Da <strong>L'Indipendente</strong> di oggi un altro pezzo emblematico della nostra rubrica <a href="http://indipendenteonline.wordpress.com/luniversita-degli-orrori/">L'Università degli orrori</a>. Mi chiedo se gli studenti dell'ateneo salentino siano soddisfatti di come vengono investiti i soldi delle tasse universitarie. <a href="http://www.indipendenteonline.it/archivio_pdf_download/4_ottobre_2007.htm">Qui</a>, come ogni giorn, <a href="http://www.indipendenteonline.it/archivio_pdf_download/archivio_pdf_mese_corrente.htm">potete trovare il pdf del nostro quotidiano</a>.</em></p>
<p>A sfogliare qualche pagina di bilancio <a href="http://www.unile.it/ateneo/default.asp">dell'ateneo del Salento</a>, riaffiora quella che doveva essere la dolce vita felliniana. Un'esistenza fatta di cene principesche e calici raffinati, quella che nonostante tutto riemerge dalle <strong><em>127 pagine di debiti approvate con l'ultimo consuntivo</em></strong>. Come <a href="http://www.trnews.it/archivio_primo_piano_commenti.asp?id=49#2">riportato dal giornalista Danilo Lupo</a> dell'emittente pugliese <a href="http://www.trnews.it/home.asp">Trnews</a>, l'università salentina non si è fatta mancare nulla. A partire dalla buona tavola, per cui risultano a bilancio cene fino a 1500 euro, catering fra i 2500 e i 3500 euro, un coffee break che sfiora i tremila, e un banchetto, da 7mila euro, che avrebbe generato complessi persino in Anfitrione. E visto che gli ospiti meritano ogni riguardo, ci sono anche composizioni floreali fra i 700 e i 1700 euro, e doni per 1200 euro: quattro pacchi di caffè (140) euro, cioccolatini (85), e cornici d'argento per 600 euro. Grande cura anche per due convegni, costati 14mila euro tra albergo, viaggi in aereo, pullmini e buffet. Ma il segreto del <em>savoir vivre salentino</em> si appunta nei dettagli. Cento euro per una pen drive, più di mille per una lampada, 150 per rivestire di stoffa la poltrona di un dirigente, e 250 per una cena tra l’ex rettore e un parlamentare all’Hassler Rooftop Restaurant di Roma. Questioni di noblesse oblige anche sotto le feste. Più di 2mila euro di biglietti spesi in viaggi il 28 dicembre, e più di 5mila per il noleggio di un'Alfa 159 alla vigilia di Capodanno. Chi è rimasto in ateneo, si è accontentato di molto meno. <em>A bilancio, anche tre euro di lupini per la tombolata.</em></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Chi blocca i concorsi? Il ministro dell’Università]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/10/03/chi-blocca-i-concorsi-il-ministro-dell%e2%80%99universita/</link>
<pubDate>Wed, 03 Oct 2007 10:00:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo Grossini</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il pezzo seguente è stato pubblicato su L&#8217;Indipendente di oggi. Potete scaricare il giornale ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://indipendenteonline.wordpress.com/luniversita-degli-orrori/"><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" /></a><em>Il pezzo seguente è stato pubblicato su L'Indipendente di oggi. Potete scaricare il giornale (che vi ricordo, è gratuito in formato pdf) <a href="http://www.indipendenteonline.it/archivio_pdf_download/3_ottobre_2007.htm">cliccando qui</a> </em></p>
<p><strong>Atenei ❖20 MILIONI PER 700 RICERCATORI, MA MUSSI LI TIENE FERMI</strong></p>
<p>Perché l’università italiana non fa entrare i giovani ricercatori? Semplice: perché il ministero dell’Università e della ricerca non consente che si celebrino i concorsi per assumerli. Concorsi per il cui svolgimento non solo esiste una normativa in vigore e pienamente valida che li disciplina ma, strano a dirsi – <a href="http://www.dottorato.it/milleeuro/">viste le geremiadi di Mussi sui soldi che mancano</a> – ci sono a disposizione 20 milioni di euro del fondo di finanziamento ordinario per l’università. Niente scuse dunque: solo, come denuncia <a href="http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/05/29/%c2%abuniversita-siamo-fermi-alla-legge-del-1933%c2%bb/">Antonino Liberatore</a>, segretario nazionale del maggior sindacato dei docenti universitari (l’<a href="http://www.unifi.it/uspur/">Unspur</a>), «l’assoluta incapacità dell’amministrazione di Piazza Kennedy di dare una risposta all’esigenza di reclutamento dei giovani nelle carriere accademiche ». <em>Questo malgrado sia passato più di un anno dall’insediamento del nuovo governo e malgrado la disponibilità finanziaria per più di 700 posti da ricercatore. Una situazione surreale, tanto più che se questi 20 milioni messi a disposizione della precedente Finanziaria non verranno spesi entro il dicembre di quest’anno torneranno nelle economie dello Stato.</em><!--more--><em> </em>Ma le stravaganze del ministero dell’Università non finiscono qui. Si fa fatica a comprendere anche il vero motivo per cui <a href="http://www.galileonet.it/blog/article/257/in-altro-modo">Mussi</a> non bandisce i concorsi di prima e seconda fascia richiesti da diciotto atenei italiani che hanno chiesto di poterli fare in ottemperanza alla legge e soprattutto nel rispetto della norma che vieta di superare il limite del 90 per cento di spesa per il personale sul fondo di funzionamento ordinario. Certo la legge che disciplinerebbe i concorsi di cui stiamo parlando è la 230 del 2005, che prevede concorsi nazionali con il pregio, se non altro, di disarticolare quel localismo che è stato il bersaglio di molte dichiarazioni critiche di Mussi. Ma la legge 230 porta appunto un nome che a Mussi sembra provocare fastidi e gelosie: quello di Letizia Moratti. E sembra sia proprio questo il motivo del freno che il ministro sta tenendo tirato per impedire lo svolgimento dei concorsi: le normative in vigore, sono quelle che portano la firma del suo predecessore, mentre le nuove, a oltre un anno dall’insediamento, non sono ancora pronte. <em>Ma perché, si chiedono negli atenei italiani, a fare le spese di questa logica tutta politica devono essere le università e chi ci lavora?</em> A questa domande l’unione dei professori di ruolo ha deciso di rispondere per vie di fatto, rivolgendosi alla giustizia amministrativa. «Adesso», dice Liberatore, «chiamiamo in giudizio Mussi perché venga tutelata la legge di cui il suo ministero, per primo, dovrebbe essere il custode».</p>
<p>di Riccardo Paradisi</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Atenei del Nord, primi per merito ma il Tesoro è avaro di risorse ]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/08/22/atenei-del-nord-primi-per-merito-ma-il-tesoro-e-avaro-di-risorse/</link>
<pubDate>Wed, 22 Aug 2007 14:38:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tra le ragioni che spingono Umberto Bossi a minacciare in questi giorni lo sciopero fiscale di citta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Tra le ragioni che spingono Umberto Bossi a minacciare in questi giorni lo sciopero fiscale di cittadini e imprese del Nord vessate dal governo, va considerata anche la situazione finanziaria degli atenei settentrionali. Nel documento stilata dalla Commissione tecnica per la Finanza pubblica del Tesoro, cinque atenei del Nord risultano sottofinanziati rispetto ai meriti, e tre di questi occupano la top ten di quelli cui sono state destinate minori risorse. Si va dal primato di Trento al quarto posto di Udine, mentre risultano ben piazzate la Ca’ Foscari di Venezia all’ottavo posto e Padova che arranca al quindicesimo. Le “misure per il risanamento finanziario e l’incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario” mostrano infatti evidenti squilibri nell’applicazione pratica, e quello che ne emerge è un quadro a tinte fosche, dove le università nordestine, tra le più blasonate si sono trasformate nelle più bastonate. Il patto per l’efficienza e la meritocrazia messo a punto dai ministri Fabio Mussi e Tommaso Padoa Schioppa, creano più di qualche interrogativo. Se si comparano il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) assegnato ad ogni ateneo e quello teorico per cui nella distribuzione delle risorse si tiene conto dei canoni meritocratici fissati dal Comitato di valutazione del ministero, i conti non quadrano. I parametri dovrebbero considerare infatti il numero di studenti iscritti, i crediti formativi maturati, e il computo dei laureati di ciascun ateneo. Eppure, nonostante i risultati prodotti, essere virtuosi non paga abbastanza. Specie a Trento, dove a fronte di qualità e degli standard virtuosi, mancano all’appello introiti per il 43 per cento. Gravi imbarazzi meritocratici anche per le finanze di Udine, che lamenta sottrazioni del venti per cento (circa sedici milioni di euro) e per quelle di Padova (dieci per cento) e Venezia (diciassette). Una situazione che penalizza la virtù e i risultati prodotti, sulla base di tradizioni inveterate. «Nel 2006 – ha spiegato il direttore amministrativo dell’università di Udine Daniele Livon – soltanto cinquanta milioni furono divisi per meritocrazia. Gli altri sette miliardi di euro del Fondo, ebbero come primo criterio di aggiudicazione il 99,5 per cento dello storico assegnato a ogni università». Le speranze degli atenei virtuosi si riversano nel 2008, in cui la somma dovrebbe salire a 350 milioni di euro. Non una grande somma, se si considera che merito e virtù, varranno ancora il 5 per cento del Fondo ordinario.</p>
<p><em><strong>di Francesco Lo Dico</strong></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Milano mette gli studenti in soffitta]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/08/18/milano-mette-gli-studenti-in-soffitta/</link>
<pubDate>Sat, 18 Aug 2007 11:00:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[L’antico adagio recita che in tempi difficili qualsiasi buca diventa trincea, e i nostri atenei al]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />L’antico adagio recita che in tempi difficili qualsiasi buca diventa trincea, e i nostri atenei alle prese con i tagli all’edilizia non potevano che rispolverarlo. Se gli alloggi scarseggiano, bisogna arrangiarsi in qualche modo, e così università Statale, Bicocca e Politecnico hanno pensato di sistemare gli studenti fuorisede nei sottotetti. Complice una legge regionale del 1996 che regola la ristrutturazione di edifici a fini abitativi, l’Aler (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale) ha rimpinguato l’offerta di alloggi ricavando dei piccoli locali dagli spazi di copertura di alcuni appartamenti. Ad oggi sono 207 i sottotetti pronta consegna, ma entro l’inizio del prossimo anno accademico si conta di ultimarne altri ottanta. L’Isu, ente per il diritto allo studio universitario che li avrà in gestione, conta di assegnarli ai vincitori in base a criteri di reddito e di merito. Si tratta di moduli abitativi ricavati in quartieri molto vicini alle sedi universitarie, soluzioni che cercano di arginare la macchia sempre più torbida degli affitti in nero e dei prezzi fuori controllo. Uno sforzo di ampliare l’offerta abitativa, che finora ha registrato investimenti per 22 milioni di euro, che tenta di venire incontro ai disagi di centinaia di studenti costretti alla spola quotidiana dalla provincia alla facoltà. «Gli alloggi avranno prezzi abbastanza accessibili – fa sapere il dirigente dell’ Isu Mario Bazzani – in linea di massima un posto letto non dovrebbe superare i quattrocento euro». L’assegnazione dei locali sarà una scelta mirata, perché i vincitori verranno decisi mediante criteri simili a quelli adottati per le residenze universitarie classiche, ma con la novità di un ritocco verso il basso del tetto massimo di reddito. Si cerca insomma di facilitare gli studenti più disagiati, senza dimenticare però che la carenza di alloggi è ancora ben lungi dall’essere stata risolta. «Molto ancora deve essere fatto – spiega Bazzani – per il momento i posti letto non sono sufficienti a coprire il fabbisogno della città». Per fronteggiare il problema le dieci università milanesi hanno dato vita a ristrutturazioni e si propongono nuovi investimenti. L’obiettivo è arrivare a mille nuovi alloggi entro due anni, e nell’attesa molti dovranno ritenersi fortunati ad avere un tetto sopra la testa.</p>
<p><em><strong>Francesco Lo Dico</strong></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Rettori italiani sulle orme di Marco Polo ]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/08/14/rettori-italiani-sulle-orme-di-marco-polo/</link>
<pubDate>Tue, 14 Aug 2007 11:17:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dai tempi della città proibita sono mutate molte cose, e così sempre più atenei della Penisola in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Dai tempi della città proibita sono mutate molte cose, e così sempre più atenei della Penisola in fuga dalle paturnie nazionali, cercano sbocchi e partnership nel mercato orientale. Succede a Napoli, dove una delegazione accademica della Parthenope con in testa il rettore Gennaro Ferrara, è volata in Cina per incontrare numerosi rappresentanti delle università locali ed alcuni protagonisti del boom economico. Nel corso della prima tappa a Shangai, la cordata partenopea ha illustrato alcuni progetti che intende avviare in suolo cinese, e ha sondato i settori locali nei quali le imprese campane avrebbero maggiori possibilità di attecchire. Le buone notizie arrivano però da Shangai, dove il prorettore Wang Wu della Southern Yangtze University, si è detto disponibile a un accordo per rispondere alla chiamate pubblicate dalla Commissione europea per i finanziamenti destinati alle università asiatiche. La Cina è più vicina anche per l’ateneo di Camerino, che ha trovato l’accordo con la Jilin Agricultural University di Changchun. Il corso di laurea in biotecnologie e quello di laurea magistrale in biotecnologie farmaceutiche, saranno riconosciuti da entrambe le università e avrà identico valore legale in Italia e in Cina, ma le trattative sono state l’occasione per instaurare relazioni a più ampio spettro. Presenti al momento della firma, i rappresentanti della Provincia di Macerata e Ascoli Piceno, già da qualche tempo impegnati in progetti con il Dragone, e alcuni imprenditori del marchigiano che si sono detti interessati a progetti di collaborazione con la Cina. L’obiettivo è valorizzare piccole e medie imprese attraverso l’ accoglienza di giovani universitari cinesi, che dovrebbero fare da ambasciatori della cultura locale e del made in Marche nei mercati orientali. Ennesimo segnale di una sindrome cinese, che ha contagiato molti atenei italiani in cerca di ossigeno. Si va dall’università La Sapienza di Roma, dove si tengono corsi di cinese aperti a tutti presso l’istituto Confucio, a Pesaro che organizza master di cooperazione italo-cinese, mentre Bologna ha istituito una laurea in Lingue, mercati e culture dell’Asia.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Mussi boccia Cagliari ma dice sì a RomaTre]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/08/11/mussi-boccia-cagliari-ma-dice-si-a-romatre/</link>
<pubDate>Sat, 11 Aug 2007 10:09:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pasquale Mistretta il rettore eterno dell’ateneo di Cagliari qualche settimana fa ha trovato sulla]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Pasquale Mistretta il rettore eterno dell’ateneo di Cagliari qualche settimana fa ha trovato sulla scrivania del suo studio una brutta sorpresa. In una lettera partita dal ministero dell’Università e della ricerca e recapitata alla sede centrale dell’ateneo cagliaritano il magnifico ha letto che la proposta di modificare lo statuto dell’università era stato bocciato. «Si fa riferimento» – si legge nella lettera a firma del direttore generale del ministero Antonello Masia – «alle modifiche statutarie proposte. Alla luce degli orientamenti ministeriali non si ritiene opportuno modificare le procedure relative agli organici accademici con riferimento alla durata dei mandati. Si ritiene debbano essere conservate le norme attualmente vigenti». Poche secche e chiare righe insomma per dire un rotondo e sonoro no all’ultima modifica della carta statutaria dell’ateneo di Cagliari e anche per sconfessare una consuetudine che in Italia è praticata da un numero sempre crescente di rettori. Il no a Mistretta infatti è il primo che Fabio Mussi pronuncia in merito al problema della modifica degli statuti e che segue a pubbliche prese di posizione del ministro molto critiche nei confronti di un modo sbarazzino di intendere la governance degli atenei. Certo il veto del ministero è “morale” e non vincolante perché l’autonomia universitaria permette di approvare nuovamente la modifica senza dover poi nuovamente passare per l’esame ministeriale. Ed è quello che dovrà fare il Senato accademico di Cagliari dove basterà l’approvazione dei tre quinti dell’assemblea per far passare la modifica allo statuto. Sta di fatto che la bocciatura della modifica dello statuto di Cagliari costituisce un precedente importante. Bravo Mussi dunque, anche se resta da capire per quale motivo il nuovo statuto dell’università di RomaTre, quello che il rettore Guido Fabiani ha modificato per potersi ricandidare ancora una volta dopo aver già governato per tre mandati l’ateneo, sia stato stato approvato dal ministero dell’Università e della ricerca a tempo di record: in appena 10 giorni.</p>
<p><em><strong>di Riccardo Paradisi</strong></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Professori bocciati in tecnologie]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/08/09/professori-bocciati-in-tecnologie/</link>
<pubDate>Thu, 09 Aug 2007 09:40:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Anche se i dati sull’e-learning mostrano risultati brillanti e hanno la fiducia degli utenti, gli ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Anche se i dati sull’e-learning mostrano risultati brillanti e hanno la fiducia degli utenti, gli atenei nostrani fanno orecchie da mercante. Secondo l’indagine della Fondazione Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane), soltanto uno su dieci integra l’intero insegnamento con risorse e contenuti telematici, e tre su quattro immettono sul web meno del cinquanta per cento delle lezioni, abbandonando al proprio destino migliaia di studenti impossibilitati a frequentare i corsi o costretti a vivere fuorisede. Eppure il sondaggio manifesta un diffuso apprezzamento verso i contenuti reperibili on line. Dispense, libri, appunti, e contributi audiovisivi consultabili, hanno fatto registrare negli ultimi anni notevoli progressi. A tal punto che nel 91 per cento dei casi, gli atenei che li hanno adottati hanno rilevato che gli studenti a distanza acquisiscono maggiori conoscenze e di migliore qualità rispetto a quelli che occupano le aule. Orari flessibili, risparmi sui trasporti, ottimizzazione dei tempi. Tutto lascerebbe pensare che l’e-learning sia una prospettiva destinata a crescere, non fosse che nelle nostre università ristagna. È possibile trovare on line il materiale di un intero corso di laurea soltanto in tre casi su dieci, e appena il 18 per cento degli atenei si è preoccupato di organizzare lezioni sul web per i singoli insegnamenti. Una scarsa apertura alla tecnologia dietro cui si nasconde spesso la diffidenza dei docenti. L’età media avanzata, la consolidata abitudine a concepire l’insegnamento in termini cartacei e verbali, la preoccupazione di dover spendere tempo prezioso nell’apprendimento di nozioni informatiche e nella produzione di contenuti ad hoc hanno ostacolato fino ad oggi la diffusione dell’e-learning. Dall’indagine della Crui, emerge che sei professori su dieci non sono disposti a modificare gli schemi didattici approntati per l’insegnamento, in funzione delle nuove frontiere proposte dalla tecnologia. Considerata la penuria di postazioni informatiche negli atenei italiani, pare che l’apprendimento a distanza continuerà a restare un privilegio di pochi sfortunati.</p>
<p><em><strong>di Francesco Lo Dico</strong></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Nuoro naviga a vista]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/08/08/nuoro-naviga-a-vista/</link>
<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 11:11:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
<guid>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/08/08/nuoro-naviga-a-vista/</guid>
<description><![CDATA[Dopo aver riscontrato che non sono stati previsti finanziamenti e che le ripetute richieste di incon]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Dopo aver riscontrato che non sono stati previsti finanziamenti e che le ripetute richieste di incontro non hanno sortito nessun effetto in Regione, l’università di Nuoro si avvicina al nuovo anno accademico navigando a vista. Non ci sono soldi su cui contare, e a pianificare le attività didattiche, l’ateneo sardo rischia di fare pura accademia. Con il fiato sospeso anche gli studenti iscritti ai corsi postlaurea dell’Ailun (Associazione Istituzione Libera Università ), scelta obbligata per tutti gli i neolaureati che puntano a specializzarsi per accedere al mercato del lavoro con qualche chance in più. «La situazione dei corsi accademici e dei due master attivati a Nuoro si è fortemente aggravata a causa della mancata assegnazione di risorse per l’anno 2007 – spiega il presidente del consorzio nuorese e dell’Ailun Sergio Russo – a tal punto da pregiudicare fortemente le ordinarie attività delle due istituzioni». Il governatore Renato Soru ha deciso infatti di stanziare le risorse in un fondo unico, e dopo diciassette anni la Finanziaria regionale non presenta nessuna previsione specifica per l’Ailun. Una mancanza che ha spinto Russo a inviare una lettera al presidente Soru e all’assessore regionale alla Pubblica istruzione, Antonietta Mongiu. Ma l’attesa di un riscontro della regione Sardegna, ha creato non pochi problemi logistici anche al progetto di riordino del sistema universitario su cui hanno lavorato il Consorzio universitario e l’Ailun. Sono state messe a punto le linee guida per valorizzare l’ateneo nuorese e le esperienze maturate, si è elaborata una strategia per rafforzare l’identità formativa del polo, ma dopo aver incassato i favori dei soggetti, non si è riusciti ad illustrare il progetto alle autorità della Regione. Se si considera che il presidente Sergio Russo, diellino contestato dalla stessa sinistra per il doppio incarico al consorzio e all’Ailun, ottenne per le due istituzioni circa 4milioni di euro non più tardi dell’anno scorso, per l’università di Nuoro oltre al danno, si preannuncia la beffa.</p>
<p><strong><em>Antonino Ulizzi</em></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Tartassati bipartisan ]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/08/08/tartassati-bipartisan/</link>
<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 11:08:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Le decisioni dell’ateneo fiorentino in materia di tasse hanno creato tra gli studenti un malconten]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Le decisioni dell’ateneo fiorentino in materia di tasse hanno creato tra gli studenti un malcontento bipartisan. A sinistra vengono considerate troppo esose e illegittime, a destra se ne contestano le troppo indiscrete modalità di pagamento. A tal punto che i giovani di Sinistra universitaria hanno presentato ricorso al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ritengono che il contributo degli iscritti sia un autentico «salasso», e si sono rivolti alle autorità perché a loro parere il sistema di fasce economiche elaborato per il nuovo anno accademico eccederebbe i limiti previsti dal dpr 306/1997. La tassazione prevede infatti per legge un massimo del venti per cento rispetto al fondo di finanziamento ordinario, ma secondo i giovani iscritti, «il limite stabilito dalla legge è stato superato dell’1,39 per cento, pari a 3.700mila euro». Dietro la richiesta che le somme indebite siano restituite a ciascun iscritto, cova però verso la gestione del rettore Augusto Marinelli, un risentimento più ampio. Sotto accusa alcune scelte «fallimentari» dell’ateneo, un buco di bilancio ogni anno più farraginoso, e il taglio di numerose risorse per la didattica, la ricerca e i servizi per gli studenti. Che l’ateneo navighi in acque torbide, è intuibile anche dalle proteste avanzate dai giovani di Azione universitaria. «Per iscriversi all’Università di Firenze, gli studenti devono mostrare il conto corrente alla Cgil», denuncia il consigliere comunale di An Giovanni Donzelli. Il presidente di Azione universitaria ha spiegato che nella lettera inviata dall’ateneo fiorentino a tutti gli iscritti, il rettore precisa che che la documentazione può essere consegnata esclusivamente al Caaf Cgil, con cui è stata stipulata una convenzione. Ma è proprio la consegna dei documenti, che sta provocando altri mal di pancia tra gli studenti. Ciascuno di loro deve presentarsi infatti all’appuntamento munito di codice fiscale e dichiarazione dei redditi, ma anche di carte meno tradizionali come l’estratto conto dei conti correnti bancari, postali e libretti di risparmio, Bot, Cct e titoli vari. Chi non ottempera, paga ovviamente il massimo delle tasse.</p>
<p><strong><em>Francesco Lo dico</em></strong></p>
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<title><![CDATA[Il mistero del taglio delle cattedre]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/08/07/il-mistero-del-taglio-delle-cattedre/</link>
<pubDate>Tue, 07 Aug 2007 11:31:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il taglio delle 1800 cattedre predisposto dal ministero della Pubblica istruzione assume i contorni ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Il taglio delle 1800 cattedre predisposto dal ministero della Pubblica istruzione assume i contorni sempre più oscuri di un giallo. All'inizio della vicenda, la Flc-Cgil aveva dato notizia che il viceministro Mariangela Bastico aveva incontrato i sindacati. Secondo quanto da loro riferito, nel corso dell'incontro avvenuto a fine luglio, il dicastero di viale Trastevere aveva annunciato uno sfoltimento dell'organico docenti. Si era sforato il budget per circa 626 milioni di euro, e per evitare che scattasse la clausola di salvaguardia già predisposta in Finanziaria, e la paralisi dei finanziamenti erogati dal Tesoro, era stato configurato un piano di recupero risorse a danno del monte stipendi. Una circostanza che all'Istruzione ci si era affrettati a smentire con un comunicato in cui si precisava che la notizia di «presunti ulteriori tagli agli organici della scuola» fosse «totalmente priva di fondamento». Quando tutti i docenti pensavano però di poter proseguire le proprie vacanze senza troppi affanni, il sindacato è tornato alla carica con una controsmentita a quanto già dichiarato con intento dirimente a viale Trastevere. La Flc-Cgil ha perciò pubblicato sul suo elenco dettagliato del piano di tagli, con cui il ministero retto da Giuseppe Fioroni, procederà all'eliminazione delle cattedre regione per regione. Si va dalla soppressione di 440 posti in Lombardia (di cui 272 scapito dei docenti di sostegno) ai 230 calcolati in Emilia Romagna, mentre in Lazio i ruoli di sostegno sarebbero decurtati per circa 396 unità. Un colpo di forbici piuttosto doloroso, che ha messo in allarme la Flc. «Ancora una volta siamo in presenza di un vero e proprio taglio aggiuntivo rispetto alle necessità emerse dalle scuole fanno sapere i vertici del sindacato preoccupati dall'equità della misura. Specie in Campania, dove fronte di un numero di iscritti in calo, «oltre alla perdita duemila posti in organico di diritto oggi si è deciso tagliare altri 2mila posti di cui circa 1.200 sul sostegno fanno notare dalla Flc. Secondo il sindacato, sarebbero rischio soprattutto i docenti di educazione musicale, anche i progetti sorti per contrastare la dispersione scolastica. La Flc Cgil si dice pronta a dare battaglia. Sempre che in questo giallo, la colpevolezza del ministero, venga provata in maniera definitiva.</p>
<p><em><strong>Antonino Ulizzi</strong></em></p>
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<title><![CDATA[L'ateneo di Bari appeso a un filo]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/08/07/lateneo-di-bari-appeso-a-un-filo/</link>
<pubDate>Tue, 07 Aug 2007 11:28:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non faranno sognare, ma le intercettazioni emerse dall’inchiesta su Esamopoli, rischiano di toglie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Non faranno sognare, ma le intercettazioni emerse dall’inchiesta su Esamopoli, rischiano di togliere il sonno a tutte le nuove matricole dell’università di Bari. E così, adesso che l’indagine volge a termine con il rinvio a giudizio di sei docenti, otto studenti e dodici bidelli, l’ateneo pugliese sceglie la linea dura. Il rettore Corrado Petrocelli ha già fatto sapere che se le accuse di associazione a delinquere, concussione, corruzione, falso ideologico e abuso di ufficio venissero confermate, l’università si costituirà parte civile. Gran parte delle prove a carico risalirebbero infatti a un periodo successivo al trenta giugno dello scorso anno. In quella data i carabinieri fecero irruzione nella facoltà di Economia e colsero in fragrante un bidello e un impiegato alle prese con una tangente da 250 euro. Ma da allora, pare che il gruppo ne incassò molte altre, per un totale di almeno cinquanta. Una piccola attività imprenditoriale con ricavi per 50mila euro, che si era conquistata la clientela – gli studenti – a colpi di minacce. Dalle conversazioni affiora un quadro in cui i docenti ricorrevano a tutto il loro peso baronale, pur di proteggere il business illecito. «Io ho degli amici molto in alto, molto, molto, molto in alto», ricorda uno di loro a un bidello vacillante. La piccola impresa si reggeva anche su tariffari ad hoc e target precisi. «Per le altre materie… a parte diritto… anche un mille euro soltanto, diritto… facciamo 1500», si accordano due professori al telefono. Gli addetti alle aule si incaricavano di contattare gli studenti in difficoltà e gestivano le transizioni in cambio di una percentuale. «Io ti devo portare un ragazzo… si tratta di un italiano… tre virgola cinque (segnale in codice che sta per 3.500 euro)», dice uno di loro a un insegnante. Un mosaico fitto ed oscuro, quello che i magistrati si apprestano a ricomporre. Alla facoltà di Economia, come dice un docente intercettato, «una tessera va ad incontrarsi con l’altra».</p>
<p><em><strong>Francesco Lo Dico</strong></em></p>
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<title><![CDATA[Firenze, ora L'Università non è più di Moda]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/08/04/firenze-ora-luniversita-non-e-piu-di-moda/</link>
<pubDate>Sat, 04 Aug 2007 11:33:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo sei anni di restauri e un investimento di 11 milioni e 500mila euro, gli studenti dell&#8217;Un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Dopo sei anni di restauri e un investimento di 11 milioni e 500mila euro, gli studenti dell'Università della Moda che fa capo all'ateneo gigliato, rischiano di non mettere mai piede nella villa di Castelpulci a loro destinata. A lanciare l'allarme è Simone Gheri, sindaco di Scandicci in cui sorge l'antico complesso duecentesco, già della famiglia guelfa dei Pulci. Nel 2001 Provincia, Università di Firenze e Comune di Scandicci decisero di farne un polo di alta formazione che avrebbe dovuto essere consegnato per la fine del 2009, ma la villa è passata all'Agenzia del Demanio, con la quale la cittadina nutre rapporti assai tesi. C'è la forte preoccupazione che si ripeta la vicenda del Palazzaccio, altro gioiello in attesa di restauro per il quale Scandicci firmò con il ministero delle Finanze un protocollo. L'accordo prevedeva la sua valorizzazione, ma l'immobile fu venduto alla Fintecna, Finanziaria dello Stato, e restò com’era. «Il nuovo assetto proprietario – precisa Gheri a proposito di villa Castelpulci in una lettera al sindaco di Firenze Leonardo Domenici e ai presidenti di Provincia e Regione Matteo Renzi e Claudio Martini – dev'essere accompagnato da un accordo di programma che dovrà riaffermare la destinazione a sede universitaria dell'edificio». L'Agenzia del Demanio sembrerebbe orientata infatti a collocare nel complesso attività che escluderebbero o ridurrebbero gli spazi assegnati all'Università della Moda. Un progetto che a partire dal 2001, fu diviso in due fasi. Nel luglio 2002 ci fu l'appalto di un primo lotto, 4 milioni e 680mila euro per il consolidamento. Poi, alla fine del 2005, una seconda tranche di restauri per circa 6 milioni di euro. Un investimento importante nella cultura e nell'alta formazione, che rischia di rimanere uno spreco.</p>
<p><em><strong>Francesco Lo Dico</strong></em></p>
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<title><![CDATA[Da Quarto la ricerca non è mai salpata]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/08/03/da-quarto-la-ricerca-non-e-mai-salpata/</link>
<pubDate>Fri, 03 Aug 2007 13:58:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sulla grande facciata dell’ex manicomio di Quarto, in provincia di Genova, che avrebbe dovuto ospi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Sulla grande facciata dell’ex manicomio di Quarto, in provincia di Genova, che avrebbe dovuto ospitare l’ Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) campeggiava la scritta Building the future, ma anche se sono trascorsi sei anni il tempo sembra essersi fermato. L’investimento di 4 milioni di euro arrivò, la palazzina fu ristrutturata, ma i ricercatori che avrebbe dovuto ospitare non ci misero mai piede, e così lo slogan fu prudentemente cancellato. Finì che il palazzo restò vuoto, e la spesa si trasformò in uno spreco. E dire che allora, pur di allestire l’Iit, venne accantonato il progetto di un hospice per cui erano stati già stanziati i finanziamenti. Tutto iniziò nel 2000, quando la regione Liguria si accordò con la Asl 3 genovese per trasformare la palazzina dell’ex manicomio di Quarto in un ricovero per malati terminali. Per questo tipo di strutture, la legge 39 varata in quell’anno garantiva un certo numero di fondi, e così l’associazione Gigi Ghirotti, impegnata nella terapia del dolore e in cure palliative, elaborò un progetto. Tutto era pronto, ma all’improvviso il contrordine. Niente hospice, il governatore Biasotti annuncia che la palazzina dovrà ospitare l’Istituto Italiano di Tecnologia. Di lì a breve partirono i lavori di ristrutturazione, un cartellone preannunciava il balzo nel mondo dell’ hi-tech, ma poi qualcosa cambiò. Cominciarono le ipotesi di nuove sistemazioni, e l’entusiasmo per l’IIT si tradusse in un nulla di fatto. La collocazione prevista di Quarto scomparve, i lavori di ristrutturazione espressamente disposti per l’Istituto restarono, e il futuro compromesso. A tutt’oggi vacante, l’ex manicomio di Quarto, probabile IIT, hospice mancato, semmai sarà assegnato richiederà nuovi interventi e nuovi sprechi.</p>
<p><em><strong>di Antonino Ulizzi </strong></em></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Mussi approva subito le modifiche di Fabiani allo statuto di RomaTre]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/07/31/mussi-approva-subito-le-modifiche-di-fabiani-allo-statuto-di-romatre/</link>
<pubDate>Tue, 31 Jul 2007 14:37:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il nuovo statuto dell’università di RomaTre, quello che il rettore Guido Fabiani ha modificato pe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Il nuovo statuto dell’università di RomaTre, quello che il rettore Guido Fabiani ha modificato per potersi ricandidare ancora una volta dopo aver già governato per tre mandati l’ateneo, è stato approvato dal ministero dell’Università e della ricerca a tempo di record: in appena 10 giorni. Quando il periodo standard per l’approvazione dei nuovi statuti è addirittura di due mesi. La forte opposizione a Fabiani (il magnifico rettore in senato accademico è riuscito grazie a un solo voto di differenza a far approvare il nuovo statuto) legge la sveltezza della procedura come la conferma dell’esistenza di una rete politica che ha nel rettore di RomaTre un terminale importante. Eppure sulle anomalie della governance universitaria, in particolare su questa voga di modificare gli statuti da parte dei rettori, il ministro Mussi si era espresso molto negativamente in una riunione del Consiglio universitario nazionale. Un segnale che poteva lasciar pensare a prese di posizione più decise. E invece non solo niente censura ma addirittura un canale preferenziale di immediata approvazione. Ma non basta. Anche nel merito e nella metodo infatti le modifiche apportate allo statuto di RomaTre contengono anomalie molto gravi. Il dibattito sulla modifica della costituzione dell’ateneo anzi tutto non è stato portato dentro l’università; in secondo luogo i verbali delle sedute più accese, dove l’opposizione ha portato attacchi molto duri alla gestione del rettore, non compaiono nel sito dell’università; infine, e soprattutto, nel nuovo statuto all’articolo 5 si legge testualmente: «La funzione di rettore non può essere svolta, di norma, per più di due mandati consecutivi». È in quell’inciso “di norma” che si trova l’aggiramento ad ogni limitazione di mandato. E, di fatto, la pietra su cui potranno poggiare rettorati potenzialmente eterni.</p>
<p><em><strong>di Riccardo Paradisi </strong></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[RomaTre: fronda a Fabiani]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/07/25/romatre-fronda-a-fabiani/</link>
<pubDate>Wed, 25 Jul 2007 13:37:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo Grossini</dc:creator>
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<description><![CDATA[Polemiche, critiche, indignazione: la decisione del magnifico rettore dell’università RomaTre Gui]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://indipendenteonline.wordpress.com/luniversita-degli-orrori/"><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" /></a>Polemiche, critiche, indignazione: la decisione del magnifico rettore dell’università RomaTre Guido Fabiani (del quale ci siamo <a href="http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/05/17/roma-tre-fabiani-studia-per-diventare-re/">già occupati in precedenza</a> )di modificare lo statuto dell’ateneo per eternarsi al vertice dell’ateneo ha lasciato dietro di sé una lunga teoria di disappunti. Riassunti in una dura lettera che numerosi componenti il Senato accademico hanno scritto rivolgendosi a tutto il personale docente dell’università, a quello amministrativo e bibliotecario oltre e che ai rappresentanti degli studenti. «Per la prima volta nella storia del nostro ateneo», si legge nella lettera, «il Senato accademico, a circa un anno dalla scadenza del suo mandato, ha deliberato una modifica sostanziale dello statuto con un solo voto di maggioranza, quello del presidente. Malgrado che anche dalle file dei favorevoli alla proposta di modifica era stata avanzata la richiesta di rinvio per consentire una più ampia consultazione delle varie componenti dell’Ateneo». La modifica allo statuto voluta e portata compimento dal gruppo di Fabiani non consente solo all’attuale rettore di ricandidarsi per essere eletto oltre il secondo mandato consecutivo, ma azzera anche le scadenze di altre cariche elettive monocratiche all’interno dell’ateneo: presidi, presidenti di corsi di studio e collegi didattici, direttori di dipartimento. I cui titolari già al secondo mandato consecutivo possono presentare nuovamente la propria candidatura e proseguire fino alla fine l’iter elettorale semplicemente ottenendo al primo turno solo un terzo dei voti degli aventi diritto. «Si aggiunga», entra ancora più nel merito la lettera «che le modalità di elezione sono diverse a seconda che il rettore uscente sia o no candidato: solo nel primo caso infatti se dal primo turno di votazioni non esce un vincitore si riaprono i termini per la presentazione delle candidature e possono presentarsi nuovi candidati». Un provvedimento molto pesante tanto più se si considera che invece il limite dei due mandati resta per le altre cariche elettive, tra cui il consiglio d’amministrazione e il senato accademico. Per questo, dentro Roma Tre, quello di Fabiani viene percepito come un autentico atto di forza: portato avanti malgrado il fatto che a votare la modifica sia stata una risicata maggioranza del senato accademico: 26 voti su 50. E con il voto decisivo del prorettore vicario Mario Morganti.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scuola, non ci sono i soldi per i benefit ai più bravi ]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/07/25/scuola-non-ci-sono-i-soldi-per-i-benefit-ai-piu-bravi/</link>
<pubDate>Wed, 25 Jul 2007 09:21:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Viaggi d’istruzione, card per musei ed eventi, voucher, buoni e carte di credito personalizzate. N]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Viaggi d’istruzione, card per musei ed eventi, voucher, buoni e carte di credito personalizzate. Nonostante la fitta pioggia di ricompense e benefit predisposti dal ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, gli studenti liceali più meritevoli pare dovranno continuare ad accontentarsi della paghetta di mamma e papà. Nell’intento di valorizzare i percorsi formativi, la riforma disegnata da viale Trastevere prevede infatti uno stanziamento di cinque milioni di euro, e anche se il decreto è stato approvato in Parlamento, si è appreso che di fatto manca la copertura. Il ministero contava di raggranellare la somma sfruttando gli accantonamenti e i risparmi di spesa legati alle Finanziarie degli anni precedenti (2001, 2003 e 2004), ma per accedere a queste risorse sarebbero necessari interventi contabili che spettano al Tesoro. È il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa che dovrà decidere se svincolare i premi studio, ma tutto lascia presagire che sull’eccellenza soffino venti sfavorevoli. Dopo le ingenti risorse impiegate da Fioroni per il nuovo contratto del personale scolastico, la borsa è rimasta semivuota. I 42 miliardi di euro impiegati hanno fatto schizzare la spesa corrente a un +15 per cento rispetto al bilancio dell’anno precedente. Quanto basta per mettere a rischio gli incentivi per i ragazzi più studiosi. Lungamente contestato il sei rosso, e rilanciate a più riprese le virtù della meritocrazia, Fioroni aveva affidato alla riforma il punto di partenza di una nuova cultura scolastica. Premi e ricompense per chi mostra talento e volontà, sacrificio e senso dell’onore per chi è chiamato a saldare i propri debiti formativi. Se non dovessero essere reperite le risorse, non rischiano di rimanere scoperti soltanto gli assegni. Il provvedimento mira anche a tirocini formativi e alla moltiplicazione di certamina individuali e collettivi tra i vari istituti scolastici, assegna alle università la facoltà di riconoscere crediti formativi ai diplomati più brillanti, ma soprattutto tenta di appianare gli ostacoli di genere, origine e cultura alle pari opportunità. Progetti pieni di buona volontà, che rischiano di rimanere confinati nel capitolo degli annunci. Se la caccia ai cinque milioni di euro rimanesse infruttuosa, mai come in questo caso, ogni promessa resterebbe un debito.</p>
<p><strong><em>di Antonino Ulizzi</em></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Messina, saga accademica ]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/07/24/messina-saga-accademica/</link>
<pubDate>Tue, 24 Jul 2007 09:23:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono trascorsi quasi dieci anni da quando balzò ai disonori della cronaca sotto il nome di verminai]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Sono trascorsi quasi dieci anni da quando balzò ai disonori della cronaca sotto il nome di verminaio, ma il sottosuolo dell’università di Messina sembra essere tornato a pullulare. Trame segrete, girandole di denari, concorsi truccati e corruzione. Una saga di potere e di traffici illeciti, a tratti sanguinosa, che già costò la vita al professore Matteo Bottari, freddato a colpi di lupara il 15 gennaio del 1998. Da allora, sullo Stretto era calato il silenzio, soltanto qualche mormorio e timida accusa. Fino alla nuova tempesta giudiziaria di questi giorni che ha portato ad arresti, interdizioni e perquisizioni. Nel centro del mirino la facoltà di Veterinaria dell’ateneo messinese. Alcuni concorsi sospetti sono valsi le manette al preside Battesimo Macrì, per i quali i pm Nino Nastasi e Adriana Sciglio hanno disposto i domiciliari. Ma l’inchiesta non ha risparmiato neppure il Magnifico Francesco Tomasello, per il quale il gip Antonino Genovese ha chiesto l’interdizione dalle pubbliche funzioni. Stessa richiesta anche per il consulente legale Raffaele Tommasini, l’ex preside di Veterinaria Giovanni Germanà e il membro del consiglio di facoltà Salvatore Giannetto. Gli inquirenti ipotizzano che Macrì abbia brigato per far vincere al figlio Francesco il concorso di professore associato a Chirurgia veterinaria. Per riuscirci avrebbe fatto pesanti pressioni su un altro docente, ma il preside di Veterinaria avrebbe preso a cuore un altro protetto, che a suo tempo si aggiudicò l’incarico di ricercatore. Altro ramo dell’inchiesta riguarda un cospicuo finanziamento che la Regione e l’Università di Messina avevano destinato al progetto scientifico Lip. Circa 300mila euro sarebbero finiti nelle tasche dei cinque indagati, per i quali si prospetta il reato di peculato. A Benedetto Macrì si contesta anche il reato di falso in atto pubblico, ma si è fatta molto delicata anche la posizione del professore Giuseppe Piedimonte, responsabile dell’Industrial Liaison Office (struttura dell’ateneo che si occupa dell’inserimento dei neolaureati nel mondo del lavoro), e di sua moglie Ivana Saccà, dipendente della già discussa società Unilav, presso la quale numerosi precari dell’università messinese avevano denunciato assunzioni irregolari e favoritismi.</p>
<p><strong><em>di Francesco Lo Dico</em></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[RomaTre, Fabiani quattro il rettore diventa un re ]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/07/21/romatre-fabiani-quattro-il-rettore-diventa-un-re/</link>
<pubDate>Sat, 21 Jul 2007 09:26:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
<guid>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/07/21/romatre-fabiani-quattro-il-rettore-diventa-un-re/</guid>
<description><![CDATA[Un altro highlander tra i rettori italiani. Si chiama Guido Fabiani e siede al vertice dell&#8217;un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Un altro highlander tra i rettori italiani. Si chiama Guido Fabiani e siede al vertice dell'università di RomaTre da dieci anni. Questo che si appresta a chiudere doveva essere l'ultimo mandato del suo lunghissimo e a tratti contestato rettorato. Almeno così prescriveva lo statuto di RomaTre che si ispira al più generale schema statutario che regola, si fa per dire, la governance delle università italiane e che pone un limite di due mandati per chi riveste la carica di rettore. Ma si sa: gli statuti universitari in Italia ormai esistono per essere modificati. Accade oggi a Roma, ma come questo giornale ha raccontato, è già avvenuto a Cagliari, a Bologna, a Brescia, a Perugia, in Molise che i rettorati si siano trasformati in pontificati. Cambiare lo statuto degli atenei del resto è una prassi ormai ordinaria per quei rettori che hanno la vocazione dei monarchi. Tanto che Fabiani una prima modifica allo statuto l'aveva già fatta alla scadenza dei primi due mandati come rettore di RomaTre, garantendosi un altro quadriennio. Adesso, a ridosso della nuova scadenza, con un’altra modifica Fabiani si assicura la possibilità di ricandidarsi a succedere a se stesso per la quarta volta consecutiva verso un nuovo mandato quadriennale. Potrebbe essere sufficiente questo per prendere atto con costernazione dello stato della governance nelle università italiane, sulla quale si attende invano da mesi che il ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, pronunci una condanna, annunci un’iniziativa. Ma non c'é solo questo. Il gruppo che sostiene Fabiani nella sua ibernazione alla guida del politburo di RomaTre infatti è andato oltre la seconda modifica dello statuto. È riuscito a ottenere – malgrado l’eroica resistenza dell’opposizione in ateneo – che al magnifico Fabiani per poter essere rieletto bastino al primo turno il 33 per cento dei voti tra gli aventi diritto. Dentro RomaTre cova il malcontento, naturalmente, anche perché nel senato accademico la modifica allo statuto è passata per un solo voto. Ma come si dice cosa fatta capo ha. Gli statuti passano, i rettori, come i diamanti, sono per sempre.</p>
<p><strong><em>di Riccardo Paradisi</em></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lecce, c’è del marcio in ateneo ]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/07/10/lecce-c%e2%80%99e-del-marcio-in-ateneo/</link>
<pubDate>Tue, 10 Jul 2007 09:34:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Che Oronzo Limone, rettore dell’università di Lecce, fosse un grande macinatore di potere univers]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Che Oronzo Limone, rettore dell’università di Lecce, fosse un grande macinatore di potere universitario si è sempre saputo. E di potere Limone ne aveva macinato talmente tanto che poco si curava delle critiche. Alle voci sulla fulminea carriera accademica del figlio il magnifico Oronzo scrollava le spalle. E restava noncurante e tranquillo anche di fronte alle critiche sul modo (spregiudicato) di gestire i rapporti di forza all’università. Adesso però è diverso. Le accuse che investono il magnifico rettore del Salento sono di altro tenore. Non sono semplici polemiche accademico-giornalistiche. Adesso il rettore di Lecce è indagato dalla magistratura con l’ipotesi di peculato in atti d’ufficio. Coinvolto nell'inchiesta condotta a Lecce dal sostituto procuratore Marco D'Agostino sulla pianificazione urbanistica della precedente amministrazione comunale. Più precisamente Limone si troverebbe coinvolto nel troncone relativo al progetto che localizzava come sede del polo universitario umanistico l'area tra la ex manifattura tabacchi di Lecce e la tangenziale ovest. Scelta che comportava una variazione rispetto al Piano regolatore della città e che avrebbe favorito gli interessi di privati beneficiati da espropri molto vantaggiosi. Accuse pesanti che vedono coinvolto anche l’ex assessore all’urbanistica di An Angelo Tondo. A questo aggiunge un corredo di indizi che rende se possibile ancora più critica la situazione del vertice dell’università salentina. Nell’ambito delle indagini infatti è emerso anche il sospetto che i lavori di ristrutturazione di un immobile di proprietà del figlio del rettore Limone (Pierpaolo, ricercatore presso l’università della Valle d’Aosta) siano stati addirittura messi in conto all’università salentina attravareso un giro di fatturazioni false. È un sospetto – si dice e si scrive a Lecce – che trae spunto dal contenuto delle intercettazioni telefoniche svolte dagli investigatori. Ma non basta. Tra i documenti e gli atti sequestrati dai carabinieri nel corso delle perquisizioni ci sono anche elettrodomestici e casse di vino prezioso. Tutta merce che stando ancora alle ipotesi degli investigatori sarebbe stata acquistata con fatture intestate all’università.</p>
<p><em><strong>di Riccardo Paradisi</strong></em></p>
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<title><![CDATA[Atenei: questa governance ha fallito ]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/07/04/atenei-questa-governance-ha-fallito/</link>
<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 09:37:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Troppo spesso il carattere pubblico delle nostre Università è stato confuso con la natura statale-]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />Troppo spesso il carattere pubblico delle nostre Università è stato confuso con la natura statale-burocratica delle strutture universitarie. Che per le loro ben note carenze organizzative e i non rari casi di comportamenti accademici discutibili, hanno finito con l’intaccare ancor più il consenso sociale attorno all’Università e ai suoi modi di funzionamento. In questa prospettiva il passaggio prioritario verso una riforma della vita universitaria deve essere individuato nella ridisegnazione dei ruoli, dei soggetti responsabili del governo degli Atenei ed in particolare dei Rettori, dei Consigli di Amministrazione, dei Senati Accademici nel rispetto del principio costituzionale dell’autonomia delle istituzioni universitarie. Chiamate a rendere conto dei propri risultati in modo trasparente a Stato, studenti, forze sociali, territorio, enti finanziatori. Per arrivare a questo risultato però è necessario un quadro di regole intese ad eliminare un’eccessiva rappresentanza delle corporazioni interne, con una netta differenziazione tra funzioni di natura culturale, didattica, scientifica e regolamentare, e quelle amministrativegestionali. Le prime da affidare al Senato Accademico; le seconde da affidare al Consiglio di Amministrazione. Ma è urgente e necessario ridisegnare anche la figura del Rettore che, oltre ad avere la legale rappresentanza dell’Ateneo, e presiedere il Senato Accademico ed il Consiglio di Amministrazione, avrà ogni potere di iniziativa e di ordinaria e straordinaria amministrazione con esclusione di materie di naturale spettanza collegiale (Statuti, Regolamenti, bilanci, ecc.). Il suo mandato, però, lungo o breve che sia, potrà essere consecutivamente rinnovato una sola volta per permettere in nessun caso più di dieci anni consecutivi di funzione rettorale. Questo principio legislativo dovrà essere vincolante e recepito negli Statuti al fine anche di escludere la possibilità, con semplice modifica delle norme statutarie, di azzerare i mandati rettorali pregressi consentendo reiterate ricandidature ad libitum del Rettore. Da vario tempo, infatti, in diverse Università si sta diffondendo questo fenomeno che implica il venir meno del principio del rinnovo al vertice dell’istituzione della rappresentanza rettorale, principio che non può essere eluso in quanto è l’unico a garantire l’imparzialità, l’efficace e l’efficienza del funzionamento dell’organo che deve restare immune da condizionamenti corporativi. E proprio di recente, intervenendo ai lavori del Consiglio Universitario Nazionale, il ministro Mussi sollecitato anche da una campagna di stampa portata avanti anche da questo giornale ha precisato che l’esercizio dell’autonomia universitaria può in concreto produrre effetti indesiderati, e, riferendosi espressamente al caso dei Rettori che prolungano sine die il loro mandato, ha annunciato, nel quadro di una completa revisione del governo degli Atenei, un preciso intervento legislativo in proposito. In questo il ministro ha dimostrato una notevole sensibilità. Anche se ora c'è da sperare che la riforma della governance delle Università si attui in tutte le sue forme. È questa oggi la priorità dell'università italiana, anche perché tutte le altre riforme della vita universitaria – dal reclutamento allo stato giuridico dei docenti, ai finanziamenti statali e alla valutazione delle attività delle Università – la presuppongono.</p>
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<title><![CDATA[Professori intoccabili, orari flessibili ]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/07/03/professori-intoccabili-orari-flessibili/</link>
<pubDate>Tue, 03 Jul 2007 09:41:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[I docenti universitari sono l&#8217;ultimo baluardo di un&#8217;idea pretenziosa e antica, per cui i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.thumbnail.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" />I docenti universitari sono l'ultimo baluardo di un'idea pretenziosa e antica, per cui il lavoro nobilita l'uomo. Il loro gli offre prestigio, gloria, e denari, e al contempo li mobilita molto poco. Ciascun ordinario è tenuto a trascorrere in facoltà trecentocinquanta ore l'anno, meno di un'ora al giorno da spendere tra insegnamento e orientamento studenti. Ma anche se hanno dalla loro una legge assai magnanima, godono anche di un'estrema flessibilità, perché non esiste alcun meccanismo di controllo che accerti di volta in volta se sono presenti. Quando si assentano, insomma, nessuno gli chiede la giustificazione o il certificato medico, non hanno detrazioni in busta paga, e spesso non ritengono neppure di dovere annunciare la loro mancanza. Non è infrequente che gli studenti iscritti ai loro corsi, spesso pendolari, apprendano di un improvviso impegno internazionale del loro docente, nello stesso istante in cui si recano a lezione. Ma anche nell'attività di orientamento, i docenti mostrano di perdere la bussola con una certa facilità. Anche se una legge del 1990 istituisce infatti il tutoraggio, un'attività di sostegno e monitoraggio che dovrebbero garantire ai loro allievi, molti di loro interpretano il ricevimento come un evento straordinario, altri lo fanno, ma non si presentano, altri ancora non si presentano perché non comunicano neppure una data e un orario di incontro, anche se l’anno accademico è inoltrato. Il peggio che può accadere in questi casi è qualche sibilo di protesta degli studenti, gli stessi che lui, luminare influente, dovrà giudicare a fine corso. Matricole e allievi non ci tengono a complicarsi la vita, né potrebbero complicare granché quella degli insegnanti. Insieme ad alti funzionari e militari di rango, i docenti universitari si fanno pregio di non potere essere licenziati, né di dovere prestare giuramento. Ma anche per i più volenterosi non c'è timore di rimanere incastrati alla cattedra per sempre. Ogni dieci anni di lavoro, un professore ha diritto a due anni sabbatici in cui dare nuovo slancio alla propria lucidità intellettuale, senza rinunciare però alla piacevole consuetudine di essere stipendiati. Ufficialmente il professore dovrebbe dedicare questi ventiquattro mesi alla ricerca, ma per molti l'occasione è davvero troppo ghiotta, e complici controlli non troppo fiscali, godersi una bella vacanza diventa abbastanza facile. D'altra parte, negli atenei italiani, i panni sporchi si lavano in famiglia. Vuoi che omonimi, nipoti, amici e parenti, si mettano di traverso, dopo tutto quello che tanti docenti balzati agli onori delle cronache, hanno fatto per loro? Lo stato giuridico dei professori universitari è vecchio di ventisette anni ed evidentemente sta bene così a tutti, perché dal 1980 a oggi nessun governo ha mai pensato di rivederlo. Anche qui è una questione di privilegi medievali. Basta scorrere le liste dei nostri parlamentari, per scoprire quanto essere un professore universitario influente, spesso significhi passare dagli otia della cattedra, ai negotia della politica.</p>
<p><em><strong>di Francesco Lo Dico </strong></em></p>
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<title><![CDATA[Caso Basilicata: Quattro facoltà ma venti serre]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/06/30/caso-basilicata-quattro-facolta-ma-venti-serre/</link>
<pubDate>Sat, 30 Jun 2007 11:53:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco Lo Dico</dc:creator>
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<description><![CDATA[La piccola università della Basilicata conta su quattro facoltà, poco più di novemila studenti e ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://indipendenteonline.wordpress.com/luniversita-degli-orrori/"><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" /></a>La piccola università della Basilicata conta su quattro facoltà, poco più di novemila studenti e su venti serre costruite con i finanziamenti post terremoto: qualcosa come sette milioni e mezzo di euro. Erano state destinate agli studenti della facoltà di Agraria, ma per qualche ragione non sono mai state utilizzate e l’ateneo lucano è stato incluso, così, tra gli enti su cui si addensano sospetti di mala gestio di beni pubblici. Un elenco di ipotetici sprechi che ha reso noto Michele Oricchio, procuratore generale della Corte dei Conti regionale. A rendere ancora più intricata la vicenda, si sono aggiunti però i progetti di ricerca finanziati dall’Unione europea tramite la Regione: oltre dieci milioni di euro erogati fra il 1994 e il 1999 per realizzare studi sul territorio. Alcuni di questi non si sono conclusi nei tempi indicati, e siccome era stata l’Università della Basilicata ad anticipare ai docenti i fondi necessari, nel bilancio del 2003 si sarebbe creato un buco per circa due milioni di euro non restituiti. Col risultato che il bilancio di previsione 2005 non è stato approvato dal cda e che la Regione ha dovuto far quadrare i conti dell’ateneo lucano. Un milione di euro – in aggiunta ai finanziamenti ordinari – nel 2005, e tre milioni annuali fino al 2009. Adesso i carabinieri hanno acquisito in Regione i documenti legati ai progetti di ricerca e presto sui fondi europei dovrebbe essere fatta chiarezza.</p>
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<title><![CDATA[Perchè negli atenei comandano ancora i baroni ]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/07/03/perche-negli-atenei-comandano-ancora-i-baroni/</link>
<pubDate>Sun, 03 Jun 2007 10:09:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Ornella Mollica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il ministro dell’Università Fabio Mussi ha dichiarato più volte che tutti i concorsi universitar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://indipendenteonline.wordpress.com/luniversita-degli-orrori/"><img src="http://indipendenteonline.wordpress.com/files/2007/05/tocco_medium.jpg" alt="L’università degli orrori" align="left" hspace="5" /></a>Il ministro dell’Università Fabio Mussi ha dichiarato più volte che tutti i concorsi universitari sono sempre stati truccati, sia quelli nazionali sia quelli ‘locali’ introdotti dalla riforma Berlinguer. Per i concorsi nazionali con commissari estratti per sorteggio si è sempre vociferato che le estrazioni fossero pilotate e, comunque, chi veniva ‘sorteggiato’ coglieva l’occasione per fare passare i suoi allievi, amici, amici degli amici, e così via. La riforma dei concorsi universitari introdotta da Luigi Berlinguer, un professore universitario e un rettore che conosceva bene l’università, era tale da non poter non produrre gli effetti negativi dichiarati dal ministro Mussi. La procedura di valutazione per reclutare professori e ricercatori introdotta da Berlinguer prevedeva che ogni università bandisse un concorso nazionale per ogni posto di professore richiesto da ogni facoltà e che la commissione giudicante, oltre al candidato vincitore, dichiarasse idonei altri due candidati. Questi ultimi sarebbero stati poi chiamati dalle università di provenienza a ricoprire i posti per cui erano stati giudicati idonei. Poiché la commissione esaminatrice, a parte il membro interno designato dalla facoltà, erano elette con votazione nazionale e poiché gli altri sette membri – come documenta il sito http://reclutamento.murst.it - risultano eletti da ogni settore disciplinare con pochi voti ( al massimo dieci, sedici voti) è chiaro che il sistema concedeva via libera a qualsiasi cordata di venti di persone di decidere vincitori, idonei e commissione. Se si tiene poi conto che ogni concorso bandito veniva inserito in una sessione con almeno un centinaio di altri concorsi, è chiaro che in ogni settore disciplinare era facile mettersi d’accordo di volta in volta sui vincitori, gli idonei e la commissione. Non è mai accaduto che un concorso non producesse vincitori e idonei già negoziati, né che una cordata sia stata fatta fallire e sia stata eletta una commissione diversa da quella concordata. Il sistema ha sempre funzionato perché dalle Alpi alle isole nessun barone o vassallo si è mai opposto all’esito di un concorso, facendo saltare una cordata, per la semplice ragione che se lo avesse fatto, sarebbe stato isolato e non sarebbe riuscito a fare vincere alcun concorso a propri candidati. Poiché sono state anche poche le relazioni di minoranza allegate ai verbali finali, eccezioni trascurabili i membri interni contestati, è evidente che il sistema di reclutamento universitario è granitico e non può essere messo in crisi dall’interno. I ricorsi ai Tar, le denunce alla magistratura dei candidati bocciati, hanno iter lunghissimi e in genere senza conclusioni. Dilungarsi sul nepotismo, il familismo, il clanismo del sistema di reclutamento della riforma Berlinguer, è ormai argomento consunto, mentre è invece importante ricordare al ministro Mussi che il sistema di reclutamento da lui deprecato è diretto salvo rare eccezioni da docenti di sinistra, dai suoi compagni. Dati i fallimenti precedenti, non si comprende come il ministro Mussi possa pensare di riformare i concorsi, bandendo 4.000 posti per ricercatore con concorsi nazionali, raggruppati in due sessioni annuali, perché è proprio la regola della sessione alla base della corruzione del nostro sistema di reclutamento. Come nei precedenti concorsi della riforma Berlinguer, sarà la regola della sessione a tenere insieme il sistema e tutti saranno disposti a chiudere un occhio o entrambi su una cordata, pur di ottenere lo stesso trattamento per la propria. Dei sette membri delle commissioni, cinque saranno sorteggiati tra gli ordinari del macrosettore disciplinare per cui è bandito il concorso, mentre gli altri due saranno scelti per ciascun candidato dal ministero nell’ambito di una lista di studiosi stranieri o impiegati stabilmente presso università o enti di ricerca stranieri. È evidente che i membri sorteggiati tra gli attuali ordinari sono usciti dai precedenti concorsi truccati – come li definisce il ministro – e la lista degli studiosi stranieri nominati dal ministero sarà fornita al ministro dai suoi collaboratori ed è difficile immaginare un ministro dell’università che anche con tutte le migliori intenzioni del mondo possa scegliere collaboratori di diverso orientamento politico da quello della sua coalizione. Se il ministro Mussi ha davvero tutte le buone intenzioni che dichiara, abolisca l’arcaica istituzione del concorso, adotti il sistema di reclutamento americano, rinunci alla piramide con i ricercatori alla mercé di baroni e vassalli, faccia assumere alle università assistent professor e li metta in competizione con associati e ordinari, come negli Stati Uniti, dove un trentacinquenne può guadagnare più di un sessantenne se scrive un libro importante.In Italia, se un ricercatore non fa le ricerche desiderate dal suo boss, non esaudisce tutte le corvée e i riti di corte, non fa carriera. Nelle varie classifiche internazionali, le università americane e inglesi sono considerate le migliori e attraggono studenti asiatici, arabi e africani, mentre il sogno di ogni famiglia italiana è fare studiare a Oxford e Harvard i figli. Si sa che ogni sistema politico tende a controllare la cultura, anche quando dichiara il contrario, ma il ministro Mussi sa che il controllo dell’università non ha impedito il collasso dell’Urss e l’accademico-funzionario non è più necessario perché la politica si fa con i media. Se il ministro fa sul serio, usi l’agenzia per la valutazione della ricerca, tagliando fondi e licenziando i docenti improduttivi, metta in competizione le università, le classifichi e imponga tasse diverse per gli studenti, secondo il diverso livello delle università. In poco tempo, vedrà che le nostre università saranno in grado di controllarsi come le americane e faranno a gara per reclutare i migliori docenti.</p>
<p>di Daniela Coli</p>
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