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	<title>neuroetica &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/neuroetica/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "neuroetica"</description>
	<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 20:33:43 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Neuroetica. La morale prima della morale]]></title>
<link>http://maisoli.wordpress.com/?p=78</link>
<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 13:51:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sabina, associazione niemals allein - mai soli</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8230;
&#8230; il nuovo saggio di Laura Boella, edito Raffaello Cortina, 2008.
Dalla quarta di cope]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#ffffff;">...</span><br />
<strong>... il nuovo saggio di Laura Boella, edito Raffaello Cortina, 2008.</strong></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em>Dalla quarta di copertina:</em></span><br />
L'uso crescente delle tecniche che consentono di osservare le aree cerebrali attivate durante un particolare compito (PET, fMRI) sta cambiando lo studio della fisiologia alla base delle emozioni e dei comportamenti. Una cosa è essere convinti intellettualmente che la tendenza all'altruismo abbia un fondamento neurologico, un'altra è vedere le aree colorate della PET.</p>
<p>Così è nata la neuroetica, un nuovo ambito della ricerca caratterizzato da rilevanti implicazioni per quanto riguarda le <strong>prospettive etiche, la giustizia, la conoscenza della persona.</strong></p>
<p>Per l'intervista di Laura Boella a <em>Fahrenheit</em> andata in onda il 7 aprile 2008:<br />
<a title="Intervista di Laura Boella a Fahrenheit" href="http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=247548" target="_blank">http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=247548</a></p>
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<title><![CDATA[Note sui "Cervelli Gay"]]></title>
<link>http://residenclave.wordpress.com/?p=168</link>
<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 14:47:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>j1nz0</dc:creator>
<guid>http://residenclave.it.wordpress.com/2008/06/23/note-sui-cervelli-gay/</guid>
<description><![CDATA[Su Progetto Galileo Maurizio riporta un articolo in cui sono descritti in termini generali alcuni ri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a><img class="alignleft size-medium" style="float:left;" src="http://farm1.static.flickr.com/40/85006920_cf43271aa1.jpg?v=0" alt="" width="280" height="205" /></a>Su Progetto Galileo Maurizio riporta un <a href="http://progettogalileo.wordpress.com/2008/06/20/cervelli-gay-strutturati-come-sesso-opposto/">articolo </a>in cui sono descritti in termini generali alcuni risultati sull'indagine morfologica e funzionale dei cervelli di persone omosessuali, allo scopo di dimostrare la tesi di Simon LeVay, in base alla quale l'orientamento sessuale di una persona avrebbe un riscontro a livello neuroanatomico e funzionale. Se non ricordo male, nei suoi studi LeVay parlava di una morfologia genere-specifica dei nuclei preottici mediali dell'ipotalamo, aree cerebrali implicate nelle funzioni sessuali, sostenendo che l'inclinazione sessuale di un individuo fosse correlata in qualche modo alle caratteristiche anatomiche di tali regioni cerebrali. In tutti i casi, gli studi di LeVay, sono stati contestati in molti modi: in primo luogo perchè i dati che il ricercatore presentava erano spesso inquinati da errori metodologici non indifferenti, che andavano ad invalidare la sua tesi sui nuclei preottici mediali; in secondo luogo, perchè anche se la sua ipotesi si fosse rivelata corretta, non sarebbe stata realmente possibile compiere inferenze di tipo causale sulla relazione tra neuroanatomia e comportamento. Cioè, per dirla meglio, non si riesce a capire se l'ipotalamo degli omosessuali cambierebbe la sua forma per motivi genetici o per motivi puramente ambientali, il che non permette comunque di rispondere alla famigerata domanda: gay si nasce o si diventa?</p>
<p>In questa ottica, l'articolo pubblicato su PG sembra chiarire le ipotesi lanciate da LeVay, descrivendo i tratti neuroanatomici caratteristici dell'omosessualità, che sarebbero rappresentati da alcune asimmetrie nei cervelli degli omosessuali paragonabili a quelle delle persone etero di sesso opposto. Alla stessa maniera le tecniche di imaging funzionale mostrano un pathway di attivazione delle aree limbiche ancora una volta paragonabile a quello degli individui di sesso opposto etero. Come tuttavia facciano gli autori dell'articolo ad ipotizzare che queste asimmetrie siano determinate morfogeneticamente nella vita intrauterina mi appare oscuro. Di fatto la storia non cambia di una virgola rispetto al passato: nessuno può affermare che le asimmetrie neuroanatomiche messe in luce dalla risonanza magnetica siano il frutto di una serie di "geni gay" o semplicemente dell'educazione ricevuta. Quanto all'fMRI e alla PET la situazione è ancora più indecifrabile. Finchè non si prende un campione numeroso di bambini allevati nello stesso ambiente, si studia il loro cervello con le tecniche di imaging, si lasciano passare decenni e si vanno ad analizzare i loro cervelli consapevoli dell'orientamento sessuale che essi hanno acquisito, compiere ipotesi di causalità direzionale tra anatomia ed ambiente, mi pare difficile. Anche con la procedura da me descritta, avrei varie riserve. In tutti i casi forse ha ragione il buon Rosenzweig: quando si ha a che fare con cose come queste l'ipotesi più semplice da considerare è una concomitanza degli effetti ambientali e di quelli genetici.</p>
<p>Alla fine della fiera, però, ciò che stento a capire è perchè, come sembra, gli omosessuali ci tengano tanto a dimostrare una forma di determinazione genetica della sessualità. Figuriamoci se saltasse fuori il gene gay, in termini neuroetici, cosa realmente potrebbe accadere. Pensateci...</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Intervista di Laura Boella a Fahrenheit]]></title>
<link>http://filosofiastoria.wordpress.com/?p=230</link>
<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 08:45:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>EF</dc:creator>
<guid>http://filosofiastoria.it.wordpress.com/2008/04/08/invervista-di-laura-boella-a-fahrenheit/</guid>
<description><![CDATA[Laura Boella, docente di Filosofia morale all&#8217;Università di Milano, presenta alla trasmission]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Laura Boella</strong>, docente di Filosofia morale all'Università di Milano, presenta alla trasmissione radiofonica pomeridiana di RadioTre <a href="http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/" target="_blank">Fahrenheit</a> il suo nuovo saggio <em><strong>Neuroetica</strong>. La morale prima della morale</em> (Raffaello Cortina, 2008).</p>
<p>"L’uso crescente delle tecniche che consentono di osservare le aree cerebrali attivate durante un particolare compito (PET, fMRI) sta cambiando lo studio della fisiologia alla base delle emozioni e dei comportamenti. Una cosa è essere convinti intellettualmente che la tendenza all’altruismo abbia un fondamento neurologico, un’altra è vedere le aree colorate della PET.<br />
Così è nata la neuroetica, un nuovo ambito della ricerca caratterizzato da rilevanti implicazioni per quanto riguarda le prospettive etiche, la giustizia, la conoscenza della persona" (dalla <a href="http://www.raffaellocortina.it/banner_scheda.asp?idlibro2=1166&#38;idritorno=6" target="_blank">quarta di copertina</a>).</p>
<p>L'intervista è andata in onda il 7 aprile 2008: &#60;<a href="http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=247548" target="_blank">http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=247548</a>&#62;</p>
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<title><![CDATA[Il paradosso dell'alieno]]></title>
<link>http://progettogalileo.wordpress.com/2008/02/25/il-paradosso-dellalieno/</link>
<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 15:31:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>j1nz0</dc:creator>
<guid>http://progettogalileo.it.wordpress.com/2008/02/25/il-paradosso-dellalieno/</guid>
<description><![CDATA[Tempo fa affrontai il problema dell&#8217;ipotesi nulla di MacPhail, in base alla quale tutti i vert]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" align="left" width="230" src="http://img142.imageshack.us/img142/8650/planetoftheapesadvanceht2.jpg" height="350" />Tempo fa affrontai il problema dell'<a href="http://residenclave.wordpress.com/quantita-qualita/">ipotesi </a>nulla di MacPhail, in base alla quale tutti i vertebrati condividono dal punto di vista qualitativo le medesime capacità cognitive, mentre le differenze emergono quando si considera la "quantità" delle stesse, cioè <strong>quanto</strong> esse sono sviluppate in ogni organismo. Tra tutti i vertebrati l'uomo costituirebbe un caso particolare, poichè dotato di una capacità qualitativamente unica in grado di attribuirgli il carattere di eccezione: il linguaggio. Se dunque fosse valida questa ipotesi la differenza qualitativa permetterebbe di fatto agli uomini di porsi al di sopra degli altri animali considerandoli come esseri inferiori e ciò porterebbe alla giustificazione della teoria proprietarista che nega l'esistenza dei diritti animali riducendo gli esseri inferiori a semplici oggetti. Quando le capacità mentali differiscono per qualità da quelle di un umano, l'animale che abbiamo di fronte può ragionevolmente essere considerato un oggetto. In effetti non credo nessuno di noi, quando si siede a tavola di fronte ad un piatto di carne, si vada ad interrogare sui diritti del bovino o sulle capacità cognitive del pollame, salvo non si tratti di Pecoraro Scanio o affini. Tuttavia, nel momento in cui alcuni eminenti primatologi e psicologi comparati affermano che anche le scimmie sono in grado di apprendere il linguaggio, ecco che lo status di eccezione che contraddistingue l'uomo decade e le scimmie diventano inferiori a noi limitatamente alla sola quantità. Ciò effettivamente pone un problema per quanto riguarda i diritti animali. Basta allora una superiorità quantitativa per reclamare il diritto di vita o di morte su un essere vivente? Certamente, se la domanda fosse rivolta a me, risponderei di sì. D'altronde molte delle conoscenze che si hanno oggi sulle principali disfunzioni cognitive, nonchè sulle funzioni delle differenti aree cerebrali, sono state ottenute dallo studio dei deficit indotti da lesioni al cervello delle scimmie (magari comparato ai pazienti umani neurologici). Però nel dare la mia risposta, il paradosso dell'alieno mi farebbe vacillare. Se arrivasse infatti sulla Terra un alieno avente delle capacità cognitive che in rapporto alle nostre sono paragonabili a quelle che noi abbiamo rispetto ad una scimmia, avrebbe il diritto di sacrificarci o raschiar via la nostra corteccia frontale a scopo di ricerca (e cioè per il suo bene)?</p>
<p><em>- <a href="http://www.residenclave.wordpress.com">Jinzo</a></em></p>
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