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	<title>ministro-bianchi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/ministro-bianchi/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ministro-bianchi"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 06:00:59 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[31 Dicembre 2007]]></title>
<link>http://amicidipaola.wordpress.com/2007/12/31/31-dicembre-2007/</link>
<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 19:14:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>amicidipaola</dc:creator>
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<description><![CDATA[“Cara Signora”  -   “Egregio  Presidente della  Repubblica”
“Cara Signora, con grande tris]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><font color="#993300"><b><i>“Cara Signora”  -   “Egregio  Presidente della  Repubblica”</i></b></font><font color="#000000"><i></i></font></p>
<p><font color="#000000"><i>“Cara Signora, con grande tristezza ed irrefrenabile rabbia ho seguito<br />
la vicenda che vi ha travolti. Provo una profonda ammirazione nei<br />
vostri confronti per la battaglia che, in nome di Paola, state portando<br />
avanti.<br />
Io lavoro, anzi, lavoravo nel settore dei trasporti marittimi<br />
(Alilauro SpA) come marinaio e insieme ad altri compagni siamo stati<br />
tutti licenziati per aver semplicemente chiesto sicurezza, non tanto<br />
per noi dell' equipaggio, ma proprio per quelle tante persone, che,<br />
come Paola, usano i nostri mezzi. La mia storia e quella dei miei<br />
colleghi è meglio descritta nell'allegato che vi invio.<br />
Io ho provveduto già da Maggio 2007 ad inviare lettere ai massimi organi<br />
dello Stato per far conoscere la mia storia e le condizioni di<br />
lavoro alle quali è sottoposto tutto il personale<br />
marittimo.<br />
Al giorno d'oggi non ho ancora ricevuto risposta da queste<br />
istituzioni; le stesse che sono pronte, invece, ad usare per squallidi<br />
motivi le morti di quei lavoratori che perdono la vita solo per<br />
guadagnarsi con tanto sacrificio il pane”.</i></font></p>
<p><font color="#808080"><i><font color="#000000">firmato: Francesco Di Munno</font><br />
</i></font><br />
Quello che avete appena letto è un commento alla pagina del 22 dicembre del blog “Amici di Paola”.<br />
Senza entrare per ora nel merito della questione – visto che il signor Di Munno è in causa con la società che lo ha licenziato – ho voluto riportare qui questo commento per due motivi.<br />
Primo: perché “le morti di quei lavoratori che perdono la vita solo per guadagnarsi il pane” sono le “morti bianche” alle quali è andato anche il mio pensiero nell’ultimo articolo di questo terribile 2007 scritto nella pagina del blog intitolata “<b>A proposito di…</b>”<br />
Secondo: perché, nessuno di coloro ai quali questo marittimo si è rivolto lo ha degnato di una risposta, benchè alcuni di essi stiano alimentando il bla-bla mediatico della sicurezza attraverso giornali e televisioni.<br />
Francesco Di Munno, infatti, ha scritto e inviato la documentazione che lo riguarda non solo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma anche al Presidente della Camera Bertinotti, al Ministro dei Trasporti  Bianchi, alla dottoressa Battistoni del Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali, al dottor Ennio Cascetta assessore ai Trasporti della Regione Campania. Inoltre, scrive Di Munno: “per l'impegno che questi partiti dicono di avere per le cosiddette "morti bianche" ho informato anche  la redazione di Rifondazione Comunista, la redazione di Comunisti Italiani, l'onorevole Diliberto e ho dato la mia documentazione nella mani dell'onorevole Marco Rizzo dei Comunisti Italiani”.<br />
Forse a giugno – data delle missive - l’argomento non era ancora di attualità? Chissà. Sta di fatto che ad agosto è morta mia sorella; nel frattempo sono aumentati i decessi per mancanza di rispetto delle norme di sicurezza; e oggi, ultimo giorno di questo 2007, è finito anche il settimo operaio ustionato nella fabbrica di Torino. Così ora il tema è diventato di moda e magari qualche destinatario della lettera di Di Munno, cliccando su internet parole come “morti bianche” e sicurezza in mare” potrebbe finirci sù: per questo l’ho pubblicata qui di seguito insieme a parte degli allegati che la accompagnano (riportati in “<font color="#008000"><i><b>Documentazione e video</b></i></font>”).</p>
<p><font color="#000000"><i><br />
</i></font></p>
<div align="right"><font color="#000000"><i>Egregio Signor Presidente  della Repubblica</i></font><br />
<font color="#000000"><i>On. Giorgio Napolitano</i></font></div>
<div align="left"><font color="#000000"><i>Esimio signor Presidente,</i></font></div>
<p><font color="#000000"><i> Le scrivo queste poche righe per esprimere tutta la mia desolazione e amarezza circa un problema che affligge il mondo del lavoro, provocando poi, innumerevoli disgrazie. Si tratta della sicurezza sui luoghi di lavoro, problema verso il quale Lei stesso, più volte, ha espresso una profonda sensibilità.<br />
La sicurezza sui luoghi di lavoro, Lei m’insegna, è importantissima; ancora oggi, purtroppo, non è tenuta in considerazione nella giusta misura e con i dovuti mezzi.<br />
E’ per questo motivo che io e altri tre compagni di lavoro siamo stati licenziati!<br />
Sì, signor Presidente : l i c e n z i a t i !  La nostra unica colpa è di aver posto il problema.<br />
Le dico , brevemente, che io lavoravo da ben 26 anni come marinaio presso una società di navigazione privata del Golfo di Napoli, che forse ben conosce: l’Alilauro S.p.A., presieduta dall’ex senatore Salvatore Lauro.<br />
Posso dire, che in tutti questi anni, ho svolto il mio lavoro ( che tra l’altro mi piace ) con serietà, onestà e professionalità e, senza peccare di presunzione, il tutto documentato da lettere di encomio da parte della suddetta società. I compagni di lavoro mi hanno delegato quale loro rappresentante per la CGIL, proprio perché consapevoli che, chi li avrebbe difeso nelle diatribe contrattuali, avrebbe portato avanti la lotta con cognizione di causa, senza timore e con coscienza di quei principi e di quei valori dai quali, spesso e volentieri, ci allontaniamo perché travolti dagli eventi e dalla frenesia del nostro tempo.<br />
Tornando al mio caso specifico Le vorrei raccontare in breve l’accaduto, ma ciò solo per esprimere quanto ancora, al giorno d’oggi ci facciamo scudo di discorsi fatti di belle parole ma che poi, nella sostanza, risultano estremamente superficiali e inutili, in special modo quando accadono eventi spiacevoli che potevano essere evitati.<br />
Il 9 gennaio u. s. dopo una giornata di lavoro intensa, cominciata alle 6.00 del mattino da Napoli per Ischia, andata e ritorno, senza momenti di sosta e, che si stava concludendo alle ore 16.00 circa, veniva comunicato all’equipaggio dal comandante che l’orario di lavoro avrebbe dovuto proseguire per altro tempo non precisato, in quanto occorreva sostituire un catamarano in avaria sulla tratta Napoli-Sorrento-Capri, tornare indietro e ovviamente ormeggiare il battello per la notte.<br />
Non si era nuovi a questo tipo di comunicazioni improvvise che spesso e volentieri ci imponevano, per cui non si sapeva mai quando sarebbe finita la giornata di lavoro! Occorre considerare che, in questa occasione il ns. comandante era sveglio dalle 03.00 del mattino in quanto proveniva da Ischia e, quindi, avrebbe protratto il suo turno di lavoro fino alle 20.00 e passa.<br />
Forse Lei non sa, Signor Presidente , che questo tipo di imbarcazione trasporta fino a 350 passeggeri e raggiunge una velocità di 35 nodi e che il “nostro” golfo è secondo solo alla Baia di Hong Kong per traffico di imbarcazioni. Situazione davvero pericolosa! L’equipaggio si è reso subito conto che era meglio desistere dal protrarre oltre la giornata di lavoro, non per negligenza, ma per il diritto che ha ogni passeggero di viaggiare con serenità e sicurezza.<br />
Sollevando la questione sicurezza, a questo punto  è sorto per noi “il problema”. Il comandante veniva obbligato dall’amministrazione della Società a trascrivere immediatamente la nostra “disobbedienza” sul Giornale di Bordo, senza neppure ascoltare le ragioni di tale rifiuto. Di conseguenza, ci siamo recati alla Capitaneria del Porto di Napoli per dichiarare l’accaduto.<br />
A ciò è seguita per noi un’azione disciplinare ( ovviamente impostata “come esempio” da non seguire per tutti gli altri lavoratori dell’azienda ) che ci ha condotti al licenziamento, motivando il tutto come:”…mancanza di fiducia nei confronti della Società.”!!! Ora come ora mi chiedo: sarebbe stato forse meglio chinare la testa e fare finta di niente, ancora una volta, augurandosi che non accadesse nulla di estremo, oppure sollevare il problema, guidati esclusivamente dal nostro buonsenso, e considerando che non ci sono solo gli interessi della Società, ma anche vite umane?<br />
Chiaramente, è iniziata, per contro, un’azione legale che certamente non si concluderà in breve tempo e, soprattutto dagli esiti incerti; perché purtroppo la legge non è uguale per tutti, soprattutto quando si ha a che fare con persone ricche e potenti. Così a 47 anni mi ritrovo senza lavoro.<br />
In tutto questo, il mio sindacato, che all’inizio aveva spronato noi tutti per far comprendere alcuni nostri diritti, alla fine ci ha abbandonato, sia per mantenere gli equilibri con le altre organizzazioni sindacali e sia per non rompere definitivamente i contatti con l’azienda.<br />
I miei colleghi, già reticenti nei confronti del “sindacato”, sono rimasti terrorizzati, dopo questi episodi e nelle stragrande maggioranza si sono tirati indietro, lasciando noi quattro da soli.<br />
Vede, Signor Presidente, anche 1000 euro per un lavoratore, in una terra così affamata di lavoro, sono importanti e necessari per la sopravvivenza quotidiana.<br />
La cosa che più mi fa rabbia e mi demoralizza è l’assuefazione di quegli organi di controllo, pagati da tutti noi, i quali invece di controllare e di applicare la legge, spesso sonnecchiano o per così dire, sono sordi e ciechi per la salvaguardia della vita umana a bordo.<br />
Gentilissimo signor Presidente, come avrà di certo inteso il mio è più uno sfogo a livello morale per tutte quelle ingiustizie che colpiscono coloro che lavorano e che nonostante tutto lo fanno con dignità; penso, inoltre, che noi abbiamo l’obbligo morale verso i più giovani di trasmettere quei valori che non sempre ( mi perdoni ) vengono dati dalle istituzioni  come esempio da seguire.<br />
Allego alla presente copia della comunicazione di licenziamento, dell’encomio e di intercorsa corrispondenza con l’azienda dalla quale, chiaramente, si evince la mia onestà nel consegnare nelle mani del legittimo proprietario il ritrovamento di un titolo al portatore di € 50.000.<br />
Fiducioso di un Suo riscontro, Le porgo anticipatamente distinti saluti e La ringrazio per la disponibilità concessami.</i></font></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Paolo Uggè: il Che Guevara dei camionari]]></title>
<link>http://massim.wordpress.com/2007/12/12/paolo-ugge-il-che-guevara-dei-camionari/</link>
<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 07:53:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>massim</dc:creator>
<guid>http://massim.wordpress.com/2007/12/12/paolo-ugge-il-che-guevara-dei-camionari/</guid>
<description><![CDATA[Sembra che di colpo siamo diventati tutti un po&#8217; intolleranti: non accettiamo chi incrocia le]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img border="2" align="left" width="240" src="http://farm3.static.flickr.com/2053/2105372554_a609cf740a_m.jpg" height="180" />Sembra che di colpo siamo diventati tutti un po' intolleranti: non accettiamo chi incrocia le braccia.<br />
Io per primo, e non mi era mai successo. Diciamo che le modalità estreme con cui è scoppiato di botto <strong>questo  sciopero dei camionisti</strong> non mi hanno convinto per niente.  L'ho detto anche ieri in un post un po' scherzoso e un po' no, un po' incavolato e un po' no: <em>"mi sbaglierò, ma a me pare una cosetta studiata proprio ben bene a tavolino…"<br />
</em>Non mi sbagliavo.<br />
Scopro che a <strong>capo della Conftrasporto</strong> non c'è un altro camionista, un altro autotrasportatore, magari salentino, con la barba, da eleggere a furor di popolo <em>il Che Guevara dei camionari</em>, ma <strong><a target="_blank" href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=61039">un ex deputato di Forza Italia di nome Paolo Uggè</a></strong>. E' lui che ieri davanti alla precettazione del governo ha detto <a target="_blank" href="http://it.notizie.yahoo.com/ansa/20071211/tit-autotrasporto-ugge-resta-lo-stop-2dba20d_1.html"><em>''il fermo dei tir prosegue''.<br />
</em></a>Infischiandosene dei prodotti deperibili che vanno a male e del fatto che, per esempio, se qualcuno non ordivana ai benzinai di lasciare delle scorte disponibili per ambulanze e vigili del fuoco, già da oggi buona parte dell'Italia faceva uno sciopero forzato di qualsiasi emergenza...</p>
<p>La sapete qual'è la cosa divertente? E' che in questo sciopero si è accusato <strong>I GOVERNI</strong>, non solo questo che è in carica da un un anno e mezzo ma soprattutto quello prima (5 stramaledettissimi anni!) di aver portato all'esasperazione la categoria (il carburante costra troppo, troppi camionisti stranieri, pochi incentivi nella finanziaria ecc ecc ecc...).<br />
Bene. <strong>Ma sapete anche cosa faceva il sig. Uggè nel governo Belrusconi? IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI!!!</strong> Rleggete quest'ultima riga che forse ci capiamo di più. Uggè, era il numero due di Pietro Lunardi... e ho detto tutto.<br />
<em><strong>"</strong>L’ho conosciuto nel '94, durante una vertenza della Fai col suo primo governo"</em> dice Uggè parlando del Cav. <em>"la risolvemmo bene e nacque una simpatia reciproca. Mi ha voluto Berlusconi come sottosegretario a metà legislatura. Da decenni non ci si occupava più dell’autotrasporto."<br />
</em><strong>Evidentemente, visti i risultati, anche con il sig. Uggè al governo,</strong> lo stesso che oggi in qualche ufficio porta la bandiera dei camionisti, si è continuato a non occuparsene.</p>
<p>Qualcuno quindi gongolerà per i danni provocati da questo sciopero che è stato ben manovrato, <strong>e non da chi ha a cuore le sorti dei camionisti...<br />
2,5 miliardi di Euro</strong>, questo è quanto costa in sprechi, in mancati ricavi e in danni veri e propri questo scherzetto.  Credo che dovremmo chiederci se tutto questo non sia un po' troppo, se forse non si poteva fare un blocco graduale che garantisse comunque i beni primari. E infine chiederci perchè si è preferito andare subito al sodo, provocando danni a tutti, suscitando una sorta di antipatia verso la categoria. <br />
Eh sì, mi pare  proprio una cosetta studiata ben bene a tavolino…</p>
]]></content:encoded>
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