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	<title>mantenimento &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/mantenimento/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "mantenimento"</description>
	<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 15:59:57 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Non cambia l'assegno di mantenimento se il coniuge vende la casa]]></title>
<link>http://studiolegalemeiecalcaterra.wordpress.com/?p=2313</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 10:53:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>mgraziamei</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Cass. Sez. civ. Sentenza n. 11487/08
La Corte di Cassazione di recente ha affermato il seguente pri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://studiolegalemeiecalcaterra.files.wordpress.com/2008/07/ks107423.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2314" src="http://studiolegalemeiecalcaterra.wordpress.com/files/2008/07/ks107423.jpg?w=63" alt="" width="63" height="96" /></a></p>
<p>Cass. Sez. civ. Sentenza n. 11487/08</strong></p>
<p>La Corte di Cassazione di recente ha affermato il seguente principio: "per disporre la modificazione delle condizioni di separazione occorre la sopravvenienza di giustificati motivi, quali sono i mutamenti delle condizioni economiche delle parti, in guisa tale che sia mutato il complessivo equilibrio fissato in sede di separazione, non bastando a tal fine il venir meno di un determinato introito di cui fruiva l'obbligato, ovvero l'alienazione da parte sua di un bene, dovendo l'obbligato, per poter chiedere ed ottenere la modifica degli assegno stabiliti in sede di separazione, dare la prova del mutamento, in conseguenza di tali fatti, di detto equilibrio".</p>
<p>In tal senso la Cassazione ha escluso che la vendita di un immobile da parte dell'obbligato al versamento dell'assegno di mantenimento comporti la riduzione dell'importo dell'assegno stesso.</p>
<p>Da <strong>Saranno Avvocati</strong>   <a href="http://www.sarannoavvocati.it/aggiornamento/comm_cass_11487_08.htm" target="_blank">la notizia qui</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Divorzio e pensione di reversibilità]]></title>
<link>http://avvocatoblog.wordpress.com/?p=106</link>
<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 14:12:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>avv. falusi</dc:creator>
<guid>http://avvocatoblog.wordpress.com/?p=106</guid>
<description><![CDATA[Cass. civ., Sez. lav., 23 giugno 2008, n. 17047
Il diritto del coniuge divorziato alla pensione di r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-68" src="http://avvocatoblog.wordpress.com/files/2008/04/martello.png?w=96" alt="" width="96" height="96" /><span style="color:#0000ff;"><strong>Cass. civ., Sez. lav., 23 giugno 2008, n. 17047</strong></span></p>
<p><span style="color:#0000ff;">Il diritto del coniuge divorziato alla pensione di reversibilità (o ad una quota di essa, nell'ipotesi di concorso con altro coniuge superstite) - come previsto dall'art. 9, L. 6 marzo 1987, n. 74 - presuppone che l'assegno di divorzio giudizialmente riconosciuto, di cui il richiedente è titolare al momento della morte dell'ex coniuge, gli sia stato attribuito esclusivamente nel suo interesse ed a suo beneficio; ove l'assegno gli sia stato attribuito nell'interesse ed a beneficio di altri che il richiedente ha la funzione di tutelare, il diritto permane nel limite in cui questa funzione permanga.</span></p>
<p><!-- fine testolink--><!-- end news X--><!-- begin ciclo news del gruppo--><!-- begin news X--></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[se il padre non riconosce i propri figli]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=1016</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 09:07:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tiziano Solignani</dc:creator>
<guid>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=1016</guid>
<description><![CDATA[Sono una ragazza madre di 21anni, con due gemelli di 9mesi, avuti dal mio ex convivente ,lui se n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Sono una ragazza madre di 21anni, con due gemelli di 9mesi, avuti dal mio ex convivente ,lui se n'è andato di casa ad agosto07 non ha riconosciuto i bimbi, e mantenimento non ne da, tranne x nov ha dato 400euro e dic 500 e poi è sparito nuovamente. Attualmente non lavoro, lui invece è assunto come saldatore tempo indeterminato, ad allora guadagnava 1400euro ora fa lavori esterni quindi percepisce di più.Vorrei poter usufruire del gratuito patrocinio avendo guadagnato nel07 solo 500 euro, ovvero ho lavorato solo l'ultimo mese post parto,nello stato di famiglia risulto io e i miei figli ma risulta ancora il mio ex ,nonostante abbia fatto richiesta al comune in agosto07,mi hanno detto che se non cambia residenza lui resta così.Vorrei chiedere il mantenimento al mio ex,più gli arretrati e magari danni morali per aver subito oltre l'abbandono,la depressione,ho rischiato di perdere i bimbi ad agosto documentati dall'ospedale,e anche calugne da parte sua.Vorrei porle un altra domanda ,io sono di xxx,ho letto nel blog che essendo di un altra città  affiderebbe il caso ad un altro avvocato? (Marina, via mail)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Devi fare una causa di accertamento giudiziale della paternità, a seguito della quale il padre sarà condannato a pagare un contributo mensile per il mantenimento dei due bambini nonchè tutti gli arretrati fino a quel momento non corrisposti.</p>
<p style="text-align:justify;">Per il gratuito patrocinio per fare questa causa non ci sono problemi, perchè la presenza del tuo ex nello stato di famiglia non è rilevante, trattandosi di una causa in cui i tuoi interessi sono in conflitto con i suoi, ragione per cui si applica l'art. <a href="/2007/09/14/il-patrocinio-gratuito-in-caso-di-separazione/" target="_blank">76</a> del famoso DPR 115/2002 e si tiene in considerazione solo il tuo reddito.</p>
<p style="text-align:justify;">Per lavorare sulla tua città non ci sono problemi, casualmente proprio in questo periodo sto seguendo un'altra separazione proprio su questa piazza. La cosa funzionerebbe così: tu saresti seguita dal mio studio, mentre presso la tua città ci sarebbe un mio collega come appoggio per le attività che sono necessaramente da fare in loco, come gli accessi agli uffici, le copie dei documenti e così via. Penserò io naturalmente a pagare questo collaboratore, tu comunque avendo il gratuito patrocinio non spenderai nulla.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cassazione Lavoro: licenziamento per abuso del congedo parentale]]></title>
<link>http://studiolegalemeiecalcaterra.wordpress.com/?p=2170</link>
<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 08:39:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>mgraziamei</dc:creator>
<guid>http://studiolegalemeiecalcaterra.wordpress.com/?p=2170</guid>
<description><![CDATA[
(Corte di Cassazione - Sezione Lavoro, Sentenza 16 giugno 2008, n. 16207: Licenziamento per abuso c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://studiolegalemeiecalcaterra.files.wordpress.com/2008/06/u100882011.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2171" src="http://studiolegalemeiecalcaterra.wordpress.com/files/2008/06/u100882011.jpg?w=63" alt="" width="63" height="96" /></a></p>
<p>(Corte di Cassazione - Sezione Lavoro, Sentenza 16 giugno 2008, n. 16207: Licenziamento per abuso congedo parentale - Legittimità).</strong></p>
<p>"L'articolo 32 comma 1, lettera b) del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n.151, nel prevedere - in attuazione della legge delega 8 marzo 2000 n.53 - che il lavoratore possa astenersi dal lavoro nei primi otto anni di vita del figlio, percependo dall'ente previdenziale un'indennità commisurata ad una parte della retribuzione, configura un diritto potestativo che il padre lavoratore può esercitare nei confronti del datore di lavoro, nonché dell'ente tenuto all'erogazione dell'indennità, onde garantire con la propria presenza il soddisfacimento dei bisogni affettivi del bambino e della sua esigenza di un pieno inserimento nella famiglia; pertanto, ove si accerti che il periodo di concedo viene utilizzato dal padre per svolgere una diversa attività lavorativa si configura un abuso per sviamento della funzione propria del diritto, idoneo ad essere valutato dal giudice ai fini della sussistenza di una giusta causa di licenziamento, non assumendo rilievo che lo svolgimento di tale attività (nella specie, presso una pizzeria di proprietà della moglie) contribuisca ad una migliore organizzazione della famiglia".</p>
<p>Da <strong>Filodiritto</strong>   <a href="http://www.filodiritto.com/index.php?azione=archivionews&#38;idnotizia=1448" target="_blank">la notizia qui</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[prima casa e seconda casa in regime di separazione]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=1003</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 17:37:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antinisca Sammarchi</dc:creator>
<guid>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=1003</guid>
<description><![CDATA[Salve, complimenti per il vostro sito. Vi sottopongo la mia domanda sperando di ricevere un vostro p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Salve, complimenti per il vostro sito. Vi sottopongo la mia domanda sperando di ricevere un vostro parere. Vi inquadro la mia situazione, abbiamo fatto separazione consensuale  circa 4 anni fà dopo circa 20 di matrimonio, stabilendo che la mia ex  avrebbe usufruito della nostra casa di proprietà acquistata in  comunione dei beni nel 93. Lei vive con le mie figlie attualmente di 24  e 18 anni entrambe ancora studenti e sto passando un assegno di 500 eruo  mensili, per le ragazze e la mia quota di mutuo che temina alla fine di  quest'anno. Ora dopo 4 anni vorrei acquistare una casa mia, ma il problema è che  essendo ancora cointestatario di quella coniugale dovrei acquistarla  come seconda casa con un aggravio di tasse ecc. La mia ex mi ha proposto  di cederle la sua quota, ma non mi darebbe nulla. La mia domanda è questa: posso in qualche modo acquistare una casa per me, come prima casa, senza  perdere i miei diritti sulla casa acquistata durante il matrimonio ? Ed  in caso di risposta negativa, posso cotringere la mia ex ed acquistare  la mia parte, anche per una cifra inferiore alla metà ? Le mie figlie che  diritti hanno sulla casa ?(Tommaso, via posta elettronica)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto concerne la questione dei benifici prima casa Ti devi rivolgere ad un notaio poichè solo lui può spiegarTi al meglio la situazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda un'eventuale vendita della casa coniugale non puoi costringere Tua moglie ad acquistarne una parte; tuttavia puoi rivolgerTi al Giudice chiedendo la vendita della casa coniugale a terzi con conseguente divisione del ricavato.</p>
<p style="text-align:justify;">Può essere che così facendo Tua moglie decida autonomamente di acquistare la Tua metà di casa e Tu potrai decidere di vendergliela ad un prezzo 'di favore'.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda le figlie non hanno alcun diritto sulla casa coniugale, tuttavia considera che se loro vivono con la madre e se la casa coniugale sarà venduta, Tua moglie sarà costretta a cercarsi una nuova abitazione, magari in affitto, e Tu potresTi essere tenuto a versare un mantenimetno più alto.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[quesiti sul divorzio]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=1002</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 17:30:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antinisca Sammarchi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Buongiorno. Sono separato da diversi anni. Vorrei avere alcune informazioni: 1. costo presunto per u]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Buongiorno. Sono separato da diversi anni. Vorrei avere alcune informazioni: 1. costo presunto per un divorzio consensuale ? Dal momento che ho letto  importi molto diversi nei vari forum sul web.  2. Nel mio regime attuale di separazione consensuale posso vendere  l'appartamento senza che la mia ex possa intromettersi? Più chiaramente:  può venire a chiedermi dei soldi, relativi a tale vendita? O devo aspettare prima il divorzio? Grazie per l'attenzione. Distinti saluti.(Giovanni, via posta elettronica)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Purtroppo caro lettore non sei molto chiaro per cui darò solo una risposta generale e, nel caso in cui Tu abbia ancora dei dubbi, lascia un commento qui sotto.</p>
<p style="text-align:justify;">Se l'immobile che Tu vuoi vendere è solo Tuo perchè acquistato prima del matrimonio o dopo la separazione, ovvero ancora durante il matrimonio in regime di separazione dei beni, puoi tranquillamente venderlo e tenere il ricavato.</p>
<p style="text-align:justify;">Tuttavia, se l'immobile è in comproprietà avrai bisogno del consenso di Tua moglie per alienarlo e il ricavato dovrà essere diviso.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda i costi di una pratica di divorzio, questi dipendono da molti fattori e ciascuno Studio Legale si comporta a modo suo, per farTi un esempio possono andare dai 500€ ai 3.000€.</p>
<p style="text-align:justify;">Se vuoi dal nostro studio un preventivo Ti chiedo di ricontattarmi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[devo chiedere il divorzio...]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=1001</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 17:21:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antinisca Sammarchi</dc:creator>
<guid>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=1001</guid>
<description><![CDATA[Salve avvocati&#8230; dal volto umano! Complimenti per il sito, veramente  utile specialmente se ott]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Salve avvocati... dal volto umano! Complimenti per il sito, veramente  utile specialmente se ottiniamo risposte ottimistiche per noi. Mi sono  separato da circa due anni con consensuale su richiesta della mia ex  dopo 30 anni di matrimonio. I figli sono maggiorenni, uno è laureato e  lavora a tempo determinato presso una università spagnola, l'altra  frequenta l'università e vive con la mamma nell'appartamento di cui  sono proprietario al 50% con la mia ex. In fase di separazione il  giudice ha assegnato la casa alla mia ex, ed ha stabilito un versamento  di mantenimento di 150€ a figlio, preciso che la mia ex lavora come  dipendente di azienda di sanità pubblica. Il mio problema principale è  che vorrei la mia parte del valore della casa per avere una certa  sicurezza economica dato che percepisco circa 1800€ al mese e che  650€ se ne vanno per l'affitto, 300€ per il mantenimento e altre 350€ per un  prestito preso prima della separazione e che ne avrò ancora per circa  7 anni. Che possibilità ho di rivedere quanto stabilito con l'atto di  separazione che affidava la casa alla mia ex ovvero posso pretendere di  far vendere la casa? Preciso inoltre che soffro di 3 patologie  abbastanza serie e che non ho fatto valere in fase di giudizio perchè  speravo in una riappacificazione. Che possibilità avrei di spuntarla se  presentassi una documentazione medica la quale attesti un aggravamento  delle mie patologie avvenute dopo la separazione? Grazie per le risposte  che mi darete e vi sarei grato se mi avvisaste tramite e-mail che la  risposta è on line! Saluti sinceri (Paolo, via posta elettronica)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda le possibilità, mi spiace ma non abbiamo la sfera di cristallo!!!</p>
<p style="text-align:justify;">Scherzi a parte, quando instauri un procedimento devi sicuramente ricorrere a tutti i mezzi in Tuo possesso allo scopo di portare il Giudice dalla 'Tua' parte, pertanto Ti consiglio vivamente di presentare tutta la documentazione relativa alle Tue patologie.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda come procedere le strade sono sostanzialmente due:</p>
<ol style="text-align:justify;">
<li>chiedi il divorzio, una volta passati tre anni dalla separazione, e contestualmente chiedi al Giudice la vendita della casa coniugale con conseguente divisione al 50% del ricavato. In questo caso, anche se mancano ancora diversi mesi da quando potrai procedere con il divorzio, Ti consiglio di incaricare fin da subito un legale che avvii delle trattive con Tua moglie - o meglio, con il suo legale - in modo tale da non portarle troppo avanti ma, una volta che i tempi saranno maturi per il divorzio, di poter ricorrere immediatamente al Giudice;</li>
<li>non aspetti il divorzio ma instauri subito un procedimento per divisione giudiziale di un bene immobile (ne ho mandato via uno proprio la scorsa settimana). In questo secondo caso chiedi al Giudice che la casa coniugale venga venduta - dopo averla fatta periziare da un perito del Tribunale -ne disporrà la vendita con conseguente divisione del ricavato.</li>
</ol>
<p style="text-align:justify;">Nel caso in cui Tu propenda per la seconda soluzione c'è la possibilità che Tua moglie decida di procedere alla vendita dell'immobile dopo aver ricevuto la notifica dell'atto, poichè questo comporterà un risparmio di tempo e denaro per entrambi.</p>
<p style="text-align:justify;">Se vuoi un preventivo per la Tua pratica, Te lo possiamo fare <a href="/2007/10/15/da-oggi-preventivi-gratuiti/" target="_blank">gratuitamente</a>. Tieni presente che grazie al nostro<a href="/network" target="_blank"> network</a> possiamo operare in ogni parte d’Italia e quindi anche presso l'autorità giudiziaria competente nel Tuo caso.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[come prendere gli alimenti dal padre che vive e lavora in Cina]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=998</link>
<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 14:52:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tiziano Solignani</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono una madre straniera cittadinanza Britannica che vive con 2 figli di età 12 e 14 anni,il padrè]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Sono una madre straniera cittadinanza Britannica che vive con 2 figli di età 12 e 14 anni,il padrè dei figli da 3 anni non vive più in Italia (straniero Cinese) che ha fatto una nuova vita ma rientra ogni 2 mesi per lavoro e vede i figli.Se mio ex marito smette di versare l'alimenti per i figli,posso fare una denuncia contro un padrè che non vive più in Italia e con questa denuncia,cosa sarebbe la consequenza?Alcuni mi dicono che in questo caso,non c'è una legge che tutelare miei figli anche se il padrè non comporta come ha scritto nella sentenza di divorzio dal tribunale tanto sono fregata che lui può approfittare la sua posizione di essere non residente qua e non ha neanche un reddito che posso fare pignorare...con questa denuncia,verrà impedito quando rientra in Italia? In questo caso,chi può aiutare io e i figli minorenni? La ringrazio per la pazienza di leggere la mia domanda e spero di avere un consiglio per damme un pò di tranquillita ad andare avanti con miei figli... (Amy, via mail)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Non dici una cosa molto importante, cioè se il padre dei tuoi figli lavora per una società italiana che ha interessi in Cina o viceversa. Nel primo caso, potrebbe essere abbastanza facile riuscire ad ottenere il pagamento degli alimenti, tramite ad esempio il pignoramento dello stipendio presso la società datrice di lavoro italiana.</p>
<p style="text-align:justify;">Ad ogni modo, se siete separati legalmente o comunque il rapporto è normato da un provvedimento del tribunale dei minorenni, questo provvedimento è comunque già titolo esecutivo per cui se individui beni del padre da colpire puoi iniziare un pignoramento nei suoi confronti. In mancanza di possibilità di azione sul piano civile, puoi sempre valutare di presentare una querela per violazione degli obblighi di assistenza in materia famigliare: se il padre frequenta il nostro Paese una denuncia di questo genere potrebbe dargli piuttosto fastidio.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[mia figlia è diventata economicamente autonoma]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=991</link>
<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 17:59:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antinisca Sammarchi</dc:creator>
<guid>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=991</guid>
<description><![CDATA[Salve, sono un padre divorziato ed ho una figlia maggiorenne di 19 anni che  svolge delle attività ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Salve, sono un padre divorziato ed ho una figlia maggiorenne di 19 anni che  svolge delle attività lavorative part time a tempo determinato con una  retribuzione media di circa 400€ al mese. Volevo sapere se posso  chiedere l'adeguamento dell'assegno di mantenimento in quanto passo alla  ex moglie, per mia figlia, un assegno di 1000€ su una retribuzione di  2200€ netti, oltre alle spese al 50% per scuola, corsi, palestra e altre  attività. Inoltre, dalla casa di mia proprietà ove risiedono, non ho  alcun riconoscimento economico nonostante il ricorso in appello visto  che paga un affitto. Al momento (da un paio di anni),s volgo anche della  reperibilità che dovrà concludersi entro marzo 2009, per cui la mia  retribuzione è salita a 2900€ netti. Per quanto Vi chiedo, devo sempre passare attraverso una procedura  legale? Inoltre, un domani che mia figlia acquisisca una propria  indipendenza economica, come posso rientrare in possesso de lla mia casa? Devo corrispondere qualcosa all'ex coniuge (la casa vorrei venderla e  fare a metà con mia figlia)? In quanto padre divorziato, non mi sento affatto tutelato dalla legge, mi  manca un punto di riferimento, non saprei a chi rivolgermi anche perchè  purtroppo il mio ex avvocato è deceduto e non è che condividessi i  suoi metodi. La tutela giudiziaria non contempla questi casi, cosa suggerite ? Vi ringrazio per la cortese attenzione,in attesa di una Vostra risposta. Distinti saluti (Paolo, via posta elettronica)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Se vuoi ridurre l'assegno per Tua figlia devi fare un ricorso al Giudice competente chiedendo la modifica delle condizioni di divorzio. Inoltre, nel caso in cui Tu non chieda la revoca dell'assegno per Tua figlia ma solo una riduzione Ti consiglio di chiedere al Giudice di poter versare l'assegno direttamente nelle mani di Tua figlia essendo maggiorenne.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda la casa coniugale, nel caso in cui Tu intenda venderla, bisogna vedere se la casa è in comunione o in separazione dei beni.</p>
<p style="text-align:justify;">Se la casa è in comunione dei beni, quindi a metà tra Te e Tua moglie, il ricavato andrà divisio al 50%; se la casa era Tua prima del matrimonio o l'hai acquistata in separazione dei beni il ricavato è interamente Tuo.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando Tua figliad eciderà di andar via di casa, dovrai, nuovamente, fare un ricorso al Giudice chiedendo che la casa Ti sia riassegnata poichè sono decaduti i presupposti per l'assegnazione della casa a Tua moglie.</p>
<p style="text-align:justify;">Una volta che la casa sarà tornata nel Tuo pieno possesso potrai decidere se viverci, venderla, affittarla, ...</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda un eventuale mantenimento alla Tua ex moglie bisogna vedere le sue condizioni economiche e paragonarle alle Tue; tuttavia ritengo che se fino ad adesso non hai mai dovuto corrispondere alcunchè, difficilmente dovrai farlo in futuro.</p>
<p style="text-align:justify;">Se vuoi un preventivo per la Tua pratica, Te lo possiamo fare <a href="/2007/10/15/da-oggi-preventivi-gratuiti/" target="_blank">gratuitamente</a>. Tieni presente che grazie al nostro<a href="/network" target="_blank"> network</a> possiamo operare in ogni parte d’Italia e quindi anche presso l'autorità giudiziaria competente nel Tuo caso.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[è igienico sposare un futuro avvocato italiano?]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=974</link>
<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 08:12:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tiziano Solignani</dc:creator>
<guid>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=974</guid>
<description><![CDATA[Salve,sono una ragazza straniera che vivo da tre anni in italia mi sono fidanzata con un italiano e ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Salve,sono una ragazza straniera che vivo da tre anni in italia mi sono fidanzata con un italiano e adesso stiamo per sposare..io non so niente di separazione dei beni e comunione dei beni....ho tanta paura e insucurezza lui vuole separazione dei beni e basta..questa mi fa paura..la casa è intestato a lui e lui guadagna più di me..ho paura se per caso succede qualcosa tra noi di trovarmi in una situazione difficile e con poche sicurezze ..soprattuto se ci sono anche dei figli in mezzo. Ho paura che lui mi metta in condizioni difficili economici e che non mi aiutasse oppure se un giorno non vuole stare piu con me ,si innnamora di un'altra...che ne so cosa mi accade!!!!!???io non ho nessun dritto!!poi non capisco perchè insiste cosi tanto mi spaventa!poi devo dire che lui si sta per laurearsi in legge quindi il fatto che lui sarà  un fututo avvocato anche se sta gia lavorando mi fa paura che mi frega!!!!cosa faccio!!!grazie (Martina, via mail)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Guarda, non di per sè stessa la richiesta di separazione deve farti preoccupare. Ci possono essere motivi oggettivi che consigliano, in ragione della sua attività, la scelta di questo regime patrimoniale. Se invece è disposto a impalmarti e renderti sua moglie, vuol dire che ha molta fiducia in te, perchè comunque con il matrimonio si stabiliranno tra voi molti obblighi precisi e, in caso di separazione, occorrerà andare davanti ad un giudice il quale, se tu in quel momento guadagnerai meno di tuo marito, facilmente stabilirà un assegno di mantenimento a tuo favore e, se ce ne saranno, dei figli.</p>
<p style="text-align:justify;">Al di là di queste considerazioni generali non si può in questa sede andare, perchè bisognerebbe conoscere la situazione bene nel dettaglio. Se la cosa ti angoscia, ti consiglio di investire 100€ e richiedere una consulenza ad un avvocato di cui tu possa avere fiducia, spiegargli per filo e per segno la tua situazione e quella del tuo futuro marito per vedere se effettivamente è il caso di sospettare qualcosa o si tratta semplicemente di una buona amministrazione, come ben potrebbe essere. In bocca al lupo.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[l'omissione di un fatto importante al proprio coniuge]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=973</link>
<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 08:04:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tiziano Solignani</dc:creator>
<guid>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=973</guid>
<description><![CDATA[Nel 1986 sposai una cara ragazza (la chiameremo Sally) di cui ero sinceramente innamorato. Nonostant]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Nel 1986 sposai una cara ragazza (la chiameremo Sally) di cui ero sinceramente innamorato. Nonostante la sua giovane età mi colpì la sua maturità e la solidità (?) del rapporto che mi parve di cogliere fra i genitori di lei. Ho trascorso venti anni, che nel rapporto con mia moglie, sono stati caratterizzati, da parte mia, dal più alto senso della responsabilità. Non mi sono interessato a nessun’altra donna che non fosse lei. Soltanto lei. Abbiamo avuto due figli che hanno ora 19 (Ale) e 17 anni (Lolly) [nomi di fantasia]. La sera del 30 dicembre 2006 mia moglie mi confessa di aver conosciuto un altro uomo e che è intenzionata ad andare via da casa. Solo 10 giorni prima mi giurava amore. La dirompenza di quel fatto non è cosa che si riesce a trasmettere. A distanza di qualche mese (e preciso ulteriormente: dopo 20 anni di felice convivenza) mie amici, ormai evidentemente svincolati da quella sorta di attenzione che avevano per il nostro rapporto (mio e di mia moglie), mi svelano un fatto di una gravità, per me, inaudita. Il padre di lei, mio suocero, qualche anno prima che io conoscessi la figlia aveva trascorso 2 anni nelle patrie galere per VIOLENZA CARNALE perpetrato su una ragazza con problemi psichici.  Io mi chiedo, ora, e chiedo a Voi, se l’aver tenuto nascosto un fatto di così grave entità, che avrebbe sicuramente inciso in maniera sostanziale sulla scelta di matrimonio che allora feci, possa essere ricondotto nella fattispecie di un danno esistenziale inflitto, da mia moglie, alla mia persona. Si tenga presente che, con abili manovre i suoceri e la loro figliola, hanno abilmente tenuto nascosto lo stato delinquenziale del padre di lei estromettendomi, per tutti questi anni da conoscenze che potevano rivelarmi il fosco passato ma che soltanto ora mi rendono ragione degli atteggiamenti tenuti da quanti invece “sapevano” e del fatto, ora chiaro, che la nuora del Clemente, abitante a qualche decina di metri dall’abitazione dei suoceri, da quando le figlie hanno raggiunto l’età di 10-12 anni, ha impedito alle stesse di frequentare la casa del nonno. Le ragazze sono, ormai, maggiorenni, ma solo accompagnate dalla madre si fermano, in occasione di qualche importante ricorrenza, dai nonni!!!. Ed ancora, data la loro modesta condizione economica all’atto del matrimonio mia moglie portò in “dote” solo dei canovacci per l’asciugatura dei piatti. La casa, di mia proprietà, era completamente arredata e disponevo, a quell’epoca, di un conto corrente di oltre 100 milioni di lire. Conclusione, la “gentil signora” dopo avermi confessato di essersi innamorata (di un losco individuo che non perde occasione di sbeffeggiarmi con gestacci e insulti tutte le volte che lo incrocio), ha portato via circa 400.000,00 Euro fra immobili e contanti non preoccupandosi, minimamente, di sottrarli ai figli ed ha iniziato un’allegra esistenza fatta di viaggi, divertimenti e spese immotivate. (Mario, via mail).</strong></p>
<p style="text-align:justify;">No, purtroppo, la risposta è negativa. La questione ricorda quella del "dolo omissivo" nel diritto civile, cioè se ad esempio un aspirante lavoratore sia tenuto o meno a dire al datore di lavoro che sta valutando i requisiti per la sua ammissione di avere ad esempio riportato condanne penali, se non gli viene chiesto, alla quale la giurisprudenza ha dato in passato risposta negativa, nel senso che non c'è questo dovere di dichiarare tutte le circostanze che se note alla controparte potrebbe influire sulla sua determinazione.</p>
<p style="text-align:justify;">In questo caso, peraltro, la circostanza rilevante non era relativa alla persona di tua moglie, ma a quella del padre. Sarebbe stato sicuramente più onesto da parte sua comunicartela, anche perché tu ti potessi regolare socialmente in modo adeguato, però su tale possibile dovere prevale sicuramente il suo diritto alla riservatezza e a farsi o rifarsi una vita indipendentemente dai gravissimi errori del genitore, che non devono certo ricadere su di lei.</p>
<p style="text-align:justify;">Non trattandosi di un comportamento contrario al diritto, non si può sostenere l'esistenza di alcun danno risarcibile, nonostante vi sia un danno profondo a livello oggettivo sia per te che per i tuoi figli. Purtroppo oggi separarsi, una volta che si sostiene che la convivenza non è più tollerabile, è divenuto un "diritto", ragione per cui l'unica cosa che puoi fare, e che ti consiglio di fare, è cercare di ottenere delle condizioni di separazione che siano le più favorevoli possibili non solo per te ma anche per i tuoi figli.</p>
<p style="text-align:justify;">A parte questo, poi, se ritieni che la frequentazione dei tuoi figli verso il nonno materno possa essere di pregiudizio per loro, dovrai valutare il ricorso ad un procedimento di diverso tipo, separato dalla separazione, civile o penale al fine di ottenere un provvedimento diretto a regolare la materia in modo sicuro per i tuoi figli. In bocca al lupo.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la gestione del figlio naturale dopo la cessazione della convivenza]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=969</link>
<pubDate>Thu, 29 May 2008 21:01:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tiziano Solignani</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo 17 anni di convivenza in regime di famiglia di fatto (come risultava anche dallo stato di famig]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Dopo 17 anni di convivenza in regime di famiglia di fatto (come risultava anche dallo stato di famiglia), 2 anni fa mi sono "separato" dalla mia compagna, dalla quale ho avuto un figlio, che ora ha 16 anni. Tale "separazione" non è stata regolata legalmente in nessun modo, tranne uno scritto privato non depositato presso alcuna istituzione, in cui mi impegnavo a versare un assegno mensile di mantenimento del figlio di 1.000 euro al mese, oltre ad un versamento "una tantum" di 50.000 euro per le eventuali spese straordinarie. Non sono un uomo ricco, vivo del mio lavoro di piccolo imprenditore, e la cifra che verso (regolarmente) incide pesantemente sul mio bilancio, ma, ovviamente non mi lamento. Purtroppo nel tempo il rapporto, già  burrascoso al momento della separazione, si è ulteriormente deteriorato, con la pessima conseguenza che la guerra tra noi si è ripercossa su nostro figlio, il quale, sentendo si obbligato a prendere una posizione "politica", sceglie la madre con la quale convive.  Mio figlio è in piena adolescenza e non appena cerco di dialogare e confrontarmi con lui su temi "sgradevoli" (scuola innanzitutto, educazione, uscite notturne preoccupanti etc), il rapporto si fa burrascoso e, a tratti, rifiuta di vedermi e di parlarmi. Con la mia ex convivente non riusciamo a dialogare più nemmeno telefonicamente, ed ha recentemente rifiutato di rivolgerci ad un Consulente Familiare che potesse mediare almeno sulle scelte più importanti che riguardano il figlio. A seguito dei fatti che vado ad esporre, siamo ora in una fase di buio di comunicazione ancora peggiore, purtroppo anche con mio figlio che si nega di persona e al telefono, buio che subisco mio malgrado. Al di là di ogni commento sulle responsabilità  di tale situazione, che sarebbe inevitabilmente di parte, vorrei porre un quesito di carattere legale. La mia ex compagna e mio figlio mi hanno nascosto una pessima situazione scolastica, arrivando ad occultare anche i voti della pagella del quadrimestre, e, a metà  aprile e senza preavviso, mio figlio mi comunicava a sorpresa che l' indomani si sarebbe trasferito in una nuova scuola, un istituto privato.  Alle mie richieste di spiegazioni la mia ex compagna giustificava tale decisione, presa senza chiedermi pareri, col fatto che tale scelta era l'unica possibilità di salvare un anno già altrimenti compromesso, e che se avessi voluto conoscere il reale andamento scolastico di mio figlio, non avrei avuto che da recarmi in passato a colloquio coi professori. Paradossalmente non posso darle torto. Saputo questo (e inghiottito il boccone) ho preso appuntamento con la Preside dell'istituto privato (proprio per evitare di cadere nel paradosso appena citato). Mi sono preoccupato subito di capire il funzionamento della scuola e seguire, defilato, l'andamento scolastico di mio figlio vi  sto che non erano state affidabili, in passato, le informazioni datemi dalla ex convivente e da mio figlio. Con costernazione mi sono visto accogliere con imbarazzo e freddezza dalla Preside che, invocando il "diritto alla privacy" da parte di mio figlio e della mia ex compagna, in aggiunta al fatto che l'iscrizione era stata fatta dalla mia ex compagna e le rette le versa lei, rispondeva con molta riluttanza e solo parzialmente ad ogni mia richiesta di informazione, ma soprattutto lasciava intendere che non si sarebbe resa disponibile ad altri incontri. A questo punto vorrei rivolgerle due domande:  1) Anche se ormai in ritardo, vorrei sapere se è stato legittimo il comportamento della mia ex convivente: il non avermi cioè messo minimamente al corrente del cambio di scuola. 2) E' legittimo da parte della Preside dell'istituto privato negarmi informazioni sull'andamento scolastico di mio figlio? Ovviamente quest'ultima è la   risposta che mi preme di più. La ringrazio infinitamente. (Andrea, via mail)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Mi è piaciuta molto questa lettera, tra le veramente tante alle quali ho risposto in questi giorni relativamente alla cessazione della convivenza e alla gestione dei figli dopo la stessa. Da essa traspare un grande equilibrio di fondo che il protagonista è riuscito a mantenere pur nella crisi della sua famiglia, una notevole serenità di giudizio e una capacità di analisi della situazione, soprattutto nell'interesse del figlio che, sia pur cresciuto, si trova appunto in "piena adolescenza" - quante cose ci racconta questa espressione! - e dunque in un momento delicatissimo della sua vita, in cui può scegliere, se ben agevolato, strade positive o, viceversa, cattive strade.</p>
<p style="text-align:justify;">Il tuo atteggiamento di padre, insomma, è molto onesto e chiaro e assomiglia molto a quello che dovrebbero avere le persone che si trovano a percorrere contesti come questi. Nonostante ciò, tuttavia, anche tu hai fatto l'errore che fanno quasi tutti e cioè non regolamentare, quando i rapporti non erano ancora così compromessi, la cessazione della convivenza e la gestione del figlio, facendo normare la situazione dal tribunale, un concetto che ribadisco sempre, una delle ultime volte un paio di <a href="/2008/05/28/come-gestire-la-separazione-dei-conviventi/" target="_blank">post</a> fa.</p>
<p style="text-align:justify;">Il primo consiglio, dunque, è quello di iniziare subito le pratiche per presentare - meglio tardi che mai, meglio prima che dopo! - un ricorso al competente tribunale dei minorenni, cercando eventualmente di presentare un ricorso congiunto - anche se, oramai, a rapporti pregiudicati è molto più difficile riuscire a farlo - oppure, se non vi si riesce entro un breve lasso di tempo, un ricorso giudiziale.</p>
<p style="text-align:justify;">Su queste cose, comunque, ti rimando per ulteriori osservazioni alla nostra <a href="/schede-pratiche/separazione-dei-conviventi/" target="_blank">scheda</a> pratica sulla separazione dei conviventi. Per venire, invece, alle tue questioni particolari, devo dire che quello che ha sostenuto tua moglie e la preside è profondamente sbagliato e financo, nel caso della preside - che ha tirato in ballo la privacy, che non c'entra niente e che ultimamente è diventato il presidio di tutti quelli che non vogliono fare il loro dovere - demenziale.</p>
<p style="text-align:justify;">Tu sei il padre di tuo figlio, non è che per il fatto di esserti separato dalla madre i tuoi diritti - doveri nei suoi confronti siano diminuiti, sono rimasti uguali anzi probabilmente si sono intensificati perchè dovrai svolgerli "a distanza" e senza essere agevolato dal fatto di conviverci. Nel nostro paese vige il principio della bigenitorialità e l'istituto della potestà dei genitori, ragione per cui la potestà genitoriale, che è il potere di prendere le decisioni nell'interesse dei figli, nel quale potere rientra in modo assolutamente certo quello di decidere il tipo di scuola che devono frequentare, spetta ad entrambi i genitori e deve essere esercitato di comune accordo.</p>
<p style="text-align:justify;">Per queste ragioni, tua moglie non poteva assolutamente prendere questa decisione da sola. Lasciamo stare che, in fondo, ha fatto bene e quindi non vale la pena farci la punta e meglio che le cose continuino in questo modo. Ma una decisione di questo genere avrebbe dovuto essere concordata. Ti dirò anche che semmai, in casi di urgenza, è solo al padre e non alla madre che il codice civile, con una norma peraltro molto criticata dai fautori della parità tra sessi, riserva il potere di prendere le decisioni urgenti nell'interesse dei figli contro il consenso della madre. Nei casi normali, invece, se i genitori non si trovano d'accordo, devono ricorrere, senza formalità, al tribunale dei minorenni affinchè decida quale soluzione è più consona all'interesse del figlio.</p>
<p style="text-align:justify;">Analogamente, la preside non ha assolutamente ragione, anzi aveva il dovere di dirti tutto quanto è a sua conoscenza sulla situazione scolastica del figlio, senza timore di perdere le grazie della madre che aveva scelto quell'istituto, perchè il tuo diritto di padre è pieno e non compromesso anche dopo la separazione e credo che ti faccia solo onore il fatto di continuare a volerti occupare di tuo figlio a differenza di tanti altri che se ne fregano.</p>
<p style="text-align:justify;">In conclusione, la tua analisi è corretta, la tua capacità di giudizio pure, ora quello che appare consigliabile è passare, anche senza fare necessariamente grandi cose, all'azione, magari anche solo per mettere i classici "puntini sulle i", il tutto più che altro nell'interesse di tuo figlio a poter avere ancora una guida così importante come quella che può dare un padre in un periodo difficile.</p>
<p style="text-align:justify;">
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[l'affidamento congiunto se i genitori sono lontani]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=968</link>
<pubDate>Thu, 29 May 2008 20:36:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tiziano Solignani</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono mamma di una bambina piccola, che a giorni compirà  un anno; dopo cinque anni di fidanzamento]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Sono mamma di una bambina piccola, che a giorni compirà  un anno; dopo cinque anni di fidanzamento (non c'è stata mai convivenza) il rapporto è in fortissima crisi, non mo dilungo sui motivi.... Ad ogni modo la mia domanda è la seguente, il mio ex fidanzato lavora a Verona, come carabiniere, non ha al momento nessuna possibilità  di trasferimento, e io ho intenzione di andare davanti ad un giudice, per chiedere l'affidamento di mia figlia, e il tempo e le modalità  con cui il padre potrà  vederla. Secondo Le sue conoscenze potrebbe mai disporre un affidamento congiunto di una bambina così piccola? E quanto tempo dovrebbe trascorrere lui con mia figlia? Grazie, in anticipo per la Sua risposta. (Marianna, via mail)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">
Non è possibile, naturalmente, dare una risposta precisa, perchè bisognerebbe conoscere tutta la situazione nel dettaglio, però si possono fare come al solito alcune osservazioni generali, magari utili per un primo orientamento.</p>
<p style="text-align:justify;">Innanzitutto il giudice competente è il tribunale dei minorenni, visto che non siete mai stati uniti in matrimonio, ma solo fidanzati. Si applicano al vostro caso le considerazioni riportate nella nostra <a href="http://blog.solignani.it/schede-pratiche/separazione-dei-conviventi/" target="_blank">scheda</a> pratica sulla separazione dei conviventi, anche se veri e propri conviventi non lo siete mai stati.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda le modalità di affido, le possibili soluzioni, in astratto, sono tre: collocazione presso il padre, collocazione presso la madre, affido condiviso. La collocazione presso il padre potrebbe avvenire solo qualora il padre dimettesse un progetto molto convincente idoneo a dimostrare al tribunale che la sistemazione della bambina a Verona sarebbe molto più favorevole per la bambina stessa. Si tratta di una ipotesi che, almeno al momento, è di assai difficile realizzazione, specialmente considerando che la bambina è ancora molto piccola e necessita quindi delle cure che tipicamente una madre può dare in modo molto migliore rispetto ad un padre, se non in modo esclusivo come ad esempio l'allattamento al seno. E' molto più probabile che la bambina sia affidata o comunque collocata presso la madre, con ampi diritti di visita a favore del padre: su come possano configurarsi questi diritti di visita, e frequentazione, dipende molto dal tribunale. Può darsi che il collegio stabilisca fino a che la bambina è molto piccola un diritto di sola visita, mentre a partire dal secondo o terzo anno di età anche di frequentazione, cioè il diritto per il padre di prenderla e tenerla con sè alcune ore, metà giornata o anche alla notte. La terza ipotesi, quella di un congiunto effettivo, è ugualmente poco plausibile, vista la distanza tra i due luoghi di vita dei genitori, perchè assai difficilmente il tribunale potrebbe ritenere conforme all'interesse della bambina stare una settimana in meridione e una settimana a Verona, almeno finchè è così piccola. Dopo, si potrebbe potenzialmente anche fare, ma se la bambina inizia a frequentare una scuola materna, ecco che il progetto di nuovo si infrange contro l'interesse della minore.</p>
<p style="text-align:justify;">In conclusione, la soluzione più plasibile, stando così le cose, appare la seconda. Però le cose possono sempre cambiare, ad esempio il padre può trasferirsi vicino alla madre e alla figlia e in questo caso può presentare un nuovo ricorso per la modifica delle condizioni di affidamento, chiedendo parità di tempi di permanenza presso entrambi i genitori della bambina. Il criterio, comunque, è sempre quello dell'interesse della minore.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[come aumentare il tempo di frequentazione del figlio nato dalla convivenza]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=966</link>
<pubDate>Wed, 28 May 2008 13:51:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tiziano Solignani</dc:creator>
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<description><![CDATA[Convivevo con una extracomunitaria con carta di soggiorno dalla quale ho avuto un figlio che ora ha ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Convivevo con una extracomunitaria con carta di soggiorno dalla quale ho avuto un figlio che ora ha due anni.dal mese di dicembre se ne andata a vivere a circa 15 km da casa nostra assieme a mio figlio ed a sua madre ed un suo fratello,i quali vivevano come clandestini(e lo sono tutt'ora)a casa mia.faccio presente che erano venuti con permesso di soggiorno turistico della durata di 3 mesi assicurandomi che una volta scaduto se ne sarebbero andati.ma cosÃ¬ non Ã¨ mai stato.sono sempre rimasti nel mio appartamento fino a dicembre.il giorno7dicembre dalla sera alla mattina se ne sono andati tutti,mio figlio compreso.per una settimana non ho mai saputo dov'era mio figlio.chiedevo di poterlo andare a trovare, era pieno inverno ma dopo vari tentativi, una volta detto dove abitava,mi concedeva solamente di poterlo vedere senza salire in casa sua una mezz'oretta sotto casa per 1 o 2 volte la settimana.nei mesi di dicembre e febbraio ed in occasione del natale e del compleanno di mio figlio ho porato per lui generi di prima necessitÃ  quali pannolini,salviette,creme, nonchÃ¨ vestiario per un valore di circa 450 euro.tutto documentato. Nel mese di febbraio mi viene recapitata un ingiunzione dal tribunale di mantova.mi ha tirato in causa, voleva la casa di mia proprietÃ ,dicendo che lei e il figlio ancora vivevano li con me e mi chiedeva i soldi del mantenimento del figlio.ho contattato immediatamente un avvocato e con lui ho avviato le pratiche necessarie al caso.il mio avvocato ha cercato di provare l'incompetenza del tribunale di mantova in materia di affido di minori indicando la competenza nel tribunale dei minori di brescia.arriva il giorno dell'udienza.il giudice nemmeno mi guarda in faccia, ed inizia a criticarmi stando a quello che l'avvocato di lei aveva scritto.la mia ex convivente rinuncia alla casa ed essendoci un accordo economico(che a dire il vero ha Ã¨ stabilito il giudice)la competenza rientra ora al tribuna le di mantova.il giudice mi condanna a pagare gli alimenti al figlio e basta.chiedo di poter raggiungere un'accordo messo x iscritto in quella sede circa la visione del figlio.mi viene detto no, accordatevi in privato fra di voi.appena fuoridal tribunale il mio avvocato illustra l'accordo di 3 giorni a settimana da 2 ore ogni giorno piu il sabato o la domenica alternati da2 ore da portare progressivamente a 5.viene detto dalla controparte si.a distanza di 4 mesi nessun accodo e stato raggiunto, mi viene ribattuto come loro proposta 2 giorni a settimana x 1 ora l'uno.tramite il mio avvocato non accetto nemmeno io l'accordo.ora mi trovo a vedere il figlio circa 1 ora a settimana quando vuole lei, rimanendo a disposizione sua, perche se dico parto ci impiego10 minuti subito mi dice no, stai a casa tua. come posso fare?mio figlio Ã¨ l'unica cosa che mi preme.non ho poiibilitÃ  economiche da poter affrontare un'altra causa visto che sono anche separato da un matrimonio ed anche l i do un mantenimento alla figlia che Ã¨ down e collaboro alle spese sanitarie che non sono poche.fra l'altro da circa un anno(ed Ã¨ stato fatto presente anche in tribunale)affronto delle spese per la mia salute, non tutte mutuabili,per un mio difetto a livello cerebrale, con pericolo immediato di vita, sia come visite ed esami che come farmaci da prendere quotidianamente.Potete aiutarmi?voglio solo poter vedere e far parte della vita di mio figlio... (Piero, via mail).</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Devi presentare un ricorso al Tribunale dei minorenni. E' molto strano che il procedimento che richiami si sia svolto davanti al Tribunale ordinario ed in effetti il tuo avvocato bene aveva fatto a sollevare la eccezione di incompetenza. Probabilmente dopo non se ne è fatto niente perchè si è raggiunto un accordo e forse c'è stata, in virtù di questo, anche la rinuncia alla questione sulla competenza, perchè la materia fosse in qualche modo regolata.</p>
<p style="text-align:justify;">Ad ogni modo, venendo ai contenuti, una o due ore alla settimana mi sembrano un po' troppo poche, anche considerando che tuo figlio è ancora molto piccolo. Bisogna vedere la situazione in concreto, ma visto che la madre abita assolutamente non lontano da casa tua ci sarebbero anche le condizioni per un affidamento congiunto con parità di tempi di permanenza tra i due genitori.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda i costi del contenzioso, puoi valutare se esistono i presupposti per l'ammissione al beneficio del <a href="/gratuito-patrocinio" target="_blank">patrocinio</a> a spese dello Stato. In bocca al lupo.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[come gestire la separazione dei conviventi]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=965</link>
<pubDate>Wed, 28 May 2008 09:01:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tiziano Solignani</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono mamma di una bimba di due anni e convivo con suo padre da quando abbiamo saputo di aspettare un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Sono mamma di una bimba di due anni e convivo con suo padre da quando abbiamo saputo di aspettare un figlio, ma non ci siamo sposati per scelta comune. Purtroppo, sto prendendo in considerazione l'ipotesi di una nostra separazione (con contestuale interruzione della convivenza di fatto) e mi chiedo se in un caso del genere sia "obbligatorio" passare per vie legali, con contestuale intervento di avvocati/Tribunale dei Minori o se, data l'assenza del vincolo coniugale, i genitori possano "semplicemente" decidere di comune accordo in merito alla gestione dei figli. (Sandra, via mail)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Non è obbligatorio passare per il Tribunale ma non farlo è estremamente sconsigliabile. E' infatti preferibile che la cessazione della convivenza e la vita della famiglia dopo la separazione sia, anche un minimo, <strong>normata</strong>, come si dice "in gergo", per evitare contestazioni sulle condizioni della separazione - cioè su affidamento dei figli, modi e tempi di visita e frequentazione del genitore non affidatario o collocatario, misura del mantenimento e qualsiasi altra cosa.</p>
<p style="text-align:justify;">Molti non vanno in Tribunale perchè pensano che "tanto andranno sempre d'accordo", invece questo è un errore spesso tragico, perchè invece in questi casi a mio giudizio bisogna ragionare in maniera esattamente <span style="text-decoration:underline;">opposta</span>: cogliere l'occasione quando i rapporti sono sereni per normare la separazione, in modo che, se un domani - come accade molto più spesso di quanto uno possa pensare - dovessero, questi rapporti, peggiorare, ci sarà comunque un provvedimento del Tribunale a fare da forte punto di riferimento.</p>
<p style="text-align:justify;">Tu che vivi ora la tua separazione stai vedendo la tua, magari hai visto quella di qualche amico o amica o di qualche parente, io ne ho viste oramai centinaia e ti assicuro che non puoi avere idea di cosa sia sufficiente, a volte, per guastare e incancrenire irrimediabilmente rapporti che un tempo erano, nonostante fosse venuto meno l'amore, sostanzialmente sereni, corretti e civili. Un ex convivente pensa, a volte, di essere oramai rassegnato alla separazione, ma quando impara che la sua ex ha iniziato una nuova convivenza va su tutte le furie e si mette in testa di pensare solo ad una cosa: la vendetta... L'ho visto accadere troppe volte, non bisogna comunque mai in generale fare troppo affidamento sulla civiltà delle persone e soprattutto sul perdurare a tempo indeterminato della stessa.</p>
<p style="text-align:justify;">Valuta di presentare un bel ricorso congiunto, finchè andate d'accordo. Per il resto, ti rimando alla nostra <a href="/schede-pratiche/separazione-dei-conviventi/" target="_blank">scheda</a> pratica sulla separazione dei conviventi dove i concetti di cui sopra sono ulteriormente approfonditi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[quando arriva un figlio non previsto]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=963</link>
<pubDate>Tue, 27 May 2008 15:57:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tiziano Solignani</dc:creator>
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<description><![CDATA[Buon giorno a tutti, è la prima volta che scrivo in un blog ma il mondo mi Ãš caduto addosso ques]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Buon giorno a tutti, è la prima volta che scrivo in un blog ma il mondo mi Ãš caduto addosso questa settimana. Più di un anno fa ho avuto una relazione con una ragazza extra-comunitaria (senza permesso di soggiorno) che diceva di prendere la pillola. Nonostante facevamo sesso sicuro (usando il preservativo) un bel giorno se ne esce dicendomi di essere incinta.  La prima reazione è stata quella di capire come potesse essere successo una cosa del genere, visto che lei continuava a dire che il figlio era mio! Andati a fare le varie visite, il suo ginecologo ha espressamente detto che la pillola non l'aveva presa o presa in maniera sbagliata e sul preservativo poteva essersi rotto.  Scoperto perchè, io ho insistito per l'aborto perchè non volevo portare avanti una gravidanza con una persona che non amavo ma soprattutto che avere un figlio è cosa veramente grande e non mi sentivo pronto. L'insistenza della donna è stato quella di andare avanti con la gravidanza perchè non si sentiva a posto moralmente dicendomi anche che non voleva i miei soldi ma solo il mio appoggio che non ho dato perchè in contrasto con quello che volevo io. La mia richiesta è stata anche quella di fare dei test per il riconoscimento ma lei, si è opposta. Dopo qualche settimana di dibattito, lei non si è fatta più sentire ed io, ho perso tutti i contatti. Ora, a più di un anno di distanza, si è fatta riviva con una lettere dal tribunale. Premetto che questa lettera è arrivata solo pochi giorni fa  e mi ha mandato completamente allo sbaraglio e devo ancora andare a ritirare tutta la documentazione....però penso sia ovvio quello che vuole. Ora, io mi sto per sposare con la donna che realmente amo e con la quale volglio costruire un futuro. Ho una casa di proprietà  e guadagno circa 2.400 euro netti mesi. Natuaralmente ho un mutuo e un finanziamento pari a circa 900 euro mese. Cosa può   chiedermi la donna? Sono obbligato a riconoscere il figlio e il mantenimento? Rischio di perdere la casa? Naturalmente, rischio già di perdere la persona più preziosa della mia vita, la mia futura moglie! In questo caso, l'uomo non può essere considerato vittima della situazione? Butto lì delle domande perchè non so realmente come andari avanti... (Giampiero, via mail)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ci siamo già occupati di un caso simile in un precedente <a href="http://blog.solignani.it/2007/11/08/la-gravidanza-a-sorpresa/" target="_blank">post</a>, al quale ti rimando per quanto non qui espressamente specificato.</p>
<p style="text-align:justify;">Sinceramente, nel tuo caso la cosa mi pare un po' sospetta perchè non mi risulta che oggettivamente un profilattico si possa così facilmente rompere. Quindi, prima di giungere a delle conclusioni, secondo me sarebbe meglio puntare a fare prima possibile gli accertamenti genetici. Ben può darsi che questa persona, che peraltro tu conosci molto meglio, sia rimasta in cinta di un altro uomo, magari privo di sostanze, e ora tenti di trovare qualcuno che possa mantenerne il figlio.</p>
<p style="text-align:justify;">Quindi bisogna guardare subito la "lettera" che ti è arrivata "dal Tribunale", che poi probabilmente è un atto di citazione che non ti ha inviato il Tribunale ma l'avvocato cui si è rivolta questa persona, tendente ad ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità, nonchè tutti i documenti allegati, per vedere in base a che cosa questa azione è stata, al momento, costruita.</p>
<p style="text-align:justify;">Prima di costituirsi in giudizio, poi, si possono svolgere alcune trattative con la controparte. Ad esempio, io se fossi al tuo posto, proporrei di sospendere il giudizio per incaricare un laboratorio indipendente di svolgere gli esami genetici del caso, agli esiti dei quali potresti impegnarti - sarebbe un impegno solo morale, ma da mantenere a mio giudizio per i motivi che ti dirò subito dopo - a riconoscere il bambino, senza dover sostenere tutto il giudizio.</p>
<p style="text-align:justify;">Se i tests genetici, infatti, confermassero la tua paternità, a mio modo di vedere ti converrebbe riconoscere il bambino, tanto alla fine del processo verrebbe comunque riconosciuto figlio tuo, con le stessi identiche conseguenze giuridiche. Se lo fai prima del processo, risparmi anni di stillicidio psicologico a te e alla tua attuale compagna, le spese legali e magari instauri un clima di minima collaborazione con la madre che ti può essere, nonostante tutto, utile, anche quando andrai a determinare la misura del mantenimento.</p>
<p style="text-align:justify;">Per il resto, come dicevo anche nell'altro caso, l'uomo non è mai considerato vittima in queste situazioni, purtroppo per lui la vera vittima è considerato il minore, che non  ha colpa di nulla ma viene ugualmente al mondo ed è il protagonista più debole di tutti. In bocca al lupo, di cuore.</p>
<p style="text-align:justify;">
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[mantenimento di un figlio maggiorenne]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=949</link>
<pubDate>Thu, 22 May 2008 14:12:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>dimatteo</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono una 23enne figlia di genitori separati dal &#8216;90, recentemente  divorziati. Nell&#8217;atto]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Sono una 23enne figlia di genitori separati dal '90, recentemente  divorziati. Nell'atto di separazione era stato concordato un  mantenimento di 1.000.000 di lire, rimasto invariato fino a oggi (500  euro). Vorrei sapere fino a quando posso richiedere il mensile a mio  padre, considerato che lo stipendio di mia madre, con cui convivo, non  sarebbe nemmeno sufficiente a pagare il canone di locazione della casa  in cui abitiamo e che sto ancora studiando, quindi non ho un reddito che  mi permetta di essere autosufficiente. (Gianna, via posta elettronica)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L'art 155 cod.civ. dispone che i figli hanno diritto ad essere  mantenuti, istruiti ed educati da entrambi i genitori, anche se  separati, in misura proporzionale al loro reddito.</p>
<p style="text-align:justify;">La prestazione dei  mezzi economici permane fino a quando il figlio, completato il ciclo di  studi, sia in grado di raggiungere la propria indipendenza economica.</p>
<p style="text-align:justify;">Venendo al caso in questione, Tuo padre potrà cessare il mantenimento soltanto  dimostrando che hai raggiunto l'indipendenza economica, oppure che  il mancato svolgimento di un'attività economica dipenda da una Tua  inerzia.</p>
<p style="text-align:justify;">Si tratta comunque di un accertamento che si ispira a  criteri di relatività, in quanto necessariamente ancorato al percorso  scolastico, universitario e, spesso, post universitario del figlio e, soprattutto, alla  situazione attuale del mercato del lavoro.</p>
<p style="text-align:justify;">Per cui Tuo padre ha l'obbligo di versarTi l'assegno fino a quando non avrai un'autonomia economica ovvero -  così come stabilito dalla Corte di Cassazione - l'importo dell'assegno  potrebbe essere diminuito in proporzione al grado di indipendenza  economica raggiunta dai figli, questo perchè l'assegno di mantenimento si  adegua - oltre alla differenza di reddito dei due coniugi separati o  divorziati - anche all'eventuale reddito percepito dai figli stessi come  corrispettivo di un'attività lavorativa.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[prima della separazione alcuni chiarimenti]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=945</link>
<pubDate>Wed, 21 May 2008 16:25:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antinisca Sammarchi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono un dipendente pubblico  ospedaliero, infermiere professionale contratto indeterminato. Lavoro d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Sono un dipendente pubblico  ospedaliero, infermiere professionale contratto indeterminato. Lavoro da  12 anni e ho 35 anni e sono sposato da 10 con due figli di 7 e 8 anni, mia  moglie non lavora, dopo tanti anni di crisi sto maturando l'idea di  separarmi (mia moglie ancora non ne è al corrente, prima di iniziare il  dialogo vorrei essere certo, ecco perchè vi chiedo la cortesia di rispondermi  eventualmente via email).  Sinceramente leggendo un po' in giro i vari forum, la cosa che mi  preoccupa oltre al caso emotivo è la parte economica: rimanere con  pochi soldi credo che sarà ancora più difficile affrontare il periodo  post-separazione (uscire piu' spesso, incontrare amici, piccole uscite ecc...). Il mio reddito del 2007 e di 33.000 (anche se il 2007 è stato un'anno  con molte ore di straordinario e extra..) non sempre il reddito e cosi'  alto in quanto è di circa 30-33.000€ (circa 2.000€ al mese). Pago ancora un mutuo per la casa dove abitiamo 700€ con scadenza il  10/09, credo di aver descritto il tutto, tranne due macchine una la  mia (XXX) e una di mia moglie (YYY).  Ne ho lette di molte notizie, tipo che l'assegno di mantenimento nn deve  superare il 3° dello stipendio (circa 700) se poi devo anche aggiungere  i 700 di mutuo me ne rimangono 500? Le spese giudiziali e avvocati vari chi li paga ? (Tommaso, via posta elettronica)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda l'assegno di mantenimento non ci sono regole precise ma lo stabiliscono le parti di comune accordo ovvero è il Giudice a stabilire la somma che ritiene più congrua.</p>
<p style="text-align:justify;">PotresTi affidarTi al <a href="/2008/01/28/mantenimento-e-mocam/" target="_blank">Mocam</a> oppure potresTi trovare un accordo con Tua moglie.</p>
<p style="text-align:justify;">Sicuramente, Tua moglie dovrà cercare un lavoro in quanto con il Tuo stipendio è impensabile che Tu possa mantenere Te stesso e al contempo Tua moglie e i Tuoi figli.</p>
<p style="text-align:justify;">Purtroppo, uno dei problemi della separazione è il fatto che mentre prima con un reddito si viveva bene, con la separazione quel reddito diventa insufficiente.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto concerne le spese legali queste saranno a carico di entrambi: per cui se avrete due avvocati diversi ciascuno pagherà il suo, mentre se preferirete un unico legale lo dovrete pagare a metà salvo diversi accordi.</p>
<p style="text-align:justify;">Il mio consiglio, anche per contenere le spese legali, è di trovare un accordo per la separazione consensuale in quanto più economica e rapida; considera sempre che una separazione giudiziale oltre ad essere molto più costosa richiede anche anni prima di giungere ad una sentenza.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda la risposta privata, ricordo a tutti che è considerata una consulenza vera e propria e, pertanto, è a pagamento.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[affidamento e separazione]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=944</link>
<pubDate>Wed, 21 May 2008 15:33:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antinisca Sammarchi</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Sono una ragazza ucraina convivo con un italiano, abbiamo un  figlio di 4 mesi. Se ci separiamo a c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong> Sono una ragazza ucraina convivo con un italiano, abbiamo un  figlio di 4 mesi. Se ci separiamo a chi va la tutela del bimbo? Che  diritti abbiamo io e mio figlio in italia? Ho il regolare permesso di  soggiorno e un lavoro a tempo indeterminato. (Katja, via posta elettronica)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">In caso in cui Tu e il Tuo convivente vi lasciate - nel vostro caso non si parla di separazione perchè non siete sposati ma semplicemente conviventi - molto probabilmente il bambino sarà affidato ad entrambi i genitori ma collocato presso uno di voi, probabilmente Tu dato che si tende sempre a favorire la madre.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda i Vostri diritti la domanda è troppo generica e dovresTi circoscriverla un po'.</p>
<p style="text-align:justify;">In ogni caso posso dirTi che Tuo figlio ha la cittadinanza italiana quindi ha i medesimi diritti dei figli di 'genitori italiani'.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda la Tua situazione dovrei sapere a che diritti Ti riferisci.</p>
<p style="text-align:justify;">Se Ti riferisci a diritti che puoi avanzare nei confronti del Tuo compagno sappi che quest'ultimo, non essendo voi sposati, non ha alcun dovere nei tuoi confronti.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto concerne la separazione dei conviventi Ti invito a leggere la scheda pratica <a href="/schede-pratiche/separazione-dei-conviventi/" target="_blank">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[divorzio e aumento del reddito dell'ex coniuge]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=942</link>
<pubDate>Wed, 21 May 2008 14:41:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antinisca Sammarchi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono divorziata dal 2000 consensualmente con affidamento congiunto di due figlie ora di 17 e 22 anni]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Sono divorziata dal 2000 consensualmente con affidamento congiunto di due figlie ora di 17 e 22 anni. Vivono stabilmente con me e occasionalmente dal padre che ha formato una nuova famiglia con moglie e figlio. Dal 2004 riveste una posizione dirigenziale con conseguente aumento stipendiale. Nell'atto di divorzio veniva stabilito che ogni congruo incremento sarebbe stato per il 33% a favore delle figlie. Premetto che l'assegno è per le figlie in quanto io ho riscattato la casa coniugale e niente ho da pretendere in più. Dietro mia richiesta poco dopo il suo passaggio di qualifica, mi ha proposto anche in virtù della nuova situazione familiare e in previsione del futuro, di investire in due case da intestare alle ragazze invece che aumentare l'assegno. Sono per accordi pacifici e così è stato fatto. Una casa è stata acquistata in Sicilia e ci vanno per le vacanze, l'altra è un bilocale da pochi mesi affittata e con il ricavato paga il mutuo della medesima. In sostanza al momento l'assegno che percepisco per le ragazze non ha subito variazioni. L'assegno stabilito a gennaio 2001 era pari a 1000 euro di cui 900 vengono direttamente a me con bonifico e 100 venivano dati direttamente alla figlia maggiore. Negli anni i 100 sono diventati 180, e lei a me non chiede niente in più per le sue necessità personali, ma siccome la vita è cara ultimamente si è arrangiata in estate a lavorare per pagarsi parte delle vacanze e altro. Alla più piccola da un paio di anni le passa del denaro che a oggi ammonta a 120 euro, che ho sempre visto come paghetta poichè non abbiamo concordato niente in proposito. Infatti io continuo ad acquistarle tutto il necessario, contribuendo in genere in piccola parte ai suoi extra ma talvolta in maniera anche consistente. Facendo un calcolo per l'ISTAT dal 2001 al 2008 l'incremento su 1000 euro sarebbe 163 euro. In definitiva lui versa già 200 euro in più, ma direttamente alle figlie, e questo non mi torna. A questi chiari di luna io sto tirando parecchio la cinghia (dentisti, scuola, università, vacanze studio, tutto al 50% ma pesa ogni giorno di più) e non vedo perchè in previsione di un loro beneficio futuro noi si debba tirare la cinghia adesso! Così siamo a cercare un accordo giusto per incrementare ora l'assegno. Pare che quasi ci siamo ma i nostri calcoli divergono. Domanda: 1. Il calcolo della differenza di incremento stipendiale va fatto sul CUD giusto? Immagino alla cifra netta detratte le imposte, giusto? Una volta individuato l'importo di incremento stipendiale da questo va detratto l'incremento ISTAT o sono due voci che si sommano o ....? Grazie (Paola, via posta elettronica)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto concerne il fatto che il Tuo ex marito versi dei soldi direttamente alle figlie questo è stabilito dalla nuova legge sull'affidamento condiviso 54/2006 che prevede che il mantenimento possa essere versato direttamente nelle mani del figlio maggiorenne.</p>
<p style="text-align:justify;">Per cui, almeno per quanto concerne la figlia grande, il padre ha la facoltà di versare interamente a lei il mantenimento che le deve, sarà poi lei a dare a Te tutto o parte di questo mantenimento. E lo stesso potrà accadere quando anche la figlia piccola raggiungerà la maggiore età.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto concerne l'aumento dell'assegno di mantenimento io lo farei sulla base del cud al netto delle imposte poichè è questa cifra che stabilisce realmente di quanto sono incrementate le sue entrate.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto concerne l'ISTAT ammetto di non aver capito il Tuo discorso, comunque posso dirTi che l'anno successivo all'aumento dell'assegno di mantenimento anche questo incremento sarà assoggettato all'adeguamento ISTAT.</p>
<p style="text-align:justify;">
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Non vogliamo separarci ma sono stato messo fuori di casa]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=930</link>
<pubDate>Wed, 14 May 2008 12:00:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Emanuele Roli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono in via di separazione. Un mese e mezzo fa circa mia moglie di punto in bianco, dopo un periodo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Sono in via di separazione. Un mese e mezzo fa circa mia moglie di punto in bianco, dopo un periodo  difficile, mi ha letteralmente buttato fuori casa. L' appartamento è  stato acquistato prima del nostro matrimonio e secondo lei questo gli  dava il potere di farlo. Io sono al corrente che la casa in questione è  diventata il "tetto coniugale" se non sbaglio ma ho deciso ugualmente di  lasciare l'appartamento perchè si cominciava ad alzare la voce ed  urlare di fronte al bambino di un anno e mezzo e per il suo bene mi sino  trasferito momentaneamente dai miei. Da lì sono iniziati i ricatti  anche mettendo di mezzo il bambino perchè io sono molto legato a lui e  per il fatto che questo avere un appartamento di proprietà  e altri  liquidi investiti gli danno "potere". Io percepisco la somma di 2000,00 euro (lordi) al mese e mi rimangono  circa 1.400,00 euro tra tasse e commercialista. Il mese scorso ho versato  500,00 euro per il bambino tenendo presente che ha quasi due anni e  frequenta l'asilo e che la rata è 200,00 euro mensili. Io pago un  fnanziamento per un frigor di 64,00 euro circa al mese e l'abbonamento sky  perchè è a mio nome di 24,00 euro al mese. Credo che la somma che ho dato  sia un po' eccessiva. Mia (EX) moglie ora ha un lavoro e percepisce uno stipendio. Non paga  mutuo e affitto perchè paga il suo babbo. Nel periodo di convivenza e  poi matrimonio gli accordi erano che io mettevo i soldi per la casa e il  resto, giustamente; lei con lavori quasi mai in regola ma ben retribuiti  metteva da parte per esigenza. Il problema è anche sorto su questo  perchè non vuole dirmi qual'è la cifra che ha da parte perchè penso  che rientri nella comunione dei beni e che il 50% spetti a me che  girerei direttamente al bimbo in un conto o qualsiasi altra cosa. Il mio  scopo è quello di non litigare per il bimbo. Qual'è la cifra che devo versare per il bimbo e come mi devo comportare  per il resto tenendo presente che non vorremmo arrivare a una  separazione nè consensuale nè giuridica se possibile?!? ANTICIPATAMENTE RINGRAZIO.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Innanzitutto è evidente che se volete arrivare ad un accordo dovete essere decisi entrambi in tal senso e le premesse, oggettivamente, non mi sembrano buone.</p>
<p style="text-align:justify;">Sarebbe importante sapere se la casa (il mutuo mi pare di capire) è intestata a Sua moglie o a entrambi. Nel secondo caso non avrebbe avuto alcun diritto di cacciarla. Difficilmente lo avrebbe avuto comunque perchè, a prescindere dalla titolarità, quella è la Vostra casa famigliare. E' evidente come buttare fuori di casa il coniuge senza motivo (se è davvero così) rappresenti un buon motivo per, eventualmente, attribuire la separazione a chi se ne è reso  responsabile.</p>
<p style="text-align:justify;">Il codice dice inoltre che tutti i proventi che derivano dall'attività separata di ciascun coniuge (ad es. lo stipendio) rientrano nella comunione dei beni e, di conseguenza, tutto quello che Sua moglie ha guadagnato e guadagna tuttora.</p>
<p style="text-align:justify;">Direi che pagare 500 euro al mese per il bambino rappresenti un buon aiuto; è chiaro che se non volete addivenire a una separazione dovete mettervi d'accordo Voi. Altrimenti si procede con la separazione dove è il giudice a decidere le somme da versare.</p>
<p style="text-align:justify;">Non voglio certo consigliarVi la separazione, ma se Sua moglie non la fa rientrare in casa è evidente che un passo bisogna farlo.</p>
<p style="text-align:justify;">Tenga conto che se la casa è di entrambi, se Lei davvero è stato "cacciato" senza motivo e se Sua moglie percepisce un buono stipendio oltre all'aiuto del padre, allora le premesse per ottenere delle buone condizioni dalla separazione sussistono.</p>
<p style="text-align:justify;">Se, invece, non vi volete separare, allora dovrete cercare di venirVi incontro, magari consultando un avvocato in grado di prospettarVi le varie soluzioni possibili, anche a livello di contribuzione economica alla famiglia.</p>
<p style="text-align:justify;">Infine, se vuole risparmiare qualcosina, Le consiglio di smettere di pagare per servizi tipo Sky che non sono certamente essenziali per vivere, ma sono beni di lusso ai quali si puo' benissimo rinunciare.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[mantenimento di un anziano]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=923</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 13:30:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antinisca Sammarchi</dc:creator>
<guid>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=923</guid>
<description><![CDATA[Salve, ho bisogno di un chiarimento riguardo il  mantenimento di una persona anziana. La persona in ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Salve, ho bisogno di un chiarimento riguardo il  mantenimento di una persona anziana. La persona in questione è nata nel  1928 ed è il padre vivente del mio primo marito morto nel 1991  lasciandomi con un figlio nato nel 1985. Vorrei sapere se esiste un  obbligo legale di partecipazione al suo mantenimento da parte mia e/o di  mio figlio. Io ora mi sono risposata, ho avuto un altro figlio e vivo  all'estero, mio figlio maggiore lavora come operaio e abita in Italia,  non vorrei che i suoi zii si rivalgano su di lui. Hanno anche parlato di  vendere la casa del nonno (di cui possadiamo 2/16 ereditati dalla nonna)  e di tenersi la metà del ricavato per il mantenimento del padre che da  qualche anno vive presso una figlia. Da parte mia non ritengo ne me ne  mio figlio in dovere di mantenere questa persona in quanto dal giorno  del funerale di mio marito non abbiamo più avuto nessun rapporto con  lui: è come se fossimo morti tutti insieme! Vi ringrazio anticipatamente. (Caterina, via posta elettronica)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L'obbligo alimentare viene distinto tra alimenti che costituiscono lo stretto indispensabile per la soppravvivenza di una persona in difficoltà e il mantenimento che, invece, ricomprende una più ampia nozione in quanto il mantenimento soddisfa le esigenze di vita tenendo anche conto della sua situazione socio-economica.</p>
<p style="text-align:justify;">L'obbligo di mantenimento si configura solamente nei confronti del coniuge e dei figli, mentre gli alimenti sono estesi ad una più ampia fascia parentale.</p>
<p style="text-align:justify;">Detto ciò, nel caso di specie, essendo l'anziano signore incapace di provvedere al proprio mantenimento bisogna verificare chi sia tenuto a corrispondergli gli alimenti.</p>
<p style="text-align:justify;">Ai sensi dell'art. 433 cod. civ., le persone obbligate agli alimenti sono nell'ordine:<br />
1) il coniuge;<br />
2) i figli legittimi o legittimati o naturali o adottivi, e, in loro mancanza,          i discendenti prossimi, anche naturali;<br />
3) i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi, anche naturali;          gli adottanti;<br />
4) i generi e le nuore;<br />
5) il suocero e la suocera;<br />
6) i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani          sugli unilaterali.</p>
<p style="text-align:justify;">Pertanto, il caso in questione è affrontato dal punto n. 2 che stabilisce l'obbligo alimentare innanzittutto a carico dei figli e, solo in loro mancanze, dei discendenti prossimi quali i nipoti.</p>
<p style="text-align:justify;">Essendo questa persona già accudita dalla figlia, il nipote - ovvero Tuo figlio - sarà obbligato solamente nel caso in cui la figlia non possa più provvedervi e in concorso con gli altri, eventuali, nipoti. E' ininfluente che voi non abbiate più visto questa persona poichè Tuo figlio è comunque il nipote.</p>
<p style="text-align:justify;">L'obbligato agli alimenti potrà decidere se versare una somma di denaro mensilmente all'alimentando oppure se accoglierlo presso la propria abitazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Certamente la zia di Tuo figlio non può venderVi la casa e tenersi parte del ricavato!</p>
<p style="text-align:justify;">Un'ultima precisazione, ai sensi dell'art. 437 cod. civ. il destinatario di una donazione è tenuto, con precedenza si ogni altro obbligato, a prestare gli alimenti al donante.<span style="font-family:Arial;"></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[separazioni e condizioni]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=922</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 14:39:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antinisca Sammarchi</dc:creator>
<guid>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=922</guid>
<description><![CDATA[Sono sposato da quasi 25 anni ho una figlia che ne compirà 24 e che sta per laurearsi, credo entro ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Sono sposato da quasi 25 anni ho una figlia che ne compirà 24 e che sta per laurearsi, credo entro dicembre. Mia moglie non lavora più da 10 anni, prima lavorava in un negozio e non ha per ora la pensione. Siamo in comunione dei beni. Siamo, inoltre, proprietari dell'appartamento in cui viviamo; mia moglie ha avuto in donazione da suo padre 10 anni fa un appartamento a XXX. Mia figlia è proprietaria di un piccolo appartamento attualmente affittato, che le è stato donato dal nonno ma di cui è usufruttuaria la nonna. Possediamo 2 automobili e tre motocicli. Sono dipendente statale e il mio stipendio attuale ammonta a 1800 euro mensili. Vorrei sapere a quanto ammonta l'assegno mensile che eventualmente dovrei corrispondere a mia moglie e a mia figlia, quali sono le altre spese che sarebbero comunque a mio carico e inoltre quanto può costare circa una separazione consensuale. (Giorgio, via posta elettronica)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Possiamo supporre che dopo la laurea Tua figlia cercherà un lavoro per rendersi economicamente autosufficiente per cui il mantenimento per lei sarà dovuto solo per un periodo limitato.</p>
<p style="text-align:justify;">In questo caso, per esempio, si potrebbe far mettere nelle condizioni che sarai tenuto a corrispondere il mantenimento fino al primo stipendio, per un anno dalla separazione, ...</p>
<p style="text-align:justify;">Tuttavia, Ti chiedo una cosa: è Tua figlia a percepire il canone di locazione del piccolo immobile che possiede ovvero, come vuole la legge, è la nonna a percepirlo?</p>
<p style="text-align:justify;">Te lo chiedo perchè nel caso in cui il canone di locazione lo percepisca Tua figlia escluderei che Tu possa essere obbligato a versarle un mantenimento.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda Tua moglie, lei potrebbe andare a vivere nell'appartamento di sua proprietà e Tu dovresti corrisponderle solo un mantenimento da concordare.</p>
<p style="text-align:justify;">Oppure potreste decidere che Tua moglie continui a vivere nella casa coniugale e con il canone di locazione dell'immobile di sua proprietà provveda autonomamente al suo mantenimento senza necessità da parte Tua di corrisponderle alcunchè.</p>
<p style="text-align:justify;">La casa coniugale, invece, da quel che ho capito è in comproprietà per cui potrete decidere di venderlo e di dividere al 50% il ricavato oppure Tu potresTi comprare la quota di Tua moglie, o viceversa.</p>
<p style="text-align:justify;">Tua figlia, ovviamente, sarebbe libera di decidere autonomante con cui vivere.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda le cifre è difficile dirlo in quanto bisognerebbe rispondere a tutte le domande di cui sopra e a molte altre.</p>
<p style="text-align:justify;">Farò seguito privatamente per il costo.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la separazione tra rumena e italiano che vivono in Inghilterra]]></title>
<link>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=911</link>
<pubDate>Fri, 02 May 2008 05:48:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tiziano Solignani</dc:creator>
<guid>http://tizianosolignani.wordpress.com/?p=911</guid>
<description><![CDATA[ciao, io sono sposata da quasi cinque anni, io sono rumena, il marito italiano, ed il matrimonio e s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>ciao, io sono sposata da quasi cinque anni, io sono rumena, il marito italiano, ed il matrimonio e stato fatto in italia. da molto tempo pero viviammo in inghilterra. vorrei chiedere la separazione, ma non so esattamente dove. credi ca e possibile rivolgermi all'ambasciata italiana di londra? poi, credi che puo esistere qualche pericolo di perdere il bambino, dato che io sono rumena? sfortunatamente i miei conazionali non sono molto ben guardati in peninsola! (Rita, via mail)</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Bisogna vedere, innanzitutto, cosa vuoi fare dopo la separazione, cioè se ad esempio vuoi continuare a vivere con tuo figlio in Inghilterra o vuoi ritornare in Italia o in Romania.</p>
<p style="text-align:justify;">Se tu volessi, in ipotesi, ritornare a vivere in Italia potresti allora fare la separazione presso un qualsiasi Tribunale italiano. La sentenza di separazione, poi, potrà essere riconosciuta anche all'estero, quindi anche in Inghilterra, secondo le procedure comunitarie, qualora la cosa dovesse servirti. Se, invece, la tua idea è quella di restare in Inghilterra, potresti valutare di fare la separazione nel Regno Unito, anche se al momento non saprei dirti la convenienza per quanto riguarda le tariffe degli avvocati inglesi - comunque si può sempre chiedere un preventivo. Analogamente, la sentenza inglese potrebbe poi essere riconosciuta in Italia secondo le stesse procedure comunitarie, che, nel nostro caso, prevedono un ricorso in Corte d'Appello affinchè la sentenza estera sia dichiarata esecutiva anche nel nostro paese; naturalmente quest'ultima cosa la faresti solo qualora interessata a far valere anche qui il provvedimento.</p>
<p style="text-align:justify;">Fare la separazione o il divorzio in Romania, dove peraltro mi pare che non esista nemmeno la separazione, ma ci sia direttamente il divorzio, invece non te lo consiglio, anche se lo potresti fare, perchè le decisioni di quei giudici sono talmente distanti da quello che si pratica comunemente in Italia o in Regno Unito che difficilmente poi una sentenza rumena, pur essendo la Romania parte dell'Unione Europea, verrebbe eseguita in Italia. Mi è capitato un caso, recentemente, di una rumena sposata con un Italiano, dove l'Italiano, anche un po' per aggirare la causa di separazione che era pendente in Italia, è andato a divorziare in Romania, dove il giudice ha previsto che per il mantenimento del figlio della coppia venisse pagato un assegno di 5€ al mese... Il giudice italiano al quale è stato presentato il divorzio romeno, con tanto di traduzione asseverata, non l'ha voluto neanche guardare e ha deciso secondo il diritto italiano, io credo peraltro giustamente tutto sommato.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda la eventuale "cattiva nomea" dei romeni che ci sarebbe in Italia, purtroppo i pregiudizi ci sono sempre stati, e non solo in Italia ma in tutto il mondo, ma ti posso assicurare che i cittadini romeni che mi sono trovato a difendere davanti ai Tribunali italiani non sono mai stati danneggiati da queste cose, ma giudicati tutto sommato equamente. I problemi della giustizia, in Italia, semmai sono altri, ma valuta serenamente anche l'ipotesi di separarti in Italia, se vedi che può essere più conveniente per te sceglila senza preoccuparti di questi aspetti. In bocca al lupo.</p>
<p style="text-align:justify;">Dimenticavo: l'ambasciata italiana a Londra a mio giudizio non ti può aiutare molto, anche perchè tu non sei nemmeno cittadina italiana da quanto ho capito. Al massimo potranno darti il nome di un avvocato italiano in grado di seguirti in italia, ma questo direi che non ti serve. In ogni caso per fare la separazione occorre andare davanti ad un giudice, non possono supplire le autorità consolari.</p>
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