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	<title>mezzi-di-comunicazione-di-massa-per-le-masse &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/mezzi-di-comunicazione-di-massa-per-le-masse/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "mezzi-di-comunicazione-di-massa-per-le-masse"</description>
	<pubDate>Sun, 27 Jul 2008 08:36:10 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[I'm getting bored of Facebook]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/?p=436</link>
<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 09:12:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
L&#8217;uso diffuso e pervasivo del social network Facebook si associa a forme ironiche di manifes]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/3ZzP_69ZTFk'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/3ZzP_69ZTFk&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>L'uso diffuso e pervasivo del social network Facebook si associa a forme ironiche di manifesto dissenso.</p>
<p>Il peso della continua proposta da parte dei <em>friends</em> di installare applicazioni più che inutili (<em>Sushi: "Send sushi to your friends!"; What's your kissing style?: "Sweet and sensitive or wild and crazy? Find out!"</em>)  capaci di rendere misurabili affetti ed energie cosmiche (<em>Mojo Meter: "uses smart cosmic calculations to determine your daily energy. Your daily MOJO scores will give you a good indication of how your day is likely to be."</em>) e di impegnarti in cause di scarsa utilità pubblica (<em>Support “Partying is life!!!: Helping everyone on earth to party bacause somewhere... someplace... people aren't as fortunate as us... so why not enbrace it and enjoy it...</em>) comincia a farsi sentire.</p>
<p>Eppure la componente di intrattenimento relazionale con il proprio social network è la risorsa principale di questo strumento: sviluppare interessi e rapporti proprio nell'ibridazione utilità/futilità, uso della dimensione <em>fun</em> come potenziale componente "metacomunicativa", come dire: "Ci sono per te!", "Ti tengo in considerazione!". Attraverso quindi anche un disimpegno che si può permettere di costruire relazioni fra ruoli diversi e livelli differenti di amicizia.</p>
<p>Ma la moltiplicazione dei contatti esponenziale si associa oggi alla moltiplicazione delle applicazioni circolanti e che si spediscono praticamente in automatico ai propri contatti quando le si installa per sè. Quello che nella fase iniziale è componente esplorativa del mezzo oggi sembra richiedere una visione etica. Disinstallare, non inviare proposte di applicazioni a valanga, selezionare diventa un imperativo dell'etica della comunicazione nei social network che ridefinirà i confini delle <em>socialmedia relatiosnship</em>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un modo di entrare nelle conversazioni: a proposito di Internet P.R.]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/?p=421</link>
<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 13:20:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/?p=421</guid>
<description><![CDATA[
Domani sarò alla presentazione del libro di Marco Massarotto &#8221;Internet P.R. Il dialogo in ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.alessiosemoli.com/images/api.jpg" alt="" width="325" height="250" /></p>
<p>Domani sarò alla<a href="http://www.internetpr.it/presentazione"> presentazione del libro</a> di <a href="http://hagakure.it/">Marco Massarotto</a> "Internet P.R. Il dialogo in Rete tra aziende e consumatori".</p>
<blockquote><p>Come ho scritto nella prefazione del libro:<br />
Questo lavoro di Marco Massarotto, che unisce la capacità di riflessione alla pratica dell’esperienza professionale, è uno strumento capace di introdurre organizzazioni e imprese alle modalità delle “conversazioni” e di raccontare il terreno su cui le forme di “negoziazione” fra produzione e consumo si giocano oggi.<br />
Imparando ad ascoltare, prima, ed entrando nelle conversazioni, poi.</p></blockquote>
<p> Si, perchè oggi troviamo diversi assi di sviluppo che diventano centrali per costruire forme di negoziazione tra consumatori e imprese.</p>
<p>Innanzitutto la centralità delle “conversazioni” che strumenti di “comunicazione di massa per le masse” come blog, wiki, twitter, ecc. rendono possibili. Si tratta di forme capaci di costruire grandi narrazioni in tempo reale, di creare consenso e dissenso nei confronti dei prodotti, di produrre l’attenzione dei media mainstream ed obbligare anche le grandi corporation a confrontarsi: il caso del “prodotto” politico con i meet up di Grillo in Italia e quello di mercato dei lucchetti Kryptonite dovrebbe far riflettere.</p>
<p>Poi la natura dei social media, come MySpace, Facebook, Ning, ecc. capaci di coinvolgere diversi milioni di persone nel mondo e di rendere visibili reti di rapporti sociali (di lavoro, di amicizia, costruite sul loisir, ecc.) che sono reti di fiducia e reputazione che diventano centrali se pensiamo a come il word of mouth sia la vera killer application di ogni strategia di connected marketing.</p>
<p>Infine la crescita di rilevanza di User Generated Content che circolano come video su YouTube, immagini su Flickr, e, di nuovo, tutti i micro contenuti prodotti su blog, wiki, ecc., mostrano la capacità di quello pensato come pubblico/ lettore/consumatore di diventare produttore. Il coinvolgimento nelle operazioni di viral marketing di queste capacità di lavorare su mashup, remix e produzioni dal basso è sempre più significativo.</p>
<p>È la realtà delle “conversazioni dal basso” che entra in risonanza con le forme comunicative mainstream, istituzionalizzate, tradizionali, di massa. Quello che si crea è un feedback permanente capace di creare un “effetto larsen” che ha una capacità di mutamento ad alta potenzialità.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sul myspace per adulti™ ]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/11/29/sul-myspace-per-adulti%e2%84%a2/</link>
<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 21:58:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2007/11/29/sul-myspace-per-adulti%e2%84%a2/</guid>
<description><![CDATA[vs. ™
Ci sono le &#8220;conversazioni dal basso&#8221; e il &#8220;myspace per adulti™&#8221; (p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" width="125" src="http://creativecommons.ca/images/cc/cc.logo.circle.jpg" height="125" />vs. <font face="Times New Roman">™</font></p>
<p>Ci sono le "conversazioni dal basso<img border="0" width="15" src="http://creativecommons.ca/images/cc/cc.logo.circle.jpg" height="15" />" e il "myspace per adulti<font face="Times New Roman">™" </font>(paternità di <a href="http://larica-virtual.soc.uniurb.it/nextmedia/2007/11/23/facciamo-uno-scherzo-al-myspace-per-adulti%e2%84%a2/">Fabio </a>, ma libertà di diffondere)</p>
<p>Due modi diversi di osservare la realtà contemporanea.</p>
<p>Quelli del terreno su cui si confrontano media mainstream e social media.<br />
Tra contenuti generati dagli utenti e contenuti generati per la pubblicità.<br />
Quelli <a href="http://mediamondo.wordpress.com/category/indigenicivilizzatori/">degli indigeni e dei civilizzatori</a>. Quelli dei <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/downloads_ita.htm">Wu Ming </a>e dei "baricco" (mettetici voi i link).<br />
Quelli <a href="http://blog.debiase.com/stories/2005/07/21/economiaCrescitaFelicitaEB.html">dell'economia come mezzo</a> e dell'economia come fine.<br />
Quelli di <a href="http://www.archimarghe.altervista.org/">Margherita </a>e di <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2007/11/16/la-peggio-gioventu-si-mette-in-mostra-on-line/">certi settimanali</a>.<br />
Quelli di <a href="http://it.intruders.tv/">intruders </a>e del <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2007/11/19/perche-queste-cose-si-scrivono-su-un-blog-aperto-a-tutti/">Porta a Porta</a>.</p>
<p>Il gioco potete continuarlo voi.<br />
Quel che conta è che ci troviamo di fronte ai segnali di un mutamento di paradigma. Ad una mutazione che ha a che fare con una possibile rottura rispetto ai linguaggi della modernità. Con la necessità di ripensare i processi produttivi, della politica, dei media, dell'istruzione, dei rapporti tra individuo e gruppo, di quelli tra pubblico e privato... di rivedere i linguaggi e le forme che la modernità ha prodotto.</p>
<p>Vale la pena parlarne. Un altro tassello nelle conversazioni. Magari in quei <a href="http://larica-virtual.soc.uniurb.it/sdc/?p=78">luoghi </a>che rischiano di riprodurre il myspace per adulti<font face="Times New Roman">™ </font> invece delle "conversazioni".</p>
<p> PS. La mutazione in atto non richiama a logiche oppositive, se ne deve dedurre che gli elenchi di coppie sopra prodotti sono ad uso e consumo del myspace per adulti<font face="Times New Roman">™.</font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La politica dei nuovi linguaggi]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/09/10/la-politica-dei-nuovi-linguaggi/</link>
<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 21:24:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2007/09/10/la-politica-dei-nuovi-linguaggi/</guid>
<description><![CDATA[ 
Giuro che questo era un post che non volevo fare.
Non mi piace il populismo qualunquista di quest]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" width="456" src="http://nextlust.com/wp-content/uploads/2007/02/happyvday.jpg" height="585" /> </p>
<p>Giuro che questo era un post che non volevo fare.</p>
<p>Non mi piace il populismo qualunquista di <a href="http://www.beppegrillo.it/">questo </a>blog, nè iniziative vaffanculo-destruens. Credo che l'intreccio tra fascinazione antipolitica e self marketing sia da non perseguire.</p>
<p>Eppure quello di <a href="http://151.1.253.1/vaffanculoday/">domenica</a>, volenti o nolenti, è il linguaggio della moltitudine. Il frutto della capacità di auto-organizzarsi attraverso i mezzi di comunicazione di massa per le masse; la capacità di sfruttare le logiche e i linguaggi del nuovo web; la tangibilità della potenza delle conversazioni dal basso. In questo sta il senso: la forma.<br />
So che il discorso si fa pericoloso, ma provate a seguirmi.</p>
<p>In <a href="http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/grillo-v-day/serra-commento/serra-commento.html">un corsivo </a>su La Repubblica Michele Serra ha scritto:</p>
<blockquote><p>Questo costringe chi dubita della forza politica e culturale di Internet (compreso chi scrive) a rifare un po' di conti, perché la giornata di ieri, e questo Grillo lo sa, è soprattutto un colpo all'idea di onnipotenza della televisione, una breccia nel muro, un indizio non decisivo ma importante a favore del peso che la rete ha via via acquisito nel determinare orientamenti e scelte di massa.</p></blockquote>
<p>Ecco, il punto è questo: i linguaggi dei media di massa - quelli in cui la politica italiana è cresciuta e riproduce - hanno visto la potenza delle conversazioni dal basso. E non parlo di Veltroni che <a href="http://twitter.com/WVeltroni">usa twitter </a>come fosse un luogo per comunicati stampa user friendly, che ha 12 following - <a href="http://twitter.com/RosyBindi">Rosy Bindi su twitter </a>ne ha uno solo: Veltroni - molto selezionati e si muove con british understatement - questo è vecchi linguaggi dentro un nuovo mezzo.</p>
<p>Parlo di quelli che si sono accorti dell'incrinatura. Che i nuovi linguaggi <em>sono</em> politici. Che il web non è solo uno strumento da contemplare nella propria campagna, da mettere nel paniere del marketing politico. Il web è un luogo della politica. E il fatto che stia dentro la rete non significa che il suo impatto non sia reale.</p>
<p>Ecco, il V-Day studiatevelo nella forma. Ci troverete il gene mutante che diventa visibile.</p>
<p><strong>Update</strong></p>
<p>Leggo oggi e sottoscrivo molte cose della <a href="http://blog.debiase.com/2007/09/11.html">riflessione </a>di Luca De Biase. Non concordo solo sull'uso del termine "controinformazione". O meglio: ci troviamo di fronte alle nuove forme e modalità di comunicazione; forme che emergono dalle pratiche quotidiane di comunicazione che hanno interiorizzato le logiche dei media mainstream e le hanno giocate in modo "tattico". Modi che "producono" e creano, non solo nella forma di "contrasto", non solo in contrapposizione (come in verità il caso di Grillo mostra) ma mostrando strade diverse.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Twitter we sense]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/09/06/twitter-we-sense/</link>
<pubDate>Thu, 06 Sep 2007 13:12:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2007/09/06/twitter-we-sense/</guid>
<description><![CDATA[
In momenti come questi, quando una delle possibilità di comunicazione viene meno, ti resta tempo p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mediamondo.wordpress.com/files/2007/09/twitter-upgrade.jpg" title="twitter upgrade"><img src="http://mediamondo.wordpress.com/files/2007/09/twitter-upgrade.jpg" alt="twitter upgrade" /></a></p>
<p>In momenti come questi, quando una delle possibilità di comunicazione viene meno, ti resta tempo per qualche riflessione. Fino alla ripresa del servizio, almeno.</p>
<p>Twitter. Uno dei tanti mezzi di sovraesposizione. Forma di messa in narrazione dei vissuti per un pubblico conosciuto-anonimo, quello della rete, fatto di lettori (s)conosciuti e da followers e favorites.<br />
Perché le nostre vite (o meglio: ciò che noi consentiamo di osservare delle nostre vite attraverso una messa in narrazione) diventano interessanti? In che senso vanno “lette”?<br />
Dove nasce la volontà di sovresporsi e seguir la sovraesposizione altrui?</p>
<p>Sicuramente c'è il fatto che la dimensione temporale, l’assoluta sincronizzazione tra conoscenza ed esperienza mediata nell’epoca della delocalizzazione, viene privilegiata. Ad esempio <a href="http://tempodaperdere.blogspot.com/2007/07/cosa-serve-twitter.html">così</a>:</p>
<blockquote><p>Sono orgogliosa di annunciare che grazie a Twitter ho assistito praticamente in diretta alla nascita di Ludovica, patemi d'animo, ansie e gioie connesse! Congratulazioni a papà Nicola Mattina e a mamma Patrizia :D</p></blockquote>
<p>Per alcuni Twitter sembra essere una strategia di promozione: “sono qui”, “ho incontrato questo e quello”, mi hanno invitato lì… Per altri una forma di socializzazione continua e delocalizzata:</p>
<blockquote><p>@beba: sono d’accordo con te – riferendosi a uno dei messaggi Twitter di un altro utente che stanno seguendo.</p></blockquote>
<p>Twitter è una delle tante occasioni del nuovo web che ruota attorno alla capacità di auto osservazione dell’individuo: la sollecita e le dà forma. Aggiornare Twitter significa guardarsi nel quotidiano, riflettere su te e le cose che fai: non a caso la forma utilizzata nei messaggi è spessissimo quella in terza persona: uno dice di se</p>
<blockquote><p>“doveva alzarsi a studiare, invece ha spento la sveglia e ha dormito! :-P dovrà darci sotto nel pomeriggio”.</p></blockquote>
<p>Parlare di se in terza persona è la resa visibile del meccanismo di auto osservazione e dà conto della spazialità dell’azione, consentendo alla forma scritta di collocare nei luoghi i vissuti – spesso in chat si utilizza la terza persona proprio per passare dalla conversazione alla visualizzazione della corporeità nello spazio: “si alza e va bere. Torna al computer”.</p>
<p>Poi c'è il fatto che Twitter è un supporto a comunità che crescono.</p>
<p>La dimensione gruppale è sempre presente. Nel macro universo c'è sempre un micro cosmo di persone che hai incontrato o che conosci e che segui nella distanza o nei momenti in cui non sei in contatto fisico. Twitter dà al gruppo il "we sense", lo fa percepire come tale. Realizza le forme possibili di comunicazione mediata dando il senso dell'esserci comunitario.</p>
<p>Certo ci sono anche quelli che godono della crescita di facce nel loro twitterroll. O forse hanno la forza del dott. Manhattan che in <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Watchmen">Watchman</a> osserva costantemente il mondo da un muro di televisori.  O forse i loro occhi tra le miriadi di facce e messaggi vedono solo quelli del loro "we sense".</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dimenticare i blog]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/06/03/dimenticare-i-blog/</link>
<pubDate>Sun, 03 Jun 2007 22:45:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2007/06/03/dimenticare-i-blog/</guid>
<description><![CDATA[ 
E&#8217; giunta l&#8217;ora di dichiarare esaurita la spinta propulsiva e l&#8217;esperienza dei ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img width="400" src="http://www.webalice.it/mirko.macari/post_it.jpg" height="300" style="width:400px;height:300px;" /> </p>
<p>E' giunta l'ora di dichiarare esaurita la spinta propulsiva e l'esperienza dei blog?</p>
<blockquote><p>Blog, parola da abbandonare, perché ormai troppo generica e già logorata dal suo stesso lusinghiero successo Ma anche per il formato stretto e impoverente, dove i testi a-gerarchici, cioè tutti uguali nel loro apparire, sono forse all’insegna della democrazia (scelga il lettore e non l’editore cosa è importante), ma anche il massimo del piattume indifferenziato. Quanto agli autori poi, alcuni blogger sono spesso autoreferenziali e narcisi (non tutti, per carità), e la blogosfera che ne risulta è dunque una parte soltanto, e minore, della più vasta sfera pubblica che vive nell’internet globale </p></blockquote>
<p>Ne parla Franco Carlini <a href="http://chipsandsalsa.wordpress.com/2007/05/31/meglio-wiki-che-blog/">qui</a>, ma anche sul <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/31-Maggio-2007/art40.html">manifesto</a>, giusto per dire che si tratta di una riflessione interna ed esterna alla blogosfera - semmai la distinzione avesse un senso -, si tratta di una riflessione medialmente rilevante poichè coinvolge chi pratica i blog e chi ne ha sentito solo parlare: dai media. Riflessioni più dettagliate sui difetti dei blog e sulla preferenza per forme come i wiki <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/31-Maggio-2007/art44.html">qui</a>.</p>
<p>I blog rappresentano i mezzi di comunicazione di massa per le masse, il segno della necessità di ripensare la dinamica produzione/consumo dell'individuo, la necessità di vincolare forme e linguaggi di massa ad esperienze "al singolare" e a relazioni sociali, ecc. Sono una delle forme mature della rete, quella capace di rispondere al bisogno di socialità di massa delle istanze individuali e di consentire alla GenerationMe di farsi (anche) collettivo. Sono un modo di entrare nelle <a href="http://conversazionidalbasso.wordpress.com/">conversazioni</a>, giocandosi fino in fondo o sottraendosi, sovraesponendosi per il piacere di farlo o confrontandosi -leggersi a questo proposito il commento di <a href="http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=672">Giuseppe Granieri</a>.</p>
<p>Sicuramento Franco Carlini apre un dibattito che sembra sempre più diventare urgente, tenendo anche conto di una <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2007/04/03/critica-della-ragione-anti-ideologica-dei-blog/">critica alla ragione anti ideologica dei blog</a>. Eppure dimenticare i blog mi sembra prematuro. Ora che il fenomeno diventa di massa e si può raggiungere il punto di tensione, credo che la maturità del mezzo, dei contenuti e degli utenti possa svelarne la forma autentica e post-elitaria.</p>
<p><strong>Upgrade</strong>: ho (sigh) dimenticato di citare i credit della foto pensandolo figlia del mare magnum anonimo, invece è di <a href="http://rattodisabina.iobloggo.com/archive.php?eid=251">ilRattodiSabina</a>. Cospargo il capo di cenere.</p>
]]></content:encoded>
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