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	<title>neoliberismo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/neoliberismo/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "neoliberismo"</description>
	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 01:28:40 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[LOTTA ALL’IMMIGRAZIONE: TRIONFO DELLA DEMAGOGIA]]></title>
<link>http://brianzecum.wordpress.com/?p=193</link>
<pubDate>Thu, 14 Aug 2008 20:00:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>brianzecum</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il nostro gruppo è sempre il migliore: è una legge psicologica che può essere verificata non solo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">Il nostro gruppo è sempre il migliore</span></strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">:<span> </span>è una legge psicologica che può essere verificata non solo nei casi di gruppi di appartenenza originaria - etnica, religiosa, nazionale..- ma anche per gruppi di breve periodo, come quelli che si incontrano per qualche ora o per un week-end a discutere su non importa quale argomento: i risultati del nostro gruppo sono sempre i migliori. È ovvio che questa legge psicologica, che ha lo scopo di conservare coesione e stabilità dei gruppi, non può che avere una validità soggettiva, epidermica, non reale. Ma è su questa soggettività epidermica che fanno leva i gruppi xenofobi e razzisti con le loro campagne contrarie all’immigrazione. Un approccio più serio vorrebbe invece che ci chiedessimo i motivi delle attuali migrazioni, quali vantaggi e inconvenienti ne possiamo trarre e quali modelli di integrazione è preferibile perseguire.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">Perché emigrano?</span></strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;"><span> </span>Quando sentiamo le notizie dei disperati che naufragano per raggiungere le nostre coste con le carrette del mare, spesso li commiseriamo, ma raramente consideriamo che se sono disposti a fare sacrifici e a mettere a rischio la vita è perché restando nel loro paese la loro vita è già a rischio per altri motivi: fame, epidemie, dittature, violazione dei diritti dell’uomo… Questa situazione viene illustrata dai sociologi dicendo che prevalgono i <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">fattori di <em>espulsione</em></span> rispetto a quelli di <em><span style="background:yellow none repeat scroll 0;">attrazione</span></em>. Nel passato le nostre migrazioni oltremare erano determinate dal desiderio di "trovare fortuna", di scoprire nuove possibilità in ambienti vergini, mentre quelle verso la Francia e gli altri paesi del centro Europa dalla ricerca di un posto di lavoro più stabile e meglio remunerato: in entrambi i casi si tratta di <span>fattori di attrazione<em> </em></span>esercitati dai paesi di destinazione. Per le nuove migrazioni vanno invece prevalendo i <span>fattori di espulsione</span>. Questa prevalenza è importante perché predispone ad accettare qualunque condizione, compresa precarietà, irregolarità, illegalità. Ma ancora dobbiamo chiederci perché sono così forti le differenze nel tenore di vita tra noi e i paesi di provenienza. Non sarà che secoli di sfruttamento coloniale hanno impoverito quei paesi per consentire all’occidente di arricchirsi? E ancora: oggi non sono in atto marcati fenomeni di <em>scambi ineguali</em> che consentono ai paesi ricchi di arricchirsi sempre più a scapito di quelli poveri? Siamo portati a ritenere che lo sviluppo sia nostro merito, ma spesso ha dietro ancora la parola chiave: <em><span style="background:yellow none repeat scroll 0;">sfruttamento</span></em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">Vantaggi e inconvenienti</span></strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">.<span> </span>Per le caratteristiche sopra indicate l’immigrazione copre spesso i posti di lavoro (presso aziende e presso famiglie) rifiutati dai residenti perché pesanti, mal retribuiti, scarsamente gratificanti: non di rado sono coperti da persone con buona preparazione culturale. Essendo costituita in gran parte da persone giovani con figli in età scolare, l’immigrazione è un fattore di ringiovanimento delle nostre società, che vanno inesorabilmente verso il progressivo invecchiamento. Il vantaggio può essere visto anche nelle scuole, dove è facilitata l’integrazione tra i giovani, che possono così aprirsi alla diversità culturale e farne fattore di crescita. Questi vantaggi permangono anche a lungo termine: l’attuale superiorità tecnica e culturale degli Stati Uniti è anche dovuta a secoli di immigrazione da tutto il mondo con fecondazione e miglioramento vicendevole, anche se il massimo dei vantaggi può essere derivato dalla “fuga dei cervelli” dall’Europa nazista e dal resto del mondo. Di fronte a questi innegabili vantaggi, l’immigrazione può comportare alcuni inconvenienti dovuti agli adescamenti della malavita su persone provenienti da situazioni spesso disperate. Tuttavia non vi sono evidenze che tra gli immigrati la delinquenza sia superiore alla nostra: è piuttosto l’accentuazione demagogica di coloro che vi si oppongono pregiudizialmente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">Modelli d’integrazione</span></strong><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">.<span> </span>Con la globalizzazione non sembrano più sufficienti i modelli classici del <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">melting pot</span> (zuppiera) o del <span style="background:yellow none repeat scroll 0;">salade board</span> (insalatiera): la differenza tra i due è che nel secondo è possibile riconoscere le identità originali (gusti che con la lunga cottura si confondono nella zuppiera). Importante è anche rendersi conto da quali concezioni antropologiche discendano le diverse scelte. Un modello più articolato prevede tre alternative. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">a) <strong>N<span style="background:yellow none repeat scroll 0;">eofondamentalismo</span>.</strong> È l’atteggiamento più arcaico, basato sull’accentuazione di un fattore identitario di forte coesione, come una fede o un’appartenenza etnica, razziale o territoriale. È la via percorsa dai movimenti di estrema destra, xenofobi o razzisti, che hanno avuto un recupero anche nel moderno occidente, ma pure la via dei fondamentalisti islamici o, da noi, della lega nord o ancora, su un altro versante, delle brigate rosse: tendono sempre ad accentuare le differenze tra “noi” e “loro”, sottolineando l’esigenza di una élite che smuova la massa. Oltre che parziale, in una società sempre più complessa e composita, questa via è forzata e instabile. Deve pertanto essere imposta: ecco perché le soluzioni neofondamentaliste sono di solito segnate da violenza e intolleranza. La concezione antropologica alla base di questa scelta è l’idea <em>paternalistica</em> secondo cui l’uomo deve essere guidato. Ci vuole un’élite che se ne faccia carico e affronti i rischi connessi con l’opporsi alla modernità. Si tratta di una visione pessimistica dell’uomo, ritenuto incapace di esprimere e sostenere valori positivi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">b) <strong>N<span style="background:yellow none repeat scroll 0;">eoliberismo</span></strong>:<span> </span>è la risposta oggi vincente sul piano globale. Secondo questa idea gli Stati devono assecondare le potenti spinte economiche del mercato (dominato dalle multinazionali) e limitarsi a creare le condizioni minime per una migliore efficienza. Giustificando il ritiro della politica in nome dell’efficienza, si accentua, di fatto, la distanza tra le masse e i luoghi del potere (più o meno occulto). Questa soluzione si accompagna di solito ad un uso sistematico dei media come arma di convinzione: per mantenere un certo grado di identificazione simbolica, in particolare con i leader che controllano i media stessi, per convincere che l’assetto del potere è dato e intangibile, né merita cercare di modificarlo. Gli inconvenienti del liberismo sono noti: da un lato un pesante rischio per la democrazia, che tende a trasformarsi in nuove forme di populismo o di plutocrazia (governo dei ricchi), anche a livello mondiale; dall’altro l’accentuarsi spaventoso degli squilibri e di situazioni di carenza insostenibili. La concezione antropologica soggiacente è, in questo caso, erede del vecchio <em>homo homini lupus</em>: una concezione individualistica e negativa dell’uomo, inteso come sciolto da legami e doveri sociali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">c) <strong>V<span style="background:yellow none repeat scroll 0;">alorizzazione della società civile</span></strong>: <span> </span>questo modello è basato invece su una concezione relativamente positiva dell’uomo. Viene ritenuto desideroso di partecipare alle molteplici forme in cui si articola la società e la politica; può essere solidale con i meno fortunati ed è in grado di contribuire alla costruzione di una società più umana – così come in parte è avvenuto grazie allo sviluppo degli ultimi secoli. Si tratta pure di superare una visione gerarchica e burocratica della politica, la quale deve saper riconoscere la ricchezza della vita sociale. La politica non può neppure pretendere di indicare i fini collettivi da perseguire: più modestamente il suo essenziale contributo, in un mondo che naviga in acque tempestose, è quello di risolvere i problemi collettivi altrimenti insoluti, di offrire un sostegno al processo di creazione delle identità, di ricreare spazi di autonomia e libertà. Non quindi la pretesa di legittimare ogni azione di potere, magari arbitraria, rifacendosi al fatto di essere stati “democraticamente” eletti, come troppo spesso si sente ripetere. <span>Questa<strong> </strong></span>soluzione richiede un ripensamento della politica e una accentuazione della solidarietà. Richiede anche un rinnovato e più diffuso spirito di responsabilità ai vari livelli. “Nel mondo deistituzionalizzato della globalizzazione la scelta è chiara: o scommettiamo sulle persone e sulla loro capacità di diventare i protagonisti della ricostruzione del legame sociale o dovremo subire una significativa riduzione del livello di democrazia della nostra vita sociale.”<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:14pt;font-family:Arial;">[1]</span></span><!--[endif]--></span></span></a></span></p>
<div><!--[if !supportFootnotes]--></p>
<hr size="1" /><!--[endif]--></p>
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">[1]</span></span><!--[endif]--></span></span></a><span style="font-size:8pt;font-family:Arial;"> M. Magatti, Globalizzazione e democrazia, riflessione su alcuni scenari, in “Aggiornamenti sociali” n. 12 2002, pag. 819.</span></p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nude verità]]></title>
<link>http://tvpolitica.wordpress.com/?p=100</link>
<pubDate>Sun, 03 Aug 2008 15:21:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>rickisl</dc:creator>
<guid>http://tvpolitica.wordpress.com/?p=100</guid>
<description><![CDATA[
Scosciare le Veline, va bene. Scollacciare le soubrette o le concorrenti del Grande Fratello, ok. M]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://ilnuovomondodigalatea.files.wordpress.com/2008/08/verita-tiepolo.jpg?w=300&#38;h=230" alt="" /></p>
<p>Scosciare le Veline, va bene. Scollacciare le soubrette o le concorrenti del Grande Fratello, ok. Ma la Verità nuda e cruda no, è troppo. Nemmeno se è artistica, nemmeno se il capezzolo è nobilitato dal pennello di un grande pittore. E così Silvio, che per addobbare la sua sala conferenze stampa aveva scelto la riproduzione di un quadro di Tiepolo, La Verità svelata dal Tempo, ha scoperto che la Verità era un po’ troppo svelata per i suoi gusti e si è affidato ad un Brachetta qualsiasi: il seno della Verità (così dice Repubblica, 3/08/2008, p.12) è stato frettolosamente ricoperto da un pudibondo panneggio, nascosto da un velo, appunto, così la Carfagna in versione giacca sobria ministeriale e il resto dello staff ci si son potuti sedere davanti senza imbarazzi.</p>
<p>L’iniziativa è stata presa, spiegano i portavoce di Berlusconi, “A fin di bene dai tecnici dell’immagine del Presidente del Consiglio.”</p>
<p>Non son mica tanto svegli, questi tecnici dell’immagine del Presidente del Consiglio, a ben vedere. Se l’immagine del suddetto ha bisogno di una sferzata di energia, limitarsi a censurare un capezzolo non è cosa: fa tanto pruderie da tinello di provincia, roba che persino una casalinga di Voghera si spancia dal riso; soprattutto di questi tempi in cui le casalinghe, a Natale, non cucinano più i tortellini, ma posano nude per un calendario. Per dare l’idea che il Presidente del Consiglio è un uomo impregnato di sano neoliberismo conservatore, si doveva cogliere la palla al balzo, mostrare una mentalità schiettamente imprenditoriale: ricoprire sì il capezzolo della Verità, ma con un reggiseno sponsorizzato da griffe italica, dopo stipula di apposito contratto pubblicitario, in omaggio alle ferree leggi del mercato. Dimostrare che l’ipocrisia non solo è una virtù, ma addirittura una risorsa economica.</p>
<p>Così si è veramente moderni, oh yeeeah.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nude verità]]></title>
<link>http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/?p=471</link>
<pubDate>Sun, 03 Aug 2008 06:57:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilmondodigalatea</dc:creator>
<guid>http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/?p=471</guid>
<description><![CDATA[
Scosciare le Veline, va bene. Scollacciare le soubrette o le concorrenti del Grande Fratello, ok. M]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-472" src="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/files/2008/08/verita-tiepolo.jpg?w=300" alt="" width="300" height="230" /></p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">Scosciare le Veline, va bene. Scollacciare le soubrette o le concorrenti del Grande Fratello, ok. Ma la Verità nuda e cruda no, è troppo. Nemmeno se è artistica, nemmeno se il capezzolo è nobilitato dal pennello di un grande pittore. E così Silvio, che per addobbare la sua sala conferenze stampa aveva scelto la riproduzione di un quadro di Tiepolo, <em>La Verità svelata dal Tempo</em>, ha scoperto che la Verità era un po' troppo <em>svelata</em> per i suoi gusti e si è affidato ad un Brachetta qualsiasi: il seno della Verità (così dice Repubblica, 3/08/2008, p.12)  è stato frettolosamente ricoperto da un pudibondo panneggio, nascosto da un velo, appunto, così la Carfagna in versione giacca sobria ministeriale e il resto dello staff ci si son potuti sedere davanti senza imbarazzi.</p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">L'iniziativa è stata presa, spiegano i portavoce di Berlusconi, <em>“A fin di bene dai tecnici dell'immagine del Presidente del Consiglio.”</em></p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">Non son mica tanto svegli, questi tecnici dell'immagine del Presidente del Consiglio, a ben vedere. Se l'immagine del suddetto ha bisogno di una sferzata di energia, limitarsi a censurare un capezzolo non è cosa: fa tanto pruderie da tinello di provincia, roba che persino una casalinga di Voghera si spancia dal riso; soprattutto di questi tempi in cui le casalinghe, a Natale, non cucinano più i tortellini, ma posano nude per un calendario. Per dare l'idea che il Presidente del Consiglio è un uomo impregnato di sano neoliberismo conservatore, si doveva cogliere la palla al balzo, mostrare una mentalità schiettamente imprenditoriale: ricoprire sì il capezzolo della Verità, ma  con un reggiseno sponsorizzato da griffe italica, dopo stipula di apposito contratto pubblicitario, in omaggio alle ferree leggi del mercato. Dimostrare che l'ipocrisia non solo è una virtù, ma addirittura una risorsa economica.</p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:justify;">Così si è veramente moderni, oh yeeeah.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[SHOCK ECONOMY - Naomi Klein]]></title>
<link>http://gulliverstravels.wordpress.com/?p=75</link>
<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 10:53:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>gulliverstravels</dc:creator>
<guid>http://gulliverstravels.wordpress.com/?p=75</guid>
<description><![CDATA[Anni fa ho letto No Logo della stessa autrice e non mi è piaciuto, era davvero noioso e ripetitivo.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Anni fa ho letto <em>No Logo</em> della stessa autrice e non mi è piaciuto, era davvero noioso e ripetitivo.</p>
<p style="text-align:justify;">È per questo che ho aspettato tanto tempo prima di leggere il nuovo libro di Naomi Klein e, se non me lo avessero regalato probabilmente non lo avrei ancora fatto.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://gulliverstravels.files.wordpress.com/2008/07/shock_economy_naomi_klein.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-77" src="http://gulliverstravels.wordpress.com/files/2008/07/shock_economy_naomi_klein.jpg?w=206" alt="" width="206" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">"Shock Economy" è un agghiacciante e argomentato atto d''accusa contro un capitalismo di conquista che sfrutta cinicamente i disastri (a vantaggio di pochi) e ne produce in proprio di ancora peggiori.<a href="http://gulliverstravels.files.wordpress.com/2008/07/shock_economy_naomi_klein.jpg"><!--more--></a></p>
<p style="text-align:justify;">L'intero libro va avanti seguendo un parallelismo tra alcuni esperimenti a base di elettroshock finanziati dalla Cia negli anni Cinquanta e gli "shock" di ben altra natura che hanno portato, in alcuni paesi, all'adozione di politiche liberiste seguendo i dettami della scuola di Chicago e del suo "maestro", Milton Friedman.</p>
<p style="text-align:justify;">Egli stesso ha affermato in passato che <strong><em>solo uno <span class="tags">shock</span> provocato da un cataclisma naturale o dalla violenza intenzionale della guerra, del terrorismo, della tortura può trasformare il "politicamente impossibile" in "politicamente inevitabile"</em></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Questa affermazione è molto simile all'idea, in voga tra gli psichiatri di qualche tempo fa, che sia utile fare tabula rasa per costruire da zero una mente.</p>
<p style="text-align:justify;">Ed ecco che guerre e colpi di stato, visti in quest'ottica, sono la migliore occasione per far passare politiche neoliberiste che altrimenti sarebbero impopolari.</p>
<p style="text-align:justify;">Il libro passa in rassegna tutte le peggiori porcherie che il Governo Americano o la CIA hanno finanziato o provocato al fine di diffondere l'ideologia neoliberista nel resto del mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">Sono passati in rassegna il golpe Cileno Di Pinochet e tutti gli altri golpe sudamericani finanziati dalla CIA in seguito ai quali si è vista l'attuazione forzata delle politiche neoliberiste che hanno portato allo sfascio quelle economie a vantaggio delle multinazionali o dei grandi proprietari terrieri che lì curavano i propri affari.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma ci sono anche shock "piovuti dal cielo" come il dramma dell''11 settembre che ha permesso a Bush di appaltare ad aziende private la sicurezza interna e la <span class="tags">guerra</span> all''estero.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel libro si parla anche del business della ricostruzione di New Orleans dopo che l''uragano ha cancellato in un attimo le case <span class="tags">popolari</span> e le scuole pubbliche di New Orleans; si parla anche dello tsunami che ha allontanato dalle coste centinaia di migliaia di pescatori, liberando le spiagge per nuovi villaggi turistici e si parla di tanti altri piccoli e grandi shock ai quali sono puntualmente seguiti provvedimenti impopolarissimi in altre circostanze.</p>
<p style="text-align:justify;">Personalmente credo che il libro non sia frutto di una idea originale. Che i "poteri forti" creino e sfruttino situazioni di panico nella popolazione per approvare leggi "canaglia" è la scoperta dell'acqua fresca. Tuttavia <strong>il libro è davvero ben documentato e molto rigoroso</strong> anche dal punto di vista dell'analisi delle teorie economiche e dei provvedimenti economici. Da studente di economia posso dire che molti "manuali" sono più tecnici ma meno "organici"; danno meno una visione di insieme su determinate politiche, sulla loro genesi e sulle loro implicazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Personalmente <strong>farei "studiare" questo libro nelle scuole italiane.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Consigliatissimo.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il popolo giraffa]]></title>
<link>http://zibalblog.wordpress.com/?p=192</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 21:01:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Ziba_L_bloG</dc:creator>
<guid>http://zibalblog.wordpress.com/?p=192</guid>
<description><![CDATA[Quando ero ragazzina mia sorella mi prendeva bonariamente in giro perché diceva che avevo il 
collo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#800080;">Quando ero ragazzina mia sorella mi prendeva bonariamente in giro perché diceva che avevo il <a href="http://zibalblog.wordpress.com/files/2008/08/giraffe_2_small.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-309 alignright" src="http://zibalblog.wordpress.com/files/2008/08/giraffe_2_small.jpg?w=64" alt="" width="64" height="96" /></a><br />
</span><span style="color:#800080;">collo lungo come quello di una giraffa. Io rimanevo sempre sorpresa perché non mi sembrava tanto lungo, ma con il passare del tempo quest'immagine della giraffa ho cominciato a sentirla sempre più aderente a me.<br />
Le giraffe hanno il collo così lungo perché intere generazioni di giraffe si sono sforzate di tenderlo per poter raggiungere i rami più alti e perché un collo molto lungo permette di avvistare in anticipo i predatori e mettersi in salvo..<br />
Ma io non ho intere generazioni per sviluppare il mio collo che è ancora piuttosto corto e certe belve, più o meno mimetizzate, non sono riuscita ad scansarle senza farmi male.<br />
Mi sono allenata ultimamente all'evitamento e alla difesa, perché la giraffa è un animale erbivoro, tendenzialmente non aggressivo, anche se può difendersi con i calci e con quelle sue cornine sulla testa.<br />
Ma con certe specie calci e cornine non bastano! La giraffa infatti ha due grandi nemici: il leone e gli esseri umani che le danno la caccia.<br />
E se nelle riserve africane la caccia è stata proibita e le giraffe sono una specie protetta, nelle "riserve" umane le cose vanno diversamente...<br />
Non vorrei dare l'idea che io mi senta una specie da proteggere...benché c'è una cosa  che ha scritto il subcomandante Marcos, il noto rivoluzionario messicano, portavoce dell'esercito zapatista.<br />
L'EZLN (Ejército Zapatista de Liberación Nacional) è un movimento clandestino del Chiapas, uno stato a sud del Messico, uno dei più poveri del paese. E' formato soprattutto da indios con l'obiettivo di affermare i diritti delle popolazioni native messicane. E' un movimento sui generis che rompe con la tradizione dei gruppi rivoluzionari, infatti a parte poche eccezioni, non usano azioni violente e rifiutano l'uso dei normali canali politici offerti dal Messico,  compresa la formazione di un partito o l'alleanza con un partito già esistente. L'approccio pacifico è una delle ragioni della longevità e della grande popolarità presso la popolazione civile del movimento che si oppone al neoliberismo e al sistema economico attuato dal Messico dal 1982 fino ad oggi ed il cui motto è "democracia, justicia y libertad").<br />
Bene, dicevo, il subcomandante Marcos scrisse tempo fa un bellissimo comunicato sul neoliberismo e sul fatto che per fortuna al mondo esistono le "giraffe".<br />
Eccone un estratto:</span></p>
<p><em><span style="color:#800080;">[...] Un mondo senza giraffe?<br />
Con il loro passo goffo, l'evidente asimmetria, lo sguardo distratto, le giraffe hanno una bruttezza bella. A guardarle bene non è che siano brutte, sembrano piuttosto molto "altre", con quella figura tanto lontana dalle pedanti simmetrie equilibrate assegnate ai predatori. La giraffa è l'immagine più emblematica della differenza nel mondo animale. Non è solo diversa, ma porta a spasso la sua enorme irregolarità trasformando la sua "alterità" in bellezza, precisamente perché si mostra.<br />
Anche l'umanità possiede, fortunatamente, le sue "giraffe".<br />
Ci sono, per esempio, donne giraffa, perseguitate e vessate non solo perché non si sforzano di aderire al modello di bellezza e comportamento imposto  dall'alto ma perché proclamano la loro differenza e la loro lotta per essere quello che vogliono essere e non quello che altri vogliono che siano.<br />
Ci sono anche le giovani giraffe, uomini e donne restii a sottomettersi / si dice "maturare" / alla catena di claudicazioni, tradimenti e prostituzioni associate al calendario. Giovani a cui si dà contro non solo perché non occultano l'asimmetria del corpo e dell'anima, ma l'adornano, gli mettono gel,  tatuaggi, le inseriscono un piercing, la rendono "dark", "ska", "hip-hop", "punk", "skin", "come-si-dice", la gridano con graffiti su un<br />
muro, la volantinano in appoggio ad una lotta sociale, ne fanno "caracolitos" di fronte alle "forze dell'ordine", la mettono a studiare ma senza il profitto  come motore ed obiettivo, e la fanno saltare quando il rock, questo specchio sonoro, decreta l'abolizione della legge di gravità...<br />
...Ci sono anche le "altre" giraffe: le giraffe omosessuali, lesbiche, transessuali, travestite e "ognuno-a-suo-modo", no? Non solo escono dall'armadio, ma espongono la propria differenza con la dignità che distingue gli esseri umani dai neoliberisti, pardon, dagli animali.<br />
Incuranti di essere perseguitate e derise perfino da quelli che dicono di volere cambiare il mondo. Javier Lozano Barragán, vescovo cattolico di Zacatecas, Messico, ha paragonato gli omosessuali e le lesbiche agli scarafaggi (La Jornada, 22 ottobre 2004, Penultimatum). Gli scarafaggi non sono in pericolo di estinzione. Le giraffe sì. Inoltre, secondo rigorosi studi scientifici, gli scarafaggi sarebbero gli unici esseri a sopravvivere in caso di olocausto mondiale. Non si sa se i vescovi sopravvivrebbero.<br />
Ci sono poi le giraffe indigene, uomini e donne e giovani che portano il loro colore, la loro lingua e la loro cultura con la stessa vistosità e colori dei loro abiti, dei loro canti, dei loro balli, delle loro lotte e ribellioni.<br />
E ci sono le giraffe opera@, contadin@, impiegat@, maestr@, autisti, ambulant@, religios@, artist@, intellettual@, senza documenti, che indossano stivali o scarpe da ginnastica o pantofole o sandali o vanno a piedi nudi.<br />
Il popolo giraffa.<br />
...Dovrebbe esserci una legge che ci protegga come "specie in pericolo di estinzione".<br />
Non c'è.<br />
Al posto della legge, noi abbiamo la nostra resistenza, la nostra ribellione, la nostra dignità....".</span></em></p>
<p><span style="color:#800080;">Questo ha scritto il subcomandante Marcos... ed io non ho nulla da aggiungere, se non la mia personale dedica di questo "manifesto" a tutte le giraffe di ogni orientamento sessuale... ma anche e soprattutto alle giraffe del mondo lesbico e glbt..... </span><span style="color:#800080;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[attivismo, eventi estate 2008]]></title>
<link>http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/?p=133</link>
<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 21:24:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>atti84it</dc:creator>
<guid>http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/?p=133</guid>
<description><![CDATA[ciao a tutti e a tutte,
ho raccolto in una pagina - che cerchero&#8217; di tenere aggiornata - un po]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>ciao a tutti e a tutte,</p>
<p>ho raccolto in una pagina - che cerchero' di tenere aggiornata - un po' di eventi relativi all'estate 2008 nel campo dell'attivismo, a 360 gradi, dalla zona hippie a quella anarco-libertaria, da quella anti-globalizzazione a quella primitivista, dal popolo di seattle del "un altro mondo e' possibile" alla zona ambientalista e movimentista.</p>
<p>l'elenco degli appuntamenti lo trovate cliccando <a href="http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/estate-2008/">QUI: <strong>ESTATE 2008</strong></a>.</p>
<p>buon risveglio a tutti!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["ENLAZANDO ALTERNATIVAS 3", peruanos hacia l'Italia]]></title>
<link>http://coopi.wordpress.com/?p=144</link>
<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 11:50:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nico Porco</dc:creator>
<guid>http://coopi.wordpress.com/?p=144</guid>
<description><![CDATA[Fra il 13 e il 16 maggio scorso si è tenuto a Lima, in Perù, &#8220;Enlazando Alternativas 3]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://coopi.files.wordpress.com/2008/06/dscn0004_enlazandoalternativasiii.jpg" alt="" width="288" height="216" align="left" />Fra il 13 e il 16 maggio scorso si è tenuto <strong>a Lima,</strong> in Perù, "<strong>Enlazando Alternativas 3" - Cumbre de los Pueblos</strong> ("Allacciando Alternative 3"), il terzo Vertice dei Popoli che ha riunito movimenti sociali e organizzazioni non governative europee, latinoamericane e caraibiche, tra cui rappresentanti di COOPI, e tenutosi in concomitanza con il quinto Vertice dei Capi di Stato e di Governo dell'America Latina e dei Caraibi (ALC) e dell'Unione Europea (UE).</p>
<p><strong>A Lima, durante quattro giorni di "incontri alternativi",</strong> si sono messi in discussione, tra l'altro, gli accordi di "libero commercio" tra UE e America Latina, l'applicazione del modello neoliberale e le politiche di sviluppo proposte dall'UE. I movimenti sociali e le organizzazioni non governative hanno elaborato un'agenda alternativa globale, per avere il consenso della maggioranza di popoli.</p>
<p><strong>COOPI ha partecipato</strong> il 15 maggio all'incontro "<strong>Migraciones: Relacion Perù-Italia",</strong> nel quale <strong>Morena Zucchelli,</strong> coordinatrice dei progetti COOPI in Perù, e Luciano Marasca del Prosvil hanno presentato una ricerca sull'emigrazione peruviana in Italia, che ha riscosso molto interesse.</p>
<p><strong>Il documento in spagnolo (18 pagg.),</strong> redatto a nome del COIPE (Coordinamento delle ONG italiane in Perù), <strong>è scaricabile di seguito.</strong></p>
<p><a href="http://coopi.files.wordpress.com/2008/06/emigracionperuana_coopi-coipe.pdf">emigracionperuana_coopi-coipe</a></p>
<p>Per maggiori informazioni, visita il sito  <a href="http://www.enlazandoalternativas.org">www.enlazandoalternativas.org</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[sulle spalle degli altri]]></title>
<link>http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/?p=125</link>
<pubDate>Wed, 28 May 2008 18:11:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>atti84it</dc:creator>
<guid>http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/?p=125</guid>
<description><![CDATA[tante volte avevo sentito parlare di &#8220;sfruttamento&#8221; dei paesi poveri, ma non riuscivo be]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>tante volte avevo sentito parlare di <strong>"sfruttamento" dei paesi poveri</strong>, ma non riuscivo bene a capire cosa fosse.<br />
gesualdi nei suoi libri parlava di lavoratori del sud e consumatori del nord, ma la cosa non mi colpiva molto perche' non riuscivo a trovare nella realta' quotidiana la corrispondenza di quest'affermazione.</p>
<p>poi col passare del tempo ho iniziato a vedere davvero questo fenomeno, e man mano mi e' piu' chiaro. in poche parole:<br />
<strong>gran parte degli oggetti che utilizziamo viene dal sud del mondo</strong>, cioe' LORO hanno lavorato per farcelo e NOI lo abbiamo comprato a basso costo.</p>
<p>sebbene in agricoltura la maggior parte delle cose viene prodotta e consumata nei confini nazionali, tuttavia le cose sono ben diverse nel settore artigianale ed industriale. <strong>provengono dal sud del mondo</strong> (molto spesso):<br />
scarpe, vestiti e accessori, tessuti;<br />
televisori, lettori cd e dvd, computer;<br />
componenti di automobili;<br />
componenti elettrici e oggetti a bassa tecnologia;<br />
elettrodomestici (aspirapolveri, robot da cucina, lampade..)</p>
<p><strong>in agricoltura?</strong> come dicevo la maggior parte della produzione e' "locale", non come un GAS, ma nel senso che l'europa e' autosufficiente sul piano dei cereali (anzi, e' in sovrapproduzione, e i prodotti sono sovvenzionati tanto da essere ESPORTATI nei paesi meno sviluppati, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dumping">dumpando</a> l'economia locale.. ma lasciamo perdere, questa e' un'altra storia, approfondimenti: <a href="http://web.vita.it/ap/download/Libretto_no_dumping.pdf">qui</a> pag. 3 e 11)</p>
<p>tuttavia vi sono comunque milioni di tonnellate di prodotti agricoli che viaggiano da sud a nord. si tratta di prodotti superflui, molto richiesti in occidente e che servono ai paesi del sud per procurarsi dollari ed euro per pagare il debito estero (per questo le coltivazioni si chiamano <em>cash crops</em>). sto parlando di: <strong>te', caffe', cacao, tabacco, zucchero, olio di palma, cocco, ananas, banane e altri frutti tropicali</strong>.</p>
<p>ha sede (spesso) nel sud del mondo anche l'<strong>attivita' estrattiva di minerali e idrocarburi</strong>: il rame del cile, i minerali del sudafrica, il petrolio russo e arabo, i diamanti della sierra leone (in guerra civile da 20 anni), ecc..</p>
<p><strong>ma insomma qui che si fa?</strong> l'edilizia e' locale (ovviamente direi..), ma la manodopera e' spesso immigrata. la finitura nel tessile, e anche qui molto spesso la manodopera e' immigrata. l'assemblaggio di automobili e parte della produzione dei componenti, ma anche in questo caso buona parte della manodopera e' immigrata.<br />
per non parlare della raccolta degli ortaggi (v. "<a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Io%20schiavo%20in%20Puglia/1370307">Io schiavo in Puglia</a>", inchiesta-diario di Fabrizio Gatti sulla raccolta di pomodori nel foggiano), dove si raggiungono livelli di violenza e schiavismo degni dell'antico egitto, ovviamente ai danni di immigrati.</p>
<p style="text-align:center;">*--*</p>
<p>riassumendo un po': <strong>godiamo di un benessere - materiale - che e' frutto del lavoro di altri</strong>. ma come e' potuto succedere?</p>
<p>da una parte c'e' la forza della nostra moneta, che ha un potere d'acquisto molto alto: comprando nei paesi poveri i prezzi ci sembrano piu' bassi.<br />
poi c'e' la tendenza da parte delle aziende a spostare la produzione nei paesi dove la manodopera costa meno: ungheria, romania, ma anche cina, taiwan, vietnam, tailandia, ecc..</p>
<p>infine la piaga del <strong>debito estero</strong>: una diabolica invenzione con cui pochi paesi ricchi hanno messo il cappio al collo di centinaia di paesi piu' poveri. in breve: c'e' stato un momento in cui era conveniente indebitarsi, poi l'inflazione degli anni '80 e le manovre di thatcher e reagan hanno reso il debito una trappola. ora la situazione e' che una parte cospicua del PIL dei paesi del sud viene utilizzata per pagare gli interessi. il debito non viene sanato, i soldi vanno per gli interessi e non per ospedali-scuole-ecc.. e in piu' i paesi del sud devono riformare la loro economia in senso liberista se vogliono il rinnovo del prestito (di cui hanno assoluto bisogno) (interessante? approfondisci su: <a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Debito_del_Terzo_Mondo&#38;oldid=352008">wikipedia</a> e <a href="http://web.peacelink.it/tematiche/consumatori/capire_debito.htm">peacelink</a>)</p>
<p style="text-align:center;">*--*</p>
<p>tutto questo si chiama globalizzazione, delocalizzazione, neoliberismo e imperialismo occidentale. la prossima volta che sentirete parlare dei noglobal e delle loro proteste cercate di ricordarvi un po' di queste cose..</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quarta di copertina]]></title>
<link>http://madaffacca.wordpress.com/?p=7</link>
<pubDate>Sun, 18 May 2008 09:13:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>TaCo</dc:creator>
<guid>http://madaffacca.wordpress.com/?p=7</guid>
<description><![CDATA[Non mi piace fare recensioni di libri. Un buon motivo potrebbe essere che ne leggo pochi e sono anco]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Non mi piace fare recensioni di libri. Un buon motivo potrebbe essere che ne leggo pochi e sono ancora meno quelli che riesco a finire. In apparente contraddizione con quanto appena detto, mi sento di prevedere che a breve ci sarà uno spazio apposito sul Blog dedicato a commentare libri, dischi o quant'altro.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma veniamo a noi. Ultimamente, in questi giorni/settimane/mesi, periodo in cui è <span style="color:#800000;">Palpabile</span> la <span style="color:#800000;">Pesantezza</span> della realtà che ci circonda, non riesco a fare a meno di ripensare al commento scritto sulla quarta di copertina di un libro che mi è piaciuto molto e vi consiglio:</p>
<blockquote><p>"<em><span style="color:#666699;">Oggi viviamo la logica conseguenza dell'assurdità ultra-liberale, che volendo affrancare l'individuo da ogni legame collettivo, è riuscita solo a creare un nano impaurito e inquieto, che cerca la sicurezza nella deificazione e nell'accumulo del denaro</span></em>"</p>
<p>Emmanuel Todd - "L'illusione economica, la crisi globale del neoliberismo" - Tropea</p></blockquote>
<p style="text-align:justify;">Ci pensavo ieri, ad esempio, proprio mentre stavo decidendo se uscire a fare un giro in moto o no. Guardando il traffico impazzito del sabato pomeriggio, quello peggiore, quasi più nevrotico di quello feriale, nutrito di chi non può farsi scappare l'occasione di un salto anche veloce al centro commerciale.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Neogoverno e Neoliberismo]]></title>
<link>http://salamandrablog.wordpress.com/?p=9</link>
<pubDate>Sat, 10 May 2008 11:30:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnsallas</dc:creator>
<guid>http://salamandrablog.wordpress.com/?p=9</guid>
<description><![CDATA[Personalmente ritengo che avere un&#8217;anima neoliberista ed una leghista comporti un disturbo di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente ritengo che avere un'anima<strong> neoliberista </strong>ed una <strong>leghista </strong>comporti un disturbo di personalità, più precisamente una schizofrenia.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il liberismo va a braccetto con l'insicurezza (e Alemanno vince) ]]></title>
<link>http://amicoqua.wordpress.com/?p=18</link>
<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 22:13:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>amicoqua</dc:creator>
<guid>http://amicoqua.wordpress.com/?p=18</guid>
<description><![CDATA[
 
La confusione della sinistra si somma tragicamente alla malafede della destra, nel degrado socia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div>
<p> </p>
<p><em><span style="font-size:12pt;color:windowtext;">La confusione della sinistra si somma tragicamente alla malafede della destra, nel degrado sociale e ambientale del territorio. </span></em><span style="font-size:12pt;color:windowtext;">Il manifesto<em>, 23 aprile 2008 (f.b.)</em> </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;color:windowtext;"><span style="font-size:small;">E' vero che le statistiche sulla criminalità dicono che il fenomeno è in buona sostanza stabile. Ma sottovalutare la soglia di allarme sociale a cui siamo giunti sarebbe per la sinistra un errore devastante. E' infatti innegabile che la percezione di vivere in città e territori sempre meno sicuri ci coinvolge tutti e davvero non ce la possiamo cavare con un'alzata di spalle. La questione è seria e va affrontata con rigore, prima che le paure fomentate dalla destra riescano a scalfire un altro pezzo del sistema della convivenza civile. Ma con altrettanta chiarezza credo che vadano affrontate anche le cause strutturali del fenomeno. Senza questa analisi si rischia la deriva autoritaria: tutto, anche i writers o i lavavetri, diventa ordine pubblico. Se guardiamo invece allo stato delle nostre città, potremmo cogliere quelle contraddizioni che derivano dai modelli economici imposti dalla globalizzazione.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;color:windowtext;"><span style="font-size:small;">Sono due le principali caratteristiche della vita urbana. La prima è che si stanno espandendo in maniera impressionante. Siamo a ritmi simili a quelli degli anni '60 quando c'era il boom economico e una impetuosa crescita demografica. Oggi siamo a economia stagnante e popolazione ferma ai circa 60 milioni di residenti. E non si venga a dire che le città crescono per quei 3 milioni di immigrati che vivono in Italia! Crescono perché gli investitori finanziari internazionali operano ormai senza ogni regola. Si stanno realizzando centinaia di immensi centri commerciali in ogni città e nelle campagne. Si stanno costruendo dovunque giganteschi alberghi a beneficio dei pochi tour operators che guidano il miliardario mercato turistico globale. Si sta realizzando, infine, un'immensa villettopoli, visto che i prezzi delle abitazioni urbane sono inaccessibili.<br />
L'altra caratteristica della fase di vita urbana è che di fronte a questa espansione urbana si vanno spegnendo uno a uno i luoghi pubblici che formavano i nodi della rete di relazioni sociali. A parte le poche di maggiore grandezza, tutte le stazioni ferroviarie sono senza presidio. Non c'è più personale perché la spesa pubblica è stata falcidiata. I capolinea del trasporto pubblico locale hanno subito lo stesso destino. E che dire della piccola rete commerciale delle periferie urbane che ha rappresentato uno dei rari elementi di socialità nelle nostre tristi periferie? Cancellate dall'apertura dei megastore di cui parlavamo prima. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;color:windowtext;"><span style="font-size:small;">Insomma le città crescono a dismisura mentre i presidi pubblici vengono chiusi uno dopo l'altro. Ecco il motivo strutturale dell'insicurezza. Il neoliberismo sta cancellando le città come le avevamo ereditate da una secolare tradizione, e cioè luoghi di relazioni economiche e sociali. Oggi tutto è ridotto al solo fattore economico. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;color:windowtext;"><span style="font-size:small;">Il dramma è che la parte maggioritaria della sinistra è ancora ubriacata dai miti del liberismo e non riesce più ad articolare nessun ragionamento. Non sarebbe difficile sbattere in faccia alla tracotanza securitaria di Alemanno che è proprio la loro concezione liberista ad aver costretto le pubbliche amministrazioni a chiudere servizi e luoghi pubblici. A rendere insomma più povere e insicure le nostre città. Qualche settimana fa sono morte cinque persone nella desolata periferia romana. Investite da un'automobile perché non c'era neppure un marciapiede. Tre delle vittime erano bambini che stavano andando a scuola. Il luogo della tragedia è lontano duecento metri da un gigantesco centro commerciale: si accendono le vetrine del consumo e si spengono città intere. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:small;">Allora, insieme alle doverose risposte in termini di prevenzione della criminalità diffusa, apriamo la stagione di un ripensamento della nostra condizione urbana. Ricominciamo a vedere il deserto che c'è nelle periferie. E' da lì che sono volati via milioni di consensi.</span>  Paolo Berdini, segnalato da Marcello Paolozza</span></p>
<p> </p>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Per Sradicare la Poverta' nel Mondo Basterebbe il 10% di quanto si Spende in Armi]]></title>
<link>http://ale1980italy.wordpress.com/2008/01/04/per-sradicare-la-poverta-nel-mondo-basterebbe-il-10-di-quanto-si-spende-in-armi/</link>
<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 00:01:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessio in Asia</dc:creator>
<guid>http://ale1980italy.wordpress.com/2008/01/04/per-sradicare-la-poverta-nel-mondo-basterebbe-il-10-di-quanto-si-spende-in-armi/</guid>
<description><![CDATA[



(Le pallottole non si mangiano)




&nbsp;



 



di Sabina Siniscalchi*

Si celebra da almeno]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<table border="0" width="622" cellPadding="0" cellSpacing="2">
<tr>
<td height="9" colSpan="2">
<div align="center"><a href="http://ale1980italy.wordpress.com/files/2008/01/kidbullets.jpg" title="kidbullets.jpg"><img width="377" src="http://ale1980italy.wordpress.com/files/2008/01/kidbullets.jpg" alt="kidbullets.jpg" height="562" /></a></div>
<p align="center">(Le pallottole non si mangiano)</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colSpan="2" class="titolo">
<p align="justify">&#160;</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td height="9" colSpan="2"> </td>
</tr>
<tr>
<td colSpan="2" class="articolo">
<div align="justify"><font face="Times New Roman"><font size="3"><b>di <b><span style="font-size:13pt;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sabina_Siniscalchi">Sabina Siniscalchi</a></span></b>*</b></font></font></div>
<div align="justify"><font face="Times New Roman"><font size="3"><b><br />
</b>Si celebra da almeno venti anni, ogni 16 ottobre, la Giornata mondiale di <b>lotta alla povertà</b> voluta dall'Onu.<br />
Sicuramente è una "celebrazione" utile, soprattutto dopo l'11 settembre che ha fatto sparire la povertà dall'agenda politica internazionale, rimpiazzandola con la lotta al terrorismo e la guerra.<br />
Ma la povertà non è sparita dalla faccia del pianeta. I dati sono impressionanti: <b>più di un terzo della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà</b>. La World Bank ha dovuto escogitare un nuovo strumento di misurazione: vive in povertà chi ha un <b>reddito inferiore ai 2 dollari al giorno</b>, in totale 2 miliardi e 300 milioni di persone.<br />
Disporre di un reddito così basso significa che <b>non si ci può nutrire adeguatamente</b>, che <b>non si possono mandare i figli a scuola</b>, che <b>non ci si cura quando si è ammalati</b>, che <b>si lavora, a volte in modo massacrante</b>, ma non si guadagna una paga "decente", per usare una suggestiva definizione dell'OIL, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro.<br />
Come è noto <b>la maggior parte dei poveri vive in Africa, ma ce ne sono tanti anche in America Latina e in Asia, quasi tutti in India</b>, a dispetto dello strepitoso tasso di crescita di questo gigante economico.<br />
Come se non bastasse, i Rapporti internazionali ci dicono che gli <b>indici di sviluppo umano: speranza di vita, tasso di istruzione, mortalità infantile sono peggiorati in molti paesi dell'Est Europa</b>.<br />
<b>La povertà è in agguato anche nei paesi ricchi.</b> In Italia, proprio in questi giorni sono usciti due importanti rapporti, quello dell'Istat che attesta che <b>i poveri in Italia sono quasi 8 milioni, il 13% delle famiglie</b> e quello della Caritas: che segnala che <b>i poveri italiani sono pensionati, donne sole con figli e immigrati.</b><br />
<i><b>Dunque la povertà non è sparita con la crescita della ricchezza, così come la fame non è scomparsa nonostante l'aumento della produzione mondiale di cibo.</b></i><br />
<i><b>Per i poveri la globalizzazione non ha funzionato, anzi si potrebbe dire che la loro condizione è peggiorata, perché sono sempre più esclusi dai circuiti economici e produttivi e perché gli aiuti internazionali, così come gli investimenti sociali, sono diminuiti quasi ovunque.</b></i><br />
<b>L'ideologia della globalizzazione, infatti, ritiene che lo sviluppo e il benessere arrivino automaticamente dal mercato. </b><br />
Da tempo l'Onu e la società civile hanno percepito i rischi di questa visione, hanno capito che <b>è folle affidare ai meccanismi del mercato la sopravvivenza delle persone e i diritti dei popoli</b>.<br />
L'ultima carta giocata dall'Onu è quella degli Obiettivi del Millennio che riassumono gli impegni sottoscritti solennemente dai Governi, nel corso dei vertici mondiali sullo sviluppo.<br />
Per raggiungere gli Obiettivi del Millennio i Governi dovrebbero investire risorse nella lotta alla povertà, nel garantire cibo e acqua potabile, nell'istruzione, nella salute e così via. I paesi più ricchi, inoltre, dovrebbero aiutare i paesi del Sud in questa impresa, aumentando i fondi della cooperazione, risolvendo il problema del debito e abolendo le distorsioni commerciali che penalizzano le economie più deboli.<br />
Tutto questo entro l'anno 2015.<br />
Sugli Obiettivi del Millennio si sono mobilitati, assieme all'Onu, movimenti, associazioni, amministrazioni locali di tutti i paesi del mondo.<br />
Ma i Governi, incluso quello italiano, fanno orecchie da mercante.<br />
Non ci sono le risorse, dicono. La scusa ormai non tiene più: <i><b>le risorse ci sono eccome, ma vengono assorbite dalla guerra. </b></i><br />
<i><b>Un miliardo e duecento milioni di dollari l'anno</b></i>, calcola il SIPRI (l'Istituto di Ricerca di Stoccolma) spesi in armi e in eserciti.<br />
Siamo al <b>massimo storico, non si spendeva così tanto neanche durante la Guerra Fredda</b>, neppure in piena corsa agli armamenti.<br />
<i><b>Per gli Obiettivi del Millennio, per sradicare la povertà basterebbe molto meno, circa il 10 per cento di questa somma. </b></i></font></font></div>
<div align="justify"><font face="Times New Roman"><font size="3"><i><b></b></i>Come si spiega questa situazione? Com'è che i Governi dei paesi ricchi vanno facendo grandi promesse al G8 o all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ma poi non aprono i cordoni della borsa? Una spiegazione potrebbe essere questa: <b>i poveri non sono una lobby, l'industria bellica sì.</b><br />
<i><b>Il nostro impegno per il futuro potrebbe essere proprio questo: rimettere la lotta alla povertà nell'agenda politica e smascherare chi non mantiene le promesse. </b></i></font></font></div>
<div align="justify"><font face="Times New Roman"><font size="3"><i><b></b></i><br />
*Deputata Prc-Se</font></font></div>
<div align="justify"></div>
</td>
</tr>
</table>
<p align="center"><a href="http://ale1980italy.wordpress.com/files/2008/01/kidbullets.jpg" title="kidbullets.jpg"><br />
</a></p>
<p align="center">&#160;</p>
<p>.</p>
<p><a href="http://ale1980italy.wordpress.com/files/2008/01/spaceball.gif" title="spaceball.gif"><img align="top" width="94" src="http://www.flickr.com/photo_zoom.gne?id=949798984&#38;size=l" alt="Non si mangiano le pallottole" height="10" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Di Gogne e Macellerie...]]></title>
<link>http://daiwojima.org/2007/10/23/di-gogne-e-macellerie/</link>
<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 15:18:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>daiwojima</dc:creator>
<guid>http://daiwojima.org/2007/10/23/di-gogne-e-macellerie/</guid>
<description><![CDATA[Gettare una molotov contro la porta di un carcere - senza danneggiare altro che cose - in una giorna]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Gettare una molotov contro la porta di un carcere - senza danneggiare altro che cose - in una giornata in cui lo stato di eccezione imperava su Genova equivarrebbe al massacro di un bimbo di tre anni, questo è quello che si ricava dalle richieste del pubblico ministero al processo contro i noglobal a Genova.</p>
<p>Non penso che si debba premiare chi tira le molotov, come non penso che si dovrebbe demonizzare - dopo averla resa puro "macinato mediatico" - la sventurata madre dello sventuratissimo bimbo cognense.</p>
<p>Questo è lo stato della cosiddetta "democrazia", della cosiddetta "legalità" in Italia. Lo stato di polizia mediatico e postmoderno in quelle che sono ormai "ademocrazie illiberali" ha superato il limite del totalitarismo novecentesco.</p>
<p>Mercenari privati - le nuove Squadre di Sicurezza del novello Behemoth millenario - terrorizzano, stuprano, bruciano, derubano e uccidono <strike>cittadini</strike> inermi e persino i loro "presunti" alleati che vestono le divise di un esercito da operetta, tragica.</p>
<p>"Macelleria messicana" fu la definizione data dal dirigente della polizia di stato per quello che aveva visto nella scuola di Genova. Che pena meriterebbero coloro che hanno proditoriamente, metodicamente torturato prigionieri inermi in simulacri di lager? Tuttavia, quand'anche fossero condannati con la massima severità per tutti i reati commessi, che ne sarebbe di loro una volta scontata la pena? Non rischierebbero di andare a ingrossare le fila di quei mercenari che ho appena citato - gonfi di odio e rancore contro le "zecche"( "zecche comuniste" è il termine con cui usualmente alcuni membri delle forze dell'ordine definiscono il generico manifestante noglobal/alternativo) che infestano il mondo.</p>
<p>Chi si vuol fare un'idea di quel che ci aspetta dovrebbe per esempio leggere <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/public/post/oaxaca-il-messico-somiglia-sempre-piu-al-cile-pregolpe-804.asp">qui</a> cosa può accadere in Messico - vero e proprio banco di prova dell'efferatezza delle bande armate al servizio del fondamentalismo neoliberista.</p>
<p>Fonti: <a href="http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/cronaca/g8-genova/richieste-pm-noglabal/richieste-pm-noglabal.html">repubblica.it</a><br />
<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/">gennarocarotenuto.it </a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il nuovo libro di Naomi Klein: così il capitalismo sfrutta i disastri per conquistare i mondo]]></title>
<link>http://ale1980italy.wordpress.com/2007/09/30/il-nuovo-libro-di-naomi-klein-cosi-il-capitalismo-sfrutta-i-disastri-per-conquistare-i-mondo/</link>
<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 18:50:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessio in Asia</dc:creator>
<guid>http://ale1980italy.wordpress.com/2007/09/30/il-nuovo-libro-di-naomi-klein-cosi-il-capitalismo-sfrutta-i-disastri-per-conquistare-i-mondo/</guid>
<description><![CDATA[&lt;!&#8211;  &#8211;&gt;





&nbsp;


Che cosa hanno in comune l&#8217;Iraq dopo l&#8217;invasione]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>&#60;!--  --&#62;</p>
<table align="right" border="0">
<tr>
<td><img src="http://canali.libero.it/affaritaliani/upload/sh/0003/shock1.jpg" class="imgPreview" border="0" hspace="4" vspace="4" /></td>
</tr>
<tr>
<td align="center">&#160;</td>
</tr>
</table>
<p>Che cosa hanno in comune l'Iraq dopo l'invasione americana, lo Sri Lanka post-tsunami, New Orleans dopo l'uragano Katrina, le dottrine liberiste della Scuola di Chicago e alcuni esperimenti a base di elettroshock finanziati dalla Cia negli anni Cinquanta? <strong>L'idea che sia utile fare tabula rasa per costruire da zero una mente, un tessuto sociale, un'utopia</strong>: quella del fondamentalismo capitalista del libero mercato.</p>
<p>Il nuovo, attesissimo libro di <strong>Naomi Klein</strong> - l'autrice di "<a href="http://canali.libero.it/affaritaliani/naomiklein.html">No logo</a>", che il <em>New York Times</em> ha definito "la bibbia di un movimento" e si è dimostrato uno dei testi più influenti degli ultimi anni - smonta il mito del trionfo pacifico e democratico dell'economia di mercato. Solo uno <strong>shock</strong>, provocato da un cataclisma naturale o dalla violenza intenzionale della guerra, del terrorismo, della tortura può trasformare il "politicamente impossibile" in "politicamente inevitabile". Sono parole del guru dell'ultraliberismo, <strong>Milton Friedman</strong>, che i suoi zelanti discepoli hanno messo in pratica con sconcertante abilità.</p>
<table align="left" border="0">
<tr>
<td><img src="http://canali.libero.it/affaritaliani/upload/kl/klein.jpg" class="imgPreview" border="0" hspace="4" vspace="4" /></td>
</tr>
<tr>
<td align="center"><em>Naomi Klein</em></td>
</tr>
</table>
<p>Così, <strong>il trauma dell'11 settembre ha permesso a Bush di appaltare ad aziende private la sicurezza interna e la guerra all'estero</strong>; la ricostruzione dopo l'uragano ha cancellato in un attimo le case popolari e le scuole pubbliche di New Orleans; l'onda dello tsunami ha allontanato dalle coste centinaia di migliaia di pescatori, liberando le spiagge per nuovi villaggi turistici. <strong>"Shock economy" è un agghiacciante e argomentato atto d'accusa contro un capitalismo di conquista</strong> che sfrutta cinicamente i disastri (a vantaggio di pochi) e ne produce in proprio di ancora peggiori. Come dimostra la tragedia irachena.</p>
<table style="border:2px solid #6e7c8b;" align="right" bgcolor="#e7f7ff" cellpadding="4" cellspacing="0" width="200">
<tr>
<td valign="top"><a href="http://canali.libero.it/affaritaliani/naomiklein.html" target="_self"><strong>Dall'archivio di <em>Affari</em>/ <font color="#ff3300">Intervista a Naomi Klein</font>: il no logo non è tutto</strong></a></td>
</tr>
</table>
<p>Naomi Klein, il cui "No logo" è un bestseller internazionale tradotto in 28 lingue, ha una rubrica sul <em>Guardian</em> e su <em>The Nation</em>. Nel 2003 ha pubblicato una raccolta di articoli, "Recinti e finestre". Nel 2004 ha realizzato con il regista Avi Lewis "<strong>The Take</strong>", un documentario sull’occupazione delle fabbriche in Argentina, presentato a Venezia e premiato al festival dell’American Film Institute di Los Angeles. Negli ultimi tre anni si è dedicata alla stesura di "Shock economy", studiando in particolare la ricostruzione in Iraq, che ha commentato con articoli o interviste per la Cnn, la Bbc, la Rai, il <em>Los Angeles Times</em> e il <em>Washington Post</em>.<em><strong>Shock Economy. L'ascesa del capitalismo dei disastri</strong><br />
di Naomi Klein<br />
Ed. Rizzoli<br />
624 pagg,  € 20.50</em></p>
<p>da www.libero.it</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Argentina 24 marzo 1976: golpe militare. Nuovi documenti confermano l’appoggio USA]]></title>
<link>http://ale1980italy.wordpress.com/2007/03/24/argentina-24-marzo-1976-golpe-militare-nuovi-documenti-confermano-l%e2%80%99appoggio-usa-2/</link>
<pubDate>Sat, 24 Mar 2007 16:34:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessio in Asia</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono passati 31 anni dal giorno in cui un golpe militare cambiò tragicamente la storia argentina. I]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="datepost"><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="font-weight:bold;">Sono passati 31 anni dal giorno in cui un golpe militare cambiò tragicamente la storia argentina.</span> In quest’ennesimo anniversario è d’obbligo ricordare le innumerevoli vittime e denunciare i colpevoli, in memoria uno sterminio silenzioso e a purtroppo a lungo taciuto. <span style="font-weight:bold;">Intanto emerge sempre più l’appoggio statunitense al governo militare.</span></span></p>
<p><img src="http://bp2.blogger.com/_7vyWcPBov-8/RgUjnZ6217I/AAAAAAAAAYI/FVj1m2LOqGs/s320/desaparecidos24.jpg" alt="desaparecidos" style="float:left;width:260px;cursor:pointer;font-family:trebuchet ms;height:216px;margin:0 10px 10px 0;" border="0" /><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="font-weight:bold;">Il 24 marzo 1976 una giunta militare</span> composta dal generale Jorge Videla, comandante in capo dell'esercito, dall'ammiraglio Emilio Eduardo Massera, comandante della marina militare, e da Orlando Ramon Agosti, comandante dell'aeronautica, <span style="font-weight:bold;">prese il potere con un golpe si stato</span>. Oggi 24 marzo 2007, a distanza di 31 anni, siamo qui a parlare di <span style="font-weight:bold;">30 mila <span style="font-style:italic;">desaparecidos</span></span> (il 30% di origine italiana), <span style="font-weight:bold;">2.300 omicidi politici</span> ed oltre <span style="font-weight:bold;">10.000 arresti politici</span>, <span style="font-weight:bold;">2 milioni gli esiliati</span>. <span style="font-weight:bold;">500 sono invece i bambini che sono stati sottratti brutalmente alle proprie madri</span>, prima sequestrate e poi sistematicamente uccise dopo il parto, per essere affidati alle famiglie dei militari.</span><span class="fullpost"></span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">In Argentina, diversamente da quello che avveniva nel vicino Cile di Pinochet, venne adottata una “strategia rivoluzionaria”. Niente arresti di massa o fucilazioni, sebbene fosse subito proclamata la legge marziale, ma<span style="font-weight:bold;"> sequestri illegali, torture e infine l’eliminazione fisica</span>. Crimini raccapriccianti, <span style="font-weight:bold;">un genocidio selettivo</span>, che eliminò con una feroce repressione tutti i meccanismi di solidarietà creati all’interno delle organizzazioni dei lavoratori e dei movimenti sociali urbani, ma anche tanta gente comune, non necessariamente di sinistra: intellettuali, professionisti, operai.</span></p>
<p><img src="http://bp2.blogger.com/_7vyWcPBov-8/RgUjOZ6216I/AAAAAAAAAYA/LFVLHOxt37Y/s320/1976-videla-argentina.jpg" alt="golpe argentina" style="float:left;cursor:pointer;font-family:trebuchet ms;margin:0 10px 10px 0;" border="0" /><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="font-weight:bold;">Però Argentina e Cile condividono buona parte delle motivazioni che sfociarono con le rispettive dittature militari, sono infatti gli esempi classici di come negli anni settanta, tanto semplicemente quanto brutalmente, venne imposto il neoliberismo in molti paesi in via di sviluppo</span>, <span style="font-weight:bold;">ossia attraverso un colpo di stato militare, appoggiato dalle classi dominanti tradizionali, oltre che dal governo statunitense (ora a quanto pare invece primo esportatore mondiale di democrazia)</span>. Anche in Argentina infatti al golpe seguirono i prestiti del Fondo Monetario Internazionale e l’affidamento dell’economia ai “Chicago boys” (gruppo di economisti chiamati così in virtù della loro adesione alle teorie neoliberiste di M.Friedman che insegnava all’università di Chicago). <span style="font-weight:bold;">Proprio con il golpe gli Usa, in stretta alleanza con i militari riuscirono, a trasformare anche l’Argentina in una cavia di capitalismo estremo</span>, reprimendo qualsiasi movimento di opposizione, e iniziando un opera conclusasi poi con l’Argentina di Memen, <span style="font-weight:bold;">rendendo definitivamente il paese schiavo del FMI, del fondamentalismo di libero mercato e dell’ortodossia neoliberista</span>.</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Come spesso accadeva quindi c’era l’ombra statunitense ad appoggiare i regimi autoritari e le storie di violenze contro i movimenti popolari, esclusivamente per meri interessi economici e di sfruttamento. <span style="font-weight:bold;">Gli Usa infatti accettavano, in particolare in America Latina, l’utilizzo di dittature militari repressive</span>, appoggiandole e stringendoci forti alleanze economiche, sorvolando sulla violazione di qualsiasi diritto di base.</span></p>
<p><img src="http://bp3.blogger.com/_7vyWcPBov-8/RgUkYp6219I/AAAAAAAAAYY/p5xf99obP1g/s320/arg.jpg" alt="desaparecidos argentina" style="float:left;width:250px;cursor:pointer;font-family:trebuchet ms;height:155px;margin:0 10px 10px 0;" border="0" /><span style="font-weight:bold;font-family:trebuchet ms;">Gli ultimi tasselli per capire la connessione Usa – Argentina sono usciti fuori dagli archivi statunitensi e sono stati resi noti dai </span><a href="http://www.gwu.edu/~nsarchiv/index.html" target="_blank"><font color="#0033ff">National Security Archives</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;">, un’organizzazione universitaria non governativa americana molto attiva nel campo della ricerca. Aggiungono qualche particolare a quanto già si sapeva rispetto all’atteggiamento di Washington e dei suoi rapporti con le dittature sudamericane.</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="font-weight:bold;">Questo è uno dei dialoghi emersi tra il presidente statunitense Henry Kissinger e il ministro degli esteri argentino Cesar Augusto Guazzetti, risalenti al giugno 1976</span>:</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="font-weight:bold;">Guazzetti</span>: “<span style="font-style:italic;">Il nostro principale problema è il terrorismo....assicurare la sicurezza interna del paese...l’Argentina ha bisogno da parte degli Stati Uniti di comprensione e supporto, anche per la crisi economica.</span>”</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="font-weight:bold;">Kissinger</span>: “<span style="font-style:italic;">Abbiamo seguito le vicende argentine da vicino. Vediamo bene il nuovo governo e vogliamo che ce la faccia. Faremo il possibile perché ce la faccia</span>”</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Ma le cose da vicino, ricordano i ricercatori americani, le aveva seguite anche la stampa americana, il Congresso e la stessa ambasciata Usa in Argentina che si era lamentata proprio con Guzzetti anche per il sequestro e la tortura di cittadini americani. Le violazioni che avevano caratterizzato i primi tre mesi della dittatura erano dunque ben note. </span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Ma <span style="font-weight:bold;">Kissinger</span> si dimostrò comprensivo: “<span style="font-style:italic;">Sappiamo che siete in difficoltà....sono tempi curiosi quelli in cui attività politiche, criminali e terroristiche tendo ad emergere senza una chiara separazione. Capiamo che dovete stabilire un’autorità.... farò quel che posso</span>”.</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Dopo circa un mese poi, il 9 luglio, il principale consigliere di Kissinger, Harry Shlaudeman, gli forniva particolari sui sistemi applicati dagli argentini, che utilizzavano “.<span style="font-weight:bold;font-style:italic;">..il metodo cileno...terrorizzare l’opposizione, anche a costo di uccidere preti e suore....</span>”. Il 7 ottobre a New York, il fatto è noto da tempo, <span style="font-weight:bold;">Kissinger</span> aggiustò il tiro con Guzzetti: “<span style="font-weight:bold;font-style:italic;">...prima avrete finito meglio sarà</span>”.</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Chiara appare quindi la copertura statunitense alla criminale dittatura argentina, che in questa data è giusto ricordare e farne memoria storica.</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Allo stesso modo in cui è fondamentale ricordare le migliaia di desaparecidos ed i loro assassini soprattutto in questi giorni in cui comincia ed essere fatta giustizia, anche con </span><a href="http://verosudamerica.blogspot.com/2007/03/desaparecidos-corte-italiana-condanna.html" target="_blank"><font color="#0033ff">le condanne in Italia</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> e con i numerosi processi finalmente in pieno svolgimento in Argentina. </span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Fondamentale è ricordare anche e soprattutto per non dimenticare. </span></p>
<p><img src="http://bp0.blogger.com/_7vyWcPBov-8/RgUkA56218I/AAAAAAAAAYQ/FJ98jUYET7s/s320/chat+desaparecidos.jpg" alt="chat desaparecidos" style="float:left;width:211px;cursor:pointer;font-family:trebuchet ms;height:156px;margin:0 10px 10px 0;" border="0" /><span style="font-family:trebuchet ms;">Pregevole a riguardo, ad esempio, un iniziativa di un artista argentino che ha lanciato una campagna in ricordo dei desaparecidos attraverso MSN di Messanger. Si chiama “</span><a href="http://www.nn-red.museres-ciro.com.ar/nn_live_messenger.php" target="_blank"><font color="#0033ff">NN red 2007</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;">” e consiste nell’utilizzare come “nick”, tra il 24 ed il 31 marzo, il nome di un <span style="font-style:italic;">desaparecido</span> includendo anche una sua foto, in modo tale da generare nelle chat uno spazio per fare memoria e riflettere sulla storia. </span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Per approfondire l’appoggio statunitense alla dittatura argentina potete leggere qui direttamente dagli archivi del <span style="font-weight:bold;">National Security Archives</span>:</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">- </span><a href="http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB185/index2.htm" target="_blank"><font color="#0033ff">Documentos muestran apoyo de EEUU y la brutal represion de la dictatura</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;">;</span><br />
<span style="font-family:trebuchet ms;">- </span><a href="http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB104/index.htm" target="_blank"><font color="#0033ff">Kissinger to argentines on dirty war: “The quicker you succeed the better"</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;">;</span><br />
<span style="font-family:trebuchet ms;">- </span><a href="http://www.lettera22.it/showart.php?id=1721&#38;rubrica=117" target="_blank"><font color="#0033ff">La luce verde Usa alla dittatura argentina</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;">;</span><br />
<span style="font-family:trebuchet ms;">- </span><a href="http://www.picosearch.com/cgi-bin/ts.pl" target="_blank"><font color="#0033ff">Altri documenti dall'archivio</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;">.</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Infine qualche link utili a capire la tragedia dei <span style="font-style:italic;">desaparecidos</span>:</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">- </span><a href="http://www.24demarzo.gov.ar/html1976.htm" target="_blank"><font color="#0033ff">24 de marzo, del horror a la esperanza</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;">, sito governativo argentino;</span><br />
<span style="font-family:trebuchet ms;">- </span><a href="http://www.desaparecidos.org/arg/victimas/muro2.html" target="_blank"><font color="#0033ff">Muro della memoria dei desaparecidos</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;">.</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Un articolo che dimostra la rinascita economica argentina, che ha coinciso con la rottura delle relazioni con il Fondo Monetario Internazionale:</span><br />
<span style="font-family:trebuchet ms;">- </span><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/dblog/articolo.asp?articolo=1013" target="_blank"><font color="#0033ff">L'Argentina dalla schiena dritta</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;">.</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Technorati Tags : </span><a href="http://technorati.com/tag/Argentina" rel="tag"><font color="#0033ff">Argentina</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> </span><a href="http://technorati.com/tag/golpe" rel="tag"><font color="#0033ff">golpe</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> </span><a href="http://technorati.com/tag/dittatura%20militare" rel="tag"><font color="#0033ff">dittatura militare</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> </span><a href="http://technorati.com/tag/desaparecidos" rel="tag"><font color="#0033ff">desaparecidos</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> </span><a href="http://technorati.com/tag/Usa" rel="tag"><font color="#0033ff">Usa</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> </span><a href="http://technorati.com/tag/24%20marzo" rel="tag"><font color="#0033ff">24 marzo</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> </span><a href="http://technorati.com/tag/Kissinger" rel="tag"><font color="#0033ff">Kissinger</font></a> <a href="http://technorati.com/tag/Videla" rel="tag"><font color="#0033ff">Videla</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> </span><a href="http://technorati.com/tag/Guzzetti" rel="tag"><font color="#0033ff">Guzzetti</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> </span><a href="http://technorati.com/tag/condanne" rel="tag"><font color="#0033ff">condanne</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> </span><a href="http://technorati.com/tag/diritti%20umani" rel="tag"><font color="#0033ff">diritti umani</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> </span><a href="http://technorati.com/tag/America%20Latina" rel="tag"><font color="#0033ff">America Latina</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> </span><a href="http://technorati.com/tag/neoliberismo" rel="tag"><font color="#0033ff">neoliberismo</font></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> </span><a href="http://technorati.com/tag/National%20Security%20Archives" rel="tag"><font color="#0033ff">National Security Archives</font></a> <a href="http://technorati.com/tag/FMI" rel="tag"><font color="#0033ff">FMI</font></a></p>
<p style="clear:both;padding-bottom:0.25em;">&#160;</p>
<p align="right"> <a title="2521677254379631944" name="2521677254379631944"></a></p>
<p class="data-comments"><span class="fullpost"></span></p>
<p align="right"><b><font></font></b></p>
<p class="data">di <a href="http://beta.blogger.com/profile/00721160669739744148" target="_blank"><b><font color="#0033ff">Antonio Pagliula</font></b></a></p>
<p class="data"><a href="http://www.verosudamerica.blogspot.com/">www.verosudamerica.blogspot.com</a></p>
<p class="data">&#160;</p>
]]></content:encoded>
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