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	<title>maurice-nio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/maurice-nio/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "maurice-nio"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 11:05:09 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[.:: Le tre Avanguardie di Le Corbusier]]></title>
<link>http://piliaemmanuele.wordpress.com/?p=152</link>
<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 02:41:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Può parer ovvio ricordare che Charles-Edouard Jeanneret-Gris sia stato il più grande architetto d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-153" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/06/le_corbusier_portrait_en_buste_pose_au_bureau_faisant_face_bien_travaillant_au_dessin.jpg" alt="" width="510" height="426" /></p>
<p>Può parer ovvio ricordare che Charles-Edouard Jeanneret-Gris sia stato il più grande architetto del '900, ma è quasi ancora impossibile riuscire a concepire la portata rivoluzionaria che il suo contributo diede all'architettura tra le due guerre, nella ricostruzione e durante il boom economico. Ma nonostante ciò, la sua figura sia stata messa in ombra dagli emuli che non hanno fatto altro che infangarne il nome, riproponendo acriticamente il metodo dei <em>5 punti</em>, senza alcun filtro interpretativo, e così periferia oggetto di intervento. Ciò che rese noto per la prima volta Le Corbusier, finì per essere la sua maledizione. Il razionalismo, da lui elaborato in maniera così rigorosa da poter essere raccolta in assiomi, diventò un vero e proprio dogma per gli architetti del suo tempo, che affascinati dalla promessa di una <em>utopia perfettamente realizzabile</em>, trassero dal suo <em>Verso l'architettura</em> un metodo infallibile per progettare la propria opera senza aver paura di sbagliare. Probabilmente a far emergere l'architettura di Le Corbusier come <em>metodo</em>, più che esaltarne la portata rivoluzionaria, fu il fortunato testo <em>The International Style: Architecture Since 1922</em> di<strong> </strong><em>Philip Cortelyou Johnson</em>, movimentatore culturale incredibilmente influente all'interno dell'architettura, noto più per la sua potenza comunicatrice che per un vero apporto teorico. Già dal nome del piccolo testo, <em>Stile Internazionale</em>, se ne deriva la potenzialità in termini di esportazione di stile, banalmente si può facilmente dire: <em>disinteressandosi del contesto in cui si va ad operare</em>. Curioso anche il fatto che un filologo come Johnson sui il termine <em>stile</em>, e non linguaggio o poetica. Probabilmente perchè si rende conto che un linguaggio è qualcosa che è profondamente legato ad un ceppo culturale, così come la poetica ad un singolo, e quindi difficilmente esportabile. La campagna di Johnson continuò anche dopo che Le Corbusier aveva ormai completamente esaurito, da solo in ogni sua sfaccettatura, il discorso razionalista, ormai evoluto in brutalismo. Più che una variante del primo, è innegabile che l'influenza del brutalismo sia stata fondamentale per l'emancipazione dall'International Style, come già detto frutto di un abbaglio di Johnson. Dal neoespressionismo plastico, al metabolismo giapponese, fino all'informale, hanno un debito incolmabile verso questa seconda maniera, che in questa maniera, dopo aver già segnato indelebilmente il secolo, sterza di quasi 180° gradi per un tracciare un secondo, profondissimo, solco.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-154" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/06/eglise_saint_pierre_dscf1673.jpg" alt="" width="553" height="413" /></p>
<p>Alla luce della recente realizzazione di una sua opera, cominciata nel 1969 per essere terminata solo nel 2006, la Chiesa Saint-Pierre de Firminy, è ben chiaro quanto a lungo si sia prolungata l'influenza del maestro svizzero, mostrando di essere stato capace di anticipare con grande precisione uno sviluppo che non poteva che emergere da questioni interne alla società, come il rinnovato senso d'estetismo diffuso o il dramma di un ulteriore sgretolamento delle ideologie, vissute in prima persona attraverso il dramma di chi ha visto la propria utopia infrangersi contro il muro sordo del conflitto mondiale. Sgretolamento ideologico impossibile da ricomporre quando così strettamente connessi con la propria persona, e di cui la Cappella di <span class="mw-redirect">Notre Dame du Haut</span> a Ronchamp, rigorosa negazione di tutto il suo precedente operato, supera ogni vertice di qualsiasi  lirismo simile mai tentato.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-155" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/06/le-corbusier-ronchamp.jpg" alt="" width="509" height="382" /></p>
<p>Ma proprio in una sua opera effimera, il Pavillon olandere della Philips all’Esposizione Internazionale di Bruxelles del 1958, Le Corbusier continua a cambiar forma e metodo. Prima di tutto, ritorno al rigore, ma questa volta piegato alla creazione di uno <em>spazio indicibile</em>, e come seconda cosa, forse ancora più rivoluzionaria, l'abbandono completo di ogni narciteismo per abbracciare un approccio collaborazionista con altri grandi del suo tempo: Iannis Xenakis, strutturista appassionato di musica e matematica, ed Edgar Varèse musicista sperimentale, uno dei primi ad interessarsi alla musica eletronica. Macchina musicale creata sul modello di un infornografico sistema capace di digerire ed evacuare centinaia di spettatori al giorno, la convergenza di sforzi provenienti da campi e da personalità diverse è riuscita a portare a termine un precedente assoluto di quello che oggi chiameremo architettura interattiva. Le Corbusier si ricongiunge all'<em>esattezza</em> delle sue prime opere, contribuendo tra l'altro fortemente anche alla creazione del <em><span>Poème électronique </span></em><span>di Varèse ed all'installazione di Xenakis, così come loro contribuirono all'ideazione del padiglione. </span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-156" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/06/philips-1.jpg" alt="" width="564" height="408" /></p>
<p><span>Una spazialità sonora immaginabile solo nell'astrazione della matematica e del freddo <em>hardware</em> messo a disposizione dall'azienda promotrice del progetto, la Philips. Una spazialità per la prima volta, realmente virtuale. Ben quarant'anni prima che Lars Spuybroek e Maurice Nio, ancora riuniti nei NOX architecten, realizzassero l'</span><span>h2o Water Pavillon, <em>l'opera che ancora deve essere superata</em>.</span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-158" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/06/onlh2opavinnen01_1024.jpg" alt="" width="510" height="342" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Snake Space]]></title>
<link>http://range.wordpress.com/?p=3028</link>
<pubDate>Sat, 31 May 2008 08:50:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>range</dc:creator>
<guid>http://range.wordpress.com/?p=3028</guid>
<description><![CDATA[Snake Space is the work of Dutch architect Maurice Nio.
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.designboom.com/weblog/cat/9/view/2983/snake-space-nio-architecten-the-work-of-dutch-architect-maurice-nio.html" target="_blank">Snake Space is the work of Dutch architect Maurice Nio</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[.** PEJA on WILFING]]></title>
<link>http://piliaemmanuele.wordpress.com/?p=120</link>
<pubDate>Mon, 19 May 2008 12:47:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
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<description><![CDATA[A volte ci si vede espropriati del proprio terreno di gioco, in modo consenziente ed entusiasta si c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>A volte ci si vede espropriati del proprio terreno di gioco, in modo consenziente ed entusiasta si capisce. Ho sempre considerato la mission di questa sede come un'occasione di ricerca partecipata (ovviamente in senso speculativo del termine partecipazione, dato che la formula del blog implica soltanto discussione) sul tema della transarchitettura. Dunque non potevo non cogliere con piacere l'occasione che mi offre<a href="http://wilfingarchitettura.blogspot.com/"> Salvatore D'Agostino</a> di parlare di ciò di cui si discute quì, con un <em>Dialoghi </em>in <a href="http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2008/05/0006-mondoblog.html">trasferta</a>.</p>
<p><em><span style="color:#888888;">Salvatore D'Agostino:</span><br />
Ci puoi spiegare perché un blog dal titolo 'TransArchitecture'?</em></p>
<p><em><span style="color:#888888;">PEJA:</span><strong></strong><br />
Credo che sia una questione chiave! Prima di tutto potrei iniziare a parlare della questione della <a id="ac88" title="Roberto Masiero" href="http://architettura.supereva.com/extended/20001121/index.htm">transarchitettura</a>, o come viene chiamata tante volte erroneamente, architettura virtuale. La transarchitettura è una disciplina di confine tra le scienze molli, l'ingegneria informatica, la grafica ed ovviamente, offrendosi come spunto euristico per la progettazioni di "spazi", l'architettura. La prima definizione di transarchitettura è di <a id="a8st" title="Sito ufficiale" href="http://www.mat.ucsb.edu/%7Emarcos/Centrifuge_Site/MainFrameSet.html">Marcos Novak</a>, che parla più o meno come spazi "tra" il virtuale ed il reale. Dunque quella radice non ha niente a che vedere con le transavanguardie come vorrebbero alcuni critici italiani. Ecco, il mio blog nasce proprio per parlare di questo.</em></p>
<p>Il resto dell'intervista su <a href="http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2008/05/0006-mondoblog.html">WilfingArchitettura.</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[.** Domotica]]></title>
<link>http://piliaemmanuele.wordpress.com/?p=77</link>
<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 23:36:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
<guid>http://piliaemmanuele.wordpress.com/?p=77</guid>
<description><![CDATA[Scambi di opinioni con altri utenti della rete sono sempre salutari, soprattutto se si interessano a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;text-align:left;">Scambi di opinioni con <a href="http://maat84.blogspot.com/">altri utenti</a> della rete sono sempre salutari, soprattutto se si interessano ai miei stessi problemi...</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;text-align:center;">
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-79" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/04/piantasl.jpg?w=510" alt="" width="510" height="354" /></p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Ehi ciao! Oggi vado a sentire la conferenza di Boris Podrecca! E' un architetto austriaco, ne ho parlato anche nel mio <a href="http://maat84.blogspot.com/">blog</a>...</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Peja:<br />
Bhè, purtroppo non ho avuto molto tempo per girare per blog... Peccato perchè ci sono dei blog veramente interessanti. Tra l'altro mi danno pure degli spunti per il mio! Se riuscissi a scrivere anche in inglese poi sono sicuro che avrei moltissimi spunti dai commenti degli internauti internauti anglofoni...</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Già, vorrei anche io scrivere in doppia lingua, ma ci vorrebbe troppo tempo...</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Peja:<br />
Infatti è il principale motivo che mi trattiene dal farlo... Tra l'altro ho notato una cosa: ho più feedback di commenti  quando scrivo cose riguardante il rapporto tra <em>architettura e realtà</em> virtuali che quando scrivo di  <em>architettura</em>...</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Bhè guarda, meglio così! Vuol dire che ci si è  seccati di parlare delle solite solfe (per quanto  interessanti, sia chiaro), si ha voglia di qualcosa di nuovo! Nuovi argomenti...</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Peja:<br />
E' vero! Anche io! A proposito, sto studiando la modellazione in Second Life: è veramente contorto come meccanismo, non lo vedo molto efficace, ma di certo la grande innovazione è il fatto che quello che fai è già pronto senza ulteriori ritocchi!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Io ho deciso di  rifuggire second life in quanto potenziale fonte della mia perdizione: già ho un fratello <em>world-of-warcraft-dipendente</em> ed un padre drogato di compravendita eBay, non voglio finire come loro!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Peja:<br />
Potrai immaginare che non la penso proprio come te! Sai, io insieme ad una mia amica, Giulia Santucci,  abbiamo fatto un concorso di una <em>architettura su Second Life</em>! Bhè, siamo arrivati tra i primi 30, e questo ci è valsa la partecipazione all'<em>Ars Elettronica</em>! Bhè insomma avrai capito che la cosa mi affascina, nonostante i grandi limiti, ma è il primo grande tentativo di infrastrutturare una transarchitettura condivisa... Ti faccio vedere!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
si!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-78" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/04/untitled-1.jpg?w=510" alt="" width="510" height="286" /></p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Mi affascina da sempre la tendenza al <em>ritorno</em> (?) a forme biologiche dopo secoli di tentativi di allontanarsene!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Io credo che prima o poi (nemmeno tra torppo) ci saranno edifici realizzati in materia organica, magari progettati con nanotecnologie...</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Sono d'accordo, soprattutto per la questione del risparmio energetico in fondo, anche idealmente si sta cercando di trasformare l'edificio in qualcosa che si nutre e produce... un organismo quasi vivente!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
E' vero! Guarda i nox ad esempio, oppure anche Nio, che poi era un ex nox: tutti è due fanno continui riferimenti letterali all'organico/inorganico, al concetto di cyborg e protesi che riferito all'architettura fa pensare all'edificio come ad una estenzione sensoriale del nostro organismo connessa direttamente ai nostri neuroni, e quindi alla nostra volontà...</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Senz'altro e soprattutto con l'integrazione delle applicazioni domotiche!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Esatto! secondo me si apriranno due strade su questa direzione: una che si occuperà principalmente del benessere psichico, quindi dell'integrazione tra mondi virtuali e realtà fisica, facendo integrare le esigenze emotive del fruitore con software in grado di interpretarle, e dall'altra proprio la domotica, con la sempre maggior semplificazione di manutenzione/installazione di tecnologia complessa... Guarda ora: chiunque può mettersi da solo dei pannelli fotovoltaici, ma è difficile installare un impianto di controllo energetico... Pian pianino sarà possibile per il proprietario di casa propria poter cambiare completamente l'aspetto e soprattutto l'assetto della propria casa da solo...</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Mi chiedo però a questo punto che fine farà la strada opposta della ricerca: la prefabbricazione. Diventerà una nuova speranza per l'edilizia economica, dove l'integrazione domotica (personalizzabile al massimo) diventerà la nuova espressione del lusso?</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Bhè, forse si, sicuramente inizialmente i costi saranno parecchio elevati, ma con l'andare del tempo i prezzi cadranno e sarà forse addirittura scritto a breve un manuale normativo che gestirà queste cose... A quel punto la figura dell'architetto diventerà sempre di più simile a quella dell'ingegnere: informatico, elettronico, robotico ect... Non che la parte creativa calerà, ma sicuramente quella edile si!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Mah, secondo me ci sarà solo una moltiplicazione delle specializzazioni per cui i team di progettazione diventeranno giocoforza sempre più grandi. d'altra parte è tentenda già consolidata, tutti i grandi studi hanno decine, a volte centinaia di membri e collaboratori per far fronte alle necessità tecnologiche...</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Certo, ma ovviamnete quello che dirige il tutto non può prescindere dalle altre conoscenze, no? cioè, è vero che esiste la collaborazione, ma è pur vero io non posso progettare senza capire i problemi delle altre discipline che mi sono affianco.</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Ovviamente! Poi, è chiaro, questo soprattutto ad alti livelli. In effetti oggi può ancora esistere il piccolo studio associato di architettura con due membri o poco più. Ma un giorno, se le cose stanno come diciamo, anche solo per un interno ci vorranno molte competenze.</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Bhè certo... Sai, ho lavorato in uno studio dove c'era un tipo che sceglieva solo i colori. Questa è una sciocchezza ovviamente, ma se ci pensi la tendenza è questa... però sono sicuro che ci deve essere una figura che riunifichi le competenze! non racchiuderle appieno, certo, ma per lo meno riuscire a gestire le diverse cose... Ad esempio, Lars Spuybroek, non credo che sappia programmare, ma sa come si programma. Ecco: magare non saperlo fare, ma sapere come si fa!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
... Almeno abbastanza per poter dare/raccogliere indicazioni da tutte le personalità che si ha intorno!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Esatto oppure potrebbe pure darsi che gli studi si organizzeranno in modo da essere frammentati in tante piccole competenze ossia, uno studio che progetta solo zoccoletti e mattonelle e i vari studi collaborano assieme! Diventerebbe una sorta di <em>Architettura 2.0</em>: come nel web collaborativo dove tanta gente non si conosce e fanno cmq tante cose insieme. Ecco, immagina se un edificio lo <em>montassero </em>tante persone che non si conoscono... Un pò come le città ora... Oddio ora che mi ci fai pensare: non è che wikipedia abbia copiato il metodo chiave dell'urbanistica medievale?</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Decisamente, però ti dirò, un po' mi piace e un po' mi intristisce questo processo diventerà una sorta di enorme catena di montaggio dove si rischia di perdere il senso del lavoro d'insieme la logica industriale rischia di averla vinta su quella artistica</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Bhè, anche io sono un pò reazionario a questo, ma forse è un pò romanticheria mia: credo che occorre semplicemente trovare altri mezzi per essere creativi, con criterio, ma creativi... Sai mi fanno molta rabbia (o tristezza? chissà!) quei tipi che parlano tanto di creatività e che però si limitano semplicemente a fare cose strane... Ecco, sarà una gran vittoria non cadere nè nel tecnicismo totale, per quanto affascinante, nè nell'ingenuismo post moderno...</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Sarà parecchio dura per noi e per i nostri figli, in altre parole!</p>
<p>PEJA:<br />
Chissà... Ma forse noi parliamo così perchè non vediamo la via! O forse ci estingueremo prima?</p>
<p>Maat:<br />
Eheh dai, sta nella nostra natura evolverci e risolvere problemi creandone degli altro tutto sommato, un<br />
po' mi fido del genere umano!</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-80" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/04/tscreen.jpg" alt="" width="466" height="509" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[.:: Nio @ Maxxi Museum :: Marzo 2005]]></title>
<link>http://piliaemmanuele.wordpress.com/?p=74</link>
<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 00:48:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
<guid>http://piliaemmanuele.wordpress.com/?p=74</guid>
<description><![CDATA[Non a tutti piace conversare in rete, e poi con alcune persone vale la pena di scomodare la buona e ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">Non a tutti piace conversare in rete, e poi con alcune persone vale la pena di scomodare la buona e vecchia <em>chiacchera</em>. Non so se a Maurice Nio piace o no utilizzare programmi di messaggeria istantanea, ma certamente incontrarlo di persona ha avuto il suo effetto più che attraverso le prime email di avvicinamente davanti ad un monitor. L'incontro è avvenuto nel Marzo del 2005, durante la presentazione di un libro edito da <em>EdilSpampa</em> e scritto da Emanuela Guerrucci. Allora non ero ancora cosciente della mia molteplice essenza dei vari alias che mi son creato man mano nella mia vita digitale. Allora ero molto più semplicemente Pilia Emmanuele...</p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-75" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/04/hil-01-thurlow-003.jpg?w=510" alt="" width="510" height="338" /></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:</span><br />
You opened your new office on the first day of the millennium was it just an occasion or was it on purpose?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:</span><br />
It was both, I decided to quit my job, so I decided : let's do it on the same day . I like this symbolic steps, opening a new office is important. I like working in a big office whit a lot of people I actually dislike this idea of having "your" office but it had to do that way.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:</span><br />
Before that you established with other people the "NOX" are you in a relationship whit them? Are you all working together?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:</span><br />
Today not anymore, we had our differences regarding architecture, I like to do other things than my partners did, we moved on in other directions.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:<br />
</span>We know you don’t just do architecture you also do graphic videos, we wanted to know if you work on each subject separately or combining all together?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:</span><br />
It depends on the project, they are connected one to the other mentally not fiscally.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:<br />
</span>We know you give names to all your projects like a work of art , are you looking at your projects in that way ?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:<br />
</span>I think the project does not exist if it has no name. When the project have a name and an image you can direct it to where it should be, that’s way names are very important.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:<br />
</span>You talk about the "technical space", how did you develop this <em>technical space</em>?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:<br />
</span>I relate that all projects are situated  in possible spaces, than I thought there is a connection there , and we came up with the idea.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:<br />
</span>You have put your building  in a site that is not really comfortable for residence, where there some difficulties?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:<br />
</span>For me it was not difficult... We put a sound barrier.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:<br />
</span>You work a lot whit polyester, what are the problems with this kind of material?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">The biggest problem is that it is not used to architecture , it is more adjust to industrial design . It takes a lot of time to get it done, the calculation was made by specialist .</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:<br />
</span>Last question, what are you think about digital technologies?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:<br />
</span>I think there should be no restrictions with the way we design, we should design with what we like, everything is ok as long as the process is followed.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;text-align:center;"><a href="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/04/busstation-10-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-76" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/04/busstation-10-11.jpg?w=510" alt="" width="510" height="279" /></a></p>
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]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[ Presenze Aliene in Maurice Nio]]></title>
<link>http://piliaemmanuele.wordpress.com/?p=70</link>
<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 16:45:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Alienazione, non decontestualizzazione, la differenza non è poca! Atomizziamo il problema: la deco]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-71" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/04/nio_aquarians_07.jpg?w=510" alt="" width="446" height="303" /></p>
<p>Alienazione, non decontestualizzazione, la differenza non è poca! Atomizziamo il problema: la decontestualizzazione, dando per buona la classificazione classica, è un processo tipicamente post-moderno. O almeno, del postmoderno architettonico. E' un'operazione, forse un pochino <em>pop</em> che punta alla contaminazione e stratificazione di segni, messi di peso da un luogo semantico ad un altro. L'<em>alien </em>è qualcosa di profondamente diverso: è la ricerca di un progetto di differenze da realizzarsi in continuità topologica nel dove si va ad operare. Dunque non spostamento, ma creazione di significati, capace di far emergere forte stridore. Possiamo intendere l'<em>alien </em>come la quint'essenza dell'innesto Deriddiano. Volendo, una creazione controllata di errori, una cortocituizione del sistema dove l'attenzione è fortemente spostata sulla causa.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-72" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/04/b7cv7908.jpg?w=510" alt="" width="491" height="326" /><br />
Lo strumento per arrivare a ciò? La tecnologia, ovvio. Attenzione, non intendo qui un recupero nostalgico di un qualche tecno-utopismo di matrice modernista, ma la presa di coscienza delle potenzialità dell'uso che chiede il software all'utente creativo, la volontà di esplorare le reali capacità espressive del mezzo, magari anche utilizzando attivamente i vincoli. Difficile dunque è seguire l'evoluzione di un architetto che fa dell'incoerenza quasi una mission stantment. Non darsi un tema è la chiave per evitare la trappola di un <em>bellissimo stile coerente</em>. Per chi si disinteressa della continuità del proprio linguaggio, la strada da imboccare è un'altra: il modo. E' diverso tempo che si parla dello spostamento di interesse dal <em>cosa</em> al "come". Per gli studi comunicativi questa non è certo una novità, ma gli architetti erano al tempo sintonizzati su altre frequenze. Nei migliori dei casi il crearsi un procedimento diventava semplicemente una firma diversa da quella del segno, o un modo per mantenersi alla moda. Peggio se il <em>modo</em> viene dichiarato, quasi a voler dire &#60;seguitemi, la strada è questa!&#62;. Così si da anche molto materiale ai critici, e ci si procura quel minimo di pubblicazioni necessario per rimanere sotto i riflettori. Ovviamente questi professionisti, che forniscono loro stessi diagnosi e cura al dottore, cercano di giustificare la validità della propria metaprogettazione, e quindi cercano continui escamotage per evolversi a poco a poco. Ma quì occorrono due precisazioni per non essere frainteso. Quando dico che alcuni architetti si affrettano a voler ricordare il loro modo, la mia critica è rivolta alla descrizione della pretestuosa metafora che dovrebbe in qualche modo giustificare le scelte compositive, dando peraltro forza al <em>simbolico</em>, che come sappiamo bene, è la causa di tanti mali e di tanta maniera. Anche se, ricordiamoci, rimangono pretesti. L'altro fraintendimento può nascere quando parlo di stile, o di linguaggio. Negli ultimi vent'anni infatti, grazie o per colpa di Philipp Johnson, si è iniziato a parlare di decostruttivismo anche in architettura. <em>Anche se</em>, anche se in ritardo e fuori luogo. In ritardo perché agli inizi degli anni '90 gli stessi intuitori del decostruttivismo si avevano posto l'attenzione verso altre problematiche, fuori luogo perché, tolto forse il solo Rem Koolhaas, tutti gli altri architetti che parteciparono alla ormai <em>storica</em> mostra del MoMa nell'89, non possono essere etichettati come decostruttivisti. Forse, una definizione più azzeccata sarebbe <em>massimalismo</em>. Il perchè di questo è molto semplice: in un discorso di decostruttivismo architettonico, il linguaggio non dovrebbe avere il primato su altri fattori, dato che un discorso di questo genere implica il completo sgretolarsi dello stile. Dunque, la critica in questo caso, dando un'interpretazione troppo pedante della mostra ha finito con il far confondere il comune spostamento di senso, con la sovrapposizione di senso (dunque dell'Alien). Eisenmann dunque sarebbe solo una vittima della propria ingenuità. Ingenuità che invece non colpisce invece chi si interessa  a progredire verso una poetica della contraddizione. Per chi sceglie questa, strada deve essere naturale lavorare nelle aree teoriche d'interstizio, quelle coperte dall'ombra dei pieni. Stato diverso da quello di bilico (torniamo alle sfumature), pretesto e motore per nuovi ibridi.<br />
Indagare l'attività di Nio, ricercare il suo <em>modo</em>, o il suo approccio con il progetto, vuol dire entrare in questo buco nero. Interstizio, Alien, Ibrido.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-73" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/04/busstation-05-12.jpg?w=510" alt="" width="510" height="342" /></p>
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<title><![CDATA[.:: Malintesi e contraddizioni nell'AV_ Architettura Virtuale]]></title>
<link>http://piliaemmanuele.wordpress.com/?p=25</link>
<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 00:49:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Tra i molti malintesi che riguardano quello che viene chiamata, il più delle volte impropriamente,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:center;"><img src="http://www.dac.dk/db/filarkiv/7729/guggenheim_bilbao_catia_2_Photocredit_Gehry_Technologies_Gehry_Partners_LLP.jpg" alt="" width="507" height="387" /></div>
<p>Tra i molti malintesi che riguardano quello che viene chiamata, il più delle volte impropriamente, architettura virtuale, vi è sicuramente quello della definizione del ruolo del computer all'interno del processo edilizio. Sia da chiarire una cosa: per architettura virtuale si ha da intendere unicamente <em>l'architettura del cyberspazio</em>, ossia che vive della fruizione mediante un qualsiasi tipo di device. Purtroppo questa definizione non è universalmente accettata, e spesso l'architettura <em>informatizzata </em>viene denominata con l'appellativo virtuale, creando solo confusione. Un pò per ignoranza di certa parte della critica, un pò per una consolidata, sbagliata, abitudine, quest'appellativo è ormai entrato nel glossario addirittura dei teorici, trasformando quello che era un semplice equivoco, tanto che addirittura un'architetto <em>reazionario</em> come Frank O. Gehry viene descritto come uno dei digitali. Come ormai è noto infatti, nonostante la potenza delle sue forme, Gehry prostituisce il computer alla mera cantierabilità dei suoi capricci cartacei. La sua pratica è ben descritta da Tommaso Empler:</p>
<p><em>Gehry elabora le sue idee lentamente, passando dagli schemi iniziali alla realizzazione di una lunga serie di modelli fisici. [...] L'apporto digitale avviene solo nelle operazioni successive. [...] Non è quindi la necessità figurativa che impone allo studio di Gehry la sofisticata attrezzatura informatica, ma il mero bisogno produttivo.</em></p>
<p>In realtà, nonostante Gehry dica apertamente di utilizzare lo strumento digitale in fase definitiva, questo è da leggersi unicamente come un strizzare l'occhio verso il tradizionalismo spicciolo. E' sotto gli occhi di tutti che da un certo punto in poi le architetture del maestro canadese abbiano cambiato decisamente carattere, passando da assemblaggi più o meno casuali, ma sempre scatolari, a deliri di superfici a doppia curvatura e tangenze improbabili. Il perchè di questo è semplice: nonostante sia effettivamente vero il fatto che la progettazione della <em>FOG/A </em>sia riassumibile nella seguenza si supporto <em>analogico-digitale-realizzazione</em>, è altresì vero che la coscienza di aver spostato il limite realizzativo molto più al di là di quanto sia mai stato fatto ha inciso in modo decisivo sul proprio autocontrollo, facendo cadere ogni inibizione a favore di uno sperimentalismo talmente spinto da diventare in breve tempo un modello. Tra l'altro, la sua continua domanda diretta alle software house ha fatto si che venissero sviluppati programmi specifici per l'architettura, e questo ha avuto il grande merito di allargare la sensibilità di un mondo i cui addetti ai lavori è molto legato alla manualità del fare (anche se questo non giustifica l'iniziale reticenza a l'uso del computer, in quanto si è soltanto cambiato tecnica di artigianato).  D'altro canto, come è aumentato l'interesse verso le possibilità finalmente espressive del mezzo informatico (anche se in ritardo: qualcun'altro nello stesso continente già iniziava a pensare a qualcosa che poi verrà chiamata <em>architettura liquida</em>), inizia a nascere quella che potremmo definire la banalizzazione della procedura informatizzata. Molti tra i virtuosi del mezzo riescono a bypassare la fase digitale, evitando l'uso di programmi astrusi come il CATIA, per interessarsi ai più semplici e precisi Rhinoceros e Blender, riuscendo ad emulare facilmente, e senza l'aiuto di decine di assistenti, la maggior parte degli aneddoti formali usati da Gehry, creandone di nuovi, e facendo nascere una vera e propria maniera.</p>
<p>Maurice Nio, attentissimo all'evoluzione del linguaggio architettonico in ambito digitale, non poteva non accorgersi di questa tendenza sul nascere, e con il suo progetto <em>The Touch Of Evil</em>, sembra fare il verso all'approccio digitalmanierista: risvoltando attraverso una procedura che ha del topologico la modalità progettuale di Gehry (plastico, modello 3d, realizzazione), Nio inventa una procedura tutta basata sulla possibilità formale offerta dai modellatori solidi. Molto semplicemente avviene questo: dopo aver modellato accuratamente il progetto, che in questo caso è un sottopassaggio di un cavalcavia, ma non ha molta importanza, Nio fa CAMmare in un modello solido, avendo così una <em>copia</em> plastica dell'<em>originale</em> virtuale. Dopo di che, il modello ancora non limato viene scannerizzato, e riconvertito in digitale. Questa continua traduzione di linguaggi, da uno il cui alfabeto è formato di atomi ad uno formato da bit, porta con se una contino rimescolamento delle informazioni, causando quà e là guasti alle suprefici che altrimenti sarebbero risultate perfettamente piane. Il processo è chiaramente irriverente verso la pianificazione di un controllo della complessità che lascia così poco al caso. Lo stesso Nio parla chiaro:</p>
<p><em>Questo è il mio sogno: infettare il soffice con il duro. Il limite con il cristallino. Il virtual con il reale. L'intelligenza con la stupidità. </em></p>
<p>Infettare il reale con il virtuale: esattamente ciò che Gehry fugge, e che un personaggio sicuramente più ispirato come Nio con estrema facilità riesce a raggiungere.</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://architettura.supereva.com/architetture/20050601/15.jpg" alt="" width="579" height="383" /></div>
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